Project Gutenberg's Mimi Bluette fiore del mio giardino, by Guido da Verona

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Title: Mimi Bluette fiore del mio giardino

Author: Guido da Verona

Release Date: October 7, 2014 [EBook #47074]

Language: Italian

Character set encoding: ISO-8859-1

*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MIMI BLUETTE FIORE DEL MIO ***




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                             Mimi Bluette

                        fiore del mio giardino


                            GUIDO DA VERONA




                             Mimi Bluette

                        fiore del mio giardino




                                ROMANZO




              SETTIMA EDIZIONE--DAL 111 AL 160 MIGLIAIO


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                                 MCMXX


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_DELLO STESSO AUTORE:_

  L'amore che torna--1908
    _Ultima edizione--dal 100 al 150 migliaio_ _Romanzo_

  Colei che non si deve amare--1910
    _Ultima ediz.--dal 131 al 180 migliaio_    _Romanzo_

  La vita comincia domani--1912
    _Ultima ediz.--dal 105 al 155 migliaio_    _Romanzo_

  Il Cavaliere dello Spirito Santo--1914
    _dal 41 al 70 migliaio_    _Storia di una giornata_

  La donna che invent l'amore
    _Ultima ediz.--dal 96 al 145 migliaio_     _Romanzo_

  Mimi Bluette fiore del mio giardino--1916
    _Ultima ediz.--dal 111 al 160 migliaio_    _Romanzo_

  Il libro del mio sogno errante--1919
    _Ultima ediz.--dal 51 al 100 migliaio_

  Sciogli la treccia, Maria Maddalena--1920
    _Terza ediz,--dal 101 al 150 migliaio_    _Romanzo_


_Le altre opere sono esaurite o fuori commercio e l'A. ne vieta la
ristampa._

  NOTA DEGLI EDITORI




[Illustrazione: DECORAZIONE]

Perdette la sua verginit, la prima volta, una sera del mese d'Aprile,
per uno di quei tanti casi accidentali che toccano alle vergini, le
quali sono per natura destinate a non esserlo pi.

Quel giorno aveva circa diciott'anni; era bella, fresca, e si voleva
bene. Si voleva tanto bene, che non le bast la forza per impedire ad
un altro di volerle bene insieme con lei.

Quest'altro fu per avventura uno Studente in medicina, giovine magro e
giallognolo, che portava occhiali. Portava inoltre una camicia quasi
mai di bucato, con i polsini che sfilacciavano e lo sparato gonfio
d'amido male insaldato.

Presentava, cos al primo vedersi, un aspetto confortevole d'etisia.
Gli mancava un dente canino. Preparava la tesi di laurea in istile
dannunziano.

Quest'uomo, per lei, rappresent l'amore; la forza irresistibile del
primo amore.

Nel mese d'Aprile, verso l'ora in cui le stanze dei quarti piani
diventano buie guardando la primavera che tramonta sui tetti luminosi
delle stupende citt, v' sempre qualche ragazza di diciott'anni che
pu innamorarsi d'uno studente in medicina.

Sua madre non ne fu contenta.

Sua madre viveva con la pensione d'un Banchiere stanco; regalava
cravatte ad un Maestro di scherma; era nota per avere un bel seno, e,
quando incontrava taluno che volesse pagarsi--anche a buon prezzo--il
capriccio di verificarlo, non diceva di no.

Sua madre aveva una sorella che aiutava le donne al termine del nono
mese: qualche volta anche prima.

Entrambe le consigliarono di rinverginire.

In quei giorni lo Studente in medicina prese la laurea; si fece mettere
un canino falso, e part.

Gli amanti si dissero addio sul pianerottolo delle scale, con un
piccolo piccolo sorriso, come due persone pulite, fra le quali non
fosse accaduto niente.

Allora ella pens dolcemente che sua madre aveva ragione.

Si rec dalla Zia Levatrice, a piccoli passi, portando un mazzolino
di mughetti nella fresca cintura, coprendosi l'amabile viso con un
ombrellino da sole.

Il Banchiere stanco allora sent rinascere, per la figliuola di una
tanta madre, l'intiepidito fuoco d'amore della sua passione giubilata.

Era un uomo d'oltre cinquant'anni e sapeva che il denaro  la poesia
della vita.

Emise un vaglia su la propria banca, le fece fare un bel corredo, venne
con un brillante in un astuccio, e si prese, con qualche fatica, la
seconda sua verginit.

Ma i banchieri talvolta fanno male i propri conti. Egli non aveva preso
nulla... e la ragazza torn vergine per la terza volta.

Che brava bambina!

Quest'ultima volta bisognava darsi ad un conoscitore; bisognava
scegliere un uomo che potesse con eleganza, e per tutta la vita,
rimanere il suo primo amante.

C'era un Irresistibile.

Questo Irresistibile si vestiva, quasi certamente, a Londra. Possedeva
non meno di quattrocento cravatte; raccoglieva bastoni, bastoncini,
mazzarelle di tutte le specie: portava l'occhialetto e si chiamava
Conte.

Non faceva nient'altro che fare l'Irresistibile. Tutte le belle
cittadine avevano dormito con lui: qualcuna in verit, molte altre in
sogno.

Le ragazze da marito cercavano un fidanzato che somigliasse
all'Iresistibile.

Le mondane si davano per niente all'Irresistibile.

Le signore attempate, quelle che frequentavano con assiduit
l'Istituto di Bellezza, forse avrebbero pagate volentieri le grazie
dell'Irresistibile.

Ma egli era un uomo illibato; non accettava neanche un soldo.
Anzi pagava sempre, con mazzi di fiori, E dava inoltre la propria
fotografia. Con dedica.

Nel cuore della donna l'Irresistibile sapeva leggere a prima vista. Era
cos esperto in materia di psicologia femminile, che, al suo cospetto,
ammutolivano i pi fini conoscitori. Nel proprio inventario contava
ogni anno circa una mezza dozzina di vergini. E questo  un buon
numero, perch ai tempi nostri le vergini sono difficili a trovarsi. Ma
l'Irresistibile ne trovava, e--pare--con grande facilit.

Certa sera, in un teatro, al fianco della sua madre baldanzosa, ella
portava con modestia un bell'abito regalatole dal Banchiere.

L'Irresistibile, dopo averla saettata con la fiamma del suo terribile
occhialetto, si volse agli amici, per dir loro che la biondina di terza
fila era indiscutibilmente una magnifica ragazza.

Tutti furono d'accordo nel trovarla una magnifica ragazza.

L'Irresistibile mand la fioraia del teatro ad offrirle quel che aveva
di pi leggiadro nel suo galeotto paniere.

Questa fioraia ben sapeva come si porgono mazzi di fiori alle signorine
con madre in cerca di marito. Alla fine dello spettacolo, presso
l'uscita, l'Irresistibile in cravatta bianca le invit a cena.

La gentildonna dal seno classico dovette naturalmente rispondere:--Ma
le pare?... Non  davvero possibile, gentilissimo signore!

Tuttavia si lasciarono accompagnare sino al portone di casa. E ci
che piacque molto alla vergine fu il saluto che l'Irresistibile fece,
descrivendo nell'aria un movimento perfetto con il suo guanto bianco ed
il suo cappello a tuba.

La saggia madre disse alla vergine, su per le scale:

--Con quei tipi, mia cara, bisogna stare attente a non scivolare sopra
un canap.

La vergine, in risposta, non disse nulla. Perch forse quel grande
pericolo non le incuteva una soverchia paura.

Allora, il primo giorno, fecero una passeggiata sentimentale.

Il secondo giorno, in vettura chiusa, ella si lasci molestare.

Il terzo giorno, con molta cipria su la gola, si rec da lui per
confessargli ch'era vergine...

La sera dell'ultimo giorno, il consumato Irresistibile riusc a
persuadersi, o beata innocenza!... che il fatto era innegabilmente
vero;--e per la terza volta le rub quel fiore che i pedanti chiamano
verginit.

S'innamorarono.

Questa luna di miele tramont col volgere del secondo mese, quando
l'Irresistibile, che aveva in quei tempi un soverchio lavoro, la
cedette con molte raccomandazioni ad un amico facoltoso.

Ella ne fu certamente un poco triste. Poich l'amico facoltoso, non
saprei quali difetti avesse, ma come uomo proprio non le piaceva.

Era un signore logico e serio, meticoloso come una dieresi, tetro di
abiti e con la barba ispida.

Ond'ella cominci a fargli mansuetamente le corna con i suoi giovani
amici eleganti, scegliendo quelli che sapessero ballare con pi grande
vertiginosit.

Poich'ella sentiva per la danza una passione da vera innamorata e la
musica d'un'orchestra le dava quella ebbrezza che il poeta cerca di
esprimere nel ritmo della poesia. Sua madre inoltre le consigliava di
andare qualchevolta, fra le quattro e le sei del pomeriggio, nelle case
di convegno.

Questo, perch l'uomo facoltoso, con barba ispida, era piuttosto avaro.

La casa di convegno  l'ultima eredit pagana che forse durer perpetua
nelle citt cattolicissime. In esse, per tutte le classi di cittadine,
come gi fu nei templi di Babilonia e di Efeso, la prostituzione 
sacra. La tenitrice, in molti casi,  una brava madre di famiglia,
che si confessa parecchie volte all'anno e frequenta i ritrovi della
piccola borghesia. Non di rado  pi bella che le sue belle clienti; ma
non  cosa molto agevole farle commettere peccato. Suo marito  geloso,
e quando non c' il marito, v' un amante fiero ed energico, il quale
sorveglia la sua castit, ma sopra tutto i suoi incassi.

La casa di convegno  una scuola di filosofia: l s'impara che
la bellezza deve rassegnarsi al piacere del primo venuto, e che,
per godere le gioie del mondo, bisogna sempre lasciar l'ideale in
portineria.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Quella bella ragazza, che allo Stato Civile figurava sotto il nome di
Cecilia Malespano, un bel giorno, e non per sua colpa, divenne Mimi
Bluette.

Come c'era un Irresistibile, cos c'era un Pittore. Uno di que' pittori
che giornalmente stemperano un po' di poltiglia colorata sopra una tela
cattolica od ortodossa, e per ci solo divengon noti, qualche volta
celebri.

Questo pittore faceva il nudo a maraviglia. Era un maestro del nudo, e
lo faceva in un suo modo particolare; tanto particolare, che bisognava
nel caso dar torto alla natura, non a lui. Un critico d'arte, fra
quelli che vanno per la maggiore, e sono stati anche in Francia, aveva
messo in voga il nudo, la tecnica del nudo, la pastosit del nudo,
che adoperava questo Pittore. Le famiglie cospicue si pagarono il
privilegio di mettere nella propria galleria uno scarabocchio di questo
Pittore.

Le attrici alla moda--quelle che hanno inventata una maniera
trascendentale per esprimere l'interiezione: Ah...--si recavano
soavemente nel suo studio e gli tendevan la mano sfiduciata,
chiamandolo: Maestro...

Le Americane, ragazze intraprendenti, noleggiavan transatlantici
apposta e riempivano le stive con sacchi di dollari per venire a farsi
mettere in cornice da lui.

Con le ragazze Americane faceva il seminudo.

Questo Pittore parlava bene di Raffaele Sanzio da Urbino.

Portava un cappello cos eccentrico da non potersi confondere con
alcuno, e prendeva il bagno, una domenica s, l'altra no, nella
celebre vasca di marmo del suo celeberrimo appartamento. Questa vasca
da bagno era fatta nientemeno che a somiglianza d'una cassa da morto.
L'appartamento conteneva parecchie altre maraviglie di questo genere.
Il Pittore si teneva in casa una trentenne arruffata, ch'era gelosa
come una Eumenide, ma che gli amministrava un purgante con farmaceutica
gioia tutte le volte che gli eccessi alcoolici gli sopprimevano
l'appetito.

Il Pittore cercava modelle nei saloni patrizi, nelle case di tolleranza
e nelle bottiglierie.

Questo era il solo criterio giusto che governasse la sua pittura.

Per l'Esposizione di Venezia egli stava preparando un certo quadro,
molto pi complicato de' soliti e pi grande a vero dire, poich
misurava non meno di due metri per tre. Gli occorreva un certo seno
speciale, assolutamente inedito, un seno come intendeva lui, per la
figura della protagonista. Dopo aver visitato con benevolenza parecchie
dozzine di esemplari difettosi, una sera, bevendo il gin, gli fu
parlato in confidenza della eccellente struttura che avevano i seni di
Cecilia Malespano.

Glielo disse un nottambulo assonnacchiato, che succhiava la sua bibita
con un colore di febbre gialla, e che, dopo una tale confidenza, gli
propose di giocarsi la bibita ai dadi.

Il Pittore fece nove.

Il nottambulo tre. Perdette.

Ma il nottambulo condusse la bella ragazza il giorno appresso nello
studio del Pittore, che affettuosamente le consigli di spogliarsi.

Era la pi bella creatura nuda che il Pittore avesse ancor mai veduta.

Era perfettamente il seno come intendeva lui, quel seno di famiglia
della madre Malespano, la quale regalava cravatte su cravatte al suo
battagliero Maestro di scherma.

Que' seni le sbocciavano dal busto con impetuosa ertezza, lontanandosi
l'un dall'altro, con una vasta e calma simmetra.

Guardavano da tutte le parti, con dolcezza ma con vigore.

La spalla tonda li portava, turgidi e limpidi, come due maravigliosi
grappoli d'uva. Il Pittore si degn concludere:--Va molto bene, mia cara
piccina...

E siccome, dopo aver guardato il seno, si accorse che pi gi e pi
su, di faccia e da tergo, si andava di bene in meglio, questo Pittore
scrupoloso rifece tutta la figura principale, bestemmiando come un
facchino perch Cecilia non istava mai ferma.

Oltre il prezzo di modella, per qualcosa ch'egli si volle accordare
inoltre, le diede un bellissimo anello, che forse valeva poco, ma in
compenso era molto originale.

Pare avesse appartenuto nientemeno che ad un Papa del Seicento.

I pittori, nel dare un titolo ai propri quadri, talora incontrano
quelle medesime difficolt che mettono in gravi angustie le ballerine,
le attrici e le divette, allorch stanno per scegliere un suggestivo
nome da teatro.

Il quadro doveva chiamarsi: Lo Specchio della Felicit--oppure: La
felicit di guardarsi nello specchio--oppure, semplicemente: Lo
specchio.

Ma il Pittore leggeva per buona ventura tutte le novelle appassionanti
che si pubblican nei giornali ebdomadari e quotidiani. Cos la sua
mente leonardesca tentava di abbracciare il movimento letterario
contemporaneo.

In una di queste novelle, a protagonista parigina, egli trov per
avventura questo bel nome azzurro: Mimi Bluette.

Il nome gli piacque tanto, che, detto fatto, l'appiccic sul quadro.

All'apertura dell'Esposizione, la ragazza ed il Pittore si recarono a
Venezia.

Non saprei dire se ricevette pi elogi questi o pi visite quella, ma
il fatto sicuro  il seguente: che tutti volevano Mimi Bluette.

Mimi Bluette non era Caterina Seconda, e poteva tutt'al pi ricevere
due volte al giorno, serbando il decoro necessario per non subire
troppe rimostranze dal morigerato Segretario dell'albergo.

Alle rimostranze trov rimedio, lasciandosi cadere nelle braccia del
sullodato Segretario, ch'era un bel giovine, poliglotta, il quale
piaceva molto alle malinconiche forestiere.

Ma, quanto all'affluenza, non trov che una via d'uscita: far salire
strepitosamente il conteso prezzo de' suoi baci.

Questa risoluzione, che pare tanto semplice, non venne in mente alla
dolce Bluette. Era una brava ragazza, poco interessata, piena d'anima
nascosta e di nascosta poesia. Non aveva in s che un unico amore: la
danza, non viveva che per un grande sogno: lasciarsi portar via dalla
musica, diventare un giorno ballerina.

Chi le dette questo consiglio fu per avventura un certo bellimbusto
elegante, il quale proteggeva le ragazze inesperte nei casi difficili
della vita loro.

Mimi Bluette era una stordita. Non diede retta, se non in parte, ai
buoni consigli di questo Protettore. Alla chiusura dell'Esposizione
di Venezia ella possedeva tuttavia molti bauli pieni d'abiti costosi,
molte cappelliere piene di franceserie stravaganti e fiorite, qualche
gioiello ragguardevole, nonch un bel gruzzolo, che doveva bastarle a
compiere gli studi per divenir ballerina.

Ma il Protettore non la perdeva d'occhio, e si permise un giorno di
somministrarle due schiaffi stupefacenti, perch, dopo essere stata
sua pi di una volta, quella sera, con il pretesto dell'emicrania, gli
disse di no.

Erano i primi due schiaffi che Bluette riceveva da un uomo; la cosa le
fece pi maraviglia che dolore.

Poi eran dati bene, senza preamboli, prima col palmo, poi col rovescio
della mano, tanto ch'ella vide ben due volte rifulgere il prisma del
brillante che il Protettore portava in dito.

Non seppe cosa rispondergli, povera Mimi Bluette.... ma si avvide, come
per miracolo, che l'emicrania era passata. Si guard nello specchio,
si mise molta cipria su le guance arrossate, poi dolcemente cominci a
slacciarsi la camicetta.

Solo, quando fu in letto, vicino a lui, scoppi in un dirotto pianto.

Il Protettore si commosse. Aveva i bei capelli neri che gli cadevano su
la faccia oscura. Spieg a Bluette che le voleva bene, ch'era geloso di
lei, anzi la preferiva senza paragone a tutte l'altre donne della sua
vita.

Forse, in quel momento, non mentiva.

Incominci a baciarla, ma in quel modo particolare che solo intendono i
maschi avvezzi a tutte le donne, i maschi avvezzi ad essere amati dalle
donne.

Bluette apriva gli occhi lucenti sotto le grandi lacrime; lo guardava
traverso il biondo vapore de' suoi capelli arruffati. Sentiva di essere
stata battuta, e questo le dava una passiva ebbrezza fisica, un dolore
di novit quasi riconoscente.

Non voleva essere donna, per quell'amante bello e temibile; ma si
coricava, si coricava sempre pi, con un turbamento insolito, sotto
quella bocca forte.

Egli le prese il piacere nel pianto;--ed infatti ella piangeva di
piacere.

Divenne curiosa di lui, come una ragazza che legga un libro d'amore
proibito.

Si accorse della sua bellezza virile, che prima non aveva quasi neanche
osservata, e con gli occhi fermi ascoltava il suono della sua voce
ambigua, osservava il riso de' suoi bianchissimi denti. Era l, con
lei, disteso come un cattivo leopardo vicino ad una piccola preda;
con lei sola, nella notte inoltrata; sentiva ch'era uomo forse da
ucciderla,--e questo le piaceva.

Le piaceva molto una specie di obliquit che, nel riso, prendevano i
suoi occhi, neri come perle nere; le piaceva molto la robusta magrezza
del suo corpo flessibile, quel braccio arido che si affondava, premendo
i suoi capelli sparsi, nel profondo cuscino.

Le parlava con vivacit, con evidenza, d'altre donne ch'erano state
sue, che si erano piegate per lui a molti sacrifizi, che si erano
contese, talvolta con acerbe gelosie, con piccole tragedie, il suo
capriccioso amore.

Le raccontava queste cose pianamente, con una specie di negligente
fatuit, saltando con brio di cosa in cosa, da un particolare
nell'altro, dal nome di una amante nobile a quello d'una ballerina, tra
i molti paesi ov'era stato, fra le avventure pi dissimili,--e tutto
questo con verit.

Bluette si accorse d'improvviso che gli altri maschi erano effeminati
al suo confronto, che a lui non si poteva disubbidire, ch'egli solo era
un uomo.

Non si moveva pi; quella voce ambigua l'aveva soggiogata; si
raffigurava ed invidiava le donne ch'erano state sue. Non aveva
profferito ancora una parola, si era lasciata prendere in silenzio,
nascondendo il suo piacere, facendo quasi uno sforzo per chiudere tutte
le sue vene a quell'amore troppo forte che l'assaliva... E poi s'era
stretta fra le spalle bianche, sotto i capelli biondi, per ascoltarlo
mentre parlava. Ma d'un tratto le parve d'essere ubbriaca, di non avere
pi memoria, le parve d'essere una donna come le altre, innamorata e
gelosa di lui...

Di colpo gli serr le braccia intorno al collo, fece un nodo con se
stessa, ed in silenzio, con tutte le sue vene, gli promise:--Anch'io...

C' una notte in cui la ragazza galante s'accorge d'essere ancor
paurosa ed innocente come la fanciulla ch'esce da un educandato.

Il Protettore si chiamava Max.

Quest'uomo pieno di esperienza le spieg che l'Italia  un paese dove
le belle donne si sciupano senza trovare adeguata fortuna. Le insegn
allora dieci vocaboli francesi, parlandole con molto buon senso della
gaia Repubblica Transalpina.

Una sera presero il treno del Sempione. Per iniziarla subito alla
galloria, le compr dal giornalaio della stazione l'ultimo numero del
Frou-Frou.

Parigi, per la donna italiana,  come il sogno voluttuoso d'un fumatore
di hascisch. Tutte le donne del mondo possono, fino ad un certo segno,
diventar Parigine. Tranne la tedesca, donna implasmabile, che dir sino
alla morte:--Sceu suis un beu amoureuse de fous cet soir...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

       *       *       *       *       *

Mancavano dodici minuti alla seconda ora del pomeriggio, sul meridiano
di Greenwich, quando Max e Bluette discesero sul quai de la Gare de
Lyon.

Bluette entr nella Capitale in un tassametro giallo; al primo
quadrivio poco manc non perdesse la dolce sua vita sotto un camione
gigantesco, il quale si muoveva per le strade anguste soffiando e
reboando come un ciclopico mammut.

Presero alloggio in una vecchia celebre locanda parigina, che si
affaccia verso una strada napoleonica, e dove i corridoi sembravano le
retroscene d'un teatro di terz'ordine. Ma una cameriera dalla faccia
di pomo, come le donne di Picardia, garbatamente le domand: A quelle
heure faut-il envoyer un artiste pour onduler Madame? Ella rispose:
Merci, bonjour!--e si sent felice come una Parigina.

Col naso in aria cercava per tutte le strade la Tour Eiffel. Quando la
vide, cap finalmente che Parigi somigliava un poco alle sue cartoline
illustrate. Parigi era una citt come tutte le altre, un poco pi
grande, con la Tour Eiffel.

Quando Max le fece conoscere la famosa Rue de la Paix, ella si mise
a ridere, come se Max volesse farle uno scherzo. Nella Place de
l'Opera il Protettore le disse che in quel momento ella si trovava
nel centro del mondo. Bluette si guard intorno stupefatta, con
l'aria di chi, stando su l'Equatore, cerchi un segno qualsiasi che
lo renda visibile. Ma i boulevards, di sera, le scompigliarono
l'immaginazione. D'un tratto le parve d'essere afferrata nel vortice
d'un immenso carrosello, e di girare, di girare, sopra un circolo
senza fine, tra il carnovale d'una citt ubbriaca, sopra veicoli di
montagne russe che volassero in mezzo a baldorie di lumi. Guardava le
donne, maravigliandosi che da vicino fossero alcune vecchie e brutte,
ineleganti e povere; guardava i soldati repubblicani dai calzoni di
porpora, pensando alle piume di gallo de' suoi bellissimi bersaglieri.
Osservava gli squallidi ronzini delle vetture di piazza ed i grembiuli
bianchi dei camerieri da caff.

Si chiedeva per qual ragione illuminassero tutte le strade con
trofei di parole incomprensibili, scritte sui muri, sui balconi e
sui tetti; da un lato la testa d'un cuoco, dall'altro il pancione
d'un adulto che si fa pungere l'umbilico dall'indice d'una modistina;
e girandole di fiammelle, proiettori, cinematografi aerei, punti
esclamativi, punti d'interrogazione, parole in tutte le lingue: Maxima
Maximum chez Dusausoy--Bouillons Maggi--le Matin sait tout--la Revue de
l'Alhambra--Rouli Rouli... Crmieux... Luna Park... habille bien--Le
Matin... Michelin... Galeries... Polin... sait tout...

Questa ridda le dur nel cervello per un paio di settimane; poi
cominci a comprendere che in tutto quel disordine v'era un'assoluta
coerenza. Quale? Forse la pi semplice: quella di essere Parigi.

Max in breve le fece conoscere tutte le persone pi autorevoli della
Capitale: Mimyss d'Houby, qui avait perdu son gant, ossia che
aveva perduto i cinquemila franchi al mese del profumiere Houbigant;
Florina-Bey, che aveva credito presso l'Ambasciata Turca; Jennie-Minnie
et Llie, societ in accomandita, della quale era gerente un
emulo di Max, le vicomte Jean Pinai-Kennedy, che si chiamava Jean
Kiki. Poi Boblikoff, ex-domatore d'orsi, che adesso ammaestrava un
paio di minorenni; Micaello, creatore di una valse chaloupe;
Garcia Pois-lourd, o Garcia Poilu, boxeur deluso; Lucien-Lucienne e
P'tit-Bguin, maschi a doppio senso.

Queste onorate persone andavano a pranzare nel Bar de la Grande
Rouquine, donna che aveva un passato. L convenivano tutti, da Mimyss
a P'tit-Bguin, oltre un buon numero di clubmen amici del forestiere,
jokeys di cartello, che avevano qualche finish particolarmente
piacevole o per Florina o per Minnie, polledre di razza; bookmakers,
ballerini, dandys, nottambuli, disegnatori, spiritisti, compositori
di couplets; critici d'arte affiliati alla sifilide; consumatori di
gin e di cocaina; adolescenti che parlavano con il senno della cassa
da morto; compratori e venditori di gioielli ambigui; spadaccini che
facevano il prestanome in tutte le faccende losche; principi del
Caucaso e decorazioni del Missisip; ex-matres-d'htel, che, smessa
l'onorata marsina, campavano con molto garbo su l'industria del
forestiere; professori di bigliardo, scacchi, puzzles e pattinaggio;
poi tanti rimbecilliti quanti sia possibile trovare, per i quali,
durante il pranzo e la cena, lo scorbutico tzigane suona il pezzo
favorito.

Nel Bar della Grande Rouquine Mimi Bluette impar molte cose. Prima di
tutto impar qualche frase d'argot.

Max le aveva insegnato il suo francese; ma pur troppo dovette
dimenticarlo.

Quando seppe l'argot, Bluette comprese che ognuno di que' bizzarri
tipi era coerente con il bisogno di campare la sua vita. Cos ella
perdette l'idea provinciale che fosse quasi un furto, non il rubare, ma
il farsi regalare per forza tutto quello che c' nel portafogli d'un
forestiero ubbriaco; l'idea che Lucien-Lucienne o P'tit-Bguin fossero
stomachevoli per quel po' di belletto che si mettevano su le guance, o
Jean Kiki un farabutto perch aveva una sessanta cavalli della marca
Jennie-Minnie et Llie, o la Grande Rouquine una vendicativa e temibile
mezzana perch aveva per amante un Commissario di Polizia.

Tutte sciocchezze!... Questa brava gente faceva prosperare il suo
piccolo commercio, pagando le tasse al Governo e deridendo lo stupore
dei buoni provinciali.

La Grande Rouquine, ogniqualvolta poteva parlare con Bluette a
quattr'occhi, le diceva con insistenza, mordendo il bocchino della sua
lunga sigaretta russa: --Fi!... t'es une gourde!

E questo: Fi!... t'es une gourde! le sprizzava dalle sottilissime
labbra come il fischio velenoso d'una bella vipera.

Bluette non sapeva cosa volesse dire une gourde. Quando glielo
spiegarono, guard in faccia la Grande Rouquine con i suoi occhi
attoniti e rotondi. Perch une gourde?

--Plaque-le ce macaroni qui fait tant d'esbrouffe! T'es assez bien
fichue pour marcher sur tes pattes! Fi!... l!

Questo fu il consiglio della Grande Rouquine.

La Grande Rouquine era seccatissima di avere tanto seno quanto ne hanno
per solito le quindicenni tubercolose. Aveva due cosce cos lunghe da
parere in piedi sovra due stampelle; una fisionomia di cera con due
grandi occhiacci da gatto, verdi; poi quel suo cespuglio di capelli
rossi che le ventava intorno alle tempie come un colore di malvagit.
Aveva una voce fioca e sonora, bruciacchiata dall'arsura delle
sigarette russe. Dicevano che avesse tirato un paio di stilettate in
vita sua, come s'infila un ago da calza dentro un gomitolo di lana.

Ma la polizia, per riconoscenza, le aveva permesso di aprire il Bar.

Limka, violino di spalla dell'orchestrina zingara, il famoso Limka,
tzeco delle Batignolles, era suo fratello; cio figlio di sua madre.

Quanto al padre, n Limka n la Grande Rouquine nulla sapevano di
positivo.

Un cugino di Limka faceva il Rgisseur a Montmartre.

Gli raccomandarono Bluette.

Il Rgisseur le mise un dito sotto il mento:--Faut achalander, ma
poule!...

Achalander? Achalander? Neanche Max intendeva cosa volesse dire.

Garcia-Pois lourd, boxeur deluso, per quanto a sua volta non fosse un
aborigeno, diede tuttavia la spiegazione:--Eh, bon Di! a v dire
tirrer les cliannts! Achalandrr, achalandrr, quoi!...

Micaello, creatore d'una valse chaloupe, si assunse l'incarico di
farne in poche settimane la premirre dansse de la Scal. Era un
bel ragazzo, agile come una pallottola, con occhi da Saraceno. Et
tou me payeras quand tou auras plous de gallette!... Ze ne suis pas
compatriote pour rienn, ze ne suis pas!...

Quando seppe il Cake-walk, la Sailor's-dance, la Chaloupe e tutto
il resto, Jennie-Minnie-et Llie vennero a proporle di fare un
numero insieme: Micaello vestito da negro e lor quattro vestite col
bianco della loro pelle. Max e Jean Kiki avevano scoperta frattanto
un'Americana, ossigenata e robusta, che sfruttavano in societ.

Il numero di bianco e nero mand in visibilio quel rispettabile
pubblico, e, sebbene le altre avessero pi scuola, quella che piacque
fu Bluette.

Il Rgisseur la ficc nella Rivista, indi la port a cena.

Il Rgisseur era un uomo scrupoloso, che pagava lo Sciampagna sei
franchi sotto il prezzo della lista e diceva al maggiordomo:--Voyons,
Ernest, ne m'embte plus avec ta cousine! Si elle ne parvient pas 
relever son gros derrire, qui lui tombe sur les mollets, comment
veux-tu que j'en fasse une Commre?

Quanto a Bluette, le disse:--Je ne te donne rien, ma petite, mais aussi
je ne te demande rien: ce qui est fort gentleman de ma part.

Bluette si mise a ridere, passandogli una mano leggera sul cocuzzolo
calvo.

Soltanto lo preg di farle portare carta penna e calamaio, perch
voleva scrivere due parole a sua madre.

  Cara mammina.

Finalmente sono riuscita ad essere une toile; fra poco diventer
quello che a Parigi si chiama une vedette, il che vorrebbe dire
una stella di primissimo ordine. Denari ne avrei molti, se non me li
avesse tutti sequestrati regolarmente il mio buon amico Max. Ma non
importa, perch la settimana ventura entrer ne' miei mobili, come si
dice qui; ossia ho trovato un grande industriale che mi mette su casa
e mi compera l'automobile. Se hai voglia di venire a Parigi, avvertimi
sbito, che ordiner al tappezziere una bella camera da letto, stile
Liberty, ove dormirai bene. Ma, ti prego, non condurmi anche il maestro
di scherma, perch non saprei dove metterlo, e qui ne troverai di molto
pi eleganti che il tuo. Il grande industriale  uno fra gli uomini
pi ricchi di Parigi. Ha quarantasette anni;  vedovo; ha due figlie
da marito, una vecchia amante in pensione che gli costa un occhio
della testa;  ancora un bell'uomo, tutto sbarbato, e pare un Inglese.
Questa sera mi ha mandato un filo di perle attorcigliate al manico d'un
paniere d'orchidee. Sono a cena col Direttore del mio teatro, un buon
diavolo, sempre allegro, che mi protegge e che mi vuol bene. Addio;
mammina; ti manda un bacio la tua

  BLUETTE

[Illustrazione: DECORAZIONE]

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Il filo di perle del Grande Industriale fu la causa definitiva della
rottura fra Max e Bluette.

In quella settimana di corse tutti i favoriti si facevan battere;
non c'era pi mezzo d'avere una buona informazione; Max perdeva un
patrimonio ed era in debito con Jean Kiki. Voleva impegnare il suo
filo di perle, come gi le aveva portato via tutto il resto. Accadde
fra loro una violenta scena domestica, ed alle tre di notte la videro
giungere concitata nel Bar de la Grande Roquine. Tutti le si misero
intorno. Bluette cominci il racconto. Ma era prolissa.

--Enfin, ce collier?--diceva la Grande Rouquine, con la sua voce
cavernosa e combusta.

--Zut!... laisse-moi dire...--fece Bluette.

--Laisse-la dire, la Grande!--insistette Boblikoff, ex-domatore d'orsi,
con la sua voce di fenomeno da fiera.--Tu vois bien qu'elle les a, ses
perles!... Sans quoi elle aurait gueul comme une bcasse: il m'a vol
mes perles!... il m'a vol mes perles, ce grand salaud!

--Tais-toi, Koff. Tu m'embtes!--rispose Bluette.--Je ne suis plus une
gourde  l'heure qu'il est! Mes perles, je les avais donnes a Llie,
pour qu'elle me les garde.

--Si tu m'avais choisi moi,--fece Boblikoff--t'aurais pas eu tant de
dboires!

P'tit-Bguin era seduto quasi in braccio a Dore d'Arnac, una fra le
pi belle donne di Parigi, che gli carezzava i capelli brillanti,
color del mogano, forse innamorata di lui perch faceva il suo stesso
mestiere.

Florina-Bey si bisticciava con un compare di rivista nominato Patrik
Audel.

Poco dopo entr Max, torvo e coi denti serrati. Senza guardare nessuno
si mise in un angolo, coi due gomiti su la tavola.

Bluette gli and vicino, con l'intenzione visibile di riaccendere
la lite. Gli altri la seguirono, e stando l'uno dietro la spalla
dell'altro, si tenevano pronti ad assumere le difese di Bluette.

--Eh bien, je te dis, moi, que tu peux faire ton sac et dcamper quand
tu voudras!--gli espose Bluette con le mani sui fianchi.--Voil quinze
mois que tu m'exploites, et je n'ai rien dit parce que je suis douce...

Gli occhi obliqui di Max la fissarono con un cattivo riso. Poi squadr
velocemente le fisionomie dei presenti, ma dovette accorgersi che gli
erano ostili.

--Oui, douce... et tout le monde peut le dire! Mais j'en ai plein le
dos, mon belltre! Va-t-en chez ta momie amricaine! Si elle a du got
pour toi, qu'elle se le passe! Quant  moi, je te dis: La barbe! et
lorsque Bluette a dit: La barbe...--zut, mon p'tit, c'est pour toujours!

--Mordieu, ce qu'elle a raison, la tourterelle!--bassoprofond Boblikoff.

--Penses-tu?--fece Max, cattivo come una cerasta. E balzato in piedi,
afferr Bluette per un braccio, additando l'uscio:--Vas-y tout droit, et
rentre!

Bluette cerc di sciogliersi dalla sua stretta conficcandogli nel polso
l'unghie minute. Allora Max le misur un tal manrovescio, che l'avrebbe
di certo coricata per terra se non fossero intervenute al buon momento
le immense braccia di Boblikoff.

Successe un tramesto. Le donne parteggiavano per Bluette, ma gli
uomini erano in parte impacciati a schierarsi contro Max, per ragioni
di principio. La Grande Rouquine, senza lasciar cadere la sigaretta,
gridava con la sua voce cauterizzata:

--Eh, toi, sale matamore! voix-tu me foutr' 'l camp d'ici, ou bien je
siffle afin qu'on t' coffre!

Bluette piangeva contro la spalla di Boblikoff; Limka, battendo
l'archetto sulla cassa del violino, si faceva in quattro per riuscire a
metter pace. Voyons, Messieurs, Dames, un peu de silence! E sperando
che la musica potesse giovare, attaccava il tango malinconico della
_Noche de Garufa_.

Del tutto inutile anche _La Noche de Garufa_! Max, torcendo fra le
sue dita ruvide un polso di Bluette, non dava pi ascolto a nessuno.
Bluette, appesa con l'altra mano al collo di Boblikoff, si lasciava
tirare quel braccio come il cordone d'un campanello.

--Sauve-moi Koff....--pregava Bluette sottovoce.

--Mince! laisse-la, je te dis!--rugg Boblikoff, diventando bianco.

--Fous-moi la paix, cosaque!--bestemmi Max. Allora, col braccio
sinistro, Boblikoff sollev leggermente il peso di Bluette, e simile
ad un gigante che volesse mettere in salvo la sua bambina, se la
colloc dietro le spalle, per modo che ora le stava davanti come un
baluardo. Quasi contemporaneamente, col braccio destro, lanci innanzi
un tal pugno, che il corpo di Max, piegato in due, sfond tutta la
siepe delle persone che gli stavano a ridosso e and a ruzzolare contro
il paravento che nascondeva l'ingresso del bar.

Rimase per terra qualche minuto, e pareva morto. Fra un silenzio quasi
tragico la Grande Roquine gli and presso, e con la punta del piede lo
toccava per tentare di farlo muovere.

Max per l'appunto si mosse. In un baleno cav dalla tasca una piccola
rivoltella, e, sollevato sopra un gomito, spar due colpi contro
Boblikoff.

Il gigante non ebbe che il tempo di chiudersi la testa fra le braccia,
poi si butt avanti con un movimento che pareva quello d'un uomo
colpito. Non lo era; e si rovesci su Max come una catastrofe di carne.

Chiss quale via scelsero quelle due palle, ma non toccaron nessuno.
La prima scalcin il muro, l'altra si conficc nella mensola della
bottiglieria spaccando solamente una Vieille Chartreuse.

P'tit-Bguin, con un coraggio imprevedibile, si lanci egli pure
addosso a Max, per aiutare Boblikoff nel disarmarlo.

Frattanto la Grande Roquine era uscita nella contrada e fischiava con
una piccolissima sirena d'oro, che portava in collana frammezzo ad
altri ciondoli.

Poi torn dentro. Tiens-le fort, Bob! Voil les flics!

Les flics erano gi sull'uscio, e questa volta il vederli diede a
tutti un lungo respiro di sollievo. Max non poteva stare in piedi; gli
pareva d'avere lo stomaco fracassato.

Quando fu il momento di stendere il processo verbale:--Mais quel
procs-verbal!--celi la Grande Rouquine.--Ce pauvre Max a tellement bu,
qu'il va rendre ses intestins! Fichtre!... et ma Vieille Chartreuse?
Oh, la, la... c'qu'il est bath quand il est poivre!... S'pas Max, que
t'en a bu un coup de trop? Ecoute bien ce que dit la Grande... Quand tu
seras degris, tu n'auras qu' rpondre au Commissaire:--Voyons! quelle
foutaise!... j'en avais une telle pochete!... le rigolo est parti tout
seul...

E Limka, battendo l'archetto sul violino, piegato su la spalla il suo
ceffo da irresistibile roso dal vaiolo, riattaccava, per mettere le
cose al posto, il tango malinconico della _Noche de Garufa_.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Avenue Klber, fra la rue Villejust e la rue Boissire, il Grande
Industriale, sbarbato e vedovo, la mise ne' suoi mobili.

Marthe d'Aussolles, l'amante giubilata del Grande Industriale,
stava ella pure ne' suoi mobili, ma dall'altra parte della Senna, e
precisamente in rue de Mdicis, presso il giardino del Lussemburgo.

Quando, fra le due amanti d'un Grande Industriale, scorre almeno un
fiume, c' speranza di vivere in pace.

Cos fu.

Marthe d'Aussolles aveva cominciato la sua vita al Palais de Glace;
l'avrebbe finita verisimilmente in rue de Mdicis. Lo stabile nel quale
dimorava era di sua propriet. Piccolo ma elegante. Al primo piano
abitava lei, al secondo un giudice, al terzo un ufficiale in ritiro. Su
la strada v'erano tre negozi, che rendevan bene. Possedeva ugualmente
una modesta propriet in Normandia, suo paese d'origine. Laggi si
chiamava Thrse Bouguereau, come suo padre. Manteneva, oltre il
vecchio Bouguereau, due fratelli, altrettante sorelle, tre zii, cinque
nipoti. Nella sua giovent aveva esercitata la professione di piacere
al Grande Industriale; adesso praticava quella di dargli noia. E cos
erano risolte cinque, pi tre, pi cinque, oltre ancora la sua propria:
in tutto quattordici vite.

Mimi Bluette non aveva certo il buon senso di Marthe d'Aussolles, e non
pens all'avvenire. Sebbene a quel tempo il Grande Industriale forse le
avrebbe regalato anche la Colonna Vendme.

Per diventare Marthe d'Aussolles occorrono molte generazioni. Bluette,
povera piccola bella italiana, forse non era che l'antenata.

Si lasci regalare con molta gioia una limousine fosforescente, un
mucchio di pellicce siberiane, i costosi modelli di Bchoff-David e
di Suzanne Talbot, gli astucci serii di Lacloche e di Cartier. Nulla
chiese; trov che tutto andava bene; fu riconoscente.

Marthe d'Aussolles avrebbe chiesto ancora il doppio, avrebbe trovato
che tutto andava male, non gli sarebbe stata riconoscente.

Bluette invece, con il suo limpido cuore di Transalpina, sperava solo
che arrivasse presto la sua mamma, colei dal seno celebre, per farle
vedere tutte quelle maraviglie.

Fra l'altre cose le avrebbe fatto conoscere Maurice, matre-d'htel
impeccabile come un diplomatico, poi la sua Linette, cameriera dalle
calze di voil, con le unghie imbrillantate, un grembiule tutto pizzo e
linon.

Adesso, lungo i boulevards serali, s'incontravano a profusione le
scritte luminose:--La Cigale--Mimi Bluette;--Gaumont-Palace--Mimi
Bluette dans ses danses.

I cinematografi murali proiettavano contro i teloni dei tetti opposti
la seminuda bellezza di Mimi Bluette.

Micaello era partito con Minnie, rompendo il famoso trio; Bluette aveva
ora un danzatore americano, taciturno, sobrio, quasi innamorato di lei,
quasi onesto. Si chiamava Jack Morrison. Le aveva detto con semplicit:
Believe me, dear Friend... Micaello balla come un portalettere!

Gli credette. Incominci di nuovo i suoi corsi di danza, con Jack
Morrison, ammaestratore d'oltre-oceano, che le impart questa volta una
perfetta istruzione.

Quando seppe finalmente ballare con tutta l'anima sua d'irresistibile
danzatrice, Mimi Bluette si accorse che, imprigionato nelle sue fine
caviglie, nascosto in lei come il profumo in un fiore, anch'ella
portava un sogno di bellezza, e sent che il ballo era la sua poesia.
La natura l'aveva concepita in un tempo di musica, la sua maniera di
muoversi era come una danza innata.

Spesso invece danzano quelle che furono concepite in un tempo di
stonatura, come scrivono quelli che la natura partor in un attimo di
desolazione.

Parigi  grande perch sa conoscere i valori e perch rende in gioia la
bellezza che riceve. Agli uomini come alle donne, ai santi come alle
prostitute.

Parigi non ha frontiera:  la basilica del mondo.

Forse da noi Mimi Bluette avrebbe servito a far vendere qualche gelato
misto e qualche sciroppo d'amarene fra il pubblico dei teatri di
variet, ove si gracchia in tutte le cadenze il perpetuo ritornello
napoletano; Parigi ne form la sua pi limpida, la sua pi divina
danzatrice; le regal tanto oro quanto ne raggiava dallo splendore de'
suoi capelli biondi, le sciorin sotto i piedi leggeri un bel tappeto
di sole, per farla danzare sul palcoscenico della sua grande anima, sul
rumore della sua vasta gloria: poich nessuno pu regalare s stesso
con pienezza e con delirio se non trova una gloria su cui mettere i
piedi.

Prima l'accolsero i suoi cosmopoliti ruffiani: ma dopo la guard con
benevolenza qualcuno dei suoi uomini forse immortali.

E bisogna finalmente comprendere che dinanzi alla felicit della vita,
una vera danzatrice vale assai meglio d'un accademico poeta.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

--S, mamma, come vedi, questa limousine  mia, questi brillanti e
queste perle sono mie; ma non cominciare a stupirti per cos poco,
altrimenti non la finiremo pi!

Erano sul peristilio della stazione. Bluette portava un abito color di
primavera.

--Allez doucement aux carrefours, Robert,--disse al meccanico.--Et ce
bagage, fourrez-le moi quelque part; il encombre.

La macchina silenziosa scivol via, guizzando fra i pericoli della
strada come un battello-mosca fra il grosso naviglio della Senna.
Vagamente Bluette si ricordava il suo primo ingresso nella Capitale,
un certo pomeriggio pien di rumore, che le pareva gi distante nel
pensiero come la storia della sua prima verginit. Con occhi lontani
rivide al medesimo posto quell'enorme campione fragoroso che a momenti
la investiva, e rivide Max, l'artefice involontario della sua grande
fortuna. Da quel pomeriggio pieno di turbino erano passati ormai
venticinque mesi... E Max? Dov'era Max?

Ripartito, scomparso; forse in prigione, forse in viaggio per il mondo
avec sa momie Amricaine...

Al Bar della Grande Rouquine Bluette non andava quasi pi.

Boblikoff aveva cercato con insistenza di farsi contraccambiare da
Bluette l'energica sua protezione. Bluette gli era stata riconoscente,
un paio di volte, per delicatezza, ma nulla pi.

Povero Boblikoff... era cos enorme, che, per una donnina come lei,
sarebbe stato un vero ingombro!

Caterina, la madre dal seno classico, era giunta con l'intenzione
di trattenersi a Parigi un mese o poco pi. Ma di settimana in
settimana la brava donna si sentiva talmente impariginire, che
perdette il profilo del Maestro di scherma e scrisse alla sorella
levatrice:--Figrati che la mia piccola Cecilia non vuole assolutamente
pi lasciarmi ripartire...

Questa era una sfrontata bugia, perch Cecilia-Mimi se ne sarebbe anche
liberata volentieri, di quella sua madre importuna, che dopo averla
onorata e servita nei primi giorni con lo stupore d'una servetta, ora
non si faceva punto scrupolo d'inalberare con arroganza certe arie da
padrona di casa che la impensierivano assai.

Questa florida e battagliera madre di Cecilia, non rispettava neanche
un tantino la sua dolce Bluette. Anzi la criticava.--Oh, se avessi
avuta l'ispirazione di Parigi a' miei tempi!...--soleva dire.

Chiss? L'avrebbero veduta magari Presidentessa della Repubblica.

Certo impieg minor tempo di quanto ne aveva impiegato sua figlia per
acclimarsi a quell'aria come se ci fosse nata. Si accorse che a Parigi
le donne di quarantaquattro anni riescono facilmente a supporre di
averne su per gi trenta.

A questa piacevole supposizione contribuisce in gran parte
l'Institut de Beaut, vero Istituto Clinico della maga moderna,
ove i seni flosci e le rughe indelebili si curano a maraviglia con
l'auto-suggestione.

Siccome la bellezza consiste nella maniera di guardarsi nello specchio,
l'uomo ch'ebbe l'idea del primo Institut de Beaut fu senza dubbio un
grande ironista.

Ma le donne dovrebbero fargli un monumento, e gli uomini pure, perch,
se un'amante s'immagina che pu ancora sembrar giovine, per lo pi
riesce anche ad esserlo.

Quello che fecero di Caterina all'Institut de Beaut, non  a dirsi.

La convinsero che bisognava tagliare due denti sanissimi, perch'erano
un po' scuri, e metterne due di porcellana.

Ella ne mise due di porcellana.

La mandarono da una bustaia, che le fece un busto, il quale distribuiva
il seno, il ventre, i fianchi ed il resto, come un'equazione di primo
grado.

Ella, in quel busto, ricontempl le forme che il suo corpo aveva
durante il primo viaggio di nozze.

Le vendettero una maschera di caucci, per reprimere il doppio mento.

Ella si mise ogni notte la maschera di caucci.

Le consigliarono di farsi mezzo rossa e mezzo bionda.

Ella conobbe i miracoli dell'acqua ossigenata e della tintura di henn.

Le dissero che poteva benissimo farsi crescere le ciglia e mettere in
allenamento la propria pelle con i massaggi pi complicati.

Ella si lasci pizzicare, flagellare, manipolare, spalmare, strofinare
in tal guisa, che la sua pelle, morbida per tradizione, divenne
addirittura quella d'una bambina.

E, quanto alle ciglia, le parve che si fossero allungate.

Oh, se avesse potuto vederla cos rinfrescata il suo calamitoso
Maestro di scherma! Quell'agile maestro di scherma, ch'era costato a'
suoi risparmi un cos gran numero di svolazzanti cravatte! Quell'uomo
indimenticabile, tutto punta e a fondo, che turbava i sogni della sua
canonica et!...

Povera Caterina Malespano, momentanea zitella di quarantaquattro anni,
tornata zitella isterica per opera dell'Institut de Beaut!...

Bisognava trovare un rimedio.

Lo trov. Sebbene con scandalo di Bluette.

Maurice, matre-d'hotel impeccabile come un diplomatico, aveva quasi
l'aitanza d'un maestro di scherma; era grigio su le tempie, ma nero e
ben pettinato sul cranio diviso da un filo rettilineo.

Tutte le sere Maurice le preparava una tazza di camomilla; vecchia
abitudine.

Una sera la camomilla si raffredd sul tavolino.

Bluette in quel mentre ballava su la scena di Marigny, e, nella sua
bianca innocenza, mai avrebbe osato concepire un cos grave sospetto.
Ma Linette, cameriera dalle calze di voil, una sera, svestendola,
glielo disse con molto garbo:

--Madame votre mre souffre-t-elle de douleurs aux reins?

--Pourquoi, Linette?

--Chaque nuit Maurice est appel pour lui faire des massages, qui
durent parfois trs longtemps, Madame...

Interrogata il giorno appresso in modo repentino, la semibionda e
semirossa Caterina Malespano afferm semplicemente che Maurice era un
uomo di buona famiglia,--purtroppo decaduta.

E poi, c'era forse un mezzo pi gradevole per imparare il francese?

       *       *       *       *       *

Certo ve n'era un altro, ma lento e faticoso: quello che il Grande
Industriale aveva con dolcezza fatto subire a Bluette.

Gli uomini di Francia raccolgono talvolta le loro amanti dalle
avventure della strada, ma spesso le abbandonano che gi son perfette
come vere signore. Per essi  grande sofferenza vivere con una donna la
quale manchi di finezza nell'intendere la vita e nel discorrere d'ogni
argomento con amabile bro; e poich si viene al mondo per ammaestrarsi
nell'eleganza del vivere, trovano che l'amore non impedisce di farsi
un'educazione.

Cos le figlie di Montmartre o del Bois de Vincennes giungono a
conversare con gli Accademici.

L'aria stessa di Parigi  una scuola d'improvvisazione; ma le pi
diligenti alunne trovano anche il tempo, tra il bagno e l'ora del t,
fra l'ora del t e quella del teatro, di ascoltare in vestaglia la voce
monotona di una vecchia professoressa che ama le caramelle, o d'un
laureando provinciale che abita verso il Quartier Latino.

Cos fece Bluette, che per istinto era di tutto curiosa, intellettiva e
docile come una vera donna.

Al Grande Industriale dava noia quel suo residuo d'accento transalpino,
e pi ancora la tranquilla ignoranza ch'ella rivelava in ogni materia
dello scibile quotidiano.

Era un uomo cos persuasivo, che avrebbe indotta una monaca a ballare
il tango.

Mimi Bluette non sapeva resistere alla dolcezza.

E per l'appunto egli fece venire una vecchia lunatica professoressa, la
quale amava dare a' suoi discepoli questo bel tema eroico-sentimentale:
Il y avait la guerre en Algrie. Mademoiselle X. tait fiance  un
sous-lieutenant des spahis, qui tomba au champ d'honneur. Racontez....
etc.

Era la sua storia.

Pi tardi le fece impartir lezioni da un giovine laureato
incollocabile, erudito squallido e con molta forfora, che aveva la
mana di far strada nella Capitale.

Questi le ramment in modo singolare quello Studente in medicina, che
le dette il primo brivido.

Fu nel mese d'Aprile, verso l'ora in cui le stanze dei quarti piani
diventano buie, guardando la primavera che tramonta sui tetti luminosi
delle stupende citt.

Come quel tempo era lontano!... Bluette rise. Le pareva un sogno.

E impar che il verbo s'en aller, al soggiuntivo imperfetto, fa:
que je m'en allasse, que nous nous en allassions, que vous vous en
allassiez, qu'ils s'en allassent...

E impar che Ppin le Bref fonda la dynastie des Carlovingiens....

Lesse Chateaubriand, Renan, etc; il che la fece tornare con molto
gaudio alla letteratura dei coniugi Willy.

Se non si fosse fatta sorprendere con un certo Hubert Normand, giovine
commediografo di molto avvenire, il Grande Industriale l'avrebbe
fors'anche sposata.

Ma che triste fine per lei, seppellirsi, cos bella e cos giovine,
all'ombra di un vecchio marito... Per lei, povera Bluette, nel suo
lieve cuore azzurro, che pesante malinconia!...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

No, certamente non lo amava. Era una sbadataggine della sua dolcezza,
una piega naturale della sua curiosit. Il futuro Accademico Hubert
Normand era in quell'inverno l'avventura di moda. E siccome Dore
d'Arnac, una fra le pi belle donne di Parigi, gli aveva buttate le
braccia al collo, una sera, in un cabaret, certamente non v'era una
ragione al mondo perch Mimi Bluette fosse con lui pi severa della sua
emula ed amica Dore d'Arnac.

Solo prefer che questo non avvenisse in un cabaret. E fu il suo torto.
Perch il Grande Industriale avrebbe forse perdonato pi facilmente.

Invece non perdon.

Chi le rese il piccolo servizio di farglielo sapere fu colei dell'altra
riva, ossia Marthe d'Aussolles, che per gli svaghi del Grande
Industriale teneva in serbo, nel focolare di Normandia, una sua fresca
parente.

In tali circostanze il bravo Jack Morrison le fu di buon consiglio.

--S'il vous quitte, Bliouette, ce n'est pas trs grave,--disse con la
sua calma laconicit, chiamandola come sempre Bliouette, in grazia
dell'accento americano.--Venez  Londres avec moi. Nous danserons 
l'Hippodrome. C'est la Season.

--Eh bien, si tu veux, allons-y, mon brave Jack!

       *       *       *       *       *

Sette ore di viaggio. La Manica. John Bull che s'innamora e va in
delirio davanti alla scena dell'Hippodrome. Nel camerino di Bluette, le
pallide rose di Henley, i fiori soavi e calmi della primavera inglese.
Vengono, i bellissimi emuli di Lord Brummel, a carezzare con i lor
occhi d'innocenti la ballerina di Francia, Mimi Bluette. Jack Morrison
fa da interprete. Jack Morrison  un po' geloso. All'americana, con
la pipa fra i denti, la bocca serrata.  un andirivieni d'assidui nel
suo leggiadro salotto al Carlton Hotel. Un giorno, sopra un vassoio
forbito, vi entra il biglietto da visita di Lord G. A. M. F. B.--precede
il nome.

Il biglietto da visita d'un Inglese qualchevolta sembra un manuale
semaforico.

Quello di un Tedesco  un diploma universitario.

Quello di un Americano del Sud  un tentativo di riconciliazione con la
madre patria.

Lord G. A. M. F. B.--precede il nome--era un uomo che su tutte le cose
aveva il suo punto di vista.

Cos volle averne uno anche su Mimi Bluette. La quale frattanto aveva
imparato a far pagare molto caro i suoi punti di vista.

Jack Morrison minacci di andarsene; e quel giorno, sebbene fosse
Americano, aveva le lacrime agli occhi.

Ma Bluette era certa che Jack si rassegnerebbe.

Cos fu.

Lord Alfabeto usava una maniera ben diversa da quella del Grande
Industriale per fare le stesse cose. Poich v'era di mezzo la Manica.

Non apprezz affatto la sua cultura, ma insistette con molto garbo
su varie sfumature, finch giunse a persuaderla, per esempio, che le
ostriche del Colchester superano di gran lunga tanto les Ostende come
les Marennes. Le fece inoltre sapere che gli Americani son forse un
popolo rispettabile, ma non parlano affatto l'idioma inglese. Perci
non si fidasse troppo dell'interprete Jack. L'avvert che il popolo di
Londra finge di coricarsi a mezzanotte e mezzo, perch, dopo quest'ora
proibitiva, la legge vuole che il popolo inglese finga di non amare pi
il gin. E le fece scommettere molte lire sterline sopra cavalli che, in
media, vinsero due volte su tre.

Lord Alfabeto non era vedovo n ammogliato; perci mancava di prole. Si
era fatto molto ricco nelle Colonie. Adesso riposava. Cio, questo Lord
in riposo, era d'un'attivit sorprendente. Bell'uomo, con una faccia
pura e nobile, aveva una sua maniera impassibile di prendere in giro
l'universo.

Con Mimi Bluette spese un diluvio di sterline, delicatamente, ma la
prese in giro.

Ella ebbe l'impressione di fare altrettanto.

E rimasero buoni amici.

Soltanto, quand'ebbe ripassata la Manica, ella si accorse di portare
in s, dall'Inghilterra, una intrusa vita nascente. Non ne fece parola
con alcuno e tanto meno con sua madre; rimase tre giorni a letto,
credendosi malata. Bluette si domandava con stupore perch la cosa non
le fosse mai capitata prima. La sua maraviglia iniziale si mut a poco
a poco in un singolare spavento.

Verso la sera del terzo giorno incominci a chiedersi di chi poteva
essere il figlio. Era stata quattro mesi a Londra. Le parve dapprima
che dovesse avere nel grembo un giovine Lord Alfabeto. Poi si ricord
che poteva essere anche un piccolo Jack. Il dubbio le fece quasi
piacere. Non era certo innamorata di Jack, ma gli voleva molto bene.

Mentre volgeva tra s questi accorati pensieri, entr nella camera la
bionda Caterina, per chiedere a sua figlia se volesse pranzare. Bluette
cacci la testa sotto il lenzuolo e con irritazione rispose che la
pregava di non darle noia.

Mand invece a chiamare il suo bravo laconico Jack.

--Assieds-toi l, Jack.

L, voleva dire sul letto, vicino alle sue braccia nude, nel posto
vuoto che lasciava il suo corpo sollevato sopra un gomito. I suoi
bellissimi capelli mal pettinati si appigliavano alle trine dei due
guanciali. Accese una sigaretta e, dopo averne aspirato un paio di
boccate, la mise tra le labbra di Jack.

La lampadina elettrica saettava un circolo d'oro sui capelli di Jack.
Le sue larghe spalle ben modellate sembravano assoggettarsi con fatica
al suo costante vizio di tenere le mani in tasca.

--Jack: pourquoi ne m'embrasses-tu pas ce soir?

Egli la guard senza rispondere, poi si carezz la punta del naso,
infine rifer:

--Berton a dit que, si nous acceptons l'engagement pour Genve, il nous
donnera cinquante louis par soire.

--Au diable toi et Berton! Je demande pourquoi ne m'embrasses-tu pas?

--Parce que je suis trs irrit contre vous, Bliouette.

--Est-ce vrai, mon pauvre Jack?

Allora gli diede un bacio sovra un occhio e ridendo si rovesci sui
cuscini. Con lui non aveva pudore; l'arruffata sua camicia si apriva
come un guscio di castagna, ed appariva di qua, di l, sotto il lieve
schermo del lino colore di Bluette, la bella ertezza del seno ereditato.

--Tu es un boudeur, Jack!

--C'est vous qui tes mchante, My Blu.

--Pourquoi mchante?

Jack si volse d'acchito, con uno di que' suoi movimenti agili e
deliberati, da ballerino. Si appoggi sul corpo disteso di Bluette, e
leggermente si mise a carezzarle i due seni, con una casta impudicizia,
come suol fare chi spartisce una bella criniera.

--Avez-vous la fivre, My Blu?

--La fivre? Mais jamais de la vie!

--Est-ce par hasard votre foulure  la cheville qui vous fait mal?

--Pas du tout. Voil mon pied.

Lo trasse fuori dalla coltre disordinata, e lo muoveva con agilit,
come una piccola mano venata. Egli si volse, prese il piede per la sua
liscia incurvatura, e lo teneva nei due palmi come se ne provasse un
delicato piacere.

--Mais alors, pourquoi tes-vous couche?

--Viens plus prs, Jack... baisse-toi... je dois t'avouer un grand
secret, mais tout bas,  l'oreille... Ou bien... ferme la porte
d'abord, puis dshabille-toi et viens te coucher dans mon lit.

Jack guard l'orologio: erano le sei e tre quarti. Gli parve che l'ora
non fosse adatta; ma rimise l'orologio nel taschino e and a chiudere
la porta.

--Deux tours de cl, Jack. Sans a on peut ouvrir quand mme. Tu sais
que ma mre est trs curieuse.

Jack si tolse la giacchetta, cerc dove posarla, ma infine la butt per
terra. Jack era molto contento, ed i suoi occhi brillavano, poich My
Blu non era spesso cos gentile con lui. Gl'importava ora pochissimo di
conoscere quel segreto misterioso. In genere le confidenze delle donne
gli parevan degne d'un interesse molto limitato.

--My Blu, je suis en train d'arranger une nouvelle danse. Vous allez
voir: des pas extraordinaires!

--Vrai? Encore une valse?

--Non pas; un Rag-Time.

--Oh, un Rag-Time!... Alors je me lve et tu vas me l'apprendre.

--Oui, levez-vous, Bliouette.

Jack aveva ancora i calzoni, My Blu era in camicia. Mise un paio di
scarpette in pelle d'antilope, senza nemmeno infilarsi le calze. Si
form con le trecce un grosso nodo su la nuca. Per terra v'erano gli
indumenti di Jack; non tutti: qualcuno era sul letto.

Com'egli faceva sempre, per incominciare ad insegnarle una danza nuova,
l'abbracci fortemente, con una dolcissima brutalit. Poi la tenne fra
le sue braccia e prese a farla girare. Fischiettava, per segnare il
tempo, l'aria di How do You do, Miss Rag-Time?

Per Mimi Bluette ballare un nuovo ballo era come per certe donne
prendersi un amante nuovo. Lo capiva sbito. Di questo Rag-Time
impazziva. Lo trov foolish and sweet, pazzo e dolce, secondo la
definizione di Jack.

Come tutte le danze, questo passo and a finire sul letto.

       *       *       *       *       *

--Jack, mon petit...--disse una mezz'ora pi tardi My Blu, passando
le dita fra i capelli d'oro dell'Americano,--une chose pourtant
m'intrigue... Ce gosse, est-il un petit sujet du Prsident Roosevelt ou
bien du Roi d'Angleterre? Y-a-t il en toi ce qu'on appelle la voix du
sang?

--Question trs grave,--rispose Jack. Poi si mise a riflettere. In ultimo
afferm:--S'il tait de moi, j'en serais bien aise.

--Moi aussi. Au fond je prfre.

--Comme c'est gentil de votre part, My Blu!

--Mais, vois-tu, il n'y a gure de contrle possible, et je serai
toujours hante par ce doute.

--Yes, trs grave,--ripet, per la seconda volta, il laconico Jack. My
Blu si fece dare una sigaretta. Ne accendeva quaranta o cinquanta al
giorno senza fumarne che un paio di boccate.

--Voyons, Jack: penses-tu que je doive le laisser natre?

--a dpend, My Blu. Si vous acceptez ma proposition oui; autrement pas.

--C'est-a-dire? Vous pouser. Jack?

--Quite right, My Blu!--egli rispose con una brevit quasi arrabbiata.
Bluette lo guard negli occhi, per un attimo, in silenzio, poi disse:

--Je n'en ai pas envie, Jack.

L'Americano si strinse nelle spalle.

--Trs bien. Alors c'est un fils de Lord.

--Sans doute... un petit Lord! Mais toi, sois gentil, Jack: lve-toi,
prends la plume et cris ce que je vais te dire.

Siccome Jack indugiava, lo spinse fuori dal letto.

Allora s'intesero le nocche della madre Malespano battere discretamente
all'uscio. Bluette s'irrit; le rispose in malo modo:

--Mi fai questo santo piacere di lasciarmi stare, che sto imparando un
passo di Rag-Time?...

La santa donna se ne and via dolcemente.

--Ecris, Jack. Bien ou mal, peu importe; avec ou sans tes prodigieuses
fautes d'orthographe, peu importe. Je recopierai la lettre quand mme.
Ecris:

  Cher ami,

J'ai quelque chose  vous dire...--Non, efface!--Cher ami, j'aime autant
vous le dire sans trop de dtours...

--Doucement, doucement...--preg Jack, il quale ballava meglio che non
scrivesse.

--...dtours--deux points, majuscule:--Je suis enceinte de vos oeuvres, et
cela interrompt ma carrire, sans compter...

--Pooh! indeed!--bestemmi Jack, buttando via la penna.--Comment faire, 
present que vous ne pourrez plus danser?

--On ne dansera pas, c'est trs simple,--disse Bluette in modo
affabile.--As-tu crit?

--Je n'ai rien crit, Bliouette. Je change d'avis. Ce gosse, il ne sera
ni un danseur ni un Lord. Ce gosse, n'tant pas encore n, il peut trs
bien...

--Chut... Ecris et laisse-moi faire.

Jack ripet:

--...ma carrire, sans compter...

--...sans compter que, avoir un gosse--virgule--pour une femme
sans mari--virgule--c'est le plus grand malheur qui puisse lui
arriver!--Point d'exclamation! Non: points de suspension.... Non:
d'exclamation! Enfin, comme tu voudras.

--Je comprends,--disse Jack, mettendo l'uno dopo l'altro tutti quei punti
che gli eran ordinati.--Vous dsirez que le Lord vous pouse.

--Tu es un ne. Jack! Ecris et tais-toi:--Une fausse-couche me serait
impossible, parce que... Non c'est un peu brutal... Ecris:--Que faire?
Je ne voudrais pas te causer d'ennuis, et je suis pourtant hors de
moi-mme... Le mdecin m'a dit--virgule--qu'ayant un dfaut dans la
matrice--virgule--je le porterai bien difficilement jusqu'au bout;
mais, qu'essayer n'importe quelle manoeuvre, serait fatal pour moi.

--Quei est le mdecin qui a dit ces btises?

--Tu es un ne, Jack! Il vaut toujours mieux avoir un dfaut dans la
matrice.

--Ah...

--Et pourquoi te sers-tu d'un h si ouvert, avec une voix si
nasillarde? N'avons-nous pas t  Londres? Il me semble que tu pouvais
au moins corriger ton accent transatlantique.

Adesso My Blu s'intendeva di pronunzie. Ma Jack alz le spalle. Ripet,
con il suo francese yankee:

--...serait fetell pour moi.

--Point.--Tu me connais, chri, et tu sais trs bien qu' Londres
j'ai envoy promener tous tes amis. Aussitt rentre  Paris je
devais avoir...--Points de suspension... ... et rien! Point
d'exclamation!--Je n'ai pas voulu t'crire avant d'en tre sre. Enfin,
je suis affole, je ne sais  quoi me rsoudre, je ne quitte pas le lit
depuis sept jours...

--Trois jours.

--La barbe! J'ai dit sept!--... et si tu ne viens pas de suite, c'est
moi qui viendrai  Londres, aussitt que le mdecin me le permettra. Tu
es un gentleman, je le sais; et puis, peut tre que tu aimes un peu ta
pauvre petite

  Bluette

A prsent relis ce que tu as crit, Jack.

Questi ubbid. Bluette si carezzava il mento.

--Relis encore une fois, Jack.

Egli ubbid nuovamente. Allora Bluette butt per aria i lenzuoli.

--En as-tu crit des btises, mon pauvre Jack! Dchire vite ce
chef-d'oeuvre et passe-moi la plume. Je vais tout simplement lui envoyer
une dpche.

--Pourquoi la dchirer? Cette lettre est excellente.

--Encore une fois. Jack, tu es un ne. Le Rag-Time est un affaire,
la littrature en est une autre. Donne-moi une feuille de papier et
rhabille-toi vite: je vais t'envoyer au Bureau de Tlgraphe.

L'inventore d'un pass di Rag-Time docilmente ubbid.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Ma quando arriv a Parigi quel puro gentiluomo ch'era Lord Alfabeto, le
cose complicate si accomodaron come per incanto.

Egli le fece una sontuosa rendita vitalizia, disse con amabilit che
i figli sono molto spesso una indimostrabile opinione materna, preg
di dare al nascituro, se fosse un maschio il nome di Patrick, se
una femmina quello di Eleanor, poi, con un soprabito quasi giallo,
ritravers la Manica.

La Manica  quel canale che impedisce agli Inglesi di essere
nevrastenici come i popoli continentali.

Ed allora il Forse-Patrick, nel terzo mese d'incubazione, risolse di
non venire al mondo. Spar, per non dar noia a sua madre, con un atto
d'abnegazione del quale soltanto fu testimone un giovine allievo di
Doyen.

Il Forse-Patrick era una creatura splentica, la quale decise di
andarsene via dal mondo senza nemmeno darsi la pena di scegliere un
sesso, per uggia della vita.

E fece bene. Poich aveva capito che tutto si riduce in fondo a
scegliersi un posto nel cimitero.

My Blu frattanto era divenuta molto ricca. Possedeva i suoi mobili,
anzi un leggiadro palazzo verso i Campi Elisei, molti gioielli, uno
sterminio d'abiti, un tesoro di pizzi antichi e di tutte le maraviglie
femminili che producono i gloriosi atelieri di Parigi; possedeva le
sue rendite professionali ed infine la rendita vitalizia datale in
premio della sua faticosa maternit.

Era una piccola creatura felice. Sembrava un'orchidea coltivata in
una serra calda; per di pi mandava profumo. C'era in lei, cosparsa
nelle vene della sua pelle bionda, una luce d'anima che irradiava buon
odore. Parigi la Magnifica le aveva regalato un soffio dell'anima sua
transitoria e splendente, l'aveva circonfusa con le stelle de' suoi
fugaci paradisi.

Ve n'eran altre forse pi belle, pi intelligenti forse di Bluette; ma
Bluette era di moda, e la moda  una gloria che non si pu esaminare
a lume di critica. La moda  la vera potenza che decretano le folle,
per un caso plebiscitario, per una specie di curiosit collettiva,
che talora, dal nulla, fa scaturire persino l'ingegno. La moda  il
caso fortuito che governa il pensiero, l'arte, la bellezza, insomma la
vita. Non sempre fu di moda quello che fu grande, ma sempre una certa
grandezza brill e s'avvolse intorno ai capricci di questa universale
divinit.

Forse lo stesso capolavoro null'altro  che il figurino pi espressivo
d'una moda oltrepassata, le religioni stesse null'altro sono che una
maniera illogica e mutevole di vestire con una stoffa decente la nudit
pericolosa dell'anima.

E Bluette, che non vagheggiava sogni di conquista, ch'era nata per
danzare con poesia e per inflettere le sue dolci reni sotto il peso
d'un amante, Bluette che non moveva un dito per guidare la propria
sorte, aveva con s, in modo bizzarro, il favore di quella divinit.

Le cose avvennero a grado a grado, con ordine sapiente. Se Bluette
l'avesse fatto apposta, non vi sarebbe riuscita mai.

Cos a Parigi erano senza dubbio in gran numero que' finanzieri di
alta maestra che tramavano affari loschi ed ammaestravano il denaro
ad esiliarsi dalle tasche altrui. Ma ella fu amata proprio da quello,
che, oltre a circondarla d'un lusso vanderbildiano, le regal anche
uno scandalo clamoroso, uno di quegli scandali periodici che alla
divina Parigi sono necessari come il Gran Prix de Longchamps. Poich
la Corte d'Assisi  il primo teatro della Metropoli ed i giudici della
Senna sono artisti non meno ammirevoli dell'ammirevole M.r Le Bargy.
In Francia si  riusciti a trovare nel crimine un elemento di utilit
sociale. Altri paesi cercano di fare la stessa cosa, ma i loro scandali
mancano di saggezza e d'allegria. Cos altri paesi cercano di creare
Mimi Bluette, ma per essi  fatica perduta. Mimi Bluette  un fiore
dell'aria parigina, se pur talvolta vien d'oltralpe o d'oltremare.

Il Finanziere dunque rub, poich i suoi affari probabilmente non
gli consentivano di farne a meno; ma ognuno disse che aveva rubato
per alimentare lo sfarzo di Bluette. Un bel giorno ella vide la
propria fotografia esposta nelle vetrine fosforescenti, proiettata
nei cinematografi, pubblicata nelle riviste e nelle prime pagine dei
giornali di Francia.

Sciami di giornalisti vennero ad intervistare la famosa My Blu, ed
alcuni si dettero anche la pena d'inventarle straordinarie biografie,
che il mattino dopo, seduta sul letto, ella si mise a leggere con
molto stupore. I giornalisti, al giorno d'oggi, sanno trarre dal nulla
biografie cos verosimili, che gli stessi protagonisti a poco a poco
si convincono d'averle vissute.

Dunque Bluette stava tranquillamente aspettando che si trovasse il
mezzo di mandarla per qualche mese a vivere nel ben frequentato
romitorio di Saint-Lazare; ma i sullodati giudici della Senna
preferirono lasciarle portare a piede libero i deliziosi modelli della
Rue de la Paix.

Libero per cos dire, poich veniva il tempo della gonna con l'impaccio
e le donne si vedevano costrette, almeno per le strade, ad aprire le
gambe assai meno del necessario.

Il Finanziere ladro ebbe la compiacenza di lasciarsi mettere in
prigione. Ma poco dopo un Guardasigilli scrupoloso ordin la revisione
del processo, e, come al solito, venne in luce che il poveretto era il
pi probo cittadino della Repubblica, ed anzi ci aveva perduto del suo.

Dopo questa faccenda non era pi lecito a Bluette ballare le danze che
inventavano gli altri; un Impresario le fece comprendere che a' suoi
piedi ora si domandava l'originalit.

Era giusto; e Bluette ne convenne. Tanto pi che i suoi leggeri piedi
non mancavano di facolt inventiva. Ma ora si dolse di aver lasciato
partire, con un broncio rannuvolato ed in compagnia d'una elastica
ballerina irlandese, il suo bravo laconico Jack.

--Poco male,--pens l'impresario, persona che avrebbe scritturato anche
il Generale dell'Esercito della Salute, con tutta la sua troupe, se
il pubblico ne avesse avuto il desiderio.--Poco male, My Blu. Andremo in
cerca d'un altro inventore.

Si rec al domicilio d'un Fabbricante di Balli e lo preg di volergli
mostrare quel che aveva in negozio. V'eran balli d'ogni sorta, fatti e
su misura.

--Su misura,--prefer l'Impresario.--Non solo, ma bisogna poi distruggere
il figurino.

--Benissimo. Allora portatela qui, che la veda.

E le tagliarono addosso cinque o sei balli che le calzavano come guanti.

Ma quello che fece risplendere la sua gloria fu l'indimenticabile My
Blu.

Allora tutta Parigi si mise a ballare il My Blu.

Il My Blu era un ballo antichissimo; pare fosse di provenienza
caldaica; molti opinavano invece che avesse appartenuto alle antiche
civilt messicane. Furon stampati volumi su questo glorioso My
Blu. Il Delegato Apostolico ne inform la Santa Sede. Si disse che
verrebbe un'Enciclica De My Blu. E frattanto se ne tenne un discorso
all'Accademia degli Immortali.

Bluette si stupiva che i suoi piedi avessero una simile potenza. Vero
 che il My Blu si ballava con tutto il corpo e tanto pi era efficace
quanto pi il corpo si mostrava nudo.

Per questo particolare, anche la rimbiondita madre Malespano voleva
imparare il My Blu. La sera, in camera, ne faceva prove assidue davanti
alla specchiera, col maggiordomo impeccabile, Maurice. Questi la
torturava con scene di gelosia, perch la insaziabile madre Malespano
frivoleggiava nel contempo con altra giovent.

L'amore d'un maggiordomo  quell'amore che ha il vantaggio d'essere a
portata di mano; ma purtroppo manca di lirismo e, col tempo, anche di
energia. L'amore dei maestri di scherma  infinitamente pi combattivo.

Questa bionda madre Malespano era diventata frattanto la donna pi
pettegola di tutto il vicinato. In casa non dava pace a nessuno;
le persone di servizio preferivano andarsene che ubbidire a' suoi
capricci. Tranne Linette, cameriera dalle calze di voil, che, vantando
la protezione di Bluette, spesso non tralasciava di risponderle per le
rime.

Questa Linette aveva un fratello, bel giovine, pieno d'intraprendenza,
che si era fatto conoscere nella metropoli vincendo una famosa corsa di
motociclette. Ma questa era storia passata. Honor Messanges, fratello
di Linette, con l'andare del tempo aveva cambiato sport. Era diventato
nobile di provincia e portava sul biglietto da visita la corona della
sua contea. Cio si faceva chiamare Honor Messanges, comte d'Olonzac.

Quando nessuno provvede a far conte un uomo che ha bisogno di portare
uno stemma,  naturale che il povero diavolo faccia uno sforzo per
nobilitarsi da s. Ad ogni modo quest'amabile Honor Messanges, comte
d'Olonzac, se non era nato proprio di lombi gentilizi, certo viveva la
medesima vita di quelli che possiedono, fra l'altre dovizie, anche un
albero genealogico; e di sembianze, di maniere, d'abitudini, certamente
appariva un autentico d'Olonzac. Non era molto alto di statura,--forse
un palmo pi di Linette--ed aveva come Linette, nei capelli ben
spartiti, un'increspatura luccicante. Fino e morbido in tutta la
persona, possedeva ne' suoi movimenti quella medesima grazia un po'
femminile della procace Linette; ma i suoi occhi nerissimi brillavano
invece di una maschilit veemente.

Il signore d'Olonzac teneva in mano la fortuna per le corna, come il
manubrio della sua famosa motocicletta; e poich la contea non gli
mandava redditi, sapeva trarne senza scrupoli da molti altri canonicati.

Egli non guadagnava il pane con il sudore della sua fronte; ma qualche
bella donnina sudava certamente per lui. Il signore d'Olonzac si
vestiva da un sarto inglese, fumava i grossi Favoritos del Principe
di Galles, faceva colazione in pigiama nel suo rez-de-chausse,
prendeva il t all'Htel Ritz e pranzava da Paillard. Ogni tanto
possedeva un'automobile, ogni tanto la vendeva; per qualche mese aveva
un'amante, poi si lasciava rapire da un'altra; in genere tutta la
sua vita dipendeva dai capricci e dalle fortune delle sue variabili
ammiratrici.

Nondimeno sarebbe caduto in gravissimo errore chi lo avesse confuso,
per esempio, con un qualsiasi Boblikoff, Max, Jean Kiki. Questi
mantenuti e protettori di basso lignaggio non godevano affatto la stima
del prossimo; invece il signore d'Olonzac era un elegante ruffiano
il quale godeva sino ad un certo punto la stima del prossimo. Ve ne
son poi altri, di pi elevato grado, i quali, non soltanto godono
stima incondizionata, ma sono anzi chiamati a giudicare in questioni
d'onorabilit.

La vita  senza dubbio il pi divertente vaudeville al quale possano
assistere gli uomini.

Dunque, un bel giorno, il signore d'Olonzac sal per le scale della
palazzina ove abitava Mimi Bluette. Sul pianerottolo si allacci i
bottoni de' suoi perfetti guanti color canarino, butt via la sigaretta
e suon il campanello.

Quando Linette venne ad aprirgli, ella portava un grembiulino ch'era
tutto una maraviglia di pizzo e di linon. Vedendo una simile cameriera,
ogni gentleman di buon gusto si sarebbe senz'altro fermato in
anticamera. Ma il signore d'Olonzac, forse perch faceva quasi buio,
varc il limitare senza guardarla.

--Monsieur dsire?--fece Linette.

--Passez ma carte  Madame,--rispose il conte, porgendo il suo biglietto
stemmato fra il pollice e l'indice del suo perfetto guanto color
canarino. Fu allora che Linette lo riconobbe:

--Mais, voyons, est-ce bien toi, Ror?

--Hein?....--fece il conte, squadrandola. Poi riconobbe Linette e si
mise a ridere:--Ben, oui, c'est moi. Tout  fait moi, Linette! Oh, l,
l, que tu as l'air ahuri! Ben, vrai! moi aussi, vois-tu, a me parat
drle!

--Et  moi!...--fece Linette. Poi arricci il suo nasino petulante:--Mais,
ce qui m'intrigue, c'est plutt la raison qui t'amne chez nous.

--Chez nous? Tiens, comme tu dis a!

--Chez nous, a veut dire dans la maison de Madame. Car tu vois bien que
je suis tablie chez elle.

--C'est ce que je ne savais pas. En tout cas, Linette, faut pas souffler
mot, hein?

--Tu dis?

--Qu'il faut faire comme si rien n'tait, parce que je suis le comte
d'Olonzac et toi tu n'es que Linette.

--Tout court?

--Mais, pardi!

Linette si cacci le mani nelle due tasche del grembiulino, e si mise a
guardarlo con ammirazione.

--Pour de l'aplomb, Ror, c'est pas ce qui te manque!

--Bien sr, ma chrie.--- Poi borbott, in modo abbastanza
intelligibile:--Il fallait encore que j'ae la guigne de rencontrer ma
soeur chez My Blu!

--Pauvr' p'tit, que tu es  plaindre!... Enfin, voyons: si tu as des
vues sur ma patronne, rien  faire ici!

--Linette, ma mignonne, voil bien cinq minutes que tu me fais poser
dans l'antichambre! Cela n'arrive pas chaque jour au comte d'Olonzac.
Assez caus; passe ma carte  Madame Bluette, je t'en prie.

Linette volle ribattere, ma il conte soggiunse con un tono breve:

--Sans a, je raconterai  Madame certaine petite histoire, qui ne te
fera pas trop d'honneur. Car tu sais que le pauvre Godineau...

Le pauvre Godineau, Michel Anselme, ag de 33 ans, de profession
dresseur de chiens savants, era stato il primo fallo di Linette.
Ora stava scontando in un reclusorio la sua troppo grande abilit
nell'addomesticare i cani, le ragazze, e le serrature altrui.

Linette divenne rossa al pensiero del pauvre Godineau.

--Alors, tu prtends rellement que je t'introduise chez Madame...

--Quant  m'introduire, je verrai a moi-mme,--corresse il conte con
molto garbo.--Tu n'as qu' passer ma carte, comme je t'ai dit.

Linette esitava.

--Et tu iras au moins voir maman, si je te rends ce petit
service?--domand, con la sua voce piena di filiale rimprovero, la
graziosa Linette.--Voil six mois qu'on ne te revoit plus  la maison.
Il Conte d'Olonzac fece una smorfia.

--J'irai sans doute... oui, sans doute... un jour que j'aurai le
temps!--Poi alz le spalle:--Ah, mon Dieu, que c'est embtant, lorsqu'on
est le comte d'Olonzac, d'avoir une soeur femme de chambre!

--Sale fripouille!--gli rispose Linette, andando via, leggera, col suo
biglietto da visita.

My Blu in quel momento era molto occupata a studiare un sistema per
la roulette, vendutole al prezzo di venticinque luigi da un certo
Filipescu, grafologo, spiritista, e professore laureato in non so quale
Universit rumena. My Blu aveva sul tavolino una piccola roulette e tre
o quattro fogli pieni zeppi di cifre complicate. La pallina girava, il
sistema guadagnava somme ingentissime, sicch My Blu era di eccellente
umore.

--Madame, il y a quelqu'un qui se dit le comte d'Olonzac... Voil sa
carte.

E mise il biglietto sul tavolino con un certo disprezzo.

--Comment qui se dit?... Est-ce la manire d'annoncer quelqu'un?

--Ah... je n'en sais rien. Madame! Il m'a l'air d'un... Mais il peut se
faire que je me trompe. Si Madame veut, je le ferai passer.

--Sans doute que oui, puisque je le connais.

--Est-ce que Madame le connait bien, ce comte d'Olonzac?

--Mais qu'est ce que cela peut bien te faire, Linette?

--A moi?... Rien du tout, Madame!

--Et alors?

--Alors je vais lui dire que Madame l'attend.

Se ne torn via di malumore, con un passo veloce. Gli and fin sotto il
naso, e recit:

--Madame fait dire a Monsieur le comte d'Olonzac Que Madama attend
Monsieur le Comte.

--A la bonne heure, ma mignonne! La prochaine fois, je t'en prie, sois
plus sommaire!...

Ed entr.

Era diventato veramente il signore d'Olonzac. Non c'era pi n un
particolare della fisionomia n una piega dell'abito che ricordasse
l'ex corridore di motociclette; parlava persino con una pronunzia
squisitamente affettata e sembrava disceso fresco fresco, non dal
quarto piano della madre di Linette, ma da una indiscussa pagina
dell'Almanacco di Gotha.

Soltanto i suoi cattivi bellissimi occhi rimanevano quelli di Ror;
e questi, pi che tutto, andavano a genio della capricciosa My Blu.
Ella si lasciava scherzosamente fare la corte dal signore d'Olonzac
e sottomettere dagli occhi di Ror. Sapeva benissimo chi era costui:
l'amante di Pinna, l'amante di La la Roseraie, l'amante di Fred
Chinchilla... Ma ci che solamente la interessava erano per l'appunto
gli occhi di Ror.

Il signore d'Olonzac le fece una visita breve, compita, elegante; le
diede uno strisciante bacio su la mano quasi azzurra ed usc dalla sala
con il suo passo da gatto.

Bluette suon pi volte il campanello per farlo riaccompagnare. Ma
l'impeccabile maggiordomo era uscito a far compere per la madre
Malespano, e fu Linette che lo ricondusse nell'anticamera.

--Si tu ne vas pas chez notr' mre, je te jouerai un sale tour,--gli
sibil, cattiva cattiva.

--N'essaye pas, mignonne,--rispose con dolcezza il soddisfatto Ror.

Linette vide sparire dietro l'uscio il molteplice riflesso della sua
bella tuba.

E My Blu pensava:--L'imbcile! Il n'a pas compris que j'tais dans une
de mes journes  bguin! Ces hommes-l, Dieu sait ce qu'ils ont dans
la caboche! Enfin... essayons toujours cette martingale de Filipescu!

E fece correre la pallina,--che diede, in quel frangente, il numero 27.

Il numero 27--come tutti sanno-- rouge, impair et passe.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Quando Fred Chinchilla seppe che Ror d'Olonzac erasi recato a visitare
My Blu, si conficc nei palmi le piccole unghie rosse come il sangue,
digrign i suoi dentini da martora e disse fra s, con un gergo
esplicito: Nous allons enfin voir si cette gueuse de Bluette va me
souffler ce salaud de Ror!

Fred Chinchilla faceva sapere d'esser nata in Norvegia, ed era venuta
di moda un anno che si portava molto la pelliccia del suo nome.
Aveva per l'appunto gli occhi cinerini-azzurri, con riflessi di bigio
e di piombo come il cincilla, e, per essere in carattere, si faceva
pubblicamente mantenere dal proprietario di una grande pellicceria,
chevalier de la Lgion d'Honneur, ammogliato, divorziato, riammogliato,
e con prole. Tutti gli anni, all'avvicinarsi dell'inverno. Fred
Chinchilla dava l'are alla pelliccia di moda. Quell'anno aveva messa
in voga la fourrure de singe. E nonpertanto rimaneva Fred Chinchilla.

Era ben fatta, con un leggero pericolo di pinguedine, i capelli colore
di stoppa dorata, le ciglia d'una lunghezza e foltezza esagerate, su
gli occhi norvegesi, morbidi come pellicceria.

Ror per sei mesi era stato il suo amore. Ma in quel semestre Fred
Chinchilla aveva tanto speso, che il ricchissimo pellicciaio fu
nondimeno costretto a dirle: --Ce d'Olonzac, ma chrie, il faudra
bientt le congdier... Il ne se doute pas, le cher comte, que les
fourrures se vendent trs mal cette anne!

E Fred Chinchilla stava per dargli retta, quando Ror, visto che le
pellicce andavan male, pens di avvicinare Mimi Bluette, la quale
invece amministrava--per mezzo del suo pi forte azionista--una casa di
pneumatici venuta in molto favore.

Le donne, salvo casi molto rari, non amano l'uomo per s stesso,--e
fin qui hanno forse ragione. Ma lo amano inquantoch un uomo piace o
piacque ad un'altra,--e qui senza dubbio hanno torto. Poich l'errore
di una sola produce l'errore di tutte. Ogni donna cerca in primo luogo
di soverchiare, nei sensi e nella memoria d'un amante, il prestigio
di quelle che l'hanno preceduta. La gelosia, che tanto lusinga l'uomo,
 veramente una gelosia d'indole femminile, ossia una questione d'amor
proprio fra donna e donna.

Ror, quando vinse la famosa corsa di motociclette, trov probabilmente
una incapricciata che gli fece buon viso; da quel giorno l'amore lo
port via su le braccia, e piano piano lo sospinse fino alla soglia di
Mimi Bluette.

Mimi Bluette gli avrebbe tutt'al pi dedicata, come diceva, una delle
sue journes  bguin; ma capit frammezzo la gelosia di Fred
Chinchilla, e, naturalmente, le cose mutaron piega. Fred Chinchilla si
era lasciata prendere per colpa di La la Roseraie, questa per colpa di
Finna, e Finna perch Mary Dhjynn, la pazza Mary Dhjynn, si era tirata
un colpo di rivoltella, nelle balene del busto, il giorno che Ror non
volle pi saperne di lei.

Cos vanno le buone pecorelle l'una dietro l'altra in fila, come diceva
sin dal trecento l'inseppellibile Dante, che trova sempre il mezzo per
tornare d'attualit.

Il signore d'Olonzac si permise frattanto d'inviare ogni giorno alla
bella My Blu grandi mazzi e profumatissimi canestri di fiori loquaci;
poi la condusse a prendere il t, poi la condusse a teatro, poi la
condusse a cena, ed infine la condusse nell'irresistibile talamo che
vide gli amori norvegesi di Fred Chinchilla.

My Blu era una donnina di nervi ultrasensibili, che non sapeva troppo
resistere al fuoco della tentazione; perci prendeva con filosofia
l'amore di s stessa e l'altrui. Si lasciava conquidere, per lo pi,
da un particolare che le andasse a genio; ma dimenticava sbito,
con una leggera ombra di malinconia. Era un poco inerte, un poco
sbadata, un po' ironica forse, nell'attribuire un senso ed un valore
agli avvenimenti che intessevano la sua vita. Non aveva mai cercata
la fortuna, e la fortuna si divertiva di lei come d'un trastullo
innocente; non aveva mai cercato l'amore, e l'amore le ronzava intorno,
continuamente, non serio, non grave, non pericoloso, ma simile quasi ad
un rivolo di continuata volutt. La sua carne bella sentiva la gioia
naturalmente, come un rosaio sente la primavera. Poi, subito, la sua
memoria se ne scordava... era stato un gran soffio di vento, una rossa
nube di polvere, che finiva, moriva, pi in l, portandosi via qualche
spolvero del suo plline profumato. Era una donna venduta, eppure non
chiedeva mai nulla, non faceva mai un vero calcolo, nemmeno rispetto a
quegli amanti cui non si dava per piacere. La ricchezza, lo sperpero,
il lusso, eran diventate abitudini giornaliere della sua vita, e
qualche uomo s'era puranche rovinato per lei, senza che Bluette nemmeno
se ne avvedesse. Non poteva pi desiderare cosa alcuna la quale non
costasse un prezzo irragionevole; ma v'era sempre chi pagava per lei,
purch si degnasse far vedere i conti a qualche suo ricco innamorato.
Possedeva tesori nel suo piccolo palazzo, e molto spesso non ricordava
nemmeno con esattezza i nomi di quelli che avevano gareggiato nel darle
prova di amore e di munificenza.

Un vecchio amministratore, M. Bollot, rimastole pi fedele dell'amante
che glielo aveva messo in carica, veniva ogni fin di mese a pagarle i
redditi e spiegarle quale nuovo impiego di capitale fosse utile fare.
M. Bollot beveva regolarmente due bicchierini di Kmmel, le carezzava
i capelli biondi con il buon sorriso d'un vecchio pap, riponeva gli
scartafacci nella sua logora cartella di cuoio, e, mezzo curvo per il
mal di reni, le diceva prima d'andarsene:

--Alors, ma chre enfant, si vous avez besoin de moi, vous savez o
j'habite: rue Taibout 47, au deuxime. Il n'y a pas d'ascenseur.

E se n'andava, mettendosi all'occhiello un fiore dei vasi di Bluette.

Se non avesse avuta fortuna, questa bella ragazza, certo sarebbe stato
molto facile per lei capitare nelle mani d'un furfante, che l'avrebbe
di nuovo ridotta sul lastrico, senza lasciarle nemmeno comprendere,
povera Bluette, quel che significa un'amministrazione. Ma invece M.
Bollot era di sana pianta un galantuomo; vigilava su questo patrimonio
come se fosse roba sua propria, ed era capace di bisticciarsi un paio
d'ore, con la sua cocciutaggine da vecchio reumatizzato, per aumentare
d'un magro scudo il capitale di Bluette.

Ed a Bluette tutti volevano bene; questa era la sua fortuna. C'era in
lei qualcosa che pareva dire alla gente: Io son nata per far piacere a
chi mi guarda. Parlare con lei, o vederla vivere, significava provare
una di quelle sensazioni primaverili che soltanto i bei fiori e le
belle creature dnno. La sua voce, il sorriso che aveva in tutta la
persona, i colori che portava nella sua materia, la semplice grazia
che metteva ne' suoi movimenti, e non so quale profonda ma dolce
sensualit, profusa, intessuta in ogni spazio della sua vita, e quel
suo carattere di fanciulla, che pareva trasparire dalla sua giovent
come il color del sole da un limpido bicchiere d'acqua, tutto insomma
di lei era composto in guisa che ogni creatura, nello starle accanto,
provava una freschissima gioia.

Aveva camminato fra il vizio, ed era il vizio, ma pareva che nulla di
tutto ci le fosse giunto sino al cuore.

Molti uomini erano passati nella sua giovinezza, e forse non aveva
amato ancor nessuno. Max l'aveva stordita; gli altri le avevan dato
appena qualche torbida e complicata ora di piacere; soltanto il bravo
Jack, l'inventore d'un passo di Rag-Time, era stato per lei qualcosa
pi d'un amante: quasi un piccolo, sbadato, inconscio e ridicolo amore.
Povero Jack Morrison! Ella si ricordava ogni tanto ch'era stato buono
con lei, ch'era stato per lei una specie di burbero e dolce fratello,
che si era talvolta rasciugata in fretta una lacrima col rovescio
della manica, ed infine che nessun altro danzatore sapeva ballare come
Jack!... Adesso ne conservava qualche ritratto sparso per la casa, ed
uno in camera, sopra una mensola, dov'erano sempre alcuni ramoscelli di
freschi fiori. Qualchevolta, nell'andarsi a coricare, gli diceva come
per ischerzo:--Good night, mon vieil imbcile de Jack!...

Era stato il solo che le avesse voluto bene per lei sola, e quasi le
pareva che anche di l dal mare, traverso l'infinita solitudine, quel
ballerino biondo le mandasse un profumo di poesia.

Dunque il signore d'Olonzac la condusse nel talamo di Fred Chinchilla,
ed us maniere tanto affettuose, che Bluette, ripensando alla sua fama
orribile, si convinse che il gagliardo e bel signore doveva essere, per
ragion d'invidia, un uomo terribilmente calunniato.

--Vois-tu,--ella dichiar a Linette, sua confidente,--ce d'Olonzac il me
plat, parce que c'est un homme qui connat les femmes. Avec lui on est
bien vite  son aise...

Linette le teneva il broncio. Quella sera non volle, come invece usava
di consueto, darle consigli n chiederle schiarimenti. Ma poich
Bluette insisteva, enunzi nondimeno il suo parere:

--A moi, Madame, il m'est antipathique.

--Fichtre! t'es pas facile, toi! Que'est-ce que tu lui trouves
d'antipathique?

--Tout et rien, Madame. Ce n'est pas mon type... voil tout! Et puis je
vous dis, Madame, qu'il a une tte dont il faudrait se mfier.

Bluette si mise a ridere. Stavano entrambe davanti alla specchiera.
Bluette seduta, menare Linette la pettinava.

--Il a tes yeux et ton front, Linette. Je dcouvre, en te regardant dans
la glace, que tu lui ressembles d'une faon frappante... Ae! diable!
mais tu m'arraches les cheveux!...

Linette si fece rossa come una educanda, e, per nascondere il viso
avvampato, lasci cadere a bella posta un gran mazzo di forcine.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Allora, in un giorno di corse, Fred Chinchilla ebbe la ventura
d'incontrarsi viso a viso con Mimi Bluette. Si dissero dapprima un
mucchio di cortesie, lodandosi la foggia dell'abito, il modello del
cappellino, e passeggiarono un poco insieme, poich, sebben rivali,
sapevano di figurare molto bene accanto. Finalmente si accordarono per
scommettere sul medesimo cavallo. Ma dopo aver discussa con minuzia la
monta, il peso, le condizioni del terreno, quando suon il buttasella,
Fred Chinchilla disse di punto in bianco:

--Pourtant je ne te fais pas mes compliments, Bluette!

--Quoi donc, Fred?

--Tu sais bien que j'ai fait de gros sacrifices pour cet homme, et toi...

--Quel homme?

--Mais Ror, voyons!

--Ah, Ror, Ror... Bien, vois-tu, moi, il m'indiffre....

--Ce n'est pas ce qu'on raconte, ni ce qu'il raconte!

--Plat-il?

--Je dis que Ror te promne un peu partout, en disant qu'il a d cder
 tes avances.

Bluette si appoggi su l'ombrellino, con tanta nervosit che quasi lo
spezzava.

--Tu ne vas pas me faire croire ces balivernes!... S'il y a quelqu'un
qui me dbine, ma chre, ce quelqu'un c'est prcisment toi!

--Moi, Bluette?

--Oui, je te dis. Mais puisque l'occasion se prsente, il faut t'avouer,
Fred, que moi je ne lui ai point fait d'avances, parce que je n'ai
pas l'habitude, moi, de ces gros sacrifices dont tu parles.... Et
puis... zut! Bien le bonjour, Fred.

Gir sui talloni, e, per farle rabbia, se ne and in cerca di Ror.

In quel momento il signore d'Olonzac le stava osservando ambedue con il
canocchiale, ma di lontano. E compiaciutosi di quella separazione un
po' brusca, si volse a discutere d'elezioni con la moglie liberalissima
di un deputato clericale.

Allora, come tutte le donne che devono prendere una grave risoluzione,
Fred Chinchilla si rec al lavatoio, per mettersi, davanti allo
specchio, un po' di rosso ai labbri e di fina cipria su le guance.
Accomod anche l'appinzatura di cinque o sei spilli, e frattanto la
matrona del luogo, una gioviale femmina panciuta, le confid sottovoce:

--Aujourd'hui, Madame Fred, j'ai un bon tuyau pour la sixime course...

--Fiche-moi la paix, Judith! Voil trente louis que tu me fais perdre
avec tes maudits tuyaux!

--Nous allons nous rattraper aujourd'hui, Madame Fred! Voyez donc: ces
deux cus, je vais les miser moi-mme. Faut-il que je sois sre, hein?

--Ton tuyau, je le connais. Tu vas jouer Bib Lalo, parce qu'il y a
dessus Head.

--Oh, que non, que non, Madame Fred! Bib Lalo, je vous le donne moi-mme
 cinq contre un, car c'est trop long pour lui, sans compter que Head
et Bib Lalo n'ont jamais pu s'entendre.

--a, tu as raison. Ce Head il me fiche une guigne!...

--Et, alors il faut jouer Maid Marian, aussi vrai que je suis dame de
propret. Et si Maid Marian ne vous rapporte pas dix contre un, vous ne
me donnerez plus un sou de pourboire, Madame Fred.

--Maid Marian? Cette vieille rosse?

--Vous allez la voir aujourd'hui la vieille rosse! Bob, l'entraneur,
a jou lui-mme cent louis chez le book Cliffton. Enfin, Madame Fred,
n'oubliez pas que je vous ai donn Roule-ta-bosse, et maintenant je
vous donne Maid Marian... Faites donc  ma guise et vous n'aurez qu'
me dire merci.

--Eh bien, Judith, je vais t'couter une fois de plus. Mais, si tu me
fais perdre encore ces dix louis, qui feront quarante, ma foi, je
t'terai l'envie de me donner des tuyaux!

--C'est a, Madame Fred.

--Et si Bib Lalo gagne, je viens t'arracher ta perruque!

--Bon, Madame Fred. Vous tes jolie  ravir aujourd'hui! Est-il de Worth
ce joli tailleur?

--Pas du tout; il est de Green. Et le chapeau est de Lewis. Quoique les
tailleurs, en gnral, me grossissent un peu...

--Oh, quelle ide, Madame Fred! Aimeriez-vous par hasard tre un
cure-dents strilis comme la petite Estelle? Attendez: encore une
pingle, et puis a sera parfait.

Allora Fred Chinchilla si mise in cerca d'una persona che le premeva
incontrare. Questi era il figlio del Fabbricante di Pneumatici,
ossia del ricco e decorato patrono di Mimi Bluette. Non era difficile
riconoscerlo anche di lontano, per la sua lunga statura ed il suo
profilo aquilino. Da un padre tarchiato e da una madre gallinacea era
venuto fuori cos, lungo e sparuto, con una costituzione da sanatorio,
su due gambe sproporzionate. Mostrava poco ingegno per l'industria del
pneumatico, ma era invece un provetto giocatore di chemin de fer,
aveva libero accesso a tutti i palcoscenici, guidava una cento-cavalli,
faceva debiti con una seriet da probiviro e si regalava tutte le
primizie che venivano a sbocciare negli stabilimenti di Montmartre.

--Eh, Victor!--chiam Fred Chinchilla, tirandolo per la manica,
poich'egli stava discorrendo con altri.

--C'est vous, Fred?

--C'est moi.

--Toute en couleur scarabe?

--Il parat que a porte veine...

--Ravissante!

--Ecoutez, Victor. J'ai un tuyau des plus srs, mais il ne faut pas me
demander de qui je le tiens. C'est un secret.

--Oh, oh!

--Je vous le donne, pour vous remercier des cent louis gagns dans votre
main, avant-hier soir, au Cercle. Et puis, vous savez que je suis bonne
camarade.

--Je n'en doute pas, Fred,--rispose con amicizia il lungo principe
ereditario del caucci.

--Eh bien, voil. Dans la sixime course pariez sur Maid Marian. Misez
tout ce que vous avez dans votre poche. Vous n'aurez qu' me dire
merci.

--Maid Marian? Uhm?... Crois pas!

--Comme vous voudrez, Victor. Bonjour, Victor. Je suis trs presse.

Fece due passi per andarsene, ma torn indietro e lo riprese per la
manica.

--Encore un mot, Victor... en toute confiance. Vous savez bien que
d'Olonzac, cette fripouille de d'Olonzac, ce fameux cochon pour lequel
j'ai eu aussi des faiblesses...

--Et alors?

--Ma foi, dites  votre pre qu'il devient absolument ridicule!

--Oh, quant  mon pre, vous savez bien que nous sommes brouills. Mais,
ridicule en quoi, s'il vous plat?

--Ah, mon cher, il a beau vendre ses pneus! Si d'Olonzac s'y met...

--D'Olonzac?... Mais de quoi s'agit-il? Je n'y comprends goutte!

--Vraiment? Oh, alors, excusez-moi... C'est une gaffe! Je vous croyais
au courant...

--Au courant de quoi?

--Mais de la nouvelle dont tout le monde parle... c'est--dire que
Bluette...

--Bluette? Qua-t-elle-fait? Divorce-t-elle d'avec mon pre? Mon cher
pre l'a-t-il enfin plaque?

--Pas encore, mon pauvre Victor! Mais, tant pis! puisque j'ai commenc,
faut bien que je finisse. Ror s'est mis avec Bluette. Bluette en est
folle. Ce qui fait en somme que votre pre entretient Ror...

L'elastico principe ereditario del caucci fece allora un piccolo
salto, che lo allontan d'un paio di metri da Fred Chinchilla. Poi
diede principio ad una stura di pittoresche bestemmie.

--Oui, mon pauvre Victor!... Il vous chicane  vous, qui tes son fils
lgitime, les vingt-cinq louis, tandis que Bluette le ruine et que Ror
les ruinera tous les deux!

Poi aperse l'ombrellino e and via dicendogli:

--En tout cas n'oubliez pas Maid Marian, puisque c'est de l'argent sr...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Ror, sdraiato sopra un divano, con la testa su le ginocchia di
Bluette, la pettinatura in disordine per colpa di ci che avevano poco
dianzi compiuto, le stava spiegando con volubilit ch'egli era nato
per essere un uomo d'affari. Secondo lui Mimi era male amministrata.
Quel vecchio Monsieur Bollot, se non era proprio un ladro, per lo meno
era un imbecille. Del resto lui, d'Olonzac, si era preso il gusto
di appurare un poco le cose; lui, d'Olonzac, sapeva che il vecchio
Bollot, qualche mese innanzi, aveva maritata una nipote facendole una
dote di quasi centomila franchi. Ora, siccome il vecchio Bollot, del
proprio, non possedeva che una magra pensione governativa ed i suoi
piccoli redditi professionali, era evidente che la bellissima dote
proveniva dal denaro di Bluette. Non solo; ma lui, d'Olonzac, sapeva
che il patrimonio di Bluette rendeva press'a poco un quarto di ci che
avrebbe dovuto rendere, perch il bravo Monsieur Bollot si divertiva,
non avendo nessun controllo, a fare prestiti grossi o piccoli a' suoi
propri amici, su ipoteche meno che sicure; anzi arrivava persino
ad esercitare l'usura per conto proprio,--come aveva saputo per via
d'informazioni secrete, lui stesso, il benemerito signore d'Olonzac...

Se Bluette gli avesse data una piccola procura!... due righe,
nient'altro che due righe davanti a notaio, lui, d'Olonzac, avrebbe
facilmente provveduto a raddoppiarle il reddito in sei mesi, e
triplicarlo in sguito; lui, d'Olonzac, che aveva ereditato solo debiti
e gravezze dal conte suo padre, adesso aveva un patrimonio fiorente...
lui, d'Olonzac, era nato con il bernccolo dell'uomo d'affari.

Bluette, un po' stordita per quello che avevano fatto poco dianzi, l
su la vasta e morbida pelliccia d'orso del Canad, lo ascoltava con un
sorriso negligente, senza dargli torto n ragione, poich la donna, per
istinto, ha sempre una fiducia molto limitata in coloro che maneggiano
il suo denaro. Non era del tutto certa che Monsieur Bollot fosse un
galantuomo; bens era schiettamente persuasa che il signore d'Olonzac
fosse un piacevole furfante. Piacevole senza dubbio, sopra tutto
quand'era coricato su le pellicce d'orso del Canad.

Ma la negligenza di Bluette era compensata invece dall'attenzione di
Linette, la quale, come tutte le cameriere di stile, traguardava ed
origliava dietro gli usci, senza perdere un gesto n una sillaba di
quelle pomeridiane intimit.

Se non facessero cos, queste povere cameriere, in qual modo
apprenderebbero esse a conoscere, quindi a secondare, il carattere
delle bisbettiche loro padrone?

Poi entr anche la madre Malespano. La quale vide per terra la
pelliccia scompigliata, e la rimise a posto col piede. Quel giorno
portava un bell'abito, color cilestrino, che la faceva sembrare una
biondina folle, grazie all'ossigeno dell'Institut del Beaut. La madre
Malespano aveva una simpatia svenevole per il signore d'Olonzac; nel
respirare davanti a lui gonfiava in modo inverecondo il suo bellissimo
seno.

Egli non si mosse. Bluette neppure. La bionda Caterina sedette,
accavallando le gambe, vicino al loro canap.

Allora si vide ancor meglio che Maurice, maggiordomo impeccabile, non
era persona di cattivo gusto. La bionda Caterina dava tutte le ragioni
al signore d'Olonzac. Secondo lei era la Provvidenza che mandava in
casa loro quel bel giovine per sorvegliare un poco le mene del vecchio
Bollot...

Ma invece Mimi non poteva tollerare che la bionda Caterina venisse a
mettere il becco negli affari suoi. Le urtava un po' i nervi, questa
madre scandalosa e pettegola, che ormai non si contentava nemmeno pi
del maggiordomo, ed aveva incominciato a commettere, proprio l nel
quartiere, un certo numero di spudorate infedelt.

Sicch, non appena la madre volle darle un consiglio, Bluette la
rimbecc:

--Tu, mamma, te l'ho gi detto: se vuoi che andiamo d'accordo, non
t'immischiare nei fatti miei.

--Ah, bon Di, bon Di, quel mauditt caractre!--rispose la bionda
Caterina, con il suo francese adorno di pittoresche licenze lombarde.

Ror, cambiando guancia su le ginocchia di Bluette, stese una mano,
sorridendo, verso la madre Malespano; e frattanto ripeteva:

--Chre amie... trs chre amie!...

La bionda Caterina prodig a quelle magre dita una carezza quasi
viscida, e tanto si gonfi, che il suo bellissimo petto pi non
ridiscendeva.

--Tu, mamma,--riprese Bluette--non so davvero perch ti ostini a rimanere
qui. Non sei riuscita n ad imparare il francese n a passare una
settimana senza far nascere qualche malanno.

--L'coutez-vous, l'coutez-vous monsi le conte di Lonzac?... Et dire
che ze l'adore comme la prounelle de mes yeux!

--Chre Madame, vous tes encore trop jolie pour que Bluette vous
obisse!...--rispose con una subdola galanteria il signore d'Olonzac,
strizzando l'occhio a Bluette, che sorrise.

E la bionda Caterina intanto arrossiva di piacere.

--Que voulez-vous, monsi le conte? N'est pas ma fotte si ze resiste
encore un p!...

--Anzi, mamma, dovresti proprio fare quello che ti ho consigliato io:
preparare i tuoi bauli piano piano, mettervi dentro tutto quello che ti
abbisogna, e tornartene tranquillamente a casa tua.

--Casa mia? Sai bene che non l'ho pi.

--Voglio dire da tua sorella, per intanto. Poi ti rifaresti una casa
nuova, bella, comoda: in citt, in campagna, come preferisci. Io ti
manderei mese per mese tutto il denaro che possa occorrerti; se vuoi ti
mander anche Maurice, per farti servire a puntino... E questo, vedi, 
l'unico mezzo con il quale potremo essere felici tutt'e due.

--Figlia ingrata!--esclam la bionda Caterina, toccandosi un ricciolo
delle sue trecce finte.

--Perch ingrata, mamma? Tu verresti a Parigi qualche mese all'anno,
durante la primavera, per esempio, ed io ti spedirei per pacco postale
tutti quei regali che mi tocca farti quando abiti qui.--Cos parlando
ella carezzava la bocca e gli occhi di Ror; fumava, distratta, con il
capo rovesciato su la spalliera del divano.

--Senza contare,--seguit--che tu, mamma, sei ancora una bella donna, e,
se ti annoi, potresti anche riprendere marito.

--Certamente non sono vecchia e non son neanche da buttar
via...--confess la madre Malespano, sogguardando il suo bel corpo.--Ma,
vedi, sposare un uomo  una faccenda seria, perch gli uomini al giorno
d'oggi, o di riffe o di raffe, quasi tutti cercano di farsi mantenere...

Il delicato signore d'Olonzac di nuovo cambi guancia su le ginocchia
di Bluette, e sorrise tranquillamente.

--Per, per,--concluse la bionda Caterina--quello che mi consigli non
 del tutto stupido, e forse, uno di questi giorni, prender la mia
risoluzione.

--Brava, mammina! E decditi presto, perch sai bene che fra un mese
deve incominciare la mia tourne.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Allora, non appena il signor d'Olonzac fu andato via, Linette, che
aveva origliato scrupolosamente, prese tutto il suo coraggio a due
mani, entr nella stanza dov'era la sua padrona e si mise a piangere
dirottamente, perch aveva il cuore cos gonfio da non poterne pi.

Bluette dapprima la guard stupefatta, poi l'afferr per i due polsi,
che Linette si premeva contro la faccia, e commossa non ristava
dal chiederle cosa mai fosse capitato. Le lacrime cadevano sul bel
grembiule di lino. fitte, veloci, e rotolavano gi come perle. Questa
povera Bluette, che aveva un cuore di bambina, vedendola piangere, e
non riuscendo a cavarle una parola, quasi quasi provava il bisogno di
mettersi a piangere insieme con lei. S'immagin che le fosse accaduta
una disgrazia di famiglia, oppure che avesse un amore infelice,
oppure che si fosse trovata incinta, come capita qualchevolta contro
tutte le previsioni, o che le avesser rubato i suoi risparmi, o che
avesse lasciato prender fuoco a qualche scatola di Valenciennes... Ma
davanti a ciascuna sua domanda, Linette scuoteva il capo in silenzio
e piangeva sempre pi. Allora la fece sedere sul divano, come se la
padrona fosse lei, e piano piano le carezzava i capelli.

--Dis-moi tout, Linette... N'aie pas peur. Si tu as commis une faute, je
te pardonne, et si tu as quelque chagrin, je t'aiderai de tout mon coeur.

Linette allora balbett:

--C'est  cause de vous, Madame, que je pleure...

--A cause de moi, Linette?

--Mais si... parce qu'il fallait vous le dire tout de suite... et ne pas
attendre si longtemps...

--Me dire quoi, Linette?

--Mais oui, mais oui... parce que vous tes si bonne, Madame, et je
vous aime si fort, Madame... tandis que lui il n'est qu'un vaurien
quelconque, un gredin quelconque... Oui, Madame! Et mon devoir tait de
vous le dire avant que vous ne soyez amoureuse de lui...

--Mais de qui parles-tu, Linette?

--Vous le savez bien. Madame... Je parie de ce faux Comte d'Olonzac,
lequel n'est autre chose que...

--Que quoi, Linette?

--Eh bien, n'est autre chose que mon frre!... Oui Madame! oui,
Madame!... mon propre frre, le dsespoir de ma vieille maman, un sale
type, Madame!

Bluette fece due passi indietro, e con un gesto nervoso intrecci
le dita. Linette s'era levata in piedi, ma oscillava come se avesse
perduto l'equilibrio. Dopo una pausa, che dur qualche momento,
Bluette, con un senso d'improvvisa vergogna, si and a guardare in uno
specchio, e disse:

--Ben, vrai! Ce n'est pas mal ce que tu me racontes, Linette!

Poi soggiunse, come a s stessa:--Aprs tout, s'il est ton frre, a
ne change pas grand' chose... Je savais bien qu'il n'est pas comte...
pourtant je le croyais d'Olonzac.

--Il n'est pas d'Olonzac, Madame.

--Qu'est ce qu'il est donc?

--Il est Messanges, comme moi, Honor Messanges, et pas un brin de plus.
Il tait mcanicien dans le temps; plus tard ils s'est fait coureur de
motocyclettes. Il vit, parat-il, sur le dos des femmes...

--Tiens!...--fece Mimi con simulazione.--Tu le sais pour sr, Linette?

--Mais tout le monde le sait, Madame! Seulement, avec son titre de comte
on le gobe, et il se fait recevoir partout. C'est une fine crapule,
Madame! Et, d'ailleurs, je vous avais mise sur vos gardes.

--Tu m'as dit en effet qu'il n'tait pas ton type... Mais cela n'avait
pas trop d'importance, puisque, pour le moment, il tait le mien.

--Voil le danger. Madame. Et comme j'ai entendu qu'il veut se mler de
vos affaires, cote que cote, et mme au prix de sa vengeance, je vous
l'ait dit, et j'ai cru bien faire. Sans doute Madame ne voudra plus de
moi  prsent...

Bluette si stava incipriando, ma butt per terra il piumino con un
gesto improvviso d'ira.

--Ecoute, Linette! Sors d'ici pour le moment. Parce que tu m'as rendue
nerveuse, et tu m'embtes! Je n'aime pas qu'on s'occupe de mes
affaires; car je ne suis pas une enfant et je sais  quoi m'en tenir.
Ramasse vite la houppe frotte tes yeux, et va-t-en!

Quando gi Linette era su l'uscio, e stava per andarsene a fronte
china, Bluette soggiunse:

--Et gare  toi si tu souffles mot  ton frre de ce que tu m'as dit!

--Bien, Madame.

--Ni  ton frre, ni  personne.

--Bien, Madame.

--Et si on voit que tu as pleur, tu diras que tu as des peines de
coeur...

--Bien, Madame.

Era gi nel corridoio, quando Bluette la richiam:

--Viens ici, Linette! J'ai tort de te rudoyer; car tu es une brave
fille, et je te remercie. Bien que tu aies tort de me croire si sotte.
Car, d'Olonzac ou Messanges, ton frre ou non, il en faut dix comme lui
pour mettre en danger le coeur de Mimi Bluette!

--J'en suis bien aise, Madame.

--Je parais cervele parce que c'est plus commode; je ne le suis pas,
je te l'affirme.

Linette le prese un braccio nudo e lo baci con effusione.

--Si d'ailleurs le jeune comte a t le bienvenu chez moi, c'est que
j'en ai assez du vieux fabricant de pneus!... Mais j'ai trouv mieux
que a, Linette! Je voulais seulement faire enrager Fred Chinchilla...
Et puis, et puis... a ne te regarde pas, Linette, mais je t'assure
qu'il est rudemente bien quand il n'a sur lui ni son veston ni son
d'Olonzac!...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Mieux-que-a era uomo politico, aspirante in pectore ad una futura
presidenza della Repubblica. L'ex-avvocato Mieux-que-a era nato
in un angolo di provincia, come tutti quelli che riescono a farsi
prendere sul serio dalla Capitale. Parigi  terreno di conquista, ove
difficilmente incontra fortuna la gente che si fa troppi scrupoli e
quella che, per star ferma ne' suoi principii, finisce con mancare
d'ogni malleabilit.

Quanto a principii, l'ex-avvocato Mieux-que-a non ne aveva manco
l'ombra.

Quanto a scrupoli, aveva quelli che possono andare d'accordo con la
transigenza d'un uomo di spirito.

Le cose che fece in trent'anni di carriera furono le seguenti:

  cambi partito cinque o sei volte;
  moglie, due volte sole;
  amanti, ne cambi assai.
  Come segretario, imbrogli il suo principale,
  come avvocato, imbrogli i suoi clienti,
  come speculatore, i suoi azionisti,
  come uomo politico, i suoi elettori,
  come uomo di governo, la Repubblica.

Ma la sua grande astuzia fece s che i varii partiti ai quali
appartenne gli mantennero il voto.

  Le due mogli divorziate lo rimpiansero.
  Le amanti abbandonate non gli serbarono rancore.
  Il suo principale divenne suo segretario.
  I clienti affluirono vieppi numerosi.
  Gli azionisti gli versaron nuovi capitali.
  Le due Camere lo vollero Ministro.
  La Repubblica gli promise di eleggerlo Presidente.

Era un uomo agile, abile, malleabile, che aveva semplicemente saputo
compiere la sua strada.

       *       *       *       *       *

Ordunque il signore d'Olonzac ebbe la delusione di vedere che Mimi
Bluette, nonostante i fatti gravissimi recati a sua conoscenza,
manteneva un'assoluta fiducia nell'amministrazione del vecchio Monsieur
Bollot.

Questo fatto persuase l'accorto signore d'Olonzac a ricercare di
bel nuovo le grazie della puntigliosa Fred Chinchilla. Nello stesso
tempo il Mercante di Pneumatici, che naturalmente non poteva mettersi
a lottare con un Ministro d'Industria e Commercio, ritir le sue
credenziali. Ma, per consolarsi dell'abbandono, fece tappezzare i
muri della Capitale con un cartello di pubblicit, nel quale i suoi
pneumatici erano fatti preferire al pubblico dal sorriso d'una donna
che somigliava spudoratamente a Mimi Bluette.

E Linette, cameriera dalle calze di voil, rimase il domestico angelo
guardiano della Ministressa Mimi Bluette.

Ormai dunque le si apriva dinanzi ci che si usa chiamare un orizzonte
politico. Dalle sue piccole mani quasi azzurre poteva essere gettato
qualche dado nel bossolo della sorte repubblicana; sui Dipartimenti
e su le Colonie aleggiava il profumo della sua nascosta e leggera
sovranit. Se avesse avuto quel bernoccolo del governo che rese
illustri tante Ninfe Egerie della politica francese, la prodigiosa
Mimi Bluette, inventrice del My Blu, avrebbe forse potuto tramandarsi
alla storia insieme con l'amante del generale Boulanger, od almeno
in compagnia di quell'ammirevole ispiratrice, od aspiratrice, che fu
Madame Steinheil.

Ma ella di governo ben poco s'intendeva, ed il Ministro non riusc a
svegliare in lei nessun amore per la politica, n per gli uomini che
si contendono il potere. Ella sopportava questa Eccellenza, come aveva
sopportato il Mercante di Pneumatici, come aveva sopportato il Grande
Industriale, nonch tutti gli altri che si erano presi cura di lei,
studiandosi di fare quel che poteva per il bene del paese; poich gli
affari d'un Ministero dipendono spesso dal modo come Sua Eccellenza il
Ministro ha passata la notte.

Ora, l'Industria ed il Commercio della Repubblica non poterono che
lodarsi di lei.

Nella sua qualit di Ministressa ella fu delegata in quei tempi a
rappresentare la Repubblica nelle coltri borboniche di un giovine Re
Cattolicissimo, che Parigi festeggiava.

Pi tardi un Granduca nevrastenico disannoi nelle sue morbide braccia
le imperiali malinconie dell'anima slava.

E rimase in carica fin quando il Gabinetto fu rovesciato. Poi usc
dalla politica per entrare nell'amore.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Fu d'inverno, in una bianca sera d'inverno, che all'improvviso, e col
suo cuore di vergine, la divina Bluette s'innamor.

Talvolta ella tornava nel Bar della Grande Rouquine, per ritrovare i
suoi compagni, le sue compagne d'un tempo, e spesso vi pranzava con
grande allegria, nelle sere di libert, quando non doveva danzare o
quando S. E. il Ministro le usava la cortesia di lasciarla in pace.
Laggi, nel piccolo Bar, l'accoglievano come una reginetta, e non
appena Bluette vi entrava, tutti quanti erano sossopra. La Grande
Rouquine, col suo cespuglio di capelli rossi, con i suoi occhiacci da
gatta selvatica, la voce sonora e fioca, bruciacchiata dall'arsura
delle sigarette russe, la Grande Rouquine, donna che aveva un
passato, era sempre l, dietro il suo banco, a tenere in briglia
quella famigerata clientela. Vedendola entrare, scattava su come un
pagliaccio a molla da una scatola chiusa, le correva incontro, le dava
due terribili baci, serrandola fra le sue braccia di befana.

Limka, violino di spalla, tzeco delle Batignolles, attaccava il My Blu.

E siccome, in fondo, Bluette non era nata per frequentare Ministri n
per gustar le freddure di qualche socio della Rue Royale, Mimi Bluette,
che v'era passata frammezzo, ancora si trovava molto bene fra quelle
canaglie simpatiche, fra que' sinceri e briosi farabutti, che forse
valevano poco meno di certi gesuiti rispettabili, affiliati a leghe di
pubblica moralit.

Per lei quel Bar della Grande Rouquine rappresentava uno svago ed
in certo senso un riposo dalla sua vita di necessaria commediante,
quasi quasi un angolo di antica indimenticata famiglia, ove nondimeno
avrebbe trovato un rifugio nell'ora del pericolo, quando per avventura
il mutevole giuoco della sorte avesse provveduto a punirla della sua
troppo facile prosperit. Quella Grande Rouquine, lunga di cosce,
priva di seni, con la fisionomia di cera, le voleva bene a modo suo,
chiss mai perch, ma le voleva bene. Se un giorno per avventura le
fosse mancato un luigi, Limka, tzeco delle Batignolles, certamente
gliel'avrebbe dato a prestito. Florina-Bey, sebbene si vestisse da una
sartina di Billancourt, aveva certo pi spirito che Fred Chinchilla,
e Boblikoff, il terribile Boblikoff, ex-domatore d'orsi, l'amava pur
sempre d'una sua rassegnata umile passione.

L, nel Bar equivoco ed elegante, ove bazzicavan tanti ladri e tanti
sperduti, ove la miseria e la nobilt bevevano le stesse droghe ne'
medesimi bicchieri, dove la prostituzione vecchia e quella non ancora
deflorata cenavano su lo stesso tavolino alla musica di My Blu, dove,
nelle tarde ore della notte, quando i clienti serii, cio quelli che
pagano, se n'erano andati, Garcia Pois-Lourd, boxeur deluso, si giocava
un'orzata al picchetto con l'efebo Jean Kiki, mentre la Grande Rouquine
faceva i conti di cassa,--l, forse, il mondo era peggiore d'apparenza
che in verit, mentre molto spesso altrove il mondo  peggiore in
verit che d'apparenza.

Or quella sera per l'appunto il Ministro erasi recato a rappresentare
il Governo della Repubblica in non so quale Dipartimento; le aveva
mandato un ultimo bacio per telefono, ed ossequiato, affabile,
ammiratissimo, era partito alle 9 precise dalla Gare de Lyon.

La sola che non ammirasse quest'uomo era proprio Mimi Bluette. Gli 
che Bluette, lo conosceva intimamente.

Il Ministro  l'uomo forse meno amato che si conosca su la terra.
Non  pi giovane, ha sempre un tono declamatorio, certe maniere
burocratiche, non  libero, non  spensierato, non pu essere geloso,
 troppo autorevole per essere considerato un passatempo e troppo in
vista per essere temuto. Paga di solito con denari dello Stato e scrive
lettere d'amore che sembrano protocolli di cancelleria.

Quello poi d'Industria e Commercio  un Ministro che non esercita
prestigio alcuno su la donna, perch il suo dicastero manca di
attributi speciosi e di cerimonie teatrali. Di pi disadorno che il
Ministro d'Industria e Commercio v' soltanto il Ministro delle Poste e
Telegrafi; quello poi di Belle Arti e Culti non si capisce bene cosa
faccia.

Ma in generale non si capisce bene cosa facciano tutti i Ministri.

Ad ogni modo, per le ragioni sopra citate, Mimi Bluette era molto pi
allegra quando Sua Eccellenza viaggiava per i Dipartimenti; e quella
sera, nonostante la neve, pens di andarsene al Bar della Grande
Rouquine.

Non volle nemmeno servirsi della propria automobile; fece chiamare
invece un tassametro sgangherato, per concedersi meglio l'illusione
d'essere ancora una piccola Parigina in libert.

Quando la sorte ci ha sollevati al culmine delle pi alte fortune, la
perfetta gioia consiste nel ritornare verso l'origine. E poich siamo
assurdi, se la vita per avventura ci riconduce all'umilt passata,
quel bene che fu perduto assume ai nostri occhi un lontano colore di
felicit.

Bluette, nel veicolo traballante, rivedeva con esattezza il remoto
pomeriggio, allorch, povera e trasognata, giunse nella stupenda
Capitale. Si ricord quella ridda che le apparve sui Grandi Boulevards,
la prima sera: Crmieux.... Luna Park... habille bien... Le Matin...
Michelin... Galeries... Polin... sait tout...

E Max? dov'era Max?

Forse in galera, forse in giro per il mondo, forse diventato un
galantuomo... chiss?

Frattanto la neve senza vento cadeva gi fiocco a fiocco, prendendo
il colore dei lampioni, la forma delle case, buona, bianca, lieve.
Una specie di silenzio candido si avvolgeva intorno al rumore della
Capitale. Povere vecchie pedine trottavano sui marciapiedi, sgominate.

Il suo piccolo cuore si strinse. Aveva quasi piet, in quella sera di
neve, d'ogni creatura che non fosse tepida, bella, felice come lei.

Mimi Bluette!... si chiamava Mimi Bluette!... e pronunziare a se stessa
il proprio nome le dava quasi una sottile intima gioia.

Traverso i vetri appannati vedeva le case brillare, le strade
avventarsi come corridoi di luce nei dedali dei quartieri bui; vedeva
le piazze deserte, i cumuli di sedie accatastate con le gambe all'aria
su le terrazze dei caff, i lunghi funerali immobili delle vetture di
piazza, i cinematografi, che lanciavan su la neve iridi violette, gli
edifici pubblici, solenni e tetri come prigioni, gli spazzaturai simili
a file di deportati, che ammucchiavano la neve, i grandi vestiboli
dei teatri, pieni di fiamma,--e tutto questo era un po' suo, era un
lembo dell'anima sua; chiunque avesse fatto male ad una delle cose che
vedeva, in quella bianca sera d'inverno, avrebbe fatto male anche a lei.

Nel Bar della Grande Rouquine fu ricevuta come al solito con tripudio e
con rumore.

P'tit-Bguin, il quale pranzava in tte--tte con un forestiero
dall'aria di Pasci, si alz appositamente per venirle a baciare la
mano. Questo, anche nel caso di P'tit-Bguin, era certo una galanteria.

Jennie-Minnie-et Llie, che sebbene alquanto invecchiate costituivano
sempre un inseparabile trio, le fecero grandi accoglienze, anche nella
previsione che Mimi volesse pagar loro la cena. Il bookmaker Cliffton
interruppe la lettura del _Paris-Sport_ per mandarle un asciutto
complimento inglese, che voleva probabilmente essere un invito. Ma ella
si mise all'ultimo tavolino, presso il banco, perch in tal modo poteva
meglio discorrere con la Grande Rouquine.

Frattanto Limka suonava il My Blu.

Adesso, di My Blu, ve n'eran centinaia; ogni grattacorde, o
picchiatasti, cercava di mettere in voga il proprio. Ma Limka, tzeco
delle Batignolles, suonava il My Blu classico, il primo, quello ch'era
stato creato per la divina Bluette.

Quella sera la Grande Rouquine era vestita di verde, d'un verde
verdissimo, ed aveva intorno al collo un boa nero, d'un nero nerissimo,
che le faceva star bene il volto, freddo come l'elettricit.

V'era molta gente quella sera, e la Grande Rouquine governava tutto il
servizio con la fiamma de' suoi occhiacci verdi. Ai tempi di Bluette
il Bar non aveva che quell'unica sala, e qualche ammezzato ove si
giocava d'azzardo; ma ora le sale a pianterreno si erano moltiplicate,
sebbene conservassero una disposizione ambigua da labirinto e ci
fosse ancora, presso l'entrata, quel famoso paravento contro il quale
ruzzol Max quando ricevette il formidabile pugno di Boblikoff. E
c'era il medesimo Boblikoff, che ormai doveva essere divenuto qualcosa
nell'amministrazione del locale, pur conservandosi una rispettabile
aria da cliente.

Buona cucina, belle donne, bei ragazzi, atmosfera di malavita elegante,
spaccio clandestino di afrodisiaci e di stupefacenti, ecco forse alcuni
fra i mezzi ch'erano serviti alla Grande Rouquine per mettere di moda
il suo ritrovo.

In primo luogo Mimi ebbe voglia di mangiare certe moules-marinire,
che vide passare fumanti nella zuppiera di terracotta.

--Attention! elles sont trs lourdes le soir...--l'avvert amabilmente
Sanderini, personaggio in redingote, grande consumatore di paglie
Ngri-Pipoz, che doveva probabilmente esercitare qualche altro
mestiere, oltre quello di passare sei o sette ore, su le ventiquattro,
nel Bar della Grande Rouquine.

Questo Sanderini era magro come il tifo e luccicante come lo smeriglio,
per colpa della sua marsina. La faccia gli rientrava nella bocca,
lasciando fuori solamente un naso ridicolo ed un mento che pareva il
naso capovolto. Sanderini faceva tutto quello che chicchessia volesse
far fare a Sanderini: dal condurre i curiosi a veder i quadri viventi,
sino a provvedere mazzi di carte preparate o combinare un'udienza
con l'Arcivescovo di Parigi. Se l'invitavano a cena, mangiava molto
volentieri; se l'invitavano a bere, beveva pi che volentieri; per
conto suo l'amabile Sanderini faceva un gran consumo di paglie
Ngri-Pipoz.

Ora, nonostante il suo consiglio, Bluette, ingorda, mangi les
moules-marinire. Sanderini, seduto sopra uno sgabello, presso il
banco, si limit a provarne cinque o sei. Le trov salate, perch aveva
lo spirito critico, ed anche perch, avendo fatto il giro del mondo, in
nessuna cosa egli mancava di esperienza.

Intanto Boblikoff venne a farle un po' di corte; per lei fece portar
su dalla cantina un Barsac memorabile, che andava molto bene con les
moules-marinire.

Mimi era distratta.

Il Jokey Perry, che insanguinava il piatto con la sua costata
fiammeggiante, le dava noia, parlandole con la bocca piena dalla tavola
del bookmaker Cliffton.

--Tu vas voir,--disse la Grande Rouquine, con la sua voce riarsa,--ils
vont foutr' de la Worcester Sauce mme dans l'omelette-confitures!

Mimi sorrise. Ma Sanderini fece una tal risata che minacci di
precipitare dallo sgabello. Questa risata condusse alla tavola di
Bluette anche Florina Bey, che incominci a raccontare una lunghissima
storia, la quale a Mimi non importava niente,--perch Mimi era distratta.

Entr Lucien-Lucienne, che per affettazione vestiva in abito da
mattina, con quella eccentricit particolare dei prostituti. Era ben
dipinto, e si mise un po' di cipria sotto il mento, un po' di saliva
sui forti sopraccigli; e questo fece senza nascondersi, anzi davanti
allo specchio ch'era nel fondo. Poi si avanz, camminando su le uova,
in guisa da parere pi dolce che poteva.

--Povero Lucien-Lucienne!--pens Bluette;-- ormai sullo sfiorire.
Gli viene un poco di pancia; poi si vede sbito che porta un mezzo
parrucchino per nascondere la calvizie...

Le colonel Pistafer, clubman di cartapecora, che tutti chiamavano mon
Colonel, pranzava con due minorenni, le quali per ora possedevan
solo un braccialetto d'argento per ciascuna e portavano le trecce
ancora sciolte su le spalle. Pistafer non avrebbe certo impedito a
quelle brave ragazze di restar vergini finch a loro piacesse; inoltre
Pistafer soffriva di vescica, e cinque sei volte almeno durante il
pranzo era costretto ad abbandonare la mensa, per andarsi a lavare le
mani, com'egli diceva con molta seriet. Ma sbito Limka, tzeco delle
Batignolles, attaccava le refrain du Colonel, mentre i suoi musicisti
cantavano in coro:

    Mon Colono, mon Coloni,
  mon Colonel va faire pipi!

Ryff esponeva i suoi schizzi contro il paravento; Gorgonel improvvisava
quartine per un bicchiere di Sciampagna; l'indiana Sit, vestita di
serpenti fosforici, danzava la danza dell'oppio; il giornalista Linne
Ledoux, fra una bottiglia di Whisky ed un mucchio di patate fritte,
meditava certo il suo ricatto settimanale; Minnie, la pi bellina
del famoso trio, sperava di sedurre un piccolo tedesco impariginito;
Mohammed preparava il caff turco per una compagnia di belle Americane.

La grande Lison, tribade impenitente, nutriva con cibi sostanziosi
la sua piccola ed anemica Loulou. Pranzavano insieme, ad un tavolino
appartato, mostrando chiaramente che il vecchio Adamo era stato un
personaggio inutile nella storia del genere umano.

--Cette pauvre Loulou,--disse la Grande Rouquine,--comme elle a l'air
vann! Un jour ou l'autre Lison va lui faire rendre l'me...

--C'est une affaire de gots, rispose Bluette.--A moi, par exemple, leur
vice ne me dit rien.

--C'est que vous tes une vraie femme, vous!--esclam Sanderini, che
frattanto spilluzzicava senz'averne l'aria tutto il pranzo della
indulgente Mimi.

--Vous croyez, Sanderini, vous croyez?...

--Pardi si je le crois! Et je vous en flicite, chre Madame!

--Tais-toi, vieille chandelle!--fece la Grande Rouquine.

--J'ai mes principes, la Grande! Et je n'aime gure celles qui n'ont pas
de got pour notre sexe.

--Est-ce que tu as seulement un sexe, toi?--rimbecc la Grande Rouquine,
con dispregio.

--Eh bien, la Grande, je suis toujours l, si jamais le coeur vous en dit!

Mimi sorrideva con gli angoli della bocca; ma quella sera Mimi sembrava
quasi trasognata, e sebbene sorseggiasse continuamente il suo bicchiere
di Sciampagna, non vi trovava nel fondo che una specie di nervosa e
distratta irrequietudine.

C'era qualcosa che visibilmente le dava noia, le dava turbamento, le
dava una specie di malessere o d'inspiegabile perplessit.

Finalmente si protese verso il banco della Grande Rouquine per
domandarle:

--Mais qui est-il donc cet homme, assis en face de moi, prs de
Cliffton, et qui a une figure si trange?

Dal suo posto la Grande Rouquine non poteva ben vederlo, perch aveva
davanti a s una colonna di scatole d'Avana; ma levatasi ritta,
e veduto l'uomo del quale parlava Bluette, le rispose, anch'ella
sottovoce:

--Eh bien, c'est quelqu'un, ma foi, qui m'intrigue fort moi-mme. Il a
rellement une tte extraordinaire!

--Est-ce que tu le connais?

--Pas du tout. Je le vois par intervalles. Il vient, il dine, il lit les
journaux trangers, ou bien il observe tout ce qui se passe, avec ses
yeux de magntiseur et son air d'garement qui le rend si agrable. Le
matre-d'htel m'a dit qu'il s'appelle Castillo.

--Un Espagnol?

--Que sais-je? Il parle le franais comme moi. Il parle d'ailleurs
toutes les langues, car, un soir, je l'ai entendu causer avec un Russe,
et lorsque Mohammed lui sert son caf ils se disent des amabilits en
turc.

--Il est bel homme, tu sais!

--Ma foi... si tu trouves que les hommes gagnent quelque chose  tre
beaux!...

Bluette prese un'aria di capriccio, un'aria quasi timida, quasi
furtiva, un'aria di bambina, e sottovoce disse alla Grande Rouquine:

--J'aimerais bien le connatre!

Si vede che l'illustre Sanderini possedeva un udito finissimo, perch
rispose con la bocca piena:

--Il n'y a rien qui soit impossible, lorsqu'on peut compter au nombre de
ses amis le nomm Sanderini, suceur de pailles.

--Mouche-toi, vieille bronchite!--lo insolent la Grande Rouquine.

Ma Bluette si mostr confusa, come se le tornasse negli occhi tutto
il pudore di una dimenticata e quasi lontana castit. Bevve un lungo
sorso, poi rispose all'amabile Sanderini:

--Quel vilain homme vous tes! Rien ne vous empcherait de me rendre
mme ridicule! Et puis, j'ai dit cela pour rire, Sanderini... Je vous
en prie, n'en faites rien.

--C'est entendu, c'est entendu! Mais quoi? Vous laisserez donc rentrer
 la cuisine, presque intacte, une pareille glinotte, si dodue et si
blanche? Ce serait une grave indlicatesse!

--Permettez-moi de vous en servir une aile, cher Sanderini.

--J'en goterai, par gourmandise et par complaisance, car mon estomac
est tout dtraqu. Demain matin, d'ailleurs, je me purge.

--Trs bien, cher ami, En attendant versez-moi du Champagne. Car,
voyez-vous, j'ai envie de devenir trs gaie... trs gaie!... Mais, o
est alle Florina?

--Florina doit jouer son numro tout  l'heure. Elle est alle se
dguiser en femme nue. Un costume qui lui sied trs bien, parce qu'elle
est bien faite.

Ma quei discorsi di Sanderini la interessavan molto poco; e
l'onest'uomo comprese ch'era meglio rispettare la sua distrazione.

Mimi allora fece una cosa molto leggiadra.

Quello straniero la guardava ed ella guardava quello straniero. In
un momento che nessuno la vide, alz il bicchiere di Sciampagna, il
bicchiere che brillava come un fiore di cristallo fra le sue minuscole
dita,--e questa fu la cosa molto leggiadra ch'ella fece per quello
straniero: gli mand, prima un sorriso, poi si port il bicchiere
vicino alla bocca, rovesci indietro la fronte, chiuse gli occhi, bevve
per lui...

In quel mentre Florina-Bey stava per cominciare il suo numero.

Egli rispose facendo a sua volta la stessa cosa, ma lentamente,
naturalmente, senza il pi piccolo stupore. Il sorriso nasceva nella
sua faccia senza muovere i lineamenti; nasceva ne' suoi fermi occhi,
splendenti come l'acciaio delle rivoltelle ossidate.

Non era pi giovine; doveva esser quasi vicino ai quarant'anni,
sebbene la sua pelle abbronzata conservasse un liscio colore di
giovent. Robusto, arido, agile, mostrava un singolare aspetto fra
il gentleman ed il cowboy. Qualche riflesso bianco gli correva tra i
capelli nerissimi; i baffi aspri, tagliati a filo su l'orlo del labbro,
mettevan un segno di ruvidezza nella sua faccia quasi delicata.

La divina Bluette prov subitamente la gioia di possedere, nell'anima e
nei sensi, un piccolo secreto. Prov quella gioia sottile, irritante,
esilarante, quella gioia fresca e pungente come la spuma dello
Sciampagna, che ubbriaca l'essere al pari d'un afrodisiaco, allorch si
riceve il primo sorriso d'una creatura che piace.

L'amore non  mai altro che una prolungata memoria di questo momento.

Allora ella god perfettamente il piacere di sentirsi bella, di mandar
luce da ogni fibra del suo corpo giovine, di contenere in ogni vena,
come un dormente brivido, la sua profumata e calda femminilit.

Aveva quasi ventisette anni, la divina Bluette, e non si era mai, se
non per ischerzo, innamorata. Nel suo profondo essere qualcosa parl,
che fino allora non aveva mai detto parola; e d'un tratto si accorse
ch'ella pure avrebbe saputo darsi ad un uomo, ad un amante immaginario,
come fino allora la divina Bluette non si era data mai. Lo guardava,
soggiogata, un po' confusa, come se in lei fosse ancora un non so che
della fanciulla, e provava nel medesimo tempo una sorda irritazione
contro s stessa, una sorda gelosia di quell'uomo ch'era semplicemente
uno sconosciuto,--una bella fugace ombra che passava davanti al suo
bicchiere di Sciampagna.

Tuttavia, s'egli fosse venuto a prenderla, per condurla fuori,
ella, senza rispondere, sarebbe andata con lui. Sarebbe andata con
lui traverso la neve, per le vie scure della Parigi addormentata,
senza parlargli, ma serrando il suo braccio, affondando le scarpine
scollate nella soffice neve, nascondendo il mento freddo nel bavero
della pelliccia cosparsa di brina. E sarebbe andata con lui, dovunque
la conducesse, tacendo, senza guardarlo, come una timida bambina
ubbidiente, solo perch non poteva resistere al piacere di stargli
vicino, solo perch nessun uomo aveva mai saputo farla pensare
all'amore come la faceva pensare all'amore la faccia indefinibile di
quello sconosciuto...

E Sanderini diceva:

--Ma foi, la Grande, si Florina avait autant d'esprit qu'elle a de
belles fesses, Florina-Bey serait au moins Florina-Pacha! Mais la
pauvre n'a jamais su ni faire des dettes ni se les faire payer: ce qui,
pour une femme, quivant  manquer sa carrire.

--Tu me rases, vieux coquillage!--dichiar senz'altro la Grande Rouquine,
con la sua voce bruciacchiata.

E Mimi frattanto sorseggiava il suo bicchiere di Sciampagna, piano
piano, con delizia, fissando gli occhi nel calice per osservare il
liquido biondo che spariva.

Immaginazioni distanti rinascevano con felicit nel suo confuso
pensiero; lembi di desiderio, staccatisi da lei come petali da una
rosa, tornavano con profumo a ravvolgere le sue vene; pagine d'amore,
scorse con voluttuoso ma incredulo piacere, passavano con sembianze di
verit nella sua memoria sovraeccitata, e come sotto il potere d'un
afrodisiaco sottile, s'immaginava nel suo letto caldo, fra le braccia
di quell'amante sconosciuto. Lo guardava con insidia, e quasi temeva,
nel guardarlo, ch'egli potesse indovinare il suo recondito pensiero.

Ma d'un tratto egli medesimo s'alz; venne a scegliere un sigaro vicino
al banco della Grande Rouquine. Sanderini, amabilmente, gli cedette il
suo proprio sgabello e non manc di attaccare discorso dandogli un buon
suggerimento:

--Le savant fumeur que je suis, cher Monsieur, me pousse  vous
recommander ces grands Corona y Corona,--Claro--dont la feuille est
satine comme la peau voluptueuse des Croles... Jamais vous ne
trouverez de meilleur cigare dans tout Paris. Lorsque j'tais  la
Havane...

E narr cos belle storie sul paese del sigaro Avana, che lo straniero,
per compensarlo, fin con offrirgliene uno.

Tutto questo accadeva presso la tavola di Bluette, mentre Bluette,
confusa, guardava nel mezzo della sala. Dopo il numero di Florina-Bey,
un piccolo negro in marsina rossa ballava suonava e faceva un po' di
humour con le doppie suole delle sue scarpe indiavolate. Il piccolo
negro scivolava e tamburinava coi piedi su l'assito cosparso di sabbia,
facendo acrobazie mirabili, senza mai perdere il tempo. Le belle
Americane, diventando irrequiete al suono di quelle musiche nazionali,
battevan le mani con entusiasmo e gli lanciavano marenghi d'oro.

In quel momento Sanderini diceva:

--En effet, Monsieur, je suis d'origine italienne; mais suis n a
Chartres et j'ai fait mes tudes  Genve...

--Toi, mon vieux,--interruppe la Grande Rouquine,--tu dois avoir fait tes
tudes  la Nouvelle, car il suffit de te regarder pour comprendre que
tu viens du bagne.

--Elle a le caractre un peu vif, la Grande...--osserv con dolcezza
l'ottimo Sanderini.--En tout cas je suis bel et bien d'origine
italienne, ainsi que mon nom l'indique, et licenci en droit, si Madame
le veut bien.

--Ce qui est certain c'est que tu as pass  travers le Code Pnal comme
le fil  travers l'aiguille. Et, quant  l'origine, les fripouilles
comme toi n'en ont aucune. Tu es n Sanderini et tu vas crever
Sanderini, un de ces jours, je l'espre.

--Elle me taquine, cher Monsieur, elle me taquine! Et savez-vous
pourquoi? Parce qu'elle a un bguin pour moi, sans doute!

La Grande Rouquine si mise a ridere.

--Tu en as du toupet, vieille camelote!

--En tout cas, Monsieur,--fece Sanderini,--si vous dsirez connatre
une vraie Italienne de naissance, quoiqu'elle soit aujourd'hui la
plus dlicieuse de nos Parisiennes, je vais vous prsenter  Madame
Mimi Bluette, qui aime les gens d'esprit. Ecoutez un instant, Madame
Bluette. Je vous prsente ce Monsieur, dont le nom est Castillo, et
qui, depuis cinq minutes, m'honore de son amiti.

Mimi si volse rapidamente, non seppe che rispondere, divenne
leggermente rossa e fece un piccolo saluto.

Allora l'ottimo Sanderini, dopo esser rimasto accanto a loro quel
tanto che gli parve necessario per aiutarli a vincere l'intoppo delle
prime conversazioni, pens che ormai, come premio della sua fatica,
poteva certo fare assegnamento sovra un paio di marenghi da estorcere
in modo garbato alla generosa Bluette; e, per intanto la sua naturale
compiacenza gli sugger di lasciarli scrupolosamente soli.

Questo pensiero ebbe anche la Grande Rouquine, che, senza dir nulla e
con l'aria pi naturale del mondo, trasloc il suo ufficio di cassiera
proprio all'opposto angolo del banco. Frattanto l'ottimo Sanderini
andava dappertutto scrutando con occhi di lince, per decidere qual
fosse il miglior tavolino sul quale stendere di bel nuovo le sue
caute reti. E poich gli parve che le clienti pi munifiche della
serata fossero per l'appunto quelle rumorose Americane, fece una buona
provvista di paglie Ngri-Pipoz, e con il sigaro del bel Castillo fra i
denti se ne and ad occupare un posticino libero, presso la tavola dove
s'allineavano in file numerose le vuote bottiglie di Pommery, drapeau
Amricain.

Senza dubbio l'ottimo Sanderini aveva una singolare predilezione per le
tavolate allegre, dalle quali volano con facilit i bei marenghi d'oro.

Ed allora quei due rimasero l, vicini e muti, con la bocca su l'orlo
del bicchiere di Sciampagna.

Qualche volta la solitudine improvvisa diventa una vera fatica, una
vera difficolt. Bluette, per far qualcosa, rigirava intorno al polso,
guardandoli con attenzione, i suoi braccialetti pesanti. Castillo, da
buon fumatore, osservava con insistenza la cenere del suo Corona y
Corona--Claro--eccellente sigaro in verit.

E frattanto non le diceva nulla.

Bluette, la divina Bluette cos piena di spirito, per fare come lui,
non trovava neanche una parola.

Forse temevano entrambi di potersi dire, per prima cosa, una
sciocchezza.

Ma Bluette lo guardava.

Egli no.

Egli era fierissimo, con la fronte china; i fili bianchi de' suoi
capelli brillavano fra le ondate nere. Aveva nel dito anulare un solo
anello, ch'era uno smeraldo intenso come un brillante verde; al bottone
della camicia una piccola perla nera; tra il pollice e l'indice della
mano destra una profonda cicatrice, che gli saliva sino alla giuntura
del polso.

Bluette lo guardava minutamente, come una donna guarda l'uomo che vuol
conoscere. Qualcosa d'ambiguo, d'inspiegabile, si muoveva intorno a
quella fisionomia, quasi fosse l'atmosfera visibile del suo spirito, il
colore della sua nascosta volont.

Finalmente egli disse questa cosa importante:

--Je sais qu'on vous appelle My Blu.

--En effet on m'appelle My Blu... Oui, Monsieur, on m'appelle My Blu. On
m'appelle aussi Bluette, et Mimi Bluette si l'on veut tre pdant. Oui,
Monsieur! Ce qui est drle c'est qu'on crit My Blu et on prononce My
Blou... Il y a partout des gens qui ne savent pas la grammaire!

--C'est trs gentil My Blu...

--Vous trouvez? Moi je n'y trouve rien d'extraordinarie. Et vous,
comment vous appelle-t-on, si ce n'est pas indiscret?

--Est ce que vous me demandez mon vrai nom?

--Mais... pas du tout!

--Eh bien, on m'appelle Hilaire Castillo.

--Hilaire? Hilaire?... Mais il y a quelque chose de trop dans ce nom de
vieux moine! Tenez: moi, par exemple, j'aimerais mieux vous appeler
tout simplement Laire...

--J'accepte.

--Merci. Et alors versez moi du Champagne monsieur Laire!

--Voil: votre coupe d'abord, la mienne ensuite, et je vais boire 
votre sant, My Blu! Parce que vous tes depuis longtemps la seule
femme qui me plaise...

Bluette guard nella spuma del bicchiere; gli occhi le brillarono;
v'immerse la bocca, e ridendo si abbandon all'indietro, contro la
spalliera, con una specie di sottile vertigine.

--Vous me dites une chose qui me fait extrmement plaisir... Je ne sais
pas qui vous tes... mais enfin c'est trs gentil quand mme!

Cos'accadeva in lei? Non lo seppe, non lo pens, non lo volle pensare;
ma qualcosa certo accadeva di somigliante all'ebbrezza che d la musica
di una danza nuova, in quelle sere piene di folla quando la felicit
chiusa nell'anima sembra che abbia un sapore su l'orlo dei calici, un
trillo su gli archetti dei violini...

Ecco: poich non s'era innamorata mai, era bella di tutta la sua
bellezza e sapeva innamorarsi in una sera.

Cos egli la teneva ravvolta nel suo sguardo immobile, cos la sua voce
turbata le dava un'impressione di stordimento.

Erano due desiderii, null'altro, davanti all'ilarit, null'altro,
che manda un bicchiere di Sciampagna; la poesia che c' nella vita,
che c' nell'amore: musica dei sensi nell'anima, dell'anima nei
sensi--null'altro.

Ella era passata, quasi come una vergine, fra il piacere di s stessa
e la fatica del piacere altrui; egli veniva chiss mai da qual vita,
solo, con gli occhi giovini che splendevano d'un passato buio.

L'aveva guardata per la prima volta, cos, dal tavolino della sua
cena, frammezzo alle chiacchiere di Sanderini ed al cicaleccio di
Florina-Bey; l'aveva guardata in silenzio, con i suoi occhi fermi,
come si guarda con un piacere quasi lascivo la rosa rorida, gonfia di
plline, che manda profumo....

E d'improvviso a lei era sembrato che un lungo bacio d'amante
percorresse la sua viva nudit.

In silenzio si era nascosta dietro il velo delle sue lunghe ciglia,
quasi per racchiudere in s stessa, per celare in s stessa,
quell'involontario piacere.

Aveva sentito nascere nel suo pudore un'irresistibile voglia d'essere
sfacciata.

Su l'orlo del bicchiere aveva tentato reprimere la tentazione di parere
una femmina.

Gli aveva sorriso.

Ed ora gli parlava stordita, protesa un poco verso di lui, coinvolta
nel suo potere: gi sua. Gli parlava senza dirgli nulla, muovendo le
parole come gesti della mano che volessero carezzarlo.

Similmente, anzi pi turbato, forse pi irritato, egli parlava con lei.
Per dirle cose non ben definite, per chiarire, per nascondere, forse
per distruggere tutto quello che sentiva.

--Oui, je vous ai vue la premire fois au Thtre Michel; je venais de
trs loin ce soir-l... Il y avait dans vos mouvements quelque chose
que je n'ai jamais pu oublier! Et puis, Bluette, certains soirs, la
beaut d'une femme engourdit tout l'tre comme une fume d'opium.
Ce soir-l, vous dansiez des danses lascives, ou bien, que sais-je?
c'tait vous qui tiez lascive... Ma vie est de celles qui n'admettent
pas la beaut. J'ai pass  travers mille temptes et j'ai vu le soleil
se coucher sur tous les ocans de la terre... mon coeur est fait pour la
distance comme la proue d'un grand voilier... Mais vous aviez quelque
chose de si doux pour moi, et vous tiez si belle, si navement belle,
si frache pour mes yeux, que j'ai senti una espce d'nivrement
soudain me pntrer jusqu' l'me... Rien ne pourrait vous expliquer
combien ce trouble en moi tait absurde! Mais quand vous quittiez la
scne, il me semblait que des rideaux noirs touffaient soudainement
la joie dans mon tre... Vous avez chang au moins dix costumes ce
soir-l, et chacune de vos toffes me communiquait la joie d'une
caresse, m'inspirait une volupt diffrente... Pour dsenchants que
nous soyons, il y a toujours une femme qui peut nous rendre, avec sa
beaut, notre premire jeunesse. Pour moi, vous tiez cette femme. Vous
m'avez plu tellement, que je n'osais pas chercher  vous connatre.
Mais, depuis ce soir, vous tes devenue ma folie... oui, c'est le mot.
Bluette.... ma vritable folie!...

Ell'ascoltava senza sorridere, un poco smorta, come se tutto ci le
facesse profondamente male. Ascoltava con le mani congiunte, premute su
la bocca, fissandolo senza batter ciglio. Lo ascoltava maravigliata e
ferma, con l'anima tutta radunata su l'orlo di quel felice stupore.

Poi lasci cadere le due mani, e disse lentamente, con una specie di
vertigine:

--C'est le premier soir de ma vie o je me sens heureuse d'tre belle...

E su l'abito scuro che portava, pi azzurri che un'alba del mese di
Maggio, profumati con un profumo di Coty, le stavano bene, quasi presso
la spalla, sotto il rovescio d'un grande collo di zibellino, quei fiori
del sole nei campi, quei fiori che andavano sempre insieme con lei,
per somigliare quasi al colore de' suoi occhi, al colore della sua
fragrante anima... i fiordalisi di Mimi Bluette.

Allora, su quelle due mani protese verso lui, traverso la tovaglia che
brillava, egli pos leggermente una sua mano, e sent per tutta la
persona il fascio dei nervi contrarsi, con un dolore intenso, pieno di
gioia, come se avesse per la prima volta sentito nascere il tremore del
suo grembo d'amante, il femminile gaudio che si tradiva dal principio
della sua bianca nudit.

La mano di Bluette era semplice come il suo spirito, aveva una forma
quasi trasparente, portava nel suo colore senza ombra un senso azzurro
di verginit. Quelle sottili unghie troppo lucide, troppo rosse, davano
alla sua mano quasi un'espressione di peccato, che ne accresceva
l'innocenza, come un soverchio belletto messo per celia sul viso d'un
bambina. Quelle mani avevano in s la tepida gioia bionda d'un raggio
di sole.

I braccialetti si rovesciarono sui polsi come catene pesanti; li
oppressero, fecero rumore, tacquero. E le due mani rimasero cos,
ferme, sotto il peso della sua carezza, felici di potersi dare a lui
con apparente castit, come avrebbero insieme voluto le sue lunghe
braccia seminude, le spalle tepide, il seno dolce che aveva la forma
d'un lungo respiro, e la sua calda bocca umida, e l'intero suo corpo
quasi nudo, in un pensiero d'invincibile dedizione.

L'amava. Era la prima volta che amava. Quasi per miracolo era divenuta
un amore. Le pareva una cosa del tutto naturale stare accanto a quel
forestiero, lasciarsi carezzare cos. L'amava d'improvviso, per il
piacere aspro che le veniva da lui, per la sua faccia calma e stanca,
per la sua voce diversa da tutte quelle che ud.

Le aveva detto con ebbrezza, come nessuno le aveva detto
ancora:--Depuis ce soir, Bluette, vous tes devenue ma folie, ma
vritable folie... E questa parola stessa, nel calore della sua voce,
pareva chiudere in s l'infinito, le comunicava una specie di paura, un
brivido fisico d'esaltazione spirituale. Ma folie...--un breve leggero
suono di tre sillabe, che venivano a lei da una bocca sconosciuta, e
venivano da lontano, dall'avventura fortuita che s'incontra nelle citt
notturne, chiss, forse dalla tragedia, chiss, forse da un labbro che
non le aveva pronunziate ancor mai...

Tacquero.

La musica dei violini accompagnava una svergognata canzone pederastica
dell'efebo Jean Kiki.

Le Americane, inorridite, si premevano i larghi ventagli contro le
bocche ridenti. Mon Colonel pizzicava le semi-vergini sedutegli a
fianco.

--Et alors, Bluette?

--Et alors, monsieur Laire?

--Si on s'en allait d'ici?

--O donc?

--N'importe.

--Allons-y!

Ritrasse le mani e chiam il maggiordomo.

--Vite, ma fourrure et l'addition, Hector.--Poi soggiunse:--Vous m'avez
servi ce soir un dner assez illogique.

--Oh, Madame!...

Il suo dner costava una bazzecola: 132 franchi--avec deux
louis,--spieg sottovoce lo scrupoloso Hector--que Monsieur Sanderini me
doit depuis quatre semaines. Il m'a dit de vous demander si cela vous
serait gal...

--Oui, a m'est gal... Mais, toutefois, dites-lui que je prfre donner
moi-mme, sans qu'on me tape,--rispose Bluette, avvolgendosi nella
pelliccia che le portava il piccolo turco Mohammed.

Uscirono insieme, tra i commiati rumorosi di tutta quella onorevole
compagnia.

--Fi!...--sibilava la Grande Rouquine,--Bluette va faire une sottise!

E Limka, tzeco delle Batignolles, strizzando l'occhio a' suoi zingari
dalle giubbe scarlatte, suonava con maestra, con impeto, le note
capziose dell'antico My Blu.

       *       *       *       *       *

Dopo un centinaio di metri Castillo abbass un vetro, per dire al
meccanico:

--Allez au Bois de Boulogne et marchez trs doucement.

Questi lo guard come si guardano i clienti esecrabili, poi alz il
bavero della sua casacca e rispose:

--Bien, m'sieu!

La neve senza vento cadeva su la citt in calme strisce verticali, che
sembravano propagare un tremito nella bianchezza dell'elettricit; si
accumulava sui davanzali delle finestre come per chiuderle, costruiva
lunghe dighe invarcabili su l'orlo dei marciapiedi. E l'automobile
camminava senza urto nel dedalo dei quartieri deserti, per i bianchi
anfiteatri delle piazze, andando via, lieve, quasi tacita, su
quell'elemento agevole che i fari avvolgevano d'un largo alone scialbo
nelle zone d'oscurit.

--Monsieur Laire, j'ai presque froid... cette fourrure me glace...

Allora egli si mise pi vicino a lei, spalla contro spalla, piegando la
bocca vicino al suo respiro, quasi per odorarla come un fiore.

Intorno ai lumi delle Tuileries la neve ilare turbinava come bianca
fuliggine, riddava, simile a sciami di farfalle notturne sul vortice
d'un fal. Le sagome ampie degli edifici incastellavano di bianco
la notte invernale; pesanti zattere di nebbia nuotavano su la Senna
invisibile; di l, su l'altra riva, lunghi rettilinei di globi
elettrici assalivano con fatica l'immensa remota nuvola. I palazzi di
neve, i giardini squallidi, vegliavano la tomba eccelsa del grande
Imperatore; l'Arco di Trionfo segnava un limite confuso nella distanza
dei Campi Elisei.

--Je crois que nous sommes fous, monsieur Laire! A onze heures du
soir, au mois de Janvier, faire une promenade au Bois... Quelle ide,
n'est-ce pas, monsieur Laire?

La tepidezza dell'aria interna faceva nascere sui vetri una specie
di sottile smeriglio, tutto a fiori di ghiaccio e tortuosi rivoli di
gocciole, che si fermavano assiderate.

--Est-ce que vous habitez Paris, monsieur Laire?

--Presque jamais.

--Etes-vous franais?

--Ma mre tait franaise, moi... je ne suis plus rien.

L'aria che respiravano era gi piena del profumo di Bluette.

--Quel est votre htel, monsieur Laire?

--J'ai un petit appartement, presque toujours ferm, trs vide, l bas,
dans le quartier du Luxembourg.

--Oh, comme c'est drle!

--Qu'est-ce qui est drle, My Blu?

--Ce que vous dites...

E fuori, traverso lo smeriglio dei vetri, passavano alberi morti sotto
il peso bianco dei mantelli di neve. Lontano apparvero le barriere del
Bosco.

--Vous ne me racontez plus rien, monsieur Laire?

--Oui, en effet, je ne vous raconte plus rien... c'est bte!

--Moi je m'tonne d'tre ici... et vous?

--Je ne m'en tonne pas; seulement je pense qu'il vaudrait mieux ne pas
y tre.

--Oh!... je ne suis pas de votre avis, monsieur Laire!

--Que voulez-vous, Bluette? Le bonheur est la seule chose  craindre
dans la vie. Quant au malheur, qu'importe?... c'est ce qui arrive tous
les jours... on s'y fait, on s'en fiche! Mais aimer ce qu'on aime,
voil un luxe que certains hommes ne devraient pas se permettre.

--Vrai? Alors c'est de la philosophie sans doute, car je n'y comprends
rien. Vous allez peut-tre vous imaginer que je suis une femme trs
facile, mais...

--Oh, non, Bluette! Je sais trs bien que ce soir... oui, enfin, que ce
soir vous tes peut-tre imperceptiblement mue...

--Je le suis mme trs fort... aussi fort que jamais... C'est la
premire fois, je vous l'affirme, que Mimi Bluette se promne la nuit
avec un inconnu.

Egli tacque un attimo, poi disse, mutando voce:

--Mais oui, je sais trs bien que vous avez un amant, Bluette.

--Un amant?... Oui, j'ai un amant. Cela n'est un mystre pour personne.

--Est-ce que vous l'aimez?

--Voil une question inutile, par exemple!

--Est-ce que vous l'aimez. Bluette?

--Mais, pas du tout, monsieur Laire! pas du tout!

Egli afferr involontariamente la sua mano, e tacendo la strinse.
Allora ella soggiunse, con una voce affabile:

--Quoi qu'il soit un trs grand Ministre,  ce qu'il parat, je puis
vous dire, monsieur Laire, que, malgr son talent, il m'assomme!

Si lasci pesare contro di lui con una turbata pigrizia, e le parve
necessario affermare una seconda volta:

--Oui, il m'nerve! Il y a des choses qu'on ne s'explique pas.

Egli rise con un empito quasi crudele di felicit. Nella penombra della
vettura i suoi denti bianchi scintillarono. L'avvolse, la circond,
la chiuse nelle sue braccia ruvide. Chinandosi nel cerchio del suo
respiro, con ebbrezza la chiamava:--My Blu...

--Laire... monsieur Laire...

--Je me sens ivre... c'est une folie qui me hante... Depuis ce soir-l,
depuis ce soir de vertige, vos danses voluptueuses ont ensorcel tout
mon tre. Je me dis qu'il ne faut pas vous aimer, Bluette, et pourtant
je vous aime! Quelle folie!... j'ai besoin de vous... chaque nuit je
vous caresse dans mes rves... quelle folie! Vous tes pour moi une
crature de soleil et de musique... vous tes ma dernire coupe de
Champagne, mon dernier bouquet de roses... quelle folie!...

Ella non fece altro che piegare il capo all'indietro, stordita, come
nel momento in cui le vene provano la pi forte volutt; e cos
rovesciata, supina, con la rossa bocca umida cercava il suo caldo
respiro.

Ed egli le diceva:

--Je suis de ceux auxquels la beaut ne donne pas trop d'inquitude;
rien au monde ne me parat aujourd'hui trs srieux, et mme l'esprit,
et mme le talent, parfois me dcouragent ou m'irritent... Pourtant,
lorsque je vous ai vue, Bluette, j'ai senti que vous tiez la beaut,
ma beaut, ce qui pour moi s'appelle vraiment la beaut. J'ai parcouru
toute la terre sans jamais voir de femme qui pour moi fut aussi belle.
Que voulez-vous. Bluette?... lorsque mes yeux vous regardent, vous
m'envoyez du printemps dans l'me...

Bluette non rispose: alz le braccia, sperduta, l'avvolse nel tepore
del suo corpo, e lo baci.

Nella grande foresta bianca gli scheletri giganteschi degli alberi
sopportavano valanghe di neve; l'iride lontana dei fari accendeva
stelle bianchissime sui ghiaccioli delle fontane.

Soltanto la fatica del motore interrompeva l'assiderato silenzio del
Bosco; passavano, come scenarii d'una fiaba nordica, i laghi pieni di
nuvole, gli ippodromi vuoti come steppe, le fattorie chiuse, le cascate
immobili, divenute un solo ghiaccio, e pareva che, frammezzo a tanto
inverno, mai pi non dovesse rinascere la primavera. La primavera del
Bosco indimenticabile, odorosa di mammole, di resina e d'acacie, ove
ogni filo d'erba diventa quasi un fiore, quando, nelle sere di Maggio,
in larghi frastagli di serenit il cielo vi scende a profumarsi e il
Bosco turgido si gonfia di volutt primaverile, sopraffacendo la Parigi
dorata, su cui lancia in fontane di musica il fiume del suo grande
respiro...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

E questa era poesia.

Poesia fortuita, che nasceva dal vizio notturno di una grande
metropoli, poesia libera da tutte le falsit, nuda come l'amore,
assurda e semplice com' l'amore.

Un uomo ed una donna: due vere anime, due vere lussurie, che andavano
in cerca d'un letto nella Parigi bianca, addormentata.

Non avevano altra storia che un sorriso nascosto dietro l'orlo del
bicchiere di Sciampagna.

Questa era poesia.

Poich, fra le mille creature che ci passano davanti agli occhi nelle
avventure della vita,  sempre una sola, ed  sempre una sconosciuta,
quella che al nostro desiderio innamoratamente piace.

Quando noi traversiamo una strada, quando i nostri occhi disattenti
vagano su la moltitudine, i sensi protesi come una vedetta cercano
la donna che il nostro amore ama. Quando si arriva in una citt
forestiera, quando si entra in una cosa sconosciuta, quando si passa
lungo la muraglia d'un monastero, quando ci si addentra in un quartiere
di prostituzione, i sensi protesi come una vedetta cercano la donna che
il nostro amore ama. Cos nei cimiteri e nei teatri, su le prore dei
navigli che partono e dietro le finestre chiuse.

Ma non credete all'amore logico, all'amore che manca di folla, n a
quello che osserva nascere i propri germogli come fili d'erba tenera
dalle zolle d'un seminato.

Questo  un fiore di serra calda, perfetto, ma senza profumo.

Non credete all'amore lento, all'amore casto, all'amore che si dipana
come un gomitolo, che si arruffa come una matassa, che gira intorno a
s medesimo come un topolino intorno alla sua coda.

Questo  ci che i letterati si ostinano a chiamare psicologia.

Non credete ai romanzi d'amore che impiegano trecento pagine per
condurre a letto i loro protagonisti, e nemmeno agli scrittori
eucaristici che hanno il buon costume di non condurveli mai. Non
credete alle donne straordinarie, che si divertono a parer complicate
come il teorema di Pitagora, n a quelle terribilmente fastidiose che
ogni e qualsiasi volta rallentano i loro perfidi ginocchi suppongono di
essere diventate una seconda Madame Bovary.

Queste certamente son donne cui piace far perdere il tempo.

E non credete agli amanti che possiedono teorie su l'amore n a quelli
che in gelosi diarii vanno registrando le intemperie del proprio
spirito come oscillazioni barometriche; non credete all'amore paziente,
all'amore che resiste, all'amore che non pu innamorarsi in una sera;
non credete, vi prego, alle analisi chimiche del sentimento n alle
fredde ipocrisie degli amanti che adoprano l'ideale come una cintura di
castit.

Poich tutto questo ha forse una musica, ma veramente non  poesia.

Soltanto ci che la vita fa nascere in voi come una rosa nella
primavera e tutto l'esser naturalmente vi trasmuta in profumo, quando
per voi, con voi, turbina di volutt l'infinito, questo, nell'amore
degli uomini,  veramente poesia.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Per due giorni e due notti a casa non la videro tornare. Solamente
aveva telefonato a Linette:

--Si on me demande, Linette, il faudra dire que je suis absente.

--Oh!... c'est vous, Madame?! All! All! Ecoutez, Madame...

--Zut!

E la povera Linette, cameriera dalle calze di voil, si era messa a
piangere davanti all'apparecchio maleducato, che d'improvviso taceva.

Per due giorni e due notti era stata con lui, perdutamente con lui,
nella sua casa nascosta, baciandolo fino ad uccidersi, come si fa
quando l'amore diventa una folla.

Su la neve del mese d'inverno si era levato nei due pomeriggi un
pallido sole.

Quella casa era nascosta in una piccola strada, calma, vecchia, di
quelle che gli edili ragionevoli vanno cancellando a poco a poco.

Si vedeva, lontana, la Colonna di Luglio sorgere dalla piazza della
Bastiglia.

Ma pranzavan ancora pi distante, negli alberghi di barriera, nelle
vecchie trattorie di Montrouge e Malakoff.

Tornavano a piedi, per l'ombra, di sera, parlandosi piano. Bluette
vedeva nei cinematografi splendere a caratteri di fiamma l'annunzio
luminoso del suo nome ilare--Mimi Bluette--od apparire su le muraglie,
nei molteplici cartelli dei teatri, la sua fisionomia sorridente fra i
mazzi di fiordalisi--Mimi Bluette.

Ecco, e lo amava. Era con lui piccina, modesta, umile, come una ragazza
del quartiere.

Le guardava talvolta con simpatia, queste belle ragazze del quartiere,
quando passavano a fianco del loro innamorato, e le pareva di
comprenderne la poesia, di amarle con un affetto improvviso, quelle
svelte ragazze, umili e ben pettinate, che affrettavano sotto la balza
delle gonne dimesse il piede leggero.

Mimi Bluette, la rosa delle rose, il fiore dei fiori!... Tutta quella
Citt immensurabile, quella delirante Citt del miracolo aveva
pronunziato il suo nome!... Ora, nell'andarsene al braccio del suo
amante, l'immenso rumore di Parigi le pareva una musica lontana, e
quasi le stringeva il cuore una modesta paura, un umile desiderio di
non esser riconosciuta.

Mimi Bluette, la ballerina che aveva i pi dolci capelli ed il piede
pi gentile di Francia, Mimi Bluette, la danzatrice che aveva l'anima e
gli occhi azzurri come i suoi fiordalisi, Mimi Bluette, la creatura che
pareva nata in un tempo di musica, la forestiera venuta d'oltr'alpe con
il suo limpido cuore di Transalpina, sentiva improvvisamente la gioia
di non essere pi nulla, di non guardare in faccia pi nessuno, di non
amare che lui.

Per due giorni e due notti gli diede il suo corpo inesaustamente, lo
avvilupp ne' suoi capelli arruffati, lo strinse nelle sue braccia
tenaci, si contorse in lui fino al delirio, con disperata felicit, e
le parve che ogni respiro di gioia dovesse lasciare nelle sue fattezze
una traccia di perpetuo godimento.

Gli diede la sua fragranza rorida e violenta, lo impregn di s stessa
come un fiore implvera del suo plline il tremante clice che feconda.

Gli fece sentire con le labbra, con il grembo e con l'intera sua
bellezza, che una donna veramente innamorata  la pi ebbra forza
dell'infinito.

Lo stord come un veleno soavissimo che accende negli occhi angoli di
paradiso.

Poi torn a casa, un mattino che le strade oscillavano davanti a' suoi
occhi appassiti.

Era un mattino freddissimo, limpido, quasi tremolante. La citt
prendeva un colore di ghiaccio; le forme delle cose, degli uomini,
pareva che avessero un contorno di gelo.

Quando i suoi specchi familiari la guardarono in faccia, ella si trov
mutata. Povera Bluette, che sonno aveva quel mattino! Com'era stanca
e felice, povera Bluette! Avrebbe dormito fino a sera, nel suo letto
grande, poi sarebbe tornata con lui, di nuovo con lui, perdutamente,
laggi, nella strada lontana. Ma un solo pensiero la irritava, quello
di dover rispondere a chi le domandasse:--Dove sei stata?

Era stata nella felicit, null'altro. E questa era una cosa da non
potersi esprimere con parole.

Ma Linette, cameriera dalle calze di voil, non troppo severa, e
giovine lei pure, fu la sola che per istinto la cap.

Vide i suoi occhi appassiti, e non disse nulla.

Vide i suoi abiti sciupati, e non disse nulla.

Vide che nel suo corpo stanco era piena di una insolita felicit, e
mutamente le sorrise, poich'ella pure, nel suo cuore di vent'anni,
sapeva comprendere la poesia di tornare un mattino, sciupata e bella,
dopo due giorni d'amore.

Quando furono entrambe nello spogliatoio, Bluette le mise una mano su
la spalla, poi la guard negli occhi e le disse:

--Oh, ma petite Linette, si tu savais comme j'ai t heureuse!...

Allora due grosse lacrime caddero dagli occhi di Linette.

--Quoi donc? Tu pleures?

--Oui, Madame, je pleure... J'ai t si inquite  cause de vous! Je ne
savais plus que faire. Vous m'avez rpondu: Zut!

--C'est vrai; j'ai dit: Zut! parce que je n'avais pas le temps de
m'expliquer mieux. Essuie tes yeux, Linette, et dshabille-moi.

Stava per incominciare a confidarle il suo secreto, mentre Linette le
toglieva e la slacciava le scarpe, quando la bionda Caterina entr, in
vestaglia di lana, spettinata e litigiosa come sono le donne mature
prima di sottomettersi al restauro mattutino.

--Ah, perdinci! se Dio vuole, eccoti qui!

Bluette fece un lungo voluttuoso complicato sbadiglio, al termine del
quale disse con naturalezza:

--Buongiorno, mammina! Fammi preparare, ti prego, un bel caffelatte con
le brioches calde, perch ho molta fame.

--Te le d io le brioches! Si pu sapere dove sei stata in questi giorni?

--Sono stata via, mammina, via... via...

--Davvero? E adesso, cara, starai fresca!

--Io fresca? Perch?

--Ti avverto che Sua Eccellenza  tornata ieri, anzi  tornata
iermattina. Sar venuta qui cinque o sei volte per lo meno. E domanda
un po' a Linette che ira di Dio  stata con quel suo telefono! Sino
alle due di notte, mi capisci? Lui, cos garbato, aveva perduta la
testa e quasi m'insolentiva. Bluette?... Bluette?... Cosa ne sappiamo
noi di Bluette! Insomma voleva perfino chiamare il Capo di Polizia.

Bluette si mise a ridere pi forte, mentre la cameriera l'aveva
spogliata sino alla camicia.

--E ridi anche? Bella insolenza!  una storia che finir male.

--Senti, mammina, fammi portare le brioches! Oppure vmmele a prendere
tu, Linette. Ho una fame che muoio.

--Gi, naturalmente!... quando si fanno le porcherie che fai tu!...

--Sei un po' matta, cara mammina...

--S? ti pare?... Adesso, quando verr Sua Eccellenza, te ne accorgerai.

--Quando verr Sua Eccellenza gli dirai che dormo ed ho bisogno di non
essere svegliata.

--Eh?... un accidente! Fargli dire che dormi ed hai bisogno...

--S, di non essere svegliata; fino alle cinque per lo meno; perch sono
stanca, molto stanca, e me n'infischio di tutto il Ministero!

--Ah, ma se te ne infischi tu, non me ne infischio io, per bacco! Ed a
me non accomoda niente affatto che per i tuoi brutti vizi debba andarci
di mezzo anche il decoro della casa!

--Nientemeno!

--Si proprio: il decoro, la situazione ufficiale che occupiamo e
la rendita mensile che ti d. Io non ci voglio perdere per le tue
sporcizie, hai capito? E quando verr Sua Eccellenza mi farai il santo
piacere di alzarti sbito, o meglio di riceverlo in letto, spiegandogli
con un motivo plausibile questa bella idea di nasconderti per due
giorni senza dir niente a nessuno.

Mimi, pettinando con un largo pettine i suoi capelli arruffati, si mise
dolcemente a cantarellare:

  Les mains des femmes,
  je le proclame,
  sont des bijoux
  dont je suis fou!

--Hai capito. Mimi?--seguitava la madre.--Non farmi andare in collera!

--...je le proclame...

--Ma dove sei stata? Si pu sapere dove sei stata?

--...dont je suis fou!... oouu!...

--Canta, canta! Ma io posso dirti che una scriteriata della tua specie
non riuscir mai a far carriera!

Bluette lasci cadere indietro il grande mazzo de' suoi capelli, che le
discesero fino alla piegatura delle ginocchia, ed incominci a togliere
dal pettine quelli che s'era strappati.

Allora venne Linette con il vassoio del caffelatte, recando insieme
le tepide brioches. Bluette ne rub una, prima che Linette avesse
apparecchiato, e con la bocca piena rideva, guardando sua madre.

--Ve', che bella ciera!--disse la bionda Caterina.--I sottocchi ti
arrivano in bocca e sei l che mi sembri di ritorno da una messa nera!
Voglio vederti all'et mia, bambina, se vai avanti di questo passo!

--Mi trovi brutta, mammina? Sai cos'ho fatto? Niente... Sono stata,
brava brava, in una strada che tu non conosci, in una casa che tu non
conosci, con un uomo che tu non conosci... Ma che squisite brioches!
Prvale anche tu, mammina.

Ella ubbid. Si mise docilmente a sedere davanti alla sua bella figlia,
che divorava le brioches tepide spalmandole di burro. Frattanto
Linette, con le sue mani agili, raccoglieva dietro la spalliera della
poltrona tutto quel disordine di capelli biondi e leggermente li
pettinava.

--Tieni, mammina!--Le dette una mezza brioche, lucida, ben preparata.--Non
 vero che son buone?

--Bella novit! Le brioches sono brioches, il burro  burro, e tu sei
una stupida! Cosa c' di straordinario nel mangiare quello che mangiamo
tutte le mattine?

--Eh! dis donc, Linette, fais plus doucement! Ce n'est pas une raison,
parce que j'ai beaucoup de cheveux, pour m'en arracher des touffes!

--C'est qu'ils sont trs embrouills, Madame!

--Te l'ho detto mille volte, Bluette: sii meno civetta e fa la treccia
se anche non vai a letto sola. Perch vi sono certi uomini i quali non
sanno muoversi senza mettere i gomiti sui nostri capelli.

--Per tu li hai conservati, mammina.

--Io non ho mai fatto le sciocchezze che fai tu. Perdere un Ministro per
stare qualche ora di pi con un amante...  ridicolo!

--Di', mammina!... fammi una confidenza, ma proprio una confidenza
sincera... Qual' l'uomo del quale sei stata veramente innamorata?
quello che ti ha presa, anima e corpo, non appena l'hai veduto?

--Io? Ma che sciocca! Ne ho avuti molti.

--No: uno, il pi forte... quello che, se ci pensi, tremi ancora.

La biondissima Caterina sospir, chiuse gli occhi per raccapezzarsi,
poi divenne seria.

-- stato, se vuoi che te lo dica, quel poco di buono al quale ho
permesso di diventare tuo padre. Gli volevo tanto bene, che quando sono
rimasta incinta di lui non ho avuto nemmeno il coraggio di dirglielo,
per non dargli una seccatura, e nemmeno quello di andare da mia
sorella, che fa, se ti ricordi, la levatrice.

--Ah, s?...--fece Bluette, guardandola con gli occhi divenuti grandi.

--S, precisamente. Ma cosa t'importa ora di saperlo?

--Nulla, mammina. Era una semplice curiosit.

In quel momento si ud squillare la scampanellata lunga ed imperiosa
con la quale il portinaio soleva distinguere le visite di Sua
Eccellenza.

La bionda Caterina, impaurita, si rifugi nella propria camera;
Linette, per lo spavento, rimase col pettine affondato nella treccia
della sua padrona.

--Voyons, Linette, est-ce que tu perds la tte  prsent? Passe-moi ma
robe de chambre, et file!

Subito Egli entr. Aveva una faccia da dittatore accigliato.

--Bonjour, Excellence! Je vous croyais au Ministre... vous voil!
C'est de la chance!

--Pas de plaisanteries, Bluette! Je viens pour savoir o vous avez t
ces deux jours et quel tait le personnage avec qui vous avez quitt,
dimanche soir,  11 heures, le Bar de la Grande Rouquine.

--Tiens! On vous a dj renseign? C'est parfait!

--J'attends une rponse, Bluette.

--Oui? Et bien, j'ai t avec ce personnage, videmment!

--Petite coquine!--esclam il Ministro, andandole presso con aria
minacciosa.

--Plat-il?

--Vous avez l'air de vous ficher de moi, si je ne me trompe!

--Mais, pas du tout... J'ai l'air de vous dire la vrit, puisque vous
me posez des questions. Prfrez-vous que je vous mente?

--Je veux savoir quel est cet homme. Quant au reste... je m'en moque!

--Cela ne vous regarde pas, Monsieur le Ministre. C'est quelqu'un, sans
doute, qui n'est pas grossier comme vous l'tes.

--Hein? vous dites?

--Je dis, Excellence, que je vous prie de me ficher la paix!

--Mais... vous plaisantez, j'espre!

--Non, je ne plaisante pas du tout. A partir de ce matin je donne ma
dmission du Ministre et je rentre dans la vie prive.

--Est-ce bien srieux ce que vous dites?

--Forcment... puisque je vous ai tromp. Ce qui serait encore
pardonnable, si je n'avais pas l'intention de vous tromper derechef,
tous les jours, et mme deux fois par jour.

--Et c'est tout ce que vous me dites pour vous justifier?

--C'est tout...

--Ma foi, ce n'est pas ainsi que je l'entends!

--Tant pis pour vous, Excellence! Moi, j'ai tellement sommeil, que
j'en tombe, et je vous serais bien reconnaissante si vous me permettiez
de me coucher.

--Nous rglerons cette affaire-l, Bluette!

--Quand vous voudrez, Excellence!...

Era un uomo di Stato, non volle insistere, part.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Giorni d'amore.

Solitudine perduta e stupenda in mezzo alla Citt piena di strepito,
nel potere di quest'uomo, che non sapeva chi fosse; lei, con il suo
mazzo di fiordalisi, ma che non era pi Bluette.

Era una luce fedele su l'ombra della sua via.

La neve se ne and; vennero, per il cielo trasparente, le nuvole
azzurre dei mesi di primavera. Gli alberi dei giardini si orlavano al
crepuscolo d'una trasparenza d'oro; i vasi della povera gente mettevano
gi qualche fiore sui davanzali dei quarti piani, sotto le grondaie.
Nel fiume che traversa la metropoli, ogni tanto, un'ondata quasi
azzurra passava; i frettolosi battelli, sotto i ponti, correvano con
ilarit. Le pi belle ragazze d'ogni quartiere andavano per istrada con
il collo nudo.

E cos fu primavera.

Su la Citt grande, rumorosa, che le aveva data la gloria, il suo nome
di etera giovine tramont.

Non la videro pi i teatri splendere alle ribalte, sui tappeti sparsi
di fiordalisi, ove la danzatrice inimitabile danzava.

Non la videro pi le strade consuete, gli ippodromi fioriti nei giorni
di primavera, i viali mattutini del Bosco, i ritrovi pomeridiani che si
affollano verso l'ora del t.

Scomparve dalle case di mode, ove i pi rari gioielli dell'ingegno
parigino a lei gelosamente serbavano i maestri d'eleganze; scomparve
dalle sale degli spettacoli notturni, ove il suo giungere sollevava
ondate d'allegria, battaglie di fiori, e, sui trillanti violini, le
cadenze dell'antico My Blu.

Nulla riusc a vincere la sua volontaria solitudine; spar com'era
venuta, simile ad un raggio di sole. Spar come i fiori cadono dal
maturo albero, in una sola notte, lasciando ancora nell'aria il loro
inestinguibile profumo.

Questa creatura limpida, ch'era stata cos bella da innamorare una
citt, seppe divenir bella per un amante solo. Per lui sent che ogni
donna, quando s'innamora, dissuggella e perde veramente la sua pi
nascosta verginit.

Era stata una femmina di gioia, splendida e libera, che si dava con la
fredda passione, con la fredda mimica delle sue danze; qualchevolta
si dava con una specie d'inebbriata illusione, quasi ubbidendo alla
prepotenza della sua giovent. Ma ora, d'improvviso, dopo tanti anni di
vizio, conosceva il pudore.

S, conosceva il pudore. Voleva mettere un velo sopra il suo corpo
divino, che i talami ed i teatri avevano posseduto.

Ed era piena di malinconia quand'egli le diceva una parola che potesse
alludere al suo passato. Poich l'uomo non riesce mai a comprendere
questo rinverginire dell'anima, che forse rappresenta la pi vera e
forse l'unica purit.

Era piena d'irritazione quando, in un modo qualsiasi, nei loro discorsi
ripassava la storia di Mimi Bluette.

Non era mai stata fanciulla, ora lo diventava. Ora capiva perfettamente
il velo bianco delle spose che s'inginocchiano davanti all'altare.
Sopra lo splendore de' suoi capelli biondi non avrebbe voluto portare
il peso di quella bianca trasparenza; nondimeno la intendeva come una
poesia, come un candore di quel sentimento che aveva incominciato a
nascere anche nell'anima sua.

Dopo aver avuto a' suoi piedi la Citt pi temibile, ora le piaceva
immensamente rendersi una piccola schiava. Nascondersi le piaceva,
trafugare agli occhi della gente la sua timida felicit, perdersi nella
moltitudine sconosciuta, ove non si levasse neppure un bisbiglio dietro
il solco di profumo che lasciava, passando, Mimi Bluette.

Il suo corpo, nel danzare, nel muoversi, aveva rappresentato il
piacere, aveva comunicata la volutt, per gli occhi, ai molteplici
amori che l'inseguivano; era stata paganamente la bellezza, la rea
ma sacra nudit ove ogni desiderio pu attingere; il suo corpo era
stato quasi una viva opera d'arte, una fugace gloria della Citt
voluttuosa;--ed ecco, ella pensava che non avrebbe danzato mai pi,
che non avrebbe sentito mai pi salire dalle platee tumultuose il
torbido impudico bacio della folla, che inebbria ed esaspera, il bacio
tentacolare della moltitudine, che avviluppa ed esaurisce...

I fiordalisi di Mimi Bluette ritornavano ad essere quel che sono:--fiori
di semplicit, nascosti nel grano.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Ed ella non sapeva nemmeno chi fosse quest'uomo. Gliel'aveva regalato
la terribile Citt splendente, in una sera d'ebbrezza e di musica. Le
sue braccia lo avevano serrato con impeto, senza domandargli: Chi sei?

Chi era? Nulla, quasi nulla; una cosa davvero indefinibile, davvero
semplice: l'amore.

Parigi le aveva data la sua vera bellezza, Parigi le aveva insegnato
a danzare, le aveva prodigate ricchezze, l'aveva immersa come un
limpido calice nella sua grande fontana di piacere; Parigi le aveva
naturalmente regalata l'apoteosi, ed ora naturalmente le infliggeva
l'amore.

Le citt stupende non regalano mai nulla per nulla; neanche agli
imperatori.

Quest'uomo aveva traversato il mondo, portava nel suo cuore di errante
la polvere di tutte le strade. Per la terra piena di miracoli aveva
trascinato alla ventura la sua nomade anima pesante.

Chi fosse quest'uomo, nessuno in verit sapeva. Egli medesimo forse
non se ne rammentava pi. Aveva perduta la sua patria e perdute quelle
indefinibili apparenze che rendono gli uomini somiglianti alla terra
ove son nati. La marea di tutti i mari gli aveva pietrificata un'onda
nel cuore; il sole aveva brillato ne' suoi occhi fermi con il colore di
tutti gli arcobaleni.

Era stanco; aveva un'oscura coscienza d'essere giunto al termine del
suo cammino. In lui si vedeva il tramonto dell'anima, come nella conca
d'una fontana si vede sorgere l'oscurit.

Era venuto a lei traverso una vita forse tragica, forse ambigua, forse
irritata; quest'uomo portava in s qualche secreto, che nemmeno l'amore
avrebbe saputo vincere.

Su lui correvano molte confuse dicerie; poich, dovunque passi, l'uomo
non pu venir meno all'obbligo di sopportare una definizione. Anche
intorno allo straniero, v' un prossimo vigilante che ha bisogno
di conoscere la sua storia. Se un uomo non ha storia, o non vuol
dirla, questo prossimo l'inventa. Si raccontava di lui che fosse un
avventuriero ed un esiliato; che una donna tragica lo avesse anni
addietro coinvolto in un processo clamoroso. La grande folla parigina,
che pure non dimentica nessuno, si ricordava di averlo veduto altre
volte apparire, sparire, nei burrascosi dedali della sua vita.

Ma era fra quegli uomini che hanno per contorno l'ombra.

Era passato di l, per quelle strade, con una donna straordinariamente
bella, pi incognita e pi misteriosa di lui; forse una sorella od una
complice, forse una vittima, una padrona od un'amante. Si era detto
pure che egli fosse una spia politica, un agente secreto di comitati
rivoluzionari; si era detto persino che fosse un ufficiale di palazzo
perseguitato da imperiali gelosie. Di voce in voce, gli avevano fatto
esercitare tutte quelle professioni che non  lecito inscrivere sul
proprio biglietto da visita.

Egli forse nulla era di tutto ci. Solamente veniva da lontano. Questa
lontananza era in lui, contenuta ne' suoi movimenti, espressa nel
colore de' suoi occhi, ferma nelle risonanze della sua voce.

Veniva da tutto ci che nel mondo si chiama: lontano.

Era un disperso dalla grande moltitudine che si affolla intorno alle
societ costituite, un esule dai sentimenti che sono la storia di
tutti, uno stanco e taciturno avventuriero, che portava in s, come
sola memoria, la polvere del grande cammino.

Forse aveva una casa in qualche terra lontana, ed una sua donna
paziente, che ogni sera l'aspettava in qualche lontana citt.

Forse, nelle sere profonde, piangeva egli pure di rimorso e di
malinconia, pensando alla distanza invarcabile che lo separava dalla
sua vita.

Era un uomo bellissimo, arido, rapido, forte. Nella sua faccia vigile
si vedeva che una volta c'era stata la serenit. Ora il sorriso non
trovava pi le sue pieghe fra i lineamenti restii, e, nascendo, pareva
li forzasse ad una insolita fatica. La sua vita era modesta, quasi
povera, con improvvise liberalit. Non giudicava mai di nulla, non
diceva mai: Questo  bene, questo  male;--invece parlava d'ogni cosa
come uno spettatore freddo e stanco. Si capiva che in lui c'era una
specie di collera contenuta, una specie di opaco dolore, d'immobile
ribellione, che non lo tormentava neanche pi.

La sola cosa che paresse ridargli un'anima, era veramente Bluette.
Forse le aveva detto la verit, quella prima sera, dicendole: ... vous
tes ma dernire coupe de Champagne, mon dernier bouquet de roses...
quelle folie!...

Che folla veramente, questa bella creatura giovine, profumata,
inebbriante, nel suo cuore terribile di uomo che non aveva pi
strada... Che folla veramente, per lui e per lei, questo amore che
li stringeva in una specie di funesta gioia, di torbida e paurosa
felicit, come se andassero insieme verso il gorgo e la vertigine di un
pericolo distante...

Qualchevolta, nell'udirlo parlare, con la sua voce sonora e profonda,
egli dava quasi l'impressione di un uomo che avesse legata in un sacco
la propria anima e andasse in cerca di offrirla per due quattrini al
primo rigattiere della contrada. Era forse un tale che aveva ben
valutato il senso della parola:--vivere.

Perci era un uomo perduto.

Quando per gli altri, da ogni fossa e da ogni letamaio nascevano
aurore, per lui, su la terra infinita, su le infinite illusioni degli
uomini, era tramontata per sempre, per sempre, la poesia.

Parlava di solito con una quieta e fredda ilarit; guardava gli uomini
senz'amarli, senza odiarli; ascoltava con indulgenza le loro enormi
tragedie futili, perdonava senza bont i loro miserabili peccati.
Forse non aveva pi voglia nemmeno d'avere ingegno, e considerava come
un dannoso gioco di pazienza l'enorme fatica mentale che gli uomini
spendono per dare un senso importante a questa vita che non ne ha.

Chiss dove, chiss quando, aveva ricevuto in pieno cuore dagli uomini,
o dalla fortuita bufera degli avvenimenti, un urto brutale come una
stilettata; e poi s'era messo a camminare, a camminare per la terra
grande, nascosto in una equivoca ombra, in un ambiguo mistero che
incuriosiva la gente.

Vide, nell'aria densa dei crepuscoli, quando le citt stupende
s'innalzano come isole dell'infinito, le vaporiere avvolte di nuvole
cacciarsi urlando sotto le tettoie fuligginose delle stazioni;
vide, nei limpidi mattini, quando la terra che sta per avvicinarsi
al navigante non  che una striscia di fumo nel tremolo del sole,
d'improvviso il porto risplendere sotto la montagna trasparente, la
terra venire incontro alla prua come un'apoteosi dell'infinito.

E vide nascere i fiumi, i tumultuosi fiumi barbari, che rimbalzano
gi dal granito inaccessibile, gonfi del lontano estuario; e vide
le gigantesche alpi correre sui continenti come ondate di macigno,
poi, lentamente, a poco a poco, estenuando la loro forza ciclopica,
digradare in vaste zone montuose, abitate dagli alberi, abitate dagli
uomini, e pigre adagiarsi quasi dormendo su la terra incollinata, ove
crescono messi fiammeggianti e l'una dietro l'altra s'inseguono, sul
pendo dell'alpe caduta, le citt vittoriose...

Veniva da tutto ci che nel mondo ha nome: lontano.

Come il navigatore d'oceani, portava nell'anima piena di spazio l'amore
della stella pi lontana.

Era un uomo dappertutto in esilio, un nomade che non aveva pi strada.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Sua Eccellenza entr nel proprio gabinetto con un passo da Primo
Console vittorioso, e tre o quattro volte di sguito premette l'indice
sul bottone del campanello da scrivania. La squillante furia del
piccolo batacchio non si era puranco dispersa fra le quattro pareti,
che gi la barbuta e panciuta sagoma di un decorato segretario
s'incastrava con obesit nell'inquadratura dell'uscio.

--Voyons, monsieur Ptimel!... Vous pourriez bien tre l lorsque je
rentre!

--Les coups de sonnette marchent toujours plus vite que des pieds
d'homme, Monsieur le Ministre!

--Et vous tes toujours un implacable sophiste, monsieur Ptimel!
Faites-moi grce de votre verbiage et donnez un coup de tlphone 
cet idiot de Chef de la Sret, pour lui demander s'il veut avoir
l'obligeance de venir chez moi im-m-dia-te-ment! M'entendez-vous,
monsieur Ptimel? dites-lui qu'il vienne  fond de train!

--Le chef de la Sret Parisienne attend depuis bientt une demi-heure.
Il tait sur le point de s'en aller, lorsque j'ai reconnu  travers la
place la corne ministrielle de votre limousine...

--En effet, monsieur Ptimel, je suis venu a pied et pas du tout par
la place! Mais cessez donc de me corner aux oreilles avec votre voix
horripilante, et faites passer, je vous en prie, cet aimable monsieur
Ardouin.

--Dans ce cas il faut conclure qu'il y a des trompes d'auto qui se
ressemblent comme des sosies... Et, quant  monsieur Ardouin, j'ai trs
bien fait de le retenir.

--Vous avez trs bien fait, monsieur Ptimel... que le diable vous
emporte!

Questo era il commiato che per lo pi riceveva il metaforico segretario
Ptimel, decorato con la Legion d'Onore.

Poco dopo entr il Capo di Polizia, ch'era un uomo dall'aspetto
segaligno e nevrastenico, il quale si faceva continuamente passeggiare
fra le labbra un residuo di stuzzicadenti e nel sorridere arricciava
le grinze del viso con una smorfia particolare, come se patisse di
prurito agli zigomi.

--Bonjour, monsieur Ardouin. Trs aimable d'tre venu,--disse il Ministro
con un tono affabile.--Asseyez-vous, je vous prie.

--Malheureusement, Monsieur le Ministre, je n'ai rien d'important  vous
signaler.

--Ah, ah... pas encore?

--Pas encore.

Naturalmente, come Capo di Polizia, l'irritabile monsieur Ardouin non
si occupava neanche per sogno dell'ordine, del buon costume n della
pubblica sicurezza parigina. Ladri, malfattori, satiri, biscazzieri,
spalleggiatori di prostitute, eran quelli appunto che fornivano la
ragion d'essere alla sua funzione di Capo della Polizia; quindi egli si
guardava bene dal muover un dito per impedire a queste brave persone di
dedicarsi con tutto comodo ai loro innocenti e svariati commerci.

Per il Capo della Polizia--come in genere per ogni altro Funzionario
dello Stato--il cittadino che ha minore importanza, quello che non
serve a niente, e del quale non si parla nemmeno,  precisamente il
galantuomo. Sembra quasi un'ingiustizia; ma quando si pensa che i
galantuomini saranno s e no in proporzione dell'uno per mille, si
capisce come non sia possibile sacrificare la comunit a beneficio
d'una tanto esigua minoranza.

Ordunque il Capo di Polizia ha ben altro da fare che mettersi alle
calcagna dei malfattori o dipanare con troppa celerit i romanzeschi
enigmi dei delitti passionali, che frattanto servono mirabilmente
a riempire le timorate colonne dei giornali quotidiani. Di queste
bazzecole, se mai, si occupa nei ritagli di tempo.

Ma quello che deve anzitutto fare un buon Capo della Polizia
 ubbidire ciecamente agli ordini politici che riceve dal suo
Ministero; poi assumere informazioni secrete per conto dei grandi
istituti bancari, essere in ottimi rapporti coi caporioni delle leghe
proletarie, secondare la giustizia nel modo e nella misura che alla
giustizia conviene, impedire o provocare un dato scandalo, una data
manifestazione della volont popolare, far coincidere le risultanze
d'una inchiesta con l'esito gi prima stabilito, fare in modo che la
legge venga rispettata da chi deve rispettarla o presa in giro da
chi ha licenza di prenderla in giro, ed in ultimo luogo provvedere
affinch i ladri, gli assassini e gli offensori della morale pubblica
non eccedan quel numero medio che le tabelle statistiche accordano al
consumo di una grande citt.

Poich a tutti  noto che l'uso del calcolo statistico va ora
diventando la pietra filosofale della scienza moderna.

Non  dunque un mestiere facile quello del Capo di Polizia. Si noti per
di pi che anche l'amore dei Ministri, Granduchi, Principi del sangue,
Parlamentari ed Ospiti ragguardevoli,  per lo pi affidato alla
solerte vigilanza del Capo di Polizia.

Non far dunque maraviglia a nessuno se, fra tanti grattacapi
accessori, pochissimo tempo gli rimanga per occuparsi del suo mestiere.

Questo era precisamente il caso dell'irascibile Monsieur Ardouin, che
Sua Eccellenza aveva precipitosamente fatto chiamare nel suo gabinetto,
la famosa mattina che Bluette gli aveva presentate le proprie
dimissioni dal Ministero.

--Voulez-vous me rendre service, monsieur Ardouin?--gli aveva detto il
Ministro con insolita cortesia.

--A vos ordres, Monsieur le Ministre!

--Il s'agit d'une affaire prive, mais qui peut indirectement avoir
rapport aux intrts de la Rpublique.

Quando un Ministro gli parlava de la Rpublique, Monsieur Ardouin
sapeva senz'altro cosa pensare. Rispose, con la sua voce piena di
rispettoso malumore:

--Je ferai tout ce qui peut vous tre agrable, Monsieur le Ministre.

--Eh bien, mon ami, c'est trs simple. Un certain monsieur, aux allures
trs suspectes, respire en ce moment l'air de Paris. Vous trouverez un
moyen pour qu'il dcampe.

--Je le coffre!--disse con eloquenza catilinaria il Capo di Polizia.

--Doucement,--corresse con sussiego diplomatico il glorioso Ministro
d'Agricoltura e Commercio.--Doucement, mon cher Monsieur Ardouin! La
mesure ne doit tre prise que selon la Justice, car tout abus est
toujours prjudiciable.

--Cela va de soi, Monsieur le Ministre. Veuillez me dire le nom de ce
personnage.

--Voil ce que j'ignore, pour le moment.

--Dans ce cas c'est moi qui vous le dirai. Il s'appelle, ou se fait
appeler, Hilaire Castillo, et il vient de plaire pendant trois jours et
trois nuits  la bellissime danseuse, M.me Mimi Bluette.

Era un modo garbato ma energico per far notare al Ministro la sua
condizione di Eccellenza cornuta. In verit, come Capo della Polizia,
non faceva nient'altro che il suo preciso dovere.

--Castillo, vous dites?... Oui, oui, c'est a, Castillo... c'est bien
a!--ripeteva il Ministro, non sapendo bene che atteggiamento prendere.
Poi concluse, da uomo di spirito:--Enfin... je ne serai ni le premier ni
le dernier, n'est-ce-pas, Monsieur Ardouin?

--C'est la rgle, Monsieur le Ministre.

--Bon; je vous confie cette affaire, mais je tiens  ce que cela soit
fait d'une faon lgale, et en douceur, pour viter qu'on l'bruite.

--Comptez sur moi, Monsieur le Ministre.

Ma nonostante la congiura d'un Ministro e d'un Capo di Polizia, il
nominato Castillo seguitava a mantenere i suoi penati nella grande
libera Parigi. Anzi era la terza volta ormai che il lunatico M.
Ardouin, presentandosi nel gabinetto di Sua Eccellenza, gli dichiarava
con una specie di maligna soddisfazione che gli estremi richiesti
mancavano per sfrattare legalmente l' undesirable Castillo.

--Que voulez-vous, Monsieur le Ministre? Nous avons dans les archives
un dossier des plus romanesques autour de ce personnage, mais je me
trouverais fort embarass de vous dire qui il est et ce qu'il fait au
juste.

--Est-ce possible?

--Comme je vous le dis, Monsieur le Ministre. Il est signal  toutes
les Polices de la terre, mais rien de positif n'existe contre lui, et
Scotland Yard n'en sait pas plus long sur son compte que la Polizei
de Berlin ou que la Questura de Rome. On le surveille depuis des
annes, mais, vous savez bien, Monsieur le Ministre: nul n'est aussi
irrprochable qu'un homme surveill.

--Voyons, Monsieur Ardouin, vous plaisantez, j'espre!

--Je ne me le permettrais pas, Monsieur le Ministre.

--Parbleu! vous tes bien cens savoir qui il est, d'o il vient, quel
est son mtier et d'o il tire ses ressources.

--Duss-je y perdre ma place, je ne pourrais rpondre  aucune de ces
questions. Voil une dizaine d'annes qu'il se promne  travers la
terre, en faisant  peu prs partout ce qu'il fait  Paris.

--C'est--dire?

--C'est--dire, rien du tout. Il flaire... on dirait qu'il flaire
l'ambiance. Mais ses actes, ses frquentations, sa correspondance,
tout cela n'a rien de compromettant. Je l'ai fait filer pendant des
semaines; pour le moment je puis vous dire qu'il ne s'occupe que de
Madame Bluette.

--Ah?...

--Il a touch un chque de 3.725 francs au Crdit Lyonnais, il y a
quatre jours. Cet argent lui venait de Varsovie, de la part d'un
certain Monsieur Louwoievich. Ce Louwoievich est un marchand de
meubles; donc vous voyez que ce n'est pas une piste importante.

--Et c'est tout ce que vous avez  m'apprendre sur son compte?

--C'est tout, hlas!... bien malgr moi. Je vous ai dj dit que, il y
a cinq ans, on l'a cru l'me damne du procs de la baronne d'Elson;
mais il fut d'ailleurs promptement acquitt, et, depuis, cet homme a
fait des voyages sur mer.

--Trs bien!--disse il Ministro con una voce tetra.

--J'ai mme essay d'avoir les confidences de Madame Bluette. J'ai
envoy auprs d'elle une dentellire qui est trs habile dans cette
sorte de sondages; mais je vous affirme que Madame Bluette n'en sait
pas un mot de plus que nous.

--Trs bien!--disse il ministro con una voce ancor pi tetra.

--Et,  la fin des fins,--concluse il Capo di Polizia,--je vous repte ce
qui fut mon premier avis: Si vous voulez, je le coffre, et je l'expulse
pour raison d'Etat.

C'era una sottilissima ironia, quasi un opaco sarcasmo, nella voce
burocratica dello scrupoloso Monsieur Ardouin.

--Non!--rispose fieramente il Ministro d'Agricoltura e Commercio.--Que
Monsieur Castillo aille se faire pendre o il voudra! Et Bluette aussi!
Pour mon compte je n'aime que le droit chemin. La lgalit avant tout!

--Fort bien, Monsieur le Ministre. Toutefois, quand cela vous fera
plaisir, je le coffrerai.

--Eh bien, Monsieur Ardouin, voulez-vous m'en croire? Il se passe en
moi un phnomne psychologique. Depuis que nous nous occupons de ce
Monsieur Castillo, il m'est devenu sympathique, et j'aurais presque
envie de le nommer chef de quelque chose au Ministre.

--Ne le nommez toujours pas chef de la Police, car j'y perdrai ma place,
et cela me mettrait d'assez mauvaise humeur, Excellence!...--disse,
con uno strale realista, il Capo della Polizia repubblicana.

In quel momento la Francia democratica pagava con scrupolosa regolarit
le sue tasse governative.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

--Si vous faites semblant de ne pas me reconnatre, Bliouette, that is
not right!

Bluette, la quale accellerava il passo credendo di aver a che fare con
un inseguitore da marciapiede, si ferm contro una vetrina e rimase
qualche attimo a guardarlo bene in faccia.

--Tiens! c'est toi?

--Yes, c'est moi.

D'un tratto le vennero quasi le lagrime agli occhi.

--Oh, mon brave Jack!...

--My dear Bliouette!...

E rimasero qualche istante con la mano stretta nella mano, senza
parlare. Poi ella ritrov la voce per domandargli:

--Qu'est-ce que tu fais ici, Jack?

--Je danse  Marigny, avec deux camarades Amricaines.

--Tiens! Je ne le savais pas.

--Yes. On m'a dit que vous avez quitt le thtre et que vous tes
devenue un peu foolish, parat-il....

--Oui, je suis un peu folle sans doute... Mais a me fait plaisir de
l'tre. Viens, marchons.

Gli prese il braccio, come tanti anni prima, e andarono.

Sul marciapiede serale di Parigi l'immensa moltitudine ondeggiava con
un frastuono ilare; la nuvola d'elettricit sospesa nell'aria traeva
dalle facce dei passanti una specie di bianco fulgore, simile quasi al
baleno fosforescente che mandano le vetrine di perle false.

--Mon brave Jack, tu ne pourras jamais te figurer combien a me fait
plaisir de te revoir!

--Et moi donc! I have never forgotten My Blu.

--My Blu,  prsent, elle est morte,--disse Bluette con una leggera
sorridente malinconia.

--Alors c'est vrai que vous ne dansez plus?

--Oui, c'est vrai, Jack. Cela me fait de la peine tout de mme.

--Oui? a vous fait de la peine?... Trs bien! J'espre, Bliouette, que
ce ne sera pas pour longtemps.

--Dieu sait!... A prsent il me semble que ce sera pour toujours.

--Quelle btise!--interruppe l'Americano, scrollando le sue larghe
spalle.--Ce n'est jamais pour toujours!

Dietro una siepe di folla dovettero fermarsi. Una quadruplice fila
d'automobili sbarrava il quadrivio. Sciami di giornalai correvano
frammezzo ai motori gridando le notizie dei giornali appena usciti.
Nella profonda raggiera delle contrade opposte si vedevano a perdita
d'occhio splendere, come lunghissimi canali di fiamme, le vetrine
scintillanti.

Bluette gli teneva il braccio e camminava silenziosa, raccolta in
s medesima, come se il rumore della strada fosse la musica d'uno
dei balli che avevano danzato insieme. Vicino a quel semplice, a
quell'onesto Americano, le sembrava di sentirsi ridiventare come una
volta la ballerina di Parigi, Mimi Bluette.

Finalmente riuscirono a traversare la strada. Ella disse:

--Vois-tu Jack? On se retrouve, mais on n'est plus les mmes...

--Qu'y a-t-il de chang?

--Tout, mon brave Jack; les yeux et le coeur.

--On m'a dit que vous avez eu beaucoup de chance depuis que nous nous
sommes quitts.

--Oui, beaucoup de chance. Je suis devenue trs riche. Et toi?

--Moi je gagne passablement. J'ai achet aux Etats Unis une petite
proprit pour ma vieille mre.

--Tu es un brave garon, Jack! un trs brave garon.

--Oh... mais c'est trs simple! Les danseurs Amricains sont parfois des
gens bien levs.

--Ce n'est pas tellement simple; j'en ai connu qui taient des
fripouilles.

--All right; moi aussi.

--Et bien, vois-tu, Jack? Quand je suis avec toi, il me semble tre avec
un frre. a me fait du bien au coeur.

--A moi aussi.

--Alors, la prochaine fois, je te raconterai beaucoup de choses, que je
ne raconte  personne.

--Comme vous voudrez, My Blu.

--Oui; car, si je te les disais toute de suite, j'aurais l'air de ne
m'occuper que de moi mme; ce qui n'est pas trs correct. Je ne te
demanderai qu'une chose: Est-ce que tu me trouves toujours jolie?

--Yes, trs jolie.

--Comme autrefois?

--Pas moins. Seulement on ne dirait plus de vous au premier abord: Voil
une danseuse!--Et c'est bien triste.

--Diable!... Mais comment se fait-il que tu parles le franais moins
sauvagement qu'autrefois?

--Vous vous mouquez toujours de moi, Bliouette!

--Mais pas du tout! Je constate.

--Bien, oui. C'est une Miss du Canada qui me l'a appris.

--Fichtre! Une Miss danseuse?

--Bien entendu.

--Trs chic! Alors tu tais amoureux?

--Moi amoureux?

--Oui; cela peut arriver  tout le monde.

--Cela m'est arriv aussi, une fois... Mais vous savez bien qu'on a
trouv cela ridicule. Si vous n'aviez pas trouv cela ridicule, vous et
moi nous aurions aujourd'hui notre home aux Etats Unis, prs de ma
vieille mre. Et nous danserions quand mme, puisque c'est notre nature
de danser.

--Tu crois, Jack?... tu crois vraiment que c'est notre nature de danser?
la mienne aussi?

--Absolument, Bliouette. Votre corps de danseuse n'est fait que pour
suivre une musique, et tout ce que vous essayerez d'autre ne pourra
jamais vous russir.

--Toi, mon brave Jack, je te l'ai toujours dit: Tu as beaucoup de coeur,
mas tu n'es pas intelligent. Aussi, quand tu fais un discours, tu dis
toujours des sottises.

--Quite right. Voil My Blu!

--Oui, des sottises. Et tu ne dois t'exprimer que par monosyllabes.
Alors tu es parfait.

Jack si mise a ridere; i suoi bellissimi denti scintillarono.

--Jack...

--My Blu?

--Je me sens trs  mon aise  ct de toi.

--C'est parce que j'tais votre danseur; je vous ai donn mon temps.
Et, ce temps, est une espce de complicit mcanique fort difficile 
oublier.

--C'est peut-tre bien  cause de cela, Jack. Tu dis parfois des choses
profondes. Cela vient tout seul quand on n'est pas intelligent. Enfin,
dis-mois: est-ce que tu as de nouvelles danses?

--Oui, j'en ai.

--J'aimerais bien que tu me les apprennes.

--Si vous voulez.

--Viens chez moi demain,  quatre heures. Nous causerons. A prsent je
te quitte.

--Vous me quittez? Oh!... vous me quittez dj?

--Mais, sans doute. Nous n'allons pas tout de mme faire la traverse de
Paris, par le train o nos allons depuis une bonne demi-heure!...

--Je vois.

--Qu'est-ce que tu vois? Qu'est-ce que tu vois, Jack, avec tes yeux de
poisson frit?

--Je vois, Bliouette, qu'on m'a dit la verit lorsqu'on m'a dit: Elle
est amoureuse comme une vraie folle... Quant  nous autres, nous sommes
tout morts et enterrs dans son coeur!

--Il y a de l'exagration dans l'affaire de l'enterrement... Mais, ce
qui est bien vrai, c'est que je l'aime.

--Vous l'aimez?... oui? d'amour?--egli domand, fissandole in viso gli
occhi divenuti grandi.

--Plus que d'amour, Jack... de folie je l'aime! Je suis devenue pour lui
ce que la femme n'est qu'une fois dans la vie: sa chose... Tu es mon
frre, Jack; il faut bien que je te dise la vrit.

Egli abbass la faccia e non rispose parola. Sembr che il suo profilo
rettilineo si scolpisse in un dolore immobile, in una specie di
rassegnata malinconia.

La strada camminava scintillando incontro alle nuvole del cielo
abbassato. Sopra il dedalo del suo movimento, l'anima elettrica della
folla scoccava e bruciava come un corto circuito.

Ella di nuovo si serr al suo braccio, che aveva lasciato, e ripet con
dolcezza:

--Oui, tu es mon frre, Jack... tu ne dois pas m'en vouloir si je
l'aime...

--Il faut tre heureux, Bliouette. Cela est l'important!... Le reste
n'est qu'une farce.

--Oui, tu as raison: le reste n'est qu'une farce. Mais moi, je ne suis
mme pas heureuse... Et, vois-tu, je te le dis  toi, Jack, parce que
tu es mon frre...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

La bionda Caterina, da qualche tempo, soffriva la nostalgia di rifare
un assalto con quell'ottima lama ch'era il suo Maestro di scherma.
Insieme bruciava dal desiderio di tornare per qualche mese in Italia a
fare la Parigina.

I suoi teneri legami con Maurice, maggiordomo impeccabile, si erano
gradatamente allentati, per la sola ragione che il solerte maestro di
casa, gi molto grigio quando aveva cominciato a prepararle quelle
famose tazze di camomilla, ormai si era fatto quasi del tutto bianco.

Ella, che invece rimaneva rosso-bionda con pertinacia, grazie ai
miracoli dell'Accademia di Bellezza, non poteva indulgere a quella
nevicata, e la capigliatura da saraceno del suo gagliardo Maestro di
scherma le rifolgorava pi che mai nel riscaldato pensiero. L'idea
di tornarsene fra le sue conoscenze lombarde, impariginita come una
canzonetta napoletana messa in voga dai violini di Montmartre, l'idea
di sbalordire tutta la clientela di sua sorella, integerrima Levatrice
Diplomata, coi doviziosi abiti, coi mantelli e con le pellicce che
le aveva regalati Bluette, la tentazione d'inframmettere, parlando
con que' provinciali, qualche spzzico di francese fra i dialetti che
si parlano con lente cantilene per la dolcissima valle del Po, tutto
questo insieme, le diede cos grande impazienza di rivarcare le Alpi,
che Parigi ormai la disamorava di s quanto il maggiordomo incanutito.

Inoltre, da buona madre, non voleva pi assistere alle folle di
Bluette. Pazza da mettere in un manicomio, secondo lei!... E, per di
pi, con un caratteraccio tale, che ormai non era possibile farle
neanche la pi piccola osservazione.

Da quando s'era impastoiata con quel maledetto Castillo, geloso come un
turco e pi furfante senza dubbio che l'amabile signore d'Olonzac, non
c'era verso di farle intender ragione.

Bene: facesse pure di sua testa, la scioccherella sentimentale! Ma,
quanto a lei, per non assistere a que' malanni, chiudeva i suoi bauli e
se n'andava. Lasciare un Ministro per innamorarsi di quell'individuo,
che non le aveva mandato finora neanche un mazzolino di garofani, era
un'idea cos balorda, che, per metterla in pratica, bisognava proprio
chiamarsi Mimi Bluette! Ma lo mandasse un po' al diavolo, benedetta
figliola! lui e le sue pretese da gran Turco! L'amore?... Macch amore!
Quello l--vuoi che te lo dica io?--quello l ti riduce sul lastrico e
poi riparte per il giro del mondo lasciandoti con un palmo di naso!

A tali discorsi Bluette la fissava, bianca di furore. Voleva
dirle un'insolenza, grande, grande, come quelle che si usano sui
palcoscenici... Poi non osava, perch era la sua mamma.

--Senti,--le rispondeva;--io ti prego d'una sola cosa: non ti occupare
dei fatti miei. Comanda, spadroneggia, mettimi sossopra tutta la casa,
ordina e disordina come ti piace: solo, non occuparti de' fatti miei.

--Ma non capisci che ti rovini, figliuola?

--Se mi rovino, tanto peggio per me. Vuol dire che il mio piacere
consiste nel rovinarmi. Tu non c'entri.

--Benissimo. Ed allora me ne vado.

--Ti ho pregata io forse di rimanere? Non credo. Anzi ti ho detto: Fa un
bel viaggio in Italia, mammina! Io ti mando laggi tutto il denaro che
ti occorre, tutti i mobili che ti piacciono... Se vuoi portare con te
anche Maurice, te lo regalo... Dunque perch non te ne vai?

--Ti giuro, Mimi, che se tu avessi ancora il tuo Ministro, cio se
tutto fosse in ordine com'era prima, non aspetterei neanche domani per
andarmene. Sii buona, Mimi, fagli una telefonata... Vedrai che torna
sbito.

--Non ci pensare! Ministri ve ne sono tanti; quando volessi partecipare
al governo della Francia non avrei che riaffacciarmi alla vita politica.

--Ecco l'ingenua! lei crede...

--Non credo niente! Ma ti prego, ti supplico, di lasciarmi stare. Se no,
sai cosa faccio? Vado a vivere addirittura con il mio amante, nella sua
casa, e qui non mi lascio pi vedere.

--Oh... per quello che ci stai! Vieni a cambiarti e scappi.  una bella
maniera di stare a casa tua!

--Forse. Ma  la maniera che mi piace. Cos rimani tu la padrona. E te
ne lamenti?

--Capirai che mi annoio, ragazza mia! Non c' niente a fare, dal mattino
alla sera, in questa benedetta Parigi! Ecco la ragione per la quale
voialtre v'innamorate come stupide.

Bluette sorrise di quella straordinaria opinione.

--E di cosa v'innamorate poi?--si chiedeva la bionda Caterina.--Del pi
rifiutabile fra tutti quelli che vi sono capitati fra i piedi! E cosa
ci trovate mai di cos fatale?... Dio lo sa!

Fece una pausa, e inumidendo sul labbro inferiore i due polpastrelli
de' medii, si lisci accuratamente i lunghi archi dei sopraccigli. Poi
trasse fuori dal classico seno un sospiro grande come l'esperienza di
tutta una vita, e concluse:

--Ah, figliuola!...  un vero peccato che tu non possa prestarmi per
quindici giorni la tua et... Ti farei veder io come la si adopera e
cosa vuol dire chiamarsi Mimi Bluette!

--Perch sei stata forse tu, non  vero, a farmi diventare quel che sono?

-- stata la fortuna, piccola mia, nient'altro che la fortuna. E
tu la sciupi. Tu, il giorno che sei arrivata a Parigi, potevi con
indifferenza finire nelle case di Montmartre o diventare Mimi Bluette.
Sei stata Mimi Bluette: ma non credere di averlo fatto apposta.  la
fortuna, mia piccola, nient'altro che la fortuna!

--E allora?--domand Bluette, senz'alcuna protesta.

--E allora, siccome non ti  costato nessuna fatica ottenere i suoi
favori, spendine almeno un poco per impedirle ch'essa ti abbandoni.

--Sai cosa faccio per intanto?

--Non so cosa, ma certamente una sciocchezza.

--Ora esco, vado da Cock, ti compero un biglietto, fisso il tuo posto
nello sleeping e fra un paio di giorni tu, mammina, te ne vai. Siamo
d'accordo?

Gli occhi lontani del Maestro di scherma vinsero l'amor materno e le
fecero rispondere di s. Ma poi le venne un soprappensiero e soggiunse:

--Vedi, Bluette? Se tu fossi una ragazza ragionevole prenderesti due
biglietti, due posti nello sleeping, e fra un paio di giorni verresti
con me in Italia. Non sai quanto bene ti farebbe allo spirito una
boccata d'aria del tuo paese.

--Il mio paese? Ma  questo il mio paese! Non mi ricordo nemmeno di
averne avuto un altro.

--Che orrore! Tu credi ormai di somigliare a questa gente, ma in fondo
hai l'anima della Parigina come ce l'ho io. Ed ecco perch ho paura
quando mi dici: Sono innamorata. Me lo dicesse una di loro... peuh!
nulla di grave! Quelle sono pi intelligenti, pi ragionevoli, ed 
sempre un'altra cosa.

--Un'altra cosa? cio?

--Niente... Sar un amore, ma un altro amore. Pi forte, se vuoi, pi
importante, se vuoi, ma  sempre un amore di Parigi, ossia qualcosa
dove c' dentro un po' di tutto, come nella bouillabaisse.

Bluette si mise a ridere; ma la bionda Caterina seguitava:

--Io ti dico la verit, Bluette: ora che hai fatta fortuna, ora che hai
spremuto come un limone questa citt pericolosa, e le hai preso tutto
il piacere che poteva darti, ora che si ricordano ancora di te come
d'un raggio di sole, io, ne' tuoi panni, farei una cosa molto semplice,
molto furba: scomparirei.

--Davvero?

--S, davvero.  una citt che un bel giorno si vendica. Tu hai
avuta fortuna: ringraziala e torniamo a casa nostra. Io sono quasi
un'ignorante, ma ti assicuro che non m'inganno. Qui l'aria 
avvelenata; per noi almeno,  avvelenata. La fortuna di Parigi  come
il denaro vinto alla roulette; non si riesce mai a portarlo fuori dalla
porta.

--Ma che stramberie vai dicendo, mammina?

--Stramberie?... Fa come vuoi. Solo ricrdati che tua madre te lo ha
detto. Per me sono felicissima di tornarmene a casa, e ti prego, se
vuoi prenotarmi uno sleeping, di sceglierlo in modo che si trovi a
pianterreno, perch mi ricordo che nel venire in su mi avevano cacciata
contro il soffitto, e non ho mai potuto chiudere occhio dal Sempione
fino qui...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

--Oui, Jack, il m'aime et il n'a jamais voulu mettre les pieds chez moi;
il m'aime et je ne connais pas son vrai nom; il m'aime et jamais il ne
m'a dit ce que nous deviendrions dans une semaine!

--Pauvre Bliouette! vous me faites de la peine...

--Tu as tort, Jack. Moi, au contraire, je lui suis reconnaissante. Il
m'enivre. Il est mon flacon d'ther, ma morphine. Si demain il me
proposait par exemple de me tuer avec lui, dans sa petite chambre... eh
bien, je le ferais, Jack! je le ferais, presque souriante, sans que mon
coeur tremble...

--All right, Bliouette! Cela s'appelle de l'abrutissement.

--Appelle-le comme tu voudras, Jack. C'est de l'amour tout de mme.
C'est quelque chose que je ne connaissais pas avant lui.

--On m'a dit que vous l'avez rencontr au Bar de la Grande Rouquine.

--Oui, au Bar de la Grande Rouquine, un soir de neige.

--Ah!... un soir de neige... It must have been very splendid!

--Pourquoi dis-tu; ah?... D'abord a n'existe pas dans la grammaire;
puis c'est tellement yankee que a m'horripile! Est-ce que a te gne
que 'ait t un soir de neige?

--a me gne que ma danseuse d'autrefois perde la tte pour des inconnus
qui tranent chez la Grande Rouquine.

--Mince!... oh, pardon... je voulais dire: flte!

--Flte ou pas flte, ce monsieur n'tait pas celui qu'il fallait pour
vous, mme si vous aviez envie de devenir amoureuse.

--Ecoute, Jack... D'abord je te prie de ne pas mettre tes semelles sur
mes velours, parce que tu les fripes; et ne tourmente pas ce coussin
qui ne t'a rien fait de mal... Je prfre en ce cas que tu fumes ta
pipe. Ensuite...

--Yes? You permit?

--Oui, je permit. Empeste ma maison tant que tu voudras: je permit.
Ensuite je te prie de me dire quels sont tes griefs contre ce
monsieur.

--Moi, d'abord, je ne le connais pas.

--Et alors?

--Et alors je pense qu'il doit y avoir une raison pour que tout le monde
me dise:--Cette pauvre Bliouette... quelle triste fin!

--Qui est-ce qui t'a dit a?

--Tous.

--Trs bien. Tu peux leur rpondre,  ces tous, que je m'en moque de
leurs condolances! Tu viens chez moi, soi-disant pour m'apprendre de
nouvelles danses, mais je crois que tu viens tout juste pour me faire
pleurer.

--Puisqu'il n'y a pas le tapeur...

--Il tarde, en effet. C'est qu'il habite loin, le pauvre. Rue des
Fermiers... Je ne sais mme pas o a se trouve! Est ce que tu le sais,
toi, o se trouve la rue des Fermiers?

--Ce n'est pas mon affaire. Je ne suis pas cocher de fiacre. Moi, je
suis danseur.

--Oh... excuse-me! Indeed! Et comment s'appelle ta nouvelle danse?

--Byrigo-step.

--O est-ce que cela se danse?

--Nullepart. C'est une cration.

--Difficile?

--Pour vous pas.

--Pourquoi pas?

--Parce que vous tes danseuse, bonne danseuse.

--Merci. Alors tu prtends qu'ils disent: Cette pauvre Bliouette!...

--Oui: quelle triste fin!

--Ils disent: fin?

--Yes: fin.

--Les femmes?

--Les hommes aussi. Tous.

--Et pourquoi donc? Est-ce qu'une femme est finie lorsqu'elle devient
amoureuse?

--Des fois oui.

--Tu le penses toi aussi, Jack?

--Oui, un peu.

--A cause de quoi?

--On n'est pas forc de savoir la raison de ses propres ides.

--Eh bien, continue.

--Mais je n'ai plus rien  dire.

--Alors montre-moi le Byrigo, sans musique.

--Si vous voulez.

--Non, attends. Quand tu recauseras avec ces gens, il faudra que tu leur
dises:--J'ai vu Bluette; elle est tout  fait heureuse.

--Pourquoi dire des mensonges? Ce n'est pas indispensable. On peut se
taire.

--Mais enfin... je t'avoue, Jack, que mon seul chagrin est de ne plus
danser.

--Et pourquoi ne dansez-vous pas?

--a lui ferait de la peine... Il est trs jaloux.

--C'est ridicule.

--Non, c'est juste. Il y a des choses que tu ne peux pas comprendre.
Parce que ton cerveau  toi, Jack, on te l'a fourr dans les pieds. Il
te sert  bien danser, mais non pas  tre un psychologue.

--Il faut voir si c'est la psychologie ou bien la danse qui a le plus de
valeur. Ecoutez, Bliouette; j'ai une question  vous poser.

--Pose-la.

--Vous m'avez dit qu'il n'a jamais voulu mettre les pieds chez vous...
Pourquoi?

--Pourquoi?... Mais c'est trs simple! Il m'a dit qu'il prfre m'avoir
chez lui, quoique son petit appartement soit beaucoup plus modeste que
le mien.

--Oui; et la raison?

--Mais je viens de te la dire la raison! Est-ce que tu es sourd?

--Vous m'avez dit que chez lui c'est plus modeste; vous ne m'avez pas
expliqu la raison qui l'empche de venir ici.

--Dieu, que tu m'nerves, mon petit!... Mais la raison est trs simple!
C'est parce que, chez moi, il faut croire qu'il ne se trouverait pas 
son aise. Toi, chez moi, tu te trouves  ton aise... et la preuve c'est
que tu m'crases mes velours, tu m'empestes l'air, tu vas me brler
quelque chose tout  l'heure... Lui, au contraire, pas. Est ce que tu
comprends?

--Ah... je ne comprends rien.

--Zut alors! Et c'est pourtant si simple! Ecoute-moi, Jack. Tche d'tre
aussi intelligent que possible; je vais t'expliquer. Lui, d'abord,
n'est pas un homme comme tous les autres...

--Non? Qu'est-ce qu'il est? A-t-il quelque chose qui lui manque?

--Ne fais pas de l'esprit, Jack? Toi, qui es si adorablement stupide,
n'essaye pas d'tre un homme spirituel, pour l'amour de Dieu!
D'ailleurs je te prviens qu'il est trs beau, d'une beaut vraiment
noble; c'est un de ces hommes qui forcent le monde  retourner la tte
lorsqu'ils passent.

--On me l'a dit.

--Tiens! On te l'a dit? J'en suis trs satisfaite. Et, avec a, il n'est
pas comme tout le monde; il a ses ides. Quand il dit:--Je ne veux
pas telle chose,--il ne la veut pas. C'est trs simple... Me suis-je
explique?

--Peut-tre.

--Mais comment peut-tre? Attends... Ne siffle pas. Est-ce la musique du
Byrigo, ce que tu siffles?

--Yes: Byrigo-step.

--Trs joli. Je devine par l comment tu le danses... Mais, avant tout,
je tiens  te faire comprendre la raison qui l'empche de venir ici. Ma
maison, et tout ce qu'il y a dedans, m'a t donne par des amants... Tu
saisis?

--Ah... ce sont des admirateurs de vos danses.

--Parfaitement. Mais lui, comme il est trs fier, comme il est d'une
fiert aveugle, a le gne, a l'nerve... en somme il n'y vient pas!

--Et c'est lui qui vous a racont cette bonne blague?

--Tu m'embtes, Jack! Oui, tu m'embtes prodigieusement!

--Votre caractre est devenu trs mauvais, Bliouette.

--Eh bien, je t'avoue que ce n'est pas lui... non, ce n'est pas lui qui
a trouv ces prtextes, car, en somme, nous parlons trs peu de ces
choses.

--Alors c'est votre imagination?

--Voil, mon imagination. Mieux encore: ma certitude. Je me suis dit:
Comme il ne doit pas tre riche, et que moi je suis trs riche, comme
il ne doit pas tre heureux et que moi je suis trs heureuse, comme...
Oh, mais, aprs tout,  quoi bon gaspiller tant de mots pour te faire
comprendre une chose si claire?

--J'ai compris.

--Tu as compris?

--Yes.

--Alors tu es plus intelligent que moi; car moi, je te l'avoue, jamais
je n'ai pu rien comprendre  toute cette affaire!

--Bravo Bliouette! Vous n'avez jamais t logique, et c'est l votre
charme!

--Ne ris pas, Jack. Ce ne sont pas des choses dont on puisse rire. Sache
bien que toute logique n'est en gnrale que de l'artifice. Moi je me
contredis parce que je suis sincre. Il n'y a rien de plus illogique,
de plus contradictoire, que la sincrit. Lui il m'aime et moi je
l'aime; cela est vrai. Tout le reste n'a pas d'importance... Quoi? Tu
siffles toujours?

--Yes: Byrigo-step!

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Byrigo-step.

Una maniera nuova di mettere i piedi sul pavimento e di musicare il
proprio equilibrio facendo un poco di poesia con la suola delle scarpe.

Questa non  soltanto la definizione d'un ballo;  anche la definizione
di tutti quei tentativi che l'uomo fa per andare a tempo con la vita.

Il ballo diverte, perch si crede vi sia qualche importanza nel
concordare un movimento con un suono, come si crede vi sia qualche
verit quando si ottiene che le lettere dell'alfabeto sembrino andare a
tempo con l'inconoscibile.

Certamente nel pensiero dell'uomo v' un desiderio di musica, un
desiderio di poesia; e questo bisogno, in fondo, non  che tendenza
verso il limite. Ma nella vita reale c' soltanto quella musica, quella
poesia, che tale pu essere per le forme inferiori del pensiero.

L'uomo di vera intelligenza perde la strada e sorpassa l'umana poesia.

Quando  giunto a possedere la conoscenza, l'uomo vede con elementare
chiarezza come l'invenzione di un nuovo ballo e quella d'una
metafisica nuova rappresentino press'a poco la stessa incongruenza.
In quest'ultima  il pensiero che cerca nuovi equilibrii, nell'altra
 lo scheletro: ma in ogni caso, per dar valore all'una ed all'altra,
bisogna cominciare con ammetterne l'importanza intrinseca, ossia
dimenticare in entrambe la loro fondamentale comicit.

 difficile ritenere che un sistema filosofico, un libro di
giurisprudenza od un poema epico siano cose molto pi serie che il
Byrigo-step.

Questo a noi sembra, perch siamo impigliati ancora dentro i nostri
sistemi, i quali non son altro che piramidi e labirinti e circoli di
lettere dell'alfabeto.

L'pice dei sensi, che l'uomo propaga fuori di s, ha nome fantasia.

Ma per alcuni uomini viene un momento in cui la fantasia stessa, come
un decrepito albero, s'inaridisce.  stanca d'inventare la bellezza
delle cose che non ne hanno alcuna,  stanca di ammettere con dogmatica
fede l'importanza di tutto quello che non .

Si spegne.

Il colore vola via, dal mondo, come da un'acqua morta il colore del
sole che tramonta. L'infinito si rabbuia e si ferma:  il crepuscolo,
muore la fantasia.

Allora, sui nervi saturi, non hanno pi vigore gli afrodisiaci
spirituali che servono per propinare all'uomo le innumerevoli
menzogne della vita; e soltanto la comprensione dmina su tutte le
facolt dell'essere, la comprensione arida e sarcastica, il riso buio
dell'intelletto che ha sorpassato l'ideale.

Ma riesce assai difficile spiegare, a chi non lo provi, questo senso
di fredda ilarit che allora comunica lo spettacolo del mondo. Riesce
difficile, poich, per intenderlo, bisogna disubbriacarsi, bisogna
liberare il proprio cervello, i propri sensi, dal fumo di tutte le
droghe artificiali che impediscono all'uomo di essere formidabilmente
semplice.

Il senso critico distrugge la vita.

Byrigo-step.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Il giorno 31 del mese, alle ore cinque precise, come di consueto
apparve il cronometrico Monsieur Bollot. Soffiava un poco d'asma senile
quando, su la mensola dell'anticamera, depose la venusta cartella di
cuoio sbiadito. Quella sua bella faccia da notaro della Reggenza, con i
baffi ed il pizzo da vecchio moschettiere, una capigliatura d'argento
che si gonfiava sotto l'antiquata solennit del cappello a mezza tuba,
la sua faccia piena di grinze, ma dove ancora brillavano i colori della
giovent, sorrise familiarmente alla bionda leggiadria di Linette,
cameriera dalle calze di voil, che si affaccendava per liberarlo dal
soprabito.

--Bonjour, ma petite! Un vent d'Avril qui aigrit mes rhumatismes! A la
bonne heure, Linette!... si je n'tais pas si vieux, j'aimerais encore
bien vous conter fleurette..

--Mais vous n'tes pas si vieux, Monsieur Bollot! Au contraire, vous
avez une mine superbe aujourd'hui.

--Des compliments! toujours des compliments! a fait plaisir quand mme.
Enfin!... comment va Madame?

--Madame est en ville. Mais je suis sre qu'elle rentrera bientt.
Elle est sortie aprs le djener, en me disant:--Aujourd'hui,  5 h.,
Monsieur Bollot viendra. Si par hasard je tarde, il faudra le prier de
m'attendre.

--C'est a; nos attendrons. Pour abrger l'attente nous allons faire un
bout de causette,  nous deux, dans le salon.

--Avec plaisir, Monsieur Bollot. J'ai mme bien envie de vous dire
quelque chose.

--Oui? Dpchons-nous alors...

Prese la cartella, i guanti, e cammin a piccoli passi, con quella
particolare oscillazione d'equilibrio che hanno i vecchi ed i bambini.

Un sole d'oro fiammeggiava sui mobili della sala di Bluette.

--D'abord, voici: ce sont vos gages,--disse il vecchio amministratore,
frugando nelle tasche della sua rigonfia cartella.--Vous y trouverez
aussi vos trennes pour Pques: c'est un petit cadeau que je vous fais
personellement, et cela n'a rien  voir avec les trennes que vous
recevrez de Madame.

--Je vous remercie infiniment, Monsieur Bollot.

--Il n'y a pas  me remercier. C'est pris sur les conomies de
l'administration, et, puisque vous tes si fidle, c'est bien juste.

--Vous me faites rougir, Monsieur Bollot!--esclam l'incipriata Linette,
nascondendo il denaro nella tasca del suo fino grembiule di pizzo.

--A prsent n'oubliez pas que j'aime boire un petit verre de Kmmel en
arrivant, un autre en m'en allant. Versez-le moi, Linette, et causons.

Con le sue dita color dei gelsomini, Linette gli pose accanto il lieve
calice del suo liquore preferito. Mentre girava intorno a quella
sorridente canizie, lei co' suoi capelli biondi, lui con il suo pizzo
da bianco moschettiere, apparivano entrambi cos gentili, cos onesti,
che il vederli faceva ripensare a quelle buone vecchie stampe di cento
anni fa, che illustrano con tanto garbo le indiscrete pagine dei
galanti novellieri francesi.

--Ce que j'ai  vous dire, Monsieur Bollot, est trs court. Vous savez
que j'aime Madame plus que moi-mme...

--Oui, je le sais, Linette.

--Eh bien, Monsieur Bollot, vous tes le seul homme qu'elle respecte et
que parfois elle coute. Je vous en prie, faites quelque chose pour lui
ouvrir les yeux, pour lui rendre sa raison... car je vous assure que
Madame est devenue folle!

Il vecchio amministratore impieg qualche tempo prima di rispondere;
poi depose il bicchierino di nttare, asciugandosi con accuratezza le
labbra inumidite.

--Nous le savons, Linette. Et tu penses bien que nous lui avons dj
dit notre avis. Quoique, pour tre juste, cet homme n'entame pas sa
fortune. Cet homme,

--C'est beaucoup, en tout cas, Linette. Car cela est indniable.

--Peut-tre, bien, Monsieur Bollot. Mais l'conomie n'est pas tout en ce
monde.

--C'est beaucoup, en tout cas, Linette. Car cela montre qu'on a de
l'ordre dans l'me. Mais pourquoi t'affliges-tu tellement? Que ce soit
lui ou un autre, est-ce que ce n'est pas la mme chose?

--Du tout, du tout, Monsieur Bollot! Et je vous affirme qu'un de ces
jours il va se passer quelque chose de trs grave. J'en suis certaine.
Voyez vous, Monsieur Bollot: les autres taient presque toujours des
gens trs comme il faut; il taient, parfois ses caprices, parfois ses
habitudes ou ses devoirs: jamais rien de srieux en tout cas; ce que
chaque femme comme elle doit avoir... des amants, en somme! Elle ne les
aimait pas du tout, c'taient eux qui l'aimaient. Tandis qu'elle est
folle de celui-ci. Je vous dis, Monsieur Bollot, qu'elle en est folle!
Et pas du tout heureuse par dessus le march!

Il bicchierino di Kmmel tremava leggermente fra le dita bianche di
Monsieur Bollot.

--Est-il peut-tre mchant avec elle?

--Que sais-je? Depuis que Madame frquente ce Monsieur, je puis vous
dire qu'elle n'est plus la mme femme. Arrachez-la de cet homme,
Monsieur Bollot! Faites-lui violence, vous qui le pouvez, mais
emportez-la trs loin, trs loin, car un de ces jours il va se passer,
j'en suis certaine, quelque chose de trs grave...

--Quoi, par exemple?

--Que sais-je? Un malheur sans doute. Cet homme, je ne l'ai vu que de
loin, et en cachette, puisque vous savez peut-tre que jamais il ne
vient ici. Sa figure ne me dit rien de bon. C'est une de ces ttes,
Monsieur Bollot, qui ont quelque chose de beau et de redoutable. Moi,
voyez-vous, a ne m'tonnerait gure si un matin je voyais paratre
cette tte-l dans les journaux,  la place o l'on fait le rcit des
crimes...

--Oh, oh, comme tu y vas, Linette!

--C'est mon avis. En tout cas je n'exagre pas en vous disant que Madame
y perd sa sant et sa carrire. Quant  l'argent, Monsieur Bollot, il
peut se faire qu'il file aussi, comme tout le reste.

--Nous lui parlerons... nous lui parlerons... calme-toi, Linette!

--Tenez, Monsieur Bollot: depuis que cet tranger  pris place dans
notre vie, la maison n'existe plus. Toujours vide, toujours morne.
Madame passe avec lui toutes ses journes; elle ne rentre que pour se
changer de robe, et s'en va de nouveau jusqu'au matin. Elle a maigri
terriblement, Monsieur Bollot, et quand je lui fais son bain, ce
n'est plus elle. Madame Catherine aussi prpare ses malles tous les
trois jours, puis elle les dfait. Pauvre femme! Elle non plus n'a pas
le coeur tranquille. Personne  prsent n'ose mettre les pieds chez
nous. Le seul qui vient encore de temps  autre, et qui l'attend de
longues heures, c'est ce pauvre Jack... vous savez bien, son danseur
d'autrefois. Nous causons, nous causons, lui et moi, dans la garde-robe
ou dans la vranda, parce que lui il fume dans sa pipe un tabac qui
sent trs fort. Ce pauvre Monsieur Jack!... Si vous saviez comme il est
gentil. Des fois nous en avons tous les deux les larmes aux yeux...

Il vecchio Monsieur Bollot, preso lui pure dalla commozione, guardava
con fissit le ultime gocce del liquore nel lieve calice di fino
cristallo. Poi si raschi la gola, e disse un'altra volta:

--Nous lui parlerons, Linette, sois tranquille.

Questo nous, ch'egli adoperava con pompa nella sua dolce umilt, era
una specie di abitudine professionale, che sembrava ravvolgere il suo
cuore di padre nella toga del giurisperito.

--Il ne suffit pas de lui parler, Monsieur Bollot. Car elle vous ferait,
avec plus de politesse, la mme rponse qu' moi: Fiche-moi la paix,
Linette! Alors c'est de l'nergie qu'il faut avec elle, ou bien de la
ruse... oui, Monsieur Bollot, de la ruse! Vous, qui tes si instruit
et si bon, faites-lui comprendre sa folie, trouvez un moyen quelconque
pour la remettre dans le droit chemin.

--Par exemple?

--Eh bien, d'abord, vous pourriez essayer de la raisonner, comme vous
le faites parfois, d'un ton paternel. Je l'ai vue souvent devenir un
peu ple et se mordre la lvre quand vous lui donniez des conseils.
Vous, elle vous coute. Parfois elle se rebiffe, parfois elle se met
 crier: Mon Dieu! mon Dieu! que vous avez des ides arrires, pre
Bollot!... Mais, vous parti, le soir mme, ou le jour aprs, pendant
que je l'habille, voil que tout  coup Madame se prend  me dire: Il
avait tout de mme raison, ce brave Monsieur Bollot. Il a des ides
anciennes, mais elles sont justes. Je ferai comme il a dit.

--En effet, en effet, chre Linette, j'ai de l'exprience et je ne parle
que pour son bien.

--Oui, et alors vous devriez lui donner un ordre, voyez-vous, Monsieur
Bollot: un ordre! Par exemple: Tel jour, vous, moi et Linette,--vous,
moi, Linette et Monsieur Jack--nous partons tous pour tel endroit. Pour
n'importe o, pourvu que ce soit trs loin.

--Parfait, Linette. Seulement c'est beaucoup plus facile  dire qu'
obtenir.

--L'ide, je vous l'avoue, n'est pas de moi. Elle est de Monsieur Jack.
Il a l'abitude, lui, d'aller et venir d'Amrique; il trouve trs
commode qu'on ait  se trimbaler d'un point  l'autre de la terre.
Quant  moi, mon ide serait bien diffrente.

--Et quelle est ton ide, voyons?

--Moi, si j'tais vous, j'irais tout droit chez ce Monsieur; je lui
dirais: Monsieur Castillo,..--c'est son nom,--Monsieur Castillo...
enfin je ne sais pas au juste ce que je lui dirais, mais srement des
choses qui toucheraient son coeur, s'il est un honnte homme.

--Et s'il ne l'est pas?

--Je lui en dirais d'autres, mieux faites pour l'effrayer. Car nous
sommes trois, aprs tout,--vous, Monsieur Jack et moi--qui sommes prts
 dfendre Madame de toutes nos forces. Mais, voulez-vous que je vous
dise, Monsieur Bollot?... C'est drle, c'est absolument drle, et
pourtant je suis persuade que lui aussi, malgr tout, il l'aime...

--Veux-tu que je te dise, Linette? Je suis presque du mme avis...

--Et alors?

--Alors, ma fille, tche de comprendre que tout serait en vain.
Ecoute ce que te dit un vieillard, dont la vie toute entire fut
lente et monotone comme le tic-tac d'une pendule. Sache, mon enfant,
qu'entre toutes les illusions de la terre une seule est vraie, une
seule parvient  griser merveilleusement notre me: c'est quand deux
cratures s'aiment, et que tout le reste devient ple comme si le
soleil ne le touchait plus...

--Oh, que vous dites de belles choses, Monsieur Bollot!...

--Ces sont mes cheveux blancs qui les disent... Allons! verse-moi un
autre petit verre de cet excellent Kmmel, et, puisque Madame tarde
outre mesure, je vais commencer par payer leurs gages aux gens de la
maison. Pour toi, d'abord, c'est rgl. Va donc dire aux autres que
Monsieur Bollot les attend.

E mentre se n'andava, rapida e seria, co' suoi piedini ben calzati, che
luccicavano sul tappeto, il vecchio notaro, alzandosi con un po' di
stento, incominci a toglier fuori dalla voluminosa cartella i fogli
amministrativi, cosparsi d'una grave scrittura simmetrica, poi, ad una
ad una, le buste gialle in cui suonavano i marenghi, gli scudi e il
rame degli stipendi mensili.

Mentre aspettava, si mise a fare un'ultima verifica, brontolando:

--Maurice... Maurice, matre-d'htel--125--cent vingt-cinq... Voil du
gaspillage, nom d'une pipe! Je ne comprendrai jamais pourquoi on doit
jeter six louis et cent sous par mois, pour se payer le luxe d'un
matre d'htel, qui ne fiche rien du matin au soir, et qui n'est mme
pas l lorsqu'il s'agit de m'ouvrir la porte...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Un giorno spar.

Senza dirle una parola d'addio, senza guardarla nel colore degli occhi,
d'improvviso, con l'anima forse in delirio, un mattino di gran luce
spar.

Prima che l'afferrassero, prima che l'oscura tragedia della sua vita
giungesse ad un epilogo apparente, in silenzio, a cuore perduto,
sopraffece il suo delirio e part.

Era venuto dal lontano mondo: ripartiva per il lontano mondo, per la
strada morta ove camminano gli uomini che portano in s, come tenebra,
un dolore definitivo.

Era giunto sino a lei ravvolto in una storia buia; l'aveva imprigionata
nella sua ombra, si era lasciato per l'ultima volta ubbriacare dal
profumo della sua bocca, dal profumo de' suoi fiordalisi... poi, senza
nemmeno guardarla nel colore degli occhi, silenzioso e folle come i
nomadi, ripartiva per la strada infinita.

Era un mattino di Maggio, quand'egli usc per l'ultima volta dalla sua
casa deserta.

Quella casa era nascosta in una piccola strada, calma, vecchia,--di
quelle che gli edili ragionevoli vanno cancellando a poco a poco.

Si vedeva, lontana, la Colonna di Luglio sorgere dalla piazza della
Bastiglia.

Barcoll.

Tutte le finestre di Parigi brillavano, come se avessero nelle raggiere
dei vetri una felicit di fuoco.

L'amava, l'amava!...

S, ma era troppo tardi... troppo tardi!...

Bisognava partire, partire.

La terribile Citt Stupenda lanciava in alto, nel mattino di primavera,
la potenza dell'infernale suo paradiso.

Tutte quelle case, quelle finestre, quei lembi di cielo, per lui
sembravano sereni come gli occhi di Mimi Bluette. Mimi Bluette!...
Questo nome cantava nel rumore di Parigi, era la bellezza di tutte le
cose che i suoi occhi vedevano, la sorridente anima della vita.

S, addio!... addio per sempre, inesorabilmente, con terribilit, con
disperazione, addio...

Barcoll. Fece due passi... tre passi... la strada camminava. La
distanza era una fuga. Mimi Bluette... Mimi Bluette!... I rumori
vertiginosi della Citt Babelica pareva lanciassero in alto, per l'aria
bionda, questo nome felice. Le strade sollevate s'impennavano contro il
cielo; turbini di folla giravano con fragore nella bianca immensit.

Era stata il suo bicchiere ultimo di Sciampagna, l'ultimo suo canestro
di rose... che folla!...

Parigi la Magnifica, tempio e sepolcro dell'ideale, Parigi fiore della
terra, in quel mattino del mese di Maggio era bella come una donna
giovine, che innamorata si guarda nello specchio, appena levata. Le
sue piazze gremite, piene di tumulto, ridevano come se fosse un giorno
di festa. I pi rugginosi tetti, carichi di gloria, cercavano di
riaccendere nello sfarzo del sole di Maggio l'antica loro novit.

Ed egli si sentiva il cuore pesante come una macina da mulino.

Mimi Bluette!... Mimi Bluette!... Era stata bionda come il grano,
quand'esso lampeggia maturo nella fulgida estate. Aveva un'anima
limpida e profumata, com'erano i suoi dolci capelli, quando con impeto
li scioglieva per coricarvi la sua perfetta nudit.

Camminare, camminare, per strade che non tornano pi...

Parigi cantava; Parigi la Grande aveva un fiore a tutte le finestre. Il
fiume pi maraviglioso della terra, con acque gialle di fango baciava
la Basilica di Francia.

Ud suonare a stormo le campane invisibili di Notre-Dame. Le cento
basiliche della Senna risposero, nel mattino di primavera. Le campane
a stormo cantavano: Mimi Bluette!... Mimi Bluette!...

S, era stata l'ultimo paradiso...

Camminare, camminare, per strade che non tornano pi.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Ella trov la porta chiusa, e, prima di suonare il campanello, batt
all'uscio col manico dell'ombrellino. Batt ripetute volte, poi guard
il fragile parasole con il timore di averlo spezzato. Allora suon
il campanello. Intese distintamente correre per le stanze interne la
velocissima biscia elettrica della scampanellata. E attese.

Attese.

Allora suon tre volte, quattro volte ancora. Ma non udiva il suo passo
rapido giungere dall'interno, sul tappeto.

--Il est sorti. Pourquoi est-il sorti?

Nulla di molto singolare in questo fatto; nondimeno era la prima volta
che ci accadeva.

Per scrupolo di coscienza diede un'ultima scampanellata. Guard in
alto, per le scale vuote; guard in basso, verso il primo pianerottolo
deserto, e, con il cuore inquieto, ridiscese in cerca della portinaia.

La portinaia di quella casa era una persona pressoch introvabile. Dio
sa quali faccende avesse, o l o nel vicinato, ma dentro la sua loggia
mal rischiarata non v'era mai altri che un lucido gattone immobile,
seduto alla maniera dei cani e che somigliava singolarmente ad una
bestia impagliata.

Bluette guard se ci fossero le chiavi dell'appartamento.

Non v'erano.

Il gatto si mise a fissarla con una immobilit sinistra, che le fece
paura.

Suonarono le tre. I rintocchi del bronzo si allargavano come ondate di
sole nel brillante spazio. L'ora pomeridiana mandava ronzo. La casa,
la strada, le ultime porte, il lontano quartiere, lavoravano in sordina.

D'un tratto le pervase l'anima un grande presentimento di sciagura.
Le parve ch'egli, non solo fosse distante, ma non ci fosse pi. Volle
sedersi e attendere; ma ebbe una sottile, inspiegabile paura. Usc,
chiuse l'uscio a vetri della portineria, ed irresoluta non seppe che
fare.

Il gatto lucido la fissava co' suoi magnetici occhi rotondi, colore di
solfo.

Allora si mise a camminare per la corte. Finalmente incontr la
portinaia, che aveva in mano un ferro da stirare. La interpell:

--Madame Greuze! Dites-moi, Madame Greuze, o sont les cls?

--Les cls de l'entresol? Je n'en sais rien. Avez-vous regard dans la
loge?

--Elles n'y sont pas.

--Alors c'est que Monsieur Castillo les aura gardes dans sa poche.

--A quelle heure est-il sorti?

--Ma foi, je ne saurais vous dire., Il y avait pour lui des lettres ce
matin; je les ai cases moi-mme. A 9 h. elles n'y taient plus.

--Des lettres? Mais il n'en reoit jamais!

--Il y en avait bien deux ce matin, j'en suis sre. Excusez-moi, Madame,
sans a mon fer se refroidit.

Ella rimase ferma nella corte, a guardare la propria ombra che si
disegnava nel sole.

Poi sollev gli occhi verso l'ammezzato, quasi per interrogare quelle
tre finestre che davano su la corte. Ma erano deserte, piene di
silenzio, piene d'immobilit, e si riscaldavano al sole.

Torn indietro, con una grande angoscia, verso la loggia della
portinaia, che stirava.

--Ces lettres. Madame, d'o venaient elles? Vous l'avez remarqu
peut-tre.

--Parfaitement. Elles venaient de Paris. L'une d'elles au moins, tait
une de ces grandes enveloppes  entte qu'emploient les Bureaux de la
Mairie ou des Ministres.

--Quel entte?

--Je n'ai pas lu, Madame... Je regrette. J'ai normment  faire, vous
pensez bien!

--Merci.

--A votre service, Madame.

Bluette usc nella strada e cominci a camminare. Faceva dieci passi da
una parte, dieci dall'altra, ossia percorreva rasente il muro tutta la
lunghezza della casa.

Di fronte, su l'altro marciapiede, il sole batteva con veemenza nella
piccola vetrina d'un orologiaio. La strada calma cullava i suoi radi
passanti.

E cammin per mezz'ora, per un'ora, in su, in gi, lungo il muro, con
gli occhi fissi or ad un capo or all'altro della contrada. Il suo
tremante cuore d'innamorata non le batteva nemmeno pi; non sentiva in
s che un principio di vertigine, anzi una piccola, intima, profonda
ferita.

Poi, macchinalmente, risal per le scale fino al pianerottolo
dell'ammezzato, e bench sapesse ch'era inutile, tuttavia si prov a
suonare un'ultima volta.

Lo stesso rumore deserto ripercorse con velocit le stanze mute.

Scese, faticosamente. Usc. Un timore illogico e tuttavia profondo
assaliva il suo timido cuore.

Pens: Adesso torna. E riprese a camminare lungo il marciapiede. Ma
una stanchezza pesante imprigionava le sue caviglie da ballerina, come
se, in tutte le giunture, avesse d'improvviso perduto il suo naturale
miracolo d'equilibrio e d'agilit.

Quell'assenza non poteva essere fortuita. Egli era uscito verso le nove
del mattino, portando con s le chiavi; adesso cadeva il tramonto; si
vedevano i commessi arruffati, le sottili dattilografe dagli occhi
stanchi rincasare con un senso di libert lungo i marciapiedi che
brillavano.

Ma dov'era mai? Quale strada lo portava? Come ritrovare uno scomparso
nel turbine di quella immensa Citt, che aveva strade burrascose
come fiumi, piazze babeliche ove la folla si avventava come l'ondata
nell'estuario, e che, dal cerchio dell'infinita sua forza, dappertutto
sollevava un pesante fragore d'oceano?

Ella, in fondo, non conosceva nessun particolare della sua vita
impenetrabile.

Senza bene comprendere perch avesse questa certezza, pure una voce
profonda nel suo spirito le diceva che non sarebbe ritornato mai pi.

Ad ogni fragore di ruote che venisse dal capo della strada, sentiva il
cuore darle un battito cos forte, ch'ella, per un lungo istante, ne
perdeva il respiro. Ma ogni volta erano viandanti ben dissimili da lui;
non la sua fronte alta e buia, non la sua ruvida gentilezza di persona,
i suoi luminosi occhi di nomade, che l'avevano tanto innamorata.

Povera Mimi Bluette!... povera, piccola, bionda Mimi Bluette!...

Si faceva quasi tardi; la fatica del crepuscolo pesava su la Citt
scintillante. Non v'era pi sole nella piccola vetrina dell'orologiaio,
ed ora si potevan leggere a distanza i nitidi cartelli appesi contro
l'invetriata:

  _Montre Omga--Or garanti, 18 Carats
  Chronomtres--Rparations_

E guardando e camminando pensava:--Ai-je t assez aveugle? Pendant
ces derniers jours il y avait bien dans ses yeux quelque chose de trs
sombre... Hier soir il m'a dit: Je t'aime, Bluette... J'ai baiss la
tte, et nous avons pleur. Avant hier j'ai vu qu'il fouillait dans ses
malles. Ses malles autrefois taient pleines; les derniers jours elles
taient presque vides. Mais je n'osais pas tre curieuse, parce qu'avec
lui j'ai toujours t si timide...

La strada ora si popolava di gente pi veloce; un operaio, passando,
le bisbigli quasi all'orecchio:--La belle fille!

Pensava:--Est-ce possible qu'il n'ait pas laiss un mot pour moi? Comme
je suis bte! Sans doute, sans doute il m'a envoy une lettre chez moi!

E si mise a camminar cos rapida, che quasi correva. D'un tratto era
piena di speranza; la gioia della vita rifluiva in lei.

Prese una vettura, ma questa camminava con un passo infinitamente
troppo lento per la sua concitazione. Non appena scorse un'automobile,
si mise ad agitar l'ombrellino; il guidatore si ferm. Balzatavi
dentro, si affacci al finestrino, quasi per accelerare con la sua
folle impazienza i battiti del motore. Nessuna distanza di Parigi le
parve mai cos lunga.

--Vite! vite! vite!...--diceva continuamente al meccanico, battendo con
gli anelli contro il vetro.

E la videro entrare nella sua portineria come se fosse inseguita. Non
prese l'ascensore, vol su per le scale.

--Linette! Linette, dis-moi!... o est la lettre, Linette?...

--Quelle lettre, Madame? Mon Dieu, que vous tes ple! Qu'y a-t-il,
Madame?

--La lettre, je te dis! Il n'y a pas une lettre, un billet pour moi?

--Non, Madame.

--Et personne n'a rien tlphon?

--Personne.

Cadde sovra una seggiola, pieg la faccia; tacque.

--Madame,--disse Linette, prendendole un polso,--qu'est-ce qui est arriv?
Qu'est-ce qui se passe?

Ma non rispondeva.

Dopo qualche tempo le sollev nel viso gli occhi folli e disse
opacamente:

--Il est parti.

--Comment parti? Sans rien vous dire?

Ella si appoggi le mani sul cuore, scosse indietro il peso dei
capelli, rispose un'altra volta:

--Parti.

Ma, dopo qualche attimo, sorse in piedi con un'energia convulsa:

--Non, ce n'est pas possible!--disse duramente.--Ce n'est pas possible.
Vite, vite, Linette! Envoie chercher un serrurier, et que mon auto soit
prt de suite.

--Pourquoi faire un serrurier?

--Pour ouvrir une porte. Vas-y toi-mme, avec l'auto, sans t'habiller...
vite! vite!

--Mais, Madame...

--Ne demande rien, je t'en prie! Tu vois bien que je meurs d'angoisse...

Un quarto d'ora dopo il fabbro giungeva sotto l'atrio. Lo fece salire
nell'automobile, a fianco del meccanico.

--Viens avec moi, Linette; ne me laisse pas seule...

--Je vais donc mettre mon chapeau, ma jaquette...

--Oui, mais dpche-toi!

In quel momento la bionda Caterina rientrava dalla sua passeggiata
crepuscolare, fresca e giovanile quanto  lecito essere ad una donna
della sua et. Siccome nel medesimo tempo Linette scendeva gi dallo
scalone, sua figlia non le permise nemmeno di avvicinarsi allo
sportello:

--Dopo, dopo, ti spiegher, mammina... ora ho fretta!

E la lasciaron l nel sottoportico, mentre i due pettegoli bambini
del portinaio la tiravano per la bella sottana e le chiedevano
sfacciatamente:

--Est-ce que ce soir il n'y a pas de chocolats pour nous, madame
Catherine?

Non ne aveva. Ma rest per circa una mezz'ora, l, sotto il portico,
a far congetture su l'accaduto con quel personaggio gallonato e
protocollare, che possedeva il senno proverbiale di tutti portieri.

Laggi frattanto, nella strada calma e lontana, le poche botteghe si
erano accese di una pallida elettricit. Qualche gente vi discorreva su
l'orlo dei marciapiedi; qualche altra, stanca della giornata, passava
senza volgere il capo, lungo i muri.

Dietro la porta vetrata il lucido gattone di Madame Greuze guardava con
immobilit bollire una pentola sul fuoco.

Salirono.

Prima ella suon ancora il campanello; poi, rapidamente, il fabbro fece
saltare la serratura.

Bluette osservava con occhi fermi le mani callose dell'operaio. Gli
disse:

--Partez avec mon auto. Faites tout de suite une nouvelle cl; donnez-la
au chauffeur. Je l'attends.

Ed ascolt il suo passo pesante scendere per le scale scuotendo il
mazzo dei grimaldelli.

Non osava entrare.

Linette le stava cos presso che i loro gomiti si toccavano.

--Je n'ai plus de courage, Linette... Il s'est tu peut-tre... je vais
voir son cadavre...

--Appelons quelqu'un, Madame... moi aussi j'ai trs peur...

--Non, tais-toi. Ce n'est pas possibile... il est parti... parti...

Entrarono, chiusero l'uscio. Nell'anticamera faceva buio. Ma un raggio
batteva nel vetro d'un piccolo quadro. La casa deserta sembrava
infinitamente profonda.

Bluette cerc, lungo la cornice dello stipite, l'interruttore della
luce elettrica, ma in quel grande smarrimento la sua mano incerta non
lo ritrovava.

Infine Linette riusc ad accendere. Videro che l'attaccapanni era vuoto.

Tre stampe di cacce inglesi pendevano dalla parete; v'eran su la tavola
un bacile di rame, un vaso di cristallo, con qualche fiore appassito
che aveva portato Bluette.

D'un tratto, come una pazza, ella si mise a correre per la casa...
Guard, frug... Nulla, nulla, nulla...

S, era partito per sempre, partito come un vero nomade, partito senza
dirle addio.

In quel momento venne su la portinaia.

--Je ne sais pas si c'est bien juste ce que vous avez fait, Madame.
C'est vrai que vous tes presque la patronne ici... Pourtant, s'il a
ferm, c'est qu'il ne voulait pas qu'on fasse sauter la serrure.

--Oui, oui, Madame Greuze... Oui, oui, Madame Greuze...

--Il faudra lui crire que vous l'avez fait sans notre permission.
Car c'est nous, c'est--dire mon mari et moi, qui sommes chargs de
l'appartement.

--Lui crire? Mais o?

--Vous le saurez peut-tre. Moi, pour sr, je n'en sais rien. D'ailleurs
il ne faut pas vous tonner: c'est presque toujours ainsi qu'il s'en
va.

--Reviendra-t-il, Madame Greuze?

--Que sais-je? Il reste souvent plusieurs mois sans revenir; une fois
son absence dura plus de deux ans. Nous recevions toujours son loyer,
avec nos gages, trs exactement. Cette fois-ci, ni gages, ni terme;
rien. Il n'a rien pay. Et puis ses malles sont l. Venez voir, Madame.
Trois malles, qui ont fait le tour de la terre... Voyez combien
d'tiquettes! C'est vrai que parfois on vient les prendre mme huit
jours aprs son dpart.

--Et qui est-ce qui vient les prendre?

--Un monsieur ge, qui s'appelle Dmitrieff.

--O est-ce qu'il habite?

--Je n'en sais rien. Monsieur Castillo m'a dit une fois: Vous ouvrirez
toujours  ce Monsieur Dmitrieff,--qui tait avec lui. Un tranger sans
doute.

--S'il vient cette fois-ci, il ne faudra pas le laisser partir avant de
m'avoir donn un coup de tlphone. Voici pour vous, Madame Greuze.

--Deux louis? Mais c'est trop, Madame!

--Je vous en donnerai bien d'autres, si seulement vous m'apporterez un
renseignement quelconque. Aussi dites-mois tout ce que vous savez,
tout, les moindres dtails. Je me souviens par exemple qu'il avait
aussi deux grands sacs; il n'y sont plus. Quand les a-t-il emports?

--Pendant la nuit peut-tre, car je suis bien sre de ne pas l'avoir vu
passer.

--J'ai t ici moi-mme jusqu' deux heures du matin; puis il m'a
reconduit. Oh, je vous en prie, essayez d'en savoir quelque chose,
Madame Greuze!...

--Bien sr, bien sr; j'intrrogerai tout le monde.

Seulement, ne pleurez pas, Madame... Il va revenir, soyez-en
certaine... vous tes si belle!

Ma ella era bianca e ferma, e le lacrime cadevano da' suoi occhi, senza
un tremore delle ciglia; cadevano come se perdesse tutta l'anima, a
poco a poco, in ogni gocciola di pianto.

--Je n'ai qu'une chose  vous dire; mais vous la savez sans
doute,--concluse M.me Greuze.--Il y a un mois environ, des agents de
police en civil sont venus et m'ont pos beaucoup de questions sur lui,
sur sa vie, sur ses moeurs... J'en ai d'ailleurs prvenu M. Castillo,
qui s'est mis  rire et a hauss les paules. Il vous l'aura dit, je
suppose.

--Non, Madame Greuze.

--Ah?... Ils sont venus deux fois. Et hier, dans l'aprs-midi il a reu
la visite d'un gros monsieur  longues moustaches et pardessus beige,
qui a prtendu monter malgr la consigne. Un monsieur trs dsagrable
et trs arrogant. Un Parisien celui-l, c'est sr.

--Donnez-moi des dtails, Madame Greuze. Il faut que je le retrouve.

--Des dtails? Je n'en ai pas. S'il revient par hasard, je tlphonerai
chez vous. Pour mon compte, d'aprs son allure, j'ai fait une
rflexion, quoiqu'un peu risque...

--Laquelle?

--Je me suis dit: Voil un crancier de Monsieur Castillo. Car il
marchait comme les gens qui viennent pour rclamer de l'argent.

E Linette era seduta su l'orlo d'una seggiola, tutta bianca, tenendosi
con una mano l'altra mano, che non sapeva dove stare.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Cos passarono tre giorni. La barbara Citt Splendente le aveva
rubato il suo amore. Quel dono che le fece in una sera di musica, le
ritoglieva in un giorno di sole. Per vendicarsi d'averla resa bella
ed innamorata, ora, d'un tratto--senza nemmeno dirle: Preparati! le
uccideva nel cuore la felicit. Mandava un repentino soffio di tragedia
ad investire i suoi capelli biondi, sciupava, sfogliava con adirata
violenza i semplici fiori del campo, i fiordalisi di Mimi Bluette.

Ella si accorse che Parigi la Grande cantava brillava roteava intorno
al suo fermo spavento come il carrosello di una terribile fiera.

Si chiamava Mimi Bluette, ed era pi disperata che le ragazze
vagabonde, le camminatrici delle vie notturne, quando l'ospizio le
rifiuta e dormono sotto i ponti.

Si chiamava Mimi Bluette, e non aveva pi nell'anima neanche un fiore.

Fece tutto quello che pot per ricercare lo scomparso, ma inutilmente.
La distanza era implacabile; dal lontano silenzio non veniva neanche
una parola.

Ed ella visse in quell'appartamento, per lunghi giorni, da mattino
a sera; cerc, frug, mise ogni mobile sossopra, nella speranza di
trovare un indizio che potesse ricondurla fino a lui.

Nulla. Tutto quanto v'era, non faceva che accrescere l'ombra. Solo di
un fatto si accorse: ch'egli era estremamente povero, poich aveva
tutto venduto.

Allora pens con desolazione alla propria ricchezza, che gli avrebbe
offerta come si offre, a chiunque lo domandi, un bicchiere d'acqua
pura; la sua ricchezza vuota e pesante, che ormai non servirebbe a
nessuno.

Cap che forse la miseria, forse la vergogna d'una fierissima povert,
lo aveva costretto a riprendere il cammino dell'esilio.

Chiss? Forse non era nemmeno questa la ragione. Nel vasto mondo egli
era un disperso, un camminante, uno di quegli uomini senza storia dei
quali non  possibile incatenare la fuggente vita.

Ma un soffocante pensiero la strinse. Ritrovarlo!... dirgli:--Prendi!
questo oro  tuo; questa ricchezza che mi pesa  tua. Perch mai non
ho saputo indovinare la tua povert io stessa? Perch non me l'hai
confessato, Laire? Hai avuto forse paura di piegare quella tua fronte
cos alta? Ebbene, dovevi dirmi:--Sii povera tu pure. Lascia ogni cosa,
vieni con me; lavoreremo.

Una soffocante gioia d'un attimo... e pi tardi pens:--Bisogna,
bisogna ch'io lo ritrovi!

Era Mimi Bluette, aveva la bellezza e la ricchezza, la libert ed il
fascino: questa sua leggiadra potenza doveva pur bastarle per ritrovare
un uomo.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

--Madame dsire?--le domand con arrogante urbanit l'imbronciato
Monsieur Ptimel.

--Veuillez faire passer ma carte  M.r le Ministre.

--Oh!... je vous prviens, chre Madame, que vous n'aurez pas moins
d'une heure d'antichambre  faire... Il y a douze personnes avant vous.

--Vous avez l'air de ne pas me reconnatre, M.r Ptimel!

--Excusez-moi, Madame, je n'ai qu'une paire de lunettes et il fait assez
sombre. Attendez un peu, attendez un peu...

Cos dicendo s'inforc sul naso, gi carico degli occhiali a
stanghetta, un paio di grosse lenti convesse, dall'orlo di tartaruga,
e si mise a guardarla da vicino, mentre la sua vasta faccia naufragata
nella pinguedine sembrava che venisse a galla per illuminarsi di
stupore.

--Oh, mais c'est bien vous que je revois? N'y a-t-il pas d'erreur?
Est-ce vous? madame Bluette?

--J'en suis presque sre... Toutefois regardez mieux, M.r Ptimel!

--Enfin!... aprs si longtemps! Quelle bonne surprise! Je me figure bien
la tte que va faire M.r le Ministre!

--Voulez-vous lui passer ma carte  prsent?

--Mais certainement, Madame Bluette! Et, puisque c'est vous, je peux
bien vous dire que les douze personnes se rduisent  un Dlgu de
province, fort ngligeable et fort assommant, dont M.r le Ministre
va se dbarrasser en quelques secondes, aussitt qu'il aura lu votre
carte. J'y cours. Vous tes toujours la plus jolie femme de Paris, M.me
Bluette!... quoique un peu maigrie... J'y cours!

--Eh bien courez, M.r Ptimel, car je suis trs presse.

--Oh, ce que nous vous avons regrette dans ces bureaux, M.me Bluette!
Il y a eu de bien mauvais jours au moment de votre retraite! Et puis,
un Ministre tomb, un Ministre refait... hlas!... la politique!

--Mais courez donc, M.r Ptimel!

--Parfaitement; j'y cours.

Finse di allungare il passo quanto poteva, ma, prima di battere
all'uscio del Ministro, volle compiere il giro di tutti gli uffici per
diffondere la straordinaria notizia.

--Crise de cabinet!... Crise de cabinet!--sussurrava presso tutte le
scrivanie, soffocando un gorgolio di riso nella sua grassa pappagorgia.

Infine si present nello studio del Ministro, e vedendolo accalorato
a ragionare di riforme agrarie con il Delegato provinciale, questo
adorabile M.r Ptimel si chin all'orecchio di Sua Eccellenza, ma disse
con voce che avrebbe udita pure un sordo:

--Monsieur le Ministre! Il y a M.me Mimi Bluette, revenue comme par
miracle, qui vous prie de la recevoir tout de suite, pour affaire
urgente.--Poi soggiunse con una voce da filodrammatico:--On voit  ses
yeux qu'elle doit avoir pleur...

Sua Eccellenza divent bianco, rosso, purpureo; si dimen, guard in
faccia il Delegato, il segretario, e per ultimo, non sapendo che dire,
si carezz la rotonda calvizie.

Per fortuna il Delegato era un uomo di spirito, e visto l'imbarazzo nel
quale si trovava il Ministro, cerc di abbreviarglielo per quanto stava
in suo potere.

Cinque minuti dopo il nervoso campanello di Sua Eccellenza invitava M.r
Ptimel ad introdurre nel suo gabinetto l'impaziente supplicatrice.

Sua Eccellenza l'attendeva in piedi, contro la scrivania, ritto e
fermo, con una certa magnanimit. Era turbato, si mordicchiava un
labbro con l'orlo dei denti.

--Fermez la porte, M.r Ptimel. Je n'y suis pour personne. Allez.

Mimi Bluette gli venne incontro con le due mani tese, ch'egli non tocc.

--Asseyez-vous, Madame,--disse il Ministro, con un gesto  la Marquis de
Priola.

--Ne m'en veuillez pas, je vous en prie...--intercesse Bluette.--Je suis
dsormais si malheureuse, si malheureuse...

Egli la guard senza dir nulla, mentre Bluette sedeva nella poltrona
con una specie di abbandonata e stanca umilt.

Forse quell'uomo le aveva sinceramente voluto bene; forse,
quell'ambizioso giocoliere, quel tenace politicante ormai quasi
vecchio, aveva perduto con lei, non solamente la pi bella danzatrice
di Parigi, ma una bionda creatura giovine che gli mandava nell'anima
qualche soffio di primavera.

--Ne m'en veuillez pas...--ripet Bluette con pianissima voce.

--Cela n'a aucune importance!--egli rispose con un tono sarcastico.--Vous
est-il-arriv quelque malheur?

--Oui: j'ai t amoureuse comme une folle d'un homme qui a disparu.

E gli occhi di Bluette lo guardavan nel viso, fermi, disperati, con una
grande luce.

Egli rimase qualche attimo sopra pensiero, indi fece una smorfia e si
ristrinse nelle spalle.

--Cela peut bien tre, puisque vous le dites. Mais je ne dcouvre dans
cette clipse rien qui me concerne. Je ne suis point responsable des
gens qui disparaissent.

--Si! vous l'tes! vous l'tes! Ne jouons pas sur les mots, je vous en
prie. Je ne suis qu'une pauvre femme aprs tout... Ayez un peu de piti!

--Que signifient ces paroles? Ma foi, il m'est impossible de vous suivre
sur ce terrain. Est-ce que vous croiriez peut-tre...

--Je ne sais pas si je dois le croire, mais il est indniable qu'on me
l'a dit.

Egli ebbe un sussulto rapido, visibile, contenuto. Le rispose:

--Jamais je n'ai t un lche, Bluette!--Poi soggiunse:--Mme pas lorsque
j'ai eu la tentation de l'tre.

Ella guard i suoi occhi, poi tacque.

--Je vous donne ma parole d'honneur, Bluette; ce n'est pas moi qui l'ai
fait partir.

--Merci...

--Vous ne devez pas me remercier, parce que, en effet, j'ai t
d'abord sur le point de le faire. Il y a presque longtemps de cela.
Et pourtant, vous avez t bien rude, bien cruelle avec moi, Bluette!
Mais, au moment o il fallait dire oui, o je n'avais qu' faire un
signe... eh bien, j'ai senti que je pouvais me battre sans merci avec
un adversaire de ma taille, mais qu'il tait bien lche de svir contre
vous. Et je ne l'ai pas fait. Non, je ne l'ai pas fait, Bluette! Vous
en aurez des preuves, si vous ne me croyez pas.

--Merci, merci. Je suis bien sre de vous  prsent. J'en tais sre
d'avance, puisque j'ai os frapper  votre porte. Il me semble que,
malgr tout, vous tes encore pour moi un vritable ami.

--Non, Bluette, cela non. Pour vous je ne suis dsormais qu'un tranger.
J'aimerais mieux sans doute vous voir heureuse que triste, mais je
suis un homme comme tous les autres et il y a des blessures dont les
cicatrices sont toujours trs sensibles...

--Soyez bon, n'ajoutez pas  ma peine. Si vous saviez ce qui se passe
en moi, si vous saviez ce que je souffre!... Voil une semaine que
je cours comme une folle  travers Paris, faisant mille dmarches,
questionnant  droite et  gauche, prodiguant l'or  pleines mains....
J'ai lanc un peu partout des meutes de dtectives; j'ai couru les
Bureaux de Police, les gares, les agences de voyage... Voulez-vous
me croire? j'ai t  la Morgue voir les noys et le suicids... Mais
rien! Rien nulle part. Cet homme a disparu sans laisser de trace. Et
voil, je suis  bout de forces, j'en perds la tte; il faut  tout
prix,  tout prix, que quelqu'un m'aide... Et je suis venue chez vous,
sans rflchir, mais aveuglment sre que mon dsarroi vous ferait de
la peine.

--Je vous affirme, Bluette, que l'on pourrait voir de l'ironie dans le
choix de ma personne en pareille circonstance!

--D'autres peut-tre; mais pas vous ni moi.

--Passons! Que dois-je faire pour vous, Bluette?

--M'aider.

--Vous aider? Moi? Et comment?

--Vous tes un homme tout-puissant, je le sais bien. Si vous aviez
intrt  savoir o cet homme est parti, vous le sauriez au plus vite;
vous le sauriez demain peut-tre, et il ne vous en coterait qu'un
ordre donn par tlphone  ceux qui doivent vous obir.

--N'en croyez rien. Je ne suis pas un bureau de renseignements, chre
amie! Je vous dis cela, en passant sur le reste.

--Comme c'est triste! Vous mettez de l'amour propre o il y va de ma vie.

--Mais non, mais non... Et d'abord ne dites pas des phrases si tragiques!

--Elles ne sont pas tragiques du tout. Je suis blesse a mort dans mon
orgueil, oui, surtout dans mon orgueil, et je vous demande une petite
grce, pour vous bien indifferente. Mais vous refusez... Tant pis! Je
vous dis au revoir Excellence!...

--C'est trs gentil comme vous le dites ce: Au revoir, Excellence!...
Mais enfin, puisque vous y tenez si fort, et puisque je vous aime
toujours un peu, ma pauvre Bluette, je vais tre ridicule autant qu'il
vous plaira, et nous allons tlphoner ensemble au Chef de la Sret,
pour qu'il dchane ses plus fins limiers sur les traces de votre
fugitif, qui s'appelle... comment s'appelle-t-il au juste?

--Hilaire Castillo, Monsieur le Ministre.

--C'est un faux nom, videmment.

--Croyez-vous, Monsieur le Ministre? En tout cas je ne lui en ai jamais
connu d'autre.

Ed il Ministro d'Agricoltura sper sinceramente che il bisbetico
Prefetto di Polizia riuscisse a pescargli quel cadavere dai vortici
della Senna.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

--Voil encore un embtement qui n'est pas ordinaire!--bestemmi con
una voce fegatosa l'irascibile M.r Ardouin, non appena ebbe risposto
al messaggio telefonico del Ministro d'Agricoltura e Commercio. La
sua piccola persona era sepolta dietro l'enorme scrivania, fra una
montagna d'incartamenti burocratici ed un mare di ordinanze che
giornalmente gli affluivano dal Ministero della Giustizia.

La fisionomia punto cesarea del supremo Capo-Ufficio repubblicano lo
contemplava dalla parete opposta, con un sorriso dittatorio ma scevro
di ogni deprecabile regalit.

L'uno e l'altro parevano infischiarsi del proprio mestiere.

--Je lui souhaite de ne jamais tomber sous mes griffes,  ce vaurien de
Castillo! Sans quoi je lui ferais payer assez cher tous les dboires
qu'il me cause. Charmante journe! Comme si je n'avais rien  faire
pour tuer le temps, voil encore cette gourde ministrielle qui me
rgale d'une enqute sur l'ex-amant de son ex-matresse!... Charmante
journe!

Al colmo del malumore si tolse di bocca e gett via l'inseparabile
stuzzicadenti.

Ma poich il Prefetto di Polizia non pu esimersi dall'ubbidire al
Ministro di qualsivoglia dicastero, l'inacidito M.r Ardouin and a
pescare nell'archivio l'incartamento del nominato Hilaire Castillo.
Ne ricav una confusa noticina, redatta con la sua scrittura
illeggibile, poi diede ordine che fosse diramata senza indugio per
tutti i Commissariati cittadini e forensi, nonch nei capoluoghi dei
Dipartimenti.

Allora si trasse un altro stecco dal taschino, incominci a
rosicchiarlo piano piano, e concluse:

--Aprs tout il a bien raison, ce Castillo du diable! Grce  la
profession de fantme qu'il exerce, il n'a personne qui l'embte, mme
pas le Chef de la Sret!

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Occorsero parecchi giorni di laboriose ricerche, al termine delle quali
M.r Ardouin pot avvertire il Ministro che una traccia dello scomparso
Castillo era finalmente ritrovata e poche ore gli abbisognavano ancora
per sottomettere ad un esame rigoroso le informazioni ricevute. Nel
medesimo tempo si fece consegnare da Mimi Bluette le fotografie ch'ella
possedeva dello scomparso, e le diede appuntamento per il pomeriggio
nel gabinetto del Ministro d'Agricoltura.

Puntuale come un funzionario, all'ora prestabilita M.r Ardouin
comparve. Un risolino di compiacenza gli orlava la bocca sardonica, ed
il suo primo inchino fu per la bella donna, il secondo per il Ministro.
Poi si tolse i guanti e cominci:

--M.r Hilaire Castillo jouit d'une sant parfaite. Il est en ce moment
en route pour l'intrieur de l'Algrie, aprs avoir fait la traverse
sur un paquebot des Messageries Maritimes.

Mimi Bluette lo guardava con due vasti e fermi occhi da ipnotizzata;
ma non trov respiro che bastasse per rivolgergli una parola. E M.r
Ardouin riprese:

--Hier, Monsieur le Ministre, j'allais vous dclarer mon impuissance 
retrouver cet homme, lorsqu'une ide soudaine a jailli de mon cerveau.
Cette ide me vint au souvenir d'un fameux Norvgien, disparu dans
des circonstances  peu prs analogues, il y a une dizaine d'annes.
La Police eut beau le rechercher aux quatre vents de la terre: ce fut
toujours en vain. Il demeurait insaisissable. Certain jour un gros
scandale clata  la Lgion Etrangre. Il s'ensuivit une enqute,
que le Garde des Sceaux eut la bonne grce de me confier. Bref: je
dcouvris mon homme sous la tunique bleue du lgionnaire, portant
les galons de sergent et dcor de plusieurs mdailles. C'tait,
entre nous, un homme trs cultiv, trs aventureux, et pas du tout
malhonnte; car la Lgion est une ppinire o vous trouvez des
galriens et des idalistes, des princes et des rdeurs, ple-mle.

--J'ai toujours t plutt sceptique au sujet de ces lgendes, mon cher
Monsieur Ardouin!...

--C'est la pure vrit, Monsieur le Ministre. Et, ce qui est indniable,
c'est que l-bas ils deviennent tous des hros. Ces hommes, qui
s'engagent le plus souvent sous un nom d'emprunt, ces hommes qui n'ont
plus de patrie ni d'tat civil bien dfini, sont des soldats superbes,
et vous y trouvez des gens qui se feraient tuer dix fois plutt que de
vous avouer leur vritable nom de famille. Mais enfin, peu importe.
C'tait pour vous dire que l'histoire du Norvgien a tout  coup
ouvert une claircie dans mon esprit. Puisque nulle part on ne pouvait
dcouvrir trace de son passage, et puisque les hommes ne disparaissent
pas comme les brouillards, pourquoi, me suis-je dit, n'aurait-il
pas sign un engagement  la Lgion Etrangre? Sans perdre de temps
je me rends sur place, et, au troisime Bureau d'enrlement, celui
de Belleville, je constate que le 17 Mai,  9 h. du matin, un nomm
Laire...

--C'est lui! c'est lui!...--si mise a gridare Bluette, che un invincibile
tremito scuoteva per tutta la persona.

--Oui, Madame. Sur ce point, je n'ai plus le moindre doute. C'tait bel
et bien la personne qui vous intresse. Il s'est engag sous le nom de
Laire, sujet galicien, g de 39 ans, ne possdant aucun papier... Il a
sign pour cinq ans et a voulu partir le jour mme...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Sidi-bel-Abbs, 1.e r Rgiment Etranger...

La strada cantava. Parigi era per lei nuovamente la citt maravigliosa
del suo regno. Le rifluiva gioia ed ilarit, musica e profumo dal
rumore della vita.

Sidi-bel-Abbs... Sidi-bel-Abbs... Camminava rapida e leggera,
lasciandosi quasi trascinare dalla potenza rumorosa della folla,
stordita e pur felice nella confusione ilare delle vie, nella ressa
dei quadrivi, lucidi ancora di tramonto. E le pareva di vedere laggi,
nella distanza imprecisabile, nel sogno de' suoi chiari occhi pieni
di cielo, splendere sotto l'oasi d'Algeria le vaste caserme arabe
dalle calcine sfavillanti. Camminava con una specie di lievit, libera
dall'angoscia dei giorni trascorsi come dall'oppressione di una
orribile malattia; camminava portando il suo cuore giovine come si
porta verso la finestra, verso il raggio del sole di primavera, una
pianticella fiorita. Ora lo aveva ritrovato, conosceva il suo distante
rifugio, immaginava la strada luminosa per andare fino a lui.

Sidi-bel-Abbs... Sidi-bel-Abbs... L'Affrica barbara dormiva senza
ombra negli uragani di sole, devastata e scintillante, laggi, dove
tutto brucia.

Come ridevano, come splendevano le vie di Parigi quella sera! Quanta
gente, nel passarle vicino, bisbigliava quasi volesse darle una
carezza: Tien, c'est Mimi Bluette...

Mimi Bluette!... Era stata per loro, per tutti, un fiore voluttuoso nel
giardino di Parigi; aveva regalato ad ognuno qualche rara memoria di
s, quasi un immaginario contatto con la sua bianca nudit... Era stata
per loro, per tutti, un piacere, una bellezza della vita; e quando
passava Bluette per quelle strade gonfie di moltitudine, pareva che
ognuno sentisse muoversi nell'aria il profumo selvatico degli azzurri
suoi fiordalisi.

Cammin. Si accendevano tra la chiarezza del tramonto le fosforiche
vetrine dei gioiellieri. Una lancia di sole, invisibile per l'alto
infinito, spezzava in arcobaleni di fiamme le vetrate dell'Opra.

Ecco, era giunta. Una fuga profonda, innumerevole, di lampadine
elettriche illuminava gli Uffici di Thos. Cook and Son. Ella si mise a
leggere con pazienza, l'una dopo l'altra, le insegne dei vari sportelli:

  _Billets--Chques--Excursions--Change--Nile
  Flottilla--Coupons d'htel--Renseignements..._

Depose la borsetta su la mensola dello sportello, vi appoggi i gomiti,
e si rivolse con un timido sorriso al biondo elegante britanno, che
dall'interno si affacciava sopra un mucchio d'orari e di cedole, pronto
a soddisfare la sua legittima curiosit.

--Monsieur, voulez-vous me dire, s'il vous plat, le chemin qu'il faut
prendre pour aller jusqu' Sidi-bel-Abbs?...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Il cammino era distante, lungo, pieno di sole, pieno di vertigine, come
tutte le strade che vanno incontro alla felicit. Eppure, con il suo
piede leggero, avrebbe camminato per l'intero mondo, e camminato senza
mai fermarsi, per rivivere un solo giorno di poesia.

Adesso le pareva di comprendere tutto quello ch'era stato
incomprensibile fra loro. Non avrebbe saputo spiegare a nessuno il
perch di quella fuga, eppure nell'intimo le pareva di sentirne la
ragione. Le pareva quasi che un infinito amore di lei, troppo altero
per umiliarsi, troppo in discordia con altre lontane bufere della sua
vita, lo avesse travolto in quel rifugio d'uomini finiti, forse alla
ricerca d'un sepolcro anonimo, laggi, fra quei soldati di ventura.

S, le aveva detto la verit quella prima sera, dicendole: ... vous
tes ma dernire coupe de Champagne, mon dernier bouquet de roses...
quelle folie!...

Ora finalmente comprendeva, nella sua tragica e nuda semplicit, il
fierissimo dolore di quell'anima, il suo disperato esilio nella vita,
il suo terribile cuore di nomade che non aveva pi strada.

Negli ultimi tempi, quasi ubbidisse ad un oscuro presagio, le ripeteva
ogni sera prima d'abbandonarla:

--Bonne nuit, ma Bluette... souviens-toi que je t'aime!... que je
t'aime...

E le diceva queste parole con la voce d'un uomo che fosse gi distante,
con la voce d'un uomo che non dovesse tornare mai pi.

Povera, piccola, bionda Mimi Bluette!... Come gli voleva bene! Che
profondo mutamento in lei, da quella prima sera, quando lo vide nel Bar
della Grande Rouquine e la sua bocca gli sorrise, umida, sopra l'orlo
del bicchiere di Sciampagna!... Quanta bufera, quanto strepito nel suo
piccolo cuore di danzatrice, nella sua dolce anima colore de' suoi
fiordalisi!...

Non si pentiva d'essere stata bella, e desiderata, e posseduta, eppure
gli aveva dato il suo amore di vergine, a piene vene, con un senso di
paurosa novit. In lui solo aveva trovato l'amante, con lui solo aveva
potuto conoscere quella totale fusione dei sensi e dello spirito,
quella intima ebbrezza creatrice, piena di tremito e di purificazione,
in cui la donna che fu d'altri sente nascere dalle sue colpe il senso
dell'amore infinito.

Quand'era pi inebbriata e pi femmina tra le sue braccia d'amante,
sentiva persino la tentazione oscura di suggellare nel suo grembo
innamorato, con un dolore materno, la fuggente volutt.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

--Monsieur Bollot, ce n'est vraiment pas la peine que vous me fassiez
la morale... Je partirai quand mme. Donnez-moi l'argent que je vous
demande, faites-moi un joli sourire, et attendez patiemment que je
revienne.

--Mais vous me demandez une somme absurde, ma fille! Cent mille francs
pour aller en Algrie, c'est du gaspillage, croyez-moi, c'est du
gaspillage!

--Et encore je les veux en espces, des billets les uns sur les autres.
Pas de chques, pas de lettres de crdit. Je ne veux point avoir
affaire aux banques africaines. Dpchez-vous, Monsieur Bollot, car
dans trois jours nous partons.

--Nous, vous dites? Et qui donc? Partez-vous en caravane par hasard?

--Nous, c'est ma mre, Linette et moi. Ma mre ne vieni que jusqu'
Marseille, d'o elle rentre en Italie. Moi et Linette nous allons aux
bords du Sahara, une plage o la vie est trs chre.

--Mais vous plaisantez, ma fille! Croyez-vous qu'on tienne cent mille
francs dans son tiroir comme de la petite monnaie?

--Eh bien, vendez, hypothquez, faites un emprunt, faites ce que bon
vous semble; mais dans trois jours vous aurez l'obligeance de me
procurer cette somme, pas un sou de moins. Et,  prsent, je vous dis
au revoir, cher Monsieur Bollot, parce que, vous voyez cette liste?...
ce sont des commissions que j'ai  faire.

Se ne and. Jack l'aspettava con pazienza davanti alla portineria
di Monsieur Bollot. In quegli ultimi giorni la sua poca loquacit
era quasi divenuta un assoluto silenzio. Bluette invece non aveva
nemmeno il tempo di badare alla sua tristezza. Gli parlava come ad un
fratello, raccontandogli tutto quanto passava nel suo tremante cuore.
Jack l'ascoltava con una pazienza irritata, senza guardarla, senza
interromperla; in ultimo concludeva:

--Quand une femme aime un homme, c'est du temps perdu.

--Qu'est-ce que tu veux dire avec cette remarque trs intelligente?

--Je veux dire, Bliouette, que c'est du temps perdu.

--Tu es un grand philosophe, Jack, un trs grand philosophe!

Ma una sera, che stavano come una volta nella sua camera da letto
e, senza pudore verso di lui, Bluette non portava che una sbadata
vestaglia, Jack, d'improvviso, tacendo, la rovesci sui cuscini, e
con la bocca premuta nel tepore del suo collo fece un tentativo quasi
brutale per impadronirsi di lei.

Erano passati lunghi anni, ed egli l'amava sempre come quando ella
danzava il My Blu, come quando ne' suoi occhi di Transalpina v'era
tutta la bellezza disonesta e docile della femmina da piacere.

Ma ora, da lunghissimi giorni, la sua calda giovent era piena di
solitudine; un vuoto e profondo malessere le correva nel cerchio
delle vene. Sotto quella repentina violenza, da prima ella non cap.
Solamente provava una stordita felicit fisica nell'essere sopra una
coltre, supina, con un peso d'uomo che le opprimeva il cuore, il
grembo, il seno, e quasi le chiudeva il respiro al sommo della gola.

Ma poi si ricord con un brivido che non era il suo amante, anzi
era quasi un fratello, che cercava di offendere la sua rinnovata
castit. Un brusco dolore soverchi nelle sue vene quella involontaria
tentazione di gioia, e l'urto fu cos ruvido che le parve di ricevere
una ferita, mentre il suo docile corpo di femmina era gi immerso in un
principio di volutt.

Non seppe ribellarsi, non grid; volse la faccia da un lato, e
supplicava con la voce spenta:

--Ne me fais pas de mal, Jack... tu es mon frre, Jack... tu es mon
frre...

Poi le scoppi nella gola una convulsione di singhiozzi, e dagli occhi
fermi, quasi morti, le cadevano lacrime brillanti su la spalla denudata.

Egli allora la guard. La guard, pallidissimo, con gli occhi bui,
perdendo il coraggio di offenderla. Poich ne' suoi chiari occhi aveva
egli pure un'anima, e non poteva impadronirsi d'una donna che piangesse.

Anzi una orribile vergogna lo sopraffece: mormor a fior di labbro:

--Excuse-me. Bliouette...--E scomparve.

Scomparve.

Ella rimase a lungo su quel letto, fra il disordine de' suoi capelli,
supina e tramortita.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

In certi casi la bionda Caterina mancava di riconoscenza.

Quando Maurice, maggiordomo impeccabile, termin di far passare
attraverso il finestrino l'ultima borsa del suo numeroso bagaglio,
mentre al segnale della partenza, il bianco treno della Riviera
stiracchiava le sue lunghe vetture gremite, la sola cosa ch'ella seppe
dirgli furono queste parole insufficienti:

--Ne plrez pas, mon pvre Maurice, pour la raison que ze m'en vais...
Qui sait qu'un zour ou l'autre ze ne retourne!... Et puis, dans ce
monde, il faut tout prendre avec un p de philosophie!

Maurice non piangeva: ma era veramente commosso e non poteva
dimenticarsi l per l d'avere calmati cos a lungo i suoi nervi
generosi col servirle in camera ogni sera una tazza di camomilla
profumata.

Il treno frattanto s'incamminava senza urto su le rotaie luccicanti.
Allora la bionda Caterina incastr nel finestrino la gagliarda
ricchezza del suo seno classico e sorridendo all'impassibile
maggiordomo gli mand con la punta delle dita un ultimo bacio d'addio.
Poi si ritrasse nello scompartimento con un grande respiro di sollievo,
mentre i gentili occhi di Linette la guardavano trasecolati.

--Tu as un p de malinconie dans l'me, pvre Bluette!... Et moi
viceversa ze me sens tout--fait heureuse de quitter cette ville tant
riche et tant dchante, qui est, selon ma manire de voir, un immense
bordel...

Bluette sorrise, tranquilla, sotto il suo buio velo di viaggiatrice. Ma
Linette, che non amava il frasario della bionda Caterina, e sopra tutto
non amava sentir offendere la sua bella Citt, con una sottil voce
piena d'irritazione le rispose:

--Pardon, Madame, je suis Parisienne, moi, et a me fait de la peine
de vous entendre dbiner ma ville, qui demeure sans contredit la plus
belle ville du monde!

--Oh, la, la!... oh, la, la!... toi tu parles parce que tu as la
bouche, Linetta mia! Qu'est-ce que a veut dire la plous belle
ville du monde? Est-ce que tu as vu les tres avant de parler? Non,
natourellement! Tu es une zeune fille sans exprience et tu veux mettre
ta langue un p partout! Moi, qui pourrais tre ta mre, ze dis que
c'est un bordel! Donc tu peux te fier, parce que ze vois les choses
claires et ze n'ai pas comme qui dirait les tranches de saucisson sur
les yeux!

--Oui, Madame,--rispose Linette, con una remissivit beffarda.

--Parce que tu dois savoir,--ricominci la bionda Caterina--que chez
nous, par exemple, il y a moins de belles choses dans le magasins, et
on peut traverser le rues sans risquer d'y perdre une zambe; mais la
vie dans notre pays est beaucoup plous natourelle, et on n'est pas
frustes comme de vieilles savates  l'ge de trente ans! Paris, si
tu regardes bien, c'est l'etiquette: mais le bon vin se trouve dans
d'tres bouteilles. C'est ainsi, Linetta mia! Et souviens-toi que te
l'a dit Caterina.

--Oui, Madame,--rispose Linette con un impercettibile sbadiglio.

--Et toi, par exemple, tu n'as qu' regarder ma fille. Quand elle
est venue  Paris, c'tait un bouton de rose, mais un de ces boutons
de rose qu'on ne cultive pas au Zardin des Plantes, ni pas mme 
Saint-Zermain!... Or, tu peux la voir, si elle ne ressemble pas  ces
ttes de cire qui tournent dans les vitrines des coiffeurs. Et puis,
qu'est-ce qu'elle a eu de bon, aprs avoir t la reine de Paris? Un
p de galette? Oh, mais diable! les belles femmes en trouvent partout.
Et encore, quoi? Une poigne de mouches!... Viens voir un p dans
nos villes d'Italie, toi qui chantes: Ze suis Parisienne! ze suis
Parisienne!...

--Pour le moment nous allons en Afrique, Madame, et c'est aussi trs
intressant.

--Eh, voil la belle histoire! Si ma fille en retourne, z'allumerai
trois chandelles  la Madone! C'est encore un cad de Paris ce mal de
ventre dont elle est amoureuse! Car, si elle l'avait trouv chez nous,
ze parie ma tte qu'elle l'aurait envoy se promener, lui et sa Lsion
Etranzre! Mais  Paris c'est trs chic d'avoir des bguins pour des
gigolos qui ne valent mme pas un sou trou du Pape!

Bluette, con gli occhi affascinati, guardava la veloce campagna sparire.

Adesso Parigi la Stupenda era gi dileguata nel suo vortice di
balenante atmosfera; incominciava senza confine il verde miracolo della
terra di Francia.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

--Addio, addio mammina...--ella grid ancora una volta, sporgendosi
dall'alto parapetto, mentre il piroscafo partiva.

E le mand quel saluto con la sua voce che pi non poteva essere udita,
con gli occhi suoi di fanciulla ch'eran pieni di lacrime, con la sua
lunga sciarpa di velo che il vento sbatteva in ogni senso come una
fragile bandiera.

E la bionda Caterina rimase l, sul molo de la Joliette, sperduta,
immobile, quasi brutta, quasi vecchia, mentre vedeva l'unica sua
figlia perdersi, confondersi, nelle azzurre distanze del mare.

In quel momento si ricord pi che mai d'averla portata nel grembo,
d'averle dato que' suoi dolcissimi capelli biondi.

Il pomeriggio assaliva con fulgori pieni di veemenza il marmo e
le cupole della trionfale Marsiglia. La citt rapace, straricca e
splendida, pareva che tenesse alla catena il suo folto naviglio come
una dormente muta di cani da preda, velocissimi.

Il grande piroscafo della C.i e Transatlantique, descrivendo un'agile
curva sotto i lunghi vortici di fumo delle due ciminiere, usciva nel
mare libero cantando a sibili di sirena. Ma la buona madre non poteva
muoversi da quell'asfalto luminoso e nero, in cui le pareva di sentir
giungere il movimento ritmico del mare. Intorno a lei si pigiava la
folla irrequieta, si accatastavano mucchi enormi di mercanzie; le
bestemmie dei facchini scandivano il tuffo di qualche remo; l'acqua
sudicia gorgogliava contro le fondamenta, senza rumore d'onda. Si
alzavano grosse nuvole torbide, come per lo scoppio d'una mina, laggi,
presso i doks, ove i bastimenti fuligginosi rovesciavano valanghe di
carbone.

Ma questa povera bionda Caterina, che si era creata con le malizie di
Parigi una canonicale giovent, non vedeva che il lontano piroscafo di
Bluette camminare nell'infinito con una sca di sole.

Un trattenuto singhiozzo le gonfiava il suo classico seno, e con gli
occhi fermi, co' labbri chiusi, piangeva solitariamente.

Le grosse zanzare di Marsiglia fecero intorno a lei tanto rumore, che
d'un tratto la destarono.

--Zout!--esclam ella, con un oltraggio estremo alla favella
repubblicana;--z'ai le mal de mer  force de plrer... Couraze,
Caterina!

E torn indietro passo passo, con la fronte china, finch si risolse a
prendere una carrozzella.

Il suo treno partiva qualche ora dopo; non le rimase nemmeno il tempo
di conoscere la galanteria dei Marsigliesi.

E fu certamente un grande peccato.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Ora il piroscafo andava tra stelle, solcando la chiara notte
mediterranea con un calmo rumore di velocit.

Bluette guardava quel mare, ch'egli pure aveva guardato.

Cos curvo era il firmamento che non si poteva nemmeno discernere
quali stelle fossero nel cielo e quali navigassero nella cosparsa onda
lontana. L'Affrica invisibile mandava gi il suo profumo di terra calda
e barbara nel tremante spazio. Si sentiva il deserto respirare nella
notte piena di fertilit.

Le azzurre isole Baleari galleggiavano come grandi giardini marittimi,
gonfie di vegetazione, ravvolte in nuvole d'oscurit e di profumo.
Palma di Maiorca, ubbriaca delle sue rose, dormiva nel profondo
semicerchio della sua baia notturna, tra un fantastico brulicho di
luci tremule, che si appendevano alla costa come leggere ghirlande.

Era gi il mattino, quando apparvero, confuse nei vapori distanti,
le cime della Grande Kabylia, nuvolosi vertici della baia di Algeri.
Poi, lentamente, questo grande anfiteatro apparve, sotto le raggiere
del sole nascente, chiuso all'estremo confine dalla barriera ciclopica
della Kabylia e dell'Atlante.

Bluette guard con gli occhi pieni d'aurora, e guardando baci con
l'anima sua d'innamorata quella terra stupenda che appariva.

Le montagne di Buzarea scagliavano alta nell'azzurrit la cattedrale
di Notre-Dame d'Afrique. Laggi, con i suoi mille vertici, brillava
la capitale moresca del Mediterraneo, l'antica emula di Cesarea, la
schiava di Pedro Navarra, quella per cui pianse il Doria le sue belle
armate, Algeri la sempre invincibile, Algeri la stupenda corsara.

Simile ad una immensa gradinata di marmo bianco, si sciorinava e
scendeva in un delirio di luce verso il mare indolente. Sul pi alto
gradino, la Kasba fanatica dei vecchi sovrani Berberi scintillava
traverso la lontananza come un incendiato palazzo di cristallo. E
Bluette vide, su le ovali colline di Mustaf, stendersi la pigra
dominazione della citt europea, che uccise ormai per sempre il vecchio
labirinto, il leggendario mistero della citt mauritana. La neve
dell'alto Djurjura pareva d'una bianchezza inverosimile in quel colore
di deserto.

Era un sogno, e Bluette sent con l'anima sua d'innamorata che stava
per entrare nell'incantesimo di una grande poesia.

Era la piccola ballerina di Parigi, che andava in cerca del suo amante,
laggi, verso le montagne azzurre della Grande Kabylia, nel sole del
continente vertiginoso, nel rosso delirio dell'Affrica satura di
malefizio e di volutt.

Essa l'accoglieva, le veniva incontro con una sua citt sfavillante,
che pareva il giardino estremo di Parigi; eppure l, davanti a quel
porto, sul limitare di quel mondo, la vita cambiava colore.

V'erano ancora i sontuosi edifici d'Europa, le formicolanti corse,
i viali percorsi da filari d'alberi, gettati come larghi nastri
sul pendo delle colline; v'erano ancora, di l dai sobborghi, le
rotaie luccicanti, percorse dal fumo delle vaporiere. Ma ella sent
con l'anima sua d'innamorata che in questa indomabile terra, in
quest'Affrica ove c' ancora la distanza, ogni strada poteva chiamarsi
veramente una strada, poich tutte camminando si perdevano, svanivano,
parevano andare non verso un luogo ma verso l'infinito, verso quel
pericolo ch' il solo confine delle strade:--la Distanza.

Bluette s'incammin dietro la gente che a lunghe ondate s'incanalava
per la scala montatoia. I suoi grandi occhi azzurri guardavano lo
spettacolo della Jete Kher-ed-Dine con una specie di cosciente sogno.
Di l il mare continuava, con lampi di sole, verso l'Affrica pi
lontana.

Ed era verso quell'Affrica pi lontana che la piccola ballerina di
Parigi doveva inoltrarsi, portando il suo cuore lieve, ma intenso e
profumato come la musica del My Blu. Era nel sole della grande Affrica
barbara ch'ella doveva immergere, come in un bagno estenuante, la sua
carne incipriata. Ella pure, la piccola ballerina di Parigi, aveva un
errante sogno da portare nel deserto, verso le montagne azzurre della
Grande Kabylia, verso i fermi uragani di sole che devastano il Tropico
senza tramonto.

Algeri, sollevata nel tremolio del grande incendio pomeridiano,
sciorinava il suo bianco splendore su l'anfiteatro del golfo, dalle
cave del Marmo di Bab-el-Oued sino agli ulivi antichi dei giardini
di Mustaf. Quasi verticale nello spazio, Fort-l'Empereur vegliava
inespugnabile su quell'immenso ventaglio di edifici; la moschea
di Djama-Djedid, l' antichissima di Djama-Kebira, le zauie di
Mohammed-ech-Chrif, di Safir e di Sidi-Ramdane, raccoglievano in s
tutta la luce di quell'aria maomettana, ove usurpavano cielo senza
mandare un lampo le obese cupole cristiane di San Filippo e di Santa
Croce.

Bluette guard con l'anima sua d'innamorata quel prodigio nuovo per
i suoi occhi, mentre, un po' stordita, un po' ebbra, si lasciava
portare dalle ondate di gente, fra cui suonavano le sillabe aspre
del linguaggio arabo, le orientali cadenze, le sonorit impure del
francese d'Algeria. Davanti a' suoi occhi ferveva con una specie di
trepidazione solare l'intensa vita marittima della capitale d'Affrica,
mentre, percorsa in ogni senso dalle fiumane di tutti i boulevards,
la grande piazza del Governo, pavimentata di fiamma, brulicava,
squillante, scintillante, sollevando nel rettangolo degli edifici ad
archi la statua equestre del Duca d'Orlans. Da un lato s'alzavano
come ruderi d'una fortezza di macigno i dirupi turchi del vecchio
porto d'Algeri, gli spalti e le darsene che scoscendono l'aspra isola
dell'Ammiragliato; di l correva, leggero come un nastro galleggiante,
il molo di Kher-ed-Dine.

Egli pure aveva camminato su quell'asfalto lampeggiante, aveva guardato
Algeri splendere in una intensa nuvola di sole. Come lei aveva quasi
rasentato gli scafi degli enormi transatlantici, le prore dei navigli
da guerra, per scendere verso la stazione dell'Agha, ove il treno di
Orano attende l'ora di avventarsi, lungo i giardini dei sobborghi,
nella grande Algeria.

E part.

Part con l'anima sua d'innamorata verso l'immobile Affrica rossa,
piena di silenzio e di vertigine, ove anche l'anima s'incendia in un
terribile delirio di sole.

Part.

Era un giorno gagliardo e scintillante: su tutte le cose immerse
nell'aria pareva che tremasse una invisibile maglia d'oro. I giardini
dei sobborghi bruciavano come incensieri, mandando larghe vampe di
profumi tropicali. La citt si dibatteva con fragore sotto la potenza
incendiaria del sole. I cantieri d'Europa, le ciclopiche officine degli
uomini bianchi, depredavano, pazze di fatica e d'avidit, la ricchezza
barbara del continente affricano.

Poi Algeri scomparve. Su la pianura immensa della Mitidja la velocit
silenziosa del treno spargeva un insostenibile tremolo. La piana di
Algeri camminava, come un mare prosciugato, verso l'azzurro Atlante di
Blida. Il sole bruciava da venti secoli sul leggendario Sepolcro della
Cristiana.

Bluette non parlava. Una tristezza grande, inesprimibile, un senso
luminoso di sperdimento, pesava su la sua dolce anima.

Qui la distanza era veramente la Distanza. Qui le strade potevano anche
non arrivare mai.

E si sentiva da lui pi lontana che non le fosse mai sembrato nelle vie
di Parigi, quando s'incammin. Il fascino dell'Affrica la tormentava,
le penetrava nell'essere come una terribile maga.

Poi cominci a cadere il giorno. Fu per tutto l'infinito una veemente
sollevazione di colori. L'anima delle cose rutilava; tutto splendeva;
splendevano perfino i rumori.

Abbandon il capo all'indietro, chiuse gli occhi, sogn. Adesso era
perduta; una irremissibile velocit la portava per l'Atlante azzurro,
fra tempeste di luce, verso il deserto disperato. Adesso non era pi
l'innamorata ballerina di Parigi, ma una piccola nomade in bala
dell'infinito, che andrebbe dove andavano le strade, senza potere forse
mai pi, mai pi, giungere alla sua meta.

Ogni tanto, quasi per riafferrarsi alla realt, metteva una mano fra
le mani di Linette, che le stava presso, ed in silenzio lasciavano
entrambe che il treno portasse nell'esilio, nel grande pericolo della
strada, la loro indifesa giovent.

Ora la montagna d'Atlante saliva in ripide petraie deserte, con qualche
profumo d'aranceto intorno ai gourbis degli indigeni.

La voce montmartrese dello sbarbato maggiordomo passava per la terza
volta nel corridoio, ripetendo a tutti gli sportelli:--Messieurs,
Dames, le dner est servi!... Messieurs, Dames, le dner est servi!...

E nell'Affrica della Terza Repubblica saltavano, sotto l'unghia d'un
arabo, tra i fuochi della incendiata notte mauritana, i vivi turaccioli
del vino di Sciampagna.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

--Eh bien, Linette, puisque nous sommes tout prs d'Oran, il ne nous
reste plus qu'une heure et demie environ de chemin de fer jusqu'
Sidi-bel-Abbs. Pense donc, ma Linette, si nous sommes prs de lui! Mon
coeur tremble comme l'amorce d'un pcheur  la ligne. Qu'est-ce que tu
en dis, Linette?

--Que dire, Madame? Je croyais qui il y avait des chameaux et des
caravanes, en Afrique... Mais je vois qu'il y a des trains de luxe
comme sur la Cte-d'Azur. Alors, voyez-vous, j'en suis tout de mme
dsappointe.

--Cela vient de ton ignorance, Linette. Car, si tu avais tudi un peu
de gographie, tu saurais que l'Algrie n'est plus un pays ngre et que
Oran est un des ports les plus commerants de la Mditerrane. On m'a
dit que c'est trs chic d'aller prendre les bains de mer sur la plage
de Sainte-Thrse. Et rellement on a coll partout les rclames de
cette plage.

--En fait de rclame, ce Felix Potin est extraordinaire! J'ai vu
son boniment dans plusieurs petites gares, o il n'y avait que des
charbonniers.

--Qu'y a-t-il d'extraordinaire, Linette? C'est sa faon  lui de
coloniser les gourbis. Mais regarde donc! Cette grande ville toute
ensoleille, qui se deploie comme un large manteau fauve, c'est bien
Oran, si je ne me trompe. Nous y serons dans quelques minutes. Dieu,
qu'il fait chaud! Assieds-toi, Linette, et prends mon ncessaire sur
tes genoux. Je vais me passer un peu d'Eau de Cologne sur les tempes,
un peu de poudre sur la figure, car je me sens horrible!

--Vous devez tre bien fatigue, Madame, si j'en juge par moi-mme.

--Fatigue, Linette? En bien, non! Ce n'est pas le mot. Je me sens
grise... tout  fait grise... et pourtant je pourrais aller bien plus
loin encore, s'il le fallait. Tu viendrais aussi, n'est-ce pas, Linette?

--Sans doute, Madame.

--Pense donc! Une heure et demie de chemin de fer, puis c'est
Sidi-bel-Abbs, c'est sa caserne, c'est lui!... Je le verrai ce soir,
Linette... Ah, mon Dieu, quand j'y pense, il me semble que mon coeur
touff n'aura plus la force de battre...

--Assez de poudre, Madame! Par cette chaleur, il ne faut pas en mettre
tant que a.

--Suis-je trs dcoiffe?

--a dpend; pour l'Afrique c'est tout ce qu'il faut.

--Et, d'ailleurs, je me voile. Je me sens dj trs musulmane... Comme
c'est bte de traverser un si beau pays et de ne rien voir. Mais, au
retour, puisque nous serons avec Laire, nous prendrons notre revanche.
On ira partout voir les mosques et les danseuses arabes. Je suis trs
curieuse de ces femmes, qui doivent tre savoureuses et imprgnes de
soleil comme des dattes mres. Je t'en prie, Linette, ne perds pas le
sac o nous avons toute notre fortune. Que deviendrions-nous, si, aux
bords du Sahara, nous restions sans galette?

--Je parie que Madame saurait trs bien se tirer d'affaire mme en
Afrique.

--Crois-tu?

--Mais, oui. Madame! Cette Algrie, aprs tout, n'a l'air que d'un
faubourg parisien, et il y aurait toujours pas mal de messieurs qui
vous trouveraient belle...

--C'est que tu ne te doutes pas combien j'ai peu envie de l'tre,
ma petite Linette! Et tu ignores sans doute qu'en disant cela tu
me froisses... Je ne suis plus celle d'autrefois, et je deviens
trangement pudique...

--Mais vous n'avez pas remarqu, Madame, ces trois ou quatre voyageurs
qui n'ont cess de se promener dans le corridor en fumant de gros
cigares?

--Tu leur plaisais, Linette! Voil ce que je suppose.

--Oh, oui, c'est bien la peine que vous vous moquiez de moi, Madame!

--En tout cas prpare les cent sous que nous donnerons  l'employ du
wagon-lit, car nous serons bientt en gare.

--Hlas, Madame!... c'est trs ennuyeux de se remettre tout de suite
dans un train, par cette canicule.

--Sais-tu ce qu'on pourrait faire? Une heure et demie de chemin de fer,
cela fait  peu prs soixante-dix ou quatre-vingt kilomtres ce n'est
pas beaucoup plus loin que la Fort de Fontainebleau... n'est-ce pas?

--Moi, Madame, je m'y perds avec les distances. Je sais que pour y aller
il faut bien disposer de tout son Dimanche.

--Eh bien, je suis certaine qu'il n'y a pas plus de 80 km. jusqu'
Sidi-bel-Abbs. On me l'a d'ailleurs dit chez Cook.

--Trs bien. Mais quelle importance cela a-t-il, Madame, qu'il y en ait
quatre-vingt plutt que cent?

--Une trs grande importance, Linette. Car, sais-tu ce que nous allons
faire? Au lieu de nous remettre dans un train asphyxiant, nous allons
descendre dans un bon htel, prendre un bain tide et parfum, dont
je raffole;--toi aussi, Linette, tu vas prendre un bain  l'Eau de
Lavande,--puis on se reposera, on se rhabillera avec du linge frais, on
djeunera au restaurant pour voir les ttes de ces Franais d'Afrique,
et pendant ce temps le portier se chargera de nous louer un auto
dans un garage, afin qu'il nous mne  Sidi-bel-Abbs par la route
nationale. On prendra l'air et on verra le paysage. Qu'en dis-tu,
Linette?

--Je dis que ce serait fort joli. Mais, d'abord, est-ce qu'il y a
seulement une route?

--Que tu es tourdie, Linette! Comment veux-tu qu'il n'y ait pas de
route o il y a un chemin de fer?

--On ne sait jamais, en Afrique... Et puis, a doit coter bigrement
cher! Puisque nous avons nos billets jusqu' Sidi-bel-Abbs...

--Voyons, ce sera comme partout: un franc le kilomtre. Quatre-vingt
et quatre-vingt a fait cent soixante; il faut compter en plus la
sortie du garage et le pourboire du chauffeur. Si le portier n'est pas
un voleur, on doit s'en tirer moyennant une dixaine de louis. J'en
donnerais bien cinquante pour le revoir un quart d'heure plus tt!

--Je vous dis, Madame, que nous sommes en terre noire et qu'il ne faut
pas gaspiller l'argent. Je serai tout de mme heureuse comme un poisson
en me plongeant dans la baignoire!

--Donc, c'est tout dcid. Dites-moi, monsieur le contrleur, quel est
le meilleur htel d'Oran?

--Le Continental, Madame. Quoique le Victor et le Royal ne lui cdent en
rien.

--Merci. J'irai au Continental. Mais, diable! vous avez des moustiques
effroyables dans ce beau pays!

--Eh, oui, Madame!... Sans compter qu'ils sont trs malins; rien ne les
attire comme le parfum d'une Parisienne!...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Ed ora la strada volava, arida e libera, impetuosa come la felicit.
Orano moriva distanziata, in una grande burrasca di nuvole d'oro, sotto
la erta sottile montagna di Santa Cruz, che pareva simile ad un albero
di prua.

Imbevute, sature di splendore, passavano le vigne rossastre del
Tlelat, i lauri-rosa che fioriscono su le pendici del Tssala, gli
sbarramenti agili che ritardano il mare ai leggeri e veloci fiumi
discesi dall'Atlante. Passava, iridata e sfarzosa come la stoffa d'un
telaio arabo, la bella campagna d'Algeria, che il sole impregna d'una
rutilante fecondit. Passava, sollevata e quasi tremula nello sfarzo
dell'estremo pomeriggio, l'anima della terra interna, che si avventa
bruciando verso la disperazione, laggi, nell'infinito oceano di sole,
dove le strade bianche dell'uomo, come riviere morte, si disperdono
sotto il furore della vampa, nella perduta vastit.

Ed ella respirava con una specie di ubbriacamento quell'aria un po'
drogata, che la terra calda mandava ogni tratto contro le sue narici
avide. Rannicchiata nel profondo sedile di cuoio, si lasciava portare
dalla velocit come da una potenza gioiosa che le carezzasse tutta
la persona. I semicerchi d'oro delle sue lunghe ciglia tremavano di
leggerezza e di piacere, mentre, nell'urto dell'aria, come in un sogno
estatico vedeva la celere campagna e l'incendiato orizzonte sparire.

Nella disperata serenit il sole pericolava su l'invisibile deserto;
le case arabe scomparivano, quasi cancellate nel furore della luce: le
palme sembravano ravvolte sino al vertice nella spirale di una nuvola
bionda. Si sentivano le ruote sobbalzare, volando, su la terra battuta.

Un non so che di rosso, di angoscioso, di barbaro, entrava nello
spirito azzurro della piccola ballerina di Parigi: era il delirio
dell'Affrica, il vertiginoso malefizio della terra lampeggiante.

Mimi Bluette! Mimi Bluette!... Era stata la bellezza e la musica sui
palcoscenici della Capitale; aveva regalato la sua nudit cosparsa
di brillanti ai teatri della citt notturna, ove una danza impudica
diventa l'afrodisiaco di tutti gli amplessi. Ed ora portava la sua
trasparente anima di ballerina verso la calamitosa bellezza del
tropico, mesceva nel respiro della terra interna il suo leggero e
tenace profumo di Coty.

Quanta poesia nell'anima di questa lieve creatura, che andava per la
terra d'Affrica cercando un amante perduto!... Quanto sole vedrebbe con
i suoi occhi d'innamorata, la bellissima creatura!...

Ed ecco apparvero con acque repentine lungo la strada balenante i fiumi
della terra interna, l'Oued Sarno e la Mekerra, che si mescevano senza
fragore sotto agili ponti. Ed ecco apparve la piana di Bel-Abbs,
rosata e fertile nel luminoso vespero come una opulenta campagna della
Provenza felice. La Mekerra disegnava traverso le biade fiammeggianti
e gli ulivi azzurri una lunghissima sca d'argento. La bianca lontana
diga della citt barricava l'orizzonte.

Ella sent d'un tratto il cuore venirle meno. Prese una mano di
Linette, e la strinse, la strinse... Poi con l'pice della sua fredda
mano tocc l'mero del meccanico, disse in fretta qualche parola, che
il vento port via...

Ma egli cap; si volse:

--Oui, Madame, nous arrivons  Bel-Abbs.

Allora ella si rovesci contro la spalliera, e giacque stupefatta,
immobile, come se non avesse pi vita.

Nell'aria dolce navigava il profumo degli ulivi di Mscara; la porta di
Orano splendeva, incorniciando un corridoio di sole.

--Madame, ne soyez pas si ple...--disse con un tremante coraggio la
turbata Linette, cameriera dalle calze di voil.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Fosse in grazia della sua natura premurosa, fosse per la profonda
simpatia che gl'ispiravano le trasparenze di Linette, quel meccanico
non volle abbandonare le due viaggiatrici su la soglia dell'albergo;
ma quando ebbe sciolto il complicato, se pur succinto, bagaglio della
Parigina, volle aiutare i facchini dell'albergo nel portarlo al pian di
sopra e slacciarne le fodere impolverate. Le due camere non mancavano
di un certo comfort coloniale; con le zanzariere di bucato e co' lor
vecchi mobili di noce, rammentavano la buona locanda francese di mezzo
secolo fa.

Questo arrivo produsse un notevole movimento nel quieto albergo
d'Orient et Continental. Il portiere, tedesco naturalmente, perci
refrattario ad ogni sfumatura, immagin senz'altro che si trattasse
di una sontuosa e ricchissima cocotte. Il Direttore, francese della
riva di Provenza, un po' tinto di sangue levantino, and subito
col pensiero verso qualche scapestrato ufficiale della caserma di
Cavalleria. Il maggiordomo, che aveva una certa grande aria da Casino
di Deauville, non tard molto a presentarsi con urbanit su la soglia
della camera, per ricevere il nome della viaggiatrice nel bollettino
dei forestieri. Ella si sciolse il velo, si tolse i guanti, e scrisse
in fretta con la matita:

--Mimi Bluette--Paris.

Questi lesse, poi rilesse, guard lungamente la bellissima Parigina, ed
in ultimo non seppe frenare la sua naturale stupefazione.

--Pardon, Madame... Est-ce bien Mimi Bluette qu'il faut lire?

--Sans doute. Et pourquoi?

--Mais alors... seriez vous par hasard la vraie, la clbre M.me Mimi
Bluette?

--Je ne sais pas si je suis la clbre, mais en tout cas je suis bien la
seule Mimi Bluette que je connaisse. Faites-moi du th frapp, si c'est
possible; et, puisque le chauffeur doit avoir soif, donnez-lui de la
bire, s'il en veut.

--Merci, Madame, j'en boirai volontiers,--rispose il meccanico, tutto
intento a disporre le valige sui vari sgabelli.

--Connaissez-vous la ville?--gli domand allora Bluette, che stava
riannodando il suo lungo velo.

--a va sans dire, Madame.

--Vous savez donc o se trouve la caserne du 1e r Rgiment Etranger.

--Rue de Tlemcen, Madame. Pas loin d'ici.

--Voulez-vous m'y conduire?

--A vos ordres, Madame.

--Descendez, je vous prie; nous venons de suite.

Non appena egli usc, e furono rimaste sole, Bluette con le due mani si
compresse il cuore che le batteva.

--Je le verrai, Linette! Je le verrai tout  l'heure... Oh, Linette, ma
Linette!...

E con un moto subitaneo d'intima sopraffazione l'abbracci come una
piccola sorella.

--Viens, descendons. Je n'ai le temps ni de me rafrachir, ni de me
peigner. Sonne pour dire qu'on nous serve ce th en bas, et trs vite.
Le coeur me bat. Chaque parole me cote un effort; je suffoque. Sois 
ct de moi quand je le reverrai, Linette!... Quand je le reverrai, ce
sera terrible... Oh, tu ne sais pas, tu ne sais pas comme je l'aime!

A pianterreno tutti gli impiegati dell'albergo fecero capolino per
vedere Mimi Bluette. Il Direttore l'assal di premure, mentre il
dissetato meccanico di Orano riaccendeva davanti all'albergo il suo
fragoroso motore.

Due belle donne, ch'eran visibilmente le dive di qualche provvido
caff-concerto, prendevano il t con alcuni ufficiali e con un paio di
notabili del Montmartre algerino. Un giovine arabo, dagli occhi simili
a grosse agate, la pelle color di bulgaro, esibiva le costose inezie
del suo bazar ambulante. Quattro europei discutevano d'affari in un
gergo fatto d'arabo e di spagnuolo.

Senza indugio Bluette usc. La diritta via Prudhon, fra la porta di
Orano e quella di Daya, aveva l'aspetto comune ad ogni Sotto-Prefettura
di Francia durante l'impero frigio della Terza Repubblica. Qualche
gruppo di legionari camminava su l'orlo dei marciapiedi, con
l'aria sfaccendata, stanchi del clima pesante, le mani conficcate
nelle saccocce, adocchiando le ragazze che passavano, aspirando con
ingordigia il fumo soave che produce la bionda foglia del tabacco
d'Algeria.

Cadeva sul rettilineo delle case un'azzurra oscurit; la vita
provinciale del grande accampamento europeo molestava col suo rumore
pomeridiano il profumato silenzio del cielo d'Affrica. E l'indigeno
passava, tra quella folla d'invasori e di meticci, come un intruso che
ne fosse il recondito padrone.

Quando giunsero davanti alla caserma, tutta la rue de Tlemcen era piena
di soldati. La musica militare camminava tra uno stormo di monelli,
verso il Giardino Pubblico.

Le balie d'Europa non si sarebbero dunque annoiate nemmeno a
Sidi-bel-Abbs. La Francia di Mimi Bluette amministra le sue Colonie
come pu, ma non trascura in ogni caso di allietarle con musiche
militari. Questa  senza dubbio una ottima determinazione.

Allora ella scese dall'automobile con il suo piede leggero, e pass
davanti alla sentinella. Siccome avrebbe camminato chiss fin dove,
tanto era stordita, il caporale di guardia la ferm. Le si mise davanti
con le sue larghe spalle quadrate, portandosi la mano alla visiera:

--On n'entre pas, Madame. C'est dfendu.

--Ah...

Le pareva impossibile. Ferma sotto il portico, affondava lo sguardo nel
cortile inazzurrato.

--Est-ce pour voir un officier, Madame? C'est qu'il est trs tard 
prsent...

--Non, un lgionnaire.

--Un lgionnaire?

--Oui.

--Comment s'appelle-t-il?

--Laire.

--Laire?... Connais pas.

--Pas possible! Est-ce que ce n'est pas-ici le 1.e r Rgiment Etranger?

--C'est bien le 1.e r Etranger, comme vous dites. Mais j'arrive de
l'intrieur, moi, et je ne les connais pas tous. Attendez voir, la
dame; nous allons vous faire parler avec l'officier de garde.

--Merci, mon brave.

Il caporale si volse, chiam un legionario:

--Eh, toi, Gouin! va donc appeler le lieutenant Silles. Tu le trouveras
au mess. Y a des dames qui le cherchent. Dpche-toi, Gouin!--Poi si
rivolse amabilmente alle due visitatrici:--On ne peut pas vous dire de
vous asseoir, car nous manquons de fauteuils, comme vous voyez... mais
nous regrettons. D'ailleurs le lieutenant Silles a de longues jambes!

In verit il caporale di guardia non aveva esagerato: quel tenente
Silles presentava una strana rassomiglianza con il dromedario da corsa,
e dello stesso animale aveva, nella barba, nei capelli e nel colore del
viso, la rossastra biondezza.

Si present con un rigido saluto militare, pronunciando un Mesdames?
asciutto e lunatico, mentre non cessava dal masticare con la mandibola
ossuta il boccone del suo pranzo, che aveva interrotto malvolentieri.

Consider quelle due donne, dall'aspetto molto singolare per una
caserma di Sidi-bel-Abbs, poi, con un gesto quasi gentile, disse loro
brevemente che si compiacessero di seguirlo. Entr in una piccola
stanza, dove c'eran un paio di seggiole, un tavolino ed una specie di
ottomana. Era probabilmente la sala dell'ufficiale di guardia. Puzzava
di rinchiuso e di aspro tabacco.

Egli avanz due sedie, le invit a prendervi posto, accese una
sigaretta, e, scovertosi il capo tutto selvoso d'una ispida cotenna,
gett con destrezza il berretto sul pomello d'un attaccapanni.

--A vos ordres, Mesdames,--disse con una voce rapida e ruvida, che al
pari di tutta la sua persona pareva essa pure combusta dal sole.

--Je suis M.me Mimi Bluette, et voil ma femme de chambre. Nous venons
de France, de Paris...--disse Bluette con una timida esitazione.

Egli non mostr alcuna maraviglia, n del nome n della provenienza.

Linette pensava intanto:--Voil un grand diable qui doit aimer les
ngresses...

--Eh bien, lieutenant,--concluse Bluette, ritrovando la sua
spigliatezza;--j'ai fait ce long voyage pour revoir un homme que j'aime.

--Je n'ai pas l'avantage de le connatre, mais, en tout cas, c'est
admirable!

--Oui, c'est admirable en effet, lieutenant. Car je suis Mimi Bluette,
celle qui a dans pour des rois, et mon amant n'est qu'un simple
lgionnaire.

--Votre amant un simple lgionnaire? Bigre! C'est tout  fait
kouss-kouss! Excusez, madame Bluette, mais c'est ainsi qu'on s'exprime
au Gharb.

--Ecoutez, lieutenant. Il s'est engag sous le nom de Laire; vous l'avez
sans doute  vos ordres, il est probablement dans cette mme caserne...
Donc je vous prie, je vous prie de toute mon me... non? est-ce que
vous ne le connaissez pas?

--Laire? Laire?... Mais oui... attendez un moment. C'est quelqu'un de
nouvellement engag... il y a deux mois peut-tre?...

--Oui, oui, lieutenant!

--Attendez: un grand, ple, aux yeux presque verts, trente huit ans,
quarante ans peut-tre?...

--C'est lui! c'est lui, lieutenant! Oh, mon Dieu, quelle motion
affreuse!... Faites que je le voie sans plus de retard!

--C'est qu'il n'est plus ici, Madame. Et il est mme trs loin... Je
regrette.

Si era levata, con le due mani protese verso di lui, con la voce
sospesa. Udendo quelle parole, barcoll indietro, piegando la faccia,
come se l'avessero colpita nel cuore.

Il luogotenente Silles, molto impacciato, si cerc nelle tasche
un'altra sigaretta, e quando l'ebbe accesa incominci a stiracchiarsi
la ruvida barba da stambecco.

--Oui, Madame, c'est bien malheureux que vous ayez fait ce long voyage
pour rien. Si vous aviez tlgraphi par exemple...

--Je ne pouvais pas le faire. Il y a des raisons... Et puis, qu'est-ce
que a fait? J'ai assez de courage pour aller n'importe o. Dites-moi
o il est, lieutenant, et c'est tout ce qu'il me faut.

--Il est trs loin,  l'intrieur, tout  fait dans le Gubli, beaucoup
plus loin que Colomb-Bchar... Vous voyez bien que ce serait une folie.

--Pourquoi une folie? J'irai quand-mme. Colomb-Bchar, vous dites? O
est-ce que a se trouve?

--Ah, ma pauvre dame! Je vois bien que c'est la premire fois que vous
mettez le pied en Afrique. Est-ce donc ainsi, avec vos chaussures et
vos jolies toilettes, que vous prtendez aller jusque dans le Gharb?

--J'irai, mon lieutenant; j'irai! Il y a des moments O une femme vaut
mieux qu'un soldat.

E disse queste parole con una semplicit cos tranquilla, che
l'ufficiale d'Affrica si mise a guardarla, e non seppe cosa rispondere,
poich s'accorse d'essere davanti ad un amore. Dopo una lunga pausa
domand con una voce quasi gentile:

--Et vous avez fait ce voyage, et vous irez jusque l-bas pour voir cet
homme, vous, Mimi Bluette?

--Moi, Mimi Bluette, j'irais au bout du monde pour le revoir une seule
fois de ma vie.

--Ah?... C'est qu'il y a des types qui ont de la chance!--borbott il
luogotenente Silles con un incredibile malumore.--Moi, par exemple,
voil bientt neuf ans que je roule ma bosse dans ces bougres de
Colonies, et il n'y a pas eu l'ombre d'une Franaise qui m'ait envoy
ni un oeuf de Pques ni une paire de pantoufles brodes! Je m'en passe
d'ailleurs, car je suis en rupture avec la socit humaine.

--Vous aussi?--fece Bluette con stupore.--C'est bien ce que Laire
me disait parfois. Et il le disait mme d'une faon trs
pittoresque:--J'en ai soup des hommes qui connaissent leur
cimetire!...

--C'est bien a, Madame. Cette opinion peut vous paratre obscure; mais
pour nous c'est clair comme l'Evangile. D'ailleurs, je me souviens de
cet homme  prsent. Il avait tout ce qu'il faut pour plaire  une
jolie femme telle que vous, mais il avait en mme temps ces prunelles
fivreuses et mornes des hommes qui vont combattre au Gharb Marocain.
C'est lui d'ailleurs qui a fait sa demande et qui a voulu s'en aller au
plus vite. Nous autres, voyez-vous, nous sommes les vrais sans-patrie.
Tout de mme on se bat comme si on allait faire la noce, car,  la
place de tout le reste, nous avons un drapeau.

--Chacun de vous est donc un mystre?--domand Bluette, con una specie di
assorta maraviglia.

--Chacun de nous est un vrai homme, tandis que les autres ne sont que
des pantins dangereux. Bref: quand on est l-bas, c'est qu'on doit y
tre; quand on est l-bas, c'est qu'on ne veut pas en revenir. Je vous
conseille, Madame, de rebrousser chemin.

--Lieutenant Silles,--dises Bluette con un sorriso,--je ne suis pas la
socit humaine et je ne vous ai rien fait de mal. Vous devez tre
d'ailleurs moins mchant que vous ne le dites. Je vous prie donc de
m'aider autant que vous le pourrez, puisque je ne suis qu'une femme et
que je dois aller trs loin. Vous aurez devin, j'espre, qu'il s'agit
pour moi d'une question trs grave.

--Si c'est pour qu'on le rappelle du Sud-Oranais, n'y songez pas,
Madame. Le Colonel lui-mme ne pourrait absolument rien faire.

--Aussi je ne dsire pas qu'on le rappelle, ni qu'on le prvienne de
mon arrive. Je vous demande une chose bien plus simple, lieutenant
Silles. Tracez-moi un itinraire dtaill du chemin qu'il faut suivre
pour le rejoindre et adressez-moi aux personnes qui pourront m'tre
utiles dans cette longue route. J'ai d'ailleurs un laissez-passer
du Ministre. Voulez-vous m'aider, lieutenant? Je suis peut-tre
indiscrte, mais je crois que nos meilleurs amis sont ceux que
l'inconnu et le hasard nous prsentent.

--Oh, Madame, si ce n'est que a, je le ferai de trs bon coeur!
Seulement, puisqu'il faut que je vous crive un petit mmoire, avec
nombre de dtails, je vais m'en occuper ce soir, et je vous remettrai
cela demain matin  votre htel, si vous en avez un.

--Oui, lieutenant: htel Continental. Et vous aurez pour toujours
l'amiti de Mimi Bluette.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

E ricominci la strada.

La strada.

Bisognava tornare ad Orano, prendere la ferrovia di Colomb-Bchar.

Quel giorno il luogotenente Silles fece per lei una cosa molto
gentile. Dopo averla condotta alla stazione di Bel-Abbs e dopo
averla salutata con parole molto laconiche, d'un tratto, quando gi
il treno stava per muoversi, fece un salto sul predellino, entr
nello scompartimento, non si diede nemmeno la pena di rispondere
all'impiegato che chiudeva lo sportello, e sedette fra loro con la
massima tranquillit.

--Aprs tout je n'ai rien  faire; je peux bien m'en aller jusqu' Oran
jeter un coup d'oeil sur la Mditerrane.

Bluette sorrise, come se trovasse ci del tutto naturale. Invece alla
sospettosa Linette non garbavano affatto le maniere di quel bizzarro
tenente. Aveva detto alla sua padrona:

--Trs bien: on va se faire au Sahara, et mme au centre de l'Afrique,
s'il le faut; mais je crains, Madame, que vous ne soyez trop facile
dans vos liaisons avec ces coloniaux. Ils ont, ma foi, des ttes qui ne
me disent rien de bon.

--Toi, parce que tu t'es imagine que c'est un homme  ngresses, tu en
as peur comme de l'Ogre! Moi, au contraire, ce lieutenant Silles, me
fait beaucoup de peine.

S; ed a bene guardarlo in fondo agli occhi, nella dura e squallida
faccia, in lui si vedeva, sotto l'abbronzatura del sole, un colore
d'infelicit. Era forse tra quegli uomini che la societ respinge a'
suoi confini, come verso le rive di un mare deserto i rottami dei
sommersi velieri. Ed ormai Bluette conosceva queste calme tragedie,
anzi era penetrata ella stessa da quell'atmosfera di pericolo e
d'irrimediabilit che fascia queste anime d'avventurieri. Ella stessa
ormai raccoglieva l'ultima sua fedelt nell'ombra d'una lontana
bandiera.

Quando giunsero ad Orano, quand'ella fu nel treno che doveva portarla
verso l'interminabile sole, Bluette s'accorse che l'ufficiale d'Affrica
la guardava come una sera l'avevano guardata gli occhi del taciturno
forestiere, allorch, per la prima volta, la sua bocca gli sorrise
dietro l'orlo del bicchiere di Sciampagna.

Ed allora, con le pupille abbacinate nell'inestinguibile sole di Orano,
ella rivide come in un sogno la remota strada parigina--una piccola
strada, calma, vecchia, di quelle che gli edili ragionevoli vanno
cancellando a poco a poco.

Si vedeva, lontana, la Colonna di Luglio sorgere dalla piazza della
Bastiglia.

In verit erano due fratelli, due terribili fratelli, due nomadi per la
grande strada, che l'Affrica vertiginosa travolgeva nella sua perduta
vampa. L'amore che aveva per l'uno, per quello ch'era pi distante, le
diede un piccolo tremito nel volgere a questi che l'accompagnava una
parola di riconoscenza e d'addio.

Soli e fermi, su l'asfalto bianchissimo della stazione, l'ufficiale
disse:

--Que Dieu vous garde, Madame Bluette. Avant de vous connatre j'tais
presque persuad qu'il n'y avait pas dans la femme ce qu'on appelle une
me.

Ella chin la faccia e non rispose parola. E stette ferma, e sent che
avrebbe voluto posare un bacio di sorella, un bacio quasi d'innamorata,
su quella ruvida fronte che immobilmente le sovrastava.

--Un jour ou l'autre, Madame Bluette, ce terrible soleil blanchira
quelquepart ma carcasse. Je n'aurai pas eu pour les hommes plus
d'importance qu'un de ces mharis qui ravitaillent le dsert.
Pourtant, vous qui tes si belle, et si frache, quand vous serez de
retour l-bas, sur l'autre rive, au milieu des gens qui connaissent
leur cimetire, envoyez parfois un joli sourire de votre bouche  ce
lointain lieutenant Silles...

--Je vous assure que vous allez me faire pleurer...--disse Bluette con un
filo di voce.--Tenez, le train va bientt partir; il faut que je monte.
Au revoir, lieutenant Silles! Gardez tout de mme ce petit souvenir
de Mimi Bluette: il vous sauvera, l-bas, dans le Gharb... Au revoir,
lieutenant. Et merci, et merci!...

Si era tolto un piccolo anello dal dito e glielo aveva regalato, quasi
di nascosto, nello stringere la sua mano.

Egli guard con gli occhi adusti quel fino gingillo che veniva dalla
Rue de la Paix; lo strinse fra le dita con avarizia, come l'arabo
stringe nel palmo la buona moneta; non ebbe n un sorriso n una
parola; ma impassibilmente salut quella donna come avrebbe salutato la
sua bandiera.

Poi si volse con rapidit, quasi per nascondere il suo turbamento; e lo
si vide a lunghi passi traversare l'obliqua striscia di sole.

Fra poco sarebbe tornato laggi, dove muoiono tutte le strade,
nell'infinito e calmo delirio della bufera di sole...

Anche a lui, su la via del cimitero, Bluette, passando, aveva regalato
un fiore.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Percorse l'Algeria. Respir, traverso le paludi della Macta, quel
sapore di orrenda carneficina che l'indomito Abd-el-Kader vi profuse.
Vide splendere gli aranci di fuoco lungo le rive dell'Habra e pendere i
lucenti grappoli dalle robuste vigne del paese di Mscara. Per lunghe
ore l'accompagnarono le dorate immobili piantagioni di tabacco; poi,
su la dolce montagna, nell'arcobaleno del tramonto, vide gonfiarsi di
crepuscolo gli ulivi azzurri di Sada la felice.

E Sada pass, con i suoi larghi giardini, con le sue limpide acque di
sorgente, che brillano come impetuosi rivoli fra i terrapieni delle
sue mura smantellate. Sada pass, come l'ultima terra che feconda
il respiro del gentile Mediterraneo, splendente rocca e gioiello di
principi mauritani, sul limitare della sabbia invarcabile. Ma ora
venivan incontro altipiani aspri e disabitati, simili a sconfinate
petraie, dove soltanto cresce lo squallido albero Thuya. Qualche mazzo
d'alfa spuntava tra i crepacci della pietra vampante.

Era il principio della terra interna, dell'Affrica ove muoiono le
strade.

Ed ecco, passato Khalfallah, incominciava la steppa d'alfa, il
desertico paese di miraggi. Si vedevano laghi e fiumi rutilanti; si
vedevano barriere di fortezze ciclopiche; oasi prodigiose; foreste
ferme, raggianti; lunghissime carovane; mandrie al pascolo su inclinate
praterie: tutto questo appariva, spariva, sul monotono scenario
dell'orizzonte vuoto.

E la steppa d'alfa continuava, come un oceano d'erba che andasse alla
deriva, senza onda, verso la perduta immensit.

Che lunga, lunga strada... che infinita malinconia... --Domani
sera--pensava il suo cuore,--domani sera si arriver.

Ecco, ed il treno correva per l'arido avvallo del Chott Chergui, strano
paesaggio di sabbia e di limi d'argilla, con le rive piatte, fangose,
ovali, che parevano camminanti.

La luna incendiava con un luccicore insostenibile i cristalli di sale
frammisti nell'arena; pareva di correre in mezzo alla fosforescenza
d'un mare. Il firmamento accerchiava l'infinito con un delirio di
stelle.

Rari e spenti villaggi s'inseguivano a lunghe distanze, come sentinelle
dell'uomo verso la terra nomade che non ha pi focolari di pietra.

Unica ed altissima la montagna di Antar si alzava nella pianura
scintillante, ove incominciavano a correre le prime dune. Il deserto
invisibile prolungava nell'Occidente, con lievi onde che appena si
muovevano, le sue maree di sabbia.

La notte era piena di uno spasimo fermo, di una magnetica intensit,
quasi di una polvere azzurra, che traversando l'aria diventasse luce.
Nelle curve, le accese rotaie balenavano come spade infinite.

Al sorgere dell'alba--di un'alba striata, miracolosa, come se il mondo
fosse pieno di lapislazzuli e di berilli--An-Sefra pass, fra i suoi
prati gonfi d'alfa e di drinn, fra le sue boscaglie d'alberi di
pistacchi. La stazione di An-Sefra era una piccola fortezza; tutto
il borgo aveva l'apparenza d'un accampamento militare; si vedevano
caserme, bastioni, depositi, e dappertutto l'uniforme dei soldati
coloniali, fra i pochi sud-oranesi dalla testa bella e feroce.

Si era gi sui primi lembi della terra mobile, nelle vicinanze del
grande oceano di sabbia, che insidia e seppellisce tutte le opere
dell'uomo. L'oasi artificiale di An-Sefra tentava di opporre un argine
sotterraneo, fatto con i grovigli delle sue radici, al periodico
assalto delle dune. Ma queste correvano a perdita d'occhio, sin verso
le pendici delle montagne di Ksour, disegnando con la lor forma una
specie d'immobilit veloce, che tutta balenava di sprazzi e di lampi
sotto l'implacabile fuoco del perpetuo mezzod.

Sole, sole. Aveva gi nell'anima il barbaglio di questa enorme luce, il
peso di questa terribile materia solare, che in tutto si compnetra,
e pu accendersi, come la fiamma che dorme nelle molecole dell'esca.
Ora comprese ch'ella veniva dai paesi dell'ombra, dalle terre
crepuscolari, dove l'occhio dell'uomo non  costrutto per vedere il
sole. Qui soltanto le creature sapevano cos' questa potenza magnifica
ed infernale, questa bufera immobile che incendia l'infinito, questa
luminosit insostenibile che distrugge le forme in un diluvio di
splendore.

Non guardava pi, non ascoltava pi; era una specie di sogno che la
portava, un rosso e faticoso delirio, nel quale sentiva battere pi
forte, pi forte, il suo timido cuore d'innamorata.

E passavano le belle oasi, le plaghe morte, le koube solitarie, i
profili di lente carovane lungo le tracce carovaniere, le dune rosse
come l'oro che andavano all'assalto dell'Atlante Marocchino, i fiumi
senz'acqua, i prodigiosi dirupi delle gole di Moghrar, le vallate
colore di solfo, tutte sabbia e macigno, dove soltanto cresce lo
squallido albero Thuya...

Che lunga, lunga strada... che infinita malinconia...

Sopraffatta, esausta, Linette sonnecchiava lamentandosi; le scendevan
lunghi rigagnoli di sudore dalla fronte spettinata. Il treno bruciava;
l'aria quasi rossa produceva un senso d'asfissa. Da venti ore stavano
rinchiuse in quella prigione infiammata, e non v'era pi ghiaccio nella
dispensa, non era pi possibile ristorarsi con un clice appannato.
Pochi viaggiatori andavano sino al termine di Colomb-Bchar; quasi
tutti erano scesi prima di An-Sefra. Scesero infine anche i notabili
ed i mercanti indigeni che si recavano al mercato di Figuig. Non
rimasero che pochi Europei, qualche soldato, e le due viaggiatrici.
L'ora pomeridiana infieriva con tutta la sua vampa; il treno stesso
pareva compiere una fatica enorme per avventarsi dentro quel sole.
Verso l'occidente splendevano le azzurre montagne dell'infido Marocco;
un senso di pericolo e di ostilit gravitava su la regione barbara.
Le piccole stazioni sembravano bivacchi di truppa in un territorio
guerreggiato; alle soste, l'ufficiale di guardia saliva nel treno per
consegnare voluminosi plichi; si udivano i saluti ambigui delle truppe
accampate ai legionari partenti.

Andavano laggi a combattere, probabilmente a morire, nella rossa terra
dei nomadi ove il sepolcro cammina.

E questa gente non tradiva il pi piccolo segno di perplessit, non
volgeva nemmeno gli occhi a riguardare le alte muraglie dei giardini
tropicali, saturi di profumi ubbriacanti.

Era una gente buia, che aveva gi perduta l'anima, chiss dove, chiss
quando, nella precorsa via. La societ umana li aveva respinti fuori
dal suo grembo, ed essi andavano, in silenzio, verso il perpetuo sole.
Andavano con gli occhi fermi, terribili soldati di ventura, numeri
prodigiosi nei battaglioni della morte, a conquistare nuovi territori,
a mietere nuove ricchezze, radunando l'ultimo ideale nell'ombra d'una
camminante bandiera. Aridi e sobri, taciturni e violenti, l'odore
della polvere da schioppo era il solo profumo che li potesse veramente
ubbriacare.

A questi uomini la Francia doveva il suo magnifico impero coloniale.

Adesso era tempo di guerra; dalle misteriose zaouie marocchine sparse
per il non soggiogabile territorio del Gharb, i capi religiosi, gli
astuti rappresentanti del Sultano di Fez e gli obliqui emissari d'altri
governi d'Europa sobillavano ed armavano con ogni mezzo le battagliere
trib marocchine, perch si opponessero con insidie continue alla
sanguinosa e paziente fatica della penetrazione francese. Le
residenze militari di Talzaza, di Bou-Anane e di Bou-Denib, a ponente
di Colomb-Bchar, nell'aspro cuore del territorio marocchino, si
trovavano sotto la minaccia continua dell'aggressione, mentre, lungo la
valle dell'oued Zousfana, che scorre a sud di Colomb-Bchar, i posti
militari avanzati di Taghit e di Beni-Abbs con sanguinosa fortuna
combattevano contro l'insidia marocchina.

E Bluette guardava con una specie di curiosit ipnotica l'insostenibile
tremolo della terra micidiale, che il treno andava solcando con gli
ultimi rugghi del suo carbone. Guardava l in fondo, l in fondo,
la barriera di fuoco del mezzod, quelle tremende nuvole solari che
soffocavano il bivacco di Laire...

Ogni tanto consultava le minuziose pagine del luogotenente Silles,
rileggeva le lettere di presentazione ch'egli le aveva date, contava
i chilometri, le ore, i minuti. Ci che pi tormentava quelle due
viaggiatrici era una orribile sete, una sete morbosa, un dolore di
tutte le vene. L'acqua minerale, tepida e guasta, non dava alcun
ristoro; gli occhi pesavano; le braccia non avevano pi forza; la
opprimente fatica del respiro comunicava un senso di vertigine.

A tutte le fermate gli uomini di macchina, terribili a vedersi,
balzavano gi dal treno e si appendevano sitibondi ai becchi delle
fontanelle.

Nessun rumore pi; nessun visibile segno di vita. Un silenzio nefasto
e lucido rotolava con le valanghe di sole per i contrafforti delle
montagne incendiate.

Era gi verso l'ora del crepuscolo. Tutto l'emisfero si andava
inclinando verso il terribile Gharb, la terra d'Occidente.

Poi videro l'acqua; l'acqua viva, saltellante, limpida, rumorosa,--e la
piccola stazione di Colomb-Bchar, in fondo al palmeto.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

L'arrivo delle due Parigine mise addirittura sossopra quel Comando
Militare e la poco numerosa colonia d'Europei. La notizia si sparse
con incredibile rapidit. Messo piede a terra, il capotreno fece le
sue confidenze al capo-stazione; questi ne parl con il graduato
che ritirava la posta militare; mezz'ora dopo tutta la guarnigione
passeggiava curiosa e rumorosa davanti alla soglia del piccolo albergo
di Colomb.

Era Montmartre che arrivava su l'orlo del deserto, la Rue de la Paix
che faceva una visita galante agli ambigui vicoli di Bchar.

Il luogotenente Silles le aveva date due lettere: una pour M.r Abel
Khan, commerant en gros, qui s'occupera de vous former une caravane;
l'altra pour le capitaine Maylho de Forrest, qui essayera de vous
donner une escorte.

Monsieur Abel Khan possedeva, nella strada principale di Colomb, un
emporio di mercanzie d'ogni genere, una specie di Louvre coloniale,
dove Mimi Bluette pot provvedersi di tutto quanto le mancava per
viaggiare in carovana. Sidi Abel, come usavano chiamarlo nella
regione, era un degno ebreo di Orano, carico d'anni e di famiglia,
danaroso, furbo, servizievole. Non fece troppe difficolt, mise in moto
un nugolo de' suoi figli, e promise che, per quanto lo concerneva, in
tre giorni la carovana sarebbe di tutto punto allestita. Quanto al
carovaniere, le parl sbito di un tale Jossuf-el-Foukani, ch'era la
perla dei capitani di lunga strada.

Questi venne per l'appunto a farsi conoscere il giorno appresso. Era
un Berbero color d'oliva, che stando in piedi pareva mancare del
suo cavallo; asciutto, rigido come un albero maestro, bellissimo
uomo di tendini e di muscoli, con gli occhi tanto neri che mandavano
iridescenze come il dorso degli scarabei. Una barbetta rossastra
e ricciuta gli spuntava, simile a muffa, intorno alla mandibola
infossata. Ravvolto nelle pieghe del suo caftano azzurro, le fece un
vero saluto da Primo Console.

--Esselame halikoume, lalla! Que le salut soit sur toi, Madame! Esselame
halikoume, lalla!

Parlava una orrenda miscela di arabo, di berbero, di spagnolo e di
francese; la guardava impassibile, con una specie di rispettoso
dominio. Era stato centinaia di volte a Gourara, a Touat, a Tidi Kelt;
era stato pi lontano ancora, di l dal Sahara interminabile, fino alle
grandi foreste sudanesi e fino alle remote carovaniere di Tombouctou.
Il viaggio dunque di Taghit e Beni-Abbs gli pareva una ben facile
impresa. Quanto al prezzo non voleva discutere...

--Sidi Abel, votre ami, fera prix juste, lalla!

Solamente pretendeva per i suoi uomini e per s stesso una certa
indennit di cavalcatura, su la quale ad ogni modo Bluette non lesin.

Il capitano Maylho de Forrest, nei quattro giorni ch'ella rimase a
Colomb Bchar, fece per lei tutto quello che un gentiluomo francese
pu fare per una bella e giovine donna. In primo luogo le fece
sapere che il suo legionario si trovava precisamente a Beni Abbs,
un posto militare a duecentosettanta chilometri di carovaniera oltre
Colomb-Bchar. Le disse che la regione da percorrersi per andare fin l
non era punto agevole n sicura; le rappresent i disagi ed i pericoli
ai quali andava incontro, tanto pi ch'era cosa difficilissima poterle
dare una scorta. In quei giorni mancavano soldati; si aspettavano
rinforzi da An-Sefra; ma non verrebbero, al pi presto, che fra un
paio di settimane. Le consigliava di attenderli, per compiere il
viaggio in loro compagnia.

--Capitaine, quand on vient de si loin, c'est qu'on ira jusqu'au bout,
cote que cote. Je suis prte  me mettre en chemin toute seule, mme
sans l'appui d'un guide comme Jossuf-el-Foukani, s'il le fallait. Et
d'ailleurs, ce soir, je vous raconterai mon histoire...

       *       *       *       *       *

Gliel'aveva raccontata, quella sera, camminando con lui per la frescura
del palmeto, mentre i carrubi nascosti mandavano vampe di buon
odore. Gliel'aveva raccontata con semplicit, con un soffio naturale
di poesia, facendogli sentire ch'ella pure, come lui, come tutti
quegli uomini dei Battaglioni d'Affrica, portava nel cuore la ferita
irremediabile, il destino di andare distante, laggi, nel sole, ove
muoiono le strade...

Egli era un uomo tutto grigio, immaturamente vecchio, un esiliato nel
quale permaneva il segno gentile della razza. Nel sorriso, nel colore
degli occhi, nel suono della voce, aveva quasi la trasparenza di una
squallida e sciupata bont.

--Eh bien, oui, capitaine... j'ai t une danseuse, une courtisane,
un bibelot de chair, prcieux et fragile, que Paris mettait aux
enchres... Mais, ce soir-l, ce soir terribile, quand je me suis
affaise sur une chaise dans sa maison vide, il m'a sembl soudainement
que Mimi Bluette fut ma soeur morte, et pour la premire fois de ma vie
j'ai su comprendre l'amour de Marie Madeleine... Alors ne me dites
pas que la route est longue; dites-moi seulement, comme mon chef de
caravane: Que le salut soit sur toi, lalla!... Nous partirons demain,
au coucher du soleil...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

--Balek! Rod balek!--tuonava con la sua voce stupenda il capitano di
lunga strada, mentre picchiava sodo, a colpi di randello, su la
ciurmaglia indigena che ostacolava l'incedere della carovana.--Balek!
Bara balek!

I cammelli d'avanguardia gi dondolavano su la carovaniera, sorpassando
gli ultimi tugurii di Bchar.

Il Residente aveva concesso dieci uomini di scorta; il Cad arabo ne
aveva provveduti altri sei. La carovana portava con s provvigioni,
otri e bagagli numerosi, pieni di tutto ci che il prudente Sidi Abel
aveva creduto necessario di vendere alla bella Parigina.

Tutto il villaggio era venuto a salutare la partenza di Mimi Bluette.
Gli ufficiali avevano adornato di fiori e di frasche il suo larghissimo
basto a portantina, ove la sollevarono a braccia e lungamente l'
acclamarono quando il suo cammello si lev. La stessa cosa fecero i
sergenti per dare animo alla impaurita Linette.

E mentre la carovana si avviava, lunga, lenta, per i tortuosi vicoli
del villaggio di Bchar, un trombettiere galante diede fiato alla
sua rauca tromba e fece risuonare nel cielo d'Affrica le cadenze
dell'antico My Blu.

Francia, Francia, divina e forte, che hai regalato al mondo le pi
belle canzoni!...

       *       *       *       *       *

Ed ora la carovana si distendeva, lunga, oscillante, su la via di
Taghit. Dietro la barriera dell'Alpe Atlantica scendeva negli abissi un
altro giorno di sole.

--Toi, belle et courageuse, lalla!--diceva il capitano di lunga
strada.--Toi commander, moi serviteur, lalla! Toi jamais parler avec
hommes caravane; moi seul parler avec courbasc! Quand faim, quand
soif, quand fatigue, quand sommeil, toi dire Jossuf-el-Foukani.
Jossuf-el-Foukani veut tout bien pour lalla.

E i grandi cammelli andavano su la carovaniera lenta. con il loro
dondolo di animali fatti per la distanza e per il sole. Guardando con
occhi umani la pesta che non finiva mai, addormentavano con la loro
pazienza il ritmo della eterna camminata, simili a grandi velieri, per
la scintillante solitudine di un mare quieto. Seguendo gli ordini di
Jossuf-el-Foukani, la scorta si divise; otto cavalieri si allontanarono
di galoppo su la pesta battuta e guidarono la marcia, tenendosi a circa
un miglio dal primo cammelliere; gli altri seguivano la carovana.
Jossuf-el-Foukani era montato sopra un mhari velocissimo, di pelo
quasi falbo, con la testa bizzosa, caprigna, adunca, ed il collo simile
ad un lungo timone. Quando Jossuf voleva rimontar la carovana, emetteva
un suono gutturale per avvertire il suo mhari, e questi, con uno
strillo dispettoso, prendeva la rincorsa d'infilata, piegandosi tutto
in avanti, allungando l'esile collo, sicch dava l'impressione bizzarra
di un animale che corresse dietro al proprio muso.

A poco a poco la terra diveniva uno sconfinato braciere: ogni traccia
d'abitazione, ogni vestigio d'albero spariva. Tutto, sino allo zenit,
era una immensa fiumana di sole. Il vento infuocato nulla trovava da
scuotere; si camminava in un mondo senza ombre; un silenzio peggiore
che la morte splendeva su quella vampa infinita.

La carovaniera diveniva incerta come un fiumiciattolo che man mano si
andasse disperdendo; qua e l cominciavano a saltare leggeri nugoli di
sabbia; dall'oriente avanzavan dune cosparse di magnifici colori.

Ella pativa il male della strada, quella ubbriachezza dell'anima e
dei sensi che nemmeno l'oceano d. Le pareva di sentirsi chiudere
nell'infinito pi strettamente che in un'angusta prigione. Sola, tra
quegli uomini selvaggi, non provava nemmeno il senso della paura. Si
era data in braccio alla strada, come la vergine ubbriaca se ne va col
primo venuto. Non gli domanda nemmeno:

Dove mi porterai?.. Pensa che le far male, stupendamente male;
questo  ci che le importa.

Cos per lei, che voleva solamente camminare.

Con l'anima sua d'innamorata, una sera, nella Parigi Babelica, si era
detta senza un tremito:--Camminer.

Aveva sempre il suo mazzo di fiordalisi nella cintura fragile di
ballerina, profumati con un profumo di Coty.

Ma era quasi un miracolo: aveva saputo comprendere l'amore di Maria
Maddalena.

Che lunga, lunga strada...

Si ricord la prima sera, quando Max la condusse per le vie di Parigi,
e come in sogno rivide splendere ne' suoi lontani occhi di Transalpina
le girandole di fuoco:--Maxima Maximum--la Revue de l'Alhambra--Rouli
Rouli... Crmieux... Luna Park... habille bien...--Le Matin...
Michelin... Galeries... Polin... sait tout...

Che lunga, lunga strada... che infinita malinconia...

Ed ora portavano il Sole. In s, nella propria materia, nei propri
atomi viventi, gli uomini, le cavalcature, le distanze, tutte le cose
dell'infinito portavano il Sole. Anche il Tempo non era pi che uno
spazio immobile, pieno di Sole.

Qui roteava l'infinit senza ombra.

Qui, nell'incendio, morivano le strade.

--Bon chemin, bon chemin, lalla! Animaux forts, dsert calme,
brigands Arabs rien fusillade. Allah et mon bras droit toujours
proteg Jossuf-el-Foukani. Moi avoir dit: Pas danger aller Taghit et
Beni-Abbs. Sidi Abel aussis avoir dit: Pas danger. Sidi Abel bon
Yudi; vole un peu, mais trs honnte. Officiers Colomb-Bchar trs
magnifiques, mais connatre pas Gubli. Jossuf-el-Foukani connatre
Gubli et tous chefs oasis. Chefs oasis un peu brigands, mais trs
honntes. Pas danger, lalla!

Portava, oltre la carabina le pistole ed il courbasc, anche un lungo
pezzo di fune, attorta e nodosa, che gli serviva per aizzare i cammelli
o per carezzare familiarmente il groppone de' cammellieri, quando
s'accapigliavan tra loro, picchiandosi ed ingiuriandosi con una serqua
di bestemmie, in liti che duravano per chilometri di strada.

E le diceva:

--Toi malade, lalla. Jossuf prparer bon tasse th vert avec menthe
et sucre. Th marocain trs magnifique. Toi goter boisson Mahomet!
Vin danger, eau danger, whisky anglich trs danger; th marocain pas
danger, lalla! Moi prparer bon tasse th vert. Boire ensemble avec
Jossuf-el-Foukani.

E le ore passavano, i giorni passavano, solo interrotti a lunghissime
distanze dalla breve oasi di un magro palmeto. Quando appariva sul pi
lontano cerchio dell'orizzonte la fulva caotica ombra della foresta
che si delineava, gli uomini, oppressi dall'enorme delirio del sole,
cominciavano ad urlare di gioia, ad urlare di sete, mentre pareva
che gli animali stessi, carichi d'un mantello di mosche invelenite,
fiutassero nell'aria morta il sentore dell'acqua sotterranea.

--Sebala! Sebala!--gridavano i cavalieri della scorta.--La fontana! la
fontana!

E tra una furia di volanti criniere partivano verso l'oasi, di galoppo.

Il grido liberatore correva, in gi, in gi, per il lungo nastro
della carovana, fino al pi tardo mulattiere, che urlava egli pure,
dimenandosi e bastonando la sua logora cavalcatura:

--Ane! Ane! La sorgente! la sorgente!

Le scarse trib che vivono di miseria nelle perdute oasi del Gubli si
adunavano fuori dal palmeto per veder giungere la carovana.

Dalla groppa del suo mhari falbo, Jossuf-el-Foukani, maestoso ed
affabile, parlamentava brevemente con i capi-trib. Da quelle misere
genti si davano segni quasi di venerazione al potente Foukani, l'uomo
che parlava il linguaggio dei roumi, il protetto francese, l'amico del
Pasci di Beni-Ounif.

Le donne del Gubli, scure, con occhi a mandorla, gi crespe di
vello sudanese, logore di selvaggia maternit, venivano a guardare
in silenzio la bella Cristiana. I marmocchi arabi le si premevano in
giro, nudi, oblunghi e lucidi come ghiande. Qualche negro spaventoso
rideva con la bocca sino alle orecchie, tenendo la mano incastrata
sotto l'ascella dell'opposto braccio, e cos facendosi croce al petto
cosparso d'una fuliggine ricciuta.

Il latte aromatico delle piccole mandrie si offriva da quella misera
gente in larghe ciotole di legno di palma.Le ragazze di nove anni
avevano i seni maturi e protuberanti come nespole. Nel rumore
dell'acqua sorgente cantava la musica naturale della vita.

Poi le bestie si alzavano, pigre, l'una dietro l'altra, in fila. E via,
nel sole, nel delirio, nel sole, per l'accecante sabbia, verso l'oasi
pi lontana.

       *       *       *       *       *

Di tratto in tratto qualche carcassa di cammello divincolava dal tenace
deserto le sue costole incenerite; qualche cranio d'uomo luccicava come
una sfera d'avorio polito fra le dune ricamate con mille arabeschi dai
lontani turbini del Khmsyn.

Un giorno, d'improvviso, quando i miraggi del Gubli salivano come
torce vorticose nell'alto infinito, apparve una selva di padiglioni
d'oro. E questa era, su lo scenario dell'orizzonte, la confusa macchia
dei palmizi di Taghit.

Vi giunsero al cadere del giorno, quando su l'alto palmeto
s'impigliavano strisce di vapori quasi violetti e nell'oasi brillavano,
fra le tende sparpagliate, i fuochi serali del bivacco francese.

Non v'erano che pochi uomini ed un ufficiale infermo; gli altri erano
andati a combattere verso il turbolento Gharb.

L'oasi di Taghit era vasta, fertile, felice. In quella orrenda
graticola di sabbia che per intorno l'accerchiava, i suoi palmeti
onusti sotto il peso dei datteri maturi, le sue gonfie boscaglie di
giuggioli selvatici, l'erba soffice che nei pressi delle fontane
sbocciava tutta cosparsa di gocciole, davano all'esausta fatica dei
nomadi camminatori un senso di beata ombra e di paradisiaca primavera.

La carovana vi ripos fino al crepuscolo del giorno appresso, poi
lentamente riprese la via.

Si entrava ora in un paesaggio di dune instabili, si camminava con
estrema lentezza nella bufera di sole. Verso l'occidente, verso il
terribile Gharb, l'ondata estrema del Sahara s'impaludava su le
propaggini dell'altipiano, seppelliva, soffocava nella sua morta marea
le radici ultime del macigno d'Atlante. Ma dall'altro lato, verso il
Gubli ed il Chergui, sollevando burrasche di luce sotto il curvo
emisfero, si vedeva il deserto nomade avventare le sue procelle di
sabbia contro la diga cerulea dell'antipodo scintillante. Nessuna
distanza poteva uguagliare, per l'occhio dell'uomo, quella sua
formidabile vastit. Su le criniere delle dune tumultuose qua e l si
accendevano i prismi dell'arcobaleno. Il vento rosso infuriava nella
grande solitudine; la terra mandava ondate; il deserto camminava.

Lente, pavide, quasi respinte, le bestie avanzavano con fatica su la
carovaniera sparente. Sembrava di andare lungo l'orlo d'una marea,
curvi sotto il pericolo del flutto che sta per sopraggiungere. Da
presso e da lontano, come rovesci di pioggia in un prato, la sabbia
vorticando saltava; un tenebrone rosso veniva contro il cielo di
tramontana, infiltrandosi negli occhi e nel respiro, simile quasi ad
una fuliggine di sole.

Si vedevan, nell'estrema lontananza, in un chiarore obliquo di
cataclisma, le dune perdute andarsene alla deriva.

Ecco, era la via per il deserto, la via del Gubli calamitoso, la
via della terra che non beve mai. Gli animali, assaliti e paurosi,
prendevano terribilmente la forma del loro scheletro; gli uomini,
allucinati, non parlavano pi. Si lasciavano portare, non dalla
pesta cancellata, non dalla propria volont uccisa, ma da una specie
d'istinto ulteriore: quello di cercare una strada ove non c' pi
strada.

Camminarono per qualche giorno su l'orlo di quel prodigioso inferno. Il
capo-carovana era il solo che non dormisse mai. Gli bastava quel suo
mantello bianco perch la bufera di sabbia non gli facesse alcun male.

Aveva il deserto nell'anima ed era nato per la via del sud.

Egli si mise a fianco di Bluette, prese la briglia del suo cammello, e
di giorno e di notte mai non l'abbandonava.

Quand'era pi tramortita, le avvolgeva la fronte con un fazzoletto
umido; quando il vento assaliva con troppa veemenza le tende lacere del
suo baldacchino, egli prendeva la via del vento, e conosceva l'aria
come se guidasse un veliero.

Tre giorni e tre notti andarono fra i turbini della bufera; poi una
infinita calma si adagi su quel mondo infinito.

Qualche duna, pi agile, ancora volava in lontananza sul brulicho
della pianura morta; ma l'oceano di sabbia e di sole andava ricuperando
a perdita d'occhio la sua luccicante immobilit.

E finalmente ritrovarono la carovaniera; incerta, spesso cancellata,
che andava grado a grado piegando verso il Gharb, verso l'aspra e
collinosa terra d'occidente. Gi, lontanissime, riapparivano le
guglie azzurre della montagna d'Atlante. L dietro, i nomadi predoni
della Chaouia tendevano agguati e massacravano le colonne francesi,
come rifiutavano l'imposta e l'obbedienza militare agli esautorati
funzionari del sultano di Fez.

El Foukani mand avanti la scorta e diede ordine di far fuoco sul primo
baraccano che fosse veduto strisciare od appiattarsi fra le dune. I
leggeri cavalli berberi, assetati e miserabili, ormai galoppavano senza
velocit. La carovana sprofondava e risaliva per le ondate ferme del
terreno, con un barcollare sfinito, come se le ginocchia degli animali
non reggessero pi. I muli erano piagati sotto la greve soma; chiazze
nere di migliaia d'insetti li coprivano come croste brulicanti. Pi
magri, pi alti, pi lugubri, solamente i cammelli andavano sempre, con
un passo di bestie perpetue, che possano morire camminando. L'uragano
infuocato aveva di quasi due giorni prolungata la marcia; l'acqua negli
otri stava per venir meno. Il dromedario che portava gli ultimi sorsi
fu messo nel centro della carovana, sotto gli occhi di El-Foukani, che
non avrebbe certo esitato a spegnere con le sue pistole brillanti la
sete pazza dei minacciosi cammellieri.

E finalmente, un mattino, su l'estrema via del sud, egli vide nascere
un confuso tenue disegno azzurro, come un fiocco di nebbia che
rasentasse la terra, come una rupe d'aria nello sconfinato sole.
Guard, guard prima di parlare; poi disse alla donna che mai non
abbandonava:

Toi regarder petit couleur ciel droit dans le Gubli; toi voir
Beni-Abbs, lalla! Beaucoup marcher, bessfe marcher, lalla; puis
arriver Beni-Abbs, o toi dsir, lalla...

E giunsero dopo quindici ore nell'oasi lontana, dove il suo grande
amore l'aveva portata.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Per niente.

Tutte le strade vanno a finire in questa parola che domina
l'universo:--Niente.

Ed anche per lei, che aveva camminato con tanta bellezza dietro il suo
piccolo sogno, ed anche per lei, che si era elevata con l'anima sua di
danzatrice fino a conoscere l'amore di Maria Maddalena.

Per niente.

Le strade vanno; sono il principio della distanza, il colore dell'anima
che si allontana: portano in s molta polvere, molto sole, hanno tutte
una meta--e non arrivano mai.

Un piccolo cuore di ballerina, mandando un sorriso dietro l'orlo del
bicchiere di Sciampagna, certa sera di neve, nella Parigi Babelica, si
era divinamente innamorato.

Per niente.

Mand amore come un rosaio manda profumo: per niente.

Si avvolse di musica e di elevazione come un giardino addormentato, nel
chiaro plenilunio del Maggio, si gonfia di poesia.

Per niente.

Un giorno la barbara Citt splendente cammin sovra il suo piccolo
cuore. Vasta e forte, con il suo peso tremendo, cammin sopra il suo
piccolo cuore. Parigi la Grande brillava e girava intorno al suo
fermo spavento come il carrossello di una terribile fiera. Mandava
un repentino soffio di tragedia ad investire i suoi capelli biondi;
sciupava, sfogliava con adirata violenza i semplici fiori del campo, i
fiordalisi di Mimi Bluette.

Allora part.

Prese la via del mare, del mare nomade che oscilla fra le bionde rive
cariche di violenti giardini.

Per niente.

Sola cammin per l'Affrica vertiginosa, nei delirii della terra
interna, verso i fermi uragani di sole. Cammin. Le fontane degli
erranti abbeveravano la sua torbida sete. Le sue bianche mani si
abbronzarono e l'anima sua divenne colore dell'esilio. Cammin. E pose
il piede nella desertica terra ubbriacante, ove, nella dannazione del
sole, nessuna eco pi giunge del perduto mondo.

Le dissero ch'egli era pi lontano; e pi lontano l'amore la port.

Per niente.

Giunse dove guerreggiano e cadono, sotto le armi della Grande
Repubblica, i soldati senza patria, la carne da macello e da conquista,
gli esclusi per sempre dalle famiglie del mondo, che solo ridon nei
giorni di massacro, quando li ubbriaca l'odore della polvere da
schioppo, le baionette brillano, e spiegata batte nel vento la bandiera
dell'ergastolo camminante.

Li guard negli occhi, li guard nello spirito, concavo e spento come
un'orbita senza pupilla: e nella rossa vampa ove si agita la potenza
del delirio affricano le parve di essere divenuta una loro innamorata
sorella. Poich nell'anima portava ella pure il colore dell'esilio, il
sogno dell'ultima stella che si accende su la strada pi lontana.

Quanto sole!... quanti roghi accesi nello spazio... e dappertutto,
a perdita d'occhio, nel cerchio del mondo visibile, che infinito
scintillo!...

Per niente.

Come le strade, come il deserto e l'oceano, come la vita e la morte,
cos l'anima sua, l'amore dell'anima sua, portava un'azzurra fedelt
nei turbini della distanza infinita.

Per niente.

Nelle oasi profumate si addorment con la fronte posata sovra il
braccio bianco. Le donne del Gubli, scure, con occhi a mandorla, gi
crespe di vello sudanese, logore di selvaggia maternit, venivano a
guardare in silenzio la bella cristiana.

Era la ballerina di Parigi, quella che aveva prostituito il suo corpo
divino sotto gli archi elettrici delle ribalte maravigliose nella
musica dell'affascinante My Blu; era un gioiello da principe, l'etra
per un vizio da re, l'opera d'arte umana che Parigi aveva messo
all'incanto; era la rosa delle rose nei giardini dei Campi Elisei...

Ed ora la portavan le bufere di sole per la via senza ombra del
terribile Gharb.

Si fermava presso le tende bianche dei nomadi accampamenti, la sera,
quando il remoto Sahara trema di una elettrica oscurit ed un orribile
splene contorce le anime di questa gente che non conosce il suo
cimitero.

Li aveva qualche volta veduti partire in colonne agili e serrate,
dietro i mhari che portavano le belle mitragliatrici; qualche volta
rientrare in silenzio, a fronte china, come un gregge decimato nei
tradimenti della Chaoua.

Li aveva qualche volta veduti nei giorni di cafard, nell'iracondia e
nell'angoscia dell'orribile splene, chiudersi con una tremenda gelosia,
con una cieca rabbia, sul proprio essere anteriore; starsene in
disparte, muti, avversi, obliqui, come bestie contagiate, quasich li
assalisse una torbida memoria di quel mondo che avevano sepolto nel lor
cuore d'uomini, o li stringesse fino alla gola, chiss mai per quale
urto, chiss mai per quale ombra, un subitaneo furore dell'anima non
ancora sopita.

Era la ballerina di Parigi, quella che aveva regalato alla Citt
Babelica il suo lieve cuore di danzatrice, la sua pura e scintillante
nudit... Ma ora chiudeva nell'anima l'amore di Maria Maddalena, ed
aveva traversato il deserto per recare all'amante che amava, nel
trasparente clice del suo palmo, un sorso fresco d'acqua di fontana.

Ed ella non sapeva nemmeno chi fosse quest'uomo. Era venuto a lei da
una storia buia, da tutto ci che nel mondo si chiama lontano.

Forse aveva una casa in qualche terra straniera, ed una sua donna
paziente, che innamorata l'aspettava in qualche lontana citt.

Forse, nelle sere profonde, anch'egli piangeva di rimorso e di
malinconia, pensando alla distanza invarcabile che lo separava dalla
sua vita.

E chiss mai quante volte, nella terra senza ombra, dove l'acqua
nascosta non manda fiore, dove la bandiera dei Legionari sventola
come una fiamma nel sole del terribile Gharb, chiss mai quante volte
gli aveva ubbriacato l'anima quel biondo profumo di poesia che dai
giardini delle terre crepuscolari mandavano al suo cuore morto i
fiordalisi di Mimi Bluette...

Le strade vanno, sono la forma della velocit, la musica dell'esilio:
sono distanti perch si avviano, sono ferme perch non arrivano mai.
Le strade sono la polvere del Tempo:--nient'altro; la polvere di una
distanza che non  mai cominciata, che non finir mai:--nient'altro.

Ecco; e forse quel Nomade lo sapeva.

Quando per gli altri, da ogni fossa e da ogni letamaio nascevano
aurore, per lui, su la terra infinita, su le infinite illusioni degli
uomini, era tramontata per sempre, per sempre, la poesia.

Ed allora forse quel Nomade pens ch'era meglio fare come il sole;
volgere verso il Gharb, la terra d'Occidente.

Camminare laggi, nella vampa, dove tramontano le strade, con l'anima
seppellita nell'ombra d'una fortuita bandiera.

E lasci agli uomini saggi, agli uomini calmi, tutto quello che gli
avevano dato: qualcosa che si chiama una patria, qualcosa che si chiama
un focolare, qualcosa ch'egli portava sopra di s come una veste
importuna: il suo nome; qualcosa infine che lo aveva innamorato troppo
tardi, troppo tardi... un amore.

Vivere o morire, questo non era importante; ma solamente voleva
dividersi dall'uomo che fra gli uomini era stato. Voleva mettere
l'invarcabile fra il suo cuore e s. Dovunque l'andassero a
cercare, nei diligenti libri dello Stato Civile, di lui avrebbero
detto:--Scomparso--di lui avrebbero detto:--Forse non c' pi.

Camminare inforno al formicaio degli uomini saggi, degli uomini
calmi, senz'avere la propria esistenza inchiodata nelle caselle d'un
passaporto. Nemmeno davanti al suo cadavere, nessuno che potesse dire
chi fu.

Non v'era alcuna patria della terra che gli potesse dare questa orrenda
libert, se non l'esilio dei morti che vogliono ancor vivere, la truppa
dove al soldato non si domanda che di saper morire.

Chi era?

Laire.

Laire: il suono d'una sillaba, cinque veloci lettere dell'alfabeto...
Era tutto, e bastava.

Cos erano a decine, laggi, nei reggimenti stranieri, nel delirio del
terribile Gharb.

La sera talvolta si udivano cantare.

Distesi all'ombra dei palmizi biondi, verso l'ora in cui s'accendono i
fuochi tremuli dei bivacchi, tra il fumo denso che immobilmente sale
verso lo zenit vertiginoso, cantavano a voce spiegata le afose nenie
delle tappe, le buie canzoni d'Affrica dell'ergastolo camminante.

Era forse, per quegli uomini, l'ultima sera di vita, l'ultimo colore
di crepuscolo su la terra che non ha tombe n focolari. E guardando
con fissa maledizione il disco enorme che affondava nell'antipodo
scintillante, con ira e con oblo cantava, prima di farsi uccidere, la
gloriosa canaglia della Legione Disperata.

Questa era la gente che non avrebbe mai sepoltura.

L indietro, su le frontiere dell'esilio, avevano lasciato agli uomini
saggi, agli uomini calmi, anche il cimitero.

Qui, nell'oceano di sabbia, le bianche ossa dei morti perennemente
cambiano sepoltura.

Le strade vanno, sono il pendo del sepolcro, la tappa della strada
che non c'; tramontano come le ore d'un giorno, convergono tutte nel
deserto, laggi, verso la terra folle, dove, negli uragani di sole, con
l'iracondo nomade vento il sepolcro cammina...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

--Eh bien. Madame, je suis dsol, dsol de ce que vous me dites, mais
je ne me sens pas le droit de vous mentir, ni de vous pargner cette
peine, pour cruelle qu'elle soit...

Nell'oasi di Beni-Abbs, nella dorata penombra che riempiva la tenda
spaziosa del capitano-aggiunto Letellier, Mimi Bluette si port
convulsamente le mani alla gola, e stette immobile a fissare l'uomo che
le parlava; un ufficiale scarno, febbricitante, seduto quasi a terra
sovra il suo letto da campo, e che ogni tratto alzava la mano con un
moto meccanico, per toccarsi la fronte bendata.

Sovra due cassette vuote un legionario scriveva celeremente; un altro
riceveva i messaggi del telefono da campo. L'ufficiale medico preparava
una fresca bevanda di cognac, di ghiaccio e di limone.

--Est-il-mort?...--disse infine Bluette, con una voce che appena si
udiva.

--Dans des circonstances particulirement hroques, Madame, le matin du
23 Septembre, face  l'ennemi.

Solamente i suoi occhi vissero quell'attimo di vertiginoso dolore; ma
il suo corpo immobile nulla sent. La ferita le passava il cuore senza
ucciderla; solo, da quel momento, i suoi dolci occhi azzurri non furono
mai pi gli occhi di Mimi Bluette.

Poi, d'un tratto, barcoll, aperse leggermente le braccia, il suo corpo
si pieg in due come una sciarpa, e cadde per terra di schianto, senza
far rumore. L'ufficiale medico non ebbe nemmeno il tempo d'allungare un
braccio per darle aiuto; l'altro, il capitano ferito, riusc ad alzarsi
con estrema fatica, e, dopo averla sollevata, insieme la portarono a
sedere sovra il lettuccio da campo.

Ella riaperse gli occhi e li guard con il suo cuore morto.

Allora il capitano sedette vicino a lei, con le ginocchia rialzate fin
presso il mento, le spalle raccolte nell'angolo che la tenda formava
sopra un filo d'acciaio, mentre il medico, un bel fanciullo biondo con
gli occhi di cortigiana, li guardava in silenzio muovendo le sue mani
pallide.

Si udiva in quel silenzio lo stridore veloce della penna sul ruvido
protocollo militare. Nella distanza dell'oasi, ad intervalli, cantando,
un falegname picchiava. Le voci aspre dei cammellieri giungevano dal
profondo palmeto.

Allora il capitano disse:

--Le soldat Laire est tomb sous mes yeux pendant le combat que nos
troupes livrrent le 23 Septembre aux insurgs de la harka marocaine.
J'y ai t bless moi-mme, comme vous voyez. Son nom a t port sur
la liste des morts, bien que nous n'ayons pas pu recouvrer son corps.
Sur proposition de son chef de bataillon, on lui a dcern la Croix de
guerre. Sa mdaille a t porte  la salle d'honneur du 1.e r Rgiment
Etranger. Il fut un brave, Madame; soyez-en fire!--Donne-moi quelque
chose  boire, veux-tu, major? J'ai horriblement soif.

Con la sua mano delicata il medico vers la bevanda, e gli sorresse la
nuca mentr'egli beveva.

--Nous tions partis pendant la nuit avec les mitrailleuses. Nous
savions trs bien qu'il nous attaqueraient. On nous les avait signals
dans plusieurs directions du Gharb. Le Gharb, savez-vous, c'est comme
le Bois de Boulogne pour les jeunes filles: il y a, parat-il, des
satyres. Nous tions trois cent quatre-vingt, quatre cents, pas plus;
il sont, eux, comme les sauterelles; plus on en fauche, plus il en
vient. Mais nous avions des ordres, quoi!... il fallait obir. Nous
avons obi. Nous sommes revenus soixante-treize, et il fallait voir
en quel tat! Oh, je sais bien,  Paris on ne s'en doute gure!.. Les
Coloniaux? eh, quoi, la belle affaire! C'est leur mtier  eux de se
faire zigouiller! Peste, Madame! Je vous dis que ces gros bourgeois
ne se doutent de rien. Du cinq pour cent et Monsieur Fallires: voil
leur faon d'entendre la patrie. C'est commode, hein? Oui, srement,
c'est tout  fait kouss-kouss!--Major, approche la carafe, je t'en
prie...

Bluette lo ascoltava immobile, piegata su l'ala che formavano le sue
lunghe ginocchia, sola, deserta, con gli occhi allucinati nel vapore
del lontano sole.

--Mais lui, ce brave Laire, il avait du dfinitif dans l'me, ce
matin-l. Il marchait d'un pas allegre,  quelques rangs devant
moi, et sa haute taille tait la plus belle du bataillon. Pour un
dernier venu, je vous assure qu'il tait vieille-garde. Le sous-off
me disaient:--Capitaine, voil un dandy! Ce Laire, il n'avait pas
prononc quarante mots depuis son arrive. Il avait le cafard des
nobles, le cafards des gens qui se racontent  un brin d'herbe, mais
qui jamais ne soufflent mot  leurs copains. C'est pour vous dire,
Madame, que nous l'avions compris. Et moi, par exemple, je trouve assez
naturel que vous ayez fait pour lui ce long voyage.

Le strisce di fumo della sigaretta che aspirava il tenente medico
rimanevano sospese nell'aria come larghi veli.

--Oui, c'est bien sr; pour nous tous, les Batt d'Aff, il vient un jour
o nous avons du dfinitif dans l'me. Il n'y avait qu' le regarder,
ce matin l, pour comprende que c'tait son jour. L'aube tait rouge
comme ces paniers de cerises qu'exposent les fruitires du Faubourg
Saint-Honor. Cela aide. Rien ne donne l'envie de devenir noir comme
cette lumire carlate... La colonne marchait, mitrailleuses en tte,
essayant de glisser dans les plis du terrain. Le Gharb, au del des
dernires dunes, miroitait comme une terre volcanique parseme de
phosphore. C'est horrible! On s'aperoit, dans ce spasme aveuglant,
qu'on peut tuer l'homme  force d'tincelles. La terre montait; 
l'horizon on voyait des collines. Ils pouvaient tre partout, car
le terrain faisait de hautes vagues. A un moment donn, sans aucune
raison apparente, je sentis qu'ils taient l, qu'ils rampaient comme
des couleuvres dans les piges de cette terre morte, qu'ils allaient
surgir de partout, avec leurs cris sauvages. Une sensation, Madame!...
cette sensation de l'embuscade que nous avons trs claire, nous, les
habitus de la harka. Quelques minutes plus tard, les voil qui se
dressent comme des fantmes chaotiques au sommet des collines. Deux,
trois d'abord, puis des centaines, des hordes... Le soleil naissant
du ct de Chergoui soulevait des nues de sable; nous tions pris
en mme temps dans la bataille et dans la tourmente de soleil. Nos
mitrailleuses, avec un bourdonnement de gupes, sifflaient sur ces
moissons de sauvages. On en fauchait autant qu'il en venait, par
vagues. Mais ils taient plus que nos balles, et ils approchaient
toujours. Leurs drapeaux verts tanguaient sur ces troupeaux humains.
Bref: quand nous fmes entours, quand nos mitrailleuses ensables
ne fonctionnrent plus, il fallut marcher  la baonnette, et le
Commandant me cria: Voil du kouss-kouss pour toi, Letellier! Essaye
tout de mme! J'y vais de mon ct. On y alla... Zut! que j'ai soif,
Madame! N'en voulez-vous pas un verre? a fait du bien au coeur.

E bevve, bevve profondamente, con assetata febbre, un lungo sorso.

--Il y avait devant moi une borde compose de huit cent brutes au moins,
qui grouillaient sur une colline et s'avanaient avec des oscillations
de montagne russe. Leur drapeau vert tait la chose la plus agrable
 regarder dans cette atmosphre de pourpre. Je dis  mes hommes:
Crdieu! si on pouvait leur arracher cette sale guenille!...

--J'y vais tout-de-go, mon capitaine!--rpondit une voix de bronze
derrire moi. Un homme sortis des rangs. C'tait le soldat Laire,
trs calme, baonnette au canon. Il se lana tout droit, tout seul,
faisant de temps  autre un geste comme pour carter des rideaux.
Les autres le suivirent. Il courait, une cinquantaine de pas devant
nous. On arriva derrire une broussaille. A vrai dire on ne savait pas
si c'taient des arbres ou des pierres vgtales. Ces chiens galeux
n'taient plus qu' vingt mtres. Ils couraient aussi. Dans le choc,
il y eut une mle pouvantable. C'est qu'on devient fou, l bas, dans
le Gharb, Madame!... Ce n'est pas du tout de l'hrosme: on devient
fou. Ils tenaient leurs longs fusils par le canon et flanquaient des
coups de crosse; ils avaient aussi des couteaux, des poignards et des
larges sabres marocains; mais leur voix de fauves tait encore plus
effrayante. Le Commandant avait affaire de l'autre ct. Une partie de
nos hommes, groups autour des mitrailleuses, tiraient sans relche
pour aider nos baonnettes. On voyait ces sauvages tomber comme des
pis dans la moisson, avec une espce de rire terrible qui les clouait
par terre. Nous avions de leur sang jusqu'au poignet, jusqu'au coude;
mais il en venait toujours du pied de colline. Savez-vous combien a
peut faire de cadavres le bras d'un homme? Je ne le sais pas moi-mme.
Plusieurs sans doute. Mais le poids des cadavres finit toujours par
vaincre la puissance d'un bras. D'autant plus que nous tions presque
tous blesss, sans compter les morts. J'avais une balle au dessus de
la tempe, un coup de crosse  l'paule et une dchirure dans le ct.
Mais a ne fait pas trs mal, une blessure, tant qu'on est au Gharb...
Ce brave Laire tait toujours devant nous; il livrait  lui tout seul
un combat merveilleux. Je crois mme qu' ce moment-l il n'avait
plus sa raison, le pauvre, parce que je n'ai jamais vu un seul homme
faire un pareil massacre. Il tait tout rouge, de son propre sang et
du leur, comme s'il s'tait plong dans le ruisseau d'une boucherie.
Ceux qu'il avait tus de sa propre main et ceux qui s'abattaient sous
notre fusillade formaient autour de lui une espce de rempart macabre.
Quelques pas en arrire de ce rempart flottait le drapeau vert du
Prophte. Il avanait toujours pour s'en emparer, tombant sur les
genoux, se redressant encore, tout rouge, compltement fou. A un moment
donn je comptai mes hommes: nous tions rests trente-cinq; nous
reculions; le Gharb dansait comme une mer en tempte. Ce n'tait pas le
courage, c'tait l'haleine qui nous manquait. J'avais empoign mes deux
pistolets pour en brler les dernires cartouches, quand, tout  coup,
un miracle se produisit. Une de nos mitrailleuses, nettoye  la hte,
avait fait un bond sur l'aile gauche et recommenait  chanter. Madame,
quelle ivresse! quelle ivresse!... Je n'ai jamais lanc vers une femme
le regard enivr dont j'enveloppai en ce moment la belle mitrailleuse...

--Doucement...--gli consigli il medico.--Vous aurez la fivre.

--Ah, tant pis! Ce n'est pas trs important d'avoir la fivre! On en
gurit. Et puis on recommence... Aprs tout c'est la chose la plus bte
que nous puissions faire, nous soigner d'une blessure. Oh, ce besoin
imbcile de rester vivants!... Et pourquoi?... Pour crever demain, ou
aprs demain, dans le Gharb ou dans le Gubli, et toujours avec le
mme dlire... Ce n'est mme pas comique, ce n'est rien du tout... De
la btise! Dis-donc, major, ta quinine a des qualits sans doute; mais
moi je puis te dire que j'ai appris quelque chose dans l'histoire du
soldat Laire. D'abord, vois-tu, il avait dans son coeur des yeux de
femme. Et cela ne l'a pas empch de vouloir la guenille du Prophte,
le chiffon vert que mme ces brutes ont pris pour de l'idal brod...
Oui, positivement, j'ai la fivre; mais a me fait bien plaisir qu'une
jolie femme soit assise sur mon lit de camp. Et puis, Dieu sait si elle
m'coute... Dans ses yeux calmes il y a un peu de nord...

--Je vous coute, oui, capitaine,--ella rispose con voce tranquilla,
senza nemmeno far muovere il velo d'ombra che le fasciava la fronte.

--Et alors, quand la mitrailleuse chanta, la cohue de ces gueux sauvages
eut une espce de long balancement, un arrt tumultueux devant la
mort invisible, devant ces milliers de balles qui zigzaguaient dans
leurs rangs comme des lzards mtalliques. Ce n'tait pas continuel,
car elle devait aussi dfendre cette partie de la colonne qui s'tait
engage sur l'autre versant, aux ordres du Commandant. Mais elle nous
protgeait assez pour que nous puissions nous replier, tant d'un ct
que de l'autre, afin de nous runir autour des mitrailleuses, qu'on
essayait de remettre en action. Le soldat Laire tait toujours au
del de la broussaille; il ne tournait mme pas la tte. De temps en
temps la mitrailleuse faisait des ravages devant lui; les monceaux de
cadavres l'empchaient de mourir.

--Soldat Laire!--lui criai-je.--En arrire! En arrire avec nous! Il
hocha sa tte nue, qu'une large blessure coiffait de pourpre; il fit
un bond terrible, et plongea sa baonnette dans le ventre du grand
diable noir qui portait le drapeau. Il s'accrocha des deux mains 
la hampe de l'tendard, et l'on vit une mle d'hommes, presque nus,
gesticulants, hurlants, s'crouler sur l'enorme cadavre de l'enseigne
barbare. La mitrailleuse y darda pendant quelques minutes son ventail
de flches, et presque personne de ce groupe ne releva la tte. Ils
avaient enseveli sous leurs cadavres la bannire du Prophte. Mais il
y eut un silence. Et lentement, comme quelqu'un qui sortirait  plat
ventre d'une kouba effondre, nous vmes le soldat Laire se dgager du
poids de ces cadavres, surgir, et marcher vers nous en chancelant, les
mains crispes sur la bannire du Prophte. Ce n'tait plus un homme,
Madame, mais un fou rouge, une loque humaine qui portait un drapeau. Il
l'agitait, il l'agitait, il riait peut-tre... Nous entendmes sa voix
ivre:

--Je l'ai! je l'ai, mon capitaine!...

Nous allions vers lui, mais la distance tait encore assez grande.
On voyait des marocains, des ngres, courir en foule. Nous avions
peur de le tuer avec nos balles. De mes hommes, plus un seul ne
pouvait courir; eux, ils couraient comme des diables. Mais sa voix
tait si pouvantable, que j'en rve, depuis, chaque fois que mes
yeux s'assoupissent. Il criait:--Bien le bonjour  vos bourgeoises,
n's pas!... Et quand j'aurai ma mdaille, fous-la au drapeau...
capitaine!... fous-la... au drapeau... ca... pitaine!...

Ce fut sa dernire parole. On s'empara de lui, malgr les
mitrailleuses, et il mourut les poings crisps sur la bannire du
Prophte.--J'oubliais de vous dire, Madame, que tout cela s'est
pass au milieu d'une tourmente rouge, et que nous sommes revenus
soixante-treize, dont vingt-quatre seulement n'taient pas blesss. En
voil un, par exemple: c'est le petit gaillard aux yeux de chamelle,
qui gribouille des paperasses pour expdier ma correspondance. Parce
que moi, voyez-vous, le Gharb m'a jou un sale tour: je ne peux plus
crire les mots sur une ligne, je vais tout de travers, et je saute des
voyelles...

--Ah, ces chiens galeux! ces chiens galeux!...--borbottava il piccolo
soldato, succhiandosi le falangi sporche d'inchiostro bituminoso.

L fuori, nell'oasi bionda, la sera scendeva in larghe vampe di
tangibile profumo. Era quasi una lentissima pioggia di plline d'oro,
che pareva scuotersi dai carichi rami delle palme, bruciare, cadendo
nell'ombra, come un pulviscolo di sole. Si vedevano, sui fiori
tropicali, aprirsi le bocche ovali dei lucidi camaleonti. Due cadaveri
di traditori pendevano dalla forca della pi alta palma. Erano l,
immobili, come due lunghi batacchi di campana, coi polsi legati dietro
la schiena, gli occhi marci, la lingua grossa come un tumore fra le
mandibole mummificate.

La carovana di Colomb-Bchar si era sdraiata intorno ai pozzi, fra il
disordine delle some; i cammelli masticavano la rugiadosa erba con una
lentissima voracit; in larghe pentole d'argilla i cammellieri pazienti
facevano bollire il kouss-kouss.

Un vecchio negro, di membra gigantesche, dai lineamenti quasi europei,
fumando una lunghissima pipa che gli pendeva dalle labbra tumide,
faceva esaminare da Jossuf-el-Foukani i marenghi d'oro, i franchi
d'argento che i Francesi gli avevano dati. Molti legionari, seduti
fuori dalle tende, fra l'attenzione delle piccole negre, giocavano a
carte oppure al tric-trac. Di esse, qualcuna era incinta; qualcuna
portava i corti capelli annodati su la tempia con un nastro di colore.
Avevano certe lunghe braccia da miss inglese, la bocca invereconda, e,
nelle spalle, una specie di rassegnata ma gentile povert.

Mentre Bluette usciva dalla tenda del capitano, quei legionari si
misero a guardarla.

--Christi! Je te dis, Jacquelot, qu'elle est bougrement bien fichue, la
mme, et que, surtout de la voir pleurer, a me fait quelque chose!

--T'en fais pas, Galitzine! Les femmes, a pleure, a rit... Pourvu
qu'on les mette  poil, c'est  peu prs tout ce qu'elles demandent!

--Pourtant, ce qu'il tait bath, ce Laire! Hein? Qu'en dis-tu,
Jacquelot? Avoir tripot des femmes pareilles, pour s'engager  la
Lgion... Fallait-il en avoir une couche?... Pas vrai, Jacquelot?

--Oui... mais ne triche pas en attendant! Je vois que tu es en train
de me monter le paquet. T'es propre, va, Galitzine!... Passe-moi les
cartes. C'est  moi la donne. Oui, mon prince! Et puis je te dis que ce
Laire, c'tait peut-tre un poseur, un aristo, une fiente  avoir une
particule devant son Laire, mais il avait des gots fins... a, y a pas
d'erreur!

--Dis-donc, Jacquelot! Est-ce que tu ne marcherais pas ce soir, si elle
te faisat de l'oeil?

--De l'oeil  moi? Tu te payes ma tte, sale mec!

--Dis-donc, Galitzine.... Veux-tu mon avis? C'est le jeune major qui se
l'enverra, ce soir, au clair de la cafarde...

--Ah, la chamelle!... D'ailleurs, que veux-tu? ces salops d'officiers,
ils ont des aventures mme au Gharb!...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

E allora torn.

Torn, con l'anima sua d'innamorata, verso Parigi la Babelica, verso il
mercato glorioso che vendeva, nella sua fiera di tutte le umane gioie,
la bellezza ed il piacere.

Torn, silenziosa, con la fronte chinata, gli occhi accesi di quella
immobile vampa che bruciava nel remoto Gharb. Era divenuta ella pure
lontana, come i tetri volontari dell'ergastolo camminante. Aveva
lasciato cadere ad uno ad uno, su le carovaniere del Gubli, come
foglie della propria vita, i fiordalisi di Mimi Bluette. Ora il senso
dell'esilio era entrato in lei, come nell'anima di quei soldati nomadi
che solo avranno per tomba l'emigrante bufera. E tornava per nasconder
nel frastuono della Parigi Babelica la sua tacente anima di Maddalena.

Vi giunse una fredda sera del mese di Novembre, quando il firmamento
d'elettricit, che per l'alta nuvola propagano i lumi delle strade, con
tremito si andava incurvando su la metropoli rannuvolata. Ella guardava
con occhi stupiti, aperti, fermi, quella molteplice vita, mentre
nell'anima deserta le infuriava un lontanissimo rumore di sole.

Questa era la Citt, questi erano gli Uomini, questa era la Vita...

Povera piccola bionda Mimi Bluette!...

Non afferrava pi l'esatto senso n pi sapeva ben distinguere gli
esatti contorni delle cose; nel suo profondo essere femminile si era
disseccata, sotto la fiamma del deserto, quella fertilit limpida e
giovine che ogni creatura porta in s come una fontana.

Ora capiva quel che significa non avere pi strada, essere giunti a
quell'ora di sconfinata e spaventosa libert, oltre la quale finiscono
anche le distanze. Gli altri, quei mille che si chiamano gli altri,
avevano per lei smarrito il senso di creature umane. Passavano; erano
cose poco pi importanti che i paracarri di sasso, le colonne di
bronzo, le ruote lente, stupide, che ripetono fino a consumazione il
loro inutile perpetuo giro... Gli altri erano gli automi freddi e
meccanici che attraversano la vita. La vita: questo rumore, questo
colore--questo nulla.

E poi?

Le citt? i parchi? le strade? le famiglie?... Tutta quell'opera che
indefessi compivano? tutto quell'urto che insieme producevano, il
giorno e la notte, ora per ora... Ma no! Ma no!... era pazzamente
inutile... Inutile. C'era un immenso deserto, che gli altri non
vedevano.

E, poi?

Essere bella? avere un nome gentile? potersi coprire fino alle
ginocchia de' propri capelli biondi?... Avere la carne profumata,
dolce, chiara, trasparente, come il pi bel fiore coltivato nel
miracolo d'un giardino; essere stata la gioia, essere ancora la
gioia... la ballerina di Parigi... Mimi Bluette... Ma no! Ma no!...
C'era un inganno!... Tutto questo non doveva essere mai avvenuto... La
storia della sua vita, il colore di s stessa era un circolo grande,
remoto, interminabile, di sole...

E poi?

Cosa potevano darle ancora quelle finestre buie, che si aprivano verso
l'interna ombra nelle case degli uomini? Quelle finestre che nei
mattini di primavera si empivano di serenit e di sole; quelle grandi
finestre opache, morte, come gli occhi di una creatura che non respira
pi... Cosa potevano darle ancora le strade magnifiche della Capitale,
i grandi negozi luccicanti, le canzoni delle orchestre chiuse nei
teatri saturi di nevrastenia?... Quanto rumore per nulla!... quanto
rumore per nulla, o Parigi la Babelica!...

E poi?

Non c'era pi. Qualcosa non c'era pi. Qualcosa nel mondo era
scomparso, distrutto, finito. Chi? Un essere? Non soltanto, non
soltanto... La poesia. Tutto ci che nel mondo ha nome:--Vivere. Quella
grande ala invisibile che solleva il peso della materia nel colore
della felicit... Ecco: era finita la poesia.

Parigi la Babelica era per gli altri. A lei rimanevano i suoi capelli
biondi, le sue mani bianche, i suoi veri occhi d'innamorata, pieni di
sole, pieni di sole...

Questa era la Citt, erano le strade ch'ella conosceva; queste le
fiumane di gente fra le quali era uscita una sera, portando in s come
un fiore selvatico il suo timido cuore di Transalpina.... Maxima
Maximum....

La Revue de l'Alhambra... Le Matin... Michelin... Galeries... Polin...
sait tout...

E poi?

Dove? quando? chi le ridarebbe un respiro?

Si ricord le danze ch'ella faceva, le belle danze a piedi nudi, sovra
un tappeto verde come lo smeraldo pi puro... E le parve che la musica
non fosse ancora morta in lei; anzi le parve che la musica fosse
l'ultimo piacere, l'ultimo senso della vita... Era venuta al mondo
cos:--per danzare.

No: per amare.

Quante canzoni!... Era Parigi che gliele rendeva, che stupendamente le
buttava come un laccio intorno al suo piede; intorno al suo piede, per
farla danzare...

Ma dove? ma quando? ma per chi?

Le musiche vanno; forse vanno pi lontano di tutte le strade. Per
muoiono anch'esse, trovano anch'esse la loro distanza nel dolore
infinito.

Vestirsi, ridiventare la pi bella danzatrice di Parigi, coprire di
perle fredde la incipriata sua nudit, mettere su le tenui dita gli
anelli vivi come il deserto, ridere, coprirsi di fiori, nascondere
un sorriso ebbro dietro l'orlo del bicchiere di Sciampagna... dietro
l'orlo del bicchiere di Sciampagna!... Oh, com'era lontana per sempre
quella sera di stupenda poesia!...

Ed allora pens alla voce dell'amante, alla voce del nomade in quella
perduta sera. Pens al profumo che aveva ogni soffio d'aria nel respiro
della sua viva bocca, alla forza che aveva la palpitazione del mondo,
quand'ella era con lui, serrata come in un rifugio contro il suo
veemente cuore. La femmina, l'amante ch'era in lei, trem nelle sue
profonde vene, poich Parigi d'un tratto la risuscitava. E con pudore
quasi di vergine ella si meravigli che non fosse ancor morta.

No: era come la musica; poteva giungere pi lontano di tutte le strade.

La gioia d'essere per quell'amante una femmina viva ed invereconda,
come una rosa, quando nei giorni d'estate, si gonfia e trema del
plline che l'ubbriaca... la gioia di sciogliere con le mani un po'
contratte, con i polsi piegati, le sue belle trecce pesanti, ascoltando
il rumore insidioso che producono le forcelle cadendo, e poi nuda, e
poi trepida, coi seni erti, con il grembo gi umido, che si muove,
attorcigliarsi con un piccolo vellutato grido a quella maschia forza
che di lei, fino all'orlo dell'anima, stupendamente s'impadronisce...
essere nuda...--ci che forse vuol dire con felicit sentirsi
donna--essere il suo piacere, la sua bellezza, la forma femminile della
sua vita, essere la Maddalena e l'amante, ci che si chiama la colpa e
si chiama Dio...

No?... Mai pi?...

Mai pi.

Qual era il guanciale ove i suoi capelli disciolti vestirebbero la
bellezza del peccato? E lo specchio dov'era, nel quale guarderebbe con
ilarit i suoi occhi appassiti? E dov'era una bocca d'uomo la quale
potesse non offendere le sue rinnovate labbra di vergine? potesse non
contorcere in una orrenda paura la indocile sua nudit?...

Mimi Bluette... Un nome; nient'altro che un nome; anzi un piccolo fiore
da mettere sui cappelli di paglia, nei mesi d'estate.

Mimi Bluette... due parole troppo leggere...

Il vento la aveva portate via.

E i cimiteri?...

S, anche i cimiteri.

Di qua, di l, ve n'erano molti. Respiravano, quella sera, il fumo
della nebbia inazzurrata che andava girando, pesando, su la Citt
sfolgorantissima. Erano anch'essi come i teatri: una rappresentazione
ferma della vita. Si ricord la frase ch'egli le aveva detta, una
lontana sera di neve: J'en ai soup des gens qui connaissent leur
cimetire...

I cimiteri? S, la pi lunga strada; ma sempre una strada...

E poi?...

Ecco: bisognava gettare ancora una volta il suo piccolo nome su la
Citt immensa, e poich Parigi aveva rappresentata in lei qualche ora
della sua camminante bellezza, bisognava essere fino all'ultimo la
ballerina dell'antico My Blu, bisognava danzare la danza del suo cuore
morto sul pi luminoso teatro di Parigi la Babelica...

E poi?...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

--Qui, Jack, j'ai t au del de la mort, et je suis encore vivante...
Me voici revenue. J'ai dsir te voir. Tu es le premier homme, tu es la
seule crature  qui je sente le besoin de serrer la main. Pourquoi me
regardes-tu, Jack? Suis-je bien change?

Egli era commosso; non le parlava. Non le poteva parlare. Chinato sopra
il suo volto ancora giovine di ballerina, teneva una mano di Bluette
fra le sue, dolcemente, fortemente, con una specie di fraterna ed
innamorata paura.

--Oui, sans doute, je suis trs change, trs enlaidie peut-tre... Si
tu savais comme le dsert brle!... Si tu savais comme on y perd ses
yeux, l-bas, dans cette terre o tout miroite... a ne fait rien! a
ne fait rien!... Parlons de toi, Jack. Est-ce que tu danses?

Con un moto repentino egli scosse il capo, serr i labbri; una smorfia
contrasse la sua limpida fisionomia.

--Non? Est-ce que tu ne danses pas? Toi non plus, Jack? C'est drle!
Qu'as-tu fait alors?

--Je vous ai attendue, Bliouette.

--Tu m'as attendue... Est-ce possible? Quel enfant que tu es! Et puis,
a ne vaut pas la peine d'attendre Mimi Bluette... Mimi Bluette est
morte.

--What a pity! You are a very naughty Girl!

--Pas du tout mchante, pas du tout. Jack! C'est la vie qui fait a...
Il ne faut pas m'en vouloir. Et puis rions, Jack!... Si tu savais comme
c'est triste de ne plus savoir rire!

--Avez-vous donc fait un voyage trs uncomfortable?

--Tu appelles a uncomfortable?... Oui, c'est a! tu as peut-tre
raison, Jack... Pour moi ce n'est pas seulement l'Afrique, c'est la vie
toute entire qui a perdu son comfort...

Egli si guard le unghie, le belle unghie rosate, la sua mano calma,
onesta come il suo cuore. Pareva incerto se dirle quello che le voleva
dire. Poi domand:

--Etes-vous toujours une esclave, Bliouette?

--Ne me demande rien. Jack... Tu dois savoir que je n'ai pas vers de
larmes...

--Et vous tiez ncessaire de verser des larmes?

--Oh, il faisait tant de soleil!... On ne pleure pas quand on est
aveugle... Tu as dit pourtant: vous tiez ncessaire... C'est une
grosse faute. Jack! Il vaudra mieux que tu dises  l'avenir: Etait-il
ncessaire... et coetera.

--All right! Mais je demande si votre ami...

--Ah, non, Jack!... Pas a! Jamais, jamais un mot! Tu es mon danseur et
tu es mon brave Jack... mais ne demande jamais  Mimi Bluette ce qui
s'est passe l-bas, dans la terre chaude...

--Oh, yes! Linette avait donc raison... Je suis trs coupable.

--As-tu caus avec Linette?

--Non. Elle m'a chuchot en m'ouvrant la porte: Parlez pas, Monsieur
Jack! Faut la gurir d'abord.

--Pauvre fille! Elle a t si douce, si douce... Mais pourquoi donc les
gens m'aiment-ils toujours, moi, qui suis d'une nature si horriblement
goste?... Enfin, si a te fait plaisir, allume ta pipe, Jack.

--Bon. Vous me direz aprs que je peste.

--Ou que tu empestes... Mais a ne fait rien. Allume.

Sedettero. Egli premeva il pollice con attenzione sovra il suo biondo
Navy Cut.

--'a t trs beau en Afrique. Tout le monde savait que j'tais Mimi
Bluette. A Colomb-Bchar les militaires ont jou le My Blu.

--Quand on a bien dans comme vous, Bliouette, c'est naturel qu'on ait
sa rclame aussi en Afrique.

--Tu crois?

--Yes.

--Ecoute donc. J'avais un superbe chef de caravane qui m'appelait:
Lalla. C'tait trs gentil.

--Question de got. Moi a me fait rire.

--Jack, tu ne m'as pas encore dit si je suis devenue laide?

--Oui, un trs petit peu.

--Parce que, sais-tu, j'ai un projet...

--Ae!

--Tu dis ae beaucoup trop tot. C'est ton vice.

--J'ai toujours peur de vos projets, My Blu.

--Pas cette fois. Mon projet va te plaire.

--Par exemple?

--Par exemple... coute-moi bien... Je vais danser!

--Oh!... My Blu!

Non seppe risponderle con altre parole. Ma i suoi occhi mandavano luce.
D'un tratto afferr entrambe le sue mani, abbronzate ancora della
vampa, mise un ginocchio a terra e le baci.

--Oui, je vais danser une danse que j'ai dans le coeur. C'est le
mouvement de la caravane qui me l'a apprise. Et puis c'est le soleil
du Gharb, le soleil de la terre o ils tombent... o il tombent, Jack,
mes frres!... Quand je portais en moi mon coeur comme une pierre, cette
danse montait dans mes veines, enveloppait mon tre, dans une volupt
rouge comme le soleil... Vois-tu? Chacun doit parlar avec son propre
langage. Les potes font de la poesie; les peintres s'occupent de la
couleur; moi, qui tais ne danseuse, je sentais le dsert comme une
danse, et il y avait pour moi des orchestres dans la fureur du soleil...

--Oh, comme c'est beau ce que vous avez dit, Bliouette!...

--Mais non, Jack, c'est tout  fait simple... Nous avons march des
jours et des jours, assoupis dans la somnolence de la caravane; il y
avait l-bas ce soleil que tu n'as jamais vu; et le silence furieux
de cette atmosphre tourdissante m'envoyait des chansons qui taient
vastes comme l'inpuisable dsert... J'ai senti natre en moi une
musique de soleil, qui tait nouvelle, sur laquelle personne, jamais,
nulle part, n'a dans... Je veux faire cadeau  cette ville de ma
danse; elle m'a bien donne, Jack, mon amour...

--Vous attribuez a  la caravane; moi je crois, Bliouette, que le
miracle est dans vos pieds.

--Si tu tais philosophe on t'appellerait, je crois, un matrialiste.
Mais, puisque tu es danseur, on ne peut t'appeler qu'un idiot. Enfin tu
seras mon impresario, Jack. C'est toi qui m'arrangeras ce spectacle.
Et quand j'aurai dans ma danse, presque nue, sur des tapis rouges,
alors, pour te faire plaisir, je danserai aussi les tiennes, avec toi
Mais je veux que ce soit splendide! Un thtre comme Paris sait en
faire aux actrices qu'il aime. Tu vas d'abord m'envoyer un musicien. Je
danserai: il devinera la musique. Tu m'enverras celui qui a crit le My
Blu. Quoiqu'il ait  prsent un peu de morgue, pour avoir t jou aux
quatre coins de la terre, grce  Mimi Bluette, il se ressouviendra,
j 'espre, qu'il tait rp comme une vieille culotte quand il vint
m'offrir sa pice, pour le prix de trois louis... une vraie aubaine!
Maintenant il a un tarif de boxeur ngre. Mais tu peux lui dire que
Mimi Bluette n'est pas  vingt-cinq louis prs. Tu feras annoncer ce
spectacle le plus bruyamment et le plus loin que tu pourras. La Danse
du Soleil... Mimi Bluette--Mimi Bluette... La Danse du Soleil--C'est
joli, hein? la Danse du Soleil?... Ce Dieu terrible me possde, Jack,
et je danserai une danse furieusement ensoleille... Aussi tu prieras
Sem de me faire une affiche. Je ne suis pas tout  fait certaine que
Sem soit un dessinateur extraordinaire, mais, quand c'est de lui,
c'est du Sem, et a colle! Puis tu iras faire une visite da ma part
 Messieurs les Moucheurs de Chandelles, au Monsieur du Strapontin
et  ses collgues; tu trouveras moyen de souffler  Fred Chinchilla
que Bluette talera sur son tapis rouge pour un million de bijoux...
Enfin tu iras au Bar de la Grande Rouquine--tu iras ce soir mme--dire 
Sanderini qu'il s'amne chez moi, car j'ai une faveur trs delicate 
obtenir de sa vilaine gueule...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

       *       *       *       *       *

E pass quei giorni ricinta nel suo dolore come in una fredda collana
di pietre scintillanti.

Mimi Bluette!... Un nome, nient'altro che un nome; anzi un piccolo
fiore da mettere sui cappelli di paglia, nei mesi d'estate.

Parigi l'aveva buttata in alto come il vertice luminoso d'una fontana,
ed ora che la sua lievit non poteva pi essere trasparente, con
un'estrema vertigine del suo chiarore Parigi la ricoricava.

Nella Danza del Sole, sul tappeto rosso come il Gubli, voleva
calpestare con magnificenza il suo cuore morto. Davanti alla Citt
che l'aveva stupendamente innalzata, voleva passare, splendere, come
rifulge dopo la tempesta il miracolo dell'arcobaleno. Gridare a quei
milioni di uomini respiranti nella felice aria della vita: Io che
danzo ancora su questa musica del mio delirio, seminuda perch mandai
profumo, io sono Mimi Bluette!... Gridare con la musica estrema dei
suoi movimenti allucinati: Citt Raggiante!... Citt Vertiginosa come
il Gubli... Citt barbara, dove il sole non tramonta mai!... guardami
ancora una volta! Questo  il profumo di carne che a te mandarono i
miei fiordalisi. Passai nella tua primavera come la musica d'un raggio
di sole; fui, con tutto il mio corpo, la bellezza che ti  necessaria,
o Parigi etera dei secoli!... Sono venuta per le tue strade folli
un giorno della mia giovinezza, e nessuno mi guardava. Ero giovine
come la primavera, e nessuno mi guardava. Io non sapevo nemmeno che
l'arcobaleno avesse un colore il quale si chiama la Gloria,--e tu me
l'hai data. Mi hai detto: Va nel mio giardino, piccola fiamma, e
scgliti un fiore. Ho scelto i fiori del sole nei campi, questi
azzurri fiordalisi, di cui mi feci una ghirlanda perch andavano bene
con me. Io non avevo altro che i miei capelli biondi e le mia caviglie
leggere; tu mi hai sollevata come una piuma nelle tue bufere di
sole... Guarda! Ora danzer per sempre la danza del mio cuore morto,
calpester, sovra un tappeto rosso come il Gubli, su la morta erba del
mio giardino, i fiordalisi di Mimi Bluette...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

--Suis-je ou ne suis-je pas en prsence de la divine Bluette?--disse per
celia l'ottimo Sanderini. Era, come sempre, agghindato nella stralucida
marsina e dondolava con una specie di sonno la sua vecchia testa
d'avvoltoio domestico.

--Eh bien, mon vieux Sanderini! a va toujours cette gonzesse que nos
littrateurs appellent l'existence? Oui? a va toujours? Tant mieux!
Voil des sicles que je ne revoyais pas votre bonne tte! Comme a
fait plaisir tout de mme de se dire bonjour entre copains!

--Et moi je vous dis, madame Bluette, que nous tions tous bien tristes
chaque fois que nous entendions prononcer votre nom. On se regardait
dans les yeux, la Grande et moi, sans rien dire; puis la Grande
m'envovait une injure, car c'est sa faon  elle d'avoir du chagrin.
Pensez donc si j'ai bondi, hier soir, quand M. Jack est venu me dire
que vous tiez l, et que Mimi Bliouette tait ncessaire interview de
vous, mister Sanderini...

--Ah, ce brave garon! Il n'est pas ce qu'on appelle un polyglotte, et
pourtant je l'aime bien, mon vieux Sanderini; je l'aime comme un frre.

--Hier soir il tait rayonnant. Il a fait le tour des tables, et il
prenait tout le monde par les poignets: Savez--vous? Mimi Bliouette
va danser! Mimi Bliouette in the Sun Dance! Yes: dans la Dance du
Soleil!... Oh, qu'il en tait aux anges, le pauvre petit!

--Et bien, oui, nous allons voir une fois de plus si a colle, mon vieux
Sanderini!

--En douteriez-vous par hasard?

--Non, je n'en doute gure... Seulement j'ai t bien prouve depuis
quelques mois, et, si les pieds restent agiles, des fois le coeur ne
l'est plus.

--Voyons! Quelle blague!

--A la fin je me suis dit: Sacre Bluette, si c'est vrai que tu es ne
danseuse, il faut bien que tu recommences!

--Voil qui est bien pens, madame Bluette. C'est ce que je dis
toujours, moi, quand je vois des figures mornes: Faut pas s'en
faire!... Faut pas s'en faire!... A la fin des fins, madame Bluette,
qui est-ce qui vous en dira merci?

--En effet, Sanderini...

--Et alors,  quoi bon? Faut pas s'en faire! Le sac est dj trs lourd
 porter, sans qu'on y ajoute soi-mme des pierres. Et puis, un beau
jour, quand vous aurez le coeur libre et que vous ferez, comme une benne
mnagre, la rvision de votre compte de semaine, en voyant tout ce
qu'il y a eu de cass, de frip, de perdu, sans le moindre bnfice,
vous n'aurez qu'une chose  vous dire, ma pauvre Bluette: Dieu, que
j'tais aveugle! que j'tais aveugle! Vous m'excusez, n'est-ce pas, si
je vous parle avec tant de franchise?

--Je vous coute sans protester, cher Sanderini. Vous tes un homme
d'exprience, et rien ne m'empche de croire que vous avez positivement
raison...

--Mais, en tout cas, je ne suis point venu pour vous faire de la
morale. Un Sanderini moraliste, un Sanderini cautriseur d'mes, voil
un mtier pour lequel je ne me connais point d'aptitudes! J'en fais
bien d'autres, si vous voulez, et je m'en tire d'une faon dcente,
quoiqu'on me tienne pour un larron des plus fieffs... Mais pour vous,
madame Bluette, pour vous je n'ai que de bons sentiments, et moi,
qui suis pourtant un goste, je saurais tout de mme sacrifier mon
bien-tre personnel pour le plaisir de vous rendre service.

--Mon Dieu, oui, Sanderini, il y a de braves gens! Il y a de braves
gens, surtout parmi ceux qui n'ont pas  chaque instant leur me
au bout des lvres et vous la collent sur vos blessures comme du
taffetas...

--A la bonne heure, ma toute belle! Vous commencez  apprendre la vie.

--Peut-tre, mon vieux Sanderini... Ce qu'il y a de sr c'est que je
me sens moi-mme...--oh, la phrase vous paratra bien drle!--je me
sens moi-mme en rupture avec la socit... Ces gens comme il faut,
croyez-vous? ils m'horripilent!

--Et moi!... Fichtre! si seulement on me laissait faire!... Dans tout
homme rsign il y a toujours le sans-culotte qui roupille. Un jour
vient o il s'veille et veut ameuter les carrefours pour pendre les
aristos  la lanterne.

--C'est possible. En tout cas le mien aurait plutt envie de se pendre
lui mme...

--Et c'est triste. Il ne faut jamais envoyer son coeur  la guillotine.
Vous avez le tort, ma toute belle, d'avoir lu des potes. Moi, les
potes, je les laisse aux rafals!

--Les rafals, vous dites? Ah, le beau terme! Et comme il me va,
Sanderini! Car je ne suis dsormais qu'une pauvre femme rafale...
Oui, je ne m'en cache gure: j' ai eu du chagrin, je suis reinte,
j'ai besoin, vraiment besoin, de trouver autour de moi un appui
quelconque... Eh bien, ma foi, ce n'est pas aux gros bonnets, aux
philanthropes, aux gens de bonne conduite, qu'il me prendrait jamais
la faiblesse d'avouer ma peine! Pour ceux-l je vais danser ma Danse
Rouge; devant ceux-l je vais paratre implacablement heureuse, ayant
toujours aux lvres mon sourire d'autrefois... Mais c'est ici, dans
les coulisses, o les feux de la rampe ne m'embrasent pas d'une lueur
artificielle, c'est ici, o Mimi Bluette redevient la pauvre fille de
jadis, que je puis vous dire, Sanderini, combien mon me est triste, et
combien je me sens vide, morne, solitaire, hante par la frayeur de mes
nuits blanches...

--Mais non! mais non! Il faut chasser tout cela! Il faut venir souper
chez la Grande Rouquine, lever son verre plus haut que le front, et
puis rire, rire!... ne rentrer qu' l'aube, lgrement grise, l'me
gonfle comme une voile dans la vapeur du Champagne... Que diable!
Est-ce possible que ce Paris, o l'on soigne des rois neurasthniques,
ne parvienne pas  vous gurir, vous, qui tes une crature de joie?

--J'ai t amoureuse comme une folle, mon pauvre. Sanderini...

--Quoi donc? Il y en a bien d'autres qui ont t amoureuses comme des
folles! Presque toutes l'ont t. C'est--dire qu'elles ont cru l'tre,
ce qui revient au mme. Et avec a? Faut pas croire que ce soit la fin
du monde. Petit  petit, jour par jour, comme c'est venu, a passe.
Eh, oui! Ne hochez pas la tte... Il en est de cela comme des robes 
paniers... a passe!

--J'ai t amoureuse comme une folle... je le suis, je le serai, comme
une folle...

--Bien sr, bien sr! Vous conjuguez  merveille... Mais c'est toujours
de la conjugaison, ma divine!... Pas autre chose que de la grammaire
du sentiment. Allez plus loin: vous tomberez dans le crpuscule de
l'imparfait, vous vous loignerez dans l'ombre du prtrit indfini...
Croyez-moi: la conjugaison des verbes n'a d'autre raison d'tre que
l'inconstance du coeur humain. Sans cela vous pourriez toujours dire: a
J'aime--et ce serait vrai pour toute la vie.

--Sanderini, savez-vous qu'il est mort  la Lgion Etrangre?

--Oui, je le sais.

--Comment le savez-vous?

--Qu'importe, puisque je le sais?

--Mais... les dtails?

--Oui, les dtails aussi. Nous savons qu'il est mort en brave, cribl de
blessures, sur le drapeau ennemi. D'ailleurs, il n'y avait qu' voir
sa tte pour tre sr qu'il marcherait tout droit. Moi, voyez vous,
j'ai toujours dit au nez des moqueurs: Oui, elle l'aime, c'est bien
dommage... Pourtant je suis sr que ce type-l n'est pas un gangrn
comme vous. Et la Grande qui se rebiffait: Mouche-toi, vieille
chandelle! T'a-t-il fait cadeau d'une pingle de cravate, que tu en
parles comme de ton cousin? Bref, laissons tout a, ma divine. Quand
on a eu un malheur... eh bien, c'est dur, je le sais... Mais, tout de
mme, on l'accepte, on le plie en quatre comme un joli mouchoir de
soie, on l'enferme dans la petite bote secrte que chacun porte en son
coeur, et puis on lui dit,  cette gueuse, oui, exactement ce que vous
avez dit: Chienne de vie, drlesse  quatr'pattes, c'est trs dur,
c'est trs trs lourd, mais il faut bien que je recommence!... Pas
vrai?

--Sanderini, je vous ai fait venir parce que je sais que vous tes un
homme  rendre de menus services...

--C'est mon devoir.

--Et parce que je sais que vous tes un homme adroit, subtil, point
bavard, point farouche...

--On le dit.

--Que vous savez devenir indispensable aux moments graves...
indispensable et discret...

--Disons: comme une faiseuse d'anges.

--Ou bien... comme un marchand de paradis!

--Ah, tiens, j'y suis! J'y suis, ma divine. C'est de l'oubli chimique,
de l'ivresse au milligramme qu'il vous faut...

--Oui, mon ami: de la morphine...

--Ae!

--Car, je vous l'avoue franchement, Sanderini; tous les soirs j'ai envie
de me tuer.

--Hum!

--C'est donc pour m'aider  revivre.

--J'entends.

--C'est pour que je puisse rentrer vers l'aube, l'me gonfle comme une
voile... Ne m'en donnerez-vous pas?

--J'hsite.

--Pourquoi donc? Vous en donnez bien ...

--Chut! Ne disons pas  qui j'en donne. Le cas est trs diffrent.

--Sanderini, soyez gentil...

--Trs diffrent, vous dis-je.

--En quoi?

--Vous allez rire. Ces femmes, voyez vous, a m'est  peu prs gal
qu'elles s'adonnent aux stupfiants, aux aphrodisiaques dltres,
qu'elle prennent de la coco, de la morphine, ou qu'elles s'thrisent
 leur gr... Moi, a me rapporte; et qu'elles soient plus ou moins
vannes, plus ou moins dtraques, pour Notre Dame de Pantruche il n'y
aura rien de perdu! Mais, lorsqu'il s'agit de Mimi Bluette, voyons, ce
n'est plus la mme chose!...

--Prfrez-vous, Sanderini, que j'aille m'acheter mon coin de terre
dans un petit cimetire de banlieue? Je le ferai sans doute, ce soir
peut-tre, ou le premier jour que j'aurai la force de vaincre ce
petit frisson... Car l-bas, dans le Gharb, c'est plus facile qu'ici.
Je sais bien pourquoi ils se font tuer... L'air est tellement rouge!
Mais ici, quand on est sur le point de faire ce petit geste, c'est une
sensation de froid qui vous arrte... Et puis on a toujours envie de ne
pas s'enlaidir... Voyons, Sanderini, vous reviendrez ce soir, demain
peut-tre; vous m'apporterez ma vie dans un petit flacon trs limpide...

--Fichtre! Mais c'est que a fait terriblement mal ces saloperies-l!

--Qu'importe? a ne fera jamais si mal que d'tre morte... Et puis, si
vous refusez, mon brave Sanderini, qui est-ce qui m'empchera d'en
prendre ailleurs?

--Tant pis! Je n'aurai pas  me dire que c'est ma drogue.

--Mais elle me gurira, et vous n'aurez pas non plus ma reconnaissance.

--Vous gurirez du noir, sans doute, mais non pas de la morphine.

--Croyez-vous?

--Hlas, ma divine, c'est pire que l'alcool, pire que le jeu, que
l'amour, que le crime... Rien ne vous sauvera d'elle, quand vous en
aurez pris le vice.

--C'est peut-tre bien ce qu'il me faut, Sanderini!...

--Horrible!

--Et puis, vous ne savez pas qu'une petite femme comme moi peut avoir
une volont surprenante. J'en gurirai, quand elle ne me sera plus
ncessaire. Ma parole d'honneur, Sanderini: j'en gurirai.

--On le dit, Madame Bluette, on le dit...

--Je vous en donnerai deux fois, trois fois le prix habituel...

--Taisez-vous, de grce! Je sais vendre, oui, mais pas  vous.

--Sanderini, votre main... Promettez!

--Mais pourquoi donc, ma Bluette? Voyez: je vous dis ma Bluette, comme
si vous tiez ma fille...

--a m'est gal. Je vais crire un mot  Frdric de la Rue Blanche...
J'en aurai ce soir mme. Elle sera peut-tre mauvaise, et, en plus, on
me dbinera.

--Pour sr.

--Donc, Sanderini? Vous seriez le premier homme qui ait refus quelque
chose  Mimi Bluette... A Mimi Bluette!... Voyons, Sanderini! Vous ne
dites plus rien?... Vous vous taisez?... Parfait! Alors c'est entendu.
Pour ce soir, ou pour demain... et silence!

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Una mattina Parigi si dest, azzurra e traboccante di fiordalisi, come
un raccolto nei mesi d'estate, quando il grano ha da essere mietuto.

Mimi Bluette--La Danse du Soleil!... Sui muri della immensa Capitale
brillava come una bionda frivolit il suo limpido sorriso. Dappertutto
ella camminava, co' piedi nudi, sul rosso tappeto che inazzurrava la
giuncatura de' suoi fiordalisi. Dietro la sua carne trasparente,
dietro i suoi capelli disciolti, si alzava, come la vampa del Gharb, un
vortice di fiamme. La Citt Stupenda per l'ultima volta s'impadroniva
della sua bellezza; l'anima dionisiaca di Parigi per l'ultima volta
splendeva nel miracolo della sua danzatrice. Lungo le strade, per ogni
quadrivio, nei sobborghi, lungo i moli della Senna, tra un colore di
fiamma e di giardino riappariva Mimi Bluette.

I milioni d'uomini racchiusi nell'anfiteatro dell'immensa Capitale
guardavano con un senso d'amicizia e di piacere il sorriso della divina
Bluette.

Non tutti sarebbero andati a vederla, ma tutti ricevevan da quel nome
un senso di leggera e trasparente poesia. Era per tutti una cosa loro,
un nome che aveva danzato le pi belle danze di Parigi, una musica
lieve in quell'enorme tumulto,--anzi un piccolo fiore da mettere sui
cappelli di paglia, nei mesi d'estate.

--Mimi Bluette--La Danse du Soleil...

C'era stato un ballo, propagatosi ai quattro angoli della terra, che
si chiamava My Blu; c'era stata una maniera d'esser belle che si
chiamava la maniera di Mimi Bluette; c'era stato un fiore dell'anno,
coltivato nelle vetrine fosforescenti e venduto a mazzi dalle fioraie
de la Madeleine, che si chiamava bleuet; c'era stata la pelliccia, la
stoffa, la piuma, il quadro, il libro, lo scandalo, che si chiamavano
Mimi Bluette: ossia la musica e la bellezza di questa danzatrice non
erano state altro che una bellezza ed una musica della trionfale Parigi.

Le sue candide braccia nude si erano strette come un profumato capestro
intorno al collo cattolicissimo di un giovine Re; avevano distratta
con pazienza la noia siberiana di un folle Granduca; si erano infine
avviluppate con delirio all'ombra di un tragico avventuriero... Parigi
non ha mai domandato altro alle creature di sogno e di leggenda che
l'anima di questa Citt dionisiaca inghirlanda su gli altari della sua
folle paganit, per la gioia di vederle splendere.

Mimi Bluette--La Danse du Soleil...

Ora tornava dal Gharb vertiginoso, dai bivacchi dell'ergastolo
camminante; portava sul nudo suo corpo l'ombra d'una gloriosa bandiera.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

--Cher Monsieur Bollot, ne bougez pas de votre fauteuil! Je viens pour
une futilit... Vous allez rire.

--Oh, ma fille! Est-ce vous? Tiens! Je m'tais assoupi depuis cinq
minutes, je suppose. Hlas!... avec l'ge on devient roupilleur. Mais,
o sont-elles mes lunettes  prsent?

--Les voil vos lunettes. Elles ont gliss dans votre gilet. L'ampleur
de votre cravate les a sauves d'une chute.

--Ah, cette fripouille de clerc!--Eh, l bas!... Justin! Mauvaise graine!
Est-ce que je ne t'ai pas donn l'ordre de frapper dans tes mains quand
tu vois que je m'endors?--Ah, ma chre fille!... comme c'est dsesprant
d'avoir affaire aux potes!... Car vous devez savoir que mons clerc
Justin se croit un mule de Mr Alfred de Musset!... Je n'ai qu' fermer
l'oeil, et le voil qu'il profite de mon somme pour composer des
sonnets d'amour, qu'il envoie  des drlesses!

--Je ne crois pas qu'il ait tort, ce jeune monsieur. Car moi aussi
j'aimerais mieux tre pote que d'avoir  recopier vos actes,
rbarbatifs et grincheux comme les roquets des vieilles rentires!

--Trs bien, trs bien! Venez me dbaucher mon clerc  present! Dj il
spcule sur mon encre, sur mes plumes, sur mon buvard et sur la cire
 cacheter; deux fois par mois, rgulirement, il souffre d'une envie
de ne rien faire qu'il appelle cholrine; il fleurit sa boutonnire et
fume dans mon corridor. J'avais une bonne de 36 ans: il a fallu que
j'en prenne une de 59... A prsent il ne manque plus que vous, Madame
Bluette, pour approuver sa fainantise! Mais venons  nos affaires.
Y a-t-il du nouveau depuis la semaine dernire? Avez-vous per hasard
l'intention de me rclamer quelques centaines de mille pour faire un
plus long voyage?

--Ne vous alarmez pas si vite, pre Bollot! J'ai fini mon tourisme. Et
d'ailleurs vous savez qu' prsent je danse!...

--Oui, je vous ai vue partout en image. On ne rencontre que Mimi Bluette
en se promenant dans Paris. a m'a fait grand plaisir! Vous allez donc
m'apporter la forte somme. J'en ai grand besoin pour boucher les trous
d'Afrique.

--Oui, pre Bollot; le contrat est des plus avantageux. Pourvu que je
puisse danser jusqu' la fin...

--C'est--dire?

--Mais, rien du tout, pre Bollot! Je veux dire tout simplement: Pourvu
que ma sant reste bonne... pourvu que le soleil de l-bas ne m'ait pas
affaiblie... Car, vous savez, il brle!...

--Trs bien, trs bien, ma fille! Donc, voyons: vous aviez quelque chose
 me dire...

--Renvoyez votre clerc, pre Bollot. Ce n'est rien de grave, mais j'aime
autant tre seule avec vous.

--Eh, l-bas, dis donc, Justin!...--Le voyez-vous ce polisson? Il fait la
sourde oreille.--Prends ton travail, Justin, et va-t'en dans ma chambre
 coucher. Mais gare  toi si tu me fais une tache d'encre sur mon
tapis!

--Non, pre Bollot. Pour ce soir nous allons le congdier. Pas vrai,
monsieur Justin, qu'il vous faudrait une bonne heure de promenade pour
confier aux Tuileries les rimes de vos sonnets?

--Pour sr que oui, Madame!

--Mais comment? Le congdier  l'heure qu'il est? Quatre heures 
peine... Jamais de la vie!

--Je vous en prie, pre Bollot. Quand on a un clerc qui est pote...
Faites-le pour moi; qu'il s'en aille.

--Oui, qu'il s'en aille au diable, s'il le peut! Le voil en vacances un
jour de semaine! Toujours quelqu'un qui le protge, ce Zphyr du papier
timbr! Dis donc merci  Madame, et dcampe.

--Merci, Madame.

--Bon. Et ne vadrouille pas ce soir. Demain matin,  huit heures
prcises! Si tu es en retard, je te mets  l'amende.

--Bien, Monsieur. Bonsoir, Monsieur.

--Bonsoir.--Heureusement que vous n'tes pas venue  deux heures, ma
fille!

--Qu'importe? Lui il sera heureux, au moins...

--Vous ne l'tes donc pas, vous?

--Je vais l'tre, pre Bollot! Je le deviens chaque jour un peu plus...
Vous savez, ce n'est pas si simple de gurir!

--Entendu. Mais c'est toujours la raison qui doit l'emporter. Les mes
claires et honntes comme la votre ont toujours la force de vaincre un
cauchemar.

--Oui, pre. Laissons ce sujet; il m'attriste. Je peux faire maintenant
des choses que je croyais impossibles: danser, par exemple. Mais je
suis encore trop faible pour parler de ma douleur. Tout cela passera,
tout cela s'vanouira... j'en suis sre.

--Bien dit, ma fille. C'est ainsi que parlent les mes fortes. Venons au
fait; je vous coute.

--Mais... vous allez rire... Mon Dieu comme vous allez rire, pre Bollot!

--Pourvu qu'il n'y ait pas d'argent  dbourser, ni  dplacer, ni 
jeter par la fentre, je vais rire sans doute. Car vos ides, ma fille,
ne sont jamais que de l'espce orageuse ou de l'espce comique.

--Eh bien, pour comique, elle est comique, celle-l!...

--Voyons: je hume ma prise et je vais rire en ternuant. C'est le
meilleur des rires.

--Mais il faut d'abord que je vous raconte quelque chose... Oui,
l'Afrique m'a donn des ides un peu rouges... pour ne pas dire
noires... Elle m'a fait songer  des choses, qui, auparavant, taient
loin de mon me comme les rafales du Gharb. L'Afrique est un pays...
N'tes-vous jamais all en Afrique, pre Bollot?

--Heureusement non, ma fille.

--Bien; l'Afrique est un pays qui laisse une couleur de rouille aux
bords de l'me, un frisson de vieillesse dans la chaleur du sang. Aprs
tre revenue de l-bas je me dis souvent, par exemple, qu'une femme
jeune et forte peut trs bien devenir malade...

--Chaque Parisienne peut se dire la mme chose.

--Oui, sans doute. Mais je me dis souvent qu'une femme jeune et forte
peut trs bien, d'un jour  l'autre, devenir tellement malade...
attraper, que sais-je? une maladie infectieuse, avoir un accident
d'auto... en somme qu'elle peut trs bien mourir...

--Oh, alors... ma fille!... Vous avez dit que vous alliez me faire
rire...

--Oui, attendez. Ce n'est qu'un prambule. Vous rirez tout  l'heure.
Donc, aprs ces rflexions plutt lugubres, j'ai trouv naturel de me
faire une verte rprimande: Toi, Bluette, tu es d'une imprvoyance
extrme! Tu possdes une belle fortune, une trs belle fortune, et
jamais tu n'as song  tablir ce que tu voudrais qu'on en fasse, si,
par un hasard quelconque... Bref: je suis venue, pre Bollot, pour
vous dicter mon testament.

--Mais que diable me chantez-vous l, ma fille! Votre testament? A votre
ge? Par le beau temps qu'il fait? Dois-je en entendre des btises?

--Si, si, pre Bollot! Riez-en tant qu'il vous plaira, mais c'est une
ide que je ramne d'Afrique, et je suis trs fidle, vous le savez
bien, aux ides qui me viennent de l-bas.

--Je ne dis rien, ma fille. Si vous tenez absolument  faire votre
testament, je croirai qu'une mauvaise che vous a pique, et nous
allons nous y mettre un de ce jours. Rien ne presse.

--Au contraire...

--Mais comment?

--Oui, vous avez raison: rien ne presse. Rien ne presse, en effet...
Mais je veux tout de mme que ce soit fait au plus vite.

--Ah, ma chrie, c'est un genre de gat  laquelle je ne m'attendais
pas du tout. Tiens! Vous me faites penser au mien... qui est beaucoup
plus ncessaire, quoique trs simple.

--Le mien aussi est trs simple. Je l'ai crit au courant de la
plume, sur du papier  lettres, hier soir, puisque je ne pouvais pas
m'endormir...

--Mais, voyons, ma fille!... Je deviens de plus en plus inquiet su
l'tat de votre raison.

--Du tout, pre Bollot. Ce n'est que du gribouillage. Vous allez me dire
comment il faut s'y prendre pour en faire un vritable testament. Vous
tes bien homme d'affaires, aprs tout! N'est-ce pas dans vos mains
qu'on dpose cette littrature-l?

--Moi, je refuse:

--Par simple mchancet alors? Mais je suis trs ttue; plus ttue
qu'une bourrique, pre Bollot! Voil des jours et des semaines que
cette ide me hante. Ce sera pour moi une mascotte que ce testament.
J'en aurai le coeur libr, comme aprs un voeu accompli, et je ne
penserai plus qu' vivre.

--C'est une affaire, nom d'une pipe, dans laquelle je ne vois pas du
tout clair!

--Mais il n'y a, l dedans, pre Bollot, ni du clair ni du sombre.
C'est un testament; une feuille de papier  lettres... Vous ne me
forcerez pas tout de mme  aller chez quelqu'un d'autre! Et puis,
voyez comme c'est simple, clair, net...

       *       *       *       *       *

Moi, Mimi Bluette,--de mon nom Cecilia Malespano--je lgue toute ma
fortune, compose de...-- vous allez mettre de quoi, avec exactitude,
parce que je ne le sais pas en dtail--... je lgue toute ma fortune
aux soldats de la Lgion Etrangre, pour que leur vie soit moins
dure, et pour qu'il y ait quelqu'un qui pleure lorsque le dsert les
tue, Monsieur le Ministre de la Guerre aura la complaisance d'tudier
comment et de quelle faon mon dsir peut tre le mieux accompli.

Si j'allais mourir avant vous, quoique plus jeune, vous seriez, pre
Bollot, mon excuteur testamentaire, et vous aurez jusqu' la fin de
vos jours la gestion rmunre de ma fortune. Ds  prsent j'accorde
ma pleine confiance  celui que vous dsignerez comme votre successeur.

Tant que ma mre sera vivante, l'OEuvre pour la Lgion Etrangre
devra lui servir un tiers de mes rentes, plus une somme de deux cent
mille francs, mobilier, tapis, lingerie et tout ce qui se trouve dans
mon immeuble des Champs Elyses.

Je fais cadeau  Linette Messanges, ma fidle femme de chambre et
amie, d'une somme de cinquante mille francs, pour qu'elle pouse un
homme honorable. Je lui permets de choisir parmi mes robes celles qui
ne sont pas trop riches pour elle; je veux qu'elle reoive aussi un de
mes rticules en platine, et je lui souhaite d'tre toujours douce et
gentille comme elle l'a t jusqu'ici.

Vous donnerez  mon danseur, Jack Morrison, le plus beau brillant de
mes bagues, mon grand portrait par La Gandara et une longue mche de
mes cheveux. Qu'il me pardonne, ce brave Jack, s'il m'a t impossible
de faire son bonheur.

De mon vivant j'ai t danseuse; mon nom tait Mimi Bluette; j'aimais
les belles robes, les danses et les fleurs; j'ai vu le soleil de la
tourmente africaine, et c'est l-bas que mon coeur a pri.

N'importe quand, n'importe o que je meure, vous me ferez dormir
au seuil de cette Ville que j'aime, et je veux qu'on m'enterre en
danseuse, au joli cimetire de Boulogne, dans un petit jardin.

Depuis l'Eglise jusqu'au cimetire, un tzigane,--peut-tre Limka--suivra
mon cercueil en jouant le My Blu.

Au printemps les bluets vont fleurir la douce terre qui me couvre...

Il n'y aura de grave sur ma pierre qu'un simple nom: celui dont je
signe, toute heureuse...

  MIMI BLUETTE

[Illustrazione: DECORAZIONE]

       *       *       *       *       *

E danz.

Bella come non era mai stata, piena di sogno come non era mai stata,
viva e nuda su la scena divampante, con l'anima sua d'innamorata la
ballerina indimenticabile danz.

Dal teatro curvo, gremito, con i suoi pi belli e pi profondi occhi
Parigi la guardava.

Ella sentiva battere, nella musica della sua danza, il cuore della
Stupenda Citt.

Sentiva battere contro s questa forza, come il palpito di una immensa
vela. Ma con l'anima era lontana, camminava nel magnetico deserto, su
la via del perduto Gharb.

Il tappeto rosso copriva tutta la scena, cosparso d'inestimabili
gioielli e di semplici fiordalisi. Un grande fal, anzi un immenso rogo
di vera fiamma, sbucava dal mezzo della scena, incendiava il teatro
come una vampa maravigliosa. Tutto era fuoco e fiori; fuoco, brillanti
e fiori.

Si vedeva il deserto rutilare, splendere la via senza ombra
dell'infinito Gharb...

Tutto il teatro barcollava in quella tragedia di luce; l'orchestra
invisibile, su gli archi e sui cmbali delle musiche mauritane, suonava
la Danza del Sole.

Era venuta la sera di gloria, la rossa ora di gloria per Mimi
Bluette!...

Quella danza era sua, quella musica era sua; l'aveva dettata,
muovendosi, al musicista che la compose. Il suo corpo era il deserto,
era la fiamma, era il disperato baleno della terra nomade, lungo le
carovaniere. Il suo corpo aveva in s, come uno splendore divenuto
movimento, la musica del Sole.

Forse per una maga di specchi, dovuta ai coreografi di quella scena,
ella passava con i suoi veli, co' suoi capelli disciolti, frammezzo
alle fiamme; ballava di l dal rogo; si vedevano le sue nude braccia
salire, contorcersi, fra le spirali della vampa; vi cadeva nel mezzo
tramortita; l'orchestra la faceva risorgere; ella buttava i suoi
gioielli sul rogo, s'innamorava del bellissimo fuoco; nuda e posseduta
ne usciva.

Era il sogno della sua lunga strada per l'arsa terra che non beve mai,
laggi, dove il deserto assale co' suoi nomadi arcobaleni l'antipodo
scintillante.

Come in quei giorni disperati, ora e per sempre, nella sua danza
intorno al fal, sul teatro della Citt Babelica, ora e per sempre, la
ballerina di Parigi portava il Sole. In s, nella propria materia, nei
propri atomi viventi, la ballerina di Parigi portava il Sole.

Invece di parlar con la sua voce, danzando raccontava il suo amore.

L'orchestra, sui cmbali mauritani, suonava la Danza del Sole.

       *       *       *       *       *

Che lunga, lunga strada... che infinita malinconia...

Divenuta simile al suo carovaniere, aveva ella pure il deserto
nell'anima ed era nata per la via del sud.

Bon chemin, bon chemin, lalla...

A poco a poco la terra diveniva uno sconfinato braciere; ogni traccia
d'abitazione, ogni vestigio d'albero spariva. E le ore passavano, i
giorni passavano, solo interrotti a lunghissime distanze dalla breve
oasi di un magro palmeto.

Le donne del Gubli, scure, con occhi a mandorla, gi crespe di
vello sudanese, logore di selvaggia maternit, venivano a guardare in
silenzio la bella Cristiana. Le ragazze di nove anni avevano i seni
maturi e protuberanti come nespole. Nel rumore dell'acqua sorgente
cantava la musica primordiale della vita.

Si vedevan nell'estrema lontananza, in un chiarore obliquo di
cataclisma, le dune perdute andarsene alla deriva.

I leggeri cavalli berberi, assetati e miserabili, ormai galoppavano
senza velocit. La carovana sprofondava e risaliva per le ondate ferme
del terreno, con un barcollare sfinito, come se le ginocchia degli
animali non reggessero pi. I muli erano piagati sotto la greve soma;
chiazze nere di migliaia d'insetti li coprivano come croste brulicanti.
Pi magri, pi alti, pi lugubri, solamente i cammelli andavano sempre,
con un passo di bestie perpetue, che possano morire camminando.

E finalmente, un mattino, su l'estrema via del sud, il capitano di
lunga strada vide nascere un confuso tenue disegno azzurro, come un
fiocco di nebbia che rasentasse la terra, come una rupe d'aria nello
sconfinato sole. Guard, guard prima di parlare; poi disse alla donna
che mai non abbandonava...

Disse alla donna:--Per niente.

Per niente.

Le strade vanno; sono il principio d'una distanza; il colore
dell'anima che si allontana; portano in s molta polvere, molto sole;
hanno tutte una meta, e non arrivano mai.

Per niente.

Un piccolo cuore di ballerina, mandando un sorriso dietro l'orlo del
bicchiere di Sciampagna, una sera di neve, nella Parigi Babelica,
s'era data in braccio al pallido forestiero, come la vergine ubbriaca
tremando si genuflette al primo tentatore.

Adesso portava nell'anima l'amore di Maria Maddalena.

Cammin.

Giunse dove guerreggiano e cadono, sotto le armi della Grande
Repubblica, i soldati senza patria, la gloriosa canaglia della
Legione Disperata.

Questa era la gente che non avrebbe mai sepoltura.

L indietro, su le frontiere dell'esilio, avevano lasciato agli uomini
saggi, agli uomini calmi, anche il cimitero.

La sera talvolta si udivano cantare...

Cantare all'ombra dei palmizi biondi, verso l'ora in cui s'accendono
i fuochi tremuli dei bivacchi, laggi, per la terra folle, dove, negli
uragani di sole, con l'iracondo nomade vento il sepolcro cammina...

       *       *       *       *       *

Questa era la danza del Sole.

       *       *       *       *       *

Come danz quella notte, povera piccola bionda Mimi Bluette!...

Nessuna poesia della terra fu mai piena di leggerezza e di palpito come
il suo corpo che mirabilmente si muoveva; nessun giardino del mese
d'Aprile s'avvolse mai di primavera, come di musica il suo dolore,
nella Danza intorno al fal.

Sino alle ginocchia la vestivano i suoi capelli stupefacenti, ed era
cos perfetta nella sua nudit, che ogni movimento mandava splendore.
Come le donne arabe aveva il palmo delle mani, le unghie, le narici ed
i vertici dei seni dipinti con la tintura di hnn. Un segno azzurro,
simile ad una profonda incisione, divideva i due lunghi e brillanti
archi dei sopraccigli; quel tatuaggio azzurro si ripeteva sotto l'orlo
del labbro inferiore. I piedi, venati e quasi trasparenti come gioielli
di smalto, con le falangi ed i calcagni miniati all'hnn, pareva che
avessero camminato sovra un grande mantello di porpora umida.

Veniva dalla sua bellezza, cristiana e barbara, una sacra inverecondia,
una evocazione religiosa dell'amplesso primitivo. Il suo profilo si
tagliava nella fiamma, limpido, con una specie di crudelt; per tutta
la sua luminosa criniera si annodavano, come oscure trecce, i riverberi
del fuoco.

Era sempre lei, Mimi Bluette, la ballerina di Parigi; lei, con i suoi
occhi di Maddalena, con la sua bocca di donna perduta; era sempre il
gioiello da principi, l'etra per un vizio da re...--ma ora danzava con
l'anima, con l'anima sua di Transalpina.

S'era innamorata come una donna semplice, del paese ove si ama l'amore;
aveva conservato sino all'ultimo il suo piccolo mazzo di fiordalisi,
come una ghirlanda naturale di buon odore selvatico e di azzurra
semplicit.

Parigi aveva sciorinato per lei quel grande mantello di porpora sul
quale danzare a piedi nudi, con i capelli disciolti; Parigi aveva
sollevato sino al vertice della gloria lo splendore della sua nudit;
ma non aveva potuto soverchiare in lei, n col fragore degli applausi
n col fuoco dei brillanti, la sua fedele anima di Transalpina.

Ed allora il teatro sent che passava davanti ai lumi della ribalta,
non solamente una di quelle maravigliose creature che son necessarie
a Parigi come il Duomo degli Invalidi o le cupole di Nostra Signora
nell'Ile de la Cit; ma passava un'anima creatrice di bellezze, che
sapeva esprimere il sogno nelle forme del movimento, come, nel colore
o nella musica, nella parola o nella pietra, l'anima di un artefice
rivelatore imprigiona la poesia.

Sent che un amore passava davanti al rogo della vertigine affricana;
ed una specie di ebbrezza concorde sollev, inginocchi, l'anima di
quel teatro, che acclamava con tutto il suo fervore la splendida
ballerina di Parigi, la creatura di musica e di sole, ch'era caduta su
la fiamma spenta, con le braccia ne' suoi fiordalisi... Mimi Bluette!

Mimi Bluette... La Danza del Sole...

Un nome; nient'altro che un nome; anzi un piccolo fiore da mettere sui
capelli di paglia, nei mesi d'estate.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

       *       *       *       *       *

--Est-ce toi, Linette? Qu'y a-t-il encore?

--Madame a sonn...

--Mais pas du tout! Si tu entres toutes les demi-heures il y a peu de
chances que je m'endorme! Quelle heure est-il?

--Onze heures dix, Madame, et il fait trs clair.

--Tant pis! Je n'ai pas ferm l'oeil. Cette maudite sonnette, elle
m'nerve! Fais dire au concierge que je n'y suis pour personne. Pour
personne! Mais, d 'abord, ouvre les volets. Doucement, petit  petit,
avec un peu de grce...

--Bien, Madame; je vais ouvrir. Mais couvrez-vous d'abord, parce qu'il
fait assez froid.

--Je n'ai pas ferm l'oeil de la nuit; mes bras ont la fivre.

--Vous avez eu un trop grand triomphe, Madame. Le triomphe grise; il
empche de dormir.

--Crois-tu, Linette?...

--Je sais que vous tiez merveilleuse, hier au soir... que tout tait
merveilleux, hier au soir... Moi non plus je n'ai pas ferm l'oeil,
Madame. A six heures j'tais debout.

--Pour quoi faire?

--Pour voir les journaux, diable!

--Ah, les journaux!... Sont-ils polis? Font-ils du tapage, Linette?

--Du tapage?... Mon Dieu! C'est de l'apothose! Il y en a qui vous
disent des choses pour lesquelles je voudrais les embrasser!

--Tu es une altruiste, Linette. Moi, je m'en passe volontiers. Pourvu
qu'ils ne viennent pas me faire des visites, avec leurs gants qui
ressemblent  leurs articles! N'as-tu jamais remarqu les gants des
journalistes? Il n'y a qu'eux et les cabotins pour en avoir de pareils.
Je voudrais bien savoir o diable ils les achtent. Dieu!... que je
dois avoir une vilaine figure!

--Du tout, Madame. Un peu de fatigue. Je vous masserai tout  l'heure et
a passera.

--Est-ce que j'ai faim?... Il me semble que oui et que non. Je l'ignore.
En tout cas je vais prendre mon caf au lait avec les brioches. Revoil
cette horreur de sonnette! Flte! Arrache le timbre! dtruis les piles!
Et puis qu'il sonne, ce chameau d'en bas, qu'il sonne!...

--On vous envoie des fleurs, des billets, des lettres... J'en ai dj un
plateau qui dborde.

--Nous lirons demain, ou aprs demain, cette littrature...

--Il y a aussi des bouquets, des gerbes, des corbeilles en telle
quantit, que nous aurions de quoi installer un petit Jardin
d'Acclimatation.

--Ecoute-moi bien, Linette. Les fleurs, tu les mettras ici, dans ma
chambre; tu les laisseras dans ma chambre, toutes.

--Mais vous toufferez, Madame!

--J'toufferai peut-tre, mais tu feras comme je te dis.

--Bien, Madame. Puis il y a des bonbonnires; des bonbonnires en laque,
en toffe, en carton peint. Il y en a mme une en cristal, orne de
bronze. Voil de braves gens, Madame, qui ont pour moi des attentions
trs apprciables!... Car vous me donnez toujours vos bonbonnires,
presque pleines, et moi je les collectionne.

--Tu les auras, Linette.

--Merci, Madame. Puis le Rgisseur est venu, le metteur en scne est
venu, MM.rs Glimm, d'Hricourt et Vilmire sont venus. Enfin il y a Mr
Jack, qui est l depuis neuf heures du matin. Mais ce pauvre M.r Jack,
lui, Madame, il ne faudrait pas le renvoyer!

--Tu dis?

--J'ose le dire. Car il saute de joie comme un moineau, ce bon M.r Jack,
et, en attendant votre rveil, il voulait  tout prix m'apprendre une
danse qu'on danse maintenant au Bal des Quat' Zigues, ou des Quat'
Flics, qu'il a dit.

--Qu'il vienne, donc, ce brave Jack, du moment que tu le protges. Mais,
pour n'importe quelle autre personne, Madame dort. As-tu compris,
Linette? Matin et soir, pour tout le monde, Madame dort. C'est absolu,
et je ne veux plus entendre le carillon de la sonnette!

       *       *       *       *       *

Non appena la cameriera fu leggermente uscita, per recare il suo
passaporto al fedelissimo paziente Jack, la fisionomia di Mimi Bluette
si spense; le sue braccia ricaddero su la coltre; gli occhi lentamente
si volsero verso la finestra che inserenava.

Tutto il cielo era pieno d'un chiarore di mattinata invernale, morbida
e quasi dorata; il sole orlava di ondeggianti vapori le compatte
nuvole, senza riuscire a penetrarle.

Mimi Bluette si distese con una pigra e dolorosa volutt nel soave
tepore del suo letto; poi, osservando il proprio gesto, si raccolse
nel palmo d'una mano l'altro suo braccio, che vedeva trasparir dalla
camicia, d'un tessuto fino come velo; si ravvolse il braccio, lo
percorse fino all'ombra dell'ascella,--e questo faceva con lentezza, con
paura, con dolore, quasi per ritrovare nel proprio corpo una smarrita
memoria di s.

Forse pensava che, nel quadrato azzurro della finestra, vedrebbe il
sole ridere per l'ultima volta...

E forse il cuore intimamente giovine le doleva un poco, pensando alle
chiare nuvole che attraversano il cielo di Parigi, nei mattini di
primavera...

Aveva danzato; era stanca. Stanca per sempre.

Su la Citt Stupenda il suo nome correva, come il fumo rosso del
vortice di fiamme, che le sue braccia nude avevano spento.

Era Mimi Bluette, la ballerina di Parigi, e non danzerebbe mai pi...

Mai pi.

Addio!... Cos finivano tutte le belle ore della vita. La sua gloria,
in quel giorno d'inverno, era una porta che si chiudeva. La Citt non
porterebbe in alto che il suo nome lieve. Mimi Bluette.... un piccolo
fiore del grano, falciato per sempre... Addio!...

       *       *       *       *       *

Jack si era seduto famigliarmente su la bella coltre, teneva uno de'
suoi polsi, ed un po' curvo le parlava.

--Pourquoi tre si sauvagesse, Bliouette? Ne voir personne? Pas trs
juste. Paris dlire! On n'a jamais vu de plus belle danse. Hier soir
tout le monde m'embrassait. Je rpondais trs calme:--Je ne suis pas
Bliouette! Fichez-moi la paix!

--Tu m'appelles une sauvagesse, mon brave Jack!... C'est vrai qu'on a
voulu t'embrasser  ma place, mais ce n'est pas une raison pour que tu
m'affubles d'un adjectif si ridicule!

--Moi je parle pour qu'on me comprenne, et sauvagesse est trs bien
dit. Vous verrez quel thtre demain soir! Il n'y a plus moyen d'avoir
une place avant quinze jours.

--Est-ce vrai, Jack? Il faudra donc que je me repose, la nuit
prochaine...

--All right! Bien dormir, boire des oeufs et du vieux Shrry. C'est trs
tonique.

--Oui, Jack. Seulement tu dois me promettre de ne pas venir chez moi,
sous aucun prtexte, ni ce soir ni demain...

--Comment? Est-ce que vous ne sortirez pas, Bliouette? On voulait vous
offrir un grand souper, ce soir.

--Pas ce soir, Jack. J'ai la fivre. Sens: mes doigts brlent.

--Yes, les nerfs.

--Donc, si tu veux que je danse, il faut me laisser tranquille. Tu
viendras me chercher demain soir pour aller au thtre... C'est
entendu, Jack?

--Forcment, Bliouette.

--Allons! ne boude pas, Jack. Montre-moi ta figure: tu deviens
extraordinairement beau! Tu as des yeux comme des saphirs d'orient sur
une bague.

--Oh! Oh! Mais, pour sr, il y a des mmes...

--Qui t'aiment?

--Ou qui le disent.

--Et toi?

--Moi, je vous aime vous, Bliouette.

--Oh, il ne faut pas, il ne faut pas!... Mais tu le dis comme une
vierge, mon pauvre Jack!...

--Oui, parce que mon amour est trs propre. Je vous aime vous,
Bliouette; je n'ai jamais aim que vous, Bliouette.

--Mon frre...

--Ne dites pas frre. C'est trs plus loin.

--Trs plus loin n'est pas correct. Mais je comprends. Tais-toi. N'en
parlons plus. Ou bien il faut que je me couvre... Quoi? tu te lves?

--Yes; je me promne. Vous avez la fivre: moi aussi.

--Non, reste, Jack... Dis-moi: Si tu me voyais trs laide, trs laide...
est-ce que tu m'aimerais toujours?

--Quand on est si belle, vous ne pouvez pas tre laide.

--Erreur! Erreur de syntaxe et de concept! Quand on est belle, il y a
mille accidents qui peuvent tout de mme vous enlaidir. Donc, je te
demande...

--Il me semble que je vous aimerai toujours.

--Ah...

--Oui, toujours. Gurissez-vous, Bliouette! Vous pourriez tre ma
femme, je serais votre bon camarade, la vie serait encore belle...

--Non, Jack. Bluette est morte.

--Oh!... si une rose dit: Je ne suis plus une rose, qui est-ce qui
peut le croire?

--En moi, Jack, c'est le parfum qui n'est plus.

--Comme c'est triste! Et alors, pourquoi danser?

--Parce qu'il fallait que je danse! Oui, mon camarade, il fallait encore
une fois que je danse. Mais, voyons?... Qu'est-ce que tu fais avec tes
yeux? Tu pleures...

--Non, srement non!

--Oui, srement oui! Et c'est bte... Car Mimi Bluette sera toujours
ta camarade; elle t'aura aim comme un frre, comme un vrai frre...
Ecoute, Jack: donne-moi tes mains, donne-moi tes lvres, si tu veux....
embrasse-moi, essuie tes larmes dans ma belle chevelure...

--Vous tiez autrefois si diffrente!

--Oui... autrefois mon coeur tait celui d'une danseuse... On m'avait
appris  tre belle, et c'est tout ce que je savais. Aujourd'hui, quand
je songe  cette Bluette loin, j'ai l'impression d'une grand'mre qui
trouverait au fond d'un tiroir son portrait de fiance. J'ai voulu
danser la plus belle danse que cette Ville puisse voir pendant de
longues annes... Mais ce matin. Jack, si mes cheveux devenaient par
hasard tout blancs, il me semble que je n'en aurais aucune tristesse.

--Vous avez lu, je crois, de mauvais livres. Ceux qui crivent des
romans, moi je les mprise.

--En effet tu es d'une adorable ignorance, mon brave Jack!

--Mais je sais, Bliouette, que vous n'avez rien gagn  devenir une
femme savante.

--Savante?... Eh bien, comme tu voudras, Jack. Mais souris du coin des
lvres! Tu as t mon danseur, mon camarade et mon frre: quand je
serai loin...--si par hasard je devais m'en aller trs loin,--pense
toujours que Bluette, au fond, trs au fond d'elle-mme, n'tait qu'une
goste...

--On ne parle jamais clairement quand on ne veut pas dire ce qu'on
pense. Nous exprimons toujours nos ides avec un langage bref, en
Amrique.

--Oui, en Amrique il y a moins de douleur... Ou aime, on pleure, l-bas
comme partout, mais vous avez des, mes plus fraches, peut-tre plus
jeunes, et il y a chez vous moins de douleur. Vous restez presque
toujours ce que vous tiez  votre naissance; nous autres, la vie
nous change. Dans notre me originaire il y a des trangers. Moi, par
exemple, j'ai t plusieurs femmes.

--Et vous ne serez jamais la mienne, Bliouette?

--Ecoute, Jack.... Essaye de comprendre ce que veut dire cette phrase:
Je n'y suis plus. Mon me s'en est alle je ne sais o; il ne reste
en moi qu'un cercle bant; la place o tait sa douleur. Je te parle,
tu m'coutes; je suis Bluette, tu es Jack; hier soir j'ai dans,
demain... je danserai encore!... Mais, vois-tu, en mon coeur il y a du
vide. Il y a un vide que tu ne sens pas, une sensation de la mort qui
nous spare, quelque chose de fini, dont l'irrparable gravite autour
de moi. Quand je regarde le soleil, je me souviens que c'est lui qui a
brl mon me.

--On appelle a du spleen. Vous croyez me dire des choses trs graves;
en Amrique nous appelons a du spleen. Et il y a des moyens pour le
gurir.

--Tu es un dfinisseur, Jack... c'est terrible! J'appellerai a du
spleen, pour te faire plaisir. Oui, sans doute, il y a des mdecins
trs subtils, ou trs nafs. qui prtendent connatre aussi la
mdecine de l'me. Quant a moi je ne veux pas les suivre, Jack. Ce
sont des fumistes. Je suis alle l-bas, aux Rgiments Etrangers, o
le soleil est si rouge qu'il peut tuer  force de lumire... Il y en a
des centaines, l-bas, que ce spleen hante. Ils se gurissent bien, des
fois, mme trs souvent... lorsqu'ils tombent...

--Oh, mais ce n'est pas la mme chose!

--Si, la mme. Jack, la mme. Et ne dis plus rien, mon frre... Il ne
faut pas que tu touches  ces pauvres coeurs. Ils sont l-bas, ils
marchent, le grand soleil les accable... Il ne faut rien dire, Jack; tu
ne les a pas vus.

--Ils y vont parce qu'ils le veulent bien.

--Oui, sans doute. C'est a qui est grave. Moi aussi je le veux...

--Quoi?

--Rien... Je veux danser, oublier, vivre... Mais il fallait pourtant
que tu saches combien je leur ressemble, car eux aussi ont perdu leur
me, un jour, dans les rafales de la vie, tout  coup. Moi, ce fut 
la dernire tape, dans l'oasis, sous la tente, lorsque ce capitaine
bless me rpondit d'une voix militaire: ... le matin du 23 Septembre,
face  l'ennemi. Il y a des moments au del desquels on passe,
uniquement parce que la vie est trs tenace. Or, Jack, avant que je te
prie de me laisser dormir, je veux que tu saches encore une chose. La
vie est trs forte, si forte qu'on peut la vivre mme sans coeur. Mais
il faut pourtant que chacun suive sa route... J'ai perdu la moiti de
mon tre le soir o je suis entre dans sa maison vide; puis, j'ai
parcouru cette longue distance, j'ai pti de cet norme soleil, je
serais alle au bout de la terre, soutenue par la foi de le revoir,
de causer un instant avec lui... Mais je suis arrive juste pour
apprendre qu'il avait sa mdaille... Et les femmes, Jack, ne sont pas
un drapeau...

--Taisez-vous, Bliouette; je vois que a vous fait trs mal.

--Non, Jack; je voulais que tu comprennes comment je suis morte, et
pourquoi, mon frre, tu ne dois plus m'aimer...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Verso il cadere del giorno, tranquillamente usc.

Portava un mazzo di fiori d'inverno, racchiusi nel tepore della sua
pelliccia di martora.

Camminava con una specie di lievit, con un sorriso fermo e continuo su
l'orlo della bocca profumata.

Le strade crepuscolari salivano verso il cielo con un tremante pendo.
La gente passava, ilare, per i selciati che mandavano raggiere; poi
lontana si confondeva fra una luce d'acquaforte, brillando, sparendo,
in quello smerigliato baleno.

Qualche vetrina, bianca d'elettricit, sbucava con impeto nel colore
della strada.

La guardavano.

I suoi leggeri piedi erano calzati d'antilope, con ricami d'argento.

Qualcuno, dietro le sue spalle, talvolta ripeteva il suo nome
gentile:--Mimi Bluette.

Entr in un ufficio telegrafico, tolse dal distributore un modulo
di telegramma, scelse con attenzione il luogo dove posare il suo
manicotto, e in piedi, contro il banco, velocemente scrisse queste
parole:

 Addio Mammina. Sono felice.

Rilesse; firm con un sorriso; diede una moneta, che le cambiarono;
usc.

La strada continuava.

Di qua, di l, nella nitida sera d'inverno, al sommo delle case di
molti piani qualche finestra inserenava.

Cammin.

Quella casa era nascosta in una piccola strada, calma, vecchia, di
quelle che gli edili ragionevoli vanno cancellando a poco a poco.

Si vedeva, lontana, la Colonna di Luglio sorgere dalla piazza della
Bastiglia.

Cammin.

Per il groviglio dei quartieri di Parigi andava incontro a quella
strada perduta.

Con tutta l'anima si ricordava la storia d'una lontana sera, quando
insieme uscirono dal Bar de la Grande Rouquine.

... La neve senza vento cadeva su la citt in calme striscie
verticali, che sembravano propagare un tremito nella bianchezza
dell'elettricit. L'automobile camminava senza urto, nel dedalo dei
quartieri deserti, per i bianchi anfiteatri delle piazze, andando via
lieve, quasi tacita, su quell'elemento agevole che i fari avvolgevano
d'un largo alone scialbo nelle zone di oscurit.

Monsieur Laire... j'ai presque froid... cette fourrure me glace...

Allora egli si mise pi vicino a lei, spalla contro spalla, immergendo
la bocca nel profumo del suo respiro, quasi per odorarla come un fiore.

--Que voulez-vous, Bluette? Le bonheur est la seule chose  craindre
dans la vie. Quant au malheur... qu'importe?... c'est ce qui arrive
tous les jours... On s'y fait! on s'en fiche! Mais aimer ce qu'on aime,
voil un luxe que certains hommes ne devraient pas se permettre...

Soltanto la fatica del motore interrompeva l'assiderato silenzio del
Bosco; passavano, come scenari d'una fiaba nordica, i laghi pieni
di nuvole, gli ippodromi vuoti come steppe, le fattorie, le fontane
immobili, divenute un solo ghiaccio, e pareva che frammezzo a tanto
inverno mai pi non potesse rinascere la primavera. La primavera del
bosco indimenticabile, odorosa di mammole, di resina e d'acacie, ove
ogni filo d'erba diventa quasi un fiore, quando, nelle sere di Maggio,
in larghi frastagli di serenit il cielo vi scende a profumarsi, e il
Bosco turgido si gonfia di volutt primaverile, sopraffacendo la Parigi
dorata, su cui lancia in fontane di musica il fiume del suo grande
respiro...

       *       *       *       *       *

Cammin.

La sua tesa veletta si cerchiava intorno ai labbri d'un vapore
d'argento.

Le pareva che nel dedalo di Parigi forse non avrebbe mai potuto
giungere a quella strada perduta.

Invece la trov.

Si faceva quasi tardi; non v'era pi sole nella piccola vetrina
dell'orologiaio, ed ora si potevan leggere a distanza i nitidi cartelli
appesi contro l'invetriata:

 _Montre Omga--Or garanti, 18 Carats--Chronomtres--Rparations_

Pareva che, dopo tanti mesi, nessuno avesse toccato neanche una sfera.

Traverso il portone quasi obliquo si vedeva brillare li cortile. Una
ringhiera. Un po' di cielo. Qualche albero senza foglie. Un fulvo color
di crepuscolo su la ruggine dell'opposto muro.

Entr.

--Vous allez bien, Madame Greuze?

--Pas mal. On s'reinte. Et vous, Madame Bluette?

--Merci. Je monte une minute. O sont les cls?

--Elles se rouillent. Madame Bluette. Et puis, j'allais vous dire:--A qui
bon payer un loyer pour quelqu'un qui ne reviendra jamais?

Il gatto lucido la fissava co' suoi magnetici occhi rotondi, colore di
zolfo.

--C'est juste. Madame Greuze... Et toujours pas de lettres pour lui?

--Aucune.

Sal.

Per le vecchie scale dormiva con ambiguit un silenzio di edificio
deserto. Il congegno della serratura scricchiol resto, con una specie
di rugginoso dolore. L'uscio, nell'aprirsi, urt contro una resistenza
di tenebre.

Veniva dalle stanze profonde un rumore di buio, un peso di polvere
morta.

Bluette cerc lungo la cornice dello stipite l'interruttore della luce.
Ma nel suo smarrimento pi non lo ritrovava.

Barcollando contro la parete, riusc ad accendere. Vide l'attaccapanni
vuoto.

Tre stampe di cacce inglesi pendevano dal muro. Su la tavola, un bacile
di rame, un vaso di cristallo, con lo scheletro di qualche fiore che
aveva portato Bluette.

D'un tratto, come una pazza, ella si mise a correre per la casa...
Guard, frug... Nulla, nulla, nulla!

S, era partito per sempre, partito come un vero nomade, partito senza
dirle addio...

Tremando si ferm vicino al letto, ch'era stato il lor caldo rifugio,
nel delirio e nel paradiso delle ultime notti d'amore; vi butt sopra
i fiori che teneva nella pelliccia di martora, si rovesci su la
coltre, disperata, senza versare una lacrima, e chiusa nelle braccia
dell'amante, ubbriaca del suo morto respiro, per l'ultima volta nel
mondo con tutto il suo piacere impallid...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Quando fu rientrata, ed ebbe veduti nella sua propria camera tutti que'
fiori, si ferm per un istante a guardarli con poesia.

Fece un atto fervido con entrambe le mani, e leggermente sorrise, come
se volesse ringraziare quelle anime floreali, che le venivano incontro
quasi per regalarle un ultimo piacere.

Sebbene fossero fiori d'inverno, eran nati su la riva mediterranea, il
loro profumo stordiva.

Li guard attenta, con indugio, con malinconia, come se volesse
rammentare la bellezza di ognuno.

Le pareva necessario addormentarsi nel miracolo di una grande primavera.

Fece con lentezza il giro della camera; poi, fermatasi davanti alla
specchiera, si tolse i guanti, si disfece la veletta.

I due spilloni, che le appuntavano il cappello nella treccia rotolarono
sul marmo luccicante, con un rumore, ch'ella osserv.

Per abitudine, prima di togliere il cappello, rimase un attimo a
guardarsi nello specchio; poi, quando ebbe sollevato quel leggero peso
dalla gonfia sua capigliatura, macchinalmente si mise a rigirarlo su
tre dita, come sogliono fare le donne quando ripensano alla gente che
le guardava per istrada.

Era un gioiello di Suzanne Talbot, una cosa da nulla, piena
d'invenzione, fatta con maestra per il suo viso e per il suo colore.
Lo appoggi sul ripiano dell'armadio, fra i guanti e la veletta, poi
con le dita e coi palmi si ricompose le belle trecce, per ridare alla
sua pettinatura la leggerezza consueta.

I fiori empivano anche lo spogliatoio contiguo, pieno di specchi e
di cristalli, che rompevano in molte raggiere il baleno della ferma
elettricit. Lo spogliatoio, che aveva lo zoccolo della parete in
marmo rosa, i mobili di un candido legno trasparente come l'antico
avorio, pareva un cofano di madreperla foderato con le vecchie sete che
piacquero alla Marchesa di Pompadour.

Incominci a spogliarsi lentamente, pigramente, con una specie di
delizia femminile. Sebbene la casa fosse addormentata, chiuse a chiave
alcuni usci, che la isolarono dall'appartamento.

Quando fu in gonnella, con le braccia nude, mise un ferro sul fornello
a spirito e lungamente indugi a contemplare la fiamma violastra.

Poi si disciolse i capelli. Quel peso, quel folto e biondo peso, le
fece piegare indietro la nuca. Li vedeva piovere nello specchio,
scendere, splendere, fino a poca distanza dal tappeto. Erano vivi,
ondeggianti, scintillanti, come la pi bella criniera che mai donna
port. Ella stessa, nel guardarli, nel passarvi le dita, provava di
quei voluttuosi capelli una timida gioia.

Mentre aspettava che il ferro diventasse caldo, and a cercare
nell'armadio un paio di calze tessute come una trama di velo, poi certe
sue scarpine da ballo, arcate, leggerissime, simili a due piccole
guane ritagliate in una stoffa d'oro.

Sollev la gonnella di fresca seta e liber dal morso delle
giarrettiere le calze che portava. Slacci e si tolse l'una dopo
l'altra le scarpine da passeggio, intarsiate con ricami d'argento.

Le sue belle aride caviglie, le sue lunghe snellissime gambe di
danzatrice, apparvero fuor dai pizzi della gonnella, cos bianche da
parer modellate in un contorno di azzurrit. Le congiunse; appoggi i
talloni fragili su la compatta foltezza del tappeto. I suoi malleoli
erano cos snodati che poteva, con le ginocchia tese, appoggiare tutto
il piede. I fiossi arcati s' intramavano di minute vene. Tutta la
muscolatura della gamba usciva, in quella tensione, con un perfetto
rilievo. Sopra i due stinchi esilissimi la luce batteva con riflessi
d'oro. Le ginocchia rotonde s'innervavano di robusti ed agili tendini
per tutta la lunghezza dei fianchi.

Incipri lungamente la sua pelle nuda; mise le calze di velo, gli
scarpini da ballo, corti e ripidi, che scintillavano come filigrane
d'oro.

Si alz. Si tolse il copribusto; nascose la camicia nel basso elastico
di seta che fasciava l'intatto splendore del suo calmo seno.

E cos bella e cos nuda fu, che, dagli occhi azzurri, ella medesima
con invidia si guardava.

Scelse nell'armadio la veste pi bella che aveva; dolcemente la port
sui due polsi, la distese, per non sciuparla, su la spalliera di un
lungo divano.

La fiamma violastra, in quel vento, si piegava sino a lambire il vetro.
Allora prov il calore del ferro in un pezzo di carta velina.

Bruciava, e lo depose.

Fece un grandissimo nodo con la stupenda sua criniera, vi mise poche
forcelle, prese uno specchio a mano, ed attentamente si guard.

I pi lievi suoi capelli, non ancora del tutto nati, brillavano sotto
la capigliatura come un velluto biondo.

Leggermente, col ferro venuto al giusto calore, ondul i capelli che le
nascevano dalla fronte.

Ma prima di coprirsi con la veste, si guard per un'ultima volta in
quel suo grande specchio scintillante. Si guard, e chiuse gli occhi,
tanto le veniva un piacere sensuale dalla sua nuda e limpida bellezza,
che nessuno bacerebbe mai pi.

Poi scelse una bella ghirlanda, fra quelle che soleva portare su la
scena, e baciandola con malinconia se la ricinse intorno alla fronte.

Era la sua corona di fiordalisi, profumati con un profumo di Coty.

Allora spense la fiamma, chiuse il fornello a spirito, rimise nella
scatola d'oro il piumino per la cipria, e dopo aver compiuto con ordine
questi atti pieni di tranquillit, leggermente mise un piede appresso
l'altro nella sua bella veste, ammirandosi come una fidanzata. E con le
mani dietro la schiena, bench fosse un poco difficile, speditamente se
l'agganciava.

Dalla strada calma non veniva rumore; le finestre chiuse, nascoste
nei drappeggi delle tende invernali, per sempre la separavano dallo
spettacolo della immensa Citt.

Il suo pensiero per un momento si allontan verso i teatri notturni,
verso le orchestre che infurian di musica sotto le ribalte
meravigliose; per un momento pens con con un tremito al suo leggero
nome di danzatrice, all'azzurro innocente profumo dei fiordalisi di
Mimi Bluette...

Si mise una molteplice collana di perle, fredda e pesante, che le
scendeva sino al grembo.

Alz le sue piccole mani, le guard contro la fiamma elettrica, forse
per vedere in quella trasparenza il disegno delle azzurre sue vene.

Poi sorrise.

Cap che nel mondo non aveva pi nulla da fare.

Pi nulla da fare...

S, una cosa.

       *       *       *       *       *

In quel momento le pass davanti agli occhi la memoria di un giardino;
di un giardino barbaro e stupendo, che aveva rasentato, nella fuga del
treno, lungo i sobborghi di Algeri.

Prese un bicchiere, un bicchiere fino e senza piede; prese una
bottiglia ch'era sul lavabo, e versando l'acqua, fissando l'acqua, fin
quasi all'orlo, adagio, attentamente, lo riemp.

In quel momento rivide la sua mamma; rivide la sua mamma com'era prima
della ricchezza, quando gli artefici di Parigi non le avevano ancora
fatti nascere que' suoi fulgentissimi capelli biondi.

Aperse l'armadio. In un cassetto, in un piccolo scrigno, fra le innocue
medicine che si usan tenere con s, v'era la scatola di cartone,
piatta, scura, suggellata, ch'ella aveva saputo carpire con molti
raggiri all'equivoco ed onesto venditore di paradisi.

In quel momento rivide il banco della Grande Rouquine, la sua
fisionomia di cera, con due grandi occhiacci da gatto, verdi. Le parve
riudire quella voce fioca e sonora, bruciacchiata dall'arsura delle
sigarette russe.

Con l'unghia ruppe il suggello di ceralacca. Nell'interno della
scatola, bene ordinate, come nelle caselle d'un alveare, trov le
dodici minuscole ampolle di vetro, colme d'un liquido che non aveva
colore.

Terminavano con un tubo filiforme, che si poteva spezzare come un
esile fuscello di paglia. V'era inoltre una piccola siringa, tersa
e fina, che brillava nella depressione dell'astuccio di velluto. Ma
non la tocc. Rimase a guardare con occhi fermi quelle dodici ampolle
minuscole, non piene, dove il liquido incolore formava una specie di
occhio tremolante.

Erano sei e sei, l'una presso l'altra, nelle caselle di cartone, sovra
uno strato di bambagia. Non v'era scritto nulla, non v'era il pi
piccolo segno che ne tradisse la micidiale potenza.

Col rovescio d'un'unghia le percorse tutte, come due piccole tastiere.

Poi le tolse ad una ad una dalle cellette ove stavano; le cont fino a
cinque; poi fino a sette; poi ne aggiunse ancor una.

Questa volta si dimentic di riporre la scatola; non spinse nemmeno il
cassetto; non rinchiuse l'armadio.

Ma teneva quelle fialette nella sua dolce mano, piegando il palmo
affinch non potessero cadere. Si muovevano, si urtavano, con un
sottilissimo rumore di vetro fino. Quegli occhi tremolanti prendevano
il colore della sua mano.

In quel momento, con il suo cuore di ballerina che moriva, ella pens
tremantemente a Dio.

Sciorin sul marmo del lavabo un asciugamano a spugna, e quando fu
certa che dal marmo non scivolasse a terra, con attenzione, con
tremito, ve le depose.

Udiva il rumore de' suoi braccialetti.

Il rumore, non calmo, del suo respiro.

Si guard ancora nello specchio. Volle pensare alla sua faccia morta...

Ma non la vide.

Ruppe un'ampolla. Vers il poco liquore nel bicchiere. L'acqua non
parve mutata. Produsse qualche circolo,--che si ferm.

Udiva il rumore de' suoi braccialetti.

Pens al cadavere del soldato Laire, che non trovava sepolcro nella
bufera di sole...

Con la bocca serrata immagin il sapore di quell'acqua innocente, che
le avrebbe regalato il paradiso...

Ruppe ancora due fialette, ancora tre...

L'acqua non parve mutata. Il veleno stupendo vi entrava con leggere
bolle d'aria. Scoppiavano. La stanza immobile brillava nel vetro fino.

Le ruppe tutte, con deliberata velocit.

Udiva il rumore de' suoi braccialetti.

Prendendo il bicchiere nella mano, volle sorridere, volle dire che
moriva, ma non pot...

Bevve d'un fiato.

Guard i fiori, lo specchio, la vita...

Il bicchiere si ruppe.

       *       *       *       *       *

Cammin in circolo. Si guard i palmi delle mani, le ginocchia, la
stoffa d'oro degli scarpini da ballo che le calzavano i piedi.

Aspettava di sentir nascere in s una profonda ubbriachezza...

Nulla: un bicchiere d'acqua.

Rise.

Le pass davanti agli occhi, nel fumo di una vasta nuvola, quel biondo
vapore che d lo Sciampagna, quando la mano d'un amante alza il
bicchiere...

Nella Citt lontanissima qualcuno suonava il My Blu...

Suonava il My Blu.

Udiva il rumore de' suoi braccialetti.

Travers lo spogliatoio, la camera; si ferm con una specie di paura
estatica vicino al capezzale del letto.

Rimase immobile vicino al ietto.

Ebbe voglia di guardar l'ora; ma non vedeva bene le sfere...

Non vedeva bene le sfere.

Le sembr di perdere l'equilibrio; spinse le due mani su la coltre,
affond nella seta piena di guizzi le falangi che non sentiva quasi
pi... Alz un ginocchio, poi l'altro; si mise carponi sul letto, poi
seduta, poi supina; immerse la nuca nel guanciale, distese le braccia
lungo i fianchi...

Dorm.

E rivide allora stupendamente le girandole di fuoco: Maxima Maximum...
La Revue de l'Alhambra... nel vapore del primo sogno, nel colore di
Parigi la Babelica...

Mimi Bluette... Mimi Bluette!... Era stata la bellezza e la musica,
nuda, su le ribalte maravigliose... Aveva portato, nell'anima
dionisiaca, il dolore della eterna poesia...

Nulla; un bicchiere d'acqua.

E vedeva le perdute carovaniere avventarsi come turbini di fiamme verso
l'antipodo scintillante, laggi, per la terra senza ombra, dove, negli
uragani di sole, con l'iracondo nomade vento il sepolcro cammina...

Il sepolcro cammina.

Era ferma, era lontana, sollevata nel grande miracolo, ravvolta in un
principio di paradiso...

L indietro, nella Citt lontanissima, quasi fuori dalla vita, qualcuno
suonava il My Blu...

Suonava il My Blu.

Le parve, a poco a poco, in una musica, di sentirsi divinamente
baciare...

Ma non poteva esser certa, n rispondere, non poteva capire da chi.

E qualcuno, sul fiore dell'anima, divinamente le diceva nell'amore:
... vous tes ma dernire coupe de Champagne, mon dernier bouquet de
roses... quelle folie!...




  FINE




  _Scritto lontano, con poesia. 1914-1915._

[Illustrazione: DECORAZIONE]

[Illustrazione: DECORAZIONE]

....dove, negli uragani di sole, con l'iracondo nomade vento il
sepolcro cammina...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Bluette, il sole che dormiva ne' tuoi capelli biondi, ora si 
spento. I leggeri fiordalisi che inazzurravano i tuoi profondi occhi
d'innamorata, ora son caduti e son dispersi nel lontano crepuscolo di
quel sole.

Tu, che fosti la musica nella mia vita,--e per lunghi anni la musica
d'amore nella mia vita,--Bluette, mia primavera d'una volta, Bluette,
fiore del mio giardino, meravigliosamente ora te ne vai per la Citt
Stupenda, e vai senza guardare la gente, immobile tu pure, definitiva
tu pure, come quei Nomadi che non hanno pi strada.

Laggi dormirai, nel profumo de' tuoi morti capelli biondi, vicino al
rumore del fiume che avviluppa la Basilica di Francia, laggi, nel
piccolo cimitero parigino, al limitare della Citt Stupenda, su cui
veglia, con la sua cupola d'oro, il Duomo degli Invalidi.

       *       *       *       *       *

Sei stata la pi limpida creatura che mai vidi con i miei occhi di
nomade, sei stata--com' la rosa--ci che nel mondo ha nome poesia; ti ho
portata come un fiore di semplicit, presso e lontano, fino al grande
colore dell'antipodo, nella mia vita camminante.

Le strade vanno; sono il pendo del sepolcro, il colore dell'anima che
si allontana, la tappa d'un ideale che non c'... Le strade sono la
polvere del Tempo:--nient'altro. La polvere di una distanza che non 
mai cominciata, che non finir mai...

Nient'altro.

       *       *       *       *       *

Cos, Bluette, nel mio sogno, tu eri anche la strada.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Ora il tuo feretro se ne va per i quadrivi della Citt Stupenda, e
muore un giorno di primavera su questa Basilica eterna della sovranit
mediterranea.

Tu passi, e non sei che un limpido fiore del mio giardino; tu passi e
non sei che la danzatrice per sempre addormentata nel rumore di Parigi
la Babelica.

Il violino dello zingaro Limka, piangendo, con sommesse musiche, ti
accompagna fino al cimitero.

 un sereno giorno di primavera, e la Citt che ti diede la gloria, in
silenzio ti guarda passare.

Oggi la Grande Rouquine, donna che aveva un passato, per seguirti fino
a Boulogne si  messa un abito nero.

Boblikoff discorre piano con l'efebo Jean Kiki.

Oh, il bel colore che mandano, in questa luce piena di nativit, le
grondaie di Parigi!...

La povera Linette, cameriera dalle calze di voil, ha la faccia tutta
logora di pianto;  stanca, e se ne va piano piano, dando il braccio al
vecchio amministratore, M.r Bollot.

D'improvviso attraversa il cielo un gran profumo di alberi che si
mettono in fiore.  il mese dei tigli; l'aria crepuscolare si gonfia di
profumate vampe.

Jack ti guarda con i suoi chiari occhi pieni di Atlantico.

E Sanderini dice a Fred Chinchilla:--Ah, 'l beau truc! Voil 'l moulin
 caf ed' Path Frres!... Encore du cinma... a biche! S' pas,
Fred?... Mais, si c'est pour un film, j'ai bien 'l titre:--Les bleuets
de Biribi. Moi, comme bleuets, j' prfre ceux d' la Banque ed'
France!... S' pas, Fred?... Pis, vous allez voir: y aura sr que'que
rousto ed' journalisse, qui, dans son paquelard  chantage, m' foutra
sur 'l dos 'l meurtre ed' la divine Bluette...

Ed ancora, tra questa lenta folla che ti accompagna verso il cimitero,
mi sembra quasi di riconoscere alcuna fra le sorelle tue pi distanti.

Al pari della Grande Rouquine, anch'esse portano l'abito nero, e
tacendo aprono su te quegli occhi senza tramonto che hanno le vere
innamorate.

Vlgiti e guarda, Bluette:--In questo giorno di primavera cammina dietro
le tue belle ghirlande il sottile frusco pieno di grazia della
sottana di Manon Lescaut...

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Non questa era, Bluette, l'ora calma e serena per disciogliere il tuo
mazzo di fiordalisi nella primavera della Citt Stupenda.

Ora la gente si ferma sui crocicchi, e poi dice:

Un nome: nient'altro che un nome: anzi un piccolo fiore da mettere sui
capelli di paglia, nei mesi d'estate.

Ma tu eri nata, e gi tu eri, prima che gli Ulani del Vandalo
giungessero a bivaccare con turpitudine su l'orlo della foresta di
Compigne.

Questa Citt cos vasta e cos multanime, che sapeva essere anche
il teatro della tua meravigliosa nudit, oggi  piena di un santo
silenzio; i suoi teatri sono chiusi, come chiusa  per sempre la danza
nelle tue caviglie, Bluette.

Oggi, nelle vie di Parigi, solitario ed umile passa il tuo funerale.

Tu, che rappresentavi nella Citt Dionisiaca il suo divino e glorioso
piacere, oggi sei ferma, e giaci, e puoi traversare la Metropoli che
ti regal tanta fiamma, perch hai portato nell'anima l'amore di Maria
Maddalena.

Sei nata come un fiore selvatico nella dolcissima valle del Po; hai
traversato le bufere di sole che incendiano il terribile Gharb; hai
danzato, sovra un tappeto rosso come il Gubli, la danza del tuo cuore
morto...

Che lunga lunga strada... che infinita malinconia,...

       *       *       *       *       *

Oggi cantano le belle mitragliatrici.

       *       *       *       *       *

Hai cadenzato la musica di due loquele nel profumo de' tuoi fiordalisi;
hai saputo confondere il sogno nell'armonia de' tuoi movimenti, come il
poeta imprigiona la bellezza nelle musiche della eterna Poesia.

       *       *       *       *       *

Oggi cantano le belle mitragliatrici.

       *       *       *       *       *

E Parigi che ha sempre una canzone per la sua camminante bandiera,
Parigi che pu sorridere anche nelle ore d'immortalit, s'incurva su
quella che torna dal rosso delirio affricano, e posa la medaglia di
Laire sul feretro azzurro della Transalpina.

       *       *       *       *       *

Oggi cantano le belle mitragliatrici.

       *       *       *       *       *

[Illustrazione: DECORAZIONE]

Bluette, porterai qualche musica nella trincea che non dorme, dal giogo
bianco dello Stelvio all'onda calma che rispecchia le tragiche finestre
di Miramare.

Vedrai quelli che assaltarono la rupe del Carso formidabile; quelli
che, guadato il fiume, terribilmente vissero nell'inferno di Doberd.

Vedrai quelli che salivano, di notte, senza luna, in gran silenzio, per
scolpire nel granito inaccessibile la storia degli Alpini di Monte Nero.

Forse nei bivacchi di linea, su la piegata erba dei nomadi
accampamenti, la notte, al lume delle torce, scioglierai, danzatrice,
la tua meravigliosa treccia bionda. Porterai, d'inverno, su la neve
dell'Altissimo, l'azzurro profumo che trabocca da' tuoi semplici
fiordalisi...

       *       *       *       *       *

E ti sia perdonato, fra tanta guerra, quel tenue rumore di sciarpe che
produce la tua lievit.

       *       *       *       *       *

Questo  ancora ci che rimane per ultima cosa negli occhi dell'uomo
che non torna: la trasparenza d'un velo sul colore indimenticabile
d'una treccia, gli occhi di un'amante lontana, che innamorata si
addormenta nella musica di una lontana citt...

Questo  ancora ci che rimane, dietro le finestre chiuse, dopo i
grandi cimiteri: un profumo di grembo femminile che far continuare la
vita, che piegher l'ideale dei popoli verso le necessarie cune...

       *       *       *       *       *

Affinch possa il mondo ricominciare ad uccidersi.

       *       *       *       *       *

Oggi cantano le belle mitragliatrici.

[Illustrazione: DECORAZIONE]

[Illustrazione: DECORAZIONE]

...dove, negli uragani di sole, con l'iracondo nomade vento il
sepolcro cammina...




  _Maggio 1916_




  G. d. V.




                        NOTA DEL TRASCRITTORE:


--Corretti gli ovvii errori tipografici e di punteggiatura.





End of the Project Gutenberg EBook of Mimi Bluette fiore del mio giardino, by 
Guido da Verona

*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK MIMI BLUETTE FIORE DEL MIO ***

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Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to
date contact information can be found at the Foundation's web site and
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