Project Gutenberg's I misteri del castello d'Udolfo, vol. 3,
by Ann Radcliffe

This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
almost no restrictions whatsoever.  You may copy it, give it away or
re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
with this eBook or online at www.gutenberg.org


Title: I misteri del castello d'Udolfo, vol. 3

Author: Ann Radcliffe

Release Date: September 20, 2010 [EBook #33783]

Language: Italian

Character set encoding: ISO-8859-1

*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I MISTERI
DEL CASTELLO D'UDOLFO, VOL. 3 ***




Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
file was produced from images generously made available
by Biblioteca Sormani - Milano)






              I MISTERI
                  DEL
          CASTELLO D'UDOLFO


                  DI
            ANNA RADCLIFFE


               VOL. III

                MILANO
           _Oreste Ferrario_

      Sotterranei Galleria Nuova,
  via Silvio Pellico, 6, scala n. 18
          e Santa Margherita




  [Illustrazione: IL CADAVERE

  ... la sua faccia, sfigurata dalla morte, era schifosa
  e coperta di livide ferite.

  _Cap. XXVI_]




CAPITOLO XXII


Montoni fece invano le pi esatte ricerche sulla strana circostanza
che lo aveva allarmato, e non avendo potuto scoprir nulla, dovette
credere che qualcuno de' suoi fosse l'autore d'una burla cos
intempestiva. Le sue contese colla moglie, a proposito della cessione,
divenendo pi frequenti, pens confinarla nella sua camera,
minacciandola a una maggior severit se persisteva nel rifiuto.

Se la signora Montoni fosse stata pi ragionevole, avrebbe compreso il
pericolo d'irritare, con quella lunga resistenza, un uomo come il
marito in cui balia ella trovavasi. Non aveva pure obliato di quale
importanza fosse per lei la conservazione del possesso de' suoi beni,
che l'avrebbero resa indipendente, caso avesse potuto sottrarsi al
dispotismo di Montoni. Ma in quel momento aveva una guida pi decisiva
della ragione, lo spirito cio della vendetta, che le faceva opporre
la negativa alla minaccia, e l'ostinazione alla prepotenza.

Ridotta a non poter uscir dalla camera, sent finalmente il bisogno ed
il pregio della compagnia gi sprezzata della nipote, perch Emilia,
dopo Annetta, era la sola persona che le fosse permesso di vedere.

La fanciulla s'informava spesso del conte Morano. Annetta ne sapeva
pochissimo, se non che il chirurgo credeva impossibile la di lui
guarigione. Emilia affliggevasi di essere la causa involontaria della
sua morte. Annetta, che osservava la di lei commozione, l'interpretava
a modo suo. Un giorno, essa le entr in camera tutta affannosa e
piangente. Per carit, troviamo il modo di uscire da questo luogo
infernale. Sappiate, diss'ella, che siamo alla vigilia di qualche
brutta scena in questo maledetto castello. Quei signori tengono tutte
le notti conciliaboli, ove si pretende che discutano affari
importanti: inoltre, cosa significano tutti i preparativi che si fanno
sui bastioni e sulle mura? E poi, quanta gente entra tutti i giorni
nel castello con cavalli! e sembra che vi debbano restare, perch il
padrone ha ordinato di somministrar loro il bisognevole. Io ho saputo
tutto da Lodovico, che mi ha raccomandato di tacere; ma siccome vi amo
quanto me stessa, non ho potuto fare a meno di dirlo anche a voi. Ah!
qualche giorno ci ammazzeranno tutti per certo.

--Non sai tu altro, Annetta?

--Come! Non basta tutto questo?

--S, ma non basta a persuadermi che ci vogliano uccider tutti.

Emilia si astenne dal manifestare i suoi timori per non aumentare la
paura della cameriera. Lo stato attuale del castello la sorprendeva e
la turbava. Appena Annetta ebbe finito, la lasci sola, per andare a
nuove scoperte.

La fanciulla quella sera pass alcune ore tristissime in compagnia
della zia. Si disponeva a coricarsi, quando ud un forte colpo alla
porta della camera, prodotto dalla caduta di qualche oggetto. Chiam
per sapere cosa fosse, e non le fu risposto. Chiam una seconda volta
senza miglior successo: pens che qualcuno dei forastieri giunti
recentemente nel castello avesse scoperta la sua camera, e vi si
recasse con cattive intenzioni. Inquieta, stette attenta, tremando
sempre che il rumore si rinnovasse. Si fece invece coraggio; si
avvicin alla porta del corridoio tutta tremante, ed intese un lieve
sospiro tanto vicino, che la convinse esservi qualcuno dietro l'uscio.
Mentre ascoltava ancora, il medesimo sospiro si fece intendere pi
distintamente, ed il suo terrore aument. Non sapea cosa risolvere, e
sentiva sempre sospirare. La sua ansiet divenne s forte che risolse
di aprire la finestra e chiamar gente. Mentre vi si accingeva, le
parve udir i passi di qualcuno nella scala segreta, e vincendo ogni
altro timore corse verso il corridoio. Premurosa di fuggire, apr la
porta, ed inciamp in un corpo steso al suolo. Mise un grido, e
guardando la persona svenuta, riconobbe Annetta. Grandemente sorpresa,
fece ogni sforzo per soccorrere l'infelice. Allorch ebbe ripreso
l'uso dei sensi, Emilia l'aiut ad entrare in camera, e quando pot
parlare la ragazza l'assicur, con una fermezza che scosse fino
l'incredulit dell'altra, di aver veduto un'ombra nel corridoio.

Io aveva inteso strane cose sulla camera attigua, disse Annetta; ma
siccome  vicina alla vostra, madamigella, non voleva dirvele per non
ispaventarvi. Tutte le volte ch'io ci passava accanto, correva a tutta
possa; e vi accerto inoltre, che spesso mi parve di sentirvi rumore.
Ma stasera, camminando nel corridoio, senza pensare a nulla, ecco
veggo apparire un lume, e guardando indietro scorgo una gran larva.
L'ho veduta, signorina, distintamente, quanto voi in questo momento.
Una gran figura entrava nella camera sempre chiusa, di cui, non tien
la chiave altri che il padrone, e la porta serrossi immediatamente.

--Sar stato il signor Montoni, disse Emilia.

--Oh! no, non era lui, avendolo lasciato che altercava colla padrona
nel suo gabinetto.

--Tu mi fai racconti molto strani, Annetta; stamattina mi hai
spaventata colla paura d'un assassinio, ed ora vorresti farmi
credere...

--Non vi dir pi nulla; ma per se non avessi avuta gran paura, non
sarei svenuta, come ho fatto.

--Era forse la camera dal quadro del velo nero?

--No, signora,  quella pi vicina alla vostra: come far a tornare
nella mia stanza? Per tutto l'oro del mondo non vorrei pi traversare
il corridoio.

Emilia, commossa da questo incidente, e dall'idea di dovere esser sola
tutta la notte, le rispose che poteva stare con lei.

Oh! no, davvero, disse Annetta, io non dormirei ora in questa
camera, neppure per mille zecchini.

Emilia, rammentandosi d'aver udito gente sulla scala insist perch
passasse la notte secolei, e l'ottenne con molta pena, e dopo che la
paura di ripassare il corridoio ve l'ebbe persuasa.

Il d dopo, Emilia, traversando la sala per andare sulle mura, intese
rumore nel cortile e lo scalpito di molti cavalli. Il tumulto eccit
la sua curiosit. Senza andar pi oltre, si affacci ad una finestra,
e vide nel cortile una truppa di cavalieri; aveano divise bizzarre ed
armamento completo, sebben variato. Portavano essi una giacchetta
corta rigata di nero e scarlatto; si avvolgevano in grandi ferraiuoli,
sotto uno dei quali vide pendere dalla cintola pugnali di varia
grandezza; osserv quindi che quasi tutti ne eran ben provvisti, e
parecchi vi aggiungevano la picca ed il giavellotto; portavano in
testa berretti all'italiana ornati di pennacchi neri; essa non si
rammentava aver mai visti tanti brutti ceffi riuniti. Nel vederli si
credette circondata da banditi, e le si affacci subito alla mente che
Montoni fosse il capo di questi birbanti, e il castello il loro luogo
di riunione. Questa strana supposizione per fu passeggiera. Mentre
guardava, vide uscire Cavign, Verrezzi e Bertolini vestiti come gli
altri; avevano soltanto i cappelli ornati di grandi pennacchi rossi e
neri; quando montarono a cavallo, Verrezzi brillava di gioia; Cavign
pareva allegro, ma il suo contegno era riflessivo, e maneggiava il
cavallo con estrema grazia. La sua figura amabile, e che parea quella
d'un eroe, non era mai apparsa con tanto vantaggio. Emilia,
considerandolo, pens che somigliava a Valancourt, e per vero dire ne
aveva tutto il fuoco e la dignit; ma essa cercava invano la dolcezza
della fisonomia, e quella schietta espressione dell'anima che lo
caratterizzava.

Comparve quindi Montoni, ma senza divisa. Esamin scrupolosamente i
cavalieri, convers a lungo co' capi, e quando li ebbe salutati, la
truppa fece il giro del cortile, e, comandata da Verrezzi, pass sotto
la vlta ed usc.

Emilia si ritir dalla finestra, e nella certezza di esser pi
tranquilla, and sui bastioni: non vide pi lavoranti, ed osserv che
le fortificazioni parevano ultimate. Mentre passeggiava assorta nelle
sue riflessioni, ud camminare sotto le mura del castello, e vide
parecchi uomini, il cui esteriore accordavasi colla truppa partita
poco prima.

Presumendo che la zia fosse alzata, and ad augurarle il buon giorno,
e le raccont quanto aveva veduto; ma essa non volle, e non pot darle
contezza di nulla. La riserva di Montoni verso sua moglie, a tal
proposito, non era punto straordinaria. Per, agli occhi di Emilia,
aggiunse qualche ombra al mistero, e le fece sospettare un gran
pericolo o grandi orrori nel progetto da lui concepito.

Annetta torn ansante, secondo il consueto; la sua padrona le domand
premurosamente cosa vi fosse di nuovo, ed essa le rispose Ah!
signora, nessuno ci capisce nulla. Carlo sa tutto, ma  riservato
come il suo padrone. Qualcuno dice che il signor Montoni vuole
spaventare il nemico; altri pretendono che voglia prender d'assalto
qualche castello, ma ha tanto posto nel suo, che non ha bisogno certo
d'andar a carpire quelli degli altri. Lodovico pare che ci veda pi di
tutti, perch dice d'indovinare tutti i progetti del padrone.

--E che ti ha detto?

--Mi ha detto che il padrone.... che il signor Montoni ..... .....

--Che cosa insomma? disse la signora Montoni impazientandosi.

--Che il padrone si  fatto capo d'assassini, e manda a rubare per
conto suo.

--Sei pazza. Come mai puoi tu credere?...

In quella comparve Montoni; Annetta fugg tutta tremante. Emilia
voleva ritirarsi, ma sua zia la trattenne, giacch il marito l'aveva
resa tante volte testimone de' loro diverbi, che non avevane pi
veruna soggezione.

Che cosa significa tutto questo? gli chiese la moglie; chi sono
quegli armati partiti test e perch faceste fortificare il castello?
voglio saperlo.

--Evvia, ho ben altro da pensare, rispose Montoni; fareste meglio ad
obbedirmi. Fatemi la cessione de' vostri beni senza tanti contrasti.

--Giammai! Ma quali sono i vostri progetti? Temete un attacco? sar
uccisa in un assedio?

--Firmate questa carta, e lo saprete.

--Qual nemico viene? lo interruppe la donna: siete voi al servizio
dello Stato? Son io prigioniera fino all'ora della mia morte?

--Potrebbe darsi, soggiunse Montoni, se non cedete alla mia domanda;
voi non uscirete dal castello se non mi avrete contentato.

La signora gett grida spaventose, ma li cess poscia pensando che i
discorsi del marito non fossero che artifizi per estorcerle la
donazione. E glielo disse poco dopo, aggiungendo che il di lui scopo
non era certo tanto glorioso quanto quello di servir lo Stato; che
probabilmente erasi fatto capo di banditi, per unirsi ai nemici di
Venezia e devastare il paese.

Montoni la guard un momento con aria truce; Emilia tremava, e sua
zia, per la prima volta, cred aver detto troppo. Questa notte
stessa, diss'egli, sarete trascinata nella torre d'oriente, l forse
comprenderete il pericolo d'offender un uomo, il cui potere su voi 
illimitato.

La fanciulla si gett ai suoi piedi, e lo supplic, piangendo, di
perdonare alla zia. Questa, intimorita e sdegnata, ora voleva
prorompere in imprecazioni, ora unirsi alle preghiere della nipote.
Montoni, interrompendole con una bestemmia orribile, si stacc
aspramente da Emilia, che lo teneva pel mantello: cadde essa sul
pavimento con tanta violenza, che si fe' male alla fronte, ed egli
usc senza degnarsi di rialzarla. Ella si scosse al pianto della zia,
corse a soccorrerla, e trovolla tutta convulsa. Le parl senza
ricevere risposta, ma le convulsioni raddoppiando, fu costretta di
andare a chieder soccorso. Traversando la sala, incontr Montoni, e lo
scongiur di tornare a consolar sua moglie. Allontanossi egli colla
massima indifferenza; finalmente, essa trov il vecchio Carlo che
veniva con Annetta. Entrati nel gabinetto, trasportarono la Montoni
nella camera attigua. La misero sul letto, ed a gran stento poterono
impedire dal farsi male. Annetta tremava e piangeva. Carlo taceva, e
sembrava compiangerla.

Allorch le convulsioni furono alquanto cessate, Emilia, vedendo che
sua zia aveva bisogno di riposo, disse: Andate, Carlo, se avremo
bisogno di soccorso vi mander a cercare; ma intanto, se ve se ne
presenta l'occasione, parlate al signor Montoni a favore della vostra
padrona.

--Oim! rispose Carlo; ne ho vedute troppe! ho poco ascendente sul
cuore del mio padrone. Ma voi, signorina, abbiate cura di voi stessa;
mi pare che non istiate troppo bene.

E part scuotendo il capo. Emilia continu a curare la zia, la quale,
dopo un lungo sospiro, rinvenne; ma aveva gli occhi smarriti, e
riconosceva appena la nipote. La sua prima domanda fu relativa a
Montoni. Emilia la preg di calmarsi e di star in riposo,
soggiungendo: Se volete fargli dire qualcosa, me ne incaricher
io.--No, rispos'ella languidamente. Persiste egli ancora a
strapparmi dalla mia camera?

La fanciulla rispose che non aveva detto pi nulla, e fece ogni sforzo
per distrarla; ma la zia non l'ascoltava, e sembrava oppressa dai
pensieri. Emilia, lasciandola sotto la custodia della cameriera, corse
a cercar Montoni, e lo trov sulle mura in mezzo ad un gruppo d'uomini
di ciera spaventevole. Egli si esprimeva con vivacit. Infine qualche
sua espressione fu ripetuta dalla truppa, e quando si separarono, la
fanciulla ud le seguenti parole: _Stasera comincia la guardia al
tramonto del sole._ _Al tramonto del sole_, fu risposto, e si
ritirarono.

Emilia raggiunse Montoni, sebbene ei paresse volerla scansare, ed ebbe
il coraggio di pregare per la zia, e rappresentargliene lo stato ed il
pericolo cui sarebbesi esposta la di lei salute in un appartamento
troppo freddo. Soffre per colpa sua, rispos'egli, e non merita
compassione. Sa benissimo come deve fare per prevenire i mali che la
attendono. Obbedisca, firmi, ed io non ci penser pi.

A forza di preghiere, ella ottenne che la zia non sarebbe stata
rimossa fino al d seguente. Montoni le lasci tutta notte per
riflettere. Emilia corse ad annunziarle la dilazione. Essa non
rispose, ma parea molto pensierosa. Intanto la sua risoluzione sul
punto contestato sembrava cedere in qualche cosa. La nipote le
raccomand, come una misura indispensabile di sicurezza, di
sottomettersi. Voi non sapete quel che mi consigliate, le rispose la
donna. Rammentatevi che i miei beni vi appartengono dopo la mia
morte, se io persisto nel rifiuto.

--Io lo ignorava, cara zia; ma questa notizia non m'impedir certo di
consigliarvi un passo dal quale dipende il vostro riposo, e ardisco
dire anche la vostra vita. Nessuna considerazione per un s debole
interesse, ve ne scongiuro, non vi faccia esitare un momento a
cedergli tutto.

--Siete voi sincera, nipote?

--E potreste dubitarne?

La signora Montoni parve commossa. Voi meritate questi beni, cara
nipote, e vorrei poterveli conservare: avete una virt, di cui non vi
credeva capace. Ma il signor Valancourt?

--Signora, interruppe Emilia, cambiamo discorso, di grazia, e non
credete che il mio cuore capace di egoismo. Il dialogo fini cos.

Emilia rimase presso la zia, n la lasci che molto tardi.

In quel momento, tutto era tranquillo, e la casa pareva sepolta nel
sonno. Traversando le lunghe e deserte gallerie del castello, Emilia
ebbe paura senza saper perch; ma quando, entrando nel corridoio, si
ramment l'avvenimento dell'altra notte, fu assalita da improvviso
terrore, e frem che un oggetto come quello veduto da Annetta non si
presentasse innanzi a lei, e che la paura ideale o fondata non
producesse il medesimo effetto su i di lei sensi. Non sapeva
precisamente di qual camera avesse parlato la donzella, ma non
ignorava che dovea passarvi dinanzi. Il suo sguardo inquieto procurava
di distinguere nell'oscurit: camminava adagio e con passo incerto.
Giunta ad una porta, ud un piccolo rumore; esit, ma ben presto il
suo timore divenne tale, che non ebbe pi forza di camminare.
D'improvviso, la porta si apr, una persona, che le sembr Montoni,
apparve, rientr prontamente nella camera e la chiuse. Al lume ch'era
in essa, credette aver distinta una persona vicina al fuoco, in
atteggiamento malinconico. Il suo terrore svan, e fece luogo alla
sorpresa: il mistero di Montoni, la scoperta d'un individuo ch'egli
visitava a mezzanotte in un appartamento interdetto, e di cui si
raccontavano tante cose, eccit vivamente la di lei curiosit.

Mentre stava perplessa desiderando spiare i movimenti di Montoni, ma
temendo d'irritarlo se ne fosse vista, la porta si apr di bel nuovo e
si richiuse per la seconda volta. Allora Emilia entr bel bello nella
camera contigua, e depostovi il lume, si nascose in una vlta oscura
del corridoio, per vedere se la persona che usciva fosse veramente
Montoni. Dopo alcuni minuti la porta si apr per la terza volta; la
medesima persona ricomparve: era Montoni; egli guardossi intorno,
chiuse e se ne and. Poco dopo si sent chiudere al di dentro. Essa
rientr nella sua stanza sorpresa al massimo segno. Era gi
mezzanotte: essendosi avvicinata alla finestra, intese camminare sul
terrazzo sottoposto, e vide parecchie persone moversi nell'ombra; la
colp un rumor d'armi, ed una _parola d'ordine_ detta sottovoce:
allora si ricord degli ordini di Montoni, e comprese che per la prima
volta montavano la guardia nel castello; quando tutto fu quieto, se ne
and a riposare.




CAPITOLO XXIII


La mattina seguente, Emilia and a trovare la zia di buonissim'ora;
ella aveva dormito bene, e ricuperati gli spiriti e le forze, ma la di
lei risoluzione di resistere al marito era combattuta dal timore. La
fanciulla, temendo le conseguenze della sua caparbiet, fece di tutto
per persuaderla, ma la signora Montoni, come vedemmo, aveva lo spirito
della contraddizione; e quando se le presentavano circostanze
disgustose, cercava meno la verit che argomenti da combattere. Una
lunga abitudine aveva tanto confermato in lei questa disposizione
naturale, che non se ne accorgeva pi. Le ragioni di Emilia non fecero
che risvegliare il suo orgoglio, anzich convincerla; e non pensava se
non a sottrarsi alla necessit di obbedire sul punto in questione. Se
le fosse riuscito di fuggire dal castello, contava gi separarsi
legalmente, e vivere nell'agiatezza coi beni che le restavano. Emilia
lo avrebbe desiderato quanto lei, ma non si lusingava d'un esito
favorevole; le dimostr l'impossibilit di uscire dalla porta,
assicurata e guardata con tanta cautela; l'estremo pericolo di
confidarsi alla discretezza di un servo, che avrebbe potuto tradirla
per malizia o imprudenza; e la vendetta infine di Montoni, se avesse
scoperto la trama...

Questa lotta di contrari affetti lacerava il cuore della zia, quando
entr d'improvviso il marito, e senza parlare della di lei
indisposizione, le dichiar venir a rammentarle quanto indarno essa
tentasse di resistere ai suoi voleri. Le accord tutto il giorno per
acconsentire alla sua domanda, protestandole, in caso di rifiuto, che
la sera medesima l'avrebbe rilegata nella torre di levante; aggiunse
che molti cavalieri dovendo pranzare quel giorno istesso nel castello,
essa farebbe gli onori della tavola colla nipote. La signora Montoni
non voleva accettare, ma riflettendo che durante il pranzo, la sua
libert, sebben ristretta, avrebbe potuto favorire i suoi progetti,
acconsent; il marito ritirossi tosto. L'ordine ricevuto penetrava
Emilia di maraviglia e timore; fremeva all'idea di trovarsi esposta a
tali sguardi, e le parole del conte Morano non erano fatte per
calmarla. Le convenne dunque prepararsi per comparire al pranzo, ma si
vest anche pi semplicemente del solito, per evitare d'essere
distinta. Questa politica non le riusc, giacch, quando torn dalla
zia, Montoni, rimproverandole il suo far dimesso, le prescrisse un
abbigliamento pi ricercato, adoperando a tal uopo gli ornamenti
destinati pel di lei matrimonio con Morano. Adornata col miglior gusto
e la massima magnificenza, la bellezza di Emilia non aveva mai
brillato tanto. La sua unica speranza in quel punto era che Montoni
progettasse meno qualche avvenimento straordinario, che il trionfo
dell'ostentazione, spiegando agli occhi dei convitati l'opulenza della
sua famiglia. Allorch entr nella sala, ov'era ammannito un
lautissimo pranzo, il castellano ed i suoi ospiti erano gi a mensa;
essa andava a prender posto presso la zia, ma Montoni le fe' cenno
colla mano; due cavalieri si alzarono, e la fecero sedere in mezzo a
loro.

Il pi avanzato in et di costoro era grande, aveva lineamenti
caratteristici, naso aquilino, occhi incavati penetrantissimi; il di
lui volto era magro e sparuto come dopo una lunga malattia.

L'altro, in et di circa quarant'anni, aveva fisonomia diversa;
sguardo obliquo, ma volpino, occhi castagni, piccoli ed infossati,
volto quasi ovale, irregolare e brutto.

Altri otto personaggi sedevano alla medesima tavola, tutti in divisa,
ed avevano tutti un'espressione pi o meno forte di ferocia, d'astuzia
o di libertinaggio. Emilia li guardava timidamente, rammentandosi la
truppa veduta il d precedente, e si credeva circondata da banditi. Il
luogo della cena era un'immensa sala antica ed oscura, illuminata da
una sola finestra gotica altissima, dalla quale vedevasi il bastione
occidentale e gli Appennini. Ella osserv che Montoni trattava con
grand'autorit gli ospiti, i quali ricambiavanlo con dignitosa
deferenza. Nel tempo del pranzo non si parl che di guerra e di
politica, di Venezia, dei suoi pericoli, del carattere del doge
regnante e dei primari senatori. Finito il pranzo, i convitati,
alzatisi, bevvero tutti alla salute di Montoni e alla gloria delle sue
imprese. Mentre egli accostava la coppa alla bocca, il vino trabocc
spumeggiando e ruppe il cristallo in mille pezzi. Ei faceva uso di
quella specie di vetri di Venezia, i quali hanno la propriet di
rompersi allorch ricevono un liquore avvelenato. Sospettando che
qualcuno dei convitati avesse attentato alla sua vita, fece chiuder le
porte, e mettendo mano alla spada, lanci occhiate furibonde su tutti
indistintamente, gridando: Qui c' un traditore! che tutti quelli che
sono innocenti mi aiutino a trovare il colpevole. I cavalieri
proruppero in grida d'indegnazione, e sguainarono le spade. La signora
Montoni voleva fuggire, ma il marito le impose di restare, aggiungendo
qualche altra cosa che non fu intesa a motivo del tumulto e delle
grida. Allora tutti i servi comparvero innanzi a lui, e dichiararono
la loro ignoranza. La protesta per non poteva essere ammessa, essendo
innegabile che soltanto il vino del castellano era stato avvelenato,
per cui bisognava che almeno il dispensiere fosse stato connivente.
Quest'uomo, con un altro, la cui fisonomia tradiva la convinzione del
delitto, o il timore della pena, fu messo in ceppi e trascinato in un
tetro carcere; Montoni avrebbe trattato nella stessa guisa tutti gli
ospiti se non avesse temute le conseguenze d'un passo s ardito: si
content dunque di giurare che non sarebbe uscito neppur uno, prima
che fosse dilucidato quest'affare. Ordin aspramente alla moglie di
ritirarsi, e ad Emilia di accompagnarla.

Mezz'ora dopo comparve nel di lei gabinetto; Emilia frem vedendo la
sua aria truce, gli occhi sfavillanti di rabbia e le labbra livide. 
inutile tenervi sulla negativa, grid egli furente alla moglie,
giacch ho la prova del vostro delitto: non avete alcuna speranza di
perdono se non in una sincera confessione; il vostro complice ha
svelato tutto.

Emilia fu colpita dall'atroce accusa. L'agitazione della zia non le
permetteva di parlare; la sua faccia passava da un estremo pallore ad
un rosso infiammato.

Risparmiate i discorsi inutili, disse Montoni, vedendola disposta a
parlare; il vostro contegno basta a tradirvi; or sarete condotta
nella torre d'oriente.

--Quest'accusa, rispose la moglie, che poteva appena articolar
parola,  un pretesto per la vostra crudelt; sdegno di rispondervi.

--Signore, disse vivamente Emilia, questa orribile imputazione 
falsa; oso rendermene mallevadrice sulla mia vita. S, signore,
soggiunse, questo non  il momento di usar riguardi. Voi cercate
ingannarvi volontariamente, al solo fine di perdere la mia povera zia.

--Se vi  cara la vita, tacete.

Emilia, alzando gli occhi al cielo, sclam: Non c' pi speranza.

Egli si volse alla moglie, la quale, rimessa dalla sorpresa, ne
respingeva i sospetti con veemente asprezza. La rabbia di Montoni
aumentava; Emilia, prevedendone le conseguenze, si precipit ai di lui
piedi, abbracciandogli le ginocchia e supplicandolo, piangendo, di
calmare il suo furore; ma sordo alle preghiere della nipote e alle
giustificazioni della moglie le minacciava fieramente amendue, quando
fu chiamato. Usc chiudendo la porta e portandone seco la chiave. Esse
dunque si trovarono prigioniere. La Montoni guardava intorno a s
cercando un mezzo di fuggire. Ma come farlo? Sapeva pur troppo fino a
qual punto il castello fosse forte, e con qual vigilanza guardato.
Tremava di affidare il suo destino al capriccio d'un servo, di cui
conveniva mendicare l'assistenza.

Frattanto intesero gran tumulto e confusione nella galleria; alle
volte si sentiva il cozzar delle spade. La provocazione di Montoni, la
sua impetuosit, la sua violenza, facevano supporre ad Emilia che le
armi sole potessero finire l'orribile contesa. La zia aveva esaurite
tutte le espressioni dello sdegno, e la nipote tutte le frasi
consolanti. Tacevano amendue in quella specie di calma, che succede
nella natura al conflitto degli elementi. Le circostanze di cui Emilia
era stata testimone le rappresentavano mille confusi timori, e le sue
idee succedevansi in tumultuoso disordine; fu scossa dalla sua
meditazione sentendo battere alla porta, e riconobbe la voce di
Annetta.

Mia cara signora, aprite: ho molte cose da raccontarvi, diceva
sottovoce la povera ragazza.--La porta  chiusa, rispose la
padrona.--S, lo vedo, signora, ma per carit apritela.--Il padrone ha
portato seco la chiave.--O beata Vergine! che sar di noi?--Aiutaci ad
uscire, disse la Montoni. Dov' Lodovico?--Nella sala grande cogli
altri, che combatte valorosamente.--Combatte! e chi sono gli
altri?--Il padrone, tutti quei signori, e molti altri.--C' qualche
ferito? disse Emilia con voce tremante.--S, signora, ce n' qualcuno
disteso in terra immerso nel sangue. Gran Dio! fate ch'io
possa entrare, signora; ah! eccoli che vengono; mi ammazzano
sicuramente.--Fuggi, disse Emilia, fuggi; noi non possiamo aprirti.

Annetta ripet che venivano, e fugg.

Calmatevi, zia, disse Emilia, per piet, calmatevi; essi vengono
forse per liberarci. Chi sa che il signor Montoni non sia gi vinto.

--Eccoli, grid la zia, li sento venire.

Emilia alz gli occhi languenti verso la porta, spaventata al maggior
segno. Fu messa la chiave nella serratura; la porta si apr, ed entr
Montoni seguito da tre satelliti. Eseguite i miei ordini, disse loro
accennando la moglie; essa mise un grido e fu trascinata via sul
momento. Emilia cadde priva di sensi sur una sedia: allorch rinvenne,
si vide sola, e guardando per tutta la stanza con occhi smarriti,
sembrava interrogare ogni cosa sul destino della zia. Finalmente, si
alz per esaminare, quantunque con poca speranza, se la porta era
libera, e la trov aperta. Si avanz timidamente nella galleria,
incerta ove dovesse andare. Suo primo desiderio fu di ottenere qualche
notizia sul destino della zia. Scese nel tinello. A misura che si
avanzava, sentiva da lontano voci irate: le facce che incontrava pei
numerosi anditi e la confusione che regnava aumentavano il di lei
spavento. In fine arriv nella stanza che cercava, ma non c'era
alcuno. Non potendo pi reggersi in piedi, si ripos un momento.
Riflett che avrebbe invano cercata la zia nell'immenso laberinto di
quel castello, che pareva assediato dai briganti. Pens dunque a
tornare nella sua camera, ma temeva d'incontrarsi in que' feroci,
quando un sordo mormorio interruppe il cupo silenzio; il rumore
cresceva: distinse qualche voce e sent passi che s'accostavano. Si
alz per andarsene ma venivano appunto per l'unica via ch'ella potesse
seguire: pens dunque di aspettare che fossero entrati. Ud gemiti, e
vide poco dopo comparire un uomo portato da quattro. Atterrita a
questo spettacolo, ebbe appena forza bastante per tornare alla sua
camera senza poter conoscere chi fosse l'infelice circondato da quella
gente, che nella confusione non l'aveano veduta.

Il suo affetto per la zia diveniva sempre maggiore; si ricordava che
Montoni l'aveva minacciata di chiuderla nella torre di levante, ed era
probabile che tal castigo avesse soddisfatto la di lui vendetta.
Risolse dunque, nel corso della notte, di cercare una via per recarsi
a quella torre. Sapeva bene che non avrebbe potuto efficacemente
soccorrere la zia, ma cred che nel suo tristo carcere sarebbe stata
sempre una consolazione per lei l'udire la voce della nipote. Alcune
ore passarono cos nella solitudine e nel silenzio, e parve che
Montoni l'avesse obliata del tutto. Appena fu notte, vennero appostate
le sentinelle.

L'oscurit della camera rianim il terrore di Emilia. Appoggiata alla
finestra, fu assalita da mille idee disgustose. E che! diceva ella;
se qualcuno di questi banditi, col favor delle tenebre,
s'introducesse nella mia camera, cosa avverrebbe di me? Poi,
ricordando l'abitante misterioso della camera vicina, il suo terrore
mut oggetto. Non  un prigioniero, bench resti nascosto in quella
stanza; non  Montoni che lo chiuda per di fuori, ma  l'incognito
stesso che si prende questa cura. Facendo tutte queste riflessioni,
si ritir dalla finestra, ed accese il lume. Si affrett quindi ad
assicurare alla meglio l'uscio della scala. Questo lavoro l'occup
sino a mezzanotte. Tutto era quieto, n si udiva che i passi della
sentinella sul bastione. Apr la porta con cautela, e vedendo e
sentendo una perfettissima calma, usc; ma appena ebbe fatti pochi
passi, vide un fioco chiarore sui muri della galleria. Rientr in
camera, e chiuse la porta, immaginandosi che forse Montoni andasse a
fare la sua visita all'incognito. Dopo mezz'ora circa usc di nuovo, e
non vedendo nessuno, prese la direzione della scala di tramontana,
immaginandosi di poter ivi pi facilmente trovare la torre. Si fermava
spesso, ascoltando con paura il fischiar del vento, e guardando da
lontano attraverso l'oscurit dei lunghi androni. Finalmente giunse
alla scala che cercava, la quale metteva in due passaggi diversi.
Esit alcun poco, e scelse quello che conduceva in una vasta
galleria.

La solitudine di quel luogo la gel di spavento, e tremava perfino
all'eco de' propri passi. D'improvviso le parve sentire una voce, e
temendo egualmente d'avanzarsi o di retrocedere, rimase immobile,
osando appena alzar gli occhi. Le parve che quella voce proferisse
lamenti, e venne confermata in quest'idea da un lungo gemito. Cred
potesse essere sua zia, e si avanz verso quella parte. Nulladimeno,
prima di parlare, tremava di confidarsi con qualche indiscreto che
potesse denunziarla a Montoni. La persona, qualunque fosse, pareva
afflittissima. Mentre titubava, quella voce chiam Lodovico. Emilia
allora riconobbe Annetta, e tutta lieta si accost per risponderle.

Lodovico! gridava Annetta piangendo; Lodovico!

--Son io, disse Emilia, tentando aprir la porta, Ma come sei tu qui?
Chi ti ha rinchiusa?

--Lodovico! Lodovico!

--Non  Lodovico; sono io,  Emilia.

Annetta cess di piangere e tacque.

Se tu puoi aprir la porta, entrer, disse Emilia; non temer di
nulla.

--Lodovico! oh Lodovico! gridava Annetta.

Emilia perdeva la pazienza, e temendo di essere scoperta, voleva
andarsene; ma riflett che la ragazza potrebbe aver qualche notizia
sulla zia, o almeno avrebbe potuto indicarle la strada della torre.
Ottenne infine una risposta, bench poco soddisfacente. Annetta non
sapeva nulla della padrona, e scongiuravala soltanto di dirle cosa
fosse stato di Lodovico. Emilia rispose non saperlo, e le domand come
mai si trovasse rinchiusa l entro.

Mi ha messo qui Lodovico. Dopo esser fuggita dal gabinetto della
padrona, io correva senza saper dove: lo incontrai nella galleria, ed
egli mi ha confinata in questa camera, portando via la chiave,
affinch non mi accadesse alcun male. Mi ha promesso di tornare
quando tutto sar quieto. Ma  gi tardi, e non lo veggo venire; chi
sa che non l'abbiano ucciso?

Emilia si ramment allora l'individuo ferito da lei veduto trasportare
nella sala, e non dubit pi che non fosse Lodovico, ma nol disse.
Impaziente di saper qualcosa della zia, la preg d'insegnarle la
strada della torre.

Oh! non vi andate, signorina, per l'amor di Dio, non mi lasciate qui
sola.

Ma, Annetta cara, rispose Emilia, non creder gi ch'io possa restar
qui tutta notte. Insegnami la strada della torre, e domattina mi
occuper della tua liberazione.

--Beata Maria! disse Annetta; dovr dunque star qui tutta la notte?
Morir dalla paura e dalla fame, non avendo mangiato nulla dopo il
pranzo.

Emilia pot a stento contener le risa a queste espressioni. Infine ne
ottenne una specie di direzione verso la torre orientale. Dopo molte
ricerche, giunse alla scala della torre, e si ferm un istante per
fortificare il suo coraggio col sentimento del dovere. Mentre
esaminava quel luogo, vide una porta in faccia alla scala. Incerta se
questa la condurrebbe dalla zia, tir il chiavistello e l'apr. Si
avvide che metteva sul bastione, e l'aria le spense quasi il lume. Le
nubi agitate dai venti stentavano a lasciar vedere alcune stelle,
raddoppiando gli orrori della notte. Rinchiuse la porta e sal.

L'immagine della zia, pugnalata forse per mano istessa del marito,
venne a spaventarla; e si pent d'aver osato recarsi in quel luogo. Ma
il dovere trionf della paura, e continu a camminare. Tutto era
calmo. Finalmente le colp gli sguardi una striscia di sangue sulla
scala; le pareti e tutti i gradini n'erano aspersi. Si ferm
sforzandosi di sostenersi, e la sua mano tremante lasci quasi cadere
il lume. Non sentiva nulla; quella torre non pareva abitata da anima
viva. Si rimprover mille volte di essere uscita; temeva sempre di
scoprire qualche nuovo oggetto d'orrore; eppure, prossima al termine
delle sue ricerche, non sapeva risolversi a perderne il frutto.
Riprese coraggio, e giunta alla torre, vide un'altra porta e l'apr. I
fiochi raggi della lampada non le lasciarono vedere che mura umide e
nude. Entrando in quella stanza, e nella spaventosa aspettativa di
ritrovarvi il cadavere della zia, vide qualcosa in un canto, e colpita
da un'orribile convinzione, rest alcun tempo immobile. Animata quindi
da una specie di disperazione, si accost all'oggetto del suo terrore,
e riconobbe un vecchio arnese militare, sotto al quale erano
ammucchiate armi. Mentre si dirigeva alla scala per uscire, vide
un'altra porta chiusa di fuori con un catenaccio, e dinanzi alla quale
si vedevano altre orme di sangue: chiam ad alta voce la zia, ma
nessuno rispose. Essa  morta! sclam allora; l'hanno uccisa; il
suo sangue rosseggia questi gradini. Perd tutta la forza, depose il
lume, e sedette sulla scala. Dopo nuovi inutili sforzi per aprire,
scese per tornare alla sua camera. Appena fu nel corridoio, vide
Montoni, e spaventata pi che mai, si gett in un angolo per non
incontrarlo. Gli sent chiudere una porta, l'istessa ch'ella avea gi
notato. Ne ascolt i passi allontanarsi, e quando l'estrema distanza
non le permise pi di distinguerlo, entr in camera e coricossi.

Gi biancheggiava l'alba e le palpebre d'Emilia non eransi ancora
chiuse al sonno; ma alfine la natura spossata di qualche tregua alle
sue pene.




CAPITOLO XXIV


Emilia rest in camera tutta la mattina, senza ricevere alcun ordine
di Montoni, n vedere altro che gli armati i quali passeggiavano sul
bastione. L'inquietudine sul destino della zia la vinse finalmente
sull'orrore di parlare a quel barbaro, e decise di recarsi da lui per
ottenere il permesso di vederla.

L'assenza troppo prolungata di Annetta provava inoltre ch'era accaduta
qualche disgrazia a Lodovico, e ch'essa era tuttavia rinchiusa. Emilia
risolse dunque d'andar a vedere se ella fosse ancora nella stanza, e
d'avvertirne Montoni: suonava il mezzogiorno. I lamenti della meschina
si sentivano all'estremit della galleria: deplorava il proprio
destino e quello di Lodovico; quando intese Emilia, la supplic a
liberarla subito, perch moriva di fame. La padroncina le rispose che
sarebbe andata immediatamente a chiedere la sua liberazione; allora la
paura della fame ced pel momento a quella del padrone; e quando la
fanciulla la lasci, essa la pregava con calore a non iscoprir l'asilo
ove nascondeasi: Emilia si avvicin alla gran sala, ed il tumulto che
ud, gl'individui che incontr rinnovaronle gli spaventi. Per pareano
pacifici: la guardavano con avidit, talvolta le parlavano.
Traversando la sala per recarsi nel salotto di cedro, ove teneasi
d'ordinario Montoni, scorse sul suolo spade infrante e gocce di
sangue: quasi quasi credea vedere un cadavere. Avanzandosi, distinse
un mormorio di voci, che la fecero titubare se dovesse o no
inoltrarsi. Cercava invano cogli occhi qualche servitore per farsi
annunziare, ma non ne compariva alcuno. Gli accenti ch'ella intendea
non esprimevano pi la collera, e riconobbe la voce di parecchi
convitati della sera precedente. Mentre si disponeva a bussare,
comparve lo stesso Montoni; sorpreso, lasci conoscere nella sua
fisionomia tutti i vari moti dell'animo. Emilia, tremante, stavasi
mutola. Montoni le domand con severit che cosa avesse inteso del
loro colloquio. Essa lo accert di non essere venuta coll'intenzione
di ascoltare i di lui segreti, ma per implorare la sua clemenza per
la zia e per Annetta. Montoni parve dubitarne, la fiss con occhio
indagatore, e l'inquietudine che provava, non poteva nascere da
frivole ragioni. Emilia lo scongiur di lasciarla andare a visitare
sua zia: egli rispose con un sorriso amaro, che conferm i suoi
timori, e le fece perdere il coraggio di rinnovargliene la preghiera.

Per Annetta, diss'egli, andate a trovar Carlo, che le aprir. Lo
stolto che l'ha rinchiusa non esiste pi.

Emilia, fremendo, rispose: Ma la mia povera zia, signore, per piet,
parlatemi della mia zia...

--Se ne ha cura, soggiunse Montoni: non ho tempo di rispondere alle
vostre vane domande. E volle lasciarla. Emilia lo trattenne
scongiurandolo di farle sapere ove fosse sua moglie; d'improvviso
intesero la tromba, ed un rumore confuso di uomini e di cavalli nel
cortile. Montoni corse subito fuori. Emilia, nell'incertezza di
seguirlo, affacciatasi alla finestra, le parve distinguere i medesimi
cavalieri veduti partire pochi giorni prima, e, scorgendo accorrer
gente da tutte le parti, stim bene di rifugiarsi nella sua camera. La
maniera e le espressioni di Montoni quando aveva parlato di sua
moglie, confermavano in parte i di lei sospetti. Stava assorta in que'
cupi pensieri, quando vide entrare il vecchio Carlo.

Cara signorina, le diss'egli, non ho potuto prima d'ora occuparmi
di voi. Vi porto frutti e vino, ch dovete averne bisogno.

--Vi ringrazio, Carlo, diss'ella; avete forse ricevuto quest'ordine
dal signor Montoni?

--No signora, rispose il vecchio; sua _eccellenza_ ha troppe
occupazioni.

La fanciulla rinnov le sue domande sul destino della zia: ma mentre
la trascinavano via, Carlo era dall'altra parte del castello, e da
quel momento non ne sapeva pi nulla. Mentr'egli cos diceva, Emilia
lo guardava attenta, e non poteva comprendere se parlasse per
ignoranza, o dissimulazione o timore di offendere il padrone. Le
rispose laconicamente sulla zuffa della sera prima, accertandola nel
tempo stesso che gli alterchi erano finiti, e che il castellano
credeva essersi ingannato sospettando degli ospiti. Il combattimento
non ebbe altra origine, soggiunse Carlo, ma mi lusingo di non
rivedere mai pi un simile spettacolo in questo castello sebbene vi si
preparino cose strane. Essa lo preg di spiegarsi. Ah! signora,
diss'egli, non posso tradire il segreto, n esprimere tutti i miei
pensieri in proposito; ma il tempo sveler tutto.

Essa lo preg di aprire ad Annetta, indicandogli la stanza ove la
meschina si trovava rinchiusa; Carlo le promise di soddisfarla; mentre
partiva, gli domand chi fossero i nuovi arrivati: la sua congettura
si verific: era Verrezzi colla sua truppa.

Scorse pi di un'ora prima che Annetta comparisse. In fine arriv
piangendo e lamentandosi.

Chi l'avrebbe mai preveduto, signorina? Oh! caso terribile! Oh!
povero Lodovico!

--L'hanno proprio ucciso? le chiese commossa Emilia.

--No; ma fu ferito gravemente. Ecco perch non poteva venire ad
aprirmi; ma ora comincia a star meglio.

--Cara Annetta, mi rallegro molto nel sentire ch'egli esiste.

Appena la giovine fu alquanto calmata, Emilia la mand a far ricerche
sulla zia, ma non pot averne notizia alcuna.

I due giorni susseguenti passarono senza verun caso notevole, e senza
ch'ella potesse saper nulla della zia. La sera del secondo giorno, in
preda al suo dolore, ed assalita da funeste imagini, per iscacciarle,
si affacci alla finestra, considerando i tanti astri fulgidissimi e
scintillanti nell'azzurro empireo, che tutti seguono una determinata
via senza confondersi nello spazio. Si ramment quante volte col
diletto padre ne avesse osservato il corso. Queste riflessioni
finirono a destare in lei quasi egualmente dolore e sorpresa. Pens ai
tristi eventi succeduti alle prime dolcezze della vita, alle ultime
scosse, alla sua presente situazione in terra straniera, in un
castello isolato, circondata da tutti i vizi, esposta a tutte le
violenze, e le pareva d'essere illusa da un sogno prodotto
dall'immaginazione alterata, n poteva persuadersi che tanti mali non
fossero ideali. Pianse al pensiero di quanto avrebbero sofferto i di
lei genitori, se avessero potuto prevedere le sventure che
l'attendevano.

Alz gli occhi al cielo, e vide il medesimo pianeta osservato in
Linguadoca la notte precedente alla morte del padre; desso trovavasi
al di sopra delle torri orientali. Si ramment i discorsi relativi
allo stato dell'anime, e la melodia intesa, e della quale la sua
tenerezza, a dispetto della ragione, aveva ammesso il senso
superstizioso. All'improvviso, i suoni d'una dolce armonia parvero
traversar l'aere; rabbrivid, ascolt qualche minuto in una penosa
aspettativa, sforzandosi di raccogliere le idee e ricorrere alla
ragione. Ma la ragione umana non ha impero sui fantasmi
dell'immaginazione, pi che i sensi non abbian mezzi per giudicare la
forma dei corpi luminosi, che brillano e tosto si estinguono
nell'oscurit della notte.

La sorpresa di lei a quella musica s dolce e deliziosa, era per lo
meno scusabile, essendo gi molto tempo che non udiva la menoma
melodia. Il suono acuto del piffero e della tromba era la sola musica
che si conoscesse nel castello di Udolfo.

Allorch si fu un poco rimessa, cerc assicurarsi da qual parte
venisse il suono. Le parve che partisse dal basso del castello, ma non
pot precisarlo. Il timore e la sorpresa cedettero tosto al piacere
di un'armonia, che il silenzio notturno rendeva ancor pi
interessante. La musica cess, e le idee di Emilia errarono a lungo su
questa strana circostanza; era singolare udir musica dopo mezzanotte,
allorch tutti dovevano essere al riposo, e in un castello ove da
tanti anni non erasi inteso nulla che vi somigliasse. I lunghi
patimenti avevanla resa sensibile al terrore, e suscettibile di
superstizione. Le parve che suo padre avesse potuto parlarle con
quella musica, per ispirarle consolazione e fiducia sul soggetto
ond'era allora occupata. La ragione le sugger per questa congettura
esser ridicola, e la respinse; ma, per un'inconseguenza naturale della
fantasia riscaldata, si abbandon alle idee pi bizzarre: ramment il
caso singolare che aveva posto Montoni in possesso del castello;
consider la maniera misteriosa della scomparsa dell'antica
proprietaria; non si era mai pi saputo nulla di lei, ed il suo
spirito fu colpito da paura. Non eravi nessun rapporto apparente tra
quell'avvenimento e la melodia, eppure cred che queste due cose
fossero legate da qualche vincolo segreto.

Finalmente si ritir dalla finestra, ma le tremavano le gambe
nell'accostarsi al letto. Il lume stava per estinguersi, ed ella
fremeva di dover restare al buio in quella vasta camera; ma
vergognandosi tosto della sua debolezza, and a letto pensando al
nuovo incidente, e risoluta di aspettare la notte successiva all'ora
istessa per ispiare il ritorno della musica.




CAPITOLO XXV


Annetta venne da lei la mattina senza fiato. Oh! signorina, le disse
con tronche parole, quante cose ho da raccontarvi! Ho scoperto chi 
il prigioniero, ma non era il prigioniero;  quello chiuso in quella
camera, di cui vi ho parlato, ed io l'aveva preso per un'ombra!

--Chi era quel prigioniero? chiese Emilia, ripensando al caso della
notte scorsa.

--V'ingannate, signora, non era prigioniero niente affatto.

--Chi  dunque?

--Beata Vergine! come son rimasta! L'ho incontrato poco fa sul
bastione qui sotto! Ah! signora Emilia, questo luogo  proprio strano.
Se ci vivessimo mill'anni, non finirei mai di stupirmi. Ma, come vi
diceva, l'ho incontrato sul bastione, e certo pensava a tutt'altro che
a lui.

--Queste ciarle sono insopportabili; di grazia, Annetta, non abusare
della mia pazienza.

--S, signorina, indovinate? chi era mo;  una persona che voi
conoscete benissimo.

--Non posso indovinarlo, rispose Emilia con impazienza.

--Ebbene, vi metter sulla strada. Un uomo grande, col viso lungo, che
cammina con gravit, che porta un gran pennacchio sul cappello, che
abbassa gli occhi quando gli si parla, e guarda la gente di sotto le
ciglia negre e folte! Voi l'avete veduto mille volte a Venezia; era
amico intimo del padrone. Ed ora, quando ci penso, di che aveva egli
paura in questo vecchio castello selvaggio per chiudervisi con tanta
precauzione? Ma adesso prende il largo, ed io l'ho trovato poco fa sul
bastione. Tremava nel vederlo; mi ha fatto sempre paura; ma non voleva
che se ne accorgesse. Allorch mi  passato vicino, gli ho fatto una
riverenza, e gli ho detto: Siate il ben venuto al castello, signor
Orsino.

--Ah! dunque era Orsino?

--S, signora; egli stesso, colui che ha fatto ammazzare quel signore
veneziano.

--Gran Dio! sclam Emilia; egli  venuto a Udolfo! Ha fatto
benissimo a star nascosto.

--Ma che bisogno c' di tante precauzioni? Chi potrebbe mai
immaginarsi di trovarlo qui?

-- verissimo, disse Emilia, ed avrebbe forse concluso che la musica
notturna veniva da Orsino, se non fosse stata certa non aver egli n
gusto, n talento per quell'arte. Non volendo aumentare le paure di
Annetta parlando di ci che cagionava la sua, le domand se fossevi
alcuno nel castello che sapesse suonar qualche istrumento.

Oh, s, signorina, Benedetto suona bene il tamburo, Lancellotto 
bravo per la tromba, e anche Lodovico suona bene la tromba. Ma ora 
ammalato. Mi ricordo che una volta...

--Non avresti tu intesa una musica, disse Emilia interrompendola,
dopo il nostro arrivo in questo luogo, e segnatamente la notte
scorsa?

--No, signora; non ho inteso mai altra musica, fuor quella dei tamburi
e delle trombe. E quanto alla notte passata, non ho fatto altro che
sognare l'ombra della mia defunta padrona.

--La tua defunta padrona? disse la fanciulla tremando; tu sai dunque
qualcosa? Dimmi tutto quello che sai, per carit.

--Ma, signorina, voi non ignorate che nessuno sa cosa sia accaduto di
lei:  dunque chiaro che ha preso l'istessa strada dell'antica padrona
del castello, della quale nessuno ha saputo pi nulla.

Emilia, profondamente afflitta, conged la cameriera, i cui discorsi
avevano rianimato i terribili di lei sospetti sul destino della zia,
ci che la decise a fare un secondo sforzo per ottenere qualche
certezza in proposito, dirigendosi un'altra volta a Montoni.

Annetta torn di l a poche ore, e disse ad Emilia che il portinaio
del castello desiderava parlarle avendo un segreto da rivelarle.
Quest'ambasciata la sorprese, e le fece dubitare di qualche insidia;
gi esitava ad acconsentire; ma una breve riflessione gliene dimostr
l'improbabilit, e arross della sua debolezza.

Digli che venga nel corridoio, rispos'ella, e gli parler.

Annetta part, e torn poco dopo dicendo:

Bernardino non ardisce venire nel corridoio, temendo di essere
veduto. Si allontanerebbe troppo dal suo posto, e non pu farlo per
adesso. Ma se volete compiacervi di venire a trovarlo al portone,
passeremo per una strada segreta ch'egli mi ha insegnata, senza
traversare il cortile, e vi racconter cose che vi sorprenderanno
assaissimo.

Emilia, non approvando quel progetto, neg positivamente di andare.
Digli, soggiunse, che se ha da farmi qualche confidenza,
l'ascolter nel corridoio quando avr il tempo di venirci.

Annetta and a portar la risposta, ed al suo ritorno disse ad Emilia:
Non ho concluso nulla, signorina; Bernardino non pu in verun modo
lasciare la porta in questo momento; ma se stasera, appena far notte,
volete venire sul bastione orientale, egli potr forse allontanarsi un
minuto e svelarvi il suo segreto.

Emilia, sorpresa ed allarmata al tempo stesso dal mistero che colui
esigeva, esitava sul partito da prendere; ma considerando che forse
l'avvertirebbe di qualche disgrazia, od avrebbe da darle notizie della
zia; risolse di accettare l'invito. Dopo il tramonto del sole,
disse, io sar in fondo al bastione orientale; ma allora sar
appostata la sentinella; come far Bernardino a non esser veduto?

-- appunto ci che gli ho detto, ed esso mi ha risposto aver la
chiave della porta di comunicazione fra il cortile e il bastione, per
la quale egli si propone di passare; che quanto alle sentinelle, non
ne mettono alcuna in fondo al bastione, perch le mura altissime e la
torre di levante bastano da quella parte per guardare il castello, e
che quando sar oscuro, non potr esser veduto all'altra estremit.

--Ebbene, disse Emilia, sentir ci che vuol dirmi, e ti prego di
accompagnarmi stasera sul bastione: intanto di' a Bernardino di esser
puntuale all'ora indicata, giacch potrei ancor io esser veduta dal
signor Montoni. Dov' egli? Vorrei parlargli.

-- nel salotto di cedro, a parlamento con altri signori. Io credo che
voglia dare un banchetto per riparare il disordine dell'altra notte:
in cucina sono tutti occupatissimi.

La padroncina le domand se aspettavano nuovi ospiti. Annetta non lo
credeva. Povero Lodovico! diss'ella; sarebbe allegro come gli altri
se fosse ristabilito! Il caso per non  disperato: il conte Morano
era pi ferito di lui, e intanto  guarito e se n' tornato a Venezia.

--Come facesti a saperlo?

--Me l'han detto ier sera, signorina; mi sono scordata di contarvelo.

Emilia la preg di avvertirla quando Montoni fosse solo. Annetta and
a portar la risposta a Bernardino, che l'aspettava impaziente. Il
castellano intanto fu cos occupato per tutto il giorno, che Emilia
non ebbe l'occasione di calmare i suoi timori sul destino della zia.
Volse i suoi pensieri all'ambasciata del portinaio: si perdeva in
mille congetture, e man mano che si avvicinava l'ora del misterioso
colloquio, cresceva la sua impazienza. Il sole finalmente tramont:
sent appostare le sentinelle, ed appena giunse Annetta, che doveva
accompagnarla, scesero insieme. Emilia temeva d'incontrar Montoni, o
qualcuno de' suoi. Rassicuratevi, disse Annetta, sono ancora tutti
a tavola, e Bernardino lo sa.

Giunte al primo terrazzo, la sentinella, grid: _Chi va l?_ Emilia
rispose, e s'incamminarono al bastione orientale, ove furono fermate
da un'altra sentinella, e dopo una seconda risposta, poterono
continuare. Emilia non amava esporsi cos tardi alla discrezione di
quella gente, impazientissima di ritirarsi, acceler il passo per
raggiunger Bernardino, ma non trovandolo si appoggi pensierosa al
parapetto. Il bosco e la valle eran sepolti nell'oscurit, un lieve
venticello agitava solo la cima degli alberi, e tratto tratto si
udivano voci nell'interno del vasto edifizio.

Cosa sono queste voci? disse Emilia tremante.

--Quelle del padrone e de' suoi ospiti che gozzovigliano, rispose
Annetta.

--Gran Dio! com' mai possibile che un uomo sia cos allegro quando
forma l'infelicit del suo simile!... E la fanciulla guard con
raccapriccio la torre di levante presso cui si trovava: vide una fioca
luce attraverso la ferriata della stanza inferiore: una persona vi
passava col lume in mano; tale circostanza non rianim le sue speranze
a proposito della signora Montoni, poich, avendola cercata col
appunto, non vi aveva trovato che una vecchia divisa e delle armi.
Nulladimeno si decise a tentar di aprire la torre al di fuori, appena
Bernardino si fosse partito da lei.

Passava il tempo, e costui non compariva. Emilia, inquieta, esit se
dovesse aspettarlo ancora; avrebbe mandata Annetta a cercarlo, se non
avesse temuto di restar sola.

Mentre ragionava colla seguace della tardanza, lo videro comparire.
Emilia si affrett a domandargli che cosa voleva dirle, pregandolo di
non perder tempo, poich l'aria notturna l'incomodava.

Licenziate la cameriera, signorina, le disse Bernardino con voce
sepolcrale, che la fece fremere, il mio segreto non posso rivelarlo
che a voi sola. Emilia esit, ma fin a pregare Annetta di
allontanarsi alcuni passi; indi gli disse: Ora, amico mio, son sola,
cosa volete dirmi?

Egli tacque un momento, come per riflettere poi, rispose: Io perderei
certo il mio impiego se lo sapesse il padrone. Promettetemi,
signorina, che non paleserete a chicchessia sillaba di ci che son per
dirvi. Chi si  fidato di me in quest'affare me ne farebbe pagare il
fio se venisse a capire ch'io l'avessi tradito. Ma mi sono interessato
per voi, e voglio dirvi tutto. Emilia lo ringrazi accertandolo della
sua segretezza, e lo preg di continuare. Annetta mi ha detto nel
tinello, quanto voi state in pena per la signora Montoni, e quanto
desiderate essere informata del suo destino.

-- vero, se lo sapete ditemi tosto ci che ha di pi terribile; son
parata a tutto.

--Io posso dirvelo, ma vi veggo cos afflitta, che non so come
cominciare.

--Son parata a tutto, amico, ripet Emilia con voce ferma ed
imponente, e preferisco la pi terribile certezza a questo dubbio
crudele.

--Se  cos, vi dir tutto. Gi sapete che il padrone e sua moglie non
andavano d'accordo; non tocca a me conoscerne il motivo, ma credo che
ne saprete il risultato.

--Bene, disse Emilia, e cos?

--Il padrone, a quanto pare, ha avuto ultimamente un forte alterco con
lei: io vidi tutto, intesi tutto, e pi di quel che possono supporre;
ma ci non riguardandomi, io non diceva nulla. Pochi giorni sono egli
mi mand a chiamare e mi disse: Bernardino, tu sei un brav'uomo, e
credo potermi fidare di te... Lo assicurai della mia fedelt. Allora,
per quanto mi ricordo, mi disse: Ho bisogno che tu mi serva in
un'affare importante. Mi ordin ci che doveva fare; ma di questo non
dir nulla, ch concerne soltanto la padrona.

--Cielo! che faceste? qual furia poteva indurvi ambidue ad un atto
cos detestabile?

--Fu una furia, rispose Bernardino con voce cupa, e tacquero
entrambi. Emilia non aveva coraggio di domandarne davvantaggio.
Bernardino pareva temere di spiegarsi pi particolarmente; alfine
soggiunse:  inutile riandare il passato. Il padrone fu troppo
crudele, s, ma voleva essere obbedito. Se io mi fossi ricusato, ne
avrebbe trovato un altro meno scrupoloso di me.

--L'avete uccisa? balbett Emilia; io dunque parlo con un sicario?
Bernardino tacque, e la fanciulla mosse un passo per lasciarlo.

--Restate, signorina, ei le disse; voi meritereste di lasciarvelo
credere, giacch me ne stimaste capace.

--Se siete innocente, ditelo tosto soggiunse Emilia quasi moribonda;
non ho forza bastante per ascoltarvi maggior tempo.

--Or bene, la signora Montoni  viva per me solo; essa  mia
prigioniera: sua eccellenza l'ha confinata nella camera di sopra del
portone, e me ne affid la custodia. Voleva dirvi che avreste potuto
parlarle; ma ora...

Emilia, sollevata a tai parole da inesprimibile angoscia, scongiurollo
di farle vedere la zia. Egli vi acconsent senza farsi pregar molto, e
le disse che la notte seguente, allorch Montoni fosse a letto, se
voleva recarsi alla porta del castello, potrebbe forse introdurla
dalla prigioniera.

In mezzo alla riconoscenza che le ispirava siffatto favore, parve alla
fanciulla di scorgere ne' di lui sguardi una certa soddisfazione
maligna, mentre pronunziava quest'ultime parole. Sulle prime scacci
tale idea, lo ringrazi di nuovo, e raccomand la zia alla di lui
piet, assicurandolo che l'avrebbe ricompensato, e sarebbe esatta
all'appuntamento indicato; quindi gli augur buona sera, ed andossene.

Pass qualche ora prima che la gioia, eccitata in lei dal racconto di
Bernardino, le permettesse di giudicare con precisione dei pericoli
che minacciavano ancora la zia e lei stessa. Quando la sua agitazione
si calm, riflett che la zia era prigioniera d'un uomo, il quale
poteva sacrificarla alla vendetta o all'avarizia sua. Allorch pensava
all'atroce fisonomia del portinaio, credeva che il suo decreto di
morte fosse gi firmato; immaginando colui capace di consumare
qualunque atto barbaro. Queste idee le rammentarono l'accento col
quale le aveva promesso di farle vedere la prigioniera. Le venne mille
volte in idea che la zia potesse esser gi morta, e che lo scellerato
era forse incaricato d'immolare anche lei all'avarizia di Montoni, il
quale di tal guisa sarebbe entrato in possesso dei suoi beni in
Linguadoca, che avevan formato il tema d'una s odiosa contestazione.
L'enormit di questo doppio delitto gliene fece alla fine respingere
la probabilit; ma non perd tutti i timori, n tutti i dubbi
ispiratile dalle maniere di Bernardino.

La notte era gi molto avanzata, ed ella si afflisse quasi di non
sentir la musica, della quale aspettava il ritorno con sentimento pi
forte della curiosit. Distinse lunga pezza le risa smoderate di
Montoni e de' suoi convitati, le canzoni lubriche, e sent finire ben
tardi i loro rumorosi discorsi. Sussegu un profondo silenzio
interrotto soltanto dai passi di quelli che si ritiravano ne'
rispettivi alloggi. Emilia, ricordandosi che la sera precedente aveva
intesa la musica press'a poco all'istess'ora, apr pian piano la
finestra, stando in attenzione della soave armonia.

Il pianeta da lei osservato al primo sentire della musica, non si
vedeva ancora, e cedendo ad una impressione superstiziosa, guardava
attenta la parte del cielo in cui doveva apparire, aspettando la
melodia nello stesso momento. Alfine esso comparve, rifulgendo sopra
le torri orientali. Emilia tese l'orecchio, ma indarno. Le ore
scorsero in ansiosa aspettativa; nessun suono turb la calma solenne
della natura. Ella rimase alla finestra finch l'alba non cominci a
biancheggiare le vette de' monti, e persuasa allora che la musica non
si sarebbe altrimenti sentita, se ne and a letto.




CAPITOLO XXVI


Emilia rest sorpresa il d seguente udendo che Annetta sapeva la
detenzione della zia nella camera sopra il portone d'ingresso del
castello, e non ignorava neppure il progetto di visita notturna; che
Bernardino avesse potuto confidare alla cameriera un mistero cos
importante era poco probabile, ma intanto le mandava un messaggio
relativo al loro colloquio, invitandola a trovarsi sola, un'ora dopo
mezzanotte, sul bastione, e aggiungendo che avrebbe agito secondo la
promessa. Emilia frem a tale proposta, e fu assalita da mille timori
simili a quelli che l'avevano agitata la notte. Non sapea qual partito
prendere: figuravasi spesso che Bernardino l'avesse ingannata; che
forse aveva gi assassinata la zia; ch'era in quel momento il sicario
di Montoni, il quale voleva sacrificarla all'esecuzione dei suoi
progetti. Il sospetto che la infelice donna non vivesse pi, si riun
ai suoi timori personali. Infatti, lo zio sapeva che, in caso di morte
della moglie senza avergli fatta la cessione de' suoi beni, li avrebbe
ereditati Emilia; ned era improbabile ch'egli pensasse a sbarazzarsi
anche di lei per entrar in tranquillo possesso di quelle tanto
agognate sostanze. Alfine, il desiderio di liberarsi da tante crudeli
incertezze, la decisero a non mancare al convegno.

Ma come potr io, diss'ella, traversar il bastione cos tardi? Le
sentinelle mi fermeranno, e il signor Montoni lo sapr.

--Bernardino ha pensato a tutto, rispose Annetta; ei mi ha dato
questa chiave, incaricandomi d'avvertirvi ch'essa apre una porta in
fondo alla galleria a vlta, che conduce al bastione di levante; cos
non temerete d'incontrare gli uomini di guardia. Mi ha incaricato di
dirvi inoltre che vi fa andare sul terrazzo sola per condurvi al
luogo convenuto, onde non aprire la sala grande, il cui cancello
cigola. Questa spiegazione cos naturale calm Emilia.

Ma perch vuole egli ch'io vada sola?

--Perch? glie l'ho domandato appunto. Perch, gli dissi, non potrei
venire anch'io? che male ci sarebbe? Ma mi ha risposto di no. Io volli
persistere: fu inflessibile. Mi figuro per che saprete chi andate a
vedere.

--Te lo ha forse detto Bernardino?

--No, signora, non mi ha detto nulla.

Per tutto il resto del d, Emilia fu in preda a continue incertezze.
Ud suonare la mezzanotte e titubava ancora. La piet per la zia vinse
alfine ogni ripugnanza: preg Annetta di seguirla fino alla porta
della galleria, e quivi aspettare il suo ritorno. Giunta col, apr,
tremando, la porta, ed entrata sola e senza lume sul bastione,
avanzossi guardinga ed attenta verso il luogo convenuto, cercando
Bernardino attraverso le tenebre. Raccapricci al suono di una voce
rauca che parlava vicino a lei, e riconobbe tosto il portinaio, il
quale l'aspettava appoggiato al parapetto. E' le rimprover la sua
tardanza, dicendole aver mancato pi di mezz'ora. Le disse di
seguirlo, ed accostossi al luogo ond'era entrato sul terrazzo. Quando
la porta fu aperta, la tetra oscurit dell'andito, illuminato da una
sola fiaccola che ardeva infissa nel suolo, la fece fremere; ricus di
entrarvi, a meno che non permettesse ad Annetta di accompagnarla.
Bernardino si oppose, ma un destramente al rifiuto tante
particolarit proprie ad eccitare la curiosa piet di Emilia per la
zia, che riusc a persuaderla a seguirlo fino al portone. Egli prese
la torcia e and avanti. In fondo all'andito apr un'altra porta, e
scesi pochi gradini si trovarono in una cappella diroccata. La
fanciulla si ramment alcuni discorsi di Annetta su tal proposito.
Contemplava con terrore quelle mura senza vlta e coperte di musco;
quelle finestre gotiche dove l'ellera e la brionia supplivano da lunga
pezza ai vetri, ed i cui festoni frammischiavansi ai capitelli
infranti. Bernardino urt in una pietra e proruppe in una bestemmia
orribile, resa pi tremenda dall'eco lugubre. Il cuore di lei si
agghiacci, ma continu a seguirlo, ed egli volt a destra. Per di
qui, signorina, le disse, scendendo una scala che pareva addurre a
profondi sotterranei. Emilia si ferm domandandogli con voce tremante
ove pretendesse condurla.

Al portone, rispose Bernardino.

--Non possiamo andarci per la cappella?

--No, signora, essa ci condurrebbe nel secondo cortile, ch'io voglio
scansare.

Emilia esitava ancora, temendo egualmente di andare innanzi, e
d'irritare colui ricusando di seguirlo.

Venite, signorina, diss'egli, giunto gi in fondo alla scala,
spicciatevi: io non posso star qui tutta notte; non vi aspetto pi.
S dicendo, and innanzi, portando sempre la fiaccola. Emilia, temendo
di restar nelle tenebre, lo segu con ripugnanza. Giunsero in un
sotterraneo, ove l'aria umida e grossa, i folti vapori oscuravan
talmente la fiaccola, che Bernardino, per paura non gli si spegnesse,
si ferm un momento ad attizzarla; nell'intervallo, Emilia osserv
vicino a lei un doppio cancello di ferro, e, pi lontano, alcuni
mucchi di terra che parevano circondare una fossa da morti. Simile
spettacolo in cotal luogo l'avrebbe colpita violentemente in ogni
altro tempo, ma allora cred quella fosse la tomba della zia, e che il
perfido Bernardino conducesse anche lei alla morte. Il luogo oscuro e
terribile ove ritrovavansi giustificava quasi il suo pensiero, che
sembrava adattato al delitto, e vi si poteva commettere impunemente un
assassinio. Vinta dal terrore, non sapeva che risolvere, pensando
come vana fosse la fuga, impedita dalla tenebria e dal lungo cammino,
non che dalla sua debolezza. Pallida ed inquieta, aspettava che
Bernardino avesse attizzata la fiaccola, e siccome la sua vista
ricorreva sempre alla fossa, non pot a meno di chiedergli per chi
fosse preparata. L'uomo volse vr lei gli sguardi senza rispondere.
Ella ripet la domanda; colui, scuotendo la face, and oltre, n
aperse bocca. La fanciulla cammin tremando sino ad un'altra scala,
salita la quale trovaronsi nel primo cortile. Nel traversarlo, la
fiamma lasciava vedere le alte e nere muraglie tappezzate di lunghe
erbe sporgenti dalle commessure, e coronate da torricelle contrastanti
colle enorme torri del portone. In quel quadro risaltava la tarchiata
figura di Bernardino. Costui era avvolto in un lungo mantello scuro,
sotto del quale appena si scuoprivano i suoi coturni, o sandali, e la
punta della lunga sciabola che portava costantemente al fianco. Aveva
in testa un berretto basso di velluto nero ornato d'una piccola piuma.
I lineamenti duri esprimevano un umore burbero, astuto ed impaziente.
La vista del cortile rianim l'abbattuta Emilia, e nell'avvicinarsi al
portone cominci a sperare di essersi ingannata nelle sue paurose
congetture; guardando inquieta la prima finestra sopra la vlta, e
vedendola scura, domand se fosse quello il luogo ove trovavasi
rinchiusa la sua zia. Essa parlava adagio, e Bernardino non parve
intenderla perch non le rispose. Entrarono nell'edifizio, e
trovaronsi ai pi della scala d'una delle torri.

La signora Montoni dorme lass, disse Bernardino.

--Dorme! rispose Emilia salendo.

--Dorme in quella camera lass, soggiunse l'uomo.

Il vento che soffiava per quelle profonde cavit accrebbe la fiamma
della torcia, la quale rischiar vie meglio l'atroce figura di
Bernardino, le vetuste pareti, la scala a chiocciola annerita dal
tempo, e gli avanzi di vecchie armature che parean il trofeo d'antiche
vittorie.

Giunti al pianerottolo, la guida mise una chiave nella serratura d'una
stanza, Potete entrar qui, le disse, ed aspettarmi: intanto vado a
dire alla padrona che siete arrivata.

-- una precauzione inutile, ch mia zia mi vedr volentieri.

--Non ne sono ben sicuro, soggiunse Bernardino additando la camera.
Entrate, signorina, che io vado ad avvertirla.

Emilia, sorpresa ed offesa in certo qual modo, non ard resistere; ma
siccome colui portava via la fiaccola, lo preg di non lasciarla al
buio. Ei si guard intorno, e veduta una lucerna in sulla scala,
l'accese e la diede alla fanciulla, la quale entr, ed egli chiuse la
porta al di fuori; ascolt attenta, e le parve che, in vece di salire,
scendesse la scala, ma il vento impetuoso che soffiava sotto il
portone, non le permetteva di distinguere alcun suono; infine, non
udendo verun movimento nella camera superiore aveva detto il custode
che stava la Montoni, stette viepi perplessa. Poco dopo, in un
intervallo di calma, le parve sentir scendere Bernardino nel cortile,
e di ascoltarne perfino la voce. Tutti i primieri timori tornarono a
colpirla pi forte, persuasa non fosse pi errore dell'immaginazione,
ma un avvertimento del destino che doveva subire: non dubit che la
sua zia non fosse stata immolata, e forse in quella medesima stanza
ove aveano tratto anche lei pel medesimo oggetto. Il contegno e le
parole di Bernardino a proposito della zia confermavano le sue idee
lugubri. Stava attenta, e non sentiva verun rumore n sulla scala, n
nella stanza superiore; accostatasi alla finestra munita di ferree
sbarre, ud alcune voci tra il soffio del vento, ed al lume di una
torcia che pareva essere sotto la vlta, vide sul suolo l'ombra di
parecchi uomini, tra cui una colossale, che riconobbe per quella del
feroce custode.

Appena il di lei spirito si fu calmato, prese il lume per vedere se le
fosse possibile di fuggire. La stanza era spaziosa, n aveva altre
aperture che la finestra e la porta per la quale era entrata: non
c'erano mobili, all'infuori di un seggiolone di bronzo fisso in mezzo
alla stanza, e sul quale pendeva una grossa catena di ferro, infissa
alla vlta. Lo guard a lungo con orrore e sorpresa; osserv vari
cerchi pure di ferro per chiudervi le gambe, ed altri simili anelli
sui bracciuoli della sedia. Si convinse che quell'odiosa macchina era
un istrumento di tortura, e che pi d'un infelice, incatenato col,
doveva esservi morto di fame. Se le rizzarono i capelli al pensiero di
trovarsi in siffatto luogo, e precipitossi all'altra estremit per
cercarvi uno sgabello; ma non vide che una tenda oscura, la quale
copriva intieramente parte della stanza. Attonita, stette a
considerarla con ispavento: desiderava e temeva di sollevarla per
vedere ci che ricoprisse: due volte fu trattenuta dalla rimembranza
dello spettacolo orribile che la sua mano temeraria aveva scoperto
nell'appartamento chiuso; ma pensando che forse nascondeva il cadavere
della zia assassinata, spinta dalla disperazione, l'alz. Dietro
trovavasi un cadavere steso sopra un lettuccio basso e lordo di
sangue; la sua faccia, sfigurata dalla morte, era schifosa e coperta
di livide ferite. Emilia lo contempl con occhio avido e smarrito: ma
il lume le cadde di mano; e cadde ella stessa svenuta a' pi
dell'orribile oggetto.

Allorch riebbe i sensi, si trov nelle braccia di Bernardino, e
circondata da gente che la trasportava fuori: si accorse di che si
trattava; ma l'estrema debolezza non le permise di alzar la voce, n
di fare moto alcuno, e scese la scala. Si fermarono sotto la vlta:
uno di coloro, togliendo la torcia a Bernardino, apr una porta
laterale, ed uscendo sulla piattaforma, lasci distinguere gran
quantit di gente a cavallo. Sia che l'aria aperta l'avesse un poco
rianimata, o che quegli strani oggetti la restituissero al sentimento
del pericolo, la fanciulla gett alcune strida e fece vani sforzi per
isciogliersi da quei briganti.

Bernardino intanto chiedeva la torcia, alcune voci lontane
rispondevano, parecchie persone si avvicinavano, e un lume comparve
nel cortile; Emilia fu trascinata fuor della porta: ella vide lo
stesso uomo che teneva la torcia del portinaio, occupato a far lume ad
un altro, il quale sellava un cavallo in fretta, circondato da altri
cavalieri dal truce aspetto.

Perch perdere tanto tempo? disse Bernardino, bestemmiando ed
avvicinandosi; spicciatevi, fate presto, perdio!

--La sella  quasi pronta, rispose l'uomo che l'affibbiava, e
Bernardino bestemmi di nuovo per siffatta trascuraggine. Emilia, che
gridava aiuto con voce fioca, fu trascinata verso i cavalli, ed i
briganti disputarono fra loro su quale dovessero farla montare. In
quella usc molta gente con lumi, ed Emilia conobbe distintamente, fra
tutte le altre, la voce strillante di Annetta: scorse quindi Montoni e
Cavign seguiti da soldati. Non li vedeva pi allora con paura, ma con
isperanza, e non pensava pi ai pericoli del castello, dal quale poco
prima desiderava tanto fuggire.

Dopo una breve zuffa, Montoni ed i suoi sconfissero i nemici, i quali,
in minor numero, e poco interessati forse nell'impresa ond'erano
incaricati, fuggirono di galoppo. Bernardino sparve fra le tenebre, ed
Emilia fu ricondotta nel castello. Ripassando dal cortile, la memoria
di quanto aveva veduto nella stanza del portone rinnov in lei i
terrori primieri; e quando ud ricadere la saracinesca che la
rinchiudeva ancora in quelle mura formidabili, frem, ed obliando
quasi il nuovo pericolo cui era sfuggita, non poteva comprendere come
la vita e la libert non si trovassero al di l di quelle barriere.

Montoni ordin ad Emilia d'aspettarlo nella sala di cedro. Vi and
poco dopo, e l'interrog con severit sul misterioso avvenimento.
Sebbene lo riguardasse allora come l'assassino di sua zia, e potesse
appena soddisfare alle sue domande, pure le di lei risposte poterono
convincerlo non avere essa avuto volontariamente alcuna parte nella
trama, e la conged appena vide comparire la sua gente, che aveva
fatto radunare per iscoprire i complici.

Emilia stette un pezzo agitata prima di poter riflettere sull'occorso.
Il cadavere veduto dietro alla tenda stavale sempre innanzi agli
occhi, e ruppe in dirotto pianto. Annetta gliene chiese il motivo, ma
essa non volle confidarglielo, per timore di irritare Montoni.

Costretta a concentrare in s tutto l'orrore di quel segreto, la di
lei ragione fu per soccombere all'insopportabile peso. Quando Annetta
le parlava, essa non l'udiva, o rispondeva fuor di proposito;
sospirava, ma non versava lagrime. Spaventata dalla di lei situazione,
Annetta corse ad informarne Montoni: egli aveva allora congedati i
servi, senza avere scoperto nulla. Il commovente racconto che gli fece
la cameriera sullo stato di Emilia, lo indusse a recarsi da lei. Al
suono della sua voce, la fanciulla alz gli occhi, un raggio di luce
parve ravvivarne gli spiriti: si alz per ritirarsi lentamente in
fondo alla camera. Montoni le parl con dolcezza: essa lo guardava con
aria curiosa e spaventata, rispondendo sempre di s a tutte le sue
domande. Il di lei spirito pareva aver ricevuto una sola impressione,
quella della paura. Annetta non poteva spiegar questo disordine, e
Montoni, dopo inutili sforzi per farla parlare, ordin alla donzella
di restar l tutta notte, e d informarlo il giorno di poi del suo
stato.

Partito che fu, Emilia si ravvicin, e domand chi fosse colui ch'era
venuto ad inquietarla, Annetta le rispose ch'era il signor Montoni, ed
essa, ripetendo replicatamente questo nome, si lasci condurre al
letto, e l'esamin con occhio smarrito; volgendosi quindi tremando
alla seguace, la scongiur a non lasciarla, dicendo che dopo la morte
di suo padre era stata abbandonata da tutti. Annetta ebbe la prudenza
di non interromperla, e quando, dopo aver pianto molto, la vide infine
cedere al sonno, l'affezionata ragazza, obliando ogni paura, rest
sola ad assistere Emilia tutta notte.




CAPITOLO XXVII


Il riposo restitu le forze alla fanciulla. Svegliandosi vide con
sorpresa Annetta addormentata su d'una sedia vicina e tent di
rammentarsi le circostanze della sera uscitele talmente dalla memoria,
che non gliene restava traccia: fissava tuttavia gli occhi sopra la
cameriera, quando questa si dest.

Ah, cara padroncina mi riconoscete? sclam essa.

--Se ti riconosco! Sicuramente; tu sei Annetta; ma come ti trovi qui?

--Oh! voi siete stata malissimo, in verit, ed io credeva...

-- singolare, disse Emilia, procurando rammentarsi il passato; ma
parmi essere stata funestata da un sogno orribile! Dio buono!
soggiunse raccapricciando; certo non poteva essere che un sogno. E
fissava sguardi spaventati su Annetta, la quale, volendo
tranquillarla, le rispose: Non era un sogno, no, ma ora tutto 
finito.

--Essa fu dunque uccisa? disse Emilia tremante. Annetta mise un
grido; essa ignorava la circostanza che ricordavasi la fanciulla, ed
attribuiva la frase al delirio. Quand'ebbe chiaramente spiegato ci
che aveva voluto dirle, Emilia si ramment il tentativo per rapirla, e
domand se l'autore del progetto era stato scoperto. L'altra le
rispose di no, sebbene fosse facile indovinarlo, e disse che doveva a
lei la sua liberazione.  cos, signora Emilia, continu Annetta;
io era decisa ad essere pi accorta di Bernardino, il quale non aveva
voluto confidarmi il suo segreto; ma io mi era piccata di scuoprirlo.
Invigilava sulla terrazza; ed appena egli ebbe aperta la porta, uscii
per cercar di seguirvi, persuasissima che non si progettava nulla di
buono con tanto mistero. Assicuratami che non aveva chiusa la porta
internamente, l'aprii, e vi tenni dietro da lontano, aiutata dal
chiaror della fiaccola, fin sotto la vlta della cappella. Io ebbi
paura di andare avanti, avendo sentito raccontare cose strane di quel
luogo, ma temeva parimenti ritornarmene sola; e mentre Bernardino
attizzava la torcia, vinsi ogni timore, vi seguii fino al cortile, e
quando saliste la scala, scivolai pian piano sotto il portone, ove
intesi un calpesto di cavalli al di fuori, e vari uomini che
bestemmiavano contro Bernardino, perch tardava a condurvi; ma col
fui quasi sorpresa: il custode scese, ed io ebbi appena il tempo di
schivarlo. Aveva sentito abbastanza per sapere di che si trattava, n
dubitai pi che c'entrasse il conte Morano in quel progetto, bench
fosse partito. Corsi indietro al buio, obliando tutte le paure; eppure
non farei un'altra volta lo stesso tragitto per tutto l'oro del mondo.
Fortunatamente il signor Cavign ed il padrone erano ancora alzati; in
un batter d'occhio radunammo gente, e abbiam fatti fuggire i
briganti.

L'ancella aveva cessato di parlare, e Emilia parea ascoltare ancora.
Finalmente, rompendo il silenzio, disse: Credo sia meglio andarlo a
trovare io stessa. Dov'?

Annetta domand di chi parlasse.

Del signor Montoni; ho bisogno di vederlo. Annetta, rammentandosi
allora l'ordine ricevuto la sera, si alz immantinente, dicendo che
incaricavasi d'andarlo a cercare.

I sospetti della buona ragazza sul conte erano fondatissimi; e
Montoni, non dubitandone anch'esso, cominci a presumere che il veleno
mescolato col vino vi fosse stato messo per ordine di Morano.

Le proteste di pentimento da questi fatte ad Emilia allorch fu
ferito, erano sincere quando le fece, ma erasi ingannato anche lui.
Aveva creduto disapprovare i suoi progetti, e si affliggeva soltanto
del funesto loro risultato; quando per fu guarito, le sue speranze si
rianimarono, e si trov disposto ad intraprendere nuovi tentativi. Il
portinaio del castello, lo stesso ond'erasi gi servito, accett
volentieri un secondo regalo, e quand'ebbero concertato il ratto di
Emilia, il conte part pubblicamente dall'abituro ov'era stato a
curarsi, e si ritir colla sua gente a qualche miglio di distanza. Le
ciarle sconsiderate di Annetta avendo somministrato a Bernardino un
mezzo quasi sicuro per ingannare Emilia, il conte nella notte
convenuta mand tutti i suoi servi alla porta del castello, restando
esso all'abituro per aspettarvi la fanciulla, cui si proponeva di
condurre a Venezia. Abbiamo gi veduto in qual modo and a vuoto il
suo progetto; ma le violente e diverse passioni dalle quali fu agitata
l'anima gelosa di lui, son difficili ad esprimere.

Annetta fece l'ambasciata a Montoni e gli domand un colloquio per la
nipote: egli rispose che fra un'ora sarebbe stato nel salotto
di cedro. Emilia non sapeva qual esito dovesse aspettarsi
dall'abboccamento, e fremeva d'orrore alla sola idea della sua
presenza; voleva parlargli del funesto destino della zia, e
supplicarlo d'una grazia che ardiva appena sperare, di ritornare cio
in patria, giacch la zia non esisteva pi.

Mentre, combattuta da mille timori, rifletteva sulla prossima
conferenza, e sulle probabili conseguenze che potea derivargliene,
Montoni le fece dire non poterla vedere se non il giorno dopo: Emilia
non seppe che cosa pensare di tal ritardo. Annetta le disse, che
Verrezzi e la sua truppa tornavano per certo alla guerra: il cortile
esser pieno di cavalli, ed avere saputo che il resto della banda era
aspettato per prendere tutti insieme un'altra direzione. Quando fu
notte, Emilia si ramment la musica misteriosa gi udita; vi attaccava
tuttavia una specie d'interesse, sperando provarne qualche sollievo.
L'influenza della superstizione diventava ogni giorno pi attiva sulla
di lei fantasia infiacchita; conged Annetta, e risolse di restar sola
per aspettare la musica. And diverse volte alla finestra invano; le
parve avere intesa una voce, e dopo un profondo silenzio, si cred
nuovamente delusa nella sua aspettativa.

Cos pass il tempo fino a mezzanotte, ed allora tutti i rumori
lontani che si facevano sentire nell'abitato, cessarono quasi nello
stesso momento, e il sonno parve regnar dappertutto. Torn alla
finestra, e fu scossa da suoni straordinari: non era un'armonia, ma il
basso lamento d'una persona desolata. Atterrita, stette ad ascoltare:
i flebili lamenti eran cessati: si chin fuori della finestra per
iscoprire qualche lume: una perfetta oscurit avvolgeva le camere
sottoposte, ma cred vedere a poca distanza, sul bastione, moversi
qualche oggetto. Il debole chiarore delle stelle non le permetteva di
distinguer bene: s'immagin fosse una sentinella, e cel il lume per
osservare meglio senza essere veduta.

Il medesimo oggetto ricomparve quasi sotto la finestra: essa distinse
una figura umana; ma il silenzio con cui si avanzava le fe' credere
non fosse una sentinella; la figura si accost: Emilia voleva
ritirarsi, ma la curiosit la spingeva a restare, ed in
quell'incertezza l'incognito si pose in faccia a lei e rest immobile.
Il profondo silenzio, la misteriosa ombra la colpirono talmente, che
stava per ritrarsi, allorch vide la figura muoversi lungo il
parapetto e sparire. Emilia pens qualche tempo a questa strana
circostanza, non dubitando di aver veduto un'apparizione
soprannaturale. Allorch fu pi tranquilla, si ricord ci che le
avean detto delle temerarie imprese di Montoni, e le venne in idea
d'aver visto uno di quegl'infelici spogliati dai banditi, divenuto
loro prigioniero, e ch'egli fosse l'autore della musica misteriosa.
Riflettendo per che un prigioniero non poteva passeggiare cos senza
guardia, respinse tale idea.

Cred in seguito che Morano avesse trovato il mezzo d'introdursi nel
castello, ma se le presentarono tosto le difficolt ed i pericoli di
siffatta impresa, tanto pi che se gli fosse riuscito di giunger fin
l, non sarebbesi contentato di stare muto a mezzanotte sotto la
finestra, giacch conosceva perfettamente la scala segreta, e non
avrebbe per certo fatto quei lamenti da lei intesi. Giunse perfino a
supporre, fosse qualcuno che volesse impadronirsi del castello; ma i
suoi dolorosi sospiri distruggevano anche questa congettura. Allora
risolse di vegliare la notte successiva per cercar di dilucidare il
mistero, decisa ad interrogare la figura se si fosse di nuovo
mostrata.




CAPITOLO XXVIII


Il giorno di poi Montoni mand ad Emilia una seconda scusa, che la
sorprese non poco.

Verso sera, il distaccamento che aveva fatta la prima scorreria nelle
montagne, torn al castello: dalla sua camera remota, Emilia sent le
frenetiche grida ed i canti di vittoria. Annetta venne poco dopo ad
avvertirla che coloro si rallegravano alla vista d'un immenso bottino.
Tal circostanza la conferm nell'idea, che Montoni fosse realmente un
capo di masnadieri, e si fosse prefisso di ristabilire la sua opulenza
assaltando i viaggiatori. In verit, quand'essa rifletteva alla
posizione di quel castello fortissimo, quasi inaccessibile, isolato in
mezzo a quei monti selvaggi e solilari, lontano da citt, borghi e
villaggi, sul passaggio dei pi ricchi viaggiatori; le pareva che tal
situazione fosse adattatissima per progetti di rapina, e non dubit
che Montoni non fosse realmente un capo di assassini. Il di lui
carattere sfrenato, audace, crudele e intraprendente, conveniva molto
ad una simile professione; amava il tumulto, e la vita burrascosa; era
insensibile a piet e timore; il suo coraggio somigliava alla ferocia
animale: non era quel nobile impulso che eccita il generoso contro
l'oppressore a pro dell'oppresso; ma una semplice disposizione fisica
che non permette all'anima di sentire il timore, perch non sente
null'altro.

La supposizione di Emilia, quantunque plausibile, non era per
abbastanza esatta: essa ignorava la situazione dell'Italia, e
l'interesse rispettivo di tante contrade belligeranti. Siccome i
redditi di parecchi Stati non bastavano a mantenere eserciti, neppure
nel breve periodo in cui il genio turbolento dei governi e dei popoli
permetteva di godere i benefizi della pace, si form a quell'epoca un
ordine di uomini ignoti nel nostro secolo, e mal dipinti nella storia
di quello. Fra i soldati licenziati alla fine di ciascuna guerra, un
piccolissimo numero soltanto tornava alle arti poco lucrative della
pace e del riposo. Gli altri, talvolta passavano al servizio de'
potentati in guerra; tal altra formavansi in bande di briganti, e
padroni di qualche forte, il loro carattere disperato, la debolezza
dei governi, e la certezza che al primo segnale sarebbero corsi sotto
le bandiere, li metteva al coperto da ogni persecuzione civile. Si
attaccavano spesso alla fortuna d'un capo popolare, che li conduceva
al servizio di qualche Stato, e trafficava il prezzo del loro
coraggio. Quest'uso fe' dar loro l'epiteto di _condottieri_, nome
formidabile in Italia per un periodo assai lungo. Ne vien fissato il
fine al principio del secolo decimosettimo; ma sarebbe quasi
impossibile indicarne con precisione l'origine.

Quando non erano assoldati, il capo d'ordinario risiedeva nel suo
castello; e l, o ne' luoghi circonvicini, godevano tutti dell'ozio e
del riposo. Talvolta soddisfavano i bisogni a spese dei villaggi, ma
tal altra la loro prodigalit, allorch dividevano il bottino,
ricompensava ad usura delle loro sevizie, ed i loro ospiti prendevano
alla lunga qualche tinta del carattere bellicoso. Montoni, spinto
dalle grosse perdite al giuoco, aveva finito col farsi anch'egli capo
d'una di queste bande; Orsino ed altri si riunirono a lui, e l'avanzo
de' loro averi avea servito a formare un fondo per l'impresa.

Appena fu notte, Emilia torn alla finestra, decisa di osservare pi
esattamente la figura, caso mai ricomparisse. Intanto perdevasi in
mille congetture. Sentivasi spinta quasi irresistibilmente a cercar di
favellarle; ma ne la tratteneva il terrore. Se fosse una persona,
pensava, che avesse progetti su questo castello, la mia curiosit
potrebbe forse divenirmi fatale; eppure que' lamenti, quella musica
da me intesi son certo suoi, n posson venire da un nemico.

La luna tramont, l'oscurit divenne profonda; ella intese suonare la
mezzanotte senza vedere n sentir nulla, e cominci a formar qualche
dubbio sulla realt della precedente visione, per cui, stanca di
aspettare invano, se ne and a letto.

Montoni non pens neppure il giorno seguente a farla chiamare pel
richiesto abboccamento. Pi interessata che mai di vederlo, gli fece
domandare, per mezzo di Annetta, a qual ora potesse riceverla; egli le
assegn le undici ore. Emilia fu puntuale, si arm di coraggio per
sopportar la vista dell'assassino di sua zia, e lo trov nel salotto
di cedro circondato da tutti i suoi ospiti, alcuni dei quali si
volsero appena l'ebbero veduta, facendo un'esclamazione di sorpresa.
Emilia, vedendo che Montoni non le badava, voleva ritirarsi, allorch
esso la richiam indietro.

Vorrei parlarvi da sola, signore, se ne aveste il tempo.

--Sono in compagnia di buoni amici pei quali non ho segreti; parlate
dunque liberamente, rispose Montoni.

Emilia senza aprir bocca, s'incammin verso la porta, ed allora
Montoni si alz e la condusse in un gabinetto, chiudendone l'uscio
dispettosamente. Essa sollev gli occhi sulla di lui fisonomia
barbara, e pensando che contemplava l'assassino della zia, compresa
d'orrore, perdette la memoria dello scopo della sua visita, e non os
pi nominare la signora Montoni. Questi finalmente le domand con
impazienza ci che volesse da lui, Non posso perder tempo in
bagattelle, diss'egli, avendo affari di molta importanza. Emilia gli
disse allora che, desiderando tornarsene in Francia, veniva a
domandargliene il permesso. La guard con sorpresa, chiedendole il
motivo di tale richiesta. Emilia esit, trem, impallid, e sent
scemarsi d'animo. Egli vide la sua commozione con indifferenza, e
ruppe il silenzio per dirle che gli premeva di tornare nel salotto;
Emilia facendosi forza, ripet allora la domanda, e Montoni le diede
un'assoluta negativa. Resa allora ardita: Non posso pi, signore,
diss'ella, restar qui convenientemente, e potrei chiedervi con qual
diritto volete impedirmi di partire.

--Per volont mia, rispose egli incamminandosi verso la porta, ci
vi basti.

Emilia, vedendo che simile decisione non ammetteva appello, non tent
di sostenere i suoi diritti, e fe' solo un debole sforzo per
dimostrarne la giustizia. Fin quando viveva mia zia, diss'ella con
voce tremante la mia residenza qui potea esser decente, ma or ch'essa
non  pi, mi si deve concedere di partire. La mia presenza, o signore
non pu tornarvi gradita, e un pi lungo soggiorno qui non servirebbe
che ad affliggermi.

--Chi vi ha detto che la signora Montoni sia morta? diss'egli
fissandola con occhio indagatore. Ella esit; nessuno aveaglielo
detto, ed essa non ardiva confessargli come avesse veduto nella stanza
del portone l'orribile spettacolo che glielo aveva fatto credere.

--Chi ve lo ha detto? ripet Montoni con impaziente severit.

--Lo so pur troppo per mia sventura; per piet, non parlatemene pi.
E sentivasi venir meno.

--Se volete vederla, disse Montoni, lo potete; essa  nella torre
d'oriente. E la lasci senza aspettare risposta. Parecchi dei
cavalieri, che non avevano mai veduta Emilia, cominciarono a
motteggiarlo su tale scoperta, ma Montoni avendo accolte siffatte
celie con serio contegno, e' cambiarono discorso.

Emilia, intanto, confusa dell'ultime di lui parole, non pens che a
rivedere l'infelice zia, a ci spronata dall'imperioso dovere. Appena
vide Annetta, la preg di accompagnarla e l'ottenne con grande
difficolt. Uscite dal corridoio, giunsero appi della scala
insanguinata; Annetta non volle andare pi innanzi. Emilia sal sola;
ma quando rivide le strisce di sangue, si sent mancare, e fermossi.
Alcuni minuti di pausa la rinfrancarono. Giunta sul pianerottolo, tem
di trovar la porta chiusa; ma s'ingannava: la porta s'apr facilmente,
introducendola in una camera oscura e deserta. La consider paurosa:
si avanz lentamente, ed ud una voce fioca. Incapace di parlare o di
fare alcun moto, ristette: la voce si fece sentire nuovamente, e
parendole allora di riconoscere quella della zia, si fece coraggio, si
avvicin ad un letto che scorse in fondo alla vastissima camera, ne
apr le cortine, e vi trov una figura smunta e pallida; rabbrivid, e
presale la mano che somigliava a quella di uno scheletro, e
guardandola attenta, riconobbe madama Montoni, ma s sfigurata, che i
suoi lineamenti attuali le rammentavano appena ci ch'era stata. Essa
viveva ancora, ed aprendo gli occhi, li volse alla nipote. Dove siete
stata tanto tempo? le chiese col medesimo suono di voce; credeva che
mi aveste abbandonata.

--Vivete voi, parl alfine Emilia, o siete un'ombra?

--Vivo, ma sento che sto per morire.

Emilia procur di consolarla, e le domand chi l'avesse ridotta in
quello stato.

Facendola trasportare col per l'inverosimile sospetto ch'ella avesse
attentato alla sua vita, Montoni erasi fatto giurare dai suoi agenti
il pi profondo segreto. Due erano i motivi di questo rigore: privarla
delle consolazioni di Emilia, e procacciarsi l'occasione di farla
morire senza strepito, se qualche circostanza venisse a confermare i
suoi sospetti. La perfetta cognizione dell'odio che aveva meritato
dalla moglie l'aveva indotto naturalmente ad accusarla dell'attentato.
Non aveva altre ragioni per supporla rea, e lo credeva ancora.
L'abbandon in quella torre alla pi dura prigionia, ove, senza
rimorsi e senza piet, la lasci languire in preda ad una febbre
ardente, che l'aveva infine ridotta sull'orlo del sepolcro.

Le striscie di sangue vedute da Emilia sulla scala, provenivano da una
ferita toccata, nella zuffa, da uno dei satelliti che la
trasportavano, e sfasciatasi nel camminare. Per quella notte
accontentaronsi coloro di chiuder bene la prigioniera, non pensando a
farle la guardia. Ecco perch, alla prima ricerca, Emilia trov la
torre deserta e silenziosa. Allorch tent d'aprire la porta della
stanza, sua zia dormiva. Se per il terrore non le avesse impedito di
chiamarla di nuovo, l'avrebbe alfine svegliata, e sarebbesi cos
risparmiati tanti affanni. Il cadavere osservato nella camera del
portone, era quello del ferito da lei veduto trasportare nella sala
dove aveva cercato un asilo, spirato sul tettuccio pochi d appresso,
e che doveva esser sepolto la mattina seguente nella fossa scavata
sotto la cappella per dov'era passata con Bernardino.

Emilia, dopo mille interrogazioni, lasci la zia un istante per andar
in cerca di Montoni. Il vivo interesse che sentiva per lei le fece
obliare il risentimento a cui l'esporrebbero le sue rimostranze, e la
poca apparenza di ottenere quanto voleva chiedergli.

Vostra moglie  moribonda, signore, gli diss'ella appena lo vide;
il vostro corruccio non vorr perseguitarla certo fino agli ultimi
momenti. Permettete dunque che sia trasportata nelle sue stanze, e se
le apprestino i soccorsi necessari.

--A che giover questo, s'ella muore? disse Montoni con indifferenza.

--Giover, signore, a risparmiarvi qualcuno dei rimorsi che vi
lacereranno allorch sarete nella di lei situazione.

L'audace risposta non lo scosse guari; resist lunga pezza alle
preghiere ed alle lagrime; al fine la piet, che aveva assunto le
espressive forme di Emilia, riusc a commovere quel cuore di macigno.
Si volse vergognandosi di un buon sentimento, e a volt'a volta
inflessibile ed intenerito, acconsent a lasciarla riporre nel suo
letto, e assistere la nipote temendo insieme che il soccorso non fosse
troppo tardo, e che Montoni non si ritrattasse, Emilia lo ringrazi
appena, s'affrett a preparare il letto della zia, aiutata da Annetta
e le port un ristorativo, che la ponesse in grado di reggere al
trasporto.

Appena giunta nelle sue stanze, Montoni revoc l'ordine; ma Emilia,
lieta di avere agito con tanta sollecitudine, corse a trovarlo, gli
rappresent che un nuovo tragitto diverrebbe fatale, ed ottenne che la
lasciasse dov'era.

Per tutto il d, essa non abbandon la zia, se non per prepararle il
cibo necessario. La signora Montoni lo prendeva per compiacenza,
convinta di dover morire fra poco. La fanciulla la curava con tenera
inquietudine: ormai non trattavasi pi d'una zia imperiosa, ma della
sorella di un padre adorato, la cui situazione faceva piet. Giunta la
notte, voleva passarla presso di lei, ma ella vi si oppose
assolutamente, esigendo che andasse a riposarsi, e contentandosi della
compagnia di Annetta. Il riposo per verit era necessario a Emilia,
dopo le scosse e il moto di quella giornata, ma non volle lasciar la
zia prima di mezzanotte, epoca riguardata dai medici come critica.
Allora, dopo aver ben raccomandato ad Annetta di assisterla con cura e
di andare ad avvisarla al minimo sintomo di pericolo, le augur la
buona notte e ritirossi. Aveva il cuore straziato dallo stato orribile
della zia, di cui ardiva appena sperare la guarigione. Vedeva s
stessa chiusa in un antico castello isolato, lontana d'ogni ausilio, e
nelle mani di un uomo capace di tutto che avrebbe potuto dettargli
l'interesse e l'orgoglio.

Occupata da queste tristi riflessioni, Emilia non and a letto, e si
appoggi al davanzale della finestra aperta. I boschi e le montagne,
fiocamente illuminati dall'astro notturno, formavano un contrasto
penoso collo stato del suo spirito; ma il lieve stormir delle frondi
ed il sonno della natura finirono ad addolcire gradatamente il tumulto
degli affetti, e sollevarle il cuore al punto di farla piangere. Rest
cos in quella posizione senza avere altra idea che il sentimento vago
delle disgrazie che l'opprimevano; quando alfine scost il fazzoletto
dagli occhi, vide sul bastione, in faccia a lei, immobile e muta, la
figura gi osservata: l'esamin attentamente tremando, ma non pot
parlarle com'eraselo proposto. La luna rifulgeva, e l'agitazione del
suo spirito era forse l'unico ostacolo che le impedisse di chiaramente
distinguere quella figura, la quale non facendo movimento alcuno,
pareva inanimata. Raccolse allora le idee smarrite e voleva ritirarsi,
quando la figura parve allungar una mano come per salutarla, e mentre
ella stava immobile per la sorpresa e la paura, il gesto fu ripetuto.
Tent parlare, ma le spirarono le parole sul labbro, e nel ritirarsi
dalla finestra per prender la lampada, ud un sordo gemito; ascolt
senza osar di riaffacciarsi, e ne ud un altro.

Gran Dio! sclam essa; che significa ci? Ascolt di nuovo, ma non
intese pi nulla. Dopo un lungo intervallo, riavutasi, torn alla
finestra, e rivide la figura. Ne ricev un nuovo saluto, e intese
nuovi sospiri.

Questo gemito  certamente umano! Voglio parlare, diss'ella. Chi va
l? grid poi sottovoce; chi passeggia a quest'ora? La figura alz
la testa, e s'incammin verso il parapetto. Emilia la segu cogli
occhi, e la vide sparire al chiaro della luna. La sentinella allora si
avanz a passi lenti sotto la finestra, ove fermatasi, la chiam per
nome, e le domand rispettosamente se avesse veduto passar qualche
cosa. Essa rispose parerle aver veduto un'ombra. La sentinella non
disse altro; e torn indietro; ma siccome quell'uomo era di guardia,
Emilia sapeva che non poteva abbandonare il suo posto, e ne aspett il
ritorno. Poco dopo lo sent gridare ad alta voce. Un'altra voce
lontana rispose. Uscirono soldati dal corpo di guardia, e tutto il
distaccamento travers il bastione. Emilia domand cosa fosse; ma i
soldati passarono senza darle retta.

Intanto essa si perdeva in mille congetture. Se fosse stata pi vana,
avrebbe potuto supporre che qualche abitante del castello passeggiasse
sotto la sua finestra colla speranza di rimirarla e dichiararle i suoi
sentimenti; ma tale idea non le venne, e quando ci fosse stato,
l'avrebbe abbandonata come improbabile, poich quella persona, che
avrebbe potuto favellarle, era stata muta, e quando ella stessa aveva
detta una parola, la figura erasi allontanata d'improvviso. Mentre
riflettea cos passarono due soldati sul bastione, e parlando fra
loro, fecero comprendere ad Emilia, che un loro compagno era caduto
tramortito. Poco dopo vide avanzarsi tre altri soldati lentamente, ed
una voce fioca; quando furono sotto la finestra, pot distinguere che
chi parlava era sostenuto da' compagni. Essa li chiam per domandar
che cosa fosse accaduto; le fu risposto che il camerata di guardia,
Roberto, era caduto in deliquio, e che il grido da lui fatto svenendo,
aveva dato un falso allarme.

Va egli soggetto a questi deliqui? chiese la giovane.

--S, signorina, s, replic Roberto: ma quand'anco nol fossi, ci
ch'io vidi avrebbe spaventato anche il papa.

--E che cosa vedeste?

--Non posso dire n cosa fosse, n che cosa vidi, n com' scomparso,
rispose il soldato, rabbrividendo ancora dallo spavento. Quando vi
lasciai, signorina, poteste vedermi andar sul terrazzo; ma non iscorsi
nulla fin quando mi trovai sul bastione orientale. Splendea la luna, e
vidi come un'ombra fuggire poco lungi a me dinanzi; sostai all'angolo
della torre dove avea vista quella figura: era sparita; guardai sotto
l'antico arco: nulla. D'improvviso udii rumore, ma non era un gemito,
un grido, un accento, qualcosa insomma che avessi inteso in vita mia.
L'udii una sol volta, ma bast; non so pi che mi avvenne sino
all'istante in cui mi trovai circondato da' compagni.

--Venite, amici, disse Sebastiano, torniamo al nostro posto. Buona
notte, signorina.

--Buona notte, rispose Emilia, chiudendo la finestra, e ritirandosi
per riflettere su quella strana circostanza che coincideva coi fatti
delle altre notti; essa cerc trarne qualche risultato pi certo d'una
congettura; ma la sua immaginazione era tuttavia troppo riscaldata, il
criterio troppo offuscato, ed i terrori della superstizione
signoreggiavano ancora le sue idee.




CAPITOLO XXIX


Emilia recossi di buonissima ora dalla zia, e la trov quasi nel
medesimo stato: aveva dormito pochissimo, e la febbre non era cessata.
Sorrise alla nipote, e parve rianimarsi alla di lei vista: parl poco,
e non nomin mai Montoni. Poco dopo entr egli stesso; sua moglie ne
fu molto agitata e non disse verbo; ma allorch Emilia si alz dalla
sedia accanto al suo letto, la preg con voce fioca di non
abbandonarla.

Montoni non veniva per consolar la moglie, cui sapeva esser
moribonda, o per ottenerne il perdono; veniva unicamente per tentare
l'ultimo sforzo ad estorcere la sua firma, affinch dopo la di lei
morte potesse restar padrone di tutti i suoi beni, che toccavano ad
Emilia. Fu una scena atroce, nella quale l'uno dimostr un'impudente
barbarie, l'altra una pertinacia che sopravviveva per fino alle forze
fisiche. Emilia dichiar mille volte che preferiva rinunziare a tutti
i suoi diritti, anzich vedere gli ultimi momenti della infelice zia
amareggiati da quel crudele diverbio. Montoni nondimeno non usc fin
quando sua moglie, spossata dall'affannosa contesa, perd alfine l'uso
dei sensi, Emilia credette di vedersela spirar in braccio; pure
ricuper la favella, e dopo aver preso un cordiale, intertenne a lungo
la nipote con precisione e chiarezza a proposito dei suoi beni di
Francia. Insegnolle dove fossero alcune carte importanti sottratte
alle ricerche del marito, e le ordin espressamente di non privarsene
mai.

Dopo questo colloquio, la Montoni si assop, e sonnecchi fino a sera:
destatasi, le parve di star meglio, ma Emilia non la lasci se non
molto tempo dopo mezzanotte, e quando le fu ordinato assolutamente;
essa obbed volontieri, ch la malata appariva alquanto sollevata. Era
allora la seconda guardia e l'ora in cui la figura era gi comparsa.
La fanciulla ud cambiar le sentinelle, e quando tutto torn quieto,
affacciossi alla finestra, e cel la lampada per non essere scorta. La
luna proiettava una luce fioca ed incerta; folti vapori l'oscuravano,
immergendola talvolta nelle tenebre. In un di questi intervalli, not
una fiammella aleggiar sul terrazzo; mentre la fissava, essa svan. Un
bagliore le fece alzare il capo; i lampi guizzavano tra una negra
nube, diffondendo una luce funesta e fugace sui boschi della valle e
sugli edifizi circostanti.

Tornando a chinar gli occhi, rivide la fiammella: essa parea in
movimento. Poco stante ud rumor di passi: la vampa mostravasi e
spariva volt'a volta. D'improvviso, al baglior d'un lampo, scorse
qualcuno sul terrazzo. Tutte le ansiet di prima rinnovaronsi; la
persona inoltr, e la fiammella, che parea scherzare, appariva e
svaniva ad intervalli. Emilia, desiderando finirla co' suoi dubbi,
allorch vide la luce proprio sotto la finestra, chiese con voce
languente chi fosse.

Amici: sono Antonio, il soldato di guardia, fu risposto.

--Che cos' quella fiammella? vedete come splende e poi scompare!

--Stanotte essa  comparsa sulla punta della mia lancia, mentr'era in
pattuglia; ma non so cosa significhi.

-- strano, disse Emilia.

--Il mio camerata, prosegu il soldato, anch'egli ha una consimile
fiammella sulla punta della picca, e dice aver gi osservato il
medesimo prodigio.

--E come lo spiega egli?

--Accerta essere un segno di cattivo augurio, e null'altro. Ah! ma
debbo recarmi al mio posto. Buona notte, signorina. E s'allontan.

Ella rinchiuse la finestra, e buttossi sul letto. La tempesta intanto,
che minacciava all'orizzonte, era scoppiata con indicibile violenza;
il rimbombo orrendo del tuono le impediva il sonno. Scorso qualche
tempo, le parve udire una voce in mezzo al fracasso spaventoso degli
elementi scatenati; alzossi per accertarsene, ed accostatasi
all'uscio, riconobbe Annetta, la quale, quando le fu aperto, grid:

Essa muore, signorina, la mia padrona muore.

La fanciulla sussult e corse dalla zia; quando entr, la signora
Montoni pareva svenuta: era quieta e insensibile. Emilia, con un
coraggio che non cedeva al dolore allorch il dovere richiedeva la sua
attivit, non risparmi alcun mezzo per richiamarla alla vita, ma
l'ultimo sforzo era gi fatto, la misera avea finito di patire.

Quando Emilia conobbe l'inutilit delle sue premure, interrog la
tremante Annetta, e seppe che la zia, caduta in una specie di sopore
subito dopo la partenza di lei, era rimasta in quello stato fino
all'istante dell'agonia. Dopo una breve riflessione decise di non
informar Montoni dell'infausto caso se non alla mattina, pensando che
colui sarebbe prorotto in qualche disumana espressione, ch'ella non
avrebbe potuto soffrire. In compagnia della sola Annetta, incoraggita
dal suo esempio, vegli tutta notte presso alla defunta, recitando
l'uffizio dei morti.




CAPITOLO XXX


Allorch Montoni fu informato della morte di sua moglie, considerando
ch'era spirata senza fargli la cessione tanto necessaria al compimento
dei suoi desiderii, nulla valse ad arrestare l'espressione del suo
risentimento. Emilia evit con cura la di lui presenza, e pel corso di
trentasei ore non abbandon mai il cadavere della zia. Profondamente
angosciata dal triste di lei destino, ne obliava tutti i difetti, le
ingiustizie e la durezza, sol rammentandosene i patimenti.

Montoni non disturb le di lei preghiere: egli scansava la camera
dov'era il cadavere della moglie, e perfino quella parte del castello,
come se avesse temuto il contagio della morte. Pareva non avesse dato
alcun ordine relativo ai funerali; cosicch Emilia temette che fosse
un insulto alla memoria di sua zia; ma usc dall'incertezza, quando,
la sera del secondo giorno, Annetta venne ad informarla che la
defunta verrebbe sepolta la notte stessa. Figurandosi che Montoni non
vi avrebbe assistito, era lacerata dall'idea che il cadavere della
povera zia andrebbe alla sepoltura senza che un parente od un amico le
rendesse gli ultimi doveri: decise perci di andarvi in persona; senza
questo motivo, avrebbe tremato di accompagnare il corteo, composto di
gente che avevano tutto il contegno e la figura di assassini, sotto
l'orrida vlta della cappella, ed a mezzanotte, all'ora cio del
silenzio e del mistero, scelta da Montoni per abbandonare all'oblo le
ceneri di una sposa, della quale la sua barbara condotta aveva per lo
meno accelerato la fine.

Secondata da Annetta, ella dispose la salma per la sepoltura. A
mezzanotte, comparvero gli uomini che dovevano trasportarla alla
tomba. Emilia pot contenere a stento l'agitazione vedendo quelle
orride figure: due di essi, senza proferir parola, presero il cadavere
sulle spalle, ed il terzo precedendoli con una fiaccola, discesero
tutti uniti nel sotterraneo della cappella. Dovevano traversare i due
cortili della parte orientale del castello, ch'era quasi tutta
rovinata. Il silenzio e l'oscurit de' luoghi poco poterono sullo
spirito di Emilia, occupata d'idee assai pi lugubri. Giunti al
limitare del sotterraneo, essa sost, sovrappresa da una commozione
inesprimibile di dolore e di spavento, e si volse per appoggiarsi ad
Annetta, muta e tremante al par di lei. Dopo qualche pausa, inoltr, e
scorse, fra le arcate, gli uomini che deponevano la bara sull'orlo
d'una fossa. Ivi trovavansi un altro servo di Montoni ed un sacerdote
di cui non s'avvide se non quando cominci le preci. Allora alz gli
occhi, e scorse la faccia venerabile d'un religioso, che con voce
bassa e solenne recit l'uffizio dei morti. Nell'istante in cui il
cadavere venne calato nel sepolcro, il quadro era tale, che il pi
abile pennello non avrebbe sdegnato dipingere. I lineamenti feroci,
le fogge bizzarre di quegli scherani, inclinati colle faci sulla
fossa, l'aspetto venerabile del frate, avvolto in lunghe vesti di lana
bianca, il cui cappuccio, calato indietro, faceva risaltare un viso
pallido, adombrato di pochi capelli bianchi, onde la luce delle torce
lasciava vedere l'afflizione addolcita dalla piet; l'attitudine
interessante di Emilia appoggiata ad Annetta colla faccia semicoperta
d'un velo nero, la dolcezza e belt della fisonomia, e il suo intenso
dolore, che non le permetteva di piangere, mentre affidava alla terra
l'ultima parente che avesse; i riflessi tremolanti di luce sotto le
vlte, l'ineguaglianza del terreno, ov'erano stati recentemente
sepolti altri corpi, la lugubre oscurit del luogo, tante circostanze
riunite, avrebbero trascinato l'immaginazione dello spettatore a
qualche caso forse pi orribile del funerale dell'insensata ed
infelice signora Montoni.

Terminata la funzione, il frate guard Emilia con attenzione e
sorpresa; pareva volesse parlarle, ma la presenza dei masnadieri lo
trattenne. Nell'uscire dalla cappella si permisero indegni motteggi
sulla cerimonia e sullo stato di lui con grand'orrore d'Emilia. Li
sofferse in silenzio, limitandosi a chiedere di essere ricondotto sano
e salvo al suo convento, dal quale era venuto dietro richiesta
espressa del castellano, a ci indotto dalle istanze della nipote.
Giunti nel secondo cortile, il frate impart alla fanciulla la sua
benedizione, fissandola con occhio pietoso, poi s'incammin verso il
portone. Le due donne ritiraronsi alle proprie stanze.

Emilia pass parecchi giorni in assoluta solitudine, nel terrore per
s e nel rammarico della perdita di sua zia. Si determin infine a
tentare un nuovo sforzo per ottener da Montoni che la lasciasse andare
in Francia. Non sapeva formare veruna congettura sui motivi che potea
avere d'impedirglielo; era troppo persuasa ch'ei volea tenerla seco,
ed il suo primo rifiuto le lasciava poca speranza. L'orrore
inspiratole dalla di lui presenza, le faceva differire di giorno in
giorno il colloquio. Un messaggio per dello stesso Montoni la tolse
da tale incertezza; egli desiderava vederla all'ora che indicava. Fu
quasi per lusingarsi, che, essendo morta la zia, egli acconsentirebbe
a rinunziar alla sua usurpata autorit; ma rammentandosi poi che i
beni tanto contrastati erano divenuti attualmente suoi, tem che
Montoni volesse usare qualche stratagemma per farseli cedere, e non la
tenesse fin allora prigioniera. Quest'idea, invece di abbatterla,
rianim tutte le potenze dell'anima sua, e le infuse nuovo coraggio.
Avrebbe rinunziato a tutto per assicurare il riposo della zia, ma
risolse che veruna persecuzione personale avrebbe il potere di farla
recedere da' suoi diritti. Era interessatissima a conservare
l'eredit a riguardo specialmente di Valancourt, col quale lusingavasi
cos di passare una vita felice. A questa idea sent quant'ei le fosse
caro, e si figurava anticipatamente il momento in cui la di lei
generosa amicizia avrebbe potuto dirgli che gli recava in dote tutti
quei beni; si figurava vedere il sorriso che animerebbe i suoi
lineamenti, e gli sguardi affettuosi che esprimerebbero tutta la sua
gioia e riconoscenza. Credette in quel momento di poter affrontare
tutti i mali che l'infernale malizia di Montoni le avrebbe preparato.
Si ricord allora, per la prima volta dopo la morte della zia, ch'essa
aveva carte relative a questi beni, e risolse di farne ricerca appena
avesse parlato con Montoni.

Con questa idea and a trovarlo all'ora prescritta: era in compagnia
di Orsino e d'un altro uffiziale, e pareva esaminare con diligenza
molte carte deposte sur un tavolino.

Vi ho fatta chiamare, diss'egli alzando la testa, perch desidero
siate testimone di un affare che debbo ultimare col mio amico Orsino.
Tutto ci che si vuol da voi,  che firmiate questa, carta. La
prese, ne lesse borbottando alcune righe, la depose sul tavolo, e le
diede una penna. Stava per firmare, quando le venne d'improvviso in
mente il disegno di lui; le cadde la penna di mano, e neg di firmare
senza leggere il contenuto: Montoni affett sorridere, e ripresa la
carta, finse rileggere un'altra volta come aveva gi fatto. Emilia,
fremendo del pericolo e dell'eccesso di credulit che l'avea quasi
tradita, ricus positivamente di firmare. Montoni continu alcun poco
i motteggi; ma quando, dalla perseveranza di lei, comprese che aveva
indovinato il suo progetto, cambi linguaggio e le ordin di seguirlo.
Appena furono soli, le disse che aveva voluto, per lei e per s
medesimo, prevenire un diverbio inutile in un affare, in cui la sua
volont formava la giustizia, e sarebbe diventata una legge; che
preferiva persuaderla anzich costringerla, e che in conseguenza
adempisse al suo dovere.

Io, come marito della defunta signora Cheron, soggiunse egli,
divento l'erede di tutto ci che ella possedeva; i beni, che non ha
voluto donarmi mentre viveva, non devono ora passare in altre mani.
Vorrei, pel vostro interesse, disingannarvi dell'idea ridicola ch'essa
vi diede alla mia presenza, che i suoi beni cio sarebbero vostri, se
moriva senza cedermeli. Penso che voi siate troppo ragionevole per
provocare il mio giusto risentimento; non soglio adulare, e voi potete
riguardare i miei elogi come sinceri. Voi possedete un criterio
superiore al vostro sesso; e non avete veruna di quelle debolezze che
distinguono in generale il carattere delle donne, l'avarizia cio e il
desiderio di dominare.

Montoni si ferm; Emilia non rispose.

Giudicando come faccio, ripigli egli, io non posso credere vorrete
mettere in campo una contesa inutile. Non credo neppure che pensiate
acquistare o possedere una propriet, sulla quale la giustizia non vi
accorda nessun diritto. Scegliete dunque l'alternativa che vi
propongo. Se vi formerete un'esatta opinione del soggetto che
trattiamo, sarete in breve ricondotta in Francia. Se poi foste tanto
sciagurata da persistere nell'errore, in cui v'indusse vostra zia,
resterete mia prigioniera, finch apriate gli occhi.

Emilia rispose con calma: Io non sono cos poco istruita delle leggi
relative a tale soggetto, per lasciarmi ingannare da un'asserzione
qualunque; la legge mi accorda il possesso dei beni in questione, e la
mia mano non tradir i miei diritti.

--Mi sono ingannato, a quanto pare, nell'opinione che m'era concepita
di voi, disse Montoni severamente; voi parlate con arditezza e
presunzione su d'un argomento che non intendete. Voglio bene, per una
volta, perdonare l'ostinazione dell'ignoranza; la debolezza del vostro
sesso, dalla quale non sembrate esente, esige anche questa indulgenza.
Ma se persistete, avrete a temer tutto dalla mia giustizia.

--Dalla vostra giustizia, signore, rispose Emilia, non ho nulla da
temere, bens tutto da sperare.

Montoni guardolla con impazienza, e parve meditare su ci che doveva
dirle.

Vedo che siete debole tanto da credere ad una ridicola asserzione. Me
ne spiace per voi; quanto a me, poco me n'importa; la vostra credulit
trover il suo castigo nelle conseguenze, ed io compiango la debolezza
di spirito che vi espone alle pene che mi costringete di prepararvi.

--Voi troverete, signore, rispose Emilia con dolcezza e dignit, la
forza del mio spirito eguale alla giustizia della mia causa; e posso
soffrire con coraggio quando resisto alla tirannia.

--Parlate come una eroina, disse Montoni con disprezzo; vedremo se
saprete soffrire egualmente.

Emilia non rispose, e part. Rammentandosi che resisteva cos per
l'interesse di Valancourt, sorrise compiacendosi di pensare ai
minacciati maltrattamenti. And a cercare il posto indicatole dalla
zia, come deposito delle carte relative ai suoi beni, e ve le trov;
ma non conoscendo un luogo pi sicuro per conservarle, ve le ripose
senza esame, temendo di essere sorpresa.

Mentre, ritornata nella solitudine, rifletteva alle parole di Montoni
e ai pericoli nei quali incorreva, opponendosi alla sua volont, ud
scrosci di risa sul bastione; and alla finestra, e vide con sorpresa
tre donne, vestite alla Veneziana, che passeggiavano con alcuni
signori. Allorch passarono sotto la finestra, una delle forestiere
alz la testa. Emilia riconobbe in lei quella signora Livona, le cui
affabili maniere l'avevano tanto sedotta il giorno dopo il suo arrivo
a Venezia, e che in quel giorno istesso era stata ammessa alla tavola
di Montoni: tale scoperta le cagion una gioia mista a qualche
incertezza; era per lei un soggetto di soddisfazione il vedere una
persona tanto amabile quanto sembrava la signora Livona, nel luogo
istesso da essa abitato. Nondimeno, il di lei arrivo al castello in
simile circostanza, il suo abbigliamento, che indicava non esservi
stata costretta, glie ne fece sospettare i principii ed il carattere;
ma l'idea spiaceva tanto ad Emilia, gi vinta dalle maniere seducenti
della bella Veneziana, che prefer non pensare che alle sue grazie, e
band quasi intieramente qualunque altra riflessione.

Quando Annetta entr, le fece diverse interrogazioni sull'arrivo delle
forastiere, e trov avere colei pi premura di rispondere, ch'essa
d'interrogare.

Son venute da Venezia, disse la cameriera, con due signori, ed io
fui contentissima di vedere qualche altra faccia cristiana in
quest'orrido soggiorno. Ma che pretendono esse venendo qui? Bisogna
esser pazzi davvero per venire in questo luogo, oppure ci sono venute
liberamente, giacch sono allegre.

--Saranno forse state fatte prigioniere, soggiunse Emilia.

--Prigioniere! oh! no, signorina: no, nol sono. Mi ricordo bene di
averne veduta una a Venezia;  venuta due o tre volte in casa nostra.
Si diceva perfino, sebbene io non l'abbia mai creduto, che il padrone
l'amasse perdutamente.

Emilia preg Annetta d'informarsi dettagliatamente di tutto ci che
concerneva quelle signore, e, cambiando quindi discorso, parl della
Francia, facendole travedere la speranza di tornarvi in breve.

La ragazza usc per raccogliere informazioni, ed Emilia cerc obliare
le sue inquietudini, pascendosi delle fantastiche immaginazioni create
da' poeti.

Verso sera, non volendo esporsi, sulle mura, agli avidi sguardi dei
soci di Montoni, and a passeggiare nella galleria contigua alla sua
camera. Giugnendo in fondo ad essa ud ripetuti scrosci di risa. Erano
i trasporti dello stravizio, e non gli slanci moderati d'una dolce ed
onesta letizia. Parevan venire dalla porta del quartiere di Montoni.
Un tal baccano in quel momento in cui l'infelice zia era appena
spirata, l'indispett al sommo, e vi riconobbe la conseguenza della
mala condotta di Montoni. Ascoltando, credette riconoscere alcune voci
donnesche; tale scoperta la conferm nei sospetti concepiti sulla
signora Livona e le sue compagne: era evidente ch'elleno non
trovavansi per forza nel castello. Emilia si vedeva cos negli
alpestri recessi degli Appennini, circondata da uomini che riguardava
come briganti, ed in mezzo ad un teatro di vizi, che la faceva
inorridire. L'immagine di Valancourt perd ogni influenza, ed il
timore le fece cambiare i suoi progetti, riflettendo a tutti gli
orrori che Montoni preparava contro di lei; tremando della vendetta,
alla quale esso avrebbe potuto abbandonarsi senza rimorsi, si decise
quasi a cedergli i beni contrastati, se vi persisteva ancora, e
riscattare cos la sicurezza e la libert; ma, poco di poi, la memoria
dell'amante tornava a lacerarle l'anima e ripiombarla nelle angosce
del dubbio. Continu a passeggiare finch l'ombre della sera ebbero
invase le arcate. La fanciulla nonpertanto, non volendo tornar alla
sua camera isolata prima del ritorno d'Annetta, passeggiava tuttora
per la galleria. Passando dinanzi all'appartamento dove avea una volta
osato alzar il velo del quadro, le torn in mente quell'orrido
spettacolo, e sentendosi raccapricciare, sollecitossi, di andarsene
dalla galleria mentre aveane ancor la forza. D'improvviso sent rumor
di passi dietro lei. Poteva essere Annetta, ma, voltando gli occhi con
timore, scorse tra l'oscurit una gran figura che la seguiva, e poco
dopo si trov stretta tra le braccia d'una persona ed ud una voce
bisbigliare all'orecchio. Quando si fu alquanto riavuta dalla
sorpresa, domand chi mai si facesse lecito di trattenerla cos?

Son io, rispose la voce; non temete.

Emilia osserv la figura che parlava, ma la fioca luce della finestra
gotica non le permise di distinguere chi fosse.

Chiunque voi siate, diss'ella con voce tremula, per amor di Dio,
lasciatemi.

--Vezzosa Emilia, soggiunse colui, perch sequestrarvi cos in
questo luogo tetro, mentre gi dabbasso regna tanta allegria?
Seguitemi nel salotto di cedro: voi ne formerete il migliore
ornamento, e non vi spiacer il cambio.

Emilia sdegn rispondere, ma procur di sciogliersi.

Promettetemi che verrete, ed io vi lascer subito; ma accordatemene
prima la ricompensa.

--Chi siete voi? domand Emilia con isdegno e spavento, e cercando
fuggire; chi siete voi che avete la crudelt d'insultarmi cos?

--Perch chiamarmi crudele? rispose colui. Vorrei togliervi da
questa orribile solitudine, e condurvi in una brillante societ. Non
mi conoscete?

Emilia si ricord allora confusamente ch'era uno dei forestieri che
circondavano Montoni la mattina in cui and a trovarlo. Vi ringrazio
della buona intenzione, replic essa senza mostrar d'intenderlo, ma
tutto ci che desidero per ora  che mi lasciate andare.

--Vezzosa Emilia, soggiunse egli, abbandonate questo gusto per la
solitudine. Seguitemi alla conversazione, e venite ad eclissare tutte
le bellezze che la compongono; voi sola meritate l'amor mio. E volle
baciarle la mano; ma la forza dello sdegno le somministr quella di
sciogliersi, e fuggendo nella sua camera, ne chiuse l'uscio prima che
vi giungesse colui, e si abbandon spossata sur una sedia. Sentiva la
di lui voce e i tentativi che faceva per aprire, senza aver la forza
di chieder soccorso. Alfine si avvide che erasi allontanato, ma pens
alla porta della scala segreta, d'onde avrebbe potuto facilmente
penetrare, e si occup subito ad assicurarla alla meglio. Le pareva
che Montoni eseguisse gi i suoi progetti di vendetta, privandola
della sua protezione, e si pentiva quasi di averlo temerariamente
provocato. Credeva oramai impossibile di ritenere i suoi beni. Per
conservare la vita e forse l'onore, fece il proponimento che, se fosse
sfuggita agli orrori della prossima notte, farebbe la cessione la
mattina seguente, purch Montoni le permettesse di partire da Udolfo.

Preso questo partito, si tranquill: rimase cos per qualche ora in
assoluta oscurit; Annetta non giungeva, ed essa principi a temere
per lei; ma non osando arrischiarsi ad uscire, dov restare
nell'incertezza sul motivo di questa assenza. Si avvicinava spesso
alla scala per ascoltare se saliva qualcuno, e non sentendo verun
rumore, determinata per a vegliare tutta la notte, si gett vestita
sul tristo giaciglio e lo bagn delle sue innocenti lacrime. Pensava
alla perdita de' parenti, pensava a Valancourt lontano da lei. Li
chiamava per nome, e la calma profonda, interrotta soltanto dai suoi
lamenti, ne aumentava le tetre meditazioni.

In tale stato, ud d'improvviso gli accordi di una musica lontana;
ascolt, e riconoscendo tosto l'istrumento gi inteso a mezzanotte,
and ad aprire pian piano la finestra. Il suono pareva venir dalle
stanze sottoposte. Poco dopo l'interessante melodia fu accompagnata da
una voce, ma cos espressiva, da non poter supporre che cantasse mali
immaginari. Credette conoscere gi quegli accenti si teneri e
straordinari; ma rammentavasene appena come di cosa molto lontana.
Quella musica le penetr il cuore, nella sua angoscia attuale, come
armonia celeste che consola e incoraggisce. Ma chi potrebbe descrivere
la sua commozione allorch ud cantare, col gusto e la semplicit del
vero sentimento, un'arietta popolare del paese natio; una di quelle
ariette imparate nell'infanzia, e tanto spesso fattele ripetere dal
padre? A quel canto ben noto, fin allora non mai inteso fuori della
sua cara patria, il cuore le si dilat alla rimembranza del passato.
Le vaghe e placide solitudini della Guascogna, la tenerezza e la bont
de' genitori, la semplicit e felicit de' primi anni, tutto
affacciossele all'imaginazione, formando un quadro cos grazioso,
brillante e fortemente opposto alle scene, ai caratteri ed ai pericoli
ond'era circondata attualmente, che il suo spirito non ebbe pi forza
di riandare il passato e non sent pi che il peso degli affanni.

D'improvviso, la musica cambi, e la fanciulla, attonita, riconobbe
l'istessa aria gi intesa alla sua peschiera. Allora le si present
un'idea colla rapidit del lampo, e secolei una catena di speranze la
elettrizz; poteva appena respirare, e vacillava tra la speranza e il
timore: pronunzi dolcemente il nome di Valancourt. Era possibile che
il giovane fosse vicino a lei, e ricordandosi d'avergli udito dire pi
volte che la peschiera, ove aveva sentito quella canzone, e trovato i
versi scritti per lei, era la sua passeggiata favorita anche prima che
si conoscessero, fu persuasa che fosse la di lui voce.

A misura che le sue riflessioni si consolidavano, la gioia, il timore
e la tenerezza lottavano in lei: affacciossi alla finestra per
ascoltar meglio quegli accenti, che valessero a confermare o
distruggere la sua speranza, non avendo Valancourt mai cantato alla di
lei presenza; la voce e l'istrumento tacquero di li a poco, ed essa
ponder un momento se doveva arrischiarsi a parlare. Non volendo, se
era Valancourt, commettere l'imprudenza di nominarlo, e troppo
interessata al tempo istesso per trascurar l'occasione di chiarirsi,
grid dalla finestra: E' una canzone di Guascogna? Inquieta,
attenta, aspett una risposta, ma indarno. Ripet la domanda, ma non
ud altro strepito tranne i fischi del vento traverso i merli delle
mura. Cerc consolarsi persuadendosi che l'incognito si fosse
allontanato prima ch'ella gli parlasse.

Se Valancourt avesse sentita e riconosciuta la sua voce, avrebbe per
certo risposto. Riflett quindi che forse la prudenza l'aveva
obbligato a tacere. Se egli  nel castello, diceva essa,
dev'esservi come prigioniero; per cui avr temuto di rispondermi in
tanta vicinanza delle sentinelle.

Perplessa, inquieta, rimase alla finestra sino all'alba, poi se ne
torn a letto, ma non pot chiuder occhio; la gioia, la, tenerezza, il
dubbio, il timore occuparono tutte le ore del sonno, ore che non le
parvero tanto lunghe come quella volta. Sperava veder tornare Annetta,
e ricever da lei una certezza qualunque, che ponesse fine ai suoi
tormenti attuali.




CAPITOLO XXXI


Annetta venne a trovarla di buon'ora.

Sono stata molto inquieta non vedendoti tornar pi ieri sera, le
disse Emilia. Che cosa ti  mai accaduto?

--Ah! signorina, chi avrebbe mai osato ier sera traversare i lunghi
corridoi della casa in mezzo a tutta quella gente ubbriaca?
Immaginatevi che hanno gozzovigliato tutta notte insieme alle signore
venute recentemente. Che baccano, Dio Signore!... che chiasso!...
Lodovico, temendo per me, mi ha chiusa in camera con Caterina.

--Oh che orrore!... sclam Emilia; ma dimmi: sapresti tu, per caso,
se vi sono prigionieri nel castello, e se son rinchiusi in queste
vicinanze?

--Io non era dabbasso, quando torn la prima truppa dalla scorreria, e
l'ultima non  ancora tornata: laonde ignoro se vi siano prigionieri;
ma l'aspettano stasera o domani, ed allora sapr qualcosa di certo.

Emilia le domand se i servi avessero parlato di prigionieri.

Ah! signorina, disse Annetta ridendo, ora mi accorgo che pensate al
signor Valancourt. Voi lo credete sicuramente venuto colle truppe che
si dicono arrivate di Francia per far la guerra in queste contrade.
Credete che, incontratosi ne' nostri, sia stato fatto prigioniero. O
Signore! come ne sarei contentissima se ci fosse.

--Ne saresti contenta? disse Emilia con accento di doloroso
rimprovero.

--S, signorina, e perch no? Non sareste voi contenta di rivedere il
signor Valancourt? Non conosco un cavaliere pi stimabile; ho proprio
per lui una gran considerazione.

--Ed in prova, rispose Emilia, tu desideri vederlo prigioniero.

--Non gi di vederlo prigioniero, ma sarei lietissima di rivederlo.
Anche l'altra notte me ne sognai... Ma a proposito, mi scordava di
raccontarvi ci che mi fu detto relativamente a quelle pretese dame,
arrivate ad Udolfo. Una di esse  la signora Livona, che il padrone
present a vostra zia a Venezia: adesso ella  la sua amante, ed
allora, ardisco dirlo, era press'a poco la medesima cosa. Lodovico mi
disse (ma per carit, signorina, non ne parlate) che sua eccellenza
non l'aveva presentata se non per salvar le apparenze. Si cominciava
gi a mormorarne; ma quando videro che la padrona la riceveva in casa,
tutte quelle dicerie si credettero calunnie. Le altre due sono le
amanti de' signori Bertolini e Verrezzi. Il signor Montoni le ha
invitate tutte, e ieri ha dato un magnifico pranzo: vi erano vini
d'ogni sorta; le risa, i canti ed i brindisi echeggiavano. Quando
furono briachi, si sparsero pel castello; fu allora che Lodovico
m'imped di venir qui. La  stata una vera indecenza! cos poco tempo
dopo la morte della povera padrona! che cosa avrebbe mai ella detto,
se avesse potuto intendere quello schiamazzo?

Emilia volse la testa per nascondere l'emozione, e preg Annetta di
fare esatte ricerche a proposito dei prigionieri che potessero
trovarsi nel castello, scongiurandola di usar prudenza, e non proferir
mai n il suo nome, n quello di Valancourt.

Ora che ci penso, signorina, disse Annetta, credo che prigionieri
ve ne siano. Ho sentito ieri in anticamera un soldato che parlava di
riscatto: diceva che sua eccellenza facea benissimo a prender la
gente, e ch'era quello il miglior bottino a motivo dei riscatti. Il
suo camerata mormorava, dicendo ci essere vantaggioso pel capitano,
ma non pei soldati.--Noi altri, diceva quel brutto ceffo, non
guadagniamo nulla nei riscatti.

Questa notizia accrebbe l'impazienza di Emilia, la quale mand Annetta
alla scoperta.

La risoluzione presa dalla fanciulla di cedere ogni cosa a Montoni,
soggiacque in quel momento a nuove riflessioni. La possibilit che
Valancourt fosse vicino a lei, rianim il suo coraggio, e risolse
d'affrontare oltraggi e minacce, almeno fin quando potesse assicurarsi
se il giovane fosse realmente nel castello. Stava appunto pensandovi,
allorch Montoni mand a cercarla.

Egli era solo. Vi ho fatta chiamare, le disse, per sentire se vi
decideste infine a smettere le vostre ridicole pretese sui beni di
Linguadoca. Mi limiter per ora a darvi un consiglio, bench potessi
imporre ordini. Se realmente siete stata in errore, se realmente avete
creduto che quei beni vi appartenessero, non persistete almeno in
questo errore che potrebbe diventarvi fatale. Non provocate la mia
collera, e firmate questa carta.

--Se non ho nessun diritto, signore, rispose Emilia, qual bisogno
avete voi della mia rinuncia? Se i beni son vostri, potete possederli
in tutta sicurezza senza mia intervenzione e senza il mio consenso.

--Non argomenter pi, disse Montoni vibrandole un'occhiata, che la
fece tremare. Avrei dovuto vedere che  inutile ragionare coi
ragazzi. La memoria di quanto sofferse vostra zia in conseguenza della
sua folle ostinazione, vi serva ormai di lezione... Firmate questa
carta.

Emilia rest alquanto indecisa; fremette alla rimembranza e alle
minacce che le si ponevano sott'occhio; ma l'immagine di Valancourt,
che l'aveva animata per tanto tempo, ch'era forse vicino a lei, unita
alla forte indignazione fino da' primi anni concepita per
l'ingiustizia, le somministr in quel momento un imprudente, ma nobile
coraggio.

Firmate questa carta, ripet Montoni con maggiore impazienza.

--No, mai, rispose Emilia; il vostro procedere mi proverebbe
l'ingiustizia delle vostre pretese, s'io avessi ignorati i miei
diritti.

Montoni impallid dal furore; gli tremavano le labbra, ed i suoi occhi
fiammeggianti fecero quasi pentire Emilia dell'ardita sua risposta.

Tremate della mia prossima vendetta, sclam egli, con un'orrenda
bestemmia; voi non avrete n i beni di Linguadoca, n quelli di
Guascogna. Osaste mettere in dubbio i miei diritti; ora osate dubitare
del mio potere. Ho pronto un gastigo cui non vi aspettate; esso 
terribile. Stanotte, s, stanotte istessa...

--Stanotte! ripet una voce.

Montoni rest interdetto e si volse, poi, sembrando raccogliersi,
disse piano: Avete veduto ultimamente un esempio terribile
d'ostinazione e di folla; ma parmi non sia bastato a spaventarvi.
Potrei citarvene altri, e farvi tremare solo nel raccontarveli.

Fu interrotto da un gemito che pareva venire di sotto la stanza.
Guardossi intorno: i di lui sguardi sfavillavano di rabbia e
d'impazienza; un'ombra di timore parve nulladimeno alterarne la
fisonomia. Emilia sedette vicino alla porta, perch i diversi
movimenti provati avevano, per cos dire, annichilate le sue forze;
Montoni fece una breve pausa, poi ripigli con voce pi bassa, ma pi
severa:

Vi ho detto che potrei citarvi altri esempi del mio potere e del mio
carattere. Se voi lo concepiste, non ardireste sfidarlo. Potrei
provarvi che allorquando ho preso una risoluzione... Ma parlo ad una
bambina; ve lo ripeto, gli esempi terribili che potrei citarvi non vi
servirebbero a nulla; e quand'anco il pentimento finisse la vostra
opposizione, non mi placherebbe. Sar vendicato; mi far giustizia.

Un altro gemito succed al discorso di Montoni.

Uscite, diss'egli, senza parer di badare allo strano incidente.

Fuori di stato d'implorar la sua piet, Emilia alzossi per uscire, ma
non potendo reggersi in piedi, e soccombendo al terrore, ricadde sulla
sedia.

Toglietevi dalla mia presenza, continu Montoni; questa finzione di
timore convien male ad un'eroina che os affrontare tutto il mio
sdegno.

--Non avete udito nulla, signore? disse Emilia tremando.

--Odo la mia voce soltanto, rispose Montoni severamente.

--Null'altro? soggiunse la fanciulla, esprimendosi con difficolt.
Ancora... non sentite nulla adesso?

--Obbedite, ripet Montoni. Io poi sapr scoprire l'autore di questi
scherzi indecenti.

Emilia si alz a stento, ed usc. Montoni la segu, ma invece di
chiamare, come l'altra volta, i servi per far ricerche nel salotto,
and sulle mura.

La fanciulla da una finestra del corridoio vide scendere dai monti un
distaccamento delle truppe di Montoni. Non vi bad se non per
riflettere agli infelici prigionieri che conducevano forse al
castello. Giunta alfine in camera, si abbandon sopra una sedia,
oppressa da' nuovi affanni che peggioravano la di lei situazione. Non
potea n pentirsi, n lodarsi della sua condotta: sol ricordavasi
d'essere in potere d'un uomo il quale non conosceva altra regola se
non la propria volont. Fu scossa da tristi pensieri udendo un misto
di voci e di nitriti nei cortili. Le si offerse un'improvvisa
speranza di qualche fortunato cambiamento; ma, pensando alle truppe
vedute dalla finestra, cred fossero le stesse, di cui Annetta le
aveva detto che si aspettava il ritorno.

Poco dopo ud molte voci nelle sale. Il rumore dei cavalli cess, e fu
seguito da perfetto silenzio. Emilia ascolt attenta, cercando di
conoscere i passi d'Annetta nel corridoio; tutto era quiete.
D'improvviso, il castello parve immerso nella massima confusione. Era
un camminare a precipizio, un andare e venire nelle sale, nelle
gallerie e nei cortili, e discorsi veementi sul bastione. Corsa alla
finestra, vide Montoni e gli altri officiali appoggiati al parapetto,
od occupati ne' trinceramenti, mentre i soldati disponevano i cannoni.
Il nuovo spettacolo la sbalord.

Finalmente giunse Annetta, ma non sapea nulla di Valancourt. Mi danno
ad intendere tutti, diss'ella, di non saper nulla dei prigionieri;
ma qui ci sono di belle novit! La truppa  tornata ai galoppo, ed a
rischio di restare schiacciati, e' facevano a gara per entrare sotto
la vlta. Hanno portato la notizia che un partito di nemici, com'ei
dicono, tengon loro dietro per attaccare il castello. Cielo! che
spavento!

--Dio buono, vi ringrazio, disse Emilia con fervore. Ora mi resta
qualche speranza.

--Che dite mai, signorina? vorreste voi cadere nelle mani dei nemici?

--Non possiamo star peggio di qui, rispose Emilia.

--Ascoltate, ascoltate, tutto il castello  sossopra. Si caricano i
cannoni, si esaminano le porte e le mura, battono, picchiano, turano,
vanno e vengono come se il nemico fosse sul punto di dare la scalata.
Ma che cosa sar di me, di voi, di Lodovico? Oh! se io sento sparare
il cannone, morr di paura. Se potessi trovare aperto il portone per
mezzo minuto, farei presto a fuggirmene via di qua, n mi rivedrebbero
pi.

--Se lo potessi trovare aperto anch'io un solo istante, sarei salva.
E in brevi parole narr alla cameriera la sostanza del suo colloquio
con Montoni, quindi soggiunse: Corri subito da Lodovico; digli ci
che ho da temere, e ci che ho sofferto: pregalo di trovare un mezzo
di fuggire senza dilazione, e di ci mi fido intieramente nella sua
prudenza. Se vuole incaricarsi della nostra liberazione, sar ben
ricompensato. Non posso parlargli io stessa: saremmo osservati e
s'impedirebbe la nostra fuga. Ma fa presto, Annetta, e procura di
agire con circospezione. Ti aspetter qui.

La buona ragazza, la cui anima sensibile era stata penetrata da quel
racconto, era allora tanto premurosa di obbedire, quanto la padroncina
di adoprarla, ed usc immediatamente.

Riflettendo Emilia ai motivi dell'assalto inaspettato, ne concluse che
Montoni avesse devastato il paese, e che gli abitanti venissero ad
attaccarlo per vendicarsi.

Montoni, senza essere precisamente, come Emilia lo supponeva, un capo
di ladri, aveva impiegato le sue truppe a spedizioni audaci e atroci a
un tempo. Non solo avevano esse spogliato all'occorrenza tutti i
viaggiatori inermi, ma saccheggiate ben anco tutte le abitazioni
situate in mezzo ai monti. In queste spedizioni, i capi non si
facevano mai vedere: i soldati, in parte travestiti, erano presi
talvolta per malandrini ordinari, altre volte per bande forastiere,
che a quell'epoca innondavano l'Italia. Avevano dunque saccheggiate
case, e portati via tesori immensi; ma avendo assalito un castello con
ausiliari della loro specie, n'erano stati respinti, inseguiti dagli
alleati degli avversari. Le truppe di Montoni si ritirarono
precipitosamente verso Udolfo, ma furono incalzate cos da vicino
nelle gole, che giunte appena sulle alture circostanti al forte,
videro il nemico nella valle, distante poco pi d'una lega. Allora
affrettarono il passo per avvertir Montoni di prepararsi alla difesa;
ed era il loro repentino arrivo che aveva piombato il castello in
tanta confusione.

Mentre Emilia aspettava ansiosa il ritorno della fida ancella, vide
dalla finestra un corpo di milizie scendere dalle alture. Annetta era
uscita da poco; doveva eseguire una missione delicata e pericolosa,
eppure era gi tormentata dall'impazienza. Stava in orecchio, apriva
la porta, e le movea incontro sino in fondo al corridoio. Finalmente
ud camminare, e vide, non Annetta, ma il vecchio Carlo. Fu assalita
da nuovi timori. Egli le disse che il padrone lo mandava per
avvertirla di prepararsi a partire immediatamente, ch il castello
stava per essere assediato, aggiungendo che si preparavano le mule,
per condurla, sotto buona scorta, in luogo di sicurezza.

Di sicurezza! sclam Emilia senza riflettere. Il signor Montoni ha
dunque tanta considerazione per me? Carlo non rispose. La fanciulla
fu alternativamente combattuta da mille contrari affetti: sembravale
impossibile che Montoni prendesse misure per la di lei sicurezza. Era
tanto strano il farla uscire dal castello, ch'essa non attribuiva
questa condotta se non al disegno di eseguir qualche nuovo progetto di
vendetta, come ne l'avea minacciata; poco dopo rallegravasi all'idea
di partire da que' tristi luoghi; ma poscia, pensando alla probabilit
che Valancourt fosse ivi prigioniero, se ne accorava vivamente.

Carlo le ramment che non c'era tempo da perdere, il nemico essendo in
vista. Emilia lo preg di dirle in qual luogo dovessero condurla. Egli
esit, ma essa ripet la domanda, ed allora rispose: Credo che
dobbiate andare in Toscana.

--In Toscana! sclam la fanciulla; e perch in quel paese?

Carlo disse di non saper altro, se non che sarebbe stata condotta sui
confini toscani, in una casuccia alle falde degli Appennini, distante
qualche giornata di cammino.

Emilia lo conged. Preparava tremante una piccola valigia, quando
comparve Annetta.

Oh! signorina, non c' pi scampo; Lodovico assicura che il nuovo
portinaio  ancor pi vigilante di Bernardino. Il povero giovane 
disperato per me, e dice che morir di spavento alla prima cannonata.

Si mise a piangere, e sentendo che Emilia partiva, la preg di
condurla seco.

Ben volentieri, rispose questa, se il signor Montoni vi
acconsente.

Annetta non le rispose, e corse a cercar il castellano, ch'era sulle
mura circondato dagli uffiziali. Preg, pianse e si strapp i capegli,
ma tutto fu inutile, e Montoni la scacci duramente con una ripulsa.

Nella sua disperazione, torn presso Emilia, la quale augur male da
quel rifiuto. Vennero tosto ad avvertirla di scendere nel gran
cortile, ove le guide e le mule l'attendevano. Essa tent indarno di
consolare Annetta, che, struggendosi in pianto, ripeteva ognora, che
non avrebbe pi riveduta la sua cara padroncina. Questa pensava fra
s, che i suoi timori potevano esser pur troppo fondati, pure cerc di
calmarla, e le disse addio con apparente tranquillit. Annetta
l'accompagn nel cortile, la vide montare su d'una mula, e partire
colle guide, poi rientr nella sua stanza per piangere liberamente.

Emilia intanto, nell'uscire, osservava il castello, il quale non era
pi immerso in tetro silenzio, come quando eravi entrata; dappertutto
era uno strepito d'armi, un affaccendarsi ai preparativi di difesa.
Quando fu uscita dal portone, quando s'ebbe lasciato indietro quella
formidabile saracinesca, que' tetri bastioni, sent una gioia
improvvisa, come di schiavo che ricuperi la sua libert. Questo
sentimento non le permetteva di riflettere ai nuovi pericoli che
potevano minacciarla: i monti infestati da saccomani, un viaggio
cominciato con guide, la cui sola fisonomia valeva ad incuterle
spavento. Sulle prime per gio, trovandosi fuori di quelle mura,
dov'era entrata con s tristi presagi. Rammentavasi di quali
presentimenti superstiziosi fosse stata clta allora, e sorrideva
dell'impressione ricevutane dal suo cuore.

Osservava con tai sentimenti le torri del castello, e pensando che lo
straniero, cui credea ivi detenuto poteva essere Valancourt, la sua
gioia fu di lieve durata. Riun tutte le circostanze relative
all'incognito, fin dalla notte in cui avevagli sentito cantare una
canzone del suo paese. Se le era rammentate spesso, senza trarne
alcuna convinzione, e credeva soltanto che Valancourt potesse esser
prigioniero in Udolfo. Era probabile che, cammin facendo, raccogliesse
da' suoi conduttori notizie pi dettagliate; ma temendo d'interrogarli
troppo presto, per paura che una diffidenza reciproca non li impedisse
di spiegarsi in presenza l'uno dell'altro, aspett l'occasione
favorevole per intertenerli separatamente.

Poco dopo, udirono in lontananza il suono di una tromba. Le due guide
si fermarono guardando indietro. Il bosco foltissimo, ond'eran
circondati, non lasciava veder nulla. Uno di essi sal sopra un poggio
per osservare se il nemico si avanzasse, giacch la tromba senza
dubbio apparteneva alla sua vanguardia. Mentre l'altro intanto restava
solo con Emilia, ella si arrischi d'interrogarlo a proposito del
supposto Valancourt. Ugo, tale era il nome di colui, rispose che il
castello racchiudeva parecchi prigionieri, ma che non rammentandosene
n la figura, n il tempo dell'arrivo, non poteva darle informazioni
precise. Gli domand quali prigionieri fossero stati fatti dall'epoca
che indic cio da quando aveva intesa la musica per la prima volta.
Sono stato fuori colla truppa per tutta la settimana, rispose Ugo,
e non so nulla di quel che  accaduto nel castello.

Bertrando, l'altra guida, torn ad informar il compagno di quanto avea
veduto, ed Emilia non domand pi nulla. I viaggiatori uscirono dal
bosco, e scesero in una valle per una direzione contraria a quella che
doveva prendere il nemico. Emilia vide intieramente il castello, e
contempl colle lacrime agli occhi quelle mura ov'era forse chiuso
Valancourt. Cominciarono a sentire le cannonate; desse elettrizzavano
Ugo, il quale ardeva d'impazienza di trovarsi a combattere,
maledicendo Montoni che lo mandava cos lontano. I sentimenti del suo
compagno parevano molto diversi, e pi adattati alla crudelt, che ai
piaceri della guerra.

Emilia faceva frequenti interrogazioni sul luogo del suo destino; ma
non pot saper altro, se non che andava in Toscana; e tutte le volte
che ne parlava, parevale scoprire nella faccia di quei due uomini
un'espressione di malizia e fierezza che la faceva tremare.

Viaggiarono alcune ore in profonda solitudine; verso sera
s'ingolfarono fra precipizi ombreggiati da cipressi, pini ed abeti;
era un deserto cos aspro e selvaggio, che se la malinconia avesse
dovuto scegliersi un asilo, quello sarebbe stato il suo favorito
soggiorno. Le guide decisero di riposar quivi. La sera si avanza,
disse Ugo, e andando pi oltre saremmo esposti ad esser divorati dai
lupi. Questo fu un cattivo annunzio per Emilia, trovandosi ad ora
cos tarda in quei luoghi selvaggi, alla discrezione di coloro. Gli
orribili sospetti concepiti sui disegni di Montoni se le presentarono
con maggior forza; fece di tutto per impedir la sosta, e domand con
inquietudine quanto cammino restasse da fare.

Molte miglia ancora, disse Bertrando; se non volete mangiare, buona
padrona, ma noi vogliamo cenare, ch ne abbiamo bisogno. Il sole  gi
tramontato: fermiamoci sotto questa rupe. Il suo camerata acconsent,
fecero scendere Emilia dalla mula, e sedutisi tutti sull'erba, si
misero a mangiare alcuni cibi tratti da una valigia.

L'incertezza aveva talmente aumentata l'ansiet di Emilia a proposito
del prigioniero, che non potendo discorrere col solo Bertrando, lo
interrog alla presenza di Ugo; indarno: ei disse non saperne nulla
affatto. Ciarlando di varie cose, vennero a discorrere di Orsino e del
motivo per cui era fuggito da Venezia. Qual non fu il raccapriccio
d'Emilia allorch Bertrando narr la storia d'un altro assassinio
fatto commettere per conto del cavaliere, ed in cui il bravo avea
sostenuta una parte principale! A tale scoperta, mille terribili
supposizioni l'assalsero: essa credeva restar vittima della cupidigia
di Montoni, il quale avesse deciso di disfarsi di lei in silenzio, e
per mezzo di quegli scherani, per appropriarsi in pace i di lei beni.

Il sole era tramontato tra folte nubi, ed Emilia arrischi tremando di
rammentare alle guide che cominciava a farsi tardi, ma essi erano
troppo occupati dei loro discorsi per badare a lei. Dopo aver finito
di cenare, ripresero la strada della valle in silenzio. Emilia
continuava a pensare alla propria situazione, ed alle ragioni che
poteva aver Montoni per trattarla cos. Era indubitato ch'egli aveva
cattive mire su di lei. Se non la faceva perire per appropriarsi
istantaneamente i di lei beni, non facevala nascondere per un certo
tempo, se non per riservarla a progetti pi tristi, degni della sua
cupidigia, e meglio adatti alla sua vendetta. Rammentandosi
dell'insulto fattole nella galleria, la sua orribile supposizione
acquist maggior forza. A qual fine per l'allontanava dal castello,
ove probabilmente erano gi stati commessi con segretezza tanti
delitti?

Il di lei spavento divenne allora s eccessivo, che proruppe in
dirotto pianto. Pensava nel tempo stesso al diletto padre, ed a ci
che avrebbe sofferto se avesse potuto prevedere le strane e penose di
lei avventure. Con qual cura si sarebbe guardato dall'affidare la sua
figlia orfana ad una donna tanto debole come la signora Montoni! La
sua posizione attuale sembravale cos romanzesca, che, rammentandosi
la calma e serenit de' primi anni, si credeva quasi vittima di
qualche sogno spaventoso, o di un'immaginazione delirante. La
riservatezza impostale dalla presenza delle guide, cambi il suo
terrore in cupa disperazione. La prospettiva spaventevole di ci che
poteva accaderle in seguito la rendeva quasi indifferente ai pericoli
che la circondavano. La notte era gi tanto avanzata, che i
viaggiatori vedevano appena la strada.

Dopo molte ore di penoso cammino, interrotto ben anco da una violenta
burrasca, si trovarono fuori di quei boschi. Ad Emilia parve d'esser
rinata, riflettendo che se quei due uomini avessero avuto ordine
d'ucciderla, l'avrebbero certo eseguito nell'orrido deserto dond'erano
usciti, e dove mai se ne sarebbe potuto trovare la traccia. Rianimata
da questa riflessione, e dalla tranquillit delle sue guide, discese
tacendo per un sentiero fatto solo per gli armenti, contemplando con
interesse la sottoposta valle coronata a levante e a settentrione
dagli Appennini; a ponente ed a mezzogiorno, la vista si estendeva per
le belle pianure della Toscana.

Il mare  l, disse Bertrando, quasi avesse indovinato che Emilia
esaminava quegli oggetti cui il chiaro di luna le permetteva di
scorgere; desso sta ad occidente, bench non possiamo distinguerlo.

Emilia trov subito una differenza di clima, molto pi temperato di
quello de' luoghi alpestri, poco prima attraversati. Il paese ora
contrastava tanto colla grandezza spaventosa di quelli, ov'era stata
confinata, e co' costumi di coloro che vi abitavano, che Emilia si
cred trasportata nella sua cara valle di Guascogna. Stupiva come
Montoni l'avesse mandata in quel delizioso paese, e non potea credere
fosse stato scelto da lui per servir di teatro ad un delitto.

La fanciulla si arrischi a chiedere se il luogo di loro destinazione
fosse ancora molto distante. Ugo le rispose che non n'erano lontani.
A quel bosco di castagni in fondo alla valle, diss'egli, vicino al
ruscello, dove specchiasi la luna. Non vedo l'ora di riposarmi l con
un fiasco di vino buono ed una fetta di prosciutto. Emilia esult
udendo che il suo viaggio stava per finire. In pochi momenti giunsero
all'ingresso del bosco. Videro da lontano un lume: avanzaronsi
costeggiando il ruscello, ed arrivarono in breve ad una capanna.
Bertrando batt forte. Un uomo si affacci ad una finestrella, ed
avendolo riconosciuto, scese immediatamente ad aprir la porta.
L'abitazione era rustica, ma decente; costui ordin alla moglie di
portar qualche rinfresco ai viaggiatori, ed intanto parl in disparte
con Bertrando: Emilia l'osserv; era un contadino grande, ma non
robusto, pallido, e di sguardi penetranti. Il di lui esteriore non
annunziava un carattere capace d'ispirar fiducia, e non aveva modi che
potessero conciliargli la benevolenza.

Ugo s'impazientiva, chiedeva da cena, e prendeva anche un fare
autorevole, che non sembrava ammettere replica. Vi aspettava un'ora
fa, disse il contadino, avendo gi ricevuto una lettera del signor
Montoni.

--Fate presto, per carit, abbiamo fame; e sopratutto portate tanto
vino. Il contadino ammann loro immediatamente lardo, vino, fichi,
pane ed uva squisita. Dopo che Emilia si fu alquanto rifocillata, la
moglie del contadino le indic la sua camera. La fanciulla le fece
alcune interrogazioni intorno a Montoni: Dorina, cos chiamavasi la
donna, rispose con molta riservatezza, pretendendo ignorare le
intenzioni di sua eccellenza. Convinta allora che non avrebbe ricevuto
alcuno schiarimento sul nuovo suo destino, la licenzi, e coricossi;
ma le scene maravigliose accadute, tutte quelle che prevedeva, si
presentarono a un tempo alla di lei inquieta immaginazione, e
concorsero col sentimento della nuova situazione a privarla d'ogni
sonno.




CAPITOLO XXXII


Quando, allo spuntar del giorno, Emilia apr la finestra, rest
sorpresa contemplando le bellezze che la circondavano. La casa era
ombreggiata da castagni, misti a cipressi e larici. A settentrione e a
levante gli Appennini, coperti di boschi, formavano un anfiteatro
superbo e maestoso. Le loro falde verdeggiavano di vigne e di oliveti.
Le ville elegantissime della nobilt toscana, sparse qua e l sui
colli, formavano una vista sorprendente. L'uva pendeva a festoni dai
rami dei pioppi e dei gelsi. Prati immensi costeggiavano il ruscello
che scendeva dalle montagne; a ponente ed a mezzogiorno, si scorgeva
il mare a gran distanza. La casa era esposta a mezzogiorno, e
circondata da fichi, gelsomini e viti dai rubicondi grappoli, che
pendevano intorno alle finestre: il praticello innanzi alla casa era
smaltato di fiori e d'erbe odorifere. Quel luogo era per Emilia un
boschetto incantato, la cui vaghezza comunic successivamente al di
lei spirito la calma, che non aveva gustata da tanto tempo.

Fu chiamata all'ora della colazione dalla figlia del contadino,
fanciulla di fisonomia interessante, dell'et di circa diciassette
anni. Emilia vide con piacere che parea animata dalle pi pure
affezioni della natura: tutti quelli che la circondavano, annunziavano
pi o meno cattive disposizioni: crudelt, malizia, ferocia e
doppiezza; quest'ultimo carattere distingueva specialmente la
fisonomia di Dorina e di suo marito. Maddalena parlava poco, ma con
voce soave ed un'aria modesta e compiacente che interessarono Emilia.
Le donne fecero colazione in casa mentre Ugo, Bertrando ed il loro
ospite mangiavano sul prato prosciutto e formaggio, inaffiati di vini
toscani. Appena ebbero finito, Ugo and in fretta a cercare la sua
mula. Emilia seppe allora ch'egli doveva tornare ad Udolfo, mentre
Bertrando sarebbe rimasto alla capanna.

Quando Ugo fu partito, Emilia propose una passeggiata nel bosco; ma
essendole stato detto che non poteva uscire se non in compagnia di
Bertrando stim meglio ritirarsi nella sua stanza.

Preferendo la solitudine alla societ di quello scellerato e de' suoi
ospiti, Emilia pranz in camera, e Maddalena ebbe il permesso di
servirla. La di lei conversazione ingenua le fece conoscere che i
contadini abitavano da molto tempo in quella casa, la quale era un
regalo di Montoni in ricompensa d'un servizio resogli da Marco,
stretto parente del vecchio Carlo. Sono cos tanti anni, signora,
disse Maddalena, ch'io ne so pochissimo; ma sicuramente mio padre deve
aver fatto del gran bene a sua eccellenza, perch la mamma ha detto
spessissimo, che questa casa era il menomo regalo che potesse fargli.

Emilia ascoltava con pena questo racconto, che dava un colore poco
favorevole al carattere di Marco. Un servizio che Montoni ricompensava
cos, non poteva essere che delittuoso; e si convinceva sempre pi di
non essere stata mandata in quel luogo se non per un colpo disperato.

Sapete voi quanto tempo sar, disse Emilia, pensando all'epoca in
cui la signora Laurentini era sparita dal castello, sapete voi quanto
tempo sia che vostro padre ha reso al signor Montoni il servizio di
cui mi parlate?

--Fu un po' prima che venisse ad abitare in questa casa; saranno circa
diciotto anni.

Era l'epoca in cui si diceva presso a poco che fosse sparita la
signora Laurentini. Venne in mente ad Emilia che Marco avesse potuto
servir Montoni in quell'affare misterioso, secondando forse un
omicidio. L'orribile pensiero la piomb in angosciose riflessioni.
Rest sola fino a sera, vide tramontare il sole, ed al momento del
crepuscolo le sue idee furono tutte occupate di Valancourt. Riun le
circostanze relative alla musica notturna, e tutto ci che appoggiava
le sue congetture sulla di lui prigionia nel castello, e si conferm
nell'opinione di averne udita la voce. Stanca d'affannarsi, si gett
finalmente sul letto, e ced al sonno. Un colpo battuto all'uscio non
tard a svegliarla. L'immagine di Bertrando con uno stile alla mano,
si present alla di lei immaginazione alterata. Domand chi fosse.
Son io, signorina, aprite, non abbiate timore, sono la Lena.

--Che cosa vi adduce s tardi? disse Emilia facendola entrare.

--Zitto, signora, per l'amor del cielo, non facciamo rumore. Se ci
sentissero, non me la perdonerebbero. Mio padre, mia madre e Bertrando
dormono, soggiuns'ella chiudendo la porta. Siccome voi non avete
cenato, vi ho portato uva, fichi, pane ed un bicchier di vino. Emilia
la ringrazi, ma le fece conoscere che si esponeva al risentimento di
Dorina, quando si fosse accorta della mancanza dei frutti.
Riprendeteli, Lena, le disse, io soffrir meno a non mangiare, che
se sapessi doveste domani esserne sgridata da vostra madre.

--Oh! signora! non v' pericolo, soggiunse la Lena; mia madre non
pu accorgersi di nulla, poich  la mia parte di cena; mi fareste
dispiacere ricusando. Emilia fu talmente intenerita della generosit
della buona fanciulla, che le vennero le lagrime agli occhi. Non
v'affliggete, le disse la Lena; mia madre  un po' viva, ma le passa
presto. Non vi accorate dunque. Ella mi sgrida spesso, ma io ho
imparato a soffrirla; e se mi riesce di scappare nel bosco, quando ha
finito, mi scordo di tutto.

Emilia sorrise, malgrado le sue lagrime, disse a Lena che aveva un
ottimo cuore, ed accett il dono. Desiderava molto sapere se
Bertrando, Dorina e Marco avessero parlato di Montoni e dei suoi
ordini in presenza di Maddalena; ma non volle sedurre l'innocente
fanciulla, facendole tradire i discorsi de' suoi genitori. Quando se
ne and, Emilia la preg di venire a trovarla pi spesso che poteva,
senza per mancare ai doveri di figlia; Lena lo promise, ed augurolle
la buona notte.

Emilia per alcuni giorni non usc mai di camera, e la Lena veniva a
trovarla solo nel tempo de' pasti. La sua dolce fisonomia e le sue
maniere interessanti consolavano la solitaria nostra eroina. In
quest'intervallo il di lei spirito, non avendo ricevuta alcuna nuova
scossa di dolore o di timore, pot giovarsi del divertimento della
lettura. Ritrov alcuni abbozzi, carta e matite, e si sent disposta a
ricrearsi disegnando qualche parte della magnifica prospettiva che
aveva sott'occhio.

La sera d'un d che faceva gran caldo, Emilia volle provarsi a fare
una passeggiata, bench Bertrando dovesse accompagnarla. Prese la Lena
ed usc seguita dallo scherano, che la lasci padrona di scegliere la
strada. Il tempo era sereno e fresco: Emilia ammirava con entusiasmo
quella bella contrada.

Il sole all'occaso dorava ancora la cima degli alberi e le vette pi
alte. Emilia segu il corso del ruscello lungo gli alberi che lo
costeggiavano. Sulla riva opposta alcune bianche pecorelle spiccavano
fra il verde. D'improvviso, ud un coro di voci. Si ferma, ascolta
attenta, ma teme di farsi vedere. Fu la prima volta che riguard
Bertrando come il suo protettore; ei la seguiva davvicino discorrendo
con un pastore. Rassicurata da questa certezza, si avanza dietro una
collinetta; la musica cess, e di l a poco sent una voce di donna
che cantava sola. Emilia, raddoppiando il passo, gir dietro la
collina, e vide un praticello coronato da alberi altissimi. Vi osserv
due gruppi di contadini che stavano intorno ad una giovinetta, la
quale cantava, tenendo in mano una ghirlanda di fiori.

Finita la canzone, alcune pastorelle si avvicinarono ad Emilia ed alla
Lena, le fecero sedere in mezzo a loro, e le presentarono uva e fichi.
Quella placida scena campestre la commosse oltremodo, e quando torn a
casa, si sent lo spirito pi calmato.

Dopo quella sera passeggi spesso in compagnia della Lena, ma sempre
colla scorta di Bertrando. La tranquillit in cui viveva, le faceva
credere che non si avessero cattivi disegni su di lei; e senza l'idea
probabile che Valancourt in quel momento fosse prigioniero nel
castello, avrebbe preferito di restare col fino all'epoca del suo
ritorno in patria. Riflettendo per ai motivi che potevano aver deciso
Montoni a farla passare in Toscana, la sua inquietudine non diminuiva,
non essendo persuasa che il solo interesse della di lei sicurezza
l'avesse deciso a condursi in questa guisa.

Emilia pass qualche tempo nella capanna prima di ricordarsi che,
nella precipitosa partenza, aveva lasciato ad Udolfo le carte della
zia relative ai beni della Linguadoca. Ci le fece pena, ma poi sper
che il nascondiglio sarebbe sfuggito alle ricerche di Montoni.




CAPITOLO XXXIII


Torniamo un momento a Venezia, dove il conte Morano geme sotto il peso
di nuove sciagure. Appena giunto quivi, era stato arrestato per ordine
del Senato, e messo in una segreta cos rigorosa, che tutti gli sforzi
degli amici non riuscirono a saperne notizia. Egli non avea potuto
indovinare a qual nemico dovesse la sua prigionia, a meno che non
fosse Montoni, sul quale appunto fissavansi i suoi sospetti.

Essi erano non solo probabili, ma anche fondati. Nella faccenda della
coppa avvelenata, Montoni avea sospettato Morano; ma, non potendo
acquistar il grado di prova necessaria alla convinzione del delitto,
ebbe ricorso ad altri modi di vendetta. Da una persona fidata fece
gettare una lettera d'accusa nella _bocca del leone_, destinata a
ricevere le denunzie segrete contro i cospiratori politici.

Il conte erasi attirato il rancore de' principali senatori; i modi
altieri, la smodata ambizione faceanlo odiar dagli altri; non dovea
dunque aspettarsi alcuna piet da parte de' suoi nemici.

Montoni intanto faceva fronte ad altri pericoli. Il suo castello era
assediato da gente risoluta a vincere. La forza della piazza resist
al violento attacco, la guarnigione si difese strenuamente e la
mancanza di viveri costrinse gli assalitori a sgomberare. Quando
Montoni si vide di nuovo pacifico possessore d'Udolfo, impaziente di
aver ancora Emilia in mano, mand a cercarla. Costretta a partire, la
fanciulla, di un tenero addio alla dolce Lena. Risalendo l'Appennino,
fiss un luogo sguardo di rammarico sulla deliziosa contrada che
abbandonava; ma il dolore che risentiva a dover tornare al teatro de'
suoi patimenti, fu addolcito dalla probabile speranza di ritrovarvi
Valancourt, bench prigioniero.

Giunti a sera inoltrata, e senza tristi incontri, presso al castello,
poterono scorgere al chiaro di luna i danni patiti dalle mura durante
l'assedio. Anche i boschi avean sofferto: alberi atterrati,
schiantati, spogli di frondi, bruciati, indicavano i furori della
guerra.

Profondo silenzio era susseguito al tumulto delle armi. Alla porta, un
soldato munito di lampada venne a riconoscere i viaggiatori, e li
introdusse nel cortile. Emilia fu colta quasi da disperazione udendo
rinchiudersi alle spalle quelle formidabili imposte che parevano
separarla per sempre dal mondo.

Traversato il secondo cortile, trovaronsi alla porta del vestibolo; il
soldato augur loro la buona notte e torn al suo posto. Intanto
Emilia pensava al modo di ritirarsi nella sua antica stanza senza
esser veduta, per paura d'incontrare s tardi o Montoni o qualcuno
della sua compagnia. L'allegria che regnava nel castello era allora
talmente clamorosa, che Ugo batteva alla porta senza poter farsi
intendere dalla servit. Questa circostanza aument i timori di
Emilia, e le lasci il tempo di riflettere. Avrebbe forse potuto
giugnere allo scalone, ma non poteva andare alla sua camera senza
lume. Bertrando aveva appena una torcia, ed ella sapeva benissimo che
i servi accompagnavano col lume solo fino alla porta, perch il
lampione sospeso alla vlta illuminava sufficentemente il vestibolo.

Carlo apr alfine la porta: Emilia lo preg di mandar subito Annetta
con un lume nella galleria grande dove andava ad aspettarla, e, salita
la scala, sedette sull'ultimo gradino. Il buio della galleria la
dissuase dall'entrarvi. Mentre stava attenta per sentire se venisse
Annetta, sent Montoni ed i suoi compagni, che, parlando
tumultuosamente con gente ebbra, si dirigevano a passi barcollanti
verso la scala. Obliando la paura, entr colle braccia avanti nella
galleria, sempre attenta alle voci che udiva dabbasso, e tra le quali
distinse quelle di Bertolini e Verrezzi. Dalle poche parole che pot
intendere, cap che si parlava di lei: ciascuno reclamava qualche
antica promessa di Montoni. Dopo aver alcun poco altercato, sent
venir su gente, e si slanci nella galleria colla rapidit del lampo.
Percorse cos alla ventura parecchi di que' vetusti anditi; finalmente
riesc in uno d'essi in fondo al quale le parve vedere un filo di
luce.

Mentre dirigevasi col, scorse venirle incontro Verrezzi barcollante.
Per cansarlo, si gett in una porta che trov a sinistra, sperando di
non essere stata veduta; poco dopo, socchiuse l'uscio per cercar
d'andarsene, quando un lume spunt in fondo a quel corridoio, e
riconobbe Annetta; le corse incontro, e questa, vedendola, le si butt
al collo con un grido. Emilia pot farle comprendere il suo pericolo,
e recaronsi ambedue nella camera di Annetta alquanto distante. Alcun
timore per non valse a farla tacere. Oh! mia cara padrona, diceva
essa camminando, quanta paura ho avuto! Ah! ho creduto di morire
mille volte, e non sapeva se sarei sopravvissuta al fragor dei cannoni
per potervi rivedere. Non ho mai provato in vita mia un contento
maggiore quanto adesso che vi ritrovo.

--Zitto! diceva Emilia; siamo inseguite!

Ma era l'eco de' loro passi.

No, disse Annetta, hanno chiusa una porta.

--Facciamo silenzio per carit, e non parliamo pi, finch non siamo
giunte alla tua camera. Vi arrivarono finalmente senza sinistri
incontri. La cameriera apr, e Emilia si mise a sedere sul letto per
riposarsi alquanto. La sua prima domanda fa se Valancourt era
prigioniero. Annetta le rispose non poter dirglielo con precisione,
ma esser certa ch'eranvi molti prigionieri nel castello. Poscia
cominci a sua guisa a fare la descrizione dell'assedio, o piuttosto
il dettaglio di tutte le paure sofferte durante l'attacco. Ma,
soggiuns'ella, quando intesi sulle mura i gridi di vittoria, credei
che noi fossimo stati presi, e mi tenni perduta; in vece avevamo
scacciati i nemici. Andai nella galleria settentrionale, e vidi un
gran numero di fuggitivi sulle montagne. Del resto poi si pu dire che
i bastioni sono in rovina. Facea spavento il vedere nel bosco
sottoposto tanti morti, ammucchiati l'un sopra l'altro!... Durante
l'assedio, il signor Montoni correa qua, l, era da per tutto, a
quanto mi disse Lodovico. Per me, egli non mi lasciava veder nulla. Mi
chiudeva in una stanza nel centro del castello, mi portava da
mangiare, e veniva a trovarmi pi spesso che poteva. Debbo confessare
che, senza Lodovico, sarei morta, sicuramente.

--E come vanno le cose dopo l'assedio?

--V' un fracasso terribile, rispose Annetta; i signori non fanno
altro che mangiare, bere e giuocare. Stanno a tavola tutta notte e
giuocano tra loro le belle e ricche cose, che hanno preso quando
andavano al saccheggio od a qualcosa di simile. Hanno alterchi
vivissimi sulla perdita e sul guadagno; il signor Verrezzi perde
sempre, a quanto si dice: Orsino guadagna, e sono sempre in lite.
Tutte quelle belle signore sono ancora qui, e vi confesso che mi fanno
ribrezzo quando le incontro.

--Sicuramente, disse Emilia sussultando, odo rumore, ascolta.

--Oib!  il vento. Lo sento spesso quando soffia pi forte del
solito, e scuote le porte della galleria. Ma perch non volete
coricarvi? credo non vorrete restar cos tutta notte.

Emilia si stese sul letto pregandola di lasciare il lume acceso.
Annetta si coric accanto a lei; ma la fanciulla non poteva dormire,
e le pareva sempre d'intendere qualche rumore. Mentre Annetta cercava
persuaderla ch'era il vento, udirono rumor di passi vicino all'uscio.
La cameriera voleva scendere dal letto, ma Emilia la trattenne; si
buss leggermente, e si chiam Annetta sottovoce.

Per l'amor del cielo, non rispondere, disse Emilia, sta quieta.
Faremmo bene a spegnere il lume, che potrebbe tradirci.

--Madonna! sclam la cameriera; non resterei al buio adesso per
tutto l'oro del mondo. Mentre parlava fu ripetuto pi forte il nome
di Annetta. Ah!  Lodovico, grid essa allora, e si alzava per aprir
la porta; ma Emilia ne la imped volendo prima assicurarsi se era
solo. Annetta gli parl qualche tempo, ed egli le disse che, avendola
lasciata uscire per andare a trovar la padroncina, veniva a
rinchiuderla di nuovo. Questa temendo di essere sorpresa se
continuavano a parlare in quel modo, acconsent a lasciarlo entrare.
La fisonomia franca e buona del giovane rassicur Emilia, la quale
implor il di lui soccorso, se Verrezzi lo avesse reso necessario.
Lodovico promise di passar la notte in una camera attigua per
difenderla da qualunque insulto, e, acceso un lume, se ne and al suo
posto.

Emilia avrebbe desiderato riposare, ma troppi interessi occupavano la
sua mente: si vedeva in un luogo divenuto soggiorno del vizio e della
violenza, fuori della protezione delle leggi, in potere d'un uomo
instancabile nella persecuzione e nella vendetta; e riconobbe che
resistere pi a lungo alla di lui prepotenza sarebbe stata follia.
Abbandon pertanto la speranza di vivere agiatamente con Valancourt, e
decise di ceder tutto a Montoni la mattina seguente, purch le
permettesse di tornarsene tosto in Francia. Queste riflessioni la
tennero svegliata tutta notte.

Appena fu giorno, Emilia ebbe un lungo colloquio con Lodovico, il
quale le raccont varie circostanze relative al castello, e le di
alcune notizie sui progetti di Montoni, che accrebbero i suoi fondati
timori. Gli dimostr gran sorpresa perch, sembrando cos commosso
dalla di lei trista situazione in quel castello non pensasse
d'andarsene. Ei l'assicur non essere sua intenzione di restarvi, ed
allora essa rischi a domandargli se volesse assecondare la sua fuga.
Lodovico l'accert ch'era dispostissimo a tentarla, ma le rappresent
tutte le difficolt dell'impresa, giacch la di lui perdita sarebbe
stata certa, se Montoni li raggiungesse prima d'esser fuori de' monti.
Promise nulladimeno di cercarne con premura l'occasione, e di
occuparsi d'un piano di fuga. Emilia gli confid allora il nome di
Valancourt, pregandolo d'informarsi se fosse nel numero dei
prigionieri. La debole speranza che le rinacque da questo colloquio,
dissuase Emilia dal trattare immediatamente con Montoni; risolse,
s'era possibile, di ritardare a parlargli fin quando avesse saputo
qualcosa da Lodovico, e di non far la cessione se non quando le fosse
riuscito impossibile ogni mezzo di fuggire. Mentre fantasticava cos,
Montoni rinvenuto dall'ubbriachezza, la mand a chiamare; essa obbed,
e lo trov solo, Ho saputo, diss'egli, che non passaste la notte
nella vostra camera; dove siete stata? Emilia gli dettagli le
circostanze che ne l'aveano impedita, e le chiese la sua protezione
per l'avvenire. Voi conoscete i patti della mia protezione,
diss'egli; se realmente ne fate caso, procurate di meritarvela.

Quella dichiarazione precisa, che non l'avrebbe protetta se non
condizionatamente, durante la sua cattivit nel castello, convinse
Emilia della necessit di arrendersi; ma prima gli domand se le
avrebbe permesso di partire immediatamente dopo aver firmata la
cessione; egli le ne fece solenne promessa, e le present la carta,
colla quale essa gli trasferiva tutti i suoi diritti.

Fu per qualche tempo incapace di firmare, avendo il cuore lacerato da
opposti affetti; stava per rinunziare alla felicit della sua vita, e
alla speranza che l'avea sostenuta in un s lungo corso di avversit.

Montoni le ripet i patti della sua obbedienza, osservandole che tutti
i momenti erano preziosi. Essa prese la penna e firm la cessione.
Appena ebbe finito, lo preg di ordinare la sua partenza e di
lasciarle condur seco Annetta. Montoni allora si mise a ridere. Era
necessario ingannarvi, diss'egli; era l'unico mezzo per farvi agire
ragionevolmente: voi partirete ma non adesso. Bisogna prima ch'io
prenda possesso di quei beni; quando ci sar fatto, potrete
tornarvene in Francia.

La fredda scelleratezza colla quale ei violava il solenne impegno da
lui preso, ridusse Emilia alla disperazione, conoscendo che il suo
sacrifizio non le avrebbe giovato a nulla, e sarebbe rimasta
prigioniera: non sapeva trovar parole per esprimere i suoi sentimenti,
e capiva bene che ogni osservazione sarebbe stata infruttuosa; guard
Montoni con aria supplichevole, ma egli volse il capo, e la preg di
ritirarsi. Incapace di fare neppure un passo, ella si abbandon sopra
una sedia, sospirando affannosamente senza poter piangere, n parlare.

Perch abbandonarvi a questo inopportuno dolore? le disse Montoni;
sforzatevi di sopportare coraggiosamente ci che ora non potete
evitare. Non avete da lagnarvi di verun affanno reale; abbiate
pazienza, e sarete rimandata in Francia. Intanto tornate alla vostra
stanza.

--Non oso, signore, rispose Emilia, andare in un luogo ove pu
introdursi il signor Verrezzi.--Non vi ho io promesso di proteggervi?
disse Montoni.--Promesso! ribatt Emilia titubando.--La mia promessa
dunque non basta? riprese egli severamente.--Rammentatevi della
vostra prima promessa, disse Emilia tremando, e giudicherete voi
stesso qual caso io debba fare delle altre.--Guardatevi dal farmi
ritrattare le mie parole. Ritiratevi, voi non avete nulla da temere
nel vostro appartamento.

Emilia ritirossi a passi lenti, e quando fu giunta nella sua camera,
esamin attentamente se vi fosse nascosto qualcuno, chiuse la porta, e
si mise a sedere vicino alla finestra. La misera avrebbe forse perduta
la ragione, se non avesse lottato fortemente contro il peso delle sue
sciagure. Invano sforzavasi di credere che Montoni l'avrebbe realmente
rimandata in Francia, tostoch si fosse assicurato de' suoi beni, e
che intanto l'avrebbe guarentita dagl'insulti. La sua speranza
principale per era riposta in Lodovico; n dubitava del suo zelo,
malgrado la poca fiducia di lui stesso nella progettata evasione.

Questa trista giornata la trascorse come tante altre nella propria
camera. Cal la notte, ed Emilia sarebbesi ritirata nella stanza di
Annetta se un interesse pi forte non l'avesse trattenuta: voleva
attendere all'ora consueta il ritorno della musica, la quale, se non
potea assicurarla positivamente della presenza di Valancourt nel
castello, valea a confermarla nella sua idea e procurarle una
consolazione s necessaria nel suo attuale abbattimento.

La notte era burrascosa: il vento soffiava veemente; le ore passarono:
Emilia ud appostar le sentinelle. Di l a poco, una fioca melodia
travers l'aere; riconobbe il suono di un liuto accompagnato da'
queruli accenti d'un uomo. Essa ascoltava sperando e temendo; ritrov
la dolcezza armoniosa della voce e del liuto, che gi conosceva.
Convinta che la musica partiva da una delle stanze sottoposte, si
sporse in fuori per iscoprire alcun lume, ma indarno. Chiam anche
sottovoce, ma il vento imped senza dubbio di udirla; la musica
continuava. D'improvviso, ud battere all'uscio della camera, ed
avendo riconosciuto la voce di Annetta, le apr, invitandola ad
avvicinarsi pian piano alla finestra per ascoltare.

Gran Dio! sclam Annetta; io conosco questa canzone: essa 
francese, ed una delle ariette favorite del mio caro paese...
 un nostro compatriota che canta e dev'essere il signor
Valancourt.--Piano, Annetta, disse Emilia, non parlar s forte;
potremmo essere intese.--Da chi? dal cavaliere?--No, ma qualcuno
potrebbe tradirci. Perch credi tu sia Valancourt quello che canta? Ma
zitto: la voce diventa pi forte. La riconosci?--Signorina, rispose
Annetta, io non ho mai udito cantare il cavaliere. Ad Emilia
spiacque assai che l'unico motivo di Annetta per credere ch'era
Valancourt, fosse che il cantore era Francese. Poco dopo ud la
romanza intesa alla peschiera, e il di lei nome fu ripetuto cos
spesso, che Annetta grid ad alta voce: Signor Valancourt! signor
Valancourt! Emilia tent trattenerla, ma essa gridava sempre pi
forte; la musica cess, e nessuno rispose. Non importa, signora
Emilia, disse la ragazza;  il cavaliere senz'altro, ed io voglio
parlargli.--No, no, Annetta; voglio parlargli io stessa. Se  lui,
riconoscer la mia voce, e risponder. Chi , grid ella, che canta
cos tardi? Sussegu un lungo silenzio. Ripet la domanda, ed intese
fievoli accenti, i quali parevano venir s da lontano, che non pot
distinguer nessuna parola. Allora cred che l'incognito fosse
Valancourt senz'altro, giacch aveva risposto alla sua voce, e
lusingandosi che l'avesse riconosciuta, si abbandon a trasporti di
gioia. Annetta intanto continuava a chiamare. Emilia, temendo allora
di esser tradita nelle sue ricerche, la fece tacere, riservandosi ad
interrogare Lodovico la mattina seguente.

Stettero ambedue qualche tempo alla finestra, ma tutto rimase
tranquillo. Emilia, giubilante, camminava a gran passi per la camera,
chiamando sottovoce Valancourt, e tornava quindi alla finestra, dove
non udiva altro che il mormorio del vento tra le frondi. Annetta
mostravasi impaziente quanto lei; ma la prudenza le decise infine a
chiudere la finestra, ed andarsene a letto.




CAPITOLO XXXIV


Passarono alcuni giorni nell'incertezza. Lodovico aveva potuto sapere
solamente che c'era un prigioniero nel luogo indicato da Emilia, un
Francese, stato preso in una scaramuccia. Nell'intervallo, Emilia
sfugg alle persecuzioni di Verrezzi e Bertolini, confinandosi nella
sua camera. Talvolta passeggiava la sera nel corridoio. Montoni pareva
rispettar l'ultima sua promessa, sebbene avesse violata la prima; ed
ella non poteva attribuire il suo riposo che al favore della di lui
protezione. Erane allora cos persuasa, che non desiderava partire dal
castello se non dopo aver ottenuto qualche certezza a proposito di
Valancourt. L'aspettava adunque, senza che ci le costasse verun
sacrifizio, non essendosi presentata fin allora nessuna occasione
propizia di fuggire.

Finalmente, Lodovico venne ad avvertirla che sperava di vedere il
prigioniero, dovendo questi avere per guardia la notte seguente un
soldato di cui erasi fatto amico. La di lui speranza non fu vana,
giacch pot entrare nella prigione col pretesto di portargli acqua.
La prudenza per gl'impose di non confidare alla sentinella il vero
motivo di quella visita, che fu molto breve.

Emilia stette impaziente ad aspettarne il risultato; infine vide
ricomparire il giovano con Annetta. Il prigioniero, signorina,
diss'egli, non ha voluto confidarmi il suo nome. Quando pronunziai
il vostro, si mostr meno sorpreso di quel ch'io m'immaginassi.

--Come sta egli? Dev'essere molto abbattuto dopo una s lunga
prigionia...--Oh no! mi parve che stesse bene, quantunque non glie
l'abbia domandato.--Non vi ha consegnato nulla per me? disse
Emilia.--Mi ha dato questo, dicendo che vi avrebbe scritto se avesse
avuto l'occorrente. Prendete. E le consegn una miniatura. Emilia
riconobbe il suo proprio ritratto, lo stesso che aveva perduto sua
madre in modo cos singolare alla peschiera della valle. Pianse allora
di gioia e tenerezza, e Lodovico continu: Mi ha scongiurato a
procurargli un abboccamento con voi. Gli rappresentai quanto mi
paresse difficile farvi acconsentire il suo custode; mi rispose ci
esser pi facile che non immaginassi, e che se ne gli avessi portata
la vostra risposta, si sarebbe spiegato meglio.--Quando potrete
rivedere il cavaliere, ditegli che acconsento a vederlo.--Ma quando,
signora, in qual luogo?--Ci dipender dalle circostanze; desse
fisseranno l'ora ed il luogo.

Il giovane le augur la buona notte, e se ne and.

Pass una settimana prima che Lodovico potesse rientrare nella
prigione. Nell'intervallo, comunic ad Emilia rapporti spaventosi di
quanto accadeva nel castello: il di lei nome era spesso pronunziato
ne' discorsi di Bertolini e Verrezzi, e diveniva sempre soggetto di
alterchi. Montoni aveva perduto al giuoco somme enormi con Verrezzi, e
c'era tutta la probabilit che gliela destinasse in isposa per
isdebitarsi, ad onta dell'opposizione di Bertolini. A tai notizie, la
meschina scongiurava Lodovico a riveder tosto il prigioniero, ed a
favorire la loro fuga.

Finalmente Lodovico le disse d'aver riveduto il cavaliere, il quale
avealo indotto a fidar nel carceriere, di cui aveva gi esperimentata
la condiscendenza, e che avevagli promesso di uscire per mezz'ora la
notte seguente, quando Montoni ed i suoi compagni stessero
gozzovigliando.  una bella cosa per certo, soggiunse il giovane;
ma Sebastiano sa bene che non corre alcun rischio, lasciando uscire
il prigioniero, poich se potr scappare dalle porte di ferro sar
molto destro. Il cavaliere mi manda da voi, o signora, per supplicarvi
in nome suo di permettergli che vi veda stanotte, quando pur fosse per
un momento solo, non potendo pi vivere sotto il medesimo tetto senza
vedervi; circa all'ora, non pu precisarla, giacch dipende dalle
circostanze, come voi diceste, e vi prega di scegliere il luogo che
crederete il pi sicuro.

Emilia era s agitata dalla prossima speranza di rivedere Valancourt,
che passarono alcuni minuti prima di poter rispondere. Finalmente, non
seppe indicare un luogo pi sicuro del corridoio. Fu dunque stabilito
che il cavaliere sarebbe venuto quella notte nel corridoio, e che
Lodovico avrebbe pensato a scegliere l'ora. Emilia, come pu credersi,
pass quest'intervallo in un tumulto di speranza, di gioia e d'ansiosa
impazienza. Dopo il suo arrivo al castello non aveva mai osservato con
tanto piacere il tramonto del sole. Contava le ore, e le parea che il
tempo non passasse mai.

Finalmente suon mezzanotte. Apr la porta del corridoio per ascoltare
se vi fosse rumore nel castello, e ud solo l'eco delle risa smoderate
che partivano dalla sala grande. S'immagin che Montoni ed i suoi
ospiti fossero a tavola. Essi sono occupati per tutta la notte, disse
fra s, e Valancourt sar presto qui. Chiuse la porta, e passeggi
per la camera coll'agitazione dell'impazienza. Si affacciava alla
finestra, lusingandosi di sentir suonare il liuto; ma tutto era
silenzio, e la sua emozione cresceva. Annetta, che aveva fatto
restare in sua compagnia, ciarlava secondo il solito; ma Emilia non
intendeva sillaba de' suoi discorsi. Tornando alla finestra, sent
alfine la solita voce cantare accompagnata dal liuto. Non pot
astenersi dal piangere per la tenerezza. Finita la romanza, Emilia la
consider come un segnale che le indicasse l'uscita di Valancourt.
Poco dopo ud camminare nel corridoio, apr la porta, corse incontro
all'amante, e si trov fra le braccia d'un uomo che non aveva mai
veduto. La faccia ed il suono della voce dell'incognito la
disingannarono sul momento, e svenne.

Allorch risens, trovossi sostenuta da quest'uomo, il quale la
considerava con viva espressione di tenerezza e d'inquietudine. Non
ebbe la forza per interrogare, n per rispondere: proruppe in dirotto
pianto, e si sciolse dalle di lui braccia. L'incognito impallid.
Sorpreso, guardava Lodovico come per domandargli qualche schiarimento;
ma Annetta gli spieg il mistero che non intendeva neppur Lodovico.
Signore, grid ella singhiozzando, voi non siete l'altro cavaliere.
Noi aspettavamo il signor Valancourt, e non siete voi quello. Ah!
Lodovico, come avete potuto ingannarci cos? la mia povera padrona se
ne risentir per molto tempo. L'incognito, il quale pareva
agitatissimo, voleva parlare, ma gli spirarono le parole sul labbro, e
battendosi colla mano la fronte, come preso da improvvisa
disperazione, si ritir dalla parte opposta del corridoio.

Annetta si terse le lagrime, e disse a Lodovico: Pu darsi che
l'altro cavaliere, cio il signor Valancourt, sia tuttora dabbasso.
Emilia alz la testa. No, replic Lodovico, il signor Valancourt
non c' stato mai, se questo cavaliere non  lui. Se aveste avuta la
bont di confidarmi il vostro nome, signore, diss'egli all'incognito,
quest'equivoco non avrebbe avuto luogo.-- verissimo, rispos'egli
in cattivo italiano; ma m'importava molto che Montoni lo ignorasse.
Signora, soggiunse quindi, volgendosi in francese a Emilia,
permettetemi due parole. Soffrite che spieghi a voi sola il mio nome
e le circostanze che m'indussero nell'errore. Io sono vostro
compatriotta, e ci troviamo ambidue in una terra straniera.

Emilia procur di calmarsi, ed esitava ad accordargli la sua domanda;
in fine, preg Lodovico di andar ad aspettarla in fondo al corridoio,
trattenne Annetta, e disse all'incognito che quella fanciulla
intendendo pochissimo l'italiano, ei poteva favellarle in questa
lingua. Si ritirarono in un angolo, e l'incognito le disse, dopo un
lungo sospiro: Signora, la mia famiglia non dev'esservi ignota. Io mi
chiamo Dupont; i miei parenti vivevano a qualche distanza dal vostro
castello della valle, ed io ebbi la fortuna d'incontrarvi qualche
volta, visitando il vicinato. Non vi offender certo ripetendovi
quanto sapeste interessarmi, quanto mi compiaceva di errare nei luoghi
che voi frequentavate, quante volte ho visitato la vostra peschiera
favorita, e quanto gemeva allora delle circostanze che m'impedivano di
dichiararvi la mia passione! Non vi spiegher come potei cedere alla
tentazione, ed in qual modo divenni possessore d'un tesoro
inestimabile per me, che affidai, pochi giorni sono, al vostro
messaggero, con una speranza ben diversa da quella che or mi resta.
Non mi estender di pi. Lasciate ch'io implori il vostro perdono, e
circa a quel ritratto che restituii cos male a proposito, la vostra
generosit ne scuser il furto, e vorr rendermelo. Il mio delitto
stesso  divenuto il mio castigo; e quel ritratto che involai aliment
una passione che dev'essere sempre il mio tormento.

Emilia, interrompendolo, disse: Lascio alla vostra coscienza, o
signore, il decidere se, dopo tutto quant' accaduto a proposito del
signor Valancourt, io debba rendervi il ritratto. Non sarebbe
un'azione generosa: dovete convenirne voi stesso, e mi permetterete di
aggiungere che mi fareste un'ingiuria insistendo per ottenerlo. Mi
trovo onorata della favorevole opinione che concepiste di me; ma...
l'equivoco di questa sera mi dispensa dal dirvi di pi.

--S, signora, oim! s, replic Dupont; accordatemi almeno di farvi
conoscere il mio disinteresse, se non il mio amore. Accettate i
servigi d'un amico, il quale, bench prigioniero, giura di fare ogni
tentativo per togliervi da quest'orribile soggiorno, e non mi negate
la ricompensa d'aver tentato almeno di meritare la vostra gratitudine.

--Voi la meritate gi, signore, disse Emilia, ed il voto che
esprimete merita tutti i miei ringraziamenti. Scusatemi se vi rammento
il pericolo a cui siamo esposti, prolungando questo abboccamento. Sar
per me una gran consolazione, sia che i vostri tentativi vadano a
vuoto, od abbiano un esito felice, di avere un generoso compatriotta
disposto a proteggermi.

Dupont prese la mano di Emilia, che voleva ritirarla, e se l'appress
rispettosamente alle labbra.

Permettetemi, le disse, di sospirare vivamente per la vostra
felicit, e lodarmi d'una passione che m' impossibile di vincere. In
quel punto Emilia ud rumore nella sua camera, e voltandosi da quella
parte, vide un uomo il quale, precipitandosi nel corridoio brandendo
uno stile, grid: v'insegner io a vincere questa passione! E corse
incontro a Dupont ch'era inerme. Questi scans il colpo, si gett su
colui, nel quale Emilia riconobbe Verrezzi e lo disarm. Durante la
lotta, Emilia e Annetta corsero a chiamar Lodovico, ma era sparito.
Tornando indietro, il rumore della lotta le fece sovvenire del
pericolo. Annetta and a cercar Lodovico; la fanciulla s'affrett dove
Dupont e Verrezzi erano sempre alle prese, e li scongiur a
separarsi. Il primo finalmente gett in terra l'avversario e ve lo
lasci sbalordito dalla caduta. Emilia lo preg di fuggire, prima che
comparisse Montoni, o qualcun altro: ei ricus di lasciarla cos senza
difesa, e mentr'ella, pi spaventata per lui che per s medesima,
raddoppiava le sue premurose istanze, udirono salire la scala segreta.

Siete perduto, diss'ella;  la gente di Montoni. Dupont non
rispose, e sostenendo Emilia, che stentava a reggersi, aspett di pi
fermo gli avversari. Poco dopo entr Lodovico solo, e gettando
un'occhiata dappertutto: Seguitemi, disse loro, se vi  cara la
vita; non abbiamo un momento da perdere.

Emilia domand cosa fosse accaduto, e dove convenisse andare.

Non ho tempo di dirvelo, rispose Lodovico. Fuggite, fuggite.

Essa lo segu all'istante, sostenuta da Dupont. Scesero la scala, e
mentre traversavano un andito segreto, si ricord di Annetta, e chiese
dove fosse, Ci aspetta, le rispose Lodovico sottovoce. Poco fa
furono aperte le porte per un distaccamento che arriva, e temo che
vengano chiuse nuovamente, prima che noi vi giungiamo. Emilia tremava
sempre pi dopo aver saputo che la sua fuga dipendeva da un solo
istante. Dupont le dava braccio, e procurava, camminando, di rianimare
il suo coraggio.

Lodovico apr un'altra porta, dietro la quale trovarono Annetta, e
scesero alcuni gradini. Il giovane disse che quel passaggio conduceva
al secondo cortile, e comunicava col primo. A misura che si
avanzavano, un tumulto confuso, che pareva venire dal secondo cortile,
spavent Emilia.

Non temete, signora, disse Lodovico, la nostra sola speranza 
riposta in questo tumulto: mentre la gente del castello  occupata di
quelli che giungono, potremo forse uscir dalle porte inosservati. Ma
zitto, soggiunse avvicinandosi ad una porticella che metteva sul
primo cortile; restate qui un momento: io vado a vedere se le porte
sono aperte, e se c' qualcuno per via. Vi prego, signore, di spegnere
il lume se mi sentirete parlare, aggiunse consegnando la lampada a
Dupont, ed in tal caso restate in silenzio.

Usc, e chiuse la porta. Noi saremo in breve fuori di queste mura,
disse Dupont a Emilia; fatevi coraggio, e tutto andr bene.

Poco dopo udirono Lodovico parlar forte, e distinsero anche un'altra
voce. Dupont spense subito il lume. Gran Dio!  troppo tardi,
esclam Emilia; che sar di noi? Ascoltarono attenti, e si accorsero
che Lodovico parlava colla sentinella. Il cane di Emilia, che l'aveva
seguita, cominci a latrare. Dupont lo prese in braccio per farlo
tacere, e sentirono che il giovane diceva alla sentinella: Intanto
far io la guardia per voi.--Aspettiamo un momento, replic la
sentinella, e non avrete questo incomodo. I cavalli devono esser
mandati alle stalle vicine, si chiuderanno le porte, e potr
assentarmi per un minuto--Oib! Per me non  un incomodo, caro
camerata, disse Lodovico; farete a me lo stesso servizio un'altra
volta. Andate, andate ad assaggiare quel vino, altrimenti la truppa
arrivata lo berr tutto, e non ve ne rimarr pi.

Il soldato esit, e chiam nel secondo cortile, per sapere se i
cavalli dovevano esser condotti fuori, e se potevano chiudersi le
porte. Erano tutti troppo occupati per rispondergli, quand'anco
l'avessero inteso.

S, s, disse Lodovico, non son cos gonzi, si dividono tutto fra
loro. Se aspettate quando partono i cavalli, troverete il vino bevuto
tutto. Io ne ebbi la mia parte, ma giacch non ne volete, andr io in
vece vostra.

--Alto l, camerata, soggiunse la sentinella, prendete il mio posto
per pochi minuti, che torno subito.

E andossene correndo.

Lodovico, vedendosi in libert, si affrett di aprire la porta
dell'andito. Emilia soccombea quasi all'ansiet cagionatagli dal lungo
colloquio. Egli disse loro che il cortile era libero: lo seguirono
senza perder tempo, e menarono seco due cavalli che trovarono isolati.

Usciti senza ostacolo dalle formidabili porte, corsero ai boschi.
Emilia, Dupont e Annetta erano a piedi; Lodovico sopra un cavallo,
conduceva l'altro. Giunti nella selva, le due fanciulle salirono in
groppa coi loro protettori. Lodovico serviva di guida, e fuggirono
tanto presto quanto lo permetteva una strada rovinata, ed il fioco
chiaror di luna traverso gli alberi.

Emilia era cos stordita dall'inattesa partenza, che osava credere
appena di essere sveglia: dubitava per molto che l'avventura potesse
andar a finir bene, ed il dubbio era pur troppo ragionevole. Prima di
uscire dal bosco udirono alte grida, e videro molti lumi nelle
vicinanze del castello. Dupont spron il cavallo, e con molta pena lo
costrinse a correr pi presto.

Povera bestia, disse Lodovico, dev'essere ben stanca, essendo stata
fuori tutto il giorno. Ma signore, andiamo da questa parte, perch i
lumi vengono per di qua. E spronati i cavalli, si misero a galoppare.
Dopo una lunga corsa, guardarono indietro: i lumi erano tanto lontani,
che a mala pena potevano distinguersi; le grida avean fatto luogo a
profondo silenzio. I viaggiatori allora moderarono il passo, e tennero
consiglio sulla direzione da prendere. Decisero di andare in Toscana
per guadagnare il Mediterraneo, e cercar d'imbarcarsi prontamente per
la Francia. Dupont aveva progettato di accompagnarvi Emilia, se
avesse potuto sapere che il suo reggimento vi fosse tornato.

Erano allora sulla strada gi percorsa da Emilia con Ugo e Bertrando.
Lodovico, il solo di essi che conoscesse i tortuosi sentieri di que'
monti, assicur che a poca distanza ne avrebbero trovato uno pel quale
sarebbesi potuto scender facilmente in Toscana, e che alle falde degli
Appennini c'era una piccola citt, dove avrebbero potuto procacciarsi
le cose necessarie pel viaggio.

Emilia pensava a Valancourt ed alla Francia con gioia; ma intanto essa
sola era l'oggetto delle riflessioni malinconiche di Dupont. L'affanno
per ch'ei provava pel suo equivoco, veniva addolcito dal piacere di
vederla, Annetta pensava alla lor fuga sorprendente, e al susurro che
avrebber fatto Montoni ed i suoi. Tornata in patria, voleva sposare il
suo liberatore per gratitudine e per inclinazione. Lodovico, per parte
sua, si compiaceva di avere strappato Annetta ed Emilia al pericolo
che le minacciava, lieto di fuggire egli stesso da quella gente che
gli faceva orrore. Aveva resa la libert a Dupont, e sperava di viver
felice coll'oggetto del suo amore.

Occupati dai loro pensieri, i viaggiatori restarono in silenzio per
pi di un'ora, meno qualche domanda che faceva tratto tratto Dupont
sulla direzione della strada, o qualche esclamazione di Annetta sugli
oggetti che il crepuscolo lasciava vedere imperfettamente. Infine
scorsero lumi alle falde di un monte, e Lodovico non dubit pi non
fosse la desiata citt. Soddisfatti di questa certezza, i suoi
compagni si abbandonarono di nuovo ai loro pensieri; Annetta fu quindi
la prima a parlare.

Dio buono, diss'ella, dove troveremo noi denaro? So che n la mia
padrona, n io non abbiamo un soldo. Il signor Montoni ci provvedeva
egli! L'osservazione produsse un esame che termin in un imbarazzo
seriissimo. Dupont era stato spogliato di quasi tutti i suoi denari
allorch cadde prigioniero; il resto l'aveva regalato alla sentinella,
che avevagli permesso di uscire dal carcere. Lodovico, che da molto
tempo non poteva ottenere il pagamento del suo salario, aveva appena
di che supplire al primo rinfresco nella citt in cui dovean giungere.

La loro povert li affliggeva tanto pi, perch poteva trattenerli in
cammino, e, sebbene in una citt, temevano sempre il potere di
Montoni. I viaggiatori adunque non ebbero altro partito che quello di
andare avanti a tentar la fortuna. Passarono per luoghi deserti;
finalmente udirono da lontano i campanelli di un armento, e poco dopo
il belato delle pecore, e riconobbero le tracce di qualche abitazione
umana. I lumi veduti da Lodovico erano spariti da molto tempo,
nascosti dagli alti monti. Rianimati da questa speranza, accelerarono
il passo, e scopersero alfine una delle valli pastorali degli
Appennini, fatta per dare l'idea della felice Arcadia. La sua
freschezza e bella semplicit contrastavano maestosamente colle nevose
montagne circostanti.

L'alba faceva biancheggiare l'orizzonte. A poca distanza, e sul fianco
di un colle, i viaggiatori distinsero la citt che cercavano, e vi
giunsero in breve. Con molta difficolt poterono trovarvi un asilo
momentaneo. Emilia domand di non fermarsi pi del tempo strettamente
necessario per rinfrescare i cavalli; la di lei vista eccitava
sorpresa, essendo senza cappello, ed avendo appena avuto il tempo di
prendere un velo. Le rincresceva perci la mancanza di denaro, che non
permettevale di procacciarsi quest'articolo essenziale.

Lodovico esamin la sua borsa, e trov che non bastava neppur a pagare
il rinfresco. Dupont si arrischi di confidarsi all'oste, che gli
pareva umano ed onesto; gli narr la loro posizione, pregandolo
d'aiutarli a continuare il viaggio. Colui promise di far tutto il
possibile, tanto pi essendo essi prigionieri fuggiti dalle mani di
Montoni, cui egli aveva ragioni personali per odiare: acconsent a
somministrar loro i cavalli freschi per partire immediatamente, ma non
era ricco abbastanza per fornirli anche di denaro. Stavano
lamentandosi, lorch Lodovico, dopo aver condotto i cavalli in
istalla, ritorn tutto allegro, e le mise tosto a parte della sua
gioia: nel levare la sella ad un cavallo, vi avea trovata una borsa
piena di monete d'oro, porzione senza dubbio del bottino fatto dai
condottieri. Tornavano essi dal saccheggio allorch Lodovico era
fuggito, ed il cavallo essendo uscito dal secondo cortile, ove stava a
bere il suo padrone, aveva portato via il tesoro, sul quale per certo
contava quel birbante.

Dupont trov questa somma sufficientissima per ricondurli tutti in
Francia, e risolse allora di accompagnarvi Emilia. Si fidava di
Lodovico quanto poteva permetterglielo una conoscenza s breve, eppure
non reggeva all'idea di confidargli Emilia per un s lungo viaggio.
D'altronde, non aveva forse il coraggio di privarsi del pericoloso
piacere di vederla.

Tennero consiglio sulla direzione da prendere. Lodovico avendo
assicurato che Livorno era il porto pi vicino ed accreditato,
decisero d'incamminarvisi.

Emilia compr un cappello e qualche altro piccolo oggetto
indispensabile. I viaggiatori cambiarono i cavalli stanchi con altri
migliori, e si rimisero lietamente in cammino al sorger del sole. Dopo
qualche ora di viaggio attraverso un paese pittoresco, cominciarono a
scendere nella valle dell'Arno. Emilia contempl tutte le bellezze di
quei luoghi pastorali e montuosi, unite al lusso delle ville dei
nobili fiorentini, e alle ricchezze di una svariata coltura. Verso
mezzogiorno scoprirono Firenze, le cui torri s'innalzavano superbe
sullo splendido orizzonte.

Il caldo era eccessivo, e la comitiva cerc riposo all'ombra.
Fermatisi sotto alcuni alberi, i cui folti rami li difendevano dai
raggi del sole, fecero una refezione frugale, contemplando il
magnifico paese con entusiasmo.

Emilia e Dupont ridiventarono a poco a poco taciturni e pensierosi,
Annetta era giuliva, e non si stancava mai di ciarlare, Lodovico era
molto allegro, senza obliare per i riguardi dovuti ai suoi compagni
di viaggio. Finito il pasto, Dupont persuase Emilia a procurare di
gustar un'ora di sonno, mentre Lodovico avrebbe vegliato. Le due
fanciulle, stanche dal viaggio, si addormentarono.

Quando Emilia svegliossi, trov la sentinella addormentata al suo
posto, e Dupont desto, ma immerso ne' suoi tristi pensieri. Il sole
era ancora troppo alto per continuare il viaggio, e giustizia volea
che Lodovico, stanco dalle tante fatiche, potesse finire in pace il
suo sonno. Emilia profitt di questo momento onde sapere per qual caso
Dupont fosse caduto prigioniero di Montoni. Lusingato dall'interesse
che dimostravagli questa domanda, e dell'occasione che gli
somministrava di parlare di s medesimo, Dupont la soddisfece
immediatamente.

Io venni in Italia, signora, al servizio del mio paese. Una mischia
ne' monti colle bande di Montoni mise in rotta il mio distaccamento, e
fui preso con alcuni altri. Quando seppi d'essere prigioniero di
Montoni, questo nome mi colp. Mi rammentai che vostra zia aveva
sposato un Italiano di tal nome, e che voi li avevate seguiti in
Italia. Non potei per sapere con certezza, se non molto dopo, che
costui era quello stesso, e che voi abitavate sotto il medesimo tetto
con me. Non vi stancher dipingendovi la mia emozione allorch seppi
questa nuova, la quale mi fu data da una sentinella che potei sedurre
fino al punto di accordarmi qualche ricreazione, una delle quali
m'interessava assai, ed era pericolosissima per lui. Ma non fu
possibile indurlo ad incaricarsi d'una lettera, e di farmi conoscere a
voi. Temeva di essere scoperto, e provare tutta la vendetta di
Montoni. Mi somministr per l'occasione di vedervi parecchie volte.
Ci vi sorprende, ma vi spiegher meglio. La mia salute soffriva molto
per mancanza d'aria e d'esercizio, e potei finalmente ottenere, dalla
piet o dall'avarizia sua, di passeggiare la notte sul bastione.
Emilia divenne attenta, e Dupont continu:

Accordandomi questo permesso, la mia guardia sapeva bene ch'io non
poteva fuggire. Il castello era custodito con vigilanza, ed il
bastione sorgea sopra una rupe perpendicolare. M'insegn egualmente
una porta nascosta nella parete della stanza, ov'io era detenuto, ed
imparai ad aprirla. Questa porta metteva in un andito stretto
praticato nella grossezza del muro, che girava per tutto il castello,
e veniva a riuscire all'angolo del bastione orientale. Ho saputo in
seguito che ve ne sono altri consimili nelle muraglie enormi di quel
prodigioso edifizio, destinati senza dubbio a facilitare la fuga in
tempo di guerra. Per tal mezzo adunque io andava la notte sul
bastione, e vi passeggiava con cautela onde non essere scoperto. Le
sentinelle erano molto lontane, perch le alte mura da quella parte
supplivano ai soldati. In una di queste passeggiate notturne, osservai
un lume alla finestra d'una stanza superiore alla mia prigione: mi
venne in idea che quella fosse la vostra camera, e, sperando di
vedervi, mi fermai in faccia alla finestra.

Emilia, rammentandosi allora la figura veduta sul bastione, che
l'aveva tenuta in tanta perplessit, esclam: Eravate dunque voi,
signor Dupont, che mi cagionaste un terrore cos ridicolo? La mia
fantasia era tanto indebolita dai lunghi patimenti, che il pi lieve
incidente bastava a farmi tremare.

Dupont le manifest il suo rammarico d'averla spaventata, poi
soggiunse: Appoggiato al parapetto in faccia alla vostra finestra, il
pensiero della vostra situazione malinconica e della mia mi strapp
alcuni gemiti involontari che vi attrassero alla finestra, almeno cos
supposi. Vidi una persona, e credetti foste voi. Non vi dir nulla
della mia emozione in quel momento. Voleva parlare ma la prudenza mi
trattenne, e l'avanzarsi della sentinella mi obblig a fuggire.

Passarono alcuni giorni prima ch'io potessi tentare una seconda
passeggiata, poich non poteva uscire se non quando era di guardia il
milite da me guadagnato coi doni. Intanto mi persuasi della realt
delle mie congetture sulla situazione della vostra camera. Appena
potei uscire, tornai sotto la vostra finestra, e vi vidi senza ardir
di parlarvi. Vi salutai colla mano, e voi spariste. Obliando la mia
prudenza, esalai un lungo sospiro. Voi tornaste e diceste qualcosa.
Intesi la vostra voce, e stava per abbandonare ogni riguardo, quando
udii venire una sentinella, e mi ritirai prontamente; ma quel soldato
mi aveva veduto. Egli mi segu, e mi avrebbe raggiunto, senza un
ridicolo stratagemma che form in quel momento la mia salvezza.
Conoscendo la superstizione di quella gente, gettai un grido lugubre,
sperando che avrebbe cessato d'inseguirmi, e fortunatamente riuscii.
Quell'uomo pativa di mal caduco: il timore ch'io gl'incussi lo fece
cadere a terra tramortito, ed io m'involai prontamente. Il sentimento
del pericolo incorso, e che il raddoppiamento delle guardie, per
questo motivo, rendeva maggiore, mi dissuase dal tornar a passeggiare
sul bastione. Nel silenzio delle notti per mi divertiva con un
vecchio liuto procuratomi dal mio custode, e talvolta cantava, ve lo
confesso, sperando d'essere inteso da voi. Infatti poche sere fa,
parvemi udire una voce che mi chiamasse, ma non volli rispondere per
timore della sentinella. Ditemi, in grazia, signora, eravate voi?

--S, rispose Emilia, con un sospiro involontario, avevate ragione.

Dupont, osservando la penosa sensazione che tal soggetto le cagionava,
cambi discorso.

In una delle mie gite nell'andito di cui vi ho parlato, intesi,
diss'egli, un colloquio singolare che veniva da una stanza contigua
al medesimo. Il muro era in quel luogo cos sottile, che potei udire
distintamente tutti i discorsi che si facevano. Montoni stava col coi
compagni. Egli cominci il racconto dell'istoria straordinaria
dell'antica padrona del castello. Descrisse circostanze strane; la sua
coscienza per deve sapere fino a qual punto fossero credibili. Ma voi
dovete conoscere, signorina, le notizie vaghe che si fanno circolare
sul destino misterioso di quella dama.

--Le conosco, signore, diss'Emilia, e mi accorgo che voi non ci
credete.

--Io ne dubitava, replic Dupont, prima dell'epoca di cui vi parlo;
ma il racconto di Montoni aggrav i miei sospetti, e restai quasi
persuaso ch'ei fosse un assassino. Tremai per voi. Aveva udito
pronunziare il vostro nome dai convitati in modo inquietante, e
sapendo che gli uomini i pi empi sogliono essere i pi superstiziosi,
mi decisi a spaventarli, per distoglierli dal nuovo delitto ch'io
temeva. Ascoltai attentamente Montoni, e nel luogo pi interessante
del racconto, ripetei pi volte le sue ultime parole.

--Non avevate timore di essere scoperto? chiese Emilia.

--No, rispose Dupont, sapendo, che se Montoni avesse conosciuto il
segreto dell'andito non mi avrebbe rinchiuso in quella stanza. La
compagnia, per qualche momento, non bad alla mia voce, ma finalmente
l'allarme fu s grande, che fuggirono tutti. Montoni ordin ai servi
di fare attive ricerche, ed io tornai alla mia prigione.

Dupont ed Emilia continuarono a discorrere di Montoni, della Francia,
e del piano del loro viaggio. Ella gli disse che aveva intenzione di
ritirarsi in un convento della Linguadoca; pensava di scrivere a
Quesnel, per informarlo della sua condotta, ed aspettare la scadenza
dell'affitto del suo castello della valle, per andare a stabilirvisi.
Dupont la persuase che i beni, dei quali Montoni aveva voluto
spogliarla, non erano perduti per sempre, e si rallegr che fosse
fuggita dalle mani di quel barbaro, il quale senza dubbio l'avrebbe
tenuta prigioniera per tutta la vita. La probabilit di rivendicare i
beni della zia, non tanto per s medesima quanto per Valancourt, le
fecero provare un senso di gioia ond'era stata priva per molto tempo.

Verso il declinar del sole, Dupont svegli Lodovico per continuare il
loro viaggio. Giunsero in Firenze a notte avanzata, ed avrebbero
voluto rimanervi qualche giorno per rimirare le bellezze di quella
famosa metropoli, ma l'impazienza di ritornare in patria li fece
rinunziare a tal idea; ed il giorno seguente, di buonissim'ora,
avviaronsi alla volta di Pisa, cui traversarono fermandosi appena il
tempo necessario per rinfrescare i cavalli, e giunsero a Livorno verso
la sera del giorno dipoi.

La vista di quella florida citt piena di persone di tante diverse
nazioni, ed i loro svariati abbigliamenti, rammentarono ad Emilia le
mascherate di Venezia in tempo del carnevale; ma non vi regnava il
brio e l'allegria dei Veneziani, essendo tutta gente occupata nel
commercio.

Dupont corse al porto, e seppe che un bastimento doveva far vela in
breve per Marsiglia, dove avrebbero potuto trovare facilmente un
imbarco per traversare il golfo di Lione e giungere a Narbona. Il
convento, nel quale Emilia voleva ritirarsi era situato a poca
distanza da questa citt. La fanciulla fu dunque lietissima nel
sentire che il suo viaggio per la Francia non avrebbe sofferto verun
ostacolo. Non temendo pi d'essere inseguita, e sperando rivedere in
breve la sua cara patria ed il paese abitato da Valancourt, si trov
talmente sollevata, che, dopo la morte di suo padre, non aveva passati
mai momenti cos tranquilli. Dupont fu informato a Livorno che il suo
reggimento era tornato in Francia: questa notizia lo colm di gioia,
giacch in caso diverso non avrebbe potuto accompagnarvi Emilia senza
esporsi ai rimproveri, e fors'anco al castigo del suo colonnello.
Seppe reprimere la sua passione fino al punto di non parlarne pi alla
fanciulla, obbligandola cos a stimarlo ed a compiangerlo, se non
poteva amarlo.




CAPITOLO XXXV


Torniamo ora in Linguadoca, ed occupiamoci del Conte di Villefort, lo
stesso che aveva ereditato i beni del marchese di Villeroy, in
vicinanza del monastero di Santa Chiara. Rammentiamoci che quel
castello era disabitato, allorquando Emilia si trov in quelle
vicinanze con suo padre, e che Sant'Aubert parve assai commosso,
allorch seppe di trovarsi cos vicino al castello di Blangy. Il buon
Voisin aveva fatti discorsi molto allarmanti per la curiosit d'Emilia
a proposito di quel luogo.

Nel 1584, anno in cui Sant'Aubert mor, Francesco di Beauveau, conte
di Villefort, prese possesso dell'immensa tenuta chiamata Blangy,
situata in Linguadoca, sulle sponde del mare. Queste terre per
parecchi secoli avevano appartenuto alla sua famiglia, e gli
ritornavano per la morte del marchese di Villeroy suo parente, uomo di
carattere austero e di maniere riservatissime. Questa circostanza,
unita ai doveri della sua professione, che lo chiamavano spesso alla
guerra, aveva impedita ogni specie d'intrinsichezza tra lui ed il
conte di Villefort. Si conoscevano poco, ed il conte non seppe la sua
morte se non quando ricev il testamento che lo faceva padrone di
Blangy. Non and a visitare i suoi nuovi possessi se non un anno dopo,
e vi pass tutto l'autunno. Si rammentava spesso Blangy co' vivi
colori che presta l'immaginazione alla rimembranza dei diletti
giovanili. Ne' suoi primi anni, aveva conosciuta la marchesa, e
visitato quel soggiorno nell'et in cui i piaceri restano
sensibilmente impressi. L'intervallo scorso in appresso fra il tumulto
degli affari, che troppo spesso corrompono il cuore e guastano la
fantasia, non aveva per mai cancellato dalla sua memoria i giorni
felici passati in Linguadoca.

Il defunto marchese aveva abbandonato il castello da molti anni, ed il
suo vecchio agente l'aveva lasciato cadere in rovina. Il conte prese
dunque il partito di passarvi l'autunno per farlo restaurare. Le
preghiere e le lagrime ben anco della contessa, che sapeva piangere
all'ocorrenza, non ebbero il potere di fargli cambiar risoluzione.
Essa dovette dunque acconciarsi a permettere ci che non poteva
impedire, e a partir da Parigi. La sua bellezza la facea ammirare, ma
il di lei spirito era poco adatto ad ispirare stima. L'ombra
misteriosa dei boschi, la grandezza selvaggia dei monti, e la
solitudine imponente delle sale gotiche, delle lunghe gallerie, non le
offrivano che una trista prospettiva. Procurava di farsi coraggio
pensando ai racconti statile fatti sulla bella vendemmia di
Linguadoca, ma ivi non si conoscevano le contraddanze di Parigi, e le
feste campestri dei contadini non potevano lusingare un cuore, dal
quale il lusso e la vanit avean bandito da tanto tempo il gusto della
semplicit e le buone inclinazioni.

Il conte aveva due figli del primo letto, e volle che venissero con
lui. Enrico, in et di venti anni, era gi al servizio militare;
Bianca, che non ne aveva ancora diciotto, era sempre nel convento,
dove l'avean messa all'epoca delle seconde nozze del padre. La
contessa non aveva talenti bastanti per dare una buona educazione alla
figliastra, n il coraggio per intraprenderla, e perci aveva
consigliato il marito ad allontanarla; temendo quindi che una bellezza
nascente venisse ad eclissare la sua, aveva impiegato in seguito tutta
l'arte per prolungare la reclusione della fanciulla. La notizia
ch'essa usciva di monastero fu per lei di gran mortificazione, la
quale per mitigossi considerando che, se Bianca usciva dal chiostro,
l'oscurit della provincia avrebbe sepolte le sue grazie per qualche
tempo.

Il giorno della partenza, la carrozza del conte si ferm al convento.
Il cuore della giovinetta palpitava di piacere alle idee di novit e
libert che le s'offrivano. A misura che si avvicinava l'epoca del
viaggio, la sua impazienza crebbe al punto di contar perfino i minuti
che le mancavano a finir quella notte. Appena spuntata l'alba, Bianca
era balzata dal letto per salutare quel bel giorno, in cui sarebbe
stata liberata dai vincoli del chiostro, per andar a godere la libert
in un mondo, ove il piacere sorride sempre, la bont non si altera
mai, e regna col piacere senza verun ostacolo. Quando intese suonare
il campanello, corse al parlatorio, ud il rumore delle ruote e vide
fermarsi nel cortile la carrozza di suo padre: ebbra di gioia, correva
pei corridoi annunziando alle amiche la sua imminente partenza. Una
monaca venne a cercarla per ordine della superiora, che scese alla
porta onde ricevere la contessa, la quale parve a Bianca un angelo
sceso per condurla al tempio della felicit. La contessa per, nel
vederla, non fu animata dagl'istessi sentimenti. Bianca non era mai
parsa tanto amabile, ed il sorriso dell'allegrezza dava a tutta la sua
fisonomia la belt dell'innocenza felice. Dopo un breve colloquio, la
contessa si conged: era il momento che Bianca attendeva con
impazienza, come l'istante in cui stava per cominciare la sua
felicit; ma non pot astenersi dal versar lacrime, abbracciando le
sue compagne che piangevano egualmente nel dirle addio. La badessa,
cos grave, cos imponente, la vide partire con un dispiacere, di cui
non si sarebbe creduta capace un'ora prima. Bianca usc dunque
piangendo da quel soggiorno, ch'erasi immaginata di abbandonar
ridendo.

La presenza del padre, le distrazioni del viaggio assorbirono presto
le sue idee, e dispersero quell'ombra di sensibilit. Poco attenta ai
discorsi della contessa e di madamigella Bearn sua amica che
l'accompagnava; ella perdeasi in soavi meditazioni; vedeva le nubi
tacite solcar l'azzurro firmamento velando il sole, ed oscurando cos
tratti di paese con bella alternativa di ombre e di luce. Quel viaggio
fu per Bianca un seguito di piaceri; la natura, ai suoi occhi, variava
ogni momento, mostrandole le pi belle ed incantevoli vedute.

Verso la sera del settimo giorno, i viaggiatori scorsero in lontananza
il castello di Blangy. La sua pittoresca situazione impression molto
la fanciulla. A misura che si avvicinavano, ammirava la gotica
struttura, le superbe torri, la porta immensa dell'antico edificio;
essa credeva quasi d'avvicinarsi ad uno di que' castelli celebrati
nell'istorie antiche, dove i cavalieri vedevano dai merli un campione
col suo seguito, vestito di negra armatura, venire a strappar la dama
de' suoi pensieri dall'oppressione d'un orgoglioso rivale. Essa aveva
letto questa novella nella libreria del monastero, ripiena di cronache
antiche.

Le carrozze si fermarono ad una porta che metteva nel recinto del
castello, e che allora era chiusa. La grossa campana che serviva ad
annunziar gli stranieri era da lunga pezza caduta; un servo sal sur
un muro rovinato, per avvertire l'agente dell'arrivo del padrone.
Bianca, appoggiata allo sportello, considerava con emozione i luoghi
circostanti. Il sole era tramontato, il crepuscolo avvolgeva i monti;
il mare lontano ripercotea ancora all'orizzonte una striscia di luce.
Udivasi il fragor monotono dell'onde che venivano a frangersi sul
lido. Ciascuno della compagnia pensava ai diversi oggetti che pi
l'interessavano. La contessa sospirava i piaceri di Parigi, vedendo
con pena ci ch'ella chiamava orridi boschi e selvaggia solitudine;
penetrata dall'unica idea di dover essere sequestrata in quell'antico
castello, si doleva di tutto. I sentimenti d'Enrico erano eguali;
pensava sospirando alle delizie della capitale e ad una vaghissima
dama ch'egli amava; ma il paese, ed un genere di vita diverso, avevano
per lui l'incantesimo della novit ed il suo rincrescimento era
mitigato dalle ridenti illusioni della giovent.

Le porte s'apersero alfine; la carrozza penetr lentamente tra folti
castagni che impedivan la vista. Era il viale di cui gi s'erano
internati Sant'Aubert ed Emilia nella speranza di trovare un asilo
vicino.

Che brutti luoghi! sclam la contessa; certo, voi non contate,
signore, restare tutto l'autunno in questa barbara solitudine.
Bisognerebbe aver portata una bottiglia d'acqua di Lete, affinch
almeno la rimembranza d'un paese meno sgradevole non aumentasse la
tristezza di questo.

--Io mi regoler secondo le circostanze, rispose il conte; questa
barbara solitudine era l'abitazione de' miei antenati.

Il custode del castello insieme ai servi stati mandati
anticipatamente da Parigi, ricevettero il padrone all'ingresso del
portico. Bianca riconobbe che l'edifizio non era intieramente di stile
gotico. La sala immensa in cui entrarono non era per di gusto
moderno. Un finestrone lasciava vedere un piano inclinato di verzura,
formato dalla cima degli alberi sul pendo del colle, ove sorgea il
castello. Si scorgevano al di l le onde del Mediterraneo perdersi, a
mezzogiorno od a levante, nell'orizzonte.

Bianca, nel traversar la sala, si ferm ad osservare un s bel colpo
d'occhio, ma ne fu presto riscossa dalla contessa la quale,
malcontenta di tutto, impaziente di rifocillarsi e di riposare, si
affrett di giungere ad un salotto, adorno di mobili antichissimi, ma
riccamente guarniti di velluto e di frange d'oro.

Mentre la contessa aspettava qualche rinfresco, il conte, in compagnia
d'Enrico, visitavano l'interno del castello. Bianca rimase testimone,
suo malgrado, del cattivo umore e del malcontento della matrigna.

Quanto tempo passaste voi in questo tristo soggiorno? chiese la
contessa alla moglie del custode, quando venne ad offrirle il suo
omaggio.

--Saranno trent'anni, signora, al d di san Lorenzo.

--Come avete fatto a starvi cos tanto e quasi sola? Mi fu detto per
che il castello  rimasto chiuso per qualche tempo.

--S, signora, qualche mese dopo che il defunto signor marchese mio
padrone fu partito per la guerra; sono pi di venti anni che mio
marito ed io siamo al di lui servizio. Questa casa  cos grande e
deserta, che in capo a qualche tempo andammo ad abitare vicino al
villaggio, e venivamo solo tratto tratto a visitare il castello.
Allorch il mio padrone fin le sue campagne, avendo preso in
avversione questo soggiorno, non ci torn pi, e non volle che
abbandonassimo la nostra dimora. Ma ohim! Quanto  cambiato il
castello da quell'epoca! La mia povera padrona vi abitava col massimo
piacere, e mi ricorder sempre di quel giorno che arriv qui dopo
essersi sposata! Com'era bella! Da allora il castello venne sempre
negletto, ed io non passer pi giorni cos felici.

La contessa parve quasi offesa dai discorsi ingenui di quella buona
donna sui tempi passati, e Dorotea soggiunse: Il castello per sar
nuovamente abitato; ma io non vi starei sola per tutto l'oro del
mondo.

L'arrivo del conte fece cessare le ciarle della vecchia. Egli le disse
che aveva visitato buona parte del castello, il quale aveva bisogno di
molti risarcimenti prima di essere abitabile.

Me ne spiace, disse la contessa.

--E perch, signora?

--Perch questo luogo corrisponder male a tante premure.

Il conte non replic, e voltossi bruscamente verso una finestra.

La cameriera della contessa entr; questa chiese di essere
accompagnata nel suo appartamento, e si ritir unitamente alla signora
Bearn.

Bianca, profittando della poca luce diurna che restava ancora, and a
far nuove scoperte. Dopo aver percorso vari appartamenti, si trov in
una vasta galleria adorna d'antichissimi quadri e di statue
rappresentanti, a quanto le parve, i suoi antenati. Cominciava ad
annottare, e si affacci ad una finestra, ove contempl con interesse
la vista imponente di quei luoghi meravigliosi, udendo il sordo e
lontano mormorio del mare, ed abbandonandosi cos all'entusiasmo di
quella scena affatto nuova per lei.

--Ho io dunque vissuto tanto tempo in questo mondo, diceva fra s
medesima, senza aver veduto questo stupendo spettacolo, senza aver
gustate queste delizie! La pi umile villana dei beni di mio padre,
avr veduto fin dall'infanzia il bel colpo d'occhio della natura, e
percorse liberamente queste posizioni pittoresche, ed io, nel fondo
d'un chiostro, rimasi priva di queste meraviglie, che devono incantare
la vista e rapire tutti i cuori! Com' mai possibile che quelle povere
monache, quei poveri frati possano provare un violento fervore, se non
vedono n sorgere, n tramontare il sole? Io non ho mai conosciuto ci
ch' veramente la devozione fino a stasera. Fino a questa sera io non
aveva mai veduto il sole lasciare il nostro emisfero. Domani io lo
vedr sorgere per la prima volta. Com' possibile di vivere a Parigi,
non vedendo che case oscure e vie fangose, quando alla campagna si pu
vedere la vlta azzurra del cielo e il verde smalto della terra?--

Questo soliloquio venne interrotto da un lieve rumor di passi, ed
avendo Bianca domandato chi fosse, ud rispondersi: Son io, Dorotea,
che vengo a chiudere le finestre. Il tuono di voce per col quale
pronunzi queste parole sorprese alquanto Bianca. Mi sembrate
spaventata; le disse; chi vi ha fatto paura?

--No, no, non sono spaventata, signorina, rispose Dorotea titubando.
Io son vecchia e poco ci vuole per turbarmi. Son lieta per che il
signor conte sia venuto ad abitare in questo castello, il quale 
stato deserto per tanti anni; ora somiglier un poco al tempo in cui
viveva la mia povera padrona. Bianca le domand da quanto tempo fosse
morta la marchesa. Ne  gi passato tanto ch'io mi sono stancata di
contar gli anni. Il castello da quell'epoca mi  sempre parso in
lutto, e son certa che i vassalli l'hanno sempre in cuore. Ma voi vi
siete smarrita, signorina. Volete tornare nell'altra parte della casa?

La fanciulla domand da quanto tempo fosse fabbricato il quartiere in
cui si ritrovavano. Poco dopo il matrimonio del mio padrone,
rispose Dorotea. Il castello era bastantemente grande senza questo
accrescimento. Vi sono nell'antico edifizio molti appartamenti, di cui
si  mai servito.  un'abitazione principesca; ma il mio padrone la
trovava trista, come lo  infatti. Bianca le disse di condurla nel
quartiere abitato; Dorotea la fece passare per un cortile, apr la
gran sala, e vi trov la signora Bearn. Dove siete stata fino ad
ora? le disse questa. Cominciava a credere che vi fosse accaduta
qualche avventura sorprendente, e che il gigante di questo castello
incantato, o lo spirito che vi comparisce, vi avessero gettata da un
trabocchetto in qualche sotterraneo per non lasciarvi uscire mai pi.

--No, rispose Bianca ridendo; voi sembrate tanto amante delle
avventure, che io ve le regalo tutte.

--Ebbene! v'acconsento, purch un giorno possa raccontarle.

--Mia cara signora Bearn, disse Enrico entrando nella sala, gli
spiriti odierni non sarebbero tanto scortesi per cercar di farvi
tacere. I nostri spettri son troppo inciviliti per condannare una
signora ad un purgatorio pi crudele del loro, qualunque esso sia.

La Bearn si mise a ridere; entr Villefort, e fu servita la cena. Il
conte parl pochissimo, parve astratto e fece spesso l'osservazione
che dall'epoca in cui non l'aveva veduto, il castello era molto
cambiato. Sono scorsi molti anni, diss'egli, i siti sono i medesimi,
ma mi fanno un'impressione ben diversa da quella ch'io provava altre
volte.

--Questo luogo vi  parso forse per l'addietro pi piacevole che
adesso? disse Bianca; mi pare impossibile.

Il conte la guard con sorriso malinconico. Era per l'addietro tanto
delizioso a' miei occhi, quanto lo  ora ai vostri. Il paese non 
cambiato, ma ho cambiato io col tempo. L'illusione del mio spirito
godeva alla vista della natura; ora essa  perduta! Se nel corso della
vostra vita, cara Bianca, voi tornerete in questi luoghi, dopo esserne
stata assente per molti anni, vi rammenterete forse i sentimenti di
vostro padre, ed allora li comprenderete.

Bianca tacque, afflitta da tali parole, e rivolse le sue idee
all'epoca di cui parlava il conte. Considerando che chi le parlava
allora probabilmente non esisterebbe pi, chin gli occhi, e
sentendoli pregni di lagrime, prese la mano del padre, gli sorrise con
tenerezza, e and alla finestra per nascondere l'emozione.

La stanchezza del viaggio obblig la compagnia a separarsi di buon'
ora. Bianca, traversando una lunga galleria, si ritir nel suo
appartamento, luogo spazioso, colle finestre alte, il cui aspetto
lugubre non era acconcio ad indennizzare della posizione quasi isolata
in cui si trovava. I mobili n'erano antichi, il letto di damasco
turchino, guarnito di frange d'argento. Tutto era per la giovine
Bianca oggetto di curiosit. Prese il lume della donna che
l'accompagnava per esaminare le pitture del soffitto, e riconobbe un
fatto dell'assedio di Troia. Si divert un poco a rilevare le
assurdit della composizione, ma quando riflett che l'artista che
l'aveva eseguita, ed il poeta d'onde aveva ricavato il soggetto non
erano pi che fredda cenere, fu colta dalla malinconia.

Diede ordine di essere svegliata prima del sorger del sole, rimand la
cameriera e volendo dissipare quell'ombra di tristezza, apr una
finestra, e si rianim alla vista della natura. La terra, l'aria ed il
mare, tutto era tranquillo. Il cielo era sereno: qualche leggero
vapore ondeggiava lentamente nelle pi alte regioni, aumentando lo
splendore delle stelle, che scintillavano come tanti soli. I pensieri
di Bianca s'innalzarono involontariamente al grande Autore di quegli
oggetti sublimi. Fece una preghiera pi fervida di quelle non avesse
mai fatto sotto le tristi vlte del chiostro; poi a mezzanotte si
coric, e non ebbe che sogni felici. Dolce sonno, conosciuto soltanto
dalla salute, dall'animo contento e dall'innocenza!




CAPITOLO XXXVI


Bianca dorm assai pi dell'ora indicata con tanta impazienza: la sua
cameriera, stanca dal viaggio, la dest solo per l'ora della
colazione. Questo dispiacere fu tosto dimenticato, quando, aprendo la
finestra, vide da una parte l'ampio mare colorito dai raggi del
mattino, le candide vele delle barche ed i remi che fendevano le onde;
dall'altra, i boschi, la loro freschezza, le vaste pianure, e le
azzurre montagne che tingevansi dello splendore del giorno.

Respirando quell'aria pura, le sue guance si colorirono di porpora, e
facendo la sua preghiera: Chi ha mai potuto inventare i conventi?
diss'ella; chi ha potuto pel primo persuadere ai mortali di
recarvisi, e col pretesto della religione, allontanarli da tutti gli
oggetti che l'ispirano? L'omaggio d'un cuore riconoscente  quello che
ci chiede Iddio; e quando veggonsi le sue opere, non si  grati? Non
ho mai sentita tanta divozione, in tutte le ore noiose, trascorse in
convento, come nei pochi minuti che ho passati qui. Io guardo intorno
e adoro Iddio dal fondo del cuore.

S dicendo si ritrasse dalla finestra, e traversando la galleria,
entr nella sala da pranzo, ove trov il padre. Il fulgido sole aveva
dissipato la sua tristezza; il riso ne sfiorava le labbra: parl alla
figlia con serenit, ed il cuore di lei corrispose a quella dolce
disposizione. Comparvero poco dopo Enrico, la contessa e madamigella
Bearn, e tutta la compagnia parve risentir l'influenza dell'ora e del
luogo.

Si separarono dopo colazione. Il conte si ritir nel suo gabinetto
coll'intendente. Enrico corse alla riva per esaminare un battello, di
cui dovevano servirsi l'istessa sera, e vi fece adattare una piccola
tenda. La contessa e madamigella Bearn andarono a vedere un
appartamento moderno costruito con eleganza. Le finestre guardavano
sopra un terrazzo in faccia al mare, evitando cos la vista de'
_selvaggi_ Pirenei.

Bianca intanto si divertiva a vedere le parti dell'edifizio che non
conosceva ancora. La pi antica attir tosto la di lei curiosit. Sal
lo scalone, e traversando un'immensa galleria, entr in una fila di
stanze, dalle pareti ornate d'arazzi, o coperte di cedro intarsiato a
colori; i mobili sembravano della medesima data del castello; gli ampi
camini offrivano la fredda immagine dell'abbandono: tutte quelle
stanze portavano tanto bene l'impronta della solitudine e della
desolazione, che coloro, i cui ritratti vi erano appesi, ne parevano
stati gli ultimi abitatori.

Uscendo di l, si trov in un'altra galleria, una delle cui estremit
riusciva ad una scala, e l'altra ad una porta chiusa. Scesa la scala,
si ritrov in una stanzetta della torre di ponente. Tre finestre
presentavano tre punti di vista diversi e sublimi: al nord la
Linguadoca; a ponente i Pirenei, le cui cime coronavano il paese; al
mezzogiorno, il Mediterraneo e parte della costa del Rossiglione. Usc
dalla torre, e scendendo per una scala strettissima, si ritrov in un
andito oscuro, ove si smarr. Non potendo ritrovare il suo cammino, e
l'impazienza facendo luogo al timore, grid aiuto. Ud camminare
all'estremit dell'andito e vide brillare un lume tenuto da una
persona la quale apr una porticina con cautela. Non osando
inoltrarsi, Bianca l'osservava tacendo, ma allorch vide che la porta
si rinchiudeva, chiam nuovamente, corse a quella volta, e riconobbe
la vecchia Dorotea.

Ah! siete voi, cara padroncina? diss'ella come mai poteste venire
in questo luogo? Se Bianca fosse stata meno occupata dalla sua paura,
avrebbe probabilmente osservato la forte espressione di terrore e
sorpresa che alterava la fisonomia di Dorotea, la quale la fece
passare per un numero infinito di stanze, che, parevano disabitate da
un secolo. Giunte finalmente alla residenza della custode, Dorotea la
preg di sedere e rinfrescarsi. Bianca, accettando l'invito, parl
della bella torre scoperta, e mostr il desiderio di appropriarsela.
Sia che Dorotea fosse meno sensibile alle grandi bellezze della
natura, o che l'abitudine glie le avesse reso meno interessanti, non
incoragg l'entusiasmo di Bianca, la quale, domand ove conducesse la
porta chiusa in fondo alla galleria. L'altra rispose che comunicava
con una fila di stanze nelle quali nessuno era entrato da molti anni.

La nostra defunta padrona  morta col, ed io non ho pi avuto il
coraggio di penetrarvi.

Bianca, curiosa di veder quel luogo, si astenne dal farne domanda a
Dorotea, vedendole gli occhi molli di pianto: poco dopo and ad
abbigliarsi per il pranzo. Tutta la societ si riun di buon umore,
tranne la contessa, il cui spirito, assolutamente vuoto, oppresso
dall'ozio, non poteva n renderla felice, n contribuire all'altrui
contentezza.

L'allegria provata da Bianca nel riunirsi alla sua famiglia, si moder
allorquando fu sulla riva del mare, e guard con paura quella gran
distesa di acque. Da lontano l'avea osservata con entusiasmo; ma
stent a vincere il timore e seguire il padre in battello.

Contemplava tacendo il vasto orizzonte, che circoscriveva solo la
vista del mare, una sublime emozione lottava in lei contro il
sentimento del pericolo. Un lieve zeffiro increspava la superficie
dell'acque, sfiorando le vele ed agitando le frondi delle foreste che
coronavano la costa per molte miglia.

A qualche distanza esisteva in que' boschi un casino stato in altri
tempi l'asilo dei piaceri, e per la sua posizione sempre interessante
e pittoresco. Il conte vi aveva fatto portare il caff ed i
rinfreschi. I rematori si diressero a quella parte, costeggiando le
sinuosit della riva, oltre il vasto selvoso promontorio e la
circonferenza di una baia, mentre in un secondo battello alcuni
suonatori facevano echeggiar i circostanti dirupi di belle melodie.
Bianca non temeva pi; una deliziosa tranquillit si era impossessata
di lei, e la faceva tacere. Era troppo felice per rammentarsi il
monastero, e la noia ivi provata per tanto tempo.

Dopo un'ora di navigazione, presero terra e salirono per uno stretto
sentiero sparso di fiorite zolle. A poca distanza, e sulla punta di
un'eminenza, si vedova il casino ombreggiato dagli alberi. Bench
preparato in tutta fretta, esso era bastantemente decente. Mentre la
compagnia prendeva i rinfreschi e mangiava le frutta, i musicanti
interrompevano la quiete deliziosa di quel luogo isolato. Il casino
giunse perfino ad interessar la contessa, la quale, forse pel piacere
di parlare di cose appartenenti al lusso, si diffuse a lungo sulla
necessit di abbellirlo.

Dopo una passeggiata molto lunga, la famiglia torn ad imbarcarsi. La
bellezza della sera l'indusse a prolungare la gita ed avanzarsi nella
baia. Una calma perfetta era succeduta al vento, che fin allora aveva
spinto il battello, ed i marinai diedero mano ai remi. Bianca si
compiaceva nel veder remare; osservava i cerchi concentrici formati
nell'acqua dai colpi, ed il tremolo che imprimevano nel quadro del
paese senza sfigurarne l'armonia. Al disopra dell'oscurit del bosco
distinse un gruppo di torricelle tuttavia illuminate dai raggi del
sole, ed in un intervallo di silenzio della musica ud un coro di
voci.

Che voci son queste? disse il conte, ascoltando attentamente; ma il
canto cess,-- l'inno del vespro, disse Bianca, io l'ho inteso in
convento.--Noi siamo dunque vicini ad un monastero? disse il conte;
ed il battello avendo spuntato un capo molto alto, videro il convento
di Santa Chiara in fondo ad una piccola baia: il bosco che lo
circondava, lasciava vedere parte dell'edificio, la porta maggiore, la
finestra gotica dell'atrio, il chiostro ed un lato della cappella; un
arco maestoso che univa anticamente la casa ad un'altra porzione degli
edifizi, allora demolita, restava come una rovina venerabile staccata
da tutto l'edifizio.

Tutto era in profondo silenzio, e Bianca osservava con ammirazione
quell'arco maestoso, il cui effetto cresceva colle masse di luce e
d'ombra, che spandeva il tramonto coperto di nubi. In quella
l'imponente inno de' vespri ricominci, accompagnato dal grave suono
dell'organo; poi il coro and affievolendosi gradatamente, e si spense
quindi affatto. Mentre erano tutti intenti ad ascoltare con religioso
raccoglimento, videro uscire dal chiostro una processione di monache
vestite di nero con un velo bianco in testa, passare pel bosco, e
girare intorno al monastero. La contessa fu la prima a rompere il
silenzio. Quest'inno e queste religiose sono d'una tristezza che mi
opprime, diss'ella; comincia a farsi tardi; ritorniamo al castello,
e sar gi notte prima che noi vi siamo arrivati. Il conte alz gli
occhi, e si accorse che una tempesta minacciosa anticipava l'oscurit.
Gli uccelli marini s'aggiravano sull'onde, vi bagnavan le penne, e
fuggivan verso qualche asilo lontano; i marinai facevan forza di remi,
ma il tuono romoreggiante da lontano, e la pioggia, che gi
principiava a cadere, determinarono il conte a cercar ricovero nel
monastero. Il battello cambi direzione, ed a misura che la tempesta
si avvicinava a ponente, l'aria diveniva pi oscura, e i frequenti
lampi infiammavano la sommit degli alberi ed i comignoli del
convento. L'apparenza de' cieli allarm la contessa e la Bearn, le cui
strida ed i pianti inquietarono il conte ed i rematori. Bianca si
teneva in silenzio, ora agitata dal timore, ora dall'ammirazione:
osservava la grandezza delle nubi, il loro effetto sulla scena, ed
ascoltava gli scrosci della folgore che scuotevano l'aere.

Il battello si ferm in faccia al monastero. Il conte mand un servo
ad annunziare il suo arrivo alla superiora e chiederle asilo. Bench
l'ordine di Santa Chiara fosse fino da quell'epoca poco austero, le
donne sole potevano essere ricevute nel santo recinto. Il servitore
riport una risposta che spirava al tempo stesso l'ospitalit e
l'orgoglio, ma un orgoglio nascosto sotto il velo della sommissione.
Sbarcarono, e traversato velocemente il prato a motivo della pioggia
dirotta, furono ricevuti dalla superiora che prima stese la mano ed
impart la benedizione. Passarono in una sala, ove trovavansi alcune
religiose tutte vestite di nero e velate di bianco. Il velo della
badessa per era semialzato, e lasciava scorgere una dolce dignit
temperata da cortese sorriso. Ella condusse la contessa, la Bearn e
Bianca in un salotto, ed il conte con Enrico restarono nel parlatorio.

La badessa domand i rinfreschi, ed intanto discorse colla contessa.
Bianca, avvicinandosi ad una finestra, pot considerare i progressi
della burrasca; le onde del mare, che pochi momenti prima parevano
ancora addormentate, si gonfiavano enormemente, infrangendosi senza
interruzione contro la costa. Un colore sulfureo circondava le nubi,
che si addensavano a ponente, mentre i lampi illumiminavano da lontano
le rive della Linguadoca: tutto il resto era avvolto nelle tenebre.
In qualche intervallo, un lampo dorava le ali d'un uccello marino che
volava nelle pi alte regioni, o si posava sulle vele d'una nave in
bala dei marosi. Bianca osserv per qualche tempo il pericolo di quel
bastimento, sospirando sul destino dell'equipaggio e dei passaggeri.

Infine, l'oscurit divenne completa. Il bastimento si distingueva
appena, e Bianca fu costretta a chiuder la finestra per l'impeto del
vento. La badessa, avendo esauriti colla contessa tutti i complimenti
di civilt, ebbe campo di rivolgersi a Bianca. La loro conversazione
venne presto interrotta dal suono della campana che invitava le
monache alla preghiera, giacch la burrasca andava sempre crescendo. I
servi del conte erano iti al castello per far venire le carrozze, le
quali giunsero sul finir della preghiera. La tempesta essendo meno
violenta, il conte torn al castello colla sua famiglia. Bianca fu
sorpresa di vedere quanto si fosse ingannata sulla distanza del
monastero per le sinuosit della spiaggia.

La contessa, appena arrivata, si ritir nel suo appartamento. Il
conte, Enrico e Bianca andarono nel salotto, ma appena vi furono
giunti, udirono, un colpo di cannone. Il conte riconobbe il segnale
d'un bastimento in pericolo che chiedeva soccorso; apr una finestra,
ma il mare avvolto nelle tenebre ed il fracasso della tempesta non
lasciavan distinguer nulla. Bianca si ricord della nave gi veduta, e
ne avvert tremando suo padre. Di l a poco udirono un'altra
cannonata, e poterono scorgere al chiarore d'un lampo una barca
agitata dai flutti spumosi, con una sola vela, e che, ora scomparendo
nell'abbisso, ora sollevandosi sino alle nubi, cercava di guadagnar la
costa. Bianca si attacc al collo del padre con uno sguardo doloroso
in cui si dipingevano lo spavento e la compassione. Non eravi bisogno
di questo mezzo per intenerire il conte: egli guardava il mare con
espressione di piet, ma vedendo che i battelli non potrebbero
resistere alla burrasca, proib di arrischiarsi a perdita sicura, e
fece portare molte torce accese sulle punte degli scogli, a mo' di
faro.

Enrico usc per andar a dirigere i servi, e Bianca col padre rest
alla finestra, di dove si scorgeva al lume dei baleni il misero
bastimento. Ad ogni cannonata rispondevano i servi alzando ed agitando
le torce, e al debole chiarore dei lampi Bianca cred vedere
nuovamente la nave molto vicino alla riva. Allora si videro i
domestici del conte correre da tutte le parti avanzarsi sulla punta
degli scogli, chinarsi sporgendo le torce; altri, dei quali non si
distingueva la direzione che al movimento dei lumi, scendevano per
sentieri pericolosi fin sulla spiaggia, chiamando ad alte grida i
marinai, di cui sentivano i fischi e le fioche voci, che per
intervalli si confondevano col fracasso della burrasca. Quei gridi
inaspettati che partivano dagli scogli, accrescevano il terrore di
Bianca ad un grado insopportabile; ma il di lei tenero interesse fu in
breve sollevato, quando Enrico arriv, correndo, a dar la notizia che
il bastimento aveva gettato l'ncora nel fondo della baia, ma in s
miserando stato, che sarebbesi forse sommerso prima che l'equipaggio
fosse sbarcato. Il conte fece tosto partire tulle le barche,
annunziando agli stranieri che li avrebbe ricevuti nel castello. Tra
essi eranvi Emilia Sant'Aubert, Dupont, Lodovico ed Annetta, i quali
imbarcatisi a Livorno, e giunti a Marsiglia, traversavano il golfo di
Lione quando vennero assaliti dalla tempesta. Furono tutti ricevuti
dal conte con grande affabilit. Emilia avrebbe voluto andare al
convento di Santa Chiara quell'istessa sera, ma egli non volle
permetterglielo.

Il conte ritrov in Dupont un'antica conoscenza, e si fecero i pi
cordiali complimenti. Emilia fu ricevuta colla pi cortese ospitalit,
e la cena fu servita.

L'affabilit naturale di Bianca, e la gioia cui esprimeva per la
salvezza dei forestieri, che aveva s sinceramente compianti,
rianimarono a poco a poco gli spiriti di Emilia. Dupont, sciolto dal
timore provato per lei e per s medesimo, sentiva la differenza della
propria situazione. Uscendo da un mare procelloso, in procinto
d'inghiottirli, si ritrovava in una bella casa, ove regnavano
l'abbondanza ed il gusto, e nella quale riceveva cortesissima
accoglienza.

Annetta intanto raccontava alla servit i pericoli sofferti,
felicitandosi della propria salvezza e di quella di Lodovico. In una
parola, risvegli il brio e l'allegrezza in tutta quella gente.
Lodovico era lieto come lei, ma sapeva contenersi, e procurava
inutilmente di farla tacere. In fine, le risa smoderate furono intese
persino dall'appartamento della contessa, che mand a sentire cosa
fosse quel chiasso, raccomandando il silenzio.

Emilia si ritir di buon'ora per cercare quel riposo, onde avea tanto
bisogno; ma stette un pezzo senza poter dormire, perch il di lei
ritorno in patria le ridestava interessanti memorie. I casi occorsi, i
patimenti sofferti dopo la sua partenza, le si affacciarono con forza,
non cedendo che all'immagine di Valancourt. Sapere ch'essa abitava la
medesima terra, dopo s lunga separazione, era per lei una fonte di
gioia. Passava quindi all'inquietudine e all'ansiet, quando
considerava lo spazio del tempo scorso dall'ultima lettera ricevuta, e
tutti gli avvenimenti che, in cotesto intervallo, avrebber potuto
cospirare contro il suo riposo e la sua felicit; ma l'idea che
Valancourt non esistesse pi, o che, se viveva, l'avesse dimenticata,
era s terribile pel suo cuore, che non pot sopportarla. Risolse
d'informarlo subito il giorno dopo del suo arrivo in Francia con una
lettera. La speranza finalmente di sapere in breve ch'egli stava bene,
ch'era poco lontano da lei, ed in ispecie che l'amava ancora, calm la
di lei agitazione: il suo spirito si racchet, chiuse gli occhi, e
addormentossi.




CAPITOLO XXXVII


Bianca aveva preso tanto interesse per Emilia, che quando seppe
ch'essa voleva andar ad abitare il convento vicino, preg il padre
d'impegnarla a prolungare il suo soggiorno nel castello Voi
comprendete benissimo, soggiunse, quanto sarei contenta di avere una
tal compagna. Ora non ho verun'amica, colla quale io possa leggere o
passeggiare. La signora Bearn  amica soltanto della mamma.

Il conte sorrise di quell'ingenua semplicit, che faceva cedere la
figlia alle prime impressioni. Si propose di dimostrargliene il
pericolo a suo tempo; ma in quel punto applaud, col suo silenzio, a
quella cordialit che la portava a fidarsi istantaneamente d'una
sconosciuta.

Aveva osservato Emilia con attenzione, e gli era piaciuta, per quanto
poteva comportarlo una s breve conoscenza. Il modo con cui Dupont
aveagli parlato di lei, l'aveva confermato nella sua idea; ma
vigilantissimo sulle relazioni della figlia, e intendendo come Emilia
fosse conosciuta al convento di Santa Chiara, risolse di recarsi a
visitare l'abbadessa, e se le di lei informazioni avessero corrisposto
ai suoi desiderii, voleva invitare Emilia a passar qualche giorno in
casa sua. Aveva in vista, sotto questo rapporto, pi il piacere della
figlia, che il desiderio di far cosa grata all'orfana, ma nulladimeno
prendeva per lei un sincero interesse.

Il d dopo, Emilia era troppo stanca, e non pot scendere cogli altri
a far colazione. Dupont fu pregato dal conte, come antico conoscente,
di prolungare il suo soggiorno nel castello. Egli vi acconsent
volentieri, tanto pi che questa circostanza lo tratteneva presso
Emilia. Non poteva in fondo al cuore alimentare la speranza ch'ella
corrispondesse giammai alla sua passione ma non aveva coraggio di
procurar di vincerla.

Allorch Emilia fu alquanto riposata, and a passeggiare colla novella
amica, e fu sensibilissima alle bellezze di quei punti di vista. Nel
vedere il campanile del monastero, annunzi a Bianca esser quello il
luogo in cui voleva andare a risiedere.

Ahi rispose questa sorpresa; io sono appena uscita di convento, e
voi vi ci volete rinchiudere! Se sapeste quanto piacere io provo nel
passeggiar qui con libert, e nel vedere il cielo, i campi ed i boschi
intorno a me, credo che abbandonereste quest'idea. Emilia sorrise
dell'eloquenza, colla quale ella si esprimeva, dicendole come non
avesse l'intenzione di chiudersi in monastero per tutta la vita.

Rientrando in casa, Bianca la condusse alla sua torre favorita, e
nelle antiche stanze gi da lei visitate. Emilia si divert ad
esaminare la distribuzione, a considerare il genere e la magnificenza
dei mobili ed a paragonarli con quelli del castello di Udolfo,
ch'erano per pi antichi e straordinari. Consider anche Dorotea che
le accompagnava, e parea quasi tanto antica, quanto gli oggetti che la
circondavano. Parve che la vecchia guardasse Emilia con interesse, ed
anzi l'osservava con tanta attenzione, che appena intendeva quanto le
dicevano.

Emilia, affacciatasi ad una finestra, volse gli sguardi sulla
campagna, e vide con sorpresa molti oggetti, di cui conservava ancora
la memoria: i campi, i boschi ed il ruscello che aveva traversati con
Voisin una sera, dopo la morte di Sant'Aubert, nel tornare dal
convento alla casa di quel buon vecchio. Riconobbe Blangy essere il
castello che aveva scansato allora, e sul quale Voisin aveva tenuto
discorsi cos strani.

Sorpresa di tale scoperta, ed intimorita senza saperne il motivo,
rest qualche tempo in silenzio, e rammentossi l'emozione di suo padre
al trovarsi vicino a quella dimora. Anche la musica da lei sentita, e
sulla quale Voisin le aveva fatto un racconto cos ridicolo, le torn
allora in mente. Curiosa di saperne davvantaggio, domand a Dorotea se
si sentisse ancora musica a mezzanotte, e se ne conoscesse l'autore.

S, signorina, rispose la vecchia, si sente tuttavia quella musica,
ma non se ne conosce l'autore, ed io credo che non si sapr mai. Avvi
qualcuno che indovina cos'.

--Davvero! sclam Emilia; e perch non seguitano a far ricerche?

--Ah! signorina, abbiamo cercato anche troppo; ma chi pu seguire uno
spirito?

Emilia sorrise, e rammentandosi quanto avesse recentemente sofferto
per la superstizione, risolse di resistervi, bench sentisse suo
malgrado un certo timore mescolarsi alla curiosit. Bianca, che fin
allora aveva ascoltato in silenzio, domand cosa fosse questa musica,
e da quanto tempo la si sentisse.

Sempre, dopo la morte della nostra padrona, rispose Dorotea. Ma ci
non c'entra con quel che voleva dirvi.

--Diteci, ve ne prego, diteci tutto, rispose Bianca. Ho preso molto
interesse a quel che mi hanno raccontato suor Concetta e suor Teresa
in convento sulle apparizioni.

--Voi non avete mai saputo, o signorina, per qual motivo fummo
costretti di uscire dal castello per andar ad abitare in quella
casuccia? continu Dorotea.

--No, al certo, rispose Bianca impaziente.

--N la ragione, per la quale il signor marchese... Qui titub, e
cambi discorso; ma la curiosit di Bianca era destata; ella sollecit
la vecchia a continuar il suo racconto, ma non pot indurvela. Era
dunque evidente ch'essa s'allarmava della sua imprudenza.

So bene, disse Emilia sorridendo, che tutte le case antiche sono
frequentate dagli spiriti. Vengo da un teatro di prodigi, ma
disgraziatamente, dopo che ne uscii, n'ebbi la spiegazione.

Bianca taceva, e Dorotea stava seria e sospirava. Emilia, rammentando
lo spettacolo veduto in una camera di Udolfo, e, per una bizzarra
relazione, le parole allarmanti lette accidentalmente in una delle
carte bruciate per cieca obbedienza agli ordini paterni, fremeva al
significato che sembrava avessero, quasi quanto all'orribile oggetto
da lei scoperto sotto il velo funesto.

Bianca intanto, non potendo indurre Dorotea a spiegarsi di pi, la
preg, passando vicino alla porta chiusa, di farle vedere tutti gli
appartamenti.

Cara signorina, rispose la custode, vi ho gi dette le mie ragioni
per non aprire quella stanza. Non vi sono pi entrata dopo la morte
della mia cara padrona: quella camera mi affliggerebbe troppo: per
carit dispensatemene.

--S, certo, rispose Bianca, se tal  il vostro vero motivo.

--Pur troppo  l'unico, disse la vecchia. Noi l'amavamo tanto, ed io
la pianger sempre. Il tempo vola s rapido! Sono molti anni ch'
morta, eppur mi ricordo, come se fosse oggi, di tutto quel che accadde
allora. Molte cose nuove mi sfuggirono dalla memoria; ma le antiche le
vedo come in uno specchio. Poi, avanzandosi nella galleria, e
guardando Emilia, soggiunse: Questa signorina mi rammenta la signora
marchesa: mi ricordo ch'era fresca come lei ed aveva il medesimo
sorriso. Povera donna! Com'era allegra quando fece il suo ingresso
qui!

--Che! forse non lo fu anche in seguito? disse Bianca.

Dorotea scosse la testa. Emilia l'osservava, e sentivasi penetrata da
vivo interesse. Se ci non vi affligge, disse Bianca, fateci la
grazia di raccontare qualcosa della marchesa.

--Signora, rispose Dorotea, se voi ne sapeste quanto me, le
trovereste troppo penose, e ve ne pentireste. Vorrei cancellarne
l'idea sulla mia memoria, ma  impossibile... Io vedo sempre la mia
cara padrona al suo letto di morte, vedo i suoi sguardi e mi rammento
i suoi discorsi. Dio! che scena terribile!

--Che le accade dunque di s terribile?

--Ah! la morte non  dunque abbastanza terribile?

La vecchia non rispose ad alcuna delle interrogazioni di Bianca.
Emilia, osservando che le spuntavano le lacrime, cess d'importunarla,
e procur di attirare l'attenzione della sua giovine amica su qualche
punto del giardino. Il conte, la contessa e Dupont vi stavano
passeggiando, ed esse li raggiunsero.

Quando il conte vide Emilia, le and incontro, e la present alla
contessa in un modo cos gentile, che le ramment l'affabilit del
proprio genitore.

Prima di aver finito i suoi ringraziamenti per l'ospitalit ricevuta,
ed espresso il desiderio di recarsi tosto al convento, fu interrotta
da un invito pressantissimo di prolungare il di lei soggiorno nel
castello. Il conte e la contessa ne la pregarono con tanta sincerit,
che malgrado il desiderio che aveva di rivedere le amiche del
monastero, e sospirare nuovamente sulla tomba dell'amato padre,
acconsent di restare per qualche giorno. Scrisse intanto alla badessa
per informarla del suo arrivo, e pregarla di riceverla nel convento
come educanda. Scrisse parimente a Quesnel ed a Valancourt, e siccome
non sapeva ove indirizzare precisamente quest'ultima lettera, la
diresse in Guascogna al fratello del cavaliere.

Verso sera, Bianca e Dupont accompagnarono Emilia alla casa di Voisin;
nell'avvicinarsene, prov una specie di piacere misto ad amarezza. Il
tempo aveva calmato il suo dolore, ma la perdita fatta non poteva
cessare di esserle sensibile; si abbandon con dolce tristezza alle
memorie che le rammentava quel luogo. Voisin viveva ancora, e sembrava
godere, come in passato, della placida sera di una vita senza rimorso.
Era seduto innanzi alla porta della sua casa, compiacendosi della
vista dei nipotini, che scherzavano intorno a lui, e di cui ora il suo
riso, ora le sue parole eccitavano l'emulazione. Riconobbe subito
Emilia, e mostr gran gioia nel rivederla, annunciandole che, dopo la
sua partenza, la di lui famiglia non aveva sofferto affanni o perdite
funeste.

Emilia non ebbe coraggio di entrare nella camera ov'era morto
Sant'Aubert, e dopo un'ora di conversazione, torn al castello.

Nei primi giorni che soggiorn a Blangy, osserv con pena la
malinconia profonda, che assorbiva troppo spesso Dupont. Emilia
compiangeva l'acciecamento che lo tratteneva vicino a lei, e risolse
di ritirarsi al convento appena potesse farlo. L'abbattimento
dell'amico non tard ad inquietare il conte, e Dupont gli confid
finalmente il segreto del suo amore senza speranza. Villefort si
limit a compiangerlo, ma decise fra s di non trascurare veruna
occasione per favorirlo. Allorch conobbe la pericolosa situazione di
Dupont, si oppose debolmente al desiderio da lui esternato di partire
da Blangy l'indomani; gli fece per promettere di venire a passarvi
qualche tempo, quando il suo cuore fosse stato pi tranquillo. Emilia,
che pur non potendo incoraggiare il suo amore, ne stimava le buone
qualit, ed era gratissima ai di lui servigi, prov grand'emozione
quando lo vide partire per la Guascogna. Si separ da lei con tal
espressione di dolore, che il conte s'interess vie pi per l'amico.

Pochi giorni dopo, anche Emilia part dal castello, avendo per dovuto
promettere al conte ed alla contessa di venire spesso a trovarli. La
badessa la ricev colla materna bont di cui le aveva gi data prova,
e le monache con nuovi segni d'amicizia. Quel convento, a lei s noto,
risvegli le sue tristi idee; ringraziava il Supremo Motore di averla
fatta sfuggire a tanti pericoli, sentiva il prezzo dei beni che le
restavano, e sebbene bagnasse sovente la tomba di suo padre delle sue
lacrime, non sentiva pi per la medesima amarezza.

Qualche tempo dopo il suo arrivo nel monastero, Emilia ricev una
lettera dello zio Quesnel in risposta alla sua, e alle domande su'
suoi beni, che egli aveva preteso amministrare nella di lei assenza.
Erasi specialmente informata sull'affitto del castello della valle,
che desiderava abitare, se le sue sostanze glie lo permettevano. La
risposta di Quesnel fu secca e fredda come se l'aspettava; non
esprimeva n interesse per i di lei patimenti, n piacere perch ne
fosse sfuggita. Quesnel non perd l'occasione per rimproverarle il suo
rifiuto alle nozze del conte Morano, cui cercava rappresentare come
ricco e uomo d'onore; declamava con veemenza con quell'istesso
Montoni, al quale fin allora, erasi riconosciuto tanto inferiore; era
laconico circa gl'interessi pecuniari di Emilia, avvertendola per che
l'affitto del castello della valle spirava fra poco; non l'invitava ad
andare da lui, ed aggiungeva che, nello stato meschino della sua
sostanza, avrebbe fatto benissimo a restare per qualche tempo a Santa
Chiara. Non rispondeva nulla alle di lei domande sulla sorte della
povera Teresa, la vecchia serva del padre suo. In un poscritto,
Quesnel, parlando di Motteville, nelle cui mani Sant'Aubert aveva
posto la maggior parte del suo patrimonio, le annunziava che i di lui
affari stavano per accomodarsi, e ch'essa ne ritirerebbe pi di quel
che avrebbe potuto aspettarsi. La lettera conteneva parimente una
cambiale a vista per riscuotere una modica somma da un mercante di
Narbona.

La tranquillit del monastero, la libert statale accordata di
passeggiare sul lido e pei boschi circonvicini, tranquillarono a poco
a poco lo spirito di Emilia, la quale per sentivasi inquieta a
proposito di Valancourt, ed impaziente di riceverne una risposta.


  FINE DEL TERZO VOLUME

  Milano 1875--Tip. Ditta Wilmant.





NOTA DEL TRASCRITTORE

La presente edizione del libro  una traduzione abbreviata e priva di
quasi tutte le parti in poesia. La versione originale completa in
inglese  disponibile su Project Gutenberg: The mysteries of Udolpho
(http://www.gutenberg.org/etext/3268).

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annnotazione minimi errori tipografici. In particolare, l'uso di
trattini e virgolette per introdurre il discorso diretto, molto
irregolare e incoerente,  stato per quanto possibile regolarizzato.

I seguenti refusi sono stati corretti [tra parentesi il testo
originale]:

  P.  9 - vide uscire Cavign, Verrezzi [Verezzi] e Bertolini
  "  20 - spaventata al maggior [maggiar] segno.
  "  35 - quanto voi state in [in in] pena
  "  38 - mi ha dato questa chiave, incaricandomi [incarincandomi]
  "  48 - violente [violenti] e diverse passioni
  "  50 - se [se se] si fosse di nuovo mostrata
  " 113 - quest'articolo essenziale [esenziale].
  " 142 - le parole allarmanti lette accidentalmente [accidentalmante]

Grafie alternative mantenute:

  balia / bala
  colta / clta
  follia / folla





End of the Project Gutenberg EBook of I misteri del castello d'Udolfo, vol. 3,
by Ann Radcliffe

*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK I MISTERI
DEL CASTELLO D'UDOLFO, VOL. 3 ***

***** This file should be named 33783-8.txt or 33783-8.zip *****
This and all associated files of various formats will be found in:
        http://www.gutenberg.org/3/3/7/8/33783/

Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
file was produced from images generously made available
by Biblioteca Sormani - Milano)


Updated editions will replace the previous one--the old editions
will be renamed.

Creating the works from public domain print editions means that no
one owns a United States copyright in these works, so the Foundation
(and you!) can copy and distribute it in the United States without
permission and without paying copyright royalties.  Special rules,
set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to
copying and distributing Project Gutenberg-tm electronic works to
protect the PROJECT GUTENBERG-tm concept and trademark.  Project
Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you
charge for the eBooks, unless you receive specific permission.  If you
do not charge anything for copies of this eBook, complying with the
rules is very easy.  You may use this eBook for nearly any purpose
such as creation of derivative works, reports, performances and
research.  They may be modified and printed and given away--you may do
practically ANYTHING with public domain eBooks.  Redistribution is
subject to the trademark license, especially commercial
redistribution.



*** START: FULL LICENSE ***

THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE
PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK

To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free
distribution of electronic works, by using or distributing this work
(or any other work associated in any way with the phrase "Project
Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full Project
Gutenberg-tm License (available with this file or online at
http://gutenberg.org/license).


Section 1.  General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tm
electronic works

1.A.  By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm
electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to
and accept all the terms of this license and intellectual property
(trademark/copyright) agreement.  If you do not agree to abide by all
the terms of this agreement, you must cease using and return or destroy
all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your possession.
If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a Project
Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound by the
terms of this agreement, you may obtain a refund from the person or
entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph 1.E.8.

1.B.  "Project Gutenberg" is a registered trademark.  It may only be
used on or associated in any way with an electronic work by people who
agree to be bound by the terms of this agreement.  There are a few
things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works
even without complying with the full terms of this agreement.  See
paragraph 1.C below.  There are a lot of things you can do with Project
Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this agreement
and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm electronic
works.  See paragraph 1.E below.

1.C.  The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the Foundation"
or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection of Project
Gutenberg-tm electronic works.  Nearly all the individual works in the
collection are in the public domain in the United States.  If an
individual work is in the public domain in the United States and you are
located in the United States, we do not claim a right to prevent you from
copying, distributing, performing, displaying or creating derivative
works based on the work as long as all references to Project Gutenberg
are removed.  Of course, we hope that you will support the Project
Gutenberg-tm mission of promoting free access to electronic works by
freely sharing Project Gutenberg-tm works in compliance with the terms of
this agreement for keeping the Project Gutenberg-tm name associated with
the work.  You can easily comply with the terms of this agreement by
keeping this work in the same format with its attached full Project
Gutenberg-tm License when you share it without charge with others.

1.D.  The copyright laws of the place where you are located also govern
what you can do with this work.  Copyright laws in most countries are in
a constant state of change.  If you are outside the United States, check
the laws of your country in addition to the terms of this agreement
before downloading, copying, displaying, performing, distributing or
creating derivative works based on this work or any other Project
Gutenberg-tm work.  The Foundation makes no representations concerning
the copyright status of any work in any country outside the United
States.

1.E.  Unless you have removed all references to Project Gutenberg:

1.E.1.  The following sentence, with active links to, or other immediate
access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear prominently
whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work on which the
phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the phrase "Project
Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, performed, viewed,
copied or distributed:

This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
almost no restrictions whatsoever.  You may copy it, give it away or
re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included
with this eBook or online at www.gutenberg.org

1.E.2.  If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is derived
from the public domain (does not contain a notice indicating that it is
posted with permission of the copyright holder), the work can be copied
and distributed to anyone in the United States without paying any fees
or charges.  If you are redistributing or providing access to a work
with the phrase "Project Gutenberg" associated with or appearing on the
work, you must comply either with the requirements of paragraphs 1.E.1
through 1.E.7 or obtain permission for the use of the work and the
Project Gutenberg-tm trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or
1.E.9.

1.E.3.  If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted
with the permission of the copyright holder, your use and distribution
must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any additional
terms imposed by the copyright holder.  Additional terms will be linked
to the Project Gutenberg-tm License for all works posted with the
permission of the copyright holder found at the beginning of this work.

1.E.4.  Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm
License terms from this work, or any files containing a part of this
work or any other work associated with Project Gutenberg-tm.

1.E.5.  Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this
electronic work, or any part of this electronic work, without
prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with
active links or immediate access to the full terms of the Project
Gutenberg-tm License.

1.E.6.  You may convert to and distribute this work in any binary,
compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including any
word processing or hypertext form.  However, if you provide access to or
distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format other than
"Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official version
posted on the official Project Gutenberg-tm web site (www.gutenberg.org),
you must, at no additional cost, fee or expense to the user, provide a
copy, a means of exporting a copy, or a means of obtaining a copy upon
request, of the work in its original "Plain Vanilla ASCII" or other
form.  Any alternate format must include the full Project Gutenberg-tm
License as specified in paragraph 1.E.1.

1.E.7.  Do not charge a fee for access to, viewing, displaying,
performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works
unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9.

1.E.8.  You may charge a reasonable fee for copies of or providing
access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works provided
that

- You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from
     the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method
     you already use to calculate your applicable taxes.  The fee is
     owed to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he
     has agreed to donate royalties under this paragraph to the
     Project Gutenberg Literary Archive Foundation.  Royalty payments
     must be paid within 60 days following each date on which you
     prepare (or are legally required to prepare) your periodic tax
     returns.  Royalty payments should be clearly marked as such and
     sent to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation at the
     address specified in Section 4, "Information about donations to
     the Project Gutenberg Literary Archive Foundation."

- You provide a full refund of any money paid by a user who notifies
     you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he
     does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm
     License.  You must require such a user to return or
     destroy all copies of the works possessed in a physical medium
     and discontinue all use of and all access to other copies of
     Project Gutenberg-tm works.

- You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of any
     money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the
     electronic work is discovered and reported to you within 90 days
     of receipt of the work.

- You comply with all other terms of this agreement for free
     distribution of Project Gutenberg-tm works.

1.E.9.  If you wish to charge a fee or distribute a Project Gutenberg-tm
electronic work or group of works on different terms than are set
forth in this agreement, you must obtain permission in writing from
both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and Michael
Hart, the owner of the Project Gutenberg-tm trademark.  Contact the
Foundation as set forth in Section 3 below.

1.F.

1.F.1.  Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable
effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread
public domain works in creating the Project Gutenberg-tm
collection.  Despite these efforts, Project Gutenberg-tm electronic
works, and the medium on which they may be stored, may contain
"Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate or
corrupt data, transcription errors, a copyright or other intellectual
property infringement, a defective or damaged disk or other medium, a
computer virus, or computer codes that damage or cannot be read by
your equipment.

1.F.2.  LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right
of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project
Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project
Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all
liability to you for damages, costs and expenses, including legal
fees.  YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT
LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE
PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3.  YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE
TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE
LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR
INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH
DAMAGE.

1.F.3.  LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a
defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can
receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a
written explanation to the person you received the work from.  If you
received the work on a physical medium, you must return the medium with
your written explanation.  The person or entity that provided you with
the defective work may elect to provide a replacement copy in lieu of a
refund.  If you received the work electronically, the person or entity
providing it to you may choose to give you a second opportunity to
receive the work electronically in lieu of a refund.  If the second copy
is also defective, you may demand a refund in writing without further
opportunities to fix the problem.

1.F.4.  Except for the limited right of replacement or refund set forth
in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS' WITH NO OTHER
WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT LIMITED TO
WARRANTIES OF MERCHANTIBILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE.

1.F.5.  Some states do not allow disclaimers of certain implied
warranties or the exclusion or limitation of certain types of damages.
If any disclaimer or limitation set forth in this agreement violates the
law of the state applicable to this agreement, the agreement shall be
interpreted to make the maximum disclaimer or limitation permitted by
the applicable state law.  The invalidity or unenforceability of any
provision of this agreement shall not void the remaining provisions.

1.F.6.  INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the
trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in accordance
with this agreement, and any volunteers associated with the production,
promotion and distribution of Project Gutenberg-tm electronic works,
harmless from all liability, costs and expenses, including legal fees,
that arise directly or indirectly from any of the following which you do
or cause to occur: (a) distribution of this or any Project Gutenberg-tm
work, (b) alteration, modification, or additions or deletions to any
Project Gutenberg-tm work, and (c) any Defect you cause.


Section  2.  Information about the Mission of Project Gutenberg-tm

Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of
electronic works in formats readable by the widest variety of computers
including obsolete, old, middle-aged and new computers.  It exists
because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from
people in all walks of life.

Volunteers and financial support to provide volunteers with the
assistance they need, are critical to reaching Project Gutenberg-tm's
goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will
remain freely available for generations to come.  In 2001, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations.
To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4
and the Foundation web page at http://www.pglaf.org.


Section 3.  Information about the Project Gutenberg Literary Archive
Foundation

The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
Revenue Service.  The Foundation's EIN or federal tax identification
number is 64-6221541.  Its 501(c)(3) letter is posted at
http://pglaf.org/fundraising.  Contributions to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
permitted by U.S. federal laws and your state's laws.

The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
throughout numerous locations.  Its business office is located at
809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
business@pglaf.org.  Email contact links and up to date contact
information can be found at the Foundation's web site and official
page at http://pglaf.org

For additional contact information:
     Dr. Gregory B. Newby
     Chief Executive and Director
     gbnewby@pglaf.org


Section 4.  Information about Donations to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation

Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
spread public support and donations to carry out its mission of
increasing the number of public domain and licensed works that can be
freely distributed in machine readable form accessible by the widest
array of equipment including outdated equipment.  Many small donations
($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
status with the IRS.

The Foundation is committed to complying with the laws regulating
charities and charitable donations in all 50 states of the United
States.  Compliance requirements are not uniform and it takes a
considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
with these requirements.  We do not solicit donations in locations
where we have not received written confirmation of compliance.  To
SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
particular state visit http://pglaf.org

While we cannot and do not solicit contributions from states where we
have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
against accepting unsolicited donations from donors in such states who
approach us with offers to donate.

International donations are gratefully accepted, but we cannot make
any statements concerning tax treatment of donations received from
outside the United States.  U.S. laws alone swamp our small staff.

Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
methods and addresses.  Donations are accepted in a number of other
ways including checks, online payments and credit card donations.
To donate, please visit: http://pglaf.org/donate


Section 5.  General Information About Project Gutenberg-tm electronic
works.

Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
concept of a library of electronic works that could be freely shared
with anyone.  For thirty years, he produced and distributed Project
Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.


Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
unless a copyright notice is included.  Thus, we do not necessarily
keep eBooks in compliance with any particular paper edition.


Most people start at our Web site which has the main PG search facility:

     http://www.gutenberg.org

This Web site includes information about Project Gutenberg-tm,
including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
