The Project Gutenberg eBook of L'invasore: dramma in tre atti This ebook is for the use of anyone anywhere in the United States and most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included with this ebook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you will have to check the laws of the country where you are located before using this eBook. Title: L'invasore: dramma in tre atti Author: Annie Vivanti Release date: September 21, 2019 [eBook #60336] Language: Italian Credits: Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images generously made available by The Internet Archive) *** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INVASORE: DRAMMA IN TRE ATTI *** Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images generously made available by The Internet Archive) L'INVASORE _Questo dramma che qui è pubblicato nel testo integrale[1] fu rappresentato per la prima volta a Milano dalla Compagnia Talli-Melato al Teatro Olympia nell'estate del 1915._ _Interpreti principali: Maria Melato, Wera Podrecca, Pina Camera, Febo Mari._ ANNIE VIVANTI L'INVASORE DRAMMA IN TRE ATTI MILANO Dott. RICCARDO QUINTIERI — Editore Corso Vitt. Emanuele, 26 Opere di ANNIE VIVANTI LIRICA L. 4. — I DIVORATORI (Romanzo) » 3.50 CIRCE (Il romanzo di Maria Tarnowska) » 3.50 L'INVASORE (Dramma in tre atti) » 3. — PROPRIETÀ LETTERARIA. I diritti di riproduzione, di traduzione, di rappresentazione e di esecuzione sono riservati per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia, l'Olanda. _Copyright by Annie Vivanti Chartres 1915._ Per ottenere il diritto di rappresentazione rivolgersi alla Società Italiana degli Autori, Corso Venezia, 6 — Milano. Tipografia «MINERVA» — Via Fontana, 16 — Milano — Luglio 1915 _PERSONAGGI._ FLORIAN AUDET — Tenente di Cavalleria. IL CAPITANO FISCHER } IL TENENTE VON WEDEL } Ufficiali dell'armata IL CAPITANO GLOTZ } nemica. IL TENENTE FELDMANN } IL REVERENDO FRANK — Pastore Anglicano. IL DOTTOR BELL. DELIO AUSTIN — Tenente in un reggimento scozzese. FRITZ — Cameriere. CHÉRIE BRANDES. LUISA BRANDES — sua cognata. MIRELLA BRANDES — figlia di Luisa. LA SIGNORA FRANK. ANNA } MARY } sue figlie. JANE — Una infermiera della Croce Rossa. NELLY } LUCILLA } GIOVANNA } Giovinette amiche di Chérie. FANNY } LINA — Cameriera. Il primo atto si svolge nella casa del Dottor Brandes in un villaggio di un paese belligerante. — Il secondo atto in casa del Reverendo Frank, in Inghilterra. — Il terzo atto di nuovo in casa Brandes. ATTO PRIMO È sera. Una sala d'entrata nella casa del Dottor GIORGIO BRANDES. Stile fiammingo. A sinistra al primo piano tre scalini coperti di tappeto rosso conducono a un largo pianerottolo adorno di lampade elettriche e di piante. In fondo a sinistra la porta d'ingresso. Nel centro un largo caminetto. A destra verso il fondo una porta a due battenti con una tenda drappeggiata e rialzata. Al primo piano a destra una finestra. LUISA BRANDES, una bella e giovine donna, siede in atteggiamento d'abbandono su una poltroncina. Con le mani intrecciate e tese davanti a sè essa guarda nel vuoto; un'espressione d'abbattimento e di tristezza è sul suo volto. Nel fondo MIRELLA — una fanciulletta di quattordici anni, in corta veste chiara — s'affaccenda intorno a una tavola carica di fiori e di dolci. ATTO PRIMO. MIRELLA chiamando. Lina! Lina! Dove sono i marrons glacés? LINA Una domestica dal viso duro e inamabile appare sulla porta. Sono lì. Addita un piatto sulla tavola. MIRELLA Ma dove? alzando il piatto. Questi quattro miseri marroni, che paiono già rosicchiati? LINA Li avrà rosicchiati Lei. È tutto il giorno che li mangia. Volta le spalle ed esce. MIRELLA Ma guarda un po' che impertinente! Rivolgendosi a LUISA. Mamma! Hai sentito come mi risponde Lina? LUISA con un sospiro distratto. Che cosa c'è, cara? MIRELLA avanzandosi verso la madre col piatto in mano. Ha detto che i marrons glacés li ho mangiati io. LUISA sorridendo. Sarà anche vero; no, cara? MIRELLA Quand'anche; Lina non deve permettersi di dirlo. Del resto io ne avrò mangiato forse tre o quattro... o dodici... o così, ma non tutti. LUISA sorridendo. Vedo difatti che ne restano quattro. MIRELLA contando sulle dita. Uno per Chérie, uno per me, uno per te, poi vi sono le nostre invitate, uno per Fanny... E per Giovanna, Lucilla e Nelly, niente! Sarà meglio addirittura che non ce ne siano. Ti pare? Li mangia. Mamma! Cos'hai? Come sei triste! L'abbraccia. LUISA Ah bimba mia! Come potrei non esserlo? Tuo padre lontano... le notizie sempre più gravi.... MIRELLA Mamma! stasera non pensare a malinconie. È la festa di Chérie e vogliamo essere allegre. Anche papà se fosse qui avrebbe voluto che si festeggiasse il compleanno di sua sorella, che adora tanto!... Ricordi? L'anno scorso ha voluto che si ballasse. Vogliamo ballare anche stasera. LUISA scattando. No! Non si balla col nemico in casa. MIRELLA Nemico? Sbigottita, guardandosi intorno. In casa? Dov'è questo nemico? LUISA È vicino, Mirella! è vicino! Tu non sai che cosa ci sovrasta. MIRELLA Non pensarci stasera, mamma! Non rattristare Chérie! Vedrai come s'è fatta bella. Mette il vestito nuovo, tutto bianco! Sembra una sposa.... Carezzevole. Tieni, mangia questo marron. È l'ultimo. LUISA No, cara, no. Chiama qui Fritz. Ho bisogno di parlargli. MIRELLA Vado. Mettendo in bocca l'ultimo marron. Sai che anche Fritz mi fa uno strano effetto in questi giorni. È scortese, quasi villano. Non risponde quando gli si parla... LUISA Sarà preoccupato anche lui, poveretto. MIRELLA E lo trovo sempre a sussurrare con Lina... LUISA indulgente. Forse si vogliono bene. Avranno idea di sposarsi. MIRELLA ridendo. Oh Dio!... Così brutti! Tutt'e due! Corre alla porta. Fritz... Fritz! Al domestico che entra. Andate dalla mamma. FRITZ, un giovane servitore, dall'aria fosca, quasi truce, s'avvicina a LUISA mentre MIRELLA aiutata da LINA s'affaccenda ancora per poco intorno alla tavola ch'è in fondo alla scena. Indi MIRELLA esce, seguita da LINA. LUISA un po' timida, a FRITZ. Avete notizie? Vi sono novità? FRITZ Secco. Nossignora. LUISA Non sapete nulla di nuovo? FRITZ Nossignora. Ironico. Eccetto quello che c'è nel giornale della sera. Spiega un giornale e legge ad alta voce. «Si crede che il primo contatto tra i belligeranti avrà luogo nelle vicinanze di Fléron. Il nemico s'avanza dal Sud Est numerosissimo.» Appoggia con tono soddisfatto sull'ultima frase. LUISA Disperata. Ah, ho letto, ho letto!... Ma credevo che voi forse... esitante. ... avreste avuto occasione di udire qualche cosa di più. FRITZ Io? Oh, nossignora. Quando LUISA non lo guarda un sorriso di scherno si disegna sulle labbra di FRITZ. LUISA Ditemi ancora, ditemi — che cosa vi ha detto il signor dottore iernotte quando partiva? L'avete lasciato nel treno, non è vero? FRITZ Sissignora. LUISA E che cosa ha detto? FRITZ freddo. Che salutassi tutti. LUISA No, no! Ripetetemi le sue precise parole... FRITZ Ironico. Ha detto: «Fritz, tu sei un servitore devoto e fedele...» LUISA Un poco timida e dubbiosa, guardandolo. È vero... è vero! Buon Fritz! FRITZ Sempre con un sorriso ironico e sinistro. Ha detto: «Lascio qui tutto ciò che ho di più caro.» LUISA commossa, congiungendo le mani. Ciò che ha di più caro!... FRITZ «Mia moglie, mia figlia e mia sorella.» LUISA Sì... sì... e poi? FRITZ M'ha detto: «Difendile, Fritz, se vengono quelle belve». Ha proprio detto così: «quelle belve!». Gli fiammeggiano gli occhi. LUISA ansante. Sì! FRITZ «Difendile», ha detto, «difendile colla vita.» LUISA Impetuosa. Ah! so che lo farete. FRITZ Sogghignando. Eh, Signora, è facile a dirsi... Un breve silenzio. LUISA sorridendo, con soavità. Fortunatamente per il momento «le belve» non ci sono. FRITZ con velato sarcasmo. No, no. Per il momento le belve non ci sono. Volge lo sguardo verso la finestra. LUISA Un poco impressionata dall'atteggiamento quasi minaccioso del servitore. E poi... dicevate... il treno è partito... FRITZ secco. Ma sì! LUISA sorpresa. Come parlate? FRITZ Ho detto, sissignora, il treno è partito. LUISA sospirando. Ah, mio Dio! Quale angoscia!... Chi l'avrebbe detto! Oggi è il 4 agosto. Dieci giorni fa nessuno pensava alla guerra. FRITZ Fissandola. V'era chi ci pensava. LUISA Incredula, indietreggiando un poco. Da dieci giorni? FRITZ lentamente, con ferocia. No. _Da dieci — anni._ Volta le spalle ed esce. LUISA smarrita, seguendolo con lo sguardo. Non capisco... La porta si apre bruscamente. LINA appare sulla soglia; anch'essa ha l'aria quasi insolente e il volto duro e ostile. LINA Il signor tenente Audet. Entra FLORIAN AUDET in uniforme d'ufficiale di cavalleria. LUISA Andandogli incontro, lieta e sorpresa. Florian! E come mai hai potuto venire? FLORIAN salutandola affettuosamente. Ufficialmente... non sono qui. Sono in giro a portare degli ordini urgenti... Devo tornar via subito. Giorgio dov'è? LUISA Angosciata. È partito! Pensa, Florian, partito. Hanno mandato a chiamarlo d'urgenza iernotte. FLORIAN Colpito. E dove è andato? LUISA Preciso non lo sapeva neppur lui. Aveva ordine di recarsi al deposito centrale a Tourgain. E di là l'avrebbero diretto a un'ambulanza da campo. FLORIAN Per Dio!... Sapevo che mancavano i medici. Ma non credevo che Giorgio partisse così presto. Con inquietudine repressa. Ma allora... siete sole voi altre tre? Voi, la piccola Mirella — e Chérie. LUISA Sì. Siamo sole. FLORIAN Quasi parlando a sè stesso. Per Dio! LUISA Paurosa. Cosa c'è? FLORIAN Niente. Una pausa. LUISA Incalzando. Ma sì... che cosa pensi? FLORIAN parlando con lentezza grave. Penso che dovrete avere coraggio. LUISA sconvolta. Ah! Non dirmi di aver coraggio, che mi fai paura! FLORIAN ripetendo lentamente e con enfasi significativa. Luisa! Dovrete avere... _molto_ coraggio. LUISA spaventata. Che cosa vuol dire? FLORIAN Vuol dire... che alle tre di questa mattina i nemici hanno passato la nostra frontiera. LUISA Esterrefatta. Hanno passato la frontiera?! FLORIAN Sì. LUISA Sono qui — nel nostro paese? FLORIAN Sono nel nostro paese. LUISA Dove?! FLORIAN A Verviers. LUISA A Verviers! A due ore di qui!... Si copre il viso. MIRELLA Entra correndo con una scatola di dolci a sorpresa in mano. Oh, guarda... c'è Lolò! Pone la scatola sulla tavola e saluta FLORIAN afferrandogli tutt'e due le mani e scotendole da parte a parte con gioia fanciullesca. FLORIAN squadrando la figuretta leggiadra con occhi di disapprovazione. Oh, che lusso, Mirella! Che cosa c'è? Ironico. Un ballo? MIRELLA Ma... la festa di Chérie! Non sei venuto apposta? FLORIAN amaramente. La festa di Chérie! È vero!... La festa di Chérie! Si accascia su una seggiola. MIRELLA Ma che Lolò! L'avevi dimenticato? Adesso glielo vado a dire. Vedrai che cosa ti farà! FLORIAN Passandosi la mano sulla fronte. Dov'è? La sua gravità contrasta coll'inconscia gaiezza della fanciulla. MIRELLA È disopra che si veste. Si fa una bellissima pettinatura, tutta a girigoggoli che pare una torta! Fa per correre via. FLORIAN Trattenendola. No! non dirle niente... Tanto devo andarmene subito. Ma tornerò. MIRELLA Distratta, guardando la tavola. Tornerai davvero? D'improvviso. Oh, guarda un po' quella Lina!... Ha dimenticato l'aranciata. Corre fuori a sinistra. FLORIAN Quanta incoscienza! A LUISA. Ma non dovreste avvisarle di ciò che accade... di ciò che le minaccia? LUISA Smarrita. Non so! non so! Giorgio mi ha detto di non spaventarle... FLORIAN Ma voi fate festa così, mentre... LUISA Oh! Io non faccio festa, Florian! Del resto non vengono che due o tre piccole amiche di Chérie... Non mi è parso il caso di vietarlo... rattristarla proprio oggi, che è il suo compleanno. Una pausa. E si era comperata apposta per stasera una veste nuova... FLORIAN Alzandosi e camminando in su e in giù. Le donne!... Che strane creature! Il disastro è alle porte, il mondo crolla sotto a una immane calamità... ed esse, perchè hanno delle vesti nuove — ballano! LUISA Credi che non dovrei permetterlo?... Manderò a dire a quelle bimbe... FLORIAN Ma no... ma no! Lasciatele ballare! Povere creature. Verrà l'ora del pianto!... Anche troppo presto. Stendendole la mano. Addio. Vado a portare questi due messaggi. Ma se posso, tornerò, non fosse che per un istante, a salutare Chérie. Se non tornassi... ditele... commosso. ... ditele che le faccio tanti auguri. LUISA Glielo dirò. FLORIAN Ditele... Con improvvisa decisione Ah! ma tornerò. Farò in modo di tornare. Le bacia la mano ed esce rapidamente. LUISA resta sola qualche istante immobile e pensierosa. MIRELLA Rientrando. Ecco! Se non ero io, non c'era l'aranciata! Depone sulla tavola una caraffa d'aranciata. LUISA Mirella... senti, bambina mia. MIRELLA le va vicino e LUISA la cinge col braccio amorosamente. Se mandassimo a dire alle ragazze di non venire? Ti dispereresti? MIRELLA Interdetta. Di non venire? LUISA Tu non capisci, cara, come è grave il momento in cui ci troviamo. Questa guerra... MIRELLA Oh, mamma! Avevi promesso che fino a domani non ne parlavi più. Vuoi guastar tutto? Vuoi far piangere Chérie? Eccola! Guarda come s'è fatta bella! CHÉRIE Vestita tutta di velo bianco è apparsa sul pianerottolo in cima ai tre scalini. Signora cognata... signora nipote... ammiratemi! Fa una riverenza e scende con gesto di danza i tre scalini. Ma che faccie avete!... Dei bronci lunghi così... a MIRELLA. Che cosa è stato? MIRELLA Alzando le spalle. Oh! È per questa noiosa guerra... CHÉRIE Con aria di sollievo. Oh... la guerra?... crolla anche lei le spalle. Temevo peggio! Credevo che tu ne avessi fatta qualcuna delle tue. Va da LUISA, graziosa e sorridente. Luisa!... dà un bacio a tua cognata — diciottenne! L'abbraccia. E non pensare a malinconie. LUISA Ma cara, cara! Nè tu nè Mirella capite... CHÉRIE No, no, no! Stasera non vogliamo capir nulla! Domani, domani capiremo tutto. Pensa che non si compiono i diciott'anni che una sola volta nella vita. MIRELLA Oh, per quello, anche i quattordici non si compiono che una volta. Avrei potuto dirlo anch'io in Aprile. Abbraccia anche lei LUISA. CHÉRIE rincorrendo Mirella. Gelosa! MIRELLA fuggendo. Cattiva! Si volta e getta le braccia intorno al collo di CHÉRIE. CHÉRIE Facendo un giro di ballo con lei. Io ho diciott'anni! Io ho diciott'anni... MIRELLA cantando. Io ne ho quattordici.... LUISA Chérie! Chérie, senti! Ho un messaggio per te. CHÉRIE smettendo di ballare. Da chi? LUISA Da Florian Audet. commossa. CHÉRIE Da Lolò? È stato qui? LUISA È stato qui un istante solo. Ma ha detto che se può, tornerà a salutarti. CHÉRIE Confusa e felice. Tornerà! MIRELLA Per farle dispetto. Ma forse non potrà. CHÉRIE Perchè no? LUISA Il suo squadrone deve partire da un momento all'altro. Sono già accampati sulla riva del fiume in attesa d'ordini. CHÉRIE Oh, povero Lolò! Avrei voluto vederlo. Abbassa il capo trastullandosi col ventaglio. LUISA Non chiamarlo Lolò! Adesso sei una signorina e non devi dare dei nomignoli a un giovinotto. CHÉRIE ridendo. Oh!... Lolò, un giovinotto! LUISA Ma mi pare. Un tenente di cavalleria! CHÉRIE Oh, per me è sempre lo stesso Lolò che aveva dodici anni quando io ne avevo sei. LUISA Oggi ne hai diciotto. Non è più il caso di darsi del tu. Esce. CHÉRIE Ma come! Devo dare dell'illustrissimo a Lolò? MIRELLA Sempre infantilmente dispettosa, ridendo. Oh, se parte! Chissà quando lo rivedrai. LINA, la domestica, apre la porta, e sempre coll'espressione di fredda ostilità, introduce due fanciulle vestite di chiaro che portano dei fiori in mano. LINA Le signorine Doré. CHÉRIE va al loro incontro. FANNY abbracciando CHÉRIE e dandole i fiori. Tanti auguri!... NELLY Tutte le felicità! Saluta CHÉRIE e MIRELLA. CHÉRIE Volete togliervi i mantelli?... Lina! Fai lume qui, nella mia camera... Apre la porta a destra. LINA, sempre col viso impassibile, entra a destra e vi accende il lume. S'intravvede una camera da letto con una finestra tonda nel centro della parete. Le quattro fanciulle vi entrano con LINA. La scena è vuota per un istante. FRITZ alla porta d'ingresso. La signorina Valesca. Entra un'altra giovinetta con una scatola di dolci e dei fiori. CHÉRIE Uscendo dalla camera a destra e correndole incontro. Oh, cara Lucilla! accettando il dono. Grazie! come sei buona. La conduce nella camera a destra. FRITZ e LINA rimangono soli un istante. FRITZ Lina! LINA sulla porta della camera. Cosa? FRITZ Ci siamo. LINA Oh Dio! FRITZ rapidamente a bassa voce. Tu stasera andrai a dormire in casa dei Wolkenstein. LINA agitata. Stasera?... FRITZ Stasera. LINA Oh, Dio! E dai Wolkenstein, sarò al sicuro? FRITZ Sì. Taci. Esce. Le fanciulle rientrano cinguettanti e sorridenti. FANNY Chi manca ancora? CHÉRIE La Jeannette. NELLY Oh, lei si fa sempre preziosa! LUCILLA Cosa facciamo? I proverbi? FANNY Avete detto che si ballava. MIRELLA La mamma non vuole. FANNY Alla tavola del buffet, mangiando dei dolci. Perchè non vuole? MIRELLA Per la guerra. Volete un po' di thè? FANNY Oh bella! Cosa c'entra la guerra? La porta s'apre ed entra JEANNETTE, leggiadra e sorridente. CHÉRIE Oh, ecco Jeannette! CHÉRIE abbraccia la nuova arrivata, a cui LINA toglie il mantello e lo porta nella camera a destra. Tutte ridono, chiacchierano e mangiano dolci. JEANNETTE La mamma non voleva che venissi... CHÉRIE. Perchè? JEANNETTE Per... per la guerra. TUTTE ridendo. Oh! ancora la guerra! Ma che cosa c'entra? JEANNETTE C'entra, che i nemici possono venir qui! Invadere il paese... CHÉRIE Oh Dio, che paura! MIRELLA Perchè paura? Sai bene che Lina la nostra domestica dice che sono così belli... biondi... affascinanti... FANNY Ho sentito dire anch'io che gli ufficiali sono irresistibili. Portano il busto! Hanno il vitino piccolo e i baffi così — Fa il gesto di baffi rivolti all'insù. CHÉRIE Va bene. Ma a vederli arrivar qui!... Mio Dio! Cosa si farebbe se, per esempio, entrassero adesso? MIRELLA Oh! Io farei una bella riverenza... così... Fa una piroetta e una riverenza. ... e direi come dicono nel loro paese: _Grüss Gott!_ che vuol dire «Vi saluti Iddio!» FANNY Mi pare una buona idea. Certo sarebbero commossi. Ci saluterebbero così... saluta militarmente. ... e tornerebbero via. TUTTE LE FANCIULLE Sì, sì! in coro, rivolte alla porta e facendo riverenza a dei nemici immaginari. _«Grüss Gott!»_ MIRELLA ridendo e cingendo la vita a JEANNETTE. Facciamo un piccolo giro... uno solo... A LUCILLA. Tu ci suonerai un valzer. Il mio valzer...[2] Salgono correndo i tre gradini e spariscono a sinistra. NELLY Oh! tu, Chérie, cantaci prima qualche cosa... FANNY O recita la canzone della Regina Myrza. CHÉRIE ridendo. Io no! Mi vergogno. Si ode un valzer suonato nella stanza vicina. FANNY Sii buona!... Recita! Le porta una chitarra. CHÉRIE siede, mentre le altre due stanno in piedi accanto a lei. CHÉRIE accompagnandosi pianamente mentre il valzer lontano s'intona cogli accordi della chitarra. Recitato. «C'era una volta una regina bella «In un castello nero, «Sempre rinchiusa, ahimè! per destin fiero.» La porta s'apre ed appare FLORIAN AUDET. Egli si ferma sulla soglia ad ascoltare. CHÉRIE continua a recitare, ad occhi bassi, accompagnandosi con sommessi accordi. «Ma venne un cavalier dall'armi d'oro, «E sul veron la vide, «E le disse: «Fuggiam, vieni, t'adoro.» «Ella rispose: «Il muro è alto assai, «Ed è profondo il fosso, «Crudel la scolta e non s'addorme mai...» Gaia. «Rapì egli all'inferno un gran tizzone, «Ed abbruciò il castello! «E la dama strappò dalla prigione.» FANNY E NELLY ridendo. Oh!... brava! brava... CHÉRIE alzando gli occhi e vedendo FLORIAN che la guarda fisso in viso. «Voi... siete il cavalier leggiadro e forte, «Io son la prigioniera. «E vi voglio adorar fino alla morte.» Le due fanciulle l'applaudono, salutano FLORIAN AUDET, poi corrono via a sinistra a raggiungere le altre. Si ode ancora il valzer suonato nella stanza vicina. FLORIAN Ho un quarto d'ora di tempo. Sono venuto a salutarti. CHÉRIE Timida e graziosa. Grazie. FLORIAN Grave. Ho tante cose da dirti!... CHÉRIE Dimmele, Lolò... oh... correggendosi. ... dimenticavo! si copre la bocca colla mano. FLORIAN Cosa dimenticavi? La musica cessa nella stanza accanto. CHÉRIE Che non devo dirti Lolò. E che non devo darti del tu. FLORIAN E come mai? CHÉRIE No! Da oggi in poi... io sono la signorina Chérie Brandes, e tu... con un grande inchino. ... sei il signor tenente marchese Florian Audet. FLORIAN Per carità! CHÉRIE Ordini di mia cognata. FLORIAN Ma perchè? CHÉRIE Perchè ho diciott'anni. FLORIAN inchinandosi. Non mi resta che obbedire. Lunga pausa. Si guardano e non sanno che cosa dire. Fa caldo... _signorina!_ CHÉRIE porgendogli il ventaglio. Desidera... _signore?_ Ridono. Cosa sono tutte le cose che avete a dirmi? FLORIAN apre il ventaglio e fa vento prima a sè e poi a lei. Non posso... signorina! Con questo nuovo regolamento, mi pare di essere paralizzato. CHÉRIE Ma quasi quasi... a me piace! Tu mi sembri... voi mi sembrate una conoscenza nuova. FLORIAN Io non voglio essere una conoscenza nuova. Sono Lolò, che ti tirerà le treccie quando sei cattiva. CHÉRIE No, no! più niente Lolò. Ed io non ho più treccie... volge civettuola la nuca. Vedete?... Ti piaccio così? FLORIAN No. E bada che m'hai dato del tu. CHÉRIE Oh Dio! Anche tu! Un silenzio. Guardandolo. Io non so più come parlare... FLORIAN Neanch'io. Chérie lascia cadere il fazzoletto. Florian lo raccoglie. CHÉRIE Sentitelo! glielo avvicina al naso. È profumato! Posso profumarmi se voglio, da oggi in poi. Luisa mi ha dato una bottiglietta... grande così... si chiama _white rose._ Dice che sono anch'io una «white rose». Ma voi non capite l'inglese. FLORIAN Fin lì capisco anch'io — prendendole la mano. rosellina bianca! CHÉRIE odorando il fazzoletto. Com'è dolce! Vi piace? Glielo fa sentire. FLORIAN No. Volete sapere qual'è il mio profumo prediletto? CHÉRIE Sì. FLORIAN Indovinatelo. CHÉRIE Violetta?... Peau d'Espagne?... Jockey Club?... Ad ogni parola FLORIAN scuote il capo. Oh, aspetta!... L'Origant di Coty... FLORIAN No. Una pausa. La benzina. CHÉRIE Oh che orrore. La benzina! Per cosa? Per l'automobile? FLORIAN No. Per voi. CHÉRIE Per me? FLORIAN Sì. Un giorno, forse un anno fa, si prendeva il thè, qui; e voi eravate in collera con me, non so più per che cosa. Vi siete rovesciata una tazza di thè sulla veste... e Luisa vi ha sgridata... Ricordate? Allora siete corsa via a pulirvi la veste... e quando siete tornata — tutta rossa e compunta — mi avete guardato! pausa. Sentivate di benzina in modo straordinario. Da allora in poi... la benzina... Con molto sentimento, prendendole la mano. ... è sempre stato il mio profumo prediletto. Un silenzio. CHÉRIE commossa. Che belle cose voi dite! Sembrano prese da un libro. FLORIAN tenero. No... le ho inventate io... _signorina!_ CHÉRIE Oh!... Come mi piace che mi diciate «signorina»! Non so perchè... ma... Pausa. FLORIAN Già. Anche a me fa quell'effetto. CHÉRIE Non ci daremo mai più del tu. FLORIAN Mai più. CHÉRIE È così rude e sgarbato. FLORIAN È vero. Vorrei avervi sempre detto signorina. Mi pare... non so come dirlo... di avere sprecato gli anni in cui... non mi sono accorto che eravate una signorina. Mi pare solo adesso di vedervi. CHÉRIE Alzando gli innocenti occhi su di lui. Anche a me. Una pausa. FLORIAN Con grande tristezza. E adesso... devo andar via. CHÉRIE Andrete lontano? MIRELLA e le altre giovinette entrano allegre. Prendono dalla tavola dei dolci a sorpresa e li fanno scoppiettare; ne tolgono dei cappelli di carta, dei fischietti, degli stornelli che leggono ad alta voce. MIRELLA Sentite lo stornello! leggendo. «Fiore di rosa, «So che m'amate e fate la sdegnosa.» Corre a portare due sorprese a CHÉRIE. Tieni Chérie! Poi torna correndo dalle altre. CHÉRIE a FLORIAN che ha guardato il suo orologio. Non guardate l'ora. Tendendogli una sorpresa. Tirate... FLORIAN grave e preoccupato. Vorrei parlarvi. Tirano la sorpresa e FLORIAN svolge distrattamente la carta collo stornello. CHÉRIE Leggete, leggete! FLORIAN Leggendo. «Fiorin di pero, «La vita è un sogno, la morte un mistero.» In tutta questa scena FLORIAN si sforza a celare sotto un'apparenza quasi gaia la profonda angoscia che è in lui. CHÉRIE ridendo. Oh! com'è poco interessante. Proviamo quest'altra. Tirano un'altra sorpresa A Chérie tocca lo stornello. Legge. «Fior di mimosa «Quando vorrete sarò vostra sp...» s'interrompe confusa. Si guardano lungamente silenziosi. Perchè mi guardate così grave? FLORIAN Chérie! Le afferra le mani. Devo andar via. CHÉRIE Andar via! così presto? FLORIAN Subito. Subito! Chissà quando vi rivedrò! CHÉRIE Oh, ma dove andate? A quest'ora? Il reggimento non può aver bisogno di voi a quest'ora! FLORIAN sorride amaramente. E poi oggi è la mia festa... Mandate a dire al colonnello che andrete domani. FLORIAN con traboccante agitazione, sentendo inevitabile e vicina l'ora in cui dovrà lasciar sole le donne incoscienti. Ma Chérie! Non sapete dunque niente, voi? Niente? Non avete letto i giornali? Vostro fratello, prima di partire non vi ha detto nulla? CHÉRIE Ingenua. Ma sì... so che vi sono state delle cattive notizie... Viene MIRELLA e circonda col braccio la cintura di CHÉRIE. MIRELLA A FLORIAN. Dammi il tuo stornello. Glielo prende di mano. FLORIAN sempre agitato. Di ciò che accade intorno a voi — non sapete niente? MIRELLA Infantile. Sì, sì! io so! So che i nemici ci fanno la guerra! CHÉRIE Oh, quello lo so anch'io! Con una crollatina di spalle. Ma i nemici... la guerra... per noi donne è così lontano tutto ciò! FLORIAN Fuori di sè. Lontano! Ma è a quaranta chilometri da qui. MIRELLA Quaranta chilometri?... Quanto è quaranta chilometri? CHÉRIE leggiera. Oh — come da qui a Verviers. FLORIAN Lento e scandendo le parole. I nemici — sono — a Verviers. CHÉRIE A Verviers?! E che cosa fanno?! FLORIAN Che cosa fanno? Feroce. Dio! Dio! Con un ruggito d'ira. _Che cosa fanno?!_ MIRELLA Allegra. Bravo, Lolò. Va a vedere. Poi domani ce lo dici. Corre via a raggiungere le altre fanciulle. CHÉRIE Tornerete davvero domani? FLORIAN Domani! Amaramente. Ah, no. Non domani — nè per tanti domani... Ditemi addio — piccola white rose! CHÉRIE Addio... Si ode il valzer suonato pianamente nella stanza vicina. Gli dà la mano. Non so dirvi... quanto mi rattrista che partiate. Con semplicità e mestizia. Non ho neppur più voglia di ballare. FLORIAN Angosciato. Chérie!... Ditemi una parola... datemi un ricordo... qualche cosa da portar via con me. CHÉRIE Volete questo stornello? Con soavità. «Fior di mimosa, «Quando vorrete — sarò vostra sposa.» Glielo porge. FLORIAN prendendolo e recandolo alle labbra colla mano di CHÉRIE. Chérie! Per nessun altro mai sarà questa piccola mano? CHÉRIE grave. Mai. FLORIAN Addio! Oh! vedo le lagrime nei vostri cari occhi! così puri... così puri! si direbbe che non hanno mai guardato altro che il cielo! CHÉRIE commossa. Addio. FLORIAN Addio, Chérie!... Egli sa che questo è forse un addio eterno. Con soffocato impeto di dolore. Addio. Esce. CHÉRIE va alla finestra e sta immobile guardando giù. Entra FRITZ e va rapidamente verso di lei. FRITZ con voce dura Signorina — CHÉRIE volgendosi sconvolta. Oh... Fritz! FRITZ Devo passare. La prende rudemente pel braccio e l'allontana dalla finestra. Indi si sporge lui a guardar fuori. Con gesto rapido si toglie un fazzoletto dalla tasca e lo lega all'imposta. CHÉRIE sbigottita. Ma Fritz! che cosa fate?... Salutate quelli che partono? FRITZ fissandola negli occhi con insolenza. No. Quelli — che arrivano. Esce. CHÉRIE a LUISA che rientra. Luisa! Hai visto Fritz? Hai sentito che cosa ha detto? LUISA terrorizzata. Non capisco... Mio Dio, mio Dio... Si guardano costernate. Le fanciulle appaiono gaie e ridenti sul pianerottolo, e danzano una quadriglia. D'improvviso si ode lontano il rombo d'un cannone. Tutte si fermano. Vi è un istante di silenzio. NELLY ridendo nervosamente. Che cosa sarà stato? JEANNETTE Un saluto per la festa di Chérie! Tutte ridono. LUISA Bimbe care — andate a casa. Lina e Fritz vi accompagneranno. TUTTE Oh... andare a casa! Ma è presto!... siamo appena arrivate...! LUISA Correte — correte! Ho paura di tenervi qui. Ho paura! Tutte le fanciulle si sparpagliano come un volo di passerette. Indossano i mantelli celesti, rosa, bianchi, baciano LUISA, CHÉRIE e MIRELLA. Addio! Addio! Un secondo rombo di cannone le ferma tutte immobili sulla porta. NELLY tra il riso e lo spavento. I nemici? LE ALTRE Uh! che paura! Addio... Addio!... Escono. LUISA, CHÉRIE e MIRELLA rimangono sole. CHÉRIE dopo un breve silenzio guardandosi attorno. Non so... mi pare di essere in un sogno... MIRELLA ancora sorridendo. Fiorin di pero La vita è un sogno, la morte un mistero! CHÉRIE a LUISA abbassando la voce. E... se... se davvero venissero qui? MIRELLA Chi?... Chi?... LUISA mettendole un braccio al collo. I nemici... quelli che sono a Verviers. MIRELLA frivola e bambinesca. Oh, se vengono, vorrei che venissero questa sera, mentre siamo vestite così!... Fa svolazzare la gonna di tulle. S'ode un nuovo rombo di cannone. CHÉRIE Luisa!... Luisa! Ho paura. Nasconde il volto sulla spalla di LUISA. LUISA terrorizzata. Oh Dio, Dio! — Florian, dove sarà? Se potessimo richiamarlo. Corre alla porta. Fritz! Fritz!... Dopo un istante. Lina! LINA in giacca e cappello con una borsetta in mano, freddamente. Sì? Cosa vuole? LUISA Ma — Lina! come parli?... E dove vai? — Dov'è Fritz? LINA È uscito. LUISA Uscito?... Ma dove è andato? LINA con un cattivo sorriso. Adesso andrò a vedere. CHÉRIE Ma no, Lina! Sta qui con noi!... LUISA Vi vieto di uscire. LINA con insolenza. Oh! Passato il tempo dei divieti. Esce e chiude la porta. CHÉRIE Ma che cosa accade?... LUISA Non capisco. CHÉRIE Siamo sole!... E pensa, Luisa, pensa! Se... _quelli_ venissero — che cosa faremmo? LUISA Per carità! Non pensiamoci! CHÉRIE Ma bisogna pensare. Bisogna essere preparate a tutto. Dobbiamo pensare... LUISA Ma, mia cara, non verrebbero qui. CHÉRIE Non credi? LUISA Qui? In casa nostra? A far che? Ma andrebbero... non so... all'albergo... CHÉRIE Credi? All'albergo?... Una pausa. Non posso imaginare... Un altro silenzio. Già, che cosa verrebbero a fare in questo paesetto?... Cosa potrebbero volere da noi? MIRELLA cominciando ad impressionarsi. Avete paura davvero?... Ride, nervosa. CHÉRIE Se mai... certo non verranno — ma se mai... quando picchiassero giù alla porta, bisognerebbe dire che non li possiamo ricevere. S'ode fuori delle voci e un clichettio di sciabole. MIRELLA correndo alla finestra con uno strillo. Ma sono qui... LUISA E CHÉRIE No!... MIRELLA Sono qui, vi dico! Sono in cinque o sei. Non picchiano! Sono entrati. C'è Fritz... è lui che apre la porta! Vengono su. Oh Dio, vengono su! Stanno tutt'e tre immobili guardando la porta; questa s'apre sbattuta villanamente dal di fuori. Entrano il capitano FISCHER, quarantenne, il tenente VON WEDEL, bel giovane di ventisei anni, e tre soldati. IL CAPITANO FISCHER guardandosi intorno senza badare alle donne. Al tenente VON WEDEL. Dunque qui, dove siamo? VON WEDEL leggendo una carta. Giorgio Brandes, medico e ufficiale di riserva, quattro in famiglia — 12 stanze, scuderia, due cavalli, una motocicletta, cantina, telefono. IL CAPITANO FISCHER. Uomini adulti? VON WEDEL Uno solo, il dottore. Partito iersera — per la capitale, credo. Deve aver preso la strada di Tourgain. FISCHER C'era un nostro incaricato qui? VON WEDEL Sì, certo Fritz Müller. FISCHER Dov'è questo Müller? VON WEDEL Il domestico. Era lui dabbasso, che ci ha aperto FISCHER Ah. Vediamo le stanze. Consultando la carta. Tre a questo piano, quattro di sopra — A VON WEDEL gettando uno sguardo sulle tre donne. Tu sta qui. Esce seguito dai tre soldati. VON WEDEL Sta un momento immobile guardando da LUISA a CHÉRIE, da CHÉRIE a MIRELLA e ancora CHÉRIE. Un lento cinico sorriso gli si disegna sul volto. Poi si volge e va alla tavola del buffet. Toh! Un banchetto... Si direbbe che ci aspettavate! Prende un sandwich. A LUISA. Vi aspettavate di vederci? O è una bella sorpresa che vi facciamo? LUISA esterrefatta. Signore — spero che avrete la bontà di tornar via. Mio marito non è qui. VON WEDEL ridendo. Ah davvero? Sono desolato. Aspetteremo che ritorni. LUISA Ma non torna stasera. VON WEDEL Ah no? Che marito poco galante!... E dove sarebbe andato? LUISA ingenua. A Tourgain, per la via di Landor. VON WEDEL Attento. Ah, per la via di Landor? — Solo? MIRELLA A LUISA. Taci mamma! Non dirlo! VON WEDEL Ridendo. Ma guarda guarda, come siamo furbe e diplomatiche! Ironico a MIRELLA. Posso chiedere alla mamma se il papà è fumatore? Le donne si guardano sbigottite. VON WEDEL secco, impaziente. Sigari... sigarette, ne avete in casa? Sì? Andatele a prendere. Su, donna, movetevi. Ho i polmoni che si struggono dalla voglia di un Nestor. LUISA fissandolo con occhi trasognati s'avvia lentamente verso la scalinata — sale e sparisce. VON WEDEL S'avvicina a CHÉRIE e MIRELLA che indietreggiano. Ebbene, colombelle? Ci aspettavate dunque!... Vi siete vestite da festa per riceverci? Eh!... Pizzica la guancia a CHÉRIE. Come ti chiami tu? Le due ragazze indietreggiano terrorizzate. Carolina?... Eh? Maria?... Teresina?... Eh? Le prende il mento. Rispondi. CHÉRIE senza fiato Chérie. VON WEDEL Cosa mi dici? _Chérie?_ Caruccia anche tu. Si china in avanti per baciarla. MIRELLA lanciandosi su di lui con un grido. No!... No! Fa per percuoterlo. VON WEDEL ridendo dell'ira di MIRELLA. Ah, che piccola vipera!... Aspetta un po' — vedrai cosa ti faccio! LUISA entra portando delle scatole di sigarette. Le depone sul tavolo. VON WEDEL a LUISA. Brava. E da bere cos'avete? Qui — additando il tavolo. ... non vedo che sciroppi. Sciampagna ne avete? E cognac? e rhum? e kirsch? Portate qui tutto. A MIRELLA. Viperetta, va anche tu — e porta qui tutto. Fa presto — va — va. MIRELLA No!... Avviticchiandosi a CHÉRIE. VON WEDEL Hai paura che te l'ammazzi, tua sorella? MIRELLA Non è mia sorella. VON WEDEL E cos'è? MIRELLA È mia zia. VON WEDEL ridendo. Ah — è tua zia? Anch'io ho una zia. Ma non è così. Le scambieremo; va bene, vipera? Ti darò la mia zia, e tu mi darai la tua. Va bene? MIRELLA No!... VON WEDEL feroce. Va a prendere da mangiare... corri o ti strozzo... MIRELLA fugge. LUISA Signore... noi... noi non siamo che donne... VON WEDEL Eh! me ne accorgo. Le prende il braccio. LUISA piangendo. Anche voi... avrete delle donne a casa vostra... VON WEDEL Oh là! là! là! Non cominciamo cogli appelli ai sentimenti nobili. Abbiamo fame e sete. _Marsch_, buona donna. LUISA si volge per partire. E se pensate di scappare... se fra tre minuti non è tutto qui in tavola, io mi mangio questa colombella — capite? Me la mangio — _aah!_ Afferra il braccio di CHÉRIE e se lo porta alla bocca. LUISA esce barcollando. a CHÉRIE. Che parentela hai con quella Niobe piangente? CHÉRIE a bassa voce. È mia cognata. VON WEDEL Eh? Non capisco. Parla più forte. Tua cognata?... Caruccia! Pizzicandole il mento. E io sarò tuo cognato, va bene? Rientra il Capitano FISCHER. Si ferma sulla porta a dare degli ordini ai tre soldati che lo seguono. FISCHER Direte al capitano Glotz e al tenente Feldmann di venir qui. Avranno le due stanze all'est. Voi cenerete all'osteria e quattro ordinanze e quattro uomini verranno a dormire qui nelle soffitte. Sarete qui alle undici. Non vi ubbriacate. I soldati salutano e fanno per partire. Oh! E lasciate stare le donne di malaffare. Capite? Non voglio che mi si avveleni il battaglione. Pausa. Donne non ne mancano. I soldati salutano ed escono. FISCHER avanzandosi. Tutto fatto. E qui si mangia? VON WEDEL Salutando. Sì, mio capitano. FISCHER sciogliendosi la cintura. Smetti pure il capitano. Qui torniamo cugini, Hans. Eh, che porcheria d'un paese. Quell'animale d'un parroco!... Guardate qui cos'ho sugli stivali. Sporge un piede. Fango e sangue! Bah!... E ho qualche cosa al braccio... Si toglie la giubba. VON WEDEL Ma sei ferito. FISCHER Già. Guardando CHÉRIE. Cosa fa quella ballerina? Venga qui. Le fa cenno di avvicinarsi. Ha paura d'un povero ferito? Si è tolto la giubba, e la manica della camicia appare macchiata di sangue. VON WEDEL Ridendo. È mia cognata. La caccia innanzi verso FISCHER. FISCHER Ridendo. Tua cognata? Brutto animale! Te la sei già accaparrata? Tu mi porti sempre via di sotto al naso ciò che c'è di meglio. Maledetti i tuoi ventisei anni. VON WEDEL additando la piccola MIRELLA che entra portando delle bottiglie. Eh! guarda com'è carina la viperetta qui. FISCHER Peuh! Il sapor di latte non mi dice niente. Vede LUISA che entra recando altre bottiglie e bicchieri. Oh! Ecco piuttosto... VON WEDEL con una grossolana risata. Quella è la Niobe piangente. CHÉRIE tenta fuggire ma egli la prende per un braccio e la trattiene. FISCHER Va incontro a LUISA e le prende le bottiglie dalle mani. Bella signora — come vedete sono malconcio. Additandole il braccio ferito. Portatemi dell'acqua calda e fatemi da suora. LUISA con voce sorda. Di sopra c'è acqua calda. FISCHER sdraiandosi sul divano. Ah, ma io la voglio qui. VON WEDEL ridendo mentre stura la bottiglia di cognac. La Niobe si preoccupa dei suoi tappeti, eh? Sputa sul tappeto. Lurido paese. LUISA esce barcollando. VON WEDEL a CHÉRIE e MIRELLA. Avanti con questa cena. Servite il capitano. Beve. CHÉRIE e MIRELLA restano immobili guardandosi in faccia. Stanno vicine l'una all'altra, terrorizzate e incerte. VON WEDEL con uno scoppio di voce. Servite il capitano. Le due ragazze prendono piatti e bicchieri e li porgono al Capitano FISCHER che è sdraiato sul divano. FISCHER Non voglio che un cognac. Questo braccio mi fa maledettamente male. A MIRELLA. Dite a quella donna che faccia presto coll'acqua calda. MIRELLA Sì. Lo dirò. Volgendosi a CHÉRIE. Vieni anche tu con me. VON WEDEL afferrando CHÉRIE. Ah già! Così scappate tutt'e due! No! Una deve sempre star qui. Ride. E noi la strozzeremo se le altre non tornano! MIRELLA Sto qui io. A Chérie. Va a chiamar la mamma. CHÉRIE ansante guardando dai due uomini a MIRELLA. No! MIRELLA fissandola con grandi occhi. Va, ti dico. Mentre CHÉRIE le passa accanto. E chiama Fritz! CHÉRIE piano. Ci ha tradite. Esce. VON WEDEL Eh la viperetta — Si sdraia in poltrona. ho fame. Puoi servire anche me. MIRELLA con aria selvatica e audace. Voi? Cosa siete voi? Tenente? Io no. Io non servo che i capitani. Versa un altro bicchierino di cognac a FISCHER. FISCHER ridendo. Toh, Hans! Prendi e metti ciò alla bottoniera. Beve. VON WEDEL ridendo. Impertinente rospicciattolo! Si alza e va al tavolo. FISCHER a Mirella. Chissà che odio hai in cuore contro di noi! Di' la verità. MIRELLA Io? Ma niente affatto. Sono contenta che siate arrivati. M'annoiavo a morte. E poi... io so il tedesco. Fa una piroetta e getta un bacio a FISCHER. «_Grüss Gott!_» FISCHER ridendo. Quanti anni hai? MIRELLA pronta. E tu? I due ufficiali ridono. FISCHER Non hai paura di noi? MIRELLA Io — paura? Paura! Ride convulsa. Ma anzi... non ho mai visto... Tira un fiato come un singulto. ... nessuno di più bello... Vi aspettavo alla finestra... Non avete visto? A FISCHER sedendogli accanto sul bracciolo del divano. Ti fa sempre male il braccio? FISCHER Sì. Guarda. Scopre la ferita. MIRELLA con un brivido. Oh! FISCHER Ti fa pena? MIRELLA No, mi fa schifo. FISCHER ridendo. Che bel tipo! Entra LUISA portando una catinella d'acqua, e serviette e bende. Essa depone in terra la catinella accanto al divano. FISCHER con ammirazione guardando LUISA. Ah! ecco la mia suora di carità!... Grazie, bella signora!... Dite un po', vostro marito è medico, non è vero? Avrete in casa qualche disinfettante... dell'acido borico? Del sublimato? LUISA Sì. FISCHER Portatemene, vi prego. LUISA esce a sinistra e ritorna quasi subito con una fialetta in mano. FISCHER prendendo la fialetta. Cos'è? «Sublimato»... Ecco... una tabletta nell'acqua. Così. Le rende la fialetta che essa depone sopra una mensola dietro al divano. Grazie, bella Samaritana. Volete aiutarmi?... Volete fasciare la ferita al nemico? Al nemico... ammiratore? LUISA s'inginocchia accanto a lui e gli fascia la ferita. VON WEDEL a LUISA Dov'è rimasta la colombella? LUISA Non so... VON WEDEL Vado a cercarla. MIRELLA con un grido. No! Non voglio! VON WEDEL Oh bella questa! E come vuoi impedirlo? Va alla porta. MIRELLA precipitandosi. Vengo anch'io. Non voglio che tu le faccia male. VON WEDEL ridendo. Vieni pure, scorpioncino. VON WEDEL esce con MIRELLA. LUISA Mio Dio! Si slancia per seguirli. FISCHER Trattenendola. Restate qui. Von Wedel non le farà nulla. Mostrandole il braccio. Guardate piuttosto che ferita profonda!... E voi... me ne fate un'altra, guardandomi con quegli occhi così dolci e paurosi. Avete paura di me? Pausa. LUISA con un singhiozzo. Sì. FISCHER Perchè? Non sono un selvaggio... non vi farò niente. Siamo più teneri noi altri nordici colle donne, che non i vostri egoisti d'uomini. Accarezzandole il viso. Assai più teneri... LUISA scoppiando in pianto. Per pietà!... per pietà! FISCHER bonario. Ma sì, ma sì, avrò pietà. Non è un oltraggio dirvi che siete bella e che mi piacete... La porta si apre ed entrano il Capitano GLOTZ e il tenente FELDMANN. GLOTZ sulla porta. Ma guarda un po' che dolce quadro d'intimità!... Ti disturbiamo? FISCHER alzandosi. No — no! venite. Ho trovato una Samaritana che m'ha fasciato la ferita. Avete messaggi? GLOTZ Niente. Per stasera si sta qui. Domattina alle cinque si prosegue su Tirlemont. FISCHER Avete pranzato? FELDMANN Niente. Siamo affamati. GLOTZ Qui c'è da sfamarsi... Spingono la tavola verso il centro. Entra VON WEDEL conducendo pel braccio CHÉRIE, che ha uno scialletto sulle spalle, seguita da MIRELLA che piange. VON WEDEL Preda di guerra!... Voleva fuggire, la colomba. Per punirla le legheremo le ali. Toglie lo scialletto a CHÉRIE e fa per legarle le braccia dietro alle spalle. MIRELLA strillando. Non voglio. Con impeto d'infantile ira alza la mano per schiaffeggiare VON WEDEL. VON WEDEL Afferrandole il braccio e torcendoglielo con finta collera. Ah! E a questo scorpioncino schiacceremo la testa. FISCHER paterno. Via, lasciale stare, Hans. GLOTZ sempre a tavola. I piagnistei mi guastano l'appetito. Sogguardando le due fanciulle. Cosa sono? Paiono ballerine. FELDMANN mangiando. Brave!... Brave! Se è così, ballate per divertirci. FISCHER facendo sedere LUISA accanto a lui sul divano. Sorridete un poco, suora di carità! Bevete un sorso di champagne con me. Le porge il suo bicchiere LUISA No! no! FISCHER Prego... un sorso... FELDMANN Al capitano bisogna obbedire. Anch'egli siede accanto a LUISA sul divano e le prende le mani. LUISA piangendo. Per pietà!... La casa è vostra... ma lasciateci andar via... ve ne imploro. GLOTZ Che non ha smesso di mangiare. Ma sì. Mandatele via tutte quante! Mi guastano l'appetito. VON WEDEL Mia cognata no. La voglio qui. Mette lo scialletto intorno a CHÉRIE stringendone le braccia dietro le spalle. A MIRELLA. Rospo... tu puoi andare a letto. MIRELLA No! non vado a letto. Sto qui. A FISCHER. Vero, capitano, che mi fai star qui?... Vedendo sua madre che piange seduta tra FISCHER e FELDMANN sul divano. Perchè fai spavento a mia mamma? Lasciala andare, e parla con me. Io non ho paura... LUISA piangendo. Mirella, Mirella, va via! FELDMANN Prendendo la chitarra. Chi fa musica di voialtre? VON WEDEL Sarà il rospo! Ride forte. A CHÉRIE. Oppure sei tu, colombella? L'attira a sè. CHÉRIE singhiozzando. Lasciatemi. MIRELLA D'improvviso guardandosi intorno. Ah! Con uno strillo terribile. Mamma, mamma! Ho paura! Mandali via. Mandali via! Ho paura! GLOTZ sempre a tavola. Questa qui mi dà fastidio davvero. Mi rovina la digestione. A FELDMANN. Portala via e chiudila in soffitta. FELDMANN ridendo. Sta bene. In soffitta ci sono otto soldati — Abbranca MIRELLA. LUISA con un urlo, strappandosi alla stretta di FISCHER. No! no... Dio! Cade in ginocchi davanti a FISCHER. Non permettete!... FISCHER severo a FELDMANN. Non permetto. FELDMANN Allora, dove la metto? Se al capitano Glotz fa venire l'indigestione... VON WEDEL Chiudila in cantina. Lì c'è nessuno... Ridendo. ... eccetto sorci e rospi e ragni come lei. FISCHER bruscamente a FELDMANN. Chiudetela davvero in cantina. Sarà meglio. E voi... Con un'occhiata severa. ... tornate qui subito. Capite? Subito. FELDMANN Capisco. Saluta, e porta fuori MIRELLA che piange e si dibatte. FISCHER A LUISA. Non piangete, signora. Ringraziatemi piuttosto. Additando VON WEDEL e GLOTZ che bevono il cognac. Non capite che per la vostra bambina è meglio così? LUISA Lasciate andare anche noi... anche noi... VON WEDEL Che cosa dice? Vuol andare in cantina anche lei? Ride sguaiatamente. La mia cognatina in nessun modo va. Che ne dici, Glotz? GLOTZ Senza alzare gli occhi. Ho fame io. Si indovina nel contegno burbero di GLOTZ un celato desiderio di venire in aiuto delle donne e salvarle per quanto è possibile dalla brutalità degli altri tre. VON WEDEL Ho fame anch'io. Stringendo CHÉRIE. Da tanto tempo digiuno! CHÉRIE Non mi tenete così... scioglietemi le braccia. VON WEDEL No, no. Mi piaci così... in mio potere. Avvicina il suo viso al viso di CHÉRIE. Non chiudere gli occhi. Guardami bene in faccia. Son brutto? No, eh? Adesso bevi questo cognac. Le mette il bicchiere alle labbra. _Eins — zwei — drei_ — bevilo! CHÉRIE distoglie il volto. FISCHER Sempre sul divano, a LUISA che s'è gettata in ginocchio davanti a lui. Ma non vi disperate così. Alla vostra bambina non accadrà nulla. Andiamo pure a vedere... Si alza. Ma è un buon uomo, Feldmann. Tutt'al più le avrà dato qualche scoppola per farla star zitta. Andiamo, andiamo... non piangete... Escono. GLOTZ venendo avanti. A VON WEDEL che tiene sempre serrata nello scialletto la piangente CHÉRIE. Cosa tormenti le donne, tu? Non sarebbe meglio mandarla a farci del caffè? VON WEDEL A CHÉRIE. Quell'uomo è brutale. È tutto stomaco. Io no. Sono tutta poesia. Beve il cognac e abbraccia CHÉRIE. GLOTZ sedendole dall'altro lato. Non gli credete. È più brutale lui di me. Accende una sigaretta. La disturba il fumo, signorina? VON WEDEL Ma no... fuma anche lei — guarda! Si sporge avanti e le caccia una boccata di fumo sulle labbra. Bella mia, se non bevi... guarda che ti dò da bere, io — allo stesso modo... come t'ho dato io il fumo. Capisci?... O non capisci? Le porge un calice di champagne e la forza a bere. CHÉRIE singhiozzando. Mio Dio! Mio Dio! Non c'è nulla, nulla ch'io possa dirvi perchè abbiate pietà? VON WEDEL Che male ti facciamo? Ecco, guarda, ti sciolgo le braccia. Toglie lo scialletto col quale la teneva prigioniera. CHÉRIE Coprendosi il volto. Orrore!... Orrore!... VON WEDEL ridendo. Ma che? Che cosa è un orrore? Glotz, qui, è un bel giovane... E anch'io... Via, non mi pare di essere ripugnante. GLOTZ Guardi, signorina. Se vuole assicurarsi la nostra benevolenza non piagnucoli così. Pensi che da tre giorni non vediamo che lacrime, non udiamo che lamenti ed urli. Non ci fanno proprio più nessuna impressione. VON WEDEL Anzi, ci urtano i nervi. Se tu ridessi, ballassi, cantassi, faresti di noi ciò che vuoi tu. GLOTZ Già. Divertiteci un poco!... Affascinateci!... domateci! VON WEDEL E bevi dell'altro champagne. CHÉRIE Beve. Non piangerò più. Non piangerò più. Ripresa dal terrore. Ma non farete nulla alla piccina! VON WEDEL Al rospo? Chi vuoi che lo tocchi? CHÉRIE Nè a mia cognata. GLOTZ Niente, niente. Non faremo niente a nessuno. La Niobe, del resto, è sotto l'ala del capitano Fischer che ha moglie e figli a casa. CHÉRIE Ah! Con un gran sospiro. Ha moglie... e figli?... VON WEDEL Sì, la moglie è grassa così! CHÉRIE sorride. E cinque figli. CHÉRIE sorridendo. Oh Dio! Che bella cosa... Mi piace pensare che ha cinque figli... Non so perchè, ma mi sento un po' più rassicurata... Con ingenuità soave a VON WEDEL. Voi non li avete... cinque figli? VON WEDEL Facendola bere. No. Noi no. Ma li potremmo avere. GLOTZ E subito! VON WEDEL E con entusiasmo! CHÉRIE Guardando dall'uno all'altro. Mi pare di avere un po' meno paura di voi... GLOTZ Eh! lo champagne... VON WEDEL E il nostro fascino personale... CHÉRIE No. No. È perchè avete detto che vi piacciono i bambini. Allora non potete essere proprio cattivi... VON WEDEL ridendo. I bambini! Ma sono una passione per noi. Non pensiamo ad altro... Le bacia la nuca. CHÉRIE Ritraendosi. Non fate così! GLOTZ Bevete una goccia anche dal mio bicchiere. CHÉRIE No — no! Ho paura che mi vada alla testa. VON WEDEL E quand'anche? Che male ci sarebbe? Feroce. Avanti! La forza a bere. CHÉRIE Già briaca, sorridendo. Ma pensate un po'!... Se io mi ubbriacassi... Ride. VON WEDEL Adesso ci canti qualche cosa. CHÉRIE Oh! mi gira la testa. GLOTZ prendendo la chitarra. Non importa. Io tengo la chitarra e tu la suoni. L'attira a sè. VON WEDEL Irritato, a GLOTZ. Non far l'imbecille. GLOTZ un po' brillo. Tu accoppati... Mette un braccio intorno a CHÉRIE. VON WEDEL Feroce. Vuoi litigare? GLOTZ Io no. T'amo troppo. Mette l'altro braccio intorno a VON WEDEL. VON WEDEL Allora beviamo alla fratellanza! — Vieni qua, colomba, che t'insegniamo a bere alla fratellanza come fanno gli studenti tedeschi. Dà un calice a GLOTZ, uno a CHÉRIE, e ne prende uno per sè. GLOTZ cantando. «_Cram pim — pam — pampuli! Crampampuli!_» VON WEDEL Intrecciando le braccia con quelle di CHÉRIE e di GLOTZ. «_Immer fidel und sans-souci — trink'ich mein Glass crampampuli._» GLOTZ E VON WEDEL «_Cram pim — pam — pampuli — Cram pampuli!_» bevono. La porta s'apre... MIRELLA pallida stravolta colla veste lacera appare sulla soglia. Si arresta un istante immobile con gli occhi sbarrati guardando CHÉRIE tra i due uomini ubbriachi. CHÉRIE Tra il singhiozzo e le risa. Mirella... Mirella... corre da lei. MIRELLA Dio!... Dio!... CHÉRIE avvicinandola. Ridi... devi ridere! Hanno detto che se ridiamo non ci fanno niente... MIRELLA Guardandola con terrore. Dio!... Dio!... VON WEDEL Volgendosi e vedendo MIRELLA. Oh! ecco il rospo!... Sei stata in cantina, rospo? ride sguaiato. MIRELLA Sottovoce e ansante a CHÉRIE. La mamma... l'hanno presa di forza e chiusa in camera... CHÉRIE Passandosi una mano sulla fronte e cercando di tornare in sè. Corri fuori... corri... cerca aiuto... MIRELLA Siamo imprigionati in casa! Vi sono due soldati sulla porta... Ho voluto passare... allora uno m'ha dato un pugno... e l'altro... l'altro ha cercato di stringermi... non so... di stritolarmi... VON WEDEL Olà! Cosa mormori, rospiciattolo? Va via, va via. MIRELLA Terrorizzata a CHÉRIE. Perchè, perchè mi mandano via? Cosa vogliono farti? CHÉRIE smarrita. Non lo so, non lo so... MIRELLA Ti ammazzeranno? CHÉRIE Forse... Non piangere! Se piangiamo ci ammazzano tutt'e due. VON WEDEL Cantando mentre GLOTZ strimpella sulla chitarra. «_Immer fidel und sans-souci — trink'ich mein Glass crampampuli_».. CHÉRIE Se potessimo spaventarli... MIRELLA O ucciderli. CHÉRIE Ti guardano! Ridi, Mirella, ridi! Poi, appena VON WEDEL si rivolge a parlare con GLOTZ. Se potessimo pensare a qualche cosa!... per farli andar via! Vedendo FISCHER che entra. Senti, ho un'idea — Susurrano insieme. GLOTZ A FISCHER, che è rientrato. Oh, capitano! E dove siete stato? VON WEDEL con una risata grossolana. Hai consolato la piangente Niobe? FISCHER Depresso, come chi ha commesso una vile azione, e ne è pentito. Bah! lurido mondo. VON WEDEL Ma non hai mangiato, tu? FISCHER amaramente. Eh va! ho pranzato e cenato. Vado a dormire. GLOTZ Un momento, capitano. Si toglie di tasca una carta topografica e la spiega davanti a FISCHER. I tre uomini si consultano, parlando a bassa voce tra loro. CHÉRIE Che ha preso dalla mensola la fiala di sublimato corrosivo — piano, a MIRELLA. Io lo farò. Va in punta de' piedi alla tavola e, cauta, mentre gli uomini non l'osservano, prende la bottiglia di cognac. MIRELLA Fuori di sè. Non farlo! Non farlo! Ti vedranno. CHÉRIE Lo so! Oh Dio, Dio! Non ne ho il coraggio! Rimette sul tavolo la bottiglia di cognac. MIRELLA colpita da un'idea. Ma potremmo dire che... l'abbiamo fatto! Così si spaventerebbero e andrebbero via. CHÉRIE Oh! No! ci ucciderebbero subito. MIRELLA Credi? CHÉRIE Sì, sì, credo. Ma quasi — lo preferirei. MIRELLA spaurita. Preferiresti — che ci uccidessero subito? Ma cosa dici! Perchè? CHÉRIE Non so perchè. Ma sento che lo preferirei. VON WEDEL separando CHÉRIE da MIRELLA. Basta di susurri... Alzando tra le braccia CHÉRIE e facendola sedere sul tavolo. A FISCHER. Guarda cugino! Una colombella briaca... CHÉRIE ride debole e insensata, tenendo chiusa nella mano la fialetta di sublimato. FISCHER Lasciate stare le donne. Esce. VON WEDEL Già. Sazio lui, esaurito l'argomento. A GLOTZ, additando CHÉRIE. Guarda un po', Glotz, come è bella quando ride! CHÉRIE ride guardando MIRELLA che si mette a ridere nervosamente anche lei. GLOTZ Guardando dall'una all'altra. E perchè ridete così? VON WEDEL È il vino. CHÉRIE No, no! Non è il vino... VON WEDEL E allora che cos'è? CHÉRIE sempre ridendo. Penso... che se sapeste ciò che so io — non sareste qui! ride come presa dall'isterismo. VON WEDEL E dove saremmo? CHÉRIE Sareste... dal dottore! VON WEDEL Ma ci siamo! CHÉRIE Appunto perchè ci siete, andreste, correndo... da un altro dottore! MIRELLA Sì, sì! correndo! ride. VON WEDEL Cosa vuol dire? GLOTZ a VON WEDEL. Vuol dire che ha bevuto troppo. CHÉRIE No... no!... siete voi — voi, che avete bevuto troppo — da quella bottiglia! Addita la caraffa del rhum che i due hanno quasi vuotata. GLOTZ sconvolto. Eh? MIRELLA Già... proprio da quella bottiglia... CHÉRIE Ormai... ride. ... avete bevuto! MIRELLA battendo le mani. Già... già... ormai avete bevuto... CHÉRIE E fareste meglio ad andare subito dal dottore... MIRELLA Subito... subito! VON WEDEL Che storie sono queste? Sei ubbriaca — vero? Le afferra il braccio. CHÉRIE Sì... sono ubbriaca... o non avrei detto... ciò che ho detto. GLOTZ a VON WEDEL. Che cosa tiene in mano? Guarda un po'... CHÉRIE Niente... niente. Cela ostentatamente dietro alla schiena la fialetta del sublimato. VON WEDEL Dà qui. forzandola ad aprire la mano. Cosa diavolo? Le toglie di mano la fialetta e legge esterrefatto. «_Sublimato corrosivo!_» Sublimato!... Lanciandosi su CHÉRIE. Ah! strega!... canaglia!... CHÉRIE scoppiando in pianto. Ma no! no... non ho fatto niente — MIRELLA Non ha fatto niente! GLOTZ a VON WEDEL. Lascia stare, va! Ce ne saremmo accorti. VON WEDEL Oh per Dio... se non l'hanno fatta ce la volevano fare. CHÉRIE No! no! Non è vero. VON WEDEL Vero o non vero — me la pagherai. CHÉRIE balza dalla tavola e fugge verso la porta a destra. GLOTZ l'afferra e la ferma. MIRELLA strillando. Ma abbiamo fatto per ridere... CHÉRIE Per ridere... VON WEDEL Sta bene — adesso rideremo! Anche noi! Afferra CHÉRIE che indietreggia contro la porta drappeggiata. MIRELLA balzandogli adosso come una tigre. Lasciatela! lasciatela! VON WEDEL aprendo col piede la porta e guardando nella camera ancora illuminata. Bene! Tutto quel che ci vuole!... Glotz! legala al letto! Afferrando MIRELLA. Quanto a te, scorpione, t'insegnerò io a mentire. MIRELLA strillando. Ah, mi uccidi? VON WEDEL Aspetta, aspetta... Con una sciarpa rimasta su di una sedia la lega rapidamente alla ringhiera. MIRELLA piange. CHÉRIE Che s'è inginocchiata ai piedi di GLOTZ. Perdonatemi — perdonatemi! lasciatemi andare! Ho detto per farvi paura. Ho detto per ridere... non abbiamo fatto niente, niente! GLOTZ crollando le spalle. Lo so, lo so. Non urlare. Tanto andava lo stesso a finire così. Guardando VON WEDEL. È un bruto quello lì. CHÉRIE cingendogli i ginocchi. Salvatemi... salvatemi! Oh mio Dio, cosa mi farà? GLOTZ Bah! Se non è lui è un altro. Guai ai vinti, povera creatura. CHÉRIE Oh, voi siete buono — lo so che siete buono, lasciatemi fuggire — Di fuori si odono voci di soldati ubbriachi che cantano «_Deutschland über Alles_». GLOTZ Dove volete fuggire? Sentite — sentite i soldati ubbriachi. L'inferno è scatenato. VON WEDEL Che ha legato stretto MIRELLA alla ringhiera col piccolo viso folle di paura rivolto alla porta aperta della camera da letto. Ecco — e tu starai qui — starai qui — a vedere! Va verso CHÉRIE e fa per trascinarla verso la camera. A GLOTZ Prendila per i piedi... GLOTZ Io no. VON WEDEL Vigliacco! GLOTZ Vigliacco tu! Apre la porta ed esce. Sulla soglia incontra FRITZ che entra. MIRELLA Fritz! aiuto — aiuto! CHÉRIE con un grido di gioia. Ah, Fritz!... FRITZ con sogghigno beffardo. Oh! guarda, guarda! La santarellina che da un anno fa la superba con me!... L'afferra, e con VON WEDEL la trascina nella camera vicina. La porta resta aperta. MIRELLA sola, legata alla ringhiera, pazza di terrore. Ah! no! — no! — no... I suoi occhi si dilatano per l'orrore di ciò che vede. Si dibatte, si contorce, strilla... e traverso i suoi urli di creatura torturata si indovina l'atroce misfatto che si compie davanti a lei. Nella strada passa una banda militare; le fiamme d'una casa incendiata illuminano la scena. CALA IL SIPARIO. ATTO SECONDO Un paesaggio di campagna inglese. Un terrazzo con sfondo di giardino in casa del Reverendo FRANK, pastore Anglicano. La Signora FRANK seduta in una poltrona di vimini lavora ad una sciarpa di lana grigia. DELIO ALLEN, nell'uniforme khaki d'ufficiale degli Highlanders Scozzesi, a cavalcioni su una seggiola regge una matassa di lana grigia che MARY svolge e raggomitola. ANNA in veste da tennis siede su uno sgabello facendo saltellare sulla racchetta delle palle da tennis. Le due fanciulle sono giovanissime, gaie e graziose. ATTO II. MARY Delio! Ecco la quarta volta che lasci cadere la lana. Sei noioso. DELIO Mille scuse, severissima cugina. ANNA Lanciando a DELIO una occhiata ridente. Trovo che Delio è veramente più decorativo che utile. DELIO È già qualche cosa. Potevate benissimo avere un cugino che non fosse nè l'uno nè l'altro. LA SIGNORA FRANK sorridendo. Fate dei discorsi molto stolti. E alla vigilia della partenza di Delio per il fronte non dovreste rammentare di lui che le sue molte virtù. ANNA Oh! come la mamma lo protegge! MARY La virtù di tener dritta una matassa Delio non l'ha davvero. Preferisco due sedie. Toglie la matassa a DELIO, la mette sulle spalliere di due sedie e vi gira intorno dipanando la lana. DELIO Collocato a riposo! Alla Signora FRANK. Cara zia, se le tue figlie non fossero tue figlie direi che sono due tigri ircane. Domani parto per le trincee — ed esse oggi dichiarano di preferire alle mie volonterose braccia due vili insensibili sedie. LA SIGNORA FRANK Hai ragione, Delio. Queste nostre ragazze inglesi a forza di sport e di educazione superiore non hanno più sentimento. MARY No. Siamo prosaiche, pratiche, positive. Si vede giungere in fondo al giardino la figura mite e dignitosa del reverendo WALTER FRANK pastore Anglicano. Ah, ecco Papà! Gli corre incontro; anche ANNA va incontro al padre e ciascuna gli prende amorosamente il braccio. LA SIGNORA FRANK al marito. Hai già finito i tuoi appunti per la predica di domani? MARY subito. Sì, sì, li ha finiti! ANNA E in nessun modo lo lasciamo tornare a rinchiudersi in casa. Vero, papà? IL REVERENDO Non li ho finiti, mie care. È venuto il missionario di Kingsway a dirmi tante cose tristi. Voglio soltanto rammentarvi che uno dei nostri reggimenti Scozzesi passa di qui tra poco. Non vorrei che lo dimenticaste. ANNA Mai più! MARY No, no! tutto è preparato laggiù sul terrazzo. Una cesta di arancie, molti pacchi di cioccolatte e sigarette, e tutte le sciarpe di lana... ANNA alla madre. Questa che fai tu, è pronta? LA SIGNORA FRANK Sì — ecco, puoi prenderla. facendone un piccolo rotolo legato. ANNA È la venticinquesima! IL REVERENDO Brave! Ecco venticinque soldati che non sentiranno freddo al collo per merito vostro... ANNA corre a portare la sciarpa in fondo al terrazzo. LA SIGNORA FRANK a suo marito. Che cosa ti ha detto il missionario? IL REVERENDO Che sono arrivati anche oggi altri treni di profughi in condizioni desolanti. Mi dice che abbiamo qui delle migliaia di questi infelici. LA SIGNORA FRANK Delle migliaia! Con rammarico. E noi non ne abbiamo accolti che tre. ANNA Oh! Gli Smith che sono milionari ne hanno una sola, e le fanno fare la sguattera. IL REVERENDO Anna! Non parlar male del prossimo. ANNA Ma è vero, babbo mio! E anche i Webster hanno licenziato le loro serve e fanno far tutto alle due profughe di Liegi che a casa loro erano signore dell'aristocrazia. Bel modo di fare la carità. IL REVERENDO Cara Anna, per due famiglie che approfittano delle altrui disgrazie, ve ne sono centinaia che sono caritatevoli davvero. Quanto a voialtre spero che avrete tutti i riguardi per le infelici che noi ospitiamo. ANNA ridendo. Oh, Mary non fa che correre in su e in giù con tazze di thè, tuorli d'uova sbattute e fiori. DELIO E mi ha portato via tutti i miei romanzi francesi per prestarli a quelle donne. Anche il mio Balzac, edizione di lusso. MARY Non ti vergogni di lagnartene? ANNA Fanno una tale pietà!... Hanno tutt'e tre tanta paura negli occhi! Paiono folli di spavento. MARY La più piccola non ha mai aperto bocca dacchè è arrivata. Credo che sia muta. IL REVERENDO Al comitato mi hanno detto che erano ottime persone — moglie, figlia e sorella di un dottore. ANNA Misericordia! E paiono pezzenti. MARY Paiono spaventa-passeri! IL REVERENDO Povere creature! Si alza. Adesso vado a terminare i miei appunti per la predica di domani. Ho scelto per testo: «Nutrite le mie agnelle.» ANNA Ma torna presto, papà. IL REVERENDO Starò pochi minuti. MARY affettuosa. Fa una predichetta breve!... Il Reverendo sorride e rientra in casa. ANNA a sua madre. Vuoi lasciarmi prestar qualche veste a quelle poverette? C'è la mia «princesse» lilla che per la piccina andrebbe benissimo... MARY E qualche mia camicetta, e la mia sottana di piqué bianco... ANNA Per Chérie il mio vestito rosa starebbe come dipinto — LA SIGNORA FRANK Adesso non esagerate. I grandi entusiasmi di voialtre ragazze non durano mai. DELIO che ha ripreso la matassa di lana. Già. Io ne so qualche cosa. ANNA Tu? Che cosa sai? MARY A che cosa alludi?... E prova a tener tese queste braccia. Dipana la matassa. DELIO Ma io ero uno dei vostri grandi entusiasmi. Appena arrivato da Oxford era «cugino Delio!» qui — «cugino Delio!» lì — «Delio ci insegnerà il tango» — ANNA Ma se il tango non lo sapevi neppur tu! DELIO Questo è un dettaglio. — «Delio ci insegnerà a nuotare» — MARY E vuoi che facciamo dei bagni adesso, in ottobre? DELIO «Delio deve giuocare con noi al tennis! Delio, vieni a giuocare al Lacrosse!» ANNA Già! al Lacrosse ci hai dato delle stangate sulla testa che abbiam dovuto stare a letto otto giorni. MARY E per poco non ci veniva la meningite. DELIO Sì... sì... va benissimo! Ma il fatto sta che io ero uno dei vostri grandi entusiasmi, e che adesso non lo sono più. E domani vado al fronte... forse a morire! ANNA Oh! se muori ridiventerai un nostro grande entusiasmo. MARY Anche se torni ferito ti adoreremo. ANNA Ti cureremo!... ti fasceremo le membra mutilate. MARY Ti appoggerai su di noi invece che sulle stampelle. Finisce la matassa. DELIO alzandosi. Ma insomma — occorre proprio essere storpi o monchi per farsi voler bene da voi? MARY Capirai bene che non possiamo intenerirci per i mali che non hai. ANNA Per i dolori che non soffri. DELIO sentimentale. E che cosa ne sapete voi delle mie sofferenze? MARY Scorgendo il Dottor BELL che arriva. A proposito di sofferenze — ecco il dottore! LA SIGNORA FRANK Oh buon giorno, caro dottore. Va incontro al Dottor BELL che entra. IL DOTTORE Buongiorno, signora Frank... Salute, care figliole. Le ragazze lo salutano amicamente. Ah, Delio!, e quando si va al fronte? DELIO Domani, dottore. IL DOTTORE Domani? Bene! — Auguri! Gli stringe forte la mano. DELIO Grazie. — Ho promesso a Mary di uccidere con questa mano sette nemici. ANNA E ha promesso di portarmene uno vivo perchè io me lo uccida da me. IL DOTTORE ridendo. Che ferocia! Siede. E come stanno le nostre rifugiate? LA SIGNORA FRANK Sempre più tristi e depresse. MARY Vado a chiamarle! Sono in fondo al giardino. ANNA Vengo anch'io. DELIO Un momento! guardando l'orologio. Devo dirvi addio, cuginette. Vado a salutare la nonna, e tornerò qui stasera. ANNA Addio, Delio! MARY Io ti dirò addio — quando ritorni. Corre con ANNA in fondo al giardino. LA SIGNORA FRANK con ansia affettuosa a DELIO. Sta attento con quella motocicletta! Non andare all'impazzata. DELIO sorridendo. Cara zia Clara! Quanto sei buona! Io credo che se tu venissi con me nelle trincee, diresti ai nemici: «Un momento!... Prego! Qui c'è mio nipote Delio. Voltate i fucili dall'altra parte.» LA SIGNORA FRANK Oh sì! Con gravità. E lo dirò — ogni mattina e sera — a Chi sai tu. DELIO baciandole la mano. Grazie. Esce. Il DOTTORE e la Signora FRANK rimangono soli. IL DOTTORE Ebbene? Mi sembrate sopra pensiero. LA SIGNORA FRANK Caro dottore, ho molte cose sul cuore. Lasciar partire Delio è uno strazio. L'amo come se fosse un figlio mio. E poi, la presenza di queste tre disgraziate... sospira. Non so dirvi a qual punto esse mi turbano. IL DOTTORE Poverette! Non mi sembrano molto esigenti. LA SIGNORA FRANK Esigenti? Ma non vogliono mai nulla. La loro umiltà è commovente. Ma... non so... qualche cosa di sinistro aleggia intorno a loro. Pausa. Quando vedo Mary e Anna andar da loro... abbracciarle... mi viene freddo... come se le mie figlie entrassero in un mondo buio, sconosciuto... Non so come spiegarmi... IL DOTTORE Vietatelo. LA SIGNORA FRANK Impossibile. Non capirebbero... mi crederebbero crudele. E poi quel sant'uomo che è mio marito predica — l'amore! Dice che la carità non si fa coll'ospitare e nutrire i disgraziati, ma coll'amarli. E le mie due pazzerelle non domandano di meglio! Direi quasi che quelle meste creature esercitino su di loro un fascino speciale. Mary e Anna sembrano subire l'attraenza strana del mistero che avvolge quelle tragiche esistenze. IL DOTTORE Lo credo. Lo capisco. LA SIGNORA FRANK Saranno buone, saranno sante creature; ma — ve lo confesso — mi fanno paura. Già, la piccina, dacchè è qui, non ha ancora mai aperto bocca!... Non ha mai sorriso, non ha mai parlato. Io credo — temo — che abbia la mente turbata. IL DOTTORE Eh! Potrebbe darsi, pur troppo, che fosse un caso di psicosi causata dallo spavento, dal dispiacere... O peggio, potrebbe essere un caso di demenza precoce — che, pur troppo, è inguaribile. LA SIGNORA FRANK Oh! speriamo di no!... Anna l'adora questa fanciulla. Non fa che guardarla. Cerca di spiarle negli occhi il primo bagliore d'un sorriso... E Mary non è felice che quando si trova tra quelle altre due macabre figure i cui volti pallidi racchiudono chi sa quali orrendi misteri... Cosa avranno visto, cosa avranno subíto, queste donne? Una pausa. Come è amaro per me mettere a contatto di tali sinistri misteri le candide anime delle mie bimbe! IL DOTTORE Ecco uno dei mille problemi minori creati dalla guerra. LA SIGNORA FRANK Lo so, lo so che è un problema minore. So che in confronto alle atrocità, alle sofferenze che straziano il mondo, questa sofferenza mia è insignificante. Ma per una madre, di cui la meta nella vita è stata quella di sorvegliare con amorosa ansia le pure anime delle sue figlie, che le ha vedute fiorire come gigli nel più perfetto candore — è doloroso — anche se è un dovere di carità cristiana che lo impone — dover strappare da quei vergini cuori il velo dell'innocenza. Credetemi, è doloroso! Ed ogni madre sentirà questo con me. IL REVERENDO che si è avvicinato coi suoi appunti in mano. Clara — Posandole una mano sulla spalla. è questo un sacrificio che diamo in olocausto alla guerra. Tutti dobbiamo dare ciò che abbiamo di più caro. Altri genitori danno i loro figli... E questi a loro volta danno il sangue loro, senza rimpianto. Noi — noi diamo ciò che di più prezioso abbiamo — non il tetto e il pane soltanto — ma, se ci viene richiesta, anche la celestiale innocenza delle nostre figlie. Esse per poter compatire le miserie umane devono conoscerle. La vera carità non dev'essere cieca. L'incoscienza deve morire perchè possa nascere la pietà. Restano immobili guardando avvicinarsi dal fondo del giardino prima ANNA che circonda col braccio la piccola figura china di MIRELLA, in logora veste nera. Indi tra le due tragiche figure di CHÉRIE e di LUISA, viene MARY, bionda e ridente. È vivido il contrasto tra le due chiare gioconde fanciulle inglesi e le tetre profughe. ANNA affettuosamente a MIRELLA. Ecco il buon dottore. Gli dirai almeno buongiorno. MIRELLA guarda fisso innanzi a sè senza rispondere. Pare che non oda nulla. IL DOTTORE accarezza il volto della fanciulla poi si volge a LUISA e CHÉRIE. Ah! e come stiamo oggi? a LUISA. Ancora vertigini e deliquio? LUISA a bassa voce. Sì. MARY E ha sempre nausea quando mangia. A questa frase pronunciata con chiara ingenuità da sua figlia un fremito d'ansia passa sul volto della signora FRANK. IL DOTTORE bonario. Eh! il patema d'animo. a LUISA. Non avete nessuna notizia di vostro marito? LUISA Nessuna. IL DOTTORE Ecco! per farvi guarire basterebbe una bella lettera annunciante il suo arrivo in congedo... LUISA con un singhiozzo. Ah — no! no! MARY spingendo avanti CHÉRIE. E la mia piccola amica qui, guardi com'è pallida, dottore! IL DOTTORE Niente niente. Bistecche ed aria fresca... MARY insistendo. Ma le senta un poco il polso. Oggi mi ha detto che le pare d'aver qualche cosa al cuore. IL DOTTORE a CHÉRIE. E che cosa si sente? CHÉRIE a voce bassa. Niente. MARY a Chérie. Ma perchè non dici quello che hai detto stamattina a me? In un gran silenzio MARY dichiara. Tutt'a un tratto stamattina è diventata pallida pallida, e ha dato un grido. Dice che le è parso di sentire sotto al cuore come un batter d'ali — così... brrr! Per illustrare ciò che dice, MARY tende le mani in aria e le fa oscillare imitando un tremolìo d'ali. Vi è un istante di silenzio costernato. Tutti guardano CHÉRIE. Anche LUISA si volge a guardarla, con viso di sbigottimento e terrore. IL DOTTORE aggrottando le ciglia. Niente, niente. Sarà un fenomeno d'anemia. Volgendosi alla Signora FRANK e abbassando la voce. Se crede possiamo entrare. — Sarà bene ch'io la visiti... ANNA che ha udito. Oh no! no! Adesso a momenti passano i soldati. E poi c'è la trasformazione! Guardando le due ragazze con un sorrisetto birichino. La trasformazione come nella Cenerentola. MARY ridendo. Sicuro! Noi vi facciamo da madrine... Andiamo! È già tutto combinato! Prende pel braccio CHÉRIE e MIRELLA. Andiamo a farvi belle! Il dottore per oggi scriverà una ricetta di fantasia! ANNA a MIRELLA. Vorrei tanto sentire la tua voce! Dimmi una parola — una sola. Dimmi almeno che mi capisci. MIRELLA nè la guarda nè risponde. Vorrei vederti sorridere... CHÉRIE sconsolata. Non può, non può sorridere — povera Mirella! Le quattro ragazze entrano in casa. LUISA Seguendole con lo sguardo ansioso. Dove vanno? LA SIGNORA FRANK Le mie figliole vogliono far mettere alla vostra bimba e a Chérie delle vesti più chiare. Sperano così di rallietarle un poco. E voi, cara, non vorreste cambiare questo vestito nero... LUISA Ah, no!... Non potrei. Il mio lutto è eterno. Si copre il volto. LA SIGNORA FRANK Sedete... Le dà la poltrona di vimini. Il Dottore e il Reverendo FRANK parlano sottovoce nel fondo del terrazzo. LA SIGNORA FRANK Quanto siete triste, povera donna! Vorrei potervi confortare. LUISA Lo potete forse... Signora! Ma lo vorrete? LA SIGNORA FRANK Con tutto il cuore. Che cosa vi occorre? LUISA cupa. Mi occorre... l'aiuto del medico. LA SIGNORA FRANK Ma eccolo!... Additando il Dottor BELL. È un angelo d'uomo e uno scienziato valente. al Dottore. Dottore... venite qui. Abbiamo bisogno di voi. IL REVERENDO Vi lascio... LUISA impulsivamente. Oh!... gli stende la mano. Voi siete il medico dell'anima... ed è tanto malata l'anima mia! IL REVERENDO prendendole la mano. Sono onorato della vostra confidenza, Signora. Le siede accanto. LUISA al Dottor BELL. Dottore!... Poi rivolgendosi alla Signora FRANK. Signora!... Oh Dio, non so come dirlo!... Mi accade la più orribile delle sciagure — LA SIGNORA FRANK Parlate, cara. LUISA Si copre il viso colle mani poi con improvviso impeto angoscioso. L'onta che ho subíto — _si perpetua in me!_ Vi è un istante di silenzio costernato. LA SIGNORA FRANK comprendendo. Oh!... povera donna. IL DOTTORE a bassa voce. Ne siete sicura? LUISA ansante. Sicura... sicura!... Oh in quale strazio vivo da questi quattro mesi, dapprima sotto l'incubo spaventoso del dubbio — ed ora sotto l'orrore della certezza! Giorno e notte ho sperato... ho sperato che non sarebbe così. — Ho sperato che un giorno mi sarebbe concesso l'oblio! Mi dicevo che dopo molto tempo — dopo un anno... dopo tanti anni forse — il ricordo orribile sparirebbe dalla mia mente, il brivido mi escirebbe dalle carni. Invece — no! balza in piedi. L'onta s'è fatta eterna! la violenza s'è fatta umana! il delitto è vivo — e palpita in me! Una lunga pausa. IL REVERENDO ponendole una mano sul capo chino. Coraggio, figlia mia. LUISA Ah ne avrò, ne avrò del coraggio! Affronterò la morte, con letizia, con gratitudine! al Dottor BELL. Dottore, dottore! Se muoio non me n'importa. Ma il delitto non deve vivere. Ciò che fu concepito nell'odio e nell'orrore non deve, non deve vedere la luce. IL DOTTORE colpito. Signora! che cosa mi domandate? LUISA Domando la liberazione... immediata, completa! E se voi, dottore, non vi sentite di darmela, la morte me la darà! IL REVERENDO grave. Povera donna. Voi siete vittima di un atroce delitto, è vero. Tutta la nostra pietà vi è dovuta — e l'avrete. Rimarrete in questa casa come una nostra figlia, diletta e sacra. Avrete da noi tutte le cure, tutte le tenerezze. E nell'ora del vostro supremo martirio voi non sarete abbandonata. LUISA ritraendosi inorridita. Cosa dite — cosa dite — IL REVERENDO sempre più grave. Dico che perchè voi avete sofferto della nequizia umana non avete il diritto nè di proporvi nè di spingere altri a commettere un atto delittuoso. LUISA Un atto delittuoso? Ma il delitto sarebbe di rassegnarmici. Di vivere per altri cinque mesi questa tortura, eppoi di dare la vita a ciò che non può, che non deve vivere. Alla Signora FRANK. Signora! voi che siete donna — dovete capire — Colle mani nei capelli. capire che cosa è stata quella notte... colla porta aperta... i soldati ubbriachi nella casa! Ah, io vorrei nascondere la faccia sotto la terra quando ci penso. LA SIGNORA FRANK Povera donna! LUISA Mille volte al giorno ringrazio Iddio che la mia bambina — ammutolita per chi sa quale spavento! — non possa domandarmi: «Mamma, cos'hai? Che cosa pensi?» Dovrei dirle: «Penso che sono maledetta tra le donne, che sono indegna di alzare la fronte. Penso che porto nel mio seno un essere immondo che renderà eterna l'onta che ho patito»... Ah! Con violenza folle. Ma io mi strapperò gli occhi prima di vederlo, mi lacererò il petto prima di nutrirlo... e con queste mani — se nasce — lo strangolerò! IL REVERENDO Donna, voi bestemmiate. LUISA No, no! non bestemmio. Pensate... pensate... che ho un marito — che m'ama — che combatte per noi nelle trincee! che un giorno, se il cielo è pietoso, tornerà! E volete che io gli vada incontro recando in braccio il figlio d'un nemico?... Un silenzio. Ma io lo sento... sento che divento pazza sotto quest'incubo, pazza di terrore e d'odio. Cerco di sfuggire a me stessa, di sottrarmi alla velenosa cosa che è in me, che ogni giorno prende maggiore forza, ogni giorno diviene più vitale, ogni giorno m'invade di più. Dottore, dottore! è un cancro — un cancro vivente che è in me! — Toglietemelo, liberatemene, o mi darò la morte. S'accascia col viso in grembo alla Signora FRANK, che le pone in atto d'infinita pietà la mano sul capo. IL DOTTORE rivolto al Reverendo FRANK. Voi sarete sdegnato contro di me, caro amico; sarete forse più che sdegnato... troverete forse nella vostra coscienza la necessità di denunciarmi. Ma io intendo liberare questa donna. IL REVERENDO Voi — voi commettereste un delitto simile? Vi rendereste reo d'un crimine? IL DOTTORE Reo o non reo — davanti a questo caso sento l'obbligo d'intervenire. IL REVERENDO Uccidereste un essere umano? IL DOTTORE Non è quasi ancora un essere umano. Per me questa donna è afflitta da un morbo, da una infermità. Essa porta in sè un male che va estirpato. Se questa donna in queste stesse condizioni fosse tisica, si ammetterebbe senz'altro l'intervento. Orbene, essa è ammalata, essa è psicopatica. Il continuare in queste condizioni mette a repentaglio la sua vita e la sua ragione. Il dottore ha il diritto — anzi — ha il sacrosanto dovere di salvarla se può. IL REVERENDO A spese della vita umana ch'essa porta in sè? IL DOTTORE Sì, sì. A spese di questo germe di vita, malefico e intossicato. Se questa creatura vive sarà un deficiente o un delinquente, concepito nell'odio, nella brutalità, nell'alcoolismo. E la madre andrà al cimitero o al manicomio. — Ditemi ciò che volete, io la libererò. LA SIGNORA FRANK Impetuosa. E farete bene, sant'uomo che siete! IL REVERENDO Clara, Clara! Anche tu sei senza coscienza. Non s'infrangono impunemente le leggi divine... IL DOTTORE Non è per legge divina che questa sciagurata si trova oggi in queste condizioni. Ogni legge divina ed umana è stata infranta dagli immondi bruti che la guerra ha scatenato. La legge divina dà alla donna il diritto di selezione. Essa ha il diritto di scegliere chi sarà il padre delle sue creature. E questo sacrosanto diritto è stato violato. LUISA Congiungendo le mani con un singhiozzo di gratitudine. Ah, dottore, dottore! IL DOTTORE Con fermezza, volgendosi verso il Reverendo. Prendo su di me qualsiasi responsabilità. IL REVERENDO Dottore; noi siamo dei vecchi amici. Con quanto affetto, con quanta autorità ho, vi prego — vi comando di desistere dal vostro proposito. IL DOTTORE Farò ciò che sento essere mio dovere. IL REVERENDO con dolore, ma risoluto. Ed io farò il mio. LA SIGNORA FRANK Commossa, prendendo dolcemente il braccio di suo marito. Che sarà — di pregare per loro! LUISA Baciandole con fervore la mano. Oh, Signora! MARY e ANNA entrano correndo. MARY Guardate!... Guardate Chérie e Mirella! Queste entrano timidamente, vestite d'abiti chiari e diafani. MIRELLA cammina come in sogno. CHÉRIE sorride, trasfigurata e gaia. MARY Indicando MIRELLA. Vedete Cenerentolina trasformata? Aspetta, Mirella! anche per te ci vogliono le scarpette incantate, come nella leggenda. Rientra in casa correndo. CHÉRIE a LUISA. Mi pare... non so... questa veste... questa gente così buona... Mi pare di svegliarmi da un sogno spaventoso. Dimmi, Luisa, tutto ciò che è accaduto a casa nostra, l'abbiamo sognato... l'abbiamo sognato — non è vero? LUISA agitata e febbrile. Sì, sì, abbiamo sognato. Tra poco non resterà più nulla, più nulla di quel sogno spaventoso. CHÉRIE Io sovente penso così. Penso... che non è stato vero! LUISA appassionata. Chérie! _Non è stato vero!_ Nulla rimarrà, nulla! Saremo quelle di prima... CHÉRIE Ah! se anche la piccola Mirella tornasse quella di prima! LUISA soffocata. Guardala! CHÉRIE si volge e guarda MIRELLA che MARY ha sollevata e messa a sedere in alto sopra il muricciuolo in mezzo ai fiori. Ora MARY, china davanti a lei, la calza di scarpette bianche. ANNA è corsa in casa, ed ora ritorna recando uno specchietto in mano. ANNA Guardati, Mirella! MIRELLA nella sua veste bianca, circondata di fiori, si guarda nello specchio e — lentamente, meravigliosamente — schiude le labbra al sorriso. CHÉRIE Con un grido di letizia. Ah Luisa, guarda! Mirella sorride! Corre a MIRELLA e la prende tra le braccia. ANNA Alla Signora FRANK e agli altri. Ha sorriso! Mirella ha sorriso... Avete visto? LUISA Alla Signora FRANK. Ah! che giornata meravigliosa è questa, che ha reso il sorriso alla mia bambina e la speranza a me. Non la scorderò mai questa giornata mille volte benedetta! Si rivolge timida nella sua gioia anche verso il Reverendo FRANK, ma questi gravemente si scosta da lei e con viso severo e addolorato entra in casa. LUISA Alla Signora FRANK seguendo collo sguardo il Reverendo. Una sola cosa mi affanna. Se... egli non perdonasse! LA SIGNORA FRANK Baciando in fronte LUISA. Ha già perdonato. — È un'anima angelica. Entra in casa. Il DOTTORE e LUISA la seguono. Le quattro fanciulle restano sole. S'ode di fuori, ancora lontano, il canto dei soldati inglesi. «_It's a long long way to Tipperary,_ «_It's a long way to go..._» Il canto continua. CHÉRIE a MARY. Che cosa sono quei canti? MARY Ah eccoli! sono gli Highlanders Scozzesi! È il reggimento di Delio! Una parte va già oggi a Southampton ad imbarcarsi. Andiamo, andiamo in fondo al terrazzo — abbiamo già lì le ceste di sigarette, arance e doni... CHÉRIE Vanno in Francia? MARY abbracciandola. E nel Belgio! MARY e CHÉRIE corrono in fondo al terrazzo e sventolano i fazzoletti. ANNA a MIRELLA. Vieni Mirella! Vieni anche tu. MIRELLA si lascia condurre in fondo al terrazzo — indi sta immobile come una statuetta guardando giù. MARY, ANNA e CHÉRIE lanciano fiori, pacchi di sigarette, cioccolatte e arance ai soldati che passano sotto al terrazzo, invisibili, ma dei quali s'ode il passo e il canto. VOCI DI SOLDATI «_Good bye, Piccadilly_, «_Farewell, Leicester Square!_ «_It's a long long way to Tipperary_, «_But my heart's right there._» ANNA ridendo. Guarda quel biondino!... Lancia giù una scatola di sigarette. MARY gettando arance. Addio! addio! felice ritorno!... CHÉRIE sventolando il fazzoletto. Buona fortuna!... Si ode il «Piffero» trionfale degli Highlanders Scozzesi. CHÉRIE Ah! quando si udrà quel suono nel Belgio? Nel mio villaggio?... Sarà la vittoria — la vittoria e la pace! ANNA Arrivederci, Tommy! MARY col noto grido dei soldati inglesi. «Siamo forse scoraggiati?» VOCI DI SOLDATI in coro tuonante. «No!» MARY «Siamo forse tristi?» Le Voci «No!» ANNA «Temiamo la morte?» LE VOCI «No!...» Urrà! CHÉRIE Se andate nel Belgio salutatemi Givray... LE VOCI Urrà! Il canto riprende e s'allontana. LUISA con un mantello e un velo esce vacillante dalla casa. LUISA Chérie!... Mirella! CHÉRIE correndo a lei. M'hai chiamato? LUISA Conduci qui Mirella. CHÉRIE va a prendere la fanciulla e la conduce da LUISA. CHÉRIE a LUISA. Esci? Dove vai? LUISA Te lo dirò. Inginocchiata davanti a MIRELLA. Oh Mirella, Mirella! Vado via. Dì: «addio, mamma!» Dì: «addio, mamma!» Piange nascondendo il viso nella veste della fanciulla. MIRELLA immobile la guarda senza espressione. CHÉRIE Luisa, cara! Che cos'hai? LUISA a MIRELLA, singhiozzando. Quale miracolo ci vuole per richiamare la tua piccola anima quaggiù? È volata via — dì? È volata via — come una rondinella, spaventata dalle infamie degli uomini? Non tornerà più?... non tornerà più? La bacia appassionatamente con tristezza. A CHÉRIE. Riconducila via! E poi — torna! CHÉRIE obbedisce. Indi ritorna subito a LUISA. MARY, ANNA e la figuretta immobile di MIRELLA rimangono per alcuni istanti in fondo al terrazzo, poi escono andando nel giardino. CHÉRIE a LUISA. Luisa! Parlami. LUISA Sì; devo parlarti. Finora non ho mai osato. Ma ora... ora bisogna ch'io ti parli. CHÉRIE tremante. Di che cosa? LUISA quasi senza voce. Di... quella sera... CHÉRIE Ah no! non parlarne! Hai detto che era un sogno!... Hai detto che era un sogno!... LUISA Chérie, sorellina mia! Per te, forse, per te! Non ho mai osato chiederti nulla. Ti ho visto un tale terrore negli occhi... E poi sempre lo sguardo allucinato di Mirella era su noi. Dimmi — per te, forse, non fu che un sogno? CHÉRIE Non so... non so! Che cosa è accaduto? Cosa è stato vero di ciò che — ripensandoci — mi agghiaccia il cuore? Certo deliravo!... Hanno preso Mirella — l'hanno legata alla ringhiera... col piccolo viso folle rivolto alla porta di camera mia... quella porta drappeggiata di rosso.... Come forsennata, rivivendo la terribile ora. Poi... poi hanno legato anche me! piangendo. Oh Dio, Dio, Dio!... e c'era Fritz! Fritz — che rideva!... O me lo sono sognato? Vedi... .. io non riesco... non riesco... a dividere il sogno dalla realtà. Ho come un velo qui... con gesto agitato e ripetuto come per togliersi qualche cosa dalla fronte. una specie di ragnatela... che non posso strappare. LUISA Mia povera Chérie! CHÉRIE cercando di ricordarsi. Mi pare allora d'essere passata di deliquio in deliquio... e c'era chi strillava... strillava... Ero io? Aggrappandosi a LUISA. Credi che ero io? LUISA rabbrividendo. Ah! CHÉRIE Non so perchè strillavo! Non avevo paura di morire... Mi pare, oh Dio!... mi pare anzi che volevo morire! Volevo morire. E non mi uccidevano. Mi stritolavano... mi dilaniavano... e Fritz, il terribile Fritz — rideva!... E poi, più niente! Un silenzio. Non mi ricordo più niente. Mi sono svegliata su quel battello, in alto mare, fra tanta gente... E tu, e Mirella mi stavate accanto e mi guardavate con occhi di desolazione. LUISA Povera, povera creatura! CHÉRIE Ma ormai tutto è passato. Perchè ne riparli? Perchè? Hai detto che eravamo come prima — LUISA prendendole la mano e parlandole da vicino. Sei certa d'essere come prima? CHÉRIE la guarda sbigottita senza comprendere. Sei certa? Un silenzio. _Ti senti_ — come prima? CHÉRIE paurosa. Sì... credo. Non so... Il dottore mi dice... che sono anemica — che sono scossa... ma che presto tornerò sana e allegra. Dice che scorderò tutto... LUISA esitante, turbata da ciò che deve dire. Io... io — non sono come prima. CHÉRIE agitata. Perchè? Come? Cos'hai? LUISA Io devo partire. Vado questa sera stessa col dottore. Egli mi curerà. Egli mi guarirà. CHÉRIE Ma perchè? Che male hai? Mi fai paura... LUISA Povera Chérie innocente! Come dirti... come dirti?... Ah, con quale brutalità devo aprire i tuoi occhi alla vita! Mentre essa parla CHÉRIE è stata presa da un tremito convulso. Ora con un grido balza in piedi e si pone una mano sul fianco. Ah! ancora! _ancora!_... Cogli occhi allucinati, estatici, guarda in faccia a LUISA. Che cos'ho?... In un susurro. Che cos'ho?!... LUISA Chérie! CHÉRIE come rapita in un'esaltazione immensa. Che cosa sento?... Luisa!... Luisa!... Che cosa — _vive_ — in me?! Un lungo silenzio. LUISA piangendo. Ah! anche su te, anche su te è caduta la mala sorte. CHÉRIE Che cos'è? Che cos'è? LUISA È la cosa terribile, Chérie! Stringendola tra le braccia. Chérie — tu sarai madre! CHÉRIE quasi senza voce. Madre!... Io!... Rimane immobile, estatica, come davanti ad una visione che l'abbaglia. LUISA Senti, Chérie, senti! Non disperarti. Il dottore salverà anche te. Abbassando la voce. Il figlio della tua vergogna non vedrà mai la luce. CHÉRIE sbigottita. Non vedrà mai... la luce... LUISA No — no! Questa sciagura non ti colpirà. Questo tuo bambino — CHÉRIE afferrandole il braccio. Questo... mio... bambino! Questo mio bambino... Luisa! Ciò che ho sentito fremere... in me... è — _il mio bambino?_ Pronuncia queste tre parole con una soavità indescrivibile, lo sguardo estatico, le mani incrociate sul petto. LUISA Calmati, Chérie, angelo innocente! Anche tu sarai salvata da quest'onta. Il dottore prenderà su di sè questa duplice responsabilità. Il delitto di cui sei stata vittima non avrà conseguenze. CHÉRIE Quale delitto?... Io non comprendo. LUISA inorridita. Ma non ricordi — non ricordi ciò che è accaduto in quella notte della tua festa.... CHÉRIE vagamente colla mano sulla fronte. Non ricordo... Sono svenuta... non ricordo più. LUISA Ma comprendi — comprendi — additando il DOTTORE che esce dalla casa seguito dal Reverendo FRANK. che — egli ti aiuterà. Egli ti salverà da quest'onta. Tu non sarai la tragica madre di una creatura ancor più tragica. Questa malefica fiammella di vita — egli la spegnerà. CHÉRIE con un grido selvaggio. No! Un grande silenzio. LUISA quasi senza voce. No?! Che cosa dici? CHÉRIE No! Non voglio. Il Reverendo muove verso di lei, grave e solenne, e le si ferma al fianco. LUISA Tu vuoi essere madre senza essere sposa!... Vuoi dare la vita a un essere malefico concepito nella lussuria, nel sacrilegio, nell'ubbriachezza? CHÉRIE Non so... non so! Non capisco ciò che dici... Non capisco ciò che sento.... Indietreggiando, grandiosa. Ma so che qualche cosa di sacro è in me! LUISA Qualche cosa di sacro? Ma che cosa dici — che cosa dici! È una cosa mostruosa ciò che tu porti in seno. CHÉRIE stupita. Ma non è mio figlio? Non hai detto ch'era mio figlio? Guardando da LUISA al DOTTORE con occhi paurosi. Cosa volete fare? Volete portarmelo via? Non voglio — non voglio. IL REVERENDO posandole una mano sulla spalla. Ah, veramente è sacro ciò che s'è svegliato in quest'anima — il sacrosanto istinto della maternità! Al DOTTORE. I vili le hanno violato il corpo. E voi, volete dunque violarle l'anima? Un istante di silenzio. IL DOTTORE È arbitra lei dei suoi destini. LUISA Ma pensa — pensa all'avvenire. Pensa — a Florian. A Florian che ti vuole sua sposa... CHÉRIE come in sogno. Non lo ricordo. LUISA Ma pensa, pensa che il padre di questa creatura è l'abbietto soldato ubbriaco che ti prese e ti legò... CHÉRIE Non ricordo. Cogli occhi chiusi. Non ricordo... non ricordo. LUISA Non senti vergogna? Dolore? Rimorso? CHÉRIE Immobile, con voce dolcissima, rapita da un'estasi quasi ultra-terrena. Non sento nè vergogna, nè dolore, nè rimorso. Non sento più niente, non ricordo più niente... Non esiste che questo brivido nuovo, questo palpito di vita — questa cosa divina che s'agita in me! Con un fremito immenso. Ah! la mia creatura!... _vive, vive!_ — Colle sue piccole mani mi ha afferrato il cuore! Vacilla. Il Reverendo la sorregge tra le sue braccia. CALA IL SIPARIO. ATTO TERZO La sala d'entrata nella casa del Dottor BRANDES, come al Iº Atto. È sera. LUISA, accanto al fuoco, legge una lettera. Con impeto di gioia se la reca alle labbra. Si ode bussare alla porta d'entrata. ATTO III. LUISA Chi è? Una voce di donna risponde. LUISA apre la porta. Entra JANE, infermiera della Croce Rossa americana. Veste l'uniforme grigia e rossa, colla croce rossa sul braccio. Porta in mano una scodellina di latte e un piccolo pacco. JANE Eccomi. LUISA con un dito sul labbro per imporle silenzio. Un momento, cara Jane. Va in punta de' piedi a chiudere la porta drappeggiata della camera a destra. JANE Dorme? Si toglie il lungo mantello. LUISA Sì. Dormono tutt'e due. Da mezz'ora non s'è sentito un respiro. JANE Bene. Ecco il latte... Depone la scodella. ... e guardate cos'ho qui! LUISA Un panino! Un panino bianco! Ma come avete fatto? JANE ridendo. Altissime influenze... corruzioni negli alti circoli governativi... LUISA Ah, si vede che siete americana! Tutto vi riesce. Ottenete ciò che volete. JANE È vero che ci fanno un po' la corte. Anche verso di me — la più umile rappresentante degli Stati Uniti — si dimostra una benevolenza inverosimile. Ma vedo che avete una lettera! LUISA Pensate, pensate! Da mio marito... Bacia appassionatamente il foglio. JANE Ma come avete fatto a riceverla? LUISA a bassa voce. Figuratevi che me l'ha portata un uomo — un uomo che pareva un contadino — sudicio, zoppo, d'aspetto truce. Ha battuto alla porta — e appena l'ho socchiusa m'ha gettato sulla faccia il foglio — così — ed è fuggito. JANE È strano. — Sulla busta non c'è niente? LUISA Ma non c'era busta! E sul foglio non vi sono che poche parole: «Sto bene. Vi rivedrò. Vi abbraccio.» JANE Ma come vi spiegate — LUISA Non so! Non capisco. JANE Non importa capire. Aspettate e confidate. Versa il latte in una casseruoletta e s'avvicina al fuoco. LUISA Sì — aspetto e confido. Piega il foglio e se lo cela in petto. JANE accennando alla porta drappeggiata. E Chérie? Si è alzata oggi? LUISA Sì. JANE È uscita! LUISA chinando il capo. Sì. JANE impetuosa. Ah — s'è dunque decisa? Ha trovato finalmente il coraggio... LUISA amaramente. Era meglio se non l'avesse trovato. Jane! Jane! Quella passeggiata!... quella breve terribile passeggiata attraverso questo paesello che ci ha viste nascere — ah! che Via Crucis è stata per noi! JANE Vi hanno detto qualche cosa? LUISA Niente — niente! Nessuno ci ha detto niente. Si copre il viso colle mani. Non fatemelo ricordare — non fatemelo ricordare! JANE dopo un breve silenzio. Ma nessuno vi ha salutato? LUISA Nessuno. JANE Povera Chérie... Sospira. Devo far bollire questo latte perchè trovi pronta la cena quando si sveglia. China sul fuoco vi mette a scaldare il latte. Coraggio! Presto avremo delle grandi notizie... LUISA Che notizie? JANE misteriosa. Mah! Non so — c'è in aria qualche cosa. LUISA balzando in piedi. Che cosa?! JANE Nulla di definito, di sicuro... ma lo vedete anche voi... l'arrivo di quel biglietto... Non so — non so. Sento che grandi eventi si preparano. LUISA Ah! tutto, tutto mi fa paura. JANE Paura? LUISA Sì. Ho i nervi malati dacchè sono tornata qui. Questo paese, che da bambina amavo tanto, oggi mi fa orrore. Ah, Jane! era meglio se avessimo lasciato confiscare questa nostra povera casa, piuttosto che obbedire all'ordine dei nostri padroni e conquistatori! Era meglio rimanere nel nostro esilio in Inghilterra, che non tornar qui ad essere scherno e dileggio di quanti ci conobbero — e per di più, sentirsi alla mercè delle belve che ci hanno conquistato. JANE Avete fatto il vostro dovere tornando qui. Non ve ne rammaricate. Quando vostro marito tornerà... LUISA scoraggiata. Ma come volete che torni? Come volete che torni? Questo biglietto può averlo scritto dei mesi fa. Forse è ferito. Forse è prigioniero. JANE Le ferite guariscono. I prigionieri si liberano. Tornerà. E troverà sua moglie che l'aspetta, e la sua casa in ordine, e il suo paese — abbassa la voce. — spazzato dal vile nemico e riconquistato alla libertà! LUISA agitata. Jane, che cosa vi fa dir questo? JANE col dito sulle labbra. Zitta! Guardandosi attorno. So quel che so — ma non posso parlare. So che la salvezza è alle porte. LUISA Che cosa dite! JANE sottovoce. Da un'ora all'altra — da un'ora all'altra! LUISA con angoscia. Ah!... E quando Giorgio tornerà, troverà Mirella, la sua bambina — muta! inconscia! Vagante nell'ombra della vita come un piccolo spettro. Ah povero Giorgio! Forse sarebbe meglio che non tornasse. JANE Ma Mirella guarirà. LUISA incredula e mesta. Ah! Ci vorrebbe un miracolo. Sono tanti mesi ormai... JANE Perchè la lasciate ancora da madame Doré? Ora potrebbe venir qui. Capisco che un mese fa, al vostro arrivo, l'abbiate condotta subito dalla vostra vecchia amica. Ma ora che Chérie è guarita... pausa. ... ora che... l'evento è compiuto — LUISA Jane — io tremo — io tremo di lasciarla entrare in questa casa. JANE sorpresa. Perchè? Perchè vedrà il bambino di Chérie? LUISA Agitata. Non è questo. Ma perchè è qui — qui — dove noi siamo, in questa stanza stessa — che il terrore le ha sconvolto la mente. Qui, qui che l'orrore l'ha ammutolita. Non so — non so che cosa accadrà quando per la prima volta essa entrerà qui — quando rivedrà quella ringhiera a cui quei mostri l'hanno legata!... quando rivedrà — quella porta! Ah! quella porta!... Addita la porta drappeggiata della camera di CHÉRIE. Quella stanza dove gli orrori si sono compiuti che le hanno agghiacciata l'anima, che me l'hanno mutata in una piccola statua di terrore! Un silenzio. JANE Ma dovrete pur decidervi. Non potete lasciarla per sempre in casa d'estranei. Una pausa. E se... Le afferra la mano. ... e se... LUISA Se cosa? JANE Se questa emozione — Luisa! non so — quasi non oso dirlo... LUISA Parlate! JANE Non potrebbe darsi che — come il trauma psichico le ha tolto la favella — il rinnovarsi della scossa morale... LUISA colpita. Ah, cosa dite! cosa dite! Si guardano a lungo. LA VOCE DI CHÉRIE nella stanza vicina. Luisa! LUISA Vengo, cara! vengo! Va alla porta a destra e l'apre. È qui la cara Jane... Torna indietro, guarda JANE un istante con occhio trasognato, indi esce rapidamente dal fondo. JANE parlando a CHÉRIE che ancora non è apparsa. Ecco pronta la cena per la paziente!... una cena da principessa di leggenda. Versa il latte caldo nella tazza e mette il panino su un piatto. LUISA che è andata a prendere un mantello ed ora l'indossa rapidamente. State qui, Jane. Avrete cura di loro. Io torno subito. JANE E dove andate a quest'ora? LUISA soffocata dall'ansia e insieme dalla speranza. Vado — a prendere Mirella! Le due donne si guardano per un istante con intensa commozione — poi LUISA esce rapidamente. CHÉRIE pallidissima appare nel vano della porta. Indossa una vestaglia bianca ma si ravvolge tutta, freddolosamente, in uno scialle scuro. CHÉRIE parlando con voce debole e spenta. Buona Jane! JANE Vieni, vieni vicino al fuoco. CHÉRIE venendo avanti lenta, e lasciandosi cadere nella poltrona che JANE le ha spinto accanto al fuoco. Dov'è Luisa? JANE portandole il latte. Torna subito. Adesso bevi — e mangia. Guarda cos'hai qui! CHÉRIE Oh!... un panino bianco!... Che meraviglia! Ma Luisa dov'è andata? JANE inginocchiata presso a lei regge la tazza di latte e le dà da mangiare come a un bambino. È andata — a prendere Mirella! CHÉRIE Oh Dio! A prendere Mirella! Mirella verrà qui! JANE Ma sì. Non vuoi mica che stia eternamente lontana quella povera creatura. CHÉRIE Ma allora... JANE Allora? Allora Mirella starà qui, ecco tutto. Le mette il cucchiaio alla bocca. Mangia. CHÉRIE Ma io dove mi nascondo? JANE Che idea! Perchè vuoi nasconderti? CHÉRIE Ma — il bambino!... Cosa dirà Mirella? JANE Ah... Con enfasi malinconica. ... non dirà nulla, povera Mirella! CHÉRIE china il capo e si copre gli occhi colla mano. JANE Mangia. CHÉRIE Ho finito. Aspetta! S'alza, va alla porta drappeggiata e sta un istante in ascolto. JANE Cosa c'è? CHÉRIE volgendosi col viso illuminato da un sorriso raggiante. Dorme!... Che gioia!... Adesso per un'ora o due sarà savio come un cherubino! Ride. JANE non risponde. Un silenzio. CHÉRIE mettendo una mano sulla mano di JANE. Jane! Come è triste e terribile. JANE Che cosa? CHÉRIE Tutto. Ma più di tutto... JANE Più di tutto? CHÉRIE Il silenzio. Il silenzio che c'è intorno... a quella povera culla. JANE non risponde. Altre mamme parlano tutto il giorno dei loro bambini. Anch'io potrei parlarne — ma quando ne parlo... nessuno risponde. Un silenzio. Neppure tu. JANE Ma sì... rispondo... CHÉRIE Con altre mamme si fanno tanti discorsi... si vuol sapere il bambino come sta... come dorme, come cresce... Poi lo si guarda, con un singhiozzo. ... e si ride! Si ride delle smorfiette che fa, della cuffietta che gli va a sghembo, delle fossette che ha nei gomiti... si ride!... Un silenzio. Del mio nessuno ride. JANE fredda. Ma sì. Perchè dici questo? CHÉRIE amaramente. È vero. Si ride! Oggi nella strada ho visto che si ride. Oh Dio! Si copre il viso. Con disprezzo, con ischerno si ride — di lui e di me! Ah, Jane, perchè non mi hai lasciata morire? Perchè non ci hai lasciati morire tutt'e due, quando io ero così vicina alla morte e lui — lui — non era ancora entrato nella vita? JANE Chérie! Non piangere così. CHÉRIE Sono uscita oggi portandolo in braccio. Mi sono detta che bisognava pure un giorno o l'altro... Ah, come mi hanno guardata! Con quale odio, con quale disprezzo! Gli uni ridevano, ridevano!... Gli altri distoglievano lo sguardo come se passasse una cosa orribile, che a guardarla portasse sventura. Scoppiando in pianto. Oh, Jane, Jane! non è tanto per me che mi dispero, come per lui, per questo povero essere che entra nella vita credendo di essere come gli altri bambini! credendo che tutti lo ameranno... Non sa lui, non sa che è odiato, disprezzato, maledetto! Non sa lui di essere uno sventurato che porta sventura. JANE Non dir questo. CHÉRIE A lui nessuno, nessuno rivolge un sorriso, un augurio, una benedizione. Neppure tu che sei tanto buona! neppure Luisa!... No! no!... è il mostro lui! è l'essere abbominato, detestato, di cui ci si vergogna come di una piaga, come di una deformità. Si accascia singhiozzando. JANE Non pensare a tristezze. CHÉRIE Ah! come passeremo nella vita lui ed io — tra le beffe, il dileggio, il disprezzo di tutti! Pensa, pensa! Doversi sempre nascondere, doversi sempre vergognare — sempre cercare di farsi scusare, lui ed io! Io che non volevo far nulla di male! Lui — lui che non sa di aver commesso — nascendo — un imperdonabile delitto! JANE Se piangi così farai male a te e a lui. CHÉRIE Farò male — a lui? Non piangerò — non piangerò! Si asciuga gli occhi. D'improvviso sorge in ascolto. Chi è? Vien su qualcuno! Chi sarà! chi sarà! Spaventata. Sarà Mirella che arriva? JANE Vado a guardare. CHÉRIE si appiatta contro la parete chiudendosi nello scialle come per rimpicciolirsi e sparire. JANE Apre l'uscio d'entrata esce sul pianerottolo e guarda giù. Volgendosi a CHÉRIE. È un uomo... un contadino. Parlando a qualcuno di fuori. Oh! Chi cercate? Non si ode la risposta. Avete sbagliato porta? Allora state più attento un'altra volta. — Come dite? Dei feriti? No, no. Non ci sono feriti qui. — Dei malati?... Sì, malati sì. — E che cosa vi riguarda chi è malato in questa casa? — Andate via subito o vi faccio arrestare. Rientra e chiude la porta. Che tipo! Una giubba di vecchio contadino... un cappellaccio... e, sotto, due occhi fiammeggianti e una faccia di... di... CHÉRIE Di che cosa? JANE come colpita da un'idea repentina. Di soldato! Che fosse — che fosse uno dei vostri?! Corre alla porta e la riapre. È partito. Resta un istante in ascolto poi si volge e dice rapidamente a CHÉRIE. Chérie — tua cognata è qui. Viene su per le scale. CHÉRIE spaurita. Con Mirella? JANE Sì. CHÉRIE Ah — non voglio — non voglio che mi veda! JANE È già qui. Per entrare nella camera a destra CHÉRIE dovrebbe passare davanti alla porta d'entrata. Dopo un istante d'incertezza ella fugge via a sinistra. Una pausa. JANE tiene fissi gli occhi sulla porta dalla quale deve entrare LUISA. LUISA appare sulla soglia — indi lentamente entra MIRELLA. Le due donne tengono gli occhi fissi sul volto della fanciulla con disperata angoscia d'attesa. MIRELLA entra lentissimamente ad occhi bassi. Sul limitare si ferma e gira intorno gli occhi trasognati che sembrano non veder nulla, non riconoscere nulla. Indi s'avanza rigida come un automa nella stanza. LUISA che ha seguito tremando ogni mossa di sua figlia. Mirella! Con un singhiozzo disperato. Mirella! MIRELLA volge gli occhi alla madre che si trova ritta sullo sfondo della porta drappeggiata e chiusa. MIRELLA fissa lo sguardo sul volto materno — poi, poco a poco i suoi occhi si dilatano; essa vede — dietro alla siloetta di LUISA — la porta fatale. Senza volgere il capo MIRELLA gira intorno lo sguardo pauroso che sempre è ripreso e fermato dalla terribile porta. Lentamente, cogli occhi sempre più terrorizzati essa indietreggia come per sfuggire ad un orrore che la minaccia. LUISA e JANE la guardano tremanti — e la vedono finalmente volgere il capo e guardarsi intorno per tutta la stanza. JANE trattenendo ancora LUISA che sta per lanciarsi verso MIRELLA. Aspettate!... Forse penetra il ricordo in lei!... Ma dopo un istante, cogli occhi ripresi dalla porta drappeggiata, MIRELLA lascia lentamente ricadere le braccia e rimane immobile nella posa d'annichilimento che le è abituale. LUISA con un singhiozzo, a JANE. Nulla!... nulla!... JANE confortandola. È tardi. Sarà stanca. Chissà... forse domani... LUISA Ah! LUISA scuote tristemente il capo. JANE Dove la mettete a dormire? Ci avete pensato? LUISA Sì, disopra, nella mia camera. JANE Ah — bene! E riposerete finalmente anche voi, dopo tante notti che non dormite. Ormai non avete più bisogno di vegliare Chérie. LUISA Povera Chérie. guardando MIRELLA. La mia grande sventura me l'ha fatta per un istante scordare. JANE Ah! Invero povera Chérie! Che rovina la sua vita! Che tragico problema che non ha scioglimento. LUISA cupa. Fuorchè nella morte. JANE Che cosa vuol dire? LUISA appassionata. Ah, non lo so! non lo so! Ma quando sono uscita oggi con lei — quando ho visto la gente che la guardava — lei e quella sua creatura di maleficio — ah! rabbrividisce. ... io mi sono detta che al posto suo... CHÉRIE appare in fondo alla scena, e ascolta addossata al muro, ancora ravvolta nel suo scialle. JANE Che cosa? LUISA Al posto suo io mi ricorderei... scandendo le parole. ... che a quattro passi c'è il fiume. JANE Cosa dite? LUISA C'è il fiume — per lei — e per lui! Prende per mano MIRELLA e sale lentamente le scale. JANE rimane un istante immobile, colpita dalle parole di LUISA. Indi con un sospiro prende il suo mantello e lo indossa per partire. Volgendosi vede CHÉRIE. Chérie! Ascoltavi! CHÉRIE come in un sogno. A quattro passi... c'è il fiume... pausa. Come ha detto? A quattro passi c'è il fiume... lunga pausa. ... per lui... e per me... JANE sconvolta. Che cosa dici — dimentica quelle parole. CHÉRIE lentamente con soavità. No. Non le voglio dimenticare. Come mai non l'ho pensato anch'io? È un grande conforto! ripete come in sogno. A quattro passi... c'è il fiume. Per lui — e per me. Un silenzio. La porta d'entrata, lasciata socchiusa, ora si spalanca violentemente. FLORIAN AUDET, vestito da contadino, entra impetuoso. FLORIAN scorgendo dapprima l'infermiera e volgendosi a lei con veemenza. Signora, avete detto che in questa casa vi sono dei malati. Ditemi, devo saperlo — chi — chi è ammalato qui? JANE Con quale diritto —? FLORIAN Scorgendo CHÉRIE. Chérie! CHÉRIE cogli occhi stralunati. Florian!... FLORIAN Sì — sì — Florian. Getta giù il largo cappello, si toglie la giubba di contadino e appare vestito in una lacera uniforme belga. Sei tu, ammalata? Sei tu? CHÉRIE senza voce, indietreggiando da lui. Sì. FLORIAN Che cos'hai? JANE a CHÉRIE. Ha il diritto costui di interrogarti? CHÉRIE piano. Sì. JANE È un amico? CHÉRIE Sì. JANE abbracciando CHÉRIE. Senti, cara — io dovrei lasciarti e tornare all'ospedale. È già tanto tardi. Posso lasciarti? CHÉRIE Sì. Puoi lasciarmi. I suoi occhi esterrefatti sono fissi su FLORIAN. FLORIAN a JANE. Ma se è ammalata non rimanete qui? Non la curate? Volgendosi a CHÉRIE. Chi sta con te? CHÉRIE senza voce. Luisa. FLORIAN Ah, Luisa è qui! Sia lodato Iddio. JANE Buona notte Chérie! sulla soglia, a FLORIAN. Non l'agitate. È ancora tanto debole. Esce. FLORIAN Chérie! Chérie! Le prende ambo le mani. Cos'hai avuto? Essa non risponde. Ma parla. Cos'hai? Cos'hai? mi fai spavento. CHÉRIE con un filo di voce. Sono stata ammalata. FLORIAN Ma guarisci! — Guarirai? CHÉRIE cupa. Sì! — Sì! Guarirò. FLORIAN Chérie — mia piccola Chérie! Ti sei ricordata di me? CHÉRIE Sì. FLORIAN Sempre? CHÉRIE Sempre. FLORIAN Dimmi degli altri — Luisa? Mirella? CHÉRIE Sono entrambe qui. Una pausa. Mirella... non parla più... FLORIAN stupito. Non — parla più?! CHÉRIE No. È muta. FLORIAN Oh! per Dio! — Ma cosa vuol dire? CHÉRIE sempre con un filo di voce debolissima. S'è spaventata... la sera... quella sera... della mia festa... FLORIAN Ma come? — In che modo? CHÉRIE Sono venuti qui... i nemici... Hanno ucciso qualche cosa in lei. La sua anima.... non c'è più. FLORIAN preso da un brivido presciente. E — a te? — a te? cos'hanno fatto? CHÉRIE dopo un istante di silenzio. Peggio — che a lei. FLORIAN fuori di sè. No! Chérie! Dimmi che non è vero. Mio Dio! Mio Dio! Si accascia su una seggiola e nasconde il volto tra le mani. Dopo un silenzio. Ma parla, in nome del cielo, parla! CHÉRIE con infinita stanchezza. T'ho detto. FLORIAN Tutto — dimmi tutto! Feroce e forsennato. M'hai detto tutto? CHÉRIE No. FLORIAN Parla — per Dio — parla! CHÉRIE Come dirlo. Come dirlo?... Tendendo la mano verso la porta drappeggiata. Là dentro... cade in ginocchio ai piedi di FLORIAN. ... c'è una culla! Scoppia in pianto. FLORIAN balzando in piedi. Cosa? Indietreggiando con orrore da lei. Tu... oh! tu — hai un figlio... CHÉRIE disperata. Abbi pietà! — pietà!... FLORIAN forsennato. Un figlio — d'un nemico? Ah.... Alza il braccio con gesto d'anatema. CHÉRIE afferrandogli il braccio. No! Non maledirlo — non maledirlo — anche tu! Quel bambino — che nessuno mai ha benedetto! Un istante di silenzio. FLORIAN stupefatto e inorridito. È questo — ciò che tu mi dici? Questo — il tuo primo pensiero?... Una preghiera per lui! Una difesa di lui — dell'essere immondo a cui tu, tu disgraziata! hai dato la vita! CHÉRIE piange disperatamente gettata in terra ai suoi piedi. FLORIAN Afferrandola per i polsi e forzandola a sollevarsi e a guardarlo in faccia. Con un ruggito. Parla, parla ti dico! Voglio sapere!... come — quando —! CHÉRIE Non ricordo — non so più! FLORIAN Non ricordi? Menti — menti! CHÉRIE disperata. No! non ricordo — non ricordo! So che deliravo... mi avevano ubbriacata... FLORIAN con orrore. Ah!... Ti avevano ubbriacata. — Avanti. — Parla! CHÉRIE come ipnotizzata, ansante. Erano qui... qui... in questa stanza... hanno preso Mirella — l'hanno legata — lì — a quella ringhiera... e c'era uno che mi diceva... mi diceva... FLORIAN ruggendo. Cosa — ti diceva?! CHÉRIE sempre come allucinata. «Tanto andava lo stesso — a finire così! Tanto andava lo stesso a finire così!...» Piange disperatamente in terra davanti a lui. FLORIAN E poi... CHÉRIE E poi... e poi... Stralunata guardando la porta drappeggiata. ... aspetta — aspetta! con un grido. Mi ricordo! Oh Dio! Mi ricordo. FLORIAN coi denti stretti. Disgraziata, parla! CHÉRIE con uno scoppio d'angoscia. Forzata! legata! percossa!... Colla violenza, coi pugni nella gola, mentre invocavo la morte con urli e strilli... Stritolandomi, morsicandomi le carni, rantolandomi sulla faccia delle bestemmie... così — così, ho conosciuto l'amore! Così — così mi è stata data la maternità! Cade prona col volto tra le mani. Un lungo silenzio. FLORIAN chino su di lei, quasi afono. Perchè, perchè hai messo al mondo questa creatura? Perchè — non l'hai ucciso prima che nascesse? CHÉRIE Non lo so! Non lo so. Vi era qualche cosa in me che non lo poteva fare. Qualche cosa di più forte della mia vergogna, di più forte del mio dolore. Al disopra dell'odio, dell'onta, dell'orrore... vi era qualche cosa — di divino! FLORIAN sdegnato. Cosa dici? CHÉRIE Ah, tu non lo capirai mai — tu sei un uomo! — Non lo puoi capire. Ma io — io ho sentito in me quel portento — il brivido di una vita creata da me! Ed era come se una voce — la voce stessa di Dio! — mi gridasse: «Tu non ucciderai!» Un lungo silenzio. FLORIAN Chérie! Che rovina la nostra vita!... Che rovina. CHÉRIE Lo so. Una pausa. FLORIAN Ascoltami, Chérie, ascoltami. Quello sciagurato essere è un predestinato al dolore e alla delinquenza — è vero? è vero? CHÉRIE con profonda amarezza. Sì — sì — sarà vero. Tutti lo dicono! Tutti! FLORIAN E lo senti anche tu — lo senti. CHÉRIE Sì — sì! Qualche volta, colla chiaroveggenza del delirio, io vedo l'avvenire quale sarà per me e per lui... Sento che questa creatura mi schianterà il cuore, mi strazierà, mi dilanierà come quella belva — suo padre! — che in quella notte mi ha cacciato i pugni nella gola... Qualche volta ho spavento di lui... ho spavento già adesso... Quando lo nutro credo che mi morderà... Quando grida odo già nella sua voce la minaccia... Quando mi chino su di lui mi mette le piccole mani negli occhi come se cercasse di strapparmeli!... Allora mi sembra che sia un demente — e che io pure di tenermelo stretto al cuore — pazza — sono pazza, pazza di non averlo ucciso, pazza di amarlo come l'amo — più della vita mia! Piange. FLORIAN Chérie, Chérie! Tu devi allontanarlo da te — allontanarlo!... Hai capito? Con uno sforzo. Poi cercheremo di scordarlo, tu ed io — tu ed io, insieme — cercheremo — di scordarlo! CHÉRIE Dopo un istante di silenzio, calma e grave. No. FLORIAN No? Perchè no? Se ti dico che lo dimenticherò — che cercherò di dimenticarlo. CHÉRIE con fermezza. Non io. FLORIAN Ma tu non vuoi, non puoi volere che questa creatura malefica ti separi per sempre dall'amore, dalla speranza, da altre maternità pure e gioconde... CHÉRIE Finchè vivo, io non lo abbandonerò. FLORIAN Ma folle, folle che sei — che cosa vuoi fare? Che cosa sarà di te? CHÉRIE affranta. Non lo so. So che dandogli la vita gli ho dato anche la vita mia. FLORIAN con subitanea decisione. Ebbene sia — sia! colla mano sulla fronte. Non si ragiona contro questo primitivo, portentoso istinto... Chérie — Chérie!... Io ti amo — ti amo come allora — come sempre... Si odono dei lontani clamori. Indi lontanissimo uno squillo di tromba e la trionfale musica della _Marseillaise_. Chérie! Senti!... senti! questa è la liberazione. Le nostre armate vittoriose si avanzano come un torrente di fuoco e di fiamma. Sono tutti intorno a noi. Siamo circondati dai nostri... spalanca le finestre. Chérie!... in un delirio di gioia. Chérie, scordiamo tutto — tutto — e siamo felici! CHÉRIE rapida. Florian — non è possibile — non è possibile. Io non ti amo più e tu non puoi più amarmi. Anche se in quest'ora lo credi — tutto è mutato, e tu non puoi amarmi più. Tu m'amavi perchè ero pura, lieta, gioconda — non sono più nulla di tutto ciò. Non vi è più nulla in me della Chérie che amavi. Tu devi dirmi addio e lasciarmi alla mia sorte. FLORIAN No! Tu sarai mia. E un giorno — tutto questo ci sembrerà un sogno. Avrai altri figli, figli che potrai amare, figli che ameremo entrambi senza rossore — CHÉRIE selvaggiamente. E questo! questo sarà il paria esecrato, sarà lo spettro che s'aggirerà vergognoso e umiliato tra quelli più fortunati di lui!... No mai! mai! — Sappi che questo essere abborrito e maledetto mi sta nelle viscere profondamente come prima di nascere... mi sta nel cuore, mi sta nell'anima, mi sta nel sangue — più di te! FLORIAN Più di me! CHÉRIE Sì, più di te. Parti Florian, parti — godi della nostra vittoria. Va — e scordami! La musica trionfante e i clamori di gioia s'avvicinano sempre più. FLORIAN Chérie, Chérie — pensa a ciò che fai. CHÉRIE Nulla, nulla di ciò che puoi dirmi può mutare la decisione che ho preso. La mia strada è chiara davanti a me. FLORIAN Chérie ti supplico, ti supplico! CHÉRIE Non straziarmi con preghiere vane. Dimmi addio e va. FLORIAN Ebbene — sia come tu vuoi. Se per te io non sono più nulla — vi è ancora chi mi chiama ed ha bisogno di me. CHÉRIE Ah — lo so! lo so! S'ode fuori l'Inno nazionale del Belgio. Senti la _Brabançonne!_ il grido del Belgio!.. La nostra patria ti chiama. Va, Florian, va. Da' la tua vita a lei. FLORIAN afferrandole le mani. Sì! Sì! a lei! Hai ragione. Non è questa l'ora dei rimpianti — non è questa l'ora degli amori! È l'ora santa e terribile della rivendicazione. Ora di sangue e di gloria!... Addio Chérie! addio. CHÉRIE piangendo. Addio. FLORIAN Penserai a me? CHÉRIE Sempre! FLORIAN Anch'io. Sempre. — Come finiva la tua canzone della principessa prigioniera? CHÉRIE con un singhiozzo. «Io vi voglio adorar fino alla morte». FLORIAN «Io vi voglio adorar fino alla morte». La bacia in fronte ed esce. CHÉRIE resta immobile, impietrita. Dopo un silenzio — lentamente come parlando in sogno. CHÉRIE A quattro passi c'è il fiume... Si avvia verso la porta drappeggiata. ... per lui — e per me. Apre la porta. Un raggio lunare dalla finestra tonda la illumina tutta. Entra e chiude la porta dietro a sè. Passa qualche momento. La lampada sulla tavola ondeggia e quasi si spegne e la stanza è immersa nell'ombra. In cima agli scalini appare la figuretta di MIRELLA. Come un'allucinata essa si guarda intorno e i ricordi terribili l'afferrano, agghiacciandola d'orrore. Lenta trasognata soffermando lo sguardo su ogni oggetto noto si avanza silenziosa. Nei suoi occhi tremola il ricordo delle subíte atrocità. Sempre come una sonnambula scende i tre gradini e giunta all'ultimo il suo occhio si fissa sulla porta drappeggiata in faccia a lei. Un'onda di orrore la invade; essa indietreggia; ed ora sta rigida colle spalle alla ringhiera nell'atteggiamento identico del suo passato martirio. — Colle braccia dietro a sè, come legata alla ringhiera, fissa lo sguardo di demente sulla terribile porta. E questa lentamente si muove — si apre. Il terrore di MIRELLA s'accresce fino al parossismo, mentre guarda lenta aprirsi quella porta fatale... Ed ecco nel vano della porta, illuminata tutta dai raggi lunari che dalla finestra tonda le circondano il capo come di una perfetta aureola — appare CHÉRIE col bambino tra le braccia. Indossa ancora la sua bianca veste, ma un lungo velo azzurro le cinge la testa. Vede MIRELLA e s'arresta — immobile come una visione. MIRELLA Vedendo l'apparizione, che le sembra divina, cade in ginocchio con un grido. Ah! Fa il segno della croce e congiungendo le mani pronuncia con voce estatica: «Ti saluto, o Maria, piena di grazia...» CHÉRIE Scossa da un brivido immenso. Mirella! — Sono io! con un grido. Luisa!... Luisa!... A LUISA che appare sugli scalini. Mirella — _ha parlato!_... LUISA precipitandosi. Mirella! Mirella! Singhiozzando bacia le vesti e le mani della sua bambina. MIRELLA Come svegliata da un sogno. M'era parso... Guarda con estatico sorriso CHÉRIE col bimbo tra le braccia. ... m'era parso... LUISA alzando il braccio con gesto solenne e grandioso verso CHÉRIE. Ah! sii benedetta — tu! — E il tuo bambino! CALA IL SIPARIO. IL VALZER DI MIRELLA [Illustrazione: Spartito musicale] NOTE: [1] Nella rappresentazione, il primo atto per ordine della censura finiva con l'entrata in scena dei soldati nemici. [2] Vedi in fondo al volume: _Il Valzer di Mirella_. Nota del Trascrittore Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. *** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INVASORE: DRAMMA IN TRE ATTI *** Updated editions will replace the previous one—the old editions will be renamed. Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright law means that no one owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United States without permission and without paying copyright royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to copying and distributing Project Gutenberg™ electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG™ concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark, and may not be used if you charge for an eBook, except by following the terms of the trademark license, including paying royalties for use of the Project Gutenberg trademark. 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