The Project Gutenberg eBook of Le donne che lavorano This ebook is for the use of anyone anywhere in the United States and most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included with this ebook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you will have to check the laws of the country where you are located before using this eBook. Title: Le donne che lavorano Author: Virginia Treves Release date: October 2, 2018 [eBook #58008] Language: Italian Credits: Produced by Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images made available by The Internet Archive) *** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LE DONNE CHE LAVORANO *** Produced by Barbara Magni and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was produced from images made available by The Internet Archive) CORDELIA Le donne che lavorano MILANO FRATELLI TREVES, EDITORI 1916 =Secondo migliaio.= PROPRIETÀ LETTERARIA. _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l'Olanda._ Copyright by Fratelli Treves, 1916. Tip. Fratelli Treves. ALLE LETTRICI. Voi, mie fedeli lettrici, vi sorprenderete che dopo avervi parlato della casa come del miglior centro dell'operosità femminile, io venga ora a dirvi: La casa è bell'e buona come rifugio per riposare dalle fatiche della lotta per l'esistenza; ma voi pure dovete combattere, uscire dal vostro guscio e procurare di aver la vostra parte al banchetto della vita». È, che dal giorno ch'io scrissi _Il regno della donna_ il mondo è mutato, e le mie idee si sono andate modificando, come si è modificato l'ambiente in cui viviamo. La ferrovia, l'elettricità, la diffusione delle idee col mezzo della stampa, le macchine perfezionate, tutto questo ha rimpicciolito e trasformato il mondo, tanto che la vita esteriore ha preso il sopravvento sulla vita interna e l'umanità va prendendo il posto della famiglia. Non so se la trasformazione della casa e della donna sarà un bene o un male, ma è una necessità; e chi non sa piegarsi e modificarsi secondo l'ambiente, muore intristito come il fiore che si piega sullo stelo, quando tutto intorno a lui risorge al soffio vivificante della primavera. In questi ultimi tempi ho molto studiato il nuovo ambiente che si è andato formando; e quasi una luce nuova ha rischiarato il mio spirito. Ho veduto la donna del popolo accasciata sotto il peso d'un lavoro superiore alle sue forze, retribuito in modo che le impedisce appena di morire di fame, invecchiata e sciupata prima del tempo, abbandonata il giorno che le sue stanche membra si rifiutano ad un lavoro proficuo. Ho veduto la donna borghese, se priva di danaro per comperare un marito, intristire fra le pareti domestiche senza la consolazione d'un lavoro che la occupi e la renda indipendente, avvizzire come una pianta priva di luce, oppure divenir acre e ribelle all'ingiustizia che l'opprime; e mi sono persuasa che col progresso dei tempi, col mondo tanto mutato è necessario cambiare le idee che furono per molto tempo le nostre aspirazioni e portare la propria pietra affinchè la società possa esser basata sopra un sistema di maggior giustizia. Vorrei che la donna, senza diventare una virago, fosse più libera e indipendente; e ora che si parla tanto della causa del debole e dell'oppresso, fosse anch'essa protetta da leggi più giuste e ragionevoli. Non credo che la donna amerà meno la casa e i figli quando col suo lavoro contribuirà al loro benessere, nè che quando avrà coltivata l'intelligenza vorrà soverchiare l'uomo e tenerlo soggetto; come credo che non perderà nulla della sua femminilità quando sarà dedicata ad occupazioni meno frivole; e se gli sciocchi la disprezzeranno, l'uomo saggio e intelligente la stimerà di più e la troverà più degna d'essergli compagna. Non parlo della categoria delle donne ricche le quali possono permettersi il lusso di annoiarsi nell'ozio e di stancarsi in mezzo ai piaceri; esse dovrebbero invece adoperare la loro influenza, il loro tempo e le loro ricchezze a beneficio delle compagne diseredate. Da quando ho cominciato questo libro, che per varie circostanze ho dovuto interrompere, la questione della donna ha fatto grandi progressi, molti pregiudizî contro la sua indipendenza sono caduti e l'idea del suo miglioramento si fa strada trionfalmente. Ecco perchè voglio esporre, alle mie fedeli lettrici, le mie nuove convinzioni; e se riuscirò ad incoraggiare le fanciulle timide ed esitanti ad imparare un mestiere, a scegliere una professione colla quale possano guadagnarsi da vivere ora che i molti bisogni impostici dal progresso hanno reso la vita più difficile; se riuscirò a far sorgere nelle più fortunate l'idea di occuparsi e di aiutare quelle che sono condannate ad un lavoro improbo e mal retribuito, se riuscirò a risvegliare le anime dormenti delle donne impigrite nell'ozio, ed a far loro apprezzare la gioia sublime del lavoro, mi sembrerà che la mia opera non sia stata inutile. CORDELIA. I. La questione della donna. Fra le molte questioni che si agitano nel nostro tempo si può dire che quella della donna è all'ordine del giorno. Si riuniscono continuamente congressi femministi, si fanno leghe per gl'interessi femminili, i giornali ne parlano, ne sorgono discussioni: l'esistenza della donna si fa sentire anche fuori delle pareti domestiche e ci si accorge che la più numerosa metà del genere umano esiste, e forse in un prossimo avvenire la donna non si contenterà più di essere una macchina per far figliuoli o una bambola da salotto; ma mostrerà che nella lotta libera delle forze individuali ha anch'essa il diritto di combattere per la propria indipendenza. Ed è certo che il progresso dei tempi ha tanto mutato l'ambiente in cui viviamo, che la condizione della donna deve mutare per forza delle circostanze inevitabilmente; solo resta a sapersi se ciò si potrà fare in breve o lentamente; ma dato l'impulso, non si potrà più ritornare indietro, come non si può impedire ad un torrente di scendere la china dei monti e andare al suo destino. È già molto che, se non si applaude al movimento in favore della donna, si accetta senza combatterlo, si sopporta senza deriderlo, come non si sarebbe fatto in altri tempi. È certo però, che per ora la donna è ancora dipendente dall'uomo, il quale aggiunse alla sua forza fisica delle leggi che, mentre lo assolvono, abbandonano e condannano la sua compagna. Soltanto fra certi popoli barbari, la donna è superiore all'uomo, oppure ciò accadeva in un tempo remoto quando era in vigore la potestà materna e la civiltà non avea dettato delle leggi ingiuste. Se c'è un risveglio, non bisogna essere impazienti; non è facendo congressi, rivoluzioni, gridando o imprecando che si potrà modificare la sorte della donna, ma bensì aiutando le condizioni favorevoli al suo sviluppo morale e intellettuale. Col lavoro intanto, la donna potrà emanciparsi economicamente dall'uomo e rendersi indipendente; e fatto il primo passo gli altri verranno da sè senza scosse o battaglie. Finchè la donna si limiterà a chiacchierare e discutere, non farà molto cammino, ma se coll'opera mostrerà di saper far bene un lavoro finora riserbato all'uomo, tutti s'inchineranno al fatto compiuto e nessuno oserà dire che la donna non è adatta ad un genere di lavori in cui i fatti hanno provato il contrario. È naturale che per ottenere anche qualche piccola concessione, c'è molto da lottare e molto cammino da fare. Prima di tutto è difficile anche nelle stesse donne far entrare idee nuove e vincere la forza d'inerzia, per quella tema di ogni novità che ci fa adagiare tranquilli dicendo che si è sempre fatto così e così si può tirare innanzi. Poi c'è da vincere il pregiudizio che fino dal tempo di Demostene vuole che la donna sia destinata a fare figliuoli e custodire la casa, e che volerla togliere alle faccende domestiche sia un voler andare contro natura; e questa asserzione che forse poteva aver qualche valore nei secoli passati si ripete tutti i giorni come se il mondo non avesse fatto nessun passo nella via del progresso e l'ufficio di massaia sia tale da poter occupare tutta la vita e la operosità della donna. Se invece di ripetere le frasi fatte si volesse un po' ragionare, si vedrebbe che la donna, esclusivamente massaia, ha fatto il suo tempo, come i menestrelli del medio evo e le parrucche, le portantine e i guardinfanti del settecento. Una volta l'intera giornata non poteva bastare a tutte le faccende domestiche. La massaia, oltre a spezzare la legna per accendere il fuoco (e prima dell'invenzione dei fiammiferi ci voleva parecchio tempo) doveva preparare il pranzo, attingere l'acqua fuori di casa, filare, tessere, cucire, far calze, fare il bucato, il pane e tante altre cose che l'industria ora ci fornisce a prezzi minimi, sicchè col progresso il lavoro della massaia è andato sempre diminuendo; ed ora le macchine da cucire che permettono di fare in poche ore il lavoro pel quale una volta occorrevano intere settimane, hanno dato l'ultimo colpo ai lavori d'ago che rendevano tanto orgogliose le nostre nonne e le tenevano occupate gran parte della giornata. S'aggiunga che nelle città coll'uso dei fornelli a gas, di acquedotti che portano l'acqua anche nei piani più alti e con tante altre facilitazioni, il governo della casa si riduce ad un semiozio, perchè il porre in assetto qualche stanza modesta e preparare un pasto frugale, come avviene nelle famiglie che non possono permettersi il lusso di pagare dei domestici, non potrà occupare che un paio d'ore; ed ancora mentre bolle la pentola, la massaia potrà dar qualche punto ai vestiti del marito o alla biancheria della casa. E tutte le altre ore come potrà impiegarle? Ad annoiarsi a girare per la città o a mirare le nuvole che passano? È forse un delitto se procura occupandosi utilmente di guadagnare qualche soldo onde aumentare il benessere della famiglia? Nemmeno i bimbi ora dànno molto pensiero, per chi non può affidarli a nutrici o a bambinaie: ci sono gli ospizii per i lattanti e asili per l'infanzia, poi le scuole e così via di seguito, tanto è vero che nelle classi popolari l'emancipazione della donna si può dire un fatto compiuto, e più di due milioni sono le donne occupate in Italia nelle officine. In principio per esservi ammesse hanno dovuto lottare coll'opposizione fatta loro dagli uomini che ne temevano la concorrenza, ma le occupazioni domestiche diminuite e il bisogno di procurarsi un certo benessere, l'insistenza e l'attitudine mostrata a certi lavori e più di tutto l'adesione degl'industriali, che pagandole meno avevano maggiori profitti, hanno dato loro la vittoria, e c'è soltanto da lamentare che lavorino troppo e si sottomettano a lavori faticosi che vanno a scapito della loro salute e di quella delle generazioni future. * Dove la donna trova maggiori ostacoli e maggiore opposizione è nei lavori d'indole elevata, nelle lettere, nelle scienze, nelle arti. Poche sono quelle che si dànno agli studii superiori, che frequentano le Università; e quelle poche non sono ben accolte nè dai professori nè dai compagni, per quanto studiose e diligenti; se riescono ad ottenere una laurea non possono servirsene perchè trovano mille ostacoli e mille pregiudizî che sorgono a sbarrar loro il cammino e dopo aver tanto sudato e affaticato sui libri non riescono a trar alcun profitto dalle loro fatiche, non si contentano di occupazioni materiali e rimangono avvilite e scoraggiate; ma è destino, ogni innovazione deve avere le sue vittime ed esse sono come gli avamposti in una battaglia destinate ad essere sacrificate al trionfo d'un'idea e preparare la strada per le generazioni future. Si è sempre tentato di distogliere la donna dal dedicarsi agli studî severi, asserendo che non avrebbe mai potuto uguagliare l'uomo nel campo dell'intelligenza, perchè gli antropologhi e i filosofi avevano trovato che il suo cervello pesava meno di quello dell'uomo e da ciò arguivano la sua inferiorità. Con gli studî più recenti si trovarono false quelle teorie, perchè paragonandolo agli altri organi si vede subito che la massa del cervello è proporzionata al volume del corpo, e se c'è una differenza è favorevole alla donna; poi non è detto che l'intelligenza consista nel peso del cervello, mentre molte volte il cervello d'un imbecille pesa assai più di quello d'un uomo di genio, e se non si badasse che alle sue proporzioni, un bue dovrebbe essere più intelligente d'un cane o d'una formica. Si trovò sbagliato tutto quello che riguardo al cervello e all'intelligenza si credeva vent'anni fa ed ora si sa di certo che il cervello della donna è più pesante di quello dell'uomo, che la sua struttura istiologica è la stessa; se vi è una leggera differenza è nell'irrigazione del sangue che è più abbondante in quello della donna, ma supplisce al sangue più povero che possiede. Del resto nessuno sa ancora il vero punto dove ha sede l'intelligenza, dove si forma il pensiero; e perchè poi dovrebbe essere l'uomo diverso da tutti gli altri animali, che vediamo vivere indipendenti senza riguardo al sesso e ognuno, maschio o femmina, soddisfare ai propri bisogni e procacciarsi il nutrimento allo stesso modo? Se, eccetto che nel periodo della maternità, la leonessa è uguale al leone, il gatto alla gatta, il cavallo alla cavalla, perchè la donna dovrebbe essere diversa dall'uomo? Se esiste differenza è nell'educazione e nell'ambiente in cui è vissuta finora. Ristretta fra la cerchia delle occupazioni domestiche, non ha potuto sviluppare la sua intelligenza e la sua operosità; in modo che in lei si sono affievolite quelle qualità che coll'esercizio si sono fatte nell'uomo più forti e gagliarde. Quante intelligenze saranno rimaste assopite, chiuse fra le pareti della casa, occupate di meschine e incessanti cure domestiche? Quanti germi si saranno spenti perchè privi di quel raggio che valesse a scuoterli e a ravvivarli? Due piante della stessa specie, seminate e coltivate in condizioni diverse, non vegetano allo stesso modo, e due individui anche appartenenti alla stessa famiglia, l'uno posto in un ambiente intellettuale e raffinato e l'altro lasciato crescere in mezzo ai campi, senza istruzione, come un'erba incolta, dopo pochi anni non sembreranno più appartenenti alla stessa famiglia: tanto l'educazione e l'ambiente hanno influenza sulle qualità fisiche, morali e intellettuali dell'individuo. Da tutto questo si vede possibile che col progresso dei tempi la donna possa anch'essa sviluppare la propria intelligenza per poter bastare a sè stessa. Intanto, dagli studi fatti recentemente, dobbiamo concludere che l'intelligenza della donna non è minore di quella dell'uomo, ma è d'un'altra specie; che non esiste inferiorità, ma qualche diversità, sicchè non sarà mai identica all'uomo moralmente, come non lo è fisicamente, e come identici non sono nemmeno individui dello stesso sesso; ma che agguerrendosi meglio alle battaglie della vita e ricevendo un'educazione più pratica e più intelligente, avrà maggiori attrattive senza perdere la sua femminilità. * Abbiamo veduto che ora le faccende domestiche si riducono a così poca cosa che non bastano ad occupare ed a riempire la vita d'una donna, per cui senza far rivoluzioni, purchè abbia del coraggio, potrebbe riuscire col tempo e gradatamente ad invadere i campi che finora rimasero chiusi alla sua operosità, e ciò non le impedirebbe d'esser buona moglie e buona madre. Se l'uomo trova tempo di dedicarsi oltre che alla propria professione, alla politica, allo sport, ai divertimenti, non lo potrà trovare la donna per la propria casa e per i propri figli? Anzi il trovarlo le riuscirà facile e piacevole perchè vi si sentirà spinta naturalmente dall'affetto e dalle antiche consuetudini. E poi il formarsi una famiglia è un problema che diviene ogni giorno più difficile, e migliaia di donne a cui sono negate le gioie domestiche nel lavoro soltanto potranno trovare quel conforto che la società non ha loro concesso e si sentiranno rialzate moralmente all'idea di bastare a sè stesse e al proprio sostentamento, senza aspettare la manna dai genitori, ed essere di peso ai parenti. Naturalmente la donna dovrà lavorar meno dell'uomo per riserbare le forze all'ufficio della maternità, ma nell'esercizio moderato delle proprie facoltà troverà una fonte di salute. Coll'esercizio si rinvigoriscono i muscoli, si rafforza l'intelligenza, lavorando si mangia con miglior appetito e il nutrimento si assimila con maggior facilità; non c'è tempo di pensare a tanti malucci che spesso sono immaginarî o nati e cresciuti nell'ozio; si è più contenti di sè stessi e dei propri simili. La donna che lavora non avrà tempo di girare per la città a comperare degli oggetti inutili, oppure a dir male del prossimo colle amiche e a farsi corteggiare dai bellimbusti; potrà invece trar profitto dal suo lavoro e contribuire col marito al benessere della famiglia. In casa avrà degli argomenti meno frivoli e più interessanti per intrattenere il suo compagno, potrà comprenderlo meglio e spiegarsi certe sue preoccupazioni, perchè anch'essa le prova; non lo annoierà perchè la conduca ai divertimenti, perchè dopo una giornata operosa si sentirà anch'essa stanca e avrà voglia di riposare. Se sarà una donna di cuore, serberà sempre una parte, anzi la migliore, a beneficio della sua casa e dei suoi figli, mentre se non avrà affetto per la famiglia, anche non avendo occupazioni proficue, la trascurerà per l'ozio e i piaceri frivoli. È naturale, il lavoro non è un divertimento e richiede dei sacrifici; non può lavorare chi vuole, ma chi fin dalla prima età ha imparato l'abitudine del lavoro e a tener calcolo del tempo; perciò ognuno dovrà scegliere un'occupazione adatta alla propria indole e alla propria inclinazione. Se secondare le proprie facoltà è un dovere, sforzarle è un delitto; perciò la donna non dovrà sopraccaricarsi di lavoro, ma subordinarlo alle proprie forze e alla condizione della propria famiglia. Se prenderà interesse al proprio lavoro vedrà le sue giornate trascorrere rapidamente senza un minuto di noia, proverà il sublime godimento di chi ha impiegato il tempo utilmente, compiangerà quelle che non hanno mai provato la gioia di compiere un lavoro e di essere utili a sè e alla propria famiglia. Non mi si venga a dire che la casa e le cure della maternità sono incompatibili con un lavoro continuato e proficuo. Si è veduto come col progresso dei tempi il governo della casa si è semplificato, e quelle che dànno tanta importanza alle modeste occupazioni domestiche vuol dire che non apportandovi ordine ed intelligenza, trascinano tutto il giorno un lavoro pel quale non occorre che poco tempo, oppure esagerano le loro occupazioni per farsi valere maggiormente. In quanto ai figliuoli, potranno occupare per qualche anno, ma non tutta la vita e poi basta sul principio educarli bene e non dar loro cattive abitudini. Non voglio dire che ora non esiste più famiglia, ma è molto mutata da quello ch'era una volta, basta dare uno sguardo al passato per accorgersene. Una volta la famiglia era addirittura una tribù: tutti i figli maschi si sposavano in casa, erano sottomessi al padre, e per la madre era un'occupazione importante dirigere una famiglia molto numerosa e composta di persone di età e caratteri diversi. Ora, non solo quando i figli si sposano, ma spesso quando hanno una professione, escono di casa; le ragazze, se trovano, vanno a marito e si formano piccole famigliuole che si possono condur bene senza fatica e senza sprecar tanto tempo, dove il marito esce pei suoi affari, i bambini vanno a scuola e la moglie ha tutto il tempo d'annoiarsi se non si dedica a qualche occupazione utile o piacevole. Poi mettiamo il caso che il marito non riesca a procurarle il sostentamento, qual vita meschina sarà la sua? Abbiamo un bel ripetere che l'ufficio della donna è di badare alla pentola, come farà se non ha niente da farvi bollire e se non ha imparato il modo di procurarselo? A questo proposito voglio riportare un aneddoto letto in un volume che parla della vita americana: «Una professoressa di matematica annunciò il suo matrimonio. Una signora europea, d'idee ristrette ed antiquate, le chiese: «Ma sapete voi far da mangiare? « — No, — rispose la professoressa, — ma ho sulle altre donne il vantaggio che, essendo abituata allo studio, lo imparerei molto facilmente e in ogni caso posso guadagnare colla mia professione abbastanza, per pagare una cuoca.» La casa, la famiglia, tutte belle cose, ma prima di tutto bisogna vivere; se ognuno penserà ai casi suoi, la famiglia andrà bene come le ruote d'una macchina che funziona perfettamente, e la casa sarà come un porto dove i figli che ritornano dalla scuola e i genitori che vengono dal lavoro si ritroveranno e scambieranno tranquillamente le loro idee, sarà un rifugio lontano dalle tempeste del mondo, un asilo per la vecchiaia dove ognuno potrà riposarsi dalle fatiche passate. II. Le lavoratrici della terra. Nel lavoro dei campi la donna non ha mai trovato opposizione, è sempre stata la compagna dell'uomo, e spesso le è toccata la parte più ingrata e faticosa. Senza riguardo al suo sesso e all'età giovanile, appena può rendersi utile, accompagna i genitori nei campi; lavora sotto la sferza del sole estivo, fra le nebbie autunnali, e passa l'inverno nelle stanze buie e affumicate affaticando gli occhi nel cucito e nel ricamo. Nelle regioni alpestri che circondano i laghi settentrionali i lavori della campagna sono tutti affidati alle donne, perchè i loro compagni, spinti dalle necessità della vita, imparano un mestiere e vanno nei paesi dove la mano d'opera è meglio retribuita a fare il muratore, lo scalpellino, lo sterratore e simili aspri lavori; e le donne rimangono coi vecchi e i bambini a custodire la casa e al lavoro dei campi. A loro tocca vangare, zappare, seminare, raccogliere la messe; si caricano enormi pesi sul capo, o sulle spalle, salgono, scendono pei greppi, ricominciando ogni giorno la medesima vita dura, monotona, uniforme, che varia soltanto col mutar delle stagioni. Se la donna dei campi sapesse amare il proprio lavoro, ordinarlo in modo che non le riuscisse troppo grave, forse sarebbe più fortunata della donna, che abbandona i campi per andare all'officina; ma l'idea di elevarsi, di prendere un salario alla fine della settimana, di trovarsi con altre compagne di lavoro riesce un'attrazione troppo forte; sicchè si prevede che a poco a poco i nostri campi saranno abbandonati come avviene nelle località vicine ai centri industriali, e le ragazze più delicate finiranno per rimetterci la salute preferendo vivere in ambienti chiusi invece di respirare l'aria libera e ossigenata dell'aperta campagna, occupandosi in un lavoro meccanico e monotono invece di quello più salubre atto a rinvigorire il corpo esercitando i muscoli. Il lavoro dei campi, purchè sia fatto in buone condizioni, non è poi tanto da disprezzare. Molte persone ricche, specialmente in Inghilterra, stanche della vita cittadina, non esitano a prendere in mano la vanga e la zappa e darsi ad una ginnastica utile lavorando le loro terre. Molti generali si ritemprano dalle fatiche di una vita avventurosa coltivando i campi e tutti rammentano che Garibaldi era lieto di poter dedicare ai lavori campestri gli ozî di Caprera. Per chi è educato al sentimento della natura il lavoro della terra può dare immense soddisfazioni, ritempra il corpo e lo spirito, fa vivere in un ambiente sano, procura sempre all'animo nuove gioie e nuove sorprese. Quell'essere al contatto quotidiano colla terra madre dà vigore al corpo e purezza allo spirito. Chi sa col lavoro delle braccia dissodare un terreno incolto, asciugare un suolo paludoso e renderlo fecondo, e vede i campi sterili coprirsi per opera sua di messi abbondanti deve sentirsi quasi collaboratore nella grande opera della creazione e provare una gioia altrettanto intensa di chi fa un'opera d'arte, di chi suda e fatica la mente sui libri. Penso quale ricchezza sarebbe pel nostro paese se l'agricoltura fosse tenuta più in onore, ma forse troppe terre sono incolte e non dànno da vivere ad una popolazione troppo numerosa, nè invita il far sacrifici per ricavarne i frutti soltanto in un lontano avvenire; ad onta di tante difficoltà, mi sembra che un po' d'amore al lavoro dei campi, e specialmente da parte della donna, dovrebbe portar buoni frutti; ma invece di avvilirlo dobbiamo aiutarlo, elevarlo e creare intorno alle lavoratrici un'aureola di approvazione e cooperare al loro benessere. Quello che più di tutto stringe il cuore è constatare la vita meschina che conduce il contadino, spesso per miseria, ma più spesso per ignoranza. Le massaie preparano il pane per parecchi giorni e dànno da mangiare ai figli la polenta rafferma, inacidita, quasi senza sale, perchè nella loro ignoranza trovano che con questo sistema ne mangiano meno, e così è un vantaggio per l'economia domestica. Dànno ai bimbi il vino invece del latte nell'idea falsa che li renda più robusti, non sanno adoperare le erbe aromatiche dei loro campi nè trar partito dagli animali domestici per preparare dei cibi salubri e gustosi al palato, vendono il latte, i polli e le uova piuttosto che adoperarle per gli usi domestici. Non parliamo dei tugurî dove abitano; eccetto in qualche comune più fortunato e dove si va prendendo qualche provvedimento, si trovano anche nell'alta Italia nere tane affumicate, spesso senza finestre, dove abita un'intera famiglia, dove i muri trasudano l'umidità, piove dal tetto, col letamaio vicino e le acque inquinate. Nell'Italia Meridionale, eccettuate alcune case fabbricate dai contadini arricchiti in America e detti americani, e nella Sicilia, le abitazioni sono composte di una sola stanza dove dormono in comune tutti i membri della famiglia in compagnia dei polli, del maiale e di altri animali domestici. In alcuni villaggi vi sono tugurî dove non penetra nè luce nè aria, le pareti annerite gocciolano per l'umidità, i pavimenti sono rotti e infossati, i letti sono composti di sacchi di paglia e stoppia ammuffita. Tutte queste miserie e molte altre ancora vennero portate alla luce dall'inchiesta agraria ordinata dal Governo nel 1877. Si studiò la questione, si proposero miglioramenti, ma ben poco si fece, come risulta da una nuova inchiesta fatta di recente sulle condizioni dei contadini dell'Italia Meridionale e della Sicilia. Il contadino è per natura refrattario alle novità; è diffidente, non accoglie i consigli che gli vengono dati per suo bene, ma coll'istruzione che lentamente si va diffondendo nelle campagne, colle facili comunicazioni coi grandi centri, dovrà necessariamente accogliere, sia pure lentamente, i benefici del progresso. In Italia, per la sua forma e la diversità del clima e dei prodotti, esiste una grande differenza di costumi, da una regione all'altra. Se in molta parte del Mezzogiorno e della Sicilia il contadino vive in tuguri malsani, se nell'agro romano abita ancora in grotte e caverne come ai tempi dei trogloditi, se le terre, in mano di avidi sfruttatori, non dànno alle famiglie da vivere al punto da obbligarle ad emigrare in terre lontane, nella Toscana, invece, se non regna il benessere e l'agiatezza, la povertà è meno triste, perchè è circondata da un'aureola di salute e di benessere. Come le campagne sono ridenti e festanti fra i vigneti e gli olivi, anche le contadine sono più aggraziate e sorridenti. Lavorano, è vero, con fatica dalla mattina alla sera, lavorano a produrre il vino, e forse bevono sempre acqua, ma se non hanno da nutrirsi ci pensa il padrone, il quale si occupa personalmente delle sue terre, vede da vicino i bisogni dei suoi dipendenti e procura di porvi riparo. Anche nella Lombardia, i possidenti si occupano di migliorare le condizioni di vita dei contadini, si istituiscono forni per fare il pane economico e salubre, si stabiliscono cooperative di consumo e si procura di fabbricar case che non siano tuguri e riescano pratiche e igieniche; ma i pochi volonterosi non sono nemmeno incoraggiati da quegli stessi a beneficio dei quali si adoperano, e la vicinanza dei grandi centri industriali fa disertare la campagna alle persone più evolute e intelligenti; ciò è dannoso per l'agricoltura e la donna spesso perde allontanandosi dalla sua casa la salute e l'innocenza. Se il sistema di vita nelle varie regioni è diverso, l'ignoranza e la miseria regnano ovunque e quel tenue raggio di progresso dato dai primi elementi d'istruzione han fatto scorgere all'animo dei lavoratori della terra, la difficoltà di raggiungere la meta agognata, aumentando il loro malcontento e la loro infelicità. Quando la donna sarà meno ignorante, quando nelle scuole rurali le insegneranno nozioni pratiche d'igiene e del modo di coltivare gli erbaggi, di curare gli animali domestici, di preparare il cibo, di tenere la casa e i figli secondo norme igieniche, essa sarà la fata benefica della famiglia che vedrà crescere rigogliosa per opera sua. Per esempio, da noi è stato per tanto tempo trascurato l'allevamento del coniglio, dal quale in altri paesi si trae grande profitto; è un animale che non costa nulla, che si moltiplica con grande facilità, dà un cibo buono e sano e anche la pelle può essere adoperata per fare le pelliccie che adornano e riscaldano le signorine e signore e che si sono mostrate tanto utili ai nostri soldati che combattono eroicamente sulle Alpi. Tornando alla donna, essa deve essere aiutata e considerata e chi può deve fare in modo, di crearle un ambiente simpatico. Bisognerebbe che vi fossero leggi che ordinassero di radere al suolo le case insalubri, rinnovare quelle diroccate e fabbricarne di nuove secondo le norme d'igiene, ma come trovare i denari per farlo? Dovranno degli esseri umani essere condannati a vivere in tugurî, peggio delle bestie? Mi chiedo sempre perchè i proprietari, i comuni, le provincie, tutti i filantropi che dànno aiuti e premi in denaro per incoraggiare e migliorare l'allevamento del bestiame, non istituirebbero dei premi per le massaie che tengono ordinata e pulita la casa, per i piccoli proprietari che la mantengono in buono stato, per le mamme che hanno i bambini più puliti e ben nutriti. Perchè si pensa al miglioramento delle razze inferiori e non si cura quello della razza umana? Fino che nelle campagne regna tanta ignoranza, è inutile predicare l'igiene e la pulizia, conviene che le famiglie ne ricavino un compenso materiale, poi si troveranno meglio, prenderanno delle abitudini buone e il benessere si propagherà senza premio e incitamento. Una volta, i ricchi facevano l'elemosina ai poveri delle loro terre che sfilavano alle porte dei castelli e delle ville. Ora il mondo è mutato, e in altro modo dobbiamo aiutare il nostro simile, occupandoci di creare un ambiente salubre e simpatico affinchè il suo lavoro possa svolgersi in condizioni favorevoli di vita; e tutto quello che si farà per il suo benessere fisico e morale andrà non solo a vantaggio dell'individuo, ma anche del suo lavoro. All'estero il contadino vive assai meglio che da noi, eppure le terre non sono così fertili, nè il clima mite come il nostro, ma è che colà pensano molto di più di noi al lavoratore della terra e si fa qualche cosa di pratico per educarne la donna. Ci sono per esempio, nel Belgio, nella Svezia e nella Svizzera, delle scuole dette _ménagères_, dove invece d'un insegnamento astratto si danno nozioni pratiche per coltivare la terra, s'insegna una quantità d'industrie agricole e casalinghe. In Inghilterra la contessa di Warvick, preoccupata dal disagio di molte ragazze di condizione civile, pensò di procurar loro il mezzo di trovarsi un'occupazione per fare una vita agiata e igienica, e istituì un collegio che potesse dare un'istruzione agricola, con l'aggiunta di molti ettari di terreno, serre, orto, pollaio, alveari e vaccheria, affinchè, all'istruzione teorica impartita da esperti professori, ci fosse unita la pratica. Visto che ogni allieva, uscita dal collegio, trovava subito un buon impiego in qualche azienda agricola, il numero delle studentesse aumentò tanto che non solo la contessa di Warvick dovette comperare un castello circondato da cento e quaranta ettari di terreno per dare al suo collegio il modo di espandersi, ma poi sorsero parecchi altri istituti dello stesso genere che furono tutti molto frequentati. Quando sull'esempio della donna inglese, ho veduto istituirsi anche da noi sul medesimo tipo una scuola a Niguarda situata in una bella villa contornata da un podere con vaccheria, pollicoltura, alveari, bachicoltura, — ho applaudito di cuore alle persone benefiche che davano le loro energie e i loro denari per un'opera tanto utile, e pensai che sarebbe stata frequentata da un bel numero di allieve, che poi sarebbero andate a estendere le loro cognizioni nelle campagne con grande vantaggio dell'agricoltura, contente d'essersi trovata un'occupazione proficua per tutta la vita; e pensavo che le stesse possidenti avrebbero approfittato di quella scuola per poter acquistare cognizioni utili onde dirigere con sapienza le loro terre, per ricavarne maggior reddito e nello stesso tempo avere un'occupazione interessante per i lunghi mesi di villeggiatura e poter essere d'esempio e d'istruzione alle loro dipendenti. Invece ben poche allieve si sono iscritte alla scuola di Niguarda, forse perchè le famiglie e le stesse fanciulle, non sono abbastanza evolute per comprenderne tutti i vantaggi, e forse per il pregiudizio che il lavoro campestre sia troppo umile, errore che dobbiamo distruggere invece, persuadendo il popolo che non v'ha nessun lavoro umile purchè sia fatto con amore, che quello della coltura dei campi, del giardinaggio, dell'allevamento degli animali domestici, oltre ad esser fonte d'infinite soddisfazioni, perchè ci mette a contatto colle forze vive della natura, è un lavoro adatto per uomini e donne, per ricchi e poveri, per vecchi e giovani, dà infinite soddisfazioni morali, ed è fonte di ricchezze; i doni della terra sono inesauribili, e se ben diretto, il lavoro dei campi si muta facilmente in industria e il coltivatore può trovarvi il principio di vera prosperità per sè e per il proprio paese. L'elevazione e l'educazione delle lavoratrici della terra sarebbe un vasto campo aperto all'operosità delle signore benefiche. Ora l'elemosina non basta per sollevare gli umili, bisogna educarli, insegnar loro un lavoro fecondo e redimerli dall'ignoranza e dalla superstizione. Si riuniscono congressi, si fanno leggi per le lavoratrici delle risaie, per le malattie del lavoro, per gl'infortunii, si desta l'attenzione colla pubblicità sopra tante miserie ignote; perciò è sperabile che le mie non siano parole gettate al vento, e che qualche cosa di utile si riesca a fare anche per le lavoratrici della terra. L'esempio deve darlo il Governo con lo stabilire facili comunicazioni e rendere le strade sicure specialmente nell'Italia Meridionale, dove i possidenti dovrebbero prendere esempio da quelli della Toscana e dell'Alta Italia e vivere qualche mese dell'anno nelle loro terre, mettersi al contatto coi loro contadini invece di lasciarli morire di fame, sfruttati come sono da avidi intermediarii e rovinati dall'usura. Come si troverebbero compensati se invece di sciupare il denaro e le energie vivendo sempre fra i passatempi delle grandi città, si adoperassero a beneficio dei loro possedimenti e a migliorare la sorte dei loro contadini! Quando esco dall'Italia, e vedo come sono tenute le case rurali dei paesi vicini, mi sento arrossire dalla vergogna pensando in che miseri tuguri vivono le famiglie dei nostri contadini, dove entrando si sente un tanfo che ci toglie il respiro, e compiango i poveri esseri condannati a passarvi la vita, oppure a trascorrere le lunghe serate d'inverno nell'aria poco respirabile delle stalle, mentre a pochi passi, quando si entra nella vicina Svizzera, si vedono subito casette bianche, pulite, dove dalle finestre pendono rami di garofani e di geranî fioriti che dànno una nota allegra al paesaggio ed invitano ad entrare. Nell'interno, aria e luce, piccole stanze dalle pareti bianche, immacolate, e tavole di legno ricoperte da tovaglie pulite, sulle quali le bianche stoviglie invitano a rifocillarsi. Ecco una contadina dalla faccia fresca e paffuta, vero ritratto della salute, lascia il tombolo o il ricamo a cui stava intenta e che le serve a passare il tempo dopo il lavoro dei campi e della casa, e vi offre una tazza di latte o di cioccolata, e noi si prova la sensazione che in quella casa alberghi l'agiatezza e la felicità forse meglio che nelle dimore dei ricchi. La donna può far molto per rendere piacevole la casa, ma prima deve possedere una casa e non un tugurio, e poi deve essere educata all'amore del bello per poter tenerla in ordine e pulita, ed anche renderla elegante con qualche fiore, anzi, quando l'istruzione l'avrà resa più esigente sentirà essa stessa la necessità di vivere in un ambiente più civile. Le signore che hanno introdotto nelle campagne le industrie femminili, e si sono avvicinate così alle loro dipendenti, creando per loro un'occupazione che aumentandone il benessere è atta a sviluppare il senso artistico, dovrebbero dar loro consigli utili di tenere pulite ed ordinate le loro case e di adornarle e renderle più belle con qualche vaso in fiore o con canestri di frutta olezzanti. Quando sarà tolta o scemata la piaga dell'analfabetismo forse scompariranno certi pregiudizî che fanno vivere i contadini fra il sudiciume, e le norme d'igiene serviranno ad inculcar nelle loro menti, che un nutrimento buono dà forza e salute, e che l'acqua da bere non deve essere inquinata e il tenersi puliti è salute e civiltà, e col vivere nelle stalle non si respira un'aria buona. Dove diminuisce l'ignoranza, aumenta il benessere; e quando questo sarà penetrato nelle case dei contadini, la donna prenderà amore alla vita dei campi e alle industrie casalinghe, ed innamorata della propria casa, più difficilmente si sentirà la volontà di abbandonarla per andare a rovinare la salute e corrompere la mente fra le mura cittadine. Mi pare che sarebbe molto opportuno per l'istruzione e l'educazione del contadino diffondere nell'insegnamento degli asili rurali il metodo Montessori adottato già nelle case popolari di Milano e di Roma. Prima di tutto perchè è un metodo razionale che educa i sensi senza costringere troppo il bambino ad una disciplina che contrasti colla sua età giovanile, poi perchè educa prima d'istruire e insegna a lavarsi bene, a vestirsi, a tener puliti i propri indumenti, oltre che a leggere e scrivere senza fatica, poi a seminare e lavorare la terra, a tenere in ordine gli oggetti che si adoperano e più di tutto ad amare il loro lavoro. Con questo sistema stato già adottato all'estero e specialmente in America, un bambino di sei anni sa già leggere e scrivere senza aver fatto alcuno sforzo, e si trova preparato per le scuole elementari; soltanto vorrei che affinchè non dimentichino quello che hanno imparato, finita la scuola, avessero il mezzo di andare la domenica qualche ora ad esercitarsi nella lettura, a sentire qualche conferenza, e sotto la direzione di buoni maestri potessero allargare le loro idee mano mano che coll'esperienza della vita la mente si matura e si rinvigorisce. Perciò ogni scuola dovrebbe avere biblioteche adatte affinchè chi ha terminato la scuola possa esercitarsi nella lettura, ma i libri scelti siano oltre che utili, piacevoli e interessanti, e possano invitare i ragazzi ad occupare nella lettura il tempo delle giornate festive. La elevazione della donna, il buon nutrimento, l'istruzione e il relativo benessere potranno darci una schiera di lavoratori baldi, vigorosi, che faranno rendere la terra dieci volte di più con minor fatica; i contadini fiacchi dai movimenti lenti, che tornano al lavoro e lo trascinano svogliati per intere giornate non esisteranno più, non si vedranno più le mamme persuadere le figlie a non recarsi alla scuola come succede adesso in certe regioni. Avranno finalmente capito che non è mutar lavoro e paese quello che ci eleva sui nostri simili, ma l'educazione e l'istruzione che rialzando il nostro sistema di vita ci permette di aver una casa in ordine e ben tenuta, i figlioli educati e puliti: e se ameranno il proprio lavoro, non avranno nulla da invidiare alle donne che vivono in quelli alveari popolosi che sono le case cittadine. III. La donna nelle officine. Dovunque è penetrata la civiltà e specialmente dove l'abbondanza d'acqua costituisce una forza da poter utilizzare per l'industria, si sono visti sorgere come per incanto, vasti fabbricati con lunghi fumaioli volti al cielo, con tettoie immense e vaste stanze ingombre di macchine, di utensili, di ruote e puleggie, tutto un organismo messo in movimento da forze potenti; veri tempî del lavoro dove ogni giorno entrano a frotte gli operai uomini e donne che la sera ritornano alle loro case per riposarsi di un lavoro destinato a spargersi per il inondo per sopperire ai bisogni di tante altre centinaia e migliaia di persone. Tutti i grandi stabilimenti industriali mentre hanno fatto sparire la poesia e la calma serena dei campi hanno tolto molte braccia alla terra. Quando il lavoratore dei campi vide davanti a sè quei grandiosi fabbricati, n'ebbe come una invincibile suggestione e il miraggio della sua vita, l'aspirazione più potente fu quella d'entrare nelle nuove officine dove il lavoro gli appariva più nobile e più rimunerativo, o almeno di mandarvi i figlioli, nella speranza di procurar loro un avvenire più lieto e sicuro, in ogni modo meno faticoso dei lavori campestri. Così a poco a poco la febbre dell'officina invase tutta la famiglia dell'agricoltore, che sdegnò il lavoro fecondo e salubre della terra il quale dà pane e vigore alle membra, per lasciarsi attirare nell'orbita dei grandi stabilimenti industriali. Le prime donne entrarono timidamente nelle officine vincendo l'opposizione dei loro compagni, che in esse vedevano delle serie concorrenti, e procuravano inutilmente di tenerle lontane calcolandole poco atte a quei lavori, precisamente come ora si cerca di escluderle dalle professioni e dagli impieghi più elevati. Ma la crisi dell'agricoltura, la questione economica che s'imponeva, e più di tutto l'aiuto degli industriali i quali trovarono la loro convenienza nell'impiego di operaie, fecero in modo che le piccole schiere delle lavoratrici dell'officina andarono via via ingrossando, divennero legione, il ruscello si mutò in torrente impetuoso e la donna penetrò in tutte le fabbriche, invase tutti i rami dell'industria e da molti scacciò gli uomini che si mostrarono impotenti a resistere alla concorrenza delle loro donne. È naturale: l'industriale vide subito il vantaggio che gli derivava dall'impiego della donna. Prima perchè si contenta d'una mercede minore di quella dell'uomo, poi perchè è più docile, paziente, meno distratta dai compagni, più esatta in certi lavori pei quali ha più altitudine e buon gusto dell'uomo; abituata ad occuparsi da mane a sera nei lavori domestici è più resistente ad un'occupazione continua, tenuta lontana dalla vita pubblica comprende difficilmente il vantaggio dell'associazione; qualche volta infatti le operaie non si lasciarono indurre a scioperare e da sole continuarono a lavorare dando così la vittoria agli industriali, che anche per questa ragione favorirono il loro ingresso nelle officine. In seguito, acquistata una certa pratica ai lavori, sono state sempre più apprezzate ed hanno provata la loro resistenza anche alle opere più faticose ed insalubri, ciò che dà una smentita a coloro che riguardano la donna come un essere fragile e delicato che quasi debole pianticella non possa resistere non solo alle bufere ma nemmeno a un colpo leggero di vento. Ormai non v'è ramo d'industria dove la donna non abbia trovato occupazione; non parlo dei lavori di ricamo, di biancheria, di mode, nei quali le donne vengono impiegate quasi esclusivamente; ma esse trovano lavoro in numero rilevante nelle filature di seta, di lino e di cotone, nelle fabbriche di tessuti, nelle tintorie, nell'industria degli aghi, delle penne d'acciaio, dei vetri, delle porcellane, degli smalti; nelle fabbriche di nastri, bottoni, saponi, candele, oggetti di cuoio, guanti, merletti, passamanerie, dolci, prodotti chimici, carte, stracci, cappelli di paglia, pelliccie, giocattoli, intagli in legno, orologi, zolfanelli; nelle stamperie, fotografie, legatorie di libri, nella lavorazione di gioielleria e pietre preziose e perfino nelle fabbriche di mattoni, opere murarie e miniere e negli stabilimenti d'elettricità, ecc.; tanto che non c'è ramo d'industria ove la donna non dia l'opera sua, e già più di cinque milioni di donne contribuiscono all'incremento del lavoro nazionale. Col progresso dei tempi e colla questione economica che si fa sempre più grave era inevitabile che la donna portasse fuori dalle pareti domestiche la sua operosità; soltanto, visto che il campo è vasto, dovrebbe fare una scelta e non volgersi a quei generi di lavori che domandando un eccessivo sforzo fisico possono esser fatali a lei e ai figli pei quali ella deve dare tutte le energie del suo organismo. Quando la donna delle campagne sarà più istruita ed evoluta darà lei l'indirizzo del lavoro alle sue figlie, e la scelta della loro occupazione sarà fatta dopo mature riflessioni, e con sani criteri, come nelle classi più colte, procurano di fare i genitori riguardo ai figliuoli. Il bisogno che ci spinge a scegliere un'occupazione è spesso un cattivo consigliere; non tutti abbiamo le medesime tendenze e la medesima forza fisica, e una madre non dovrebbe mandare all'officina, dove molte persone si trovano rinchiuse e agglomerate in uno spazio ristretto, fra miasmi ed esalazioni di prodotti poco salubri, le fanciulle gracili e delicate; per queste scelga la vita dei campi, l'aria aperta, dove si allargano i polmoni e il corpo acquista nuovo vigore, ispiri loro l'amore e il sentimento della natura e le persuada che migliorare colle proprie cognizioni ed esperienza i prodotti della terra, dà maggiori soddisfazioni che passar le giornate occupate in un lavoro meccanico, monotono, che toglie ogni iniziativa e riduce le persone come tanti automi, fiacca il corpo e lo spirito di chi non ha una costituzione vigorosa e resistente. Ci vorrebbe una legge come pel servizio militare, che escludesse da certi lavori le fanciulle deboli, anche per il bene delle generazioni future; ma sono esse le proprie peggiori nemiche, spinte alle officine a rovinare la salute e forse a corrompere il cuore, dalla vanità, credendo di elevarsi sulle compagne dal bisogno d'un pronto guadagno, ed anche perchè quel trovarsi unite ad altri compagni di lavoro, specialmente dell'altro sesso, è per loro fonte di piacere. Che importa se escono dalle lunghe ore di lavoro in ambienti chiusi, stanche, colle faccie smorte, gli occhi incavati? Esse chiacchierano allegramente lungo la via coi compagni, fanno progetti per passar assieme i giorni di festa, e in quei momenti, in quelle amicizie trovano il compenso della dura vita di lavoro e lo preferiscono alle occupazioni campestri e salubri. Dai genitori dovrebbe dipendere l'indirizzo dei figli; e se saranno meno ignoranti e più coscienti, penseranno alla responsabilità che hanno nella loro riuscita e terranno conto delle loro inclinazioni, della forza fisica e non faranno come dice il poeta, di torcere alla religione, tal che fu nato a cingere la spada. Il lavoro non è solo un mezzo per guadagnarsi da vivere, ma se fatto in buone condizioni riesce di vera soddisfazione e per noi stessi e per quello che si produce a benefizio della nostra famiglia e del nostro paese. Tanto nel lavoro dei campi come in quello dell'officina, si deve apportare un po' d'amore e d'entusiasmo e procurare di perfezionarlo e di scongiurare i pericoli che spesso offre. Le donne dovrebbero portare vesti succinte per passare in mezzo alle macchine senza correr il pericolo di esservi impigliate, lavarsi le mani prima di toccare il cibo, ed osservare tutte le norme d'igiene che dovrebbero essere raccomandate in ogni stabilimento. Ci sono una quantità di leggi e regolamenti e per l'età e per l'orario, ecc., che se seguite tutelerebbero abbastanza l'operaio; e queste hanno giovato anche alla donna. Ciò che è bene poichè non avendo essa il voto, la sua voce non arriva molto in alto e non viene ascoltata mentre pure anch'essa avrebbe diritto di migliorare la sua condizione ed essere retribuita, a parità di lavoro, come il suo compagno. Non è giusto che soltanto perchè è donna il suo lavoro valga meno; e se ella ha dei periodi di riposo forzato causa le esigenze del suo sesso, potrà essere assistita dalle casse di maternità in modo da poter aver le cure richieste e da far sì che il suo lavoro non vada a scapito delle generazioni future. Col progresso dei tempi molto si è fatto a beneficio delle classi operaie; nelle città e nei grandi stabilimenti vi sono asili pei bambini lattanti, scuole e asili pei più grandicelli, refezione scolastica, dopo scuola, ecc., affinchè le donne possano attendere al lavoro sapendo i figli ben custoditi. Ma ancora resta molto da fare specialmente nelle campagne e province, anche perchè se terminata la giornata di lavoro l'uomo va a sollazzarsi all'osteria, la donna deve occuparsi delle faccende domestiche, rattoppare la biancheria e i vestiti dei bimbi e non ha un minuto di riposo. Il lavoro sta bene, ma deve essere non eccessivo e ben retribuito; poi oltre alle casse di maternità ci dovrebbero essere casse di mutuo soccorso per le malattie e la vecchiaia in modo che la donna che ha lavorato per anni ed anni possa nell'età matura non aver bisogno di essere obbligata a lavorare per vivere e godere un riposo ben meritato. Quando l'operaia sarà più cosciente ed istruita, procurerà di evitare i lavori che potrebbero essere di pregiudizio alla prole futura, e saprà per esempio che l'operazione di stendere il mercurio negli specchi è fatale per le donne gestanti; quasi sempre fu constatato dalle statistiche che in simile lavoro le gestanti abortiscono o il bimbo muore appena nato; dannose pure le officine dove si lavora il piombo, e perniciose le esalazioni di acido solforoso e i vapori alcalini che si sviluppano nelle lavanderie di cappelli di paglia, e certi colori adoperati per i fiori artificiali, o la biacca per imbiancare i merletti. Ora che sono aperti tanti campi all'operosità femminile sarebbe molto meglio, non tanto per sè come per le generazioni future, che la donna evitasse le industrie che possono portar pregiudizio alla sua salute e in ogni modo evitasse il pericolo usando le dovute precauzioni. Se qualche volta la innumerevole schiera di conferenzieri che tengono discorsi in città ad un pubblico già evoluto, andassero nei piccoli centri industriali e nelle campagne ad illuminare quelle popolazioni semplici e ancora ignoranti sui pericoli di certi veleni, dando regole d'igiene con parole facili, farebbero un'opera veramente benefica. Ora col progresso della scienza le norme d'igiene anche negli stabilimenti industriali vengono osservate meglio che in altri tempi, anche le donne sono più evolute; per migliorare la loro condizione si uniscono ai compagni, hanno compreso il grande vantaggio dell'associazione o fanno valere il loro diritto anche a costo di scioperare. Ma anche nell'officina, come nei campi, si deve lavorare con amore e procurare di perfezionarsi colla pratica e produrre il maggior lavoro possibile; a una buona operaia che è diligente e pratica del suo lavoro non mancherà mai il mezzo di procurarsi da vivere, sicchè può guardare l'avvenire con serenità. Poi per quanto le sia riservata una parte meccanica, c'è anche una certa compiacenza nel sapere di essere una piccola ruota dell'ingranaggio che produce la ricchezza del proprio paese; chi è intelligente può mutare in arte un semplice mestiere, come lo prova il fatto che si possono contare a centinaia coloro che dall'officina sono arrivati a posizioni più elevate. Certo, del resto, un'operaia vive meglio della fanciulla, che avendo maggiore istruzione, sceglie la carriera degl'impieghi, dove con minori compensi materiali ci sono maggiori esigenze sociali. IV. Le lavoratrici della casa. Fin dai tempi più remoti, ogni anno, una quantità di fanciulle abbandonano i lavori dei campi, la casa, i parenti per cercare un'occupazione come domestiche nelle città presso le famiglie più ricche. Forse vi sono spinte dal disagio in cui vivono e dai lavori troppo faticosi per le loro forze, ma più spesso dal desiderio di mutare ambiente, di veder cose nuove e dalla speranza di migliorare la propria condizione. Quando la via delle officine non era ancora aperta alla donna, non le rimaneva altro mezzo possibile per guadagnare un salario ed emanciparsi della propria famiglia. Data l'attitudine che ha la donna per le faccende domestiche non foss'altro per essersene sempre occupata, se è intelligente, la sua opera può venire molto apprezzata nelle famiglie; e se riesce a collocarsi bene, la sua sorte è molto più invidiabile di quella delle sue compagne, che si logorano la salute lavorando la terra o stanno tutto il giorno rinchiuse in un'officina occupate costantemente in un lavoro meccanico. Intanto le domestiche hanno un miglior nutrimento di quello al quale erano abituate fin dall'infanzia, poi vivono in case ben riparate, comode e qualche volta eleganti. Però prendono delle abitudini superiori alla loro condizione, al punto che si troverebbero molto male se non potessero continuare quella vita; si disamorano della loro casa disagiata, dei cibi semplici a cui erano abituate, e questo è un guaio come quello di prendere gusti raffinati, vivendo con persone più istruite ed eleganti; poichè si troverebbero poi male se dovessero lasciare la via incominciata e si troverebbero ad essere delle spostate, vere naufraghe della vita. Dopo che le donne sono state ammesse nelle officine, la parte più operosa e più disciplinata, preferisce il lavoro dell'officina a quello della casa, perchè in apparenza si trovano più indipendenti e restan padrone del loro tempo, terminata la giornata di lavoro. Le signore si lagnano, che non trovano più le domestiche docili e affezionate d'altri tempi; ed esse si ribellano al dover star sottomesse ai voleri della famiglia che le ospita e trascurano il loro dovere, lagnandosi spesso d'una severità di trattamenti che non è conforme alla verità. In questi tempi in cui si pensa tanto a rialzare le classi più umili, in cui tanto si concede all'operaio, si dovrebbe far qualche cosa per elevare la classe dei domestici e far in modo che non si sentissero avviliti nel trovarsi in casa altrui, trattarli come lavoratori della casa e abolire per sempre la parola servi, che rammenta uno stato di schiavitù non in armonia col loro ufficio, nè coi tempi moderni. Parliamo dunque delle lavoratrici della casa, le quali se vogliono essere trattate con affetto da quelli che le ospitano, devono adempiere puntualmente al loro dovere e saper stare al loro posto dignitosamente. Vi sono diverse categorie di lavoratrici domestiche, quelle che non hanno abbastanza intelligenza da elevarsi al disopra delle compagne e devono contentarsi dei lavori rudi e materiali, ed altre più intelligenti che possono essere adibite a lavori meno faticosi e fanno una vita comoda, poco dissimile da quella delle loro signore. Alcune si affaticano più delle operaie, perchè non avendo un orario fisso possono esser chiamate a qualunque ora, e non sono padrone di disporre del loro tempo; altre invece che abitano in case signorili dove ci sono parecchi domestici, godono di una certa libertà, fanno poca fatica, ma devono essere dotate di un buon carattere, per poter andar d'accordo nella convivenza dei compagni di lavoro, ciò che non succede tanto spesso. Però visto che nessuno è schiavo, nè obbligato a vivere in un ambiente ostile, una persona onesta e capace, troverà certo da collocarsi in un ambiente più confacente al suo carattere. Se poi una lavoratrice ha trovato una buona famiglia, deve vedere di conservarla e riguardarla come fosse la propria, esser docile, non parlar male di quelli che la impiegano e fare in tutto e per tutto il suo dovere. Una giovane inesperta, vedrà di collocarsi presso una signora paziente che possa insegnarle il governo di una casa molto diversa da quella della sua famiglia, ed esser riconoscente di poter aumentare il numero delle cognizioni; dove manca l'ingegno, supplire colla volontà e non ribellarsi ai rimproveri, ma esser utile a chi l'aiuta ad aumentare il suo valore e la sua capacità. Se potrà specializzarsi in qualche lavoro, migliorerà la sua condizione, ma dovrà sceglierlo secondo le sue attitudini; se non ha molta destrezza di mano pei lavori d'ago e poca intelligenza per poter riuscire nell'arte gastronomica, si contenti di custodire i bimbi, ma lo faccia con amore, con attenzione, in modo da dimenticare sè stessa pel loro benessere, e riguardi il suo ufficio come una missione. Una domestica alla quale si possa con piena fiducia confidare i bimbi, è un vero tesoro per una famiglia. Ma non si dedichi ai bimbi chi soffre delle distrazioni; in questo caso, si dedichi ai lavori d'ago, a porre in assetto con precisione le stanze, a cose materiali, per le quali ci vuol ordine e attenzione; nella scelta delle occupazioni ognuno deve procurare di seguire la propria indole e di non andar contro alla propria natura. Se ama la vita sedentaria ed è esperta nei lavori muliebri, si dedichi a perfezionarsi nell'ufficio di cameriera, se invece preferisce il moto ed ha abbastanza intelligenza per combinare vivande gustose, scelga la scienza gastronomica e non le mancherà occupazione, mentre di mangiare c'è bisogno tutti i giorni e un buon pranzetto è sempre molto apprezzato. Sia che si dedichi a un ramo o all'altro del lavoro domestico, deve metterci tutta la sua intelligenza, cercare di perfezionarsi sempre più e adempiere la sua missione con amore. Il lavoro più umile diventa interessante quando ci si mette tutto il proprio zelo per riuscir bene. Molte lagnanze si sentono continuamente da parte di lavoratrici della casa che mutano sempre case, senza trovarne una ove si possano fermare, e nè incolpano i signori e la loro incontentabilità; viceversa, le signore si lagnano di non trovar buone domestiche. E di questo disagio si devono incolpare più di tutto le esigenze del nostro tempo, la volontà di migliorare la posizione a qualunque costo, l'abitudine di considerare il lavoro come un peso, o per lo meno di riguardarlo con indifferenza, senza apportarvi quell'entusiasmo che riesce a elevare il lavoro più umile e a creare intorno ad esso un'aureola di luce. Tutti domandano perchè non esistono più le domestiche fidate d'altri tempi, che riguardavano la casa dove venivano accolte come fosse la loro propria, ci si affezionavano ed erano certe di passarvi la vita, nè si lasciavano sedurre ad abbandonarla da promesse di maggiori guadagni. È che il loro desiderio non andava oltre la casa che le ospitava, si contentavano d'aver assicurato il mantenimento per tutta la vita; la consuetudine di convivere in quella casa avea recato reciprocamente fra loro e le loro signore legami d'affetto da non potersi sciogliere tanto facilmente e senza provare uno strappo più forte di quello col quale avevano lasciato la loro famiglia. Ma pur avendo tutta la confidenza dei principali, sapevano stare al loro posto, avevano forte il sentimento del dovere, erano fedeli alla consegna, come sentinelle nel campo di battaglia, custodivano la casa, la roba, i bimbi, a loro affidati, con un sentimento di responsabilità che difficilmente si trova al giorno d'oggi, e non si curavano delle altre case come se non esistessero. Non solo partecipavano alle gioie e ai dolori della famiglia, con cui vivevano, ma in molte occasioni, donne semplici e modeste fecero atti d'eroismo e d'abnegazione a beneficio dei loro signori. Ora il mondo è mutato, si vive più esteriormente che internamente, e va sparendo il culto della casa e della famiglia, mentre i sentimenti egoistici regnano sovrani; le domestiche sono le vere zingare della società, passano da una casa all'altra colla massima indifferenza, sempre seguendo il miraggio di guadagnare di più lavorando meno; imbevute di false idee di uguaglianza sociale, scimmiottano le loro signore e spadroneggiano nelle case, invece di custodirle e tenerle ordinate e pulite; e viceversa le signore sono indifferenti, e non si affezionano a ragazze che sanno esser nella loro casa soltanto di passaggio, e che da un giorno all'altro se ne possono andare senza una ragione plausibile, senza pensare che a furia di mutare ambiente è molto facile che nessuno abbia più fiducia nella loro opera; sicchè talvolta finiscono nella miseria, imprecando all'ingiustizia del mondo, senza pensare che invece sono state le artefici della loro decadenza. Fortunatamente questa non è la sorte di tutte, e ve ne sono di semplici e operose che si contentano, trovata una buona casa, di lavorare coscienziosamente, sono soddisfatte di avere assicurato un asilo e il pane senza soverchie noie, e continuano la loro vita senza pensare a mutamenti che forse peggiorerebbero la loro sorte. Però anche in questa condizione, vi sono degli scogli, uno spirito indipendente, si ribella qualche volta a dover stare soggetto al volere altrui; ma chi può dire al mondo di non essere soggetto a qualche cosa o a qualcheduno? L'impiegato che deve essere all'ora precisa all'ufficio, il medico che deve notte e giorno essere disposto ad accorrere al letto d'un malato, l'uomo d'affari che, travolto nell'ingranaggio del suo commercio, non ha un minuto di riposo, e così via, coll'aggiunta di mille preoccupazioni, che in confronto quelle delle lavoratrici della casa, sono inezie da non calcolare e spesso sono preoccupazioni esagerate, create da un'immaginazione malata. Per quanto lavoro possa esservi in una casa, è difficile che non ci sia pure qualche ora di libertà, e credo che una signora che abbia il senso della giustizia l'accorderà certamente; e di quelle ore le domestiche possono disporre liberamente, molto meglio che se fossero in famiglia e dovessero renderne conto ai genitori. Altri inconvenienti ci sono nel dover vivere in mezzo al lusso e alla ricchezza, che le operaie e contadine non vedono che molto di lontano, e non ci pensano perchè devono curarsi di cose molto più importanti come quelle di procurarsi il vitto e l'alloggio; mentre le nostre cameriere, a furia di aver in mano stoffe ricche, merletti preziosi e splendidi gioielli, trovano ingiusto di non poter possedere quelle cose tanto attraenti, diventano malcontente di tutto, invidiose, e invece di nutrire, per quelle che le impiegano, sentimenti d'affetto, ed esser riconoscenti di poter vivere in ambienti nuovi ed eleganti, essere ben nutrite, e non aver come molte compagne, il bisogno di rompersi il cervello per fare economie impossibili per mettere assieme il pranzo colla cena, nutrono sentimenti d'odio per le loro signore, che vanno a divertirsi, mentre esse sono obbligate a lavorare, e sfoggiano ricche vesti, mentre esse si devono contentare di una vita più modesta. E appunto perchè i tempi sono mutati e la società è più evoluta, e vi sono molti più mezzi d'un tempo per guadagnarsi da vivere col lavoro delle proprie mani, vorrei che la scelta d'una professione, d'un mestiere, non fosse fatta a caso, ma dopo matura riflessione. Se una donna è pel suo fisico portata a far una vita di moto, se si appassiona per le cose della natura, si occupi dei lavori dei campi, e se ha l'intelligenza sveglia, potrà elevarsi occupandosi di allevamento degli animali domestici e di altre industrie agricole, chi ha bisogno di disciplina e ama il lavoro in comune e meccanico, ed è abbastanza forte per sopportare l'aria un po' chiusa delle officine, faccia l'operaia. Se invece una ha bisogno di buon nutrimento e di una vita comoda e sente di essere un po' altruista, diventi lavoratrice della casa, ma lo faccia con amore dedicandosi interamente alla famiglia che la impiega, alla casa che le è affidata, si renda utile, adempia con coscienza la sua missione, non scordi di essere in casa altrui, e dimentichi sè stessa per appagare i desiderî delle persone che la circondano; invece di spadroneggiare, cerchi di appoggiarsi a quelli che possono darle in caso di bisogno consiglio ed aiuto. La convivenza crea delle abitudini che difficilmente si spezzano, e dei legami d'affetto, che possono unire indissolubilmente anche persone di diverse condizioni sociali, ma bisogna saper comprendere e perdonare. Se coi tempi nuovi si procurerà di modificare i nostri rapporti colle lavoratrici delle nostre case, ed esse colla maggiore istruzione, vedranno più chiaramente quello che devono fare pel loro benessere, e avranno un'idea più giusta del modo di comportarsi, invece di aver in casa delle lavoratrici che ci disprezzano, ci criticano e ci sono ostili, tutto sarà cambiato, e se non riusciremo a formare una schiera di lavoratrici come nel buon vecchio tempo, almeno non avremo in casa delle nemiche, ma donne che conscie dei vantaggi della loro posizione e del benessere che le circonda, penseranno che per la loro tranquillità avvenire, è meglio star contente, affezionarsi alla famiglia dove si trovano e non chiedere al mondo cose impossibili. Infine se riescono ad esser calcolate come di famiglia nella casa dove sono occupate, possono viver tranquille senza preoccuparsi se i viveri e le pigioni rincarano, se il governo mette nuove tasse, come avviene ad altre compagne che hanno scelto una carriera diversa credendola meno faticosa e più indipendente. V. La donna negli impieghi. Una delle aspirazioni della fanciulla moderna che possiede una discreta istruzione e pochi mezzi di fortuna, sarebbe di poter ottenere un impiego governativo o in qualche grande amministrazione privata. In questo modo potrebbe avere indipendenza, l'avvenire assicurato e maggiore soddisfazione morale; ma i pubblici uffici stentano ad aprire alla donna le loro porte, e fu un vero miracolo se tutto ad un tratto, quasi inaspettatamente si sono vedute le donne invadere gli uffici telegrafici dei piccoli paesi. Forse fu perchè il telegrafo, scoperta affatto moderna, è stato all'altezza dei tempi, oppure perchè quei piccoli posti relegati in qualche lontano villaggio o nascosti fra le montagne non erano molto ambiti dagli uomini che se li sono lasciati prendere senza far opposizione. Ma intanto le donne penetrate negli uffici telegrafici hanno fatto cammino, ed ora se ne trovano in gran numero negli uffici delle città più importanti e pare che i superiori non ne siano malcontenti, visto che adempiono il loro incarico con precisione e diligenza. Anche il pregiudizio che le teneva lontane dal contatto col pubblico va scomparendo, perchè coll'educazione aumenta il rispetto per la donna, la quale procura col contegno serio e severo d'ispirare fiducia e di far che non si abbia a dire che in Italia non è possibile fare quello che si fa in Francia e in Inghilterra. È vero pur troppo che in genere il popolo italiano non e molto serio, vuol ridere e divertirsi a qualunque costo, e alla signorina che porge la mano, per ricevere un telegramma, non sa alle volle trattenersi di fare un complimento e dire qualche parola per attirare la sua attenzione. Se la fanciulla educata alla scuola del dovere, sa la responsabilità che le incombe, e non gli dà retta, l'altro avrà avuta una buona lezione e gli passerà la voglia di scherzare; e in poco tempo nelle ore d'ufficio non vi sarà differenza fra gli uomini e le donne, e quando queste con un contegno severo sapranno farsi rispettare, non accadrà alcun inconveniente anche se si trovino unite ai colleghi di sesso diverso. Il telefono, istituzione ancor più moderna, impiega quasi tutte donne e non è certo colpa loro se il servizio non procede come sarebbe desiderabile. Dove in Italia la donna ha trovato maggior opposizione ad ottenere un impiego fu nelle ferrovie. Ogni volta che si riuniva un congresso, veniva in campo la questione di ammettere le donne agli impieghi, questione che aveva dei partigiani da una parte e oppositori dall'altra; tutti trovavano delle ragioni abbastanza plausibili, ma per molto tempo la questione rimase insoluta, ora invece le donne furono ammesse nelle ferrovie, ma non ancora alle stesse condizioni degli uomini. Si dice che in Italia e in Austria nelle ferrovie del Sud s'è fatto un esperimento di mettere le donne come telegrafiste ed hanno fatto cattiva prova; però bisogna vedere come l'esperimento è stato fatto; se quelli che dovevano farlo erano liberi da ogni prevenzione riguardo a simile innovazione, e se fu fatto su larga scala così da poter averne l'animo tranquillo e non pensarci più per molto tempo. In Russia una quantità di signorine che hanno il diploma d'istitutrici, preferiscono cercare un impiego nelle ferrovie piuttosto che collocarsi presso qualche famiglia, e lo ottengono facilmente, con molto piacere dei superiori che se ne lodano e trovano che specialmente nei lavori di statistica le donne sono più esatte, riescono meglio e si prestano molto più volontieri degli uomini, i quali lo fanno di mala voglia e dicono che s'incretiniscono in quel lavoro troppo paziente e materiale. Le donne, benchè abbiano avuta un'istruzione superiore, ci si adattano più facilmente, forse perchè abituate fin da bambine ai lavori pazienti e ad allineare punti uguali, non sembra loro troppo monotono allineare cifre. In Danimarca e in altri paesi nordici le donne fanno parte di tutte le amministrazioni e lavorano accanto agli uomini senza che accada alcun inconveniente, forse si potrebbe dire che in questo influisce il clima e l'educazione diversa dalla nostra. Però vediamo che nella Francia che ha pure costumi o clima poco dissimili da noi, tutto procede regolarmente; questo ci fa sperar bene per l'avvenire. Anzi fu in Francia che dopo aver fatto l'esperimento d'impiegare le donne nelle ferrovie dell'Est, l'amministrazione se ne trovò tanto contenta che in breve l'innovazione fu estesa anche nelle altre ferrovie, e si trovò che in tutti i rami la loro opera fu uguale, e in certi casi migliore di quella degli uomini. È da molto tempo che le donne in Francia poterono concorrere agl'impieghi delle compagnie ferroviarie, e a poco a poco, da guardiane, telegrafiste, entrarono negli uffici d'amministrazione dove si occupano di corrispondenza e di contabilità e sono anche capistazione. E lo possono fare perchè sono rispettate dal pubblico e sanno farsi rispettare, anzi spesso in casi di folla e di agglomeramento straordinario di gente nelle stazioni a loro soggette, hanno saputo imporsi e mantener l'ordine cosa che in certi casi non riesce tanto facile nemmeno agli nomini. Anche in Germania, molte stazioni sono affidate a donne, e nell'Austria si concede che la moglie del capostazione possa aiutarlo nelle sue funzioni e farne le veci; così con una piccola paga concessa per questo scopo alla donna, la famiglia del capostazione può vivere più largamente e l'amministrazione risparmia un assistente che le costerebbe certo di più. In Italia per molto tempo le donne non furono ammesse che negli uffici molto umili come quelli di guardiana e anche questo fu concesso in vista che la donna abbandona raramente la casa e i figli, per conseguenza la strada è certo guardata meglio; ora sono pure ammesse come straordinarie, ma mentre hanno gli stessi incarichi dei loro compagni e lo stesso lavoro, possono venire licenziate da un momento all'altro e non hanno diritto a pensione. Questa ingiustizia fu rilevata e facendo un po' d'agitazione per l'equo trattamento degli impiegati ferroviari, si è ottenuto che donne a parità di lavoro possano avere gli uguali diritti dei loro compagni. Forse alcuni rami delle ferrovie implicano una responsabilità troppo importante per una dorma, avvengono casi, nei quali è necessario imporsi alla folla e c'è bisogno della forza fisica oltre a quella morale, per cui c'è da esitare ad affidare ad una donna interamente una stazione, ma il posto d'assistente al capostazione, mi pare ufficio molto adatto a lei, e se fa da telegrafista nelle città e paesi, non so perchè non potrebbe farlo anche negli uffici delle ferrovie, e perchè non potrebbe essere ammessa negli uffici d'amministrazione, purchè sappia tener in ordine i registri ed abbia la coltura necessaria all'ufficio a cui è chiamata. Se si teme che una madre di numerosa prole non possa più accudire con diligenza all'ufficio, si diano i posti alle ragazze e alle vedove favorendo quelle degli impiegati, così potranno trovare un compenso alle gioie della famiglia di cui sono prive. Non si venga a dire la solita frase fatta, che la donna è nata per la casa e la famiglia. Prima di tutto ho già fatto notare che al giorno d'oggi l'ufficio di massaia si riduce a poca cosa, e poi non tutte possono avere una casa e una famiglia, e tutte hanno diritto di guadagnarsi da vivere. Vuol dire che non potendo conciliare la casa e l'impiego, possono lasciarlo quando hanno trovato un marito che le mantenga col suo lavoro; infatti all'estero, molte impiegate una volta trovato marito lasciano l'impiego, e questo è tutto vantaggio delle amministrazioni, che hanno poi meno pensioni da pagare, hanno un elemento giovane che si rinnova, invece di uomini che s'incretiniscono, diventano automi invecchiando nell'amministrazione, con un considerevole aumento di pensioni a carico dello Stato. Nelle amministrazioni private, senza bisogno di congressi e di permessi superiori, il proprietario è libero d'impiegare uomini o donne a volontà, e molte banche e molti industriali, per economia, appunto perchè la donna si contenta di un salario minore, hanno ammesso le donne nelle loro amministrazioni e si sono trovati contenti al punto che dopo fattone l'esperimento le hanno preferite. A Parigi, alla Banca di Francia hanno incominciato ad impiegarne una dozzina, ed ora ne contano più di trecento. Ma la guerra che si fa alla donna non è perchè la si creda incapace, ma per timore della concorrenza. Questa, è vero, è una cosa seria, poichè spesso la donna si contenta di minor retribuzione; ma speriamo che se oggi fece questo sacrificio, per vincere la resistenza e mostrare la sua capacità, in seguito avrà pretese a seconda dei servigi che rende; poi la concorrenza se può essere un danno per l'individuo, è sempre stata a vantaggio del pubblico; infatti, senza rivali una persona non farebbe nessun sforzo per migliorare le sue attitudini e si contenterebbe di rinchiudersi in un'aurea mediocrità, sicchè è sempre vantaggioso ciò che può risvegliare nuove energie che giacevano latenti e inoperose. Poi col progredire della civiltà altri campi si aprono all'operosità maschile, assai più degni di quello di starsene tutto il giorno ad allinear cifre o incretinirsi a redigere delle note astruse o simili. Ad essi lasciamo i commerci d'espansione, le esplorazioni in paesi lontani, le grandi imprese industriali. La donna può bellissimo al giorno d'oggi non trascurare la famiglia, e mentre i figliuoli sono alla scuola, passar le giornate all'ufficio; ma ad una cert'ora ha bisogno di andare a casa e dedicare ai figli le ore della sera, e perciò non può scegliere le occupazioni che la terrebbero assente e lontana dal proprio paese. La necessità, che spinge la donna a cercare fuori di casa un campo per poter essere d'aiuto alla famiglia, farà sì che quando gli uomini troveranno gli impieghi che richiedono ordine e vita sedentaria occupati dalle donne, studieranno di cercare altri campi più vasti ad esercitare la loro operosità, vi troveranno nuove fonti di guadagno e il paese ne avrà un sensibile vantaggio. Visto che ancora non siamo in quell'epoca tanto desiderata, in cui chi guadagna farà parte del suo salario con chi non può guadagnare, ognuno deve pensare ai casi suoi e non e giusto che una metà del genere umano aspetti la protezione dell'altra metà. VI. Nel commercio e nell'industria. Il commercio è un campo libero e vasto dove uomini e donne possono trovare un pronto lavoro, discreto guadagno e forse raggiungere un'insperata ricchezza. Non bisogna però credere che tutti possano dedicarsi al commercio colla certezza di raggiungere una meta elevata, che sia una carriera per quelli che sono poco intelligenti e non riescono negli studi. È vero, non è cosa molto difficile vendere dieci quello che è costato cinque, servire una clientela già formata e rifornirsi ai soliti mercanti; non c'è bisogno d'essere arche di scienza, nè d'aver studiato i classici, per dedicarsi al commercio, ma occorrono delle qualità di prontezza di mente, di attività, di conoscenza del genere del quale ci si occupa e dell'ambiente in cui deve svolgersi la propria operosità; poi occorre conoscenza degli uomini, facilità di parola onde suggestionare il compratore; mentre alcuno possiede in alto grado queste qualità, in altri mancano assolutamente, e spesso una signorina graziosa che sa far valere la sua merce e sa dire a tempo una parola efficace farà più affari di una che abbia sudato parecchi anni sui libri. In ogni commercio c'è la concorrenza, ciò che costituisce una lotta in cui vince chi è più accorto e ben armato, sicchè non lo consiglierei a chi ama la vita tranquilla e senza rischi, a chi è troppo ingenua e credulona. È un campo che la donna ha invaso da molto tempo e dove è riuscita a superare l'uomo; nei magazzini, nelle botteghe della città e dei villaggi non si vedono che donne o come impiegate o come proprietarie dei negozî, le quali, trattandosi del proprio interesse, adempiono molto bene al loro ufficio. Per quelli che si contentano di rifornirsi alle solite fonti e servire la solita clientela con qualche profitto, riesce un'occupazione monotona, stagnante, della quale si contentano specialmente le donne che amano il quieto vivere e non hanno altre aspirazioni che quella di aumentare a poco a poco la loro clientela e arrotondare il piccolo gruzzolo. Vorrei che la donna al giorno d'oggi aspirasse anche nel commercio più grandioso su vasta scala, ad una posizione superiore o potesse essere alla testa di grandi imprese. Naturalmente che per raggiungere questo scopo ha bisogno di una mente equilibrata e d'una coltura commerciale superiore, che può ottenere facilmente frequentando le scuole superiori istituite a questo scopo. Molte cognizioni ci vogliono per riuscire ad affermarsi in un campo dove esiste molta concorrenza, però si può ricavarne oltre che soddisfazione morale, anche molti compensi materiali. Ma ci vogliono molte qualità, che non è facile possedere; prima di tutto conoscere il mercato per poter provvedere ai generi migliori di cui c'è richiesta ai prezzi più convenienti, poi i paesi dove potrà venderli a migliori condizioni, i bisogni secondo la moda e le stagioni, la concorrenza straniera, gli usi dei diversi paesi, i diritti di dogana, le leggi vigenti nel proprio paese, i mezzi di trasporto; poi aver prontezza e chiaroveggenza per poter creare nuovi centri di affari, essere sempre vigili ad ogni mutamento di regime per cogliere al volo l'occasione di creare nuovi sbocchi per far conoscere la propria merce, saper distinguere con mente pronta ed occhi attenti gli affari da coltivare e quelli trascurabili, e sopratutto vedere di non essere ingannate, perchè il campo commerciale come quello della guerra, è esposto alle insidie del nemico, cioè dei concorrenti. Se esiste un difetto nel commercio è che trattandosi del proprio interesse qualche volta si va a scapito del senso di giustizia; ma io credo che la donna la quale in fondo possiede alto il sentimento altruista potrà, pure non trascurando il proprio interesse, apportare negli affari quel senso di probità e di giustizia tanto apprezzato nel mondo commerciale, e colla sua opera potrà contribuire alla prosperità e alla ricchezza del suo paese. Anche il campo dell'industria è aperto alla donna, la quale dovrebbe essere coraggiosa e se si sente abbastanza forte ed armata da non badare ai vecchi pregiudizî, entrare nella lotta industriale dalla quale riceverà grandi soddisfazioni, aumentando la ricchezza del suo paese e riuscendo ad essere circondata di stima e d'ammirazione. Ci vogliono qualità speciali e mezzi di fortuna abbastanza rilevanti per dedicarsi all'industria, ma poter trasformare la materia bruta in prodotti utili all'uomo, dar lavoro a tutta una schiera di operai, studiare di far bene e con minor spesa del vicino, vigilare su tutti i progressi di fabbricazione e adattarli con saggio criterio, saper spendere a tempo, far conoscere i propri prodotti fuori del proprio paese e migliorarli sempre è un'occupazione, un pensiero costante che può occupare tutta la vita. La donna si è mostrata maestra in molte industrie femminili, ma vorrei che potesse affermarsi anche nella grande industria come si sono affermate le operaie nel loro lavoro più modesto. Con tanti aiuti recati dalle scoperte scientifiche l'industria ha un grande avvenire, perchè i bisogni aumentano colla civiltà, ognuno vuol viver meglio, e io vorrei che la donna capace potesse aver la soddisfazione di creare il lavoro, spargerlo per il mondo e con lotte e sacrifici affermarsi anche in questo campo; ma per riuscirvi dovrà essere molto forte, perchè deve lottare colla diffidenza che la circonda, coi pregiudizî inveterati e non basta che dia prova tutti i giorni del suo valore, deve fare sforzi inauditi per poter vincere, attirare l'attenzione sulla sua opera e fare in modo di esser tenuta nella considerazione che merita. VII. Nell'insegnamento. Una delle principali aspirazioni del piccolo borghese, dell'operaio e del contadino è quella di avviare le figliuole nella carriera dell'insegnamento. Avere un diploma è per esse, secondo loro, un mezzo di elevarsi sulle compagne; e fanno spese e sacrifici affinchè le loro figlie riescano ad ottenerlo, ma spesso quando finalmente vi sono riuscite a furia di fatiche e rimettendovi qualche volta la salute a conquistarlo, si trovano spostate perchè obbligate a seguire una carriera per la quale non sentivano nessuna inclinazione, e devono lottare con immense difficoltà per ottenere dei posti meschini e male retribuiti. Sono molto più da compiangere delle contadine e delle operaie perchè provano il bisogno di una vita più agiata alla quale devono rinunciare per mancanza di mezzi, si logorano l'organismo in una occupazione sedentaria, sprecando il fiato per infondere un po' di scienza in cervelli ottusi, per disciplinare fanciulli irrequieti, e tutto questo senza speranza di migliorare la loro condizione nell'avvenire, specialmente per quelle destinate nelle scuole rurali. De Amicis, nel _Romanzo d'un maestro_, ha descritto al vivo le sofferenze delle insegnanti nelle scuole rurali e specialmente in quelle sperdute nei villaggi alpestri. Nelle città si trovano in condizioni più favorevoli, sono più stimate e meglio retribuite, ma la vita è più costosa e le più intelligenti mordono il freno nel dovere assoggettarsi ad una disciplina che contrasta col loro carattere e le loro aspirazioni. In ogni modo, la carriera dell'insegnamento è da molto tempo aperta alla donna, è onorifica e può dare anche delle soddisfazioni, ma non deve essere imposta dai genitori e deve esser scelta soltanto da quelle che vi si sentono chiamate ed hanno disposizioni naturali per adempiere il difficile còmpito come è richiesto dalla sua importanza. L'insegnamento è una missione come quella del medico e dell'igienista. Se questi si curano del nostro benessere fisico, la maestra specialmente nelle scuole elementari agisce sullo spirito e sul carattere degli allievi, ne plasma la mente al punto che ne può derivare tutto il bene e tutto il male delle generazioni future. Non è difficile trovare nella donna attitudini ad esercitarvi questa missione perchè in ogni donna c'è in germe il sentimento materno; ma non basta che sappia impartire l'insegnamento secondo il programma stabilito, deve dimenticare sè stessa, immedesimarsi nell'animo dei piccoli allievi a lei affidati, impadronirsi quasi della loro anima, educarli, prima d'istruirli, usare modi diversi secondo la diversità della loro indole e specialmente non avere preferenze per alcuno, essere severa ed indulgente secondo i casi e più di tutto non mostrare predilezioni e nei rimproveri essere severa ma giusta. Quelle che si dedicano all'infanzia devono essere profonde conoscitrici della psicologia del bambino, educarlo prima d'istruirlo, insegnargli a tenersi pulito e ad esercitare i sensi divertendolo senza costringerlo a troppa dura disciplina. Lo studio del bambino è molto interessante, ma educarlo bene comporta una grande responsabilità e non è cosa alla quale una si possa dedicare senza una natura speciale. Nelle scuole rurali l'ufficio dell'insegnante è ancora più ingrato perchè la maestra oltre che con bambini indisciplinati e quasi selvaggi, deve lottare con genitori che non apprezzano il vantaggio dell'istruzione, e quasi guardano come nemica l'insegnante che si permette di rimproverare i loro figli e li distoglie dal lavoro dei campi. L'insegnamento nelle scuole secondarie e nelle scuole superiori non è privo di soddisfazioni e se non e ancora retribuito come meriterebbe di essere, la professoressa può con qualche ripetizione arrotondare lo stipendio; ma anche in questo ramo d'insegnamento la donna ha molti scogli da superare, vi regna molta confusione che forse cesserà quando saranno attuate le riforme che da molti anni l'autorità superiore va studiando senza riuscire finora ad un risultato concreto; poi la donna in questo campo deve lottare colla concorrenza maschile che riserba per sè i posti migliori e si vede ingiustamente esclusa da molte scuole alle quali la sua istruzione e l'aver avuto nei concorsi punti superiori, le darebbe diritto. In ogni modo la parte morale può in certi casi compensare i sacrifici fatti; sicchè la professoressa può essere stimata e diventare l'amica e la consolazione delle sue allieve, certa di farsi amare più che temere. Nel periodo dell'adolescenza, in cui si forma il carattere, i giovanetti non sono più bimbi ma non ancora adulti, e sentono vibrare nel loro animo delle forze che non possono esplicare, ciò che li rende nervosi e ribelli. È un'età molto difficile da dominare e in questo caso il còmpito della maestra può incontrare molte difficoltà. Per adempiere la sua missione coscienziosamente l'insegnante deve avere forza fisica, seria coltura, calma e serenità di mente, molto tatto, molta pazienza e sopra tutto la facoltà di comunicare con chiarezza agli altri il proprio sapere. Ci sono al mondo delle insegnanti vere arche di scienza colla testa piena di dottrina, ma che non sanno trasmetterla nella mente degli altri; ora una persona che non ha un alto grado di facoltà di suggestionare gli allievi, non potrà essere un buon maestro. Vorrei che una ragazza, prima di scegliere la carriera dell'insegnamento, facesse un esame di coscienza per vedere se ne sente l'inclinazione e se dedicandosi ai piccoli prova tanto sentimento materno da essere soddisfatta di spargere un buon seme in quelle menti infantili e vedersi intorno un gaietto stuolo vispo e sorridente, rallegrarsene e non chiedere di più; se invece aspira ai più alti gradi dell'insegnamento, a cattedre nei licei e nelle università, oltre all'aver la mente temprata a forti studi deve poter lottare contro mille difficoltà per ottenere un posto, pel quale molti sono gli aspiranti, ma pochi gli eletti, e sopportare talvolta un trattamento ingiusto, perchè non è ancora del tutto scomparso il pregiudizio che nega che una donna a parità d'istruzione possa valere quanto un uomo. Vi sono parecchie signorine che pure avendo molta coltura e attitudine all'insegnamento sono timide e delicate, non hanno la forza di dirigere e di tener testa ad una numerosa scolaresca irrequieta, mentre riuscirebbero benissimo come istitutrici in case private. Non capisco come manchi in Italia il mezzo di poter nelle stesse scuole normali, intensificare la conoscenza delle lingue moderne, e combinare l'insegnamento in modo di poter far uscire dalle nostre scuole delle signorine col diploma d'istitutrici, come si usa all'estero, ciò che ha permesso un'invasione nelle nostre famiglie di istitutrici straniere, portando durante la guerra molto scompiglio e anche il sospetto di aver tenuto nell'intimità domestica delle nemiche. Spero che la guerra che ha mutato molte cose, che ha fatto conoscere a noi stessi il nostro valore, toglierà l'illusione che le straniere valgano meglio delle signorine della nostra patria; sarebbe certo un bellissimo esempio che nelle case signorili venissero accolte istitutrici italiane coi gusti e costumi simili ai nostri le quali oltre alle lingue straniere, insegnassero alle nostre figliuole l'amore al nostro paese e alle nostre istituzioni, e che le madri trovassero in esse delle amiche e collaboratrici per l'educazione delle loro figlie; come pure sarebbe bene che una signorina italiana ben educata, sola al mondo, potesse trovare quasi una nuova famiglia, e affezionarsi alla casa dove viene accolta. Riguardo alla questione delle lingue straniere ora s'insegnano mollo bene nelle nostre scuole e quelle che vogliono perfezionarvisi possono o coi propri mezzi o con borse di studio passare le vacanze in paesi stranieri per famigliarizzarsi colla nuova lingua; questo sarebbe certo per tutti un beneficio, prima perchè non si accoglierebbero nelle nostre case persone quasi sconosciute che ci sfruttano per conoscere le nostre abitudini, i nostri pensieri, la nostra lingua, e ritornarsene poi a casa loro a congiurare contro il nostro paese. Sta a chi sopraintende all'istruzione trovare il mezzo che fra le nostre ragazze che si dedicano all'insegnamento possa avvenire una selezione, cioè una parte possa esser dichiarata idonea per le scuole e un'altra come istitutrici private, e così non solo potremo dire «va fuori d'Italia o straniero» ma esso sarà bandito anche dalle nostre case. VIII. Donne dottoresse. È stato nell'anno 1876 che in Italia la donna venne ammessa alle Università e agli istituti superiori, e quantunque regnino ancora i pregiudizî che impediscono alla donna di esercitare le professioni libere, pure da quel tempo parecchie signorine frequentano i licei e le università ed ogni anno il loro numero va alimentando. Non sono però ben viste nè dai compagni nè dagli insegnanti, che per il momento le sopportano di malavoglia, ma speriamo che ci si abitueranno nell'avvenire, quando questo fatto sarà entrato maggiormente nei nostri costumi. Però non avvenne nessun inconveniente di quelli che si temevano dagli studî in comune; i professori confessano che le ragazze, oltre ad avere un contegno serio, sono più studiose, più diligenti e riportano migliori classificazioni dei loro compagni. In conseguenza i ragazzi si trovano avviliti e spinti a far meglio, poi colla società delle signorine s'ingentiliscono e acquistano modi più cavallereschi, sono più ordinati nella persona; e di aver potuto ottenere simili risultati non c'è da lagnarsi. Del resto una fanciulla che vuol frequentare gli studî superiori deve essere di carattere serio, ed è nel suo interesse avere un contegno tanto corretto da allontanare qualsiasi causa di distrazione e da non permettere alcun scherzo di cattivo genere; ed anche i professori devono in questo caso essere molto severi per mantenere la disciplina. Nell'insieme, se le fanciulle danno prova della loro attitudine ad imparare cose difficili e della loro intelligenza svegliata, devono però esser preparate a fiere lotte prima di poter trar profitto degli studî fatti, e per ora almeno in Italia non possono aspirare che alle intime soddisfazioni che dà il sapere, aspettando dall'avvenire maggiore vantaggio e incoraggiamento. Una delle facoltà più frequentate dalle donne nelle Università è quella di medicina; ciò che dà argomento nei giornali e in società a serie discussioni sulla donna medichessa. È naturale che anche riguardo a questo argomento vengano fuori una quantità di pregiudizî che non dovrebbero essere più dei nostri tempi di civiltà e di progresso. Alcuni trovano che l'istruzione data da uomini a donne sopra materie tanto delicate come la conoscenza del corpo umano e delle leggi che lo governano, è cosa molto imbarazzante e nella quale le donne perdono una parte della loro innocenza e del loro pudore. Eppure finchè non ci saranno delle professoresse di medicina che istruiranno le loro compagne, o delle Università esclusivamente femminili, come in Inghilterra e in America, non si potrà sottrarsi ad una simile necessità; ma poi bisogna pensare che chi si dà a studî serî deve essere tanto innamorato della scienza da sentirsi superiore a qualunque pregiudizio, a qualunque debolezza. E coloro che si dedicano alla scienza più alta, a quella che dovrebbe essere la più utile all'umanità, devono sentirsi tanto forti e coraggiosi da superare qualunque ostacolo. Sia uomo o donna, se uno sviene alla vista del sangue, se non si sente di squarciare col ferro la carne palpitante, se non può affrontare le miserie umane senza impallidire, si dedichi a qualunque altra professione, ma non faccia il medico. Se si sente invece la forza di superare ogni ribrezzo, di abituarsi a cose che sul principio gli ripugnano, e di amar la scienza sopra ogni cosa, non deve badare alle chiacchiere della gente, ma seguire la sua via anche se questa non dovesse esser sempre seminata di fiori. Non so precisamente quanto accadrà, ma sono certa che in un tempo non lontano la donna eserciterà anche da noi come l'uomo la professione di medico, sarà chiamata e consultata, e in molti casi si farà onore e proverà come il suo compagno delle immense soddisfazioni. In America, dove il progresso ha fatto passi più rapidi, si contano già più di duemila medichesse; ci sono degli ospedali diretti e curati soltanto da donne, dove l'ordine e la pulizia regnano su tutta la linea e dove la mortalità non supera quella degli ospedali affidati ai medici dell'altro sesso. Nella Russia, che come libertà è agli antipodi dell'America, l'indifferenza verso le medichesse fu vinta dopo che venne constatato il grande aiuto che le donne recarono curando i feriti durante la guerra russo-turca nel 1877 e 78, nella quale vennero constatati i loro grandi meriti; ed ora le medichesse si contano a centinaia. Anche in Inghilterra in dieci anni si è veduto aumentare il numero delle donne medichesse che in poco tempo son diventate numerosissime. In Francia ed in Italia si possono contare sulle dita, quantunque i professori che le occupano come assistenti nelle loro cliniche se ne lodino molto. Tutti abbiamo veduto all'opera le donne infermiere e spesso abbiamo dovuto osservare la loro maggiore attitudine ad assistere ammalati, e da ciò si può benissimo comprendere come una volta fatti gli studî necessarî possano adempiere bene l'ufficio di medichesse. Però ci vorrà molto tempo prima che la donna possa aver la fiducia, non dico degli uomini, ma delle donne; anzi queste avendo maggiori pregiudizî ed essendo nemiche acerrime delle novità saranno avverse più dei loro compagni alla donna medico; ma tutti i pregiudizî cadranno quando la donna potrà mostrare la propria scienza e la propria abilità, e i fatti dimostreranno che quelle prevenzioni non avevano fondamenti stabili. È certo che non tutti i rami della medicina sono adatti alla donna; vi sono operazioni difficili, per le quali occorrono una buona dose di forza e una mano sicura, ma ora che tutti tendono a darsi ad una specialità, è libera la scelta di quelle che più si confanno all'indole dell'individuo e ognuno può scegliere quella per cui sente di aver maggior inclinazione. Per esempio, nelle malattie dei bambini una donna medichessa dovrebbe essere superiore ad un uomo. Sono malattie che bisogna quasi indovinare, perchè nessun aiuto ci può dare il piccolo e incosciente ammalato, sono mali che si devono curare più colla pazienza e le carezze, che coi rimedî, ed anche di questi conviene usare colla massima delicatezza. Io ritengo fermamente che una donna conosce l'indole, la natura e il fisico d'un bambino più di molti professori uniti insieme, mentre c'è sempre in fondo al suo cuore la divinazione d'una madre. E poi la donna che ha i sensi più raffinati, una volta che li abbia educati a fare una diagnosi potrà scoprire quello che molte volte sfugge ad un uomo; ha la mano leggera e più delicata e ne possono far fede i feriti che sul campo di battaglia furono medicati da donne, quantunque non fossero che semplici infermiere. È certo che tutte quelle signore che parlano ora con disprezzo della donna medichessa, sarebbero le prime a chiamarla, qualora sapessero per fama che ha fatto delle cure mirabili, che ha salvato da certa morte bambini ammalati, che si mostrò premurosa e paziente con tutti gli ammalati che ebbero le sue cure. L'amore di sè stessi, la speranza di conservare la propria salute può vincere molti pregiudizî, e chi si sente malato non discute, ma si rivolge dal lato donde la salute può venirgli. È nella natura della donna l'istinto di curare l'umanità sofferente; anche quella che non ha studiato la medicina, appena accusate un po' di malessere è sempre pronta a suggerirvi un rimedio che forse ha esperimentato con buon effetto, e in ogni modo a darvi un consiglio. Se lo fa inconsciamente per darvi sollievo, con quanto cuore non lo farà ella quando saprà certo che vi potrà essere giovevole? E nelle campagne dove tanto spesso le contadine si rivolgono alle comari e alle donnicciuole per aver qualche sollievo alle loro sofferenze, non potrà essere d'immenso giovamento la donna medichessa? Anche i più accaniti avversari della donna non le negano la delicatezza del sentire e la bontà del cuore; quanto bene potrà fare se queste qualità saranno congiunte alla scienza! Di quanti sacrifizî non si sentirà capace per essere utile all'umanità! Negli angoli più remoti dove un abile medico accetta a stento di andare, la vedremo accorrere volonterosa a sollevare gl'infermi e la sua abnegazione l'aiuterà a rassegnarsi ad una vita che per molti uomini riuscirebbe insopportabile. Gli obblighi della famiglia non sono una ragione che si opponga all'esercizio della professione; non tutte le donne sono destinate ad avere una famiglia; poi anche avendola invece d'impiegare le ore della mattina ad andare al passeggio, e le ore pomeridiane a fare una quantità di visite inutili, andranno a visitare i loro ammalati, con maggiore utilità propria e del prossimo; se poi le loro faccende domestiche fossero di tal natura da impedire di esercitare la professione, potranno sempre utilizzare gli studî fatti per la propria famiglia, per gli amici, per i poveri, mentre ci sono al mondo tanti sofferenti ed è una grande soddisfazione poter recar loro sollievo. Molti si figurano la donna scienziata un essere ibrido, goffo, mal vestito, senza grazia. Anche questa è un'esagerazione, lo studio non toglie nulla alla gentilezza muliebre, e chi sa davvero è in generale modesto; al congresso di Berlino la dottoressa Montessori piacque molto, non solo per la profondità del suo sapere, per la parola facile e semplice, ma altresì per la grazia, la bellezza e l'eleganza. Io vedo già molte delle future medichesse che porteranno nella camera dell'ammalato assieme ai responsi della scienza un sorriso dolce che scenderà al cuore dell'infermo come un raggio di sole, e sapranno persuadere colla loro grazia a cure noiose e confortare con quell'arte che solo una donna possiede. IX. Donne avvocate. Se nella medicina la donna è riuscita anche in Italia ad entrare tranquillamente e quasi timida negli ospedali e si adopera a beneficio dell'umanità sofferente, se nei laboratorî concorre coll'intelligenza e lo studio paziente a far progredire la scienza e vede non troppo lontano il giorno in cui potrà formarsi una clientela e trar profitto delle sue cognizioni quella che incontra maggiori ostacoli ad usufruire d'un diploma guadagnato a furia di sudore sui banchi della scuola, è la donna che s'è data agli studî legali. Soltanto per avere il diritto d'esercitare l'avvocatura la donna ha dovuto lottare in tutti i paesi d'Europa, tanto che, se non avesse avuto una bella forza di resistenza, si sarebbe ritirata dall'arringo scoraggiata e vinta. Incominciò la Svezia a dare il buon esempio e la signorina Elsa Eschelson ottenne, non senza lotta, d'insegnare il diritto all'Università d'Upsala e di poter esercitare l'avvocatura. In Francia vi furono molte discussioni quando la signorina Chauvin chiese d'essere iscritta nel numero degli avvocati, dopo aver svolto trionfalmente alla presenza dei suoi esaminatori la tesi di laurea. È vero che in quell'occasione gli studenti che erano stati suoi compagni accolsero quel trionfo a furia di fischi, mostrando come nel loro animo l'invidia e la vigliaccheria avessero preso il posto della giustizia e della cortesia più elementari. È vero che quando chiese di poter esercitare la professione guadagnata a furia di studio e di operosità, la sua domanda venne respinta col pretesto che non c'era una legge che permettesse alla donna l'esercizio dell'avvocatura. Ma poi questa legge fu presentata al Parlamento, e dopo esser stata per parecchi mesi ad aspettare il suo turno venne accolta, ed ora la carriera del foro, se non ancora quella della magistratura, è aperta alla donna francese. Nel Belgio invece, Maria Popelin, e da noi la signorina Poël, laureate in legge, invano chiesero di venir ammesse ad esercitare la professione alla quale avevano diritto per gli studi fatti. È un ostracismo ingiusto che non potrà continuare a lungo se le nuove avvocatesse non cesseranno di patrocinare la loro causa, visto che vien loro negato di perorare quella degli altri; se la donna fermamente vuole, riesce finalmente a vincere, come ce ne ha dato l'esempio la donna francese. Non serviranno certo a scoraggiare dall'impresa tutte le caricature dei giornali umoristici che si scagliano contro le nuove avvocate, nè tutto lo spirito di cui fanno pompa per seppellirle col ridicolo. Vedere una donna in toga non credo che sia cosa più buffa del vederla vestita da ciclista, e forse un bel volto giovanile darà grazia anche a quella veste severa; del resto voglio sperare che le donne avvocate siano tali da imporsi al pubblico, il quale si dimenticherà di deriderle per ammirarle; poi il mondo si abituerà alle donne avvocate come si è già abituato alle operaie, alle scrittrici ed alle maestre. In America sono già circa trent'anni che le donne vennero ammesse a patrocinare dinanzi ai tribunali ed ora si contano a centinaia le donne che esercitano l'avvocatura. Troppe sono le opposizioni che incontra questa carriera in Italia per poter sperare che l'esempio dell'America venga presto seguito, troppi uomini fanno ressa alle professioni libere, e quantunque stimino la donna meno forte intellettualmente, pure, — e ciò è una contraddizione, — ne temono la concorrenza. Chi si sente forte non dovrebbe temere; perchè chi resterà indietro sarà il più debole, a vantaggio del più intelligente, di quello che avrà più seriamente studiato e che sarà spinto dall'amore alla sua carriera e non da una stupida vanità di acquistarsi un titolo accademico. Succederà una specie di selezione e la professione ne ricaverà vantaggio e dignità. Che la donna non sia adatta alle battaglie del foro, non si può pensarlo, non è certo la parola o gli argomenti che le mancano: trattandosi poi di difendere il debole e l'oppresso, troverà parole eloquenti a favore d'una causa che per tanto tempo è stata la sua, e colla voce insinuante, il cuore infiammato per una causa santa troverà accenti tali da ottenere vittorie inaspettate. È certo che, penetrata nei tribunali, un vasto campo e nuovo si oltre alla sua operosità; fatto il primo passo, potrà aspirare alla magistratura, alla politica, e nuove vittorie potrà ottenere nel campo della civiltà. La questione della donna, questione che ora cammina a passi di lumaca, farà allora passi da gigante, il codice sarà modificato, e stabilite leggi più giuste a favore dei deboli e più in rapporto col progresso dei tempi. Forse allora non sarà una menzogna il detto: _La legge è uguale per tutti_, ch'è scritto sulle pareti delle aule dove si dovrebbe amministrare la giustizia. Non amo nè le parolone, nè le ribellioni; ma trovo ingiusto che da una parte del genere umano ci siano tutti i doveri e dall'altra tutti i diritti, che una donna intelligente che ha fatto i medesimi studi dell'uomo non possa aspirare alla medesima carriera, non possa disporre delle sue sostanze, e, saggia e intelligente, debba sopportare la tutela, magari d'un marito sciocco o imbecille, il quale è padrone di opprimerla, tradirla e rovinarla senza che essa possa invocare una legge giusta in suo favore. Nel nostro paese, dove regnano l'apatia ed il misoneismo, questo giorno mi pare alquanto lontano, ma intanto le coraggiose che lottano per questa causa, non si sgomentino, esercitino la loro eloquenza nelle riunioni a favore dei deboli e degli oppressi, procurino di combattere i soprusi di cui furono e sono le vittime principali, e in mancanza di meglio gli studi fatti potranno esser loro utili nelle difficoltà della vita per i rapporti sociali e famigliari. Quante famiglie non sono trascinate a soffrire per l'ignoranza delle donne! È già una soddisfazione e una prova di coraggio essersi avviati in una strada nuova, ed è la sorte dei precursori di passare solitarî ed incompresi in mezzo alla folla della gente piccola e volgare. X. La donna nelle matematiche. Si è sempre detto e creduto che la donna, per la sua indole sia portata ad aver fervida immaginazione, forte e vivo sentimento, ma che sia aliena dalle cose esatte e precise, contentandosi di avvicinarsi alla perfezione senza mai raggiungerla; in questo caso non dovrebbe aver alcuna attitudine per la matematica, scienza precisa dove tutto deve esser provato, controllato e che richiede quasi un cervello organizzato in modo speciale. Pure i fatti provano il contrario, molte donne riuscirono nelle matematiche, al pari degli uomini, non foss'altro ne sarebbe una prova luminosa, Gaetana Agnesi, che se fu un'eccezione ai tempi in cui la donna era tenuta digiuna del frutto della scienza e rinchiusa fra le domestiche pareti, ora potrà avere delle seguaci, visto che molte fanciulle che frequentano le scuole, destano la meraviglia fra i professori e studenti pel modo con cui riescono a svolgere i problemi più difficili al punto da essere prime fra i compagni e ad ottenere non solo la laurea a pieni voti, ma posti eminenti nell'insegnamento come avvenne alla signora Rowolewscky che ottenne la cattedra di matematica all'Università di Stoccolma. Ormai il campo dell'insegnamento è stato tutto conquistato dalla donna, ma ancora non ci sappiamo figurare un ingegnere in veste femminile, come avviene in Inghilterra, in Germania dove si contano già parecchie donne architetti. Non mi pare che, da noi, alcuna si sia data finora a simile professione, forse si ha un po' d'esitazione a scegliere una carriera dove i difetti si presentano all'occhio a prima vista, e dove si è sicure di trovare un pubblico più avverso che indulgente ai primi passi fatti in una nuova carriera. Gli errori dei medici, e per conseguenza delle medichesse, vengono sepolti da un po' di terra, invece quelli degli architetti sono esposti alla luce del sole e tutti possono criticarli e deriderli; e forse quelle inesperienze che si perdonerebbero ad un architetto novellino, troverebbero un pubblico spietato trattandosi d'una donna. Non basta che sia calcolata un essere debole, con lei si è più esigenti e più severi. Però non so fino a che punto la donna ingegnere potrebbe riuscire nelle opere grandiose, monumentali, negli acquedotti, nelle gallerie, negli edifizi colossali e in tutte quelle opere dove nuovi giganti bisogna combattere colla forza più potente della natura per riuscir vincitori. Ma nella fabbrica delle case, delle ville, di edifizi ad uso abitazione, mi pare che dovrebbe riuscire maestra e dar dei punti agli architetti. Nessuno più di lei conosce quello di cui c'è bisogno per rendere una dimora pratica, comoda ed attraente. Essa ha una conoscenza intima della casa che è stata per tanti secoli il suo unico regno, l'ama come si ama la patria che ci ha veduto nascere, la veste che ci adorna e difende. Quando avrà imparato il modo di farla solida e sicura, cercherà, colla fantasia, nuove combinazioni per renderla elegante mobili artistici per adornarla e fare in modo che l'utile sia associato al bello, e possa, colla completa armonia, dare un godimento artistico in chi l'ammira, un senso di benessere per chi è destinato ad abitarla. Forse le prime architette future dovranno incominciare a fabbricare per sè stesse le case e le ville, ma credo che queste saranno tali che invoglieranno gli altri a dar loro delle commissioni. Forse allora sorgeranno nelle nostre città degli edifici che avranno una nota nuova e nella nostra campagna si vedranno dei villini eleganti con un'impronta di grazia e di gusti speciali, dovuti alla fantasia femminile, e sarà tanto di guadagnato almeno dal lato della varietà. L'architettura è un'arte ornamentale che potrà benissimo andar d'accordo coll'ingegno femminile. Chi sa trovare nuove foggie per adornare le proprie vesti e nuove eleganze per la propria persona, non si troverà imbarazzato per trovarne onde adornare ville e palazzi. Anche nelle altre vie aperte dalle scienze matematiche, la donna potrà trovare campo fecondo per esercitare la sua operosità, e speriamo che non le accada quello che è avvenuto alla sola donna ingegnere che visse in Francia nel secolo XVII, di cui voglio narrarvi la storia per mostrare qual forza abbia il pregiudizio del volgo. Essa si chiamò Martina di Berteran. Dotta in tutte le cognizioni che hanno rapporto coll'arte dell'ingegnere, conobbe perfettamente la geometria, l'idraulica, la mineralogia e la chimica, essendo pur colta nelle lingue straniere più conosciute. Essa studiò il sottosuolo francese e scoperse una quantità di miniere e sorgenti minerali che ascendono a 150 e che dovevano arricchire la sua patria. Compagna di lavoro del marito, dotto lui pure in mineralogia, mentre egli si occupava di nuove ricerche, essa dirigeva i lavori e supplicava il governo di creare una grande impresa di amministrazione delle miniere con un consiglio generale d'ingegneri a Parigi. Non solo le sue preghiere rimasero senza effetto, ma fu cacciata in prigione assieme al marito come rea di stregoneria, perchè le cose sotterranee non si possono trovare senza magia o arti diaboliche. E la Berteran e il marito, che avrebbero potuto arricchire il loro paese, morirono in prigione vittime del loro sapere, veri martiri della scienza. Ora voglio sperare non si giungerebbe a questo punto, ma non mancherebbero persone che getterebbero il ridicolo su quella donna che pensasse di dirigere i lavori in una miniera e volesse condurre una grande industria. Ma man mano che l'istruzione della donna progredisce ella mostra nuove attitudini che sono di buon presagio per l'avvenire; per esempio si credeva che la donna non avesse nessuna attitudine per la meccanica, ma appena divenne famigliare con alcune macchine, mostrò anche in questo campo la sua abilità e diede al mondo nuove scoperte utili e pratiche. Nelle macchine da cucire, nei telai, nei filatoi, una quantità di perfezionamenti vennero fatti da donne. L'americana signora Mathers inventò un famoso telescopio che rende possibile di esaminare la chiglia delle navi sommerse; miss Knight inventò una macchina per fabbricare i sacchi di carta, e ogni giorno i giornali riportano nuove, scoperte dovute all'intelligenza femminile. Ho avanti a me una lista di brevetti d'invenzione ottenuti di recente da donne, fra gli altri per alcuni utensili nuovi e perfezionati per l'acconciatura, un apparecchio per togliere il fango alle biciclette e agli altri mezzi simili di locomozione, una pasta per pulire il cuoio giallo, un apparecchio per conservare gli alimenti, e così via. Anche in questo campo la donna è in continuo progresso; non passerà molto che si potrà manifestare una certa preoccupazione vedendo la donna invadere le carriere riservate per molto tempo soltanto agli uomini, ma non si potrà più dire che le donne non sono atte a certe professioni, perchè avranno mostrato col fatto l'assurdità di simile asserzione. XI. La donna nella politica. Nessuno può negare alla donna delle serie attitudini a ben governare uno Stato e lo provano tutte le regine delle quali narra la storia, le quali meglio dei re che le avevano precedute riuscirono, colla fermezza di carattere e colla saggia arte di governo, a rendere i loro popoli forti e potenti. Del resto che cosa è una nazione se non una grande famiglia? E come la donna sa ben governare la propria casa, amministrare le proprie sostanze, non c'è una ragione perchè non sia capace non solo di governare da sè, ma non possa almeno aver voce in capitolo in ciò che riguarda il governo del suo paese. Si parla continuamente di giustizia e di umanità, ma intanto si esita a riformare il codice così antiquato e ingiusto verso la donna. Nella vicina Svizzera i legislatori, vedendo che il vecchio codice non corrispondeva più al progresso dei tempi, ebbero il coraggio di mutarlo e in questa riforma ottennero il consenso di tutto il popolo. Ed ora nella libera Elvezia, fra gli altri articoli ispirati a sentimenti moderni, troviamo la perfetta uguaglianza fra tutte le persone stabilite nello Stato; gli sposi che non vanno d'accordo possono scegliere fra la separazione o il divorzio, e il nuovo codice concede alla donna maritata l'esercizio dei diritti civili e consente la ricerca della paternità. È da augurarsi che l'Italia segua in breve l'esempio dello Stato limitrofo, ma un vero passo sarà fatto nella via del progresso quando la donna avrà ottenuto il diritto del voto. Tutti rammentano la lotta che si accese qualche tempo fa quando alcune donne, forti dell'articolo dello Statuto che dice tutti i cittadini eguali davanti alla legge, vollero inscriversi nelle liste elettorali. Si fecero in quell'occasione polemiche, discussioni, se ne occuparono magistrati, giureconsulti; la conclusione fu che la donna venne esclusa dal diritto elettorale mentre si trovava prematuro che avesse il voto politico prima di quello amministrativo, e pur troppo nella legge comunale v'è un articolo in cui, mettendo insieme la donna agli idioti, ai falliti e ai delinquenti, la si esclude dal diritto del voto. Però se nulla si potè ottenere, l'agitazione non fu del tutto inutile; la questione del voto fu portata alla Camera dei deputati dove trovò uno strenuo difensore nell'onorevole Luigi Luzzatti, che, colla mente che ha intuito i nuovi tempi ed ha saputo dar tanto impulso agli istituti di previdenza, alla cooperazione e alle case popolari, vede chiaramente il vantaggio che può derivare al paese preparando l'ambiente allo sviluppo di nuove energie che chiedono solo di potersi esplicare. Bisogna esser molto retrogradi e misoneisti per escludere dalla vita pubblica una metà di cittadini che ora vi prendono tanta parte o col lavoro o coll'intelligenza; ed è assurdo che in un tempo in cui il suffragio non è più limitato a pochi eletti ne sia esclusa la donna. È uno spettacolo ingiusto e ridicolo vedere nel tempo delle elezioni una donna che possiede vaste estensioni di terre ed è esperta amministratrice dei suoi poderi, oppure quella che collo studio si acquistò lauree e diplomi e un'altra che è a capo di fiorenti aziende commerciali e industriali, starsene inoperose mentre vedono recarsi all'urna e contadini e impiegati e domestici, tutti i loro dipendenti, molto inferiori per intelligenza e dottrina. È assurdo che una madre, la quale ha seguito i primi passi del figliuolo, lo ha iniziato negli studî e per propria esperienza conosce i migliori metodi d'insegnamento adatti alle diverse età, non venga consultata in ciò che riguarda l'istruzione e non possa dare il voto alla persona che giudica più atta a seguire la via giusta; è assurdo che la donna che tanto si adopera nella beneficenza non sia consultata sul modo di distribuire le somme raccolte, e così di seguito; si votano nuove imposte che la colpiscono, si mandano alla guerra i suoi figli, si aumentano i prezzi delle derrate, si prescrivono norme per le abitazioni, materia in cui più d'ogni altro dovrebbe aver voce in capitolo, e tutto senza consultarla, come se fosse un fantoccio. È un'ingiustizia che salta agli occhi e deve scuotere le persone di buon senso; ed è sperabile che nuove leggi saranno votate che non escluderanno la donna dalla vita pubblica, nè si dovrà aver timore che si lasci suggestionare da perniciose influenze, poichè quel giorno che fosse chiamata ad aver voce nel governo del suo paese sarebbe più viva in lei la coscienza dei suoi doveri ed ella si mostrerebbe all'altezza dell'ufficio a cui venne assunta. Del resto, lasciando da parte le inutili disquisizioni, veniamo ai fatti. Nei paesi dove la donna ha il voto amministrativo, tutti hanno trovato la sua opera molto vantaggiosa; essa fece cessare lo sperpero del denaro dei contribuenti e migliorare i pubblici servizî, ha preso in considerazione il miglioramento delle strade, l'illuminazione delle città e dei villaggi, e le opere benefiche ebbero un grande impulso; i giudici si lodano delle donne che prendono parte ai dibattimenti come giurati, trovano i loro giudizî coscienziosi e conformi alla giustizia, e sono dispiacenti se, causa le occupazioni domestiche, chiedono di essere esentate dal loro ufficio. In alcuni Stati d'America, in quasi tutte le colonie inglesi dell'Australia e della Nuova Zelanda, le donne hanno oltre al voto amministrativo anche il voto politico e ovunque hanno fatto buona prova; le donne elettrici esercitarono la loro missione col dare il voto ai candidati di buona condotta e a quelli che combattono l'alcoolismo, con grande vantaggio della moralità pubblica. Nel Colorado la signora Peavy occupò con onore la carica di ministro dell'Istruzione pubblica, nello Stato di Idaho l'on. Giorgio Wheeles, presidente della Camera, affermò che dopo la concessione del voto, la donna ha sempre agito magnificamente ed è stata di grande valore purificando la politica. Nella lontana Irlanda, nell'isoletta di Mans e finalmente nella Finlandia, in quella terra lontana dove la donna ha tutti i diritti e dove siedono in Parlamento diciannove donne, non vi sono analfabeti nè mendicanti e la delinquenza è quasi totalmente sconosciuta; e questi sono fatti che dimostrano come il voto concesso alla donna abbia portato dovunque benefici effetti. E il numero dei paesi dove si concede il voto alla donna aumenta continuamente; oltre l'Australia, la Nuova Zelanda, l'isola di Mans, la Finlandia, la Norvegia, la Svezia, la Danimarca, si aggiungono a quel numero undici Stati degli Stati Uniti e il territorio di Alaska. In Inghilterra, non contente d'aver il voto amministrativo e di prendere parte nei consigli scolastici e di beneficenza, le donne combattono ora strenuamente per ottenere il voto politico; forse in passato usarono troppa violenza non badando ai mezzi pur di riuscire nel loro intento. In Italia non abbiamo lo spirito d'associazione e di propaganda delle anglo-sassoni, più nuove alla vita pubblica non siamo abbastanza agguerrite per lottare con speranza di successo; ma vedo con compiacenza che la coscienza femminile si risveglia anche fra noi e ne sono prova le numerose associazioni che sorgono continuamente, i congressi che si riuniscono e l'irrequietudine di chi si sente a disagio e prova il bisogno di espandersi e di mettere a profitto le energie latenti che si disperderebbero col rimanere più a lungo inoperose. È sperabile che dallo scambio d'idee e di propositi si possa far qualche passo nella via del progresso. Ma la prima vittoria, quella che aprirà la via a tutte le altre, dovrebbe esser quella di ottenere il voto e incominciare da quello amministrativo, che le nostre nonne hanno esercitato con onore e nella Toscana prima del sessanta e nel Lombardo-Veneto sotto l'Austria, e che è concesso in molti Stati meno evoluti del nostro. A questo devono tendere le associazioni femminili e vedere che la parola donna sia cancellata dal famoso articolo della legge comunale, non foss'altro per non lasciarla nella compagnia poco esilarante dei cretini e dei delinquenti. In molte città dell'alta Italia la donna è entrata nei consigli scolastici e di beneficenza e la sua opera è sempre stata lodata ed apprezzata. Ormai non è più permesso di sorridere quando la donna chiede di essere ammessa al posto che giustamente le spetta, e non le può mancare l'appoggio degli uomini di Stato più eminenti. È celebre la frase di lord Salisbury che, a proposito dell'eleggibilità della donna inglese nelle elezioni municipali, disse che non trovava che fosse più ridicolo vedere la donna sedere come consigliere che vederla correre in bicicletta. Ed ora vengo alla conclusione, associando la mia debole voce a quella poderosa dell'onorevole Luzzatti, per esprimere il desiderio che il Governo porti sollecitamente alla Camera la legge pel voto alle donne, ed esprimere la speranza che in un giorno non lontano la metà del genere umano non sia esclusa dal diritto e dal dovere di partecipare al governo del Comune e dello Stato. XII. La donna nella letteratura. Un fenomeno abbastanza strano ma che mostra come l'idea della coltura nella donna abbia fatto progressi, è vedere come la donna scrittrice sia riuscita ad entrare nella nostra vita sociale e ad essere accolta, se non con entusiasmo, con molta benevolenza e simpatia. Questo fatto sorprende quando si pensa che pochi anni fa, la donna che si dedicava alle lettere o che semplicemente tentava di elevarsi coll'ingegno al disopra delle compagne, era posta in ridicolo, schiacciata sotto i sarcasmi e derisa come se il tentativo che faceva per elevarsi fosse un delitto. Tutti rammentano il dispregio con cui erano riguardate le saccenti, le _bas-bleu_ del secolo scorso: formavano quasi una casta a parte ed erano fuggite come se fossero appestate. Forse in un tempo in cui il livello intellettuale della donna era molto basso, col far pompa del loro sapere si saranno rese poco simpatiche, poi credo che la loro dottrina fosse molto superficiale, al punto che una ragazza che esce ora da una delle nostre scuole superiori, è assai più istruita di tutte le saccenti del principio del secolo scorso. È certo che la letteratura femminile ha fatto in pochi anni passi da gigante, anche i più accaniti detrattori della donna riconoscono in lei serie attitudini per la letteratura romantica e poetica. Si trova che unendo immaginazione più fervida e più delicato sentimento, può nel romanzo far vibrare una nota speciale; se ancora non vogliono concederle il vanto di toccare le più alte cime, i suoi scritti vengono letti, lodati ed apprezzati, e nella schiera degli scrittori può vantarsi d'aver conquistato un posto glorioso vincendo molti pregiudizî che da quel campo la tennero lontana per molto tempo. Il male è che colla diffusione dell'istruzione femminile siano troppe le donne che vogliono entrare nell'arringo letterario preparandosi a dei disinganni per l'avvenire. Appena una fanciulla sa scrivere con garbo una letterina e colla mente ancor piena di studî recenti riesce a comporre un racconto che vien lodato dai maestri e dagli amici compiacenti, s'immagina di sentire una vocazione irresistibile per la letteratura, e colla fervida fantasia giovanile si crede una Sand rediviva e vede davanti a sè una carriera gloriosa. Qualche altra, dopo aver atteso invano per alcuni anni un marito, cerca di consolarsi sfogando l'amarezza dell'anima incompresa sulle pagine bianche di qualche quaderno. E da qui una pioggia di manoscritti che ideati colle migliori intenzioni del mondo non vedranno mai la luce, faranno perdere molte illusioni e saranno fonte di nuovi dolori alle loro autrici. Spesso è il bisogno di passare il tempo o il desiderio di un lavoro che forse potrà essere utile un giorno, quello che spinge le signorine in questa via, ma dovrebbero pensare che non basta mettere insieme con garbo alcune frasi, nè combinare una storia colle reminiscenze di fatti veduti, di cose lette, bisogna lottare con grandi difficoltà per dar forma al pensiero e poi poter sprigionare nel proprio cervello quella scintilla che dà vita alle parole e che come quella uscita da una macchina elettrica riesce a penetrare nell'animo del lettore, a scuoterlo e a fermare, non fosse che per qualche istante, la sua attenzione. Ed anche quella che possiede queste qualità, ciò che non è molto facile, per poter riuscire deve aver tanto coraggio da isolarsi dal mondo e vivere soltanto coi personaggi della propria fantasia, soffrire per dar loro la vita e poi, da un lavoro in cui ha speso la parte migliore di sè, ricavare un compenso molto meschino. È molto difficile poter interessare il lettore, si sono scritti troppi volumi per trovare qualche cosa di nuovo al punto da eccitare la curiosità del pubblico e far vibrare nel suo animo un nuovo sentimento. Chi ha tempo da perdere e non ha bisogno di guadagnarsi il pane, può impunemente imbrattar fogli e passar le ore in un lavoro sterile e inutile; non farà male a nessuno e potrà tener compagnia a tante strimpellatrici di pianoforte e imbrattatrici di tela; ma mi pare che sarebbe meglio che adoperasse la propria operosità in un lavoro più utile, tanto non avrà nemmeno soddisfatta la vanità di far parlare di sè e si pentirà del tempo perduto. È una cosa certa che ciò che non riesce bene non dà nessuna soddisfazione e l'illusione d'aver fatto una cosa buona, quando invece essa è men che mediocre scompare, come bolla di sapone, al primo soffio di vento. Sono sicura che sarà più contenta la donna che riesce a fare un eccellente manicaretto o a combinare un grazioso cappellino che quella che ha scritto dei versi zoppicanti o un racconto noioso. Forse il vedere la quantità di volumi dovuti a penne femminili che vengono stampati fuori d'Italia invoglia anche le nostre fanciulle a mettersi all'opera, ma devono pensare che nei paesi nordici dove l'inverno è lungo e si vive molto rinchiuse fra le pareti domestiche, la lettura è uno dei migliori passatempi, si legge di tutto: i romanzi buoni, i mediocri ed anche qualche volta quelli noiosi. Da noi invece si vive più all'aria aperta perchè il dolce clima c'invita alle gite, alle passeggiate, si legge poco, si comperano pochissimi libri; i libri si riguardano come spesa superflua e si preferisce farseli prestare dalle amiche o dai gabinetti di lettura; ecco la ragione per cui la letteratura è in ribasso, e perchè è desiderabile che altre professioni ed impieghi s'aprano all'operosità della donna, non foss'altro per veder diminuire il numero delle scrittrici da strapazzo. Per fortuna, molte trovano sfogo alle loro velleità letterarie scrivendo sulle riviste e giornali che hanno bisogno di un cibo quotidiano e riescono di agone onde provare le loro armi. Per dedicarsi con profitto al giornalismo ci vogliono qualità speciali, ma anche in questo campo la donna ha dato già buone prove. Parecchi anni fa vide la luce in Francia un giornale _La Fronde_, il quale, scritto, composto e stampato da donne, seppe acquistarsi un bel posto nel giornalismo. Era un giornale battagliero, pronto a combattere per le cause giuste ed a spezzare sempre una lancia a favore dei deboli e degli oppressi, si occupava in modo speciale degli interessi femminili e del miglioramento delle condizioni della donna, però perchè sorto forse troppo presto precorrendo i tempi non ebbe fortuna. Troppo lunga sarebbe la lista dei nomi femminili che occupano un bel posto nel giornalismo italiano. Senza il bisogno di giornali speciali come _La Fronde_, molte donne scrivono in Italia nei giornali politici e nelle riviste letterarie articoli altrettanto apprezzati quanto quelli dei colleghi dell'altro sesso. Anche nella letteratura drammatica incomincia a far buona prova qualche ingegno femminile. Non parliamo del buon esito avuto dalle donne nella produzione di libri per le scuole e per la gioventù, ciò che è naturale, perchè la donna è in grado di studiare l'indole dei bambini e conoscere meglio quello che si addice alla loro intelligenza. Come si vede, il campo della letteratura aperto alla donna è un vasto campo dove potrà trovare da occupare il proprio ingegno utilmente e avere qualche soddisfazione intima, ma non si lasci tentare dal miraggio della gloria, se non si sente abbastanza forte da poter lottare colla poca probabilità di riuscire. XIII. La donna nella pittura e nella scultura. Da poco tempo c'è in Europa un invasione di pittrici; si vedono salire i monti e le colline, vagare lungo le rive del mare e dei laghi azzurri trascinando dietro di sè cavalletti, scatole, sedie pieghevoli, soffermandosi per copiare qualche paesaggio che ha colpito il loro sguardo, oppure nelle chiese, nelle pinacoteche, nei musei, intente a copiare i capolavori dell'arte antica ivi raccolti. Le donne che ora si dedicano alla pittura si contano a migliaia, non parliamo dell'America dove sono legione, dell'Inghilterra dove se ne contano più di 3000, ma anche da noi il loro numero aumenta tutti i giorni. Di tutta questa schiera poche e soltanto rare eccezioni si elevano a certe altezze, ma molte mostrano della costanza nella ricerca del vero, forza di volontà per estrinsecarlo, serie attitudini per riuscire buone artiste, e i loro sforzi meritano d'essere incoraggiati. Onde è sperabile che in breve si possa vantare una legione di buone artiste, anche se non sorgerà quel genio che i detrattori del femminismo dicono impossibile esca dalla schiera muliebre. È naturale che ci voglia molto tempo prima che la donna possa raggiungere certe altezze, dove giungono raramente anche gli uomini. Per troppi secoli è stata tenuta in soggezione e lontana dal mondo; sempre rinchiusa fra le pareti domestiche, è soltanto da pochi anni che venne ammessa a frequentare le scuole d'arte, le accademie, i musei; se la sua arte viene in generale trovata ingenua, timida, è naturale; è così di tutto quello che è giovane; non si può chiedere all'infanzia la sicurezza, il giudizio, l'abilità d'esecuzione che solo possono dare il lungo studio, la pratica e l'esperienza. La donna appena entrata nel campo dell'arte non può essere subito maestra, quasi fosse uscita come Minerva armata dal cervello di Giove. Se nei tempi in cui la donna era tenuta lontana dalle lotte della vita, la Vigée Lebrun, la Rosalba Carriera, Elisabetta Sirani, Caterina Vigri, Irene da Spilimbergo, le sorelle Anguissola, Marietta Roberti e molte altre ebbero un bel posto accanto ai pittori del loro tempo, possiamo trar da ciò buoni auspici per l'avvenire. Nelle esposizioni, specialmente all'estero dove la donna è entrata nel campo dell'arte prima che da noi, c'è sempre qualche quadro femminile degno d'essere ammirato. Poi pare impossibile, ma per la donna si è molto esigenti, e se non presenta un capolavoro si conclude col mandarla a far la calza o a cullare i bimbi. La grand'arte non è facile nè per gli uomini nè per le donne, e spesso volendo analizzare le opere maschili che pure colpiscono e fermano la folla, ci si troverebbe molto a ridire. Bisogna poi notare che la donna deve già fare uno sforzo per liberarsi dai pregiudizî che la vorrebbero tener lontana da certi campi riservati finora all'uomo, il quale temendone la concorrenza tenta di porre ostacoli sul suo cammino; poi deve vincere la consuetudine che la tenne per tanto tempo legata alle cure domestiche e in questa lotta per emanciparsene consuma una parte della sua energia, tanto che pur avendo ingegno e amore all'arte non dovrebbe tentarla senza una gran forza di volontà e se non si sente il coraggio di resistere a delle disillusioni. L'arte non si acquista che a furia di fatica, di un lavoro incessante e di un saldo volere. La donna più debole, ha maggiori lotte da sostenere e più numerosi nemici da combattere. Ma il miraggio dell'arte è così affascinante, le illusioni sorgono così smaglianti nelle fervide fantasie delle fanciulle, che troppe si lasciano attrarre da quel miraggio e tutte quelle che ne usciranno stanche, deluse, vinte, se la prenderanno col mondo, cogli uomini, infelici di non esser state comprese, non volendosi persuadere di aver voluto salire troppo in alto dove non avevano ali abbastanza forti per poter arrivare. Il conoscere sè stessi è la cosa più difficile, e più il campo aperto all'operosità femminile sarà vasto, più aumenterà il numero delle spostate, perchè tutte aspirano a giungere più in alto di quello che comporterebbe la loro natura e l'indole del loro ingegno. L'arte del pittore sembra facile, un po' di tela e di colore e si dipinge quello che si vede; e con questo concetto imbrattano tele e perdono inutilmente un tempo prezioso. Se pensassero quanto studio prima di poter riuscire a veder bene l'oggetto che vogliono dipingere e riuscire a disegnarlo in modo che la forma ne riesca perfetta, poi stabilire i rapporti di luce e di distanza cogli oggetti che lo circondano, e armonizzare i colori fra loro! È tutto un poema; bisogna tener calcolo della luce che cambia ad ogni istante, dell'aria che tutto riveste e circonda di sfumature indefinite, e di tutti questi elementi congiunti con arte formare un'armonia che accarezzi la vista e dia un godimento all'intelletto; non parlo poi della difficoltà di dar vita alle cose animate, di fare che il sangue vivo trascorra nelle vene, che negli occhi dei personaggi dipinti si legga un pensiero, s'indovini un'anima. E a tutto questo non si riesce che collo studio incessante, col sacrificio di sè stessi, colle sofferenze che si provano per mettere sulla tela, vive, le immagini dipinte nel cervello, tanto che è molto difficile che un'opera d'arte compensi tutto quello che è costata di sforzi e di dolori. Bisogna anche notare che la pittura per aver ragione di esistere deve esser buona. A che può servire un brutto quadro? Voglio avere un'impressione di viaggio, un ritratto d'una persona cara? C'è la fotografia che serve assai meglio con minor fatica e maggior precisione; e come adornamento, una cosa brutta è inutile e riesce all'effetto opposto di quello che si desidera. Non occorre ad un pittore essere Raffaello o Michelangelo, ma per la donna esiste già abbastanza diffidenza, ed ella dovrebbe abbandonare i pennelli quando s'accorge di non riuscire a varcare quella linea che pure senza pretendere al capolavoro, riesce a dare un godimento artistico e a soddisfare ad un bisogno. Però se si sente di passare quel punto che la mette al disopra della mediocrità, deve farlo con coraggio, esporre il quadro alla critica e non contentarsi degli elogi degli amici; chi ha paura del fuoco non vada in guerra, e non dipinga chi teme di vedersi rifiutare un quadro a qualche esposizione che deve essere la prova del fuoco per gli artisti novellini. Se poi trova compratori alle sue tele avrà ottenuto lo scopo di aver soddisfatto ad un bisogno e avuto profitto del suo lavoro. Il segreto per farsi un po di largo fra gli artisti è dedicarsi al genere che meglio riesce alla propria indole senza voler aspirare a ritrarre soggetti difficili ed a raggiungere altezze impossibili. Nelle ultime esposizioni si è osservato che la donna riesce molto bene nella natura morta, sa aggruppare i fiori con molto gusto, li dipinge con freschezza di colore e con una certa vivacità da renderla maestra in quella specie di pittura. È ciò, mi pare, un genere che potrebbe essere preferito dalla schiera femminile finchè molti anni di studio e di vita indipendente non avranno fatta sparire la timidezza e la ingenuità che mostra nella pittura degli esseri animati. Se si contenterà di quello che può e sa fare la vedremo in breve prendere un bel posto nella pittura. Anche nelle scene eleganti, fine, aristocratiche, potrebbe facilmente riuscire come sempre, se procurerà di fare quello che veramente sente, senza sforzarsi a correr dietro ai soggetti che sono più in voga. Un altro sbaglio è quello di credere che per aver un bel posto nell'arte ci sia bisogno di far dei quadri; per fortuna a quelle che si dànno all'arte per chiederle il mezzo di vivere indipendenti, altre vie sono aperte, dove possono estrinsecare il loro gusto artistico e dove sicuramente trarranno maggior profitto che imbrattando tele le quali difficilmente trovano compratori; cioè dedicandosi all'arte industriale. * La scultura mi pare un'arte meno adatta alla donna della pittura: m'intendo della scultura vera come dovrebbe essere sempre, grandiosa, eroica, solenne. La scultura deve esser tale da colpire colla grandiosità le persone meno raffinate, essa deve esser capita da tutti, arte nobile, grande, fatta coi mezzi più semplici. Un masso di marmo informe, un po' di creta lavorata e plasmata dalla mano dell'uomo, mutata in un'opera d'arte grandiosa che sfida i secoli, ecco dove l'uomo mostra la sua potenza creatrice. La donna può riuscire anche nella scultura; qualche buona scultrice conta l'antichità e anche ai giorni nostri la signora Maraini si è mostrata esperta in quest'arte, ma è un'arte faticosa, non è facile esercitarla in casa occorrendo molto spazio; poi si addice meno ad un essere delicato quale la donna, alle sue mani piccine usare lo scalpello e mettersi alle prese coi grandi massi di marmo. È vero che c'è la scultura da salotto: le statuette, i gingilli, ma sono più oggetti industriali che artistici; però, perchè valgano qualche cosa quelle statuette devono essere ben modellate ed esprimere un sentimento. Qualche anno fa tra le signore ci fu un periodo di frenesia di modellare statuette di creta, in tutte le case era una invasione di fantocci stecchiti, che parevano di legno, non stavano in piedi, nei quali non erano osservate nè le leggi della statica, nè l'anatomia, dei veri mostri che facevano venir in uggia il dilettantismo e rimpiangere il tempo sprecato in lavori inutili e bambineschi. Ma il male è che la donna finora non è stata abituata a conoscere il valore del tempo, e tutte abbiamo sulla coscienza di averne sciupato tanto, cosa che non accadrà quando avremo imparato a far cose buone e il nostro lavoro ci potrà dare qualche godimento o venir pagato a contanti. Bisogna pensare che quadri e statue non sono oggetti necessari e ve ne sono sempre più del bisogno, tanto che ogni anno migliaia ne rimangono invenduti perchè oggetti di lusso; ma vi sono altri campi nell'arte ove la donna potrebbe riuscire ad acquistarsi fama e quattrini. Quasi tutte le graziose vignette che illustrano i giornali americani sono eseguite da donne, e il nome di Kate Greeneway s'acquistò fama nel mondo per le illustrazioni della vita dei bambini fatte con tanta grazia e tanto spirito, con le figurine vestite di costumi così artistici e originali, un genere tutto speciale che solo una donna e un'artista poteva trovare. Essa con quel mondo infantile segnato appena da contorni semplici, con quel genere altrettanto artistico che femminile ebbe gloria e fortuna. Vorrei che anche in Italia invece di tante imbrattatrici di tele, uscisse dalla schiera delle pittrici qualcuna che si dedicasse al bianco e nero, alle illustrazioni, arte più semplice ma vera arte e altrettanto difficile; perchè il dar vita al soggetto senza l'aiuto del colore, se è cosa meno complicata richiede però mi disegno più perfetto e maggior intensità di pensiero. Occorrono, è vero, per riuscir bene molte qualità naturali e studî speciali, ma e un lavoro che una donna potrà fare tranquillamente senza abbandonare la casa, senza aver bisogno di molto tempo, di molto spazio e condizioni di luce speciali; e nel tempo stesso potrà ricavarne molto profitto. Molte donne guadagnano da vivere dipingendo i figurini pei giornali di moda, altre fiori sui mobili e sui ventagli o sui vetri, insomma dedicandosi all'arte industriale e decorativa che prende sempre più voga ed è un nuovo campo aperto all'operosità femminile. Ora che la raffinatezza moderna vuole associato all'utile il bello, non c'è oggetto modesto d'uso comune che non possa venir decorato con gusto squisito. Basterebbe osservare gli oggetti etruschi, romani, pompeiani, di cui sono ricchi i musei del nostro paese per ricavare ispirazioni belle, per dar forma e decorazione ad arnesi di uso domestico; nuove forme e nuovi ornamenti possono essere aggiunti e creati dalle fervide fantasie femminili. È un campo vasto infinito aperto alla donna nuova che abbia voglia di lavorare. Quelle mani esperte e delicate che seppero eseguire in ogni tempo nell'arte del ricamo e dei merletti delle cose pregiate e meravigliose, potranno in tutte le arti che hanno per base il disegno dare una nota personale di gusto e d'eleganza. Nel disegno industriale, negli smalti, nell'oreficeria, nella rilegatura dei libri le donne hanno già incominciato a far buona prova e da quello che si vede ora c'è da sperare molto nell'avvenire. Basta che quelle che non hanno tutti i requisiti per riuscire nella grande arte, rinuncino coraggiosamente alle aspirazioni di gloria e si dedichino con amore e con gusto alle arti industriali, dove ci vogliono pure molte qualità per riuscir bene; faranno almeno cosa utile e potranno ricavare un guadagno che invano avrebbero potuto chiedere alla pittura o alla scultura. XIV. La musica e il teatro. La musica non sembra arte umana, pare un linguaggio che venga da regioni ignorate e lontane e scenda nel profondo dell'anima, facendovi vibrare delle corde occulte e trasportandola in regioni superiori e soprannaturali. La musica è nata colla donna; fin dai primi tempi della creazione, la sua voce limpida e squillante saliva nell'aria assieme al gorgheggio degli uccelli a festeggiare la natura risorta. Il canto muliebre dopo aver echeggiato forte e selvaggio nelle antiche foreste ed esser salito al cielo dalle are druidiche unito ai sacrifizî cruenti, salì per le eccelse volte delle chiese e dei conventi su in alto col fumo degl'incensi; ed ora sulla scena dei nostri teatri, soggioga col suo fascino una folla plaudente e può dare uno dei maggiori godimenti che si possano desiderare su questa terra. Se si narra d'Orfeo che riuscì a domare colla musica le fiere, e di David che potè calmare le ire del forsennato Saulle, bisogna dire che la musica abbia una potenza sovrumana. Quando poi uomini di genio costrinsero i suoni a seguire certe leggi e vi aggiunsero le armonie sgorganti dalle loro anime come limpide acque dalle fonti perenni, la musica si trasformò in arte sublime e quasi divina. È strano che la donna la quale interpreta con tanta arte la musica altrui, che ha nella gola gorgheggi da usignuolo e sa trarre, colle mani esperte, concenti melodiosi dagli istrumenti più ingrati, non sia mai riuscita a comporre nell'arte musicale, un'opera, non dico sublime, ma nemmeno mediocre. Può darsi che applicando la mente allo studio dell'armonia, possa in avvenire far sgorgare la poesia che racchiude nell'anima in note melodiose, ma può anche essere che la sua natura si ribelli a tanto sforzo e si contenti della parte d'interprete delle ispirazioni altrui. In ogni caso per dedicarsi alla musica con profitto, ci vogliono attitudini speciali, e fin troppe fanciulle imparano a tormentare qualche strumento, procurano di trar suoni più o meno grati dal gravicembalo, dall'arpa o dal violino, si contentano anche della chitarra o mandolino, pur di strimpellare qualche cosa, ma in generale non riescono che a tormentare le povere orecchie di chi le ascolta piuttosto che a divertirle. Non basta saper trarre un suono più o meno armonioso da uno strumento, bisogna che l'artista sappia immedesimarsi in quello come se formassero una cosa sola, e abbia tanta potenza animatrice da dar vita ai suoni che colla sua arte ne ricava. Chi riesce a far parlare uno strumento, è certo che, oltre all'avere una mente atta a comprendere e a interpretare il linguaggio dei suoni, deve essersi dedicato intensamente al suo strumento al punto da renderlo pieghevole e ubbidiente ai suoi cenni come uno schiavo. Certo specialmente oggidì che la musica è diventata una scienza, si possono contare molti concertisti che riescono colla loro abilità di esecutori, a guadagnare abbastanza per vivere indipendenti ed essere applauditi. Però la carriera che è il miraggio delle fantasie giovanili, il paese incantato dei sogni, la meta che ognuno vorrebbe toccare, è il teatro. Non credo che vi sia donna, per quanto ricca e felice, che nell'assistere in teatro al trionfo d'una grande artista, non abbia provato il desiderio di cambiarsi con quell'artista e poter destare colla voce quell'entusiasmo nel pubblico. È da molti secoli che la donna è accettata sulla scena e anche i più arrabbiati antifemministi l'approvano, la lodano e la incoraggiano, quantunque la donna destinata agli studi incessanti, ai lunghi viaggi, alle prove della scena, molto meno di chiunque altra troverà il tempo per le cure domestiche e per l'educazione dei figli. Ma l'artista diverte, affascina, appartiene un po' a tutto il pubblico, e in questo, quando si tratta del proprio godimento, ogni altra considerazione scompare. È certo che l'artista è più amata, più desiderata, più acclamata di tutte le altre donne, può aspirare alla situazione più elevata, alle ricchezze più favolose, è libera, indipendente, sirena e regina a un tempo, può essere l'idolo di una folla plaudente, raggiungere tale celebrità e suscitare tanto entusiasmo, come a nessuna donna nelle altre carriere è dato sperare. Però bisogna notare che per poche che riescono a raggiungere la meta della fortuna e della celebrità, innumerevole è la schiera di quelle che rimangono indietro, e la carriera del teatro è altrettanto bella, luminosa per quelle che riescono, come stentata, piena di dolori e di sciagure, senza pace, senza dignità per coloro che rimangono nell'ombra. Se sul palcoscenico tutto appare in distanza sfolgorante di splendore e di luce, dietro la scena lo spettacolo è tutt'altro che piacevole, e qualche volta si assiste a scene ignobili e ripugnanti; non è tutto oro quello che risplende sulla scena, anzi vi è molto orpello, e la volgarità e la menzogna regnano sovrane. Quel mondo sconosciuto a quelli che non lo frequentano, è pieno di sudiciume e di fango, tanto che una donna fine e gentile vi si trova a disagio, e se non è molto avveduta ed attenta, finisce per insudiciarsi anche senza volerlo. Tutto è falso dietro le scene, come le gemme e le corone delle regine e lo scettro dei re, false le amicizie e le ammirazioni; vi si parla un linguaggio speciale, tanto che molte persone sensibili, provano ripugnanza a vivere in un ambiente corrotto e corrompitore e preferiscono rinunciare alle gioie dell'arte. Ecco perchè mi pare che la donna debba pensare molto prima di dedicarsi alla carriera del teatro, e più di tutto non debba lasciarsi sedurre dalla speranza di facili applausi e lauti guadagni quella che non riunisce in sè le qualità necessarie per poter riuscire e trionfare; pensi che oltre al grande amore pel teatro, e questo molti lo sentono, e ai doni naturali, come bella voce, grazia nei movimenti, intelligenza speciale, occorre una facoltà innata di saper immedesimarsi nei personaggi che si devono rappresentare, e oltre a tutto anche un po' di fortuna. In un tempo nel quale era limitato il campo delle carriere concesse alla donna, quelle che sentivano un forte bisogno d'indipendenza e volevano liberarsi dalle meschine occupazioni domestiche e dai legami della famiglia, se avevano voce, studiavano il canto, altrimenti si davano all'arte drammatica, e pur di esser libere, in mancanza di meglio, chiedevano alla danza e alla mimica il mezzo per non morire di fame. Ora altre vie fortunatamente sono aperte o si apriranno in breve all'operosità femminile, e la donna che non ha in sè elementi quasi sicuri di riuscire, non dovrebbe lasciarsi tentare da una carriera che qualche volta fa salire molto in alto, ma più spesso fa piombare nell'abisso, è fonte di disinganni e per giunta, salvo in certi casi, non è priva di pericoli e d'insidie. Tutti conoscono la vita delle grandi artiste, sia liriche che drammatiche, la stampa sparge le loro notizie ai quattro venti, si sa come vivono, che cosa mangiano, come viaggiano, di che cosa si occupano; i giornali ne descrivono le vesti eleganti, i gioielli degni di adornare regine sul trono, fanno balenare agli occhi del pubblico come i tesori di Golconda; nel mondo si ripercuote l'eco dei loro trionfi, gli uomini sono ai loro piedi come schiavi, pronti ad ogni sacrifizio, per appagarle, tutte le signore fanno loro festa, ne imitano gli abbigliamenti e procurano d'indovinare il segreto che possiedono per poter, vere trionfatrici, trascinar dietro a sè una folla esultante. Ma la vita di quelle che al pari delle compagne fortunate si sono date all'arte piene d'illusioni e di speranze e sono rimaste a mezza strada troppo tardi per scegliere un'altra via, chi la racconta? Chi narra le loro sofferenze? Spesso son condannate a patire la fame per vestirsi decentemente; costrette a rappresentare personaggi lieti colla morte nel cuore, non sapendo se potranno sfamarsi il giorno appresso, in balia d'impresarî che pagano poco o non pagano, seminando debiti da cui sono perseguitate lungo il cammino, costrette ad andar raminghe di città in città raccogliendo più disapprovazioni che quattrini, fra le tentazioni di una vita oziosa e vagabonda che fa loro sentire l'amarezza dei disinganni, finchè vinte della vita, muoiono di stenti in un ospedale o vivono gli ultimi anni di elemosina, e scoraggiate e avvilite quasi invidiano la sorte dell'operaia che passa la giornata in un lavoro monotono e quasi meccanico, ma che almeno la tiene occupata e le dà un tozzo di pane. La vita della scena è come un foco d'artifizio; anche per le artiste che hanno brillato di luce intensa viene il giorno dell'abbandono, il pubblico si volge ad altri astri che sorgono sull'orizzonte, e se non calpesta l'idolo passato, lo dimentica. Se l'artista ha potuto nei giorni dell'abbondanza metter da parte un po' di quattrini, potrà avere una casa e condurre una vita agiata e senza privazioni materiali; ma sentirà pur sempre un vuoto intorno a sè ripensando ai trionfi passati, se non avrà saputo ornare la mente di utili cognizioni e coltivare nei giorni migliori qualche buona amicizia che riesca a renderle più sopportabili i giorni tristi dell'età matura. XV. La donna nella beneficenza e le associazioni femminili. Il campo della beneficenza è sempre stato aperto alla donna perchè, spinta dal sentimento materno che racchiude nell'anima, nessuno meglio di lei sa proteggere, consolare e sollevare le miserie che affliggono l'umanità. Però col progresso dei tempi la beneficenza è divenuta nella vita sociale una funzione molto diversa da quello ch'era in passato. Una volta era l'impulso individuale quello che regolava il principio della carità; era il tempo in cui, nei castelli, nelle case, nelle ville, si vedevano le signore caritatevoli, in certi giorni assegnati, dare l'obolo ai mendicanti che venivano a chiedere alle loro porte, e questo era occasione di parata e vanità per chi dava, e avvilimento per chi riceveva. Ora tutto è mutato; il sentimento della dignità umana, il miglioramento generale della società, ci spinge a studiare i bisogni e i rimedi che possono diminuire i mali inevitabili della vita. È un vasto campo aperto all'operosità della donna che non ha bisogno di guadagnarsi il pane quotidiano; è un lavoro molto più difficile e importante di quello di dare un soldo al mendico, e il quale richiede molto altruismo. Per riuscire ad essere utili ed efficaci occorre intelligenza, costanza, abnegazione e più di tutto aver studiato profondamente i problemi sociali: prevenire i mali invece di reprimerli, avvicinare il popolo per conoscerne i bisogni e aiutarlo col consiglio e coll'esperienza, proteggere le madri ignoranti, procurare che l'infanzia cresca in ambienti sani e siano seguite le regole dell'igiene, vedere di diminuire le malattie procurando di evitarne le cause, incoraggiare lo studio, inspirare l'amore al lavoro, disciplinarlo, insegnare la previdenza, in modo di fare il possibile di preparare una generazione forte, sana, agguerrita per le lotte dell'esistenza affinchè tutti i naufraghi della vita possano trovare aiuto e assistenza nelle opere sociali. È un'opera improba che nessuna persona per quanto energica e intelligente potrebbe assumere da sola, senza l'aiuto d'una schiera di compagne di buona volontà per riuscire nell'intento pietoso. Come la questione economica ha spinto le ragazze borghesi a darsi ad una professione, a cercare un impiego, così il bisogno di aiutarsi a vicenda ha fatto sorgere una quantità di associazioni femminili che moltiplicando le energie, possono portare un largo contributo alla causa femminile e a quella dell'umanità. Malgrado i pregiudizî che inceppano l'espansione dell'operosità femminile e gli ostacoli che la donna trova ad ogni sua iniziativa, sorse come per incanto una fioritura di associazioni femminili nelle quali si studia, si discute dei problemi sociali, si procura di migliorare la condizione della donna, di elevarla, e si lotta per il suo benessere. Prima furono le operaie che si riunirono per il loro interesse, e pare fino incredibile come riescano a far valere i loro diritti e sappiano parlare in modo convincente. Altre associazioni forti e potenti si adoprano per il benessere della donna delle classi povere, fra le quali è degna di menzione l'Unione Femminile che sorse a Milano e creò ramificazioni in tutta Italia, le quali come benefici ruscelli portano refrigerio a molte miserie, aiuto ai più deboli. La Federazione delle attività femminili che parte da Roma e anch'essa si dirama in tutto il paese, è in rapporti colle associazioni estere, unisce ogni cinque anni a congresso tutte le donne del mondo che così imparano a conoscersi, ad apprezzarsi, e si trovano riunite in un vincolo di fratellanza scambiando le loro idee e le loro aspirazioni. Poi, l'Associazione per ottenere il suffragio femminile, che dovrebbe riunire tutte le donne del mondo in una causa tanto giusta che migliorerebbe non solo le condizioni della donna ma del mondo intero. Non parliamo delle associazioni minori dove per intenti speciali i gruppi si riuniscono e si aiutano. A Milano c'è pure un associazione femminile per l'arte. A Milano, Firenze, Roma vi sono circoli di ritrovo per scopi sociali, artistici, intellettuali. Non parliamo dei comitati di beneficenza, dove la donna ha una parte importante; nessuno meglio di lei sa organizzare feste e raccogliere danari per i poveri, però vorrei che non soltanto questa fosse la sua missione. Sta bene raccogliere quattrini, ma poi vorrei fosse capace di amministrarli e distribuirli con giustizia e in modo che fossero un vero aiuto ai più bisognosi. È certo meraviglioso vedere la donna non abituata a lasciare le pareti domestiche tutto ad un tratto frequentare le associazioni, parlare in pubblico e trovarvisi a suo agio; ha ancora molto cammino da fare per allenarsi e comprendere il valore del tempo, intanto dovrà lasciare il difetto di non essere precisa alle sedute e di dimenticare l'argomento principale della riunione divagando in chiacchiere inutili; poi deve lasciar da parte la vanità e non accettare cariche e responsabilità se non si sente di potervi apportare quell'operosità e capacità richieste dallo scopo per cui si è formata la società. Come non è bello disinteressarsene e lasciar fare alle compagne: perchè l'edificio sia solido e duraturo tutte devono portare la propria opera; non basta l'ingegno e l'iniziativa per far prosperare un'impresa, ma è il lavoro costante, assiduo di tutti i membri, l'opera di piccole forze unite e concordi quella che fa prosperare e progredire un'opera sociale. Col progresso dei tempi certo persuase dall'esperienza che l'unione fa la forza, le associazioni femminili si moltiplicheranno e andranno perfezionandosi, spargendo intorno la loro opera benefica. XVI. La donna nelle opere sociali. Colla rinnovata coscienza sociale, nei circoli femminili venne espresso il voto che anche la donna dovesse dedicare almeno un anno della sua vita alla patria e questo voto fu espresso e approvato nel Congresso femminile del 1914 a Roma. La donna che esercita una professione, che copre un impiego, quella che lavora nei laboratori o nelle officine, è soggetta già ad una disciplina e raddoppiando la sua operosità e la sua energia, potrà nei momenti difficili, essere utile alla società senza bisogno d'istruzione o di esercizio. Le signore invece che passano la vita fra gli agi e le distrazioni mondane, si trovano accasciate ed avvilite, quando una sciagura finanziaria colpisce la loro famiglia o una calamità come la guerra, il terremoto o un'altra crisi fatale colpisce il paese, e soffrono doppiamente di non poter recare alcun aiuto efficace, perchè non hanno a tempo imparato a trar partito dalle loro energie. Sono ben fortunate quelle che in cambio della loro opera possono aprire la borsa per sanare tante sciagure, ma più ancora quelle che in tutti i modi si prestano per uno scopo così santo, come quello di mitigare le sventure che colpiscono il proprio paese. Un indizio del bisogno che la donna prova di occuparsi utilmente e del disagio che soffre restando in ozio, è l'entusiasmo con cui una quantità di signore e signorine frequentano i corsi d'istruzione della Croce Rossa, e poi si offrono come infermiere ai primi sentori di guerra. Quella di assistere i feriti fu fino ad ora la sola funzione permessa e accettata dalla società, favorita dall'indole generosa della donna, quando si tratta di soccorrere i sofferenti e di servire in questo modo il proprio paese. Ma il male è che non tutte le donne hanno la vocazione di essere infermiere e non basta qualche mese di lezioni date tranquillamente in tempo di pace per renderle atte ad adoperarsi utilmente sui campi di battaglia, fra i disagi e le privazioni d'ogni genere, e passar la giornata negli ospedali assistendo a scene di dolore. Approvo le scuole per infermiere; esse dovrebbero essere il complemento dell'educazione di tutte le ragazze; nella propria famiglia, fra le persone che ne circondano, avviene spesso la necessità di un pronto soccorso. Saper fasciar bene un braccio malato, disinfettare una ferita, fare un'iniezione o un massaggio con conoscenza di causa, può essere un vero beneficio; ma non tutte le donne possono sopportare le fatiche della guerra, nè lo spettacolo della carneficina delle moderne battaglie. Se è bello lo slancio che le spinge ad arruolarsi fra le schiere della Croce Rossa, ed ammirevole la volontà di agire mentre i compagni combattono per il proprio paese, non dovrebbero presumere troppo dalle loro forze per non prepararsi a qualche disinganno. Quante, in cambio di poche che uniscono la forza fisica alla forza morale, si sentono mancare il coraggio di fronte alla crudele realtà e s'accorgono di essere, invece che un aiuto efficace, persone inutili e causa d'imbarazzo. Ne diè prova la campagna di Libia: di fronte ad alcune donne veramente abili ed utili, ce ne furono molte le quali servirono d'impaccio, mentre forse in altri riparti avrebbero potuto adoperarsi utilmente. Le donne tedesche ed inglesi, educate ad una disciplina più pratica e positiva, durante la guerra si rendono utili nel supplire i mariti, fratelli e figli, negli uffici, nelle banche, nei commerci e in tutti i rami delle amministrazioni cittadine. Le francesi, prive della seria preparazione delle tedesche, suppliscono coll'entusiasmo e col sentimento, lavorano giorno e notte a fare indumenti pei soldati, visitano gli ospedali come consolatrici, portando fiori e leccornie ai feriti, si interessano della loro sorte, mandano notizie alle loro famiglie e li consolano trattandoli come fratelli. Nel Belgio, spronate dalla necessità del momento, le donne trovarono energie sorprendenti e fecero atti di eroismo, di coraggio e di abnegazione. L'esempio di quella signora che s'improvvisò sindaco e tenne testa al nemico salvando dal saccheggio e difendendo la sua città abbandonata dalle autorità cittadine passerà nella storia; pure in opere più umili si adoperarono le donne belghe, come cucire e lavare la biancheria e gl'indumenti dei soldati, preparare le vivande e procurare, anche facendo i servigi più umili, che per la loro opera fosse diminuita la sciagura piombata sulla loro terra. Affinchè le forze femminili possano esser adoperate utilmente, devono esser disciplinate: perciò troverei utile che l'idea lanciata in un impeto generoso in tempo di guerra, potesse venir coltivata e realizzata in tempo di pace, e il governo ci mettesse un po' di volontà nell'adoperarsi ad utilizzare tante energie che vanno ora perdute; così la donna con voce più alta, potrebbe reclamare i propri diritti quando avesse come l'altra metà del genere umano il dovere di servire la patria. È appunto dall'età di diciotto a vent'anni, che terminati gli studi, e non ancora formata una nuova famiglia, la donna dovrebb'essere obbligata ad adoperarsi in qualche opera sociale destinata dalle autorità superiori, secondo le diverse attitudini, il grado d'istruzione e la forza fisica. Quando il lavoro sociale della donna venisse organizzato, le lavoratrici si dividerebbero per squadre secondo la loro indole e la loro istruzione, e così oltre a quelle adibite negli ospedali come assistenti, altre potrebbero essere ammesse nelle pubbliche amministrazioni, altre nelle scuole a curare l'educazione della prima età; quando si fossero per qualche tempo assoggettate ad una disciplina, rinunciando a seguire la propria volontà, abituate ad un orario di lavoro, troverebbero il loro profitto in questa rinuncia di sè a beneficio del proprio paese, e nel caso di bisogno, si potrebbe calcolare sopra una schiera di signore agguerrite e capaci di poter supplire nelle aziende commerciali, negl'impieghi i richiamati pel servizio militare, e in questo modo tener il posto ai mariti e ai fratelli, e così esser utili oltre che al proprio paese anche alla famiglia. L'entusiasmo con cui tutte le donne vogliono fare le infermiere, è generato da una idea assurda o esagerata. Di fronte ad alcune che hanno a quest'ufficio una vera inclinazione, ve ne sono altre che mancano delle qualità richieste; e dopo aver frequentato lezioni ed ambulanze, vedono rifiutata la loro opera, come è avvenuto in Germania, dove su trenta allieve delle scuole di assistenza ne accettarono soltanto sei, rifiutando le altre che invece d'aiuto sarebbero state d'imbarazzo; ma si vuol seguire la moda e vi si mette un pizzico di vanità. Poi molte ragazze pensano a qualche romanzetto provocato dalla riconoscenza dei giovani curati colle loro manine, e in ogni modo trovano una certa attrazione nell'indossare per qualche tempo il vestito bianco coll'emblema della Croce Rossa; ma è ben altra cosa quando devono passar le notti al capezzale degli infermi, quando vedono morire fra gli spasimi tanta balda gioventù, e sono obbligate a curare piaghe spaventose senza pensare più a sè stesse. A ciò, per molto tempo, non tutte possono resistere, e devono rinunciare ad un'opera a cui si erano accinte con tanto entusiasmo. Ma appunto perchè non si possono improvvisare impiegate, maestre, professioniste, e difficile riesce fabbricarle al momento del bisogno, e perchè trascinati dal rapido svolgersi degli avvenimenti, manca spesso la calma per organizzare i servizi, e le necessità del momento tolgono la visione giusta delle cose; tutte le donne dovrebbero essere iscritte e divise per professioni, provate e pronte per essere chiamate al momento opportuno. Per iniziativa di alcune istituzioni femminili s'istruiscono donne volonterose in opere sociali diverse, ma se la cosa non partirà dal governo, si avranno organizzazioni incomplete che difficilmente alla prova potranno riuscire di grande utilità, e solo si potrà ottenere qualche aiuto efficace da quelle donne che per il loro ufficio, e pei loro studi, sono state sottomesse ad una disciplina che ora invano si trova fra le mura domestiche, dove alla severità dei tempi passati è subentrata la debolezza; dove i figliuoli troppo accarezzati e contentati nei loro capricci, vogliono comandare e fare la loro volontà, e più non si sottomettono al volere di quelli che hanno più esperienza e per gli anni e per il senno. In Inghilterra, paese forte e positivo, si forma un reggimento di donne volontarie, che chiedono di combattere a fianco dei loro fratelli, e se non saranno mandate sul fronte di battaglia, sperano almeno di poter seguire l'esercito come telegrafiste, telefoniste, messaggere, esploratrici, automobiliste, oppure scortare i convogli di viveri e difenderli dagli assalti nemici. Molto si può attendere da quella schiera eroica di suffragette che soffrivano anche i tormenti della prigionia e della fame per l'idea delle rivendicazioni femminili; e se esse aiuteranno efficacemente la patria, potranno ottenere molto più, mostrandosi coraggiose e intrepide all'opera di servire il proprio paese, che portandovi la rivoluzione e lo scompiglio. Come vedrete nel prossimo capitolo, le nostre donne ai primi sentori di guerra hanno risposto con uno slancio ammirabile e si son messe all'opera volonterose senza essere state arrolate. Hanno fatto un miracolo, ma visto che i miracoli non avvengono tutti i giorni vorrei che in avvenire la donna italiana si preparasse al lavoro seriamente, che potesse organizzarsi ordinatamente e fosse pronta a correre volonterosa alla prima chiamata; sicchè la sua operosità non sia dovuta all'entusiasmo di un'ora tragica, ma sia perseverante anche nel tempo di calma tranquilla; che non parta dall'ambizione di mettersi in mostra e far parlare di sè, ma da un sentimento profondo di voler sacrificarsi per la patria, e fare prima di tutto il proprio dovere. XVII. Il lavoro della donna durante la guerra. La guerra in mezzo a tutti i suoi orrori ha fatto il miracolo di rivelare a noi e al mondo la nostra forza e il nostro valore. Se con meraviglioso ardimento i nostri giovani si slanciarono all'assalto di posizioni giudicate imprendibili e riuscirono a conquistarle; se pronti alla chiamata lasciarono la famiglia, il lavoro, gli agi della vita per correre dove il dovere e l'amore della patria li chiamava; la donna non si mostrò meno coraggiosa del suo compagno e appena scoppiata la guerra, facendo uno sforzo sovrumano per trattenere le lagrime vedendo partire gli sposi, i figli, i fratelli, per non rendere loro più crudele il momento del distacco, invece di accasciarsi nel suo dolore, di attendere ansiosa nell'ozio le notizie dei suoi cari che combattevano e dai quali non poteva staccare il pensiero, raccolse tutte le energie e cercò nell'ardore d'un lavoro nuovo e faticoso di assopire i palpiti del suo cuore ferito. E si vide un miracolo nuovo svolgersi sulle terre italiane, un esercito non abituato al lavoro far prodigi di forza e di operosità. Le fortunate che in tempo di pace avevano frequentato la scuola delle infermiere trovarono subito il modo di esercitare la loro opera e si prestarono subito ad adoperarsi a sollievo dei feriti che arrivavano dal fronte, alzandosi all'alba per assisterli, passando le notti al capezzale di quelli che soffrivano maggiormente, sempre instancabili per lenire le sofferenze dei valorosi. Esse però erano compensate del loro sacrificio sentendosi quasi vicine alla guerra, vivendola nei discorsi dei soldati, trovando lievi le proprie fatiche nel confrontarle colle sofferenze di cui parlavano i feriti e gli ammalati; e raddoppiavano le cure e l'amore per recar loro sollievo e compensarli dei disagi passati. Non parlo delle donne che supplirono i mariti, fratelli e figli nelle aziende commerciali, negli impieghi, e si assunsero responsabilità e lavori resi più difficili dall'inesperienza. Altre crearono laboratori e maestranze per dar lavoro alle operaie disoccupate e alle mogli dei richiamati e mostrarono delle altitudini che esse stesse si meravigliarono di possedere. E il meraviglioso ufficio di notizie dove trovarono occupazione una quantità di signore e signorine! La loro opera non fu meno utile di quella delle infermiere, perchè se queste cercavano di sanare le piaghe fatte dal ferro nemico, quelle colle loro indagini, colla loro premura e il lavoro assiduo davano la speranza, il conforto alle madri, alle spose che chiedevano notizie dei loro cari di cui non sapevano nulla, soltanto che si trovavano in grande pericolo; ed assillate ed affrante dal dubbio e dall'incertezza imploravano di saper qualche cosa sulla sorte dei cari assenti, anche se le notizie dovessero essere sfavorevoli, tutta la verità chiedevano fuorchè l'ansia dell'ignoto. Tutte, tutte le donne vollero adoperarsi per lenire le sofferenze della guerra, una schiera di vispe fanciulle lasciarono i giochi spensierati e divennero vere mamme e sorelle pei bimbi dei richiamati e li custodirono tulio il giorno occupandosene con amore affinchè le mamme potessero accudire ai loro lavori; le studentesse nelle ore libere si dedicarono a fabbricare gli scaldaranci, ed escogitarono ogni mezzo per raccogliere quattrini per varie opere sociali, e tutte le donne, giovani, vecchie e bambine, quelle che non potevano resistere alle fatiche, le impiegate le infermiere lavoravano la lana per mandare caldi indumenti fra le nevi ai combattenti e davano una smentita a quelli che affermano le donne moderne incapaci di far la calza; e montagne di calze, passamontagne, guanti, sciarpe, corpetti vennero mandati al fronte. Si lavorava la lana nelle case, nelle riunioni, negli uffici, negli ospedali, perchè tutti i minuti dovevano essere dedicati ai nostri prodi che davano la vita per la grandezza e sicurezza della patria. Si potrà dire con orgoglio che alla nostra vittoria tutti avremo contribuito col curare feriti, col lavoro, colle ricchezze, con tutte le nostre forze. Poi, finita la guerra, dopo aver provato la gioia del lavoro utile, lavoreremo ancora pel bene del nostro prossimo, per la grandezza del nostro paese. La donna italiana delle classi colte ha risposto meravigliosamente con tutta l'anima alla vita nuova formata dallo stato di guerra, ha fatto il suo dovere di cittadina; v'è da compiacersene, ma non dobbiamo esserne troppo orgogliose, perchè noi avevamo un ideale che ci sosteneva, noi donne delle classi più evolute ci si rendeva conto della guerra inevitabile per la pace avvenire, della necessità di sopportare qualunque sacrificio per preparare ai nostri figli una patria più grande e più rispettata; ma quella che fu veramente eroica e degna d'essere mandata ai posteri fu l'opera delle contadine. Esse avevano vissuto fin allora senza ideali giorno per giorno, lavoravano liete di veder crescersi intorno la famiglia pensando solo che non mancasse il pane e un tetto ospitale, unicamente intente a preparare un pasto frugale e accogliere con un sorriso il marito quando tornava la sera dal lavoro, erano contente della vita semplice senza pensieri e senza aspirazioni; quando tutto ad un tratto videro strappare dalle loro case i mariti, i fratelli, i figli, quelli che erano tutto per loro, la mente che dirigeva la famiglia, le braccia che davano loro il nutrimento; videro tutto ciò senza indovinare la ragione di tanta crudeltà; poi passato il primo momento di stupore, si rialzarono e con slancio meraviglioso si diedero a fare il lavoro dei loro uomini, e smossero la terra e seminarono e curarono gli animali domestici, raddoppiarono gli sforzi per riuscire a non trascurare i bimbi e la casa e la terra, soffocando il gruppo al cuore che le opprimevano per gli uomini lontani, di cui nulla sapevano; lavorando come bestie da soma, a tutto indifferenti fuorchè alle notizie che troppo raramente venivano dal fronte. Il lavoro doloroso e ingrato ebbe qualche volta il suo compenso. Io vedo già disegnarsi un bel quadro. In un giorno di pace e pieno di sole ecco ritorna il marito un po zoppicante col petto fregiato da una medaglia; si guarda intorno e vede i campi coltivati e ricchi di messi, gli alberi carichi di frutti, come quando li aveva lavorati colle sue braccia e commosso dalla sorpresa pel nuovo miracolo si volge alla donna con un'occhiata interrogativa e vedendone il volto sparuto, la persona stanca e il sorriso buono, comprende e dice prendendola per mano: — Tu hai fatto questo? Io che pensavo di trovare un deserto, mi hai fatto trovare l'abbondanza! Sei stata più brava di me, a te devo cedere la medaglia. Ma essa gl'impedisce di togliersela dal petto. — No, non voglio, questa ti appartiene, te la sei guadagnata col tuo valore; io ho ora il premio più grande. Sei ritornato e sei stato contento di me; è più di quello che mi merito. Pur troppo tante donne hanno fatto altrettanto e inutilmente. Vedi, tutti i campi sono stati lavorati, ma, poverette, i loro uomini non ritornano più, e non provano la gioia che io sento in questo momento nel cuore. * È un fatto che dopo la guerra che ha sconvolto tutta l'Europa molte cose saranno mutate, molti pregiudizi saranno tramontati e ci risveglieremo con un'anima nuova. La donna avrà provato la gioia del lavoro e si troverà meno frivola e più operosa, l'uomo più indulgente e più buono, e non negherà la facoltà di lavorare alla compagna, che ha lavorato per lui e per la famiglia in un momento tanto difficile. Si potrà affermare che la guerra ha fatto fare alla causa femminile passi da gigante. Ormai la donna ha fatto conoscere al mondo quello che vale e quello che può fare e sono certa che saprà mantenere il posto conquistato. Dopo la guerra la vita sarà più difficile; ci troveremo tutti più poveri, e molte cose saranno da riordinare, i commerci e le industrie da far risorgere; ci sarà lavoro per tutti, e dopo la prova che la donna ha dato luminosamente tutte le carriere le saranno aperte. Mi auguro che la donna nuova possa rispondere all'appello, e sia persuasa che il lavoro può procurare le gioie maggiori, che solleva lo spirito, ci consola nei dolori, e distoglie la mente dai tristi pensieri al punto che non ci si accorge d'invecchiare provando la compiacenza di bastare a sè stesse, esser utili agli altri e sentirsi qualche cosa e qualcheduno sulla scena del mondo. Insegniamo alle nostre figlie che un lavoro fatto con amore non umilia, ed è soltanto l'ozio e il parassitismo che avvilisce. Andiamo dunque avanti con coraggio, e lavoriamo tutte, per noi, per la nostra famiglia, per la patria e l'umanità. INDICE. PREFAZIONE Pag. V I. La questione della donna 1 II. Le lavoratrici della terra 20 III. La donna nelle officine 42 IV. Le lavoratrici della casa 56 V. La donna negli impieghi 72 VI. Nel commercio e nell'industria 84 VII. Nell'insegnamento 91 VIII. Donne dottoresse 101 IX. Donne avvocate 113 X. La donna nelle matematiche 121 XI. La donna nella politica 129 XII. La donna nella letteratura 140 XIII. La donna nella pittura e nella scultura 149 XIV. La musica e il teatro 164 XV. La donna nella beneficenza e le associazioni femminili 175 XVI. La donna nelle opere sociali 182 XVII. Il lavoro della donna durante la guerra 194 OPERE di CORDELIA. RACCONTI E BOZZETTI. _Il regno della donna_ (esaurito) L. 2 — _Dopo le nozze._ 3.º migliaio 3 — _I nostri figli_, in formato bijou a colori, 2.º migliaio 3 — _Prime battaglie._ 4.º migliaio 2 — _Vita intima._ 13.º migliaio 1 — _Racconti di Natale_, 2.º migliaio 3 50 — — Edizione illustrata da Dalbono. 6.º migliaio 3 — _Alla ventura_, ill. da Amato. 2.º migliaio 4 — _Casa altrui_, ill. da Matania. 2.º migliaio 3 — — — Edizione economica. 15.º migliaio 1 — _All'aperto_, ill. da Ferraguti e Amato. 2.º migliaio 4 — _Nel Regno delle Chimere_, ill. da G. Amato, A. Ferraguti e E. Dalbono 5 — — — Edizione economica in-16 3 — _Verso il mistero_ 3 50 ROMANZI. _Catene._ 10.º migliaio 1 — — — Edizione ill. da Bonamore. 3.º migliaio 4 — _Per la gloria_, 2.º migliaio 3 50 _Forza irresistibile_, 2.º migliaio 3 50 _Il mio delitto._ 6.º migliaio 1 — — — Edizione illustrata da Colantoni 3 — _Per vendetta._ 6.º migliaio 1 — — — Ediz. ill. da Armenise e Ferraguti. 2.º migliaio 4 — _L'Incomprensibile._ 4.º migliaio 1 — LIBRI PER I RAGAZZI. _Piccoli Eroi._ 61.º migliaio 2 — — — Ediz. in-8 ill. da A. Ferraguti. 6.º migliaio 4 — _Mondo Piccino_, illustrato. 7.º migliaio 1 — _Mentre nevica_, illustrato. 6.º migliaio 2 — _Nel regno delle Fate_, ill. da Dalbono. 3.º migliaio 4 — _Il Castello di Barbanera_, ill. da Paolocci. 3.º migliaio 2 — _I nipoti di Barbabianca_, ill. da Matania 2 — _Teatro in famiglia_, commedie pei giovani, illustrate da G. Amato, Sophie Browne e A. Ferraguti 2 50 _Gringoire_, opera in un atto, musica di Scontrino 5 — Nota del Trascrittore Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. End of Project Gutenberg's Le donne che lavorano, by Virginia Treves *** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LE DONNE CHE LAVORANO *** Updated editions will replace the previous one—the old editions will be renamed. Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright law means that no one owns a United States copyright in these works, so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United States without permission and without paying copyright royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part of this license, apply to copying and distributing Project Gutenberg™ electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG™ concept and trademark. 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