The Project Gutenberg eBook, La promessa sposa di Lammermoor, Tomo II (of 3), by Sir Walter Scott, Translated by Gaetano Barbieri This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at www.gutenberg.org Title: La promessa sposa di Lammermoor, Tomo II (of 3) Author: Sir Walter Scott Release Date: June 7, 2013 [eBook #42882] Language: Italian Character set encoding: ISO-8859-1 ***START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA PROMESSA SPOSA DI LAMMERMOOR, TOMO II (OF 3)*** E-text prepared by Carlo Traverso, Claudio Paganelli, Barbara Magni, and the Online Distributed Proofreading Team (http://www.pgdp.net) from page images generously made available by Internet Archive (https://archive.org) Note: Images of the original pages are available through Internet Archive. See https://archive.org/details/lapromessasposad00scot All three volumes are included in this one book. Project Gutenberg has the other two volumes of this work. Volume I: see http://www.gutenberg.org/ebooks/42881 Volume III: see http://www.gutenberg.org/ebooks/42883 ROMANZI STORICI DI WALTER SCOTT _TOMO SECONDO_ LA PROMESSA SPOSA DI LAMMERMOOR O NUOVI RACCONTI DEL MIO OSTIERE RACCOLTI E PUBBLICATI DA JEDEDIAH CLEISHBOTHAM MAESTRO DI SCUOLA, E SAGRESTANO DELLA PARROCCHIA DI GANDERCLEUGH VOLGARIZZATI _DAL PROFESSORE_ GAETANO BARBIERI _TOMO II._ FIRENZE TIPOGRAFIA COEN E COMP. MDCCCXXVI. LA PROMESSA SPOSA DI LAMMERMOOR CAPITOLO PRIMO. " S'apparecchi una mensa, ove a ribocco " Stian le vivande; un mezzo pollastrello " Ier ne rimase, da coltel non tocco, " Avanzò ancor di pesce un bel piattello, " Sabbbato scorso; puzzerà un pochino. " Ma che non fan l'aceto e il ramerino? " _Il Pellegrinaggio d'Amore._ Lo scroscio della folgore da cui derivò tanto scompiglio tra gli abitanti della torre, divenne un incentivo a nuovi trovati per l'ingegno ardimentoso e inventivo di colui che era il fiore de' maggiordomi. Non ne fu appena cessato il romore, non appena ebbesi la certezza che la torre non era rovinata da cima a fondo, sorse come uomo rapito in estasi Caleb: " Sia lodato Dio! questo fulmine è capitato a proposito, come un turacciolo ad un fiasco di birra quando trabocca. " Vedendo in quel momento l'intendente del lord Cancelliere che prendea la volta della cucina, ove Caleb stavasi allora, corse a chiuderne l'uscio a chiave, borbottando fra i denti -- " Come diavolo ha fatto ad entrare in casa? Ma ciò poco importa! devo ora pensare ad altro. Ebbene, Misia! che state a far lì gemendo e tremando a canto del fuoco? Fate presto, venite qui; ovvero anche restate al vostro posto, e datevi a strillare quanto forte potete; in sostanza poi, non siete buona da altro; in somma, mi avete capito, vecchia strega? Gridate! più forte! anche più forte! Bisogna che i padroni vi odano da stare in sala. Diamine! avete perduta la voce? Vi ho inteso strillar più forte, quando non v'era tanta ragione di farlo. -- A me! Conviene ora ch'io faccia ballare queste masserizie. " Così dicendo, incominciò a gettare in mezzo alla cucina e piatti, e piattelli, e pentole, e tutti gli arnesi di ferro, di rame, d'ottone, di latta che gli capitarono fra le mani, risparmiando però con giudiziosa attenzione la maiolica e tutto quanto poteva rompersi. Mandava ad un tempo tali grida, o piuttosto urla, che Misia incominciò a propria volta ad urlare da vero, pensando che il suo vecchio collega fosse impazzito. " Che cosa fa dunque costui? Oh dio! Ha ribaltata la fricassea di castrato, che io avea preparata con quel pezzetto di coscia avanzata l'altr'ieri al desinar d'oggi del padrone. Povera me! anche il mezzo boccale di latte che dovea servir domani per la sua colezione! Farà colezione il gatto. -- Ma il fulmine vi ha fatto dar volta al cervello, Caleb! " " Tacete, vecchia pazza, tacete, le diceva a mezza voce Balderston, fregandosi in aria di trionfo le mani. Adesso tutto è a dovere. Il pranzo è pronto, e il fulmine lo ha apparecchiato in un attimo. " " Il poveretto è divenuto matto davvero (soggiugnea Misia guardandolo con occhio di compassione, e non senza qualche paura). Temo che non torni più in se. " " La pazza siete voi; ma ascoltatemi bene (dicea Caleb, giubilante di potere, mercè la fertilità della sua immaginazione, sciogliersi con onore da un impaccio che sembrato eragli insuperabile). Prima di tutto abbiate cura di non lasciar entrare in cucina quel forestiere. Poi giurate che il fulmine tenendo la via del cammino, è caduto qui, e ha rovinato il miglior desinare che aveste apprestato mai in vita vostra; manzo, lodole, vitella, salvaggina, prosciutto, lepri, pollami, quel che vorrete voi; non badate a spesa, e mettete insieme un pasto squisito. Io intanto vado nel salone a raccontare la storia di questa disgrazia. Ma soprattutto che non entri in cucina quel servo straniero! " Dopo avere in tal modo istruita la sua confederata, Caleb corse verso il salone; ma prima di entrarvi, volle fare, come abile generale, una scoperta. A tal fine, pose l'occhio ad una fenditura che il tempo, per atto di compiacenza ai servi curiosi, avea fatta nella porta; e vedendo in quale stato trovavasi miss Asthon, ebbe la prudenza di aspettare alcuni istanti per non accrescere colla sua fisonomia spaventata i nostri timori, e perchè la desiderava ben riavuta, e in istato di ascoltare attentamente la storia che ei si accingeva a narrare intorno alle conseguenze disastrose del fulmine. Ma quando la vide tornata perfettamente in se stessa, e udì che i discorsi aggiravansi sullo stato di desolazione cui ridotta era la torre di Wolfcrag, pensò esser quello l'istante di mostrarsi, e si introdusse nel modo che abbiam descritto sul finire del capitolo precedente. " Oh che disgrazia! oh che disgrazia! esclamava. Simile inconveniente adunque dovea accadere nel castello di Ravenswood, ed io viver tanto per esserne spettatore! " " Che cos'è stato, Caleb? Domandò il padrone, preso veramente da un po' di timore. Qualche parte del castello sarebbe rovinata? " " Rovine grandi, no, non ve ne sono; ma il fulmine è venuto giù pel cammin di cucina, ha rovesciate tutte le casserole, gettata fuliggine per ogni dove, e dovea succeder questo, quando voi state ricevendo personaggi distinti, ospiti così rispettabili! aggiunse inchinando profondamente il lord Cancelliere e la figlia di esso. Non dico altro; in tutto il castello, non rimane più cosa che possa servire pel pasto del pranzo o della cena, come poi vi piace chiamarlo. " " Vi credo facilmente, Caleb; " gli disse in tuono corrucciato il padrone. Caleb si volse con un guardo, metà di preghiera, e metà di rimprovero, e continuò in tal guisa la sua allocuzione: " Non dirò già che si fossero fatti apparecchi rilevantissimi. Avevamo solamente aggiunto qualche bagattella al vostro pasto ordinario di tutti i giorni, ossia, come lo chiamano a Versailles, _Petit couvert_; tre portate e le frutta, ecco tutto. " " Tenetevi per voi le vostre sciocchezze, vecchio pazzo; " sclamò Ravenswood, scorgendo la goffaggine di queste ufiziose premure dell'intendente, e arrabbiato al sommo; pure non ardiva contraddirgli apertamente, per non dare occasione a qualche scena ancor più ridicola. Caleb, avvedendosi di tal momentaneo vantaggio, risolvè profittarne. Ma in quell'istante, avendo osservato che il servo del lord Cancelliere entrava in sala, e parlava sotto voce al suo padrone, trattosi verso il vano d'una finestra, si giovò di una tal congiuntura per dire egli pure alcune cose all'orecchio del sere di Ravenswood. " Per amor del Cielo, Signore, frenate la vostra lingua! Se io son contento di arrischiare l'anima mia dicendo bugie per l'onore della famiglia, questi non debbono essere i vostri pensieri. Se mi lascerete tranquillamente seguire il corso delle mie idee, non vi farò pazze spese, ma se vorrete interrompermi, non son chi sono, se non v'improvviso un pranzo da sovrano. " Di fatto Ravenswood pensò che il più saggio partito sarebbe stato lasciar andar l'acqua a seconda della corrente, e permettere che il suo uffizioso maggiordomo dicesse quanto gli veniva alla bocca. Quindi Caleb, sollevando in aria una mano e facendo i conti sulle dita, in tal modo ripigliò la parola. " Come io vi diceva, non si erano fatte grandi cerimonie, ma vi era abbastanza perchè tre ragguardevoli personaggi non restassero mal contenti. Prima portata, due capponi colla salsa bianca, vitella e porco, salvo il rispetto dovuto alle Signorie loro. Seconda, un lepre allo spiedo, un piatto di gamberi, e un rifreddo. Terza, un fagiano d'un candore che abbarbagliava la vista, adesso nero di fuliggine, come se fosse stato due anni sotto al cammino; una torta di prune e un _flan_. Frutta, si sa, alcune galanterie, giulebbi e... e nient'altro, (soggiunse, accorgendosi che il padrone non era più capace di frenar la pazienza). Nient'altro, salvo due conserve di pera e pome. " Miss Asthon, ben riavutasi allora dal primo spavento, avea attentamente ascoltato il discorso del vecchio Caleb. L'imperturbabile serietà da costui serbata nel porgere la minuta descrizione del suo pasto immaginario, e gli sforzi di Edgardo per nascondere agli ospiti l'impazienza e la rabbia, offerivano un'antitesi sì leggiadra, che la giovinetta non potè a suo malgrado starsi dal prorompere in un grande scoppio di riso; e inutile fu in questo momento la gravità connaturale del padre di lei, il quale si trovò costretto ad imitarla, benchè più moderatamente il facesse. Che più? Fin Ravenswood, il quale s'accorgea certamente che questo riso era un poco a sue spese, partecipò alla generale giocondità; tant'è vero che il riso è un mal contagioso. Risonò di questi scoppi di risa in comune la soffitta del vecchio salone; e vi sono tali scene, delle quali leggiamo talvolta, senza esserne molto commossi il racconto, e delle quali nonostante, si divertirono assai quelli che ne furono spettatori. Uno cessava dal ridere, l'altro ricominciava, comune prurito che durò per alcuni minuti. Aggiungasi che la silenziosa gravità di Caleb, e l'aria di sorpresa e quasi di dispetto da esso manifestata, rendeano più ridicola la scena, e rincalzava negli altri la voglia di ridere. " Vedo che cos'è (soggiunse non si scompigliando Caleb, quando questa parve acchetata), le Signorie loro sono avvezze a sì buone colezioni, che la perdita del migliore fra quanti pranzi un cuoco possa apprestare, loro sembra cosa da ridere. Ma se i vostri Onori avessero lo stomaco vôto, come Caleb Balderston, non troverebbero tanto motivo di ridere su di un argomento seriissimo di sua natura. " Il qual discorso eccitò nuove risa, che parvero a Caleb non solamente un attentato contro la dignità della famiglia, ma un atto speciale di disprezzo usato alla eloquenza con cui avea recapitolati i pretesi danni prodotti dal fulmine, e descritto un pasto, che come egli dappoi si espresse con Misia, avrebbe infuso l'appetito ad un morto, e a quei signori inspirò solamente voglia di ridere. " Ma (soggiunse miss Asthon, con quanta serietà le era possibile di ostentare) tutte queste buone cose sono esse guaste per modo, che nessuna, nessuna possa comparire in tavola? " " Nemmeno una briciola, Milady; tutto è pieno di cenere, di fuliggine, roba buona unicamente per gettarla ai cani. Vorrei che poteste solo scendere in cucina; vedreste che vaga confusione; le porcellane in pezzi; le cassarole rovesciate, la cuciniera andata fuor di se nel voler riordinare un poco le cose; le pietanze non riconoscibili, in somma andate a male del tutto. Vi era per le frutta un _bianco-mangiare_, che sarebbe stato squisito; il fulmine lo ha trattato, come le altre vivande, in mezzo alla cucina; vi ho intinto un dito per assaggiarne, si direbbe che era fatto di latte acido. Non so quanto mi pagassi che i loro Onori venissero abbasso a contemplare questo guasto, semprechè però (aggiugnea per prudenza, e per timore di essere preso in parola) semprechè però a quest'ora la cuciniera non abbia, come sarebbe suo dovere, spazzato via tutto. Mi pare impossibile, Milord (e in questa volgevasi a ser Guglielmo), che il vostro servo non abbia udito lo strepito delle porcellane nell'atto che il fulmine ribaltò ogni cosa. " Il servo del lord Cancelliere, benchè, com'uomo che stava a servire un gran signore, fosse avvezzo a comporre il volto a seconda di tutte le circostanze, si trovò alquanto scompigliato da questa inaspettata appellazione, e per tenersi alla più sicura, si contentò di chinare urbanamente il capo. " Penso, sig. maggiordomo, (così si volse a Caleb il lord Cancelliere, venuto in timore che il prolungar più a lungo sì fatta scena, dopo cessato il primo prurito di ridere, reiterasse unicamente mortificazioni a Ravenswood), penso che non fareste male consigliandovi a tale proposito con Lockart. Ha viaggiato assai; è avvezzo ad inconvenienti d'ogni specie e ad accidenti non prevenuti, spererei che intendendovi insieme tutt'a due, dovreste trovare qualche espediente per uscire d'imbarazzo. " " Suo Onore, il sere di Ravenswood, sa (rispose Caleb, il quale comunque non vedesse speranza di spacciarsi, piuttosto che ricorrere all'aiuto di uno straniero, sarebbe morto di stento, come il generoso elefante che volle ad ogni costo fare quanto il suo padrone aspettava da esso), suo Onore sa ch'io non abbisogno di consiglieri, quando si tratta del decoro della famiglia. " " Sarei ingiusto, se dicessi il contrario, o Caleb; il suo padrone rispose, ma il vostro ingegno consiste soprattutto nel trovare scuse; e queste non ci sazierebbero più della descrizione del vostro pranzo colpito dal fulmine. Bramo dunque che, in compagnia del sig. Lockart, cerchiate qualche via di supplire a quanto non vi è più, o forse non vi è mai stato. " " Vostro Onore ha sempre le sue facezie pronte. Certamente, non dovrei far altro che trasferirmi subito a Wolfhope, e troverei l'occorrevole per dar da desinare a quaranta persone. Ma quei paesani non meritano che un galantuomo si volga ad essi; ebbero l'inconsideratezza di servirci male nel burro e nelle uova. É cosa che non ho dimenticata. " " Non fa niente, Caleb; andate al villaggio, e ivi ingegnatevi come potete. Non conviene permettere che i nostri ospiti digiunino per l'onore, come siete solito dire, della famiglia. Prendete questa borsa, credo che sarà per voi il miglior consigliere. " " La vostra borsa! danaro! esclamò Caleb, facendo alcuni passi addietro in tuono d'indegnazione. Che cosa devo io farne? Non siamo sui vostri dominj? Chi è quello fra i vostri vassalli che volesse pagamento per prestarmi servigio? " Ritiratisi i servi, e poichè la porta del salone fu chiusa, il lord Cancelliere si credè in obbligo di far qualche scusa coll'ospite sull'arbitrio che si era preso di ridere, e Lucia espresse il proprio desiderio di non avere colla sua giocondità nè offeso, nè mortificato il buon vecchio Caleb. " Caleb ed io, miss Asthon, dobbiamo avvezzarci a sopportare con rassegnazione e pazienza tutto ciò che va unito di ridicolo alla povertà. " " Voi non siete giusto verso di voi medesimo, sere di Ravenswood, rispose il lord Cancelliere; sulla mia parola d'onore, credo di conoscere gli affari vostri meglio di voi medesimo, e spero provarvi che mi stanno a cuore, e che..... in una parola vi sta innanzi agli occhi una prospettiva migliore di quanto v'immaginate. Nonostante permettetemi di assicurarvi, ch'io non conosco al mondo cosa più rispettabile di un uomo, il cui carattere sollevisi al di sopra della fortuna, e che preferisca l'imporre a se stesso nobili privazioni, all'umiliazione di contrar debiti, o di sottomettersi ad uno stato di dipendenza. " Fosse sollecitudine di non offendere il delicato animo dell'ospite, o timore di destarne soverchiamente l'orgoglio, il lord Cancelliere gli dicea queste cose con una specie di timida riservatezza; onde esitava, e parea che a ciascuna parola temesse di essersi spiegato di troppo su tale argomento, benchè l'occasione di trattarlo fosse stata somministrata dallo stesso sere di Ravenswood. In somma, lord Asthon sembrava, animato a parlare dal desiderio di offerire prove di amicizia, rattenuto dalla tema di arrecar dispiacere. Non dobbiamo pertanto maravigliare, se Edgardo, poco pratico ancora degli uomini, supponea in questo espertissimo cortigiano maggiore sincerità di quanta si durerebbe fatica a trovarne in venti persone di simil classe. Gli rispose nondimeno con molto sussiego, essere egli grato a tutti quelli che aveano la cortesia di tenerlo in buona opinione; rinovate indi e col Lord e colla figlia lo sue scuse sul non poterli ricevere in modo più convenevole, uscì tosto del salone per dare alcuni ordini che erano indispensabili. Quanto al modo di far dormire gli ospiti, le cose vennero ben tosto concertate colla vecchia Misia; nè per vero, potea in ciò dar molestia la perplessità sulla scelta. Edgardo cedè il proprio appartamento a miss Asthon, ponendole a fianco, qual cameriera, la stessa Misia, che venne, perchè sostenesse più addicevolmente una tal parte, vestita di un abito di raso nero, portato dall'avola di Ravenswood, e che avea fatta la sua comparsa nelle feste di Corte di Enrichetta Maria. Domandò che cosa fosse avvenuto di Bucklaw, e poichè intese che era a Wolfhope cogli altri cacciatori, incaricò Caleb di andarlo a vedere, e fargli noto l'imbarazzo in cui si trovava, pregandolo a nome suo a procacciarsi per quella notte un letto nel villaggio, non ve n'essendo altri nel castello fuor quello della camera segreta, che in tale congiuntura non si poteva a meno di offrire a ser Guglielmo Asthon. Caleb si rassegnò a cedere il proprio letto al servo straniero, e a dormire coricato sulla paglia nel granaio, per non dare a divedere che nella torre di Wolfcrag vi fosse scarsezza di letti. Il sere di Ravenswood si preparò a passar la notte avviluppato in un gran ferraiuolo, entro il salone. Del rimanente, Lockart avea ricevuto dal padrone l'ordine di trasferirsi all'osteria, ove convennero i cacciatori, per trarne alcun poco di salvaggina, e Caleb non disperava dell'efficacia de' suoi stratagemmi ordinarj, all'uopo di porre in salvo l'onore della famiglia. Edgardo avea voluto dargli una seconda volta la propria borsa, ma essendo presente il servo straniero, Caleb si pensò in dovere di non accettarla, comunque sentisse che gli sarebbe stata di massimo giovamento. -- " Perchè non mettermela di soppiatto fra le mani? (andava pensando fra se medesimo.) Ma già suo Onore non sa, non saprà mai il modo di contenersi nelle congiunture ardue e dilicate. " In questo mezzo, Misia, giusta un uso ricevuto allor nella Scozia, e non ancora dismesso affatto, offerse agli ospiti il latte della sua picciola mandria, intantochè fosse all'ordine il desinare. Edgardo per guadagnar tempo, condusse Milord e la figlia a girare tutto il castello; ed essendosi rasserenato il cielo, li fece salire sino in cima della torre, d'onde ammirarono la vasta estensione del mare, abbellita dai raggi del sole che ogni nube avea dissipata. CAPITOLO II. " A che sfoggiar di spiedi e di pignatte? " É per voi squisitissimo convito, " E troppo ancora a rustiche gargatte, " Mezzo il pollo che in casa fu nudrito, " E una testina di porcel di latte, " Che al sol vederla aguzza l'appetito. " _Chaucer._ Non avea l'animo libero d'ogni inquietudine il nostro Caleb, quando partì per la sua spedizione; e di fatto si trovava a condizioni alquanto scabrose. Non osava raccontare al padrone, con qual garbo, in quella mattina, avesse chiusa in faccia a lord Bucklaw la porta del castello; non volea confessare di aver fatto male a non accettare, quando lo stesso padrone gliela offerse, la borsa; temea per ultimo qualche non piacevole conseguenza dal primo incontro che avrebbe con Bucklaw, e soprattutto in quel momento in cui era da supporsi che lo spettabile gentiluomo, colla testa piena dei fumi del vino e dell'acquavite, fosse meno che mai disposto a passarsela ridendo sull'affronto ricevuto poc'anzi. Caleb, per rendergli la dovuta giustizia, non la cedea in coraggio ad un lione, ogni qual volta per l'onore della famiglia del suo signore operava; possedeva però un di quei coraggi, uniti a prudenza, per cui non gli piaceva esporsi fuor di bisogno ai pericoli. Ma questa era una considerazione solamente secondaria; il punto importante per lui consisteva in nascondere l'inopia assoluta e generale in cui si viveva a Wolfcrag, e di far prova di sua abilità nell'improvvisare un pranzo senza dipendere nè dal soccorso di Lockart, nè dalla borsa del suo padrone; la qual cosa divenne affare d'onore per Caleb, da noi dianzi paragonato, non affatto senza motivo, al generoso elefante, che gravato di un carico superiore alle sue forze, e vedendo condurre un ausiliare della sua razza, nel raddoppiare di sforzi per far di meno di tale aiuto, perdè la vita. Il villaggio ver dove in quell'istante si incamminava, lo avea più d'una volta, trovandosi in eguali strettezze, levato di impaccio; ma da qualche tempo non vi godea più della medesima riputazione, e ne racconteremo or le cagioni. Il ridetto villaggio, chiamato Wolfhope, era composto di alcune case sparse qua e là in riva ad una picciola caletta, formata da un fiumicello che ivi metteva foce nel mare. Fu altra volta appendice del feudo di Wolfcrag, dal quale lo disgiugnea una collinetta che presentava un picciolo promontorio all'Oceano. Gli abitanti vi guadagnavano in modo precario il lor vitto, dando opera alla pesca delle aringhe, quando n'era la stagione, e vivendo di contrabbandi il rimanente dell'anno. Conservavano una specie di rispetto ereditario ai lôrdi di Ravenswood; ma la maggior parte di essi avea, profittando del bisogno di danaro che incalzava questa famiglia, ricomperate a buon prezzo le onoranze cui soggette erano le case e i fondi loro; divenuti per conseguenza liberi da ogni catena di feudal dipendenza, nè costretti a temere le moltiplici esazioni, che, sotto tutti i pretesti possibili, e talvolta senza pretesto, i feudatari scozzesi, poveri eglino stessi, usavano senza misericordia sui lor vassalli, ancora più poveri. Poteano in sostanza riguardarsi independenti, cosa mortificantissima per Caleb, avvezzo altra volta a riscotere queste contribuzioni, e a dispiegare su quei tapini un'autorità dispotica al pari di quella, che ne' tempi più remoti, possedeano nell'Inghilterra gl'intendenti reali. Ognuno sa, come costoro, uscendo fuori de' lor gotici castelli, e armati de' diritti e de' privilegi feudali, li sostituissero al danaro nel comperar le derrate, portando a casa loro, o rintanando in cento diverse caverne gli spogli di cento mercati, e quanto potevano portar via ad una tremebonda popolazione, che fuggiva a nascondersi appena li vedea comparire[1]. [1] Vedi il discorso di Burke sulla Riforma economica. Soave era la ricordanza di que' bei tempi a Caleb, il quale deplorava lo scadimento di un'autorità, che in una minor proporzione, andava sulle tracce del dispotismo dei sovrani feudali, usi a riscotere più gravosi tributi. Egli si lusingava che cotesta legge, immutabile a suo parere, questo diritto di supremazia, che dovea rendere i baroni di Ravenswood i primarj padroni, i proprietarj nati di tutte le produzioni della natura sorgenti qualche miglia all'intorno del loro castello, questa deliziosa prerogativa sonnecchiasse soltanto, e si confortava aspettando di vederla risvegliata un giorno, robusta e fiorente in tutto il suo antico vigore. Perciò si facea lecito a quando a quando di rammentare con qualche piccola angheria i bei giorni trascorsi agli abitanti di Wolfhope; i quali sulle prime, or più, or meno di buona voglia, si sottometteano a questo giogo, perchè accostumati da tanto tempo a riguardare i bisogni del Barone e della sua famiglia, come cose che più dei proprj loro bisogni dovessero rilevare; la stessa franchigia di cui godevano, non giungeva a persuaderli di essere in realtà independenti; simili ad un uomo, che essendo stato per lungo tempo carico di ferri, s'immagina, anche quando ne è libero, di sentirne il peso. Ma al godimento della libertà, non tarda naturalmente a venir dietro l'intimo senso de' diritti che ne sono la conseguenza; così il prigioniero disciolto, nel far libero uso delle proprie membra, ben presto s'accorge che le sue catene son veramente cadute. Gli abitanti di Wolfhope pertanto incominciarono a bisbigliare, a resistere, e finalmente a ricusare in chiare note di sottomettersi alle pretensioni di Caleb Balderston. Egli si ricordò, e ricordò loro i tempi dell'undecimo Lord di casa Ravenswood, soprannominato _l'Uomo di mare_, a motivo del diletto che gli davano tutte le cose che alla marineria riferivansi. " Questo buon Lord, così ragionava Caleb, agevolò il commercio del picciolo porto di Wolfhope, col farvi costruire un molo (ed era un cattivo argine di sassi mal accatastati gli uni sugli altri); il qual molo mettea le barche pescherecce in sicuro dalle tempeste; e in benemerenza, gli abitanti convennero di conferirgli, in tutta l'estensione della baronia, il diritto al primo pane di burro fatto col latte di ciascuna vacca che avesse figliato, e alle uova nate, tutti i lunedì dell'anno, da ciascuna gallina del feudo. " I pretesi debitori l'ascoltarono tranquillamente; poi si misero a grattarsi in capo, a tossire, a sbadigliare, a starnutare, e Caleb sollecitandoli ad una risposta, la fecero in questi termini: " Non sappiam che dire. " La qual frase è il rifugio universale de' contadini scozzesi, quando viene fatta ad essi una domanda, di cui riconoscono la giustizia in loro coscienza, ma contro la quale grida la voce del loro interesse. Allora, Caleb mise nelle mani dei notabili di Wolfhope una inchiesta formale, affinchè gli somministrassero un certo numero d'uova, e una certa quantità di burro, che equivalessero al debito arretrato di questa antica onoranza cui nessuno aveva pensato. Fu anche assai compiacente per soggiugner loro, che se gl'incomodava il pagarla in natura, non avrebbe avuta difficoltà di ricevere invece danaro o altre derrate. Indi li lasciò affinchè potessero concertare insieme in libertà sui modi del pagamento che lor più a grado tornassero. Ma presero una risoluzione del tutto diversa dai conti che avea fatto Caleb, quella cioè di resistere ostinatamente ad una tale intimazione. Il bottaio, personaggio d'alto affare in un villaggio, ove la pesca delle aringhe era la principale bisogna, ed uno dei padri coscritti di quel comune, disse, che le loro galline aveano cantato assai lungo tempo pei lôrdi di Ravenswood, ed essere omai tempo che cantassero per chi dava loro il nudrimento e il pollaio. Gli applausi universali dimostrarono quanto garbasse all'assemblea una tale sentenza; ma la difficoltà stava nel trovare i motivi su cui fondare il rifiuto. " Se non volete altro, ripigliò il medesimo oratore, farò un salto a Dunsa; andrò a trovare Davy Dingwall, e saremmo ben disgraziati, se non raccapezzasse qualche buon appiglio per salvarci il nostro burro e le nostre uova. " Venne dunque assegnato un giorno per tenere nuova adunanza, in cui prendere un definitivo partito intorno all'intimazione di Caleb, il quale fu avvertito, affinchè potesse egli pure trovarvisi. Egli venne quindi colle mani aperte e collo stomaco vôto, divisando di empir bene le une a profitto del suo padrone, e di refocillar l'altro per proprio conto, il tutto a spese dei debitori di Wolfhope. Ma ogni speranza lo abbandonò, allorchè entrando nel villaggio dalla parte di levante, vide arrivare dalla parte di ponente un tal uomo che anche troppo avea imparato a conoscere. Era questi Davy Dingwall, scaltro procuratore gran mastro di astuzie, quel medesimo che avea secondato ser Guglielmo Asthon in tutte le liti contro la casa di Ravenswood, e che munito allora di tutti i chirografi feudali di quel villaggio, veniva a sostenere giuridicamente le parti degli abitanti. " Spero di non avervi fatto aspettare, sig. Balderston, gli disse, in tuon di beffarlo, il procuratore. Eccomi pronto a discutere, regolare, e terminare con voi la picciola differenza insorta fra il sig. Edgardo Ravenswood.... " " Fra _l'onorevolissimo_ Edgardo, _lord_ di Ravenswood, " sclamò con enfasi Caleb; perchè comunque prevedesse che la vittoria non si deciderebbe per lui in questo affare, voleva almeno salvar l'onore, se non potea l'interesse. " Sia, come vi piace! rispose Dingwall, non discuterò con voi sopra quanto è affare di semplice cortesia. Diremo dunque, insorta fra lord Ravenswood, proprietario della torre di Wolfcrag da una parte, e John Whitefish, e i rimanenti abitanti del villaggio di Wolfhope dall'altra. " Una trista esperienza avea insegnato a Caleb, qual fosse l'avversario con cui si trovava impacciato, e che quello stipendiato campione del fôro era più formidabile di tutti i livellarj della baronia uniti insieme. Perchè, se avesse avuto che fare unicamente con essi, poteva ricorrere, appellarsi alla rimembranza dei tempi andati, mettere in campo l'antica predilezione degli abitanti di Wolfhope verso i loro Signori, rinverdir vecchie usanze, e adoperare con buon successo la sua facondia, divenuta di niun effetto a fronte di quell'impassibile rappresentante. Il fatto provò quanto i timori di Caleb fossero ben fondati. Indarno pose in opera tutti gli stratagemmi del suo ingegno e della sua arte oratoria, indarno accozzò una farragine d'argomenti tolti dalle venerabili pratiche dei maggiori, dal rispetto dovuto ai lôrdi di Ravenswood, dai rilevanti servigi che questi aveano prestati al villaggio, da quelli che prestar potrebbero per l'avvenire. Il procuratore non si dipartiva dai suoi chirografi; l'onoranza richiesta non era stata eccettuata nel riscatto generale; non v'era più luogo ad armar pretensioni per essa. E quando Caleb, volendo provare se un po' d'audacia gli riescisse meglio, motivò le conseguenze funeste che dovea aspettarsi il villaggio, ogni qual volta il Lord lo privasse della sua protezione, e si fece ancora capire che potrebbesi ricorrere a vigorosi provvedimenti per far valere i diritti del feudatario, il curiale gli rise in faccia. " A' miei clienti basta quella protezione che possono assicurare da se medesimi al loro villaggio, credo poi che _lord_ Ravenswood, giacchè bisogna chiamarlo _lord_, abbia bastanti faccende per proteggere il castello che gli rimane. Quanto alle minacce di vie di fatto, d'atti arbitrarj, di oppressione, con cui parrebbe che il sig. Balderston ci volesse impaurire, lo prego badar bene, che il tempo presente non è il secolo dei nostri buoni padri. Noi abitiamo al mezzogiorno del Forth, lontano assai dai montanari; i miei clienti, l'ho detto, si credono in istato di proteggersi da se stessi, ma, dato il bisogno, chiederebbero al Governo la protezione di un caporale e di quattro abiti rossi, sufficienti, e al di là, per mettere il villaggio in sicuro contro ogni atto di violenza che il _lord_ di Ravenswood, o il suo satellizio volessero sovr'esso sperimentare. Se Caleb avesse potuto raccogliere nei suoi occhi tutte le folgori dell'aristocrazia, le avrebbe lanciate contro questo ribelle ai privilegi feudali, senza sgomentire delle conseguenze che ne fossero potute derivare. Ma i suoi fulmini non valendo nulla sopra quel capo, si vide obbligato a ritornare al castello, ove rimase una mezza giornata, invisibile e inaccessibile per chicchessia, e sino per Misia, perchè essendosi chiuso nella propria stanza, zufolò per sei ore continue una medesima arietta, impiegando tutto quel tempo a fregare un unico piatto di peltro che sperava far parere, a furia di lustrarlo, di argento. La conseguenza di questa infelice spedizione si fu la perdita di tutti que' contingibili che potea sperare da Wolfhope, e dal distretto di Wolfhope, i quali luoghi erano per esso l'Eldorado e il Perù, e di fatto in diverse incalzanti circostanze gli aveano prestato gran giovamento. " Il diavolo mi porti via (esclamò preso in quella memoranda giornata da un impeto di collera straordinaria), il diavolo mi porti via se metto un'altra volta piede sui sassi di questo cencioso paese! " E mantenne, fino al giorno famoso per tutti gli avvenimenti precedentemente narrati, la sua parola, credendosi di gastigare in tal guisa i livellarj ribelli. -- Chi l'avrebbe creduto? Fu questa realmente per essi una spezie di punizione. Il sig. Balderston, agli occhi di tal gente, era un uomo, anzichè no, meritevole di considerazione; il pensavano in corrispondenza con persone d'alto grado, invanivano d'averlo presente alle loro picciole feste; in varie occasioni trovavano utili i pareri del sig. Caleb; lo ascoltavano come un oracolo. " In somma, diceano, par che manchi qualche cosa al villaggio, dopo che il sig. Balderston non esce più del castello. Ma quanto al burro e alle uova, era una domanda fuor di ragione, come glielo ha provato ottimamente il sig. Dingwall. " Tal era lo stato scambievole delle due parti, quando Caleb, con suo grave cordoglio, si vide ridotto a scegliere fra due partiti asprissimi entrambi: l'uno di confessare alla presenza d'un ragguardevole personaggio, o del suo servo, chè era anche peggio, l'impossibilità di procurarsi di che desinare; l'altra di trasportarsi a Wolfhope per implorare la compassione di quegli abitanti. Ciascuna di tali cose non offeriva al suo animo che l'immagine dello avvilimento; pure gli fu d'uopo sottomettersi alla necessità, e imprendere il viaggio dalla torre al paese; il qual tempo venne da lui trascorso meditando agli stratagemmi da porre in opera quando vi fosse giunto. Non vedendo l'ora di spacciarsi del suo compagno Lockard, lo condusse alla volta dell'osteria, d'onde anche prima di entrar nel villaggio, udivasi il baccano che facevano Bucklaw, Craigengelt, e gli altri della cacciatrice brigata. Un grande fuoco e molte candele accese dissipavano l'oscurità del crepuscolo vespertino già sul finire, e mandavano per traverso alle finestre una luce rossiccia, ripercossa indi da un cumulo di vecchie botti, tini e barili posti alla porta della casa del bottaio, che rimpetto all'osteria dimorava. " Se volete, sig. Lockard, gli disse allora Caleb, entrare nell'osteria da cui vedete uscir questa luce, e dove, a quanto mi sembra, adesso cantano _Catterina d'Aberdeen_, (ballata di que' giorni) voi potrete eseguire le commissioni del vostro padrone circa alla salvaggina; io penserò alle mie col sig. di Bucklaw, quando mi sarò procurato il rimanente delle cose necessarie pel pranzo. Non è già che abbiam bisogno della salvaggina di questi signori, aggiunse trattenendolo per un bottone del giustacuore, ma il gustarne è sempre una cortesia che si usa ai cacciatori. Aggiungo, sig. Lockard; se mai vi offerissero un poco di vino, non fareste male ad accettarlo; chi sa? il fulmine avrebbe potuto alterare il vino delle nostre botti, ed è cosa che temo assai, pensando ai guasti che ha prodotti in cucina. " Disgiuntosi, ciò detto, da Lockard, attraversò la strada, andando d'un passo più grave del piombo, e nullameno più leggiero del peso che gli premeva lo spirito; fermossi un istante per pensare da qual parte gli conveniva volgere il primo assalto. Bisognava trovare qualcuno men superbo dell'idea della propria indipendenza, che sollecito dell'onore di prestare servigio ad un ragguardevole personaggio; qualcuno pronto a riguardare l'inchiesta che Caleb stava per fare, come un atto di condiscendenza e bontà, come una prova di dimenticanza degli ultimi dispareri. Ma dove trovar questo tale? Qual'era l'abitante del villaggio che avesse l'animo in questa guisa disposto? Veramente il parroco era obbligato del suo impiego al defunto Lord, ma attaccarono poi briga per cagion delle decime. La vedova del venditore di birra avea fatto credito per un pezzo; ma la sua lista era ancor da pagare, e più di una volta ella ne avea chiesto il rimborso. In somma, fra tutti quelli ai quali andava pensando Caleb non ve n'era un solo, al cui nome non succedesse un _ma_, che obbligava il povero intendente a fare i conti sopra d'un altro. Giberto Girder, il bottaio, del quale abbiamo parlato, era sicuramente il gallo del villaggio; e nessuno potea meglio di lui, in questo momento di strettezze, vettovagliare il castello; ma nessuno ancora era a far ciò meno propenso di lui, capo della sommossa de' livellarj recalcitranti al diritto delle uova e del burro. " In fine poi, così Caleb ragionò, tutto sta nel saper prendere le persone. Gli dissi, è vero, che è un solennissimo stupido, e d'allora in poi non la perdonò più alla famiglia dei Ravenswood; però ha sposata una brava giovine, la Giovannina, figlia del vecchio Lightbody, il marito della Mariuccia, cameriera allora di milady Ravenswood. Quante volte ho riso colla madre della Giovannina! Aspetta! m'han detto che è andata a stare col genero. Costui ha dei _giacomi_ e dei _giorgi_; ma come li tiene stretti il furfante! Certo, se mi volgo a lui, gli fo più onore che non merita. Sciagurato ribelle! Quando anche non gli venisse restituito il danaro, se si potesse cavargliene di mano, l'avrebbe sempre accomodata bene; poi questa perdita per lui sarebbe insensibile. " Dato finalmente bando alla irresoluzione, fece immantinente una giravolta Caleb, e fu in un subito alla porta della casa del bottaio; e alzato senza cerimonie il saliscendi, si trovò in un corritoio, d'onde potea veder dentro in casa, perchè l'uscio di cucina era aperto. Gli si offerse alla vista uno spettacolo assai più giocondo di quelli che ogni giorno era avvezzo a vedere nella torre di Wolfcrag. Stupendo fuoco, che mandava alta la fiamma sotto il cammino; la moglie del bottaio, in piede dinanzi ad una credenza, ove stava in bell'ordine molta piatteria di maiolica e di lucidissimo e mondissimo peltro, sulla qual credenza, ella avea posto, per dar l'ultima mano ad una acconciatura più che ordinaria, uno specchietto che ne rifletteva i lineamenti di per se stessi non privi di grazia, e fatti più gradevoli dall'espressione di buon umore che li ravvivava; la madre di essa, non più Mariuccia, la più prosperosa e disinvolta vecchia fra quante, al dir di quelle commari, ve ne fossero venti miglia all'intorno, seduta presso al fuoco in abito di drappo di seta, riparato da un bianco grembiale, che stava con una pipa in bocca, vigilando ai lavori della cucina; sospesa alla catena del cammino (e questa vista, più assai di quella e della vecchia e ancor della giovine, allegrò il cuore e le viscere del degno intendente), sospesa alla catena del cammino una grande pentola, entro cui Caleb s'immaginò si stessero bollendo o un pezzo di manzo, o un pezzo di prosciutto, o forse entrambe le carni accoppiate; rimpetto al fuoco due spiedi che due fanciulli assisi a ciascun angolo del cammino faceano girare; infilzati, in un d'essi un quarto di castrato, nell'altro, un'oca grassa e due anitre salvatiche. La vista di questa terra d'abbondanza, e il fumo che andava a ferirgli le nari, rendettero immobile per alcuni minuti Caleb, il quale volgendo indi il capo verso un altro uscio, parimente aperto, e che conducea al tinello, vide un apparato di cose non men deliziose al suo guardo. Una grande tavola rotonda allestita per dieci, o dodici persone, e _decorata_, per valerci della sua favorita espressione, di una tovaglia bianca come la neve; di grandi fiaschi di peltro, il contenuto de' quali, giusta ogni apparenza, corrispondea al lucido del loro esterno; di bicchieri, coltelli, cucchiai e forchette d'argento, posti a convenienti distanze. Tutte le predette singolarità annunziavano che quel campo era pronto e che sol si aspettavano i combattenti. " E che cosa è saltato in mente a questo sgraziato bottaio? (pensò fra se stesso Caleb, mosso da maraviglia ed invidia eguali, nell'osservare tanto sfarzoso apparecchio). É una vergogna vedere sì fatta canaglia empirsi il ventre in tale maniera, mentre... ma pazienza! Se una parte di queste vivande non prende la strada di Wolfcrag, io non sono più Caleb Balderston. " Formata appena questa risoluzione, entra arditamente in cucina, e va ad abbracciare con modi affettuosi e cortesi la madre e la figlia. Wolfcrag era la Corte di quei dintorni, Caleb il primo ministro. Si è in tutti i tempi osservato, che, comunque i sudditi di sesso mascolino, ai quali tocca pagar le tasse, vedano di mal occhio i cortigiani che le impongono, non quindi vengono mal accolti questi dal bel sesso, al quale fanno le descrizioni delle nuove mode e delle cose che si dicono alla giornata ne' ragguardevoli crocchi. Le due donne pertanto corsero al collo di Caleb che non dovette trovarsi malcontento della ricevuta accoglienza. " Siete veramente voi, sig. Balderston? esclamò la giovane. É un miracolo vedervi! Sedete dunque, sedete. Mio marito avrà grande piacere in trovarvi qui. Voi non lo avrete mai veduto in vostra vita di sì buon umore. Celebriamo oggi il battesimo del nostro primo figlio, che adesso compie le sei settimane. Ma è cosa, di cui senza dubbio avrete udito parlare. Abbiamo ammazzato un castrato, e mio marito è andato col suo moschetto a passeggiare dalla parte delle paludi. Spero bene che rimarrete alla cerimonia battesimale, indi cenerete con noi. " " No, no, mia cara amica, rispose Caleb: non sono qui venuto che per farvi le mie congratulazioni. Avrei veramente avuto piacere di dire una parola a vostro marito; ma ho premura, e poichè non è qui.... " e fece l'atto come se volesse partire. " Oh! non andrete via in questa maniera, (così dicendo il trattenne la vecchia usando del privilegio dell'antica lor conoscenza). Voi non partirete, se prima non accettate qualche cosa. Sarebbe un mal augurio pel nostro bambino. " " Ma vi dico che ho grande premura, mia buona mamma, (replicò il maggiordomo, che però senza molta resistenza si lasciò costringere a seder di bel nuovo). Oh! quanto poi al mangiare (aggiunse vedendo che la padrona di casa si affrettava a mettergli innanzi un piattello, un coltello ed una forchetta), quanto al mangiare, mi è assolutamente impossibile. Prevedo che un dì, o l'altro, ci troveranno morti d'indigestione al castello. Non si fa che stare a tavola dalla mattina alla sera. In verità avrei vergogna, se accettassi. " " Che vergogna, sig. Balderston? la giovine continuò. Voglio che assaggiate questi _pudding_ fatti dalle mie mani. Eccovene un nero e un bianco. Scegliete. " " Tutti due, mia cara amica, tutti due. Faccio fede io che l'uno e l'altro sono eccellenti. Ma dopo il pasto che ho fatto, mi basta l'odore. " E sì, il povero sgraziato non avea presa in tutta la giornata che un bicchier d'acqua. " Per altro, continuò, non voglio farvi un affronto, e con vostra permissione gl'involgerò in un tovagliolo, e me li porterò a casa per la mia cena. Son sì stanco dei _pudding_ che ne dà Misia. Ella ci mette tanti ingredienti diversi, tante cose ricercate.... lo sapete, Mariuccia, ho sempre amati i _pudding_ del paese; e anche (aggiunse volgendosi alla moglie del bottaio), le belle giovani del paese. Sapete voi, Mariuccia, che vostra figlia è tutto il vostro ritratto? tal e quale voi eravate quando vi faceste sposa a Gilly. Non si trovava un'altra ragazza così bella nella nostra parrocchia. Ma si giudica del vitello al vederne la madre. " Le due donne risero sul complimento vôlto a ciascuna di esse, e risero ancora della premura colla quale Caleb avvolgea i due _pudding_ entro un bianchissimo tovagliolo, che si era portato in iscarsella, a guisa di dragone che andando a fare scorreria, si munisce di un sacco per mettervi dentro quanta preda potrà capitargli. " E che notizie abbiamo al castello? " la moglie del bottaio gli chiese. " Quali notizie? In fede mia, nessuna di grande importanza. Abbiamo adesso in casa nostra il lord Cancelliere con sua figlia. Par che il padre la voglia buttar dietro al sere di Ravenswood. Eh! se questi la riceve, perchè ella non si faccia male, fra le sue braccia, si porterà attaccati alla gonnella, ve lo sostengo io, a dir poco, tutti gli antichi dominj della casa di Ravenswood. " " Oh! da vero? esclamarono tutte due le donne in un medesimo tempo. É giovine? É bella? I capelli di che colore? Come veste? all'inglese, o all'usanza della sua patria? " " Ih! ih! ih! Mi vorrebbe una giornata per rispondere a tutte queste interrogazioni, e non ho un minuto da perdere. Vi immaginerete anche voi altre, che avendo ospiti di tal natura, non mi mancano faccende al castello. Ma dov'è dunque Girder? " " É andato in cerca del ministro, rispose mistress Girder, del degno e reverendo Pietro Bidebent, che sta a Mosshead. Il brav'uomo patisce un reumatismo che si guadagnò nelle caverne ai giorni della persecuzione. " " Sì, sì; un _wigh_, un puritano; (esclamò Caleb con un moto d'acrimonia, che non fu capace di padroneggiare). Ma mi ricordo, Mariuccia, che in altri tempi non vi scaldavate a queste legne, e che, pari ad altre donne di garbo, vi contentavate delle prediche e delle preghiere di un ministro della chiesa del paese. " " É ben vero, sig. Balderston. Ma che cosa volete? Bisogna bene che la mia Giovanna si acconci, come piace a suo marito, e canti i salmi sul tuono ch'egli desidera, e non altrimenti; perchè egli è padrone in casa sua; e più che padrone: ve lo dico io. " " E, domando! è egli pure che tiene i cordoni della borsa? " chiese Caleb, ai divisamenti del quale non parea troppo favorevole la supremazia mascolina. " Tenace dell'ultimo quattrino, signor Caleb! Nondimeno, mia figlia, non può lamentarsi; ben nudrita, ben vestita, come vedete; dieci volte meglio di tante altre che sono d'un grado superiore al suo. " " Molto bene, molto bene, Mariuccia! (disse Caleb scoraggiato per vero dire, ma che nemmen per questo aveva abbandonata ogni speranza). Voi, mi ricordo, conducevate vostro marito in tutt'altra maniera; in fine ciascuno ha il suo stile. Oh! bisogna ch'io me ne vada. Avrei voluto vedere un momento Girder, perchè ho udito raccontare, che Pietro Puncheon, bottaio dei magazzini della Regina, a Leith, sia morto; e credo che, se il mio padrone dicesse una parola al lord Cancelliere, potrebbe fare un gran bene a vostro genero, Mariuccia; ma non essendo qui... " " Ma, ma!... aspetterete che ritorni. Oh sì! Gliel'ho predicato sempre che gli siete amico. Ma è un benedetto uomo; per ogni parola un po' di traverso, gli salta la mosca al naso. " " Aspetterò dunque fino all'ultimo minuto che mi resterà in libertà. " " Ora dunque, narratemi, disse allora la moglie del bottaio; secondo quel che vi sembra, questa miss Asthon è bella? Già bisogna che lo sia per piacere al nostro Lord che è tanto bel giovine; ha una fisonomia, un portamento, un contegno nello stare a cavallo; si prenderebbe per il figlio d'un re! dovete sapere, sig. Balderston, che quando passa pel villaggio, solleva sempre il capo verso la mia finestra; così v'immaginerete che devo conoscerlo al pari di chicchesia. " " A chi raccontate voi queste cose, mia cara amica? Il mio padrone non mi ha lodato le cento volte i begli occhi grandi e neri della moglie del bottaio di Wolfhope? non m'ha detto che non si trovano i compagni nè in questo distretto, nè camminando anche un pezzo più in là? -- Sono gli occhi di sua madre, io gli rispondo Milord; gli ho conosciuti a mie spese. Eh! Mariuccia? Ah! ah! ah! quante volte in nostra gioventù abbiam riso insieme! " " Tacete là, vecchio matto! esclamava mistress Lightbody. Va parlato così dinanzi alle giovani? -- Oh! Giovanna, Giovanna! Odi gridare il fanciullo? Sì, sì; è desso. Che cosa ha mai? " E in un lampo l'ava e la madre balzarono fuor di cucina facendo a qual delle due più correa, e dandosi scambievoli gomitate per veder presto quale inconveniente avesse turbati i riposi del pargoletto eroe della sera, che in una stanza terrena avea la sua culla. Appena Caleb s'accorse che gli rimanea il campo libero, tirò una grossa presa di tabacco per prender coraggio e francarsi vie più nelle concette risoluzioni. " Ch'io possa morire appiccato, se Girder e Bidebent mangiano di quest'oca, o di queste due anitre salvatiche! " indi voltosi al menarrosto, che di queste due squisite vivande aveva la cura, fanciullo di circa dieci anni: " Ragazzetto, gli dice, mettendogli una moneta di due soldi fra le mani, ti prego; vammi a comprare un po' di tabacco alla bottega di mistress Smalltrash; ti darà pel tuo incomodo un pezzo di pane colle spezie; nè ti prender fastidio quanto allo spiede, chè sarà mio pensiere di farlo girare tanto che tu ritorni. " Poichè l'un de' fanciulli fu partito, Caleb guardando in aria grave e burbera quell'altro che avea poco più di sei anni, e sbassò timidamente gli occhi, tolse dal fuoco lo spiedo che s'era assunto di far girare, e coperte, con un secondo tovagliolo portatosi in saccoccia, l'oca e le anitre, e tiratosi giù fino agli occhi il cappello, uscì trionfante fuor della cucina e della casa, portandosi sulle spalle lo spiedo carico de' trofei della riportata vittoria. Si arrestò appena un istante alla porta dell'osteria per far avvertire il signor di Bucklaw, che in quella notte il suo padrone non avea letto per lui nel castello. Questo messaggio mandato con laconica brevità, non acquistò la gentilezza che gli mancava, passando per le labbra della serva dell'osteria, incaricatasi di trasmetterlo a Bucklaw, il quale lo credè un insulto sopra insulto. Il capitano Craigengelt, fra i plausi unanimi dell'intera brigata, pose il partito di dar la caccia al vecchio volpone prima che potesse raggiungnere il covo, e di farlo ballare sopra una coperta. E per verità, Caleb avrebbe corsi assai brutti rischi, se Lockard non avesse fatto comprendere così ai servi del suo padrone, come a quelli di lord Littlebrain, che ser Guglielmo Asthon intenderebbe male oltre ogni dire qualunque insulto venisse arrecato ad un servo del sere di Ravenswood. Avendo parlato con tuono abbastanza fermo per toglier loro ogni prurito di divertirsi a spese del vecchio intendente, partì dall'osteria con due servi carichi delle vivande che ivi erasi procacciate, e raggiunse all'uscir del villaggio Caleb. CAPITOLO III. " Affè il dono è leggiadro. M'offron per cortesia " Quel ch'io senza preamboli m'era portato via. " _Spirito senza danari._ L'atteggiamento del minor fanciullo, unico spettatore dell'oltraggio che alle leggi della cortesia e dell'ospitalità Caleb avea fatto, era, di per se solo, bastante soggetto ad un quadro eccellente. Rimase immobile come se si fosse veduto innanzi uno di quegli spettri de' quali nelle lunghe sere d'inverno, avea udito narrare le dilettose storielle. Non pensando più ai doveri del proprio ufizio, dimenticò di girare lo spiedo, e aggiunse alle disgrazie di questa memorabil giornata, quella di lasciar abbruciare il quarto di castrato, sola speranza di cena rimasta allora al reverendissimo Bidebent. Uscì da questo stato di estasi, sol quando nel tolse un potentissimo schiaffo applicatogli da mistriss Lightbody, donna di robustissima complessione, e che sapea perfettamente valersi delle sue mani, come dicesi averlo provato più d'una volta il suo defunto marito. " Perchè lasciar abbruciare questo arrosto, brutto asinaccio? " " Non ne so niente io. " " E dov'è andata quell'altra buona lana del tuo compagno? Dov'è Gille? " " Non ne so niente io. " " E dov'è il sig. Balderston? -- Oh dio, dio! E dov'è, dico, l'altro spiedo coll'oca e colle due anitre? " Mistress Girder, che in quel momento ritornava, unì alle esclamazioni della madre le proprie, e tutte due gridando nel medesimo tempo alle orecchie del povero fanciullo, e stordendolo sempre più a furia di interrogazioni, e senza dargli tempo a rispondere, non seppero il tenore delle accadute cose che all'arrivo di Gille, il quale avea veduto da lontano Caleb che, collo spiedo in su le spalle, prendea con passo deliberato il cammino di Wolfcrag. " Ma bene! Esclamò mistress Lightbody. Chi dovea mai pensarsi che Caleb Balderston fosse capace d'un'azione simile, e con persone d'antica sua conoscenza? " " Oh! che indegnità! gridava mistress Girder. Ma che cosa dirò io a mio marito? Mi ammazzerà quand'anche non vi fosse altra donna in Wolfhope. " " Ammazzarti! Sei matta? le disse la madre. Questa è una disgrazia, lo vedo, ma non ce ne ha da venir appresso una maggiore. Ammazzarti? Bisognerebbe che ammazzasse me prima, e ho fatti dar addietro soggettini che valevano meglio di lui. Grazie a dio! so menare le mani; basta che ne venga l'occasione. " Intanto uno scalpitar di cavalli alla porta, annunziò l'arrivo del bottaio e del ministro, i quali non ebbero appena messo piede a terra, che si trasferirono in cucina premurosi di scaldarsi; perchè il temporale avea raffreddata l'aria, e inoltre attraversando la foresta, erano stati sufficientemente rinfrescati dalle gocciole di rugiada piuttosto densa che empiè le foglie e i rami degli alberi. La giovine confidandosi alcun poco nell'incanto delle sue vesti da festa, corse innanzi al marito per sostenere il primo impeto, intanto che la madre, come i veterani delle legioni romane, tenevasi al retroguardo per venirle all'uopo in aiuto. Entrambe cercavano di allontanare quanto si potea la necessità di scoprire il disastro accaduto; la madre mettendosi dinanzi al fuoco e facendo un antemurale della persona al luogo dello spiede mancante; la figlia intertenendo colla più cordiale accoglienza il marito e il ministro, e mostrandosi inquieta, per paura che avessero preso un raffreddore. " Un raffreddore! (Disse con poco garbo Girder, il quale non era nel novero di quei signori e padroni che si fanno umilissimi vicereggenti delle lor mogli). Che raffreddore? Lo piglieremo bene, se non ci lasci una volta accostare al fuoco! " Così parlando si aperse un varco per traverso alle due linee di circonvallazione, e avendo l'occhio rapido del pari e sicuro, s'accorse subito che uno de' due spiedi mancava dal fuoco. " Oh diavolo, diavolo! esclamò. Moglie?...... " " Oibò, che parolaccia, esclamarono ad un tempo la madre e la figlia. Non vedete lì il sig. Bidebent? " " Ho avuto torto, disse il bottaio, ma... " " Veramente, soggiunse il sig. Bidebent, pronunziare il nome del maggior nemico dell'anima nostra, è una cosa... " " Ho avuto torto, lo torno a dire, ma.... " " É cosa, continuò il reverendo ministro, che ci espone ad ogni sorte di tentazioni. É un invitarlo, uno sforzarlo in qualche modo, a scordarsi dei miserabili che tien sotto le branche, per volgere i suoi pensieri a coloro che ne invocano il nome, come or facevate. " " Ho avuto torto, è la terza volta che lo ripeto. Quando un uomo conviene di aver torto, che cosa può fare di più? Però, permettetemi, Reverendo, di domandare a queste donne per qual motivo, prima del nostro arrivo, hanno ritirato lo spiedo dove giravano l'oca ingrassata e le anitre salvatiche. " " Nessuna di noi le ha toccate, Giberto; gli disse la moglie; è...... è un accidente che...... " " Un accidente! Disse Girder fisando l'occhio torvo sopra di lei. Voglio sperare che non abbiano fatto naufragio.... Ebbene! mi spiegherete una volta come siano le cose? " La moglie compresa da rispettosissima tema alla presenza di un tale marito, non osava rispondergli, ma venne coraggiosamente in suo soccorso la madre. " Sono io, Giberto, son io quella che ha fatto un dono di quell'arrosto ad un mio amico. Che cosa vorrete dirmi adesso? " Quell'eccesso di franchezza rendè muto Girder per pochi istanti; ma poi ripigliò: " E voi avete regalate la mia oca e le mie anitre salvatiche, il miglior piatto del mio banchetto battesimale, ad uno de' vostri amici, vecchia strega? E chi è di grazia, questo amico? " " Lo stimabile sig. Caleb Balderston di Wolfcrag, " rispose la matrona coi pugni sui fianchi, e pronta a sostenere l'assalto. A que' detti, la rabbia di Girder non conobbe più limiti. Non vi era cosa più atta a rincalzar la sua collera, quanto l'udire che si fosse avuta la stravaganza di fare un tal dono a Caleb, e si avesse l'altra di qualificarlo coi predicati di stimabile e d'amico; a Caleb, contro il quale egli nudriva vivissimo risentimento, e già i nostri leggitori ne sanno il motivo. Sollevò sulla vecchia uno scuriscio che tenea fra le mani, ma mistress Lightbody non indietreggiò, e brandendo una grande mestola di ferro, di cui valeasi ad irrugiadare il castrato posto nello spiede, lo minacciò di rincontro. Certamente il vantaggio dell'armi era per lei, e quanto a vigor di braccio, non gliene mancava; laonde Girder pensò essere cosa più prudente il far cascar la sua collera sulla moglie, che mandava una specie di gemito isterico, intanto che il degno ministro, la più ingenua e buona creatura che vi fosse sulla terra, stava contemplandola e in suo cuore compassionandola. " E tu sciocca, le dicea Girder, sei stata lì colle mani alla cintola, mentre vedevi donare la mia cena ad un poco di buono, ad un ozioso, ad un insolente, ad uno staffiere, e tutto ciò, perchè veniva a grattar le orecchie di una vecchia con belle parole, dove non è una sillaba di verità? Per dinci! Le pignatte rotte le hai tu da pagare. " Lo scuriscio fu sollevato in aria una seconda volta; ma il ministro trattenne il braccio al marito, e tra lui e la moglie si mise mistress Lightbody, sempre armata della sua formidabile mestola. " Sto a vedere che non mi sarà permesso di gastigare la mia donna! " esclamò, valendosi del suo stile, il bottaio. " Gastigate pure le vostre donne, finchè volete, gli disse senza mostrare scompiglio mistress Lightbody; vi dico solo, che se toccate la punta di un dito a mia figlia, avrete che fare con me. " " Oibò, sig. Girder! oibò! disse il ministro. Io non mi aspettava mai queste cose da voi. Come? abbandonarvi ad una colpevole collera contro la persona che debb'esservi la più cara di tutte nel mondo? E in qual momento? In quello di compiere il dovere più importante di ogn'altro per un padre cristiano. Per qual motivo? Pel più spregevole fra i beni di questa terra. Per una bagattella insulsa, superflua, inutile. " " Ah! la chiamate bagattella? Gridò Girder. So dirvi che non ho mai veduto guazzar nell'acqua un'oca più grassa, e che non furono mai ammazzate da un cacciatore più belle anitre. " " Sia, amico mio! voglio crederlo; riprese a dire il ministro. Ma osservate quante cose superflue rimangono ancora sul fuoco. Vi è stato un tempo, quando un solo di que' pani che vedo sulla credenza, sarebbe stato un dono prezioso ad uomini mezzo morti di fame, vaganti per le rupi, e da caverna in caverna, per amore dell'Evangelio. " " Ed è quanto mi tormenta di più. (Soggiunse il bottaio che accortamente volea condurre il ministro a partecipare con lui di una collera, non priva, per dir vero, di fondamento). Non ci baderei niente affatto, se quella vecchia sgraziata avesse fatto questo donativo a qualche santo che patisse per amor di Dio, e poi, a qual si fosse altro, fuorchè a quel mascalzone di un _Tory_, a quel miscredente, a quel bugiardo, a quello scorridore stipendiato dagli oppressori, che in altri tempi militò, sotto il tiranno Allano Ravenswood, contro il duca di Argyle, armatosi per la buona causa. Non so che cosa non mi dicessi; dar la parte migliore del mio banchetto a un tale malvagio!...... " " Che cosa serve, sig. Girder? Bidebent lo confortava. E in ciò ancora non riconoscete il dito della Providenza? In questa occasione almeno, non vediamo i figli del giusto mendicare il pane; pensate che il figlio di un formidabile oppressore è ridotto a imbandir la sua mensa del superfluo della vostra. " " Aggiugnete, parlò allora mistress Girder, che un tal dono non è stato fatto per usar cortesia nè al sig. Balderston, nè al sere di Ravenswood, come a quest'ora Giberto lo saprebbe, se ci avesse lasciato parlare; è stato fatto per un riguardo al lord... come lo chiamano?... al lord cancelliere, che mentre parliamo è a Wolfcrag. " " Ser Guglielmo Asthon a Wolfcrag! " esclamò stupefatto il bottaio. " Ser Guglielmo, si fece a dire la madre, ed egli e il sere di Ravenswood son fra loro come il guanto e la mano. " " E l'uno dà all'altro in isposa la propria figlia. " Aggiunse la giovane. " E gli restituisce tutti i suoi beni. " Incalzò la vecchia. " Eh, finitela! Le interruppe il bottaio. Siete due scimunite. Quel vecchio scaltro vi farebbe credere che la luna è un formaggio fresco. Il lord cancelliere e il lord Ravenswood amici insieme! Son come cane e gatto, come lepre e levriero. " " Ed io vi dico che sono come marito e moglie, soggiunse la vecchia, e forse anche qualche cosa di meglio. E poi, ecco qui! il bottaio Pietro Puncheon, magazziniere della regina, a Leith, è morto. " " E il suo impiego è da dar via " disse mistress Girder. " E chi lo darà, se non è il lord Cancelliere? " aggiunse la madre. " E chi parlerà di voi al lord Cancelliere, se non è il sere di Ravenswood? " proseguì la figlia. " E come vorreste che il sere di Ravenswood gli parlasse di voi, senza una preghiera del sig. Balderston? " rinforzava l'argomento la madre. " Zitto, zitto, una volta! gridò Girder; non so quale ascoltar delle due, e voi non mi date il tempo di ascoltarne nessuna, nè di meditare sulle cose che mi raccontate. Che cosa pensate voi di tutte queste novità, mastro Guglielmo? " chiese al suo lavorante, che nel fervore della disputa era entrato in cucina. " La padrona ha ragione, questi rispose, e non v'è nulla, in quanto ella ha detto, che non sia vero. Ho veduti quest'oggi i servi del lord Cancelliere che mangiavano e bevevano all'osteria di Lucia Smalltrash. " " E il lor padrone è a Wolfcrag? " " Sì, in fede mia che vi è. " " In buona amicizia con Edgardo di Ravenswood? " " Bisogna bene che sia così, se è in casa sua. " " E il bottaio Puncheon è morto? " " Sicuro! la botte è ribaltata; il vino andato via; restan le doghe, non buone più che da gettare nel fuoco; ma quanto allo spiede ed agli arrosti, il cavallo ha ancora la sella, e se lo volete, in una galoppata raggiungo tosto il sig. Balderston, e lo costringo a restituire il mal tolto. Non può essere molto lontano di qui. " " Ottimamente, Guglielmo! Preparatevi a partir subito, ma prima seguitemi; v'instruirò sulle cose da dirgli, quando lo avrete raggiunto. " Uscì per dare queste particolari istruzioni al suo lavorante, nè increbbe alle due donne, e nemmeno al ministro, di vederlo allontanato. " Anche questa è una vaga idea, considerava mistress Lightbody. Mandare quel povero innocente ad inseguire un uomo armato! Come se non sapesse che il signor Caleb porta sempre con se una squarcina! " " Non so, disse alle due donne il ministro, se sia stata una cosa ben pensata il racconto che gli avete fatto. Può derivarne una briga, e non posso per dover di coscienza starmi dall'avvertirvi, che chi è cagione del male, lo sia pur anche per imprudenza, non può riguardarsi affatto innocente. " " Non v'inquietate di questo, sig. Bidebent, perchè non torna mai a conto il metter la mano tra il martello e l'incude. Io so come devo impastare il mio pane, e i ministri della Chiesa non hanno da mescolarsi nelle cose che accadono tra moglie e marito, tra madre e figli. Su via, Giovanna! imbandisci la tavola, e non si parli più di questa miseria. " Si posero a mensa, e benchè la cena fosse men sontuosa di quanto erasi sperato, Girder avea ripigliato il suo buon umore e tutto si terminò in perfetta armonia fra le parti. Intanto il primo lavorante del bottaio, montato sopra un eccellente cavallo, e incaricato di speciali ordini del suo padrone correva a briglia sciolta per raggiungere lo scorridore Caleb. Il vecchio maggiordomo, ognun ben se lo immagina, non perdea tempo lungo la strada; e benchè per solito proclive a cianciare, e soprattutto a narrare vecchie storie ad onore e gloria della famiglia di Ravenswood, camminava in silenzio, a fine di arrivar più presto al castello; e si limitò solamente a far osservare al sig. Lockard, che avea ordinato alla moglie del provveditore del castello di dare in fretta alcune girate sullo spiede a quella salvaggina, perchè temea che, grazie allo spavento del fulmine che avea fatto dar volta a Misia il cervello, non si trovasse, al momento del loro arrivo alla torre, preparato un fuoco abbastanza vivace. Poi dopo inculcata in pochi cenni la necessità di arrivare il più presto possibile, mandava innanzi con tanta velocità il suo cavallo, che gli altri compagni duravano fatica a tenergli dietro. Cominciava a credersi in sicuro da qualunque sorpresa, toccando già l'altura della collina che disgiungea Wolfcrag da Wolfhope, quando udì il lontano calpestio di un cavallo, e una voce che per intervalli gridava: " Sig. Caleb, sig. Balderston, sig. Caleb Balderston, olà! Aspettatemi dunque. " Ed era questa la cosa, ognuno lo crederà, che men di tutte Caleb avea intenzione di fare. Primieramente, finse di non intendere nulla, sostenendo sfacciatamente ai compagni, che quanto udivano era romor di vento. Poi non potendo più dar colpa al vento, capì che qualche contadino, e non ne vedeva il perchè, lo chiamava; ma non era un motivo che meritasse di rallentare il cammino per aspettare costui. Finalmente vedendosi allo istante di essere raggiunto da chi l'inseguiva, si arrestò d'improvviso, e vôlto in fronte, risolvè di difendere la sua preda con altrettanto coraggio quanta fu la destrezza che avea usata nell'involarla. Compostosi a formidabile atteggiamento, prese con entrambe le mani lo spiede, che, carico in quella guisa, potea ad un tempo prestargli ufizio di picca e di scudo, deliberato di morire anzichè cedere la sua conquista. Qual fu la maraviglia del nostro Caleb, allorquando vide rimpetto a se il lavorante bottaio, che, in tuono affatto rispettoso e pacifico gli veniva incontro assicurandolo del dispiacere provato dal suo padrone per non essersi trovato in propria casa, quando il sig. Balderston gli fece l'onore d'una sua visita! dispiacere tanto più grande per non averlo potuto aver commensale al banchetto del battesimo di suo figlio. Di più, aggiunse il messaggero, che sapendo mastro Girder come nel castello del sere di Ravenswood si stessero illustri ospiti, per l'accoglimento dei quali mancò forse il tempo necessario ai convenevoli apparecchi, si prendea la libertà d'inviargli un picciolo bariletto di vino di Spagna e un altro di acquavite. Ho letta in qualche luogo la storia d'un uomo che, inseguito da un orso spacciatosi della sua musoliera, e quasi raggiunto quando non avea più forza per correre, si volse per un consiglio della disperazione, alzando contro la bestia la canna. La medesima storia racconta, che all'aspetto di quello stromento, noto all'orso per lunga esperienza, l'istinto vinse, e l'animale alzatosi sulle zampe di dietro incominciò a ballare una sarabanda. La maraviglia dell'uomo che si aspettava di essere da un istante all'altro sbranato, e si vedea inopinatamente libero dal pericolo, pareggiò appena quella da cui fu compreso Caleb, in veggendo l'uomo che ei credea suo persecutore e pronto a contendergli coll'armi la preda, venire in vece con tutta la cortesia ad aumentarla. Cessò per altro di riguardare la cosa come un mistero, quando mastro Guglielmo, sceso da cavallo, ove stava appollaiato fra i due barili, gli disse all'orecchio: " Se si potesse far qualche cosa...... circa all'impiego vacante di Pietro Puncheon...... Giberto Girder si comporterebbe in modo che il sere di Ravenswood non rimanesse scontento di lui, e anzi, il detto Giberto bramerebbe a questo proposito parlare col sig. Balderston, assicurandolo che, in quanto lo stesso riveritissimo sig. Balderston potesse desiderare, troverebbe il suo servo Girder docile, pieghevole più di una canna. " Caleb assumendo in quel punto un contegno di dignità, diede all'oratore quella sola risposta, che narrasi essere stata famigliarissima a Luigi XIV, _vedremo_. E aggiunse forte, ad edificazione di Lockard: " Il vostro padrone ha fatto il suo debito mandandomi addietro coll'opera vostra que' due barili, de' quali non avrei potuto caricare il mio palafreno; non mancherò di far nota questa sua attenzione al sere di Ravenswood. Intanto, il mio uomo, fate una cosa; avviatevi innanzi al castello; e se non trovaste alcun servitore, cosa da temersi, perchè basta ch'io m'allontani un istante, tutti coloro si mettono a correre i campi; dunque, se non trovaste servitori, ponete quelle robe nella stanza del portinaio, a mano destra della porta d'ingresso. Il portinaio veramente non ci sarà, perchè gli abbiamo data la permissione di andare a visitare certi suoi amici. In somma, è cosa probabile che non troviate con chi parlare. Ma ponete giù i barili, e basta così. " Dopo ricevute queste istruzioni, maestro Guglielmo continuò la sua corsa, e lasciato il carico nella deserta stanza del portinaio, senza aver veduto nessuno, come gli venne pronosticato, tornò addietro; salutò civilmente, ripassando vicino ad essi, Caleb e i suoi compagni; indi giunto a Wolfhope rendè conto delle eseguite commissioni al padrone. CAPITOLO IV. " Qual sul confin d'autun l'aura brumale " Del verdeggiante onor spoglia le fronde; " I disegni del misero mortale " La possanza del ciel sperde e confonde. " _D'un anonimo._ Abbiamo lasciato Caleb Balderston ebbro di gioia pel buon successo che incontrarono gli artifizj da esso immaginati a salvamento dell'onore della famiglia di Ravenswood. Poichè ebbe collocate e ordinate con simmetria sulla credenza le diverse vivande che avea avuta la buona sorte di unire, rimase per un istante immobile, e come rapito in deliziosa estasi, contemplando il più sontuoso de' banchetti che si fossero da lui imbanditi a Wolfcrag, dopo la festa celebratasi all'occasione dei funerali del defunto Lord. Il giubilo e la vanità soddisfatta faceano balzare il cuore del vecchio servo intantochè _decorava_ la tavola di quercia d'una candida tovaglia, su la quale indi comparvero in bella mostra l'oca, le due anitre e gli altri camangiari; volgea nel tempo stesso e al padrone, e agli ospiti espressive occhiate, quasi rampognando ai medesimi la loro incredulità. Durante la sera, regalò Lockard di una lunga filza di storie, più o men vere, sull'antica grandezza dei baroni di Wolfcrag, e sull'autorità di cui per tutti quei dintorni godeano. " Sappiatelo, mio caro sig. Lockard, un vassallo osava appena dir suo un vitello, o un castrato, prima d'aver chiesto al sere di Ravenswood se gli fosse piaciuto accettarlo; non poteva ammogliarsi, se non otteneva prima il consenso del feudatario: su questo diritto anzi, come sopra altri, si raccontano mille piacevoli storielle. Ma quei bei tempi non sono più, esclamò sospirando Caleb; però, benchè l'autorità abbia perdute alcune delle sue prerogative, è sempre vero, e in parte avrete potuto convincervene da voi medesimo, sig. Lockard, è sempre vero, che noi altri, membri della famiglia di Ravenswood, facciamo il possibile per serbare in valore i nostri giusti privilegi, e per mantenere quei convenevoli vincoli, che vi debbono essere fra superiore e vassallo, e che sono ad ogni momento in maggior pericolo di rallentarsi per effetto della universale licenza, divenuta pur troppo predominante ai dì nostri. " " Ma ditemi, ve ne prego, sig. Balderston, gli abitanti del villaggio dipendente dalla torre, sono eglino generalmente persone, colle quali si possa trattare? Perchè devo confessarvi, che nel castello di Ravenswood, oggi giorno dominio del mio padrone, il lord Cancelliere, non avete lasciati, partendone voi, sudditi i più compiacenti e i più maneggevoli. " " Ah, Sig. Lockard! pensate che quella signoria ha cambiato di padroni; e l'antico potea sperar tutto da essi, nulla potrà cavarne il moderno. Son sempre stati, per dir la verità, inquieti e turbolenti que' sudditi di Ravenswood; figuratevi se sarà facile ad un feudatario, che questi non amano, il farli fare a suo modo, e, se arrivano una volta a cacciarsi il morso fra i denti, sfido il demonio a tenerli più in briglia. " " Per bacco! quand'è così, ripigliò a dire il sig. Lockard, credo che il migliore di tutti i partiti pel mio padrone sarebbe quello di stringere un buon contratto di nozze fra il giovine sere di Ravenswood, e la nostra non men giovine ed amabile padroncina. Ser Guglielmo potrebbe cucire alla veste della sposa l'antica vostra baronia; e abile e sapiente com'è, non tarderebbe, o in un modo, o in un altro, a procacciarsi un nuovo feudo non men ragguardevole. " Crollò il capo Caleb. " Dio tenga lontane da noi le cose cattive! ma un tal matrimonio!.... Se sapeste, sig. Lockard, vi sono certe antiche profezie intorno a questa famiglia!...... Mi tolga Dio di vederle adempite sul finir d'una vita, che è stata anche troppo spettatrice di brutti casi e disgrazie! " " Via! via! Mettete da un canto le predizioni e le profezie, disse a Balderston il suo nuovo amico; se questi due giovani arrivassero ad innamorarsi l'uno dell'altro, sarebbe una leggiadrissima coppia. Orsù! beviamo alla loro salute; son certo che mistress Misia ne farà compagnia. Non è egli vero, mistress Misia? Avvicinate il vostro bicchiere, che io ci versi del vino somministratoci dal compitissimo sig. Girder. " Intantochè l'armonia e la gioia regnavano nella cucina, men gradevole sera non si trascorrea dalla brigata che stava nel salone a convito. Poichè il sere di Ravenswood ebbe presa la risoluzione di concedere al lord Cancelliere l'ospitalità, quale almeno poteva offerirla, si credette in obbligo di assumere un tuono sciolto ed aperto, e di mostrarsi allettato dalla visita che avea ricevuta. Ella è una osservazione confermata da molte esperienze, che chi si mette in mente di sostenere una data parte, conforma ad essa i sentimenti dell'animo, come se la naturale parte sua sostenesse. In meno d'una, o due ore, Ravenswood, maravigliandone egli stesso, si trovò nello stato d'un uomo, che, di tutta buona voglia e di cuore, facesse ogni sforzo per rendersi aggradevole ai proprj ospiti. A qual cagione attribuire un cambiamento così singolare? All'avvenenza di miss Asthon, all'amabile giocondità di questa donzella, alla nobile disinvoltura, con cui adattava il suo contegno ad una circostanza non priva di difficoltà? Ovvero al conversare gentile e pacifico del lord Cancelliere, fornito di quella seducente eloquenza che sa insinuarsi ne' cuori ed amicarseli? Noi non ci arroghiamo il decidere una tale quistione; ma forse entrambe le cagioni prevalevano sull'animo del giovine Edgardo. Il lord Cancelliere, invecchiato nella politica, versatissimo in tutte le pratiche delle Corti e de' gabinetti, e che conosceva a fondo le più picciole particolarità degli avvenimenti a mano a mano accaduti nell'ultimo periodo del secolo decimosettimo, sapea parlare, giusta quanto avea veduto egli stesso, degli uomini e delle cose in guisa da conciliarsi indubitatamente l'attenzione di chiunque ascoltavalo; possedea in oltre la grand'arte di non dire mai una parola che potesse metterlo in qualche specie di obbligazione, e di farsi nondimeno credere l'uom più ingenue, e il men riservato di quanti fossero, a chi l'ascoltava. Laonde Ravenswood, ad onta delle sinistre preoccupazioni dell'animo suo e de' troppo fondati motivi che avea di risentimento contra lord Asthon, provava diletto e ad un tempo istruzione nell'udirlo; il Cancelliere intanto, così pien d'imbarazzo dianzi nel cercar fino i modi per darsi a conoscere, sfoggiava di tutta la facilità e l'eleganza al più facondo fra gli oratori addicevole. La figlia del lord non era gran parlatrice, ma un grazioso sorriso le stava famigliarmente sul labbro, e le poche cose che ella dicea, spiravano soave dolcezza, e la indicavano studiosa di piacere e dilettare il quale studio, più che non lo avrebbe fatto una vivacità naturale di spirito, toccava le fibre del severo cuore di Ravenswood. Nè sfuggiva all'accorgimento del medesimo una delicata premura degli ospiti, per cui, in mezzo a quello stanzone vôto e peggio che disadorno, si vedea scopo ad attenzioni così rispettose, come se fosse circondato dallo splendore e dalla magnificenza che all'illustre sua nascita conveniva. Parea non s'avvedessero che alcuna cosa ivi mancasse, o se qualche volta le osservazioni cadeano sul vôto di qualche cosa utile o aggradevole, era solamente per fare encomj alla solerzia del bravo Caleb nel ritrovare ripieghi. Se avveniva ancora che non sapessero rattenere un sorriso, non sapea questo nè d'ironia, nè d'ingiuria; era un sorriso di buon umore a cui aggiugnevano tosto qualche ben foggiato complimento per dare a divedere quanto stimassero il merito del generoso loro ospite, e quanto poco badassero alle privazioni cui costretti erano di adattarsi. Forse un tal qual sentimento d'orgoglio, in veggendo che i suoi pregi personali contrabbilanciavano tanti svantaggi della fortuna, non meno dei parlari del lord Cancelliere e dell'avvenenza di miss Lucia, disposero a più favorevoli impressioni il cuore di Ravenswood. Giunse finalmente l'ora del riposo. La giovinetta e il padre della medesima si ritirarono ne' loro appartamenti _decorati_ anche meglio di quello che si sarebbe potuto aspettare. É ben vero che, per ordinare men male le cose, Misia era stata aiutata da una commare del villaggio venuta alla torre, per appagare la sua curiosità e far raccolta di ciance da riportare, e che lo scaltro Caleb tenne in arresto arruolandola sotto i suoi ordini, e creandola aiutante di campo di Misia; laonde costei in vece di tornare al villaggio, descrivere l'abbigliamento della nobil donzella, e aggiungere mille comentarj su questa visita, mercè l'artifizio di Caleb, si trovò nella necessità di gareggiare di sollecitudine colla vecchia fantesca per allestire le stanze degli stranieri. Giusta l'uso di quella età, il sere di Ravenswood accompagnò il lord Cancelliere fino nel suo appartamento, e li seguiva Caleb Balderston, il quale con tutta la formalità d'uom che tenesse fra le mani due bellissimi candelabri forniti di candide candele di cera, pose sulla tavola due candelacce di sevo, di cui si valeano i soli villani, collocate sopra due quadretti da ventola di stagno, che da lui vennero soprannomati candelieri. Fatto ciò, sparve; indi tornò ben presto con due fiaschi di terra, perchè la porcellana, diceva egli, era stata adoperata di rado dopo la morte di Milady. Uno di tali fiaschi contenea vino di Spagna, l'altro acquavite. Quanto al vin di Spagna, sostenne sfrontatamente, e senza pensare quanto fosse agevole cosa il convincerlo di impostura, che da vent'anni serbavasi nella cantina di Wolfcrag; " l'acquavite poi, dicea, benchè a me non convenga il farne gli elogi alla presenza de' vostri Onori, è il liquor più prezioso di cui si sia mai sfoggiato in alcun banchetto; dolce come idromele; forte al paragon di Sansone; quella stessa appunto, che venne gustata in quel dì memorabile, quando il vecchio Mickletob fu ucciso sul pianerottolo della scala da Iamia di Ionklebrae per conseguenza di una disputa nella quale entrava di mezzo l'onore di lady Mairend, parente, dal lato di donne, della famiglia; nondimeno...... " " Per abbreviare, sig. Caleb, lo interruppe il Cancelliere, vorreste farmi la finezza di darmi un po' d'acqua? " " Acqua! Tolga Dio che vostro Onore beva acqua in questa casa; sarebbe un disdoro, una vergogna per una famiglia sì illustre.... " " Però, se tale è il desiderio di sua Signoria, soggiunse Edgardo sorridendo, parmi, Caleb, che vi ci potreste uniformare senza paura di far male; perchè o m'inganno, o non è gran tempo dacchè in questa casa si è bevuto acqua, e anche con profusione. " " Cioè...... in somma, se Milord brama così, non vedo grande inconveniente...... " Partì Caleb, e tornò portando una tazza colma del desiderato elemento, e continuando il suo discorso: " É ben vero, dicea, che un'acqua simile a quella dei pozzi di Wolfcrag non si trova in altri siti così facilmente. Nondimeno..... " " Nondimeno, parmi ora che lasciamo gustare un po' di riposo al lord Cancelliere. " Così il sere di Ravenswood interruppe l'eloquenza del suo maggiordomo, che fece un profondo inchino, e voltosi verso la porta, si accinse ad accompagnare il padrone. Ma il lord Cancelliere impedì la partenza del suo ospite: " Dovrei dire una parola al sere di Ravenswood, sig. Caleb; onde credo che vi dispenserà dall'aspettarlo. " Caleb fece una reverenza anche più profonda della prima, e si ritirò, intantochè il suo padrone, pallido ed immobile, aspettava con molto imbarazzo la conclusione di un colloquio che dovea por termine ad una giornata di avvenimenti inaspettati feconda. " Sere di Ravenswood, gli disse in aria alquanto confusa ser Guglielmo Asthon; spero conosciate troppo bene la legge della religione cristiana per non permettere che il sole tramonti lasciando rancori nel vostro seno. " Edgardo arrossendo gli rispose di non avere in tal sera motivi per praticare questo dovere che la religione prescrive. " Io osava appena lusingarmene, soggiunse l'ospite, dopo i varj argomenti di contesa e di alterazione, per cui il defunto vostro padre ed io non siamo stati che troppo discordi. " " Bramerei, Milord, soggiunse Ravenswood, preso da un'agitazione, che reprimeva a grande fatica, io bramerei che nulla d'allusivo a tali circostanze venisse rammemorato nella casa del padre mio. " " In tutt'altro momento, approverei la saggezza di una tale osservazione, sere di Ravenswood; ma ora è necessario che io mi spieghi senza riserva. Già ho sofferto anche troppo per prestarmi ad un rispetto umano, che mi rattenne dall'insistere con forza maggiore onde ottenere, cosa, da me domandata, è vero, più di una volta, un abboccamento personale col padre vostro. Se avessi vinto questo fatale riguardo, quante sventure e molestie ci saremmo risparmiati a vicenda! " " Mi ricordo (disse Ravenswood dopo avere meditato un istante); sì mi ricordo di avere udito dire da mio padre che la Signoria vostra avea proposto questo personale abboccamento. " " Proposto, amico mio! perchè, permettetemi di chiamarvi con questo nome. Certamente ch'io lo proposi. Ma non bastava; avrei dovuto sollecitarlo, implorarlo come una grazia; squarciare il velo che persone, il cui interesse era di vederci nemici, aveano steso fra noi; mostrarmi, come io lo era di fatto, pronto a sacrificargli una parte rilevante ancora de' miei diritti legittimi, per un riguardo ad affetti così naturali, lo riconosco di buon grado, come quelli che lo animavano. Ma posso dire a mia giustificazione, che se vostro padre ed io ci fossimo trovati insieme tanto tempo quanto la mia propizia fortuna mi ha permesso in tal giorno d'intertenermi in vostra compagnia, questo paese forse possederebbe tuttavia uno de' membri più rispettabili dell'antica sua Nobiltà, nè mi sarebbe toccato il cordoglio di separarmi per sempre con sentimenti nimichevoli da un uomo, del quale ho ammirato ed onorato sempre il carattere. " E dicendo tali cose si portava il fazzoletto agli occhi; e lo stesso Ravenswood si sentiva commosso; ma stava silenzioso aspettando la conseguenza di queste straordinarie rivelazioni. " É giusto, è necessario che voi sappiate, continuava il lord Cancelliere, rimanere ancora molti articoli da regolarsi fra noi. Ho bensì consultata una Corte di giustizia per conoscere esattamente la estensione dei miei diritti legittimi; ma non è mai stata mia mente di farli valere oltre ai limiti prescritti dall'equità. " " Milord, mi sembra cosa molto superflua l'intertenersi più a lungo su tale argomento. Di tutto quello che la legge vi concede, di tutto quello che può ancora concedervi, non ne godete a quest'ora? Chi pensa a mettervi ostacolo? Nè mio padre, nè io, avremmo mai accettato nulla a titolo di favore. " " A titolo di favore! No; non m'intendete, o a meglio dire, non siete giureconsulto. Avvi certi diritti che sono validi dinanzi alla legge, e come tali riconosciuti, senza però che un uomo di onore voglia, o possa anche giovarsene con equità in tutti i casi. " " Me ne dispiace, Milord. " " Su via! voi parlate come un giovine avvocato, che, incapace di esaminare a mente fredda le cose, si accende senza motivo. Ascoltatemi, stimabile amico. Restano ancora, vel ripeto, molti articoli da dilucidarsi fra noi. Potete voi biasimare un vecchio amante della tranquillità e della pace se trovandosi nella casa di un nobile giovine, che ha salvato lui, che gli ha salvata da morte la figlia desidera ardentemente di definire in via amichevole, e colle norme de' principj i più liberali, tutti que' soggetti che lo teneano in divisione e in discordia colla famiglia del suo benefattore? " Nel dir le quali cose, avea presa la mano di Edgardo, e stretta fra le proprie mani la tenea. Qualunque fosse la risoluzione che questi avesse precedentemente fermata nell'animo, gli era impossibile in sì fatto istante il non dare una risposta conforme ai desiderj dell'ospite; dopo la quale si disgiunsero rimettendo alla domane la continuazione di un tale colloquio. Ravenswood corse a racchiudersi nel salone, ove dovea passare la notte, e per qualche tempo lo trascorse di un passo rapido e in aria agitata, non sapendo egli medesimo che cosa si facesse. Avea sotto il proprio tetto il suo mortale nemico; pure i moti che provava rispetto ad esso nel cuore, non erano quelli nè di un aperto avversario nè di un vero cristiano. Sentiva che pel primo di questi motivi avrebbe dovuto lasciar libera carriera alla vendetta; che il secondo imponevagli di perdonare; entrambe le cose gli sembravano del pari impossibili, e l'animo suo intanto lo rampognava di mettere in un vile e obbrobrioso bilancio l'ira contro il padre, l'amor per la figlia. Mandava imprecazioni a se medesimo continuando a far grandi passi per quello stanzone che rischiaravano di languida luce i raggi della luna al suo tramonto vicina, e gli avanzi del fuoco quasi consumato del tutto. Apriva e chiudeva violentemente le finestre graticciate di quella sala, come se abbisognasse or di respirare le fresche aure notturne, ora di escluderle affatto. Pur finalmente, calmatasi alquanto la smania in cui s'avvolgea, si gettò sulla scranna, che in quella notte per suo letto di riposo avea scelta. " S'egli è vero (dicea a se medesimo, quando per ultimo il turbine delle passioni ebbe dato luogo alla calma) s'egli è vero che quest'uomo non desideri nulla più di quanto la legge gli concede, se è pronto a restringere fra termini d'equità gli stessi diritti validi e riconosciuti, qual motivo mio padre poteva avere per lamentarsi di lui? Qual motivo ne avrei io medesimo? Quelli che tennero prima di noi i nostri antichi possedimenti, soggiacquero sotto la spada de' miei antenati, lasciando ai conquistatori i loro beni, i loro dominj; e noi soggiaciamo ora sotto la forza della legge, oggidì troppo possente, perchè veruna cosa possa resisterle. Entriamo dunque in parlamento cogli odierni vincitori, come se fossimo, senza speranza di soccorso, assediati nella nostra Fortezza. Forse quest'uomo è affatto diverso da quello ch'io mel figurava da prima; e sua figlia..... Ma a questa ho deciso di non pensare. " Avvoltosi nel suo mantello, cedè al bisogno della natura, sempre sognando Lucia Asthon, finchè i primi raggi del giorno penetrassero per traverso alle ferriate della finestra. CAPITOLO V. " Noi altri; gente esperta nel vivere del mondo, " Quando un parente, o amico, vediamo andare a fondo, " Non vi credeste mica, che, per tirarlo in alto, " Fossimo così matti di fare in acqua un salto. " Sia pur la sua sventura, quanto si vuol, funesta, " Per levarlo di stento, un colpo sulla testa, " Tutto al più, gli daremo, e così sempre ho fatto. " Con voi, messere, il caso è differente affatto. " Spira ai vostri balconi il vento della sorte, " Vi sarò, finchè dura, amico in vita e in morte. " _Shakespeare._ Sul più duro de' letti, in cui si fosse probabilmente scontrato giammai, il lord Cancelliere avea portati quegli stessi pensieri ambiziosi, e quella medesima perplessità che bastano a sbandire il sonno anche da chi si posa su letto di calugine e fra le più morbide coltri. Com'uomo che avea navigato lungo tempo per l'oceano politico, ne conosceva ad uno ad uno gli scogli, nè niuno sentiva meglio di lui la necessità di governare il naviglio in dirittura col vento dominante onde evitare nella tempesta il naufragio. La natura del suo ingegno, e la timidità del suo carattere gli aveano comunicata la docile pieghevolezza del vecchio conte di Nortumberlandia, il quale volendo spiegare come avea conservata la propria carica, in mezzo a tutti i cambiamenti di governo accaduti nell'intervallo trascorso fra i regni di Enrico VIII e di Elisabetta, confessò francamente, che della natura del salice, anzichè della natura della quercia partecipava. Ser Guglielmo Asthon pertanto avea sempre fatto studio di esplorare i cambiamenti, che l'orizzonte politico presagiva vicini, e prima che la lotta fosse decisa, era sollecito di conciliarsi il favore della fazione, per cui, a parere di esso, propendea la vittoria. Nè già questa indole di lui fluttuante, e all'aura delle circostanze pieghevole, ignoravasi; che anzi meritato erasi perciò lo sprezzo dei capi più intraprendenti delle due fazioni in cui si partiva lo Stato. Nondimeno, utile e prezioso si rendea per ingegno, e grandemente si apprezzavano le sue cognizioni nella giurisprudenza; le quali prerogative compensavano tanto in lord Asthon gli altri difetti, che i reggitori delle cose pubbliche, tenessero all'una o all'altra delle due parti, amavano prevalersi de' suoi servigi, e nel compensavano, senza però mai concedergli nè confidenza, nè stima. Il marchese di Athol avea adoperata tutta la sua preponderanza, e poste in giuoco tutte le molle politiche che questa gli procacciava, affinchè seguisse un cambiamento di gabinetto nella Scozia; e i suoi divisamenti erano sì bene concetti, e con tanta forza e abilità secondati, che del prospero successo de' medesimi nessuno omai dubitava. Ciò nullameno non teneasi ancora abbastanza certo della vittoria per trascurare alcuna via che conducesse alle sue bandiere partigiani novelli. Sembrandogli che l'affezionarsi il lord Cancelliere fosse un accorgimento de' più rilevanti in questa bisogna, incaricò a tal uopo un famigliare, il quale conoscendo e l'indole e le disposizioni d'animo del personaggio desiderato in lega, della politica conversione del medesimo si fece mallevadore. Sotto pretesto di rendergli una visita, questo negoziatore erasi trasferito al castello di Ravenswood, ove, all'atto del suo arrivo, si accorse, come le agitazioni alle quali in quel momento il Lord mostravasi in preda, derivassero dai pericoli personali che temea sovrastargli per parte del sere di Ravenswood. Il modo de' discorsi tenutigli dalla cieca sibilla (la vecchia Alisa); l'apparizione subitanea di Edgardo, venuto in armi nel recinto dei suoi perduti dominj, nel tempo stesso in cui la vecchia avea avvertito il lord Cancelliere di paventarlo; il tuono di freddezza e disdegno con cui corrispose ai sensi di gratitudine che gli espresse il Cancelliere, quando per l'opportuno soccorso di questo giovine, vide in sicuro la vita propria e della figlia; tutte le ridette circostanze si erano profondamente nella immaginazione di lord Asthon scolpite. Non appena il negoziatore politico del Marchese si accorse da qual banda il vento spariva, incominciò ad instillare nell'animo di ser Guglielmo, timori e dubbj d'un altro genere, ma non meno atti ad agitarlo. Mostrando ferventissimo interesse per lui, gli chiese se la involuta processura, che avea fatto parlare tanto, tra le famiglie Asthon e di Ravenswood fosse stata ultimata definitivamente, e in tal guisa che non rimanesse alla parte perditrice alcuna via di appellazione. -- Benchè rispondesse affermativamente il lord Cancelliere, l'interrogatore conoscea troppo bene lo stato di questa bisogna per non acchetarsi ad una tale affermazione sì facilmente. Anzi, sempre mostrandosi mosso da zelo pei vantaggi del Lord, gli enumerò con destrezza una serie d'argomenti, che non ammetteano replica, e intesi a porre in chiaro, che gli articoli più importanti, decisi a pro degli Asthon, contro i Ravenswood, poteano, semprechè la parte danneggiata si appellasse, divenir soggetto ad una nuova revisione dinanzi agli Stati del Regno, cioè al Parlamento della Scozia, vero giudice in ultima istanza. Sulle prime, ser Guglielmo andava sostenendo che sarebbe illegale una tal processura; ma posto alle strette, cadde confessando la vera origine della sua sicurezza da questo lato, ed era l'impossibilità che il meschino sere di Ravenswood avesse nel Parlamento amici così possenti, i quali volessero prendersi, a favore di questo, l'odiosità di instituire una revisione che feriva personaggi di maggior conto. " Milord non s'addormenti su tale speranza, l'amico insidioso soggiunse; potrebbe avvenire che nella prossima adunata, il giovine di Ravenswood, avesse nel Parlamento più amici e protettori di quanti ne ha, oso dire, la Signoria vostra mentre parliamo. " " La sarebbe singolare da vero! " rispose con aria di disdegno lord Asthon. " Eppure di queste cose se ne sono date e prima di noi, e ai nostri giorni. Non vediamo forse ora, reggitori della cosa pubblica que' medesimi, che, pochi anni fa, erano obbligati a nascondersi per salvare la vita? Quanti oggidì, mio caro Milord, desinano in bella piatteria d'argento, che dieci anni prima avean per grazia di mangiare una polenta di farina di vena entro scodella di legno! e quanti oggidì confusi in mezzo alla folla, andavano allora colla testa alta su tutti gli altri! _Lo stato barcollante degli uomini di Stato in Iscozia_, leggiadra Opera di Scostarvet, vostra Signoria, me ne ha fatto vedere il manoscritto, questo _Stato_ da vero, è divenuto oggi più _barcollante_ che mai. " Il lord Cancelliere dovette, dopo aver mandato un profondo sospiro, rispondere, che pur troppo queste vicissitudini non erano cosa nuova nella sua patria, e che il regno di Scozia ne era una prova anche molto tempo innanzi alla nascita dell'autore satirico testè commemorato. " Son corsi begli anni, soggiunse, dopo che Fordun ha citata, come proverbio già antico quella sentenza: _neque dives, neque fortis, sed nec sapiens scotus, proedominante invidia, diu durabit in terra._ Fatalmente è vero; nè ricco, nè forte, ma nemmen sapiente Scozzese, può durarla alla lunga sulla terra, perchè predomina troppo quella maladetta passione dell'invidia. " " Ah sì! E temo bene, mio rispettabile amico, che nè i lunghi servigi da voi prestati allo Stato, nè il profondo vostro sapere nelle cose di giurisprudenza, non vi gioveranno a mantenervi nel vostro grado e nelle vostre ricchezze, se il marchese di Athol arriva a comporsi un Parlamento a suo modo. Già sapete l'affinità che passava tra il defunto lord di Ravenswood e il Marchese, perchè e questi, e lady Ravenswood, parimente defunta discendeano entrambi dal barone di Tillibardin, cugini in quinto grado l'uno dell'altro. So dunque da buon canale che il marchese di Athol si prende grandemente a cuore gli interessi del giovine Ravenswood, e che pensa a metterlo su la via de' rapidi avanzamenti. Perchè, in sostanza, ci vede il suo vantaggio. Questo giovine è pieno di solerzia e d'intelligenza, buono a parole ed a fatti; i suoi amici e congiunti han piacere nel portarlo innanzi, poichè son sicuri che non resterà loro di peso fra le braccia. Se pertanto si venissero a rimestare in Parlamento le vostre faccende con lord Ravenswood, il marchese d'Athol non si starebbe, ve ne accerto, per poca voglia di farlo, dal prestarvi cattivi ufizj. " " Compenserebbe assai male non solamente le cure che mi sono prese per lo Stato, ma anche i riguardi de' quali mi son sempre fatto una legge verso di lui e della sua onorevole famiglia. " " Oh sì! (soggiunse l'astuto negoziator del Marchese) che v'è da contare sui servigi passati, o su i riguardi che si sono avuti. Servigi attuali, prove di riguardi presenti, si aspettava da voi il Marchese, nelle circostanze in cui ci troviamo. " Il lord Cancelliere vide allor chiaramente il fine di tutta la catena de' discorsi dal comune amico tenutigli[2]. Ma troppo era prudente per legarsi con una definitiva risposta. [2] Qui viene veramente in acconcio il verso del Tasso " _Chè ben conosce l'un l'altro gagliardo._ " Non credo che si possa tratteggiare con più maestria una scena, i cui personaggi sieno un negoziatore politico d'ordine inferiore, e un uomo di Stato. Comunque il primo abbia sostenuta la parte sua egregiamente, se il lord Cancelliere non si fosse finalmente accorto di essere con una spia, sarebbe andato fuor del suo carattere di avvedutissimo uomo. Ma quando se ne è accorto? (e qui spicca sempre più l'arte somma del nostro Autore). Se n'è accorto, quando l'altro ha scoperto il lato debole della fortezza ed aperta la breccia. " Non saprei, disse, quai servigi il Marchese potesse aspettarsi dalla scarsa mia abilità, e quai servigi io non fossi disposto a tributargli, salvo sempre i doveri che mi legano al mio re e al mio paese. " Così non disse nulla, mostrando di aver detto molto, perchè l'ultima clausola era concepita in modo da comprendervi dentro in appresso tutte quelle esclusioni che a ser Guglielmo fossero tornate in grado. Il fatto è che il lord Cancelliere cambiò argomento, procurando di bandire affatto dai discorsi che dopo vennero, la politica. Il nostro negoziatore partì, veramente senza aver cavata dallo scaltro uomo di Stato la promessa di secondare i disegni del Marchese, ma colla certezza di avere suscitati nell'animo del suo paziente gravi timori, intorno alle cose che più gli stavano a cuore, e d'avere gettati i fondamenti di un Trattato, di non impossibile stipulazione in appresso. Quando il politico referendario riportò gli effetti della sua negoziazione al Marchese, si accordarono entrambi nel parere di non permettere più mai al nostro Lord di tornare in quella sicurezza che dall'attuale abbiezione del giovine di Ravenswood gli derivava; ma di mantenerlo in vece in questo infelice stato di angoscia, profittando soprattutto della lontananza di milady Asthon. Ben sapeano come, s'ella vi fosse stata, lo spirito orgoglioso e vendicativo di cotesta femmina avrebbe comunicato al marito il coraggio che gli mancava. Non la ignoravano irrevocabilmente collegata colla fazione dominante, e in continua corrispondenza coi capi della medesima. Erano convinti che costei odiava a morte, senza temerla, la famiglia di Ravenswood, l'antico splendor della quale offuscava il lustro nascente della casa di suo marito; e che per tutte le enumerate considerazioni non avrebbe esitato ad arrischiare perfino i proprj veri interessi, purchè una speranza la sostenesse di portare l'ultimo crollo alla fortuna de' suoi nemici. Il motivo della prolungata assenza di lady Asthon, fu un viaggio che da Edimburgo a Londra ella imprese; viaggio non solamente mosso dalla speranza di sollecitare meglio l'affare, per cui si era trasferita dal castello di Ravenswood alla capitale della Scozia, ma anche dalla fiducia di contribuire così al mal esito delle pratiche del marchese di Athol presso la Corte. Gli è da sapersi che questa femmina vivea in grande favore della celebre Sara, duchessa di Marlborough, e che le indoli di queste due donne aveano molti segnalati punti di somiglianza. Fu dunque necessario al Marchese affrettare gli assalti che si voleano dare al lord Cancelliere prima che il ritorno di Milady li sconcertasse. La lettera ch'egli avea scritta al sere di Ravenswood e della quale demmo conto in uno de' precedenti capitoli[3], era stata un preliminare del meditato sistema di stratagemmi. Rammentando il tenore di quel foglio, si scorge che era concepito in modo da lasciare a chi lo scrivea la libertà di proporzionare al bisogno dei proprj divisamenti le sollecitudini a favore della persona alla quale veniva inviato. Però, benchè il marchese di Athol, nè, come uomo di stato, avesse voglia di avventurarsi, nè, com'uomo saggio, di assumere il tuono di protettore in un momento in cui non avea grazie da dispensare, dee dirsi ad onore del medesimo, che, se si valea del nome del sere di Ravenswood per tenere in trambusto l'animo di lord Asthon, non quindi nodriva men sinceramente il desiderio di una occasione per rendersi utile al suo giovin parente. [3] Tom. I. Cap. VII. pag. 154-156. Poichè il messaggero incaricato di tale lettera dovea passare dinanzi al castello del lord Cancelliere, fra le istruzioni dategli vi fu quella, che giunto alla dirittura del viale d'onde s'arriva al castello di Ravenswood, gli si sferrasse il cavallo; circostanza che lo avrebbe costretto a ricorrere al fabbro ferraio del villaggio. Fu inoltre raccomandato a questo messo che mentre il maniscalco starebbe inteso alle fazioni del suo mestiere, si mostrasse inquietissimo per l'indugio prodotto da un tale inconveniente, e si lasciasse, nell'accecamento dell'impazienza, sfuggir detto, che portava un dispaccio importantissimo del marchese di Athol pel sere di Ravenswood. La quale notizia, con tutte le amplificazioni d'uso, giunse per varj canali all'orecchio del lord Cancelliere, e tutti quelli che gliene parlarono, si diffondeano sul breve tempo impiegato dal corriere in tal viaggio, e sulla impazienza che per l'indugio d'una semplice mezz'ora avea dimostrata. Ser Guglielmo ascoltò silenziosamente tutte queste relazioni; poi diede segreto ordine a Lockard di spiare e coglier l'istante quando il corriere veniva addietro; di dar opera ad imbriacarlo, e alla peggio, d'impadronirsi, o per amore, o per forza, delle sue lettere. Questo disegno andò fallito, perchè era stato troppo ben preveduto da chi ideò l'altro, e il messo aveva ordine di tenere, nel venir via da Wolfcrag, un'altra strada. Quando a quelli del castello di Ravenswood sembrò inutile l'aspettare più a lungo il ritorno di questo corriere, Lockard ebbe ordine di praticare una speciale inquisizione presso i suoi clienti di Wolfhope a fine di sapere, se in tal dato giorno, e tal ora, fosse arrivato alla torre di Wolfcrag un messaggero indicato con tali e tali connotati. Il fatto non fu difficile da verificarsi, perchè in quello stesso giorno Caleb si era trasferito a Wolfhope a fine di prendere a credenza quanto occorrea per dar da desinare ad un corriere, che il marchese di Athol avea spedito al suo padrone; oltrechè, quel povero tapino di messo rimase ammalato ventiquattr'ore in casa di mistress Smalltrash, per aver mangiato del salamone salato che era infracidito, e bevuto della mezza birra guasta. -- Qual dubbio omai che non vi fosse una corrispondenza fra il Marchese e il suo giovine parente? cosa che fino allora ser Guglielmo, quasi quasi, e in certi momenti, riguardava come uno spauracchio. Dopo di che, le paure del lord Cancelliere divennero veramente più serie. Il diritto di appellarsi al Parlamento contro le sentenze delle Corti civili di Scozia era stato posto in opera rare volte; pur sapea che ve n'erano alcuni esempj; e se il corso degli avvenimenti avesse condotto un Parlamento inclinato a ben accogliere l'appellazione del giovine Ravenswood, e a ponderare attentamente l'affare, la coscienza diceva al lord Cancelliere, che l'esito non sarebbe stato per lui il più favorevole; perchè allora la lite si sarebbe giudicata, non a stretto senso di legge; ma secondo i principj d'equità, il qual metodo, la qual norma di giudicare non gli promettea un trionfo così compiuto come lo avea, giovandosi della sua preponderanza, riportato fin lì presso tutti i tribunali. Intanto, tutte le notizie che egli riceveva, rendevano sempre più probabile il buon successo delle pratiche politiche del Marchese; onde ser Guglielmo Asthon, cominciò a pensare, che era tempo di cercarsi una protezione contro il nembo vicino a scoppiare. La sua indole timida e irresoluta gli persuadeva sempre le vie della conciliazione, ed un accomodamento gli parea preferibile ad una lite guadagnata. Gli sembrò che l'affare del toro, condotto con destrezza, potesse agevolargli un colloquio e una riconciliazione col sere di Ravenswood. In questa occasione, così ragionava, avrebbe potuto scavare da lui come la pensasse intorno all'estensione de' proprj diritti, e sul modo di farli valere. Avrebbe forse potuto fargli accettare alcune proposizioni vantaggiose di un'amichevole transazione, cosa non mai molto difficile, quando fra le due parti la una è ricca, povera l'altra. Intanto una riconciliazione che ei si fosse procacciata, di moto proprio, col sere di Ravenswood, lo metteva in istato di far egli i patti al marchese di Athol, " Infine poi, diceva a se stesso, sarò lodato di un atto di generosità; si dirà che ho fatto risorgere la fortuna del capo di questa famiglia, ridotta nell'abbiezione; e se accadesse che Ravenswood fosse caldamente ed efficacemente protetto da un nuovo governo, chi sa che questa mia generosità non trovasse la sua ricompensa? " Tali erano i ragionamenti di ser Guglielmo Asthon. Così stendea una vernice di generosità sugl'interessati suoi fini, come si vede accader di frequente. Salita a questo punto la sua immaginazione, andò ancora più in su. Incominciò a dire a se stesso, che se il sere di Ravenswood, sotto una nuova amministrazione, ambisse ad una carica luminosa, se mai una unione più stretta con lui, giovasse a renderlo più moderato nelle sue pretensioni, il sere di Ravenswood finalmente non sarebbe stato il più tristo dei partiti per la sua figlia Lucia. Si poteva ottenere la revocazione del decreto che avea privata della nobiltà la famiglia dei Lôrdi di Ravenswood, famiglia d'antichissima data. Più; questo parentado legittimerebbe in qualche modo in lui il possedimento della maggior parte delle spoglie dei Ravenswood; e la restituzione del rimanente diverrebbe men dolorosa. Intanto che questo involuto disegno andava maturandosi nel capo del lord Cancelliere, si ricordò che lord Littlebrain lo sollecitava premurosamente, affinchè si trasferisse a passare alcuni giorni con lui. Il castello di questo lord era situato a pochissima distanza da Wolfcrag, la qual circostanza lo indusse immantinente a scrivere all'amico, che avendo alcune giornate di libertà, profitterebbe del suo invito nel dì successivo; ed essendo allora fuor del castello il padrone, fu al suo arrivo, accolto nel modo più cordiale da lady Littlebrain, che aspettava da un istante all'altro il marito. Si mostrò lietissima d'imparare a conoscere miss Asthon, ordinando poi una caccia per ricercare il lord Cancelliere. Benchè non fosse questo il divertimento favorito di ser Guglielmo, ne accettò premurosamente l'offerta, perchè gli somministrava l'occasione di riconoscere le vicinanze di Wolfcrag, e forse di far conoscenza col proprietario di quella torre in rovina, se mai lo strepito de' cani e dei corni da caccia inspirava a questo il desiderio di raggiungnere i cacciatori. Ordinò nel tempo stesso al fido Lockard di cercare tutte le vie possibili per collegarsi con qualcuno degli abitanti di Wolfcrag, e vedemmo già in qual modo Lockard compiè la sua parte. Il temporale sopravvenuto favorì, oltre le speranze, il lord Cancelliere nel suo disegno d'un abboccamento più particolare col sere di Ravenswood. Avea temuto, egli è vero, che questo giovine, trasportato dalla sete della vendetta, si portasse a qualche estremità contro di lui, ma tale paura fu diminuita dalla considerazione che, essendo il sere di Ravenswood in così speciale guisa protetto dal marchese di Athol, non gli sarebbero mancati i modi a far valere per le vie legali i proprj diritti; e pensava, con assai buone ragioni, che gli uomini si lasciano trascinare a certi atti di violenza, sol quando si vedono assolutamente sforniti d'ogni altro soccorso per aggiungnere al proprio scopo. Però il prese un segreto senso di terrore per cui agghiadò a suo malgrado, quando si vide rinchiuso nella torre solitaria di Wolfcrag, specie di Fortezza, situata in un luogo isolato, e che parea fabbricata a posta per divenire il teatro di una vendetta. Il freddo accoglimento, sulle prime usato a lui e a sua figlia, la difficoltà che provò a superare il proprio imbarazzo nel dover annunziare ad un giovine accostumato a riguardarlo come il più crudele nemico di sua famiglia, il nome degli ospiti ai quali conducea in quell'istante un asilo, non erano cose opportune a sedare le angoscie che lo premevano. Quando poi udì chiudere con violenza la porta della torre, e vide che si proibiva alla sua gente di entrarvi, le parole della vecchia Alisa, gli si pararono alla mente; pensò che si era cimentato di troppo con una schiatta feroce, siccome lo erano i Ravenswood; temè che il rappresentante attuale di questa famiglia, imitando Malisio Ravenswood, avesse aspettato e colto il momento della vendetta. La franchezza con cui in appresso Edgardo compiè gli ufizj della ospitalità, e il cambiamento che nel tuono e contegno del medesimo seguiva gradatamente la progressione dei discorsi, calmarono finalmente nel Lord i timori che le mentovate rimembranze aveano in lui suscitati, nè ad uomo di tanta sagacia fu difficile accorgersi di essere alle grazie e all'avvenenza di Lucia debitore di queste più favorevoli disposizioni dell'animo del suo ospite. Ma triste immagini d'altro genere gli si affacciarono alla mente, quando prese possesso della camera segreta, assegnatagli per riposarvi. Una lampada di ferro, le pareti prive di arredi, sicchè quel luogo somigliava ad una carcere anzichè ad una stanza da letto, il continuo romore de' flutti che venivano ad infrangersi contro lo scoglio su di cui si ergeva la torre, il tutto contribuiva a gettare il suo animo nell'abbattimento e nella tetraggine. Da lui certamente, e dalle sue scaltre pratiche derivava in massima parte la rovina di una famiglia, della quale abitava in quel momento l'ultimo asilo; ma essendo per indole interessato più che crudele, l'aspetto di uno squallore, di una desolazione ch'erano l'opera sua, gli producea tal sensazione molesta, qual la proverebbe una reggitrice di casa nel vedere uccidere i polli e i colombi da essa ordinati pel suo desinare. Nel medesimo tempo, meditando la dura alternativa, o di vedersi costretto, per un decreto del Parlamento, a restituire al sere di Ravenswood la maggior parte delle sostanze di cui lo aveva spogliato, o ad adottare, quale individuo della propria casa, l'erede di una famiglia caduta in sì bassa fortuna, sentiva quell'affanno che potremmo supporre nel ragno, quando vede la sua tela, che gli è costata sì penose fatiche, battuta a terra da un fatal colpo di scopa. Oltrechè, avanzandosi di soverchio in questi suoi nuovi divisamenti, veniva in campo un'altra obbiezione, che non egli solo, ma più d'un buon marito, preso dalla tentazione di usar del proprio diritto di padronanza avrà proposta a se stesso: _Che cosa dirà mia moglie?_ Finalmente, si appigliò alla risoluzione che suole essere il rifugio delle anime deboli, quella cioè di aspettare gli avvenimenti, e profittare delle circostanze che si offrirebbero, conformando ad esse la propria condotta. Stava in questo sistema di politico destreggiare, quando lo prese il sonno, e tranquillamente dormì. CAPITOLO VI. Meco di tal messaggio non vi prendete sdegno; Per piacere all'amico, ne presi sol l'impegno. Consolatevi poi, ch'io son uom giusto, e ho l'arte Di tener, se fa d'uopo, per l'una e l'altra parte, _Il re che non è re._ Commedia. Avea ripresa gran parte del suo tetro umore il sere di Ravenswood, quando rivide alla domane il lord Cancelliere. Dicemmo come il primo avesse trascorsa meditando quasi tutta la notte, e con quanto stento un tardo sonno venisse a chiudergli le palpebre. Troppo forte lotta moveano in quell'animo i sentimenti che quasi, a malgrado di lui, verso Lucia Asthon lo trasportavano, e l'odio giurato da sì lungo tempo al padre della donzella. Stringere amichevolmente la mano del nemico di sua famiglia, accoglierlo in propria casa, riceverne e rendergli in contraccambio i consueti ufizj della urbanità, usar seco famigliarmente, erano ai suoi occhi altrettanti atti d'invilimento, ai quali non potea sottomettersi senza che l'orgoglio suo nel rampognasse. Ma il diaccio era rotto, e ser Guglielmo avea risoluto di non permettere che le parti di questo diaccio si tornassero ad aggregare. Il nostro lord avea divisato di confondere tutte le idee del suo ospite, e di stordirlo in tal qual modo, porgendogli in termini tecnici un'avviluppata spiegazione de' motivi delle differenze insorte fra le due famiglie. Pensava, nè senza qualche fondamento, che un giovinetto terrebbe dietro a fatica ad un accorto giureconsulto per tutti gli andrivieni del labirinto forense, e che facendo egli mostra di volergli dilucidare le cose, avrebbe raddoppiate le tenebre fra le quali l'altro avvolgeasi, e diminuita forse in questo la confidenza che trar potesse dalla giustizia della causa. " Così, ragionava fra se medesimo il lord Cancelliere, avrò il vantaggio di trattar seco, in apparenza, con aperta franchezza e senza riserve, nè gli lascerò il campo di profittare delle cose che gli dirò. " Prima della colezione, trasse dunque in disparte il sere di Ravenswood, e avendolo condotto verso il vano di una finestra, ripigliò il filo del discorso la sera innanzi interrotto, esprimendo la speranza che il suo novello amico vorrebbe armarsi di un po' di sofferenza per ascoltare una specifica e circostanziata narrazione degli sfortunati motivi, da cui erano nati gli sgradevoli dispareri, durati, con suo gran dolore, fra lui e l'onorevole padre dell'attuale suo ospite. All'udire un tale proposito si accese, come bragia, il volto del sere di Ravenswood; però tacque. Laonde ser Guglielmo Asthon, benchè poco soddisfatto di un tale sintomo di scontento, che all'accortezza di lui non isfuggì, incominciò la storia da un prestito di ventimila marchi fatto dal padre suo al padre dell'ascoltatore, e stava indicandogli partitamente le vie legali, per cui una tal ragguardevole somma era divenuta _debitum fundi_, allor quando Edgardo così l'interruppe. " Non qui io posso ascoltare la spiegazione, che ser Guglielmo Asthon può volermi porgere sopra un tal genere di affari. Questo è il castello ove mio padre morì di amarezza, nè è luogo in cui mi piaccia rintracciare la cagione vera delle sue sciagure. Potrei non ricordarmi più che i doveri della pietà filiale, e dimenticare quelli della ospitalità. Verrà il momento per trattare questo soggetto, e in sito più convenevole, e dinanzi a persone, la presenza delle quali procuri ad entrambi la libertà di parlare e la necessità di ascoltare. " " Il luogo, il tempo e le persone, il lord Cancelliere soggiunse, sono cose indifferenti per coloro che non cercano altro fuorchè la giustizia. Però offerendomi io stesso a darvi tutte le convenevoli spiegazioni, mi parrebbe giusto, che per parte vostra mi porgeste qualche schiarimento sui motivi pe' quali credete esservi luogo ad una revisione sì clamorosa sopra decisioni emanate da quelle corti di giustizia che sole erano competenti a profferirle. " " Ser Guglielmo Asthon, rispose con qualche calore il sere di Ravenswood, i dominj che voi occupate ora, erano stati conceduti dai nostri re ai miei antenati, come guiderdone de' servigi che questi aveano prestato difendendo la loro patria contro l'invasione degl'Inglesi. Come siano usciti dalle nostre mani per una sequela di transazioni che non furono nè amichevoli vendite, nè aggiudicazioni giuridiche, nè ipoteche, ma che offrono un miscuglio inconcepibile di tutte le ridette cose; come i frutti siansi accumulati al capitale al punto di vedersi dileguare i nostri fondi come neve che si liquefà ai raggi ardenti del sole; è quanto voi potete intendere più facilmente di me. Nondimeno, attesa la condotta franca che avete usata meco, sono propenso a credere di potermi essere ingannato nell'apprezzare il vostro carattere; e che quanto forse è sembrato giusto e retto ad un giureconsulto istrutto e giudizioso, come voi siete, siasi mostrato in aspetto d'ingiustizia e oppressione alla mente di un uomo ignaro, come son io, in tal genere di affari. " " E permettetemi di aggiugnere, mio caro sere di Ravenswood, continuò lo scaltrito Cancelliere, che ancora per parte mia sono stato ingiusto nel giudicarvi. Vi avevano dipinto ai miei occhi come un giovane altero, impetuoso, inconsiderato; pronto ad ogni menoma provocazione, a gettare la vostra sciabola nella bilancia della giustizia per aumentare il peso delle ragioni che potessero campeggiare a vostro favore; preparato sempre a ricorrere a quegli atti di violenza, a quelle vie di fatto che una saggia politica e un'amministrazione proteggitrice, da ben molti anni, più non permettono nella Scozia. Se dunque ci eravamo entrambi ingannati nel giudicarci, perchè il giovane leale ricuserebbe di ascoltare una spiegazione ingenua che il vecchio giureconsulto brama di porgergli su quegli articoli di contrasto che hanno tenuto in discordia le due famiglie? " " Questo non mai, Milord! Se una tale spiegazione debbe seguire, vuol essere fatta dinanzi agli Stati della nazione, dinanzi alla Corte suprema del Parlamento. Spetta ai Baroni, ai Cavalieri, ai Lôrdi e Pari della Scozia il decidere, se una casa, che non è delle men nobili di questo regno, debba trovarsi spogliata di tutti i suoi possedimenti, a guisa di un miserabile giornaliero che perde il pegno posto fra le mani di un usuraio, poichè ha lasciata trascorrere l'ora per riscattarlo. Se i diritti del creditore verranno riconosciuti legittimi, se la legge può toglierci tutti i beni che tenevamo a titolo di ricompense gloriose dai nostri sovrani, questo esempio sarà forse funesto per la posterità de' miei medesimi giudici; ma saprò consolarmi: la mia spada mi rimarrà, e mi sarà lecito seguire la professione dell'armi liberamente, e dovunque ascolterò squillar d'una tromba. " Mentre pronunziava con tuono fermo, e nondimeno malinconico, queste parole, sollevò gli occhi che si scontrarono in quelli di Lucia Asthon, sopravvenuta durante quel colloquio, senza ch'egli se ne fosse avveduto. Gli sguardi di lei si fisavano su Ravenswood in aria di premura e di ammirazione ch'ella non cercava già di nascondere. Il contegno nobile, i lineamenti espressivi di Edgardo, animati dall'orgoglio della nascita e dal sentimento interno del suo decoro, il suono grato e significante della sua voce, la dignitosa rassegnazione colla quale parea sopportasse l'indigenza a cui si vedea ridotto, l'intrepidezza onde considerava, come sfidandolo, l'avvenire, erano altrettante particolarità che ne rendeano pericolosa la presenza ad una donzella, anche troppo propensa ad abbandonarsi a ricordanze, delle quali era egli lo scopo principale. Nell'atto che gli occhi loro si incontrarono, arrossirono entrambi, come paurosi di non poter celare la commozione straordinaria che li comprendea; poi chinarono gli sguardi a terra quasi per impedir loro di nuovamente incontrarsi. Non mancò ser Guglielmo di esaminare le espressioni delle loro fisonomie con grande attenzione -- " Non ho bisogno di temere nè appellazione, nè Parlamento; allora pensò. Ho sempre una via sicura di riconciliarmi con questo giovane inesperto, se mi divenisse mai formidabile. Ma intanto, e prima di tutto, abbiamo cura di non ci innoltrare di troppo, e di non avventurarci nella menoma cosa. Ha morduto l'amo; non bisogna affrettarsi tanto a tirare la lenza, per potere tagliare il filo, e lasciare il pesce nell'acqua, se non vale l'incomodo di ritirarlo. " In questo calcolo che un crudele egoismo inspirava, e fondato su i sintomi di amore, che credea ravvisare in Ravenswood verso Lucia, il Cancelliere non valutava quai cordogli potesse preparare alla propria figlia, col rendere in sì fatta guisa gli affetti della medesima strumento del paterno interesse; e parea non si ricordasse quanto sia il pericolo di alimentare nel cuore di una giovinetta una passione amorosa, quasi che egli fosse padrone a suo grado di eccitarla e di estinguerla. Ma il fuoco amoroso non è simile a quello di una candela; e la Previdenza apparecchiava una terribile punizione a cotest'uomo, la cui vita intera venne trascorsa nel cercare di rendere utili ai proprj fini le passioni degli altri. Venne allora Caleb Balderston ad annunziare che era presta la colezione, genere di pasto in que' tempi più sostanzioso che ai nostri giorni; e in quel momento potè esserlo anche nella torre di Wolfcrag, perchè gli avanzi della cena non erano tanto scarsi. Non dimenticò il nostro maggiordomo di offerire con tutte le cerimonie d'uso al lord Cancelliere, ciò che chiamavasi la bevanda del mattino, entro una grande scodella di peltro ornata di foglie di petrosemolo, scusandosi se non si era servito della grande tazza d'argento del suo padrone. " Ma, soggiunse, è nelle mani di un orefice di Edimburgo, cui la spedimmo per farla dorare. " " Di fatto è probabile, soggiunse Ravenswood sorridendo, che stia ad Edimburgo; ma in casa poi di chi si trovi, e a qual uso serva, è quanto nè voi, nè io possiamo sapere. " " Quel che non posso sapere è questo; si fece a dire con un po' di mal umore Caleb. Trovasi alla porta della torre un uomo che brama parlare a milord Ravenswood. Vostro Onore solamente può sapere, se lo voglia ricevere. " " Sai che cosa egli desideri? " " Dice che dee spiegarsi unicamente con vostra Signoria. Ma prima di farlo entrare, vorrei mi faceste la grazia di metter l'occhio allo sportello per guatarne la fisonomia. Questo castello non è un'osteria aperta ad ogni sorte di gente. " " Non temeresti già che fosse un ufiziale della curia venuto ad arrestarmi per debiti? " " Un ufizial della curia! Nel vostro castello! e per arrestarvi! Ma vostro Onore questa mattina è ben in voglia di ridere a spese del povero Caleb. Che che ne sia (disse all'orecchio del padrone, mentre usciva della stanza in sua compagnia), guardatelo bene sinchè sta di fuori. Non vorrei pregiudicare a nessuno nell'animo di vostro Onore, ma è un uomo di sì cattiva fisonomia che ci penserei più di una volta prima di lasciarlo introdur nella torre. " Non era però un ufizial della curia, ma niente meno che il rispettabile capitano Craigengelt, col naso più rosso di una barbabietola, mercè l'acquavite che aveva abbondantemente tracannata; con un cappello gallonato, e un po' vôlto alla brusca sulla sua negra parrucca, sciabola al fianco, pistole agli arcioni della sella del suo cavallo, vestito di un abito da caccia usato e guernito di vecchi galloni; vera effigie d'un di que' tali che incontrando di notte tempo, ed in qualche angolo spartato di strada un viaggiatore son pronti a volgergli il complimento _o la borsa, o la vita!_ Poichè il sere di Ravenswood lo ebbe riconosciuto, fece aprire la porta, e ricevendolo nel cortile: " Suppongo, gli disse, capitano, che gli affari da regolare fra noi non sieno sì rilevanti da non potere venire discussi anche qui. In questo momento ho compagnia nel castello, e il modo con cui, non è molto, ci siam separati, fa le mie scuse, se non v'invito a salire. " Benchè una delle primarie prerogative di Craigengelt fosse la sfrontatezza, un ricevimento sì poco lusinghiero lo sconcertò alquanto. Ciò nullameno ricomponendosi tostamente: " Non son qui venuto rispose, per chiedere ospitalità al sere di Ravenswood. Adempisco una onorevole commissione affidatami da un amico, senza un tale motivo, il sere di Ravenswood non mi vedrebbe nel suo castello. " " Ebbene, signore, spicciamoci in poche parole. Sarà questa la migliore delle apologie. Qual è la fortunata persona che può impiegarvi come esecutore delle sue commissioni? " " Il mio amico, il sig. Hayston di Bucklaw (rispose Craigengelt col tuono di uom d'importanza, e fatto baldanzoso dal noto valore del cavaliere che di quel messaggio avevalo incaricato). Il prefato sig. di Bucklaw, persuaso di non essere stato trattato da voi con que' riguardi che gli si competeano, ha risoluto di volerne soddisfazione. Vi porto la misura esatta della lunghezza della sua spada, e v'intimo di trovarvi dentr'oggi, con un patrino, e con armi eguali, in quel luogo che vi piacerà scegliere ed indicarmi, distante un miglio da questo castello. Come patrino di Bucklaw, mi vedrete al suo fianco. " " Soddisfazione! armi eguali! (sclamò Ravenswood, il quale, come il leggitore dee ricordarsene, non aveva alcun motivo per credere di avere offeso Bucklaw, nè poco, nè assai). In fede mia, capitano Craigengelt, o voi avete inventata la più inverisimile fra quante falsità si sieno mai immaginate, o la vostra bevanda della mattina è stata oggi anche più copiosa del solito. Qual ragione avrebbe potuto indurre Bucklaw a spedirmi un tale messaggio? " " La ragione, ecco quanto sono incaricato di rispondere a questa inchiesta, è l'insulto che gli avete usato escludendolo, senza addurgliene i motivi, dalla vostra casa. " " Questo è impossibile. Non potea Bucklaw essere sì matto da considerare come insulto ciò che fu conseguenza di una forzata necessità; nè so poi indurmi a credere, che conoscendo il mio modo di pensare sulla vostra persona, avesse scelto per questa commissione un tale, che ha sì pochi diritti alla pubblica stima. Capitano! dove troverei un uom d'onore che volesse essere patrino in un duello insieme con voi? " " Sì pochi diritti alla pubblica stima! (ripetè Craigengelt portando la mano alla sciabola). Giuro al cielo! Se l'affare col mio amico non dovesse prima d'ogn'altro essere terminato, vi farei ben vedere io! " " Non ho bisogno d'ascoltare altri discorsi da voi, capitano. Avete udita la mia risposta; fatemi il piacere di ritirarvi. " " Vivadio! Replicò il gradasso. E si riduce qui la risposta che fate ad un messaggio d'onore? " " Se il sig. di Bucklaw vi ha veramente affidata questa deputazione, cosa che stento a credere, ditegli che, quando si varrà, per inviarmi messaggi, di una persona degna di star di mezzo fra lui e me, gli darò tutti gli schiarimenti che si convengono ad un uomo d'onore. " " Almeno, signore, vi piacerà farmi consegnare tutti gli equipaggi che il mio amico ha lasciati nel vostro castello? " " Tutto quello che Bucklaw può averci lasciato, glielo restituirò valendomi del mio servo, e a voi non consegnerò nulla, perchè le vostre parole non sono un buon mallevadore delle commissioni che vantate. " " Benissimo, mio signore! (esclamò Craigengelt trasportato dalla collera oltre i limiti della sua ordinaria prudenza). Non si può negare che m'avete ricevuto molto incivilmente questa mattina. Ma l'obbrobrio ne ricadrà sopra di voi, non addosso a me. Un castello! (continuò, guardandosi d'attorno), e si chiama questo un castello? Somiglia piuttosto ad una di quelle sospette casupole ove si ricevono i viaggiatori per poi svaligiarli! " " Temerario cialtrone! (gridò Ravenswood, afferrando la briglia del cavallo di Craigengelt, e alzando sovr'esso il bastone). Se tu non parti subito, senza profferire una sillaba, ti bastonerò finchè tu sia morto. " Vedendo che nello stesso tempo il bastone gli stava sopra le spalle, Craigengelt non si lasciò intimar la partenza una seconda volta, e per fare girar più presto il cavallo, gli diè una sì forte spronata, che l'animale impennandosi quasi lo gettò giù di sella. Giunse nondimeno a mantenervisi, e correndo di gran galoppo disparve. Mentre Ravenswood si accingeva a rientrare in casa, vide alla porta del vestibolo il lord Cancelliere, che, tenendosi però alla distanza prescritta dalla civiltà, era stato spettatore di tale scena. " Son sicuro, disse ser Guglielmo, di aver veduto, non è gran tempo, quell'uomo; non si chiama Craig...... Craigen......? " " Craigengelt, terminò Ravenswood. Almeno è il nome che adesso si dà. " " _Craig in pericolo_, _Craig all'aria_ (esclamò Caleb, giocando sulla parola _craig_, che in lingua scozzese vuol dir collo). Quel mariuolo ha la forca impressa sopra la fronte, e, ci scommetterei due soldi e un _plack_[4], il canape che gli dee filar la cravatta, è già seminato. " [4] Terzo d'un soldo di Scozia. " Voi siete buon fisonomista, il mio caro sig. Caleb, soggiunse sorridendo il lord Cancelliere, e v'assicuro che questo degno galantuomo, è stato lì lì per avverare il vostro pronostico; perchè mi ricordo ottimamente che, in una delle mie gite ad Edimburgo, saranno circa quindici giorni, vidi questo sig. Craigengelt, o....... il nome non fa, soggiacere ad un interrogatorio severissimo dinanzi al Consiglio privato. " " Quale ne era l'argomento? " Chiese il sere di Ravenswood con qualche premura. La risposta che affaceasi a tale interrogazione, conducea un colloquio al quale il lord Cancelliere era bramosissimo di venire, nè potea capitargliene migliore occasione. Presosi sotto il braccio Edgardo, e traendolo seco verso il salone: " Questo affare, gli disse, non rileva di per se stesso; nondimeno non ve ne posso parlare che in segreto. " Giunti al salone, condusse il sere di Ravenswood presso ad una finestra situata ad una estremità di quella stanza: nè miss Asthon che trovavasi all'altra, osò, come ognuno può credere, cambiar di luogo per entrare a parte di quel parlamento. CAPITOLO VII. " Non nomarmi un tal padre. Ei d'amar dice " La propria figlia; ma al timor che il preme, " A stolta ambizïone, a sete d'oro, " Tiranne del suo cor, pronto saria, " Senza rimorso, ad immolar la figlia; " E se a placar dell'oceâno l'ira " Cotal ostia valesse, ei di sua mano " La getteria nel tempestoso flutto. " _D'un anonimo._ Il lord Cancelliere incominciò il discorso con aria di grandissima disinvoltura, benchè non si dimenticasse di esaminare con molta attenzione l'effetto che le sue parole farebbero sul giovine Ravenswood. " Voi sapete, giovane amico, gli diceva, che la diffidenza è una malattia naturale de' tempi a' quali viviamo, e che essa espone il più virtuoso e saggio uomo a lasciarsi ingannare dagli artifizj del primo impigliatore. Se, qualche tempo fa, avessi avuto un animo facilmente aperto ai sospetti, se fossi stato quello scaltrito politico qual m'hanno dipinto ai vostri occhi, invece di starvene oggi tranquillissimo nella vostra torre, e libero pienamente di sollecitare e procedere contro di me a vostro grado per far valere le vostre pretensioni, vi trovereste chiuso nel castello di Edimburgo, o in qualche altra prigione di Stato, a meno che non vi fosse riuscito di fuggire in un paese straniero, a rischio d'una confiscazione de' beni che vi rimangono. " " Son persuaso, Milord, che non vogliate scherzare sopra un soggetto così rilevante; eppure, duro fatica a credere che mi parliate sul serio. " " L'innocenza è sempre piena di buona fede, e talvolta la spinge fino alla presunzione, presunzione però, in questo caso, molto scusabile. " " Non intendo, Milord, come la fiducia che un uomo ha nella propria innocenza, possa mai meritarsi il titolo di presunzione. " " Può essere almeno qualificata come imprudenza, perchè ne trae in errore col farci credere che le cose, debbano comparire agli occhi degli altri, tali quali le crediamo in nostra coscienza. Perciò, ho veduto qualche malvagio difendersi assai meglio che non lo avrebbe fatto, in eguali circostanze, un onest'uomo calunniosamente accusato. Il reo, non avendo a sostegno il sentimento della propria innocenza, tien conto di tutti i vantaggi che gli concede la legge, e se ha per avvocato un uomo d'ingegno, arriva spesse volte a costringere i suoi giudici a dichiararlo innocente. Mi ricordo a tal proposito il famoso affare di ser Cooly Condiddle condotto ai tribunali per una prevaricazione che tutto il mondo sapeva essere reale. I giudici nondimeno furono costretti ad assolverlo; ed egli, divenuto in appresso giudice, sentenziò molti, assai più onesti di lui. " " Milord, mi permetterebbe di pregarlo a tornare sull'argomento che si trattava prima? Mi dicevate, se non m'inganno, che erano nati in voi alcuni sospetti contro di me. " " Sospetti, sere di Ravenswood! Sì, dunque, sospetti, e... se le ho qui, come credo... posso farvene vedere le prove. " Tirato indi il campanello, mandò per Lockard, che quasi subito giunse. " Lockard, portatemi quella cartella serrata a chiave.... quella cartella che vi comandai custodire con tanta premura. M'intendete? " " Sì, Milord, " rispose Lockard, uscendo immediatamente per eseguire gli ordini del suo padrone. " Gli scritti de' quali parlo, ci si dovrebber trovare, continuò il lord Cancelliere. Mi sembra almeno di averli lasciati in quella cartella, dove racchiusi altri documenti, per esaminagli nel tempo della mia dimora presso lord Littlebrain. Se però non fossero lì, son ben certo che gli avrò lasciati al castello di Ravenswood, e se il mio amico acconsentisse a farmi l'onore... " Tornato in quel momento Lockard, presentò al padrone la cartella di marocchino verde, di cui ser Guglielmo avea la chiave presso di se. Ne trasse, facendo mostra di cercar molto, due o tre scritti che si riferivano alle cose accadute nel tempo delle esequie di lord Ravenswood, e a quanto in quella occasione erasi dallo stesso lord Guglielmo operato a favore del giovine erede. Gli avea scelti accuratamente fra molti altri, come atti ad eccitare, senza appagarla, la curiosità che Edgardo dovea naturalmente avere a tale proposito, e per provargli come avesse per lui sostenuta dinanzi al Consiglio privato la parte di avvocato e di pacificatore. Lasciando queste carte fra le mani di Edgardo, affinchè le esaminasse, il lord Cancelliere si accostò alla tavola già imbandita, ed entrò in colloquj, parte colla figlia, parte col vecchio Caleb, il cui risentimento contro l'uomo, da lui chiamato l'usurpatore dei dominj della famiglia di Ravenswood, incominciava a mitigarsi, atteso il tuono di famigliarità con cui questi si degnava parlargli. Dopo aver letti tali scritti, il sere di Ravenswood rimase alcuni istanti col fronte appoggiato ad una mano, e come immerso in profonda meditazione. Li rilesse indi ancora più attentamente, quasi volesse scoprire dentro essi un qualche segreto disegno che la prima lettura non gli avesse potuto chiarire. Sembra nondimeno che la seconda lo confermasse nell'opinione da prima concetta, perchè abbandonando immantinente il luogo ove era rimasto in disparte, e accostatosi al lord Cancelliere, lo prese per la mano, e stringendola forte, gli domandò per più riprese perdono di avere così sinistramente giudicato di lui, e di essersi ben anche fatto colpevole di una ingiustizia nel momento in cui aveva, senza saperlo, il proteggitore della sua persona, il difensor del suo onore nel lord Cancelliere di Scozia. Lo scaltro uomo di Stato lo ascoltò da prima con artifiziosa e ben sostenuta sorpresa, indi con tutte le dimostrazioni della più leale cordialità. I begli occhi azzurri di Lucia si bagnarono di lagrime all'aspetto di una scena commovente al pari che inaspettata. Mirare il sere di Ravenswood, poc'anzi così altero e riserbato, e nel quale sino a quel momento ella avea ravvisato l'offeso, supplicare il creduto offensore; vedere nella persona implorata il proprio padre, era un cambiamento che oltrepassava tutte le sue speranze, un cambiamento che la colmava di giubilo e di maraviglia. " Rasciuga gli occhi, o Lucia, le dicea ser Guglielmo. É forse una ragione di piangere, perchè v'ha chi ravvisa che tuo padre, per aver trascorsi tutti i labirinti del fôro, non è men giusto ed uomo d'onore? Voi non mi dovete ringraziamenti (si volse indi ad Edgardo) quanto ho fatto per voi, lo avreste fatto per me, trovandovi nella mia situazione. _Suum cuique tribuito_ era la massima dei giureconsulti romani, e studiando Giustiniano io l'ho imparata. Poi, non mi avete forse centuplicatamente ricompensato col salvar la vita della mia cara figlia? " " Ah! (rispose Ravenswood, continuando ad accusare se stesso) il debole servigio ch'io vi prestai fu soltanto un atto d'istinto, prodotto dall'impulso del momento; mai voi, prendendo le mie difese, allorchè conoscevate le preoccupazioni dell'animo mio contro di voi e sapendomi così propenso ad essere vostro nemico, voi deste una prova eroica d'animo dilicato e generoso. " " Ebbene! soggiunse il lord Cancelliere, ognun di noi si è comportato, come naturalmente dovea, avuto riguardo alla sua situazione e al suo carattere; voi da giovine un po' inconsiderato, io da vecchio maturo, da illibato giudice. Probabilmente non ci sarebbe stato possibile lo scambiarci le parti. Almeno quanto a me sarei stato un assai cattivo _toreador_ nella caccia del toro, e voi, giovine amico, a malgrado della bontà della vostra causa, dinanzi al Consiglio privato, l'avreste patrocinata peggio di me. " " Oh generoso amico! " Edgardo esclamò, contraccambiando per la prima volta il Cancelliere d'un titolo, di cui questi aveagli largheggiato, e concedendo al suo antico avversario intera confidenza sopra di un cuore, entro il quale l'onore non regnava men dell'orgoglio. Il giovine di Ravenswood era bensì di un'indole riservata, pertinace, irascibile, ma giusto e leale ad un tempo, e le antiche odiosità, comunque profondamente radicate nell'animo suo, doveano per ultimo cedere alle congiunte forze dell'amore e della gratitudine. I vezzi reali della figlia, e i supposti servigi, che il padre ostentava di avergli prestati, sbandirono dalla memoria di Edgardo il solenne voto di vendetta giurato alle ceneri paterne nella notte successiva ai funerali di lord Ravenswood. Ma questo voto nei libri del destino fu registrato. Caleb, presente a tale scena straordinaria, non potea attribuirle altra origine che una lega di parentado conclusa fra le due famiglie, e la restituzione, siccome dote di miss Asthon, del castello di Ravenswood e delle sue pertenenze ai loro antichi padroni. Quanto a Lucia, allorchè Edgardo le volse ferventissime scuse sull'apparenza di freddezza che nell'atto del primo accoglimento avea manifestata, versò di nuovo alcune lagrime, lasciando fra mezzo ad esse scorgere soavissimo sorriso; e senza far forza di sorte alcuna per ritirare la mano che Edgardo fra le sue si era presa; potè appena, con voce interrotta da varj teneri affetti, assicurarlo del giubilo in essa prodotto dal vedere questa compiuta riconciliazione fra il padre suo e l'uomo che le avea salvata la vita. Il Cancelliere medesimo fu per un momento commosso e compreso da sentimenti insoliti in esso all'aspetto della generosità istantanea e priva di clausole, con cui il sere di Ravenswood l'antica inimicizia abbiurava, e gli chiedea, senza titubare, perdono dell'ingiustizia commessa verso di lui. Gli scintillarono gli occhi in fisandoli sopra due giovinetti che pareano fatti uno per l'altro, e già dai vincoli di un segreto amore congiunti. Pensò a qual grado di elevatezza potrebbe pervenire l'ultimo rampollo dei Ravenswood, fornito di carattere cavalleresco ed intraprendente, e sostenuto da nobiltà di natali e da coraggio, i quali vantaggi al lord Cancelliere mancavano. E Lucia, la prediletta sua figlia, non parea nata per trovare la felicità in braccio ad uno sposo di tanto pregio? Già la riguardava siccome una tenera vite, che per innalzare verso il cielo i suoi rami abbisogna d'un vigoroso olmo che le serva d'appoggio. Vi fu quindi un istante in cui considerò l'unione di questi due giovani, possibile non solo, ma da augurarsi; e solamente in appresso la sua immaginazione sgomentì alla men ridente prospettiva offertagli e dalla povertà attuale di Ravenswood, e dalla preveduta impossibilità che a tali nozze acconsentisse la inesorabile lady Asthon. Certamente il senso straordinario di benevolenza e di commozione, da cui lasciato erasi un istante sorprendere il lord Cancelliere, contribuì più d'altra cosa ad incoraggiare tacitamente lo scambievole affetto che già fondava radice nei cuori di Edgardo e di Lucia, e ad indurre ne' due amanti la persuasione, che il padre sarebbe stato lieto delle lor nozze. Sembrò ch'egli medesimo riconoscesse di poi una tal verità, perchè, lungo tempo dopo la catastrofe che compiè il destino di questi due amanti, fu inteso più di una volta ripetere la massima di non dar mai trionfo al sentimento sull'intelletto; e provava egli la sua tesi coll'esempio di se medesimo, che ad un istante di tal debolezza dovette la maggiore fra le sciagure della sua vita. Se il sentimento che egli si rimproverò più tardi come fallo, ebbe breve durata, certamente fu lunga e severa la punizione che lo seguì. Dopo alcuni istanti di silenzio, il Cancelliere ripigliò la parola. " Nella maraviglia sorta in voi dal trovarmi men cattivo di quanto avevate supposto, vi siete dimenticato d'una curiosità dimostratami intorno a quel Craigengelt. Sappiate che anche al proposito di costui, è venuto in campo il vostro nome. " " Lo sciagurato! esclamò Ravenswood; non ebbi con esso che una lega momentanea; ed è però vero: non dovrei averne avuto di sorte alcuna. Ma che cosa potè dire di me? " " Quanto avrebbe bastato per mettere sospetti in alcuni de' nostri grandi personaggi, che affezionati con esagerazione al Governo, han sempre in pronto i partiti violenti ad ogni ombra, o ad ogni denunzia di un mercenario delatore. Alcune sciocchezze sopra una intenzione supposta in voi di prender servigio o sotto il re di Francia, o sotto il Pretendente, non so qual dei due; ma uno de' vostri migliori amici, il marchese di Athol, ed un uomo che credevate vostro accanito nemico, e che avrebbe forse avuto qualche interesse nel mostrarsi tale, non credettero a colui, ed assunsero le vostre difese. " " Professo molta obbligazione al mio onorevole amico, ma (disse Edgardo prendendo la mano del lord Cancelliere), la professo più grande ancora al mio stimabile nemico. " " _Inimicus amicissimus_, soggiunse ser Guglielmo, stringendo a sua volta la mano ad Edgardo. Udii che quello sgraziato pronunziò anche il nome di ser Hayston di Bucklaw; temo che questo povero giovine segua una guida molto cattiva. " " Ha un'età, mi sembra, da potersi condurre da se medesimo. " " L'età, forse sì; ma dubito se abbia la prudenza, poichè ha scelto quel mariuolo per suo _fidus Achates_. Craigengelt avea rassegnata al Consiglio privato una specie di denunzia contro Bucklaw; non dirò denunzia diretta e formale; poteano però essere considerate come denunzie certe risposte che costui diede nel tempo del suo interrogatorio. Fortunatamente per Bucklaw, abbiamo avuto men riguardo alle testimonianze che alla natura del testimonio. " " Ser Hayston di Bucklaw, Ravenswood soggiunse, è uomo d'onore, e lo credo incapace di una viltà, o d'un tradimento. " " Almeno capace di molte inconseguenze, sere di Ravenswood, e questo non me le potete negare. Un funerale lo farà ricco, quando non lo abbia fatto a quest'ora, di stupende signorie. Lady Girnington, eccellente donna, se quel suo carattere fastidioso non la rendesse insoffribile a tutto il mondo, è forse morta mentre parliamo. Conosco tutte le sue tenute. Che bei fondi! In fede mia! vagliono i miei. " " Ho piacere delle fortune di Bucklaw, e lo proverei maggiore, se sperassi che con queste cambiasse le sue pratiche ed usanze. Ma, parlando candidamente, la scelta che ha fatta di Craigengelt per essere mediatore fra lui e me, non mi porge molti fondamenti onde presagire la sua conversione. " " Sì da vero, colui è un uccello di mal augurio, disse il lord Cancelliere; il suo canto annunzia prigione e patibolo. Ma pensiamo alla colezione. Leggo negli occhi del degno sig. Caleb lo scontento di vedere che da qualche tempo lo abbiamo dimenticato. " CAPITOLO VIII. " Nel dar consigli ai giovani feci sul crin la brina. Credetemi. Onde questa partenza repentina? Qui tra noi, mi direte, il desinare è stretto, E v'è altrove speranza di men tristo banchetto. É ver; ma fra gli estranei, sia pur mensa squisita, Han le vivande un tosco, che lima il fil di vita. La nostra parsimonia val più del lor consumo, E meglio è del loro foco in casa nostra il fumo. " _Il Cortigiano Francese._ Il lord Cancelliere e la figlia essendosi, finita la colezione, ritirati per accingersi alla partenza, il sere di Ravenswood profittò dell'istante per ordinare le sue cose a fine di potere allontanarsi, un giorno o due, da Wolfcrag; e a tal uopo, dovendo indispensabilmente mettere a parte di questa sua intenzione il fido servo Caleb, lo trovò alla credenza, inteso a calcolare quanto tempo gli avanzi della mensa del dì innanzi e della colezione successiva basterebbero, usandone con economia, a mantenere la tavola del suo padrone. " Fortunatamente, ei dicea, non si fa un idolo del suo ventre, e per grazia speciale di domeneddio non abbiamo più qui quel Bucklaw, che s'inghiottirebbe in un pasto un cavallo colla sua sella. Già, per la colezione, il sere di Ravenswood è come Caleb; non è difficile da contentare. Un poco di crescione, o di porcellana, un pezzetto di pan di vena, è quanto ci basta. Pel desinare poi, facciamo i conti; delle due anitre non resta che un carcame; un po' secco veramente..... ma non importa; è buono per oggi. Sì, sì, per oggi va bene. Domani, questa coscia d'oca...... " Lo interruppe in mezzo ai suoi calcoli il sere di Ravenswood, che gli partecipò, non senza esitare alquanto, il formato divisamento di accompagnare il lord Cancelliere al castello di Ravenswood, e di passare colà uno o due giorni. " Oh! la misericordia divina non lo permetta! " esclamò il vecchio, divenuto più bianco della tovaglia su di cui fu imbandita la mensa, e ch'egli stava allor ripiegando. " E perchè, Caleb? gli chiese il padrone. Perchè la misericordia di Dio dovrebbe, stando ai vostri desiderj, impedirmi di restituire al lord Asthon la visita ch'egli mi ha fatta? " " Ah, sig. Edgardo! Io non sono che un servitore, e mi sta male l'entrar nei fatti de' miei padroni. Pur son vecchio servitore. Ho servito vostro padre, e l'avolo vostro. Ho veduto anche lord Randal, vostro bisavolo. É vero; allora io non era che un fanciullo...... " " Ma qual correlazione tutto ciò ha con una visita di civiltà che voglio rendere ad un vicino? " " Qual correlazione tutto ciò ha? signor Edgardo, e me lo domandate? La vostra coscienza non vi dice, che il figlio di vostro padre non dee visitare vicini di questa fatta? Dove andrebbe a stare l'onor della famiglia? Oh! se lord Asthon arrivasse ad intendere la ragione, se vi restituisse quello che vi appartiene, se voi vi degnaste in appresso di onorare la sua famiglia imparentandovi seco.... allora tanto! non parlerei; perchè quella giovinetta è molto amabile, molto gentile. Ma finchè non si verifichino tutti questi _se_, dovete mantenere il vostro posto. Conosco quella gente, e anzi, sappiatelo, vi farete stimare di più. " Feriva giusto Caleb, e se ne accorgea Ravenswood, ma non volendo convenirne, volse in ischerzo la cosa. " Voi correte più che non faccio io, mio caro Caleb. Mi cercate una moglie in quella casa, dove non vorreste che andassi a fare una visita. Ma che cosa avete? Siete pallido come la morte! " " Se ve ne dicessi il motivo!.... Ma no, no, non voglio dirvelo. Vi burlereste di me. Eppure Tommaso Rhymer non ha mai detto bugie; non son mai andate in fallo le sue predizioni, e ne ha profferita una sulla vostra famiglia, che mi fa tremare, se voi andate al castello di Ravenswood. Oimè! dovrei essere venuto sì vecchio per vederla compiuta? " " E quale è dunque la terribile predizione, o Caleb? " Chiese Edgardo, sollecito di calmare gli spaventi del suo fido servo. " Non ho mai recitati questi versi ad anima vivente, nemmeno a Misia. Gli imparai da un vecchio prete, stato confessore del vostro bisavolo, in tempo che la famiglia era cattolica. Oh quante volte ho ripetute da me quelle misteriose parole! Chi mi avrebbe detto questa mattina che dovrebbero tornarmi oggi all'immaginazione? " " Lasciamo andare le sciocchezze, Caleb! esclamò con tuono d'impazienza il padrone. Ditemi subito questi versi. Voglio saperli. " Caleb, non osando resistere, alzò gli occhi e le mani al cielo, e fatteglisi cadaveriche le guance, recitò con voce tremebonda la fatai profezia. " Quando andrà di Malisio l'ultimo discendente, Entro al castel che porta il nome di sua gente, Gli fia sposa un cadavere; il Kelpy[5] darà stanza Al suo corsier; poi nulla dei Ravenswood avanza " [5] Giova l'avvertire non intendersi qui per _Kelpy_ quello spettro di cui parlasi nel Tom. I del Monastero. Cap. V, p. 185, ma di una spiaggia che viene descritta subito dopo. " É ben cosa certa, Caleb, soggiunse ridendo il sere di Ravenswood, che dopo l'ultimo discendente di Malisio, cioè dopo l'ultimo Ravenswood, non avanzerà più nulla dei Ravenswood sulla terra. Quanto poi al Kelpy, non si chiamavano così una volta le sabbie mobili che tengono la lunghezza della spiaggia tra Wolfcrag e Wolfhope? Finora, per quanto so, non vi sono ancora state fabbricate scuderie, nè uomo di giudizio penserà mai a farvi alloggiare il suo cavallo. " " Non vi studiate a spiegare la profezia, sig. Edgardo. Dio non voglia che ne dobbiamo mai conoscere il significato. Fate a mio modo; rimanete in casa vostra, e lasciate che gli stranieri vadano a casa loro. Già per essi abbiamo fatto abbastanza, e il farne di più sarebbe operare contro l'onore della famiglia. " " Vi ringrazio tanto de' vostri suggerimenti, Caleb; ma in somma, io non vado al castello di Ravenswood per cercare una sposa, nè viva, nè fatta cadavere; e quanto al mio cavallo, procurerò di cercargli una stalla migliore che non sarebbe il Kelpy. Vi dirò poi anche, che non mi sono mai messo al rischio di camminare per quelle sabbie dopo che una pattuglia di dragoni inglesi, dieci anni sono, vi rimase inghiottita. Mi ricordo che mio padre ed io stavamo dall'alto della torre contemplando quegl'infelici, mentre lottavano colla marea, che venia loro addosso, e li trascinò seco prima che potesse arrivar gente a soccorrerli. " " Soggiacquero alla sorte che si meritavano i malandrini! Che bisogno aveano costoro di venire a fare l'onorato mestiere della spia sulle nostre coste, e di guastare i fatti di qualche galantuomo, che avesse voluto portarsi a casa un bariletto di acquavite? Quante volte m'è venuta voglia di scaricare sopra alcuni di questi perturbatori dei negozj degli altri quella vecchia colubrina che stava allora sulla torricella del mezzogiorno! e se nol feci, fu per paura che lo scoppio me la mandassi in pezzi. " Intantochè Caleb s'infervorava vie più nel maledire i soldati inglesi che faceano guerra ai contrabbandieri, il suo padrone colse un tal destro per sottrarsi a nuove rimostranze, e corse a raggiungere gli ospiti. Tutto era pronto per la loro partenza, e, Lockard avendo già sellati i cavalli, si accingeano a mettersi in viaggio. Caleb, dopo avere, non senza fatica, aperti i due battitoi del portone, teneasi ritto ritto da un lato, e studiava, col suo contegno dignitoso e rispettoso ad un tempo, di far dimenticare che non si vedeano al punto di quell'uscita nè portinaio, nè guardie, nè servitori in livrea. Il Cancelliere contraccambiò in cortese atto il profondo saluto, si sbassò sul cavallo, facendo scorrere fra le mani del maggiordomo il donativo che anche a quei tempi ogni ospite lasciava in partendo ai servi della casa, entro cui aveva avuto ricetto. Lucia colla sua ordinaria soavità sorrise al vegliardo, e nel salutarlo, gli lasciò ella pure una mancia, nella quale liberalità pose tanta grazia, e d'accenti sì gentili l'accompagnò, che avrebbesi conciliato interamente l'animo di Caleb, se troppo esso non fosse stato preoccupato dalla profezia di Tommaso Rhymer, e dall'idea delle offese che dagli Asthon ricevute avevano i Ravenswood. Che che ne sia, avrebbe esclamato volentieri quelle parole del Duca nella commedia inglese: _Come vorrete voi_. " Ben meglio trovereste le strade del mio core, " Se aveste avuto vita da un altro genitore. " Ravenswood a fianco di Lucia, e tenendole la briglia del cavallo, dissipava i timori che in paurosa donzella eccitar potea quel sentier discosceso ed angusto per cui scendevasi dal castello, allorchè udì fortissime grida che per richiamarlo addietro mandava Caleb. Pensò Edgardo che le persone di quella brigata lo potessero tacciare di stravaganza, se non si fermava un istante per sapere qual cosa volesse dirgli con tanta premura il suo servo; onde, non senza maledirne questo zelo fuor di proposito, tornò verso la porta della torre, lasciando che Lockard adempiesse in sua vece un ufizio, cui tanto a contraggenio si sottraeva. Non col tuono della mansuetudine, ognuno sel crede, chiese a Caleb ragione di questa nuova fantasia. " Zitto, padrone, zitto! gli rispondeva con sommessa voce il buon vecchio; non ho a dirvi che una parola; ma io non poteva farlo alla presenza di tutta quella gente. Eccovi tre buone monete di oro (e così dicendo gli mettea nella mano il donativo ricevuto dai forestieri) prendetele; laggiù avrete bisogno di danaro. Zitto, per amor di Dio! (vedendo il labbro del padrone schiudersi ad un vigoroso rifiuto). Non facciamo sapere queste cose a nessuno. Ha da esser così! Abbiate solamente cura di cambiare le monete al primo paese dove arrivate. Son nuove, e ci sarà forse da guadagnare un po' d'aggio. " " Voi vi siete dimenticato, Caleb, (gli disse il padrone costringendolo a forza a ripigliare il suo danaro) che la mia borsa è tuttavia bastantemente provveduta. Tieni per te le tue monete, buon vecchio, e lasciami partire. Ti assicuro, che non mi manca danaro. Poi, lo sai bene, tu possedi l'arte di aggiustare sì bene le cose, che non siamo mai obbligati a spendere nulla, o quasi nulla. " " Dunque serviranno per un'altra occorrenza. Ma siete poi ben sicuro di avere abbastanza danaro? Perchè, per l'onore della famiglia, vi converrà usare qualche cortesia ai servi di casa Asthon, quando ve ne andrete: poi, bisogna bene che vi mostriate in danaro, se qualcuno vi dice: _Sere di Ravenswood, scommetto una moneta d'oro..._ (Ognuno immagina l'impazienza di Edgardo, ma Caleb gli tenea la briglia del cavallo). Allora, fuori la vostra borsa; così fate vedere che potreste tenere la posta; badate solo a non andare d'accordo sulle condizioni della scommessa; indi rimettete il vostro danaro in iscarsella. " " Assolutamente non ne posso più. Caleb, ti dico! voglio partire. " " E voi partirete dunque? (qui Caleb fece una rapida transizione dal genere didattico al patetico), e voi partirete dopo quanto vi ho detto e della profezia, e della sposa cadavere, e del Kelpy? Ebbene! (soggiunse sospirando, e lasciando finalmente la briglia del cavallo). Già non si può impedire ad un uomo libero di fare la sua volontà. Badate ad una cosa sola, ve ne supplico, signor Edgardo; se andate a caccia, o a diporto nel parco, non istate a bever acqua alla fontana della Sirena, sapete!... Ma a chi parlo io? Mi è volato via. Ve' come le corre appresso di gran galoppo! Pare una freccia scoccata da un braccio vigoroso, com'era il mio cinquant'anni fa. Mio Dio, mio Dio! Che cosa sta mai per divenire dei Ravenswood? " Il vecchio maggiordomo seguì cogli occhi il padrone, tutto quel tempo che gli riuscì di discernerlo. " Le è già a fianco. Sì, ne ha già presa la briglia del cavallo. Ho letto in un libro santo: _Da ciò capirete che la donna ha dominio su tutti gli uomini_; dice pur bene quel libro! Senza quella donna là, si potea sperare che la nostra rovina non fosse compiuta. " Poichè i viaggiatori si furono dileguati affatto ai suoi sguardi, coll'animo ingombro di presagi tutti sinistri, Caleb tornò alla torre per riprendere ivi il corso delle sue consuete faccende. Intanto quelli continuavano lietamente il loro cammino. Il sere di Ravenswood, non era di tal indole, che avendo preso una volta un partito, si lasciasse condurre da spirito di perplessità a barcollare nelle fatte risoluzioni; si abbandonò quindi liberamente alla gioia, che gli procedea dal trovarsi in compagnia di miss Asthon; e nel farle premurosamente la sua corte, mettea una galanteria che sapeva di gaiezza, fin quanto però questo sentimento col suo carattere e collo stato di sua famiglia potea conciliarsi. Il lord Cancelliere, per parte sua, era rimasto soddisfatto, e persino maravigliato dell'aggiustatezza delle osservazioni di questo giovine, e del profitto non ordinario che dimostrava avere tratto dai proprj studj. Sopra l'altre prerogative, ne apprezzava nel medesimo una, che non era certamente quella del nostro lord, un animo fermo e risoluto, che non dava adito nè a pusillanimità, nè a timore. Ser Guglielmo dunque applaudiva segretamente se stesso di aver condotta a termine la sua riconciliazione con un nemico sì formidabile, e s'allegrava anticipatamente in pensando al grado di altezza, cui potrebbe salire il suo giovine compagno di viaggio, se mai l'aura del favor di Corte gli spirasse a seconda. " In fine poi, che cosa può ella augurarsi di meglio? (diceva a se stesso, la sua mente portandosi sugli ostacoli che lady Asthon avrebbe molto naturalmente opposti ad un contratto di nozze, al quale il lord Cancelliere propendea in tutti quei momenti che non pensava alla povertà attuale del sere di Ravenswood). Che cosa può augurarsi di meglio una donna nel maritare sua figlia? S'impedirebbe una revisione, niente da desiderarsi, della mia causa coi Ravenswood; ci assicureremmo un genero nobile, valoroso, dotato di grande ingegno, congiunto di sangue a molti potenti personaggi, sicuro di condurre la sua barca in porto, venga il vento da una banda, o dall'altra; e di più, egli è forte appunto da que' lati, dove noi siamo deboli; non c'è' che dire, dai lati della nobiltà e del coraggio. Certamente, una donna ragionevole non ci penserebbe sopra. Una donna ragionevole, no; ma oh dio!...... (E qui interruppe un istante i suoi ragionamenti perchè non potea dissimulare a se medesimo, che lady Asthon, non era sempre ragionevole, nel senso almeno che si debba attribuire a tale vocabolo). Per altro, continuava, preferire un qualche gentiluomo campagnuolo ad un giovine nobilissimo di natali, come d'animo; trascurare di assicurarsi il tranquillo possedimento del castello e della maggior parte dei dominj di Ravenswood con un accomodamento sì facile, sarebbe un atto di vera pazzia. " Stava assorto in tali meditazioni questo veterano della politica, quando giunsero al castello di lord Littlebrain, ove la brigata era rimasta d'accordo di pranzare e riposarsi nel medesimo tempo, per rimettersi indi in cammino. Vennero ivi ricevuti con distinta cortesia dalla padrona del luogo. Particolarmente lord Littlebrain ritornato la sera dopo il temporale, usò un'accoglienza la più lusinghiera al sere di Ravenswood. Il ridetto lord, innalzato da poco tempo alla dignità di Pari di Scozia, era giunto a quest'apice per due vie; l'una procacciarsi un credito d'uomo eloquente a furia di luoghi oratorj, triti e ritriti, de' quali ogni suo discorso infiorava; l'altra si fu osservare con uno studio indefesso lo stato del barometro politico, e consultare il vento, cercando costantemente di prestar servigi a coloro, che servigi gli potevano restituire. Trovandosi alquanto impacciato sotto quella nuova grandezza, e durando fatica a sostenere un peso al quale accostumato non era, corteggiava assiduamente tutti coloro che, nati in più alta sfera di lui, consentivano a restringere il volo per dargli campo a raggiugnerli. Ora le straordinarie compitezze usate da questo lord, e dalla moglie di esso, al sere di Ravenswood, gli furono una nuova raccomandazione agli occhi del lord Cancelliere, il quale, comunque tenesse in bassa stima, anzichè no, le doti intellettuali di lord Littlebrain, lo avea però in ottimo concetto, quanto alla sapienza di discernere aggiustatamente in ciascheduno quei meriti che al suo interesse si riferivano. " Vorrei, pensava, che lady Asthon, fosse presente a questo ricevimento. Non v'è il più abile di Littlebrain per distinguere nel pane la parte ammollata dal burro. Fa la sua corte al sere di Ravenswood, come la farebbe un mendicante affamato ad un cuoco. É da credersi che egli pur sappia le pratiche del marchese di Athol per cambiare l'amministrazione. E sua moglie... sua moglie gli mette innanzi le sue quattro figlie, che son così goffe, così prive di grazia, quasi con dirgli. -- Guardate e scegliete. -- Ma non sono da paragonarsi con Lucia più che una civetta con un cigno; oh! possono cercarsi altri avventori con quelle loro nere, ispide sopracciglia. " Terminato il pranzo, i nostri viaggiatori, cui rimanea ancora la maggior parte di cammino da farsi, si congedarono dalla famiglia Littlebrain, e poichè il lord Cancelliere e il sere di Ravenswood, ebbero bevuto, ciò che chiamasi nella Scozia il _doch au dorroch_ (il bicchier della staffa) la cavalcata riprese il suo viaggio. Incominciava a cadere la notte, allorchè si trovarono nel lungo viale fiancheggiato da vecchi olmi che conducea in dirittura rimpetto al castello di Ravenswood. Le foglie di questi alberi, agitate dal vento della sera, parea sospirassero di compassione all'aspetto dell'erede de' loro antichi signori, che passava sotto que' rezzi, compagno e quasi seguace del novello padrone. Un segreto pressochè simile gravava il cuore di Ravenswood. Divenuto a gradi a gradi più taciturno, si trovò, senza avvedersene, dietro a Lucia, a fianco della quale avea sempre fino allor camminato. Benchè i tempi che gli tornavano a mente fossero stati per lui quelli della fanciullezza, si ricordava ancora del giorno, quando alla stessa ora, avea seguito il proprio padre che abbandonava, per non ritornarvi più mai, il castello donde traeva il titolo e il nome. Il fronte dell'antico edifizio, verso di cui rammentava d'essersi vôlto più fiate nell'atto di dipartirsene, era in quella notte oscuro, nero al pari d'una gramaglia; in quel momento sfavillava di lumi, gli uni stazionarj a guisa di stelle fisse; gli altri erranti come pianeti, e splendenti successivamente di finestra in finestra, additavano gli apparecchi che si facevano per ricevere il signor del castello, l'arrivo del quale era già stato annunziato da Lockard, che avea preceduta quella brigata; antitesi che produsse un senso molestissimo nel cuore di Edgardo, e vi risvegliò alcuna di quelle idee che nodriva poc'anzi verso il nuovo proprietario del dominio de' suoi antenati; laonde una severa gravità vedeasi dipinta nella sua fisonomia, allorchè sceso da cavallo, si trovò nel vestibolo della casa de' suoi maggiori, in mezzo al numeroso corteggio dei servi di colui che ne avea scacciato suo padre. Ser Guglielmo Asthon gli si volse per dirgli, con quella cordialità che doveva essere l'effetto de' nuovi lor vincoli, esser egli il ben venuto al castello di Ravenswood; ma accortosi delle idee che gl'ingombravano la mente, si limitò a fargli un profondo saluto, dando così a divedere con qual dilicato riguardo ei sapesse calcolare il genere di passioni che in quel momento premeano il cuore del giovine illustre cui dava ricetto. Due servi, portando superbi candelieri d'argento, introdussero la compagnia in un salone che Ravenswood credè riconoscere, ad onta di copiosi abbellimenti che annunziavano la straordinaria opulenza degli abitanti attuali. La vecchia tappezzeria che, ai giorni del padre di Ravenswood, copriva quelle pareti, e in diverse parti rattoppata in modo che non se ne scorgesse più il primitivo tessuto, avea dato luogo ad un elegantissima intarsiatura, le cui scolte assicelle rappresentavano ghirlande di fiori ed augelli, nell'opera dei quali lo scarpello avea sì bene imitata la natura, che parea battessero le ali, e le canne della gola gonfiassero al canto. Invece de' ritratti di famiglia e d'alcuni trofei d'armi, vedeansi i ritratti in piede del re Guglielmo e della regina Maria, di ser Tommaso Hope, e di lord Stair, celebri giureconsulti scozzesi. Vi erano parimente le immagini del padre e della madre del lord Cancelliere. Avea costei una fisonomia arcigna, increscevole, e di donna che vuol fare la contegnosa, con una mantellina nera sulle spalle, coperto il capo d'una cuffia, il cui rostro le venia serrato al fronte; e teneva in mano un libro di devozione. Il primo sotto un berrettino di seta nera alla ginevrina, aderente al suo capo come se fosse stato raso, mostrava una vera faccia di puritano, ove tutte le meschinità dell'orgoglio leggevansi, e terminata da una barba rossa tagliata in punta; dal quale insieme di cose componevasi una fisonomia, nella cui espressione parea lottassero insieme l'ipocrisia, l'avarizia e la malvagità. " E per far posto a costoro, pensò Ravenswood, i miei maggiori sono stati scacciati dai luoghi che occupavano da sì lungo tempo sulle pareti fabbricate da lor medesimi? " Guardò quelle immagini un'altra volta, e più le contemplava, si facea men forte nella sua immaginazione la ricordanza di Lucia Asthon, non entrata col padre suo in quella sala. Vi si vedeano parimente varie _buffonerie olandesi_, che così chiamavansi allora i quadri, di Van-Ostade e di Téniers, e un pezzo assai buono di scuola italiana. Ma gli oggetti che più ferivano la vista, e scorgeansi accuratamente collocati sotto il punto di luce più favorevole, erano due grandi ritratti in piede, di statura naturale, e fregiati di magnifiche cornici, i quali rappresentavano, l'uno il lord Cancelliere in grande abito di cerimonia, l'altro la sua nobile sposa ammantata di ermellino e di seta, altera bellezza, i cui lineamenti respiravano l'orgoglio dei Douglas da cui traeva la origine. La verità avea trionfato dell'arte del pittore, il quale nell'animar la tela non era riuscito ad imprimere nel volto dell'effigiato Cancelliere quella sicurezza che deriva dal pieno godimento dell'autorità legittima, solita a godersi da un padrone in sua casa; talchè al primo veder quel ritratto, era facile il giudicare che, a dispetto della sua corpulenza e dei suoi ricami d'oro, nella casa Asthon il marito vestiva gonnella. Ricchissimi tappeti coprivano il pavimento di quella pomposissima sala; due grandi fuochi che splendevano ai due cammini, e dieci ventole d'argento mandando a ripercotersi, negli specchi di cui andavano guernite, la luce delle candele che sostenevano, illuminavano quel luogo, come il sole in pieno meriggio. " Il sere di Ravenswood, vorrebbe accettare qualche reficiamento? " Gli chiese ser Guglielmo Asthon che il silenzio incominciava ad imbarazzare. Non ottenne veruna risposta, perchè Ravenswood stava sì intento ad esaminare le moltiplici variazioni accadute in quel luogo, che delle parole del lord Cancelliere non s'era avveduto. Ma questi avendogli reiterate le medesime offerte, e aggiunto che non tarderebbe ad essere imbandita la cena, Edgardo uscì di quello stato di estasi, e vide che si esponeva ad una comparsa ridicola, o che per lo meno mostrava troppa debolezza, lasciandosi avvilire dalle circostanze in mezzo a cui si trovava. Fatto quindi uno sforzo sopra se stesso per entrare in colloquio con ser Guglielmo, studiò di assumere un tuono disinvolto quanto il potea. " Non vi maraviglierete, ser Guglielmo, gli disse, se esamino con tanta attenzione i cambiamenti che avete fatti in questa sala. Ai tempi di mio padre, quando le nostre sventure lo costrinsero a vivere nel ritiro, qui per solito abitava sol io; e questa era la mia sala di ricreazione, quando le giornate piovose non mi permettevano di diportarmi nel parco. Nell'angolo a sinistra, io m'era fatta una piccola bottega di falegname con alcuni stromenti che il buon vecchio Caleb mi aveva procurati, e de' quali m'insegnava a servirmi. A destra io sospendea la mia lenza, le mie reti, l'arco e le frecce. " " Ho un figlio affatto giovinetto che ha le stesse passioni (disse il lord Cancelliere, premuroso di cambiar soggetto al colloquio). Egli non istà bene, che quando è nel parco cacciando o pescando. (In questa sonò il campanello). Mandatemi Enrico; già sarà attaccato al grembiule di sua sorella; sappiatelo, sere di Ravenswood, questa giovinetta è il tesoro di tutta la famiglia. " Tale allusione a Lucia, benchè fatta con arte, non valse a distogliere dal corso delle sue idee il sere di Ravenswood. " Noi fummo costretti, egli continuava, a lasciare in questo appartamento alcuni ritratti di famiglia, e trofei di cavalleria. Ardirei chiedervi che cosa ne sia accaduto? " " Questo appartamento, rispose titubando il lord Cancelliere, è stato restaurato mentre eravamo lontani, e sapete che _cedant arma togae_ è la massima de' giureconsulti. Ho paura che sia stata troppo letteralmente seguita; però spero.... son certo d'aver dato ordine.... Sicuramente, se ne è avuta cura. Posso sperare che quando gli avremo ritrovati, vorrete accettarli, come un omaggio di espiazione per averli traslocati? " Edgardo gli rispose con un inchino rigido e contegnoso, e, tenendo le braccia incrocicchiate sul petto, continuò ad esaminare la sala. Enrico, fanciullo viziato, di circa quindici anni, entrò allor saltellando ed esclamando: " Vedi, papà, come quest'oggi è scompiacente mia sorella! ella non vuol venir meco abbasso nella scuderia per vedere il bel puledro che Bob Wilson mi ha condotto da Galoway. " " Hai avuto torto nel farle simile inchiesta. Il luogo d'una nobil donzella non debb'essere la scuderia, nè il suo corteggio i palafrenieri. " " Ah, ho capito! Sei scompiacente anche tu; ma pazienza! Quando tornerà la mamma, vi dirà il fatto suo all'una e all'altro. " " Taci là, impertinentuccio! Dov'è il sig. maestro? " " É andato a nozze a Dunbar. " " Oh! gli son bene obbligato della sua attenzione. E chi ha avuto cura di te nella mia lontananza? " " Normanno, Bob Wilson...... e io medesimo. " " Un boscaiuolo! Un palafreniere! Va benissimo! Ottimi precettori per un giovine avvocato! Già tu non imparerai in tua vita che le leggi sulla caccia, e contro i cacciatori di contrabbando. " " A proposito di caccia! Normanno ha ammazzato ieri una damma. Ma Lucia mi ha detto che voi altri colla muta di lord Littlebrain avete atterrato un cervo di tre anni. É egli vero? " " In verità, mi sarebbe impossibile dirti se ne avesse tre, o sei. Però, ecco qui uno, aggiunse additandogli Edgardo, che ti potrà, meglio di me, parlare di cose spettanti alla caccia. Va a salutarlo, e a far conoscenza con lui. É il sere di Ravenswood. " Mentre il padre e il figlio teneano tali discorsi vicino al fuoco, Edgardo, colle spalle volte ad essi, esaminava un de' quadri che sospesi stavano nel salone. Enrico corse a lui, e tirandolo per la falda dell'abito colla libertà di un fanciullo mal avvezzato: " Signore, signore, esclamò; ditemi dunque voi s'era un cervo di tre anni. " Ma appena Ravenswood si fu vôlto in modo che Enrico lo vedesse in faccia, un improvviso smarrimento apparve nella fisonomia del giovinetto. Ammutolì, fece alcuni passi addietro, e guardò Edgardo con un'aria di sorpresa e di paura, che avea sbandito dai suoi lineamenti tutta la vivacità solita a rallegrarli. " Accostatevi, sig. Enrico, gli disse il sere di Ravenswood, mi farò un piacere di rispondere a tutte le vostre interrogazioni. " " Che cosa hai dunque, Enrico?; gli chiese suo padre. Per ordinario, tu non sei nè così timido, nè così selvaggio. " Ma tutto fu inutile. Dopo aver ben considerato Edgardo, Enrico descrisse attorno di lui un semicircolo per allontanarsene, e camminando con cautela, senza partir gli occhi da esso, andò a raggiugner suo padre, stringendosegli addosso, come per mettersi sotto la sua salvaguardia. Ravenswood, non curandosi di ascoltare la discussione che stava per incominciare tra padre e figlio, si volse nuovamente al quadro, continuando ad esaminarlo, nè badando ai loro discorsi, che a mezza voce erano fatti. " Perchè non voler parlare col sere di Ravenswood, capo sventato che sei? " " Perchè mi fa paura. " " Paura! Ripetè più piano il padre, dando nel gomito al fanciullo. E che cosa ha di così spaventoso? " " Rassomiglia al ritratto di ser Malisio Ravenswood? " " Che ritratto, imbecille? Io credeva che tu fossi uno spensierato, ma temo ora che tu sia soltanto un idiota. " " Il ritratto di ser Malisio Ravenswood, vi ripeto! si direbbe che fosse la figura di ser Malisio staccata dalla sua tela. Io l'ho veduto spesso, per conoscerlo, quel ritratto. Sta nella stanza rustica terrena ove le contadine fanno il bucato. (E qui sempre più il lord Cancelliere urtava il gomito del fanciullo, perchè parlasse sotto voce). La sola differenza fra lor due è, che il ritratto ha un'armadura, una barba, i mustacchi, e non so qual cosa intorno al collo invece di cravatta. " " Infine poi, qual maraviglia che il sig. Edgardo somigli ad uno de' suoi maggiori? " " Nessuna maraviglia. Ma se viene qui per cacciarne via dal castello, se ha con lui venti uomini immascherati, se grida di improvviso con una terribile voce: _aspetto il momento_, se vi uccide, come ser Malisio uccise l'antico usurpatore del castello!.... " " Sciocchezze! fanfaluche! " Soggiunse il lord Cancelliere, che per vero dire, non avea troppo gusto nell'udirsi ricordare sì fatta storiella. Per buona sorte, Lockard venne ad avvertire che la cena era imbandita, e così ebbe fine un tal dialogo. Nel medesimo tempo, entrò per un'altra porta Lucia, che avea cambiato di abito dopo il suo arrivo. I vezzosi lineamenti della donzella, non velati che da lunghe trecce di bei capelli biondi, quelle forme di silfide coperte d'una veste di seta azzurrina, la grazia incantatrice, l'attraente sorriso, fecero sparire con una prestezza, di cui lo stesso Edgardo maravigliò, tutte le tetre idee che ne aveano ingombrata l'immaginazione dopo l'arrivo entro il castello. Non mai sazio di contemplarla, non potea trovare in essa veruna traccia di somiglianza, nè col puritano dalla barba nera, nè colla moglie di esso dalla fisonomia dispettosa, nè coll'aspetto di doppiezza che leggeasi in volto al Cancelliere, nè colla superba fisonomia di lady Asthon. Lucia gli sembrava un angelo sceso dal cielo, che nulla avesse di comune coi semplici mortali fra cui degnavasi di abitare; tanta è la possanza della bellezza sull'immaginazione d'un giovine innamorato ed entusiastico! CAPITOLO IX. " Amari giorni e pieni di periglio " D'uom che del padre vïolò il decreto " Sian pena! E tremi l'altro, se consiglio " Non dier ragion, natura al suo divieto. " Perde suo dritto, nè d'avere un figlio " Merita, obbedïente e mansüeto, " Chi gl'impone abbiurar con fera legge " Söave amor che la virtù protegge. " _Il porco che ha perduta la sua perla._ Tanto era notabile per la profusione che vi regnava la mensa imbandita nel castello di Ravenswood, quanto per una mal celata penuria il fu quella della torre di Wolfcrag. Tal differenza avrà forse inspirato qualche segreto sentimento di orgoglio al lord Cancelliere, ma certamente ebbe tutta l'accortezza opportuna a non lasciarlo discernere. Al contrario, mostrava di ricordarsi con piacere della mensa ch'ei chiamava da uom celibe, apprestata con tanta cordiale cura dal buon Balderston, e di vedere quasi con disgusto l'inutile prodigalità di cui si sfoggiava alla propria tavola. " Noi viviamo così, dicea, perchè gli altri fanno altrettanto; ma io sono stato avvezzo ad una certa sobrietà, alla tavola frugale di mio padre, e anche adesso mi vado augurando talvolta la mia spalla di castrato, e il mio _pudding_ di farina di vena; ma i riguardi che si debbono ad una moglie, ad una famiglia, non ci permettono sempre di seguire le nostre particolari inclinazioni. " Eravi un po' di esagerazione in questo discorso ostentato, al quale il sere di Ravenswood, si contentò di rispondere: " La differenza di grado.... cioè, la differenza di fortuna, comanda talvolta un sistema di viver differente. " Questa osservazione, fatta in tuono alquanto secco, pose fine ad ogni discorso su tal particolare. Ed è inutile il dar conto ai nostri leggitori sugli altri parlari che vennero dopo. La sera fu trascorsa giocondamente, ed anche con reciproca cordialità. Enrico, dimenticando affatto le sue paure, s'era già accordato per andare nel dì successivo alla caccia del cervo, in compagnia dell'uomo, nel quale dianzi avea veduto il mandatario e la immagine vivente di ser Malisio di Ravenswood, soprannomato il _Vendicatore_. Essendo bellissima la giornata della domane, la caccia fu piacevole quanto felice, seguìta indi da un banchetto e da un premuroso invito a Ravenswood di rimanere un giorno ancor nel castello. Edgardo accettò, benchè avesse risoluto di non dimorare ivi più lungamente; ma ricordandosi di non avere da tanto tempo veduta la vecchia Alisa, protetta ab antico dalla sua famiglia, gli piacque parimente cogliere questa circostanza per darle una prova che si ricordava di lei. La mattina pertanto dell'altro giorno essendo stata assegnata a tal visita, Lucia fu la guida che ser Guglielmo diede al suo ospite per additargli il cammino. Certamente Enrico gli accompagnò, il che toglieva alla lor gita l'apparenza di un parlamento amoroso da solo a solo. Ma tal fu in sostanza, atteso le molte combinazioni che impedirono il giovinetto Enrico di badare ai suoi compagni nè poco nè assai. Ora un corvo appollaiato sopra d'un albero era eccitamento agli sforzi del fanciullo per farne preda; ora col suo can levriere si metteva ad inseguire un lepre che scorgea nella pianura; altra volta si allontanò d'un bel tratto per esaminare la tana d'un tasso; per ultimo, scontratosi nel boscaiuolo, rimase addietro per chiaccherare con lui. Intanto il colloquio fra la sorella di esso ed Edgardo prendeva un andamento assai vivo, e quasi ai modi della famigliare intrinsichezza era venuto. Ella non potè starsi dal dimostrargli quanto avesse partecipato al doloroso sentimento che dovea esser nato in lui nel tornare a veder luoghi che avea sì ben conosciuti, e che gli si mostravano sotto un aspetto tanto diverso; e così parlandogli diè a divedere una sì tenera compassione, un affetto sì commovente, che Ravenswood in quell'istante credè ricevere ampio compenso d'ogni sofferta sventura. Lasciò sfuggire alcuna parola per esprimere a miss Asthon idee corrispondenti a quel che allora sentiva, e miss Asthon, nell'ascoltarle mostrò più confusione che dispiacere. Se ella commise anche un'imprudenza nel porgere a tal linguaggio l'orecchio, si può ben perdonargliela; lo stato in cui l'avea posta suo padre, sembrava una permissione ad Edgardo di tenerle siffatti discorsi. Ella fece nondimeno uno sforzo per volgere il colloquio ad altri argomenti, e allora vi riuscì; perchè il sere di Ravenswood, erasi, per parte sua, innoltrato più di quanto ne avrebbe avuto intenzione, e la sua coscienza l'avea vivamente rampognato, fin quando volse i primi detti, che d'amore sentivano, alla figlia di ser Guglielmo Asthon. Si avvicinavano intanto al tugurio della vecchia Alisa, risarcito di recente; il che ne rendea l'aspetto forse men pittoresco, ma giovava ad una maggiore agiatezza di chi vi abitava. La buona vecchia stava, giusta il suo costume, seduta sopra il suo banco, sotto il gran salice piangente, vicino alle sue api, riscaldandosi ai raggi benefici del sole di autunno, e godendo del piacer più soave che gustar possano i vecchi e gl'infermi, il riposo e la tranquillità. Appena accortasi dell'arrivo degli stranieri, volse il capo verso di essi: " Conosco il vostro calpestio, miss Asthon, le disse: ma non è già il Lord vostro padre quegli che v'accompagna. " " E come lo sapete voi, Alisa? Come è possibile che il rumore del calpestio, all'aria aperta, e sul terreno morbido, possa farvi distinguere quali persone vengono a ritrovarvi? " " La perdita degli occhi, mia cara fanciulla, mi ha fatto guadagnare un orecchio più fino, e ora per discernere certe cose, mi bastano leggerissimi suoni, ai quali una volta io non prestava maggior attenzione di quello che adesso facciate voi. La necessità è una maestra eccellente, benchè, per vero dire, severa. Chi dunque ha perduto il soccorso degli occhi, dee cercare altri aiuti per aver le cognizioni che gli abbisognano. " " Però, supponendo vi siate procacciati questi aiuti, che gli altri non s'accorgono di avere, dal vostro udito, potrete darmene un'idea più particolare. A cagion d'esempio, a quai contrassegni distinguete che il passo del mio compagno non è quel di mio padre? " " Il passo de' vecchi, mia cara miss Asthon, annunzia sempre la prudenza e la circospezione; il loro piede si stacca lentamente da terra, nè torna a posarvisi che con una specie di perplessità; ora il calpestio che ho ascoltato adesso, viene dai passi arditi e risoluti di un qualche giovine, e se potessi dar luogo nella mia mente ad un'idea stravagante, direi che erano i passi di un Ravenswood. " " Questa disse Edgardo, è una perfezione d'organi che non avrei potuto credere, a meno appunto di esserne testimonio. Non v'ingannate, mia buona Alisa; io sono il sere di Ravenswood, il figlio del vostro antico padrone. " " Voi! sclamò la vecchia, mandando un grido di sorpresa. Voi il sere di Ravenswood! Qui! In tal compagnia! Non posso crederlo. Permettetemi di toccare con una mano il vostro volto per iscoprire se la testimonianza del tatto conferma quella dell'udito. " Sedutosi Edgardo presso di lei, le permise di passare la tremebonda mano su tutti i lineamenti del suo volto. " Eppure, è vero (ella disse dopo aver terminato un esame al quale mostrava di mettere tanta attenzione); tutte le fattezze dei Ravenswood sono queste. Il naso alla romana, il viso ovale, la fronte alta, contrassegno di una nobile alterezza. Ma che cosa fate voi qui, sere di Ravenswood? Perchè siete voi sui fondi del vostro nemico? Perchè in compagnia di sua figlia? " Mentre così dicea, il volto della vecchia Alisa accendeasi d'insolita fiamma. Ella provava, senza dubbio, quel medesimo sentimento da cui poteva essere compreso nei secoli della feudalità un fedele vassallo, in veggendo il suo giovin signore commettere atti che tralignassero dallo spirito de' suoi antenati. " Il sere di Ravenswood è venuto a visitare mio Padre, " disse Lucia, che non gradendo per nulla le interrogazioni fatte da Alisa, desiderava abbreviare quell'intertenimento. " Ed è veramente possibile? " Sclamò la vecchia sempre più sopraffatta. " Io sapea, continuò Lucia, di fargli piacere, conducendolo in casa vostra. " " E a dir vero, soggiunse Edgardo, io sperava di esservi ricevuto assai meglio. " " Oh qual fatto! Dicea la cieca parlando con se medesima. Ma le vie della Previdenza non son compagne alle nostre, e non tocca a noi l'indagarne i disegni. Ascoltatemi, giovine mio, si volse allora a Ravenswood; i vostri padri furono nemici, giurati nemici, ma onorati nemici; non abusarono mai dei diritti dell'ospitalità per soddisfare le loro vendette. Che cosa avete voi di comune con Lucia Asthon? Perchè i vostri passi sono vôlti da una stessa banda co' suoi? La vostra voce debb'ella mai sonare nello stesso tuono, che quella della figlia di ser Guglielmo? Giovine! chi ricorre, per vendicarsi, a vergognosi espedienti.... " " Zitto là! Le intimò Edgardo con forza. Zitto là! Tali discorsi non possono esservi inspirati che dal nemico del genere umano. Sappiatelo: miss Asthon non ha sulla terra un altro amico che più di me fosse sollecito a prestarle servigio, a proteggerla verso, e contro di tutti. " " E dovrei crederlo? (disse la vecchia, i cui lineamenti e la voce si composero in quel momento all'espressione della malinconia). Se questo è, il cielo vi salvi entrambi! " " Così sia! (disse miss Asthon, che non intendeva qual significato la vecchia attribuisse a quelle parole), e possa ancora restituirvi il vostro giudizio e il vostro buon umore! Perchè in verità, se tenete questo linguaggio misterioso cogli amici che vengono a visitarvi, li costringerete a pensare di voi, come ne pensano gli altri. " " E come ne pensano gli altri? " Chiese Ravenswoood, che incominciava, non men di Lucia, a ravvisare qualche sconnessione ne' discorsi di Alisa. " Pensano (gli disse all'orecchio Enrico Asthon che intanto era arrivato), pensano che costei sia una strega, e che avrebbero dovuto abbruciarla con tutte quelle che, non ha molto, ebbero ad Haddington la medesima sorte. " " Che? che cosa dite? (sclamò Alisa, volgendosi verso di lui con volto acceso di sdegno.) Non avete voi detto che sono una strega, e che avrebbero dovuto trattarmi come quelle sfortunate vecchie, cadute ad Haddington vittime degli assassini? " " Ecco, ecco! (soggiunse Enrico, parlando ancor più sotto voce). Lo vedete! Ella non può avermi udito, e nonostante sa quel che vi ho detto. " " Se l'oppressore e l'usuraio, continuò Alisa, se l'usurpatore della roba altrui, se chi rovina le antiche famiglie, dovessero essere incatenati al medesimo palo, griderei anch'io: In nome del Cielo, date fuoco alla catasta! " " Oh la è una cosa orribile! esclamò Lucia. Non ho mai veduto in tale stato il cervello di questa povera donna. Ma i suoi anni e la sua povertà le servono di scusa. Andiamo, Enrico. Forse ella desidera di parlare a tu per tu col sere di Ravenswood. Avviamoci presso il castello, e ci riposeremo presso la fontana della Sirena; " aggiunse ella volgendo un occhiata ad Edgardo. " Alisa, le disse Enrico partendo, se conoscete qualche strega che corra pe' nostri boschi, in forma di lepre, per fare abortire le nostre capriole, salutatela a nome mio, e ditele che se Normanno non ha ai suoi comandi una palla d'argento, come è necessario per le streghe, gli darò un bottone del mio giustacuore. " Nulla replicò Alisa fattasi taciturna, sintantochè il calpestio delle pedate di coloro che si allontanavano, l'avesse fatta certa di non potere esserne udita. " E voi, allora disse a Ravenswood, vi sdegnate meco perchè vi sono affezzionata? Che gli estranei si offendano de' miei discorsi, è naturale; ma voi perchè andare in collera? " " Non sono in collera, Alisa; sorpreso bensì, che voi, della quale ho inteso lodare il discernimento più d'una volta, possiate abbandonarvi a' sospetti così spiacevoli e così poco fondati. " " Spiacevoli, può darsi; la verità per lo più è spiacevole; non è per altro mai priva di fondamento. " " Nondimeno non ve n'è alcuno nelle cose che avete dette. " " Allora dunque il mondo è stranamente cambiato. I Ravenswood non sono più quelli che erano, e gli occhi della mente della vecchia Alisa son divenuti anche più ciechi di quelli del suo corpo. E quando è mai accaduto che un Ravenswood vada in casa d'un suo nemico, senza qualche disegno di vendetta? Ve lo ripeto, Edgardo Ravenswood; vi hanno qui condotto o un funesto risentimento, o un amore ancor più funesto. " " Nè l'uno, nè l'altro, Alisa, vi assicuro....... vi protesto..... " Alisa non potea vedere il rossore che coperse intanto le guance di Edgardo; ma ben s'accorse che balbutiva, che esitava, nè sapea terminare la frase che avea incominciata. " Ho capito ora in che stato sono le cose! (con accento doloroso la vecchia esclamò). Ed ecco il perchè vuol riposarsi presso la fontana della Sirena! Quante volte si è ripetuto che questo luogo è funesto alla casa dei Ravenswood! E le è stato veramente funesto più d'una volta; ma non mai tanto, come è per esserlo in questo giorno. " " Alisa, voi mi fareste impazzire, e vi trovo anche più bizzarra e superstiziosa del vecchio Balderston. Vorreste voi che facessi una guerra a morte alla famiglia Asthon, come si usava ne' tempi antichi? Perchè sono stato vittima dell'ingiustizia, ne viene di conseguenza ch'io voglia vendicarmene con un delitto? Ovvero, mi credete sì debole ch'io non possa passeggiare con una giovine senza divenirne pazzamente amoroso? " " I miei pensieri sono cosa mia solamente, Alisa rispose; e se gli occhi del mio corpo son chiusi a quanto mi sta d'intorno, forse quelli del mio spirito sono più agili a penetrare nelle tenebre che ricoprono l'avvenire. Siete voi pronto ad occupare l'ultimo posto a quella mensa cui presedeva un dì vostro padre, a dovere la vostra esistenza alla bontà dell'orgoglioso usurpatore de' vostri averi? Siete pronto a seguirlo in tutte le giravolte della curia e della cabala, per dove nessuno meglio di lui può condurvi; a rodere le ossa della preda, quand'egli ne avrà divorata la carne? Vi sentite la forza di pensare, come ser Guglielmo Asthon, di parlare, di operare com'esso, di essere il rispettoso genero del carnefice di vostro padre? Edgardo Ravenswood, io sono da lungo tempo fedelmente affezionata alla vostra casa, ma prima che questo avvenisse, bramerei piuttosto sapervi sepolto nella tomba de' vostri maggiori. " La corda toccata allor dalla vecchia mandava suoni, ai quali Edgardo era riuscito a rendere per qualche tempo ottuso l'orecchio, e risvegliarono in esso un tumulto di contrarie passioni che misero in tremenda agitazione il suo cuore. Per alcuni istanti trascorse su e giù a grandi passi il giardino della cieca, poi d'improvviso fermandosi dinanzi a lei: " Alisa, le disse, e sareste voi, voi quasi sull'orlo del sepolcro, quella che oserebbe spingere il figlio del vostro signore ad atti di vendetta e di sangue? " " A Dio non piacesse! gridò in tuon solenne la vecchia; ed anzi per questo, vorrei vedervi le mille miglia lontano da un luogo, ove, sia il vostro amore, sia il vostro odio, non possono partorire che disgrazie a voi ed agli altri. Vorrei che questa mia mano scarnata, potesse, frammettendosi alla famiglia Asthon e alla vostra, divenire una sbarra che nessun disegno di vendetta, per parte dell'una o dell'altra Casa, valesse ad atterrare. Vorrei salvarvi tutti dalle proprie vostre passioni. Voi non potete, voi non dovete aver nulla di comune con questa gente. Fuggitela dunque; e se è scritto lassù che la divina vendetta si aggravi sulla casa dell'oppressore, non ne vogliate divenir lo stromento. " " Penserò; Alisa, alle cose che mi avete dette, soggiunse gravemente Ravenswood. Credo mosse dall'affezione che nudrite per me le vostre parole, ma vi siete fatto lecito di spingere oltre al dovere la libertà, che un'antica conoscenza può render legittima. Addio. Se la sorte mi arriderà, non mancherò di migliorare la vostra condizione. " E tratta dalla borsa una moneta d'oro, gliela pose fra le mani. Ma ricusando ella di prenderla, in mezzo agli sforzi tentati dall'altro per fargliela accettare, la moneta cadde per terra. " Non ne ho alcun bisogno, disse la vecchia. Chi sa a che altro potrà servirvi? però, lasciatela in terra un istante (soggiunse accorgendosi che l'altro per raccoglierla s'inchinava). Credete a me; quella moneta è il simbolo della donna che amate. Lucia ha un grande prezzo, non ve lo nego; ma vi è d'uopo sbassarvi per ottenerla. Quanto a me, non ho più che fare colle passioni di questo mondo, nè mi auguro altre notizie fuor di una; che Edgardo Ravenswood sia lontano cento miglia dal castello dei suoi maggiori, con ferma risoluzione di non vi mettere più il piede. " " Alisa, (così le parlò Ravenswood, il quale incominciava a credere, che la vecchia avesse, per tenergli tali propositi, qualche più arcano motivo, e di non essere egli arrivato a comprenderlo) ho udita mia madre far gli encomj della vostra fedeltà, del vostro ingegno, dell'aggiustatezza della vostra mente; voi non siete nè una pazza, perchè un'ombra vi dia spavento, nè tanto superstiziosa da prestar fede, come Balderston, a vecchie predizioni. Se temete per me qualche pericolo, ditemi chiaramente in che consiste; se conosco ben me medesimo, non ho sopra miss Asthon le viste che voi supponete. Vi sono alcuni affari indispensabili che devo mettere in ordine con ser Guglielmo. Terminati questi, partirò senza il menomo desiderio, come dovreste esserne persuasa, di riveder luoghi che ingombrano la mia mente d'idee funeste, e simili a quelle che provate voi sapendomi qui. " Chinò Alisa il capo, rimanendo per alcun tempo assorta in profonda meditazione. " Vi dirò la verità; finalmente così gli si volse; vi dirò qual sia la vera origine de' miei timori, benchè io non sappia, se faccia bene o male nel raccontarvela. Lucia Asthon vi ama, sere di Ravenswood! " " É impossibile, " Edgardo sclamò, " La cosa è in questo modo; mille circostanze me ne hanno assicurata. Ella non pensò più che a voi, fin d'allor quando le salvaste la vita; e la mia esperienza, sol nell'udirla parlare, indovinò il segreto di questa fanciulla. Or che ne sapete la debolezza, se siete uomo d'onore, se siete vero figlio del padre vostro, troverete in ciò un motivo di evitare la presenza di Lucia Asthon; così la passione di lei si estinguerà come fiamma di lucerna cui manchi alimento. Ma se qui rimanete, la sua perdita, o la vostra, o quella forse di entrambi, sarà l'infallibile conseguenza di un affetto mal collocato. Vi confido, a mio malgrado, un tale segreto; ma non avrebbe potuto rimanervi lungamente nascosto; l'avreste scoperto da voi medesimo, ed è forse meglio che lo abbiate saputo da me. Partite dunque, sere di Ravenswood, or che il mio arcano vi è noto. Se rimanete un'ora sotto il tetto di ser Guglielmo Asthon, senza l'intenzione di sposarne la figlia, siete un uomo privo d'onore; se col disegno di imparentarvi con questa gente, siete un insensato che corre al suo precipizio. " Dette queste parole, la vecchia cieca surse in piede, prese il bastone, e raggiunse la sua capanna chiudendone la porta, e lasciando Edgardo in compagnia de' suoi pensieri. CAPITOLO X. " Non Naiade seduta in sulla riva " Del natio fonte, o altra beltade, o quanto " Di novel romanzetto il genio avviva " Può di tal vista pareggiar l'incanto. " _Wordsworth._ In mezzo ad un vasto campo di meditazioni stavasi il sere di Ravenswood; vedeasi d'improvviso in quell'impaccio nel quale avea temuto trovarsi da lungo tempo; ma il diletto che dall'essere a fianco di Lucia Asthon sentiva in cuore, per così dire, lo affascinava; e ciò nonostante, non mai senza provare una segreta ripugnanza, permetteva che s'avvicinasse al suo cuore l'idea di divenire un dì sposo della figlia del nemico del padre suo. Anche perdonando a ser Guglielmo Asthon le ingiurie che i Ravenswood ne avevano ricevute, anche sapendogli buon grado delle amichevoli intenzioni che in allora gli dimostrava, non sapea risolversi a ravvisar possibile un parentado con esso. Comprese pertanto essere giusti i ragionamenti di Alisa, e dover egli pel proprio onore, o abbandonare subitamente il castello di Ravenswood, o manifestarsi amante di Lucia. Ma s'egli ne chiedea la mano al lord Cancelliere, quest'uomo, altero delle sue ricchezze e della sua possanza, non avrebb'egli potuto negargliela? Un Ravenswood chiedere in moglie un'Asthon, e venirgli negata, era umiliazione troppo crudele per cimentarsi ad incontrarla. -- " Desidero ch'ella sia felice, dicea fra se stesso; perdono, per riguardo a lei, a suo padre i mali che ha cagionati alla mia famiglia; ma non la rivedrò più mai, no, più mai. " Dopo molta lotta internamente sofferta, era venuto in tale risoluzione, allorchè trovossi ad un luogo in cui la strada partivasi in due, l'una che menava alla fontana della Sirena ov'egli sapea di essere aspettato da Lucia, l'altra in dirittura al castello. Prima di tenersi alla seconda, si fermò un istante per meditare quali scuse avrebbe addotte a ser Guglielmo sopra una partenza così precipitosa, tanto più che in quella mattina medesima, mentre facean colezione, gli avea promesso di rimanere alcuni giorni ancora a Ravenswood. Niun pretesto atto a giustificare un sì straordinario contegno eraglisi per anche offerto alla mente, allorchè vide Enrico Asthon, che sfiatato dal correre, gli veniva incontro. " Su dunque una volta, sig. Edgardo! su dunque! Ci è bisogno di voi per dar di braccio a mia sorella tanto che torni al castello. Per me, ho veduto Normanno che va a fare il suo giro della foresta, e voglio seguirlo; non rinunzierei questo divertimento per un _giacomo_ d'oro. Vedete dunque che non mi è assolutamente possibile di accompagnare Lucia; ed ella ha paura nell'andar sola, benchè tutti i tori selvaggi sieno stati ammazzati. Fate presto dunque, venite! " Quando i due piattelli d'una bilancia son carichi entrambi d'un peso perfettamente eguale, una piuma gettata sopra l'un d'essi, basta a farlo inclinare. -- " In qual modo, Edgardo pensò, scusarsi dall'accompagnare miss Asthon fino al castello? In fine poi, dopo esserci tante volte veduti, che fa il vederla una volta di più? In oltre, sarebbe una mala creanza il non avvertirla dell'intenzione in cui sono di partire. " Convintosi per via di tale ragionamento, che non solo si appigliava al partito più saggio, ma che nemmeno altri decentemente gliene rimanevano, s'avviò sul cammino che conduceva alla fontana; nè il vide appena un po' innoltrato in esso il giovinetto Asthon, che sparve qual lampo, addentrandosi fra le macchie per raggiugnere, quanto più presto potea, il boscaiuolo, e darsi tutto al suo prediletto piacer della caccia. Ravenswood non osando abbandonarsi a nuove considerazioni sul suo futuro contegno, raddoppiò il passo per evitarle, nè tardò a trovarsi laddove lo stava aspettando Lucia. In mezzo a quelle rovine, seduta sopra un sasso in riva della fontana, parea stesse contemplando quelle acque aprirsi una strada per mezzo ai diroccamenti dell'edifizio, che il cordoglio, o forse il rimorso, innalzò una volta intorno alla sorgente. Una mente proclive alla superstizione, all'aspetto di Lucia, soletta in quel luogo, coperta d'un manto alla scozzese, i cui lunghi capelli esciano in parte di sotto al nastro che li tenea, cadendo in leggiadrissime trecce su quelle spalle candide al par della neve, avrebbe creduto scorgere in lei la Donna della fontana, l'antica amante di Raimondo di Ravenswood. Edgardo non vide in essa che una mortale, ma la più bella, la più cara fra le mortali, e tanto più il diveniva agli occhi di Edgardo, in pensando di esser egli lo scopo de' segreti affetti della medesima, se pur dovea credere ai detti della vecchia Alisa; e mentre contemplava Lucia, i voti che formati aveva in proprio cuore si andavano dileguando, siccome cera sotto gli ardenti raggi del sole. Affrettatosi ad avvicinarsele, la salutò inchinando leggermente il capo e senza cambiar di postura. " Quello spensierato di mio fratello mi ha lasciata sola, gli disse Lucia; ma non tarderà a ritornare; perchè se i suoi capricci son vivi, non sono per buona sorte di lunga durata. " Ravenswood non ebbe nemmeno bastante forza per dirle, che rinunziasse all'idea di aspettar lì suo fratello, e tutto abbandonandosi al pericoloso diletto di contemplarla, si sedè sopra una zolla a fianco di lei. Rimasero entrambi per alcuni minuti senza parlare. " Amo assai questo luogo (disse finalmente Lucia, come persona che il silenzio ponesse in un maggiore imbarazzo). Il mormorio di queste belle acque, queste frasche, queste zolle, i fiori campestri che crescono fra queste rovine, lo rendono oltre ogni dire magico e pittoresco. " " Ha fama di essere fatale alla mia famiglia, Edgardo rispose; e ho qualche ragione per crederlo, poichè di questo luogo ho veduto per la prima volta miss Asthon, e in questo, devo congedarmi per sempre da lei. " Durante questi pochi detti pronunziati da Edgardo, un rossor carico e un pallor mortale si succedettero rapidamente nelle guance di Lucia. " Congedarvi! ella sclamò. Qual motivo può constringervi ad abbandonarne sì presto? Forse Alisa?.... So che quella vecchia odia mio padre, o almeno non lo ama, e oggi ha tenuti propositi così stravaganti, così misteriosi!... Ma io so quanto sincera gratitudine mio padre vi professi pel segnalato servigio che ne prestaste. É sì poco tempo che abbiamo acquistata la vostra amicizia! Permetteteci lo sperare che non la perderemo sì presto. " " Perderla, miss Asthon! Oh no! Ovunque mi chiami il mio destino, comunque mi tratti, sarò sempre vostro amico, vostro sincerissimo amico. Mi è però forza obbedire a questo destino; sono in dover di partire, se voglio evitare la mia perdita, e quella forse degli atri. " " Voi non ci abbandonerete! (disse Lucia, ponendo, colla semplicità dell'innocenza, la mano al lembo della veste di Edgardo, come per trattenerlo). Voi non ci abbandonerete! Mio padre è potente, ha diversi amici che lo sono ancora di più. Non partirete prima di sapere quello che la sua gratitudine può eseguire a vostro vantaggio. So già che si adopera fervorosamente per voi presso il Consiglio privato. " " Questo può essere, rispose con tinta d'alterezza il sere di Ravenswood. Non da vostro padre, miss Asthon, ma dalle mie proprie azioni voglio far dipendere i buoni successi che potrò meritarmi nella professione cui sto per dedicarmi. I miei apparecchi sono già fatti. Una sciabola e una spada, un cuore impavido, un braccio risoluto! " Con entrambe le mani si coperse il volto Lucia, intanto che le lagrime le usciano, suo malgrado, per traverso alle dita. " Perdonatemi (le dicea Edgardo prendendole una mano, che dopo lievissima resistenza la donzella gli abbandonò, mentre coll'altra continuava a coprirsi il volto). Perdonatemi, se parlai con troppa asprezza; la mia indole, lo vedo, è troppo aspra, troppo inflessibile, troppo selvaggia dinanzi ad una creatura sì dolce, sì amabile, sì affettuosa. Dimenticate che io mi sia mostrato a voi un istante, e lasciate ch'io ubbidisca alla mia sorte. Essa non può prepararmi alcun cordoglio più amaro di quello che provo nel distaccarmi da voi. " Continuava a pianger Lucia, ma più soavi le sembravano a mano a mano le lagrime; perchè ogni tentativo che Edgardo facea per provarle la necessità della sua partenza, era una manifestazione successivamente più chiara del desiderio di non abbandonarla giammai. Finalmente, invece di dirle addio, le obbligò la propria fede, e la fede della giovinetta ricevè in contraccambio. Tutte sì fatte cose accaddero con incredibile rapidità; e prima che il sere di Ravenswood, tal si fu la forza dell'impulso di un istante, avesse avuto il tempo di considerare in qual condizione poneasi, le loro labbra e le loro mani si erano dato il mutuo pegno di una eterna tenerezza. " Ora, diss'egli dopo un momento di esitazione, conviene ch'io parli a ser Guglielmo Asthon. É d'uopo ch'egli conosca i nostri sentimenti. Non dee Ravenswood far la comparsa d'uomo che viene sotto al tetto del padre per impadronirsi del cuore della figlia. " " Parlare a mio padre! (soggiunse timidamente Lucia). Oh no, no! (continuò indi con vivacità) non è ancor tempo. Aspettate che il vostro grado, il vostro posto nella società sieno pienamente conosciuti e determinati. Mio padre vi ama, ne sono certa, e credo che acconsentirà...... Ma mia madre!.... " E qui si fermò, non osando esprimere que' timori che destava nel suo animo la pusillanimità del padre, il quale non avrebbe ardito di passare a veruna conclusione, se non otteneva prima l'assenso di lady Asthon. " Vostra madre, Lucia! Replicò Ravenswood. Ella è una Douglas, di una famiglia, che quand'anche si trovò all'apice della possanza e della gloria, contrasse più d'un parentado coi Ravenswood. Quale obbiezione potrebbe farsi da vostra madre? " " Non vi dico che ne facesse, rispose Lucia; ma ella è gelosa de' suoi diritti, e potrebbe pensare che una madre dovesse venir consultata la prima sul collocamento di una sua figlia. " " Ebbene! Londra, ove, mi ha detto vostro padre, ella ha dovuto trasferirsi nel lasciare Edimburgo, è lontana, è vero; però, in meno di quindici giorni, può andarvi una lettera, ed esserne tornata la risposta. Non insisterò presso al lord Cancelliere, perchè accetti sul istante la mia domanda. " " Ma, riprese a dire, sempre esitando, Lucia, non sarebbe meglio aspettare.... aspettare alcune settimane, sintantochè torni mia madre? S'ella vi vedesse, vi conoscesse, son certa che non farebbe obbiezioni, ma prima che ciò accada..... temo.... che so io?.... l'odio che avea tenute divise le due famiglie.... " Ravenswood fisò acutamente gli occhi sopra della donzella come per leggerle in fisonomia ogni più profondo sentimento dell'animo. " Lucia, le parlò indi in tal guisa, vi ho sagrificati que' divisamenti di vendetta ch'io nudriva nell'animo da lungo tempo. Il mio giuramento di mandarli a termine era stato accompagnato da cerimonie tremende, e, lo confesso, più convenevoli forse ad un pagano che ad un cristiano. Questi divisamenti io sagrificai alla vostra immagine prima di conoscere tutte le virtù che si celavano sotto di essa. Perchè, è d'uopo il sappiate, nella notte successiva ai funerali del padre mio, mi tagliai un pugno di capelli, li gettai in un rogo da me preparato e acceso a posta per tale rito; e giurai che la mia rabbia, la mia vendetta avrebbe perseguitati i nemici del padre mio, finchè gli avessi veduti, al pari di que' capelli, distrutti. " " Orribile giuramento! Lucia esclamò. E non rimproverate a voi stesso d'averlo fatto? " " Mi rimprovererei anche più, se pensassi ad eseguirlo. Ma, vedutavi appena, sentii tutti i miei furori calmarsi. Abbiurai ogni disegno di vendetta, nè io medesimo conoscea la cagione che operava tal cambiamento entro al mio cuore. Sol dopo che vi ho riveduta, mi sono accorto del potere che avete sopra di me. " " E perchè dunque rammentate ora quei sentimenti tanto terribili, que' sentimenti tanto inconciliabili con quelli che mi volete far credere di avere concepiti per Lucia, con quelli che Lucia ha concepiti per voi, e de' quali strappaste la confession dal suo labbro? " " Perchè voglio che sappiate a qual prezzo mi sono acquistato il vostro amore, e qual diritto io m'abbia a conto sulla vostra costanza. Non dico io già di avere sagrificato l'onore della mia casa, sola proprietà che mi rimanesse. Ma benchè io nè il dica, nè il pensi, non mancheranno altri che il penseranno e il diranno, nè posso a me medesimo dissimularlo. " " Se così credete, la vostra dichiarazione fu una crudeltà che mi usaste. Però, non siete ancora sì inoltrato che non vi sia lecito tornare addietro. Riprendetevi una fede che non potete mantenermi senza il sacrifizio del vostro onore. Non pensiamo più al passato, dimenticatemi, e mi sforzerò.... " " Non mi avete inteso, Lucia, e in questo momento mi usate una crudele ingiustizia. Se vi ho detto a qual costo mi sono acquistato il vostro amore, è stato perchè conosciate quant'io l'apprezzi per dare alle nostre promesse un vincolo ancor più solenne, e affinchè, da quanto ho fatto per meritarmi tenerezza da voi, comprendiate, qual sarebbe l'infelicità di Edgardo, se voi gli diveniste incostante. " " E qual motivo avete di giudicar possibile una tal cosa? Perchè offendermi col sospettare in me un'incostanza? Ne sarebbe mai cagione l'avervi io pregato ad aspettare l'arrivo di mia madre prima di parlare al padre mio? Obbligatemi con que' giuramenti che a voi piacerà. Non sarebbero stati necessarj a far più salda la mia costanza, ma gioveranno, se non altro, a sbandire da voi il sospetto[6]. " [6] Certamente, anche ai dì nostri, credesi che il violatore di un lecito giuramento offenda la società ed il cielo. Ma ai tempi descritti dall'autore, si pensava che chi infrangeva un giuramento fatto con certe cerimonie, soggiacesse in questa terra ad un'esemplare punizione celeste, quasi contemporanea all'atto dello spergiuro. Perciò, allora i giuramenti degli amanti, lungi dal riguardarsi, come cosa di lieve peso, aveano per lo meno l'importanza d'un contratto di nozze. V'erano di questi giuramenti che obbligavano anche dopo la morte dell'uno l'altro superstite. Fra le terribili sublimità della romantica mitologia avvi stupende descrizioni di scheletri di cavalieri che vengono a portarsi via le amanti spergiure, come se ne vede un luminoso esempio nelle stanze liriche sopra _Imosina_, inserite nel celebre Romanzo Inglese il _Frate_. Ravenswood ricorse alle preghiere, e adoperò tutti i modi che l'amore potea suggerirgli per placare Lucia; e Lucia, incapace di conservare risentimento durevole verso il giovine amato, dimenticò facilmente il torto che ne avea ricevuto. Terminata pertanto questa breve discordia, i due amanti si diedero un mutuo pegno di fede nel modo che usavasi allora, e di tal costumanza rimangono alcune vestigia presso il popolo della Scozia. Ruppero e si partirono quella moneta d'oro larga e sottile, che pochi istanti prima Ravenswood avea voluto regalare ad Alisa. " Rimarrà sempre sul mio cuore; (dicea Lucia prendendone la metà di sua parte, e sospesala ad un nastro, se la cinse al collo nascondendo accuratamente l'amato pegno sotto il velo che il seno coprivale). La porterò sempre, sintantochè mi domandiate che io ve la restituisca, e finchè io la porterò, il mio cuore non darà ricetto a novello amore. " Ravenswood facea eguali proteste nel porsi l'altra metà sul suo cuore. S'avvidero allora della prestezza con cui, durante il loro intertenimento, erano trascorse le ore, e paventarono, che questa durata della lor lontananza non divenisse argomento di osservazioni, se già non lo era di agitazione a quei del castello. Intantochè si alzavano per farvi ritorno, udirono il fischiar d'una freccia. Questa andò a ferire un corvo che stava appollaiato sopra una vecchia quercia i cui rami si stendevano sui due amanti; e cadde al piè di Lucia, spruzzandone le vesti di sangue. Miss Asthon ne rimase assai spaventata. Ravenswood sorpreso e corrucciato si volse per vedere chi fosse colui che somministrava loro una prova di destrezza, inaspettata, come poco desiderata. Era il giovine Enrico Asthon che con un arco in mano incontro agli amanti correa. " Ah! ah! disse, guardatemi pure. Son io. Sembravate tanto affaccendati nei vostri discorsi, ch'io m'aspettava vedervi cascar sulla testa il corvo senza che ve ne accorgeste. Ditemi dunque, Lucia, che cosa vi contava di bello il sere di Ravenswood? " " Io stava parlandole della spensierataggine di quel suo giovin fratello che si facea tanto aspettare...... " Così Edgardo venne in soccorso di Lucia, tanto confusa che non sapea qual cosa rispondere. " Io mi faceva aspettare? Oh bella davvero! Non vi ho detto di condurre Lucia al castello, perchè io andava a far con Normanno il giro del bosco? Abbiam corso più d'un'ora, intanto che ve ne stavate lì, da vero sfaccendato, a chiaccherar con Lucia. " " Ma, sig. Enrico, gli chiese Ravenswood, abbiamo da fare dei conti insieme per quell'uccello che avete ucciso. Non sapevate che tutti i corvi sono sotto la special protezione dei Ravenswood[7] e che porta mal augurio l'ammazzare una di queste bestie alla loro presenza? " [7] _Raven_, in Inglese, significa corvo. " Me lo raccontava Normanno, accompagnandomi qui. Aggiugneva di non aver mai veduto di questi animali riposare in tanta vicinanza ad un uomo come stava vicino a voi quel corbacchione; e non la trovava mica cosa di bonissimo augurio, perchè son bestie salvatichissime, e si tengono lontano dagli uomini più che possono. Ma io per arrivarlo mi son fatto innanzi pian piano in punta di piede, e quando mi son trovato a tiro, paf! la freccia è partita, e credo di non avere mirato male. E sì, non è la decima volta che scocco un arco. " " Mi rallegro, soggiunse Ravenswood. Continuando a tenervi in esercizio, vi prometto che diverrete un abilissimo saettatore. " " Me lo va dicendo anche Normanno. Ma sappiatelo bene, che se non mi esercito di più, non è colpa mia. Per me, non farei altro dalla mattina alla sera; ma è colpa del papà, del maestro, che mi gridano, e qualche volta anche di miss Lucia. Guardate! Vuol darsi l'aria di chiamarmi sfaccendato. Ella poi non lo è quando le passano, senza avvedersene le ore intiere in riva alla fontana, purchè possa trovarsi vicina ad un bel giovinotto che le conti galanterie! É cosa che le è accaduta una ventina di volte; potete credermelo, ser Edgardo. " Nel parlar così, Enrico fisava gli occhi sulla sorella, perchè non era privo affatto di malignità il suo cicaleccio, ed avea bastante discernimento per accorgersi di farle dispetto benchè il vero motivo di tal dispetto non comprendesse. " Via, via, sorella cara! soggiunse indi, non ho avuta intenzione di darti disgusto; tutto ciò è stato scherzo, e se ho detto qualche cosa che ti dispiaccia, son pronto a disdirmi; benchè per verità qui non si trova che il sere di Ravenswood, al quale non può importar nulla, se tu avessi anche un centinaio di spasimanti. " Ed in vece, il non si mostrare di mal umore in udendo tali propositi, era tutto lo sforzo che il sere di Ravenswood potesse imporre a se stesso. Egli avea certamente quanta ragionevolezza era d'uopo per dare il valore, che meritavano, ai discorsi di un viziato ragazzo, sollecito di ferir sua sorella in quel lato, ove sembravagli ch'ella dovesse più fortemente sentir la puntura. Nè l'indole di Ravenswood era tale, che si abbandonasse con impeto alle prime impressioni, benchè fosse tenace di quelle che a scolpirsegli nell'animo pervenivano. Nondimeno le ciance del giovine Asthon valsero a mettergli in seno un germe di vaghi sospetti, e una tentazion di temere che da' vincoli ai quali erasi assoggettato coglierebbe il sol frutto di vedersi, a guisa dei prigionieri dei Romani, trascinato dietro al carro trionfale di un vincitore avido unicamente di soddisfare l'orgoglio a spese del vinto. Questa paura, lo ripetiamo, non aveva il menomo fondamento, nè può dirsi che Ravenswood la concepisse sul serio. Gli bastava considerar gli occhi di Lucia per non poter serbare il più lieve sospetto sulla sincerità di quel cuore. Nondimeno la naturale alterezza, rendendogli più penoso il sentimento della sua povertà, ne facea l'animo più accessibile a quei sospetti, che, come indegni di se medesimo, avrebbe in circostanze più felici disprezzati e banditi. Giunsero al castello, al vestibolo del quale trovavasi ser Guglielmo, cui fatto avea qualche senso di maraviglia la lunghezza di questo passeggio. " Se Lucia non fosse stata così bene accompagnata, diss'egli, il mio cuore non sarebbe stato senza forti inquietudini, e avrei mandato alla capanna di Alisa per intendere qualche notizia; ma col sere di Ravenswood, con un uomo sì valente e sì generoso, io sapea che mia figlia non correva verun pericolo. " Lucia cercò di allegar qualche scusa per giustificare una sì lunga lontananza; ma provando un rimorso interno nel ricorrere ai sutterfugi, le mancarono le parole alla metà della prima frase che aveva incominciata. Ben venne in soccorso di lei il sere di Ravenswood sforzandosi di compire in qualche modo la spiegazione architettata da Lucia; ma provò l'imbarazzo medesimo, simile ad uomo che volendo liberare il compagno da un pantano, ove questi trovisi a mezza vita, vi affonda dentro egli stesso. Ognuno immagina che la confusione dei due amanti non isfuggì agli sguardi acuti dello scaltrito giureconsulto, avvezzo, in virtù della sua professione, a seguire la natura umana per tutti i segreti suoi anditi; ma non era nelle mire politiche di costui il far sembiante d'accorgersene. Bramava vedere Edgardo di Ravenswood compiutamente avvinto, rimanendo egli in perfetta libertà; nè avvisò un istante solo, che Lucia, partecipe della passione, che a seconda delle speranze di lui inspirava, avrebbe, nel momento più conclusivo, sconcertati tutti gli stratagemmi di quella colpevol politica. Non dissimulava a se medesimo la possibilità che Lucia concepisse per Ravenswood alcuno di que' sentimenti che romanzeschi venivano da lui chiamati, nè l'altra possibilità che questi sentimenti si trovassero in contraddizione o colle circostanze avvenire, o colla volontà positiva e assoluta di lady Asthon. Ma, nella sua immaginazione, era facil cosa il cancellarli dall'animo della figlia, mediante un viaggio a Edimburgo, o anche a Londra, o col dono di una nuova guernizione di merletti, o finalmente collo schierarle in prospettiva una mezza dozzina di amanti, solleciti di tenere nel cuor di Lucia le veci dell'uomo che se ne era impadronito, e al quale le si volesse prescrivere di rinunziare. Considerate adunque le cose sotto tutti gli aspetti, egli credeva in quel momento cosa migliore pei proprj vantaggi il favorire, anzichè porle ostacoli, l'inclinazione mutua dei due amanti. E quando poi si facea a considerare le cose nel punto più favorevole, le nozze di sua figlia col sere di Ravenswood non gli sembravano nè impossibili, nè da disdegnarsi. Estinguevano un odio di famiglia che non lo lasciava privo d'inquietudini, confondeano gl'interessi della casa di Ravenswood con quelli della propria famiglia; sedavano qualche segreta rampogna della sua coscienza, e gli assicuravano per genero un tale, in cui ravvisava, e ingegno, e prerogative bastevoli per innalzarsi alle prime dignità dello Stato. In tali pensieri lo confermò una lettera che avea ricevuta in quella mattina, e fu premuroso di farne partecipe Edgardo. Questa lettera gli era stata arrecata da un messaggero, spedito da quell'amico a noi noto, che operava sott'acqua per assicurare il buon successo della fazione de' patriotti, capo della quale era l'uomo che inspirava maggior terrore al lord Cancelliere, l'operoso ed ambizioso marchese di Athol. Athol, come vedemmo, non avrebbe avuto disgusto di condurre sotto i proprj stendardi ser Guglielmo Asthon, e aveva incaricato il precitato negoziatore di esplorarne cautamente i pensieri. Questi per verità, e parimente il vedemmo, non riuscì ad ottenere dal lord Cancelliere una risposta diretta e favorevole, ma ne fu pazientemente ascoltato, e quando partecipò l'esito delle operate pratiche al suo commettente, il Marchese, esclamò citando l'antico adagio francese: _Château qui parlemente, et femme qui écoute, sont bien près de se rendre_; poichè gli sembravano soggetti di un buon paragone, un uomo di Stato che si lascia proporre partiti di cambiamento nel sistema dell'amministrazione, un castello che viene a parlamento, e una donna che ascolta; e risolvè quindi di stringere il blocco al lord Cancelliere. Incaricò poscia il comune amico di far giungere a ser Guglielmo Asthon una lettera, mediante la quale lo stesso Marchese avvisavalo che sarebbe venuto a rendergli, senza cerimonie, una visita nel suo castello di Ravenswood. Era divulgato che il marchese di Athol stava per imprendere un viaggio nel mezzodì della Scozia. Strade cattive; osterie orride; i due individui benchè non uniti insieme in intrinseci legami d'amicizia, nondimeno membri della stessa amministrazione; erano circostanze sufficienti per chiuder la bocca a chi avesse avuta la tentazione di attribuir tale visita a qualche cabala politica, e per dare un aspetto di naturalezza alla cosa. Il Cancelliere rispose immantinente al suo collega amministrativo, che avrebbe ascritto ad onore, e gli sarebbe grato il riceverlo; risoluto nonostante in suo cuore di non fare un passo innanzi a seconda dei fini del Marchese, a meno che la ragione, vale a dire il suo personale interesse, non glielo prescrivessero. Nell'occasione di tale visita, due circostanze lo allettavano grandemente; la presenza di Ravenswood, e la lontananza di lady Asthon. Col dare a divedere che tenea come ospite prediletto in sua casa il parente e l'amico di Athol, offeriva una prova della sua propensione a dimostrare ogni genere di riguardi al suo collega che di tal prova dovea essere lusingato: fermo poi nell'idea di tener le vie tortuose, di destreggiare, di guadagnar tempo, gli pare più opportuna a fare i convenevoli della casa la figlia sua, che non la madre, il cui carattere altero e indomabile avrebbe, in una maniera o nell'altra, sconcertati i sistemi politici del marito. Non si fece Edgardo pregar lungo tempo di rimanere fino all'arrivo del Marchese al castello, poichè le cose accadute presso la fontana della Sirena ogni desiderio di partenza dal suo cuore aveano sbandito. Lucia e Lockard ricevettero, ciascuno in quanto li riguardava, l'ordine di apparecchiare le cose necessarie per ricevere il Marchese con tal pompa, e lusso, di cui fino allora non si avea generalmente idea nella Scozia. CAPITOLO XI. " Non voglio ascoltar repliche; fate quel ch'io comando " E vada nel riceverlo la parsimonia in bando. " Vo' che fra suoni e canti accolgalo il mio tetto, " Uom cui fortuna arrida, vi è sempre il ben accetto. " _Nuovo metodo per pagar vecchi debiti._ Ser Guglielmo Asthon, e si è veduto in diverse occasioni, non mancava d'ingegno; conosceva ad uno ad uno gli andrivieni del labirinto delle leggi; avea grande pratica del mondo. Nondimeno, il suo carattere, conservando sotto certi aspetti, l'impronta della natural timidezza, e di quella consuetudine della cabala, alla quale il Lord doveva il suo innalzamento, non corrispondeva in modo alcuno al grado di dignità in cui trovavasi collocato. Troppo spesso lasciava scorgere che a malgrado delle cure datesi a coltivare il proprio ingegno, stava questo rinchiuso in un circolo di mediocrità d'onde uscir non poteva, e che tutti i suoi sforzi non valevano a nasconderne le abbiette inclinazioni dell'animo. Gli piacea sfoggiar di ricchezze con un'ostentazione non d'uomo, al quale la consuetudine di goderne, formò d'esse una necessità, ma di un nuovo ricco che vuol far mostra della sua opulenza. Niuna particolarità, benchè triviale, poteva sfuggirgli; e Lucia dovè accorgersi del rossor di disdegno che pigneasi sul volto del sere di Ravenswood, allorchè udiva il lord Cancelliere discutere gravemente con Lockard e colla vecchia governante su quelle minutezze di cui i personaggi d'alto conto non si prendono mai fastidio, perchè sanno l'impossibilità che vengano dimenticate. " Perdono a ser Guglielmo, dicea una sera Ravenswood a Lucia, questo suo vivissimo desiderio di ricevere convenevolmente il marchese di Athol, perchè tale visita è un onore per lui, e dee mostrar d'avvedersene. Va ottimamente, se vuole che nulla manchi al decoro di un simile ricevimento; ma quando lo vedo scendere alle meschine particolarità della cucina, della dispensa, e perfin del pollaio, confesso che mi scappa la pazienza. In que' momenti amerei meglio la povertà di Wolfcrag, che tutta l'abbondanza del castello di Ravenswood. " " Eppure disse Lucia, per avere appunto badato a queste particolarità, mio padre s'è veduto in istato d'acquistare...... " " I beni che i miei maggiori furono costretti vendere per non averci badato abbastanza. Sia pure! ma un carico d'oro non cresce a proporzione le forze dell'animale che lo dee portare sul dorso. " Sospirò Lucia che vedea troppo chiaramente quanto il suo amante disprezzasse i modi e le consuetudini d'un padre, da lei riguardato come il suo unico amico, di un padre, la cui tenera affezzione avea sì spesso compensati nell'animo di lei la freddezza e i disdegni materni. Nè andò guari che i due amanti si trovarono ancora diversi di parere sopra un articolo non men rilevante. La religione, questa madre della pace, era sì male intesa in que' giorni di discordia, che le sue forme e le sue discipline divenivano un argomento di odj accaniti e di perpetue dissensioni. Il lord Cancelliere, affezionato alla parte dei _wigh_, appartenea per conseguenza alla Chiesa presbiteriana, per la quale avea creduto in molte occasioni, gli convenisse mostrare più zelo di quello che forse in realtà ne sentiva. Per una conseguenza naturale di ciò, negli stessi principj era stata allevata la sua famiglia. Ravenswood al contrario, imbevuto di quelli degli _Episcopali_, rimproverava talvolta a Lucia il fanatismo di alcuni fra i ministri del culto da lei professato; intanto ch'ella dal canto suo gli lasciava conoscere, più che non l'esprimesse, il suo orrore a certe forme religiose che erano, secondo essa e come le fu sin da fanciulla insegnato, contrarie allo spirito della vera religione. Non quindi scemava l'affetto in cui si teneano mutuamente, e pareva aumentarsi a proporzione del conoscersi meglio l'un l'altro; ma non era affatto scevro di disgustose sensazioni. Ravenswood avea un'anima più sublime, più altera delle persone che fino allora convissute erano con Lucia; fornito di idee più liberali e più sciolte; apertamente sprezzava tante di quelle opinioni, che per forza di educazione Lucia rispettava; onde una specie di timore univasi in lei alla tenerezza che per l'amante nudriva. Lo stesso carattere dolce e pieghevole di Lucia pareva ad Edgardo troppo atto a prendere tutte le forme che vi volessero imprimere coloro coi quali di continuo ella trovavasi; avrebbe bramato di scorgere nella sua sposa uno spirito più indipendente, più risoluto, e capace, affrontando seco lui l'oceano della vita, di goder la calma e di sfidar le tempeste. Ma d'altro canto, ella era sì avvenente, e a lui affezionata con tanta tenerezza, e sì coerente a se stessa nella bontà del suo animo, che a malgrado di non poterle inspirare maggior risoluzione e fermezza, a malgrado di qualche impazienza mossa in lui dalle continue trepidazioni di Lucia, che temeva venisse scoperto il loro amore, questo stesso carattere di mansuetudine, prossima alla debolezza, gliela rendeva ogni giorno più cara. Ella era un ente timido che, postosi sotto la protezione di Edgardo, lo avea fatto l'arbitro del suo destino, il padrone della felicità, e della infelicità, della sua vita. Come non avrebbe egli potuto amarla con tutto il cuore? Se avessero avuto il tempo di conoscersi perfettamente, prima di abbandonarsi alla passione che li dominava, Ravenswood avrebbe inspirato troppo timore a Lucia, perchè ella si fosse risoluta a concedergli amore, ed egli medesimo ravvisando nella mansuetudine e nella docilità di miss Asthon una tal qual debolezza di spirito, non sì agevolmente le avrebbe assoggettati il cuore e gli affetti. Ma poichè si erano giurata fede, a temer limitavansi, Lucia che l'orgoglio del suo amante nol facesse un giorno pentire di averle consagrato il suo cuore, ed Edgardo, che la lontananza, le difficoltà, le istanze de' parenti di miss Asthon, non giungessero a sradicare da un animo troppo pieghevole la rimembranza de' primieri suoi giuramenti. " Sbandite questo timore, gli diceva ella, un giorno che Ravenswood lo lasciò traspirare. Gli specchi dotati della facoltà di riflettere successivamente gli oggetti che lor vengono presentati, son fatti di materia salda e compatta, come il cristallo e l'acciaio; ma le sostanze di una più dolce natura, ricevuta che hanno una volta una impressione non la perdono più. " " Questa è poesia, mia cara amica, e voi sapete che la poesia si pascola di finzioni. " " Ebbene, credete dunque a quello che vi dico in buona prosa. É ben vero che non darei la mano a nessuno senza il consenso de' miei genitori; ma nè la forza, nè la persuasione m'indurranno giammai a concederla ad altri fuori che a voi, sempre che non rinunciaste voi stesso al diritto che vi ho dato sovr'essa. " Non mancano circostanze agli amanti per tornare in simili spiegazioni. Di rado Enrico trovavasi in lor compagnia; perchè, o la necessità lo costringeva ad ascoltare le lezioni del precettore, o la sua inclinazione lo conducea, insieme a Normanno e agli altri boscaiuoli, nella foresta. Il Cancelliere passava tutte le mattine nel suo gabinetto, inteso a mantenere corrispondenze di variatissimo genere; a meditare, non senza inquietudine, sulle notizie che gli venivano da tutti i punti della Scozia, e sul cambiamento che prevedevasi nel sistema di pubblica amministrazione; per ultimo a calcolare la forza delle due fazioni che si disputavano la pubblica autorità. Spesso pensava agli apparecchi del ricevimento del marchese d'Athol, il cui arrivo era stato ritardato da un affare non preveduto; dava ordini ai suoi servi; li contrammandava; poi tornava ancora alle abbandonate meditazioni. In mezzo a tali diverse faccende politiche e domestiche, parea non accorgersi che sua figlia non avea d'altra compagnia fuor del sere di Ravenswood. I suoi vicini, giusta l'uso de' vicini di tutti i paesi, mormoravano ch'egli tollerasse fra due giovani una tanta intrinsichezza, a meno che non avesse ideato di maritarli insieme, della qual cosa tutti stentavano a persuadersi. In realtà, egli non si prefiggeva altro fine che quello di guadagnar tempo a scoprire fin quanto il nobile Marchese fosse disposto a prender parte negli affari di Edgardo e ad essergli utile. Sinchè non vedea dilucidati, in modo da non rimanergli più dubbio, questi due punti, a nessuna cosa voleva obbligarsi, affinchè gli rimanesse la libertà di conformare le proprie risoluzioni alle circostanze e ai bisogni del suo personale interesse. Ma, siccome accade alla maggior parte degli uomini astuti e avvezzi alla cabala, avea trascorsa la meta alla quale intendea. Fra le persone propense a biasimare con maggiore severità la condotta di ser Guglielmo Asthon che permettea e questo prolungato soggiorno del sere di Ravenswood, e le costanti premure dimostrate da questo a Lucia, si trovarono il nuovo lord di Girningham, e il suo fedele scudiere, o compagno di stravizzi, personaggi che abbiamo già conosciuti, sotto il nome di Hayston di Bucklaw l'uno, e di capitano Craigengelt l'altro. Avendo il primo ereditato immensi beni dalla sua vecchia zia, trovò inoltre negli scrigni di essa tanto danaro quanto bastavagli ad estinguere tutte le ipoteche di cui andava gravato il retaggio del padre suo, del quale volle continuare a portar con onore il cognome. Veramente, il capitano Craigengelt gli avea insinuato un modo più vantaggioso di far fruttare questa somma, impiegandola in Francia, ove il sistema di Law era allora in altissima opinione salito, e proponendogli anzi di trasferirsi per sì fatta speculazione a Parigi. Ma Bucklaw, cui le avversità erano state una salutevolissima scuola, resistendo a tutti gli sforzi di Craigengelt, non volle prestare orecchio a disegni che avventurassero una sostanza di cui già sicuro posseditor si vedea. " Uomo che abbia mangiato pane di avena, bevuto acqua, dormito su materasso di borra nella torre di Wolfcrag, ripeteva egli talvolta, dee pensar sin che vive, al merito di un buon pasto, di un buon vino, di un buon letto: e non mettersi mai al cimento di aver bisogno di ricorrere di nuovo ad una simile ospitalità. " Craigengelt pertanto si trovò deluso nella speranza che avea sulle prime concepita di farsi una vittima nel preteso suo amico. Non è quindi che non traesse un profitto considerabile dal nuovo stato della fortuna di Bucklaw. Questi, che non era mai stato dilicato nella scelta delle persone con cui convivere, non provava disgusto della vicinanza di un uomo, col quale, o a spese del quale, potea ridere quando gliene prendeva talento; d'un uomo di una compiacenza che non avea limiti nel prestarsi ad ogni capriccio del suo mecenate; abilissimo nello sbandirne la noia colla sua grossolana allegria, e pronto ad ogni momento a risparmiargli il fastidio d'ubbriacarsi solo, quando gli venia voglia di bere un fiaschetto di vino; nè tal voglia di rado venivagli. A questi patti, Craigengelt, sempre ben veduto al castello di Girningham, l'avea di fatto scelto per sua residenza quasi continua. In nessun tempo e in nessuna circostanza, poteva essere vantaggiosa a Bucklaw una tale intrinsichezza. Nondimeno non gli era tanto pericolosa, come avrebbe potuto esserlo, s'egli non avesse ottimamente conosciuto, prendendone alto disprezzo, il carattere di questo vil parassito. Ciò non pertanto, sì cattiva compagnia intendeva a distruggere quei buoni principj che la natura avea avuta intenzione d'instillare in Bucklaw. Craigengelt non perdonò più mai a Ravenswood l'ingiurioso modo onde questi gli levò la maschera d'onore e di coraggio, sotto cui voleva nascondersi; e con un carattere sì vigliacco e malvagio, non vedea una via tanto espediente a assicurarsi una vendetta, quanto il dar opera ad aizzare il risentimento di Bucklaw contro di Edgardo. Non perdea quindi occasione di rimettere in campo la storia del duello che questi avea ricusato di accettare, cercando con tutte le possibili suggestioni di persuadere al suo patrono, che l'onore lo costringeva a pretendere compiuta soddisfazione; ma su tale argomento Bucklaw conchiuse imponendo perentoriamente silenzio al capitano. " Comprendo, gli disse, che il sere di Ravenswood in quella occasione non usò come dovea meco, nè vedo con qual diritto mi abbia mandata una sì altera risposta. Però, gli dovetti una volta la vita, e mettendo una pietra di dimenticanza sull'ultimo affare, mi riguardo sdebitato con lui. Se gli accadesse di farmi un nuovo insulto, considererei saldato il conto vecchio, e allora saprei come contenermi, e il sig. Ravenswood avrebbe da pensare ai casi suoi. " " E pensarci davvero! esclamò Craigengelt. Prima della terza botta lo stendete per terra. " " Quanto dite ora, mi prova una delle due cose; o che non lo avete mai veduto battersi, o che non v'intendete niente affatto di questi affari. " " Non me n'intendo! affè, è leggiadro lo scherzo! Non ho io preso lezione dal sig. Sagou, il primo maestro di scherma che fosse a Parigi, poi dal sig. Poco a Firenze, e da _mein herr_ Durchstossen a Vienna? " " Già non so, se nulla di questo sia vero; ma ammettendolo, che conseguenza ne deriva? " " Che voglio essere dannato, Bucklaw, se in tutti questi paesi ho mai veduto un Francese, un Italiano, un Tedesco, mettersi in positura, vibrare una stoccata, pararla, con una maestria simile alla vostra! " " E nondimeno credo che mentiate, caro Craigengelt. Non è per questo che non osi lusingarmi di maneggiare la spada, la sciabola, la pistola al pari d'un altro. " " E meglio di novantanove sopra cento, che credono conoscere la bell'arte cavalleresca della scherma, per avere imparato a riscoter la spada, e a fare una finta. Mi ricordo, che stando a Parigi, nel 1695, mi trovava una sera all'Opera col cavaliere di Chapon. Vi erano tre farfallini inglesi che... " " É lunga, capitano la storia che mi volete contare? " Così lo interruppe senza far cerimonie Bucklaw. " Lunga, o corta, come vi piacerà " il parassito rispose. " Corta dunque! -- Seria, o faceta? " " Seria terribilmente, perchè il cavaliere ed io....... " " Quand'è così, vi prego tralasciar di contarmela affatto. Versatemi un bicchier di Bordò della mia buona defunta zia, e non predicate, quando non si fa vendemmia, come dicono i montanari. " " Lo so anch'io questo proverbio; me lo insegnò il vecchio Evan Dhu, allorchè io serviva nel suo corpo di montanari nell'anno 1689. -- Craigengelt, mi dicea spesse volte, voi siete un bravo giovane, quanto il sia mai stato uomo che maneggi sciabola, ma avete un vizio, voi. " " Un vizio! sclamò Bucklaw; non vi conoscea come vi conosco io; ne avrebbe trovati almeno vent'altri. Ma al diavolo le vostre storie! Proponetemi un brindisi. " Craigengelt si levò da sedere, e andando in punta di piede sino alla porta, mise di fuori il capo, per assicurarsi che nessun fosse lì attorno; la chiuse con grande cura; tornò al suo posto; rimase in piede, e tenendo il suo bicchiere con una mano, e mettendo l'altra sull'elsa della sciabola, disse a mezza voce: " Viva il re che sta dall'altra banda dell'acqua! " " Ascoltatemi, capitano; così Bucklaw gli parlò. Vi dirò primieramente che per quanto spetta a cose di politica, mi serbo in mio cuore la mia opinione. Inoltre, rispetto troppo la memoria della mia venerabile zia, lady Girnington; nè quindi permetterò mai che i suoi dominj vadano esposti a pericoli di confiscazione e di ammende per qualche imprudenza da matto. Conducetemi il re Giacomo a Edimburgo, e seco una scorta di trenta mila uomini; allora vi spiegherò com'io la pensi su i diritti di questo principe. Ma mettermi per bel diletto in rete con persona e beni, è quello che non mi vedrete fare. Se dunque vi piace portare colla mano sulla sciabola tali brindisi che possano venire interpretati come atti di fellonia verso il Governo attuale, capitano mio, potete andare a cercarvi fortuna altrove. " " Dunque indicate voi qual brindisi più v'aggrada, Bucklaw. Io vi farò da secondo, fosse anche un brindisi ad onore e gloria del diavolo. " " Vi proporrò un brindisi che dovrebbe sembrarvi più aggradevole. Che cosa direste s'io vel proponessi ad onore di Lucia Asthon? " " Con tutto il cuore, sclamò il capitano, sollevando il suo bicchiere. É la più bella giovinetta di tutto il Lothian. Peccato che quell'imbecille il suo padre la butti dietro a quel superbo mendicante di Edgardo Ravenswood! " " Non la tiene ancora " disse Bucklaw con un tuono, che comunque assai indifferente, eccitò non poco la curiosità di Craigengelt; curiosità unita a speranza di trarre dal labbro di Bucklaw qualche confidenza, utile al nostro galantuomo per rendersi necessario. Perchè non bastava a costui di vedersi tollerato in casa del suo protettore; avrebbe voluto mettervisi di piè fermo e con maggiore saldezza. " Io credea, disse questi dopo un istante di silenzio che fosse affare già concluso. Vivono insieme continuamente, nè si parla d'altro in tutto il paese. " " Quante belle cose, figliuol mio, si possono dire! ma io so come va la faccenda, e bevo alla salute di miss Lucia Asthon. " " Berrei alla salute di questa _sgualdrinella_ in ginocchio, se credessi che avesse il giudizio di scacciare da se quel pallone pieno di vento. " " Craigengelt, gli disse in serio tuono, Bucklaw, vi prego a badare come parlate di miss Asthon, alla presenza mia, e anche dove non sono. " " Che cosa ho detto? _tortorella_, mi pare........ Certamente, non ho potuto voler dire che _tortorella_[8]. Per l'Altitonante! Vorrei che ella lo scartasse come una bassa di picchetto, e che in vece prendesse su il re di cuori; voi capite chi m'intendo per re di cuori. Ma!........ " [8] Non ho saputo rendere meglio in italiano questo ripiego di Craigengelt. In Inglese _Wench_ vuol dire tanto _sgualdrinella_ quanto _verginella_. " Ma che cosa " " Ma so che passano le ore intere a tu per tu, ne' campi, ne' boschi....... " " Tutta colpa di suo padre! Però una tale pazzia escirà ben presto del capo della giovine, se mai vi è entrata. Intanto, capitano, empite il vostro bicchiere, e state allegro che voglio farvi cosa gratissima, raccontarvi un segreto, una trama..... e vi entrerà anche un laccio; ma non abbiate paura, capitano, pel vostro collo; parlo il linguaggio figurato. " " Sarebbe qualche disegno di matrimonio? " chiese Craigengelt cui si allungava nel tempo stesso la faccia; perchè prevedea di trovarsi, ammogliatosi una volta Bucklaw, in uno stato più precario assai, che non all'ombra del morbinoso celibato del suo protettore. " Sì, figliuol mio, appunto un matrimonio. Ma perchè a tal notizia impallidiscono i rubini delle vostre guance? Vi sarà sempre un angolo vacante alla mensa del castello di Girningham, e sempre in questo angolo saranno preparati un tovagliuolo, un coltello, una forchetta, e soprattutto un bicchiere; e voi potrete sempre sedervi a quell'angolo, ed essere il ben venuto, quand'anche tutte le gonnelle del Lothian avessero giurato il contrario. Credete ch'io sia uomo da farmi condurre per le falde, come i bambini? " " Eh! ho udito dire la stessa cosa a più d'una persona stimabile, a più di un buon amico: ma!.... Il diavolo mi porti se so il perchè! non ho mai trovata una donna che mi veda di buon occhio. Tutte le mogli di questi miei amici sono sempre riuscite a farmi bandire prima che fosse trascorso un mese dopo le nozze. " " Bisognava procurare di mantenervi in campo tutto quel mese; e allora sareste stato sicuro della vittoria. " " Ed è bene a questo mantenermi un mese che non ho mai potuto riuscire, rispose in tuono addolorato il parassito. Io era intrinseco amico di lord Castle Cuddy; potevamo dirci uno il pollice, l'altro l'indice della mano; io gli domava i cavalli, prendeva a suo nome danaro in prestito per lui e per me; ammaestrava i suoi falchi, gli insegnava a far con vantaggio le sue scommesse. Quando lo prese il capriccio di ammogliarsi, gli feci sposare Katie Glegg, della quale mi credea sicuro quanto di una donna si possa essere. Ebbene! quindici giorni dopo, la porta del castello mi venne chiusa. " " Ardisco però sperare, soggiunse Bucklaw, di rassomigliarmi tanto poco a lord Castle Cuddy: quanto la giovine Asthon si rassomiglia poco a Katie Glegg. Poi; che vi piaccia, o non vi piaccia, non sarà ciò che possa dar peso all'affare. La quistione sta in sapere, se volete, o no, prestarmi servigio? " " Prestar servigio a voi! a voi, il migliore di tutti i miei amici! a voi pel quale farei co' piè scalzi tutto il giro del globo! mettetemi alla prova, indicatemi il tempo, il luogo, le circostanze, e vedrete, se io sia pronto a servirvi in tutto e per tutto. " " Dunque bisogna fare per me dugento miglia. " " Dugento! Mille ne farei, e mi parrebbe un salto di pulce. Vado immantinente a mettere la sella al mio cavallo. " " Un momento! Conviene pur che vi dica ove dovete andare, e quello che dovete fare. Voi saprete, o se nol sapete, ve lo dico, che ho nella Nortumberlandia una parente; è questa lady Blenkensop. Nel tempo della mia avversità, costei si dimenticò perfino il mio nome; ma accortasi che il sole della prosperità mi scaldava, le è subito tornata a mente la nostra parentela. " " Vadano al diavolo tutte queste canaglie che hanno due visi! sclamò con enfasi il capitano. Almeno non si potrà dire di John Craigengelt ch'egli non sia stato l'amico de' suoi amici, così nella buona, come nella cattiva fortuna, così nella povertà, come nella ricchezza, e voi, Bucklaw, potete raccontar qualche cosa! " " Oh! state pur certo, Craigengelt, che non mi sono dimenticato nulla. Mi ricordo benissimo, che quando io non sapea come vivere, mi volevate trappolare al servigio del re di Francia e del Pretendente; che poco dopo, mi prestaste una ventina di monete d'oro, perchè, come fermamente lo credo, avevate saputo che la vecchia lady Girningham era morta, il dì innanzi, d'un colpo di paralisi. Ma non importa, Craigengelt, non vi dico questo in aria di rimprovero; solo per provarvi che so dare il giusto valore alle cose; e credo nondimeno, che mi amiate molto alla vostra usanza, vale a dire perchè ci trovate il vostro interesse. E in conseguenza di ciò, mi volgo a voi in questo momento, giacchè la mia disgrazia porta ch'io non abbia un aiutante migliore. Ma per tornare a questa lady Blenkensop, avete a sapere che ella è intrinsica amica della duchessa Sara.... " " Di Sara Jennings! della duchessa di Marlborough! Oh! dunque è una donna di cui è bene avere la conoscenza. " " Tacete, se è possibile, e non vi state a fabbricare castelli in aria sulla sua conoscenza. Sappiate che, in grazia di una nipote di questa duchessa di Marlborough, la mia parente è divenuta intrinsica amica di lady Asthon, moglie del lord Cancelliere. Ora, mentre io vi parlo, la suddetta lady Asthon è in visita presso lady Blenkensop, in un castello posto in riva al Warsbeck; e come l'usanza di queste gran dame è di considerare zero i loro mariti in tutto quanto si riferisce all'interno delle loro famiglie, lady Blenkensop ha avuta la bontà di intavolare un trattato di nozze fra mia Signoria e la spettabile Lucia Asthon; nella quale negoziazione entravano, lady Asthon qual plenipotenziaria del marito e della figlia, senz'altre credenziali fuor di quella che si è sottoscritta da se medesima, e la madre Blenkensop, stipulante per me, ed a mio nome, è munita degli stessi pieni poteri dell'altra. Voi potete immaginarvi, come rimanessi sorpreso in udendo che era quasi conchiuso un trattato, nel quale io era parte interessata, e sul quale niuno mi avea fatto l'onore di consultarmi nè poco, nè assai. " " Ch'io buschi cappotto, se questo procedere s'accorda colle leggi del giuoco! E voi, che cosa rispondeste? " " La mia prima idea fu di mandare al diavolo il trattato e i negoziatori; la seconda, di riderne; la terza di pensare che il partito non era fuor di ragione, e mi conveniva assaissimo. " " Però, parmi che abbiate veduto solo una volta la giovinetta alla caccia..... ma..... col volto coperto da una maschera.... son certo che me lo avete detto. " " Che monta ciò, Craigengelt? ella mi piace. E poi, il modo villano usato meco da Ravenswood! Chiudermi la porta in faccia! Costringermi a desinare con una truppa di picchieri e di servi, perchè avea l'onore di ricevere in quel suo castel della fame il lord Cancelliere e sua figlia! come se avesse arrossito della mia compagnia! Dio mi danni! ma è un tiro che non gli perdono, se non arrivo a fargliene un altro della stessa natura. " " Ottima idea, (esclamò Craigengelt garbandogli l'andamento che questo affare prendea). Se gli fate inghiottir questa pillola, crepa di rabbia! " " Oh, non tanto! Ha attorno al cuore una corazza di ragione e di filosofia; corazza che manca a voi ed a me, mio caro Craigengelt! Ad ogni modo ciò mi servirà a mortificarne l'orgoglio, ed è quanto unicamente desidero. " " Un momento! il capitano soggiunse. Intendo adesso il perchè vi ha chiusa in faccia la porta della sua cadente e miserabile torre. Arrossire della vostra compagnia! Oh, non mai! Il cavaliere dalla Trista Figura temeva che il supplantaste nel cuore della sua Dolcinea. " " Lo credete voi? No, no; è impossibile. Che diavolo! Egli è evidentemente più bello di me. " " Chi? egli più bello? É nero come un mulatto. E quanto alla statura... É un pezzo di giovine, non può negarsi.... Ma chi ardirebbe metterlo a confronto con un giovine di mezzana statura, vigoroso, ben proporzionato?... " " Oh il diavolo si porti via voi, e anche me per punirmi di star ascoltando le vostre corbellerie! quasi non sapessi che se fossi anche gobbo e storto nelle gambe, mi fareste i medesimi elogi. -- Ma per tornare a Ravenswood, non ha avuti riguardi per me; nemmeno io ne avrò per lui; e se posso portargli via la sua innamorata, gliela porto via senza fallo. " " Se potete! Voi guadagnerete la partita con punto, quinta e quattordici, mio caro re del color favorito; gli darete picchetto, repicco e cappotto. " " Mi fareste grazia di tacere? Le cose dunque son venute a un punto che ho accettate le proposte della mia parente. Dote, stato vedovile, siam d'accordo di tutto, e l'affare dee concludersi appena lady Asthon sarà di ritorno al castello, perchè è dessa la sola che in quanto ai figli regola le cose della famiglia. Non mi rimane che da spedirle la nota specifica de' beni su i quali lo stato vedovile verrà assicurato. " " Datela a me e parto subito. Diavolo! Giuro su questa tazza di vino che anderei per voi alle estremità della terra, alle porte di Gerico, sotto le zone torrida e glaciale... " " Sì, sì, credo che fareste qualche cosa per me, e molto per voi medesimo. Ma ascoltatemi. Voi capirete ottimamente che per mandare questa nota, non mi abbisognerebbe nulla più dell'ordinaria opera d'un corriere; e se bramo che ve ne incarichiate voi, gli è perchè, stando in compagnia delle suddette dame, potrete, senza far mostra di dare importanza alla cosa, lasciarvi sfuggire una parola su questo soggiornare di Ravenswood in casa del lord Cancelliere. Non vi sarà difficile introdurre il discorso sulla visita che il marchese di Athol sta per fare colà, onde concertare, come è voce universale, un matrimonio tra il proprio parente e miss Asthon. Mi piacerebbe sapere come la madre la pensi su tutto ciò; perchè non voglio disputare il premio della corsa, quando veda la probabilità che Ravenswood arrivi alla meta prima di me. Già ci è da scommettere a suo favore. " " Non lo crediate! Quella mariuola ha troppo discernimento.... E su di ciò, voglio bere una terza volta alla sua salute, e voglio che cinquecento diavoli mi torcano il collo... " " Ascoltatemi, Craigengelt. Pensate che vi troverete con donne, colle quali non vi siete mai, credo, trovato in tempo di vita vostra, donne d'alto grado. Ricordatevi che non istà bene farsi udire giurando ad ogni parola, nè aver sempre il diavolo sulla lingua. Ad ogni buon fine, nello scrivere a lady Blenkensop, l'avvertirò, che abbracciaste da giovinetto la professione militare, e che la vostra educazione fu trascurata. " " Si, sì; soggiunse Craigengelt; e aggiugnete che sono un militare franco, leale, valoroso, onesto.... " " No, no, non ci metterò epiteti di valore e di onestà più del bisogno; mi atterrò alla verità, compatibilmente colla necessità di farvi ricevere, e questo perchè ho bisogno che sproniate i fianchi a lady Asthon per farla marciare. " " Conficcherò gli speroni con tanta forza che rimangan coperti; e la farò galoppare, come una manzotta inseguita da uno sciame di vespe. " " Ora, Craigengelt, mi rimane a dirvi che i vostri stivali, il vostro cappello, i vostri abiti sono ottimi per istarvi in una brigata d'imbriaconi; ma sconvengono a chi si presenta in buona società. Bisogna dunque che pensiate a rivestirvi da capo a piedi, ed eccovi (gli porse nel tempo stesso una ben guernita borsa) onde pagare le spese. " " Davvero, Bucklaw..... Per l'anima mia!... amico!... voi mi fate torto, e non mi conoscete. Nondimeno (soggiunse Craigengelt prendendo la borsa), poichè desiderate così, non voglio darvi il dispiacere d'un mio rifiuto. " " Ottimamente! Adesso, pensato che abbiate alla vostra guardaroba, a cavallo, e via! Prendete quel mio cavallo nero dalle orecchie tagliate; ve lo dono. " " Bevo al buon successo della mia spedizione! " disse empiendo il suo bicchiere l'ambasciatore. " Vi ringrazio, e vi corrispondo. Non vedo veramente altri ostacoli fuor dei capricci che possono passare pel capo al padre o alla figlia. Però si dice che Milady, colla punta del dito mignolo fa girar quella gente com'ella vuole. A proposito, capitano! Pensate bene a dimenticare affatto quel vostro gergo di giacobita. " " Diavolo! faceste bene a ricordarmelo! Son tutte partigiane dei _wigh_ le amiche di Sara Marlborough. -- Non importa; so all'uopo vestire tutti i colori. Ho combattuto con egual valore e sotto le bandiere di John Churchill, e sotto quelle del duca di Berwick. " " Non credo, capitano, che abbiate mai detta la maggior verità. Ma adesso è tardi; nè avete il tempo di pensar questa sera agli apparecchi del viaggio; scendete in cantina, e portate di sopra un fiaschetto di Borgogna del 1678. Guardate nel quarto scompartimento a mano diritta. Anzi; portatene una mezza dozzina; e così potremo a più bell'agio discorrerla su i nostri affari. " CAPITOLO XII. " Un maestoso cocchio ne apparve da lontano; " Quattro corsier brïosi lo conduceano al piano. " _D'un Anonimo._ Non perdè tempo Craigengelt a fare i suoi apparecchi della partenza, e terminati che furono, s'avviò. Mise ogni possibile sollecitudine nel viaggio; e nell'adempiere la sua commissione tutta la destrezza che aveva supposta in esso Bucklaw. Arrivando con commendatizie di milord Hayston di Bucklaw, venne ottimamente accolto da entrambe le Milady; ed è già cosa nota come chi è ben prevenuto a favore di una persona che impara a conoscere la prima volta, per qualche tempo ravvisi e perfezioni nei difetti, e persino virtù ne' vizj della medesima. Così accadde a lady Asthon, e a lady Blenkensop, rispetto al degnissimo capitano. Comunque avvezze alla scelta società, essendosi elleno persuase di trovare nell'amico di Bucklaw un uomo amabile e di ottima compagnia, riuscirono in singolar modo ad ingannar se medesime. É però vero che Craigengelt, mercè la borsa del suo protettore, andava ottimamente vestito, nè questo era un punto di lieve importanza. Il suo contegno impudente ebbe titolo di onesta alterezza, scusabile in chi professa il mestiere dell'armi; le sue millanterie, di coraggio; le sue ciance, di prova di spirito. E affinchè nessuno creda che la cosa si scosti dalle regole della verisimiglianza, e anche per rendere compiuta giustizia alle due Milady, aggiugneremo che, se il loro discernimento si trovò abbagliato, e se furono così disposte a vedere di buon occhio il capitano, vuole accagionarsene parimente il momento in cui arrivò. Stanche di rimaner sole da tanti giorni, stavano appunto allora desiderando un terzo per rompere tale monotonia, e per poter giocare la sera una partita di tredriglio, giuoco, che Craigengelt sapeva a perfezione come tutti gli altri giuochi, dipendessero poi da destrezza, o da sapere. Sicuro una volta del favore delle due ospiti, incominciò ad appuntare le due batterie per eseguire le istruzioni ricevute dal suo mandatario. Nè questo incarico gli fu estremamente difficile, essendo la stessa lady Asthon, desiderosissima di veder verificarsi il parentado che lady Blenkensop le avea proposto con tanta sollecitudine, e per la persuasione che fosse di fatto vantaggiosissimo alla famiglia del lord Cancelliere, e per effetto di una mania che questa femmina avea di far matrimonj. Bucklaw, erede di lady Girningham, e spogliatosi delle sue abitudini di prodigalità, era, ad avviso di lady Asthon, il miglior partito che la sua pastorella di Lammermoor si potesse augurare. Così Lucia avrebbe avuto uno sposo di nascita illustre, e padrone di una considerabil ricchezza; che cosa di meglio potea desiderare una giovine? Si dava ancora che, in conseguenza della fatta eredità, Bucklaw godea di qualche prevalenza in una vicina contea, ove i Douglas possedevano ragguardevoli fondi. Ora, uno fra i desideri ardentissimi di lady Asthon, era, che Sholto, il figlio suo primogenito, venisse eletto rappresentante di questa contea al Parlamento, e vedea nel parentado negoziato con Bucklaw una circostanza che sarebbe stata a suoi fini utilissima. Craigengelt, che non mancava di sagacità alla sua usanza, appena ebbe scoperto questo secondario fine della Milady, a tal parte volse le sue artiglierie, e le sue ben architettate fazioni. " Nulla impedirebbe Bucklaw di essere rappresentante della Contea, quando il volesse, dicea Craigengelt alla medesima. Basterebbe si mettesse fra i candidati; ha fra gli elettori due cugini germani, sei parenti più in lontananza, e tanti e tanti amici pronti a dare il proprio voto, come prescriverebbe loro Bucklaw. Il credito dei Girningam ha sempre fatto tutto in questa Contea; ma il mio amico non è per nulla voglioso d'entrare in Parlamento; nè si sa ancora a chi altro vorrà giovar col suo credito. Finora non ha preso impegno per nessuno. Peccato che questo giovin signore non sia in correlazione con qualche persona autorevole, e capace di consigliarlo e regolarlo! " Tutti sì fatti discorsi, posti innanzi senza alcun'apparenza di nascosto fine, non andarono perduti per lady Asthon, la quale si ripromise da quel momento di essere l'autorevol persona che s'impadronirebbe della preponderanza politica di Bucklaw, e la regolerebbe in una guisa conforme agl'interessi del proprio figlio primogenito. Poichè il Capitano vide sì ben disposta la nostra Milady, incominciò, per valerci delle espressioni del suo Santo avvocato, a spronarla ne' fianchi, avventurando alcuni cenni sullo stato in cui erano le cose al castello di Ravenswood. -- L'erede della famiglia che porta questo cognome, vi dimorava da molto tempo: sembrava in ottimo accordo col lord Cancelliere; non si scostava un momento da miss Lucia; anzi su di ciò, correano certe vociferazioni per tutto il paese, che egli per altro si sarebbe dato al diavolo anzi che crederle vere. -- Non conveniva alle mire politiche del Capitano il mostrare inquietudine su queste vociferazioni; ma al vedere le guance di lady Asthon farsi d'improvviso come convulse, scintillarne gli occhi, all'udire la voce di lei alterarsi, comprese facilmente di avere impresso nell'animo di lei i timori che si prefiggea d'eccitare. Era qualche tempo che il marito non le scrivea sì di frequente, nè con tanta regolarità, come era solito. Non le avea parlato nè della visita fatta a Wolfcrag, nè del sere di Ravenswood che soggiornava nel suo castello, nè del prossimo arrivo del marchese di Athol. -- Cosa ben singolare che queste straordinarie notizie le giugnessero solo per un caso e per bocca di uno straniero! Che cosa volea dir tale arcano? Lord Asthon, avrebbe forse ordita una trama contro l'autorità di sua moglie? -- Ella avea ben la coscienza in se stessa di sapere mandare a vôto i suoi divisamenti, e di punirlo come un suddito reo di essersi ribellato al suo sovrano legittimo. Tanto più forte era lo sdegno di lady Asthon, che ella non avrebbe voluto lasciarlo apparire nè agli occhi di lady Blenkensop, nè a quelli del Capitano, l'una parente, l'altro amico di Bucklaw; e a desiderare questo per genero, si univa ora anche il motivo della possibilità che il lord Cancelliere, o per politica, o per timidezza, gli preferisse il sere di Ravenswood. Il Capitano era quanto bastava buon ingegnere, per avvedersi che il fuoco s'era appiccato alle polveri. Quindi non meravigliò in udendo lady Asthon annunziare in quel giorno medesimo la necessità in cui trovavasi di accorciare il tempo che avea divisato di passare in compagnia di lady Blenkensop, e di partire alla domane di buon mattino con tutta quella sollecitudine che lo stato delle strade, e i riguardi che dovea serbare viaggiando una sua pari, le avrebber permesso. Infelice lord Cancelliere! Egli non pensava mai qual nembo rombasse in lontananza, nè che questo nembo, spinto da un vento impetuoso, movesse verso il suo castello, e fosse in atto già già di scoppiare. Lungi che la ricordanza della sua amabile sposa gli si parasse, nemmen per poco, alla mente, tutti i pensieri di lui erano assorti nella sospirata visita del marchese di Athol. Arrivò finalmente il giorno in cui questo alto personaggio doveva onorare di sua presenza il castello di Ravenswood, ove tutto era in moto per ben riceverlo. Ser Guglielmo correa di appartamento in appartamento per vedere se ogni cosa fosse in ordine, entrava in colloquj, in cantina col cantiniere, in credenza colla governante, e talvolta si avventurava persino a metter la testa entro l'uscio della cucina, a rischio di buscarsi un rabbuffo dal cuoco, che quanto abile, altrettanto era petulante, e capace perfino di non badare ai suggerimenti della medesima lady Asthon. Dopo essersi convinto co' proprj occhi che nulla mancava agli apparecchi da farsi per ricevere degnamente il suo ospite, salì, pregando Edgardo e Lucia ad accompagnarlo, sul terrazzo del suo castello per esplorare l'istante dell'arrivo del Marchese. Questo terrazzo, fiancheggiato da un grosso muro costrutto di grandi mattoni, estendeasi sul fronte del castello, a pari del primo piano. La grande porta centinata che mettea nel cortile, aprivasi per disotto, girando a guisa di ponte levatoio; d'onde scorgevasi che i lôrdi di Ravenswood, nel fabbricare quest'edifizio, aveano voluto in qualche modo munirlo; ma che affidati nella possanza di cui godeano in allora, non pensarono a farne propriamente una fortezza. Nel pianerottolo, ove erasi trasportato il lord Cancelliere in compagnia di Edgardo e della figlia, vedeasi una prospettiva non meno bella che estesa; ma la particolarità più importante per la nostra storia si è, che di là si scoprivano due strade, delle quali l'una venendo da levante, l'altra da ponente, si avvicinavano a mano a mano, tanto, che si congiungevano al pendio d'una collina, collocata rimpetto all'eminenza ove torreggiava il castello, e a poca distanza dal viale che vi conducea. Dalla strada di ponente dovea arrivare il Marchese, onde a quella volta tutti aveano fisi gli sguardi; il Cancelliere, per un effetto d'irrequieta impazienza, la figlia per sommissione ai desiderj del padre, e per compiacenza Ravenswood, che però, al vedere quel ridicolo orgasmo di lord Asthon, frenava a stento i moti di uno sprezzante disdegno. Non aspettarono lungo tempo. Due lacchè vestiti di bianco, coperti di cappello nero la testa, e portando in mano lunghi bastoni, venivano a capo di quel corteggio, con tanta agilità che non parea facessero veruna fatica nel mantenersi ad una convenevole distanza dal cocchio e dagli uomini a cavallo che lo scortavano, e si sarebbe detto sfidassero alla corsa i corridori che li seguivano. Trovansi nelle antiche commedie allusioni frequenti a questi lacchè; e alcuni vecchi scozzesi possono ricordarsi d'averne veduti, siccome parte integrante del corteggio dei Grandi quando viaggiavano in cerimonia[9]. Dietro a queste abbaglianti meteore che correano qual se l'angelo delle vendette gli avesse inseguiti; vedeasi una nuvola di polvere sollevata dai sergenti a cavallo che precedevano, accompagnavano e venivan dopo il cocchio del Marchese. [9] Col beneplacito del mio ostiere, non fa d'uopo essere tanto vecchio per ricordarsi di questo fatto. Ho veduto co' miei proprj occhi, che mi servono ancora assai bene, uno di questi lacchè precedere la carrozza da gala di John, conte di Hopeton, padre dell'attuale conte Carlo, quando marciava in tutta formalità; e rispetto a questo personaggio potea dirsi che la fama facea le veci di lacchè. JEDEDIAH CLEISHBOTHAM. I privilegi della Nobiltà in que' tempi aveano un non so che di adatto a ferire fortemente l'immaginazione. Gli abiti, le livree, il numero de' servi, il modo di viaggiare, il portamento dignitoso e quasi guerriero de' sergenti armati a cavallo in mezzo a quali procedeva il cocchio, davano ad un personaggio d'alto conto una segnalata preminenza sul semplice feudatario, che da un paio di servi era soltanto seguìto. Che quanto alle persone dedite al traffico, esse non si sarebbero avvisate di imitare la pompa dei gran signori, nel medesimo modo in cui non avrebbero ardito sfoggiare in un cocchio simile alla carrozza da gala del monarca. Ora le cose sono affatto cambiate; i Nobili e i borghesi viaggiano nella stessa maniera, e io medesimo, io, Jedediah Cleishbotham, nel trasferirmi ultimamente in _diligenza_ a Edimburgo, ho avuto l'onore d'incrocicchiar le mie gambe con quelle di un Pari del regno. Ma accadeva in tutt'altro modo nel tempo di cui si parla, e questo marchese, aspettato sì lungo tempo, giugneva splendente di tutta quanta la pompa dell'antica aristocrazia. Ser Guglielmo stava tanto assorto nel meditare se avesse mai dimenticata alcuna delle cose necessarie alla cerimonia del ricevimento, che non udì la interrogazione fattagli dal giovine Enrico, il quale avea seguìto colà il rimanente della famiglia. " Papà, papà, ecco là un altra carrozza che vien da levante! É del marchese di Athol ancora quella? " Finalmente avendo il giovinetto, a furia di tirarlo per la manica dell'abito, costretto il padre a badargli, volse questi un istante gli occhi alla parte di levante. Non ammettea dubbio la cosa. Un altro cocchio, tirato da sei cavalli, e accompagnato da quattro servi a cavallo, veniva di gran galoppo, talchè sarebbe stato difficile il decidere qual delle due carrozze sarebbe arrivata prima alla porta. Turchina era l'una, verde l'altra; nè giammai le due fazioni, verde e turchina, eccitarono ne' circhi di Roma e di Costantinopoli tanto tumulto, quanto nell'animo del lord Cancelliere questa doppia apparizione destò. Piacene qui rammentare la terribile esclamazione di quell'uomo che, giunto al termine di una colpevole vita, credea vedersi vicino al letto un tremendo spettro, di cui faceva la descrizione agli astanti. Un amico del moribondo, per fare una prova di guarirne l'immaginazione, gli collocò a fianco un uomo aggiustato nella stessa guisa dello spettro che l'altro pensava d'avere presente. " Mio dio! (gridò quell'infelice che vedea e l'apparizione vera, e la fantastica), adesso son due! " Non fu meno sgradevole la sorpresa da cui fu compreso il Lord alla vista di quel doppio arrivo. Non vedeasi quale altro conoscente, o prossimo di lord Asthon, potesse venire al suo castello in quella guisa, senza aver mandato ad avvertire, e senza essere invitato, o aspettato. Ogni indizio pertanto additava al Cancelliere che sua moglie giugneva. Glielo dicea del pari un segreto presentimento, che pur lo avvisava del motivo di un tal ritorno subitaneo, nè preceduto da annunzio veruno. Trovavasi, com'uomo preso infragranti; nè avea il conforto sol di dubitare se la Milady avrebbe veduta o no di mal occhio tutta la comitiva in mezzo a cui all'impensata lo sorprendea. Una speranza unica gli rimaneva; cioè che la premura, somma in lady Asthon, di mantenere in qualsivoglia circostanza il decoro della propria dignità, l'avrebbe rattenuta dal prorompere in pubbliche escandescenze. Nondimeno il tribolavano sì crudelmente il dubbio, la paura, l'inquietudine, che perfino il rituale, cui avea studiato tanto per ben ricevere l'ospite, venne dimenticato. Ned era egli il solo che provasse questi sentimenti d'angoscia. Lucia, col volto coperto di un mortale pallore, e giungendo ambe le mani, si volse al sere di Ravenswood, " è mia madre, dicendogli, è mia madre! " " E quand'anche fosse lady Asthon, gli rispose Edgardo sommessamente, qual motivo avete di agitarvi tanto? Il ritorno di una madre in seno di una famiglia, da cui era rimasta disgiunta sì lungo tempo, dee dunque far nascere la costernazione e lo spavento? " " Ah! non conoscete mia madre (rispose miss Asthon con una voce che l'atterrimento rendea quasi inintelligibile). Che cosa dirà ella nel trovarvi qui? " " Ci son dunque rimasto troppo, soggiunse con alterezza il sere di Ravenswood, se la mia presenza dee riuscirle tanto spiacevole. Mia cara Lucia (riprese tosto un tuon di dolcezza) il timore che avete di lady Asthon è puerile. Ella è una dama distinta per alti natali e per grado, e dee quindi conoscere il mondo, e sapere quai riguardi si convengano al marito e agli ospiti del marito. " Crollò il capo Lucia, e come se avesse temuto che sua madre, lontana ancora mezzo miglio, la vedesse e ne spiasse ogni atto, si allontanò da Ravenswood, e prendendo per un braccio il suo fratello Enrico, sel trasse dietro verso un'altra parte del terrazzo. Il Cancelliere scese, nè pregò a seguirlo Edgardo, che trovossi per tal modo, solo, abbandonato e sfuggito da tutti quei del castello. Tal procedere dovea tutt'altro che andare a versi di un uomo altero quanto povero, e persuaso di aver conceduto una grazia, anzichè riceverla, quando dimenticò un antico odio al punto di accettare ospitalità da ser Guglielmo Asthon. " Posso compatire Lucia, pensava fra se medesimo. Giovine, timida, sa di aver contratto, senza la permissione della madre, un obbligo rilevante.... Benchè dovrebbe ricordarsi meglio con chi lo contrasse, e non darmi luogo a credere che ella arrossisca della sua scelta. Ma il Cancelliere.... dal primo istante che ha veduta la carrozza di lady Asthon, gli si è sformata la fisonomia; non v'è rimasta un'orma sola, che indicasse giudizio, o deliberazione. Vedremo come tutte queste cose andranno a finire, e se mi vien data la più lieve ragione per credere di non essere qui aggradito, non perderò tempo a levarmene. " Colla mente ingombra di tali meditazioni abbandonò il terrazzo, e trasferitosi alle scuderie del castello, ordinò si mettesse la sella al suo cavallo, a fine di trovarlo pronto ad ogni evento di volere partire. Mentre l'avvicinarsi delle due carrozze mettea in tanto trambusto que' del castello, i due cocchieri s'avvidero che, venendo ciascun d'essi da opposte strade, entrambi s'indirigeano ad uno stesso punto di unione, il viale di Ravenswood. Lady Asthon ordinò ai suoi postiglioni di forzare la corsa, perchè desiderava un istante di colloquio in disparte con suo marito, prima dell'arrivo di quegli ospiti, quali che si fossero, al castello. Dall'altra banda, il cocchiere del Marchese, geloso di sostenere il decoro proprio e quello del suo padrone, appena s'accorse che il cocchiere rivale raddoppiava la corsa, incominciò a rallentare la briglia de' suoi cavalli per mantenersi in vantaggio; laonde, a compimento della confusione d'idee fattasi nella mente del lord Cancelliere, vide accorciarsi il poco tempo che gli rimanea per improvvisare un sistema provvisorio di condotta da tenersi in quello scabroso momento; e il vide accorciarsi, grazie alla gara de' due cocchieri, che guardandosi l'un l'altro in cagnesco, e frustando disperatamente i loro cavalli, scendevano colla rapidità del fulmine la collina; e i sergenti e servi a cavallo di quei corteggi, furono, per non restare addietro, obbligati a prendere eglino pure il galoppo. Non rimaneva a ser Guglielmo che una sola probabilità in favore, quella che ribaltandosi in mezzo al parapiglia una delle due carrozze, o sua moglie, o il Marchese si rompessero il collo. Non possiamo dir con certezza che formasse espressi voti in ordine a ciò; abbiamo nondimeno ottime ragioni per credere, che, o nell'uno, o nell'altro degl'indicati due casi, non si sarebbe dato alla disperazione. Ma anche questa probabilità dileguossi. Lady Asthon, benchè estrania al timore, comprese l'assurdità ridicola di cotal gara con un personaggio d'alto conto, e in una corsa che avea per meta la porta d'un castello di cui ella era padrona. Fattasi quindi alla portiera, ordinò al suo cocchiere di allentare il passo, lasciando precedere l'altra carrozza. Obbedì questi di tutto buon grado ad un ordine venuto opportunissimamente per salvare le sue convenienze, essendo migliori de' suoi, e meno affaticati i cavalli del Marchese. Ridottosi quindi al mezzo trotto, lasciò alla carrozza verde la preminenza di entrar nel viale, che questa trascorse colla velocità del turbine; poichè il cocchiere del Marchese si era fatta una legge d'onore di dimostrare, nonostante il passo cedutogli, che non avrebbe abbisognato di un tale vantaggio per vincere il premio della corsa. Il Marchese pertanto arrivava con tutto il corteggio al castello, quando la carrozza di lady Asthon trovavasi appena all'incominciamento del viale. Sotto il vestibolo del castello, e vicino alla porta d'ingresso stava in piede, aspettando l'arrivo del suo ospite, ser Guglielmo. Erangli a lato il figlio e la figlia, e dietro a lui molta mano di servi in grande livrea. I Nobili scozzesi a que' giorni sfoggiavano, fino in guisa stravagante, di un grande numero di servi, che non costavano molto in un paese ove abbondavano più le braccia che i modi di adoperarle. Una grande pratica nel viver del mondo dava al lord Cancelliere bastante dominio sopra se stesso, perchè, anche le circostanze le più contrarie, nol tenessero a lungo in uno stato di confusione agli occhi altrui disdicevole. Sceso appena il Marchese dalla carrozza, gli volse i complimenti d'uso, e fattolo entrar nel salone, gli espresse il contento di averlo ospite in propria casa. Era il marchese di Athol un uomo di alta statura, ben fatto, nel volto del quale scorgeansi gl'indizj dell'intelligenza e della consuetudine di meditare, e ne' cui occhi il fuoco dell'ambizione avea da alcuni anni preso il luogo del brio della giovinezza. Altera e ardimentosa l'espressione della fisonomia, la temperavano l'abitudine della cautela, e il desiderio ardentissimo di acquistarsi, come capo di una fazione, popolarità. Rispose cortesemente alle cose gentili dettegli dal lord Cancelliere, che lo presentò formalmente a sua figlia, ma nell'adempire tal cerimonia, una distrazione alquanto forte diede a divedere qual fosse il soggetto che tutte le facoltà della sua anima comprendea in quel momento. " É questa mia moglie, lady Asthon, " disse al Marchese nel presentargli Lucia. Arrossì Lucia, parve maravigliato il Marchese, e il lord Cancelliere, accortosi tosto del suo abbaglio, lo ritrattò non senza che un novello turbamento il prendesse: " Mia figlia, ho voluto dire, miss Lucia Asthon, mia figlia, Milord; ma il fatto è che ho veduto la carrozza di lady Asthon entrare nel viale, e...... e....... " " Non fate scuse, Milord, e permettetemi che io vi preghi d'andare incontro a lady Asthon; intanto farò conoscenza coll'amabile vostra figlia. Son mortificatissimo che la mia servitù abbia tolto il passo alla mia ospite dinanzi alla porta della sua casa; ma io credea, e ciò mi serva presso la Signoria vostra di scusa, che Milady fosse tuttavia nel mezzodì della Scozia. Di grazia, Milord! Non facciamo cerimonie; andate a ricevere la vostra consorte. " Era questo appunto che ser Guglielmo desiderava, onde profittò immantinente della cortese permissione datagli dal Marchese. Sperava che un momento di colloquio particolare con lady Asthon le avrebbe dato il campo di sfogare contro di lui il primo impeto della collera, e che indi sarebbe stata più disposta ad accogliere col conveniente decoro i suoi ospiti. Fermatasi la carrozza, si fece innanzi per aiutar la moglie a discendere; ma costei respingendolo, chiese la mano del Capitano Craigengelt che stava alla portiera col suo cappello sotto il braccio, e che in tutto quel viaggio avea sostenuta la parte di cavalier servente. Appoggiandosi al braccio di quest'uom rispettabile, lady Asthon attraversò il vestibolo, dando alcuni ordini a diversi servi; ma senza mai volgere una parola a ser Guglielmo, che la seguiva, anzichè accompagnarla nel trasferirsi al salone. Ella vi trovò il marchese di Athol che stava parlando col sere di Ravenswood; Lucia, avea preso un qualche pretesto per levarsi di lì. Un'aria d'imbarazzo regnava su tutte le fisonomie, eccetto quella del Marchese; perchè quanto a Craigengelt, tutta la costui impudenza non bastava a sbandire dal suo volto gl'indizj della paura inspiratagli dalla presenza del sere di Ravenswood in quella sala; le rimanenti persone della brigata, qual per un motivo, qual per l'altro, tutte trovavansi in uno stato, che non era quel della calma. Il Marchese dopo avere aspettato un momento per vedere, se ser Guglielmo lo presentava a sua moglie, s'accorse della necessità di adempire da se medesimo questo cerimoniale. " Il lord Cancelliere (disse egli, dopo averla salutata, a lady Asthon), mi ha presentato poco fa sua figlia sotto il titolo di sua moglie; avrebbe potuto egualmente presentarmi sua moglie come figlia, perchè lady Asthon è sempre qual l'ho veduta alcuni anni fa. Mi permetterà ella di rinovare i diritti di un'antica conoscenza? " Ciò detto, le si avvicinò per abbracciarla con tal grazia che non ammetteva rifiuto. " Son venuto in casa vostra, o Milady, continuò indi a far la parte di pacificatore. Permettetemi dunque di presentarvi il mio giovine cugino, il sere di Ravenswood, e d'intercedere per lui la vostra bontà. " Lady Asthon non potè a meno di volgersi verso Edgardo facendogli una riverenza; ma con un'aria di sprezzante alterezza, atta a dimostrare evidentissimamente che non lo vedea volentieri in sua casa. Nel saluto restituitoli da Edgardo apparivano la fierezza e il disdegno d'un uomo che incominciò da quell'istante con eguali sentimenti a contraccambiarla. " Permettetemi, o Milord, ella disse allora al Marchese, di presentare a vostra signoria un amico. " Craigengelt fece un passo avanti con quella sfrontata impudenza che gli uomini di tal genìa credono disinvoltura, e salutò il marchese di Athol che appena badogli. " Voi, ed io ser Guglielmo (continuò ella, e furono queste le prime parole che volse al marito), abbiamo fatto ciascuno delle nuove conoscenze; vi presento dunque il capitano Craigengelt. " Il capitano ripetè uno di que' suoi inchini, che il lord Cancelliere gli restituì, senza far mostra di ricordarsi d'averlo veduto in tutt'altra occasione, e come uomo desideroso di metter pace e amnistia generale fra tutte le fazioni, compresi gli ausiliari. Seguendo questo conciliatorio sistema: " Permettetemi, disse al Capitano, di presentarvi il sere di Ravenswood. " Ma il sere di Ravenswood fattosi ritto ritto, in modo altero, con tuono sprezzante e senza degnarsi di guardare in volto l'emissario di Bucklaw, fu pronto a dire: " Il capitano Craigengelt ed io ci conosciamo già ottimamente. " " Ottimamente, " ripetè il capitano a guisa di eco, ma con un contegno che mostrava quanto lo avesse abbandonato la sua disinvoltura, s'inchinò per salutare il sere di Ravenswood; inchino però men profondo di quelli fatti al Marchese e al lord Cancelliere. Lockard, seguìto da tre servi, entrò allora portando vini scelti, e que' reficiamenti che si usava in que' tempi offerire agli ospiti, prima di mettersi a tavola. Intanto lady Asthon chiese la permissione di ritirarsi qualche momento con suo marito, per comunicargli, ella disse, un affare importante. Il Marchese la pregò a dispensarsi dai complimenti, e Craigengelt, dopo aver bevuto sollecitamente un secondo bicchiere di vin di Canarie, si affrettò a uscir del salone, benchè lady Asthon avesse raccomandato a Lockard di prendersi particolarissima premura di lui. Ma non si curava gran fatto di rimanere terzo col Marchese e col sere di Ravenswood, la presenza del primo, tenendolo in uno stato di soggezione e d'impaccio, quella del secondo atterrendolo. Alcuni ordini da dare circa al suo cavallo ed alle sue bagaglie gli somministrarono buon pretesto per ritirarsi. Rimasero soletti il Marchese e il suo giovine parente, liberi di comunicarsi a vicenda le loro considerazioni sull'accoglienza ricevuta da lady Asthon; intanto che questa, uscita già del salone, andava avanti, seguendola il marito, non dissimile da un reo che sta per ascoltare la sentenza di sua condanna. Dopo averlo condotto nel proprio gabinetto della toletta, si abbandonò alla violenza dei suo carattere che, per un riguardo alle apparenze, avea fino allora a tanto stento represso. Tirando per un braccio, a fine di farlo entrare più presto, lo spaventato marito, chiuse la porta del gabinetto, e postasi la chiave in iscarsella, e alzando alteramente quel capo che gli anni non avevano ancora spogliato d'ogni sua leggiadria, e fisando sovra esso due occhi che esprimevano risoluzione pari al risentimento, così gli parlò. " Non sono molto maravigliata, milord, dei legami che vi è piaciuto formare nel tempo di mia lontananza; son degni della vostra nascita, e della vostra educazione. Il torto fu mio d'aspettare da voi una condotta diversa. Riconosco il mio fallo e merito il gastigo che ne ricevo. " " Lady Asthon, mia cara Eleonora, ascoltate la ragione un momento, e vedrete che mi son comportato con tutti i riguardi dovuti alla dignità e agl'interessi della nostra famiglia. " " Vi credo capacissimo, ella replicò in tuono di disprezzo, di curare gl'interessi della vostra famiglia; ma poichè l'onor della mia vi si trova collegato inseparabilmente, mi scuserete se m'incarico io di vigilare affinchè non si facciano cose per le quali quest'onore vada al di sotto. " " Ma che cosa intendete voi dire, lady Asthon? Qual cosa vi ha mai che vi dispiace? Come può darsi che dopo una così lunga lontananza, il vostro primo pensiere, arrivando al castello, sia quello di portare accuse contro di me? " " Chiedetelo alla vostra propria coscienza, ser Guglielmo; cercate dentro essa ciò che ha fatto di voi un rinnegato alla parte e ai principj politici da voi professati fin qui; ciò che vi ha quasi tratto al punto di dar vostra figlia in isposa ad un miserabile mendicante giacobita, al più inveterato nemico della vostra famiglia. " " Ma, in nome della ragione e della urbanità! che cosa doveva io fare, o Milady? Poteva io forse chiudere con decenza la porta della mia casa ad un uomo di nobili natali che avea salvata la vita a mia figlia ed a me? " " Salvata la vostra vita? Ho inteso contarla questa storiella. Il lord Cancelliere si è lasciato spaventare da una vacca, e prende per un Guido di Warwick il giovinastro che l'ha ammazzata. Il primo beccaio di Haddington poteva nello stesso modo acquistarsi diritti alla vostra ospitalità. " " Lady Asthon, Eleonora, questa non è una cosa sopportabile, mentre io son pronto a qualunque sagrifizio per voi! Ditemi solamente qual cosa desiderate che io faccia. " " Andate a ritrovare i vostri ospiti, rispose l'imperiosa matrona, e scusatevi con Ravenswood, se non potete offrirgli più lungamente alloggio nel vostro castello; ditegli che l'arrivo del capitano Craigengelt, e d'alcuni amici, fra gli altri del signor Hayston di Bucklaw, che aspetto a momenti, v'impedisce di..... " " Buon dio! Madama, esclamò il Cancelliere, che cosa vi viene in mente? Ravenswood cedere il posto ad un Craigengelt! Ma non sapete che costui è un cavaliere d'industria, un giuocator di mestiere, una vile spia? Poco è mancato che io non lo prendessi per le spalle e nol mettessi fuor della porta; e mi sono ben maravigliato di vederlo fra le persone del vostro corteggio. " " E poichè ce lo avete veduto, rispose la sua dolce metà, potete esser certo che la compagnia di esso non può farvi se non se onore. Capisco bene a chi professa l'obbligazione del credito che avete formato di lui. Quanto a questo Ravenswood, non riceverà nel nostro castello miglior trattamento, di quello che egli stesso ha fatto soffrire ad un uomo stimabile, ad un mio amico che ebbe la disgrazia di alloggiare alcuni giorni in quella smantellata sua torre. In una parola! Prendete il vostro partito. Se Ravenswood non esce in questo istante medesimo dal castello, ne uscirò io. " Ser Guglielmo in aria agitatissima facea grandi passi in lungo ed in largo. Il timore, la vergogna, la collera disputavano il campo a quella cieca sommessione colla quale era solito a cedere ai menomi voleri di quella adorabile moglie; ma terminò, giusta lo stile dell'anime deboli e timorose, coll'adottare un mezzo termine. " Vi dirò francamente, Milady, che nè voglio, nè posso rendermi colpevole verso il sere di Ravenswood della inurbanità che mi proponete. Non ha meritato un tal trattamento da me. Se voi siete sì poco ragionevole per fare sotto il vostro medesimo tetto un insulto ad un uomo d'alto legnaggio, non posso impedirvelo; ma non vi servirò almen da ministro in un procedere tanto mostruoso. " " Siete risoluto così? " " Risolutissimo. Chiedetemi qualche cosa che si accordi colle convenienze, come sarebbe allontanare a poco a poco le occasioni di vederlo, fargli dire, quando si presenterà, che non siamo in casa, ben volentieri! Ma intimargli di partir sull'istante da casa mia, è quella cosa che non farò, e alla quale non mi è lecito di consentire. " " Dunque m'assumerò io l'incarico di sostenere l'onore della famiglia, come l'ho già fatto più d'una volta. " Sedutisi indi, scrisse in fretta poche righe, e mentre apriva una porta per chiamare una cameriera che stava nella camera contigua, il lord Cancelliere fece ancora un tentativo per impedirle di avventurare una risoluzione che potea condur seco rilevantissime conseguenze. " Pensate bene, lady Asthon, a quello che fate; pensate che stiamo per procacciarci un mortale nemico in questo giovane pien di fuoco, cui non potrebbero mancare modi per nuocerne... " " Avete mai veduto un Douglas paventar d'un nemico? " Disdegnosamente gli chiese. " Ottimamente, ma egli è orgoglioso e vendicativo quanto cinquecento Douglas e cinquecento diavoli. Prendetevi solamente una notte per pensarci sopra. " " Nemmeno un minuto! Mistress Patullo; tenete, portate questo biglietto al giovine Ravenswood. " " Al sere di Ravenswood, Milady? " " Sì, sì, a quello che alcuni chiamano con questo nome. " " Me ne lavo le mani, disse il lord Cancelliere, e vado in giardino per assicurarmi se il giardiniere ha preparate le frutta per la tavola. " " Andate, andate, gli diss'ella in tuono di sprezzo; e ringraziate il cielo, che vi ha data una moglie capace di pensare all'onore della famiglia, quanto voi lo siete di badare che non manchino l'uva e le pere. " Il lord Cancelliere rimase nel giardino il tempo necessario a fine di non trovarsi presente allo scoppio, e per lasciar raffreddare il primo calore del risentimento di Ravenswood. Rientrato nel castello, trovò nel salone il marchese di Athol, inteso a dar ordini ai proprj servi, e collo scontento che gli si leggeva sul viso. Cominciò il primo a balbutire alcune scuse per aver lasciato solo l'altro sì lungo tempo, ma questi lo interruppe. " Suppongo, ser Guglielmo, che conosciate questo biglietto, veramente strano, di cui vostra moglie ha creduto favorire il mio giovine parente (e mise molta enfasi su quel _mio_), e quindi vi suppongo preparato al congedo che mi prendo da casa vostra. Il mio parente ha creduto poter dispensarsi anche da questa formalità, perchè le gentilezze che gli avete usate prima, sono or cancellate da un affronto cui non poteva mai aspettarsi. " " Vi protesto, Milord, rispose ser Guglielmo, tenendo fra le mani il biglietto di lady Asthon, ch'ignoro, e affatto ignoro il contenuto di questa lettera. So che lady Asthon non è priva di pregiudizj; che è facile ad ascoltar troppo un primo impeto; e sono sincerissimamente afflitto di quanto è accaduto; ma spero, considererete, o Milord, che una donna... " " Ha da sapere (così il Marchese terminò la frase dell'altro) quel che è dovuto alle persone di un certo grado, se nasce bene ella stessa. " " É vero, Milord, soggiunse il misero Cancelliere; ma piacciavi far attenzione che lady Asthon è una donna.... " " Che ha bisogno di chi le insegni quali siano i doveri di una donna! (lo interruppe nuovamente il Marchese). Ma eccola! Voglio sapere da lei medesima, qual sia il motivo di un insulto così straordinario fattosi ad un mio parente, mentre, egli ed io, stavamo sotto il vostro tetto. " Entrava in quel momento lady Asthon. Nè la discussione di lei col marito, nè un colloquio che ebbe in appresso colla figlia, avendole impedito di pensare alle cure del suo aggiustamento, sfoggiava di tutta la pompa, con cui mostravansi le dame di quei giorni nelle occasioni delle maggiori solennità. Le fece il Marchese un altero saluto, che costei nella guisa medesima contraccambiò. Indi ritogliendo dalle mani meramente passive, di ser Guglielmo il biglietto che gli avea consegnato poc'anzi, mosse alcuni passi verso di lei; ma non ebbe tempo di parlarle, perchè questa così il prevenne. " Vedo, Milord, che siete in procinto d'intavolare un soggetto di dialogo assai disaggradevole; e mi spiace che sia accaduta qualche cosa capace di sconcertare un istante le cure del rispettoso accoglimento alla Signoria vostra dovuto. Ma a quanto ho operato venni costretta. Il sig. Edgardo Ravenswood ha abusato e dell'ospitalità che avea trovata presso questa famiglia, e del carattere troppo facile di ser Guglielmo Asthon, per impadronirsi del cuore di una giovine, senza il consenso dei genitori di essa, consenso che non avrà mai. " Tutti due gli uomini si risentirono nel medesimo tempo. " Il mio parente è incapace.... " gridò il Marchese. " É impossibile che mia figlia.... " gridò il lord Cancelliere. Lady Asthon gl'interruppe entrambi. " Il vostro parente, Milord, se il signor Ravenswood ha l'onore di essere tale, ha usato di clandestine pratiche per sedurre l'inesperienza di una giovine. La vostra figlia, ser Guglielmo, ha dimenticati i proprj doveri, incoraggiando le premure di un amante, che era l'ultimo degli uomini, al quale ella avesse dovuto pensare. " " Credo, Milady (esclamò il lord Cancelliere uscendo questa volta fuor dei limiti della sua ordinaria pazienza), che se non avevate nulla di meglio da raccontarci, era meglio custodirvi per voi questo segreto di famiglia. " " Perdonatemi ser Guglielmo, costei pacatamente rispose. Milord ha diritto di conoscere quale cagione abbia dato impulso alla condotta che ho dovuto tenere verso d'un uomo da lui qualificato per suo parente. " " Questa è una cagione, pensò fra se il lord Cancelliere, arrivata dopo l'effetto; perchè quand'anche sia fondata, son sicuro che ella non la sapea quando scrisse quella lettera a Ravenswood. " " É la prima volta che odo parlare di ciò, soggiunse il marchese di Athol; ma poichè avete posto in campo un argomento sì delicato, o Milady, mi permetterete dirvi che la nascita e le parentele del mio cugino gli davano un diritto ad essere ascoltato senza disdegno, e a ricevere almeno in guisa onesta un rifiuto, supponendo ch'egli abbia potuto essere sì ambizioso per sollevare le sue idee sino alla figlia di ser Guglielmo Asthon. " " Spero, Milord, soggiunse Milady, che non vi siate dimenticata qual sangue scorra nelle vene di Lucia per parte di madre. " " Conosco perfettamente, Milady, la vostra genealogia; e so che venite da un ramo cadetto della famiglia Douglas. Ma dovreste voi pure non ignorare che i Ravenswood si sono per tre volte imparentati col ramo primogenito della stessa Casa. Veniamo alla sostanza della cosa, Milady. So che è difficile il vincere antichi pregiudizj tutto ad un tratto. So che fino ad un certo punto bisogna scusarli. Sicuramente, non avrei lasciato partir solo, dopo l'insulto che ricevè, il mio parente, senza la speranza di potere entrare mediatore; e tale speranza fa che partirò solamente questa sera per trovarmi col sere di Ravenswood, ad un luogo distante di qui poche miglia, ove ci siamo dati ritrovo. Parliamo dunque con maggior calma di questo affare. " " É tutto quel ch'io desidero; esclamò fervidamente il lord Cancelliere. Lady Asthon, unitevi a me nel far debitamente a sua Signoria i convenevoli di nostra casa. " " Il castello, come tutto ciò che vi si racchiude, disse lady Asthon, dipende dagli ordini di Milord per quanto tempo gli piacerà onorarlo di sua presenza. Ma circa alle discussioni che riguardano un argomento sì poco gradito, spero...... " " Perdonatemi, Milady, disse il Marchese, ma non voglio lasciarvi prendere con troppa fretta un partito definitivo sopra un argomento così rilevante. Dimentichiamolo alcuni istanti per pensare a più gradevoli cose. Ci torneremo sopra a mente più serena, e meno preoccupata. Ma vedo che vi è arrivata compagnia. Permettetemi di profittare della rinovata nostra conoscenza per offrirvi la mano. " Lady Asthon sorrise, e offerse la mano al Marchese, che la condusse nel salone della mensa, usando di tutta la grazia e galanteria della vecchia Corte, la quale non permetteva ancora ad un uomo ben educato il comportarsi verso una ragguardevole donna con que' modi trascurati e privi d'ogni cerimonia che si addirebbero ad un contadino nel ballare colla sua innamorata in una festa di nozze campestri. Colà trovarono Bucklaw, Craigengelt, ed alcuni altri vicini che il lord Cancelliere aveva invitati per tener compagnia al Marchese. Miss Asthon avendo finta una indisposizione per dispensarsi dal comparire alla mensa, rimase vacante il suo posto. Splendido fino alla profusione fu quel banchetto, e i convitati non si separarono che a notte ben avanzata. FINE DEL TOMO SECONDO. * * * * * Nota del Trascrittore Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (seguito/seguìto e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. ***END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA PROMESSA SPOSA DI LAMMERMOOR, TOMO II (OF 3)*** ******* This file should be named 42882-8.txt or 42882-8.zip ******* This and all associated files of various formats will be found in: http://www.gutenberg.org/dirs/4/2/8/8/42882 Updated editions will replace the previous one--the old editions will be renamed. 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It exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations from people in all walks of life. Volunteers and financial support to provide volunteers with the assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will remain freely available for generations to come. In 2001, the Project Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure and permanent future for Project Gutenberg-tm and future generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the Foundation information page at www.gutenberg.org Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit 501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by U.S. federal laws and your state's laws. The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered throughout numerous locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to date contact information can be found at the Foundation's web site and official page at www.gutenberg.org/contact For additional contact information: Dr. Gregory B. Newby Chief Executive and Director gbnewby@pglaf.org Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide spread public support and donations to carry out its mission of increasing the number of public domain and licensed works that can be freely distributed in machine readable form accessible by the widest array of equipment including outdated equipment. Many small donations ($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt status with the IRS. The Foundation is committed to complying with the laws regulating charities and charitable donations in all 50 states of the United States. Compliance requirements are not uniform and it takes a considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up with these requirements. We do not solicit donations in locations where we have not received written confirmation of compliance. 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Hart was the originator of the Project Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be freely shared with anyone. For forty years, he produced and distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support. Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper edition. Most people start at our Web site which has the main PG search facility: www.gutenberg.org This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, including how to make donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.