The Project Gutenberg eBook, La promessa sposa di Lammermoor, Tomo I (of
3), by Sir Walter Scott, Translated by Gaetano Barbieri


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Title: La promessa sposa di Lammermoor, Tomo I (of 3)


Author: Sir Walter Scott



Release Date: June 7, 2013  [eBook #42881]

Language: Italian

Character set encoding: ISO-8859-1


***START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA PROMESSA SPOSA DI LAMMERMOOR,
TOMO I (OF 3)***


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  [Illustrazione: _La Promessa Sposa di Lammermoor Pag. 67. Tom. 1_

  _F. Tozzi dis. I. Salucci_

  _La Vita del padre, e quella della figlia pareano sul punto di
  essere sagrificate al furore del Toro._]




                           LA PROMESSA SPOSA
                                  DI
                              LAMMERMOOR

                   O NUOVI RACCONTI DEL MIO OSTIERE

                         RACCOLTI E PUBBLICATI
                       DA JEDEDIAH CLEISHBOTHAM
                   MAESTRO DI SCUOLA, E SAGRESTANO
                   DELLA PARROCCHIA DI GANDERCLEUGH

                             VOLGARIZZATI
                           _DAL PROFESSORE_
                           GAETANO BARBIERI


                               _TOMO I._



                                FIRENZE
                        TIPOGRAFIA COEN E COMP.
                               MDCCCXXVI.




_GLI EDITORI_


_Il generale entusiasmo con cui vennero accolti gli scritti del
celebre romanziere della Scozia mostrano bene che s'ingannavan coloro
che proscriveano i romanzi indistintamente._

_Questa voce romanzo, che suonava nella sua origine, scritto leggiadro
e sensibile degenerata pe' mali scrittori in significato di
sentimentale esagerazione divenne sotto WALTER SCOTT quello di
descrizione vera e caratteristica delle comuni passioni, ed ecco la
cagione unica dell'incontro che ebbero le opere di questo scrittore._

_Varii sono i buoni romanzi, pochi i mediocri; ma niuno ve ne ha che
esser possa come romanzo anteposto a quelli di cui ora siamo per dare
la completa edizione._

_Modell WALTER SCOTT i suoi personaggi dalla natura medesima; le loro
avventure suonano tutte del naturale andamento delle loro operazioni,
le loro angustie sono le vere figlie delle passioni, onde sono
commentati, i piaceri; le pene, le traversie, le ansiet vestono tutte
il vero carattere della natura, ed ogni lettore  costretto a dire, io
pure in pari caso avrei fatto lo stesso; se in qualche parte si
discost dalla storica verit  questa una licenza ad ogni poeta
permessa, molto pi al romanziere._

_Ma la verit de' caratteri, la viva pittura delle passioni, la
naturalezza degli avvenimenti tutto costituisce questo autore pel
primo nel suo genere, e forse per l'ultimo, giacch pu agl'ingegni
peregrini ed originali applicarci quel celebre detto del Ghibellino._

    Natura il fece e poi ruppe la stampa.

_Affidati a questa opinione ci siamo prefissi di dare un'edizione
completa delle opere dell'autore medesimo da colta penna in italiano
tradotte, avvisandoci non senza ragione che ci sapranno i nostri
compatriotti buon grado di aver loro facilitato la lettura di opere
che portano al tempo stesso ad appagare lo spirito e il cuore._




LA PROMESSA SPOSA DI LAMMERMOOR




CAPITOLO PRIMO.

    " Sol per metade trionfossi. -- A terra
    "Cadde il nemico,  ver; ma pi feroce,
    "Se di risorger dalla polve il destro
    "Gli concediam, rinover l'assalto."

                           _Shakespeare._


In una gola delle montagne che fiancheggiano le fertili pianure del
Lothian orientale, innalzavasi nell'et scorsa un ragguardevole
castello, del quale oggid non si scorgono che le rovine, ed 
chiamato Ravenswood; nome che era pur quello della famiglia de'
proprietarj del luogo, antichissimi e bellicosi, e un d possenti
baroni, congiunti per parentela ai Douglas, agli Hume, agli Swinton,
agli Hays, e alle famiglie pi distinte di quelle vicinanze. La storia
de' ridetti baroni e delle illustri lor geste, commemorata negli
Annali della Scozia, si confondea spesse volte colla storia medesima
di questo reame. Il castello di Ravenswood tenea, e pu dirsi quasi,
signoreggiava una valle che disgiunge la contea di Berwick, o il paese
di Merse, come chiamavasi un giorno la parte di Scozia situata a
scilocco, ed il Lothian; onde essendo fra le piazze rilevanti in tempo
cos di guerre cogli stranieri, come di civili discordie, fu spesse
volte soggetto a vigorosi assedj e ostinatamente difeso, per lo che
assicur una sede onorevole nella storia ai suoi possessori.

Ma non essendovi in questo sublunare globo cosa che sia immune da
cambiamenti, le proprie vicende ancora avea sofferte la casa di
Ravenswood, che scese in singolar modo dall'antico splendore verso la
met del secolo decimosettimo; epoca di quella politica vicissitudine,
per cui Giacomo II perd il trono della Gran Brettagna. Allora
l'ultimo proprietario del castello di Ravenswood si vide costretto ad
alienare l'antica signoria de' suoi maggiori per ritirarsi in una
solitaria torre, che, sorgendo sulla sterile costa situata fra
Saint-Abs-Head e il villaggio di Eyemouth, dominava l'Oceano
germanico, i cui flutti cos sovente agitati dalle tempeste, andavano
contro le mura di questa torre ad infrangersi. I dominj che ricigneano
il nuovo soggiorno del Lord caduto in bassa fortuna, stavansi in
alcuni pascoli di scadente qualit, ed era pur quanto di tutto l'avito
patrimonio gli rimanea.

Il ridetto lord non seppe piegar lo spirito alla cambiata sua
condizione, e nella guerra civile del 1689, avendo parteggiato per la
fazione pi debole, bench non venissero pronunziate contr'esso n
sentenza capitale, n confiscazione di beni, fu per privato delle
prerogative e de' titoli di nobilt, onde, sol per un riguardo di
cortesia, continuava a chiamarlo milord chi in colloquj col medesimo
s'intertenea.

S'ei non era l'erede de' possedimenti dei suoi maggiori, ne avea del
certo mantenuto tutto l'orgoglio, e l'indole turbolenta; e nudriva
mortale astio contra un certo tale da cui credea derivategli tutte le
sventure di sua famiglia. Era questi l'uomo medesimo divenuto in quei
giorni proprietario del castello di Ravenswood e delle sue pertenenze,
che il vero rappresentante della famiglia Ravenswood dov, costretto
dal bisogno, cedere ad altri. Il novello possessore non contando aviti
fasti, quanti i possessori antichi potean vantarne, dovea solamente
alle ultime guerre civili la propria fortuna e la prevalenza di cui
nelle cose dello Stato godea. Incamminatosi nella via forense sin
dalla prima giovinezza, s'innalz ad eminenti cariche nella
magistratura, e avea fama d'uom tale che sapesse pescare assai bene in
acqua torbida profittando delle fazioni che teneano il regno in
trambusto; nella qual cosa potea meglio riuscire in un paese, come la
Scozia, posto sotto il governo di una autorit delegata. Gli si
attribuiva parimente tutta l'accortezza necessaria ad ammassare
considerabili ricchezze in mezzo alle rovine degli altri, e ad
aumentare per tutte le possibili vie il nuovo retaggio di cui sapeva
apprezzar l'importanza, e valersene per dilatare l'acquistata
preponderanza politica.

Un personaggio fornito di tali abilit, a cui non mancavano vie per
porle in opera, era un formidabil nemico per un uomo impetuoso e
imprudente qual mostravasi Ravenswood. Se avesse, o no, prestati
legittimi motivi ad una tal nimist, era un punto tuttavia contestato.
Chi sostenea che la mala intelligenza tra esso e l'antico padrone del
feudo avesse per sola cagione l'animo vendicativo e astioso dello
stesso Ravenswood, il quale non sapesse comportare che i dominj e il
castello de' suoi maggiori fossero passati fra le mani d'un altro,
bench, i fautori di tale opinione aggiugneano, una vendita giusta e
legittima avesse dato luogo a tal cambiamento di possessori. Ma la
maggior parte del pubblico, composta di gente altrettanto proclive a
denigrar la fama del ricco lontano, quanto ad adularlo presente,
portava un giudizio assai pi favorevole al vecchio Ravenswood.
Dicevano che il lord Cancelliere (ser Guglielmo Asthon a questa
distintissima dignit era pervenuto) diceano che il lord Cancelliere,
prima di divenire assoluto padrone del dominio di Ravenswood, aveva
avuto vistosi negozj d'interesse coll'antico feudatario; poi metteano
in problema (ma all'orecchio un dell'altro, e non attentandosi a
scioglierlo) a qual delle due parti, trattandosi di affari d'interesse
tanto implicati, dovessero aver fruttato meglio i negozj, se all'abile
politico e giureconsulto, cui inoltre la natura aveva fatto dono di un
imperturbabile sangue freddo, o se all'uomo impetuoso e imprudente che
parea nato fatto per correre a chius'occhi in quanti trabocchelli la
malizia avesse stimato bene di preparargli.

Lo stato de' pubblici affari rendeva anche meno inverisimili tali
sospetti. _In illo tempore non erat rex super Israel._ Dopo che
Giacomo VI per aggiugnere al suo capo la pi ricca e potente corona
dell'Inghilterra, avea in questo regno trasferita la sua dimora, si
erano manifestate diverse opposte fazioni fra i primarj Nobili della
Scozia, che a vicenda dominavano da sovrani il lor paese; e questa
vicenda di sovranit dipendea dal buon esito delle sorde pratiche, or
dall'uno, or dall'altro di loro adoperate presso la corte di S. James
per farsi delegare l'autorit del monarca. I mali derivanti da un tale
sistema di governo poteano assomigliarsi a quelli che affliggono i
contadini d'Irlanda, coltivatori di fondi, ove non soggiornano i
proprietarj, e soggetti quindi all'arbitrio d'interessati fattori.
Laonde fra le persone a mano a mano depositarie dell'autorit
generale, non se ne vedea mai una, i cui interessi colla popolazione
le fossero comuni, o alla quale l'uomo oppresso da una tirannide
subalterna potesse appellarsi per ottenere grazia, o giustizia.
Comunque indolente e parziale a se stesso, comunque proclive ad atti
arbitrarj possa dimostrarsi il principe in una temperata monarchia, i
vantaggi di lui sono s evidentemente collegati con quelli dei
sudditi, e le sinistre conseguenze che deriverebbero da un abuso di
autorit, s chiare ed inevitabili, che non abbisogna di trascendente
politica, o di straordinario ingegno per avvedersi, come un'eguale
distribuzione della giustizia sia ad un tempo il pi saldo sostegno
del trono. Per tal motivo, quegli stessi principi che tirannicamente
si comportarono e tutti i diritti arrogaronsi, generalmente parlando,
furono rigidissimi nell'amministrar la giustizia, tutte le volte che o
le private passioni, o la necessit di mantenersi in quella possanza,
dal cammin retto non li distolsero.

Ma altrimenti  la cosa l dove i poteri della sovranit vengono
delegati al capo di una fazione aristocratica, che vede, nel capo
della fazione opposta alla sua, un rivale sollecito ad ogn'istante
d'impacciarlo e superarlo nell'arringo dell'ambizione. Quasi per
necessit, questi adopera il tempo dei suoi labili e pericolosi
godimenti a farsi partigiani, a dilatare la sua preponderanza, ad
opprimere e mettere fuor di battaglia i nemici. Persino
Aboul-Hassan[1], il pi disinteressato di tutti i vicer, non
dimentic, nel suo califfato di un giorno, d'inviare alla propria
famiglia un donativo di mille piastre d'oro. Delle stesse vie per
ricompensare i lor partigiani si valsero, nei tempi di cui favelliamo,
i governanti della Scozia, debitori della propria possanza a quella
della fazione alla quale servivano.

  [1] Quel tapino imbriaco delle Novelle Arabe, che il Califfo
  fece trasportare ne' proprj appartamenti, e a cui svegliandosi
  fu dato a credere starsi in lui tutta l'autorit dello Stato.

Soprattutto l'amministrazione della giustizia da questa schifosa
parzialit vedeasi viziata. Eravi appena un affare di qualche entit,
nel definire il quale i giudici non sentissero il predominio di
personali riguardi; e sapean s poco resistere alla tentazione di far
servire a questi riguardi i proprj impieghi, che a que' giorni correa,
generalmente, quanto scandalosamente in proverbio _Dimmi chi move la
lite, e io ti dir chi ha ragione_. Questo genere di prevaricazione ne
conduceva un altro d'indole ancora pi odievole. Quel giudice, che in
pi circostanze, avea date prove di valersi della carica o per
favorire un amico, o per nuocere ad un avversario, e che le sentenze
fondava unicamente sulla base delle sue massime politiche e de' suoi
vincoli di amicizia, o di parentela, potea, senza commettersi un
giudizio troppo temerario, essere creduto non inaccessibile a motivi
di un interesse pi sordido; laonde si pens che la borsa dell'uomo
facoltoso, cadendo pi d'una volta sulla bilancia della giustizia,
facesse pesar meno le ragioni del povero, dalla nuda equit invigorite
soltanto: e a questa opinione aggiugnevano fondamento i cherci del
tempio di Temi, che al certo non mostravano faccia tosta a chi cercava
corromperli. E sacchetti di danaro, e vasellami d'argento venivano
spediti agl'impiegati regj a fine di ottenere le conclusioni che si
desideravano, n si avea tampoco il pudore, osserva uno scrittore
contemporaneo, di coprire col velo del mistero pratiche cos indegne.

In simili tempi, non potea dirsi un mancare affatto alla carit il
supporre che un uomo di Stato, vissuto sempre fra i tribunali, membro
possente di una fazione vittoriosa, avesse immaginati e posti in uso
diversi stratagemmi opportuni a sopraffare un avversario men abile e
caduto in disgrazia. E que' medesimi ancora, i quali, giudicando pi
indulgentemente ser Guglielmo Asthon, ne avessero supposta la
coscienza cos timorata da sentire avversione a vantaggi venutigli per
tal via, non si mostravano ritrosi a credere che l'ambizione del
medesimo e la sete, in esso continua, di aumentare il suo credito e il
suo patrimonio, trovassero fortissimi stimoli nelle giornaliere
esortazioni di una moglie, indubitatamente meno scrupolosa di lui.

Lady Asthon discendeva da una famiglia pi distinta di quella del
nostro lord Cancelliere, circostanza che ella non mai trascur,
all'uopo di mantenere e di accrescere il predominio del marito sugli
altri, e il proprio sopra il marito; tal era almeno l'opinione
generale, e, a quanto credesi, ben fondata. Cotesta donna, gi stata
bella, conservava tuttavia un portamento nobile e dignitoso. Avendo
sortito e ingegno, e violente passioni dalla natura, impar
dall'esperienza a giovarsi di quello per nascondere queste, poich
moderare non le sapea. Scrupolosa e severa nell'osservare le forme,
almeno esterne, della religione; splendida, ed anche ostentatamente,
nell'adempire gli atti di ospitalit; con un tuono e modi gravi,
nobilmente imponenti, e sottomessi alle pi strette regole
dell'etichetta, si conformava ai modelli pi usitati in quei d nella
Scozia; e quanto alla fama del suo pudor matronale, nemmeno un alito
di calunnia avea tentato appannarla. Pure, a malgrado di tante belle
prerogative atte a conciliarle rispetto, rare volte parlavasi con
sentimento d'affezione di lady Asthon. L'interesse per la sua
famiglia, se non era per lei medesima, si manifestava con troppa
evidenza qual motivo impellente delle sue azioni, perch il pubblico,
inclinato anzich no a malignare, non se ne accorgesse, o si lasciasse
abbagliare da esterne apparenze. Ognun vedeva, ognun capiva, che in
tutti i complimenti, in mezzo agli atti della pi gentile urbanit, la
nostra matrona non si distogliea dal suo scopo pi di quanto se ne
distolga il falco che, adocchiata la preda, le va girando intorno pel
vano dell'aere; d'onde avveniva che le persone eguali a lei ne
riceveano le cortesie con un sentimento di esitazione confinante assai
col sospetto, e gl'inferiori, non meno incerti de' primi, sentivano
inoltre una tal quale impressione di timore; impressione utilissima
per vero dire ai fini della Milady, siccome un mallevadore della
compiacenza servile con cui queste persone sarebbero state pronte a
secondarla nelle sue brame, o, a dir meglio, della implicita
obbedienza che ad ogni suo comando avrebbero prestata. Ma questa
impressione medesima ch'ella destava, le era sott'altro aspetto
pregiudicevole, perch inconciliabile co' sentimenti della stima e
dell'amicizia.

Lo stesso marito, sull'animo del quale per ingegno e accortezza ella
si era acquistato tanto potere, la vedea un po' pi, dicesi,
coll'occhio di chi rispetta e paventa che di marito affezionato per
tenerezza. Evvi pur taluno che pretende esservi stati certi momenti in
cui gli sembr che l'onore di un tal parentado, acquistato a prezzo di
domestica schiavit, fosse troppo caramente pagato. Questo per era
meramente un sospetto, anche difficile da verificarsi, perch lady
Asthon, gelosa delle convenienze del marito, quanto delle proprie, non
ignorava ch'egli avrebbe fatto cattiva comparsa agli occhi del
pubblico col farsi vedere lo schiavo della moglie. Quindi in tutte le
circostanze, citava l'opinione del consorte, siccome infallibile, e
portava al giudizio di lui ogni appellazione, e lo ascoltava con
quell'aria di deferenza addicevole ad una sommessa moglie verso un
marito insigne per grado e carattere, qual si era il lord Cancelliere.
Ma in mezzo a tutta questa armonia, eravi qualche cantino che sonava
falso e scordato; onde a coloro che esaminavano la felice coppia con
occhi pi attenti, e fors'anche maligni, parea cosa chiara, che la
moglie, altera per indole, superba della sua nascita, e nonostante
divorata da una sete insaziabile di maggiore ingrandimento, guardasse
il marito alquanto dall'alto al basso; e che nel marito maggiori
dell'amore e dell'ammirazione fossero il timore e il rispetto verso la
moglie.

Nondimeno, lo scopo delle brame di ser Guglielmo e di lady Asthon
essendo il medesimo, non mancavano di adoperarsi, di concerto, se
affettuosamente non era, per giungervi, e di mostrarsi scambievolmente
quei riguardi ch'entrambi vedeano necessarj a cattivarsi il rispetto
del pubblico.

Di molta prole che aveano avuta, rimaneano loro solamente tre figli.
Il primogenito, nel tempo di cui scriviamo, viaggiava sul Continente.
Veniva indi una giovine pervenuta al diciassettesimo anno, e per
ultimo un giovinetto di quattordici anni, che rimanea co' suoi parenti
a Edimburgo nel tempo dell'adunata del Parlamento e del Consiglio
privato, e il resto dell'anno nel castello gotico di Ravenswood, che
ser Guglielmo aveva arricchito di nuovi edifizj fabbricati secondo il
gusto architettonico del secolo decimosettimo.

Allano, lord Ravenswood, antico proprietario di questo antico edifizio
e dei dominj considerabili che ne dipendeano, dur a lungo nel fare
una inutile guerra al suo successore, traendolo a mano a mano con
varie liti dinanzi a tutti i tribunali della Scozia, ove furono
ventilati e tornati a ventilare tutti i punti di contestazione
dipendenti dai lunghi e implicati negozj che le due parti avevano
avuti insieme, e sempre giudicati, secondo il costume d'allora, a
favore del litigante pi ricco e pi accreditato. La morte sola,
citando al supremo di tutti quanti i tribunali lord Ravenswood, pose
termine a tal sequela di liti. Aveva Allano trascorsa fra continue
inquietudini la sua vita, quando improvvisamente ne ruppe il filo un
impeto d'impotente furore, cui si abbandon nell'udire il cattivo
successo dell'ultima fra le liti mosse al suo potente avversario,
raccomandata forse meglio ai principj di equit naturale, che ad un
chiaro testo di legge. Il figlio unico di Allano Ravenswood accolse
gli estremi aneliti del padre moribondo e gli ultimi accenti, che
furono maledizioni mandate all'avversario, e quasi trasmesse qual
legato di vendetta all'erede, in cui la sete di ottenerla (oltrech
questa passione pu dirsi vizio dominante del carattere scozzese) da
diverse altre circostanze venne aumentata.

In una mattina di novembre, nell'ora in cui le rocce sovrastanti
all'Oceano appaiono tuttavia di vapori folti coperte, le porte della
vecchia torre cadente in rovina, ove lord Ravenswood avea passati gli
ultimi anni della sua vita si spalancarono per dare uscita alle
spoglie mortali del defunto, che venivano trasportate al luogo ultimo
di lor dimora, dimora ancor pi tetra e squallida dell'antica. Le
pompe cui da tanto tempo era divenuto peregrino quel Lord nell'atto di
congedarlo per sempre all'obblio, ricomparvero, ma a guisa di lampo.

Un grande numero di bandiere, su cui stavano effigiate le armi e le
imprese di quest'antica famiglia, e di tant'altre alle quali era
congiunta di sangue, vedeansi dispiegate, e si seguivano in funebre
processione passando sotto l'arco della porta che conducea fuor della
torre. Tutta la Nobilt del paese, imparentatasi da pi secoli co'
Ravenswood, vi si era assembrata per prestare gli estremi onori al
defunto; vestiti di gramaglia e in lunga cavalcata, marciavano
lentamente, siccome  l'uso in una cerimonia tanto solenne, e ne
regolavano il passo i lenti e lugubri squilli delle trombe che di velo
nero parimente eran coperte. Immensa folla d'abitanti dei dintorni, di
ogni et e sesso, formavano il retroguardo, e s lunga era la fila,
che appena gli ultimi uscivano dalla porta della torre, quando i primi
trovavansi all'ingresso della cappella, entro cui i defunti della casa
di Ravenswood solevano esser sepolti.

Contro l'uso, ed anche contro il testo della legge, stava a ricevere
la comitiva un ecclesiastico inglese in cotta, e preparavasi a
celebrare le esequie al defunto giusta il rito anglicano. Tale brama
negli estremi del viver suo aveva manifestata lord Ravenswood, e la
fazione de' Tori o Cavalieri, come ostentatamente nomavansi, composta
in gran parte di amici e partigiani del Lord, erasi di tutto buon
grado prestata a secondarla, anche per fare uno sfregio alla parte
degli antagonisti. Ma la Chiesa presbiteriana avvertita della
cerimonia che stava per celebrarsi, e riguardandola come insulto alla
propria autorit, si era volta al lord cancelliere perch a ci
mettesse l'ostacolo d'un suo comando. Laonde, quando il prete apriva
il suo rituale, un ufiziale di giustizia seguito da alcuni armigeri
gl'intim la proibizione di procedere oltre.

Il quale insulto commosse ad indegnazione tutta quella assemblea, e
soprattutto il figlio del defunto, Edgardo, giovine di circa venti
anni, comunemente nomato il Sere di Ravenswood. Portata la mano
all'elsa della sciabola, disse all'ecclesiastico di continuare ad
ufiziare senza scompigliarsi, e al messo della Giustizia di badar bene
che non gli tornasse una seconda volta il prurito d'interrompere
quella funzione. Volea insister l'altro adducendo l'obbligazione sua
di adempiere gli ordini ricevuti; ma cento sciabole che, sguainate nel
medesimo tempo gli scintillarono agli occhi, lo fecero accorto della
necessit di limitare ogni suo atto ad una protesta contro l'atto di
violenza, per cui gli era impedito eseguire le proprie incumbenze; e
rimase spettatore della cerimonia funebre che era venuto quivi per
disturbare; ma il contegno cupo e minaccevole che egli mantenne,
sembrava dire: "incauti, maledirete il giorno che usaste meco in tal
guisa!"

Perch questa scena non ebbe ella il pennello di un abile artista che
la ritraesse? Sotto le volte di quella casa della morte, il prete
spaventato dallo spettacolo che gli stava dinanzi gli occhi, e
tremebondo per la propria sicurezza, leggeva, in fretta e di mala
voglia, le solenni preci della Chiesa. Schierati intorno di esso e
silenziosi i parenti del morto, davano a divedere pi disdegno che
duolo, e quelle loro sciabole sollevate faceano un bizzarro
chiaroscuro alle gramaglie che le coprivano. Unicamente ne' lineamenti
del giovane scorgeasi che il risentimento cedeva alcun poco
all'intenso affanno di vedere il pi prossimo di tutti i congiunti,
quasi il solo degli amici che avesse, in atto di entrar nella tomba
de' suoi maggiori.

Anzi un de' parenti lo vide impallidire oltre misura, quando finita la
cerimonia, fu ora di calar entro la fossa la bara, di cui Edgardo,
come pi prossimo consanguineo, dovea sostenere un canto, giusta l'uso
che prevalea nella Scozia. Avvicinatosi al giovane questo parente, gli
si offerse per adempiere invece di lui un uffizio cos penoso e
lagrimevole. Ma con un tacito gesto avendolo Ravenswood ringraziato,
comp con fermezza l'estremo dovere che il filial rispetto imponeagli.
Collocata sul sepolcro la lapide, venne chiusa la porta della
mortuaria cappella, e consegnatane la pesante chiave ad Edgardo.

Nell'uscirne questi, si ferm sui gradini, volgendo tali detti agli
amici: "Signori, voi avete tributati gli ultimi ufizj al morto vostro
parente in una guisa poco ordinaria. Que' funebri onori che in tutti
gli altri paesi concedonsi al pi oscuro fra i cittadini, sarebbero
stati negati quest'oggi al cadavere del vostro congiunto, non uscito
certamente da una delle ultime famiglie scozzesi, se il vostro
coraggio non gli avesse al medesimo assicurati. Gli altri
seppelliscono i loro morti in un silenzio rispettoso, e nei loro volti
scorgonsi soltanto il cordoglio e le lagrime; noi invece, noi abbiamo
veduto i nostri funerei riti disturbati dalla presenza degli ufiziali
di giustizia e della forza armata. Il dolore che dovevamo alla memoria
del personaggio compianto, ha fatto luogo al sentimento di un giusto
sdegno. Ma io so bene da qual turcasso venne la freccia che ne ha
trafitti. L'uomo solo che scav la tomba a mio padre, ha potuto
volerne disturbare le esequie; e Dio mi gastighi, se io non vendico,
sopra questo uomo e sopra la sua casa, le persecuzioni e le calamit
che sopra la mia famiglia ha condotte!"

La maggior parte de' circostanti applaudirono questo discorso, come la
verace espressione di un giusto risentimento; ma alcuni altri di pi
fredda indole, e pi avvezzi a calcolare, si dolsero perfino che
l'erede di Ravenswood avesse parlato in tal guisa. Essendo egli troppo
debole per affrontare palesemente ser Guglielmo, temettero che tali
inconsiderate parole cambiassero il segreto rancore del secondo in
un'aperta nimist. Ci nonostante gli effetti, almeno immediati, non
giustificarono i lor timori.

Torn alla torre il corteggio, per bere copiosamente ad onore del
morto; costume sol da poco in qua abolito nella Scozia. La casa del
dolore divenne teatro di gioie convivali, e rintron dello strepito
dell'ebbrezza per ogni banda; laonde l'erede dell'uomo le cui ceneri
si onoravano in modo s stravagante, spese a ci oltre a due anni di
rendita del suo misero patrimonio. Ma tale era l'uso; e il non
uniformarvisi sarebbe stato un contrassegno di poco rispetto alla
memoria del defunto, e di poco riguardo agli amici che gli
sopravvivevano.

Erasi adunque apparecchiato un banchetto splendido pi di quanto lo
comportasse lo stato del nuovo rappresentante dei Ravenswood.
Dispensavasi senza parsimonia il vino sulla mensa, che nel salone
della torre fu imbandita pei parenti e per gli amici del morto.
L'_ala_ e il _porter_ si traccanavano in cucina dai contadini del
fondo; intanto che in mezzo al cortile sgorgava dalle botti la mezza
birra per contentare il rimanente del volgo. Non and guari che tutte
quelle teste entrarono in effervescenza, tranne quella del Sere di
Ravenswood, che cos persistevasi a nominarlo ad onta del decreto che
come reo di Stato digrad il padre suo. Avendo egli solo serbata la
calma della ragione, inumidiva appena il labbro alla tazza del convito
nel passarla in giro agli altri che la votavano e riempievano
prestamente, pronunziando mille imprecazioni contra il lord
Cancelliere, e mille proteste di affezione al giovine Sere e alla sua
famiglia. Egli le ascolt taciturno e con cupo e pensieroso contegno,
riguardandole giudiziosamente come figlie dell'entusiasmo, n fatte
per durare pi lungamente di quelle leggieri bolle che s'innalzano
all'orlo del nappo, quando vi si versa un liquore spiritoso, o
permanenti tutt'al pi quanto il fervor delle menti che i fumi del
vino aveano prodotto.

Votato l'ultimo fiasco, i convitati salutarono il nuovo proprietario
della torre, rinovandogli vive proteste d'amicizia che alla domane
avrebbero dimenticate: se pur non vi fu taluno tra coloro che ne
largheggiarono, il quale trovasse necessario alla propria sicurezza il
ritrattarle in solennissima forma il d successivo.

Ravenswood, dopo aver ricevuti tali congedi con un sentimento di
sprezzo che pot appena nascondere, vide finalmente la sua torre
liberata da questa turba di ospiti, la maggior parte allettati dalla
speranza d'un buon banchetto, anzich da desiderio di dar prova del
loro riguardo verso il defunto, e ritornando nel salone del convito,
gli parve doppiamente deserto, a motivo del silenzio che era succeduto
al tumulto regnatovi fino allora. Ma si empi invece di fantasmi che
l'immaginazione di Ravenswood non fu tarda a crearsi. Lo splendore
della casa, offuscato dalla sentenza disonorante di cui favellammo
poc'anzi, un retaggio splendido altre volte, or ridotto al nulla,
tante belle speranze distrutte; il trionfo della famiglia che aveva
perduta quella dei Ravenswood: tutto ci doveva offerire un vasto
campo di meditazioni ad una mente cogitabonda, e per natura disposta
alla tetraggine; e di fatto il nostro giovane si abbandon a queste
meditazioni tanto pi facilmente, perch non v'erano oggetti che nol
potesser distogliere.

Stanno tuttavia le rovine di questa torre in sulla cima della roccia,
cui fanno continua ed impotente guerra l'onde del mare, e diventa ora
soltanto abitazione della civetta e del mergo; e il contadino
additandole ai passeggieri, narra che in quella notte fatale il sere
di Ravenswood, vinto dalla disperazione evoc qualche spirito maligno,
il cui pernicioso influsso regol il rimanente corso della vita di
questo infelice. Ma oim! qual maligno spirito  pi da temersi delle
nostre passioni, se incautamente ad esse ci abbandoniamo?




CAPITOLO II.

    "Se nel tirare a segno  s perfetto,
     "All'erta! disse il Re. Non me la sento
     "D'aspettar che gli venga un d il talento
     "Di far bersaglio ai dardi il nostro petto."

                                 _William Bell._


Nella mattina successiva, l'ufiziale di giustizia, di cui vedemmo
essere tornata vana l'autorit per impedire la celebrazione de'
funerali, si trasfer, senza perder tempo, alla casa del lord
Cancelliere per ragguagliarlo de' motivi, pe' quali egli non pot
eseguire la commissione statagli affidata.

In quell'ora, il nostro uomo di Stato era nella vasta sala che serv
un giorno ai conviti nel castello di Ravenswood, e divenutane, sotto
il nuovo proprietario, biblioteca. Gli stemmi feudali dell'antico
signore vedeansi tuttavia scolpiti sulla soffitta e sui fregi di essa,
che erano di castagno di Spagna, e dipinti sulle lastre delle
finestre, per traverso alle quali il sole levandosi vibrava i raggi
contro i lunghi ordini delle assi della scanzia che inarcavansi sotto
il peso delle collezioni di codici e di comenti intorno alle leggi; a
questi si univano alcune storie scritte per mano di frati; e
consisteva in esse la parte pi copiosa e apprezzata della biblioteca
di uno storico scozzese: sulla grande tavola a cui stava seduto
scorgeasi un affastellato miscuglio di lettere, di istanze, di
rapporti, nell'esame de' quali le delizie e le molestie della vita di
ser Guglielmo Asthon erano poste.

Di grave ed anche nobile fisonomia, avea contegno quale addicevasi ad
uomo insignito di una fra le pi rilevanti cariche dello Stato, talch
i suoi difetti a primo aspetto non apparivano. Facea mestieri ad un
estraneo l'avere seco lui un colloquio, e lungo, ed intrinseco, e
sopra argomenti incalzanti che immediatamente ferissero personali
interessi, per discoprire quanto ei fosse vacillante ed incerto nelle
sue deliberazioni, irresoluto nelle massime: quanto pauroso sempre di
mancar di prudenza e riguardi: quanto dissimulato per principio
d'orgoglio, ed anche di politica, perch sapendo in propria coscienza
come si lasciasse spesse volte vincere da motivi che non dovrebbero
essere ad un magistrato di verun peso, avea continuo timore che gli
altri se ne accorgessero.

Ascolt, dando a dividere il massimo sangue freddo, l'esagerata
narrazione che il messo di giudicatura gli fece sulla scena accaduta
in ordine alle esequie di lord Ravenswood e al disprezzo che mostrato
erasi per l'autorit del gran Cancelliere, e per quella della Chiesa e
dello Stato. Ma non parve che molto il commovesse un tale racconto, e
nemmeno, comunque con tutta fedelt ripetute, le espressioni
ingiuriose e minaccevoli contro la persona del gran Cancelliere, usate
dal giovine Edgardo e da alcuni amici di questo. Serb la medesima
tranquillit, quando questo ministro gli ridisse tutto ci che avea
potuto raccogliere sulla natura de' brindisi fatti durante il convito,
e de' patti di lega che lo terminarono. Ci non pertanto not
esattamente tutte le ascoltate cose, non dimenticando farsi indicare i
nomi di tutti coloro che avrebbero potuto utilmente essere citati per
testimonj, sempre che egli avesse trovato opportuno il tener dietro a
questa bisogna. Rimand poscia il delatore, rimanendo pago in suo
animo di trovarsi fin d'allora padrone e del poco retaggio che restava
al giovine Ravenswood, e, all'uopo, della libert del medesimo.

Partito costui, il lord Cancelliere si stette per alcuni istanti
immerso in profonde meditazioni. Levandosi poi d'improvviso,
incominci a far grandi passi lungo la sala com'uomo in procinto di
prendere serie risoluzioni. "Il giovine Ravenswood  mio! finalmente
egli disse:  mio! mi si  dato fra le mani, e converr che il ramo
pieghi, o si rompa. Oh! non ho mica dimenticato con quale ostinazione
ferma e continua il padre di costui mi abbia disputato palmo a palmo
il terreno dinanzi a tutti i tribunali di Scozia. Non ho mica
dimenticato con quale arroganza disdegn tutti i partiti
d'accomodamento che gli feci, o come tentasse di rovinarmi nella
riputazione, quando vide che, in via giuridica, io stava dietro a una
torre. Questo figlio rimasto dopo di lui, questo giovine Edgardo,
questo pazzo insensato ha fatto naufragio prima di uscire del porto.
Convien dunque impedire che qualche ritorno di grosso fiotto non lo
aiuti a rimettersi in mare. S; la scenetta accaduta, purch la si
dipinga come va agli occhi del Consiglio privato, pu essere definita
un atto di sommossa, di vera ribellione contro le autorit civili ed
ecclesiastiche. Pu multarsi con forte ammenda chi ne  stato il capo;
vi  anche luogo a farlo custodire nella rocca di Edimburgo, o nel
castello di Blackness. Chi sa che sopra qualcuna delle espressioni
sfuggitegli non si potesse anche fondare un'accusa di alto
tradimento?...... Per, Dio mi guardi dallo spingere le cose s in l!
No, non ne far nulla; voglio rispettare i suoi giorni, quando anche
fossero nelle mie mani......... ma, pensiamoci anche un momento;
s'egli vive, e se gli affari pubblici prendessero mai un andamento
diverso, che cosa succederebbe? Non potrei io trovarmi alla necessit
di restituire..... o fors'anche essere vittima della sua vendetta? Gi
so che il vecchio Ravenswood era giunto a farsi promettere protezione
dal marchese di Athol; ed ecco adesso il figlio, che, solo e con
quella tenuissima prevalenza che ha, cerca suscitarmi contro una
fazione. Oh! non v'ha dubbio; se costui vivesse sarebbe uno stromento
opportunissimo nelle mani di coloro che vorrebbero un cambiamento
politico di amministrazione."

Agitato da queste idee il politico mestatore, e cercando persuadere a
se stesso che era necessario alla propria sicurezza e a quella de'
suoi amici l'approfittarsi, per perdere il giovine Ravenswood,
dell'occasione dallo stesso giovine somministratagli, corse al suo
studio, e si accinse a comporre il rapporto con cui doveano essere
notificati al Consiglio tutti gl'inconvenienti accaduti alle esequie
di lord Ravenswood. Ei sapea che il fatto di sua natura accenderebbe
di sdegno i suoi colleghi nel Consiglio, e sperava che essendo odiosi
ai medesimi anche i nomi degli altri colpevoli, si sarebbero risoluti
a dare un esempio sul figlio del morto Ravenswood, almeno _in
terrorem_.

Gli era d'uopo ci non pertanto usar di molta accortezza nella scelta
delle espressioni, affinch la reit degli accusati apparisse con
evidenza agli occhi di ognuno, senza che paresse il suo rapporto una
formale denunzia; la qual cosa potea rendere sospette ed odiose le
asserzioni di ser Guglielmo Asthon, antico antagonista del padre di
Edgardo. Intanto che in questo suo componimento s'infervorava cercando
accuratamente i termini pi acconci a diffamare, salvo le indicate
cautele, il povero Edgardo gli accadde, nel meditare una frase, di
alzare gli occhi verso gli stemmi della famiglia, contro l'erede della
quale stava allora arrotando il ferro della legge. Gi abbiam detto
poc'anzi che questi stemmi erano scolpiti in molte parti della
soffitta di quella sala. Presentavano essi una testa di bue nero colla
impresa: _Aspetto il momento_. Il motivo per cui la famiglia di
Ravenswood adott questa impresa  singolare s, che merita quivi
esser narrato, anche per la corrispondenza direttissima che esso aveva
colle attuali meditazioni del lord Cancelliere.

Una tradizione generalmente ammessa volea che un certo Malisio di
Ravenswood, a cui un possente usurpatore avea tolto il castello e i
dominj, fosse stato costretto per qualche tempo a lasciargli godere in
pace i frutti del suo ladroneccio. Finalmente, un giorno in cui il
padrone intruso doveva celebrare splendida festa entro il castello,
Ravenswood trov modo d'introdurvisi con un picciolo drappello di
amici valorosi e fedeli, cosa riuscitagli tanto pi agevole attesa la
confusione che regnava allora per ogni banda. Tardando le vivande a
comparir sulla mensa, l'usurpatore ne rimprover i servi ordinando che
s'imbandisse sull'istante: "Aspetto il momento" sclam Ravenswood
mescolatosi coi convitati, e nel momento medesimo gett sulla tavola
una testa di bue nero, simbolo di morte a que' giorni tra gli
Scozzesi. Essendo queste parole il segnale inteso tra i congiurati,
sguain ciascun d'essi le sciabole, e uccisi e l'usurpatore, e tutti
coloro che ne vollero prendere la difesa, restituirono l'antico
possessore ne' suoi dominj. O fossevi in questo avvenimento, allora
notissimo, e spesse volte ripetuto, qualche cosa che metteva in
agitazione la coscienza di ser Guglielmo, o per qual altra ragione non
sapremmo assegnare, certamente ei si alz d'improvviso, e chiuso
accuratamente nella sua cartella e quel poco di scritto che avea
composto, e le note che preso avea poco prima, usc della biblioteca
con intenzione di passeggiare, come uomo che volesse nuovamente
raccogliere le idee, e meditare sulle conseguenze dell'atto che
divisava, per non dover poi pentirsene troppo tardi.

Attraversando una grande anticamera, ser Guglielmo Asthon ud i tuoni
del liuto che la figlia di lui arpeggiava. L'armonia ne produce doppio
diletto e un sentimento misto di sorpresa, tutte le volte che la
persona per opera di cui si fa udire, non  ai nostri occhi visibile;
e ne rimembra allora il concento degli augelletti nascosti fra i rami
di folta boscaglia. Comunque il cancelliere non fosse avvezzo ad
aprire il cuore a commozioni cos semplici e naturali, era per uomo e
padre; onde si ferm ascoltando la figlia sua che adattava collo
stromento e colla voce alla musica di una antica ballata le seguenti
parole:

    "Ad inviti lusinghieri
       Cedi parco e con cautela.
       Temi il tosco che si cela
       Entro il nappo de' piaceri.
       Quando i re snudan lo stocco
       Resta in casa, fa l'allocco.
     Come tuoi, gli altrui contenti
       Mira in pace, e di lor godi.
       Periglioso suon di lodi
       La ragion non t'addormenti.
       Di timor scarso e d'affanni,
       Sfida allor la morte e gli anni."

Appena la figlia del lord Cancelliere si stette dal canto, egli entr
nella stanza della medesima. Le parole che ella avea scelte sembravano
fatte all'uopo di dipingere l'indole stessa della cantante; perch i
lineamenti di Lucia Asthon, vezzosi, ma alquanto infantili, erano i
pi convenevoli ad esprimere la pace dell'animo, la serenit e
l'indifferenza ai vani piaceri delle societ rumorose. I suoi capelli
di un bel color biondo, vedeansi bipartiti sopra una fronte splendida
per bianchezza; e tutte le esterne forme della donzella indicavano
soavit e straordinaria timidezza, che somme erano in lei. L'avvenenza
di lei apparteneva a quella onde ammiriamo le Madonne di Rafaello; e
le qualit morali da noi indicate le derivavano forse da gracil salute
e dall'uso di convivere con persone di indole altera, imperiosa, e
soggette ad impeti che ella era ben lontana dal provare in se stessa.

Non quindi credasi che la passiva tranquillit di Lucia fosse
l'effetto di un'anima indifferente, o sorda alle voci della passione.
Lucia Asthon avea non so che di romanzesco nelle sue inclinazioni e
nei suoi sentimenti; onde secondandone l'impulso, dilettavasi di
leggere in segreto quelle antiche storie cavalleresche, ove trovansi
cos luminosi esempli d'inalterabile affetto e di servit prestata
senza limiti all'amore; n di tali studj la faceano schifa le
inverisimiglianze e gli avvenimenti soprannaturali di cui cotesti
racconti si veggono sparsi, e pu dirsi che la immaginazione della
giovine fabbricava castelli in aria in mezzo ai dominj della magia. Ma
solamente in segreto, il dicemmo, abbandonavasi a tal sua inclinazione
favorita; ed ora nella solitudine del suo appartamento, ora nel
silenzio d'ameno boschetto, che ella chiamava il suo giardino,
distribuiva premj al vincitor di un torneo, animava coll'influsso de'
suoi sguardi i combattenti, errava in compagnia di Una per mezzo ai
deserti, e credeva essere ella in persona la ingenua e nobil Miranda
nell'isola delle Maraviglie o degl'Incanti.

Ma nelle sue corrispondenze reali col nostro mondo, Lucia riceveva
facilmente gli impulsi dal premeditato volere di quelli che le stavano
intorno: indifferente per lo pi all'alternativa delle cose, non
nasceva in lei nemmen l'idea di resistere. N spiacevale di trovare
nell'opinione dei suoi genitori, un motivo per risolversi; motivo che
forse avrebbe cercato invano nel proprio cuore. Ciascuno de' nostri
leggitori pu avere osservato, in qualche famiglia di sua conoscenza,
alcuna di tali persone, mansuete e pieghevoli per indole, che
trovandosi fra individui d'indole inflessibile ed impetuosa, si
lasciano condurre dalla volont altrui, non pensando ad opporsi, pi
del fiore alla corrente ove  caduto. Accade per l'ordinario che le
persone fornite d'indole cotanto docile ed arrendevole, e avvezze a
seguire senza querelarsi il cammino che viene loro additato, si
acquistino la tenerezza di coloro cui mostrano sagrificare le proprie
inclinazioni, bench tal sagrifizio non costi ad esse n molestia, n
sforzo.

Tanto rispetto a Lucia Asthon era avvenuto. Il padre di lei, ad onta
della sua politica, della sua prudenza, e de' suoi fini affatto
mondani, provava per essa un affetto cotanto forte, che, quasi per
sorpresa, eccitavagli straordinarie commozioni nell'animo. Il fratello
primogenito che nel correre le vie dell'ambizione si prefiggea mire
ancor pi orgogliose che il padre suo, amava parimente con tenerezza
la propria sorella; e bench militare e dedito a secondar tutte le
proprie passioni, la anteponeva all'uopo ai passatempi, alle cure del
fasto, agli onori. Anche il pi giovine dei fratelli, bench in quella
et non avesse volto l'animo che ad inezie fanciullesche, la volea
confidente di ogni suo desiderio, di ogni sua angustia, de' suoi buoni
successi nelle dispute che avea col suo mentore o cogli altri maestri;
e Lucia dal canto suo ascoltava pazientemente, e mostrandone persin
vaghezza, tutte queste particolarit, come se cose inconcludenti non
fossero. Sapea di far piacere con tal contegno ad Enrico, e ci
bastava perch ne provasse piacere ella stessa.

La sola madre di Lucia non avea per essa quell'affetto singolare e
dominante che tutti gli altri della famiglia davano a divedere. Ella
riguardava la pusillanimit (che cos la dicea) della figlia, come una
prova del men nobile sangue del padre che nelle vene della medesima
prevalea, usando nomarla per derisione la pastorella di Lammermoor.
Parea nondimeno cosa impossibile il non sentire inclinazione verso una
creatura cos docile e manierosa; ma lady Asthon preferiva il
primogenito, erede in gran parte dell'indole di lei ambiziosa ed
altera, ad una figlia, la cui ineffabile piacevolezza, per picciolezza
d'animo dall'ingiusta madre venia definita. Questa parzialit a favore
del primogenito aveva ancora un'altra origine nel nome dell'avo
materno, che gli era stato imposto contro l'uso delle grandi famiglie
della Scozia.

"Il mio Sholto, soleva dire costei, serber senza macchia l'onore
della famiglia materna e procurer lustro a quella del padre; la
povera Lucia non  fatta n per la Corte, n pel gran mondo; sar
ventura per lei, se le tocca in marito un gentiluomo campagnuolo,
abbastanza ricco per non lasciarla mancare di cosa veruna, e che non
le dia motivi di piangere, se non fosse per timor panico che lo sposo
si rompesse il collo andando a caccia della volpe. Non con questi
principj si  innalzata la nostra casa; non con questi pu conservarsi
nell'antico splendore e salire anche a maggiore altezza: la dignit
del lord Cancelliere  cosa affatto nuova per mio marito; tanto pi fa
di mestieri il provare che questo peso a noi non par tale, che siamo
degni d'un grado cos sublime, e che sappiamo farne valere tutte le
prerogative. Gli uomini s'inchinano per abito, per una specie di
deferenza ereditaria innanzi ad un magistrato splendente per lunga
serie di antenati; ma cammineranno colla testa alta passandoci da
fianco, se non gli avvezziamo a prostrarsi. Una giovine nata per
vivere in una fattoria di campagna, o in un chiostro, non  quanto
vuolsi a riscotere un rispetto tributato con ripugnanza: e poi che il
Cielo di tre figlie che avevamo, ci ha lasciata solamente Lucia, dovea
infonderle un animo degno del posto che ella avrebbe potuto occupare
in mezzo della societ. Saran paghi i miei voti, se potr vederla
moglie di un uomo che non abbia n pi energia, n pi ambizione di
lei."

Cos ragionava una madre, ad avviso della quale le prerogative del
cuore, e la speranza della felicit domestica de' suoi figli, erano un
nulla a petto del grado e della grandezza cui poteano aspirare; ma
simile in ci a molt'altri genitori che aveano sortito dalla natura
questo impetuoso ed impaziente carattere, ella s'ingannava
nell'attribuire alla propria figlia il carattere di una estrema
indifferenza. Lucia nudriva il germe di quelle passioni, che crescendo
qualche volta in una notte, come la zucca del Profeta, ne rendono
attoniti per la lor forza e vigoria subitanea. Quella specie di apatia
che sembrava dominar nel cuore di questa giovane; derivava dal non
essersi offerto ad essa alcun oggetto capace di inspirarle commozioni.
In una guisa dolce e uniforme avea sino allora trascorsa la vita; e
lei felice se questo placido corso non si fosse rassomigliato a quello
di un fiume le cui acque, tranquille sulle prime, si precipitano
spumeggianti dall'altezza di una cateratta insino al fondo di una
voragine!

"Dunque, mia cara Lucia, le disse il padre entrando nella stanza,
quando ella ebbe terminato di cantare, il poeta filosofo che ha
composti questi versi, v'insegna a disprezzare il mondo prima di
averlo potuto conoscere?  troppo presto; ma forse voi non siete in
ci diversa dalla maggior parte delle giovinette che ostentano
indifferenza pei piaceri del mondo, sintanto che qualche gentil
cavaliere le invogli di parteciparne in sua compagnia."

La donzella, fattasi rossa, assicur il padre di avere scelta a
ventura quella canzone, n potersene dedurre veruna conseguenza sul
modo suo di pensare. Indi il padre avendole chiesto se volea secolui
passeggiare, ella abbandonando lo stromento, si prepar a seguitarlo.

Un grande parco ombreggiato da belle piante mostravasi su quella parte
di montagna situata dietro al castello, che, giacente, come dicemmo,
in una gola, parea quivi fabbricato, perch ne fosse meglio munito
l'ingresso. Quivi il padre e la figlia tenendosi per braccio, si
diportavano lungo un bel viale d'olmi, i cui rami superni
incrocicchiandosi scambievolmente, offerivano un rezzo sotto cui
ripararsi dai raggi del sole, e d'onde era piacevole il vedere di
tempo in tempo saltellar leggieri i caprioli e le damme. Le pesanti
faccende giornaliere di ser Guglielmo Asthon non avendo scemato a'
suoi occhi il vezzo delle bellezze della natura, ei stava additando
alla figlia alcuni bei punti di vista che scorgeansi per mezzo alle
brecce della boscaglia, allorquando li raggiunse il boscaiuolo, che
coll'archibuso in sulla spalla, e tenendo un cane al guinzaglio,
avviavasi ad un sentiero per cui si arrivava alla parte pi folta
della foresta.

"Ebbene, Normanno, si volse ad esso il padrone, voi v'incamminate ora
per procurare qualche buona salvaggina alla nostra mensa?"

"Questo appunto era il mio disegno. Vostro Onore desidera di esser
presente alla caccia?"

"No, no" rispose ser Guglielmo dopo aver volta un'occhiata alla
figlia, cui la sola idea di veder morto un capriuolo facea
impallidire, e che nondimeno, se il padre le avesse mostrato desiderio
di seguire Normanno, non avrebbe forse manifestato ripugnanza veruna.

Il boscaiuolo fece un moto molto simile allo stringersi nelle spalle.

"L  davvero una cosa che scoraggia, il servir padroni che non amano
di assistere alla caccia. Spero che il signor Sholto non tarder a
ritornare, e allora trover con chi barattare parola; perch, quanto
al sig. Enrico,  ben vero che vorrebbe far la vita ne' boschi dalla
mattina alla sera; ma gli stan sempre attorno con quel benedetto
latino, sicch pu dirsi un giovine perduto; non diventer mai quel
che si dice un uomo. Oh! la cosa non andava cos ai tempi del defunto
lord Ravenswood; tutta la casa era sossopra quando si dovea ammazzare
una damma; il Lord seguiva i cacciatori; atterrato l'animale, gli si
presentava il coltello da caccia, e non dava mai meno d'un dollaro per
ricompensa. Oh! in questo genere ha il suo gran merito anche Edgardo
Ravenswood, quel che chiamano il sere di Ravenswood; sfido chi mi
trovi il miglior cacciatore di lui nel paese, e povero quel cervo
ch'ei si prefigge atterrare! Ma pur troppo da questa parte di montagna
non si sa pi che cosa sia caccia."

N l'argomento, n lo stile di tale arringa erano fatti per dar gusto
al lord Cancelliere; il quale dovette comprendere che il boscaiuolo
quasi apertamente lo disprezzava, e gli facea un delitto di non
dilettarsi della caccia; diletto che, in quei tempi e in quella
contrada, consideravasi come naturale, e presso che indispensabile ad
ogni vero gentiluomo. Ma il boscaiuolo in capo, essendo persona tenuta
in certo conto, e godendo in tutti i castelli il privilegio di una tal
qual franchezza di parlare, ser Guglielmo non fece altra cosa che
sorridere rispondendo che in quel giorno dovea pensare ad affari,
diversi assai dalla caccia. Nondimeno, traendo fuori la borsa, regal
a titolo d'incoraggiamento un dollaro al suo boscaiuolo. Lo scaltro,
nel prenderlo, di a divedere quell'aria con cui il cameriere d'un
grande albergo riceve da un uom di provincia una mancia doppia di
quella che avea sperato; vale a dire, con un sorriso in cui
scorgeansi, la soddisfazione pel dono ricevuto, e il dileggio alla
stupidezza del donatore.

"Vostro Onore non sa il viver del mondo, gli disse; quando si  mai
veduto pagare il servigio prima di averlo ricevuto? Come vi
regolereste adesso se mi sfuggisse il cervo, dopo aver buscata la
mancia?"

"Suppongo, rispose sorridendo il Cancelliere, che non m'intendereste,
e perderei il fiato, se volessi parlarvi della _conditio indebiti_."

"No, in coscienza che non intenderei; sar, non ne dubito, qualche
frase legale; ma

    Al mondo non v' re, per quanto vaglia,
    Che sappia cavar sangue a una muraglia.

Vostro Onore conosce il proverbio. Per io sar giusto con voi, e se
il fucile fa fuoco, e se la polvere  buona, vi porter un pezzo di
salvaggina che avr il lardo alto due pollici sulle coste."

Intanto che il boscaiuolo si allontanava, il padrone lo richiam,
chiedendogli se veramente il sere di Ravenswood fosse cos bravo e
buon cacciatore come veniva decantato.

"Se  bravo! rispose Normanno, non ve l'ho detto? Poi, ascoltatemi. Io
era nel bosco di Tyningham, un d che il vecchio lord Ravenswood
andava alla caccia; avea fatto uscire un cervo di tre anni che egli
credeva gi sfinito, quando l'animale arrabbiato si rivolt
correndogli addosso, e l'avrebbe, penso, sventrato, se Edgardo, che
compiva appena i sedici anni, non si fosse spinto avanti, e con un
colpo del suo coltello da caccia tagliato il garetto alla bestia."

"Ma tira bene a segno, come odo che adopera bene il coltello?"

"A una distanza di ottanta passi colpirebbe un dollaro posto fra il
mio pollice e il mio indice, e per un marco d'oro mi prendo l'assunto
di tenercelo contro. Che cosa si pu pretendere di pi, da un occhio e
da una mano, dalla polvere e dalle palle?"

"S, s  molto; ma noi vi facciamo perdere il tempo; addio, buon
Normanno."

Il boscaiuolo allora si addentr nella foresta, sicch ser Guglielmo e
la figlia pi nol vedevano, ma l'udivano a quando a quando cantare,
con voce, forte da prima, e i cui suoni s'indebolivano a proporzione
dell'allontanarsi, le seguenti ottave, cui forse altre ne vennero
dopo, non giunte a nostra notizia.

    "Appena batte la claustral dana,
       Povero fraticel sorgi dal letto,
       Ma vi resti il pror; per lui campana,
       Per lui non v' di regole precetto.
       Cos, o spiri scilocco, o tramontana,
       Quand'odo il gallo, imbraccio il mio giubbetto,
       E corro alla campagna a pi non posso;
       Ma il mio padrone dorme ancor di grosso.

    "Cos soggetto alla medesma legge
       Vedi per gioghi carchi di spavento,
       Non men tapino del pastore il gregge,
       Cercar fra i rovi scarso cibo a stento;
       Ma un bel frascato del giardin protegge
       Dal raggio estivo e dal furor del vento
       La capriola che mert favore
       Da lei che vinse il cor del mio signore."

"Che questo mariuolo (disse il lord Cancelliere, poich la voce di
Normanno non si faceva pi udire) abbia servito la famiglia di
Ravenswood? Alla premura con cui ne parla, si direbbe di s. Tu,
Lucia, dovresti saperlo, perch non v' contadino nelle vicinanze di
cui tu non abbia voluto conoscer la storia, come se fossi obbligata da
qualche legge di onore a cercarla."

"Non sono s abile, quanto il pensate voi padre mio, nelle cronache
del paese; credo per che Normanno in sua giovinezza abbia servito il
vecchio Lord, e che dalla sua casa, siasi trasferito ad Edrington,
donde il prendeste al vostro servigio. Se volete sapere maggiori
particolarit, intorno ai Ravenswood, non potete volgervi meglio che
alla vecchia Alisa."

"E che importa a me la storia di costoro? Ho forse io affari con
questa gente?"

"Vi dico ci, padre mio, perch poco anzi facevate interrogazioni a
Normanno, intorno al giovine Ravenswood."

"Perch non aveva altro da chiedergli, figlia mia. E chi  questa
Alisa di cui mi parli? tu conosci tutte le vecchie del contado."

"Sicuramente, padre, che le conosco. Altrimenti, come potrei
soccorrerle nei loro bisogni? Quanto poi ad Alisa ella  veramente la
regina delle vecchie; non vi  leggenda, o storia del paese che questa
donna non sappia a memoria.  cieca la povera creatura, ma quando vi
parla, si direbbe che legge in fondo del vostro cuore. Standomi con
essa, mi  accaduto spesse volte di voltarmi in l e nascondermi il
viso, come se mi vedesse cambiar di colore, bench orba come vi ho
detto, e lo  da vent'anni. Voi dovreste farle meco una visita; non
fosse altro che per poter dire che avete veduta una vecchia povera,
cieca, paralitica, e che nondimeno ha il tuono, i modi, il linguaggio
superiori al suo stato, e che debbono far maraviglia agli altri, come
la producono in me, ogni qualvolta la vedo. Andiamo a trovare Alisa,
padre mio; non siam lontani dalla sua capanna, che un quarto di
miglio."

"Ma tu non rispondi alla mia interrogazione, Lucia; chi  questa
donna, ti chiedo, e che razza d'affari ha coi Ravenswood?"

" quanto io non so. Credo abbia ricevuto il vitto in quella famiglia,
e che, se rimane qui, sia perch ha due nipoti al vostro servigio. Ma
vi sta a suo dispetto, perch la povera creatura sospira sempre i
giorni che ha passati vicino ai suoi vecchi padroni."

"Gliene sono ben tanto obbligato! Mentre i suoi nipoti mangiano il mio
pane, ella sospira una famiglia, che non potrebbe pi essere di alcun
vantaggio n a lei, n a chicchessia d'altri."

"Padre mio, voi fate ad Alisa un torto che ella non merita. Non la
credeste gi mercenaria; morirebbe di fame piuttosto che accettare un
soldo per carit.  un poco ciarliera, come il sono, generalmente
parlando, i vecchi quando si mettono a contare le storie della lor
giovent, e parla dei Ravenswood, perch  vissuta lungo tempo nei lor
poderi. Ma ella vi  grata, ne son certa, della vostra bont, e
s'interterrebbe pi volentieri con voi che con qualunque altra
persona. Venitela a vedere, padre mio, ve ne prego, veniteci."

E traendosi dietro il padre colla libert propria ad una figlia che sa
di essere molto amata, lo fece incamminar sul sentiero che alla
capanna della vecchia Alisa guidava.




CAPITOLO III.

    "Pi vortici di fumo sovrastanti
    "Alle cime degli alberi conserti,
    "Fecero alfine accorti i vandanti
    "D'uomini abitator di que' deserti."

                             _Spencer._


Lucia serviva di guida al padre, che ben ne avea d'uopo, perch, tutto
inteso alle sue meditazioni politiche, e alle cure della societ, non
sapea camminare pei proprj dominj, tanto pi che i doveri del gran
cancellierato lo teneano a Edimburgo la maggior parte dell'anno. Lucia
invece, passava quivi le intere stati, e, o fosse inclinazione, o
fosse perch non avea meglio che farsi, non eravi in que' dintorni un
viottolo, un'altura, una macchia che la donzella non conoscesse
perfettamente.

Dicemmo che agli occhi del lord Cancelliere non erano indifferenti le
bellezze della natura, ma, per rendergli giustizia, dobbiamo
aggiungere ch'ei le vedea con nuovo diletto, quando gli era spositrice
nel contemplarle l'amabile Lucia, che appoggiandosi al braccio del
padre, con soavi ed affettuosi modi, lo sollecitava ad ammirare, ora
una quercia gigantesca che avea disfidato il poter de' secoli, or
belle lontananze portate all'occhio da un foro aperto in linea retta
per mezzo alla serie delle siepi che ricigneano i tortuosi viali di
quelle specie di labirinti, or vaghe pianure, or ricchi poggi,
talvolta il mare, che colle sue onde, allora tranquille, allo specchio
d'un placido lago rassomigliava.

Nel fermarsi a godere una di queste prospettive, Lucia avvert il
padre che mancavano appena due passi per giungere alla capanna della
vecchia da lei protetta. Di fatto, tenendo un sentieruolo che girava
attorno di una collinetta, giunsero in una capanna situata in oscura e
profonda valle, e priva di luce come gli occhi di colei che vi
soggiornava.

Pendea al di sopra di questa capanna una discoscesa rupe, la cui
sommit minacciava di seppellire, cadendo, sotto le proprie rovine il
misero edifizio che sotto di essa ascondevasi. Fabbricate di terra ne
erano le muraglie, e il tetto coperto di stoppia, trovavasi in tale
stato che additava necessit d'istantanea riparazione. Solo una lieve
colonna di fumo che saliva lungo l'altezza della roccia, dimostrava
abitato quell'edifizio, e additava in uno l'economia prodotta da
povert di chi entro vi si riparava. Entro un orto cinto da una siepe
di sambuco, che solo imperfettamente ne muniva l'ingresso, vedeasi la
vecchia, seduta in poca distanza da alcuni alveari, da cui ritraeva i
principali modi della sua sussistenza.

Per quanto gravi disastri ella avesse sofferti, per quanto miserabile
un tal soggiorno si dimostrasse, si scorgea subito al primo vedere
questa singolar donna, che la forza degli anni, o delle sciagure, o
l'indigenza e le infermit, non ne aveano invilito in guisa alcuna il
coraggio.

La trovarono seduta sopra uno scanno di legno, cui sovrastava un
salice piangente di non ordinaria grandezza. La statura di lei alta e
dignitosa, sol lievemente incurvavano gli anni. Vestita da contadina,
osservavasi in questi abiti una singolare mondezza, ed erano
aggiustati con tal qual gusto ed eleganza, rari a scorgersi per mezzo
a quella classe di societ. Ma soprattutto gli atteggiamenti della
fisonomia di questa donna faceano impressione in quelli che la
vedeano, costringendoli ad aver per essa quella deferenza e quel
rispetto che la miseria del tugurio non ispirava, e che ella
accoglieva con disinvoltura, come chi sente di meritare siffatto
omaggio. Stata in altri tempi bella, fu per la sua bellezza piuttosto
maschile che dilicata, n tale da sopravanzare alla freschezza della
giovent. Ci nulla meno da que' lineamenti credeasi scorgere mente
assennata ed usa a meditare, e una non disdicevole alterezza, che, non
meno delle sue vesti, dava a divedere come ella si giudicasse
superiore alle persone colle quali era costretta a convivere. Parea
fino incredibile, che un volto privo de' vantaggi che dagli occhi
riceve, potesse avere un'espressione tanto significante; pur que' suoi
occhi chiusi nulla presentavano che da lei allontanasse gli sguardi, e
sarebbesi detta addormentata, se del contrario non avesse persuaso la
vivacit dei lineamenti che la sembianza di lei animavano.

Lucia dopo avere alzato il saliscendi che chiudeva la porta
dell'orticello, si volse con questi detti alla vecchia: "mia buona
Alisa, vi conduco mio padre che ha desiderato vedervi."

"Siate entrambi i ben venuti, miss Asthon!" rispose Alisa, voltasi per
chinare il capo verso la banda ove la voce di Lucia indicavagli essere
lo straniero.

"Buona madre, questa mattinata  bella per le vostr'api," le disse il
Cancelliere, sorpreso dall'esterno di Alisa, e curioso di conoscere se
a queste apparenze i discorsi di essa risponderebbero.

"Lo credo anch'io, Milord, perch l'aria mi sembra men rigida degli
scorsi giorni."

"Ma voi non potete da voi medesima prendervi cura di questa picciola
popolazione: come la governate voi?"

"Come i re governano i loro sudditi; per via di delegati, e son
capitata bene nello scegliere il mio primo ministro."

Nel medesimo tempo port la mano ad uno zufoletto d'argento che le
pendeva dal collo, strumento che anche in que' tempi adoperavasi a
chiamare i servi; al qual segno usc della capanna una giovinetta di
circa quindici anni, vestita assai meglio di quanto avrebbe potuto
aspettarsi, e non quindi forse con tutta quella aggiustatezza che
sarebbesi scorta, se la padrona di lei avesse avuto l'uso de' proprj
occhi.

"Barbara, le disse la vecchia, porgete pane e mele a Milord, e a miss
Asthon, e serviteli con prontezza e buona grazia; cos mi perdoneranno
pi facilmente, se non posso offrir loro nulla di meglio."

Barbara esegu il comando con tutta la gentilezza di cui sentivasi
capace; e volgea i piedi e le gambe da una banda, intanto che la sua
testa prendea una linea opposta per la curiosit nata in essa di
guardar ben bene la faccia del Lord, pi spesse volte rammemorato che
veduto dai suoi vassalli. Il pane e il mele vennero collocati sopra
piattelli di legno ben mondi, sicch i due stranieri non disdegnarono
gustarne.

Il lord Cancelliere, seduto sempre sopra un tronco d'albero ove si era
collocato arrivando, mostrava desiderio di prolungare il colloquio, ma
non sapea troppo sopra quale argomento condurlo.

"Certamente  molto tempo che voi abitate in questo paese?" Domand
egli alla vecchia dopo alcuni istanti di silenzio.

"Sessant'anni circa," rispose Alisa, la quale, comunque con modi
urbani e rispettosi parlasse al Lord, sembrava risoluta a contenere il
suo dialogo fra i limiti delle risposte indispensabili alle
interrogazioni che le verrebbero fatte.

"Giudicandone dal vostro accento, continu ser Guglielmo, voi non
siete qui nata?"

"Nacqui in Inghilterra, Milord."

"E ci nonostante sembrate affezzionata a questi luoghi, come se
fossero la vostra patria."

"In questi luoghi, Milord, ho bevuta la tazza delle consolazioni e
delle tristezze che il Cielo mi avea predestinate. Qui ho vissuto
venti anni col pi tenero e meritevole di tutti i mariti; qui son
divenuta madre di sei fanciulli, che mi furono soavi oggetti di
sollecitudine, qui gli ho veduti morire, un dopo l'altro. Le loro
ceneri stanno in quella cappella diroccata che potete vedere l in
fondo. Non ho avuta altra patria sintanto che vissero. Non voglio
averne altra dopo la loro morte."

"Ma la vostra casa  in uno stato ben tristo, disse il lord
Cancelliere volgendo gli occhi alla capanna. Dar i miei ordini perch
sia risarcita."

"Oh! fatelo, padre mio, esclam Lucia; quanto ve ne sar grata!"

"Quella capanna durer sempre pi di me, mia cara miss Asthon, disse
la vecchia cieca, onde sarebbe fatica perduta il ripararla."

"Ma io so che avete alloggiato meglio altra volta, soggiunse Lucia; so
che siete vissuta nell'agiatezza; e in questa et, vedervi ridotta a
passare i giorni entro quella miserabil casupola!......."

"Per me  abbastanza buona, miss Asthon. Se ho potuto resistere a
tutti i patimenti che ho sofferti io, a tutti quelli che ho veduti
soffrire dagli altri,  segno che il Cielo mi ha conceduto forza di
spirito e di corpo, oltre a quanta si potrebbe supporne in me, giunta
a questi anni."

"Voi avrete veduto grandi cambiamenti su questo mondo, disse ser
Guglielmo, ma la vostra esperienza vi avr insegnato a starci
preparata."

"Mi ha insegnato a starci rassegnata, Milord."

"Vi avr anche fatto comprendere che il volger degli anni conduce per
necessit le mutazioni."

"Oh s! come comprendo che quel tronco d'albero, sul quale, o vicino
al quale, vi state ora, andr un giorno in polvere, o per una cagione,
o per l'altra. Io per sperava che le mie orecchie non avrebbero udita
la caduta dell'antico albero, dalla cui ombra era protetta la mia
dimora."

"Non mi spiace l'udirvi tributare alcuni sospiri alla famiglia che
possedea questo dominio prima di me. Certamente, avrete avute ragioni
per esserle affezionata, e rispetto tale espansione di gratitudine.
Far dunque riparare convenevolmente la vostra casa, e spero che
quando ci conosceremo meglio, saremo amici."

"In questa mia et non si fanno pi nuovi amici, Milord; nondimeno vi
ringrazio della vostra bont; non me ne dimenticher. Ma non manco di
nulla, e non accetto benefizj da nessuno."

"Spero almeno che non ricuserete di passar qui il rimanente de' vostri
giorni senza pagarmi verun affitto."

"Lo spero anch'io, disse la vecchia; perch questo entra nei patti
della vendita che vi ha fatta lord Ravenswood, bench una circostanza
di s lieve conto possa esservi uscita della memoria."

"Di fatto, disse il lord Cancelliere, un po' scompigliato, credo di
ricordarmene. Ah! lo vedo bene, siete troppo affezionata ai vostri
vecchi amici per voler avere alcuna obbligazione al lor successore."

"Se non accetto le vostre offerte, o Milord, non vi sono per questo
men grata, e vorrei provarvi questa mia gratitudine in tutt'altro modo
che colla necessit in cui mi trovo di dirvi alcune cose che non vi ho
dette ancora."

Ser Guglielmo la guard in aria attonita, ma senza interromperla.

"Milord, continu ella, pensate bene ai casi vostri, voi siete
sull'orlo di un gran precipizio."

"Veramente? (sclam il lord Cancelliere immaginandosi che la vecchia
parlasse dello stato politico del paese). Avreste scoperto qualche
cosa? Avreste udito discorrere di trame, di cospirazioni?"

"No, Milord. Chi pensa a queste faccende, non chiama ne' suoi consigli
i vecchi, i ciechi, o gl'infermi. Il suggerimento che devo darvi, 
d'altra natura. Voi siete andato fuori dei limiti nella condotta che
rispetto ai Ravenswood avete tenuta, o Milord: credetelo a me. Con
questa famiglia, omai non potete avere bel giuoco, ed  sempre cosa
pericolosa il cimentarsi cogli uomini dopo averli ridotti alla
disperazione."

"Niente, niente! Disse ser Guglielmo: fra i Ravenswood e me ha deciso
la legge, e se credono aver motivi di querelarsi contro di me, si
volgano alla giustizia."

"Ma potrebbero pensare in un'altra maniera, e vedendo che questa
giustizia non la possono ottenere, farsela da se medesimi."

"Che cosa intendete voi dire? sclam il lord Cancelliere. Pensate
forse il giovine Ravenswood capace di venire a qualche atto di
personale violenza?"

"Tolga Dio ch'io pensi cos! egli  franco e leale. Non si contano di
lui cose che gli facciano disonore. Egli  nobile e generoso, potrei
aggiugnere; ma  sempre un Ravenswood, e potrebbe _aspettare e
ritrovare l'istante_. Ricordatevi del destino di ser Giorgio
Lockart[2]."

  [2] Ser Giorgio Lockart, presidente del tribunale, fu nel 1689
  ucciso con un colpo di pistola, nella strada High-Street in
  Edimburgo, da John Chiesley. L'uccisore venne trascinato ad un
  tale atto di vendetta dall'idea di essere stato trattato con
  ingiustizia da un decreto arbitrario del presidente, come lo
  confess egli stesso, gloriandosi del commesso delitto. Preso, e
  giudicato dal prevosto di Edimburgo, soggiacque alla pena della
  forca, dopo essergli prima stata tagliata una mano, e costretto
  a tener nell'altra, durante l'esecuzione, la pistola, che fu
  strumento del suo misfatto. Tale avvenimento venne per lungo
  tempo citato come un clamoroso esempio di quanto i libri inglesi
  di giurisprudenza chiamano _perfervidum genium Scotorum_.

Non pot starsi dall'abbrividire il lord Cancelliere in udendo citarsi
questo tragico avvenimento; ma di ci non potendo accorgersi la
vecchia cieca, continu il suo discorso sul tuono medesimo.

"Chiesley che commise quell'atto di violenza, era parente di lord
Ravenswood. Io lo udii in una sala del castello, ove voi attualmente
abitate, manifestare alla presenza di pi testimonj, la risoluzione di
vendicarsi del Presidente, come lo fece in appresso. Non potei in
quell'istante tacere, bench nel mio grado non mi convenisse il
parlare. Voi divisate un'abbominazione, gli dissi, una abbominazione
di cui renderete conto il d del giudizio. Non dimenticher mai
l'occhiata che egli mi volse in rispondere: -- ho anche altri conti da
rendere, e gli unir tutti insieme --. Con questo esempio adunque io
posso ripetervi: guardatevi dal gravar troppo la mano sopra un uom
disperato. Il sangue dei Chiesley scorre per le vene dei Ravenswood, e
ne basta una stilla per accendere quello di Edgardo nello stato a cui
l'avete condotto. Vel ripeto, pensate bene ai casi vostri."

La vecchia cieca, o il facesse avvisatamente, o a caso, avea toccata
la corda a proposito per suscitare spavento nel lord Cancelliere.
L'espediente infame e tenebroso dell'assassinio, s famigliare altre
volte ai baroni scozzesi, era stato adoperato frequentemente anche nel
secolo corrispondente a questo racconto, e la sete della vendetta si
era tanto impadronita degli animi, che avea scemato l'orrore di un
tale delitto; la qual cosa ser Guglielmo Asthon non ignorava,
intantoch la coscienza dicevagli aver egli cagionati troppi mali alla
famiglia di Ravenswood, per dover tutto paventare da un giovine
impetuoso, massimamente in un paese ove, parzialmente amministrandosi
la giustizia, le vie legittime per ottenerla, alla parte offesa
divenivano inutili.

Si sforzava nondimeno per nascondere ad Alisa la tema che il
comprendea, ma con s poco buon esito, che la vecchia cieca non avea
bisogno della sua accortezza per avvedersi della commozione in esso
destatasi. Il suono della voce del gran Cancelliere era del tutto
cambiato, allorch le rispose, per pur rispondere qualche cosa, essere
il sere di Ravenswood un uomo d'onore, e che per altra parte la
punizione cui soggiacque Chiesley, poteva servire di avvertimento a
chiunque sentisse la tentazione di erigersi da se medesimo in
vendicatore d'ingiurie fantastiche. Dopo di che, surto in piedi prese
per braccio la figlia ritirandosi senza aspettare risposta.




CAPITOLO IV.

    "Sorte! al nemico mio dovrei la vita?"

                           _Shakespeare._


Il lord Cancelliere cammin per circa un quarto di miglio senza
articolare parola, e Lucia, timida per natura, ed educata in quelle
idee di rispetto filiale, e d'assoluta obbedienza che instillate
venivano a que' giorni negli animi della giovent, non si facea lecito
d'interrompere il corso delle meditazioni del padre.

"Oh come sei pallida, o Lucia!" le disse volgendosi a lei
d'improvviso.

Seguendo sempre le idee di que' tempi che non permettevano ad una
giovinetta il manifestare la propria opinione sopra una cosa di
qualche entit, a meno che non le venisse richiesta, era obbligo di
Lucia di non mostrarsi intesa del colloquio accaduto fra Alisa ed il
padre; laonde diede per motivo della sua pallidezza il timore
inspiratole da alcuni tori selvaggi che si vedeano in lontananza
pascolare nel parco.

Questi animali discendeano dalle antiche mandre selvagge che abitavano
le caledonie foreste; e i Nobili scozzesi si faceano una legge d'onore
di conservarne qualcuno ne' vasti lor parchi. Vive ancora chi pu
ricordarsi di averne veduti ne' tre principali castelli della Scozia,
ad Hamilton, a Drumlanrick, e a Cumbernauld. Cos per la statura, come
per la forza aveano tralignato dalla primitiva razza, se dobbiamo
giudicarlo dalle vecchie cronache e dagli ossami di questi animali,
che andiamo tuttavia scoprendo, o nello scavare la terra, o nel seccar
le paludi. Perduto avendo in molta parte gli onori della lor
cornatura, erano piccioli, d'un bianco sucido, o per meglio dir
giallopallido, con corna ed unghie nere. Aveano nondimeno ritenuto un
non so che della ferocit degli animali loro progenitori, ed era
impossibile l'addimesticarli affatto, perch mostravano assoluta
avversione alla stirpe umana; avversione spesse volte fatale a chi si
accostava ad essi con poca cautela. Senza dubbio, per quest'ultimo
motivo, ne fu decretato lo sterminio ne' tre ultimi asili che lor
rimanevano; perch altrimenti si sarebbero forse conservati, come
degni abitanti delle foreste della Scozia, e vivi monumenti della
antichit. Dicesi nondimeno che se ne trovino alcuni nel parco del
castello di Chillingham, situato nella contea di Nortumberlandia, e
spettante al conte di Tankarwille."

Alla vicinanza adunque di tre o quattro di questi animali, Lucia diede
la colpa della commozione che aveano eccitata nel suo animo gli uditi
discorsi. Ma in sostanza, ella non atterriva all'aspetto di quelle
bestie, essendosi assuefatta da lungo tempo a vederne diportarsi nel
parco. Oltrech, l'educazione delle donzelle tal non era in que'
giorni che ad ogni menoma occasione provassero palpitazioni di cuore e
assalti convulsivi. Nondimeno non istette molto ad accorgersi che
legittima in quell'istante sarebbe stata la ragion del temere.

Non appena Lucia ebbe risposto in tal guisa al padre che incominciava
gi a motteggiarla per questa pusillanimit. Un di que' tori, o lo
movesse il color di scarlatto delle vesti di miss Asthon, o forse per
uno di quegl'impeti di feroce capriccio che assalgono talvolta cotesti
animali, si disgiunse dal drappello de' suoi compagni che pascolavano
in distanza considerabile, facendosi avanti come per iscoprire chi
fossero que' temerarj che ardivano mostrarsi ne' suoi dominj. Cammin
da prima lentamente, si fermava a quando a quando per muggire, buttava
in su colle zampe davanti la terra, ne sterpava colle corna le
pianticelle, quasi aizzando se stesso, e cercando di eccitarsi al
furore.

Il lord Cancelliere che avea considerate queste fazioni dell'animale e
ne prevedea conseguenze pericolose, stretto sotto il proprio braccio
quel della figlia, raddoppi il passo per raggiungere un vicino
boschetto, fra le piante del quale sperava trovare tal nascondiglio,
che il toro non pensasse pi ad essi. Ma a peggior partito non potea
appigliarsi; perch la bestia, fatta pi ardita da questa
dimostrazione di fuga, si diede ad inseguirli di gran galoppo;
pericolo s imminente, che avrebbe sconcertato il coraggio di un uomo
anche pi intrepido di ser Guglielmo. Pure, l'amor di padre essendo
pi forte in esso dello spavento, continu a sostenere e a trarsi con
se la figlia verso il boschetto; ma finalmente l'eccessivo spavento
avendo tolta ogni forza a Lucia, cadde questa e rimase priva di moto
ai piedi del padre. Non potendo pi aiutare la figlia a fuggire,
deliber affrontare il pericolo, postosi coraggiosamente fra lei e
l'infuriato animale, che gi pochi passi era lontano da essi; ma oim!
il Cancelliere non era provveduto d'alcun'arma, perch i suoi anni e
l'indole grave e pacifica del suo ministerio lo dispensavano fin dal
portare un coltello da caccia; che per tutt'altri, in que' giorni,
sarebbe stata una specie di vergogna il non andarne muniti.

La vita dunque di lui e quella forse anche della figlia pareano sul
punto di essere sagrificate al furore del toro, quando una palla
d'archibuso sparato nel boschetto, ove ser Guglielmo divisava cercar
rifugio, arrest in mezzo al suo correre l'animale, colpito con tanta
giustezza fra la spina e il cranio, che mentre una ferita fattagli in
qualunque altra parte del corpo ne avrebbe anzi stimolata la rabbia,
questa gli diede morte istantanea. Fece ancora un salto in avanti,
piuttosto per continuato effetto dell'antecedente slancio che per sua
volont; poi subito cadde morto, tre passi lontano dal lord
Cancelliere, mandando un orribil muggito, e fra le convulsioni della
agonia.

Stava intanto Lucia stesa sul suolo priva di sensi, ed ignorando
tuttavia il soccorso miracoloso sopraggiunto cos a lei come a suo
padre, stupefatto al punto di perderne i sensi egli stesso; tanto
rapido si fu il passaggio dal timore di una morte crudele, e che parea
inevitabile, alla certezza di essere egli e la diletta figlia salvati.
Ei contemplava questo animale che, anche morto, inspirava terrore, con
una specie di maraviglia muta e confusa, s che nemmeno gli era
permesso il discernere la serie delle cose in poco tempo avvenute; e
avrebbe potuto supporre che un fulmine avesse atterrato il toro, se
all'orlo del boschetto, e per traverso ai rami, non gli si fosse
offerto un uomo armato di moschetto.

La qual vista avendogli schiarito lo stato delle cose, volse
immantinente uno sguardo alla figlia pensando alla necessit di
procurarle immediati soccorsi. Chiam l'uomo che avea veduto, e che
cred essere una delle sue guardie, ordinandogli di vegliare alla
sicurezza di miss Asthon, mentre andava egli stesso in traccia di
quanto occorreva per far che prestamente ella si riavesse.
Avvicinatosi il cacciatore, ser Guglielmo si accorse essere questi uno
straniero; ma agitato ed inquieto come era, non avea tempo di fermarsi
in considerazioni a tale proposito; e vedendo nello sconosciuto un
giovine pi vigoroso di lui, gli accenn una vicina fonte, pregandolo
a trasportare in riva ad essa la donzella; e pronunziate in fretta le
sole parole necessarie ad esprimere una tale preghiera, corse ver la
capanna di Alisa colla speranza di trovarvi le cose che pi
abbisognavano in quel momento.

Lo straniero s opportunamente sopraggiunto, mostravasi disposto a non
lasciare questa buona azione imperfetta; laonde rialzando Lucia, e
presala fra le braccia, la port per traverso al bosco, seguendo
sentieri, giusta quanto appariva, ad esso notissimi, n si ferm che
dopo averla posta in sicuro sulla riva di una limpida fonte, detta la
fontana della Sirena; fontana altra volta coperta da un bell'edifizio,
ornato di tutti i fregi della gotica architettura, allora dai rottami
di quest'edifizio sol cinta. Caduto erane il tetto, rovinate le mura,
e la sorgente che zampillava di sotterra si apriva il varco fra le
pietre, o le macerie postele intorno, formando indi un ruscello.

La tradizione pronta sempre, almeno nella Scozia, ad abbellire con una
leggenda qualunque luogo che offra di per se stesso qualche vaghezza,
attribuiva una origine alla particolare venerazione in cui tenuta era
questa fontana. Un lord di Ravenswood, andando alla caccia, erasi
scontrato in una avvenente ninfa, che, siccome Egeria, del cuore di
questo secondo Numa s'impadron. Mostratasegli pi di una volta nello
stesso luogo, e sempre dopo il tramonto del sole, colle grazie del suo
spirito compi una conquista, che le sue leggiadre forme aveano
incominciata; tresca galante cui nuovi vezzi aggiunse il mistero.
Comparendo ella, e sparendo ciascuna volta in vicinanza della fontana,
l'amante Lord giudic che fra la ninfa e quell'acque vi fosse qualche
inesplicabile corrispondenza. Oltrech, ella avea poste alcune
condizioni a que' segreti abboccamenti. Non si vedea che una volta la
settimana, in giorno di venerd, e il Lord dovea ritirarsi appena la
campana di un monastero situato a qualche distanza nella foresta, e
del quale oggid non si vedono nemmen le rovine, annunziava ai frati
la mezza notte, ora canonica del mattutino.

Il confessore del barone di Ravenswood era il padre Zaccaria, priore
dell'indicato monastero; il quale, partecipatagli dal suo penitente la
tresca straordinaria, ne dedusse la conseguenza che questo tapino,
accalappiato nelle reti del demonio, si stava in grande pericolo e
corporale, e spirituale; ed enumerati con tutta la forza della
rettorica monacale i suoi rischi al barone, gli dipinse con colori
spaventosi la seducente Sirena da cui lasciato erasi abbacinare,
asseverantemente definendola un'abitatrice de' regni bui. Avendolo con
incredula ostinazione ascoltato l'amante, piuttosto per ispacciarsi
dalle importunit del priore, che per convincimento, gli promise
sottomettere ad una certa prova l'indole e l'essenza della donna del
proprio cuore. Fu quindi pattuito fra il confessore e il penitente,
che nel successivo venerd, la campana del monastero non sonerebbe i
segni del mattutino, perch il padre Zaccaria pretendeva che il
demonio ingannato da questa gherminella, dimenticherebbe l'ora in cui
era solito a sparire, e mostrandosi agli occhi del Lord sotto la sua
vera forma di figlio dell'inferno, svanirebbe indi, lasciando dietro
di se un odor di zolfo e una luce di fiamma turchiniccia. Cit a
sostegno della propria opinione il _Malleus maleficarum_, lo
_Sprengero_ ed altri dotti _demonologisti_. Raimondo di Ravenswood,
acconsent, il dicemmo, a questa esperienza, non senza qualche
inquietudine sugli effetti che avrebbe avuti, bench convinto che non
sarebbero tali, quali il priore gli avea ad esso annunziati. Nel
successivo venerd, i due amanti convennero al loro ritrovo in riva
alla fontana, nella solita ora, vale a dire dopo il tramonto del sole.
Era il mese di giugno che ha le notti assai corte; le ore corsero
velocemente, e la campana del mattutino non essendosi fatta sentire,
l'avvenente ninfa non pens a rammentare a Raimondo essere giunto il
momento di separarsi. Non per questo, videsi nulla di cambiato nelle
forme esterne della nostra ninfa. Ma appena il primo raggio
dell'aurora la fece comprendere che le ore permesse al diletto erano
gi trascorse, strapparsi dalle braccia dell'amante, dirgli per sempre
addio, mettere un grido di disperazione, precipitarsi nella fontana,
sparire, furono un solo istante.

Alcune gocce di sangue che sulla superficie dell'acqua allor si
mostrarono, indussero lo sfortunato barone a pensare che la sua
indiscreta curiosit avesse dato morte alla persona da lui amata,
qualunque poi la natura dell'ente misterioso si fosse. Ben furono, due
ore dopo, fatte per suo ordine accurate indagini sino al fondo di
quella fontana, ma non apparve alcun'orma di colei che egli avea
veduto co' proprj occhi lanciarsi l dentro. I rimorsi prodotti in lui
dall'avvenimento fatale, e la rimembranza de' pregi della donna che
tanto am, convertirono in inferno il rimanente della sua vita, che
perd, alcuni mesi dopo la battaglia di Flodden. Ma pens prima della
morte ad impedire che le acque di questa fontana venissero profanate o
imbrattate, onde la fe' circondare dell'edificio di cui vedeansi
ancora gli avanzi su quella riva. Da quel tempo, dicesi,
incominciarono ad andar male le cose per la famiglia di Ravenswood.

Cos era la leggenda generalmente adottata. Nondimeno alcuni, i quali
voleano darsi aria di essere pi saggi degli altri, pretendevano
essere questa una lontana allusione al caso di una donna veramente
amata da Raimondo di Ravenswood, e che questi preso da impeto di
geloso furore trafisse in quel luogo; laonde non sarebbe stato
maraviglia, se il sangue dell'uccisa si fosse mescolato all'acque
della fontana. Altri volevano spiegare l'origine della novelletta,
risalendo all'antica mitologia; certo  che generalmente credeasi
fatale ai Ravenswood un tal sito, e per un discendente di questa
famiglia il ber l'acque di quella fonte, o il solo avvicinarvisi erano
cose di cattivo augurio, quanto il fossero per un Graham, il portar
verdura, per un Bruce, l'ammazzare un ragno, per un Saint-Clair
l'attraversare l'Ord in giorno di luned.

In questo sito adunque del mal augurio, Lucia, riacquist i sensi dopo
un lungo svenimento. Bella e pallida, quanto la naiade della leggenda
avr dovuto esserlo nel separarsi per sempre da Raimondo, si reggea
contro un pezzo di quelle rovine, intanto che l'incognito cercava
richiamarla ai sensi, spruzzandole il volto coll'acque della fontana.

Tornata in se medesima, si ricord per prima cosa il pericolo in cui
lasciato aveva, quando svenne, suo padre, e guardando spaventata
attorno di se, e nol vedendo: "Ove  egli? ov' mio padre?" esclam,
n ebbe forza di articolare altre parole.

"Ser Guglielmo  sano e salvo, le disse l'incognito. Non ha nulla da
temere. Non vi angustiate. Fra pochi istanti lo rivedrete."

"Ne siete voi ben sicuro? disse Lucia; il toro non era lontano che
dieci passi da noi. Non mi trattenete. Gli  d'uopo che cerchi mio
padre."

E si alz pronunziando queste parole; ma tanto rifinite ne erano le
forze, che lungi dal poter eseguire il suo divisamento, sarebbe
ricaduta fra quelle rovine, a rischio di riportarne contusioni o
ferite, se il vicino straniero non l'avesse sostenuta fra le sue
braccia. Pur sembrava che nel prestarle tali soccorsi provasse una
specie di ripugnanza, sentimento straordinario assai in un giovine,
cui non par vero di trovarsi nell'occasione di rendere utili i suoi
servigi ad un'avvenente donzella. In vece sarebbesi detto obbedir
egli, a proprio malgrado, alle voci dell'umanit, e il lieve peso di
una delicata giovinetta essere carico difficile da sopportarsi alle
membra di lui, comunque robuste ed atletiche; perch senza provar n
meno la tentazione di tenerla fra le sue braccia un istante di pi di
quanto era necessario, e non lasciarla cadere, la fe' adagiar sul
murello da essa abbandonato dianzi, e arretrandosi alcuni passi, le
disse:

"Acchetatevi, madamigella; nulla di sinistro  accaduto a ser
Guglielmo Asthon; lo vedrete qui fra un istante. Il destino lo ha
salvato, in una guisa ben singolare. Ma voi siete molto debole; n
dovete pensare ad abbandonar questo luogo sinch non abbiate chi vi
assista meglio di me."

Lucia, gi riavutasi dal suo stordimento, guard lo straniero con un
poco pi d'attenzione, e maravigli in uno dei modi freddi e ritenuti
che usava seco lei. Ella si conosceva abbastanza per sapere non
esservi nel suo esterno alcuna cosa che potesse rendere esitante un
uomo ad offerirle il braccio, in un momento che ella mostrava
abbisognare di un tale soccorso; oltrech, il giovane non dovea vedere
in se stesso giusti motivi per paventare alla sua offerta un rifiuto.
Un abito da caccia di panno verde, una parte del quale ascondeasi
sotto grande mantello di colore oscuro, additava essere egli di un
grado distinto. Bench un largo cappello sormontato da una piuma nera,
la cui cima veniva a ricadergli sul sopracciglio, non lasciasse
vederne per intero i lineamenti, e quanto mostravasi d'essi fosse
offuscato dalla malinconia, che il premeva, pur discerneasi che
gentili erano e regolari. Lo stesso modo franco ed ingenuo di lui nel
presentarsi, persuadea facilmente che la vivacit di cui mancava,
doveva essere stata ammortita da qualche grave sventura o cordoglio;
ma in sostanza, parea quasi impossibile il fisar gli sguardi sovr'esso
senza provare un sentimento, misto di rispetto, di affezione ed anche
di curiosit.

Sentir questa impressione, per descriver la quale abbiam dovuto
impiegar lungo tempo, fu al cuor di Lucia l'opera di un istante.
Appena scontratasi collo sguardo negli occhi vivaci e neri dello
sconosciuto, chin i proprj al suolo con una specie di timoroso
imbarazzo; pur trovavasi nella necessit di parlare, o almeno cos
credea. Somministrandogliene l'occasione il pericolo che avea corso,
gli espresse con voce tremebonda la persuasione in cui stavasi che ei
fosse stato, dopo Dio, l'unico salvatore della vita di lei e del padre
suo.

Parve che queste manifestazioni di gratitudine non piacessero allo
straniero, in cui si scorse l'aggrottar della fronte, a malgrado di
sforzi che per palliare l'interno sentimento egli operasse. Salut
Lucia con modi che confinavano tra il mal umore e la rustichezza; "
d'uopo che io vi lasci, madamigella; ser Guglielmo non pu tardare; vi
lascio sotto la protezione di quell'uomo che forse in quest'oggi dee
riconoscere in voi il suo Angelo custode."

Maravigli Lucia di queste espressioni che le sembravano
inintelligibili; onde cominci persino a sospettare, che l'agitazione
della paura in lei rimasta non le avesse permesso di palesare in assai
convenevoli modi la sua gratitudine, n volendo lasciar su di ci
alcun dubbio nell'animo dello straniero: "Forse, gli disse, ho avuta
la sfortuna di non sapervi spiegare, come doveasi, i sentimenti del
grato mio animo; ma il turbamento in cui mi trovo tuttavia, mi serva
di scusa, perch, ve ne accerto, non mi ricordo nemmeno quel che io
v'abbia detto. Deh! vi prego, aspettate l'arrivo del padre mio, del
lord Cancelliere, affinch egli possa farvi i suoi ringraziamenti e
chiedervi il nome del nostro liberatore."

"Il mio nome  cosa inutile da sapersi. Quanto a vostro padre.......
volli dire, quanto a ser Guglielmo Asthon, egli sapr sempre il mio
nome pi presto di quanto il desideri."

"Vi sbagliate! esclam con forza Lucia. Vedo che non conoscete mio
padre, e sar oltremodo grato, e per se stesso e per me, ma forse...,
oh dio! forse m'avete ingannato nel dirmi che egli  sano e salvo;
forse  stato vittima della ferocia di quel furioso animale."

Mostratasi appena questa nuova idea alla mente della donzella, surse
di nuovo, accignendosi a ritornare nel viale, ove il caso era occorso;
ma le piegarono le ginocchia s che non avea forza di reggersi. Sembr
che lo sconosciuto titubasse un istante fra le inspirazioni contrarie
di soccorrerla e di abbandonarla; ma prevalendo sul cuore di esso
l'umanit, le si avvicin colla speranza di persuaderla ad aspettare,
in quel luogo dov'era, il ritorno del padre.

"In parola d'uomo d'onore, madamigella, vi ho detta la verit. Ser
Guglielmo  sano e salvo. Non vi cimentate a qualche nuovo pericolo
tornando sola in un luogo, d'onde forse que' selvaggi animali non sono
ancora partiti, o se persistete in questo disegno, accettate adunque
il soccorso del mio braccio, bench io non sia quel tale che potesse,
che ragionevolmente dovesse offerirvelo."

Lucia lo prese in parola senza badare all'ultima frase. "Ebbene, gli
diss'ella, conto sul vostro onore che mi aiuterete a ritrovare mio
padre: non dovete abbandonarmi,  d'uopo che veniate con me; chi mi
dice ch'egli non sia spirante, mentre sto qui ad ascoltarvi?"

Cos parlando, gli afferr il braccio che l'altro appena le aveva
offerto: n pensando che alla brama di rivedere il padre e al bisogno
istantaneo di un sostegno per andarne in traccia, oltre a un segreto
istinto di trattenere quello straniero, finch ser Guglielmo
arrivasse, correa con quanta velocit il suo stato attuale gliel
permettea, traendosi come dietro lo sconosciuto, che parea seguirla di
mala voglia. Finalmente vide il padre accompagnato da Barbara, che
portava una pozione cordiale, e da due taglia legne che questi avea
trovati vicino alla capanna di Alisa.

Il contento provato da ser Guglielmo ravvisando in buono stato la
figlia, fu pi forte della sorpresa che in tutt'altra occasione
avrebbe destata in lui il vederla appoggiata al braccio d'uno
sconosciuto, cos famigliarmente, come sarebbesi sostenuta a quel di
suo padre.

"Lucia, mia cara Lucia, come ti senti?" furon queste le prime parole
che pronunci teneramente abbracciandola.

"Molto bene, grazie a Dio, caro padre, ed ora meglio, perch ho la
fortuna di rivedervi. Ma che cosa penser questo signore per la
libert che mi son presa di costringerlo, pu dirsi, ad
accompagnarmi?" Ci detto, lasci arrossendo, il braccio dello
sconosciuto, e corse a prendere quello del padre.

"Spero non si pentir del servigio prestatomi, quando io lo avr
assicurato di tutta la gratitudine che professo ad un uomo, che con
coraggio, prontezza d'animo e destrezza non ordinaria, ha salvata la
vita al lord Cancelliere di Scozia e a sua figlia; mi permetter,
spero, di chiedergli...."

"Non mi chiedete nulla, o Milord, rispose in tuon fermo e perentorio
quello straniero. Io sono il sere di Ravenswood."

Lo stupore, unito ad altre sensazioni di un genere meno aggradevole
tenne silenzioso per alcuni istanti il lord Cancelliere. In questo
mezzo, Edgardo, avviluppandosi nel suo mantello, salut Lucia con aria
di dignit che sentia di alterezza, balbettando alcuni accenti cortesi
che sembrarono pronunziati a stento, e che poterono appena essere
intesi dalla donzella. Voltosi immantinente, raggiunse la foresta,
dond'era uscito, e frettoloso si allontan.

"Il sere di Ravenswood! (sclam il lord Cancelliere, rompendo il
silenzio cui lo stupore lo aveva costretto). Corretegli dietro,
fermatelo, ditegli che bramo subitamente parlargli."

I due taglialegne si diedero a seguire Edgardo che non poteva essere
molto lontano; e tornando di l a pochi minuti, l'un di essi con tuono
imbarazzato annunzi che il Sere avea ricusato di tornare addietro.

"Ma che cosa ha detto?" Chiese il lord Cancelliere.

"Ha detto che non volea tornare addietro" rispose il taglialegne colla
prudenza d'uno Scozzese al quale non piace il portar cattive
imbasciate.

"Sicuramente non vi ha detto sol questo, riprese a dire ser Guglielmo;
voglio sapere quel che vi ha detto."

"Ebbene, Milord, soggiunse sbassando gli occhi il taglialegne. Ha
detto........ ha detto cose che voi non vi curerete di sapere, e che
io non mi curo di ripetervi."

"Non importa, sclam il Cancelliere, voglio che mi ripetiate le sue
proprie parole."

"Quando volete cos, mi ha detto. -- Rispondete a ser Guglielmo Asthon,
che si guardi dall'augurarsi il momento in cui dovr rivedermi."

"Ah s, s! capisco adesso. Una scommessa corsa fra noi intorno ai
nostri falchi; una inezia, una semplice inezia!"

Riprese indi la strada del castello insieme alla figlia, che vi arriv
senza avere molto sofferto. Ma ben sofferse il suo animo oltre modo
aperto alle forti impressioni, e nel quale diverse ricordanze
congiunte alla scena terribile dianzi accaduta, durarono pi lungo
tempo degli scotimenti che le sue fibre nervee aveano provate. Le
considerazioni del giorno e i sogni della notte le mostravano di
continuo il furioso toro, che sovra lei e il padre suo si lanciava; ne
udiva gli spaventosi muggiti, e vedea allora il sere di Ravenswood,
accorrere, siccome angelo proteggitore, e salvarli entrambi da una
imminente morte. Forse in tutti i tempi,  cosa non priva di rischio
per una giovane, il permettere alla propria immaginazione di
arrestarsi troppo di frequente, e con compiacenza, sopra una medesima
idea; ma nello stato in cui era Lucia, il pericolo sembrava pressoch
inevitabile: ella non avea mai veduto alcun giovine, che avesse
lineamenti nobili e parlanti al cuore, siccome Edgardo di Ravenswood;
e quando anche si fosse trovata con altri, che in questi pregi il
pareggiassero, o superassero, difficilmente avrebbero potute unirsi
tante circostanze che gliene rendessero nell'animo s durevole
l'impressione. Il soprastante rischio, il soccorso ottenuto, la
gratitudine, la sorpresa, la curiosit..... diciamo curiosit, perch
 probabile che i modi aspri anzi che no, ed evidentemente riservati,
dei quali us il suo liberatore, essendo cotanto opposti
all'espressione naturale della sua fisonomia, e alle grazie del suo
portamento, rendessero sempre pi vogliosa Lucia di conoscere a fondo
l'origine di una siffatta contraddizione, e con maggior forza
stampassero nel cuore di lei l'immagine del giovinetto. Sol di
sfuggita aveva udito rammentare le cause disputate fra il padre suo e
quello di Edgardo; ma quando anche ne fosse stato meglio istrutta, non
era della sua indole il concepire l'idea degli astj e delle violenti
passioni che queste cause aveano prodotto. Aggiungasi, che ella il
sapea di nobil legnaggio, povero, bench sceso da una famiglia altra
volta doviziosa; onde potea dargli qualche merito del sentimento di
alterezza, per cui si sottrasse alla gratitudine del proprietario
attuale dei dominj, e del castello de' suoi maggiori. "Nondimeno, ella
pensava fra se medesima, avrebbe egli ricusati del pari i nostri
ringraziamenti, ci avrebbe egli lasciato in s ruvida guisa, se mio
padre gli avesse parlato con maggiore dolcezza, con men d'orgoglio, se
avesse addolcite le manifestazioni della sua gratitudine, con quel
tuono di gentilezza che le donne sanno usar s a proposito per calmare
le passioni impetuose degli uomini?" Quistione pericolosa al cuor
della giovine; pericolosa in se stessa, pericolosa nelle sue
conseguenze.

Lucia Asthon, in una parola, smarrivasi in mezzo ad un labirinto
d'idee, l'una pi fatale dell'altra alla immaginazione di una
giovinetta che abbia l'animo ai teneri sentimenti disposto. Il tempo e
la lontananza, che in altri simili casi erano stati efficaci a
cancellare impressioni morali di tal natura, poteano, sembrer forse,
prestare egual servigio al cuor di Lucia, ma la continua solitudine in
cui viveva, e la mancanza di distrazioni, contribuivano a ritornarle
alla mente le stesse immagini; e la cagione principale di questa
solitudine, era che lady Asthon trovavasi ad Edimburgo, ove
l'interteneano le cure di un maneggio politico. Il lord Cancelliere,
d'indole non compagnevole per natura, non riceveva nessuno, se non se
per ostentazione, o per meri fini politici; laonde fra quelli che
visitavan suo padre, la giovinetta non avea potuto conoscere alcuno,
che, a giudizio di lei, potesse stare a petto del sere di Ravenswood,
o fornito de' meriti cavallereschi che in questo le parea ravvisare.

Intanto che Lucia a cotai sogni si abbandonava, facea frequenti visite
alla vecchia Alisa, colla speranza di poter con essa condurre il
discorso sopra un soggetto al quale incautamente avea lasciato il
predominio assoluto de' suoi pensieri; ma si trov ingannata in questa
espettazione. Non che la vecchia non le parlasse volentieri, e con una
specie di entusiasmo, della famiglia dei Ravenswood; ma parea evitasse
con ogni studio qualunque particolarit che si riferisse all'erede
attuale di questa illustre prosapia, o se pure alcuna rara volta lo
rammentava nol facea per dire cose che potessero a Lucia riuscire
aggradevoli; poich il dipingea, come uomo d'indole cupa e disdegnosa,
non fatto per perdonare un ricevuto affronto, e memore di esso fino al
momento della vendetta. Per questi schiarimenti erano quanto bastava
a Lucia per combinarli cogli avvisi dati dalla stessa Alisa al lord
Cancelliere, perch si guardasse dalla vendetta di Ravenswood.

Nondimeno questo Ravenswood, divenuto scopo a cos odiosi sospetti,
non gli avea egli stesso vittoriosamente combattuti colla nobile
condotta che tenne, allorch lord Asthon e la sua figlia si trovarono
in pericolo di vita? Se avesse nudriti atroci divisamenti di vendetta,
come i discorsi di Alisa davano a sospettarne, non gli facea mestieri
commettere un delitto per disbramare compiutamente una s orribile
sete; gli bastava mantenersi inoperoso; avrebbe veduto l'uomo
detestato perir d'una morte crudele, siccome certa, s'egli stesso
generosamente non lo avesse soccorso. Dalle quali cose conchiuse la
donzella, che soltanto alcune preoccupazioni di mente, e que' sospetti
cui si abbandonano s di leggieri i vecchi e gli sfortunati, aveano
potuto condurre Alisa a giudicare con tanto disfavore il giovane
Edgardo, e a dipingerlo con colori inconciliabili affatto colla
nobilt e colla generosit che questi avea dimostrate: convincimento
in cui poneva tutte le sue speranze Lucia, che si fabbricava un
tessuto d'illusioni splendente e fragile, come quelle sottili fila che
vediamo tremolar per l'aere ai raggi del sol nascente in una bella
mattina di primavera.

Intanto il padre di Lucia abbandonavasi a meditazioni non men
frequenti di quelle che teneano l'animo della figlia, ma assai pi
fondate sulla singolarit del caso dianzi avvenuto. Giunto a casa, la
prima cura suggeritagli da amore di padre, fu quella di chiamare un
medico, per accertarsi, se nulla eravi da temere per la salute della
figlia, dopo lo spavento e le angustie alle quali necessariamente fu
in preda. Ottenute su di ci soddisfacenti risposte, si chiuse nella
sua biblioteca, ove dopo esaminate le annotazioni che avea fatte nel
ricevere la relazione del messo incaricato d'interrompere le esequie
di lord Ravenswood, si diede ad un lavoro affatto opposto a quello che
da prima avea cominciato. Essendo in lui tutta la destrezza propria di
un uomo del Foro, eragli cosa facilissima il presentare un fatto
medesimo con que' colori che pi gli andavano a grado: pertanto nel
preparare il rapporto che dovea leggere al Consiglio privato, sul
tumulto cui questi funerali diedero origine, ebbe altrettanta cura di
attenuarne le tinte, quanta ne avea avuta per lo innanzi di caricarle.
Insistea inoltre sulla necessit di tenersi alle vie della
conciliazione colla giovent, alla quale voleano perdonarsi un natural
bollor di sangue, e la mancanza di quella esperienza, le cui lezioni
vengono solo dal tempo. N si fece scrupolo di rinversar molta parte
di colpa sul messo de' tribunali, che nell'adempiere il suo ministero
avea mostrato assai pi di zelo che di prudenza.

In questa guisa inteso era lo scritto ufiziale del lord Cancelliere;
ma di una natura anche pi favorevole al giovine Ravenswood, erano le
lettere particolari spedite da ser Guglielmo a que' suoi amici, ne
quali potea fidarsi, e che avrebbero avuto maggiore preponderanza
nella decisione di questa bisogna. Non si stancava di dire ai medesimi
che gli espedienti i pi miti sarebbero anche stati i pi politici e
regolari in tal circostanza; grande essere il rispetto che si avea
nella Scozia per tutto quanto alle cerimonie funebri appartenea;
sarebbesi eccitato un mal umore nel pubblico, se si fosse usato
aspramente col sere di Ravenswood, perch imped che le esequie di suo
padre venissero frastornate. Finalmente assumendo carattere d'uom
nobilissimo e generosissimo, chiedea che per riguardo a lui medesimo,
venisse posta in silenzio una tale faccenda; frammettendo a questo
luogo una dilicata allusione allo stato in cui trovavasi rispetto al
giovine Ravenswood, dopo la necessit che lo costrinse s lungo tempo,
bench per difesa de' proprj diritti legittimi ad essere in lite col
padre di lui. Egli sarebbesi veduto disperato, aggiugnea, se qualche
malevolo avesse profittato di una tal congiuntura per calunniarlo,
come uomo che si fosse giovato di una lieve imprudenza del giovine
Ravenswood, per dar l'ultimo crollo ad una famiglia nemica della
propria; sarebbe inconsolabile oltre a ci in veggendo rincalzate le
sciagure di una nobile casa, e molto pi, s'ei ne fosse, anche
indirettamente, la cagione. Ben tutt'altro! Avrebbe anzi desiderato
farsi un merito dell'indulgenza che venisse adoperata verso
l'imputato, in virt del suo rapporto favorevole e della sua
intercessione. Conchiuse col protestare che avrebbe professata una
obbligazione personale, e affatto speciale ai suoi nobili amici,
quando che avessero condisceso a coprire col velo dell'obblio questa
cos perdonabile inconsideratezza dell'erede dei Ravenswood.

Qui  da notarsi una particolarit; ed  che scrivendo a lady Asthon,
contro il suo costume ordinario ed uniforme, di tutte le precedenti
cose non le motiv una parola. Ben le scrisse vagamente dello spavento
che il correre d'un toro selvaggio avea cagionato alla figlia. Ma non
accenn, n manco per immaginazione, l'inaspettato soccorso venuto ad
entrambi dal giovine Ravenswood, come non le parl del tumulto
accaduto nel celebrarsi i funerali del vecchio Milord.

Non fu poca la sorpresa degli amici e colleghi di ser Guglielmo,
quando ne ricevettero le lettere, concepite in uno stile cui non si
sarebbero mai aspettati. Ciascuno si mostrava all'altro la propria
lettera, e vedendo finalmente che tutte collimavano al medesimo fine,
l'un d'essi si metteva a ridere, l'altro aggrottava il sopracciglio,
un terzo spalancava gli occhi e la bocca, e un quarto chiedeva se
fosse cosa ben certa che il lord Cancelliere non avesse scritta
qualche altra lettera segreta in un senso affatto opposto, ed
aggiunse: "Scommetterei quanto ho al mondo che nessuna di queste
contiene il vero nodo dell'imbroglio."

Ma niuno avea ricevute lettere di un tenore diverso, bench la natura
delle cose, e il carattere del personaggio facessero credere ad alcuno
la possibilit della loro esistenza.

"Eh! (Disse un uomo di Stato che avea fatto i capelli grigi, e che a
furia di inchinarsi e di cambiar partito a seconda delle circostanze,
avea sempre mantenuto il suo posto al governal della nave, ad onta che
fosse andata per trenta anni ora a greco, ora a scilocco) non mi
maraviglio. Il nostro ser Guglielmo ha verificato il vecchio proverbio
scozzese: la pelle d'agnello si vende in mercato, come quella di
pecora."

"Converr fare quel che desidera, diceva un altro; ma io era
lontanissimo dall'aspettare una tal domanda per parte sua."

"Il Cancelliere se ne pentir da qui a un anno ed un giorno, diceva un
terzo, perch il sere di Ravenswood  quel tal giovinetto che gli dar
lana da filare."

"Saprei per volentieri qual altro partito vorreste prendere, o
Milordi, su di questo povero giovinetto? Chiese il marchese di Athol.
Il lord Cancelliere possede tutti i beni di sua famiglia. Se
pronunziaste anche un'ammenda contro di lui, non ha uno scellino per
pagarla."

"Ha la pelle, se non ha la borsa, disse lord Turntippet. -- _Luitur cum
persona, qui lucre non potest cum crumena._ -- Questo  buon latino,
Milordi, eccellente latino di giurisprudenza. Che cosa ne dite voi?"

"Io non vedo, Milordi, riprese a dire il Marchese, qual interesse
possa avere nessun di voi altri nello spingere questo affare pi in
l. Lasciamo che il lord Cancelliere operi come crede meglio."

"Cos sia, cos sia! soggiunse quel consigliere pi vecchio. Rimane
deciso che questo affare  rimesso al Cancelliere; tutto al pi gli
daremo per aggiunto un di noi, tanto per salvare la formalit; per
esempio, lord Hirplehooly, che non si pu mover da letto. Su via!
signor protocollista, notate questa deliberazione ne' vostri registri.
Ora, Milordi, dobbiamo porre un partito sull'ammenda di lord Bucklaw,
di quel giovine spensierato che si mangia tutto il suo patrimonio.
Suppongo che verr posta nelle mani del lord Tesoriere."

"Come? Come? sclam lord Turntippet, io contava che questo boccone
caderebbe nella mia bocca, e l'aveva aperta gi per riceverlo."

"Voi correte un po' sollecito ne' vostri disegni, Milord, disse il
Marchese; e mi fate ora ricordare d'una parabola che vi ho udito
citare in un'altra circostanza, la parabola del can del mugnaio, che
mette fuori la lingua prima che sia slegato il sacchetto ove sta il
suo desinare. L'ammenda non  ancor decretata."

"Ma si fa presto; non ci vuole che un tratto di penna, disse lord
Turntippet; n credo che fra questi nobili Lordi, ve ne sia un solo,
il quale s'immagini che dopo avere io mostrata tutta la possibile
compiacenza dopo avere prestati quanti giuramenti mi sono stati
chiesti, dopo avere abbandonate tutte le fazioni che hanno
soggiaciuto; in una parola, dopo avere per tant'anni servito lo Stato,
or per un verso, or per l'altro, io non debba, a quando a quando,
conseguir qualche coserella per rinfrescarmi le fauci e mandar gi pi
speditamente la mia saliva."

"Ma ci volete cos scimuniti, replic il Marchese, per non esserci
accorti, o Milord, che nulla vi pu restar sul gorgozzuolo, e che
sarebbe una speranza da matti, quella di voler estinguere la vostra
sete?"

Ma gli  tempo di calar la cortina sopra le scene che il Consiglio di
Scozia in que' malaugurosi giorni offeriva.




CAPITOLO V.

    "Va benissimo, compare.
      "Qui ci uniste per narrare
      "A uno stuol di gente eletta
      "Una vaga novelletta.
      "Siam ben noi, per tutti i Santi,
      "Quei che stian per smorfie, o pianti,
      "Dal far carne di salsiccia
      "D'uom che i nostri affari impiccia!"

                           _D'un Anonimo._


Nella sera successiva a quel giorno in cui il lord Cancelliere e la
figlia del medesimo, vennero salvati da s imminente pericolo, due
stranieri, stavan seduti nella stanza pi remota di una piccola
osteria, o per meglio dire d'un'oscura bettola la cui insegna era la
_Tana della Volpe_, lontana tre o quattro miglia dal castello di
Ravenswood, e altrettanto dalla torre mezzo diroccata di Wolfcrag,
vale a dire a mezza strada in circa fra queste due feudali dimore.

Uno di tali stranieri che mostrava, poco pi, poco meno, quarant'anni,
alto di statura, magro, estenuato, avea due occhi neri e scaltriti, e
sinistra fisonomia. L'altro che avr avuti in circa quindici anni di
meno, piccolo, ma ben fatto, vigoroso, piuttosto grasso, dimostrava
all'aspetto umor gioviale, animo franco e risoluto, che in mezzo ad
una certa aria di non curanza dava vivacit ed espressione a due occhi
grigi coperti da grosse sopracciglia bionde, ma d'una biondezza, che
come quella de' suoi capelli, al rosso inclinava. Vedeasi sulla tavola
un boccale di vino, perch in quei tempi invece di conservarlo in
fiaschi, veniva spillato dalla botte e raccolto entro boccali di
stagno. Ciascun de' due commensali avea dinanzi il suo _quaigh_[3]. A
quanto parea, non regnava fra essi grande cordialit. Colle braccia
incrocicchiate, si guardavano l'un l'altro tacendo con aria
d'impazienza e ciascuno, immerso nelle proprie meditazioni, non
pensava a comunicarle al compagno.

  [3] Il _quaigh_ era un bicchiere formato di picciole doghe di
  legno congiunte insieme, come quelle di una botte. Vi si beveano
  entro il vino e i liquori; ve ne avea di diverse grandezze e di
  vario pregio; perch oltre all'essere talvolta il _quaigh_ di
  legno prezioso, vedeasi non di rado ornato di fregi di argento.

Il pi giovane interruppe finalmente il silenzio: "Che diavolo ci sar
perch abbia a tardar tanto? Che gli fosse andata male la faccenda? E
voi perch impedirmi di accompagnarlo?"

"Ciascuno dee pensare a vendicare da se le ingiurie che ha ricevute,
rispose l'altro.  bene abbastanza se arrischiamo la nostra vita per
rimaner qui ad aspettarlo."

"In fin de' conti, Craigengelt, voi siete un vigliacco, riprese a dire
il pi giovane e vi son ben molti che per pensare cos di voi non
hanno aspettato questo momento."

"Finora per non vi  stato ancora nessuno che ardisca di dirmelo
(soggiunse Craigengelt portando la mano all'elsa della sciabola) e se
non sapessi che i discorsi d'un inconsiderato non meritano pi
attenzione di quelli d'uno stolto, io......."

"Voi? Che cosa fareste voi? (rispose il giovane col massimo sangue
freddo). E perch non fate quel che volete fare?"

"Perch...... (rispose Craigengelt tirando per met fuori del fodero
la sciabola, e tornandola subito a parar dentro). Perch questa lama
dee servire a qualche cosa di meglio, che non sarebbe ferire una
ventina d'uomini senza cervello pari vostri."

"E potreste anche aver ragione, perch bisogna veramente esser privo
affatto di cervello per fidarsi come, ho fatto io, alle vostre belle
promesse di procurarmi un grado nella brigata irlandese. Ma che cosa
poteva io fare? Non ho pi nulla al mondo, n men quanto ci vorrebbe a
pagare quest'ultima ammenda che quel vecchio birbante di Turntippet si
 fitto in capo di farmi pagare, senza dubbio, per mangiarsela egli;
mi aspetto che a quest'ora la sentenza sia gi pronunziata. Quando ci
penso! Io in una brigata irlandese! Che cosa ho di comune io con una
brigata irlandese? Io, patrizio della Scozia, come lo era mio padre
prima di me! Infine poi la mia vecchia zia lady Girnington non pu
campare in eterno."

"Tutte cose belle e buone, o Bucklaw! ma ella pu vivere ancora un bel
pezzo. Vostro padre poi, vostro padre avea fondi, vivea sui proprj
dominj, pagava i suoi debiti, e non aveva affari n cogli ebrei, n
cogli usurai."

"E di chi  la colpa se ho dovuto mettermi con costoro? Andate al
diavolo voi e tutti quelli che vi rassomigliano! Ecco quanto mi ha
fatto vedere il fondo ad un tal patrimonio. E adesso, m'immagino, io
dovr darmi attorno per trovar modi di sussistenza simili ai vostri.
Vivere una settimana sulla finzione di una notizia venuta dalla corte
di S. Germano; un'altra sullo spaccio d'una sommossa di montanari;
elemosinare la mia colezione da qualche vecchia giacobita, dandole ad
intendere frottole e mostrandole nella stoppa di una vecchia parrucca
i ricci di un cavaliere; far da secondo ad un amico in duello, fino al
momento di sguainare la spada, e allora battere la ritirata col
pretesto che non conviene ad un agente politico il cimentare la
propria vita in una lite estranea alle sue commissioni. Lo vedo bene,
dovr appigliarmi a questo partito per guadagnarmi un tozzo di pane e
pel piacere di udirmi chiamar capitano."

"In verit, il discorsetto  bello, e non dovreste essere malcontento
di essere divenuto cos spiritoso a mie spese. Ma domando;  meglio
morir di fame, e ad un buon bisogno farsi appiccare, o vivere come son
costretto ad adattarmi io in questo momento, perch il nostro re
Giacomo non ha modo di pagare convenientemente i suoi ambasciatori?"

"Morir di fame sarebbe il partito men disonorante; quanto alla forca
poi non ci siete cos lontano. Ma per tornare a quel povero diavolo di
Ravenswood, che cosa volete farvene? Danari non ne ha pi di me, i
pochi terreni che gli rimangono sono ipotecati per debiti, le rendite
non bastano per pagare i frutti. Che cosa sperate frammettendovi ne'
suoi affari?"

"Non abbiate paura, Bucklaw; so quello che faccio; primieramente il
nome di quest'uomo sona bene, e i servigi prestati dal padre suo nel
1689 daranno credito a questa recluta presso ai signori di S. Germano
e di Versailles. Vorrei poi ancora pensaste che il sere di Ravenswood
 qualche cosa di diverso da voi. Non gli mancano grazie, destrezza,
coraggio ed ingegno; si presenter come un giovine atto a prestare
utili servigi e colla mente, e col braccio; le sue abilit non si
riducono a maneggiare un cavallo, o a dare il volo a un falcone. Ho
quasi perduto il mio credito col non mandare in Francia che ufiziali,
buoni solamente da snidare un cervo, o da far la caccia col falco. Non
corro questo pericolo con Ravenswood. Egli  istrutto, ingegnoso, ed
accorto."

"E con tutte queste belle qualit  caduto nelle vostre reti! Non
andate in collera Craigengelt, e lasciate dov' l'elsa della vostra
sciabola. Gi lo sapete che non vi batterete. Raccontatemi piuttosto,
come abbiate potuto cattivarvi la confidenza di Ravenswood."

"Fomentando in lui la sete della vendetta. Sapeva io bene di non
essere il suo prediletto: ma ho curato l'istante, e battuto il ferro,
finch era caldo, quando egli era bene inasprito per le cose accadute
alle esequie di suo padre. Egli  andato ora per venire ad una
spiegazione, com'egli dice, e come pensa fors'anche, con ser Guglielmo
Asthon. Ma io so bene come la spiegazione andr a terminare. Il
Cancelliere accoglier questo giovine con alterigia, l'altro lo
ammazzer; perch, quando  partito, i suoi occhi scintillavano di
quella torbida luce, che  non dubbia foriera delle sinistre
intenzioni. Infine poi, quand'anche non lo ammazzasse, una buona
baruffa  inevitabile, e trattandosi di un membro del Consiglio non
verr denominata baruffa, ma un'insidia tesa alla vita di un
Magistrato. Ecco il nostro Ravenswood in aperta rotta col governo.
Nella Scozia far troppo caldo per lui, la Francia gli offrir un
rifugio, e partiremo tutti insieme sul brik francese, _la Speranza_,
che ne aspetta alla rada di Eyemouth."

"Questo partito non mi dispiace, soggiunse Bucklaw; per ora non vi son
grandi cose che mi rendano dilettevole il soggiorno della Scozia. Se
la compagnia di Ravenswood dee procurarci migliore accoglienza in
Francia, venga pure, in nome di tutti i demonj! Perch, gi vi parlo
chiaro, dubito assai che i vostri soli meriti personali giovino a
farci ottenere avanzamento. Spero, che prima di tornar qui, avr
nicchiata una buona palla di piombo nella testa del Cancelliere. Non
sarebbe male il mettere ogni anno qualche grano di tale droga nel
cervello d'un paio almeno di questi birbanti, cos per insegnare agli
altri a vivere meglio."

"Oh si!  verissimo; ma mi fate or ricordare una cosa. Conviene che io
vada a vedere se i nostri cavalli han mangiato e se son lesti al
partire, perch se il Cancelliere  morto, non bisogner lasciar
crescer l'erba sotto le loro zampe; conviene che la fuga sia rapida al
pari del lampo." Dopo essere andato fino alla porta, si volt
d'improvviso: "Bucklaw, comunque vada a terminare questa faccenda,
ricordatevi che io non ho fatta, o detta alcuna cosa, per cui io debba
essere riguardato o _fautore_ o _complice_ di quegli atti di violenza
che il sere di Ravenswood potesse commettere. Conto sulla vostra
giustizia."

"Oh! s voi siete incapace di tali cose: voi conoscete troppo bene i
pericoli ai quali vi esporrebbero quelle formidabili parole _fautore_
o _complice_!" E si mise a recitare i seguenti versi come parlando con
se medesimo:

    "Se del misfatto reo non di il consiglio.
    Della vittima il cor segn col dito."

"Come, come? Sclam Craigengelt; volgendosi una seconda volta con aria
inquietissima; che cosa state dunque dicendo?"

"Niente, niente; ripeto due versi di tragedia."

"L'ho pensato molte volte, Bucklaw, che voi siete nato per fare il
commediante. Voi mettete in tutte le cose una leggerezza, una non
curanza.........."

"Credo anch'io che mi sarebbe tornato meglio fare una parte coi
commedianti, che con voi in questo garbuglio, il cui esito.......
Basta! andate e pensate alla parte che tocca a voi, e abbiate cura dei
cavalli, che non vi sta male nemmen quella di palafreniere. -- Io nato
per fare il commediante! Questa impertinenza meriterebbe una stoccata,
ma cimentarmi con quel poltrone di Craigengelt!..... Arrossirei.
Oltrech, la professione di commediante non mi spiacerebbe poi tanto.
Proviamo...... sicuramente la mia prima comparsa vorrei farla
coll'Alessandro."

    Dal buio dei sepolcri a voi ritorna
      Il vostro duce, e al valor vostro addita
      Nova messe d'allori; i vostri brandi
      Scintillin ratti pi del lampo; io certa,
      Io gloria tal, che la maggior non seppe
      Prence, guerriero, eroe sognar, v'appresto.
      Dal braccio invitto de' compagni miei
      Quella che adoro la salvezza aspetta.

Intanto che Bucklaw terminava questi versi da lui declamati con voce
di tuono e con gesti spropositati, torn addietro Craigengelt con
fisonomia spaventata.

"Siamo perduti, Bucklaw, il cavallo che Ravenswood lasci nella
scuderia, si  incapestrato s maladettamente ne' suoi fornimenti che
 divenuto zoppo, zoppo del tutto. L'altro cavallo su cui part, sar
stanco dalla corsa, e se lo inseguono, non potr fare assai presto a
fuggire."

"Certo la fuga non sar pi rapida al pari del lampo, rispose senza
scompigliarsi Bucklaw. Ma un momento! Non potete voi prestargli il
vostro cavallo?"

"Arrischio d'essere fermato io medesimo! Vi ringrazio tanto e poi
tanto della vostra proposta!"

"Per, se il lord Cancelliere  stato ammazzato, cosa per parentesi
che io non credo, perch Ravenswood non  quel tal uomo da sparar
contro un vecchio privo di armi e senza difesa......... ma mettiamo il
peggio andar delle cose. Lo abbia ammazzato! che paura dovete averne
voi? voi non siete, lo sapete bene, n _fautore_, n _complice_."

"Questo  vero, rispose imbarazzato Craigengelt, ma voi dimenticate la
commissione che ho avuta dalla corte di S. Germano."

"Commissione che molti credono di vostra fabbrica, nobilissimo
capitano. In somma, se voi non volete dargli il vostro cavallo, gli
dar il mio."

"Il vostro?"

"S, il mio. Non sia mai detto che io abbia promesso ad un collega di
sostenerlo in un picciolo affare d'onore, senza aiutarlo a salvarsi
nell'istante del pericolo."

"Voi gli dareste il vostro cavallo? Ma non pensate alla perdita?"

"Perdita? E ben vero che il mio cavallo mi  costato venti buoni
_giacomi_; ma il suo valeva il doppio prima d'essere zoppo, e so anche
il modo di guarirlo. Prendete un cagnolino di latte, scorticatelo,
sventratelo, empietegli il corpo di lumache nere e grige, fatelo
arrostire un tempo conveniente, indi ungetelo di olio, di spigo e di
mele, aggiungeteci zafferano e cannella, e col grasso che ne cadr
fregate la gamba del cavallo infermo, e vedrete...."

"E vedrete che, prima che il cavallo sia guarito, prima che il cane
sia arrostito ed anche scorticato, lord Bucklaw sar stato trovato,
imprigionato e appiccato; perch non crediate mica che mettano poca
cura nell'inseguir Ravenswood. Quanto pagherei se avessimo scelto per
ritrovo un luogo pi in vicinanza del mare!"

"Se il pericolo  cos grande, mi converr dunque, in aria di
passeggiare, andarmene avanti, perch il mio cavallo glielo voglio
lasciare per certo. Ma zitto! ascoltate, credo che arrivi adesso. Non
udite voi un calpestio di cavallo?"

"Odo, rispose Craigengelt: ma siete ben sicuro che sia un cavallo
solo? Temo che lo inseguano. Allo strepito mi sembrano molti cavalli."

"Eh! via,  il calpestio de' piedi della serva che va a trarre acqua
al pozzo del cortile. In verit, Craigengelt, dovreste sbarazzarvi
della vostra patente di capitano e di tutte le vostre commissioni
segrete, perch fate pi presto d'un'anitra salvatica a spaventarvi.
Ma ecco il sere di Ravenswood, ed ha la cera pi cupa di una notte di
novembre."

Entr in quel momento Edgardo avvolto nel suo mantello, colle braccia
incrocicchiate, con fisonomia seria, ed anche costernata. Gettato il
mantello per traverso ad una scranna, sed sull'altra, non
pronunziando parola e come uomo immerso in profonda meditazione.

"Ebbene! Che cosa  accaduto? Che cosa avete fatto?" Gli chiesero nel
medesimo tempo Craigengelt e Bucklaw.

"Nulla."

"Nulla! disse Bucklaw. Eppure partiste risolutissimo di chiedere al
perfido vecchio soddisfazione per tutte le ingiurie che ha fatte a
voi, alla vostra famiglia e al paese. Non l'avete veduto?"

"L'ho veduto."

"Voi l'avete veduto e ritornate senza averlo costretto a mettere in
ordine il conto che vi doveva da tanto tempo? In fede mia, io non mi
aspettava questo dal sere di Ravenswood."

"Poco m'importa di quel che voi aspettaste da me; non siete voi, o mio
signore, quell'uomo, al quale io mi senta di render ragione della mia
condotta."

"Abbiate pazienza, sclam Craigengelt, osservando che gi Bucklaw si
accendeva di sdegno. Abbiate un momento di pazienza! Senza dubbio i
divisamenti del sere di Ravenswood hanno trovato qualche ostacolo che
non potea n prevedere, n impedire. Ma egli vorr scusare una
curiosit derivata da premura per lui e per parte di amici cos dediti
alla sua causa, come il siam noi."

"Amici! capitano Craigengelt, gli disse Edgardo con alterigia, non mi
ricordo di alcuna cosa seguita fra voi e me che vi dia diritto a
chiamarmi con questo nome. L'unica corrispondenza che passi fra noi,
sta nel disegno da me dianzi formato di partire in vostra compagnia
dalla Scozia, subito dopo aver visitato l'antico castello de' miei
maggiori, e avuto abboccamento coll'uomo che n' oggid padrone,
giacch proprietario noi chiamer mai."

"Va bene, signore, rispose Bucklaw: ma avendo noi pensato che i vostri
disegni vi poteano portare qualche rischio, e forse mettervi una corda
dintorno al collo, ci eravamo esposti allo stesso pericolo
coll'aspettarvi. Quanto a Craigengelt, non sarebbe un gran caso,
perch portava, cred'io, fin quando nacque, impressa in fronte la
forca e ci dovrebbe esser preparato; ma quanto a me, confesso che una
tal fine non mi garberebbe e non farebbe onore alla mia famiglia."

"Signori, disse Edgardo, sono dolente di avervi cagionato tanti
fastidj; ma credo nel tempo stesso mi sia lecito risolvere su quello
che devo fare, senza render conto a chicchessia de' motivi che io mi
abbia. Dunque ho cambiato divisamento, e non penso per ora a partir
dalla Scozia."

"Voi non pensate pi a partire! sclam Craigengelt. Non partir pi
dopo tutti gli incomodi che mi son presi, dopo le spese che ho fatte
per assicurarvi il passo libero! dopo il rischio che ho corso per
aspettarvi!"

"Signore, quando ho abbracciata per un momento l'idea di abbandonare
con tanta fretta la patria, ho accettata la cortese offerta che mi
avete fatta per agevolarmi i modi della partenza, ma non vi ho per
questo promesso di partire, quand'anche altre ragioni mi persuadessero
a rimanere. Spiacemi degl'incomodi che vi ho dati, e vi ringrazio di
esserveli presi. Circa alle vostre spese, aggiunse mettendo la mano
alla scarsella, vi sono modi pi efficaci di mettere in regola questa
faccenda. Ignoro a quanto possan montare; ma eccovi la mia borsa,
pagatevi secondo la vostra coscienza."

Nel medesimo tempo offerse al sedicente capitano una borsa, entro la
quale stavano poche monete d'oro; e l'altro stendea la mano per
prenderla, quando gli ferm il braccio Bucklaw.

"Vedo Craigengelt che le vostre dita hanno prurito di spassarsi su
quella reticella di seta verde, ma se avessero la disgrazia di
toccarla, vi giuro che le taglio con un colpo di sciabola. Io so che
non vi  dovuto nulla. Poich il sere di Ravenswood ha cambiato
d'avviso, nulla havvi che l'obblighi a seguitarci, e a noi non torna
il rimanerci pi lungamente in questo luogo. Mi permetta per
dirgli........"

"Ditegli quel che vorrete, lo interruppe il Capitano, ma lasciatemi
prima fargli conoscere gli sconci ai quali si espone coll'abbandonare
la nostra societ; i pericoli che corre restando qui; gli ostacoli che
trover nel voler presentarsi convenientemente a Versailles e a S.
Germano, se non va in Francia scortato da persone che abbiano
corrispondenze utili in quel paese."

"E il dispiacere, continu Bucklaw di non aver fatto conto
dell'amicizia di uomini........ o almeno d'un uomo di onore."

"Signori, permettetemi il farvi osservare anche una volta che vi 
piaciuto il dare alla nostra unione momentanea maggior importanza di
quanta io abbia avuto disegno d'attribuirgliene. Quando vorr
trasferirmi ad una Corte straniera, non avr d'uopo, n di un
avventuriere imbroglione, n di un uomo di testa calda che mi
presentino."

E senza aspettare risposta, usc della stanza, mont a cavallo e
part.

"Per dio! sclam Craigengelt. Ecco andata al diavolo la mia recluta!"

"S, capitano, disse Bucklaw. Il pesce ha portato via l'amo e la
lenza. Quanto a me,  necessario che gli vada dietro, perch si 
spiegato con pi insolenza di quanto il mio stomaco pu digerire."

"Volete che vi accompagni?" gli chiese il Capitano.

"No, no; statevene al canton del fuoco, finch'io ritorni. Correreste
rischio di buscare qualche frustata:"

Detto ci usc cantando.

    "Presso al fuoco la bagascia
    Per mal tempo non s'ambascia."




CAPITOLO VI.

    "Due parole. In petto hai core?
      "Va; provvediti un acciaro,
      "E vien meco su quel poggio.
      "L vedr, se ti sia caro,
      "Ch'io t'estimi un uom d'onore."

                    _Antica ballata._


Il sere di Ravenswood essendosi accorto del caso occorso al suo
cavallo di maneggio, ripart sulla chinea che lo avea condotto fin l,
e per usarle riguardo andava di passo nell'allontanarsi dalla _Tana
della volpe_ per tornare nella sua vecchia torre di Wolfcrag, quando
intese dietro di se il rumore di un cavallo che galoppava. Volgendosi,
vide il giovine Bucklaw che lo seguiva e l'avrebbe raggiunto prima, se
innanzi partire dalla _Tana della volpe_, non si fosse lasciato
vincere dalla tentazione possentissima d'insegnare al mozzo di stalla
la ricetta per guarire il cavallo zoppo. Cerc questi nondimeno di
riguadagnare il tempo perduto col correre di gran galoppo, e trov
Ravenswood in un luogo ove la strada attraversava una vasta palude.

"Fermatevi, signore, disse Bucklaw. Io non sono un agente politico, un
capitano Craigengelt, la cui vita  troppo importante, perch egli
voglia arrischiarla in difesa del proprio onore. Ma mi chiamo il
nobile Hayston di Bucklaw, e se qualcuno mi insulta con una parola,
con un gesto, con un guardo, dee rendermene conto."

"Tutto questo va benissimo, sig. Hayston di Bucklaw, rispose il sere
di Ravenswood con tuono oltre ogni dire indifferente e tranquillo; ma
io non ho alcuna lite con voi, n bramo averne. Ecco la mia strada;
quella l, se non m'inganno,  la vostra; le strade che noi due
seguiamo in questo mondo, non sono meno opposte, cred'io. Perch
cercare d'impicciarci scambievolmente?"

"Perch, rispose impetuosamente Bucklaw, perch mi avete fatto un
insulto che io non posso e non devo soffrire. Voi ci avete chiamati
avventurieri imbroglioni."

"La vostra memoria vi serve male, signor Bucklaw; ricordatevi meglio
le circostanze; al vostro compagno solo io applicai questo predicato,
e mi appello a voi, se egli lo meriti."

"E che cosa fa questo, signore? In quel momento egli era mio compagno,
e niuno insulter mai il mio compagno, o torto o ragione che abbia,
sintanto che resta meco."

"Se cos , signore, torn a dire Edgardo col medesimo sangue freddo,
voi dovreste scegliere meglio la vostra compagnia, o probabilmente
avrete molte faccende, se vorrete farvi il campione di tutti quelli
coi quali vi collegate. Fate a modo mio, tornate a casa vostra dormite
bene, e domani vi sveglierete pi ragionevole."

"No, no, signor mio. Voi non sapete con chi vi abbiate che fare; le
grandi arie e le belle frasi non vi caveranno d'imbarazzo con me. Poi,
mi avete chiamato uomo di testa calda, e bisogna ritrattare questa
parola prima che ci separiamo."

"In verit sar difficile, se non mi porgete migliori ragioni di
quelle che mi andate offrendo finora per convincermi che ho preso
abbaglio nell'applicazione di questo secondo predicato."

"Ebbene, signore, poich non volete n giustificare l'incivile vostra
espressione, n ritrattarla, indicatemi il luogo ove dobbiam
rivederci; altrimenti, ad onta del dispiacere che io proverei nel fare
un tale affronto ad uomo del vostro grado, non potrei risparmiarvi
quel gastigo che la vostra insolenza ha provocato."

"Vi liberer io da questo dispiacere, soggiunse Edgardo; ho fatto
quanto io poteva per evitare uno scontro con voi; ora imputatene a voi
medesimo le conseguenze. Se parlate sul serio, questo luogo pu servir
come un altro a conchiudere il nostro affare."

"Scendete dunque da cavallo e impugnate la spada, disse Bucklaw, che
ne diede il primo l'esempio. Ho sempre pensato e sostenuto che siete
un giovine valoroso; mi spiacerebbe se fossi costretto a cambiar
linguaggio."

"Non ne avrete motivo, o signore," disse Edgardo scendendo da cavallo,
e mettendosi in parata.

Tosto s'incrocicchiarono le loro spade, e nel principio del
combattimento, grande apparve l'ardore di Bucklaw, molto avvezzo a tal
genere di scontri, e che adoperava con abilit e destrezza singolare
la spada. Ma questa volta, non pot dispiegare con vantaggio tutto il
suo sapere nell'armi; perch avendolo abbandonato il primo sangue
freddo, e riscaldatosi a grado a grado, non fu pi padrone di se
medesimo, al veder l'aria di indifferenza e disprezzo con cui il sere
di Ravenswood, dopo avergli sulle prime ricusata soddisfazione, venne
indi a concedergliela con tanta prodezza. Trasportato dalla
impazienza, n pensando che ad assalire, mise pi impeto che cautela
nell'incalzar l'avversario. Ravenswood in vece, con altrettanta
abilit, e maggior calma, si tenne principalmente alla difesa,
evitando persino di profittar dei vantaggi che la temeraria foga di
Bucklaw gli avea pi di una volta somministrati. Finalmente
il secondo, avendo voluto con nuovo accanimento lanciarsi
sull'avversario, Edgardo si giov dell'istante per fargli saltare fuor
di mano la spada, ed essendo quel terreno sdruccioloso, la violenza
del colpo fece cadere Bucklaw sull'erba fitta e corta che copriva il
campo della battaglia.

"Vi concedo la vita, o signore, disse Ravenswood. Procurate di
emendarvi, se questo  possibile."

"In verit, parlando schietto, la credo cosa difficile (disse Bucklaw
alzandosi lentamente, levando da terra la sua spada, e di tale esito
del combattimento scompigliato meno di quanto avrebbe potuto
aspettarsi dall'impeto con cui erasi cimentato). Vi ringrazio,
aggiunse; eccovi la mia mano; siate certo che non conservo alcun
rancore contro di voi, bench mi abbiate vinto, e bench sia costretto
a riconoscervi mio maestro nell'arte dell'armi."

Ravenswood fis il guardo sopra di lui, e porgendogli indi la mano:
"Bucklaw, disse, voi siete un giovine generoso, e non vi ho fatto
giustizia. Vi domando, lealmente e di tutto cuore, perdono
dell'espressione che vi ha offeso. L'ho usata senza considerazione, e
in un momento di vivacit; ma son convinto che io ebbi torto
nell'avervela appropriata."

"Dite da vero, brava creatura? disse Bucklaw riprendendo quel suo
tuono libero e non curante che lo contraddistingueva. In fede mia, non
mi aspettava questo da voi; perch si dice che, per massima generale,
non siate inclinato a ritrattare n le vostre opinioni, n i vostri
discorsi."

" vero; quando per, per concepir le opinioni o per tenere i
discorsi, ho avuto il tempo di ben ponderarli."

"Eh! vedo che, tenendo conto di tutte le cose, voi siete pi saggio di
me; perch io per prima cosa do soddisfazione battendomi, salvo a
spiegarci con parole in appresso. Se l'un dei due resta morto, allora
tutti i conti sono finiti. Altrimenti, gli uomini non sono mai tanto
disposti alla pace come dopo la guerra. -- Ma che cosa vuole quel
ragazzo che viene verso di noi e strilla pi di una cornacchia? Quanto
avrei pagato che fosse venuto alcuni minuti pi presto!... E poi no;
gi questo affare un giorno o l'altro dovea finirsi. Tanto vale che
sia terminato cos."

Intanto ch'egli parlava in tal guisa, il ragazzo correa con tutta
quella velocit che poteva esser propria del meschino asinello su di
cui cavalcava, continuamente accarezzandolo con un grosso e nodoso
bastone.

"Signori, signori! (esclam mandando innanzi la sua voce a guisa degli
eroi di Ossian) salvatevi; perch la moglie dell'ostiere mi ha
ordinato di dirvi che la sua casa si  empiuta di gente; che  stato
arrestato il capitano Craigengelt; che cercavano anche il signore di
Bucklaw e che farete molto bene scappando alla presta."

"Ti sono obbligatissimo dell'avviso, mio bel giovinetto! tieni, ecco
una bella moneta di dodici soldi in compenso delle tue fatiche, e ne
darei due di tutto cuore a chi mi indicasse la strada che devo
tenere."

"Io, Bucklaw, disse Ravenswood; venite in casa mia; c' nella mia
vecchia torre un luogo, ove sfido l'abilit di mille spie a
discoprirvi."

"No, no, generoso amico; sarebbe un mettervi nell'imbarazzo; e a meno
che non siate a quest'ora intricato come io nelle reti de' giacobiti,
non sar mai per fatto mio che ci entriate."

"Non vi prendete pensiero di ci; non ho nulla da temere."

"Quando poi sia cos, accetter senza cerimonie la vostra offerta;
perch, a dirvela, non so il luogo di ritrovo, ove Craigengelt dovea
condurci questa sera; e sono ben certo, che costui, caduto in mano
della giustizia, dir, per salvare il suo collo, la verit su quanto
riguarda me, e una ventina di bugie sopra di voi."

Tornati indi a cavallo; si allontanarono congiuntamente, evitando la
strada pi battuta, e seguendo viottoli paludosi e poco noti, che la
consuetudine della caccia avea fatto ad essi imparare, ma per mezzo ai
quali, tutt'altre persone, sarebbersi facilmente smarrite. Tacquero
alcun tempo, marciando velocemente quanto la stanchezza del cavallo di
Ravenswood lo permetteva, sintanto che le tenebre della notte ben
addensate fossero attorno di essi. Allora moderarono il passo dei
cavalli e per la sopravvenuta difficolt di conoscer la strada, e
perch finalmente si credeano sicuri dalle persecuzioni e dagli
sguardi di chicchessia.

"Or che possiamo respirare un poco pi, disse Bucklaw, io vorrei farvi
una interrogazione o Ravenswood."

"Parlate, questi rispose; ma mi permetterete di non rispondervi se non
trovassi ci conveniente."

"La mia domanda  semplicissima; in nome del demonio! quale
strambellata ragione pu avere indotto un uomo sollecito al pari di
voi della sua riputazione, a mettervi in brigata con un cialtrone come
Craigengelt, e con una cattiva testa come Bucklaw?"

"Perch io era disperato e cercava compagni che non lo fossero meno di
me."

"Allora poi, perch lasciarne cos repentinamente quando cominciavamo
appena a far conoscenza insieme?" chiese di nuovo l'ostinato
interrogatore.

"Perch avea cambiato d'intenzione, e rinunziato, almen per adesso, al
mio disegno. Ora che ho risposto francamente alle vostre domande,
vogliate, la vostra volta, rispondere alle mie. Come  possibile che
io vi abbia trovato in compagnia di Craigengelt, cos inferiore a voi
e per nascita, e per sentimenti?"

"Vel dico in due parole, rispose Bucklaw: perch sono un pazzo, un
giuocatore disperato. Terreni, rendite, danaro, il giuoco si 
divorato tutto. La mia proza, lady Girnington, ch'io credeva veder
morir da un minuto all'altro, di improvviso ha tornato ad innamorarsi
della vita, e sta meglio che non sia stata giammai. Or dunque, io non
potea sperare di guadagnar qualche cosa che in un cambiamento di
governo. Al tavoliere del giuoco, io avea imparato a conoscere
Craigengelt: costui vide il mio stato, e siccome il diavolo ne sta
sempre alla vita, mi cont mille storie sulle credenziali che avea da
Versailles, mi promise che avrei una patente di capitano, appena
giunto a Parigi, e ho fatta la pazzia di lasciarmi trappolare da lui;
son certo che in questo momento sta tessendo innanzi ai giudici una
filastrocca di racconti, un pi bello dell'altro, intorno la mia
persona.  proprio cos, Ravenswood; questo  quanto m'hanno fruttato
il vino, i dadi e le donne, i galli, i cani e i cavalli."

" pur troppo vero; Bucklaw, voi vi siete nudrito in seno i serpenti
che vi tormentano adesso."

"Questo  parlare da oracolo; ma, non ve n'abbiate a male, anche voi
vi siete nudrito in seno un serpentaccio grosso grosso, che ha
inghiottiti tutti gli altri, e che  tanto sicuro di divorar voi,
quanto la mia mezza dozzina di serpentucci  sicura di mangiarsi tutto
ci che rimane a Bucklaw, cio, quanto si trova tra il suo berrettone
e le calcagna de' suoi stivali."

"Non mi dorr mai, se vi prendete una libert della quale vi ho dato
io primo l'esempio, riprese a dire il sere di Ravenswood. Ma per
parlare senza metafora, quale  questa passione mostruosa che, a dir
vostro, io mi nudrisco nel seno?"

"L'amore della vendetta, signor mio. Credete forse che non possa fare
la sua buona comparsa, in mezzo alle passioni del vino, del giuoco,
delle donne ec, ec?  una passione niente pi cristiana, e molto meno
innocente dell'altre. Infine poi,  molto meglio il rompere una siepe
per essere in agguato quando sbuca una damma, che star alla posta d'un
povero vecchio per mettergli non so quante palle nel cranio."

"Dio mi guardi dall'aver mai una simile idea! soggiunse il sere di
Ravenswood. Sull'onor mio non ebbi questa intenzione. Solamente, prima
di abbandonare la terra che mi ha veduto nascere, io volea confondere
l'oppressore di mia famiglia, rinfacciargli la sua tirannide, e le
conseguenze tremende che ne erano derivate. Gli avrei fatta la
dipintura delle sue ingiustizie, e portato nella sua anima il
turbamento e i rimorsi che sarebbero stati eterni compagni del viver
suo."

"Oh divisamento assai innocente per se stesso! riprese a dire Bucklaw;
ma il vecchio vi avrebbe afferrato pel collo, avrebbe chiamato aiuto,
e allora, invece di portare il turbamento nella sua anima, avreste
potuto mandare qualche cosa di piombo nelle sue cervella, se non
avessero bastato i vostri sguardi e gesti furiosi ad estinguere quella
fiammella di vita che ancor gli rimane."

"Avete voi dimenticata la barbarie di costui, e i miei patimenti?
Ignorate forse, quanti mali la sua fredda crudelt ha adunati sopra il
mio capo? La mia famiglia distrutta, le mie sostanze rapite, un tenero
padre morto di dispetto fra le mie braccia, ecco le immagini che
giustificano, che comandano la mia vendetta! Ma come? In altri tempi,
uno Scozzese, che dopo avere ricevuti oltraggi cos crudeli, fosse
rimasto tranquillo, non sarebbe stato giudicato uomo indegno di
parteggiare per un amico, d'impugnar l'armi contro un nemico?"

"Per bacco! ci ho gusto, quando vedo che il diavolo non adopera i suoi
congegni sol contro di me; pare che il mariuolo non faccia male le sue
prove per tirare anche voi ne' suoi trabocchelli. Ascoltatemi; tutte
le volte che io sono in procinto di commettere qualche grande
bestialit, costui me la dipinge sempre come l'azione la pi nobile,
la pi generosa, la pi necessaria, e io sprofondo sino al fianco in
mezzo al pantano prima d'accorgermi d'essere in terren paludoso. Nella
stesa guisa voi avreste potuto divenire assass....... voglio dire
uccisore di un uomo, e ci meramente per tributare rispetto alla
memoria di vostro padre."

"C' pi giudizio in questo discorso, di quanto al vedere la vostra
condotta, o Bucklaw, si poteva aspettare da voi. Ah s!  vero. I
nostri vizj s'introducono nella nostra anima sotto forme esterne, cos
seducenti come la superstizione ci rappresenta le forme di que' demonj
detti _incubi_ e _succubi_, la cui naturale laidezza noi scopriamo
soltanto dopo averli teneramente stretti fra le nostre braccia."

"Ma noi possiamo sempre scacciarli da noi, disse Bucklaw, ed  quello
che voglio far io un di questi giorni, vale a dire, quando lady
Girnington sar morta."

"Avete mai udito quel proverbio del teologo inglese: _L'inferno 
selciato di buone intenzioni_? Si fa pi presto a formarle che a
metterle in pratica."

"Ebbene, comincer questa sera la mia riforma, e mi obbligo a non bere
pi di un fiaschetto di vino, a meno che il vostro Bord non fosse di
una qualit straordinaria."

"Non dubitate, amico, che la mia cantina non vi dar grandi
tentazioni. Anzi, non so se io possa offrirvi null'altro che il
coperchio d'un tetto. I nostri vini, le nostre vettovaglie sono state
consumate per la cerimonia funebre."

"Possa passare un secolo prima che vi sia bisogno di rinovarle a tal
fine! ma mi sembra che non avreste dovuto in occasione di esequie
votare fino l'ultima botte. La  cosa che porta sfortuna."

"E quando potr mai essere pi sfortunato di quel che lo sono in
questo momento? sclam Ravenswood. Ma ecco la mia antica dimora, e
quanto vi  dentro  a vostra disposizione."

Lo strepito sempre crescente dell'onde del mare, gli avvertivano che
erano vicini agli scogli, sulla cima de' quali gli antenati di
Ravenswood aveano fabbricata la lor fortezza. Dopo non aver fino
allora mandato che una morta luce, la luna usc d'improvviso raggiante
in mezzo alle nubi, illuminando la torre ignuda e deserta, situata
sopra una rupe che sporgea verso il mare, e contro di cui venivano ad
infrangersi i flutti dell'oceano germanico. Scosceso, inaccessibile e
circondato d'acqua era da tre lati quel masso. Unicamente dalla banda
che avea in prospetto la terra, era stato in origine fortificato da
una fossa e da un ponte levatoio; ma il ponte non era pi che rovine e
rottami; la fossa, colmata in gran parte, permettea ad un uomo a
cavallo l'attraversarla per venire nel cortile, cinto da due lati di
diroccamenti, di scuderie e d'altri edifizj, e verso terra difeso da
un muro merlato. Tenea il quarto angolo la torre medesima, che tanto
men larga quanto pi alta, e fabbricata di grige pietre allor percosse
dai raggi della luna, inalzavasi quasi spettro lugubre di un enorme
gigante.

Difficilmente uom potea immaginare alcuna cosa pi tetra, pi
selvaggia, pi trista di questa abitazione. Il rauco e prolungato
fracasso de' flutti che battevano lo scoglio eccitavano nell'orecchio
un senso corrispondente all'impressione che il sito faceva agli
sguardi; spettacolo uniforme di lutto e di desolazione che attristava,
metteva orrore e paura. Bench non fosse molto innoltrata la notte,
nulla indicava che in quell'albergo della mestizia abitasse alcuna
creatura vivente se non se una languidissima luce che partiva da una
sola di quelle strette finestre forate ad altezze e distanze
irregolari entro le mura della rocca, luce che parea mandata da una
lampada vicina ad estinguersi.

"L  la stanza del solo servo che rimanga tuttavia alla casa di
Ravenswood, disse il giovine rappresentante di essa, ed  stata una
fortuna che io l'abbia conservato, perch altrimenti avremmo rischiato
di non trovare n lume, n fuoco. Ma seguitemi con cautela; il
sentiero  stretto, n offre passaggio a pi d'un cavallo di fronte
alla volta. Di fatto questo viottolo attraversava una spezie d'istmo,
e alla estremit di tale penisola era situata la torre, edifizio nella
cui fabbrica e diletti, e agiatezze, e persino riguardi di utilit
vennero sagrificati all'uopo di ben munirla e difenderla. Tale era
l'uso di tutti i Baroni scozzesi, i quali, cos nella scelta delle
loro dimore, come nei lavori di costruzione per potervi abitare, non
aveano che una sola cura, un solo pensiere, quello cio di renderle
inaccessibili.

Merc d'aver usate tutte le avvertenze che gli avea raccomandate il
proprietario di s lugubre soggiorno, Bucklaw si trov sano e salvo in
mezzo al cortile; ma bench Ravenswood picchiasse con raddoppiati
colpi alla porta della torre, e con quanto fiato aveva in corpo,
gridasse a Caleb di scendere per aprire, rimase lungo tempo senza
ricevere alcuna risposta.

"Diavolo! incominci a pensare; o il vecchio  morto, o lo ha preso
qualche vertigine; lo strepito che io fo avrebbe destati i sette
dormienti."

Finalmente si ud una voce tremula e timorosa che rispondea
balbettando, "siete voi, vostro Onore?  il sere di Ravenswood?"

"S son io, Caleb, fa presto ad aprire la porta."

"Ma ditemi, siete veramente voi in carne ed ossa? Perch vorrei
piuttosto veder cinquanta diavoli che lo spettro, o lo spirito del mio
padrone. Sicch foste anche il padrone, non una, ma dieci volte, se
non siete sotto forma umana, con tutti i vostri requisiti d'uom vivo,
state in l."

"Son io, vecchio pazzo, riprese a dire Ravenswood, io medesimo in
corpo ed in anima, bench non ti giuri che cosa io potrei essere fra
poco se mi lasci pi a lungo morire di freddo."

Il lume che rischiarava una specie di abbaino nella parte pi alta
della torre, disparve allora, e facendosi vedere a mano a mano di
finestra in finestra, diede a comprendere che chi lo portava stava
scendendo una scala a lumaca, scavata entro una delle torricelle che
ornavano gli angoli del vecchio edifizio. Col lento suo camminare si
tirava addosso alcune esclamazioni d'impazienza per parte di
Ravenswood, e alcune pi significanti imprecazioni che gli mandava
addietro il men tollerante Bucklaw. Il nostro Caleb si ferm
nuovamente prima di levare il catenaccio chiedendo anche una volta, se
fossero veramente uomini fatti di creta a guisa degli altri coloro che
volevano entrare in quell'ora s tarda.

"Se ti fossi vicino senza tramezzo, vecchio balordo, esclam Bucklaw,
ti farei ben vedere con incontrastabili prove che io sono di carne e
d'ossa come sei tu."

"Apri la porta, Caleb," aggiunse con pi umano tuono il padrone, e ci
tanto per usar riguardo ad un vecchio e fedel servitore, quanto mosso
da un'altra considerazione; vale a dire che le minacce non avrebbero
giovato di nulla, fintanto che tra Caleb e le persone che gli
parlavano, fosse stata di mezzo una grossa porta di quercia foderata
di ferro.

Finalmente Caleb, con tremebonda mano, sollev le sbarre, apr la
pesante porta, rimase immobile per un istante dinanzi ai due
sopraggiunti. I suoi capelli grigi, corti e assai diradati, il fronte
calvo, i lineamenti solcati dalle rughe della vecchiaia, ma
significanti ed espressivi, erano illuminati dalla luce della lampada
ch'ei tenea con una mano, luce che tutta portavasi sul suo volto,
perch rimandata dall'altra mano con cui difendea la fiamma della
lucerna dal vento. Lo sguardo timido, e in un rispettoso, ch'ei gir
attorno di se, l'effetto di quella luce concentrata che illuminava la
fisonomia e i capelli bianchi del vegliardo, avrebbero potuto
somministrare argomento ad un bellissimo quadro: ma i nostri
viaggiatori erano troppo impazienti di mettersi al sicuro dal
temporale che minacciavano le nubi addensatesi sull'orizzonte; per
aver voglia d'intertenersi in pittoresche contemplazioni. "Siete voi,
mio caro padrone? Siete veramente voi? il vecchio servo si fece a
dire. Sono afflitto, non potete credere quanto afflitto, che voi
abbiate aspettato s lungo tempo alla porta del vostro castello: ma
chi si sarebbe immaginato che tornereste s presto e accompagnato da
un signor forestiere?" Qui fece pausa, per volgere il discorso a
qualche abitante del castello, situato nell'andito, in modo che nol
vedessero quei di fuori, e parlava, o almeno credea parlar sotto voce,
perch non l'udissero i due amici che tuttavia rimaneano nel cortile.
"Misia, mia cara Misia, per amor di Dio, movetevi e allestite un po'
di fuoco alla presta; prendete quel vecchio sgabello da tre' piedi, o
qualunque altro arnese che vi vien per le mani, tanto da fare un po'
di fiamma." Poi volgendosi al padrone. "Mi spiace, soggiugnea, che non
saremo provvedutissimi di vettovaglie, perch non vi aspettavamo che
da qui a qualche mese, e allora avremmo procurato di ordinare tutte le
cose per ricevervi cogli onori dovuti al vostro grado e alla vostra
nascita. Nondimeno........"

"Nondimeno, Caleb, disse Edgardo,  necessario che ci trattiate alla
meglio noi e i nostri cavalli; non vi mettete pena, sapremo adattarci
alle circostanze. Spero non sarete in collera, perch mi rivedete pi
presto di quello che credevate."

"In collera, Milord!..... perch voi sarete sempre Milord a giudizio
di tutti i galantuomini, come i nobili vostri maggiori lo sono stati
per trent'anni, senza il bisogno di domandar licenza di portar questo
titolo a un _wigh_..... In collera per vedere il lord di Ravenswood di
ritorno in uno de' suoi castelli!...... Poi volgendosi di nuovo con
voce sommessa, come prima, alla sua invisibil compagna: "Misia,
ammazzate la gallina che cova, gi non avete bisogno di scegliere, e
mettetela allo spiedo. -- Non  questa la migliore delle nostre
abitazioni (e in dir ci si volgeva a Bucklaw): ma  quanto abbisogna
al lord di Ravenswood in questi momenti di turbolenza, quando non gli
piace abitare nelle sue signorie principali. Poi questa torre  una
fortezza eccellente, rispettabile per la sua antichit, e tutti i
Nobili stranieri che vi hanno ricevuto ospizio, non si sono mai stati
dall'ammirarne le esterne bellezze."

"E vedo che volete lasciarci il tempo di soddisfare la nostra
ammirazione" lo interruppe Edgardo, che per non pot a meno di
sorridere sulle astuzie adoperate dal vecchio per tenerli alla porta,
intanto che la sua confederata Misia facesse di dentro gli apparecchi
necessari a riceverli.

"Oh! ne importa poco delle bellezze esterne della casa, mio caro
amico, disse Bucklaw; vediamo piuttosto le interne, e credo che
nemmeno ai nostri cavalli dispiacer di conoscere la scuderia."

"Oh  ben giusto, signore!...... sicuramente non v'ha nulla di pi
giusto. Milord, e uno de' suoi onorevoli compagni....."

"Ma i nostri cavalli, caro amico, i nostri cavalli diverranno bolsi,
se li lasciate intirizzir qui dopo la corsa che hanno fatto; e il mio
 un buon cavallo, che non vorrei, per bacco, mi andasse al diavolo.
Dunque, mio caro galantuomo, vel ripeto, pensate alle bestie, fosse
anche a pregiudizio dei loro padroni."

"Come? a pregiudizio dei padroni? Quasi che qui non ci fosse gente
abbastanza.... adesso, adesso! chiamo subito i mozzi di stalla (e qui
Caleb mise fuori una voce di Stentore che rintron per tutta la
torre). Su via! Giovanni! Guglielmo! Saunders! I bricconi saranno
usciti, o forse andati a coricarsi (aggiunse dopo avere aspettata per
qualche tempo una risposta che ben sapea di non ricevere). Gi tutte
le cose vanno alla peggio quando il padrone  lontano; ma avr cura io
medesimo de' vostri cavalli."

"Farete, cred'io, saviamente, soggiunse Ravenswood; altrimenti le
povere bestie correrebbero rischio di non trovare alcuno che le
governasse."

"Zitto! Per l'amor di Dio, zitto! (Si fece Caleb all'orecchio del
padrone parlandogli in tuon supplichevole.) Se non v'importa dell'onor
vostro, abbiate cura almeno del mio. Fo gi abbastanza fatica a dare
un aspetto decente alle cose, a furia di inventare storielle."

"Via, via! non occorre lambiccarvi tanto il cervello, mio caro Caleb,
gli disse il padrone; conducete i cavalli nella scuderia. Spero che vi
sar un po' di fieno e di biada."

"Oh! molto fieno e molta biada! (le quali parole furono pronunziate a
voce alta e con altero tuono da Caleb, che riserb le successive per
dirle all'orecchio del suo padrone). Dopo i funerali non ho trovato
che alcune misure di biada e un po' di paglia sminuzzata in un angolo
della scuderia."

"Va bene (disse Edgardo; togliendo la lucerna di mano al servo, che
mostrava ripugnanza a cederla). Mi assumo io di mostrar la strada al
mio ospite."

"Ma vi pare, Milord? Non lo permetter mai. Se voleste solamente aver
cinque o sei minuti, o tutto al pi un quarto di ora di pazienza, e
divertirvi contemplando la superba veduta che si vede di qui, tanto
che io pensassi ai cavalli, sarei subito dopo, presso le Signorie
vostre per introdurle nel castello con tutti i riguardi dovuti; e poi
nell'assenza di Milord, ho chiusi sotto chiave i candelabri d'argento,
questa lucerna non  assai bella....."

"Oh! sapremo contentarcene, disse Edgardo, e quanto a voi, non ne
avete bisogno nella scuderia, perch, se ben mi ricordo; il tetto ora
 messo in gran parte a giorno."

" vero, Milord" rispose il fedel servo, aggiungendo subito con molta
prontezza di spirito: "La  una gran mala gena questi falegnami e
questi muratori! Credereste voi che da quando partiste, non si son
lasciati vedere per aggiustarlo?"

"Se le disgrazie della mia famiglia, fossero cose da riderci sopra,
disse Edgardo rimasto solo coll'ospite, il povero Caleb mi
somministrerebbe ampia materia di riso. Egli ha la passione di
dipingere tutte le cose che riguardano il formale e il materiale della
mia povera casa, non come sono, ma come, secondo lui dovrebbero
essere, e, a parlarvi schietto, ho spesse volte ammirati gli
espedienti che il buon vecchio sa prendere per supplire alla mancanza
di quanto gli sembra essenziale all'onore della mia famiglia, e le
scuse ancora pi ingegnose che sostituisce a quelle cose che con tutta
la sua sollecitudine non ha potuto trovare. Ma in verit, quasi mi
spiace adesso che non ci abbia accompagnati: perch mi accorgo che,
comunque la torre non sia vastissima, durer qualche fatica a trovare
la stanza dove ha fatto accendere il fuoco."

Cos dicendo, aperse la porta del salone. "Vedo che non  qui"
aggiunse soffocando un sospiro.

Di fatto quella sala offeriva una prospettiva trista e deplorabile,
oltre ogni dire. Uno stanzone in volto, la cui soffitta era di travi
grossolanamente scolpite, che s'incrocicchiavano le une coll'altre,
vedeasi appuntino nello stato medesimo, in cui Ravenswood lo lasci,
dopo il banchetto successivo ai funerali del padre; la grande tavola
di quercia era coperta ancora di brocche rovesciate, di tazze di
terra, o di stagno, di quelle poche di vetro salvatesi dall'entusiasmo
de' convitati, che per dare pi forza ai lor brindisi le gettavano in
aria, onde vedeasi ancora ingombro de' lor frantumi il pavimento di
pietra. Quanto ai vasellami pi fini o agli argenti, che gli amici o i
congiunti aveano prestati in tale occasione, questi erano stati
solleciti a riportarseli seco, appena terminato quel baccano cos
sconvenevole, come fuor di proposito. Nulla in somma in questo
stanzone offeriva il menomo indizio di opulenza, e, teatro poco anzi
di un allegro convito, non era pi che un luogo di lutto e di
desolazione.

Gli apparati di panno nero, che nel tempo della cerimonia funebre
tennero luogo delle vecchie tappezzerie, erano stati staccati in
parte, e pendeano lungo le pareti in irregolari festoni, che
lasciavano vedere per intervalli le pietre scabre e grossolane di
quelle vecchie muraglie. Le scranne rovesciate, o sparse qua e l
additavano la confusione e il disordine che regnarono in quel funebre
banchetto.

"Questa stanza, dicea Ravenswood, tenendo alzata la lucerna, questa
stanza, sig. Bucklaw, fu consacrata alla dissipazione, quando avrebbe
dovuto esserlo al dolore e alla tristezza; egli  giusto che il dolore
vi regni a sua volta; spiacemi che ci sia allor quando voi dovreste
essere accolto in mezzo alla gioia."

Abbandonato questo lugubre appartamento, salirono la scala. Dopo avere
aperte inutilmente due o tre porte, Ravenswood, entr finalmente in
una picciola anticamera coperta di stuoie, ove con grande loro
soddisfazione trovarono un buon fuoco, che Misia, merc qualche
espediente della natura di quelli suggeritile da Caleb, era pervenuta
presto ad accendere. Contentissimo finalmente di trovare una stanza
molto migliore di quanto gli facea sperare il rimanente del castello
che avea veduto, Bucklaw si sent rincorare, e fregandosi le mani
vicine al fuoco, ascoltava con tutta l'immaginabile compiacenza le
scuse che si cred in obbligo di fare il sere di Ravenswood. "Voi non
troverete qui l'agiatezza; io non so che cosa ella sia, ed  lungo
tempo che queste mura non la conoscono, se pur l'hanno mai conosciuta.
Un ricovero, e sicurezza, ecco tutto quanto mi  lecito di
promettervi."

"Cose eccellenti davvero! rispose Bucklaw, e con una boccata di pane e
un bicchier di vino, sono assolutamente quanto di meglio io possa
desiderare."

"Ma ho paura, soggiugnea Ravenswood, che facciamo una magra cena; odo
Caleb e Misia che sono in grave consulto a tale proposito. Il povero
Balderston ha la disgrazia di essere un po' sordo, e quasi tutti i
suoi _a parte_ sono intesi dall'intera udienza, e singolarmente da
quelle persone alle quali gl'importerebbe pi di nascondere i suoi
segreti maneggi: state ad ascoltare."

Prestarono di fatto attenzione, e fu udita la voce del vecchio servo
che, a quanto parea, stava discutendo con Misia.

"Fate come potete meglio, la mia donna, come potete meglio! Non 
difficile il dar buon aspetto alle cose."

"Ma, mio dio? Dare in tavola la gallina che cova! Sar dura come corda
da violino o cuoio battuto."

"Direte allora che avete fatto uno sbaglio, uno sbaglio, mia cara
Misia! (La confortava con voce manierosa e supplichevole il fedel
siniscalco). Prendetevi tutte le colpe addosso di voi; il punto
essenziale sta nel salvar l'onore della famiglia."

"Ma signor iddio, la gallina che cova! (torn a ripetere l'ostinata
Misia) voi sapete bene che ha i suoi pulcini nel forno in fondo al
cortile, e andando l da quest'ora temo di veder qualche Spirito; e se
non vedessi lo Spirito, non vedrei nemmeno la gallina, perch  notte
scura come il fondo d'un pozzo, e in tutta la casa non vi sono altri
lumi fuor di quella benedetta lucerna che si  presa il nostro
padrone. Mettete poi ancora che trovassi la gallina. Non bisogna
spennarla, votarla, farla cuocere? E come venir a capo di tutto
questo, mentre stanno seduti vicino al solo fuoco che abbiamo?"

"Via, via, Misia! il vecchio servo soggiunse; lasciate operare a me;
vado a vedere se vi fosse modo di portar via destramente la lucerna da
quella stanza."

Caleb Balderston entr dunque pian pianino nella stanza, senza
immaginarsi nemmen per sogno, che fosse stato inteso il dialogo da lui
avuto con Misia, "Ebbene, Caleb, mio vecchio amico, c' qualche
speranza di cena?" Chiese il sere di Ravenswood.

"Qualche speranza di cena! o Milord? (ripet Caleb vivamente offeso
dal dubbio che in una tale interrogazione si racchiudeva) qualche
speranza di cena! Come  possibile dubitarne in casa di vostra
Grazia!....... Ma io capisco bene, la Signoria vostra in questo
momento non amer carne di beccheria. No, no, si conviene qualche
cosetta di pi dilicato. Per esempio, abbiamo una quantit grande di
polli che aspettano solo di essere messi allo spiedo..... Presto,
Misia, un cappone ben grasso," grid colla sicurezza di uomo che
sapesse piena la dispensa di ogni genere di vettovaglie.

"Non c' bisogno di questo, entr in campo Bucklaw, che credette
caritatevole dovere sollevare il povero intendente di una parte di
queste inquietudini. Se voi avete solamente qualche poco di carne
fredda, un pezzetto di pane........"

"Panettini di avena che fa voglia il vederli, sclam Caleb, che da un
gran peso sentivasi alleggerito; e quanto a carne fredda, grazie a
dio, non ce ne manca.  ben vero che dopo il funerale le carni con
gelatina, i pasticci, tant'altre vivande ghiotte furono dispensate ai
poveri, come  costume; ma nondimeno......"

"Ors, Caleb, disse Edgardo, veniamo ad una conclusione. Dateci da
mangiar quel che avete e mettete da un canto le scuse. Il mio amico,
il giovine sig. di Bucklaw, non si mostrer uom difficile ad essere
contentato; egli ha motivi per volersi tener nascosto, e voi
comprendete......"

"Oh! comprendo benissimo, ottimamente (rispose Caleb chinando il capo
e facendosi ad ogni istante pi sereno in fisonomia), quand' cos, il
vostro signor ospite non trover molto da ridere sull'ordinamento
attuale di questa casa, poich, a quanto sembra, non  dunque in
migliori panni di noi...... Non dico gi che noi siamo in cattivi
panni (soggiunse tosto ritrattando la confessione che si era lasciata
sfuggire in quel primo impeto di contentezza). Solamente ho inteso
dire che siamo un nulla, in confronto di quello che siamo stati e di
quello che dovremmo essere. Ma per tornare al discorso della
cena...... a che cosa servono qui i giri di parole?..... Vi  un resto
di spalla di castrato che, tre volte, se  vero, si  fatta veder
sulla tavola, ma gi pi  vicina all'osso, la carne  sempre pi
dilicata, come i loro Onori sanno ottimamente, e poi...... e poi vi 
un pezzo di formaggio che si divora cogli occhi; poi del burro; oh!
non si trova un burro compagno, se camminate dieci miglia attorno a
queste vicinanze.... Poi..... Poi.... Ma vedo che le Signorie loro si
contentano di queste cose per un semplice pasto ordinario."

Dopo di che, con incredibile sollecitudine, port le anzidescritte
vivande, collocandole con molta simmetra sopra una picciola tavola
rotonda, a cui seduti i due amici, si fecero un dovere di onorare col
buon appetito quel modesto banchetto. Intanto Caleb, standosi con
solenne gravit in piedi dietro di essi, procurava a furia di
complimenti supplire alla scarsezza di tale convito.

Ma oh dio! torn ben presto occasione per mettere a prova l'ingegno
inventivo del povero nostro Caleb. Bucklaw, che avea gi divorata una
gran parte di quel pezzo di castrato, il cui osso quasi nudo era un
contrassegno parlante che quella vivanda avea sostenuto pi di un
terzo assalto, incominci a chiedere birra.

"Per dire il vero, rispose Caleb, avrei scrupolo a lodarvi la nostra
birra. Il concio era di cattiva qualit, ed  un poco inacetita; ma
credo, signore, che non abbiate spesse volte gustata un'acqua simile a
quella della nostra torre. Un vero nettare!"

"Ma se la vostra birra  cattiva, non potete darci un poco di vino?"
soggiunse Bucklaw facendo contorsioni al solo udire il nome della
limpida bevanda che Caleb con tanto calore raccomandavagli.

"Vino! Rispose sfrontatamente Caleb; grazie a dio, non manchiamo mai
di vino. Basta vi dica che due giorni fa..... Ah, possa una tal
cerimonia non tornare giammai!.... Si  bevuto in questa casa pi vino
che non ne sarebbe necessario per mettere a gala un bastimento. Non si
 mai mancato di vino in casa di lord Ravenswood."

"Portatecene dunque, in vece di parlarne" gli disse il padrone, e
Caleb arditamente usc di quella stanza.

Tutte le botti vte che si trovavano nella cantina, vennero scosse e
voltate a mano a mano; egli lusingavasi alla pi disperata di
raccogliere tanto fondaccio quanto bastava ad empire una brocca assai
capace che portata avea seco. Ma oim! con troppa accuratezza erano
state votate quelle botti, e ad onta di tutte le sollecitudini per
levarle, e di tutte le fazioni che la sua perizia nell'impiego di
cantiniere gli suggeriva, non pot unire che un mezzo boccale circa di
liquido che potesse in qualche modo ad oneste persone offerirsi.

Ma Caleb, come abilissimo generale, tal non era da abbandonare il
campo di battaglia, senza aver pronto uno stratagemma per palliare la
sua ritirata. Giunto alla porta della stanza dei commensali,
intrepidamente butt in terra un fiasco vto, come se avesse
intoppato, e maledicendo la propria dappocaggine, chiam forte Misia,
onde venisse a spazzar via il vino che non era mai stato versato; indi
mettendo l'altro fiasco sopra la tavola, manifestava flebilmente la
sua speranza che ve ne fosse ancora abbastanza per le loro Signorie. E
ne rimaneva abbastanza di fatto; perch lo stesso Bucklaw, comunque
partigiano sviscerato del sugo di grappolo, dopo aver gustato una
volta il vino di Wolfcrag, non ebbe il coraggio di accostarvi il
labbro una seconda, e fu obbligato, contro ogni sua intenzione, a
contentarsi di un bicchiere di quel limpidissimo nettare che gi Caleb
avevagli consigliato.

Terminata questa bellissima cena, conveniva pensare agli apparecchi
per dormire la notte, e dovendosi scegliere la stanza segreta per
assegnarla al nuovo ospite, il nostro Balderston si trov munito di un
eccellente pretesto per dare spiegazione sul cattivo stato delle
suppellettili ec. ec.

"Di fatto, egli dicea, chi potea mai immaginarsi che, essendo noi cos
forniti di appartamenti, si dovesse aver ricorso alla stanza segreta?
Non se n'era pi fatto uso dal tempo della famosa cospirazione, n ho
mai ardito mostrarne a nessuna donna l'ingresso, perch allora, e le
Signorie vostre me lo concederanno, sarebbe rimasta stanza segreta per
poco tempo."




CAPITOLO VII.

    "Entra, se il credi, sotto il mio tetto.
    "Non vedrai, sappilo, foco in cucina,
    "Non vino, o birra nella cantina;
    "Un po' di paglia sol  il mio letto,
    "L'acqua non manca, il pane  lesto;
    "Faremo a mezzo di tutto questo."

                    _Antica ballata._


Certamente il prodigo erede di Lino, allorch, dissipate tutte le sue
sostanze e ridotto ad abitar solo una casa deserta, formava in sua
mente i concetti espressi nell'antica ballata, non doveva trovarsi in
una disposizione d'animo molto dissimile da quella del sere di
Ravenswood, confinato in questo soggiorno della tetraggine. Il secondo
avea per un vantaggio sul figlio prodigo della canzone, ed era, che
trovandosi in eguali strettezze, non dovea come l'altro incolparne la
propria inconsideratezza. La miseria era il retaggio trasmessogli dal
padre; e una nobilt fattasi squallida, e un titolo, che l'urbanit
poteva concedergli, la scortesia avea diritto di ricusargli, ecco
quanto rimembrava ancora l'antico lustro della sua casa.

Forse questa considerazione, malinconica per vero dire, ma che
nondimeno pu arrecare all'umana vanit qualche conforto, giov quando
spiravano le fresche salutari aure mattutine, a portar qualche tregua
alle passioni tempestose che la sera innanzi avevano agitato l'animo
del signore di Wolfcrag. Egli aveva allora la forza di passare in
rassegna i diversi sentimenti che gli facean guerra, e di prendere la
ferma risoluzione di combatterli e soggiogarli. Quel mattino
tranquillo e rischiarato dai raggi del sole sgombro da nubi, rendea
gradevole sin l'aspetto delle profonde valli che dalla banda di terra
stavano di rincontro alla torre; intanto che dall'altro lato l'oceano
maestoso, le cui onde azzurrine leggermente increspava un venticello
orientale, fino all'orizzonte superbamente estendevasi. Il destarsi
placido e sereno della natura eccita nel cuor dell'uomo, anche
allorquando  pi straziato da terribili affetti, una soave
malincona; ed ha sovra esso un'influenza sublime, talvolta
inspiratrice di azioni conformi affatto ai dettami dell'onore e della
virt.

Dopo aver fatto col pi scrupoloso rigore l'esame del suo cuore e de'
suoi sentimenti, il primo pensiere di Edgardo fu di visitare Bucklaw
nella stanza segreta che gli aveva assegnata.

"Ebbene, Bucklaw, come vi sentite voi questa mattina? Gli disse
entrando; che cosa vi pare di un letto sul quale dorm con sicurezza
l'esule conte di Angusia, bench perseguitato con tutta la veemenza
dalla collera d'un re."

"Veramente, rispose Bucklaw, avrei torto se mi dolessi d'un
appartamento di cui si  contentato un uomo s grande. Per i
materassi avrebbero potuto essere un po' pi soffici; ho trovate le
muraglie umidette; i sorci poi si sono mostrati morbinosi pi di
quanto avrei creduto pensando allo stato delle vettovaglie di Caleb.
Penso ancora che, se quella finestra graticciata avesse le imposte, e
questo letto le cortine, la stanza non sarebbe per questo meno
gradevole."

" sguernita assai, lo vedo, soggiunse Edgardo guardando attorno
questa piccola stanzuccia; ma se volete alzarvi e seguirmi, Caleb si
studier di procurarvi una colezione migliore che non fu ieri sera la
cena."

"Per amor del Cielo che non sia migliore! (disse Bucklaw alzandosi, e
cercando di vestirsi alla meglio, e quanto l'oscurit della stanza
segreta gliel permetteva). Che non sia migliore! torno a
raccomandarvelo, se volete che io duri ne' miei divisamenti di
riforma; la sola ricordanza della bevanda apprestatami da Caleb, 
stata pi efficace, che nol sarebbero venti prediche, a reprimere in
me il desiderio di cominciar la giornata bevendo un sorso d'acquavite.
E voi, mio caro ospite, avete assalito da prode il serpente che vi
divora? Voi vedete che quanto a me sono in procinto di soffocare le
mie vipere, l'una dopo l'altra."

"Se non altro ho cominciata la lotta, Bucklaw, e ho avuta la deliziosa
visione di un angelo che scendeva in mio soccorso."

"Diavolo! Quanto a me non ho visioni da aspettarmi, a meno che mia zia
lady Girnington non si risolvesse di licenziarsi da questo mondo; e
allora, sarebbe la sostanza della sua eredit non l'apparizione della
sua ombra, che potrebbe aver che fare sulle mie buone risoluzioni. --
Ma parliamo della colezione; ditemi, ci sarebbe mai dubbio

    Che il vaghissimo cervetto
    Da imbandirsene il banchetto,
    A spassar con gamba lesta
    Fosse ancor per la foresta,

come dice la canzone?"

"Vado a vedere," rispose Edgardo, uscendo in traccia di Caleb, cui
finalmente trov entro il vano di una specie di torricella oscura, che
fu altre volte la dispensa del castello. Stava in allora il vecchio
fregando un antico piatto di peltro che avrebbe voluto far tornare
lucente. -- "Oh! cos sar da mettersi in tavola. S, s, pu passare.
Basta che non l'accostino troppo alla finestra." Andava, a quando a
quando e a mezza voce, dicendo a se stesso come per farsi coraggio
nella sua impresa, quando lo interruppe la voce del padrone.

"Prendete, gli disse il sere di Ravenswood, e andate a comprare quanto
occorre." Cos dicendo consegn al vecchio credenziere la borsa,
sfuggita il d innanzi, quasi per miracolo, dalle branche di
Craigengelt. Il vecchio, crollando il capo, guard coll'espressione
del pi vivace cordoglio il suo signore, e intanto pesava colla mano
quel meschino tesoro dicendo in tuon lamentevole: " tutto qui quel
che resta?"

"S: tutto quel che resta in questo momento, rispose il padrone,
ostentando maggiore allegrezza di quanta nell'interno suo ne provava.
Ne giova per sperare che qualche giorno saremo provveduti meglio di
capitali, il mio caro Caleb."

"Prima che questo qualche giorno arrivi, temo bene che il povero Caleb
non sar pi nel mondo di quaggi; ma non ist bene che io tenga un
tale linguaggio a vostro Onore, soprattutto vedendovi cos
impallidito. Ripigliatevi la vostra borsa, e conservatela per
isfoggiare un poco alla presenza de' vostri pari, perch, se ardissi
prendermi la libert di darvi pareri, vi consiglierei di farla sonare,
a quando a quando, trovandovi in compagnia; con questo metodo non vi
sarebbe alcuno che negasse darvi a credenza e fonderemmo il nostro
credito pi saldamente."

"No, Caleb; la mia intenzione  di abbandonare ben tosto questo paese,
e voglio partirne colla riputazione d'onesto uomo, non vi lasciando
debiti di sorta alcuna, debiti almeno contratti da me."

"Oh certamente! se partirete, dovrete partir da onest'uomo; e non sar
altrimenti, perch il vecchio Caleb pu prendere a credito per proprio
conto quanto  necessario alla casa; il carico dei debiti rimarr
tutto sopra di lui; e s'egli andasse anche in prigione, che importa?
Sar sempre salvo l'onore della famiglia."

Ravenswood si sforz, ma invano, di dargli a comprendere che non
volendo egli far debiti per se medesimo, molto meno avrebbe
acconsentito che il suo credenziere ne avesse portato le pena ed il
biasimo; ma Caleb tutto inteso agli espedienti e agli stratagemmi che
il suo ingegno operoso e fertile gli suggeriva, continuava ne' suoi
ragionamenti, senza badare alle confutazioni, che contr'essi moveva il
padrone.

"Primieramente, proseguiva Caleb parlando con se medesimo, vi 
Epifania Smatrash che ci dar sicuramente birra a credenza; ha
trascorsa tutta la sua vita in vicinanza di questo castello, sempre
protetta dalla famiglia dei Ravenswood; potr anche spillarle un po'
d'acquavite; per vino, poi temo che non si possa far conti sopra di
essa; vive sola, non ne compra che una botticella alla volta.... Chi
sa per che in un modo, o nell'altro io non arrivi ad ottenerne
qualche fiaschetto? quanto a polleria converr bene che i vassalli ne
somministrino, bench Lucia Chrinside sostenga di avere gi pagate due
volte le sue onoranze: ci verremo a capo, vostro Onore, ci verremo a
capo; fatevi coraggio e lasciate fare a me: sintanto che viva Caleb,
il decoro dei Ravenswood non correr alcun pericolo."

Colle pietanze che a furia di espedienti di tale natura Caleb pot
mettere in tavola, la cosa non and affatto male per tre o quattro
giorni: che anzi le scuse, i pretesti, le invenzioni del vecchio servo
servendo di spasso ai due giovani, divennero in tal qual modo un
condimento di pi ne' loro banchetti. In quella torre di fatto,
conduceano una vita s trista e monotona che abbracciavano avidamente
quante circostanze si offerivano di variarne o allegarne in qualche
guisa il tenore.

Bucklaw costretto ad astenersi dai suoi favoriti sollazzi, e impedito
di correre a cavallo per la campagna, diveniva neghittoso e taciturno,
ogni qual volta il sere di Ravenswood non avea pi voglia o di
armeggiare, o di tirare seco al bersaglio. Ben cercava qualch'altro
divagamento dal fregare, dallo stregghiare il suo palafreno, dal
pettinarne la criniera, dal ripulirne e farne lucidi i bardamenti, ma
dopo tutte queste fazioni, quando l'avea veduto mangiar la biada e
sdraiarsi indi tranquillamente nella sua mangiatoia, non potea starsi
dall'invidiare la rassegnazione, con cui parea che il nobile animale
si sottomettesse ad un genere di vita cotanto uniforme.

"Questa bestia non sospira, ei dicea fra se stesso, n le corse, n la
caccia, e vive contenta in questa spiacevole scuderia, come se vi
fosse nata; ed io che godo, se non altro, la libert di trascorrere le
stanzacce di questa torre, o prigione, posso appena, comprese anche le
ore del fischiare e del dormire, trovar modo di passare il tempo fino
al momento di desinare."

Assorto in queste consolanti meditazioni, si trasportava verso le
feritoie della torre, d'onde stava spiando per intere ore, se vedesse
qualche cosa di nuovo nella pianura, o spassandosi a scagliar ciottoli
e pezzi di rottame di muro contro i gabbiani e gli smerghi che aveano
avuta la cattiva politica di metter nido vicino alle stanze di uno
sfaccendato giovanastro.

Ravenswood, bench, per mente salda e costante animo, superiore a
Bucklaw, non mancava di argomenti di meditazione, non men tristi per
vero dire di quelli che la noia e la scioperatezza suggerivano al suo
compagno. Lucia Asthon aveva, al primo vederla, prodotta nell'animo di
Ravenswood minore impressione di quella che or derivavagli dal
ricordarsi di tutte le circostanze da cui fu accompagnato il lor primo
incontro. Quell'ardente sete di vendicarsi che lo avea condotto ad
affrontare qualsivoglia pericolo per trovarsi a tu per tu col padre di
Lucia, andava a mano a mano sminuendo di forza e a proporzione cedea
luogo a sentimenti pi moderati; gi la condotta da lui tenuta con
quella giovinetta sembravagli aspra ed inumana, indegna d'uomo
d'onore, e inopportuna oltre ogni dire verso una giovin donzella
distinta per grado e per nascita; rampognava se stesso di avere
respinte, con un orgoglio che sapea di disegno, le occhiate spiranti
affettuosa gratitudine e le espressioni di tenera benevolenza che
vlte avevagli la donzella per pi riprese; e per quanto il pungessero
gli oltraggi ricevuti da ser Guglielmo Asthon, la coscienza dicevagli
che non avrebbe dovuto estendere il proprio risentimento fino alla
figlia del suo nemico.

Non appena cos s'avviarono i suoi pensieri, non appena incominci ad
accusare se stesso, la rimembranza de' seducenti vezzi di Lucia, fatti
pi amabili dalla circostanza per cui Ravenswood ed ella s'impararono
a conoscere, port nel seno del giovine una commozione, soave ad un
tempo e penosa. Gli ricorreano alla mente quella voce grata e
affettuosa, quegli sguardi espressivi, quella filial tenerezza che con
tanto entusiasmo erasi manifestata; immagini deliziose che con quanta
maggior forza s'imprimevano nel suo spirito, tanto pi amaro gli
rendevano il rincrescimento di avere con asprezza di modi corrisposto
all'ingenuit di quelli usati da Lucia nel mostrarsegli grata.

Che anzi il giovine Ravenswood trov in queste considerazioni e nel
proprio onore, un nuovo fomite di dar pascolo a' suoi pensieri, e di
abbandonarsi senza riguardo alla dolcezza di simile rimembranza.
Fermamente risoluto, come il vedemmo, di vincere, sin dove il poteva,
il vizio dominante del proprio carattere, dava ansiosamente ricetto a
tutte quelle impressioni ed idee che potevano giovargli nel divisato
sistema di sbandire dall'animo le atroci idee; e francatosi finalmente
in una s generosa risoluzione, e abborrendo il contegno tenuto dianzi
verso Lucia, si sent proclive ad attribuirle, quasi in via di
compenso, pi grazie e vezzi di quanti fors'anche ella ne avea sortiti
dalla natura.

Se qualcuno in quell'istante avesse voluto rammentare al sere di
Ravenswood, come pochi d innanzi egli aveva giurata vendetta contro
tutta la posterit dell'uomo da lui riguardato, n veramente a torto,
per autore della rovina e della morte del padre suo, forse, preso da
un primo impeto di sdegno, sarebbesi fatto a chiarire calunnia atroce
un tal discorso; pure, dopo matura considerazione, si vide costretto a
riconoscere che non sarebbe stato privo di fondamento, comunque nelle
nuove disposizioni dell'animo suo gli sembrasse fino impossibile di
essere stato capace di profferire il feral giuramento.

Gi stanziavano nel suo cuore due passioni contradditorie, il
desiderio di vendicare il padre e una illimitata ammirazione tributata
alla figlia del suo nemico, ammirazione che i sentimenti dello sdegno
in modo straordinario vinceva. Aveva combattuta con tanta forza la
prima delle due passioni che la credea pressoch soggiogata; non si
adoperava a resistere alla seconda, perch non ne sospettava nemmeno
l'esistenza; del che diede prova ripigliando i divisamenti di
abbandonare la Scozia. Per, ad onta di tali divisamenti, rimaneva
sempre a Wolfcrag, senza pensare ad alcun provvedimento per mandarli
ad effetto. Avea scritto, egli  vero, ad uno o due de' suoi parenti
che dimoravano in una lontana contea della Scozia, e particolarmente
al marchese di Athol per partecipar loro le sue intenzioni; laonde
quando Bucklaw lo stimolava a partire, non mancava di allegare la
necessit di aspettare la risposta di questi congiunti, e soprattutto
del Marchese, prima di abbracciare una s risoluta deliberazione.

Il marchese di Athol era uom ricco e potente, e, comunque il tenessero
in sospetta di nudrire sentimenti poco favorevoli al governo
instituito dopo l'ultima rivoluzione, egli avea avuto ci non per
tanto l'accortezza di mettersi a capo di una fazione nel Consiglio
privato di Scozia; la qual fazione essendo in corrispondenza coi
presbiteriani dell'Inghilterra, avea credito bastante per intimorire
l'altra di cui era capo il lord Cancelliere, e per minacciarla di
farle perdere presto la sua preponderanza. Il bisogno di consultare un
personaggio s rilevante, offriva una scusa plausibile di ritardo a
Ravenswood, che la fece valere non solo agli occhi di Bucklaw, ma
anche a quelli di se medesimo per rimanere pi lungamente a Wolfcrag;
tanto pi che allora si era incominciata a divulgare la voce di un
prossimo cambiamento di ministri, e per conseguenza di metodi
governativi nell'amministrazione della Scozia.

Tali notizie, affermate autentiche dagli uni, falsissime dagli altri,
secondo che i varj desiderj o interessi gli avvicinavano maggiormente
o alla prima o alla seconda delle due fazioni, pervennero fino alla
rovinata torre di Wolfcrag col ministerio dell'intendente Caleb, che
all'altre sue belle prerogative aggiungea quella di essere un politico
ardente e istancabile; laonde non facea mai una corsa dalla vecchia
fortezza al vicino villaggio di Wolfhope, senza tornarne carico di
tutti i _si dice_ di quei dintorni.

Ma, se Bucklaw non poteva opporre alcun saldo ragionamento agli
argomenti addotti dal suo ospite sui motivi di differire la partenza
dalla Scozia, non per questo sentiva meno la molestia di vedersi
costretto a rimanere per un tempo indefinito in quello stato
neghittoso, che la prudenza per altro gli comandava, e vi volle tutto
il predominio che il suo novello amico aveva acquistato sopra di lui
per ridurlo a sottomettersi ad un genere di vita s contrario alle sue
consuetudini ed inclinazioni.

"Mi era sempre stato detto che voi foste un giovine gagliardo, pieno
di solerzia e di vigor d'animo, gli diceva ad ogni istante Bucklaw;
ma, a quanto parmi, vi siete adattato a vivere stentatamente in questo
luogo, e a starci in eterno come sorcio nel suo buco, colla differenza
per che questo animale, molto pi saggio di voi, si elegge il
romitaggio, in qualche luogo almeno ove non manchino gli alimenti; ma
quanto a noi le scuse di Caleb di giorno in giorno divengono pi
prolisse, e pi scarse in proporzione le vettovaglie; temo che, presto
presto, faremo venir vera la novella dello scioperato, e finiremo con
esso. S, davvero mio caro amico, abbiamo ormai mangiata l'ultima
foglia verde dell'albero; non ci rimane che cascarne gi e romperci il
collo."

"Non temete di nulla Ravenswood rispondea, vi  un destino che veglia
sopra di noi; e potremmo entrare per qualche cosa nella rivoluzione
vicina a scoppiare e che gi ha portata la palpitazione nel cuore di
molti."

"Che destino? Che rivoluzione? Riprese a dire Bucklaw;  gi anche
troppa, mi sembra, la rivoluzione che abbiamo avuta."

Ravenswood interruppe il compagno, ponendogli fra le mani una lettera.

"Oh! oh! soggiunse lo stesso Bucklaw. In fede mia, ecco spiegato il
mio sogno! Mi parea questa mattina d'avere udito Caleb che stimolasse
qualche povero diavolo a bere un bicchier d'acqua, e lo assicurasse
che, meglio della birra e dell'acquavite, avrebbe giovato allo stomaco
ancor digiuno della persona cos caritatevolmente esortata."

"Di fatto, era il corriere di lord Athol, disse Ravenswood; ed ha
fatto un tristo esperimento dell'ostentata ospitalit di Caleb, che si
 andata a terminare, credo io in mezza birra acida e in aringhe. Per
leggete, e saprete le notizie portateci da questo corriere."

"Date pur qui; ma mi mettete, credo in un brutto impegno, perch
leggere perfettamente non  il mio forte, e questi scarabocchi di sua
Signoria di Athol non fanno molto onore al suo maestro di scrittura."

La lettera del Marchese era concepita ne' seguenti termini:

  "_Nostro onoratissimo cugino._

"Dopo avervi salutato affettuosamente e di cuore, questa lettera 
intesa ad assicurarvi della premura che abbiamo per tutto ci che vi
riguarda. Se nel dimostrarvi la nostra buona volont, non abbiamo
posta in opera tutta quella sollecitudine di tenero parente, che
avremmo desiderato impiegare, piacciavi incolparne la mancanza di
occasioni opportune a darvi prove efficaci della nostra amicizia, e
non ad alcuna sorte d'indifferenza o freddezza. In quanto spetta alla
vostra risoluzione di viaggiare in paesi stranieri, non sapremmo in
tale istante darvi il suggerimento di eseguirla, perch i vostri
nemici potrebbero, giusta l'uso di questa spezie di gente, attribuire
ad un tal viaggio alcuni motivi, che, non ne dubitiamo, sono lontani
dalla vostra mente, quanto dalla nostra. Nondimeno i discorsi di
costoro potrebbero essere ascoltati volentieri in certi luoghi, ove
forse vi pregiudicherebbero assai, la qual cosa ci arrecherebbe tanto
pi dispiacere e molestia, che ci troveremmo nell'impossibilit di un
rimedio.

"Dopo avervi spiegato il nostro modo di pensare, circa al vostro
viaggio in paese straniero, aggiugneremmo volentieri altre importanti
ragioni per convincervi, che se rimanete a Wolfcrag, sintantoch sia
passata la stagione della messe, possono accadere circostanze tali da
derivarne saldi vantaggi a voi e alla famiglia di vostro padre. Ma,
come dice il proverbio, _verbum sapienti_; val pi una parola ad un
saggio, che ad un pazzo una predica. E bench noi abbiamo scritta
questa lettera di proprio pugno, e bench siamo convinti della fedelt
del nostro messaggero, a noi affezionato per pi riguardi, nondimeno
convinti come lo siamo della verit di questa massima; _conviene
camminar con prudenza, quando il sentiere  scorrevole_, non osiamo
confidare allo scritto certi segreti, che volentieri vi comunicheremmo
a voce.

"Avevamo divisato sulle prime di pregarvi a venirci a vedere nelle
nostre sterili montagne, ove saremmo andati insieme alla caccia del
cervo, e si potea parlare di cose che siamo adesso costretti a tacere.
Ma i tempi non sono propizj a tale unione che vivamente desideriamo, e
che vuol essere differita sintantoch possiamo parlare, liberamente e
con allegrezza d'animo, sul soggetto che ora ci asteniamo dello
spiegare. Intanto vi preghiamo a credere, che siamo e saremo sempre il
vostro affezionatissimo congiunto, impaziente di un'occasione (e
cominciamo gi a vederne quasi l'aurora) per provarvi coi fatti quanta
premura abbia per voi. In simile speranza ci protestiamo
sincerissimamente.

  _Vostro affezionatissimo cugino_
                        ATHOL."

Il soprascritto era cos concepito: "All'onoratissimo e nostro onorato
parente il sere di Ravenswood, per essergli portata in posta di gran
galoppo. _N. B. al corriere._ Non abbandonare la staffa, finch la
lettera non sia fra le mani cui ha da esser consegnata."

"Che cosa pensate voi di questa lettera, o Bucklaw" chiese Ravenswood,
poich il suo amico, non senza stento l'ebbe per intero diciferata.

"Se ho da dirvela, come penso, la lettera del Marchese non  pi
facile da intendersi che da leggersi. Davvero, che questo Milord, ha
bisogno del _Manuale epistolare o dell'Interprete dello spirito_; e se
fossi in voi gliene spedirei un esemplare alla prima occasione. Vi
esorta colla massima benevolenza a rimanere, perdendo il vostro tempo
e buttando via i vostri denari, in questo sgraziato paese, in questa
terra di venalit e d'oppressione, senza nemmeno offerirvi il suo
appoggio: se non m'inganno, egli ha in mente qualche disegno, al cui
adempimento crede che possiate essere utile, e desidera tenervi pronto
ai suoi comandi, per impiegarvi quando il disegno sar maturo, e
serbandosi sempre la facolt di piantarvi in mezzo agl'impicci, se va
a mal termine il suo macchinamento."

"Il suo macchinamento! Voi credete dunque che qui si parli di qualche
disegno di ribellione contro il governo?"

"Che cos'altro dunque?  lungo tempo che il Marchese  sospettato di
tener gli occhi vlti a quelli di S. Germano."

"Si guardi bene dal volermi compagno in un'intrapresa temeraria di
questa natura, disse Ravenswood. Quando penso ai regni de' due Carli e
di Giacomo II, vi parlo schietto, non vedo troppo un motivo, onde per
l'amore dell'umanit o della mia patria, sguainassi la spada a favore
de' lor discendenti."

"Oib, oib! rispose Bucklaw, mettetevi ora a piangere per questi cani
arrabbiati di Puritani, che furono trattati come lo meritavano dal
bravo Claverhouse."

"Si d loro l'epiteto di arrabbiati, per avere il diritto di
ucciderli, soggiunse Ravenswood. Io spero vedere un giorno in cui e
_wigh_ e _tori_ saranno tutti eguali agli occhi della giustizia, e in
cui questi soprannomi non verranno pi adoperati che dai politici da
caff, come gli altri _lercia_ e _squaldrina_ non sono pi fra le
pescivendole, che vani termini di scambievole avversione e di rancore
ridicolo."

"Non sar ai nostri giorni, mio caro ospite: il ferro si  inoltrato
troppo nel nostro petto."

"Un tal giorno verr nondimeno, non ne dubitate: e questi soprannomi
non faranno sempre convulsi gli uomini, come allo squillo della tromba
lo diviene il cavallo. Quando la vita sociale verr pi efficacemente
protetta, gli uomini ne valuteranno meglio i pregi e i vantaggi per
non avventurarla ascoltando le voci di una politica speculativa."

"Tutte cose belle e buone, ripigli a dire Bucklaw; quanto a me sto
sempre per la vecchia canzone

    I campi ammantinsi di bionde spighe,
    O sol vi crescano le tristi ortiche.
    Tutti sen vadano i wigh al diavolo,
    A me per ultimo non giova un cavolo."

"Eh! mio caro, voi potete cantarla alto quanto volete, _cantabat
vacuus_, soggiunse Ravenswood; ma credo che il marchese sia troppo
saggio, o almeno troppo prudente per non far coro con voi. Io sospetto
che nella sua lettera egli intenda parlare di una rivoluzione nel
Consiglio privato di Scozia, e non nei regni britannici."

"Oh maladette sieno queste vostre gherminelle politiche, sclam
Bucklaw, queste vostre cabale fredde e simmetriche che alcuni vecchi
avvolti il capo nelle loro berrette da notte, e senza spogliare la
loro vesta da camera foderata di pelliccia, son buoni d'inseguire,
come altrettante partite di scacco, levando da posto un tesoriere, o
un ministro, come mangerebbero una torre, o una pedona! Quanto a me,
mancandomi occasioni di battermi in campo, il giuoco della palla  il
mio passatempo, la racchetta mi diverte, e la spada mi d da mangiare.
Ma voi, profondo filosofo, saggio e prudentissimo, come si potrebbe
avere la tentazione di credervi, voi avete qualche cosa nelle vene,
che fa bollire il vostro sangue pi rapidamente di quanto dovrebbe
permetterlo l'umore in cui siete adesso di spacciar sermoni morali
sulla politica. Voi siete di que' savj che vedono tutte le cose con
molta calma, sintanto che il sangue salga loro alla testa, e
allora....... oh! allora, poveri quelli cui venisse il prurito di
richiamarli alle prudenti lor massime!"

"Forse voi leggete meglio nel mio cuore, di quello che sia in istato
di farlo io medesimo. Credo per che per giungere ad operare con
aggiustatezza, il pensare con aggiustatezza sia un grande passo. Ma
udite se non m'inganno. Caleb sona la campanella del desinare."

"Dio mio! fa tanto strepito, che non posso a meno di spaventarmi,
sclam Bucklaw; ho osservato che non sona mai cos da festa, come
allorquando ha risoluto di farci fare quaresima; si direbbe che questo
schiamazzo infernale, gi un giorno o l'altro la vecchia torre ne
croller, avesse la virt di cambiare un pollastro etico in un cappone
grasso, o un osso di spalla di castrato in un pasticcio di
salvaggina."

"Oh dio! All'eccessiva solennit con cui Caleb mette in tavola quel
solo piatto, simmetricamente coperto, temo bene che i vostri infausti
pronostici siano anche men tristi della realt.

"Levate il coperchio, Caleb, in nome di Dio! levate il coperchio,
sclam Bucklaw. Mostrateci che cosa ci avete preparato, senza
prefazione o preamboli. Su via! il piatto Sta bene dov', ve n'accerto
io," soggiunse volgendosi con tuono d'impazienza al vecchio
credenziere, che senza rispondere, continuava ad ogni istante
cambiando posto al piatto, sintanto che l'ebbe collocato con esattezza
geometrica nel bel mezzo della tavola.

"Che cosa v' dentro in quel piatto, Caleb?" chiese Ravenswood a sua
volta.

"Sicuramente, o Milord, lo avreste saputo a quest'ora: ma suo Onore,
il sig. di Bucklaw,  tanto impaziente!" rispose Caleb, tenendo sempre
il piatto con una mano e il coperchio coll'altra, e provando
un'evidente ripugnanza a levarlo.

"Ma che cos' finalmente, in nome di Dio? non sar, spero, un paio di
speroni dorati, giusta l'uso dei nostri antichi."

"Ah! ah! vostro Onore ama scherzare.... nondimeno ardirei dire, che
quest'era una usanza assai convenevole, e che  stata praticata, a
quanto ho inteso narrare, in una buona e rispettabile famiglia. Ma
quanto al desinar d'oggi, ho pensato, che correndo in questo giorno la
vigilia di s. Margherita, quella virtuosa e degna regina di Scozia,
finch visse, i vostri Onori, potrebbero giudicare a proposito, non
dico di digiunare del tutto, ma di far solo una leggier colezione, di
mangiare cos una piccola coserella, un'aringa salata, o un non so che
di simile." E scoprendo il piatto, lasci vedere quattro de' saporosi
pesci che avea nominati, aggiungendo, con pi umile tuono, che non
erano per aringhe comuni ma di quelle scelte e salate con particolare
cura dalla donna di governo, per l'uso speciale di sua Signoria di
Ravenswood.

"Di grazia, risparmiate almeno la noia delle vostre scuse, disse il
padrone, e noi mangiamo le aringhe, giacch non possiamo avere di
meglio; ma comincio a pensare, come voi mio caro Bucklaw, che noi
mangiamo l'ultima foglia verde, e che, ad onta di tutte le pratiche
politiche del Marchese, prima di saperne l'esito, ci converr levare
il campo per mancanza di vettovaglie."




CAPITOLO VIII.

    "Quando il suon della caccia aspra ventura
    "Nunzia al pavido cervo, in seno il core
    "Balza di gaudio al giovinetto ardente,
    "Che della caccia ne' festosi ludi
    "De' ludi del guerrier vede l'immago."

               _Etvaldo_, Atto I. Scen. I.


Un nudrimento leggiero procura, dicesi, un lieve sonno; laonde, se
rammentiamo qual natura di riposo la coscienza di Caleb, piuttosto la
necessit, nascondendosi, secondo l'uso, sotto una tal forma, avea
cercato di procacciare agli abitanti di Wolfcrag, non saremo punto
maravigliati di vedere Bucklaw gi surto da letto e vestito al primo
schiarire del giorno.

"In piedi, in piedi! esclam correndo frettolosamente nella stanza
dell'ospite, e mandando grida da risvegliare i morti; alzatevi,
presto, in nome di Dio! I cacciatori sono nella pianura:  questa la
sola caccia ch'io veda da un mese in qua... Venite, venite, non
dovreste essere molto doglioso di abbandonare un letto che, per tutto
merito,  un poco pi morbido delle pietre su cui riposano le ossa de'
vostri antenati."

"Mi avreste fatta molta finezza, signor Bucklaw, rispose Ravenswood,
sollevando con aria di mal umore la testa, se aveste differite ad
altro momento le vostre facezie; non mi garba troppo il perdere un
istante di sonno che io incominciava appena a gustare, dopo avere
impiegata la notte in acerbe meditazioni, sopra un destino ancor pi
duro di questo letto, or divenuto argomento de' vostri sarcasmi."

"Via, via! riprese a dir l'ospite, andiamo, alzatevi; ho sellati io
medesimo i nostri cavalli; perch il vecchio Caleb si sfiatava a
chiamare palafrenieri e servi, e prima di poter ottenere il menomo
servigio da lui in persona, avrei dovuto sorbirmi per due ore le sue
interminabili scuse sopra la lontananza d'uomini che non sono mai
stati al mondo..... andiamo, vi ripeto, le mute sono lanciate, la
caccia incomincia." Detto ci, Bucklaw, disparve come un lampo.

"Ed io vi ripeto, rispondeva intanto Ravenswood, che niuna cosa mi 
indifferente pi di questa novit. Chi  dunque il signore che viene a
caccia in tanta vicinanza della mia torre?"

"Lo spettabile lord Littlebrain, (disse Caleb che avea seguito Bucklaw
nella camera del suo padrone) e vorrei ben sapere con qual titolo si
prende la libert di venire a caccia sulle terre e ne' dominj proprj
di vostra Signoria."

"Con qual titolo; Caleb? Oh! con un titolo semplicissimo: con quello
d'un uomo che ha comperato queste terre e questi dominj, e che si
crede padrone di servirsi dei diritti statigli venduti, e di andare a
caccia sopra fondi che attualmente sono suoi."

"Pu darsi, Milord; ma non sostengo meno per questo che non  un
comportarsi da gentiluomo e da nobile e degno signore, il venire ad
usare di tali diritti, mentre vostra Signoria dimora nel suo castello
di Wolfcrag. Lord Littlebrain farebbe assai meglio a ricordarsi quel
che erano un giorno i suoi maggiori."

"E noi quel che siamo adesso, mio caro Caleb, disse il padrone
sforzandosi, ma invano, di sorridere. Datemi dunque il mio mantello,
voglio contentare Bucklaw, e andare a veder con lui questa caccia.
Sarebbe uno spingere troppo in l l'egoismo, il sagrificare i diletti
del mio ospite alla mia inclinazione."

"Sacrificare!" (ripet Caleb con tuono che eloquentemente indicava
quanto egli credesse cosa sconvenevole che il suo padrone derogasse
alla propria dignit a tale d'incontrare il menomo sagrifizio per
chicchesia) "Sagrificare!..... S, davvero! Ma, mi perdoni vostro
Onore, quale abito desidera mettersi quest'oggi?"

"Quello che vorrete, Caleb. Mi sembra che la mia guardaroba non sia
poi tanto abbondante."

"Non  tanto abbondante! Replic il vecchio. E che cosa sono dunque
l'abito grigio e argento che vostra Signoria diede a Ildebrando suo
primo corriere, quello di velluto di Francia del defunto lord vostro
padre di gloriosa memoria, e tutte le altre vesti che dopo la morte di
esso vennero distribuite agli altri servi, e il mantello di panno di
Berri?.... "

"Che vi ho regalato, Caleb, e credo il solo che possiate propormi,
eccetto gli abiti che io portava ieri e che vi prego darmi senz'altro
discussioni."

"Se poi cos desidera vostro Onore..... soggiunse Caleb
nell'offrirglieli;  vero che sono d'un colore scuro, e per
conseguenza pi convenienti, considerando che dura ancora il tempo del
lutto; nondimeno, credo che in questo momento il mantello di panno di
Berri... non me lo sono nemmeno provato; io sapea bene che non mi
conveniva credo..... dico, che in questo momento, quando sar bene
spazzolato.... vi sono anche dame nella pianura."

"Dame! esclam Ravenswood, e il loro nome?"

" quanto non potrei dire a vostro Onore; so unicamente che guardando
i cacciatori da una finestra della torre ne ho scorte alcune coi
cappelli ornati di grandi penne bianche, e correano di gran galoppo
con una intrepidezza che farebbe onore al cavalieri i pi destri."

"Va bene, va bene, Caleb! Aiutatemi intanto a mettermi il mantello, e
datemi il mio cinturino. Ma che strepito si ode or nel cortile?"

"Il sig. di Bucklaw che conduce i cavalli, rispose Caleb dopo avere
osservato dalla finestra; guardate, come se non vi fossero abbastanza
servi nel castello, o come se io non potessi far le veci di quelli che
mancano al loro posto!"

"Oim! Caleb, vedo che ci mancherebbero poche cose, se le vostre forze
pareggiassero il vostro zelo e la vostra buona volont."

"Spererei che vostra Signoria non dovesse essere malcontenta. Perch
mi sembra che, a pesar bene tutte le cose, noi sosteniamo l'onore
della famiglia con tutto quel decoro che le circostanze permettono. Mi
spiace che quel signore Bucklaw  cos poco manieroso, cos
impaziente........ Anche questa! ha voluto condurre il cavallo di
vostro Onore senza il fregio del panno scarlatto di cui soglio
ordinariamente coprire la sella; in un minuto l'avrei spazzolata."

"Oh! tutto va bene cos, mio caro Caleb." Disse il padrone, il quale
volendosi sottrarre da questo ufizioso servo scendeva per la scaletta
che metteva nel cortile.

"Pu darsi che tutto vada bene cos, soggiunse un po' malcontento
Caleb; se per vostra Signoria vuole ascoltarmi un altro momento, le
dir che cosa ci vorrebbe oggi perch le cose andassero anche meglio."

"Su via! Ascoltiamo." Disse Ravenswood volgendosi con tuono
d'impazienza.

"Non sarebbe male se regolaste le vostre cose della giornata in modo
di non tornare a desinare al castello n voi, n il sig. di Bucklaw;
perch  ben vero che la buona regina Margarita mi ha assistito
ottimamente ieri, ma non mi piacerebbe poi di convertire un giorno
festivo in una vigilia, e potendo prendere un poco di respiro, avr il
tempo di provvedere alla colezione di domani. Se a cagion d'esempio,
vostro Onore conducesse con bel garbo i discorsi al punto che lord
Littlebrain invitasse seco a mensa le loro Signorie?........ ovvero,
se andaste a desinare coi cacciatori all'osteria, si pu sempre trovar
qualche scusa per non pagare il conto; dire che avete dimenticata la
borsa, ovvero..... l'oste  vostro vassallo: dire che ci entrer
nella partita delle onoranze."

"O quella prima bugia che mi verr alla mente, non  vero, Caleb?
Addio, ammiro i vostri espedienti per salvare, come voi dite, l'onore
della famiglia." E montando sul proprio cavallo segui Bucklaw, che
appena vide Ravenswood mettere il pi nella staffa, a manifesto
rischio di rompersi il collo, erasi dato a scendere di gran galoppo
pel sentiero stretto e quasi perpendicolare d'onde si va dalla torre
alla pianura.

Li segu con occhio inquieto Caleb Balderston che temeva a ciascun
istante veder sopraggiungere qualche disgrazia all'erede dei
Ravenswood, n si tolse dalla finestra, finch non vide entrambi i
giovani in sicuro sulla pianura.

Animato dall'impeto naturale della sua indole, Bucklaw correa come
trasportato da un vortice che nulla potesse arrestare; n con minore
ardore seguivalo Ravenswood, perch, comunque a contraggenio avesse
abbandonato lo stato d'inerzia contemplativa che formava in tal qual
modo la base di sua esistenza, toltone fuori una volta, mostravasi
d'un'incredibile vivacit e soltanto infiammato dal fuoco della
giovinezza; ma questa sua vivacit era puramente meccanica, n
proporzionata sempre alla forza dell'impulso; nella stessa guisa che
un sasso rotola da una balza in un precipizio, o lo abbia gettato un
fanciullo, o lanciato la mano di un Ercole. Egli si abbandonava
pertanto con impeto al piacere della caccia, passatempo cos naturale
alla giovent di ogni grado e di ogni condizione, e passione, a quanto
sembra, inerente in noi, anzich gusto derivato ed inspirato
dall'abitudine.

Gli strepitosi squilli de' corni, sempre adoperati in que' giorni per
eccitare e regolare le mute, i prolungati abbaiamenti de' cani, le
grida dei cacciatori che si udivano in lontananza, la vista de'
cavalieri che scorgeansi, ora uscendo di dietro dalle colline, ora
correndo nelle pianure, or superando paludi che impacciavano ad essi
il cammino, ogni cosa contribuiva ad animare il sere di Ravenswood, o
a sbandire dall'animo suo, almeno in quell'istante, le dogliose
rimembranze che incessantemente il premeano.

La prima cosa per cui gli si ridestarono nell'animo acerbe e
malinconiche idee, si fu l'accorgersi che il suo rifinito cavallo non
potea continuare la corsa, divenendogli inutile per meglio comparire
fra gli altri palafreni, la pi perfetta conoscenza che il suo signore
aveva di quei dintorni. Gi Ravenswood per risparmiarlo meglio, lo
facea camminare solo di passo, e intanto dolentemente pensava alla sua
povert, per cui n manco potea gustare il diletto favorito de' suoi
antenati, anzi l'unica loro occupazione in tempo di pace. In questo
mezzo, gli si fece innanzi un uomo a cavallo in ottimi arnesi, dal
quale senza avvedersene, era stato seguito alcuni momenti, e che
all'aspetto sarebbesi detto o intendente, o uomo di confidenza di un
gran personaggio.

"Il vostro cavallo  raffreddato, o signore, disse la persona
sopraggiunta, dando prove di una cortesia che ben di rado in un
cacciatore ritrovasi; ardirei pregare vostro Onore a valersi del mio?"

"Signore, disse Ravenswood, pi sorpreso che contento di una simile
offerta, non so per vero, come io possa essermi meritato un simil
favore da un forestiere.

"Eh per bacco! che importa il come ve lo siate meritato? (si pose di
mezzo Bucklaw, che non senza il massimo contraggenio avea trattenuto
fino allora il suo impetuoso corridore per non separarsi dall'ospite).
Egli ve l'offre, questo  il punto essenziale; accettate sempre, salvo
ad intendervi insieme dopo la caccia. Accettate le beneficenze che vi
vengono dagli Dei, come dice il gran Dryden; o piuttosto.....
aspettate....... ascoltatemi, amico mio; imprestate a me questo
cavallo, vedo che non vi costa poca fatica il tenerlo in dovere, e ve
lo guarentisco d'una soavissima docilit, quando lo riavrete dalle mie
mani. E voi intanto, Ravenswood, valetevi del mio; non avrete bisogno
di stimolarlo cogli speroni per farlo correre." E dicea queste cose, e
gettava la briglia del suo cavallo al sere di Ravenswood, e si
lanciava su quello che lo straniero gli avea ceduto, continuando
subito la sua corsa di gran galoppo.

"S' mai veduto un simile matto? Sclam il sere di Ravenswood; e voi,
signore, come avete potuto fidargli il vostro cavallo?"

"Il cavallo appartiene ad un tale che si far sempre piacere di
prestarlo a vostra Signoria, o alle persone che ella onora della sua
amicizia."

"E come si chiama egli?"

"Vostro Onore mi scusi se non glielo dico; lo sapr da lui medesimo.
Se vi piace valervi del cavallo del vostro amico e lasciarmi il
vostro, io vi raggiugner al luogo del macellamento della fiera, n
dovrebbe tardarne l'ora, perch il suono del corno mi fa comprendere
che il cervo pu correre pi per poco."

"Credo ancora che sar per voi il modo pi sicuro di ritrovare il
vostro cavallo," soggiunse Ravenswood, che montato sul corridore di
Bucklaw si addirizz con tutta la possibile celerit verso il sito
d'onde il suono della caccia avvertiva che il cervo stava per
terminare il suo corso.

Allo strepito di questi squilli univansi le grida dei cacciatori, e
gli interrotti abbaiamenti de' cani che quasi esitanti erano sulla lor
preda. I cavalieri qua e l sparsi incominciarono a correre da varie
bande verso il luogo dell'azione; ma Bucklaw, partitosi prima degli
altri, e avendo conservato il suo vantaggio, arriv anche prima degli
altri al luogo ove il cervo spossato, e privo di forza per correre, si
rivolgea contro la muta, e facea, valendoci del linguaggio tecnico de'
cacciatori, le ultime resistenze. Col capo chino, coi fianchi spumanti
di sudore, e cogli occhi scintillanti che esprimevano ad un tempo
terrore e rabbia, era divenuto a sua volta cagione di tema a quelli
che lo perseguivano.

I cacciatori arrivarono, l'un dopo l'altro, spiando l'occasione
d'assalirlo, cosa che in tal momento addomanda molta antiveggenza e
cautela. I cani si teneano in disparte senza osare di avvicinarsi alla
fiera nemica. Basso ivi il terreno, offeriva pochi vantaggi per
avvicinarsele senza che questa se n'accorgesse; onde ciascun cavaliere
parea volesse cedere al suo collega il pericoloso onore di portarle il
primo colpo; ma l'aere rison di gioiose grida, allorch Bucklaw,
colla destrezza per cui generalmente distinguevansi i cavalieri di
quella et, scese d'improvviso dal suo cavallo, e corso addosso al
cervo, lo fece cadere tagliandogli col fendente del suo coltello il
garetto. I cani precipitandosi sopra un nemico impotente a difendersi,
ben presto ne terminarono i patimenti, acclamandone con lunghi
abbaiamenti la morte intanto che il rimbombo de' corni da caccia e le
grida giulive de' cavalieri, ripetuti venivano da ogni eco di quelle
profonde solitudini.

Il capocaccia allora, richiamata la muta, corse a prostrarsi,
offerendole il proprio coltello, ad una signora che cavalcava un bel
palafreno bianco, o che per timore, o fors'anche per compassione,
erasi tenuta sino a quel momento in qualche distanza. Le copriva il
volto una maschera di seta nera, uso generalmente adottato dalle dame
in que' giorni, cos per difendere la carnagione dagli ardori del
sole, come per servire a certe idee di decoro, che non permettevano ad
una ragguardevole donna il comparire col viso scoperto in mezzo ad una
banda di cacciatori, o in qual si fosse altra rumorosa brigata,
composta necessariamente di persone d'ogni classe.

Alla ricchezza del vestire, alla bellezza del palafreno, al
complimento campestre che il presentator del coltello le volse,
Bucklaw ravvis essere questa la regina della caccia. Ma nel suo
venatorio entusiasmo, sent per essa una compassione che sapea di
disprezzo, quando la vide rifiutare il coltello che stato erale
offerto onde facesse la prima ferita sul petto del cervo e giudicasse,
com'era d'uso, sulla bont della cacciagione. Ben sent Bucklaw una
certa brama di corteggiarla; ma, sfortunatamente per lui, avea
condotta fino allora tal vita, che il rendea peregrino anzich no alle
buone compagnie, e le donne delle quali avea cercata l'intrinsichezza,
non apparteneano per vero dire alla classe la pi ragguardevole della
societ; onde, a malgrado di naturale audacia, prov imbarazzo e una
specie di vergogna nel voler parlare ad una signora di distinta
qualit.

Finalmente, facendo quanta raccolta pot di coraggio, si risolvette a
salutare la leggiadra cacciatrice, e ad esprimerle la sua speranza che
ella avesse trovata la ricreazione conforme al concepitone desiderio.
La giovine signora rispose in termini modesti e cortesi, dimostrando
qualche sentimento di gratitudine al valoroso cavaliere che avea
terminata la caccia con s buon esito, e nel momento che i cani e gli
stessi cacciatori, quasi intimiditi si arretravano dall'impresa.

"Sia detto fra noi, Signora rispose Bucklaw, ricondotto da questa
osservazione ne' proprj campi, non v' grande merito a far quello che
ho fatto, anzi non v' nulla di pi facile: basta solamente il non
avere troppa paura di prendersi un paio di cornate nel petto. Avr
fatta cinquecento volte la caccia del cervo, e non l'ho veduto agli
estremi una volta che non mi sia scagliato con coraggio sovr'esso.
L'uso e la pratica, mia signora, ecco tutto il segreto. Nondimeno, ci
vuole anche una certa prudenza ed attenzione, e vi consiglio di aver
sempre con voi un coltello da caccia ben arrotato e a due tagli, per
poter colpire la bestia o di diritto, o di rovescio, secondo
l'occasione; perch le ferite delle cornate sono pericolose e
prestissime ad invelenire."

"Vi ringrazio del consiglio, o Signore, disse la giovane, componendo
il labbro a lieve sorriso che la maschera mal nascondeva; ma credo che
non avr spesse volte l'occasione di metterlo in pratica."

"Nondimeno le cose dette da questo signore sono assai giudiziose,
soggiunse un vecchio cacciatore che avea ascoltata con molta
ammirazione la diceria di Bucklaw; e ho spesse volte udito dir da mio
padre, egli era un boscaiuolo, che le difese del cinghiale non faceano
ferite tanto pericolose, quanto le corna d'un cervo."

"Voi ragionate ottimamente, mio caro amico; ma adesso (disse Bucklaw
che trovandosi allora nel suo elemento bramava regolare tutte le
fazioni di quella caccia), crederei che i cani essendo stanchi e
avendo eseguito bene il loro dovere, si dovesse pensare a premiarli
col pasto di diritto sulla preda che han fatta; e se mi  permesso di
dare un parere, il capocaccia nel mettere in pezzi l'animale, dovr
cominciare dal bere alla salute della Signora una tazza di birra, o un
bicchiere di acquavite; perch se trascurasse di adempire una simile
formalit, il salvaggiume correrebbe pericolo di andare a male."

Un tale consiglio fu, come ognuno lo immagina, seguito appunto dal
capocaccia che ne compens Bucklaw col presentargli il coltello
ricusato dalla giovine signora; questa anzi il preg ad accettare s
fatto onore.

"Sono persuasa, ella disse, togliendosi fuori dal circolo di persone
che formato erasi intorno di lei, sono persuasa che mio padre, grato
oltremodo a lord Littlebrain che per procurargli questa ricreazione,
ha fatto lasciar le sue mute, sar soddisfattissimo in vederla
regolata per le formalit di uso da una persona della vostra
esperienza."

Dette queste cose, graziosamente lo salut, allontanandosi seguita da
due persone, che al servigio di lei sembravano pi particolarmente
impiegate. Ma Bucklaw si avvide appena di una tale sparizione; tutto
giubilante di avere trovata un'occasione per dar prove di sua abilit,
non vi era uomo o donna nel mondo che potessero in quel momento tener
luogo ne' suoi pensieri. Gi spacciato erasi dell'abito, e tiratosi su
le maniche della camicia, cacci il braccio ignudo insino al gomito,
in mezzo al sangue e al grasso dell'animale, separando tagliando e
squartando con tutta la maestria del cacciatore, o vogliam dire di un
perfetto beccaio, e avendo cura nel medesimo tempo di far sonare agli
orecchi dei cacciatori, che gli stavano intorno, tutti i termini
dell'arte, n parlando che di _culatte_, di _granelli_, e giovandosi
d'altre espressioni tecniche di cui risparmieremo la noiosa rassegna
ai nostri lettori.

Appena Ravenswood che avea seguito assai da vicino l'amico, si accorse
della caduta del cervo, l'ardor momentaneo che lo avea tratto verso il
sito della caccia, fece luogo a quel sentimento di ripugnanza in esso
abituale, e prodotto dallo scontrarsi negli occhi o de' suoi
inferiori, o de' suoi eguali in quello stato d'abbiezione cui si
vedeva ridotto. Quindi rallentando il corso del suo cavallo, sal in
cima ad una collina non molto alta, d'onde osservava la scena mobile e
rumorosa che la pianura offeriva, e udiva lo strepito che faceano i
cacciatori gridando, i cani abbaiando, i cavalli nitrendo.

Suoni di gioia che sentimenti affatto contrarj inspiravano all'animo
del giovane Edgardo. La caccia e tutti i diletti della medesima,
incominciando dai tempi feudali, vennero riguardati mai sempre come
privilegi solamente conceduti ai grandi, ed erano la principale loro
occupazione in tempo di pace. Vedersi escluso per effetto delle sue
sventure dal partecipare ad un campestre diletto, che egli non potea
non considerare come una speciale prerogativa del suo grado e della
sua nascita; pensare che uomini stranieri ivano liberamente alla
caccia su quelle terre di cui gli antichi Ravenswood si erano
riserbati il privilegiato godimento, e che egli, cui spettava
l'eredit de' loro titoli, e beni si vedea costretto a rimanere in
disparte, e a pascersi in silenzio di umiliazione e di rabbia, era uno
spettacolo, un soggetto di considerazione che dovea fare impressione
profondissima in un'anima della tempera di quella di Ravenswood, per
natura inclinata alla tristezza e alla tetraggine.

Ci non pertanto trionf in esso dell'avvilimento l'orgoglio, cui
sottentr una forte impazienza in veggendo che Bucklaw, non
dismentendo la sua ordinaria spensieratezza, non pensava a tornare
addietro, e a ricondurre il cavallo a chi glielo avea con tanta
compiacenza prestato; dovere che Ravenswood avrebbe voluto vedere
adempito prima di allontanarsi di l; e gi movea verso il drappello
di persone fra le quali Bucklaw si affaccendava a pompeggiare della
sua abilit, quando il raggiunse un cavaliere che al pari di lui erasi
tenuto in disparte durante il termine della caccia.

Questo personaggio dava a divedere molti anni, e portava un grande
mantello di scarlatto serrato sino al mento, e un cappello a larga ala
che gli veniva sugli occhi, certamente per cautelarsi contro le
ingiurie della stagione. Cavalcava un cavallo, avvezzo al passo
dell'ambio, mansueto e docile, e qual conveniva ad un cavaliere,
desideroso piuttosto di veder la caccia che di parteciparne; lo
seguiva un servo a qualche distanza, e tutti i contrassegni lo
indicavano personaggio di grande conto. Salut Ravenswood molto
urbanamente, non per senza qualche imbarazzo --. "Voi sembrate pieno
di ardore e di coraggio, o signore, e nondimeno state contemplando
questa nobile ricreazione con tanta indifferenza, che appena sarebbe
credibile, se aveste il carico de' miei anni."

"In altri tempi io pure mi abbandonai con entusiasmo a un tal
passatempo, Edgardo rispose: -- ma oggid..... alcuni avvenimenti
accaduti di recente nella mia famiglia bastano a servirmi di
scusa...... poi.... io aveva un cattivo cavallo quando incominciava la
caccia."

"Credo per, disse lo straniero, che un de' miei servi abbia avuta
l'avvertenza di dare un cavallo al vostro amico."

" vero; egli ha avuta una tal compiacenza; e permettetemi di
ringraziarvene a nome del mio amico, il sig. Hayston di Bucklaw, uno
de' cacciatori pi intrepidi fra quanti ve n'abbiano; non tarder,
cos spero, a restituire il cavallo al vostro servo, e aggiunger
allora tutti i suoi ringraziamenti a quelli che vi prego intanto
aggradire da me."

Cos dicendo, il sere di Ravenswood salut lo straniero e prese la
volta di Wolfcrag in aria d'uomo che cred essersi congedato
definitivamente; ma lo straniero non era d'avviso di separarsi cos
presto da lui; e prendendo la medesima strada, condusse il suo cavallo
si vicino a quello di Ravenswood, che l'altro, a meno di passargli
davanti, cosa che non gli permettevano n la civilt, n l'etichetta
di que' tempi, n il rispetto dovuto all'et, non potea s facilmente
spacciarsi da questo compagno.

Il vecchio non tacque per lungo tempo --. "Eccoci dunque all'antico
castello di Wolfcrag, menzionato cos spesso nella storia di Scozia,"
disse lo sconosciuto volgendo un guardo alla vecchia torre, su di cui
una folta nuvola, staccatosi allora dall'orizzonte, incominciava a
stendere un cupo velo; perch alla distanza nemmen d'un miglio, il
cervo che sviato erasi nella sua fuga, avea ricondotti i cacciatori
quasi nel medesimo luogo ove trovavansi, quando Ravenswood e Bucklaw
partirono per raggiugnerli.

A tale osservazione Ravenswood non rispose, che freddamente inchinando
la testa.

Ma tale freddezza non valse a sconfortare l'interrogatore straniero,
che continu: "Questa torre, se non m'inganno,  una fra le pi
antiche propriet dell'illustre famiglia de' Ravenswood."

"La pi antica. Signore, e forse l'ultima."

"Io.... io.... spero di no, Signore (disse il vecchio tossendo per pi
riprese, come a fine di schiarire la voce, e facendo uno sforzo sopra
se stesso per superare una tal quale titubazione). La Scozia sa di
quanto va debitrice a quest'antica famiglia, n ha dimenticate le
luminose imprese per cui si segnalarono i Ravenswood. Io non dubito,
che ogni qualvolta venga in convenevole modo dipinto a sua Maest lo
stato di miseria.... di scadimento volli dire, in cui giace una
famiglia s illustre e s nobile, si potranno trovare gli espedienti
opportuni _ad reaedificandam antiquam domum_."

"Vi risparmier il fastidio di continuare una tal discussione pi a
lungo, o Signore, lo interruppe Edgardo con dignitosa alterezza, son
io l'erede di questa sfortunata famiglia. Son io il sere di
Ravenswood. I vostri sentimenti sono troppo nobili e generosi, n
quindi fa mestieri di rammentarvi che vi  qualche cosa pi penosa
della miseria, ed  il vedersi argomento di una compassione non
implorata."

"Vi domando mille volte perdono, o Signore, ripigli lo straniero. Io
non sapea...... comprendo ottimamente che non avrei dovuto parlare.
Nulla era pi lontano dal mio pensiere, quanto il supporre....."

"Non fa bisogno di veruna scusa, o Signore, rispose Ravenswood: ecco
il luogo dove senz'altro ne convien separarci; vi assicuro che non
porto con me il menomo sentimento di mal umore."

E in questa, apparecchiavasi a tenere lo stretto sentiere che conducea
a Wolfcrag, quando la giovine signora della quale gi abbiamo parlato,
seguita dai suoi servi arriv a' fianchi del vecchio.

"Mia figlia, questi le disse, ecco il sere di Ravenswood."

Parea cosa naturale che Edgardo volgesse qualche parola alla giovine
cui si vedea presentato in tal guisa, o che almeno chiedesse il nome
del vecchio, tanto risoluto, a quel che sembrava, a stringere, volere
o non volere, lega con esso; ma, dominato non saprebbe dirsi da qual
sentimento, rimase affatto muto ed immobile. Intanto la nube che da
lungo tempo abbassavasi sopra Wolfcrag, e che dilatandosi copriva
l'orizzonte di tenebre ognor pi fitte, col fragor de' tuoni annunzi
la prossimit del temporale che stava per iscoppiare; intanto che due
lampi, quasi successivi l'uno all'altro, mostrarono in lontananza le
grige torricelle di Wolfcrag, e pi abbasso le agitate onde del mare,
che, per un istante, di vivissima e rossiccia luce sfolgoreggiarono.

Il cavallo della giovine signora divenuto restio, incominci a trar
salti, e a rizzarsi sulle zampe di dietro, a tale da mettere i
circostanti in angustia. Ravenswood sentiva troppo le voci
dell'umanit e dell'onore per non allontanarsi inurbanamente in tal
circostanza, e per non abbandonare alle cure d'un debole vecchio e dei
suoi servi una giovine che correva qualche pericolo. Fu dunque, o
almeno si cred costretto da un riguardo di cortesia ad afferrare la
briglia dell'indocile palafreno, e a soccorrere l'avvenente
cacciatrice nel regolarlo. Intanto che Ravenswood adempiea tale
ufizio, il vecchio gli fece osservare che le minacce del cattivo tempo
aumentavano. Erano lontanissimi dalla casa di lord Littlebrain, e
avrebbero avuta grande obbligazione al sere di Ravenswood, se avesse
voluto indicar loro qualche luogo per ripararsi. Nel medesimo tempo
volse verso la torre uno sguardo timido e imbarazzato, di cui sarebbe
stato impossibile il non comprendere il senso.

In tal circostanza, Ravenswood non potea onestamente scansarsi
dall'offerire l'uso momentaneo della sua casa a un vecchio e alla sua
figlia, sorpresi dal temporale, e da ogni altra abitazione lontani.
Per fin lo stato in cui trovavasi la donzella, rendeva indispensabile
un tale atto di cortesia, perch mentre le teneva la briglia del
cavallo, non pot a meno di non accorgersi del suo tremore, e di una
straordinaria agitazione, derivata senza dubbio, dalla paura del
nembo, che con terribile apparato manifestavasi.

Non so se da egual timore fosse preso il sere di Ravenswood, ma non
d'animo pi tranquillo di lei appariva, allorquando rispose: "La torre
di Wolfcrag non ha altra cosa che si possa offerire fuor del coperchio
del suo tetto: pure, se questo pu essere aggradito in simil
momento......." e qui si ferm come se fosse stato incapace di
profferire il rimanente dell'invito. Ma il vecchio gentiluomo,
datosegli da sua posta compagno, non gli lasci tempo di battere,
quand'anche avesse voluto, la ritirata, ed ebbe per invito sufficiente
le poche parole pronunziate da Ravenswood. Il temporale, al dire del
vegliardo, era scusa bastante per mettere da banda le cerimonie.....
debolissima la salute della figlia, oltrech avea molto sofferto in
conseguenza d'una paura cui era soggiaciuta alcuni d innanzi. Sperava
non sarebbe stata indiscretezza l'accettare in simile circostanza
l'ospitalit offerta dal sere di Ravenswood. La vita di una figlia
doveagli star pi a cuore dell'etichetta.

Tolta cos ogni via di spacciarsi a Ravenswood, indic il cammino agli
ospiti suoi, continuando a tenere per la briglia il palafreno della
donzella, onde prevenire il caso che qualche improvviso scoppio di
fulmine lo spaventasse. Comunque immerso cos profondamente nelle sue
meditazioni, erasi accorto che quella parte di lineamenti non coperti
dalla maschera di seta, poc'anzi d'un pallor di morte velati, fatti
eransi rossi siccome bragia: ned era poca in lui la confusione
avvedendosi che, per forza di una segreta simpatia, le sue guance di
un non men vivo rossore si colorarono.

Lo straniere intanto scandagliava ogni atto dei suo giovin compagno
con una attenzione di cui vedeasi una ragion sufficiente nella paterna
inquietudine. Giunto finalmente dinanzi all'antica fortezza,
Ravenswood mostravasi continuamente in preda ad angosce, mosse da varj
sentimenti in una volta, sicch sarebbe stato difficile il definire la
loro natura. Vinse finalmente se stesso tanto, da dare a divedere
estrema tranquillit e sangue freddo. Pure, allorch entrati nel
cortile, il padrone della torre chiam Caleb, scorgeasi nel tuono e
ne' modi di lui una certa asprezza e severit, che non potea troppo
aspettarsi da un gentiluomo nell'atto di ricevere distinti ospiti in
propria casa. Caleb non si fece aspettar lungo tempo. Comunque possiam
formarci un'idea e del pallore che tinse il sembiante della bella
straniera allorch si udirono i primi scoppj di tuono, e di quel
pallore che si mostra sul volto di chicchessia soprappreso da angustie
di circostanza, non adegueremo mai col concetto quella pallidezza che
si sparse per le guance magre e scarne del vecchio intendente al
vedere questi nuovi ospiti e in meditando che l'ora del desinare
avvicinava a gran passi.

" divenuto pazzo? Borbott fra i denti. Bisogna che lo sia divenuto,
e del tutto. Condurci gran signori e grandi dame e questa bagattella
di corteggio di servi, quando sta per sonar mezzogiorno! senza altro,
ha perduto affatto il cervello." Avvicinatosi nondimeno al padrone, lo
preg di scusare, se avea permesso a tutti gli altri servi della torre
di andare a vedere la caccia, e aggiunse, che attesa la persuasione
generale in ognun della casa, che sua Signoria non tornasse prima di
sera, dubitava assai se questa gente si lascerebbe vedere che tardi.

"Zitto l, Balderston! gli disse con fermo tuono il padrone; le vostre
scempiaggini son fuor di tempo. Signore, allor si volse al suo ospite,
in questo vecchio e in una fantesca, ancor pi vecchia ed inferma, sta
tutto il treno della mia casa. I reficiamenti che sono in istato di
offrirvi, per quanto dalle cose che ho dovuto additarvi, possiate
immaginarli cattivi, lo saranno anche di pi. Ma tutto quello che
possa esservi,  ai vostri comandi e vi sar offerto di cuore."

Lo straniero, nel cui animo aveano eccitata una certa sensazion di
terrore la vetust e lo scadimento di quel soggiorno, al quale
imprimevano un aspetto pi tetro ed inospito le tenebre che coprivano
l'orizzonte, intimidito fors'anche pel tuono grave e risoluto che
scorgeasi nei detti di Ravenswood, volse uno sguardo inquieto attorno
di se, com'uom mezzo pentito di essersi affrettato ad accettare
un'ospitalit che gli fu offerta in tal modo. Ma in quel momento non
gli era pi possibile tornar addietro, n togliersi d'un impaccio in
cui si era posto da se medesimo. Quanto a Caleb, rimase s attonito
per la confessione pubblica di miseria fatta senza riserva dal suo
padrone, che per due minuti non ebbe forza se non se di borbottare per
mezzo ai peli della sua barba, che da sei giorni non avea sentito
rasoio; "Non v' pi dubbio;  matto......... matto da legare.......
matto tutto quel che si pu essere. Nondimeno, che Caleb sia maladetto
in eterno sopra la terra! (soggiunse chiamando in soccorso tutti gli
espedienti del suo ingegno inventivo) che Caleb non abbia pi un
istante di bene, se non arriva a salvare l'onore della famiglia,
quand'anche la pazzia del mio padrone fosse maggiore della saggezza
dei sette Saggi." Allora, fattosi coraggiosamente innanzi, n badando
agli sguardi d'impazienza e dispetto che sovra di lui lanciava il
padrone, chiese gravemente se dovea portare qualche reficiamento alla
giovin signora. "Un bicchiere di Tockai o di vecchio vino di Spagna,
ovvero...."

"Finitela una volta colle vostre sciocchezze, severamente gli comand
Ravenswood. Conducete i cavalli alla scuderia, e non ci tormentate
oltre a furia di assurdit."

"Vostro Onore sar sempre scrupolosamente obbedito in quanto gli
piacer comandare, disse Caleb. Circa poi al Tockai e al vino di
Spagna, poich sembra che i vostri rispettabili ospiti non ne
vogliano...."

Ma in questo momento, la voce di Bucklaw che sovrastava agli
abbaiamenti dei cani e ai nitriti de' cavalli, fece comprendere com'ei
s'avanzasse a quella volta a capo della maggior parte de' cacciatori.

"Ch'io muoia! (disse Caleb, fattosi coraggioso ad onta di questa nuova
invasione di Filistei) ch'io muoia se arrivano a scompigliarmi! Gi da
quel capo sventato non se ne poteva aspettare una di bene. Condurmi
tutta questa gena, che s'aspetter di trovar qui l'acquavite in
abbondanza, come l'acqua nel pozzo! Quasi non sapesse perfettamente lo
stato in cui ci troviamo! Pensiamo un poco..... se potessimo
sbarazzarci ad un tempo e di coloro, e di questi screanzati servi che
si sono introdotti nel cortile seguendo il loro padrone..... sarebbe
un colpo da maestro, e potrei allora con pi calma cercar riparo agli
altri inconvenienti."

Il leggitore vedr nel seguente capitolo lo stratagemma immaginato dal
buon Caleb per riuscire in cos difficile impresa.




CAPITOLO IX.

    "Collo stomaco vto e rifinito,
      "Prosciugate le fauci, arse le labbia,
      "Nell'immago del prossimo convito
      "Beavan l'alma. Oh qual gl'invase rabbia,
      "In veder, dal soave inganno tratti,
      "Che i conti senza l'oste avevan fatti!

                                 _Coleridge._


Hayston di Bucklaw era uno di que' tali spensierati che pel piacere di
ridere non badano a sagrificar l'amicizia. Appena si vocifer fra i
cacciatori che il personaggio principale della brigata si era
trasferito a Wolfcrag, questi proposero, come atto di cortesia, che si
portasse col il cervo ucciso. A Bucklaw non parve vero di accettare
il partito, dilettandosi anticipatamente dello smarrimento del povero
Caleb Balderston nel vedere arrivare tutta questa turba alla torre, n
prendendosi alcun fastidio dell'imbarazzo che una tal visita avrebbe
portato al suo amico. Ma egli avea nel vecchio Caleb un antagonista
abile ed accorto, e fornito di un fertile ingegno che non mancava mai
nelle occasioni di stratagemmi e sutterfugi opportuni, in sentenza di
esso, a salvar l'onore della famiglia.

"Lodato sia Dio! Medit fra se stesso, il gagliardo vento di questa
mattina ha chiuso con tanta forza un battitoio del portone della torre
che adesso non pu pi aprirsi; non dovrebbe essermi difficile a
chiuder l'altro con eguale saldezza."

Ma come prudente governatore di una rcca pens che sarebbe stata cosa
saggia lo sbarazzarsi de' nemici che vi si erano introdotti
(riguardando egli come nemici tutti quelli che mangiavano e che
bevevano) prima di pensare ad altri provvedimenti per impedir
l'ingresso alla comitiva di fuori, che potea per tardar poco ad
arrivare, come un vicino suono di gioiose grida annunziava. Cur
pertanto con impazienza l'istante che il suo padrone avesse fatto
entrar nella torre i suoi due ospiti principali; e fermando sulla
soglia della porta quei che li seguivano incominci subito le sue
fazioni.

"Se non m'inganno, diss'egli, i cacciatori portano in gran cerimonia
il cervo al castello, e siccome noi in questo momento possiam tutti
esserne riguardati abitanti, parmi convenevole che ci tratteniamo alla
porta di fuori per riceverli onorevolmente."

Non vi fu chi contraddicesse a questa insidiosa proposta; ma il
vecchio Caleb, facendo destramente alcuni passi indietro, torn dentro
alla torre, chiudendo senza perder tempo il secondo battitoio del
portone con tal forza, che lo strepito si fece udire per tutto il
castello. Dopo avere provveduto in tal guisa alla sicurezza della
piazza, cred di poter parlamentare col nemico, e aprendo un picciolo
sportello forato nel portone medesimo, e che serviva altra volta a
riconoscere chi si presentava, disse loro: "Signori miei, il sere di
Ravenswood fa imbandire un banchetto al vostro padrone e ad alcuni
personaggi distinti che si trovano in sua casa: ma  un uso praticato
qui, ed antico al pari di questo castello, che per qualunque sia
ragione non si apra la porta a nessuno finch i padroni sono a tavola;
cautela che  stata riconosciuta saggia pi d'una volta in tempo di
guerra, e dalla quale noi non ci scostiamo nemmeno in tempo di pace"
Aggiunse che a Wolfhope, a piedi della collina, eravi un albergo ove
consigliava loro di trasferirsi, perch vi avrebbero trovata
eccellente acquavite: anzi fece creder loro che il padrone avrebbe
pagato il conto; ma pronunzi quest'ultima parte di discorso in modo
confuso, intricato ed in istile d'oracolo, onde vi fosse luogo ad
interpretare i suoi detti come voleasi; poich, in mezzo a tutte le
sue astuzie, il buon Caleb si riserbava le gravi menzogne agli
estremi, e quando non trovava migliori modi per ispacciarsi.

Un s fatto annunzio sorprese alcuni, fece riderne altri, e sopratutto
empi di collera i servi, i quali pretendeano, almeno essi, di avere
un incontrastabile diritto di servir a tavola la padrona e il padrone.
Ma Caleb non si sentiva in voglia di far distinzioni, e mantenne il
suo proposito con quella salda ostinazione, che  sorda a tutti i
ragionamenti, e incapace d'ogni convincimento. Conchiuse dicendo che
in quel castello non mancava copia di servi per tale incumbenza.
Intanto arrivava Bucklaw a capo del suo antiguardo, che invano con
tuon corrucciato ordinavagli di aprire subitamente il portone. Fermo,
come uno scoglio, Caleb rispondea.

"Fosse anche dinanzi a questa porta il Re seduto sul proprio trono,
non potrebbe costringere le mie dieci dita ad aprir questa porta
contro gli statuti della famiglia di Ravenswood, statuti che  mio
obbligo fare eseguire, come gran domestico di questa casa."

Non ardiremmo qui riferire i giuramenti e le imprecazioni che
l'estremo sdegno suggeri al labbro di Bucklaw: minacci Caleb di farlo
pentire per avergli usato un tal trattamento; aggiunse di aver cose da
comunicare allo stesso sere di Ravenswood; ma nulla valse a smovere
dal suo proposito l'inflessibil vegliardo.

"Dica pure quel che sa dire; ma mi do al diavolo! se vede per
quest'oggi la faccia del mio padrone. Vada pure a desinare, a cenare,
a dormire dove gli piacer. Domani svegliandosi, si far giustizia da
se medesimo. Propriamente a lui convenivasi il condurmi qui una banda
di cacciatori assetati, come se ignorasse che non sappiamo come
cavarci la sete noi stessi!" Indi, serrato lo sportello, torn nella
torre, lasciando che la gente rimasta di fuori si facesse ragione come
credea meglio intorno a questo genere di accoglienza.

Tutta cotesta scena, n se n'accorse Caleb, era accaduta alla presenza
di uno spettatore statosi fino allor silenzioso; e fu l'intendente
dello straniero, che godea di grande confidenza presso il padrone,
anzi quel medesimo che durante la caccia avea prestato il suo cavallo
a Bucklaw. Avendo questi seguito il suo padrone assai da vicino, senza
che ci badasse Caleb, conducea il suo cavallo alla scuderia, intanto
che il vecchio servo di Ravenswood, andava preparando ed eseguendo le
divisate fazioni; laonde non si trov compreso nella generale
esclusione. Osservando il contegno del nostro Balderston, ne indovin
facilmente il motivo, e sapendo le intenzioni del suo padrone, non
s'imbarazz sul partito cui attenersi. Rimase in disparte sintanto che
Caleb fosse partito, appena lo vide lontano, si avvicin allo
sportello, e apertolo a sua volta, disse ai servi e picchieri, i quali
non si moveano di l: "Il lord Cancelliere avverte cos le persone del
suo seguito, come quelle del seguito di lord Littlebrain di
trasferirsi a Wolfhope; ivi troveranno di che reficiarsi a spese del
mio nobil padrone."

Allora quella banda di cacciatori abbandonando l'inospita porta della
torre di Wolfcrag, scese per la collina maledicendo di tutto cuore il
vecchio furfante che gli aveva ingannati, e dando a tutti i diavoli il
castello e gli abitatori di esso. Bucklaw, fornito di doti naturali
che in circostanze pi felici avrebbero potuto renderlo un uomo
stimabile, avea ricevuto un'educazione s trascurata in ogni sua
parte, che trovavasi sempre inclinato a secondare co' pensieri e co'
fatti quelle brigate colle quali trovavasi in comunione di piaceri.
Compiacevasi di raffrontare in suo animo gli encomj di cui quelle
turbe gli largheggiavano colle ingiurie e colle imprecazioni che tutti
di comune accordo scagliavano contro il sere di Ravenswood. Rammentava
i giorni noiosi e monotoni trascorsi a Wolfcrag paragonandoli colla
vita gioconda e dissipata cui era stato avvezzo. Per ultimo,
l'esclusione toccatagli dal castello gli sembrava un affronto da non
perdonarsi: dalle quali considerazioni unite, nacque in esso la
risoluzione di romperla con chi gli era stato ospite ed amico.

Giunto all'albergo del villaggio di Wolfhope, vi trov
inaspettatamente un uomo di sua antica conoscenza che scendea da
cavallo. Era questi il degno e rispettabile capitano Craigengelt, che,
quasi avesse dimenticato il contegno, per lo meno indifferente; col
quale poco tempo prima egli e Bucklaw si disgiunsero, s'avvicin a
questo con sollecitudine, stringendogli in modo il pi cordiale la
mano; atto di cortesia che veniva sempre restituito da Bucklaw, e
d'onde Craigengelt trasse il coraggio di ripigliare con esso il tuono
della intrinsichezza.

"Buon giorno dunque, mio caro Bucklaw egli esclam; quanta
soddisfazione ho nel vedervi! mi convinco che in questo cattivo mondo
vi  luogo per le oneste persone."

 da sapersi che i giacobiti in quella et (non pretendiamo asserire
che fosse a buon diritto), aveano adottato il termine _oneste
persone_, per indicare quelli della loro fazione.

"Anche per altre persone, a quanto sembra, rispose Bucklaw; se cos
non fosse, nobile capitano, come vi avventurereste voi in questo
luogo?"

"Chi? Io! sono libero come l'aria che non ha n imposte, n decime da
pagare. Tutte le cose sono state appianate e accomodate con que'
vecchi pazzi del Consiglio privato. Non avrebbero ardito di tenere in
prigione un par mio, nemmeno per una sola settimana. Gli uomini di una
certa spezie, Bucklaw, banno pi amici che non pensate, e amici che
nelle occasioni sanno render servigi."

Via! via! soggiunse Bucklaw, che conosceva perfettamente il carattere
di Craigengelt, e che solennissimamente lo disprezzava, risparmiatemi
le vostre millanterie, e ditemi piuttosto, se siete veramente in
istato di libert e sicurezza.

"Libero, quanto possa esserlo un podest nella piazza del borgo
affidatogli da amministrare; sicuro quanto un predicatore
presbiteriano sopra il suo pulpito; e vi cercava per avvisarvi che non
avete pi bisogno di tenervi nascosto; non sono state pronunziate
contro di voi n ammenda, n condanna."

"Quand' cos, suppongo che vi direte da vero mio amico."

"Vostro amico, Bucklaw! Sono il vostro fedele Acate, come ho udito
dire da certi sapienti. Noi siamo il guanto e la mano, l'albero e la
scorza, in vita ed in morte."

" quanto vedr sull'istante, ascoltatemi. So benissimo che non siete
mai sprovveduto di danaro, bench io non sappia altrettanto bene
d'onde vi venga. Prestatemi un paio di monete d'oro per ispazzare la
polvere che si  fermata sul gorgozzuolo di tutti questi galantuomini.
Allora potr credere...."

"Un paio! ne ho venti ai vostri comandi, gioia mia, e altre venti ad
una occorrenza."

"Parlate sul serio? (esclam Bucklaw guardando fisamente l'altro,
com'uomo fornito di bastante discernimento naturale per giudicare che
tale eccesso di generosit in Craigengelt da qualche straordinaria
cagione dovea derivare). Craigengelt, o voi siete veramente una
persona di garbo, cosa che stento un po' a credere, o pi scaltro di
quanto io vi sospettava; ed anche a suppor questo ho le mie grandi
difficolt."

"Una supposizione non impedisce l'altra. In somma, vedete e giudicate.
Eccovi dell'oro che non teme la pietra di paragone."

E s dicendo pose in mano a Bucklaw un pugno di monete d'oro, che
l'altro si pose, senza contarle, in iscarsella, non per senza
soggiungere, che la circostanza in cui trovavasi l'obbligava ad
accettar prestiti, fosse anche stato Belzeb il suo prestatore.
Voltosi indi ai cacciatori; "Andiamo, amici, lor disse: son io che vi
fo trattamento."

"Lunga vita al sig. di Bucklaw" gridarono a coro que' cacciatori.

"E vada al diavolo colui, esclam un picchiere, che dopo la corsa
lascia i cacciatori a secco, come se fossero pelli da tamburo!"

"La casa di Ravenswood, aggiunse un vecchio servo, altre volte era
onorevole e buona al pari di qualunque altra del paese; ma adesso ha
perduto tutto quel poco di riputazione che le rimanea, perch 
rappresentata da un tanghero peggior di un ebreo."

Gli applausi fatti a questa proposizione provarono che questa era
parimente l'opinione generale. Tutti entrarono precipitosamente
nell'osteria, ove trascorsa fu banchettando tutta la notte. L'amor del
sollazzo, ingenito in Bucklaw, non gli avea mai permesso di essere
troppo delicato nella scelte de' suoi compagni, e in quel momento,
dopo la dieta, e quasi assoluto digiuno forzato, che toccato eragli di
sopportare in casa del sere di Ravenswood; dopo essere stato per pi
giorni privo di que' godimenti che formavano la felicit della sua
vita; il vedersi regolatore di una mensa, cui non erano assisi che
picchieri e servi da livrea, gli dava diletto, come se fossero stati
duchi e principi i convitati. Craigengelt che avea le sue buone
ragioni per secondarne l'umore, si mise in accordo armonico seco lui,
e aggiungendo ad un grande capitale d'impudenza una inalterabile
giocondit, e l'abilit di cantare con grazia alcune allegre
strofette, diede nuov'anima alla generale allegrezza, il che gli
merit di tornare compiutamente in favore a Bucklaw.

Intanto una scena affatto diversa accadeva a Wolfcrag. Il sere di
Ravenswood, troppo assorto nelle proprie meditazioni per dare
attenzione agli stratagemmi di Caleb, dopo avere attraversato il
cortile, introdusse i suoi ospiti nel salone, ove era stato celebrato
il convito dell'esequie.

L'istancabile Caleb, che fosse genio, o consuetudine, lavorava dalla
mattina alla sera, aveane fatte a poco a poco sparire tutte l'orme del
funereo baccanale, ma n tutto il suo ingegno, n tutta la cura datasi
di collocare nel modo meno svantaggioso le scarse suppellettili che vi
si trovavano, poteano impedire che quelle pareti ignude e d'ogni
ornamento sfornite, non rendessero oltre ogni dire tetro e lugubre
l'aspetto di quello stanzone; quelle anguste finestre pareano
piuttosto forate ne' muri per aiutare il rinnovellamento dell'aere che
per lasciar varco alla luce, e l'oscurit consueta di quella sala era
in oltre accresciuta dalle fitte nuvole che tutto occupavano il
firmamento.

Ravenswood us di tutta la grazia che addiceasi ad un giovane
gentiluomo di quella et, non senza per lasciar trapelare un tal
quale stento e imbarazzo, nel condur la donzella in fondo alla sala
intantoch il padre della medesima si apparecchiava a spacciarsi del
cappello e del ferraiuolo. Nelle stesso momento si fece udire lo
strepito della porta chiusa, come dicemmo, con grande violenza da
Caleb; mosso dal qual fracasso, lo straniero si avvicin con molta
vivacit alla finestra, e veduta la cagion del romore, e l'esclusione
de' proprj servi, lanci sul sere della torre un guardo, da cui
traspiravano i sospetti che lo aveano soprappreso.

"Voi non avete cosa alcuna da temere, o signore, in tuon serio
dissegli Ravenswood, che tuttavia ignorava quanto era accaduto. Se
questo castello manca di modi per ricevere convenevolmente gli ospiti
che si degnano visitarlo, almeno ha modi sufficienti per guarentirli.
Ma parmi tempo di potermi informare chi sieno le persone che onorano
di lor presenza il mio modesto soggiorno."

Taciturna ed immobile rimanea la donzella, intantoch il padre di essa
al quale sembrava particolarmente fatta una simile interrogazione,
trovavasi nello stato di un attore che al momento della
rappresentazione si avveda d'essersi incaricato di una parte superiore
alle sue forze, o sentasi tradito dalla memoria nell'atto in cui
dovrebbe parlare. Si studi nulladimeno di nascondere l'imbarazzo
chiamando tutte le cerimonie d'uso in proprio soccorso. Ma dopo avere
mosso un piede avanti per avvicinarsi al suo ospite, l'altro addietro
come se volesse scostarsene, le sue mani, delle quali dovea valersi
per levarsi di dosso il ferraiuolo e di testa il cappello, non eran
pi destre di quello che se il primo gli fosse attaccato ai panni con
fibbiagli di ferro irrugginiti, e se l'altro fosse stato una pesante
massa di piombo. A proporzione dell'indugiare dello straniero,
crescendo l'impazienza in Edgardo, sembrava questi commosso da
un'agitazione che derivava forse da tutt'altra origine. Edgardo
cercava di frenare la brama sua di parlare, mentre l'altro, giusta
ogni apparenza, non trovava termini per esprimere quello che dir
voleva. Finalmente Ravenswood, che gi avea riconosciuto il suo
ospite, non pot pi a lungo serbare il silenzio.

"Mi sembra diss'egli, che ser Guglielmo Asthon non sia molto propenso
a profferire il suo nome nel castello di Wolfcrag."

"Io avea sperato che non fosse per essere necessaria una tale
formalit (soggiunse il lord Cancelliere con quel restio tuono di
voce, che viene attribuito allo Spirito maligno quando  costretto a
rispondere ad un esorcista), e vi son grato, o sere di Ravenswood, che
d'un colpo abbiate rotto voi questo diaccio.  sempre goffa la
comparsa d'un uomo costretto ad annunziarsi da se medesimo,
massimamente allor quando certe circostanze, certe sfortunate
circostanze, permettetemi dirlo...."

"Non devo dunque, Ravenswood lo interruppe, riguardare come puramente
accidentale l'onore di questa visita?"

"Qui  necessario alcun poco distinguere (disse il Cancelliere
ostentando un'aria di disinvoltura che non era per certo in fondo al
suo cuore). Quest' un onore, che da qualche tempo in qua ho vivamente
desiderato; non l'avrei forse mai ottenuto senza l'incidente del
temporale. Ma certamente, mia figlia ed io dovevamo augurarci
un'occasione per porgere i nostri ringraziamenti all'uom nobile e
generoso cui siam debitori della nostra vita."

Gli astj che teneano divise le grandi famiglie ne' secoli della
feudalit, aveano fin allora ben poco scemato di vigore, bench non
traboccassero pi con atti di aperta violenza. N i sentimenti
affettuosi che Edgardo incominciava a provar per Lucia, n i riguardi
dell'ospitalit, dovere per esso inviolabile, poteano s di soggiogare
affatto le passioni che a malgrado di lui sorgevangli in cuore alla
vista del pi crudele nemico del padre suo, venuto a porsi sotto il
tetto di quella famiglia, la cui rovina avea per lo meno affrettata.
Volgea gli sguardi, or sul padre, or sulla figlia, con una specie di
perplessit, che ser Guglielmo cerc di troncare avvicinandosi alla
figlia, e sciogliendo il nastro che le teneva la maschera al volto.

"Mia cara Lucia, le diss'egli, senza maschera e a volto scoperto, ne
conviene manifestare la gratitudine che dobbiamo al nostro
liberatore."

"Purch si degni accettarne da noi le espressioni;" si limit a
rispondere Lucia, ma con un tuon s soave di voce che sarebbesi detto
rampognasse ad un tempo e perdonasse al sere di Ravenswood la fredda
accoglienza di cui verso gli ospiti usava. Queste parole, pronunciate
da una creatura amabile quanto ingenua, penetrarono nella parte pi
profonda del cuore di Edgardo. Rimproverata a se medesimo la propria
durezza, balbett alcuni accenti di scusa, fra' quali furono
intelligibili certe espressioni che indicavano la sua sorpresa, la sua
confusione, ma conchiuse finalmente manifestandole con fervore e
vivacit il contento di poterle offerire sotto il proprio tetto un
ricovero. Dopo averla, giusta quanto allor praticavasi in simili
circostanze, abbracciata, cerimoniale per lui oltre ogni dire
aggradevole, non sapea poi risolversi a lasciarsene sfuggire la mano
che tenea fra le proprie, intantoch le guance della giovinetta
tingeansi d'un rossore, che imprimeva a quest'atto di cortesia
maggiore entit di quanta ne avesse ordinariamente per sua natura.

Allora scintill un lampo s vivo, che per un istante band affatto le
tenebre da quella sala, onde tutti gli oggetti che vi stavano
apparvero nel lor vero lume. E le belle proporzioni del dilicato volto
di Lucia che agitata da quella commozione di animo a stento reggeasi;
e gli espressivi lineamenti di Ravenswood che tenea fisi su la
donzella due occhi, ove l'alterezza e l'irresoluzione tuttavia si
scorgeano; e la fisonomia pallida e spaventata del lord Cancelliere
che non distaccava gli sguardi dagli stemmi della famiglia, scolpiti
sulla soffitta di quello stanzone tai quali vedeansi nella biblioteca
del castello di Ravenswood; tutti questi oggetti furono d'improvviso
rischiarati da una luce viva e rossiccia, cui tosto venne dietro uno
scroscio di folgore s vigoroso, che scosse fin dalle fondamenta la
vecchia torre; e ognun gi la credea percossa dal fulmine e in atto di
diroccare. Il nembo infuriava perpendicolarmente alla cima
dell'edifizio; la fuliggine che da pi secoli erasi tranquillamente
accumulata lungo la canna del cammino, precipitava a grosse falde gi
per la sala; nuvoli di polve e di gesso si staccavano dalle pareti; e,
o fosse che veramente la folgore avesse percosso il tetto, o effetto
dell'urto violento dell'aere, grossi mattoni divelti dall'alto
dell'edifizio, caddero con tremendo fracasso in mezzo al cortile, come
se l'antico fondatore della casa di Ravenswood avesse egli medesimo
eccitato quell'orribile temporale per additare non dovervi essere
riconciliazione fra il rappresentante della sua famiglia, e colui che
ne era sempre stato il nemico.

La costernazione fu generale, e bastarono appena tutte le
sollecitudini del lord Cancelliere e di Ravenswood per impedire che
Lucia non isvenisse. Per la seconda volta, Edgardo trovavasi
incaricato del pi dilicato, del pi pericoloso fra tutti i ministeri,
quello di arrecar soccorsi alla belt circondata da rischi e da
patimenti, ministero che ne diviene tanto pi periglioso, se  vlto a
pro di persona, che le rimembranze del giorno, e i sogni della notte
continuamente offersero alla nostra immaginazione. Se il Genio della
casa di Ravenswood riprovava veracemente un nodo fra il discendente
della propria famiglia e la giovine che sotto il tetto di lui
riparavasi, non pu negarsi, che scelse sconciamente le vie per far
palese questa sua disapprovazione, n mostr ingegno superiore a
quello d'un semplice mortale. Le minute sollecitudini, assolutamente
indispensabili per calmare lo spirito della donzella, e per liberarla
dal concepito spavento, metteano per necessit Edgardo in tale
corrispondenza col padre di essa, che almeno per qualche tempo dovea
infrangere il cancello tra loro interposto dalla feudal nimist. Tener
linguaggio robusto, o anche freddamente indifferente al padre di una
giovinetta, e di una giovinetta qual era Lucia, oppressa dinanzi a lui
da un terrore tanto naturale e legittimo! chi sarebbe stato da tanto?
Mentre Lucia stendeva a ciascun d'essi le mani per ringraziarli delle
lor cure, Edgardo si avvide che i sentimenti dell'odio concetto contra
il lord Cancelliere non erano in quel punto i sentimenti predominanti
dell'animo suo.

Continuava a mugghiare il tuono, bench con minore violenza, cadea la
pioggia a rovesci, n vedeasi possibilit alcuna che miss Asthon, dopo
l'impressione fisica che avea fatta in lei lo spavento, tornasse per
quella sera al castello di lord Littlebrain, distante oltre a cinque
miglia di l. Il sere di Ravenswood non potea pertanto, anche secondo
le regole di un'ordinaria urbanit, dispensarsi dall'offerire alla
donzella e al padre di essa il proprio tetto per quella notte. Ei fe'
dunque tale profferta con termini e maniere le pi cortesi, e sol si
composero a pi cupa espressione i suoi lineamenti, quando fu
costretto ad un tempo a palesare il rammarico per trovarsi privo di
quanto sarebbe stato necessario a trattar tali ospiti in modo
condegno.

"Non vi prendete pensiere di ci, (fu presto a soggiungere il lord
Cancelliere, premuroso di allontanare da quei colloquj tutto ci che
collegavasi ad un argomento non privo per lui medesimo di qualche
amarezza) non vi prendete pensiero di ci; voi siete celibe; n mi 
ignoto che divisate d'imprendere un viaggio sul Continente;  naturale
che la vostra casa manchi d'arredi, e di molte suppellettili, che
altrimenti potrebbero giudicarsi indispensabili ad un vostro pari. Son
cose troppo facili da comprendersi; laonde datevi pace; perch il
continuare a parlarci in tal modo, sarebbe quasi un suggerirne il
dovere di cercare altro ricovero, e di collocarci alla meglio in
qualche capannuccia del vicino villaggio."

Si accingeva a rispondere il sere di Ravenswood, allorch apertasi la
porta del salone, vi entr precipitosamente con occhi stravolti e
fisonomia sformata Caleb Balderston.


  FINE DEL TOMO PRIMO.




      *      *      *      *      *




Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, cos come
le grafie alternative (malinconia/malincona, rocca/rcca e simili),
correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.



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TOMO I (OF 3)***


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Section 1.  General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm
electronic works

1.A.  By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
and accept all the terms of this license and intellectual property
(trademark/copyright) agreement.  If you do not agree to abide by all
the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy
all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession.
If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.

1.B.  "Project Gutenberg" is a registered trademark.  It may only be
used on or associated in any way with an electronic work by people who
agree to be bound by the terms of this agreement.  There are a few
things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
even without complying with the full terms of this agreement.  See
paragraph 1.C below.  There are a lot of things you can do with Project
Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
works.  See paragraph 1.E below.

1.C.  The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
Gutenberg-tm electronic works.  Nearly all the individual works in the
collection are in the public domain in the United States.  If an
individual work is in the public domain in the United States and you are
located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
are removed.  Of course, we hope that you will support the Project
Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by
freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of
this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with
the work.  You can easily comply with the terms of this agreement by
keeping this work in the same format with its attached full Project
Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.

1.D.  The copyright laws of the place where you are located also govern
what you can do with this work.  Copyright laws in most countries are in
a constant state of change.  If you are outside the United States, check
the laws of your country in addition to the terms of this agreement
before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
creating derivative works based on this work or any other Project
Gutenberg-tm work.  The Foundation makes no representations concerning
the copyright status of any work in any country outside the United
States.

1.E.  Unless you have removed all references to Project Gutenberg:

1.E.1.  The following sentence, with active links to, or other immediate
access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear prominently
whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work on which the
phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the phrase "Project
Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed,
copied or distributed:

This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
almost no restrictions whatsoever.  You may copy it, give it away or
re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
with this eBook or online at www.gutenberg.org

1.E.2.  If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived
from the public domain (does not contain a notice indicating that it is
posted with permission of the copyright holder), the work can be copied
and distributed to anyone in the United States without paying any fees
or charges.  If you are redistributing or providing access to a work
with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the
work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1
through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
1.E.9.

1.E.3.  If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
with the permission of the copyright holder, your use and distribution
must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional
terms imposed by the copyright holder.  Additional terms will be linked
to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the
permission of the copyright holder found at the beginning of this work.

1.E.4.  Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
License terms from this work, or any files containing a part of this
work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.

1.E.5.  Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
electronic work, or any part of this electronic work, without
prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
active links or immediate access to the full terms of the Project
Gutenberg-tm License.

1.E.6.  You may convert to and distribute this work in any binary,
compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
word processing or hypertext form.  However, if you provide access to or
distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than
"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org),
you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a
copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon
request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other
form.  Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm
License as specified in paragraph 1.E.1.

1.E.7.  Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.

1.E.8.  You may charge a reasonable fee for copies of or providing
access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works provided
that

- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
     the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
     you already use to calculate your applicable taxes.  The fee is
     owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he
     has agreed to donate royalties under this paragraph to the
     Project Gutenberg Literary Archive Foundation.  Royalty payments
     must be paid within 60 days following each date on which you
     prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
     returns.  Royalty payments should be clearly marked as such and
     sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
     address specified in Section 4, "Information about donations to
     the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."

- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
     you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
     does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
     License.  You must require such a user to return or
     destroy all copies of the works possessed in a physical medium
     and discontinue all use of and all access to other copies of
     Project Gutenberg-tm works.

- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
     money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
     electronic work is discovered and reported to you within 90 days
     of receipt of the work.

- You comply with all other terms of this agreement for free
     distribution of Project Gutenberg-tm works.

1.E.9.  If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
electronic work or group of works on different terms than are set
forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark.  Contact the
Foundation as set forth in Section 3 below.

1.F.

1.F.1.  Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
collection.  Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
works, and the medium on which they may be stored, may contain
"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a
computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by
your equipment.

1.F.2.  LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
liability to you for damages, costs and expenses, including legal
fees.  YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3.  YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
DAMAGE.

1.F.3.  LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
written explanation to the person you received the work from.  If you
received the work on a physical medium, you must return the medium with
your written explanation.  The person or entity that provided you with
the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
refund.  If you received the work electronically, the person or entity
providing it to you may choose to give you a second opportunity to
receive the work electronically in lieu of a refund.  If the second copy
is also defective, you may demand a refund in writing without further
opportunities to fix the problem.

1.F.4.  Except for the limited right of replacement or refund set forth
in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO OTHER
WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.

1.F.5.  Some states do not allow disclaimers of certain implied
warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
the applicable state law.  The invalidity or unenforceability of any
provision of this agreement shall not void the remaining provisions.

1.F.6.  INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance
with this agreement, and any volunteers associated with the production,
promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
that arise directly or indirectly from any of the following which you do
or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.


Section  2.  Information about the Mission of Project Gutenberg-tm

Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
electronic works in formats readable by the widest variety of computers
including obsolete, old, middle-aged and new computers.  It exists
because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
people in all walks of life.

Volunteers and financial support to provide volunteers with the
assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
remain freely available for generations to come.  In 2001, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
and the Foundation information page at www.gutenberg.org


Section 3.  Information about the Project Gutenberg Literary Archive
Foundation

The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
Revenue Service.  The Foundation's EIN or federal tax identification
number is 64-6221541.  Contributions to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
permitted by U.S. federal laws and your state's laws.

The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
throughout numerous locations.  Its business office is located at 809
North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887.  Email
contact links and up to date contact information can be found at the
Foundation's web site and official page at www.gutenberg.org/contact

For additional contact information:
     Dr. Gregory B. Newby
     Chief Executive and Director
     gbnewby@pglaf.org

Section 4.  Information about Donations to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation

Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
spread public support and donations to carry out its mission of
increasing the number of public domain and licensed works that can be
freely distributed in machine readable form accessible by the widest
array of equipment including outdated equipment.  Many small donations
($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
status with the IRS.

The Foundation is committed to complying with the laws regulating
charities and charitable donations in all 50 states of the United
States.  Compliance requirements are not uniform and it takes a
considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
with these requirements.  We do not solicit donations in locations
where we have not received written confirmation of compliance.  To
SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
particular state visit www.gutenberg.org/donate

While we cannot and do not solicit contributions from states where we
have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
against accepting unsolicited donations from donors in such states who
approach us with offers to donate.

International donations are gratefully accepted, but we cannot make
any statements concerning tax treatment of donations received from
outside the United States.  U.S. laws alone swamp our small staff.

Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
methods and addresses.  Donations are accepted in a number of other
ways including checks, online payments and credit card donations.
To donate, please visit:  www.gutenberg.org/donate


Section 5.  General Information About Project Gutenberg-tm electronic
works.

Professor Michael S. Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm
concept of a library of electronic works that could be freely shared
with anyone.  For forty years, he produced and distributed Project
Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.

Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
unless a copyright notice is included.  Thus, we do not necessarily
keep eBooks in compliance with any particular paper edition.

Most people start at our Web site which has the main PG search facility:

     www.gutenberg.org

This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
